Mercoledì 19 Dicembre 2018 - 16:27

Di Maio e il navigator, social si scatenano

Da un film di fantascienza allo Schwarzenegger di 'Terminator' fino al primo web browser di successo. Tra fotomontaggi e tweet, i social si scatenano dopo l'annuncio di ieri sera a 'Porta a Porta' del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio riguardo all'introduzione per i centri per l'impiego della figura del 'navigator', una sorta di tutor che avrà il compito di seguire e formare chi cerca lavoro.

"Siamo un popolo di santi, poeti e navigator", ironizza qualcuno su Twitter. E ancora: "Tra duecento metri, alla rotonda, prendere il primo lavoro". C'è chi si chiede: "Ma se per ogni cittadino che prende il reddito di cittadinanza serve assumere un navigator che lo controlli, per 6 milioni di cittadini servono 6 milioni di navigator. Quindi non è meglio se i 6 milioni di disoccupati li assumiamo direttamente come navigator?".

In molti ricordano il film cult degli anni '80: "Posso perdonargli l'ignoranza (o forse no) Posso perdonargli l'inettitudine (ma anche no) Posso perdonargli lo scaricabarile sul padre (figuriamoci). Ma non perdonerò mai a Di Maio l'avermi fatto odiare uno dei film che ho amato di più nella mia infanzia". Qualcuno, in riferimento al film, scherza: "Gigino è un giovane con solide basi culturali ".

"Non capisco tutta questa ironia sulla figura del navigator - ironizza un altro -. Quello che ha seguito Giggino lo ha fatto diventare addirittura ministro". E poi: "Sto guardando Porta a Porta e ho appena scoperto qual è il lavoro del futuro". "Mio figlio ha detto - nota un altro - che da grande vuole fare il navigator e sposare una influencer". "Hey vuoi salire da me a vedere il mio navigator?", scherza un utente. Qualcuno infine si rivolge direttamente al Navigator: "Dove ci porti oggi? A raccogliere pomodori".

Grillo mette fine a “vecchio" Consiglio Sanità

Il ministero della Salute mette fine al 'vecchio' Consiglio superiore di sanità, nominato da Beatrice Lorenzin. Stamattina i componenti hanno ricevuto una mail dalla segreteria del Css, in cui si spiega che "nelle sue facoltà", il ministro Giulia Grillo termina in anticipo il mandato dei componenti non di diritto dell'organo tecnico-consultivo del ministero, fra cui genetisti come Giuseppe Novelli e Bruno Dallapiccola. Restano in carica così solo i membri di diritto. "In pratica, il nostro mandato si è concluso con un paio d'anni d'anticipo", commenta Dallapiccola all'Adnkronos Salute. Per il genetista si tratta di una "sorpresa": "La notizia - spiega - ci è stata comunicata stamani dalla segretaria. E' nelle facoltà del ministro decidere in questo senso. E in effetti ognuno di noi lavora con la sua squadra; noi - ricorda - eravamo stati nominati da Beatrice Lorenzin". Che dire allora? "Siamo sempre a disposizione se qualcuno ha bisogno di noi, altrimenti va bene lo stesso".

Nominato da Beatrice Lorenzin con decreto del 1 dicembre 2017, il Css si era insediato il 20 dicembre 2017. Il Consiglio è composto da trenta componenti di nomina, in carica per tre anni e individuati "in base alle loro altissime competenze nelle discipline in cui si articola la sanità pubblica italiana", oltre ai componenti di diritto (oltre allo stesso ministero, Aifa, Iss, Centro nazionale sangue, Centro nazionale trapianti), in base all'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44, nonché quelli di cui all’articolo 8 del decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233.
I componenti di nomina del Consiglio superiore di sanità normalmente durano in carica tre anni a decorrere dalla data del decreto di nomina. Il gruppo era presieduto da Roberta Siliquini, ordinario di Igiene all'Università di Torino. E, a quanto si apprende, gli esperti finora non avevano avuto modo di incontrare il ministro Grillo.

"Questa mattina - commenta all'Adnkronos Salute il farmacologo Silvio Garattini, dell'Istituto Mario Negri - è arrivata la mail dalla segreteria del Css, per comunicare che il ministro della Salute Giulia Grillo ha deciso di terminare in anticipo il mandato dei componenti non di diritto. Il ministro ne ha la facoltà e ha ritenuto di esercitarla: io non so quale possa essere il motivo, nei circa 15 anni in cui sono stato componente del Css, non è mai successo. Spiace solo che il ministro non ci abbia mai incontrato".

