Domenica 16 Dicembre 2018 - 18:05

Frasce choc
sulla figlia
di Borsellino, Crocetta
si autosospende Ma è giallo

PALERMO. È giallo sulle presunte intercettazioni tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il suo medico personale Matteo Tutino, che, secondo quanto riporta l'Espresso, in una conversazione telefonica con il governatore avrebbe detto, riferendosi all'allora assessore alla Sanità Lucia Borsellino, «va fermata, fatta fuori. Come suo padre». L'intercettazione non risulta alla Procura di Palermo, L'Espresso conferma quanto pubblicato.

«Cosa devo dire? La Procura non poteva che smentire quella frase perché io quella frase non l'ho mai sentita pronunciare da Tutino. La verità è che oggi sono stato ucciso», ha detto all'AdnKronos, non nascondendo le lacrime Crocetta. «Oggi è stata la giornata più terribile della mia vita - dice ancora visibilmente emozionato - quanta sofferenza per una frase mai sentita, mai ascoltata. Perché se solo l'avessi sentita avrei reagito con forza». Crocetta non dice se per ora resta autosospeso da governatore, come annunciato oggi dopo la notizia dell'intercettazione.

«Io non ho mai sentito quella frase che si sente nelle intercettazioni del dottor Tutino, altrimenti la mia reazione sarebbe stata tremenda - spiega -. Tanto è vero che dalle presenti intercettazioni non si evince un mio commento, proprio perché non ho sentito quella frase. Questo non significa che non l'ha detta, ma se l'avessi sentita avrei avuto una reazione assurda. Sono sbigottito di questa frase».

IL GIALLO DELL'INTERCETTAZIONE. Il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta ha annunciato l'autosospensione da governatore dopo lo scandalo per le presunte intercettazioni tra lui e il suo medico Matteo Tutino. A quanto riporta l'Espresso, in una conversazione telefonica con Crocetta, Tutino, suo medico personale arrestato di recente con l'accusa di aver addebitato al sistema sanitario pubblico interventi di natura estetica, avrebbe detto, riferendosi all'allora assessore alla Sanità Lucia Borsellino, «va fermata, fatta fuori. Come suo padre».

Il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, parlando della bufera che si è abbattuta su Crocetta, ha precisato: «Agli atti di questo ufficio non risulta trascritta alcuna telefonata tra Tutino e Crocetta» in cui il medico avrebbe affermato che Lucia Borsellino 'va fatta fuori, come suo padre'. Il procuratore Lo Voi ha fatto ascoltare, da questa mattina ad ora, tutte le intercettazioni nell'ambito dell'inchiesta che hanno portato all'arresto di Tutino per truffa. Il primario è finito in manette con l'accusa di aver addebitato al sistema sanitario pubblico interventi di natura estetica.

Nel comunicato stampa, a firma del procuratore Francesco Lo Voi, si legge ancora: «Analogamente, i carabinieri del Nas, che hanno condotto le indagini nel su indicato procedimento, hanno escluso che una conversazione del suddetto tenore tra i predetti sia contenuta tra quelle registrate nel corso delle operazioni di intercettazione nei confronti del Tutino».

L'Espresso invece ribadisce quanto pubblicato. La conversazione intercettata tra Crocetta e Tutino, scrive in una nota la direzione del settimanale, risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull'ospedale Villa Sofia di Palermo.

INTERIM ANDRÀ A GUCCIARDI. L'interim andrà al neo assessore alla sanità Baldo Gucciardi, come conferma all'Adnkronos il capogruppo Pd Antonello Cracolici. «Ho sentito Crocetta - spiega - e io stesso dopo avere saputo della sua intenzione di autosospendersi, gli ho suggerito di nominare vice Baldo Gucciardi, in attesa di ulteriori sviluppi».

Gucciardi all'Adnkronos ha detto: «Ho ricevuto l'interim da Crocetta? Ancora non so nulla. E' vero, sono andato a Palazzo d'Orleans, ma solo per ritirare il decreto di nomina ad assessore alla Sanità».

