Domenica 21 Ottobre 2018 - 14:58

Riace, De Magistris: pronti a ospitare Lucano a Napoli

NAPOLI. "Caro Mimmo lo so che non lascerai la tua e nostra amata Calabria ma se vuoi ti ospitiamo con amore a Napoli". Lo afferma, in un tweet, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris dopo la decisione del Tribunale del Riesame che ha revocato la misura dei domiciliari per il sindaco di Riace Mimmo Lucano disponendo il divieto di dimora a Riace. "Il divieto di dimora nella tua Riace è peggio degli arresti domiciliari - conclude - Ma non potranno mai arrestare la rivoluzione. Riace vivrà con Lucano sindaco!".

Senato, bye bye vitalizi

Il Consiglio di Presidenza del Senato ha approvato, secondo quanto si apprende a palazzo Madama, la riforma dei vitalizi per gli ex senatori secondo il metodo contributivo disposto dalla Camera. L'ok alla riforma con i tagli agli ex parlamentari è passato con 10 voti e un astenuto, ha riferito il questore Paolo Arrigoni (Lega) al termine della riunione.

"Detto, fatto. Promessa mantenuta. Bye bye vitalizi anche per gli ex senatori. Questo privilegio non esisterà più per nessuno. Evviva!" scrive in un post su Facebook il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, dopo l'approvazione della riforma.

"Anche il Senato dice stop a vecchi e assurdi privilegi" dichiarano poi in una nota i senatori della Lega Paolo Arrigoni, Roberto Calderoli, Tiziana Nisini e Paolo Tosato. "Abbiamo agito in tempi rapidissimi per portare avanti una battaglia della Lega e per mantenere una promessa che le forze del governo del cambiamento hanno fatto ai cittadini. Dalle parole ai fatti, contro i privilegi di pochi, in favore di tutti gli italiani".

Rai, parte il toto-nomi

Si inseguono le voci sulle nomine dei direttori di reti e Tg della Rai, una partita che dovrebbe chiudersi entro la settimana e che, a quanto apprende l'Adnkronos, vedrebbe come novità delle ultime ore Luca Mazzà dalla direzione del Tg3 a quella del Gr e di Rai Radio 1 e Federica Sciarelli candidata alla guida di Rai3 al posto di Stefano Coletta. Anche se per la conduttrice di 'Chi l'ha visto?' non è tramontata l'ipotesi della direzione del Tg1, per la quale attualmente in pole position sembra esserci Giuseppina Paterniti.

Marcello Ciannamea andrebbe a sostituire Angelo Teodoli alla guida della rete ammiraglia di Viale Mazzini, mentre in corsa per Rai2 resterebbero Maria Pia Ammirati e Carlo Freccero. Per la direzione del Tg2, infine, le voci delle ultime ore confermerebbero il nome di Gennaro Sangiuliano. Ancora però nulla è certo giacché non è ancora stata fissata una data del prossimo Consiglio d'amministrazione per l'approvazione delle nomine, che sarebbe previsto tra giovedì pomeriggio e venerdì mattina.

«Condono vergognoso», ira elettori M5S

"Puoi chiamarlo come ti pare ma questo è un condono. E io, che le tasse le ho sempre pagate, oggi mi sento un fesso per aver creduto nel Movimento". Il Consiglio dei ministri approva manovra e dl fiscale e tra le norme spunta anche la cosiddetta 'pace fiscale' che consentirà a quanti hanno debiti con il fisco di risanarli attraverso alcune agevolazioni. Troppo, evidentemente, per gli elettori M5S che ora - stando almeno a quanto si legge nel fiume di commenti social - gridano al "tradimento del voto" definendo il provvedimento "un vero e proprio condono, alla faccia di chi le tasse le paga". Qualcosa di diverso, insomma, "dal bisogno di onestà che mi ha spinto a dare fiducia a Di Maio. Ora so - dicono amareggiati - che era soltanto fumo". Il M5S "dalla parte degli onesti e dei cittadini più poveri" resta così per molti "un lontano ricordo": dal momento "dell'accordo con la Lega", spiegano, "il sogno è finito: dovevamo fare la guerra, è stata una resa completa".

