Mercoledì 22 Agosto 2018 - 7:56

Blocco dei contratti statali illegittimo, ma solo d'ora in poi

ROMA. La Consulta giudica «illegittimo» il blocco dei contratti nel pubblico impiego. Ma la pronuncia della Corte non riguarda il passato e non ha quindi effetto retroattivo. La Corte Costituzionale, si legge in una nota, in relazione alle questioni di legittimità costituzionale sollevate, «ha dichiarato, con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime del blocco della contrattazione collettiva per il lavoro pubblico, quale risultante dalle norme impugnate e da quelle che lo hanno prorogato». La Corte ha respinto le restanti censure proposte. La pronuncia viene sostanzialmente promossa dai costituzionalisti interpellati dall'Adnkronos. Una sentenza, argomentano, equilibrata, che non apre un buco di bilancio e non comporta oneri automatici per le casse dello Stato. Sono passati quasi sei anni, dall'ultimo rinnovo del contratto del pubblico impiego. Riguarda più di tre milioni di dipendenti, un numero che si è ridotto di 300mila unità dal 2002 al 2013. La sentenza della Consulta sul blocco imposto dal governo Berlusconi, nel 2010, e poi confermato da Monti, Letta e Renzi, impone di interrompere una prassi ormai consolidata.

Roma, il centrodestra apre a Marchini

ROMA. «Marchini non lo conosco abbastanza per poter dare un giudizio, sarei ingeneroso a dire sì o no. L'importante è che Marino tolga il disturbo». Così Matteo Salvini commenta all'Adnkronos le dichiarazioni di Alfio Marchini sull'ipotesi di alleanze che vadano oltre gli schieramenti di centrodestra o centrosinistra, «schema politico superato» secondo l'imprenditore prestato alla politica.

«Marino è un uomo disperato - dice Salvini commentando la bufera politica in Campidoglio dopo l'inchiesta mafia capitale - posso umanamente capirlo ma Roma non ha bisogno di umana comprensione, ha bisogno di qualcuno che la governi. Non l'ho mai vista ridotta così. E la cosa assurda è che in Consiglio comunale abbiano il tempo parlare di Olimpiadi: siamo alle barzellette».

D'accordo con Salvini, il senatore leghista Raffaele Volpi, vicepresidente di Noi con Salvini, il movimento leghista che opera da Roma in giù. «Conosco abbastanza la realtà romana e va fatta un'analisi seria, innanzitutto mandando a casa Marino. Sul nome e sulle candidature credo ci sia ancora molta strada da fare. Siamo stanchi di proposte di candidature senza programmi veri: non bastano i nomi, a Roma serve un grande e vero programma di rilancio all'altezza di una città metropolitana».

Renzi molla Marino, Boschi: «Se necessario scioglimento procederemo»

ROMA. «Credo che il nostro dovere sia quello di mettere al primo posto il rispetto delle leggi, della correttezza, della legalità, il rispetto dei cittadini di Roma. Per cui, se dovessero emergere degli elementi che portano allo scioglimento» del Comune di Roma per infiltrazione mafiosa, «il governo si assumerà questa responsabilità, perché ovviamente è più importante garantire il rispetto delle leggi che un titolo sui giornali, per quanto difficile da digerire». Ad affermarlo il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, ospite de "L'Intervista" di Maria Latella.

«Compito del governo - ha spiegato il ministro - sarà di valutare attentamente la relazione che il prefetto Gabrielli presenterà sulla situazione del Comune di Roma, quindi è difficile dare valutazioni adesso prima di aver letto attentamente le carte. Ovviamente ci auguriamo che gli esiti di questa relazione non comportino una richiesta di scioglimento del Comune di Roma, mi auguro che questo non succeda per il bene di Roma e per il bene di tutto il nostro Paese, perché sarebbe difficile spiegare all'estero lo scioglimento della nostra capitale per mafia».

Dal canto suo «Marino è una persona onesta, ma l'onestà da sola non basta - ha detto ancora la Boschi - Credo che i romani chiedano che sia gestita bene la loro città. Marino deve essere all'altezza di questa sfida, solo lui può sapere se se la sente di andare avanti».