Grillo mette fine a “vecchio" Consiglio Sanità

Il ministero della Salute mette fine al 'vecchio' Consiglio superiore di sanità, nominato da Beatrice Lorenzin. Stamattina i componenti hanno ricevuto una mail dalla segreteria del Css, in cui si spiega che "nelle sue facoltà", il ministro Giulia Grillo termina in anticipo il mandato dei componenti non di diritto dell'organo tecnico-consultivo del ministero, fra cui genetisti come Giuseppe Novelli e Bruno Dallapiccola. Restano in carica così solo i membri di diritto. "In pratica, il nostro mandato si è concluso con un paio d'anni d'anticipo", commenta Dallapiccola all'Adnkronos Salute. Per il genetista si tratta di una "sorpresa": "La notizia - spiega - ci è stata comunicata stamani dalla segretaria. E' nelle facoltà del ministro decidere in questo senso. E in effetti ognuno di noi lavora con la sua squadra; noi - ricorda - eravamo stati nominati da Beatrice Lorenzin". Che dire allora? "Siamo sempre a disposizione se qualcuno ha bisogno di noi, altrimenti va bene lo stesso".

Nominato da Beatrice Lorenzin con decreto del 1 dicembre 2017, il Css si era insediato il 20 dicembre 2017. Il Consiglio è composto da trenta componenti di nomina, in carica per tre anni e individuati "in base alle loro altissime competenze nelle discipline in cui si articola la sanità pubblica italiana", oltre ai componenti di diritto (oltre allo stesso ministero, Aifa, Iss, Centro nazionale sangue, Centro nazionale trapianti), in base all'articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 44, nonché quelli di cui all’articolo 8 del decreto legislativo del Capo Provvisorio dello Stato 13 settembre 1946, n. 233.
I componenti di nomina del Consiglio superiore di sanità normalmente durano in carica tre anni a decorrere dalla data del decreto di nomina. Il gruppo era presieduto da Roberta Siliquini, ordinario di Igiene all'Università di Torino. E, a quanto si apprende, gli esperti finora non avevano avuto modo di incontrare il ministro Grillo.

"Questa mattina - commenta all'Adnkronos Salute il farmacologo Silvio Garattini, dell'Istituto Mario Negri - è arrivata la mail dalla segreteria del Css, per comunicare che il ministro della Salute Giulia Grillo ha deciso di terminare in anticipo il mandato dei componenti non di diritto. Il ministro ne ha la facoltà e ha ritenuto di esercitarla: io non so quale possa essere il motivo, nei circa 15 anni in cui sono stato componente del Css, non è mai successo. Spiace solo che il ministro non ci abbia mai incontrato".

Imu alla Chiesa, governo congela il dossier

Il dialogo è aperto ma non proficuo. Tradotto, è su un binario morto. Nessun passo avanti sul capitolo 'Imu alla Chiesa', un tema caro a Beppe Grillo che, sulla questione, mandò un appello a Papa Francesco in persona: 'Bergoglio, paga l'Imu'. Ma a quanto apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti di governo, il dossier dell'esecutivo sulla questione è congelato e verrà riaperto solo a gennaio, salvo blitz dell'ultimo minuto. Complici, viene spiegato, una serie di sondaggi che proverebbero come gli italiani siano in realtà contrarissimi a tassare la Chiesa: "Percentuali bulgare - spiegano all'Adnkronos - dimostrano che una decisione in questa direzione si trasformerebbe in un vero e proprio boomerang" per il governo giallo verde.

Non solo. Il dossier al Mef sull'Imu alla Chiesa avrebbe dimostrato che la questione è ben più complicata di quanto si potesse immaginare. Perché il Vaticano già paga l'Imu sugli immobili con finalità commerciali, ma è esentato, come tanti altri organismi ed enti laici, solo per le attività solidali ed educative. Tassare tutte le proprietà vorrebbe dire costringere la Chiesa a chiudere oratori e altre realtà che "salvano i ragazzi dalla strada". Mentre, per quanto riguarda le attività commerciali -vedi le tante residenze per pellegrini - quelle già pagano l'Imu, escludendo tuttavia dalla tassa - è qui nasce l'inghippo - chi soggiorna per questione di culto.

