Sabato 16 Febbraio 2019 - 12:14

Tav, aut aut a Salvini

"Non conviene insistere su temi su cui non siamo d'accordo, altrimenti mi devo convincere che si sta spingendo su un tema su cui non c'è accordo perché si vogliono creare tensioni nel governo. Non lo consiglio". L'aut aut sulla Tav di Di Maio a Salvini arriva forte e chiaro. Nel giorno in cui il leader leghista ha ribadito la fermezza sul fronte grandi opere - "Nessuno stop, ma un piano Marshall" - ma anche l'assoluta tenuta del governo, il capo politico del M5S entra ancora una volta a gamba tesa nel dibattito dettando le condizioni. "In questo governo ce lo siamo detti dall'inizio. Ci sono cose su cui siamo d'accordo e cose su cui non siamo d'accordo. Lavoriamo su quelle su cui siamo d'accordo", ha spiegato Di Maio a Ortona, aggiungendo: "Con 20 miliardi ci costruisci in Italia 2.500 scuole con criteri antisismici e tante nuove Tav". Inoltre, "se parliamo di ridimensionamento, parliamo di una supercazzola". Niente da fare, quindi, per il pentastellato, che insiste: "Si chiede a italiani e europei di mettere 20 miliardi di euro per un buco che deve collegare gli italiani con i francesi da Torino a Lione, mentre ci sono italiani che non sono collegati con altri italiani sul territorio nazionale", ha aggiunto, ricordando che in Abruzzo "i cittadini impiegano anche sei ore per raggiungere Roma da Pescara".

Eppure stamane, prima in un'intervista al Messaggero e Mattino, poi sui palchi nella trasferta abruzzese, Matteo Salvini aveva stemperato i toni garantendo agli astanti la solidità di governo. "Con il buonsenso - spiega sicuro - un accordo si trova". Tav sì, scontro nella maggioranza no, insomma è in sintesi il pensiero del leghista, che in un comizio elettorale a Campli (Teramo), aveva nuovamente affrontato il tema: "Stiamo preparando un decreto per dimezzare i tempi dei cantieri, l'Italia ha bisogno di più opere", aveva detto, quando dal pubblico, con ovvio riferimento alla Tav, gli è stato gridato "non litigare con Di Maio!". La risposta? "Io non litigo con nessuno", ha detto, ma aggiungendo che "se qualcuno ha scavato 25 chilometri di galleria è più utile finirla o lasciarla così? Per capirlo non serve una laurea al Politecnico". E la tenuta del governo era stata fra le prime preoccupazioni di Salvini: "La mia parola - ha continuato dal palco di Sant'Egidio alla Vibrata - vale più di qualsiasi sondaggio. Non faccio cadere un governo per i sondaggi", respingendo così i consigli di chi gli faceva presente che se si andasse ora alle elezioni politiche, la Lega sarebbe il primo partito. Ma su un punto Salvini resta fermo: nessuno scambio tra Lega e M5S su Tav e autorizzazione a procedere al Senato contro Salvini per il caso Diciotti. "Non siamo al mercato. Questo è da vecchi governi, con vecchie regole, 'mi dai questo e in cambio ti do quest'altro'. Non ho bisogno di aiutini, faccio il ministro, blocco gli sbarchi, sveglio l'Europa, continuerò a farlo. Sulla Tav, aspettiamo i numeri", ha commentato al Tg5 dopo l'aut aut pentastellato.

Conte: «Il 2019 sarà bellissimo»

“Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. L'Italia ha un programma di ripresa incredibile. C'è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e c'è tanta determinazione da parte del governo". Così il premier Giuseppe Conte risponde ad Alessandro Poggi, inviato di Povera Patria, nell’intervista in onda stasera, in seconda serata su Raidue. "Andiamo tutti d'accordo; non litighiamo. Noi ci confrontiamo. Non ci sono motivi di divergenza, assolutamente", ha aggiunto il premier in riferimento ai rapporti con Di Maio e Salvini.