"Solo un mese fa - puntano il dito - Di Maio aveva il coraggio di dire che 'il M5S non era disponibile a votare nessun condono'. Oggi, vergognosamente, hanno approvato il più grande condono tombale! Il messaggio è chiaro: 'Caro cittadino che paghi le tasse sei un povero scemo!'". Una misura "ingiusta e irrispettosa" nei confronti di quanti "hanno sempre pagato tutto facendo dei sacrifici enormi", perché "onesti lo si deve essere nei fatti e non solo nelle parole e negli annunci elettorali". E' "semplicemente vergognoso", spiegano, "scendere a patti con le richieste della Lega": quanto fatto "non è quello per cui vi ho votato ma è il motivo che mi spingerà a non votarvi più". Si rivolgono direttamente al capo politico del M5S, il "caro Di Maio" che li ha "delusi", "traditi", che con il Movimento si è "preso il voti di quanti davvero credevano nella possibilità di un governo onesto e lontano dai furbi". "A questo punto sono tutti uguali", riassumono, chiedendosi se la pace fiscale non sia "tanto diverso dallo scudo fiscale di Berlusconi". "Ma il Mov5Stelle era nato per tagliare gli sprechi e difendere i cittadini onesti? o ricordo male io?", si chiedono insistentemente.

"Condono vs pacefiscale. Sinonimi di una stessa Italia che umilia le persone che hanno sempre rispettato le regole! Altro che cambiamento, radicamento direi!", si lamentano, mentre prendono di mira le parole del leader pentastellato, che solo un mese fa aveva ribadito come il Movimento non fosse "disponibile a votare nessun condono". E a finire nel calderone dell'indignazione social spunta anche un post del blog di Grillo targato ottobre 2014, ora di nuovo virale e dal titolo 'Un altro condono per i soliti furbi': "Sembrava una denuncia -spiegano - e invece era un punto del programma".

«Francia vomitevole», Salvini rifiuta le scuse

"Abbandonare degli immigrati in un bosco italiano non può essere considerato un errore o un incidente". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini, in un post su Facebook, torna a commentare quanto avvenuto venerdì scorso a Claviere (Torino), dove una pattuglia della gendarmeria francese ha lasciato due migranti dopo aver attraversato il confine franco-italiano senza autorizzazioni. Ieri la Francia si è scusata per l'accaduto parlando di un errore, tuttavia il vicepremier ora respinge le scuse rincarando la dose.

"Quanto successo a Claviere è un'offesa senza precedenti nei confronti del nostro Paese, e mi chiedo se gli organismi internazionali, a partire dall'Onu fino all'Europa, non trovino 'VOMITEVOLE' lasciare delle persone in una zona isolata, senza assistenza e senza segnalazioni - tuona Salvini su Facebook - Chi erano questi immigrati? Da dove venivano? Perché sono stati abbandonati?"

"E ancora - prosegue il titolare del Viminale - per la civile Parigi è normale scaricare delle persone nei boschi? Perché i francesi parlano di 'gendarmi che non conoscevano la strada', se poi il furgone è rientrato nel proprio paese a gran velocità e senza esitazioni? Andremo fino in fondo - sottolinea Salvini - Siamo di fronte a una vergogna internazionale, e il signor Macron non può far finta di nulla. Non accettiamo le scuse".

Abolito numero chiuso a Medicina. Anzi no, non subito

Caos intorno alla vicenda del numero chiuso per l'accesso alla facoltà di Medicina. La misura è inserita nel comunicato stampa che il governo ha diffuso al termine del Cdm di questa notte ma c'è un giallo. Nel comunicato diramato ieri da Palazzo Chigi si legge testualmente "si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi". Al ministero dell'Istruzione però, il ministro Marco Bussetti smentisce la notizia: "Voglio essere sincero, a me non risulta" ammette, spiegando che "sarà un percorso graduale di allargamento del numero di ammessi alla facoltà". Poi in una nota congiunta con il ministro della Salute, Giulia Grillo, il titolare dell'Istruzione chiarisce che è stato "chiesto, in sede di Consiglio dei ministri, di aumentare sia gli accessi sia i contratti delle borse di studio per Medicina". "E' un auspicio condiviso da tutte le forze di maggioranza, che il governo intende onorare" dicono i due dicasteri. A questo punto arriva la precisazione di Palazzo Chigi: "Si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Crui, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso". In poche parole il test di Medicina sarà abolito ma non nell'immediato.

