Sabato 16 Febbraio 2019 - 12:11

«È nemico del Meridione, Napoli comune desalvinizzato»

NAPOLI. Napoli è «città desalvinizzata». Il sindaco Luigi de Magistris "aggiorna" così, all'indomani delle elezioni regionali in Abruzzo, la definizione che attribuì alla città partenopea nell'estate 2014 quando dichiarò Napoli «Comune derenzizzato» mentre «Matteo Renzi presidente del Consiglio godeva del 40% del consenso nel Paese. Le sue politiche - ricorda - rappresentavano le mani sulla nostra città e facevano decidere il destino del nostro popolo al sistema centrale. La storia politica racconta che Renzi non passò a Napoli, fu sconfitto prima alle elezioni comunali e poi al referendum costituzionale». Secondo de Magistris «oggi è necessario proclamare Napoli Comune desalvinizzato. Matteo Salvini è il dominus politico del Governo più a destra della storia della Repubblica. La sua storia di nemico del Meridione - ricorda - è documentata in maniera inequivocabile, è negli archivi: dalle canzoni da stadio sull'arrivo dei napoletani e dal sacchetto della munnezza con cui attendeva i tifosi napoletani allo stadio, alle politiche contro il Sud messe in campo nel corso degli anni quale leader di governo del partito Lega Nord Indipendenza della Padania. Solo da ultimo le indegne dichiarazioni del ministro dell'ignoranza Bussetti che racchiude il pensiero di molti leghisti circa le qualità dei meridionali. Nella città della resistenza, del riscatto culturale, dell'umanità e dell'amore, le politiche diseguali del ministro nero non passeranno mai. Napoli è città desalvinizzata», conclude de Magistris. 

Abruzzo al voto, è sfida a tre

L’AQUILA. L’Abruzzo ieri alle urne per rinnovare il consiglio regionale ed eleggere il nuovo presidente della regione. Sono 1.211.204 gli elettori, di cui 591.635 di sesso maschile e 619.569 di sesso femminili. Le sezioni istituite nei 305 comuni dell’Abruzzo sono 1.633. Gli elettori che votano per la prima volta, al compimento del 18esimo anno di età, sono stati 11.730. Alle 19 aveva votato il 43% contro il 45,1% della precedente tornata.  Si tratta di un voto anticipato dopo le dimissioni dell’ex governatore Luciano D’Alfonso (Pd) che, lo scorso 4 marzo, è stato eletto al Senato. Il centrosinistra tenta la riconferma alla guida della Regione Abruzzo con il candidato presidente Giovanni Legnini, ex vice presidente del Csm.  Sara Marcozzi del M5S già candidata alla presidenza regionale nel 2014. Il centrodestra propone Marco Marsilio, senatore di Fratelli d’Italia, infine Stefano Flajani, 47 anni, è il candidato di Casapound.

Bussetti: «Sud al centro della mia azione, fatti parlano da soli»

Marco Bussetti si difende, dopo le polemiche per «una mia frase» «estrapolata per farla sembrare un attacco. Faceva parte di un discorso più ampio». Nessun «disprezzo» verso il Sud e «credo che i fatti parlino da soli», scrive su Facebook. «Guardiamo ai fatti. Da giugno - ricorda il ministro dell'Istruzione, tornando sulle affermazioni sul Mezzogiorno che hanno scatenato una bufera - sto girando l'Italia e sono stato al Sud molte volte. In Sicilia, in Campania, in Puglia, in Abruzzo, in Basilicata, ad esempio. Ci tornerò ancora. Per valorizzare il lavoro di tanti, docenti, presidi, genitori, ragazzi, che ogni giorno, con il loro impegno, fanno la differenza, che meritano la nostra attenzione. Ieri ero lì per questo», ad Afragola, spiega ancora Bussetti. «Il Sud - assicura il titolare del Miur - è sempre stato al centro della mia azione. Ho risposto puntualmente alle richieste, anche di carattere economico, che mi sono arrivate in questi mesi. Sono intervenuto personalmente nell'IC “Giovanni Falcone" di Palermo, quartiere Zen, attivando un indirizzo di scuola superiore: partono a settembre due sezioni di alberghiero. Sempre in Sicilia abbiamo avviato un progetto di potenziamento dell'offerta formativa pomeridiana in tutte le province per combattere la dispersione scolastica. Sono fondi aggiuntivi del Miur che ho voluto personalmente investire». «Sono il ministro che ha finanziato la Scuola Superiore di Napoli, un sogno inseguito per anni. Che ora sarà realtà. Ho messo 2.000 cattedre per aumentare il tempo pieno che è carente soprattutto nell'Italia meridionale. Stiamo facendo ripartire le assunzioni negli atenei, con benefici evidenti anche in quelli del Sud. Ho sbloccato 40.000 insegnanti di sostegno che specializzeremo in tre anni andando a risolvere un problema che attanaglia anche il Sud. A dicembre ho autorizzato la spesa di risorse per creare ambienti digitali in scuole che si trovano in contesti complessi, molte delle quali al Sud. È un intervento importante e di spessore. Tutto si può dire tranne che io sia un Ministro che guarda con disprezzo al Sud. Credo che i fatti parlino da soli», conclude Bussetti. 