A ben vedere - è di questo al Mef si è piuttosto certi - di fatto l'esenzione sarebbe applicata grosso modo a tutti, anche a chi soggiorna per motivi che nulla hanno a che vedere con la preghiera. E' qui che si vorrebbe intervenire: "Non serve una nuova norma, ma fare in modo che si applichi quella esistente evitando scorciatoie ed escamotage", il ragionamento. Mentre sul tavolo c'è l'idea di un intervento sui tanti immobili sfitti di proprietà del Vaticano: l'idea del governo sarebbe tassare la Chiesa per indurla a vendere proprietà in disuso, prevedendo l'esenzione dall'Imu per le proprietà messe in vendita ma solo per un periodo circoscritto. Un arco temporale di tre anni potrebbe essere un punto di caduta possibile.

Ma la partita è e resta in stand-by. Compresa quella che riguarda la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che impone alla Chiesa di pagare l’Ici sugli immobili commerciali e al governo di recuperarla, riformando una decisione della Commissione che escludeva la chiesa dal pagamento della tassa negli anni 2008-2012 in virtù del fatto che fosse impossibile riscuoterla.
L’Anci ha reso noto che per il periodo che va dal 2008 al 2012, ovvero gli anni contestati, ci sarebbero in ballo 4-5 miliardi. Ma la sentenza non è immediatamente applicativa e non opera un diritto al recupero delle somme da parte dei Comuni nei confronti dei soggetti che avrebbero illegittimamente beneficiato di queste esenzioni. Per farlo ci vuole una legge ad hoc. Ma anche qui il governo tace, con buona pace di Beppe Grillo.

La Lega schiera i “nemici" come testimonial

No, Laura Boldrini non ci sarà. E neanche Fabrizio Corona, Vauro e Asia Argento. Assenti Fabio Fazio, Maria Elena Boschi e il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker. E tanti altri ancora. La Lega recluta i suoi 'nemici' storici come testimonial per promuovere sui social la manifestazione in calendario l'8 dicembre a Roma, in Piazza del Popolo. Politici ma anche giornalisti, attori, cantanti, fotografi e personaggi che di sicuro non scenderanno in piazza col Carroccio.

Sotto lo slogan "Lui non ci sarà" ecco apparire le facce degli avversari di Salvini, con tanto di logo della Lega in evidenza. Ci sono gli ex premier Mario MontiPaolo Gentiloni e Matteo Renzi, il sindaco di Riace Mimmo Lucano, il giornalista Gad Lerner,Chef Rubio, il fotografo Oliviero Toscani. E ancora i rapper Salmo e Gemitaiz, il presidente francese Emmanuel Macron e l''arci-nemico' di Matteo Salvini, Roberto Saviano. Chi sarà presente, neanche a dirlo, è il ministro dell'Interno, che a differenza dei suoi oppositori ritratti in molti casi con una smorfia, appare sorridente mentre dà appuntamento ai suoi sostenitori.

Bilancio, de Magistris: città ancora più forte

NAPOLI. «L'approvazione del bilancio in consiglio comunale la settimana scorsa rende la citta' ancora piu' solida e forte. Non sono riusciti con il debito ingiusto, con il blocco della spesa e con le norme inique a piegare una citta' che ha scelto, invece, di non mollare mai e di continuare sulla strada del suo riscatto». Lo scrive su Facebook il sindaco di Napoli Luigi De Magistris. «In questi due mesi - aggiunge - si è fatto un lavoro di squadra immane a Palazzo San Giacomo per mettere in sicurezza la città e creare tutte le condizioni affinché dal 2019 - con un programma triennale - ci possa essere un progressivo ed efficace miglioramento di tutti i servizi e, quindi, della stessa qualità della vita. Esistono ancora i nemici della città e del suo popolo, fuori Napoli ma anche purtroppo nella nostra città: è sufficiente richiamare la condotta irresponsabile di poche persone - con riferimento alla indegna vicenda funicolari ed a quella dei prolungamenti oggi possibili per gli orari serali anche del trasporto metropolitana - che danneggiano decine di migliaia di napoletani e turisti e infangano il lavoro difficile della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori perbene presenti nella nostra azienda pubblica che, ricordo, abbiamo salvato, con la nostra azione poderosa, da un fallimento certo». «Eppure Napoli, nonostante le persistenti criticità, si prepara a un Natale fantastico in termini di offerta culturale, di presenze turistiche e di produzione di economia e di lavoro Made in Naples. Con l'auspicio - conclude De Magistris - anche che la potenza e la forza della città possa sempre di più unire le persone della nostra Napoli, per un impegno che ci veda sempre di più insieme, per migliorarci sempre in ogni luogo dell'amata Napoli». 

