Venerdì 14 Dicembre 2018 - 18:58

M5S: «Nessuna svolta garantista, altra bufala dei media»

ROMA. "Il codice di comportamento del Movimento 5 Stelle (votato ieri dalla stragrande maggioranza degli iscritti) rappresenta una svolta garantista? Falso. È un'altra bufala di giornali e tv". È quanto si legge in un post in apertura del blog di Beppe Grillo firmato 'Movimento 5 Stelle'.

M5S, assicura il blog, "garantisce ai cittadini che chi tra i suoi eletti non rispetta i principi a cui ha aderito come portavoce viene messo fuori dalla porta. Non aspettiamo il terzo grado di giudizio. Nel Movimento 5 Stelle già al primo grado si prevede l'espulsione. Se nel Pd si applicasse lo stesso nostro Codice, non resterebbe quasi più nessuno".

Perché non lo fanno?, chiede dunque il M5S: "Perché dovrebbero mettere fuori Renato Soru, condannato per evasione fiscale, che invece siede ancora in Parlamento Europeo tra i banchi del Pd. Noi gli avremmo anche chiesto di dimettersi e fare spazio a un altro portavoce. Stessa sorte per Marco Di Stefano, deputato Pd che nessun giornale ha sbattutto in prima pagina e su cui nessun tg ha fatto mezzo servizio, ma che è stato rinviato a giudizio nel mese di aprile del 2016 con le accuse di abuso d'ufficio, truffa e falsità ideologica nel silenzio generale".

Nel M5S, "a differenza del Pd, non c'è spazio per personaggi condannati o anche solo indagati per reati gravi come associazione a delinquere, corruzione, concussione, voto di scambio politico mafioso, truffa, turbativa d'asta, reati gravi contro la Pa, ecc. I nostri eletti che hanno una condotta o un comportamento politico o sociale riprovevole ed eticamente censurabile, a prescindere dall'esito di un procedimento penale, vengono sanzionati e nei casi più gravi cacciati".

Rai, Verdelli
si dimette dopo
il flop del piano editoriale

ROMA. Il direttore dell'Offerta Informativa Rai, Carlo Verdelli, a quanto si apprende, si è dimesso dal suo incarico, dopo la bocciatura sostanziale del suo piano editoriale per l'informazione avvenuta oggi in Cda. Un consiglio di amministrazione informale nel quale, a quanto apprende l'Adnkronos, non c'è stata nessuna votazione ma un confronto con tutti i consiglieri che ha messo in luce come la maggior parte del piano non fosse ritenuto sufficientemente compatibile e innovativo. Un'analisi critica, quella dei consiglieri, che ha portato Verdelli alla sua decisione dopo un incontro con il Dg Rai, Antonio Campo dall'Orto.

DIACONALE - Nessuna 'deromanizzazione' della Rai attraverso il trasferimento del Tg2 a Milano, ma trasformazione dell'Azienda nel perno del sistema informativo nazionale in collaborazione economica e produttiva con i privati nazionali e locali contro il rischio di colonizzazione informativa del paese da parte delle grandi media company sovranazionali. Come? Con una semplice partita di scambio: rinunciando alla raccolta pubblicitaria da lasciare quindi al mercato e coprendo il mancato introito con un ritorno del costo del canone al livello preesistente.

Sono questi alcuni dei punti cardine del contro-piano editoriale per l'informazione Rai presentato oggi nel corso del Cda dal consigliere Arturo Diaconale che l'Adnkronos è in grado di anticipare "per contribuire ad una discussione che non può essere liquidata in poche riunioni formali del consiglio di amministrazione".

