Giovedì 23 Novembre 2017 - 17:41

Renzi a Pietrarsa cambia idea: nessun veto a sinistra

PORTICI. Sulle banche "i populisti ci attaccano, ma l'unico interesse che abbiamo salvato sono stati i conti correnti dei cittadini, delle persone, delle famiglie di questo Paese". Così Matteo Renzi sul palco, chiudendo la Conferenza programmatica del Pd a Pietrarsa.

"Non abbiamo scheletri nell’armadio - continua il segretario -, ma in un tempo di pensiero unico che ignora l'intreccio perverso per 15 anni tra questioni aziendali, dinamiche editoriali e vigilanza bancaria rivendico il diritto di non essere preso in giro da chi dice che difendiamo i bancari - aggiunge il leader dem -. Io difendo la dignità del Pd, dei nostri iscritti e l'esigenza della politica di far sentire la propria voce".
BANKITALIA - Quanto alla questione Bankitalia, parlando dei vertici di Palazzo Koch, l'ex premier commenta: "Le istituzioni hanno deciso, noi ieri abbiamo accolto Gentiloni con un grande abbraccio. Quella vicenda appartiene al passato. Punto e capo".

CRISI - "Rivendicare i risultati è un nostro dovere. Se questo Paese è ripartito non è per caso. Nel 2014 c'era chi voleva portare l'Italia fuori dall'euro e chi ha portato l'Italia fuori dalla crisi. Chi lo ha fatto ha un nome e cognome: Partito democratico. E dirlo non è arroganza ma orgoglio per quanto fatto e progetto di quello che vogliamo fare".

TASSE - "Gli altri parlano di flat tax, ma poi le tasse le riduciamo noi, non loro" aggiunge il segretario del Pd, elencando: "Ires, Irap, canone Rai". "Io penso che dobbiamo avere due parole chiave: abbassare le tasse sul lavoro - rimarca - Metti i soldi in tasca paghi le tasse, metti i soldi in azienda e crei lavoro, allora paghi meno tasse. E poi ridurre le tasse alla famiglie".

VITALIZI - Sui vitalizi, Renzi si dice "certo che il Senato approverà la legge senza modifiche, perché ne va della credibilità del Pd". Sulla battaglia contro i vitalizi, per Renzi "è Grillo che insegue Richetti", che porta avanti una battaglia su questo da quando era ancora consigliere in Emilia Romagna.

ALLEANZE - "Sono più importanti i voti dei veti. Non possiamo permetterci di chiudere l'alleanza senza avere il centro e non possiamo mettere veti a sinistra", afferma poi il segretario Pd.

"Se c'è qualcuno che pensa che fuori dal Pd e più facile difendere l'idea di sinistra lo faccia, ma per me fuori dal Pd non c'è rivoluzione socialista ma Salvini e Di Maio - prosegue Renzi-. Se c'è disponibilità al centro e a sinistra di creare strutture e aprire un ragionamento noi ci siamo".

"Noi siamo un squadra - sottolinea - il problema non è chi di noi governerà ma se governeremo noi o altri. Questa è l'unica cosa che mi interessa: portare il Pd al governo del Paese. Serve unità, non possiamo permetterci liti o baruffe. Abbiamo una responsabilita istituzionale, sapere che il Pd ha un compito enorme, scommettere su un modello che non è polemica tutti i giorni".

COALIZIONE - Per il leader dem, la ricetta per la governabilità del Paese è una coalizione ampia: "La legge elettorale che il Parlamento ha approvato è una legge con cui dobbiamo fare i conti ed e' evidente che impone la coalizione e condivido la parte in cui Gentiloni dice che il Pd deve essere il perno di una coalizione di governo. Serve una coalizione ampia, inclusiva e plurale. Nessun insulto del passato sarà per me una ragione di veto, io non metto veto e il Pd non mette veti. Superiamo gli insulti perchè noi pensiamo che non si vive di rancore".

"Più voti prende il Pd e più le larghe intese sono lontane - aggiunge - Se il Pd prende voti, le larghe intese non servono".

