Giovedì 19 Aprile 2018 - 21:21

Di Maio: «Nostra proposta anche al Pd»

"L'ipotesi di un governo del cambiamento la proponiamo anche al Pd". E' quanto ha detto Luigi Di Maio nel corso della sua visita al Vinitaly di Verona tra un bagno di folla e un cordone serrato di forze dell'ordine. Il motivo di questa task Force? "Eh ci sono tutte queste telecamere..." risponde ironico parlando con l'Adnkronos e fa il cenno di temere per la sua incolumità. "Io voglio fare un appello al senso pratico a tutti, non ci si può fermare e bloccarsi sulle logiche politiche". "Oggi non è previsto nessun incontro con Salvini" dice, visitando gli stand. "Il M5S non può prendere in considerazione un centrodestra che non esiste". Sottolineando come c'è "chi si ostina a volerci propinare questa immagine di centrodestra" che "è una strada non percorribile, ma potrebbe essere un danno per il Paese, visto le lacerazioni che hanno al loro interno". "Per questo ho rivolto l'idea del contratto alla Lega e al Pd - spiega Di Maio -. Che è ipotesi di cambiamento non proposta solo alla Lega, ma anche al Pd". Sorridente, non lesina selfie ai suoi elettori, soprattutto giovani entusiasti, che lo chiamano e gridano "Luigi sei grande", come confermano due ragazze di Formia che dicono "non lo abbiamo mai tradito". Qualcuno grida a squarciagola tra la folla "vogliamo un governo!" e un altro canta scherzosamente "pagaci da bere". E lui gira per tutte le regioni d"Italia a omaggiare il top dei vini italiani. "Il vino fa conoscere le nostre bellezze e da un valore in più al nostro Paese - conclude Di Maio -, ma è anche l'occasione per distendere gli animi ed è uno strumento di dialogo".

Salvini: «Di Maio si sforzi di più»

"A Di Maio offrirei uno 'Sforzato' perché si deve sforzare a fare qualcosa di più". Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini mentre visita gli stand di Vinitaly. "Io un bicchiere di vino lo berrei con tutti - dice ai cronisti e alle tv - sono gli altri che devono decidere che tipo di vino bere". "Governo M5S-Pd? Un bel brindisi con un vino scaduto, prodotto in Romania, finto italiano, auguri" commenta le parole di Di Maio che ha ribadito di aver proposto il contratto di programma per il governo alla Lega e al Pd.

Quanto alla possibilità di un incontro con il leader del Movimento 5 Stelle proprio oggi alla fiera di Verona, Salvini ribadisce che non incontrerà Di Maio: "Io da questa mattina sto incontrando produttori, sono passato dalla Sicilia, dal Veneto, dall'Emilia alla Lombardia, quindi sono qui ad ascoltare e a ribadire il mio impegno, per oggi la politica è quella che passa da queste aziende".

"Il presidente Mattarella - aggiunge - sa che noi siamo pronti a partire già domani con il governo, non siamo noi a mettere dei veti e a dire dei no, se anche gli altri saranno disponibili a lavorare, noi già da domani siamo pronti, abbiamo le idee chiare, un programma e una squadra pronti".

E a chi chiede di cosa intende per 'noi' Salvini risponde secco: "il centrodestra". "Io ascolto, tutti chiedono che si parta dal programma che ha vinto le elezioni, che è il nostro, quindi da qua si parte - sottolinea il leader della Lega - . Non mi interessa chi lascio giù, mi interessa chi ci dà una mano e io cercherò di coinvolgere tutti".

Salvini: «Basta con insulti e veti. Pazienza è finita»

“Sento "troppi insulti, non capisco Di Battista e non capisco Berlusconi" che "si mettono sullo stesso piano, invece di dare finalmente un governo a questo paese, per cancellare la legge Fornero, ridurre le tasse e espellere i clandestini". Lo dice Matteo Salvini, in diretta Facebook, parlando delle scintille tra M5S e Fi. "Fino a che continueranno gli insulti del mio alleato Berlusconi e del signor Di Battista non se ne esce", sottolinea Salvini.

"Non ritengo che ci siano eletti e elettori pericolosi, chi parla di voto sbagliato o pericoloso è irriconoscente nei confronti degli italiani e della democrazia, del loro buon senso", dice ancora il leader del Carroccio. "Faccio un appello: smettetela con gli insulti a vicenda, con le ripicche, i veti, i bisticci, le polemiche. Basta, non se ne esce. Se ciascuno fa un passo a lato, si costruisce, si lavora", aggiunge Salvini che conclude: "Non so voi, ma io sono ai limiti della pazienza".