IL COMMENTO DI SALVATORE BORSELLINO. «Quelle intercettazioni sono semplicemente gravissime, incredibili e vergognose» dice all'Adnkronos Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso dalla mafia. «Fare fuori Lucia come suo padre significa solo una cosa - sottolinea - e trovo assurdo che Crocetta non ne abbia tratto le necessarie conseguenze. Gliene chiederò conto".

SOLIDARIETÀ A BORSELLINO - Al termine delle sue udienze del mattino, a quanto apprende l'Adnkronos, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, venuto a conoscenza delle notizie provenienti dalla Sicilia, ha telefonato a Lucia Borsellino per esprimerle «la sua solidarietà».

Da fonti di Palazzo Chigi, si apprende che la prima telefonata del giorno Matteo Renzi l'ha fatta questa mattina presto a Lucia Borsellino alla quale il presidente del Consiglio ha mandato un abbraccio di solidarietà. Anche il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha chiamato Lucia Borsellino per esprimerle «sdegno, affettuosa vicinanza e solidarietà». Alfano auspica che sia vero quanto affermato dal presidente Crocetta, e cioè che non ha sentito la «irripetibile frase pronunciata dal suo medico».

BUFERA SUL GOVERNATORE - Prima della smentita della Procura da più parti è arrivata la richiesta di dimissioni di Crocetta. A chiedergli di lasciare è stato il Movimento 5 Stelle . Beppe Grillo su Twitter ha lanciato l'hashtag 'Crocetta dimettiti'.

Mentre su Facebook il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, ha scritto: «Milioni di debiti, minacce, autostrade bloccate, ferrovie disastrose, ospedali disastrati, disoccupazione da record. Crocetta togliti dalle scatole e vai a casa. Amici siciliani siete pronti a liberare la vostra bellissima terra?».

Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all'Ars, dopo la smentita da parte della procura di Palermo: ha detto: «Stiamo vivendo una giornata che lascia disorientati, sgomenti: a questo punto si pone un tema sul controllo e sulla verifica dell'informazione nel nostro Paese».

Berlusconi:
non mollo, se mi arrestano fate
la rivoluzione

ROMA. «Solo un folle può pensare di rottamare Forza Italia». Lo assicura Silvio Berlusconi alla convention degli amministratori di Fi, smentendo la ricostruzione di Repubblica che parla dell'intenzione del Cavaliere di rottamare il partito. Il leader "azzurro" ha poi aggiunto: «Tante volte sono stato tentato di lasciare, credetemi. Ma resto qui». Se ci fosse il rischio di andare in galera, «mi auguro che voi facciate almeno una rivoluzione...».

Proteste in centro contro "Noi con Salvini", momenti di tensione

NAPOLI. Proteste all'esterno dell'Hotel Mediterraneo dove è in corso la conferenza di presentazione del movimento "Noi con Salvini Napoli". Un gruppo di cittadini è in presidio all'esterno della struttura alberghiera per manifestare contro la nascita del soggetto politico che fa riferimento al leader della Lega Nord. L'ingresso è tenuto sotto stretto controllo dalle forze dell'ordine. All'interno sono presenti i vertici provinciali e il coordinatore Gianluca Cantalamessa. 

 "Vogliamo parlare a tutti i napoletani per ripartire dai territori, questo è un movimento diverso dalla Lega". Lo ha detto il coordinatore provinciale 'Noi con Salvini Napoli' Gianluca Cantalamessa, a margine della presentazione del nuovo soggetto poltico all'hotel Mediterraneo di Napoli. "Dispiace per l'impiego delle forze dell'ordine all'esterno (dove si è svolta una protesta contro la presentazione del movimento, ndr), che potrebbero lavorare per problemi ben più gravi della conferenza stampa del sottoscritto e del nostro movimento. Ognuno ha diritto di manifestare, purché democraticamente e nel rispetto delle idee altrui".