EUROPA - Guardando all'Europa, Renzi osserva che serve "un political compact, un social compact". "L'Europa non avrà futuro se non mette al centro la dimensione politica - chiosa - Per questo vogliamo l'elezione diretta del presidente di Commissione e le liste transazionali. Sì che vogliamo più Europa, ma non solo quella della tecnocrazia".

Il Rosatellum avanza e Grillo protesta in piazza

ROMA. Tra spintoni e grida l'aula del Senato ha detto sì ai 5 articoli della legge elettorale su cui il governo aveva messo la fiducia. Il primo ok all'articolo 1 con 150 voti a favore, 69 contrari e nessun astenuto. La fiducia sull'articolo 2 è passata con 151 voti a favore, 61 contrari e nessun astenuto. Il Senato ha approvato l'articolo 3 del Rosatellum con 148 voti favorevoli, 61 contrari e nessun astenuto. E' passata anche la fiducia sull'art. 4 con 150 voti favorevoli, 60 contrari e nessun astenuto. Via libera all'unico articolo della legge elettorale, il quinto, con la clausola di invarianza finanziaria, sul quale non è stata posta la questione di fiducia. E' iniziata quindi la chiama per l'ultimo voto di fiducia sull'articolo 6.

La seduta è stata abbastanza movimentata. Il presidente Pietro Grasso ha richiamato i senatori e minacciato di far sedere ognuno al proprio scranno invece di seguire il voto in piedi nell'emiciclo. Contemporaneamente alle votazioni del Senato, c'è stata la manifestazione di protesta del Movimento 5 stelle (FOTO). "Stiamo per fare una battaglia per tutto il popolo italiano" ha detto Beppe Grillo dal palco, presentando Di Maio come "il premier..." e dando "la parola a quello che cambierà l'Italia". "Il presidente del Senato Grasso, se non pensa alla poltrona - attacca dal palco il deputato del M5S Danilo Toninelli -, dovrebbe dimettersi per bloccare tutto questo". "Grasso dimettiti, se hai la schiena dritta, se vuoi ancora dare un minimo di dignità al tuo ruolo di arbitro terzo - chiede dal palco del M5S il senatore Vito Crimi - . Devi dimetterti, come fece nel 1953 il presidente del Senato Paratore. Questo non è un appello ma una richiesta legittima. E' l'unico che può fermare tutto. Gli chiediamo di non rendersi complice di questa massa di farabutti".

 

"Può essere più duro resistere che abbandonare con una fuga vigliacca" replica del presidente del Senato Pietro Grasso al pentastellato Vito Crimi che gli chiede di dare le dimissioni per non rendersi "complice" dell'approvazione, con la fiducia, della legge elettorale.

"Mi pronuncio per la fiducia al governo Gentiloni, per salvaguardare il valore della stabilità, per consentire, anche in questo scorcio di legislatura, continuità nell'azione per la riforme e per una più coerente integrazione europea, e mi pronuncio per la fiducia per sostenere scelte del presidente del Consiglio fondate sulle prerogative attribuitegli dalla Costituzione". Così il presidente emerito Giorgio Napolitano in aula al Senato durante la discussione. L'ex capo dello Stato, tuttavia, nel suo intervento ha ribadito le perplessità sul testo e soprattutto sul ricorso alla fiducia: "Si può far valere l'indubbia esigenza di una capacità di decisione rapida del Parlamento fino a comprimerne drasticamente ruolo e diritti sia dell'istituzione sia dei singoli deputati e senatori?".

"Singolare e sommamente improprio ho giudicato il far pesare sul presidente del Consiglio la responsabilità di una fiducia che garantisse la intangibilità della proposta in quanto condivisa da un gran numero di partiti. Il presidente Gentiloni, sottoposto a forti pressioni, ha dovuto aderire - e me ne rammarico- a quella convergente richiesta", ha detto ancora Napolitano al Senato.

Rosatellum, 5 fiducie. Proteste in Senato

ROMA. Clima acceso nell'Aula del Senato dopo l'annuncio del governo di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, intervenendo nell'aula del Senato, ha posto a nome del governo la questione di fiducia su 5 dei 6 articoli del Rosatellum bis. Subito dopo il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha convocato la conferenza dei capigruppo.