Pentangelo (Fi): «Antonio Sicignano commissario a Castellammare»

CASTELLAMMARE. Forza Italia si organizza in vista delle elezioni comunali. Il coordinatore provinciale, Antonio Pentangelo, ha nominato commissario cittadino Antonio Sicignano, più volte consigliere comunale di Castellammare di Stabia e già candidato sindaco. «Ad Antonio Sicignano rivolgo gli auguri di un buon lavoro. Sono sicuro che svolgerà il suo nuovo ruolo di commissario cittadino con impegno, attenzione e dedizione. Castellammare ha bisogno di un centrodestra forte e il centrodestra ha bisogno di una Forza Italia autorevole. Con Antonio Sicignano ci avviciniamo verso questo percorso di crescita» spiega Pentangelo. «Ringrazio il coordinatore provinciale per la fiducia. Mi è stato chiesto di mettere la mia esperienza a servizio di Forza Italia e non potevo dire di no. Castellammare versa in gravissime condizioni. C’è molto da fare sul tema della lotta alla disoccupazione, alla povertà e alla camorra» conclude Sicignano.

Berlusconi non molla

“Nessuno può venire a dire a me, al mio partito e ai miei elettori cosa devo fare. Siamo risultati primi, abbiamo noi il diritto di fare per primi una proposta di governo, vediamo che succederà, ma nessuno può dire 'tu sì, tu no', queste sono cose inaccettabili in una democrazia...''. Dal Molise, durante il 'tour elettorale' per le regionali, Silvio Berlusconi tiene il punto con Matteo Salvini e ribadisce che se Luigi Di Maio non toglie il veto su Fi non si va da nessuna parte.

Il Cav sfida il M5S, lasciando intendere che un governo di centrodestra con premier Salvini si può fare anche senza i cinque stelle, grazie al soccorso-sostegno di ''tanti parlamentari di buon senso". Ora il Paese ha bisogno di stabilità come ha richiesto Mattarella, non c'è tempo da perdere, ma io devo essere della partita, va ripetendo l'ex premier in queste ore, convinto che i voti vanno trovati in Parlamento. E che, come extrema ratio, resti sempre la carta del governo del presidente. In via Bellerio, però, c'è scetticismo e anche un certo nervosismo. Tant'è che Salvini torna a minacciare il voto se Fi e Cinque stelle ''continuano a bisticciare e a non essere responsabili''.

L'unica certezza è la premiership: al Quirinale i leader di Fi, Fdi e Lega hanno fatto un solo nome, quello di Salvini, congelando la carta Giancarlo Giorgetti. Di fronte all'ennesimo stallo, le diplomazie provano a trovare un compromesso. In queste ore si torna a parlare di quel passo indietro o di lato che il Cav potrebbe fare per riavviare il dialogo tra Lega e grillini e arrivare a un'intesa programmatica, facendo cadere la conventio ad excludendum ai danni di Fi.

Raccontano che giovedì, qualche segnale in questo senso c'era stato dalle parti di palazzo Grazioli. Secondo alcuni rumors, Salvini e il leader azzurro erano addirittura a un passo dall'accordo, con Fi pronta a non andare a palazzo Chigi ma a dare l'appoggio esterno (o a garantire l'astensione) al governo giallo-verde. Tant'è che Di Maio ai suoi parlamentari confidava che fino a sei ore prima dell'avvio del 'secondo round' di consultazioni al Colle fosse convinto di una rinuncia del leader azzurro.

Anche ieri, da Arcore, smentiscono con forza ''abdicazioni'', ''cessioni di sovranità'' e ''passi indietro" che suonerebbero come un ''suicidio politico'', visto che ''il M5S pone veti su Fi a prescindere dal leader e questo è inaccettabile". "Berlusconi è già fuori dal Parlamento, non è candidabile e dopo il 4 marzo non è più leader della coalizione, cosa vogliono?", si chiedono fonti azzurre, che avvertono: ''Nessuno può mettere in discussione la leadership di Fi con il 14% di voti ottenuti da 5 milioni di elettori alle ultime elezioni''.

E se il 'passo di lato' si materializzasse nella nomina di Antonio Tajani alla presidenza di Fi? Anche questa domanda troverebbe una risposta scontata se il veto di M5S restasse categorico sulla presenza del colore azzurro nella futura squadra di governo. Giorgio Mulè, portavoce unico dei gruppi parlamentari forzisti, è secco nell'escludere un appoggio esterno, senza ministri Fi, a un esecutivo M5S-Lega: ''E' come dire: salite sul torpedone, pagate il biglietto e poi vi buttate nel burrone. Lo fareste? Non facciamo i portatori d'acqua".