De Magistris si tira fuori: non mi candido alle Politiche

NAPOLI.  "Esprimiamo politiche in antitesi a Renzi, ma lo faccio da sindaco. Nessuna possibilità di candidarsi alle politiche nel 2017 o nel 2018". Così il sindaco Luigi de Magistris a Repubblica Tv.  Poi il sindaco aggiunge: "Non voglio credere che De Luca non mantenga impegni verbali su lungomare che necessita di riqualificazione. Sto pensando ad un'opzione B, ma attendo la Regione". In vista della partita di Champions, de Magistris assicura che "lavorerò per installare un maxischermo in città per vedere Napoli-Real Madrid. So la questione dei diritti, ma lo chiederò a Prefettura e Calcio Napoli".

Grillo contro
i media: «Giuria popolare
per balle di tv
e giornali»

ROMA. "Tutti contro Internet. Prima Renzi, Gentiloni, Napolitano e Pitruzzella, poi il ministro della Giustizia Orlando e infine il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Tutti puntano il dito sulle balle che girano sul web, sull'esigenza di ristabilire la verità tramite il nuovo tribunale dell'inquisizione proposto dal presidente dell'Antitrust. Così il governo decide cosa è vero e cosa è falso su internet. E alle balle propinate ogni giorno da tv e giornali chi ci pensa?". A chiederlo è Beppe Grillo, che dal suo blog propone "una giuria popolare per le balle dei media".

"Il quotidiano La Stampa - scrive il leader M5S - ha diffuso un articolo sulla fantomatica propaganda M5S capitanata da Beatrice Di Maio, notizia ripresa da tutti i giornali e i tg, poi si è scoperto che era tutto falso. La Stampa non ha chiesto neppure scusa e nessuna sanzione è stata applicata nei suoi confronti, né degli altri giornali e telegiornali che hanno ripreso la bufala senza fare opportune verifiche.

"Poi fresca di oggi la bufala in prima pagina del Giornale di Berlusconi: 'Affari a 5 stelle. Grillo vuole una banca'. Una falsità totale che stravolge un fatto vero, ossia che Davide Casaleggio ha accettato di incontrare l'AD di una banca online che ha ricevuto vari premi per l'innovazione tecnologica utilizzando il web per scambiare esperienze e idee sula Rete e sulle sue possibilità, così come incontra decine di aziende innovative. Capite come lavorano i media?", chiede polemico Grillo.

"I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese - accusa dunque il leader 5 Stelle - con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate".

Dunque la proposta di Grillo. "Propongo - scrive - non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. Così forse abbandoneremo il 77esimo posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa".

Segue un post scriptum: "Aspettiamo ancora le scuse del direttore de La Stampa e di tutti coloro che hanno ripreso acriticamente un articolo provato falso".

MENTANA: GRILLO SI CERCHI UN AVVOCATO. "In attesa della giuria popolare chiedo a Grillo di trovarsi intanto un avvocato". Enrico Mentana replica al post con cui Beppe Grillo definisce "giornali e tg sono i primi fabbricatori di notizie false" e propone "una giuria popolare per le balle dei media".

"Fabbricatori di notizie false è un'offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge. Ne risponderà in sede penale e civile", scrive Mentana su Facebook.

 

IL VOTO SUL CODICE ETICO.  Via libera con il 91% dei partecipanti, pari a 37.360 voti, al codice etico del Movimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie'. Lo ha stabilito la votazione online sulla ratifica del Codice, il cui testo è stato pubblicato ieri mattina sul blog del leader Cinque Stelle. Le votazioni, aperte agli iscritti al movimento entro il primo luglio 2016, erano iniziate alle ore 10 e si sono concluse alle 19.

Tra le novità previste nelle nuove regole, il fatto che non scatta automaticamente la sanzione per l'eletto pentastellato coinvolto in un'indagine. In caso di avviso di garanzia, si dovrà avvertire comunque il gestore del sito, mentre a decidere i provvedimenti da adottare saranno il garante del movimento e il collegio dei Probiviri.