Le 5 fiducie chieste sul Rosatellum bis si inizieranno a votare da domani alle 14, come ha stabilito la capigruppo. Da stasera e per tutta la mattinata di domani ci sarà discussione generale. "Grasso si è adoperato per dare spazio al dibattito e in orari non notturni", dice Cecilia Guerra, capogruppo Mdp. Il voto finale è previsto per giovedì alle 12.

Particolarmente calda la situazione tra gli scranni di Sinistra italiana, dove sono stati alzati cartelli con la scritta 'zero fiducia', al grido 'vergogna, vergogna', mentre la capogruppo, Loredana De Petris, ha protestato urlando a squarciagola. Quindi, dopo la sospensione della seduta per la convocazione della conferenza dei capigruppo, ha occupato la zona compresa tra i banchi della presidenza e quelli del governo, lamentando che le è stata negata la parola. Meno forte ma ugualmente incisiva la protesta dei senatori del Movimento 5 stelle, che si sono calati delle bende sul volto.

Zaia: «Vogliamo tenerci le tasse»

ROMA. "Oggi approviamo la piattaforma negoziale, per cui vuol dire che tratteremo su questa base direttamente con questo governo. Per quanto riguarda la richiesta è una richiesta di 23 materie e 9/10 delle tasse, esattamente quello che la Costituzione prevede". Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, ai microfoni di RTL 102.5 durante 'Non Stop News', commenta la vittoria del 'Sì' nel referendum per l'autonomia.

"È una bella giornata - aggiunge - perché i veneti hanno dato una bella espressione di civiltà, di democrazia e di partecipazione: oltre due milioni e mezzo di cittadini che vanno a votare è un bel segnale".

"Vedo con piacere che il referendum che non serviva a nulla ed era inutile già fa fare delle belle dichiarazioni al governo" dice poi il governatore a '24Mattino' in merito ai risultati. "Quindi prendo atto che c'è disponibilità a trattare" e "andiamo a trattare". 

DE VINCENTI - "I presidenti hanno finora dichiarato di voler stare dentro l'articolo 116 della Costituzione, i nove decimi è una battuta di Zaia che farebbe pensare a materia fiscale ma la materia fiscale non fa parte dell'articolo 116" dice il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, parlando ai microfoni di '6 su Radio 1'.

"Credo che sia bene che gli stessi presidenti siano chiari con i loro cittadini", spiega il ministro. "Come ci ha dimostrato l'Emilia Romagna, basta che il presidente di regione, in base ad una decisione del Consiglio regionale, faccia richiesta al governo di aprire il confronto e questo era sufficiente".

ARTICOLO 116 - "Però questo non significa sottovalutare che c'è stato un referendum, che i cittadini si sono espressi. In ogni caso - prosegue De Vincenti - noi rispettiamo le indicazioni che i cittadini vogliono dare con i loro comportamenti elettorali, l'importante è che stiamo all'interno dell'articolo 116 della Costituzione che è estremamente chiaro".

Referendum autonomia, quorum in Veneto e ok in Lombardia

MILANO. Il referendum per l’autonomia supera il quorum in Veneto, dove era richiesto, e anche in Lombiardia viaggia su media elevate. Sicché da oggi i governatori Luca Zaia e Roberto Maroni potranno iniziare le trattative annunciate con il Governo per chiedere ulteriori forme di autonomie oltre a quelle già concesse alle regioni. «A prescindere da tutto, se alcuni milioni di persone ci daranno il mandato, noi trattiamo con il governo centrale» aveva detto il segretario della Lega Nord Matteo Salvini arrivando al seggio a Milano, rispondendo a una domanda sull’affluenza. «Non faccio i numeri al lotto. So che è un’occasione unica, so che il 50% in Veneto verrà superato, in Lombardia vedremo quanta voglia di autonomia e di buona politica c’è. Io sarei andato a votare chiunque lo avesse proposto». 

