Lunedì 17 Dicembre 2018 - 16:13

La mobilità degli italiani, spostamenti in calo

Il 2017 segna un’ulteriore contrazione della mobilità in Italia. Secondo il 15° rapporto di Isfort, l’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti, lo scorso anno sono diminuiti sia gli spostamenti degli italiani (-4,3%) che il numero di passeggeri*km (ovvero, il totale delle distanze percorse: -12,7%). La fase di arretramento della domanda trova conferma anche nella flessione di altri due significativi parametri: la distanza media percorsa ogni giorno dai cittadini, che è passata dai 28,8 km del 2016 ai 25,8 km del 2017 (il valore più basso dal 2004), ed il tempo medio giornaliero destinato alla mobilità, sceso anch’esso, nell’arco di un anno, da 58 a 48 minuti (valore più basso dal 2001). Tuttavia, se sotto l’aspetto quantitativo la mobilità degli italiani perde ancora slancio, il modello comportamentale sembra, invece, cambiare profondamente segno. Aumenta, infatti, la quota di coloro che si muovono nel corso della giornata, effettuando, però, in media, minori spostamenti a testa, meno lunghi e di più breve durata. In pratica, il tasso di mobilità, ovvero la percentuale di cittadini che nel giorno medio feriale effettua almeno uno spostamento, è salito nel 2017 di ben cinque punti rispetto al 2016 (dall’83,6 all’88,5 per cento), ma nel contempo il numero di percorrenze pro-capite della popolazione mobile è diminuito, passando da 2,5 del 2016 a 2,3 del 2017. Tra le motivazioni degli spostamenti, cresce notevolmente la quota associata al tempo libero (dal 34,8% del 2016 al 41,2% del 2017), a scapito soprattutto della componente più sistematica del lavoro e dello studio. In particolare, nella mobilità urbana sono dominanti le ragioni di spostamento legate al tempo libero ed alla gestione familiare, mentre per quella extraurbana la prevalenza spetta al pendolarismo lavorativo (e, in misura minoritaria, di studio). La redistribuzione delle motivazioni degli spostamenti, spiegano i ricercatori dell’Isfort, è coerente con la parallela crescita del tasso di mobilità. C’è una fascia di popolazione che torna a muoversi, a fare spostamenti e viaggi, uscendo da quell’attitudine al "rinserramento" che, per volontà propria o per necessità, ne ha caratterizzato lo stile di vita - e i comportamenti di mobilità ad esso associati - negli anni passati, non a caso anni di profonda crisi economica e sociale. Ma il processo si svolge per linee di frammentazione e prossimità: pochi spostamenti nel corso della giornata, brevi, legati al consumo del tempo libero. Riguardo alle modalità di trasporto, cresce il peso della cosiddetta “mobilità attiva”, cioè non motorizzata. Infatti, gli spostamenti a piedi sono balzati dal 17,1% del totale del 2016 al 22,5% del 2017, così come la quota modale della bicicletta ha superato per la prima volta il 5% (5,1%, quasi due punti in più rispetto al 2016). In leggera crescita è anche il trasporto pubblico nel suo insieme (autobus urbani e di lunga percorrenza, treni, metro, tram, sharing mobility ecc.), passato da 6,6 a 7%. L’impennata della mobilità attiva è andata a discapito dell’auto, incrinandone il tradizionale “quasi monopolio” nelle preferenze degli italiani. Infatti, la quota modale delle “quattro ruote” è scesa al 58,6% dal precedente 65,3% (quasi 7 punti in meno), riallineandosi ai valori di inizio millennio. Inoltre, la percentuale dei viaggi in auto come passeggero è salita al 12,3% dall’8,5% del 2016. In pratica, lo scorso anno gli italiani sono andati di meno in automobile e più spesso l’hanno utilizzata come passeggeri e non come guidatori. In sostenuta crescita è poi la mobilità in condivisione. Il numero dei servizi di sharing mobility attivi sul territorio nazionale, considerando tutti i principali segmenti di attività (car sharing, bike sharing, scooter sharing, car pooling, aggregatori), è salito a fine 2017 a 356 contro i 335 del 2016 e i 262 del 2015. La maggioranza di tali servizi (58%), però, si concentra nelle regioni del nord Italia, a fronte del 26% registrato nel Mezzogiorno e del 15% al Centro, evidenziando così una crescita squilibrata a livello territoriale.

di Automobile Club Napoli

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