Caso Di Maio, il padre: «Chiedo scusa per gli errori commessi, Luigi all'oscuro di tutto»

«Sono semplicemente un piccolo imprenditore che ha commesso degli errori. Chiedo scusa per gli errori che ho commesso, chiedo scusa alla mia famiglia per i dispiaceri che hanno provato, e chiedo scusa anche agli operai che hanno lavorato senza contratto per la mia azienda anni fa. Mi dispiace per mio figlio Luigi che stanno cercando di attaccare ma, come ho già detto, lui non ha la minima colpa e non era a conoscenza di nulla». Lo dice Antonio Di Maio, padre del vicepremier Luigi, in un video su Facebook. «Come ogni padre ho provato a non far mancare nulla alla mia famiglia. Per questo, nei periodi difficili, ho cercato di andare avanti da solo perché non volevo pesare su di loro. So che tanti papà mi capiscono - aggiunge -. Essere un piccolo imprenditore non è facile, soprattutto quando le commesse non vengono pagate. Quando c'è crisi e a volte si ha paura di non poter andare avanti. Ho sbagliato a prendere lavoratori in nero, per carità, ma l'ho fatto perché in quel momento non trovavo altre soluzioni a una situazione difficile. Io ho certamente commesso degli errori, delle leggerezze di cui mi prendo tutta la responsabilità. E, come ho già detto, sono pronto a rispondere dei miei errori ma dovete lasciar stare la mia famiglia».

«I MIEI FIGLI NON C'ENTRANO». «Ribadisco che i miei figli non c'entrano nulla con tutto questo. Ho nascosto i miei errori per un motivo banale che per me era importante: avevo paura di perdere la loro stima. Cosa che forse è accaduta comunque. Luigi a volte mi ha dato una mano in azienda, come fanno tanti figli con i padri e ci sono tutti i documenti che lo provano, lui li ha già pubblicati. Io sono molto orgoglioso dei miei figli e sono orgoglioso di Luigi - prosegue Antonio Di Maio -. Volevo parlare poi anche di un altro argomento. Quando, nei giorni scorsi, la Polizia Municipale è venuta a Mariglianella per controllare il capanno sul terreno - che è di proprietà mia e di mia sorella - l'area è stata sorvolata da un drone, come nei giorni scorsi anche la nostra casa. C'erano telecamere e giornalisti ovunque. Forse non spetta a me giudicare, ma mi sembra un trattamento che si riserva a un pericoloso criminale e mi spiace anche per i miei vicini e per tutto il Paese. Ammetto che nel cortile avevo lasciato qualche mattone e dei sacchi con materiale edile e altre cose. Anche in questo caso, se ho sbagliato me ne assumo la responsabilità, ma essendo la mia proprietà privata non pensavo che questo potesse essere addirittura un reato ambientale». 

L'AZIENDA. «Riguardo, poi, il nuovo servizio delle Iene andato in onda ieri sera, voglio precisare una cosa importante: non esiste nessuna elusione fraudolenta. Nel 2006 ho deciso di chiudere la mia azienda per debiti tributari e previdenziali che non ero in grado di pagare. Questi avevano bloccato l'attivitaà di impresa per cui non vi era altra strada che chiuderla. Non ho sottratto i miei beni alla garanzia dei creditori, tanto è vero che, 4 anni dopo, nel 2010, Equitalia Polis Spa agente della riscossione per la provincia di Napoli iscrive ipoteca legale su due terreni e un fabbricato di mia proprietà a Mariglianella - conclude Antonio Di Maio -. Successivamente mia moglie ha avviato una nuova attività di impresa che ha pagato regolarmente le tasse. Quindi non c'è stato nessun intento elusivo: né elusione di imposte sui redditi prodotti dalla nuova ditta di mia moglie, né sottrazione della garanzia patrimoniale per i miei debiti pregressi alle pretese dei creditori. Ripeto che non voglio certamente discolparmi se ho fatto degli errori e voglio da padre a figlio dire a Luigi che mi dispiace per tutto quello che lui sta passando. Da padre, posso solo incoraggiarlo ad andare avanti, ma non perché è mio figlio, ma perché credo che stia facendo il bene di questo Paese, contro tutto e contro tutti».