A stretto giro la replica del Pd. Maurizio Martina scrive su Twitter: "Presidente Conte, basta propaganda! Ma in che paese vive? Famiglie e imprese sono preoccupate e voi continuate a indebitarci per scelte sbagliate. Servono lavoro e investimenti che voi state bloccando". A rispondere al premier è anche Andrea Marcucci, capogruppo del Pd al Senato. "Conte straparla, il programma incredibile di cui parla è semplicemente non credibile" dice Marcucci. "L'anno bellissimo, per la propaganda M5S - aggiunge - è eternamente il prossimo, per ora purtroppo è solo l'anno della recessione, dell'isolamento in Europa, dell'assistenzialismo che prende il posto del lavoro, delle tasse senza investimenti". Dura anche la replica di Forza Italia. “Conte annuncia: sarà un 2019 bellissimo! A Carnevale ogni premier vale. Fuga dalla realtà” scrive su Twitter Anna Maria Bernini, capogruppo di Fi al Senato.

Le previsioni non sono rosee, stando al Centro studi di Confindustria. "L’Italia perde colpi ipotecando il 2019 - si sottolinea - sull'anno si dovrà calcolare l'effetto di trascinamento dei dati negativi di fine 2018 pari al -0,2%. E la dinamica a inizio 2019 sarà debole: la produzione industriale è stimata quasi piatta. Anche se il Pil risalisse dal 2° trimestre, è alta la probabilità di una crescita annua poco sopra lo zero". "La produzione industriale italiana - spiega ancora il Csc - ha recuperato di poco a dicembre, dopo il tonfo di novembre, registrando nel 4° trimestre 2018 una flessione di -0,5%. Il calo, diffuso all'Europa (specie Germania), in Italia è più marcato per i beni intermedi. Ciò ha pesato sul Pil a fine anno (-0,2%)".

Comune pronto a chiedere la gestione della Villa Floridiana

NAPOLI. La gestione diretta del Comune di Napoli del Parco della Villa Floridiana. È quanto chiede il sindaco di Napoli Luigi de Magistris al Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mibac) retto da Alberto Bonisoli. «Da troppo tempo ormai - scrivono in una nota de Magistris e Borriello - l'ex residenza reale di interesse storico ed artistico è in gran parte preclusa alla città, un polmone verde da troppo tempo negato alla fruizione di napoletani e turisti. L'amministrazione comunale di Napoli è pronta a chiedere al Ministro Alberto Bonisoli la responsabilità diretta della Villa per restituirla pienamente alla città. Un bene comune pubblico da co-gestire con la partecipazione di associazioni, comitati di scopo, ambientalisti, affinché il verde diventi opportunità di crescita collettiva ed inclusiva». «Purtroppo - aggiungono - il verde della Villa è in una condizione igienico-sanitaria allarmante con gli elementi arborei in gran parte rovinati dall'incuria. Uso gratuito, responsabilità collettiva, gestione dal basso e decisioni in capo al Comune di Napoli - conclude la nota- possono diventare gli elementi per riappropriarsi di un bene ambientale di inestimabile bellezza, grazie anche alle risorse per il verde disponibili nell'ambito del piano strategico della città metropolitana».

Diciotti, Salvini sarà sentito la prossima settimana

Si è conclusa la riunione della Giunta delle elezioni del Senato sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti. "La prossima settimana sentiremo Salvini o riceveremo la sua memoria" ha detto il presidente della Giunta delle elezioni Maurizio Gasparri, sottolineando che "oggi si è incardinata la procedura e abbiamo scritto una lettera a Salvini". "Il nostro interlocutore è il ministro Salvini - ha aggiunto - e se il governo avrà cose da dire sarà lo stesso Salvini a riferirle, arricchendo la sua relazione". La prossima settimana, ha affermato Gasparri, "porterà in giunta le sue argomentazioni, seguendo le procedure, perché è chiaro che siamo di fronte a una questione che non si risolve con un video messo su Facebook o con la raccolta di firme".