Cozzolino: Pd, Zingaretti forza salda e unitaria

ROMA. "Ho scelto di sostenere Nicola Zingaretti a Segretario del Partito democratico alle primarie del 3 marzo. Come hanno già dimostrato il voto nei circoli e una parte significativa dell’opinione pubblica democratica, la sua è una forza salda e unitaria, in un momento nel quale abbiamo bisogno di un Partito largo, aperto e pronto a combattere la battaglia di maggio per le Europee. Una battaglia che ha bisogno di questa forza e di questo coraggio, soprattutto per mettere fine ai dieci anni di politiche di austerità europea volute dalle destre e aprire a un futuro di crescita per i cittadini e le comunità". Così Andrea Cozzolino, eurodeputato Pd per la Circoscrizione Sud, vicepresidente della Commissione europea Sviluppo Regionale e membro della Direzione nazionale PD. "Due sono le priorità assolute che, con Nicola alla guida, torneranno in cima alle nostre proposte programmatiche e alle nostre azioni: il lavoro e il Mezzogiorno. Rendiamo queste primarie un’occasione di dialogo con tutto il Paese, per costruire un campo ampio di energie democratiche e progressiste e rilanciare così la funzione e il ruolo del Partito Democratico", ha aggiunto.

Mattarella: «Foibe grande tragedia italiana»

"Celebrare la Giornata del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la Seconda Guerra Mondiale e l’inizio della guerra fredda. Un capitolo buio della storia nazionale e internazionale, che causò lutti, sofferenza e spargimento di sangue innocente". Lo ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della celebrazione al Quirinale del Giorno del Ricordo, aggiungendo: "Mentre, infatti, sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia, un destino di ulteriore sofferenza - ha ricordato il Capo dello Stato - attendeva gli italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave".

"La zona al confine orientale dell’Italia, già martoriata dai durissimi combattimenti della Prima Guerra mondiale, assoggettata alla brutalità del fascismo contro le minoranze slave e alla feroce occupazione tedesca, divenne, su iniziativa dei comunisti jugoslavi, un nuovo teatro di violenzeuccisionirappresaglievendette contro gli italiani, lì da sempre residenti. Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo" ha detto Mattarella. "Perché - ha spiegato - tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni".

"Per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria" ha proseguito il Presidente della Repubblica. "Solo dopo la caduta del muro di Berlino, il più vistoso ma purtroppo non l'unico simbolo della divisione europea, una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica, non senza vani e inaccettabili tentativi di delegittimazione, ha fatto piena luce sulla tragedia delle foibe e del successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all'identità della nazione".

"L'istituzione, nel 2004, del Giorno del Ricordo, votato a larghissima maggioranza in Parlamento, dopo un dibattito approfondito e di alto livello, ha suggellato questa ricomposizione nelle istituzioni e nella coscienza popolare". E "certa propaganda legata al comunismo internazionale - ha aggiunto il Capo dello Stato - dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l'avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani".