Scuola, «Prematuro parlare di fiducia, possibili assunzioni». «Mi pare ancora prematuro parlare di una possibile fiducia la prossima settimana" al Senato sulla riforma della scuola, «perché è un atto che il governo pone proprio quando non c'è un'altra soluzione, quindi vedremo. Io sono convinta però che approveremo la legge in tempi rapidi e sono convinta che le assunzioni possano ancora essere fatte per quest'anno, se il Parlamento fa il proprio lavoro, se va avanti con determinazione, la stessa determinazione che ha messo il governo sin dal primo giorno», ha detto il ministro per le Riforme aggiungendo: «Non è tanto un problema di minoranza e maggioranza interna al Pd, è un problema di opposizioni. Noi siamo molto bravi a ricoprire tutti i ruoli, ma ci sono delle opposizioni in Parlamento che hanno presentato oltre 5mila emendamenti alla Camera e oltre 3mila emendamenti adesso in commissione al Senato».

«Valutiamo Azzollini sulle carte e non sui titoli dei giornali». Sulla richiesta di arresto nei confronti del presidente della commissione Bilancio Antonio Azzollini, «credo che sia giusto aspettare gli esiti del lavoro che sta facendo la Giunta valutando le carte». «Abbiamo dimostrato di non fare sconti a nessuno, perché - ha sottolineato l'esponente dell'esecutivo - abbiamo votato a favore degli arresti per alcuni compagni del Partito democratico. E giusto però valutare sulla base dei documenti, delle carte e non sui titoli dei giornali. La Giunta presenterà all'Aula i risultati del suo lavoro e valuteremo non per fare titoli sensazionalistici, ma per cercare di valutare i documenti, perché è in gioco la vita di una persona».

Sulle unioni civili: «Ascoltare piazza di ieri ma anche coppie gay». «Credo che quella piazza vada ascoltata. Ci sono anche tante coppie omosessuali che si amano nel nostro Paese che meritano di essere ascoltate e di vedere riconosciuti i propri diritti», ha detto la Boschi.

Salvini: faremo una Pontida al Sud

PONTIDA. «Dopo aver dato vita al nuovo Statuto ieri, ho letto oggi che abbiamo dato vita ad una Lega nazionale. Pensate che io ho un nonno che a Bergamo ha fondato un movimento con il motto 'Bergamo nazione tutto il resto è meridione' e mi taglio una mano piuttosto che fare uno Statuto nazionale e centralista. La Lega ha sempre una sola finalità che è l'indipendenza della Padania». Così il vicepresidente del Senato e responsabile organizzativo della Lega Nord, Roberto Calderoli nel suo intervento dal palco di Pontida.

 

Le ruspe e i nuovi 'leghisti' provenienti dal sud sono i protagonisti del raduno di Pontida di quest'anno. Tra i numerosi striscioni presenti, spiccano quelli degli esponenti provenienti da Bari, Viterbo, Sabaudia, Nettuno, Matera e da Sicilia e Sardegna. Numerose poi le magliette in vendita e indossate dai leghisti rappresentanti le ruspe, diventate simbolo della campagna che il segretario federale della Lega, Matteo Salvini, ha lanciato contro i rom.

 

Superate le divisioni, i dissidi interni che hanno portato alle epurazioni torna a riempirsi, dopo anni, il tradizionale 'pratone' di Pontida per il raduno del popolo leghista. Quest'anno, infatti, con Matteo Salvini alla guida del movimento e dopo gli ultimi successi elettorali, il popolo della Lega ha risposto massicciamente al richiamo tanto da riempire in ogni suo spazio il prato. Un 'popolo' che ha accolto calorosamente l'arrivo di Salvini che ha voluto mescolarsi tra la gente, fare selfie e firmare autografi, riuscendo a stento a sottrarsi agli abbracci dei militanti.

