Domenica 18 Febbraio 2018 - 11:18

«Italiani rincoglioniti», Dibba scatena il web

Dibba dà dei «rincoglioniti» agli italiani e gli italiani rispondono. «Non lo so, perché gli italiani li vedo molto rincoglioniti. Ora faranno polemica ma è la verità: è un popolo strano», ha affermato il deputato uscente M5S Alessandro Di Battista, rispondendo ad una domanda dei cronisti su un eventuale governo M5S. Una frase pronunciata ieri davanti ai cancelli dell'Embraco di Riva di Chieri (Torino) - la fabbrica che ha annunciato 500 licenziamenti - ed immortalata in una diretta Facebook che ha fatto velocemente il giro del web scatenando le reazioni più variegate degli utenti.

«Il problema dell'#Italia non è il politico ladro e/o mafioso, ma l'italiano che lo vota ancora dopo 20 di promesse MAI mantenute. Che #DiBattista abbia un fondo di ragione?», si chiede un utente spezzando una lancia a favore del deputato M5S, «Caro @ale_dibattista devi ringraziarli tutti i rincoglioniti d'Italia, altrimenti eri ancora a cercare lavoro. Invece adesso con 5 anni di lavoro ti ritrovi la pensione già fatta. Non dire che hai rinunciato perché era una bufala, lo so perché non sono rincoglionito», ribatte un altro polemico.

E ancora, «BRAVO! uno che ha consapevolezza di se stesso..non è cosa di tutti i giorni», «#DiBattista purtroppo ha ragione, anche perché se non fosse così lui non sarebbe mai entrato in Parlamento», «Un popolo di ladri, collusi e venduti... storicamente siamo stati sempre così. Ha ragione #dibattista, ma come fa la gente NORMALE a votare ancora questi qui, quale altra prova aspettano?», «Un popolo di santi, di eroi, di navigatori, ecc? No, di rincoglioniti», si legge in alcuni tweet.

C'è chi lamenta la caduta del livello del dibattito politico «al punto di darsi reciprocamente dei rincoglioniti invece di parlare dei veri problemi», chi giudica il commento di Di Battista «il modo più elegante per raccattare voti a un mese dalle elezioni», e chi, ironico, gli dà ragione sottolineando il fatto che «Ci sono tantissimi italiani #rincoglioniti che non riescono a vedere cosa sia davvero il #m5s». E c'è anche chi, infine, tenta di smorzare i toni: «Dai non fate i finti indignati tanto per fare polemica, rincoglioniti? Certo gran parte dell'elettorato a prescindere da 5stelle si o no, ha votato mafiosi e corrotti, per decenni, e continua a farlo se non è da rincoglioniti poco ci manca».

Manifesti choc contro Sgarbi a Pomigliano

POMIGLIANO. «I manifesti che mi ritraggono con la testa mozzata grondante di sangue, fatti affiggere stamane a Pomigliano d'Arco da soggetti che si definiscono aderenti al sindacato "Si Cobas" e "collettivo 48 OHM" costituiscono una evidente intimidazione, ancor più grave perché proveniente da soggetti collaterali al Movimento 5 Stelle. Chiedo pertanto alle forze dell'ordine, ed in particolare alla Digos, oltre a garantire il regolare svolgimento delle iniziative elettorali, d'identificare gli autori materiali di questa intimidazione, nonché gli ispiratori politici, e di verificare se tra di loro vi sono soggetti che abbiano collegamenti con appartenenti alla camorra. Mi auguro che “Giggino" di Maio abbia parole di condanna. Attendo una sua presa di posizione inequivocabile». Lo dichiara Vittorio Sgarbi, candidato alla Camera nel collegio uninominale di Acerra/Pomigliano d'Arco contro Luigi di Maio dei 5 Stelle.

Hacker attaccano Pd, online anche i dati di Renzi

Hacker all'attacco del Pd di Firenze. Il gruppo AnonPlus ha rivendicato su Twitter di aver messo on line, con un link scaricabile, «la lista completa degli iscritti al Partito democratico di Firenze, con nomi, cognomi, indirizzi, numero di telefono e altri dati». «Ci sono i dati di Matteo Renzi e altri», scrivono gli hacker sul social network. Tra gli hashtag #staisereno, #hacked e #AnonPlus @pdnetwork @matteorenzi. Su Twitter gli hacker riportano anche una riga con i dati del segretario Pd Matteo Renzi con i suoi riferimenti anagrafici.

Politiche, De Girolamo: mia figlia piange per la cattiveria di alcuni politici

«Mi batterò per la Campania e per l'Emilia, consapevole che la mia carta dei valori vale al nord e al sud di questo fantastico Paese. Andando via ho sofferto le lacrime di mia figlia. Un mese senza la sua mamma a causa della cattiveria di qualcuno che, entrando in politica, ha lasciato l'anima a casa. Quelle lacrime le porto con me a Bologna ed ho giurato a mia figlia che questa battaglia la farò per lei e per tutti i bambini come lei che meritano di vivere in un Paese migliore, nel quale chi si occupa di politica fa vincere il merito, la giustizia, la competenza, il servizio, la dignità, le regole e la responsabilità». Così su Facebook Nunzia De Girolamo candidata di Fi al Senato. 