Insomma, il clima nel centrodestra resta burrascoso e confuso, almeno per adesso. Salvini continua a guardare ai Cinque stelle, Meloni è ancora irritata per essere stata 'zittita' giovedì al termine delle consultazioni (di fatto il Cav le ha impedito di parlare ed è rimasta l'unica leader a non intervenire). Resta, intanto, un interrogativo che in tanti, soprattutto tra gli azzurri, si chiedono in queste ore: chi ha fatto credere a Di Maio che Berlusconi era pronto a fare un passo indietro? Salvini o Giorgetti? O chi per loro? Non è dato saperlo.

Fatto sta che Berlusconi, raccontano, dopo aver sfiorato la rottura con gli alleati la scorsa notte al punto di pensare di disertare l'incontro di giovedì al Quirinale, non avrebbe alcuna intenzione di cedere lo scettro a qualcuno, nonostante aleggi sempre di più ad Arcore lo spettro del partito unico, evocato da Giovanni Toti e auspicato dai leghisti.

Neanche Gianni Letta, il più convinto sostenitore della linea dura (ovvero, meglio andare all'opposizione che cadere nella trappola di Salvini-Di Maio, magari attendendo le prossime mosse del Pd) sarebbe riuscito a mollare la presa.

L'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio anche giovedì, durante il vertice a palazzo Grazioli, raccontano fonti azzurre, d'intesa con Niccolò Ghedini, avrebbe messo di nuovo in guardia il presidente di Fi dal rischio di essere tagliato fuori dai giochi non appena la Lega trovi il momento più opportuno per farlo, probabilmente la vittoria in Friuli Venezia Giulia.

Molti azzurri, infatti, sono pronti a scommettere che il "giorno dopo il successo del leghista Fedriga, Salvini invita Fi a dar vita al partito unico, lanciando di fatto l'Opa sul partito azzurro".

Berlusconi si trova tra i due fuochi, insomma. Meglio cedere al pressing di Salvini-Di Maio o tirar dritto come gli consigliano i suoi collaboratori storici? Per ora sceglie la via mediana, giocando, come al solito su più tavoli, consapevole che il boccino è sempre nelle mani di Salvini e spetta a lui menar le danze. Poi chissà.

Migliaia in piazza, de Magistris: «Lottiamo nell'interesse della città»

NAPOLI. «Qualcuno ha pensato di dividere la città, ma noi lottiamo nell'interesse di tutti i napoletani». Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, chiudendo dal palco di piazza Municipio la manifestazione contro i debiti legati ai commissariamenti Cr8 e dell'emergenza rifiuti. «I nostri avversari, che vanno da Casapound, a Valeria Valente e a Forza Nuova, dicono che sul debito hanno ragione, ma il sindaco torto. Voi sarete in grado di fare questa battaglia anche se mi metto di lato - ha aggiunto de Magistris rivolgendosi alla piazza - ma non voglio dare loro questa soddisfazione e mi metto con voi, davanti. Qualcuno ha pensato di dividere la città ma lottiamo nell'interesse di tutti i napoletani. Se non eliminiamo il debito ingiusto, questo cadrà su tutti». 

«La settimana prossima ci presenteremo con una delegazione mista dai gruppi parlamentari e chiederò un incontro con il Presidente della Repubblica. Non chiediamo leggi speciali per Napoli, ma una legge che valga per tutti i Comuni d'Italia che hanno subito il debito odioso dei commissariamenti di Stato». Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, chiudendo la manifestazione in piazza Municipio.«È una lotta contro l'usura di Stato - ha aggiunto - e mi auguro che da Napoli parta una lotta condivisa».

Il discorso davanti alle migliaia di cittadini che sono scesi in piazza per partecipare alla manifestazione. 

Berlusconi: «Di Maio non mi dica cosa fare»

"Non sta certo al signor Di Maio dire a Berlusconi quel che deve fare: è un compito che spetta agli elettori. Io ho il dovere di rappresentare 5 milioni di cittadini che mi hanno confermato la loro fiducia, che credono nella nostra esperienza nei nostri valori e nei nostri programmi. Fi va avanti unita e compatta intorno al suo leader, come è unito il centrodestra su un progetto politico e un programma con il quale ci siamo impegnati davanti agli elettori''. Lo sottolinea in una intervista al quotidiano molisano 'Primo piano' Silvio Berlusconi, atteso oggi in Molise per una visita di due giorni.

''Se Di Maio -avverte il Cav- si illude di rompere un rapporto di lealtà reciproca e di condivisione di valori che va avanti da 20 anni, nel centrodestra, non solo si fa delle illusioni, ma pecca di arroganza e di inesperienza. E dimostra di non conoscere nemmeno l'Abc della democrazia''.

