Venerdì 24 Novembre 2017 - 12:23

Cuore 3D, da sogno a realizzazione

Le malattie cardiache ancora oggi sono tra le principali cause di morte nei paesi industrializzati, sia per le donne che per gli uomini: siano esse congenite, ipertensione arteriosa sistemica, palpitazioni, irregolarità del ritmo cardiaco, affanno oppure affaticamento… Per tenere la situazione cardiaca sotto controllo è bene sottoporsi a visite regolari e tenere entro certi valori sia la pressione arteriosa sistemica che l’indice di massa corporea, ma a volte tutto ciò non basta e la situazione precipita a tal punto da rendersi necessario il trapianto di cuore come unica soluzione per la sopravvivenza. Solo all’inizio di quest’anno in Italia, le persone in attesa di trapianto erano più di ottomila e circa 700 quelle in attesa di trapianto cardiaco. I trapianti aumentano ma le donazioni no, le liste di attesa diventano infinite ed è per questo motivo che la richiesta dei cuori artificiali aumenta sempre di più, almeno per essere utilizzati temporaneamente fino all’intervento di trapianto. Questo scenario, potrebbe cambiare grazie alla ricerca pubblicata sulla rivista “Artificial Organs” eseguita dai ricercatori di Zurigo dell’Istituto Federale di tecnologia. Questo team di persone, capitanate da Nicholas Cohors, hanno realizzato un cuore 3 D con un ciclo cardiaco molto vicino a quello naturale umano con 3000 battiti e un’autonomia di circa 45 minuti, peso 399 gr con un volume di 679 cm cubici. Una pompa di sangue che agisce secondo i criteri del cuore umano con cicli di gonfiaggio e sgonfiaggio con aria pressurizzata. Composto da ventricolo destro e ventricolo sinistro più una camera supplementare che permette la contrazione monoblocco così da evitare tutti i limiti dell’integrazione con il corpo umano se non l’ingresso e l’uscita. Realizzato usando la tecnica di stampa 3D con processo di fusione a cera persa, immerso in un fluido con caratteristiche visco-elastiche paragonabili a quelle del sangue. Questa ricerca dimostra che è possibile utilizzare materiali morbidi o più tecnicamente soft eliminando così i materiali duri che portano numerose complicanze sia a livello strutturale che fisiologico. «Il nostro obiettivo non era quello di presentare un cuore pronto all’impianto, ma di pensare ad una nuova direzione per lo sviluppo dei cuori artificiali» sono state le parole del capo del team. Questo cuore presenta ancora molti limiti, ma tanti vantaggi: una speranza in più, quindi, per le persone affette da patologie cardiache end-stage. michelaraiola@icloud.com

di Michela Raiola

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