Del resto, l'abolizione del numero chiuso a Medicina non è una misura di poco conto. Anzi, potrebbe avere un effetto notevole. Basti pensare che il mese scorso per contendersi 9.779 posti si sono presentati ai test d'ingresso 67.005 candidati. Giovani aspiranti dottori con il sogno di indossare il camice bianco ma che per anni si sono trovati davanti una montagna davanti: solo 1 posto per 6 candidati. Ecco perché negli ultimi anni, molti studenti hanno optato per il 'piano B', ossia la possibilità, offerta dai regolamenti, di seguire due insegnamenti di altri corsi di studio "di pari livello e di medesimo ordinamento" e quindi poter sostenere comunque due esami di Medicina pur iscritti a una altra facoltà. C'è poi chi ha optato per atenei stranieri, magari in vista di un successivo rientro in Italia.

Condono, pensioni, reddito: ecco la manovra

Reddito di cittadinanza, riforma delle pensioni e flat tax. E ancora, rilancio degli investimenti pubblici, taglio delle pensioni d'oro e istituzione di una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Sono alcuni dei punti contenuti nella prossima legge di bilancio approvata ieri dal Consiglio dei ministri e appena approdata sul tavolo europeo. L'accordo tra i partner di governo è arrivato dopo ore di tensione e un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla manovra, cui è stato aggiunto un secondo decreto legge, ribattezzato 'salva scartoffie' o di 'semplificazione', contenente, tra le altre cose, misure per il lavoro, norme per la sanità e l'introduzione di una RC auto equa sul territorio.

Per quanto riguarda la pace fiscale, l'accordo raggiunto prevede un'aliquota del 20% che interesserà solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà inoltre possibile integrare fino a un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro. Niente sconti, però per gli evasori, per i qual, ha assicurato il vicepremier Luigi Di Maio "ci sarà la galera".

Sul fronte delle pensioni d'oro, la misura dovrebbe interessare gli assegni al di sopra dei 4.500 euro al mese. Dalla 'sforbiciata' si otterrebbe un miliardo che sarà messo a copertura nella legge di bilancio. "Manteniamo le promesse fatte, mantenendo i conti in ordine sulla base del contratto di governo", ha garantito il premier Giuseppe Conte al termine del Cdm.

LE MISURE DELLA LEGGE DI BILANCIO

Reddito di cittadinanza - Si introdurrà una misura universalistica di sostegno al reddito, con la previsione che nessun cittadino abbia un reddito mensile inferiore ai 780 euro, che crescono in base al numero dei componenti della famiglia;

Pensione di cittadinanza - Le pensioni minime saranno aumentate fino a 780 euro, con una differenziazione tra chi è proprietario di un immobile e chi non lo è;

Flat tax - Si estendono le soglie minime del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un'aliquota piatta al 15 per cento;

Quota 100 - Si abrogano i limiti di età per i pensionamenti previsti dalla legge Fornero, introducendo la 'quota 100': si potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi versati, favorendo così chi ha iniziato a lavorare in età molto giovane e al contempo agevolando il necessario ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione e nel privato. Per le donne si proroga 'Opzione Donna', che permette alle lavoratrici con 58 anni, se dipendenti, o 59 anni, se autonome, e 35 anni di contributi, di andare in pensione;

Pensioni d'oro - Si interviene sulle pensioni d'oro, sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati;

Risarcimento vittime crisi bancarie - Si stanzia un fondo da 1,5 miliardi per risarcire tutte le vittime delle crisi bancarie. Il fondo è così ampliato di 14 volte rispetto a prima;

Rilancio investimenti pubblici - Si stanziano 15 miliardi aggiuntivi nei prossimi 3 anni per rilanciare gli investimenti pubblici, soprattutto nell’ambito infrastrutturale, dell’adeguamento antisismico, dell'efficientamento energetico, dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie. Si crea inoltre una task force per valutare, monitorare e attivare rapidamente i progetti d'investimento;

Piano assunzioni straordinario - Si stanziano 500 milioni per un grande piano di assunzioni per poliziotti, magistrati e personale amministrativo, in modo da assicurare ai cittadini maggiore sicurezza, processi civili e penali più rapidi e una Pubblica Amministrazione più efficiente;

Task force spesa pubblica - Si crea una task force per la revisione di tutta la spesa pubblica. Il team analizzerà nel dettaglio ogni singola voce di spesa nel bilancio dello Stato per intervenire sugli sprechi ed efficientare la spesa, intervenendo, tra l'altro, su auto blu, voli di Stato e scorte;

LE MISURE DEL DL FISCALE E DEL DL SEMPLIFICAZIONE

Pace fiscale - Si prevede la pace fiscale solo per chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. I contribuenti che sono alle prese con il fisco potranno sanare la loro posizione pagando il 20% del non dichiarato in 5 anni, in caso di vittoria al secondo grado, senza sanzioni e interessi; sarà inoltre possibile integrare fino ad un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo di 100.000 euro.