In una nota il senatore Mario Giarrusso, capogruppo del M5S in Giunta, ha spiegato che "il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepresidente Di Maio e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli depositeranno" presso la Giunta delle elezioni "una memoria, spiegando che sul caso Diciotti ci sia stata una decisione che coinvolge tutto il governo, con responsabilità anche di altri ministri e del presidente del Consiglio stesso". "In base ai documenti" dei ministri M5S e del premier, "con cui si assumeranno la responsabilità politica delle azioni che sono state compiute collegialmente dal governo, noi prenderemo una posizione" ha detto Giarrusso al termine della riunione.

Sulla richiesta di autorizzazione per Salvini, "va fatta una riflessione tecnica all'interno della Giunta - ha dichiarato il sottosegretario all'Interno, Carlo Sibilia (M5S), ospite di 'Circo massimo' su Radio capital - ma se il caso andrà in Aula, noi voteremo assolutamente sì. Il M5S non ha mai negato il processo a un politico". "Su queste questioni - ha sottolineato - non c'è libertà di coscienza, ci sarà una decisione unitaria".

Il tema resta caldo. Lo testimoniano le parole del presidente leghista della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, intervenuto a 'Radio anch'io' su Radio Raiuno. Cosa accade se il M5S vota a favore della richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini? “Dal mio punto di vista c’è da rimettere in discussione tutto" - ha detto Fedriga - Bisogna capire se il Parlamento condivide le politiche del governo, non solo di Salvini ma di tutto il governo. Se così non fosse, è chiaro che bisognerebbe fare una seria riflessione. Non si sta parlando di un processo a Salvini perché ha messo l’auto in divieto di sosta”.

Ieri il premier Giuseppe Conte a Nicosia si è assunto "la piena responsabilità politica di quello che è stato fatto e in particolare della vicenda Diciotti". Su questa vicenda, "se l'avessi ritenuta illegittima, sarei intervenuto". Il caso, ha ribadito, "rientra nella linea politica sull'immigrazione seguita dal governo".

 

Processo a Salvini, M5S cambia rotta?

Il M5S, a quanto apprende l'Adnkronos, sta seriamente valutando un cambio di rotta sulla linea da tenere nella Giunta per le immunità del Senato, chiamata a pronunciarsi sull'operato del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini sul caso Diciotti. I vertici grillini, dopo aver sposato la linea dell'autodenuncia perché la decisione sui migranti a bordo della Diciotti a fine agosto era una scelta collegiale dell'intero esecutivo, stanno in queste ore vagliando la possibilità di votare a favore di Matteo Salvini, evitandogli il processo.

Una decisione difficile, che va contro la storia del Movimento, ma che di fatto ha preso piede soprattutto dopo la lettera che Salvini ha affidato al Corriere della sera, per difendere il suo operato e chiedere che "il processo non sia fatto". Un'iniziativa di cui lo stesso Di Maio non era a conoscenza. Che qualcosa si stia muovendo, lo conferma un deputato di peso come Emilio Carelli: "Non so se voteremo sì o no, perché le cose son cambiate in queste ultime ore". Ma ora, nelle file grilline, c'è la consapevolezza che intestarsi la linea dei porti chiusi, 'autodenunciandosi' come governo nel suo insieme, non regge con il voto a favore dell'autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini: "vorrebbe dire tenere un atteggiamento bipolare", sintetizza un'autorevole fonte.

In ogni caso, il Movimento sa bene che lo snodo è cruciale. Da una parte la necessità di salvaguardare il governo, dall'altra l'esigenza di non tradire i valori fondanti, che non sono stati scalfiti nemmeno quando si è trattato di mandare a processo esponenti grillini come Michele Giarrusso e Paola Taverna. I membri 5 stelle della Giunta intanto restano cauti e non si espongono sull'atteggiamento da tenere: "Quel che farò lo dirò nella sede competente", si limita a rispondere all'Adnkronos il senatore Mattia Crucioli. Qualcuno si lascia sfuggire a mezza bocca un'idea che ricorda il primo M5s: ma perché non facciamo una votazione on line?