Legge elettorale, Renzi a Speranza: «Il Rosatellum non si discute»

ROMA. Mdp è pronto a riaprire il dialogo col Pd a condizione che arrivino modifiche alla legge elettorale, alla manovra e alla “buona scuola”. Ad annunciarlo il coordinatore Roberto Speranza in un’intervista a Repubblica. «Sono pronto - afferma - a incontrare Renzi. Vogliamo discutere nel merito di legge elettorale, di bilancio e delle politiche sbagliate di questi anni, e farlo subito. Lo sfido, noi siamo disponibili già lunedì mattina. È l’ultima occasione per capire se il filo si è definitivamente spezzato o si può ancora riannodare». Ma dal leader del Pd, nel corso dell’intervista alla trasmissione “In mezz’ora” arriva una chiara replica: «Sull’invito di Roberto Speranza io guardo il bicchiere mezzo pieno. Se l’apertura è seria, e ne sono convinto, discutiamo. Ma di cose concrete: del 2,9 sul deficit, su estendere gli 80 euro, sul lavoro da fare sul sociale e sulle badanti. Su questo c'è disponibilità al confronto". Sulla legge elettorale abbiamo fatto un accordo tra tanti partiti, alla luce di questo penso che rimettere in discussione la legge elettorale sia difficile, sembra il tentativo di ripartire da capo».

Appendino indagata per falso in atto pubblico

TORINO. Falso in atto pubblico. Sarebbe questa l'ipotesi di reato per la sindaca di Torino, Chiara Appendino e per l'assessore al Bilancio, Sergio Rolando, che avrebbero ricevuto oggi un avviso di garanzia nell'ambito dell'inchiesta su Ream Westinghouse.

L'indagine riguarderebbe le scelte che hanno portato a non iscrivere a bilancio la restituzione dei 5 milioni di euro di caparra dovute alla Ream per l’annullamento del progetto sull’area ex Westinghouse.

"Vi comunico - ha confermato la sindaca - che mi è appena stato notificato un avviso di garanzia dalla Procura di Torino per la vicenda Ream. Sono assolutamente serena e pronta a collaborare con la magistratura, certa di aver sempre perseguito con il massimo rigore l'interesse della Città e dei torinesi".

In una nota, Appendino aggiunge: "Desidero essere ascoltata il prima possibile al fine di chiarire tutti gli aspetti di una vicenda complessa relativa all'individuazione dell'esercizio di bilancio al quale imputare un debito che questa amministrazione mai ha voluto nascondere".

No tasse e blocco Iva: via libera a manovra

Via libera del Consiglio dei ministri alla legge di Bilancio. "Mesi fa si parlava in rapporto a questa sessione di Bilancio di lacrime e sangue e di una situazione che non si sapeva come sarebbe stato possibile affrontare. Abbiamo invece una manovra snella che sarà utile per la nostra economia", ha detto il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm. Per il presidente del Consiglio, con la manovra approvata oggi proseguono "la crescita e la stabilizzazione del Paese".

"Confido - ha poi aggiunto Gentiloni - nel sostegno convinto del Parlamento, della maggioranza e del senso di responsabilità in generale da parte del Parlamento su una proposta fondamentale in questa fase conclusiva dell'attività di governo".

La manovra "contribuisce in modo significativo, in particolare per i giovani" alla "crescita del lavoro", ha spiegato ancora. Poi, ci sono "pacchetti di misure rilevanti" per "incoraggiare le imprese e la loro capacità competitiva e sull'innovazione tecnologica". Gentiloni, tra l'altro, ha proseguito: "Rafforziamo le misure sulla povertà, le crisi aziendali, rilanciamo i progetti per la riqualificazione sociale". Il pil, ha detto il premier, crescerà dell'1,5% nel 2017, 2018 e 2019.

Per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan la manovra certifica "un punto svolta". Le risorse "sono limitate ma ben indirizzate" e quindi porteranno "più crescita". La manovra approvata dà impulso ad una "crescita non solo robusta ma anche inclusiva", ha sottolineato. Il ministro ha messo l'accento sull'"attenzione al rafforzamento delle fasce più deboli coperte dal sistema previdenziale. Vi sono una seria di misure a favore delle famiglie". Infine, ha osservato, "un ulteriore segnale di una manovra che introduce cambiamenti importanti viene dai contratti della Pa che, dopo molti anni, vengono riattivati" ha concluso.