De Luca: benvenuto Mattarella, grazie per la sua attenzione al Sud

NAPOLI.  "Rivolgiamo il nostro benvenuto ed esprimiamo la nostra gratitudine al Presidente Mattarella per il lavoro istituzionale nel quale è impegnato". Così il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, saluta l'arrivo a Napoli del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per un breve soggiorno a Villa Rosebery. "Ricordiamo con particolare interesse - aggiunge De Luca - il suo appello a un'attenzione crescente al problema del lavoro e ai giovani del Sud".

Riciclaggio, scarcerato Amedeo Laboccetta

NAPOLI. «Il Tribunale del riesame di Roma, all'esito della camera di consiglio del 27 dicembre 2016, ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei miei confronti, datata 21 novembre 2016. Sono quindi tornato a casa da uomo libero». A dirlo è l'ex deputato PdL Amedeo Laboccetta.

«Ringrazio i miei avvocati, Bruno Larosa e Andrea de Sanctis, che mi hanno assistito con grande umanità e professionalità. Non perdo fiducia nella magistratura e nella tenuta delle regole processuali che mi hanno consentito di riabbracciare la mia famiglia a Capodanno».

«L'esperienza vissuta, in questi giorni a “Regina Coeli”, mi ha confermato la necessità che finalmente la politica si occupi di una umanità abbandonata quale quella dei detenuti, e dello straordinario lavoro condotto dagli agenti che operano nelle strutture di tutt'Italia – ha concluso Laboccetta –. Il più grande favore al crimine che la nostra società può fare è quello di considerare “perduti” gli uomini e le donne che conoscono da vicino il mondo carcerario».

II collegio della Libertà ha confermato invece le misure cautelari per l'imprenditore catanese Francesco Corallo, che con la sua Atlantis Bplus è considerato il re delle slot machine, e i suoi collaboratori Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Rudolf Baetsen. I provvedimenti restrittivi erano il risultato di un'inchiesta della Guardia di finanza di Roma su un maxiriciclaggio di denaro sottratto anche al fisco italiano dal gruppo di Corallo attraverso società offshore per 85 milioni fino al 207, e altri 150 milioni fino al 2014. Le accuse per gli indagati vanno a vario titolo dall'associazione a delinquere transnazionale finalizzata al peculato, al riciclaggio e alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

A Laboccetta veniva contestata l'associazione a delinquere finalizzata a un caso di peculato, una rata del 2006 di una imposta dei giochi, pagata poi con interessi e sanzioni.

Mattarella manda di traverso il panettone a Renzi: niente voto senza legge elettorale

ROMA. Nel suo discorso di fine anno, Sergio Mattarella frena sulle richieste di voto anticipato che arrivano soprattutto dai renziani: "Chiamare gli elettori al voto anticipato - ha detto il Presidente della Repubblica - è una scelta molto seria. Occorre che vi siano regole elettorali chiare e adeguate perché gli elettori possano esprimere, con efficacia, la loro volontà e questa trovi realmente applicazione nel Parlamento che si elegge. Queste regole, oggi, non ci sono: al momento esiste, per la Camera, una legge fortemente maggioritaria e, per il Senato, una legge del tutto proporzionale. L’esigenza di approvare una nuova legislazione elettorale mi è stata, del resto, sottolineata, durante le consultazioni, da tutti i partiti e i movimenti presenti in Parlamento. Con regole contrastanti tra loro chiamare subito gli elettori al voto sarebbe stato, in realtà, poco rispettoso nei loro confronti e contrario all’interesse del Paese. Con alto rischio di ingovernabilità". Per questo, ha aggiunto Mattarella in un altro passaggio del suo discorso, "risolvere, rapidamente, la crisi di governo era, quindi, necessario sia per consentire al Parlamento di approvare nuove regole elettorali sia per governare problemi di grande importanza che l’Italia ha davanti a sé in queste settimane e in questi mesi".