"Stiamo lavorando da tempo per le amministrative, lavoriamo sul programma che è pronto al 90%, non ancora sul candidato. Napoli ha bisogno di risposte e noi ragioneremo con chi sposerà il nostro programma e le nostre soluzioni". Lo ha detto il coordinatore provinciale 'Noi con Salvini Napoli' a margine della conferenza stampa di presentazione all'hotel Mediterraneo di Napoli. 

Orfini:«Non farò il vicesindaco a Roma»

ROMA. Matteo Orfini futuro vicesindaco di Roma? «Assolutamente no». A escludere l'ipotesi è lo stesso commissario del Pd di Roma, che all'Adnkronos commenta le indiscrezioni circolate nelle ultime ore sui possibili nomi che potrebbero sostituire Luigi Nieri dopo le dimissioni rasegnate ieri sera. «Tutti i nomi che sono usciti sono sciocchezze - sottolinea Orfini - Noi non abbiamo nemmeno cominciato a discutere dei temi programmatici, figuriamoci di eventuali rimpasti, che non decide il Pd ma eventualmente il sindaco di Roma: sta a lui stabilire se la squadra va innovata o meno».

Orfini, che sottolinea che «non c'è alcuna preoccupazione per quello che sta accadendo» in Campidoglio, si rivolge poi a Nieri: «Voglio ringraziarlo per il lavoro fatto e per il modo in cui ha aiutato la città in questi mesi e anni complicati. Il suo gesto dimostra ancora una volta la sua statura di uomo».

«Ora siamo in attesa del giudizio di Alfano sull'eventuale scioglimento del Comune - prosegue Orfini - Se dirà, come speriamo, che si può andare avanti, apriremo una rapida discussione, insieme a Sel e agli altri, su come far ripartire la città e rendere incisiva l'azione amministrativa nel percorso già delineato. Attendiamo solo il giudizio di Alfano e poi ci riuniremo». Quanto al rischio che le dimissioni di Nieri possano aprire tensioni con Sel, Orfini lo esclude: «Non ci sono tensioni con Sel. Come Nieri ha ribadito è una sua scelta personale, che non ha nulla a che fare con i rapporti tra il Pd e Sel, che sono e restano buoni. Sel ha posto temi programmatici importanti su cui è importante discutere insieme».

Morto l'ex ministro Willer Bordon

ROMA. «Ci ha lasciati stamattina, alle 12.30 circa, l'onorevole Willer Bordon». Lo comunica in una nota la sua segreteria. È stato sindaco della citta' di Muggia (TS) per 10 anni. Eletto per la prima volta in Parlamento nel 1987, è stato Ministro dell'Ambiente, nella quale veste ha presieduto al coordinamento interministeriale del G8 Ambiente; è stato, inoltre, Ministro dei Lavori Pubblici, sottosegretario ai Beni Culturali, Presidente del Gruppo "I democratici" alla Camera e de "La Margherita" al Senato. Dopo essersi dimesso dal Senato è stato docente universitario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma, ed ha intrapreso diverse attività imprenditoriali, molte delle quali nel settore delle energie rinnovabili. Da ultimo, ha restituito alla città di Roma il Teatro Quirinetta.