Rottamazione ter - Si prevede, per chi aveva già beneficiato della rottamazione bis e ha versato almeno una rata, la possibilità di ridefinire il proprio debito con il fisco (relativo al periodo tra il 2000 e il 2017) a condizioni agevolate, tra cui l'esclusione dal pagamento delle sanzioni e degli interessi di mora, la possibilità di rateizzare il pagamento (massimo 10 rate consecutive di pari importo) in 5 anni pagando un interesse ridotto del 2% l'anno e quella di compensare i debiti con il fisco con i crediti nei confronti della pubblica amministrazione;

Stralcio debiti fino 1000 euro - Si prevede la cancellazione automatica di tutti i debiti con il fisco relativi al periodo che va dal 2000 al 2010 di importo residuo fino a 1000 euro;

Definizione agevolata - Sono previste varie ipotesi di definizione agevolata delle controversie tra i contribuenti e il fisco. In particolare, si prevede la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea; delle controversie tributarie nei confronti dell’Agenzia delle entrate; degli atti del procedimento di accertamento; degli atti dei procedimenti verbali di contestazione; delle imposte di consumo;

Fatturazione elettronica- Si mantiene l'entrata in vigore dell'obbligo di fatturazione elettronica dal primo gennaio 2019, riducendo per i primi sei mesi le sanzioni previste per chi non riuscirà ad adeguare i propri sistemi informatici;

Trasmissione telematica scontrini- Oltre all'obbligo di fatturazione elettronica, si introduce l'obbligo generalizzato di memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. Questo consentirà di eliminare alcuni adempimenti contabili come l'obbligo di tenuta dei registri e conservazione delle fatture e degli scontrini e un controllo maggiore e meno invasivo dell'Agenzia delle entrate. L'obbligo parte per chi ha un volume d'affari superiore a 400 mila euro dal primo luglio 2019. Per gli altri dal primo gennaio 2020;

Rc auto equa - Per realizzare una RC auto equa, con canoni differenziati rispetto al territorio, si eliminano i vincoli di trasferimento della polizza da un assicuratore a un altro;

CIGS per riorganizzazione o crisi aziendale - si consente la proroga degli ammortizzatori sociali per il 2018 e 2019 per le imprese con più di 100 dipendenti, che abbiano problemi occupazionali. La cassa integrazione può essere concessa per 12 mesi per riorganizzazione aziendale e sei mesi per il caso di crisi;

Norma 'Bramini' - si introducono norme a tutela di chi ha debiti nei confronti delle banche ma vanta crediti nei confronti dello Stato.

Pace fiscale, trovato l'accordo

Accordo raggiunto - salvo sorprese dell'ultimo minuto - su pace fiscale e pensioni d'oro. Dopo una mattinata e un primo pomeriggio ad alta tensione, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno infatti preso parte al vertice, ancora in corso, su dl fiscale e manovra con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell'Economia Giovanni Tria, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, i due viceministri al Mef Laura Castelli e Massimo Garavaglia.

Dopo il braccio di ferro, Lega e M5S sembrano infatti aver trovato il punto d'incontro sui nodi della manovra. Per quanto riguarda la pace fiscale, potrà essere fatta solo da chi ha presentato la dichiarazione dei redditi. Secondo quanto si apprende, sarà inoltre possibile integrare fino ad un massimo del 30% in più, rispetto alle somme già dichiarate, con un tetto massimo 'sul nero' di 100.000 euro. L'accordo, spiega una fonte vicina al vicepremier Luigi Di Maio, prevede inoltre di inserire la norma per l'arresto degli evasori e nessun salvacondotto per gli evasori. Raggiunta una sintesi anche sul taglio alle pensioni d'oro: un miliardo derivante dalla 'sforbiciata' - riferiscono fonti di governo - sarà messo a copertura nella legge di bilancio.

Nasce inoltre un secondo decreto dal vertice: si tratta del dl già denominato "taglia scartoffie e leggi inutili", riferiscono fonti vicine al vicepremier Luigi Di Maio, che introdurrebbe, tra le altre cose, oltre 100 adempimenti in meno per le imprese.