Grillo contro l'Antitrust: «Chiudere i social? Nuova Inquisizione"

ROMA. "Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno". Lo scrive Beppe Grillo su twitter e poi in un lungo post sul blog: "Il presidente dell'antitrust Pitruzzella ha rilasciato un'intervista al Financial Times, a metà strada tra il delirio d'onnipotenza e l'ignoranza completa di come funzioni il web, dicendo che 'la post-verità in politica è uno dei catalizzatori del populismo e una minaccia alle nostre democrazie'".

 
"E cosa è la post-verità si chiede una persona normale? 'La post-verità è una definizione usata dai rosiconi che non sono entrati nel ventre della balena del web e quindi non riescono a interpretare i tempi. Parliamo di giornalisti le cui testate hanno avallato per anni bugie ed idiozie di ogni tipo. La post-verità - scrive Grillo - semmai è quella costruita dai giornalisti. Chi vi ha aderito poi si è sorpreso per Grillo, per la Brexit, per la vittoria di Trump e per quella del no al referendum in Italia. Ci raccontano un mondo che non esiste più e chiamano post-verità quello reale.' E' la definizione, che meriterebbe la Treccani, di Roberto D'Agostino".

"L'intervista si fa interessante quando Pitruzzella spiega come si combatte la post-verità: 'dobbiamo decidere se lasciare Internet così com'è, il selvaggio west, oppure se regolamentarlo. Penso che queste regole vadano definite dallo Stato. [...] Non è compito di entità private controllare l'informazione, questo è dei poteri statali: loro devono garantire che l'informazione è corretta'. Tradotto significa che vogliono fare un bel tribunale dell'inquisizione, controllato dai partiti di governo, che decida cosa è vero e cosa è falso".

"Immaginatevi la scena - prosegue Grillo -. Scrivo sul Blog: 'I politici prendono la pensione d'oro: è un privilegio che vogliamo abolire!'. Il tribunale decreta: 'Falso, prendono una pensione normale come tutti, è un diritto acquisito. E' post-verità la tua! Ordiniamo che il Blog di Grillo sia messo al rogo!'. 'Ma non si può bruciare, sua Pitruzzella: è fatto di bit!'. 'Allora al rogo il computer di Grillo e pure il suo mouse, e se si lamenta al rogo pure lui'".

"Purtroppo Pitruzzella non è un pazzo solitario. Il premier fotocopia Gentiloni ieri ha detto che gli strappi nel tessuto sociale del Paese sono causati anche da Internet. Per il sempregrigio Napolitano 'la politica del click è mistificazione'. Renzi è convinto di aver perso il referendum per colpa del web: 'Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità'. I travestiti morali sono abituati alla TV, dove se vai con una scheda elettorale falsa i giornalisti ci credono, ma se lo fate sul web i cittadini ve lo dicono che siete dei cazzari, non prendetevela", sottolinea.

"Tutti uniti contro il web. Ora che nessuno legge più i giornali e anche chi li legge non crede alle loro balle, i nuovi inquisitori vogliono un tribunale per controllare internet e condannare chi li sputtana. Sono colpevole, venite a prendermi. Questo Blog non smetterà mai di scrivere e la Rete non si fermerà con un tribunale. Bloccate un social? Ne fioriranno altri dieci che non riuscirete a controllare. Le vostre post-cazzate non ci fermeranno", conclude Grillo.

Sottosegretari, neanche una faccia nuova: via Zanetti

ROMA. Posti 'sottogoverno' passano da 44 a 41, Lotti e Minniti promossi Roma, 29 dic. (AdnKronos) - Rispetto al governo Renzi che ne aveva 44, Gentiloni ha ridotto la squadra dei sottosegretari a 41, senza nuovi ingressi e provvedendo a una sola variazione con la staffetta tra Davide Faraone che passa dal Miur al ministero della Salute e Vito De Filippo, che fa il percorso inverso. Dalla squadra del 'sottogoverno' è uscito Enrico Zanetti (Sc-Ala) che stava al ministero dell'Economia e Finanze nel precedente esecutivo, oltre a Luca Lotti incaricato di guidare il Ministero dello Sport e Marco Minniti, promosso da sottosegretario alla presidenza con delega sui Servizi di Sicurezza al ministero dell'Interno.