Sì definitivo alla riforma della scuola

ROMA. “Centomila assunzioni, più merito, più autonomia. #labuonascuola è legge”. Così annuncia il premier Matteo Renzi su Twitter l’approvazione definitiva della “Buona scuola”, che da ieri è legge. Dopo il disco verde del Senato, anche la Camera ha detto sì al ddl con 277 voti favorevoli, 173 contrari e 4 astenuti. Tra le novità, 100mila assunzioni e più autonomia. Tra i no cinque quelli di deputati della minoranza dem: Alfredo D’Attorre, Angelo Capodicasa, Vincenzo Folino, Carlo Galli e Giuseppe Zappulla. Mentre, secondo i calcoli della stessa minoranza dem, sono 24-25 i deputati non presenti in aula al momento del voto per ragioni “politiche”. Tra questi Roberto Speranza, Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi.
Mentre l’Aula della Camera approvava in via definitiva il provvedimento, da piazza Montecitorio si è levato il coro dei docenti e dei sindacati che protestano al grido di “vergogna, vergogna”.
A settembre, la scuola inizierà regolarmente, come non avveniva da decenni, ha commentato il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. «È evidente - ha assicurato - che l’anno scolastico comincerà regolarmente, anche se abbiamo davanti un’operazione di enorme complessità com’è la procedura per l’assunzione di 100mila insegnanti».
Un via libera che è arrivato dopo una mattinata di tensione in aula, con ripetuti richiami del presidente Roberto Giachetti e una breve sospensione della seduta, per la protesta di Lega Nord e Sel che hanno esposto dei cartelli contro il ddl. Nel mirino dei leghisti, che hanno sventolato cartelli con la scritta “giù le mani dai bambini”, la «possibilità di introdurre la cultura gender nelle nostre scuole» ha detto il deputato Stefano Borghesi. Cartelli anche da parte dei parlamentari del partito di Nichi Vendola: i colori della bandiera greca -bianco e blu- e la scritta Oxi alla “buona scuola” di Renzi’. Proteste anche dal M5S. Al termine dell’intervento del deputato Gianluca Vacca, i grillini si sono alzati in piedi leggendo tutti insieme l’articolo 3 della Costituzione, nonostante i richiami di Giachetti. «Questo è lo spirito democratico che avete - li ha rimproverati il presidente di turno - questo è il vostro modo di essere democratici, è bene si conosca». Con la riforma della scuola «state assassinando la scuola pubblica», ha accusato Vacca durante la dichiarazione di voto, prima di dare il via alla protesta. «Ci avete sempre sbattuto la porta in faccia», ha rimproverato il grillino al governo accusandolo di essersi fatto la riforma da solo per «una scuola a vostra immagine a somiglianza» per una scuola in cui «la corruzione trova terreno fertile e in cui uno solo comanda, dove ci saranno le scuole da ricchi e per tutti gli altri briciole. Obbedire e corrompere sin da piccoli, questo è il vostro insegnamento», ha concludo accusando i membri della maggioranza di essere gli «odierni assassini della scuola pubblica».
Altri i toni del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone. «La Buona Scuola è legge. Da settembre nelle aule italiane si verificherà un cambiamento rivoluzionario. Avremo istituti veramente autonomi grazie all’investimento di risorse economiche e professionali. Oggi è stato premiato l’impegno di questi mesi del governo e del Parlamento per approvare rapidamente questa legge. Nell’interesse degli studenti, obiettivo principale di questo provvedimento - ha commentato Faraone - Il percorso della Buona Scuola si è concluso in Parlamento. Ma il bello deve ancora cominciare nelle scuole. Andiamo avanti per il futuro dei nostri ragazzi. Che poi è anche il nostro».
«Abbiamo mantenuto un altro impegno. Avevamo detto “no gender” nelle scuole ed abbiamo ottenuto una circolare del ministro Giannini che chiarisce in modo incontrovertibile che ci vuole il consenso informato dei genitori perché qualcosa di extra curriculare entri nelle classi», ha chiosato il ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Senato, stop vitalizi ai condannati: tra loro Berlusconi, Dell'Utri e Cecchi Gori

Approvato in Consiglio di presidenza del Senato lo stop ai vitalizi ai senatori condannati in via definitiva. Nella lista figurano, fra gli altri, Silvio Berlusconi, Marcello Dell'Utri e Vittorio Cecchi Gori. Forza Italia non ha partecipato alla riunione, essendo contraria in via di principio alla misura.