«La ruspa per fare giustizia per i tanti errori commessi e io uso la ruspa contro Renzi e non qualcun altro, per far ripartire il lavoro», dice Salvini al suo arrivo sul prato di Pontida che da più di 25 anni ospita il tradizionale raduno leghista, riservando simbolicamente le ruspe presenti contro il premier Matteo Renzi e non i campi rom. Criticato anche dal leader storico Umberto Bossi proprio per l'uso che voleva fare delle ruspe, Salvini, alla domanda se il senatur debba essere ormai archiviato, risponde: «Noi non archiviamo nessuno, non pugnaliamo nessuno, siamo riconoscenti nei confronti di chi ci ha portato fino a qui a differenza di Renzi che se ne fotte di tutto e di tutti».

«Una Pontida al sud? Ci stiamo ragionando. Ci sono già proposte di località pronte ad accoglierci», annuncia Salvini.

«Una volta al governo non dirò più vaffanculo«, risponde il segretario a quanti gli fanno osservare che, una volta al governo come lui stesso auspica, debba per forza limitare il suo linguaggio, spesso colorito. «L'anno scorso - sottolinea - eravamo qui per ricostruire e ripartire, quest'anno siamo ripartiti e siamo qui per vincere. Abbiamo le idee chiare - aggiunge - e gli uomini giusti e quindi vogliamo prendere un voto in più di Renzi, andare al governo e cambiare le cose».

LA FIGLIA DI SALVINI CON LA MAGLIETTA 'RUSPE IN AZIONE' - Tra i tanti militanti della Lega Nord a Pontida, sul retro del palco, la figlia di Salvini Mirta corre e sgambetta con addosso una delle magliette in vendita nei gazebo, con la scritta 'Ruspe in azione'. Una maglietta che al momento è tra i gadget più venduti.

DA ROMA A PONTIDA - Marco e Alessandro raccontano all'Adnkronos la loro prima esperienza sul 'pratone' di Pontida, convinti che la Lega «possa arginare il fenomeno dell'immigrazione ormai incontrollata»: «Siamo partiti ieri alle 17 e 30 da Roma e siamo arrivati all'una di questa notte per incontrare Salvini e lo abbiamo visto e fatto i complimenti per quanto sta facendo, per la la lotta contro i clandestini, per la sicurezza e l'ordine».

«Faccio la guardia giurata a Roma - spiega Marco - e non ne posso proprio più di vedere quanto i i nomadi stanno combinando in città senza che si possa intervenire. Loro - sottolinea - sono assistiti da avvocati qualunque cosa facciano mentre noi, se interveniamo magari un po' bruscamente, veniamo denunciati e accusati di razzismo«.

Salvini, secondo i due «rappresenta ormai l'unico polo di attrazione che può frenare questa situazione. Non è che nessuno voglia gli immigrati -osserva ancora Marco- e che purtroppo sono finiti i soldi, anche per noi».

Aggirandosi tra i banchetti e i leghisti, i due non nascondendo il loro accento romano, si fanno immortalare con alcuni esponenti tra i più coloriti che stanno arrivando sul prato facendo loro i complimenti e ricevendo a loro volta pacche sulle spalle e inviti a bere un caffè. «Fino ad adesso ci siamo trovati benissimo, abbiamo ricevuto un'ottima ospitalità da parte di tutti e questo è il segno che Salvini non vuole dividere l'Italia, anzi è l'unico che forse riesce ad unirla».

Salvini, osservano «rispetto ai 'vecchi' come Bossi e Calderoli è riuscito a cambiare il movimento. Certo, bisogna rispettare i 'vecchi' come Bossi che ha il merito di aver creato la Lega però lui è il passato e adesso i problemi sono altri rispetto a quelli che ha affrontato lui all'inizio. Salvini -concludono- adesso non parla solo ai padani ma a tutti gli italiani di problemi che riguardano tutti».