Ecco tutti i sottosegretari:

Presidenza del Consiglio
Maria Teresa Amici, Gianclaudio Bressa, Sandro Gozi, Luciano Pizzetti, Angelo Rughetti

Affari esteri e cooperazione internazionale
Vincenzo Amendola, Benedetto Della Vedova, Mario Giro

Interno
Gianpiero Bocci, Filippo Bubbico, Domenico Manzione

Giustizia
Federica Chiavaroli, Cosimo Maria Ferri, Gennaro Migliore

Difesa
Gioacchino Alfano, Domenico Rossi

Economia e finanze
Pier Paolo Baretta, Luigi Casero, Paola De Micheli, Enrico Morando

Sviluppo economico
Teresa Bellanova, Antonio Gentile, Antonello Giacomelli, Ivan Scalfarotto

Politiche agricole, alimentari e forestali
Giuseppe Castiglione, Andrea Olivero

Ambiente e tutela del territorio e del mare
Barbara Degani, Silvia Velo

Infrastrutture e trasporti
Umberto Del Basso De Caro, Riccardo Nencini, Simona Vicari

Lavoro e politiche sociali
Franca Biondelli, Luigi Bobba, Massimo Cassano

Istruzione, università e ricerca
Vito De Filippo, Angela D’Onghia, Gabriele Toccafondi

Beni e attività culturali e turismo
Dorina Bianchi, Ilaria Borletti Buitoni, Antimo Cesaro

Salute
Davide Faraone

Gentiloni: «Continuerò il lavoro di Renzi»

ROMA. "Sono stati 15 giorni molto impegnativi per me, ma anche entusiasmanti perchè, per chi fa il mio lavoro, servire istituzioni è appassionante". Lo dice il premier Paolo Gentiloni alla conferenza stampa di fine anno sui suoi primi giorni a palazzo Chigi.

 
"Il governo -osserva- nasce all'indomani delle dimissioni di Matteo Renzi provocate dalla sconfitta referendaria. Quel risultato non si cancella e noi lo abbiamo ben presente, ma non deve cancellarsi nemmeno il lavoro che ha fatto il governo Renzi. Cancellarlo o relegarlo nell'oblio sarebbe un errore".

 

RIFORME - "Il governo proseguirà la strada delle riforme: non abbiamo finito e soprattuto non abbiamo scherzato", aggiunge. "Il percorso delle riforme, per il tempo che avremo a disposizione per lavorare, andrà avanti" e questo, specifica, "non è un mio puntiglio" perché la continuità serve al Paese.

LAVORO - ''Abbiamo fatto un'ottima riforma del lavoro; le abbiamo dato un nome inglese, jobs act, ma è un'ottima riforma'', dice Gentiloni. Il lavoro stabile è cresciuto di circa 700.000 unità, di cui circa i due terzi a tempo indeterminato. ''E' un risultato che non ci soddisfa perché nella fascia sotto i 40 anni il lavoro da fare è ancora enorme'', osserva. ''L'economia è cresciuta, seppur a un tasso che vorremmo più elevato'', evidenzia. I voucher, al centro del dibattito in questi giorni, ''non sono un virus che seminano lavoro nero. Stiamo ragionando su cosa cambiare e lo faremo in tempi rapidi''.

VOTO - La stabilità è un valore, ma "la stabilita' non puo' prendere ostaggio la democrazia, il voto non si può vedere come una minaccia. il governo -ribadisce il premier- lavora finché ha la fiducia del Parlamento. I governi, per definizione, non hanno scadenza e, per definizioni, non si tengono in vita artificialmente se non riescono a fare il loro lavoro. Il presidente del consiglio non è un indovino. Quello che può fare è cercare di fare bene suo lavoro e sono sicuro che se faremo bene, questo aiuterà il paese. Considerare le elezioni come una minaccia non mi appartiene". Nei confronti della legge elettorale "la sollecitudine non è legata alla durata del governo, ma è un'esigenza del sistema" arrivare a "regole armoniche tra Camera e Senato". E l'esecutivo, sottolinea, "faciliterà e solleciterà" l'incontro tra le forze politiche.