Flop di “C'è Grillo", è polemica

"Flop di Grillo su Rai2: share del 4,3% sotto la media di rete e il peggiore delle reti Rai e Mediaset. Freccero senza vergogna aveva giustificato la serata dicendo che serviva a far crescere ascolti, invece ha trascinato la rete in fondo alla classifica Auditel: ora si dimette?". Così su Twitter il deputato del Pd Michele Anzaldi
Nella prima serata di ieri il programma più visto, la fiction 'La Compagnia del Cigno' su Rai1, ha totalizzato il 23.3% di share (con 5.460.000 spettatori). Al secondo posto, calando ancora, si è piazzato 'Adrian' che ha totalizzato l'11.9% di share nel segmento live e il 10.6% nel cartoon. Meglio del programma di Grillo hanno fatto, su Italia 1, 'Run all night - Una notte per sopravvivere' (con 1.380.000 spettatori e il 5.9% di share), 'Quarta Repubblica' su Rete4 (1.163000 spettatori, share 6.1%) e 'Presa Diretta' su Rai3 (1.116.000 spettatori, share 4.5%).

Immediata la replica di Freccero che all'Adnkronos dice: "Il Di Maio politico ha battuto il Grillo non politico. Questo è tutto. Dimettermi? Non solo non mi dimetto ma sono ancora più determinato e impegnato nella 'guerra' della tv". Nonostante lo share sia stato più basso del "5-6%", come sperato alla vigilia, il direttore di Rai2 ha rispedito al mittente l'invito a dimettersi: "Non c'era il Grillo politico che la gente si aspettava. Abbiamo fatto un punto, un punto e mezzo meno di quello che mi aspettavo ma non è successo niente. Dal punto di vista industriale due ore di programmazione al costo di 40.000 euro sono un miracolo. Quindi gli insulti che prenderò ancora oggi non mi toccano per niente", ha aggiunto Freccero passando poi all'analisi del dato d'ascolto: "Il programma su Grillo ha avuto due problemi: è partito troppo presto, ed è quindi stato soffocato da 'Striscia la notizia', ma dovevamo chiudere prima che partisse Fazio; il secondo punto è che Di Maio ospite di Nicola Porro a 'Quarta Repubblica' ha fatto un ascolto inaspettato, una media di 1.163.000 spettatori e del 6.1% di share ma il segmento con Di Maio è salito fino al 9%. Questo la dice lunga sulla mia indipendenza e su quanta differenza c'è tra il mio lavoro e il lavoro politico del M5S. Se fossimo 'pappa e ciccia' avrei chiesto a Di Maio di non fare concorrenza a Grillo". L'altro fattore dipende invece dal coordinamento tra le reti Rai: "Se fossimo andati avanti con l'orario anche dopo l'inizio di Fazio, lo share sarebbe salito ma io lavoro con lacci e lacciuoli. Comunque non demordiamo. La tv è fatta così". Ha parlato con Grillo? "Io non ho mai parlato con Grillo, io ho parlato sempre con il suo agente Marangoni", conclude.

Processo a Salvini, Lega si schiera. Dubbi tra i 5S

La Lega rompe gli indugi sul caso Diciotti. Aspettando le mosse di Matteo Salvini e dei Cinque Stelle. Sia chiaro, dice il partito del ministro dell'Interno, che far finire alla sbarra il nostro leader equivale a processare tutto il governo. Una posizione che viene messa nero su bianco con una nota dei due capigruppo di Senato e Camera, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari. "Processare chi, nell'esercizio delle sue funzioni di ministro dell'Interno, ha contemporaneamente agito nel pieno rispetto delle leggi e della Costituzione e ottemperato al mandato ricevuto dagli elettori, significa inequivocabilmente tentare di processare il governo".