"Dopo averlo dimostrato sull'immigrazione e la sicurezza, anche sui temi economici continuiamo a mantenere le promesse con gradualità e coraggio. Fornero, flat tax, equitalia: anche su questi temi siamo il cambiamento'', sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, mentre è in corso a palazzo Chigi il Cdm.

POMERIGGIO AD ALTA TENSIONE - Ma a Palazzo Chigi è stato finora braccio di ferro. Fino a metà pomeriggio, il ministro del Lavoro e capo politico dei 5 Stelle si trovava infatti al lavoro nella sede del governo, senza tuttavia prendere parte alla riunione. A quanto apprendeva l'Adnkronos, inoltre, con Salvini sarebbe sceso il gelo: fra contatti interrotti da ore, nella giornata di oggi i due vicepremier non si sarebbero mai sentiti fino alla partecipazione al vertice. Di Maio, spiegava chi gli è vicino, aveva assicurato infatti che non avrebbe messo piede alla riunione finché non si fosse fatta chiarezza sul capitolo della cosiddetta 'pax fiscale'.

Al centro del braccio di ferro tra Di Maio e Salvini, veniva spiegato da autorevoli fonti 5S, l'intenzione di Di Maio di chiedere un 'tetto' come limite della possibilità, per ogni contribuente, di mettersi in regola. Oltre alla assicurazione che la pace fiscale venga circoscritta a tutti quei cittadini che non hanno pagato le tasse dovute, ma in ogni caso hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco, ovvero hanno effettuato correttamente tutte le dichiarazioni. Il 'nero', per il M5S, deve essere lasciato fuori. Anche perché - il timore che serpeggia nelle file grilline - quando si entra nel piano scivoloso del ‘non dichiarato’ può trovare spazio qualsiasi forma di condono, compreso lo scudo per chi detiene capitali all’estero.

MISURA BRAMINI - Ma se il Movimento ha puntato i piedi sul capitolo fisco, dichiarandosi "irremovibile" sulla questione, i leghisti avrebbero dato l’altolà - raccontano fonti di governo M5S - a una norma imprescindibile per il Movimento, ovvero la cosiddetta misura Bramini (dal nome dell’imprenditore brianzolo fallito per un credito inevaso dallo Stato) per rendere impignorabile la prima casa. Oltre a fare muro su un pacchetto di misure per la 'sburocratizzazione' realizzato e voluto da Di Maio in persona per favorire le piccole imprese.

Non c'è pace (fiscale)

Prosegue a Palazzo Chigi il braccio di ferro sul vertice su manovra e dl fiscale al quale al momento mancano sia Luigi Di Maio che Matteo Salvini, arrivato da pochi minuti nella sede del governo. Il ministro del Lavoro e capo politico dei 5 Stelle è al lavoro nella sede del governo, ma continua a non prendere parte alla riunione. 'Ambasciatori' di Di Maio al tavolo sono il ministro dei Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e la viceministra al Mef, Laura Castelli. A quanto apprende l'Adnkronos, con Salvini sarebbe sceso il gelo: i contatti interrotti da ore, nella giornata di oggi i due vicepremier non si sarebbero mai sentiti. Di Maio, spiega chi gli è vicino, assicura che non metterà piede al vertice finché non verrà fatta chiarezza sul capitolo della cosiddetta 'pax fiscale'. 

SALVINI - "Agli amici del M5S dico: saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia, per chi ha fatto la dichiarazione dei redditi ma non è riuscito a pagare tutto, è nel contratto di governo. E per me quello vale", ha detto il vicepremier.

"Sono convinto - ha spiegato Salvini - che ci sia bisogno di un nuovo rapporto tra italiani e Equitalia. Gli evasori totali, quelli che non hanno mai compilato la dichiarazione dei redditi, per me devono marcire in galera fino alla fine dei loro giorni, ma l'artigiano, il piccolo imprenditore o il commerciante che è schiavo di una cartella da 40mila euro da una vita, deve poter tornare a vivere e quella cartella va stracciata. Ne sono straconvinto e questo c'è nel contratto di governo".

"Il decreto fiscale c'è oggi pomeriggio, la manovra di bilancio domani - ha detto ancora, intervenendo all'assemblea nazionale di Confimi Industria all'Autodromo di Monza - il nostro obiettivo è semplificare e pagare sempre di meno, ma ho ben chiari quali sono i nodi".