"Molti tra i presenti - ha affermato il presidente Mattarella - figli e discendenti di quegli italiani dolenti, perseguitati e fuggiaschi, portano nell'animo le cicatrici della vicenda storica che colpì i loro padri e le loro madri. Ma quella ferita, oggi, è ferita di tutto il popolo italiano, che guarda a quelle vicende con la sofferenza, il dolore, la solidarietà e il rispetto dovuti alle vittime innocenti di una tragedia nazionale per troppo tempo accantonata".

Gelo francese

Ci ha provato, Matteo Salvini, a rimettere a posto le cose. Ma l'invito lanciato ieri dal ministro dell'Interno al collega francese - primo passo per appianare la crisi diplomatica fra Roma e Parigi - si è rivelato quasi un boomerang. La proposta di una discussione a due sui "dossier aperti" fra i rispettivi Paesi, infatti, non sembra essere stata almeno finora una mossa vincente né gradita. Anzi. Christophe Castaner, omologo francese del ministro, è stato chiaro: "Non mi si può convocare - ha spiegato a Bfmtv -. Non mi si convoca. Ieri ero con Matteo Salvini in un'istanza europea, abbiamo avuto uno scambio anche sulla questione migratoria. Il dialogo fra noi è costante. Bisogna - ha sottolineato - che sia rispettoso". "Anche io sono pronto ad accoglierlo", ha poi aggiunto, sottolineando tuttavia che le missioni diplomatiche vanno fatte "in maniera ufficiale". Un messaggio chiaro, insomma, che di fatto mantiene le temperature dei governi sotto lo zero.
"Ovviamente, io non voglio né posso convocare nessuno", la replica di Salvini al gelo francese, con il ministro che si dice comunque "lieto di ospitare in Italia, il prima possibile, il mio collega francese per discutere e risolvere i problemi". "Io - ha continuato - parlo con il mio collega ministro degli Interni francese, spero di vederlo in settimana. Se ci si vede i problemi si risolvono e a me interessa risolvere i problemi non litigare".

"Non siamo noi litigiosi - ha poi sottolineato -, sai cosa me ne frega a me di litigare con Macron? Mi alzo alla mattina pensando al mio lavoro, non a Macron, o ad avvocati, indagini, inchieste .... Ma se uno mi impedisce di fare il mio lavoro dico sobriamente di no". "Se per risolvere il problema dell'immigrazione avessi dovuto attendere Bruxelles avremmo aspettato 6 anni e ne sarebbero arrivati altri 200 mila - ha ricordato- e invece siamo andati da soli, mi è costata qualche inchiesta però.... Noi facciamo da soli".

Al vicepremier Di Maio, che torna sui gilet gialli, sembra invece "giusto per una forza politica dialogare con alte forze politiche che si candidano alle prossime elezioni europee. Il nostro obiettivo è creare un gruppo nel Parlamento europeo che vada oltre i soliti steccati ideologici e di certo io un gruppo politico europeo non lo posso fare con Macron. Macron ha tutto il rispetto dal punto di vista governativo ma dal punto di vista delle idee no - ha spiegato - perché sta facendo il "jobs act" francese, la legge Fornero francese e io sono uno di quelli che personalmente lotta contro tutte quelle cose che in questi anni hanno distrutto la vita delle persone. Ma penso che sia un diritto di un capo politico poter dire di non essere d'accordo con le idee di Macron senza per questo fare lesa maestà", ha sottolineato.