Nel frattempo, in tanti tra i suoi, a quanto si apprende, si stanno convincendo che sarebbe meglio che fosse il leader stesso a chiedere ai suoi, intanto, di esprimere in Aula, al Senato, un voto contrario all'autorizzazione. Non mancano i big del partito che suggeriscono al leader di lasciar da parte "la giusta rabbia e l'orgoglio", preferendo una "mossa politica", che porti i suoi 58 senatori a votare compatti per il no all'autorizzazione. "Non credo che davvero voglia farsi processare", aggiunge un altro parlamentare.

"Si tratterebbe di riportare le cose alla loro realtà - spiega una fonte del Carroccio - : a un atto politico come quello del nostro leader nei confronti della Diciotti, deve corrispondere in Senato la difesa politica della sua attività". Una strategia che costringerebbe inoltre Di Maio e i Cinque Stelle a fare un discorso più chiaro sul via libera annunciato in Senato a procedere contro Salvini. "Non potrebbe più dire che non vuole fare un dispetto a Salvini", maligna qualcuno nel Carroccio. E poi finire a processo non è mai una bella cosa, neanche per un ministro forte come Salvini". Per ora il leader della Lega tira dritto e non scoglie la riserva: "I 5 stelle decidano con coscienza, non impongo nulla a nessuno, io non ho bisogno di aiutini".

Il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio della Cameraa sottolinea: "Il Senato non vota su Salvini in quanto persona ma per dire se l'azione sia stata compiuta per pubblico interesse. Dato che tutti i ministri - osserva - hanno già affermato che erano tutti d'accordo nel tenere quel corso di azioni mi pare evidente che si sta parlando di un'azione che era ritenuta di pubblico interesse". Per Borghi votare no "significa sconfessare il governo e affermare che il Governo (tutto) non agisce per pubblico interesse".

IL TIMORE DEL M5S - Per i pentastellati il timore è di pagare un conto salatissimo. Con il M5S che arranca sulla vicenda migranti e che potrebbe implodere sul caso Diciotti e la richiesta del tribunale dei ministri di Catania di processare il capo del Viminale per 'sequestro di persona aggravato' e per aver 'abusato dei suoi poteri privando della libertà personale 177 migranti' lasciati in balia del mare a fine agosto. Su questo Luigi Di Maio è stato chiaro: il M5S voterà sì alla richiesta di autorizzazione a procedere contro il ministro dell'Interno. Chiaro con l'elettorato ma anche con l'alleato di governo, al quale ha spiegato che votare contro ogni forma di immunità è una regola aurea dei 5 Stelle.

Ma col passare delle ore crescono dubbi e timori nelle file grilline. In particolare, se al principio Salvini ha detto chiaramente di volersi far processare, c'è chi nel Movimento teme 'piroette' dell'ultimo minuto, con il numero uno della Lega pronto a chiedere una mano all'alleato di governo. "A quel punto la spaccatura sarebbe cosa facile, facilissima", dice un big di governo M5S all'Adnkronos. Il timore è palpabile, tant'è che la nota dei capigruppo della Lega di Camera e Senato diramano per sottolineare come processare Salvini equivalga a processare tutto il governo rimbalza in tempo reale sui telefonini dei vertici del Movimento.

IN GIUNTA BLOCCHI DI PARTENZA IN FAVORE DEL SI' - Riguardo al processo a Salvini fra i senatori il refrain è quello di prammatica: voglio prima vedere le carte. Ma sulla richiesta del Tribunale dei ministri nei confronti del ministro dell'Interno i componenti della Giunta delle elezioni e delle immunità di palazzo Madama presieduta da Maurizio Gasparri (Fi) dovranno votare a scrutinio palese. E sarebbe un miracolo se si discostassero dalle indicazioni di gruppo. Ma il voto è ancora di là da venire. La Giunta si riunirà per la prima volta per affrontare la richiesta mercoledì prossimo alle 11. Fra i 23 membri della commissione, compreso il presidente, Salvini può certamente contare, a suo favore, sul fatto che i voti di Fi e Fdi si aggiungeranno a quelli della Lega, per un totale, però, di soli 9 voti. Il Pd oggi ha definito "seria" la richiesta e non ha preso formalmente una decisione, ma a palazzo Madama si dà per scontato che sarà a favore dell'autorizzazione a procedere.I 4 voti insomma con tutta probabilità si sommeranno ai 7 favorevoli M5S (come annunciato da Di Maio e anche Di Battista), per un totale di 11.