TERRORISMO - Nell'era della sfida del terrorismo "l'Italia deve essere fiera", avendo garantito livelli di sicurezza "in momenti complicati", come per il Giubileo, quando "sulla copertina della rivista del Daesh appariva la cupola di San Pietro. Fortuna? Certo, ma c'è stato anche il lavoro degli apparati e degli organi dello Stato", prosegue. "Sono stato orgoglioso, qualche giorno fa, di poter telefonare ad Angela Merkel e poterle dire che avevamo trovato il terrorista autore della strage" al mercatino di Berlino. "Questo orgoglio condividiamolo, ogni tanto riconosciamo il merito delle nostre istituzioni". "Non risultano particolari reti che Amri avesse in Italia, risulta che due poliziotti, reagendo a un suo colpo di pistola hanno individuato il terrorista che aveva colpito in Germania", dice riferendosi agli sviluppi delle indagini.

"Non esistono paesi non a rischio e di questo penso che dobbiamo essere onestamente consapevoli e trasmettere questa onesta consapevolezza ai cittadini", chiarisce. "Esistono paesi che fanno tutto lo sforzo possibile per prevenire attraverso intelligence e apparati sicurezza. Poi esistono condizioni che differenziano i diversi paesi e, da un lato, l'Italia ha posizione geopolitica esposta: siamo al centro del Mediteranno, che è un'area di crisi tra le più pericolose al mondo. Dall'altro lato, siamo un paese che è riuscito ad avere livelli di convivenza tra comunità diverse meno drammatici di altri paesi. Dobbiamo mantenere alta la guardia. Le minacce possono venire dall'esterno ma la radicalizzazione spesso avviene nei nostri paesi, nelle nostre carceri".

BANCHE - ''Abbiamo messo in sicurezza il risparmio con il decreto legge adottato circa una settimana fa''. La sua attuazione ''sarà lunga e complicata'', però ''abbiamo preso una decisione strategica e fondamentale'', afferma Gentiloni. Il percorso di salvataggio del risparmio degli italiani ''non si conclude con il decreto legge. Sarà un percorso di mesi, di dialettica con la vigilanza europea mi auguro produttiva ed efficace''.

MIGRANTI - "Non esistono paesi non a rischio ma esistono paesi che possono impegnarsi sul terreno della prevenzione e sicurezza e su quello dell'accoglienza. Su questo il governo dovrà fare passi avanti nei prossimi mesi, c'è da rivedere il sistema di accoglienza, quello di rimpatri, ci sono tante cose da fare", aggiunge.

TERREMOTO - La ricostruzione delle zone terremotate è la priorità dell'azione del governo. "Il susseguirsi della scosse successive - premette il presidente del Consiglio- non ci ha fatto rendere conto della gravità e dell'estensione del terremoto che non ha precedenti recenti". "Adesso c'è la fase più difficile e che oltre ad Amatrice, Accumoli, Arquata e ai centri più danneggiati c'è il cratere allargato che coinvolge centinaia di migliaia di persone. C'è il problema del lavoro, della ricostruzione, dell'agibilità dei centri abitati - dice- e saranno le nostre priorità".

MEDIASET - Il governo è consapevole che Mediaset ''è un gruppo privato che opera in un settore particolarmente importante'', come quello audiovisivo e dell'informazione. Il fatto che questo sia oggetto di una scalata, da parte di Vivendi, '' non ci lascia indifferenti''. L'esecutivo ''è vigile dal punto di vista politico''. dall'esecutivo può arrivare una valutazione politica, quindi ''pesa quanto pesano le valutazioni politiche dei governo, che non è poco''.

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