Renzi-Hollande, dopo la visita all'Expo al via il vertice bilaterale

MILANO. Il premier Matteo Renzi e il presidente francese Francois Hollande hanno visitato Expo 2015 e preso parte alla cerimonia di apertura del National Day della Francia. All'ingresso, appena incontrati, i due premier si sono abbracciati. Dopo la cerimonia dell'alzabandiera, Renzi e Hollande si sono incamminati lungo il decumano diretti al Padiglione francese. Per loro un vero e proprio bagno di folla. I due presidenti sono infatti stati letteralmente assediati lungo il Decumano, durante il percorso a piedi dall'Expo center al padiglione francese. Alcuni, tra la folla assiepata che scattava fotografie, hanno incitato Renzi a tenere duro e andare avanti. Altri hanno gridato al premier di «ritirare il ddl scuola».

 
I due capi di Stato sono stati poi accolti all'ingresso del padiglione francese dalla fanfara che oggi celebra anche la Festa della musica, una tradizione francese inaugurata nel 1982 per salutare l'inizio dell'estate. Poi si sono recati all'interno del padiglione dove i ministri dell'Agricoltura Stephan Le Foll e Maurizio Martina hanno firmato la Carta di Milano.

Dopo la visita alle sale di Palazzo Italia, è iniziato il vertice bilaterale tra Italia e Francia. Sul tavolo delle discussioni tra Hollande e il premier Matteo Renzi, vari temi tra cui la gestione dell'emergenza profughi.

Salario accessorio, altra tegola per Marino

ROMA. Il ministro dell'Economia e delle finanze non è titolato a chiedere la restituzione di 350 milioni di euro legati alla vicenda del salario accessorio e che, secondo lo stesso dicastero di via XX Settembre, sarebbero stati negli anni passati illegittimamente erogati ai dipendenti capitolini. A quanto si apprende è questa la posizione dell'Ufficio risorse umane del Campidoglio.

Secondo il ministero, tra il 2008 e il 2013, durante l'amministrazione di centrodestra, i bonus «a pioggia» ai dipendenti comunali sarebbero stati «indebitamente erogati» per oltre 360 milioni complessivi.

Secondo l'ufficio capitolino, infatti, il Mef fa dei rilievi che possono essere seguiti o meno in assenza di un atto formale rispetto alle indicazioni fornite. È la Corte dei conti, secondo questo ragionamento, titolata a chiedere ufficialmente la restituzione dei soldi. Dunque senza una comunicazione formale di questo tipo, secondo l'Ufficio risorse umane capitolino, non è possibile che ci sia una decurtazione degli stipendi, come ventilato oggi su alcuni quotidiani.

Scuola, Renzi: pronti alla fiducia

ROMA. Una accelerazione decisa sulla riforma della scuola per rispettare i tempi prefissati, tentando il tutto per tutto per tenere aperto il dialogo. Ma se questo non darà frutti, si dovrà arrivare all'approvazione del Ddl con la fiducia. È quanto emerso dalla riunione a palazzo Chigi del premier Matteo Renzi con i parlamentari del Pd alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e di quello dell'Istruzione Stefania Giannini.

Secondo quanto hanno raccontato diversi partecipanti, da parte dei gruppi parlamentari è arrivata una forte sollecitazione al governo a rispettare gli impegni presi, in particolare per quel che riguarda le assunzioni. A questo proposito, dopo una verifica tecnica fatta con Giannini, è stata confermata la possibilità di rispettare i termini delle assunzioni dei 100mila precari, anche se con la stabilizzazione a partire dal 2016.

«Vado avanti anche con la Conferenza, vado lì e spiego tutto quello che stiamo facendo», ha detto tra l'altro Renzi ai parlamentari confermando l'appuntamento dei primi di luglio per un confronto con il mondo della scuola. Il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato al termine dell'incontro a palazzo Chigi ha spiegato: «Da parte del governo e dei gruppi parlamentari c'è l'intenzione di andare avanti rapidamente, nei tempi previsti, anche per fare le assunzioni».

«Ci sarà un lavoro di miglioramento del testo al Senato, per fare tutto nel miglior modo possibile anche chiedendo la collaborazione dell'opposizione perché sulle assunzioni c'è un interesse comune», ha spiegato ancora Rosato sottolineando: «Sul provvedimento ci può essere un confronto nel merito, perché con tremila emendamenti le assunzioni non si possono fare ma c'è solo la volontà di affossare il provvedimento».