PACE FISCALE - Al centro del braccio di ferro tra Di Maio e Salvini, viene spiegato da autorevoli fonti 5S, c'è infatti il capitolo della pace fiscale con il vicepremier e ministro del Lavoro deciso a chiedere un 'tetto' come limite della possibilità, per ogni contribuente, di mettersi in regola. Oltre alla assicurazione che la pace fiscale venga circoscritta a tutti quei cittadini che non hanno pagato le tasse dovute, ma in ogni caso hanno segnalato in modo fedele il proprio debito al fisco, ovvero hanno effettuato correttamente tutte le dichiarazioni. Il 'nero', per il M5S, deve essere lasciato fuori. Anche perché - il timore che serpeggia nelle file grilline - quando si entra nel piano scivoloso del ‘non dichiarato’ può trovare spazio qualsiasi forma di condono, compreso lo scudo per chi detiene capitali all’estero.

Così Di Maio sarebbe ora impegnato al terzo piano della presidenza del Consiglio, per limare il pacchetto di misure sulle semplificazioni alle piccole imprese che vorrebbe entrasse nel dl fiscale, ma che starebbe trovando il muro della Lega. E anche questo è ulteriore motivo di scontro.

MISURA BRAMINI - Ma se il Movimento punta i piedi sul capitolo fisco, dichiarandosi "irremovibile" sulla questione, i leghisti avrebbero dato l’altolà - raccontano fonti di governo M5S - a una norma imprescindibile per il Movimento, ovvero la cosiddetta misura Bramini (dal nome dell’imprenditore brianzolo fallito per un credito inevaso dallo Stato) per rendere impignorabile la prima casa. 

Oltre a fare muro su un pacchetto di misure per la 'sburocratizzazione' realizzato e voluto da Di Maio in persona per favorire le piccole imprese. 

«Nessuno può avere troppo potere», altolà di Mattarella

"La storia insegna che l'esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare" e di fronte a questo pericolo occorre far ricorso agli "antidoti" previsti dalla Costituzione, come ad esempio il "senso del limite" e la presenza di "autorità indipendenti dagli organi politici", che "dovendo governare aspetti tecnici" prescindono dalle "scelte politiche". Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, da arbitro imparziale come si è autodefinito dal giorno dell'insediamento, decide di estrarre il cartellino giallo di fronte a quei giocatori protagonisti delle polemiche che nelle ultime settimane stanno accompagnando l'elaborazione del Def e le ipotesi sulla prossima manovra economica.

L'occasione è l'incontro al Quirinale con alcuni studenti delle scuole secondarie di secondo grado e la risposta alla domanda di uno di loro che gli chiede: "In qualità di garante della Costituzione, quanto ritiene sia difficile il suo lavoro?" "La nostra Costituzione - risponde il Capo dello Stato - consente di superare difficoltà e di garantire l'unità della società anche perché ha creato un sistema in cui nessuno, da solo, può avere troppo potere. C'è un sistema che si articola nella divisione dei poteri, nella previsione di autorità indipendenti, autorità che non sono dipendenti dagli organi politici ma che, dovendo governare aspetti tecnici, li governano prescindendo dalle scelte politiche, a garanzia di tutti".

"C'è un sistema complesso di pesi e contrappesi, come insegna la nostra Costituzione - ribadisce Mattarella - perché la storia insegna che l'esercizio del potere può provocare il rischio di fare inebriare, di perderne il senso del servizio e di fare invece acquisire il senso del dominio nell'esercizio del potere".

"Ci sono, rispetto a questo pericolo, due antidoti. Il primo è personale: una capacità di autodisciplina, di senso del limite, del proprio limite come persona e come ruolo che si esercita, un senso di autocontrollo - e, ragazzi, anche, perché no - di autoironia che è sempre molto utile a tutti. C'è poi un altro antidoto che è quello di meccanismi di equilibri che distribuiscono le funzioni e i compiti del potere tra più soggetti, in maniera che nessuno, da solo, ne abbia troppo".

"La nostra Costituzione conta molto sul primo aspetto, quello dell'autodisciplina e dell'autocontrollo, ma ha messo in campo una serie di meccanismi di articolazione del potere che garantiscono quell'obiettivo. Questo - conclude Mattarella - consente anche al Capo dello Stato, al Presidente della Repubblica, di svolgere la funzione di garante del buon funzionamento del sistema in maniera adeguata, ma il merito è della Costituzione".

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