Stop a vitalizio per ex deputati condannati, Di Maio: «Sospeso solo a 10 “sfigati"»

La Camera non erogherà più il vitalizio a 10 ex deputati. Lo ha deciso l'Ufficio di Presidenza di Montecitorio. I dieci ex parlamentari che non beneficeranno più del vitalizio perchécondannati in via definitiva a pene superiori a due anniper reati di particolare gravità sono Massimo Abbatangelo, l'ex sindaco di Taranto Giancarlo Cito, Robinio Costi, Massimo De Carolis, l'ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, Giulio Di Donato, l'ex segretario del Psdi Pietro Longo, Raffaele Mastrantuono, Gianstefano Milani e Gianmario Pellizzari. Gli ex deputati che percepiscono il vitalizio sono complessivamente 1.548, dei quali 346 ultraottantenni. Per accertare la loro posizione, la presidente della Camera Laura Boldrini, e lo stesso ha fatto il presidente del Senato Pietro Grasso per quel che riguarda gli ex di Palazzo Madama, hanno scritto al primo presidente di Cassazione chiedendo uncontrollo negli archivi per accertare se fra gli ex che hanno superato gli ottant'anni vi sia chi non abbia più diritto al vitalizio. La richiesta si è resa necessaria perché secondo le norme in vigore l'iscrizione al casellario giudiziario viene 'cancellata' dopo il compimento dell'ottantesimo anno. In base a queste cifre, quindi, il vitalizio è stato sospeso a 10 ex deputati su 1.202. Su un undicesimo deputato sono in corso verifiche, dal momento che è stato condannato a 2 anni e 9 mesi ma anche per reati per i quali non è prevista la sospensione del vitalizio. Sul blog di Beppe Grillo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, membro del direttorio M5S, scrive: «Ricordate la sospensione del vitalizio agli ex parlamentari condannati? Oggi in ufficio di presidenza alla Camera abbiamo saputo quanti saranno coloro a cui si applicherà quella norma. Su 1.543 ex deputati che stanno percependo ingiustamente un vitalizio - anche oltre i 3.000 euro al mese - solo 10 avranno il vitalizio sospeso. Dieci sfigati che non avevano nessun partito a proteggerli, mentre tanti altri condannati - i cui reati non furono sono inseriti nella delibera - sono tutti salvi. Quei 10 mi fanno quasi pena». «Quella ridicola delibera che fu festeggiata come la fine di tutte le ingiustizie - fa i conti Di Maio - riguarda solo lo 0,6 % di tutti quei politici che con tre giorni in Parlamento si sono guadagnati una pensione da sceicco! In questa farsa ci sono poi 346 ex deputati con più di 80 anni, tra cui potrebbe esserci anche Totò Riina, di cui il dipartimento della Giustizia non sa nulla sui precedenti penali, in quanto in Italia a chi ha più di 80 anni non viene registrato più nulla sui precedenti». «Su 1.543 solo lo 0,6% sarà colpito da questa misura e solo temporaneamente. Inoltre 346 ex deputati saranno graziati perché sconosciuti ai terminali della giustizia italiana. Se avessimo votato a favore saremmo stati complici di questo teatrino. Noi proponiamo che tutti i vitalizi scompaiano. Punto. Servono 10 minuti di tempo e una maggioranza del MoVimento 5 Stelle per votarla» conclude Di Maio.

Scuola, 277 sì
alla Camera: la riforma è legge
I prof: vergogna

ROMA. La riforma della scuola è legge. Dopo il disco verde del Senato, anche la Camera ha detto sì al ddl con 277 voti favorevoli. Mentre l'Aula della Camera approvava in via definitiva il provvedimento, da piazza Montecitorio si è levato il coro dei docenti e dei sindacati che protestano al grido di «vergogna, vergogna».

Cartelli da Lega e Sel. Mattinata di tensione in aula, con ripetuti richiami del presidente Roberto Giachetti e una breve sospensione della seduta, per la protesta di Lega Nord e Sel che hanno esposto dei cartelli contro il ddl. Nel mirino dei leghisti la «possibilità di introdurre la cultura gender nelle nostre scuole - ha detto il deputato Stefano Borghesi - È inaccettabile che si tenti di far passare subdolamente questa norma che spalanca le porte delle nostre scuole alla cultura gender». I parlamentari del partito di Nichi Vendola hanno annunciato il voto contrario, mostrando cartelli con i colori della bandiera greca -bianco e blu- e la scritta «Oxi alla "buona scuola" di Renzi».