Quella di mettere la fiducia al Ddl scuola al Senato «è una valutazione che farà il governo. È evidente - ha poi detto al Gr1 Rosato - che lo strumento della fiducia, in questo caso, serve solo per impedire che l'ostruzionismo interrompa il percorso parlamentare».

De Luca proclamato presidente, ma non si presenta

NAPOLI. Vincenzo De Luca è rimasto nella sua casa di Salerno e non si è presentato alla proclamazione da presidente della Regione Campania appena cominciata al Tribunale di Napoli. "Proclamazione avvenuta. Avviate le procedure per il passaggio di consegne. Nessuna risposta. Come da prassi lascio il Palazzo". Così il presidente uscente Stefano Caldoro in un tweet.

I rappresentanti di Sinistra a Lavoro e M5S, presenti in Tribunale, hanno presentato una annotazione con cui chiedono di considerare nullo ogni atto successivo alla proclamazione quindi la sospensione automatica di Vincenzo De Luca.

"De Luca è stato proclamato presidente della Regione Campania, l'atto di proclamazione è arrivato in Prefettura. Ora il prefetto di Napoli invii gli atti per la sospensione alla presidenza del Consiglio e Matteo Renzi firmi senza esitazioni. Non si temporeggi, non si cerchino escamotage, la legge e' chiara e va rispettata da tutti in egual modo. Se questo non accadesse, se venissero allungati i tempi senza una motivazione reale e concreta, assisteremmo ad una delle pagine piu' tristi della democrazia italiana, in cui si ammetterebbe platealmente e pubblicamente che la legge non e' uguale per tutti". Lo dichiara in una nota Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera.

"La proclamazione di oggi di Vincenzo De Luca quale nuovo Presidente della Giunta Regionale della Campania segna l'ennesimo capitolo di una vicenda sempre più paradossale". Così in una nota la Sinistra al Lavoro per la Campania "L'atto di proclamazione dell'Ufficio Centrale Regionale presso la Corte d'Appello di Napoli, infatti, dovrebbe tener conto del fatto che De Luca sia stato condannato per abuso di ufficio, condizione per la quale la legge Severino stabilisce la sospensione automatica dalla carica di Presidente della Giunta regionale - prosegue la nota - . Il quadro normativo è chiarissimo nel definire l’automatismo della sospensione conseguente alla proclamazione di De Luca. La nostra Regione, con tutti i problemi che ha, non doveva essere messa in queste condizioni, con il grave rischio di uno stallo istituzionale e per questo fin dal primo giorno abbiamo sollevato la questione, contestando le scelte del Partito Democratico e percorrendo una strada alternativa. Come abbiamo sempre sostenuto, infatti, conseguenza della sospensione di diritto prevista dalla legge Severino è la nullità di ogni atto eventualmente assunto da De Luca a partire da oggi sino al momento in cui il Presidente del Consiglio emetterà l'atto sospensivo, poiché egli è privo di qualsiasi potere e competenza collegata a una carica temporaneamente non ricoperta. Sinistra al Lavoro per la Campania ha presentato con queste motivazioni al Presidente dell'Ufficio Centrale Regionale presso la Corte d'Appello di Napoli una nota. Chiediamo che l’atto di proclamazione faccia ricognizione dell’immediata, automatica sospensione di diritto dalla carica di Presidente della Giunta regionale della Campania di Vincenzo De Luca, con ogni conseguenza anche in ordine agli atti (nulli) che lo stesso, nella qualità di Presidente sospeso, potrà eventualmente adottare", conclude la nota.

Jobs act, possibili controlli
a distanza:
è scontro

ROMA. Attraverso gli strumenti che saranno assegnati al lavoratore, per prendere la prestazione produttiva, potrà derivare la possibilità «di un controllo a distanza». A confermare l'introduzione dei controlli a distanza, attraverso i decreti legislativi collegati al Jobs Act, è la relazione illustrativa che accompagna il provvedimento sulla semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese.

