Lunedì 16 Luglio 2018 - 10:33

Cinture di sicurezza, poco usate al Sud

Trent’anni fa le cinture di sicurezza diventavano obbligatorie anche nel nostro Paese, con un ritardo di 15 anni rispetto alla Francia che, nel 1973, fu il primo Stato ad imporne l’uso per legge. Da allora sono intervenute, negli anni, una serie di modifiche normative per estendere questa prescrizione ad altri veicoli diversi dalle autovetture e non solo ai conducenti. Allo stato, secondo il Codice della Strada (articolo 172) il conducente ed i passeggeri di auto, minicar e mezzi di trasporto merci (per l’esattezza, i veicoli di categoria L6e dotati di carrozzeria chiusa, M1, N1, N2 ed N3) hanno l’obbligo di utilizzare le cinture di sicurezza in qualsiasi situazione di marcia. Nel caso di minori, poi, quelli di statura inferiore a 1,50 metri devono essere assicurati al sedile con un sistema di ritenuta per bambini (seggiolino), adeguato al loro peso e di tipo omologato secondo le normative ministeriali, conformi alle direttive comunitarie. Sono esentati dall’obbligo: gli appartenenti alle forze armate e di polizia nell’espletamento di servizi di emergenza; i conducenti e gli addetti dei veicoli del servizio antincendio e sanitario in caso di intervento di emergenza, nonché quelli a bordo di mezzi per la raccolta ed il trasporto di rifiuti impiegati in attività di igiene ambientale. Ulteriori deroghe sono previste per i vigilanti privati regolarmente riconosciuti che effettuano scorte, per gli istruttori di guida nell’esercizio delle loro funzioni, per le donne in stato di gravidanza sulla base della certificazione rilasciata dal ginecologo curante che comprovi condizioni di rischio conseguenti all’uso delle cinture di sicurezza, e per le persone affette da particolari patologie per le quali, secondo quanto risulta dalla relativa certificazione rilasciata dall’unità sanitaria locale, è controindicato l’utilizzo dei dispositivi di ritenuta. Per i trasgressori è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 81 a 326 euro, più la decurtazione di 5 punti-patente. In caso di recidiva nel biennio scatta anche la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente da quindici giorni a due mesi. Se il mancato uso dei dispositivi di ritenuta riguarda il minore, della violazione risponde il conducente o, se presente a bordo, chi è tenuto alla sua sorveglianza. In Italia, in base ai dati Aci-Istat, nell’ultimo anno ufficiale di rilevazione (2016), Polizia Stradale, Carabinieri e Polizie Municipali hanno complessivamente elevato 196.386 contravvenzioni per mancato uso delle cinture di sicurezza o dei seggiolini per bambini, pari ad un incremento del 4% rispetto al 2015. Secondo una recente indagine dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia è ancora elevato il numero dei trasgressori di questo obbligo di legge. Infatti, il 38,8% non usa le cinture anteriori e ben l’88,5% quelle posteriori, mentre il 58,8% dei bambini viene trasportato senza il supporto dei seggiolini. Questi dati si presentano pressoché omogenei sia in ambito urbano che fuori dei centri abitati, mentre cambiano radicalmente in rapporto alle aree geografiche del Paese. Al Nord si registra una maggiore concentrazione di “virtuosi”: il 79% allaccia le cinture anteriori, il 18,7% quelle posteriori ed il 59,1% utilizza il seggiolino. Al Centro queste percentuali scendono rispettivamente, al 63,7, al 9,7 ed al 40,2 per cento, per toccare i livelli minimi al Sud con il 31,7% (cinture allacciate anteriormente), il 3,7% (cinture posteriori) ed il 16,7% (seggiolini). In pratica, nelle regioni meridionali ed insulari solo 3 automobilisti su 10 usano i dispositivi di ritenuta anteriori e quasi nessuno quelli posteriori.

di Automobile Club Napoli

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