"Abbiamo fatto quello che avevamo promesso: misure mirate per rafforzare la crescita e l'occupazione, non aumentare le tasse e continuare a promuovere gli investimenti". A dirlo all'Adnkronos è stato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, dopo il via libera del Cdm.

DECONTRIBUZIONI PER DISOCCUPATI FINO 34 ANNI - Padoan ha annunciato che con la manovra "viene introdotta una decontribuzione importante che permette di aggredire lo zoccolo duro dei disoccupati giovani, fino a 34 anni".

NO AUMENTO IVA E TASSE - La manovra ha evitato "l'aumento dell'Iva e di tasse, gabelle e accise", ha detto il premier Gentiloni. Padoan ha spiegato che l'aumento delle entrate destinata alle coperture di parte delle misure della manovra "non ha a che fare con un aumento delle tasse ma con un efficientamento della riscossione e l'introduzione della fatturazione elettronica e altre misure strutturali".

RINNOVO CONTRATTI STATALI -"Impegno mantenuto. Si rinnovano i contratti per donne e uomini nella #PA come da accordo raggiunto il 30 novembre 2016. #LeggeDiBilancio", ha scritto il ministro della Pa Marianna Madia su Twitter al termine del Cdm. Il governo ha mantenuto "l'impegno preso per il contratto del pubblico impiego: è un risultato importante - ha sottolineato Gentiloni - e una risposta" a chi lo chiede da tanti anni come le organizzazioni sindacali.

ASSUNTI 1.500 RICERCATORI - La manovra prevede anche l'assunzione di 1.500 ricercatori. Lo ha annunciato Padoan.

BONUS VERDE - Anche novità green nella manovra. Sono diverse infatti le misure che riguardano l’agricoltura, a partire dalle novità del 'bonus verde' per la cura del verde privato e dalla nascita dei 'distretti del cibo'.

Il 'bonus verde' prevede la detrazione per la “sistemazione a verde” di aree scoperte di pertinenza delle unità immobiliari private di qualsiasi genere (terrazzi, giardini, anche condominiali) anche mediante impianti di irrigazione nonché a lavori di recupero del verde di giardini di interesse storico. Nel testo è prevista poi la nascita dei “distretti del cibo”, realtà che uniscono imprese agricole, agroalimentari e sociali per fare rete nello sviluppo del territorio. L’obiettivo è quello di promuovere l’integrazione delle filiere anche con le attività commerciali di prossimità e la crescita della sostenibilità.

In coerenza con gli impegni del G7 agricoltura di Bergamo viene finanziato il fondo di solidarietà nazionale per le assicurazioni sulla volatilità dei prezzi e la mutualità in agricoltura, con lo scopo di difendere meglio i redditi degli agricoltori. Vengono confermate infine l’agevolazione IVA per le carni e l’eliminazione delle tasse agricole volute negli ultimi anni, con la cancellazione di Imu, Irap e Irpef per chi vive di agricoltura.

Pd Napoli, De Luca: non mi associate più a vicende interne del partito

«Il mio ruolo di garanzia finisce qui, invito tutti a non associare più il mio nome alle vicende interne del Pd di Napoli». Così il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, tornando oggi sul suo impegno nei giorni scorsi per trovare un nome condiviso dalle correnti per la segreteria provinciale del Pd napoletano. I candidati alla segreteria sono invece tre: Massimo Costa, Nicola Oddati e Tommaso Ederoclite. De Luca precisa che «mi era stato chiesto da più parti di svolgere un lavoro di garanzia e di ricerca di un candidato unitario alla segreteria del partito. Un candidato che rispondesse all'esigenza di rilancio politico, di vicinanza agli amministratori, di apertura a nuove forze e nuove energie. L'ipotesi da me individuata, sottoposta peraltro al segretario nazionale del partito, rispondeva a questa esigenza». Ma, aggiunge De Luca, «a Napoli, alcune componenti hanno deciso diversamente. Il mio ruolo di garanzia finisce qui. Invito tutti a non associare più il mio nome alle vicende interne del Pd di Napoli. Siamo talmente impegnati nel lavoro di rilancio della Regione - conclude - da non poterci consentire inutili distrazioni». 

