Martedì 13 Novembre 2018 - 19:10

Auto straniere, elusione fiscale ed assicurativa

I costi crescenti di gestione dell’auto, a causa soprattutto degli elevati premi della copertura assicurativa obbligatoria (Rc Auto), stanno spingendo molti automobilisti ad adottare diversi escamotage per risparmiare, non sempre, però, leciti. Tra i metodi ricorrenti figura il ricorso, anche da parte di cittadini italiani, ad auto con targa estera che, più facilmente, consente di eludere obblighi tributari (tassa di possesso, Iva, Imposta provinciale di trascrizione ecc.) ed assicurativi, oltre che sottrarsi alle eventuali sanzioni per infrazioni alla guida. Secondo il Codice della strada (articolo 132), sul territorio nazionale è consentito guidare veicoli con targa estera per un anno, trascorso il quale corre l’obbligo di immatricolarli nuovamente in Italia. Tuttavia, a seguito dell’aperture delle frontiere, risulta piuttosto complicato accertare la decorrenza del periodo di un anno, non essendo facile stabilire la data d’ingresso del veicolo nel nostro Paese. Nel frattempo, quindi, si continua a circolare senza effettuare l’immatricolazione, con il pagamento dei relativi tributi, e nemmeno corrispondere la Rca. Infatti, come ha chiarito il ministero dell’Interno con una circolare del 3 aprile 2017, per tali veicoli, sulla base del principio della cosiddetta “copertura presuntiva”, è esclusa l’applicazione delle sanzioni previste dal Codice della strada (articolo 193) anche quando sia accertato che lo stesso sia effettivamente sprovvisto di copertura assicurativa. In altri termini, in virtù di specifiche convenzioni e normative internazionali, se un veicolo è immatricolato in uno State dell’Ue o dello spazio economico europeo, l’obbligo di assicurazione nel territorio italiano si considera automaticamente assolto e, addirittura, la polizia non deve nemmeno effettuare il controllo dei documenti assicurativi. Non solo, ma la circolare del ministero dell’Interno (niente controlli sulla Rca, né sanzioni per mancata copertura), si applica anche a tutti i suddetti veicoli esteri che circolano in Italia da più di un anno e per i quali non si è ancora proceduto alla loro “nazionalizzazione”, attraverso l’immatricolazione. Più sofisticato è poi lo stratagemma di ricorrere al noleggio o leasing di veicoli presso società operanti all’estero, in genere nei paesi dell’Est, come Bulgaria, Polonia o Romania, dove le tariffe per questi tipi di servizi sono più contenute, soprattutto se la scelta ricade su auto di grossa cilindrata. A parte il fatto che tali veicoli pur circolando stabilmente in Italia, usufruiscono di infrastrutture e servizi nazionali senza, però, contribuire alla loro manutenzione attraverso il pagamento delle imposte, l’escamotage del noleggio consente pure, nella maggioranza di casi, di farla franca sotto il profilo sanzionatorio, essendo piuttosto lunga e tortuosa la procedura per l’individuazione del responsabile. Senza considerare, altresì, che in queste circostanze non è possibile applicare eventuali fermi amministrativi, né si può effettuare la revisione del veicolo in Italia, con evidenti rischi per la sicurezza stradale. Inoltre, dietro la pratica del noleggio presso società estere, molte volte, si cela la scappatoia della “esterovestizione” del veicolo. In sostanza, il proprio mezzo viene ceduto, senza perdita della proprietà, a queste aziende che provvedono a reimmatricolarlo a loro nome nel loro paese, per poi noleggiarlo agli “ex” titolari. Su questi fenomeni e sulle carenze legislative che ne consentono la diffusione si sta occupando l’Automobile Club Napoli, attraverso le proprie commissioni istituzionali presiedute rispettivamente dal Procuratore Generale Luigi Riello e dal magistrato Giovandomenico Lepore, al fine di individuare gli opportuni correttivi normativi da proporre in Parlamento.

di Automobile Club Napoli

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