Intanto, però, solo nella giornata di ieri a complicare i rapporti dopo il richiamo all'ambasciatore italiano a Parigi sono arrivati i casi Sea Watch e Alitalia-Air France. 
Sulla questione migranti, fonti del Viminale avevano infatti annunciato in mattinata il dietrofront della Francia sull'impegno preso nei confronti dei naufraghi salvati dalla ong: "Parigi ha fatto sapere al Viminale - spiegavano le fonti - che dei migranti della Sea Watch 'prenderemo solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici'", riferendosi al caso delle 47 persone, a bordo della Sea Watch, fatte sbarcare a Catania lo scorso 31 gennaio. Eventualità poi smentita dall'Eliseo all'Adnkronos: "L'impegno della Francia sulla Sea Watch è mantenuto", hanno spiegato. "Prendiamo atto che la Francia vuole ancora approfondire le posizioni dei 9 immigrati assegnati a Parigi e che attualmente sono a Messina", la risposta affidata alle fonti del Viminale, che osservano come "la disponibilità di Parigi per aiutare Roma sul dossier rimpatri è stata apprezzata e segnalata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che l’ha evidenziata al suo omologo francese nella lettera con cui lo invita a Roma. Si segnala però che i partner europei non possono escludere i migranti economici dalla ridistribuzione perché rappresentano la stragrande maggioranza di chi arriva in Europa".
Incognita, invece, sui destini di Alitalia. Air France avrebbe infatti deciso di sfilarsi dalla partita per il salvataggio della compagnia italiana: una decisione "dovuta a motivi politico-istituzionali", come riferito al Sole 24 Ore da "fonti autorevoli" alla luce delle tensioni con l'Italia. La mossa, se confermata, complicherebbe la ricerca di un partner industriale per Fs nell'operazione che punta al rilancio della compagnia aerea. Che, si ricorda, continua a bruciare la cassa del prestito ponte da 900 milioni.
Ma per il ministro Di Maio "questa storia di Air France secondo me è una leggenda metropolitana perché noi già da tempo avevamo notizie di disimpegno, prima che iniziasse questa cosa. Poi se sta girando questa notizia e si vuole dire che è una ripicca faccio io il favore alla Francia dicendo che non è una ripicca". La tensione resta però altissima.

 

 

«Disprezza il Sud», bufera su Bussetti

Infuria la polemica sulla dichiarazione del ministro dell'Istruzione Marco Bussetti rilasciata ieri durante la sua visita ad Afragola. Il ministro leghista, alla domanda di un cronista dell'emittente locale NanoTv se servissero più fondi al Sud per recuperare il gap con le scuole del Nord, ha risposto: «No, ci vuole l'impegno del Sud, vi dovete impegnare forte, questo ci vuole». Non più fondi quindi ma «impegno, lavoro e sacrificio». Una risposta ripresa in un video che ha trovato rapida diffusione sui social network e che da alcuni è stata interpretata come "sprezzante" nei confronti del Mezzogiorno.

IL VIDEO 

Tra questi anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che pubblicando il video ha scritto: «Questo è il ministro dell'istruzione del governo del cambiamento. Parole di chi non conosce storie e fatti e, quindi, ignorando il Sud è un ministro dell'ignoranza. Tono e sguardo - scrive de Magistris - evidenziano il suo disprezzo per le nostre terre. Provo vergogna per come sta cadendo in basso il nostro Paese». Sul caso interviene anche Flavia Sorrentino, delegata per l'Autonomia del Comune di Napoli, che evidenzia la presenza nel video anche di Pina Castiello, sottosegretaria con delega al Sud, eletta in Parlamento con la Lega e originaria di Afragola dove di recente, prima del leghista Bussetti, si è recato in visita anche il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini. Ad Afragola la Lega è presente in Consiglio comunale a sostegno del sindaco Claudio Grillo. «Marco Bussetti - ricorda Sorrentino - è lombardo, leghista e ministro dell'Università e della Ricerca del governo giallo-verde. Giuseppina Castiello, che lo affianca, è sottosegretario con delega al Sud. Insieme sono la rappresentazione vivente di ciò che vuol dire pregiudizio settentrionale e collaborazionismo meridionale. Lui ci disprezza, lei annuisce. Signorsì signore. La Lega Nord propone di regionalizzare l'istruzione per avere ancora più risorse da spendere, mentre al Sud si ordina di “friggere il pesce con l'acqua". Nel Mezzogiorno dobbiamo impegnarci di più e lavorare più duramente non per compiacere le lezioncine razziste di chi ci guarda male e da lontano, ma per liberarci di questa classe dirigente inadeguata e profondamente anti-meridionale», conclude Sorrentino.

Quelle del ministro Bussetti sono «parole indegne». Così Valeria Ciarambino, consigliere regionale campano del Movimento 5 Stelle e, nel 2015, candidata pentastellata alla presidenza della Regione Campania, commenta la dichiarazione del ministro dell'Istruzione. Parole che per Ciarambino, 41enne di Pomigliano d'Arco come il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, «suscitano rabbia in chi conosce i sacrifici enormi dei figli della nostra terra».