«Sui controlli a distanza siamo al colpo di mano», «daremo battaglia in Parlamento» e «verificheremo con il garante della privacy se ciò è consentibile», afferma il segretario nazionale della Cgil, Serena Sorrentino, commentando la norma contenuta in uno dei quattro dlgs del jobs act, presentati dal governo. «Non è mai stato detto che nel decreto "semplificazioni" sarebbe entrata la norma sul controllo a distanza dei lavoratori».

Nella relazione si afferma che «l'accordo sindacale o l'autorizzazione ministeriale non sono necessari per l'assegnazione ai lavoratori degli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa», anche se dagli strumenti deriva la possibilità di effettuare controlli. Mentre gli accordi sindacali per l'installazione degli impianti audiovisivi e degli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza potranno essere siglati con le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Con lo stesso decreto legislativo vengono introdotte una serie di modifiche alla disciplina delle sanzioni più ricorrenti in materia lavoristica. Per il lavoro in 'nero' vengono introdotti degli importi sanzionatori per fasce. In particolare si prevede che, in caso di impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico, si applica altresì la sanzione amministrativa pecuniaria: da euro 1.500 a euro 9.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore sino a trenta giorni di effettivo lavoro; da euro 3.000 a euro 18.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore da trentuno e sino a sessanta giorni di effettivo lavoro; da euro 6.000 a euro 36.000 per ciascun lavoratore irregolare, in caso di impiego del lavoratore oltre sessanta giorni di effettivo lavoro.

Viene poi modificato il provvedimento di sospensione dell'attività imprenditoriale, anche in tal caso favorendo prevedendo un arrotondamento delle somme da versare, ai fini della revoca del provvedimento. Al fine di consentire «una più immediata ripresa dell'attività imprenditoriale» si prevede inoltre che la revoca è concessa subordinatamente al pagamento del venticinque per cento della somma aggiuntiva dovuta. L'importo residuo, maggiorato del cinque per cento, è versato entro sei mesi dalla data di presentazione dell'istanza di revoca.

Per quanto riguarda l'omessa o infedele registrazione dei dati che determina differenti trattamenti retributivi, previdenziali o fiscali viene stabilita una sanzione da 150 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero a un periodo superiore a sei mesi la sanzione va da 500 a 1.000 euro. Se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero a un periodo superiore a dodici mesi la sanzione va da 1.000 a 6.000 euro.

In materia di libro unico del lavoro, in caso di mancata conservazione del libro per il termine fissato, è prevista una sanzione da 100 a 600 euro. Il datore di lavoro che dovrebbe, ma non provvede, alla corresponsione degli assegni è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 5.000 euro. Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero a un periodo superiore a sei mesi la sanzione va da 1.500 a 9.000 euro. Se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero a un periodo superiore a dodici mesi la sanzione va da 3.000 a 15.000 euro.

In caso di mancata o ritardata consegna al lavoratore del prospetto di paga, o di omissione o inesattezza nelle registrazioni apposte su detto prospetto paga, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 900 euro. Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero a un periodo superiore a sei mesi la sanzione va da 600 a 3.600 euro. Se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero a un periodo superiore a dodici mesi la sanzione va da 1.200 a 7.200 euro.

Parigi ci prende a schiaffi: gli immigrati sono un problema vostro

IMPERIA. Ancora nuovi arrivi di migranti a Ventimiglia (Imperia). Decine di africani, in prevalenza eritrei, sono affluiti con i treni della notte nella città ligure al confine con la Francia, nella speranza di passare la frontiera, bloccata dalla gendarmeria d'Oltralpe. Alcuni sono radunati in zona stazione, dove le Ferrovie dello Stato tengono aperta anche di notte l'area servizi e sono stati allestiti wc chimici e cabine doccia, altri si trovano nei pressi di Ponte San Lodovico.