L'ex presidente del Senato Pietro Grasso non si è ancora pronunciato, anche se la settimana scorsa ha eloquentemente postato una prima pagina di 'Libero' dell'agosto 2018 in cui Salvini si diceva pronto a rinunciare all'immunità e ad affrontare i processi. Restano in sospeso, ma non necessariamente in bilico, l'ex M5S Gregorio De Falco Meinhard Durnwalder (Svp-Autonomie, che si è astenuto sulla fiducia ma ha votato contro la manovra) che vogliono rendersi conto della situazione una volta esaminati i documenti e tutte le carte del caso. In sintesi, la fotografia del momento registrerebbe Salvini a processo per 12 voti contro 9, con due senatori incerti.

RENZI - Matteo Renzi intanto ha annunciato su Twitter che dopo aver letto le carte "con attenzione e senza alcun pregiudizio ideologico" voterà a favore della richiesta di autorizzazione a procedere.

«Entro un anno militari italiani via da Afghanistan»

Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta "ha dato disposizioni al Coi di valutare l’avvio di una pianificazione per il ritiro del contingente italiano in Afghanistan”. Lo riferiscono fonti della Difesa, aggiungendo che “l’orizzonte temporale potrebbe essere quello di 12 mesi”.

In un'intervista al New York Times l'inviato Usa Zalmay Khalilzad ha intanto sintetizzato i risultati della maratona di colloqui con rappresentanti dei Talebani in Qatar. "Abbiamo una bozza del quadro che va sviluppato prima che possa diventare un accordo", ha detto. Di fondo, come emerso nel fine settimana, americani e Talebani concordano in linea di principio su una possibile intesa per la pace: gli insorti garantiscono che eviteranno l'uso del territorio afghano da parte dei terroristi e gli Usa potrebbero procedere con il ritiro delle truppe da combattimento in cambio di un cessate il fuoco e di colloqui diretti tra i Talebani e il governo di Kabul, con cui il movimento si è sempre rifiutato di negoziare.

Sul disimpegno, fonti talebane hanno parlato di un presunto accordo su dettagli concreti, mentre funzionari statunitensi hanno chiarito che non ci sono dettagli definiti. "I Talebani si sono impegnati a fare il necessario per impedire che l'Afghanistan diventi una piattaforma per gruppi terroristici", ha detto Khalilzad, esprimendo la "soddisfazione" di Washington e insistendo sul fatto che bisogna lavorare sui "dettagli".

Le conferme che arrivano dal diplomatico americano di origini afghane sono la prima svolta dopo anni di tentativi di portare i Talebani al tavolo dei negoziati per porre fine al sanguinoso conflitto in Afghanistan. Le trattative proseguono e un nuovo round di colloqui potrebbe iniziare a fine febbraio, preceduto da incontri tecnici. Una fonte americana, coperta da anonimato, ha spiegato al Nyt che i Talebani hanno chiesto tempo per aggiornare la leadership del movimento fondato dal mullah Omar e gli Usa hanno chiarito che tutti i punti affrontati nei colloqui sono "interconnessi" nel quadro di un unico accordo. Khalilzad, che ieri era a Kabul dal presidente afghano Ashraf Ghani, ha ribadito nell'intervista al Nyt di non aver parlato con gli emissari dei Talebani di "un governo ad interim".

Il presidente afghano Ashraf Ghani fa appello ai Talebani affinché si convincano ad avviare "colloqui seri con il governo" di Kabul dopo i sei giorni di consultazioni in Qatar con gli Stati Uniti. "Faccio appello ai Talebani - ha detto Ghani in un discorso alla Nazione trasmesso in diretta televisiva - affinché accettino la richiesta di pace che arriva dagli afghani". In caso contrario, ha messo in guardia, "saranno uno strumento per obiettivi stranieri". "Vogliamo la pace, la vogliamo rapidamente, ma con un piano - ha proseguito Ghani - Non dobbiamo dimenticare che le vittime di questa guerra sono gli afghani e il processo di pace deve essere a guida afghana". Kabul, con cui i Talebani hanno sempre rifiutato di negoziare, si è lamentata per l'esclusione dalla maratona di negoziati in Qatar.