Berlusconi a Ischia: se perdo, lascio

«Una sua scelta, ma io non mi ritiro, di certo, finché l'Italia non cambia». Lo dice all'AdnKronos, Matteo Salvini, dopo le parole di Berlusconi, che da Ischia ha fatto sapere di essere pronto a farsi da parte se gli italiani non gli daranno la maggioranza. Salvini non vuole commentare le scelte del Cavaliere: «Ma credo che non sarà necessario» un suo passo indietro «perché noi, ne sono certo, vinceremo le elezioni».

CASAMICCIOLA, SINDACO: DA BERLUSCONI IMPEGNO PER LA RICOSTRIZIONE. "La visita di Berlusconi è stata molto importante così come la sua vicinanza con la popolazione colpita dal sisma dello scorso agosto. Qui ci sono ancora circa 2mila sfollati e lui ha assicurato il suo impegno, attraverso il partito, per la ricostruzione”. Lo riferisce all'Adnkronos il sindaco di Casamicciola, sull'isola di Ischia, Giovan Battista Castagna, al termine della visita dell'ex premier nella zona rossa colpita dal terremoto del 22 agosto scorso. «Ha parlato con la gente e si è detto molto dispiaciuto per quanto è successo ma soprattutto ha sottolineato quanto sia importante ricostruire presto per poter far tornare la gente alla normalità e poter ripartire, anche con le attività economiche. In particolare – conclude il sindaco di Casamicciola – Berlusconi ha voluto incontrare la famiglia dei due bambini salvati da sotto le macerie a cui ha promesso un aiuto, e si è complimentato con i Vigili del Fuoco per il lavoro che hanno fatto".

PENSIONE. "C'è chi lavora sempre, anche di sera, la notte, la domenica, d'estate. Sono le mamme, le nostre mamme che meritano una pensione per una vecchiaia serena e dignitosa". E' quanto ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi nel corso dell'iniziativa del partito a Ischia, spiegando che i frutti dell'albero delle libertà prevedono anche l'innalzamento delle pensioni minime a mille euro (per tredici mensilità) e una integrazione al reddito per i poveri che "sono un quarto degli italiani", mentre il reddito di cittadinanza, aggiunge Berlusconi, "non è possibile".

TASSE. Nel programma di Forza Italia c'è la "flat tax, che si aggirerebbe attorno al 25%, uguale per famiglie e imprese, ma con criteri di progressività, e chi sta sotto i 12mila euro non paga nulla".

ELEZIONI. Ha fatto sapere, poi, di essere pronto a farsi da parte se gli italiani non gli daranno la maggioranza. "Per fare le cose che vogliamo fare, dobbiamo avere la maggioranza. La maggioranza per il centrodestra? No, la maggioranza per Forza Italia". "Abbiamo un traguardo pazzo, lavoriamo da qui alle elezioni per essere noi azzurri la maggioranza che cambierà il Paese. E' un compito pazzo ma esaltante. Chi ci crede combatte, supera tutti gli ostacoli, chi ci crede vince". "Una sua scelta, ma io non mi ritiro, di certo, finché l'Italia non cambia" ha detto, invece, all'AdnKronos, Matteo Salvini. Salvini non vuole commentare le scelte del Cavaliere: "Ma credo che non sarà necessario" un suo passo indietro "perché noi, ne sono certo, vinceremo le elezioni".

MOVIMENTO CINQUE STELLE. Nell'eventuale governo M5S "non ci sarà il signor Di Maio. Lui è solo un frontman. Questi signori sono pure giustizialisti e mi hanno detto di almeno tre incontri da Grillo e Piercamillo Davigo". Il leader di Forza Italia ha aggiunto che, in caso di una loro vittoria, "il giorno dopo dall'Italia me ne vado" e che i pentastellati sono mossi "da invidia e odio".

MONETA. "Serve una seconda moneta nazionale aggiuntiva all'euro, che ci sta facendo male" ha detto. "Berlusconi -ha concluso -, parlando in terza persona- è un figlio della guerra. Nel 1945 ci furono le Am lire e alla lira non successe assolutamente niente".

 

 

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