«Per Berlusconi ho rinunciato alla carriera»

Veronica Lario «ha rinunciato in giovane età alla carriera di attrice per dedicarsi interamente alla casa, alla famiglia e all'allevamento dei tre figli». Una situazione, voluta da Silvio Berlusconi, da cui lui avrebbe tratto due vantaggi: «potersi dedicare più liberamente e intensamente alle molteplici attività imprenditoriali" e "costruirsi un'immagine di capo di una famiglia felice, largamente sfruttata nella propria vita politica».

È quanto si legge nel ricorso presentato in Cassazione dall'ex first lady contro la sentenza emessa lo scorso novembre dalla Corte d'Appello di Milano con cui i giudici hanno azzerato l'assegno di mantenimento mensile da 1,4 milioni di euro. Nel ricorso di una settantina di pagine i legali della Lario evidenziano una serie di motivi tecnici per cui la sentenza deve essere annullata, definendo "surreale e iniqua" l'ipotesi che la ex first lady, che è rimasta accanto all'ex premier per trent'anni, sia obbligata a restituire a Berlusconi - come stabilito dai giudici milanesi - tre annualità del maxi assegno (pari a 45 milioni circa) «compresi gli importi da lei doverosamente versati al fisco e praticamente irrecuperabili». 

Gli avvocati della Lario chiedono alla Suprema Corte «anche qualora non condividessero altri motivi di annullamento della sentenza del tribunale di Milano, quanto meno di cassare il capo relativo alla decorrenza della revoca dell'assegno divorzile, poiché quest'ultimo va considerato per sua natura “destinato al consumo anche indipendentemente dalla sua misura e irripetibile"».

Mastella aderisce a Forza Italia

NAPOLI. Clemente Mastella, sindaco di Benevento, ha annunciato la sua adesione a Forza Italia durante la presentazione delle liste del partito per le politiche del 4 marzo che vedono protagonista la moglie Sandra Lonardo candidata capolista nel plurinominale Benevento-Avellino. «Aderisco ufficialmente a Forza Italia» ha detto l'ex Guardasigilli.

«L'adesione di Clemente Mastella a Forza Italia è una notizia positiva per quanti si riconoscono nei valori di un centrodestra moderato. La sua esperienza e la sua storia politica rappresentano un arricchimento per il nostro partito. Sono certo che il suo contributo sarà molto importante. Chi, come Mastella, è stato vittima di una giustizia non priva di connotazioni politiche sa bene quanto sia necessario, tra le altre cose, procedere a una riforma del settore che sia garanzia per ogni cittadino. Da oggi Forza Italia ha una freccia in piu' al suo arco per centrare gli obiettivi di un programma elettorale improntato su capacita' e concretezza» afferma in un nota l'ex presidente del Senato, Renato Schifani.

Elezioni, Siani: «Non ci sono nomi scomodi nelle liste Pd» VIDEO

NAPOLI. Nelle liste del Pd in Campania «non ci sono nomi scomodi nel senso di persone chiacchierate». Lo ha detto Paolo Siani, pediatra, fratello di Giancarlo, giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, candidato del Partito democratico nel collegio uninominale Napoli-San Carlo all'Arena e nel collegio plurinominale Napoli città. A una domanda sulla presenza nelle liste di Franco Alfieri, ex sindaco di Agropoli e noto per la battuta del governatore campano Vincenzo De Luca sulle “fritture di pesce", Siani risponde: «Non c'entra niente lui, è una battuta e tra l'altro è stato tutto archiviato. Quindi, se vi volete divertire, divertitevi. Ma parliamo piuttosto delle cose che vuole fare Alfieri, non delle cose che ha detto un altro. Il mio sforzo è provare a dire le cose, le idee, non parlare contro un altro perché non serve a nessuno».

Renzi: «Mai un governo con il M5s»

Mai un governo con il M5s. È quanto ha detto Matteo Renzi a “Porta a Porta", replicando a una domanda sull'ipotesi di un governo con i Cinque Stelle o con il centrodestra. È «un dibattito inutile» ha aggiunto. «A parte che correre dietro quello che dice Di Maio ti fa venire il mal di testa, non si capisce cos'è il centrodestra, è una discussione lunare -ha spiegato il leader del Pd-. Noi con gli estremisti non andremo mai». Quanto, invece, al sostegno di Prodi, conclude Renzi, «credo sia una cosa che fa piacere, anche perché con questo sistema quelli che votano sinistra radicale fanno un favore a Salvini, ogni voto al partito di D'Alema favorisce il candidato di Salvini e Grillo, è la realtà dei fatti, oggettivamente«.