Carfagna: de Magistris è un'anomalia, un sindaco non scende in piazza

NAPOLI. «Chi ricopre incarichi istituzionali non scende in piazza a fare ammuina, non urla né agita i pugni, ma lavora responsabilmente cercando di risolvere i problemi». Così Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e consigliere comunale a Napoli di Forza Italia. «De Magistris è un'anomalia anche in questo: indossa la fascia tricolore ma invoca e promuove la protesta, come se ci fosse sempre qualcuno da incolpare, come se i suoi fallimenti fossero frutto di un complotto ordito da chissà quali forze oscure. Per questo domani non parteciperemo alla contromanifestazione in piazza Trieste e Trento: sarebbe inevitabilmente un modo per legittimare la manifestazione di de Magistris, che vuole scientificamente distrarre l'attenzione dalle proprie colpe e dai propri errori. Il problema, infatti, non è solo la sanzione da 85 milioni inflitta dalla Corte dei Conti al Comune per un debito del passato, come vuol far credere il sindaco, ma soprattutto i 3 miliardi di zavorra che l'amministrazione de Magistris consegna alla città e alle future amministrazioni, per effetto dei quali sulla testa di ogni bambino grava un peso di 4686 euro. E di questo debito de Magistris non può incolpare nessuno se non se stesso» aggiunge Carfagna. 

Boscoreale, si dimette il sindaco

BOSCOREALE. Il sindaco Giuseppe Balzano ha rassegnato le dimissioni. «Con immenso rammarico informo la cittadinanza che stamattina ho rassegnato le dimissioni. - spiega - Ho maturato questa decisione con la massima serenità d’animo per l’assoluta mancanza di chiarezza sul futuro politico della mia città. Ho fatto un passo indietro non pretendendo ad ogni costo la mia ricandidatura alle prossime elezioni amministrative, mettendomi comunque a disposizione della maggioranza politica che finora mi ha sostenuto». «Ho verificato, purtroppo, che tutto ciò non ha contribuito a rendere chiaro e trasparente un percorso politico-amministrativo, e non consento a nessuno di calpestare la mia dignità umana e politica. - ha continuato Balzano - Il mio auspicio è, e resta, quello di dare continuità politica e amministrativa all’azione della mia giunta, per risanare le finanze dell’Ente e per completare una serie di opere già finanziate e in cantiere (pista ciclabile, parcheggio in piazza Pace, passeggiata archeologica, Museo del Parco Nazionale del Vesuvio). Ringrazio vivamente la maggioranza politica che mi ha sostenuto in questi cinque anni».   

Di Maio: «Se ci lasciano fuori si fanno male»

Il timore più grande è quello di restare fuori dai giochi. In altre parole, che il centrodestra tiri fuori dal cilindro un nome in grado di convincere i dem a mettere in piedi un governissimo. "Ma in tal caso, si fanno male da soli". Ieri Luigi Di Maio, dopo le consultazioni, ha riunito i direttivi M5S di Camera e Senato. Insieme si è ragionato della situazione, mettendo sul tavolo tutti gli scenari possibili, comprese quelli, gettonatissimi, del pre incarico e del mandato esplorativo.

"Può accadere di tutto - ha riconosciuto Di Maio tracciando tutte le ipotesi in campo - ma io resto ottimista, anche perché il Quirinale continua a vedere in noi una forza politica affidabile e lineare". E gli 11 milioni di voti messi insieme il 4 marzo non possono essere ignorati, è la convinzione del capo politico del Movimento. Che ai suoi ha raccontato di essere stato convinto, fino a sei ore prima dell'avvio del secondo giro di consultazioni, di un passo indietro di Silvio Berlusconi.

Ora per uscire dall'impasse, si è detto convinto Di Maio, servirà tempo. E se davvero il Movimento dovesse restare col cerino in mano, sarà opposizione durissima. Con il numero dei parlamentari pressoché triplicati e le conseguenti nomine alle presidenze delle commissioni, la strada per un governissimo diventerebbe davvero tutta in salita. "Potremmo rendergli la vita impossibile in maniera chirurgica", ha osservato Vito Crimi mentre Di Maio annuiva.

Il candidato premier grillino ha sbandierato i risultati di sondaggi interni che vedrebbero il Movimento in crescita, la Lega stabile, Pd e Fi in calo: "Se vanno a fare il governo insieme - ha osservato Di Maio - stavolta si fanno ancor più male". Mentre le distanze tra il M5S e il Pd per un eventuale piano B, ha spiegato ai suoi, restano ampissime e difficilmente colmabili.

Anche dall'assemblea dem del 21 aprile Di Maio ha ammesso di non aspettarsi grandi sorprese: "Due terzi del partito è renziano" e gli altri, dai franceschiniani alla minoranza di Orlando ed Emiliano, non sembrano avere, a detta del leader del Movimento, voce e peso sull'ipotesi di un governo insieme.

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