La stalla di Di Maio, nuove accuse al vicepremier. E spunta la foto in piscina

Le Iene non mollano la presa e tornano sul caso dell'azienda di famiglia del vicepremier e capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio. Nella terza puntata dell'inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti andata in onda ieri sera, la trasmissione ha mostrato alcune immagini delle proprietà del padre del vicepremier Antonio, terreni e costruzioni a Mariglianella (Napoli), parte dei quali è stata sequestrata qualche giorno fa.

Grazie all'aiuto di un drone, Le Iene hanno individuato la presenza di quattro fabbricati che non risultano al catasto e che il sindaco del paese ha confermato essere abusivi. E su quel terreno, d'estate, appariva anche una piscina montabile. Ma l'inchiesta de Le Iene va oltre. Uno dei quattro lavoratori che ha dichiarato di aver lavorato in nero per la ditta dei Di Maio e che ha fatto causa all'azienda ricorda che il vicepremier in passato non si sarebbe limitato a lavorare come muratore d'estate, ma, sostiene il testimone, si sarebbe occupato "di logistica, consegnando qualche volta gli attrezzi agli operai". Interpellato da Filippo Roma, Luigi Di Maio si difende: "Mio padre diceva 'vai lì e apri la porta' ma ciò non significa essere inquadrati. Io aprivo il catenaccio, gli operai prendevano quello che gli serviva e poi andavano via".

Roma mostra poi al vicepremier i quattro fabbricati presenti sul terreno: "Questi sono edifici che stanno lì dalla Seconda guerra mondiale", commenta Di Maio. E indicandone uno, afferma: "Questa è una stalla". Le Iene però insistono e fanno vedere al vicepremier una foto satellitare del terreno risalente al 2002, nella quale dei fabbricati non c'è traccia. Mentre in un'altra del 2008, si vedono chiaramente. "E' improbabile che non ci siano nel 2002 - ribatte Di Maio - perché io me li ricordo da piccolo". Il vicepremier afferma di vederli comunque nella foto del 2002 che gli mostrano le Iene. Quella che viene indicata come "stalla" da Di Maio, afferma Filippo Roma, sarebbe in realtà una villetta con patio, usata anche per delle cene con amici. A dimostrazione di questa tesi la trasmissione fa vedere una foto del 2013 che ritrae lo stesso Di Maio mentre fa il bagno nella piscina montabile.

L'ultimo capitolo dell'inchiesta de Le Iene arriva dopo la denuncia di un operaio che ha raccontato di aver lavorato in nero per l'impresa edile del padre di Di Maio alla quale è seguita quella di altri tre lavoratori. Tutti episodi che fanno riferimento al periodo tra il 2008 e il 2010, prima che Luigi Di Maio entrasse nell'assetto proprietario dell'azienda (nel 2014) e quando il proprietario risultava essere il padre Antonio. "Noi abbiamo ascoltato dei testimoni che ci raccontano che il padre di Di Maio era quello che assumeva i lavoratori, li pagava, li controllava, di fatto era il proprietario. Perché - si chiedono Le Iene - papà Antonio Di Maio non compare mai dal 2006 nell'assetto proprietario dell'azienda, né come socio né come amministratore?"

Dai documenti mostrati da Le Iene risulta infatti che dal 2006 Antonio Di Maio non ha alcun ruolo di dirigente nell'azienda, perché quell'anno viene fondata l'Ardima srl, intestata alla madre di Luigi Di Maio, Paolina Esposito, ceduta poi nel 2014 al ministro Di Maio e alla sorella Rosalba. "Tra il 2006 e il 2013 la madre di Di Maio è anche insegnante, secondo la legge non poteva essere dipendente pubblico e proprietaria di un'azienda - affermano ancora Le Iene -. Inoltre, nel 2010 risulta che sui terreni di Mariglianella, di proprietà di Antonio Di Maio, Equitalia ha iscritto un'ipoteca legale del valore di oltre 300mila euro per un credito di 176mila euro". E a tal proposito Le Iene avanzano anche un altro sospetto: "Non è che mamma Paolina e poi Luigi Di Maio e la sorella Rosalba sono, ai sensi della legge, dei prestanome per aiutare il papà Antonio a salvare la ditta da Equitalia?".