«Il ministro Bussetti deve chiarire, è grave che abbia sostenuto che le scuole del Sud non avranno un solo euro per colmare il divario con quelle del Nord e che l'unico strumento che hanno è '“metterci più impegno, lavoro e sacrificio"», dichiara la senatrice Simona Malpezzi annunciando un'interrogazione urgente del Gruppo Pd al ministro. «La scuola del Mezzogiorno dovrà rassegnarsi a cavarsela senza finanziamenti aggiuntivi nonostante le evidenti carenze di sistema? - aggiunge -. Si tratta di parole inqualificabili, offensive e piene di luoghi comuni che non tengono conto del dovere costituzionale di garantire l'eguaglianza effettiva delle risorse da destinare al sistema scolastico del nostro Paese in ogni area geografica. E non tengono neppure conto dello straordinario impegno di molti docenti che lavorano in aree a rischio, con alti tassi di dispersione e criminalità. L'istruzione pubblica è un valore nazionale condiviso su cui si fonda la nostra Repubblica e, in tal senso, deve offrire a tutti uguali opportunità. Mettere in discussione questo principio, significa minare alle basi il nostro stato di diritto». «I cittadini stanno ancora aspettando le risorse per gli asili e per l'edilizia scolastica, già stanziate dai precedenti governi. Per questo lunedì depositeremo un'interrogazione per chiedere conto delle sue parole e delle mancate azioni. La scuola ha bisogno di risorse e progetti e non di parole vuote, offensive e senza senso», conclude Malpezzi.

«“Impegno e sacrificio" invece di risorse e investimenti sull’edilizia scolastica e sul capitale umano, cioè gli insegnanti? Scherziamo? Le dichiarazioni del ministro della Pubblica istruzione Marco Bussetti - rincara la dose la vicepresidente della Camera dei Deputati e parlamentare di Forza Italia, Mara Carfagna - sono offensive per l’intero Sud e, pertanto, irricevibili». «Non le accetteremmo da nessuno - aggiunge Carfagna - men che meno dall’esponente di un governo che col suo progetto,sbagliato, scritto male, di autonomia per le Regioni del Nord impoverirà ulteriormente di servizi quelle aree del Paese, come la Campania, dove già ce ne sono meno. Ci aspettiamo immediatamente le sue scuse e una decisa presa di distanza da parte dei due partiti che compongono la maggioranza: la Lega ha più volte promesso di non voler penalizzare il Sud e M5S che proprio a Sud ha preso moltissimi voti promettendo più investimenti e che invece, al governo, li sta ulteriormente diminuendo. Se il ministro non ha piacere o intenzione di occuparsi di un terzo dell’Italia, di milioni di italiani, può sempre dimettersi e dedicarsi ad altra, certamente più proficua, attività», conclude Mara Carfagna.

 

Scampia, De Luca: porteremo le luci d'artista come alla Sanità

SCAMPIA. «Mi piacerebbe portare le luci d'artista sul viale centrale di Scampia, come abbiamo fatto a Natale per il Rione Sanità. Sono stato a Scampia per la presentazione dei murales di Pasolini e Angela Davis di Jorit e mi sono emozionato. Sono due immagini che saranno una grande attrazione turistica per il quartiere». Così Vincenzo De Luca, governatore della Regione Campania, intervenuto a LiraTv. «Poi - conclude - abbiamo fatto visita alla scuola professionale alberghiera. Questa è l'immagine della Napoli moderna viva ed europea che ci piace, non quella dell'ammuina, del pulcinellismo e del casino continui. A Napoli serve anche un trasporto vero, non quello con la diligenza».