M5S legge art.3 della Costituzione. Proteste anche dal M5S. Al termine dell'intervento del deputato Gianluca Vacca, i grillini si sono alzati in piedi leggendo tutti insieme l'articolo 3 della Costituzione, nonostante i richiami di Giachetti. «Questo è lo spirito democratico che avete - li ha rimproverati il presidente di turno - questo è il vostro modo di essere democratici, è bene si conosca». Con la riforma della scuola «state assassinando la scuola pubblica», ha accusato Vacca durante la dichiarazione di voto, prima di dare il via alla protesta. «Ci avete sempre sbattuto la porta in faccia», ha rimproverato il grillino al governo accusandolo di essersi fatto la riforma da solo per «una scuola a vostra immagine a somiglianza» per una scuola in cui «la corruzione trova terreno fertile» e in cui «uno solo comanda», dove «ci saranno le scuole da ricchi e per tutti gli altri briciole. Obbedire e corrompere sin da piccoli, questo è il vostro insegnamento», ha concludo accusando i membri della maggioranza di essere gli «odierni assassini della scuola pubblica».

Faraone: «Cambiamento rivoluzionario». Altri i toni del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone. «La Buona Scuola è legge. Da settembre nelle aule italiane si verificherà un cambiamento rivoluzionario. Avremo istituti veramente autonomi grazie all’investimento di risorse economiche e professionali. Oggi è stato premiato l’impegno di questi mesi del governo e del Parlamento per approvare rapidamente questa legge. Nell’interesse degli studenti, obiettivo principale di questo provvedimento», ha commentato Faraone. «Il percorso della Buona Scuola si è concluso in Parlamento. Ma il bello - ha detto ancora - deve ancora cominciare nelle scuole. Andiamo avanti per il futuro dei nostri ragazzi. Che poi è anche il nostro».

Compravendita di senatori, condannato Berlusconi

NAPOLI. L'ex premier Silvio Berlusconi e l'ex direttore de l'Avanti Valter Lavitola sono stati condannati alla pena di 3 anni di reclusione dai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Napoli. Si chiude così il processo sulla presunta compravendita di senatori che sarebbe stata messa in atto da Berlusconi per far cadere il Governo Prodi nel 2008. Per entrambi gli imputati l'accusa era di corruzione. I pm della Procura di Napoli avevano chiesto la pena di 5 anni di reclusione per Berlusconi e di 4 anni e 4 mesi per Lavitola.

"Un processo politico, nato come tale e portato avanti con un teorema precostituito si conclude nel peggiore dei modi. Questa non è giustizia ma il suo esatto contrario. Quello che accade da vent'anni a questa parte al presidente Berlusconi è inaccettabile e non smetteremo mai di denunciarlo". Lo afferma, in una nota, la deputata e responsabile comunicazione di Forza Italia, Deborah Bergamini. 

'Non c'e' stata corruttela, semmai si e' trattato di un finanziamento' Napoli, 8 lug. (Adnkronos) - "Siamo convinti che in appello e in Cassazione ci sarà l'assoluzione nel merito. Decideremo se rinunciare alla prescrizione quando questa maturerà, il prossimo 6 novembre". Questo il primo commento di Niccolò Ghedini, difensore di Silvio Berlusconi, dopo la lettura della sentenza che condanna l'ex premier e Valter Lavitola a tre anni di reclusione per corruzione. "Non c'è stata corruttela", ha aggiunto Ghedini riferendosi ai soldi che sarebbero stati elargiti a Sergio De Gregorio per passare al centrodestra e far cadere il Governo Prodi nel 2008, "semmai -ha concluso- si è trattato di un finanziamento". 

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