 

 

Reddito e quota 100, Mattarella firma

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato ed emanato il cosiddetto 'decretone' contenente le misure sul reddito di cittadinanza e quota 100 riguardante il sistema pensionistico.

Dopo la firma del capo dello Stato, arriva il commento entusiastico del vicepremier Luigi Di Maio che, sul suo profilo Facebook, scrive: "Bentornato Stato Sociale!". «Ora aspetto il momento in cui, grazie al lavoro di deputati e senatori, firmerà la legge con cui taglieremo lo stipendio di tutti i parlamentari e finalmente potremo dire ADDIO PRIVILEGI! Il 2019 - conclude Di Maio -sarà un grande anno!".

Lega e 5S divisi su Maduro

Lega e M5S si dividono sulle sorti del Venezuela. Mentre il leader leghista Matteo Salvini saluta positivamente l'ultimatum dell'Ue a Nicolas Maduro, l'esponente pentastellato Alessandro Di Battista condanna fermamente l'iniziativa, bollandola come "una stronzata megagalattica". Incontrando i giornalisti a Milano, Salvini ha spiegato che Francia, Spagna, Germania e Gran Bretagna "hanno fatto bene perché Maduro sta piegando con la violenza e con la fame un popolo e lo dico perché ci sono anche tanti italiani in Venezuela che stanno soffrendo, quindi spero che anche il governo italiano abbandoni ogni prudenza e sostenga il popolo venezuelano, il diritto a libere elezioni, alla democrazia".

Non la pensa così Alessandro Di Battista: "Firmare l'ultimatum Ue al Venezuela è una stronzata megagalattica" scrive in un post su Facebook condannando "lo stesso identico schema che si è avuto anni fa con la Libia e con Gheddafi. Identico". "Qua - spiega l'esponente del M5S - non si tratta di difendere Maduro. Si tratta di evitare un'escalation di violenza addirittura peggiore di quella che il Venezuela vive ormai da anni. E mi meraviglio di Salvini che fa il sovranista a parole ma poi avalla, come un Macron o un Saviano qualsiasi, una linea ridicola".

"In pratica l'Ue dice: 'Maduro convochi le elezioni entro 8 giorni o noi legittimiamo uno che si è auto-proclamato Presidente'. Ma che razza di ragionamento è? Io non ci sto. E il Movimento non ci sta. Ci siamo già passati mille volte davanti a questioni del genere", prosegue Di Battista.

"Non si è imparato nulla? Saddam, Gheddafi, Assad. Nessuno ha mai parteggiato per questi uomini ma le ingerenze esterne, gli ultimatum, le sanzioni, gli embarghi (spesso preludio alle bombe) hanno sempre portato a guerre, catastrofi, massacri dei civili - continua Di Battista -. Ma chi è l'Ue per dire a un altro Stato cosa deve fare? Chi è l'Ue per legittimare un tizio che si sveglia la mattina e dice di essere il nuovo presidente. E Salvini sarebbe l'uomo forte contro i parrucconi dell'Unione Europea?", aggiunge.

"L'Italia deve avere coraggio. Il governo deve esclusivamente dichiarare che serve una soluzione politica appoggiando il tentativo di Messico e Uruguay di mediare nella crisi venezuelana. Il popolo italiano si ricorda o no cosa successe in Libia? Eppure ne stiamo ancora pagando le conseguenze. C'è qualcuno che davvero ritiene che abbiano buttato giù Gheddafi per i diritti umani violati? Si trattava di petrolio e basta, esattamente come in Venezuela. Io non ho alcun incarico di governo, ho le mie idee e sono sempre le stesse!", conclude Di Battista.

 

 
 

 

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis