Lunedì 19 Novembre 2018 - 18:42

Vino e paesaggi sonori

La Campania con le sue maggiori aree vinicole, Sannio e Irpiania, è stata al centro dello studio e del lavoro di Jo Burzynska, enologa, giornalista e artista sonora neozelandese, operante a Sidney. Gli esiti del progetto Risonanze di Vino sono stati presentati nel corso di una partecipatissima degustazione multisensoriale tenutasi qualche giorno fa nella splendida e ospitale cornice del Cristina Park Hotel, a Montesarchio. La Burzynska, ha visitato alcune selezionate cantine, raccogliendo testimonianze e registrando suoni. Riprendendo gli studi del professor Charles Spence dell’università di Oxford, ha approfondito la connessione esistente tra percezioni sonore e percezioni gustative, al centro anche degli approfondimenti della psicologia cross modale. Si sostiene, in particolare, che il modo in cui il sapore è percepito cambi in relazione ai suoni che in un determinato momento sono presenti nell’ambiente circostante. I ricercatori hanno elaborato delle vere e proprie mappature suono-gusto, da cui, ad esempio, emerge come i suoni alti incrementino la percezione di amarezza da parte dell’uomo. Attraverso le visite aziendali la Burzynska ha incrociato le esperienze sensoriali dei produttori con le proprie, con i racconti e con la cultura dei luoghi, giungendo, infine, a costruire un paesaggio sonoro x ciascuna cantina e per ogni singolo vino. L’elaborazione dei suoni ha accompagnato la degustazione dei singoli vini, introdotti dalla degustatrice sommelier Lucia Cioffi. Il primo vino degustato è stato lo spumante Resolje Moscato, prodotto da Masseria Parisi, ai confini tra Campania e Puglia, per il quale è stata proposta una composizione di suoni che intrecciava il vento e la fermentazione, trasferendo un senso di pace ed eccitazione al contempo, che, nelle parole dell’artista neozelandese, ben rappresentavano le percezioni del luogo, del vino e dell’esperienza del produttore. Il Suvignon del Taburno SVG 920 di Masseria Frattasi, prodotto eroicamente da Pasquale Clemente con le uve di vigne impiantate a 920 metri di altitudine, è stato accompagnato da un paesaggio di suoni rocciosi e cupi, al contempo, come di un masso colpito col legno. 33/33/33 non è un algoritmo matematico, ma il nome di un blend di Fiano, Coda di Volpe e Greco prodotto dalla giovane cantina Valdissasoli. Questa complessa e interessante bottiglia è accompagnata da suoni di tono brillante, puro e ricco, con un finale di campane a evocare tradizione e novità. Una vera rarità il quarto vino, la Falanghina 2007 Libero, della cantina Fontavecchia. In questo caso la Burzynska, dichiaratasi affascinata dal suono delle bolle nella fermentazione, ha creato in una struttura più ritmata per rispecchiare la linea fresca di acidità nel vino. Il suono ricavato da una pompa della cantina riecheggia la pienezza e la concentrazione del vino. Per il Bianco 2017 della Cantina Giardino, una delle più importanti realtà campane e nazionali del vino naturale, prodotto a partire da uve Fiano e Coda di Volpe, sono stati costruiti strati di suoni ricchi come quelli che si possono trovare nel vino, usando sonicamente le note profonde del terreno argilloso, le trame delle foglie di vite e la crescita delle piante sotto la vite per completare il carattere gentile. Per finire, un rosso, l’Aglianico Riserva Taburno Docg 2011 Spartiviento di Cantine Tora. Per questo corposo il paesaggio sonoro di accompagnamento è stato composto con suoni dei sistemi di refrigerazione sui tini della cantina hanno una qualità melodica ricca e liscia come il vino, ricco e morbido. La degustazione multisensoriale e in particolare accompagnata dalla costruzione di sonorità di cantina o vigna può effettivamente essere una frontiera per fruitori interessati ad esperienze eno-artistiche o emotivoenoica. Al contempo si tratta di uno degli ulteriori esperimenti che tendono a superare la degustazione classica o esclusivamente tecnica che, oramai, tende ad allontanare dai piaceri del vino più che ad incuriosire il pubblico.

di Antonio Medici

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