Viminale: «Dietrofront Francia su Sea Watch»

Sugli immigrati della Sea Watch la Francia cambia idea e non li vuole più. Lo rendono noto fonti del Viminale, spiegando che "Parigi ha fatto sapere al Viminale che dei migranti della Sea Watch 'prenderemo solo persone che hanno bisogno di protezione e non migranti economici'", riferendosi al caso delle 47 persone, a bordo della Sea Watch, fatte sbarcare a Catania lo scorso 31 gennaio.
"La Francia ha aggiunto che appoggerà l’Italia per chiedere rimpatri più efficaci in alcuni paesi africani a partire dal Senegal - si apprende dal ministero dell'Interno -. Il Viminale prende atto: anche i francesi non vogliono clandestini. Ora ci si aspetta che Parigi dimostri con i fatti la sua buona volontà, collaborando per rimpatriare al più presto decine di senegalesi irregolari che si trovano in territorio italiano".
"Il nostro aereo di ricognizione Moonbird si è spostato in Svizzera per manutenzione. Con Sea Watch, AitaMari e Open Arms fermi nei porti, in questi giorni non c'è nessun assetto civile di soccorso nel Mediterraneo centrale. nessun testimone laggiù", scrive intanto la ong su Twitter.

Intanto, il ministro dell'Interno Matteo Salvini, ha scritto all'omologo francese, Christophe Castaner, per invitarlo a Roma "per un confronto e uno scambio sui dossier aperti". "I nostri paesi da sempre condividono solidi rapporti bilaterali con particolare riferimento ai campi della sicurezza del terrorismo dell'immigrazione. Rapporti che, nel confermare una concreta volontà di collaborazione, possono e devono essere ulteriormente sviluppati nell'interesse strategico reciproco", sottolinea Salvini. In particolare "le anticipo tra i vari temi che confermo un vivo interesse per la collaborazione da voi offerta a proposito dei rimpatri dei migranti economici".

 

«Grate al Plebiscito, scelta inappropriata»

NAPOLI. «Le grate di piazza del Plebiscito secondo noi del ministero rappresentano una scelta inappropriata e il ministero ha deciso di fare delle azioni per evitare che accadesse qualcosa di non corretto. Questo al di là della sentenza del Tar. Penso che con un minimo di buonsenso e collaborazione si può trovare una soluzione». Lo ha detto il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Alberto Bonisoli durante la visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. «Vedrò il sindaco de Magistris il 20 febbraio - ha concluso il ministro Bonisoli - e uno dei temi che affronteremo sarà quello di trovare una soluzione e allo stesso tempo tutelare piazza del Plebiscito che è una delle più belle piazze del mondo».

NAPOLI CENTRALE NELLA CULTURA ITALIANA. «Napoli deve recuperare il suo ruolo centrale nella cultura italiana e stare allo stesso livello di altre realtà italiane più considerate all'estero». Lo ha detto il ministro Bonisoli, a margine della presentazione della mostra “Canova e l'Antico" nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. «Ne faccio diverse di queste uscite - ha detto il ministro Bonisoli - e per me è la prima volta qui al Museo Archeologico Nazionale di Napoli ed è una sfida, mi sento piccolo rispetto a quello che si è realizzato nel passato e che vediamo qui nelle opere presenti».  «Sulla mostra mi preme sottolineare che Canova è un grandissimo artista ma non è stata valorizzata abbastanza la sua attività di recupero delle opere di Napoleone in Francia. Canova ha lavorato alla diplomazia culturale, ai rapporti tra gli Stati grazie ai quali si restituiscono pezzi di arte da uno Stato all'altro. Noi riusciamo a fare questa opera oggi sia recuperando opere italiane che sono finite all'estero sia al contrario che sono in Italia. Questo museo ha una sua identità  - ha detto ancora il ministro Bonisoli -  una sua missione e una sua anima. Il Mann ha un piano strategico che prevede interventi mirati nel corso degli anni, con l'obiettivo di avvicinare il patrimonio culturale ai cittadini. Possiamo fare ancora uno sforzo in più per rendere ancora più comprensibile a tutti il patrimonio culturale. Ci sono vari strumenti e varie tecnologie utili per realizzare questo scopo. Vi è poi anche un discorso economico. Una realtà così viva e pulsante a Napoli, che si pone a confronto e dialoga con l'élite dell'élite come l'Hermitage di San Pietroburgo, crea le condizioni affinché ci sia una ricaduta positiva per il turismo e l'immagine della città che deve restare allo stesso livello di altre realtà italiane che all'estero sono subito considerate quando i parla di cultura italiana». «Se si collabora - ha concluso il ministro - tra musei e tra istituzioni e tra pubblico e privato allora si riesce ad ottenere questi obiettivi». 

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