L'ex premier ha anche anticipato parte del programma che verrà presentato domani. «Non aspettatevi effetti speciali, ma piccolo cose quotidiane» ha detto. «Il nostro obiettivo è dare gli 80 euro anche alle partite Iva». «Nella prossima legislatura mettiamo l'attenzione alle famiglie, ma nessuno prenderà meno di quello che prende oggi». «Per ciascun figlio, non per quello di Marchionne, con 120mila euro di limite, nella nostra proposta c'è una clausola che dice che comunque ciascuna famiglia che ha almeno un figlio ha 80 euro netti mensili di più per ciascun figlio -ha spiegato Renzi -. È la misura più costosa della nostra proposta, vale mezzo punto di Pil, circa 8,5-9 miliardi di euro». Nel programma del Pd, aggiunge, ci sarà «una proposta sugli affitti, mutuata dall'esperienza di Zapatero».

Elezioni, Sgarbi: esposto alla magistratura per verificare titoli di studio di Di Maio

POMIGLIANO D'ARCO. Vittorio Sgarbi ha dato mandato al suo legale, l'avvocato Giampaolo Cicconi, di presentare un esposto alla magistratura campana per verificare se i titoli di studio di Luigi Di Maio siano stati conseguiti regolarmente. «In particolare - spiega Sgarbi che è candidato contro di Maio nel collegio uninominale di Acerra-Pomigliano d'Arco per la Camera - intendo verificare se Di Maio abbia realmente svolto le scuole elementari e conseguito il diploma di scuola media». «Numerosi e concordanti elementi, ormai di dominio pubblico, relativi alle sue lacune su argomenti di storia e geografia che fanno parte del bagaglio di conoscenze di uno studente di scuola media, nonché la sua oramai conclamata incapacità di coniugare i verbi e di confondere i congiuntivi con i condizionali - aggiunge - possono, a evidenza, far ritenere che egli abbia potuto ottenere i titoli della scuola dell'obbligo in maniera fraudolenta. La magistratura non avrà difficoltà ad accertare questa mia ipotesi, augurandomi che si possa procedere, preliminarmente, con una sorta di 'incidente probatorio' sottoponendo Di Maio a un esame pubblico». 

Ricorso inammissibile, via libera al Rosatellum

NAPOLI. Il Tribunale civile di Firenze, con un'ordinanza del giudice Giuseppina Guttadauro, ha giudicato "inammissibile" il ricorso presentato dal deputato toscano Massimo Artini, ex M5S passato nel gruppo Alternativa Libera, contro il Rosatellum bis, la nuova legge elettorale con cui si andrà a votare il prossimo 4 marzo. Il ricorso del parlamentare è stato respinto per mancanza dei requisiti di "urgenza e di strumentalità cautelare".

L'ordinanza del giudice del Tribunale di Firenze è la prima in Italia su un ricorso presentato contro il Rosatellum. Il giudice Guttadauro ha tenuto l'udienza sul ricorso di Artini, che è assistito dall'avvocato Paolo Colasante di Roma, lo scorso 17 gennaio, mentre la Presidenza del Consiglio dei Ministri era rappresentata in giudizio dall'avvocato dello Stato Stefano Pizzorno. Artini, che agiva non come parlamentare ma come elettore che vuole tutelare il suo voto, aveva l'obiettivo di un intervento della Corte Costituzionale, opzione che rientrava tra le possibilità di decisione del giudice.

Oltre quello di Firenze sono altri due i ricorsi promossi in Italia contro il Rosatellum. Per uno è già fissata udienza al Tribunale de L'Aquila per la giornata di oggi, per un terzo è attesa la fissazione della data al Tribunale civile di Roma. Il ricorso respinto a Firenze, firmato dall'avvocato Paolo Colasante, era stato presentato il 20 dicembre scorso, prima dello scioglimento delle Camere, rilevando che "l'imminente celebrazione delle prossime elezioni politiche con le caratteristiche del procedimento d'urgenza fonda il procedimento d'urgenza ex art. 700 del codice di procedura civile". Pertanto l'avvocato Colasante chiedeva al giudice di Firenze di ammettere il ricorso per tutelare il diritto di voto "minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile", ossia le elezioni politiche del 4 marzo di cui la nuova legge elettorale rischia di comprimere la portata del diritto di voto, e sottolineava la necessità dell'intervento della Corte Costituzionale.

Tra le censure e presunte illegittimità del Rosatellum evidenziate nel ricorso di Artini si mettevano in evidenza, tra l'altro, l'illegittima previsione delle soglie di sbarramento per la quota proporzionale; le criticità nell'applicazione delle medesime soglie di sbarramento; l'illegittimità della contestuale candidatura in un collegio e in uno più collegi plurinominali; l'illegittimità della proclamazione del deputato eletto in più collegi plurinominali in quello in cui abbia ottenuto la minore cifra elettorale; l'illegittimità delle liste bloccate anche in virtù delle pluricandidature; la previsione di una sola scheda elettorale e senza voto disgiunto.

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