Sui controlli della gendarmeria oltre il confine di Ventimiglia è intervenuto il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve, spiegando che sono dettati dalla volontà di «far applicare le regole europee di Schengen e Dublino». Cazeneuve ha aggiunto che i migranti che si trovano al confine italo-francese «non hanno il diritto di passare e l'Italia che deve farsene carico». «Questa è la legge europea», ha rimarcato in un'intervista all'emittente Bfmtv, riferendosi alle regole di Dublino II, secondo cui è il primo Paese di accoglienza quello che deve farsi carico dei richiedenti asilo. «I migranti dall'Africa occidentale, migranti economici irregolari - ha continuato - devono essere respinti alla frontiera. E poi ci sono quelli che sono considerati rifugiati, dei quali dobbiamo esaminare la loro domanda d'asilo», per questo serve «una politica europea di accoglienza». Cazeneuve ha chiarito che la frontiera italo-francese a Ventimiglia «non è chiusa», semplicemente la Francia sta effettuando controlli per far rispettare le regole europee secondo cui i migranti registrati in Italia devono essere "riammessi" in quel Paese. «Non c'è alcun blocco delle frontiere - ha precisato - perché noi siamo uno spazio aperto, c'è semplicemente il rispetto, al confine franco-italiano, delle regole di Schengen e Dublino».

Il ministro ha poi ricordato che «dall'inizio dell'anno sono arrivati in Grecia 50mila migranti, 50mila migranti sono arrivati in Italia... Si tratta di migranti economici irregolari, che provengono dall'Africa dell'ovest e che sono in fuga non per ragioni collegate alle persecuzioni, ma alla volontà di vivere meglio in Europa. Noi non li possiamo accogliere, bisogna che siano riportati alla frontiera, che ritornino in Africa».

Il premier Matteo Renzi ha ribattuto che sulla questione dei flussi migratori «l'Europa deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema», ed «è evidente che le posizioni muscolari che alcuni ministri dei nostri Paesi amici stanno avendo vanno nella direzione opposta».«Se l'Europa vuole essere l'Europa ha il dovere di affrontare il problema tutti insieme - ha scandito - Se non sarà così faremo da soli, siamo in condizione di affrontare il problema. Questo è il nostro piano B, siamo un grande Paese. Ma non sarebbe una sconfitta per l'Italia ma per l'Europa».

«L'Europa è a un bivio, se vuole essere la comunità di persone come noi l'abbiamo sognata, immaginata e costruita deve farsi carico di risolvere tutti insieme il problema drammatico di chi viene dall'Eritrea fuggendo dalla dittatura, entra in Libia terra di nessuno e affidandosi a schiavisti cerca di avere rifugio in Europa. Questo è il piano A, la soluzione migliore e preferita», ha spiegato il premier, dicendosi convinto che «Juncker abbia nel Dna i valori e la volontà di affrontare il problema come una comunità solida e solidale, e quindi sia in condizione di fare proposte all'altezza».

«Che senso ha che l'Europa ci dice tutto sui vincoli economici e poi lascia morire le persone per chiudere le frontiere? Se così sarà ne prenderemo atto, muovendoci in autonomia come Italia, ma sarebbe una sconfitta per tutta l'Europa», ha ribadito il presidente del Consiglio. «L'Italia non può consentire a nessuno, alla Francia come nessun altro, di avere navi nel Mediterraneo e lasciarle lì», ha aggiunto Renzi.

Una portavoce della Commissione europea ha riferito che il commissario Ue agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, inconterà i ministri degli Interni di Italia, Francia e Germania a margine del Consiglio Ue di domani a Lussemburgo che si occuperà principalmente di immigrazione.

La Commissione europea sta verificando con Francia e Austria il rispetto delle regole di Schengen dopo che numerosi migranti sono stati bloccati al confine con l'Italia. "Siamo in contatto con tutte le autorità nazionali francesi e austriache per verificare qual è la situazione sul terreno. Tutti gli Stati membri devono rispettare gli accordi di Schengen e il sistema comune di asilo», ha rimarcato la portavoce dell'esecutivo Ue, aggiungendo che la Commissione europea «non è a conoscenza di piani B» dell'Italia per la gestione dell'immigrazione.

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