Dialogo senza rinunce

Il governo tratta con l'Ue sulla manovra e i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini fanno quadrato attorno al premier Giuseppe Conte impegnato nella complicata partita con le cancellerie europee. "Il presidente del Consiglio - affermano in una dichiarazione congiunta i due - si sta dimostrando il garante ideale per la nostra interlocuzione con l'Europa".

Di Maio e Salvini confermano l'apertura a "un dialogo franco e rispettoso con le Istituzioni europee, senza rinunce - precisano però - su quel patto con gli italiani fondato su equità sociale, lavoro, crescita e sviluppo sostenibile che costituisce - sottolineano - la stella polare della nostra azione".

"Il Presidente - continuano - sta illustrando all'Europa le potenzialità dell'ampia agenda di riforme che riporterà il Paese a crescere, evitando il rischio di una terza recessione e aprendo all'Italia una prospettiva futura migliore". "Le nostre misure - assicurano Di Maio e Salvini- rimettono in moto l'occupazione e la produttività, tendendo la mano a chi è rimasto indietro in questi anni di crisi, dando respiro ai consumi e guardando agli investimenti come trampolino fondamentale per la crescita nel lungo periodo".

Dialogo con l'Europa sì quindi ma senza mettere in discussione le misure cardine della manovra come il reddito di cittadinanza e quota 100. "Siamo consapevoli che non si può fare tutto e subito", ha spiegato ieri sera Matteo Salvini, parlando della trattativa sulla manovra, a Non è l'arena su La7. Poi, riguardo alle ipotesi circolate riguardo ai ritocchi, ha spiegato che il deficit al 2%? "è l'ennesima bufala". E ha aggiunto: "Stiamo dando i numeri al lotto in queste settimane".

Intanto il governo giallo verde ha presentato ieri a Montecitorio una parte delle sue proposte di modifica alla manovra: si tratta di 56 emendamenti alla legge di bilancio. Stamattina il confronto va avanti in commissione Bilancio alla Camera: l'obiettivo è arrivare in Aula mercoledì per la discussione generale.

De Magistris lancia la sfida nazionale: al lavoro per nome e simbolo

NAPOLI. «Oggi abbiamo deciso di mettere in campo un progetto politico, una coalizione civica di liberazione, un campo largo senza fili spinati attraverso l'attuazione di principi costituzionali contro l'onda nera di razzisti e fascisti. Da domani dobbiamo lavorare per darci un luogo, un metodo, un nome e un simbolo». Lo ha annunciato il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, chiudendo l'assemblea “#Oltreledisuguaglianze" al teatro Italia di Roma. Sul palco sono intervenuti esponenti del mondo civico, delle associazioni e dei movimenti, attivisti della Terra dei Fuochi, di No Tav Terzo Valico, del Baobab, di Emergency, realtà antirazziste e amministratori locali di tutta Italia. Sul palco del Teatro Italia si sono succeduti gli interventi del segretario nazionale di demA Enrico Panini, Claudio Sanita (rappresentante movimenti Piemonte), Cecilia Strada e Paolo Maddalena. Anche Pablo Iglesias, segretario di Podemos, ha inviato un videomessaggio all'assemblea convocata da de Magistris per provare a costruire insieme al progetto lanciato dal sindaco di Napoli «un'alternativa politica per un'Europa diversa, un'Europa sociale, un'Europa capace di restituire i diritti sociali alle persone». Quello lanciato da De Magistris sarà, come sostiene lo stesso primo cittadino partenopeo «un laboratorio che in Italia non si è mai visto, non il quarto polo, né il puzzle della sinistra. Costruiremo una convergenza di autonomie e con noi ci saranno solo persone con storie credibili, autonome, libere e coraggiose, che vengono dal Sud e dal Nord, che lottano per la giustizia, l'ambiente, i beni comuni, la libertà, la solidarietà, la fratellanza e la coesione. Vogliamo costruire l'alternativa dal basso al governo più a destra della storia Repubblicana. Adesso, non possiamo più tornare indietro. Sono certo - ha aggiunto il sindaco di Napoli - che saremo in grado di costruire un grande movimento che avrà come obiettivo quello di rimuovere ostacoli, che sarà  pronto ad avere risultati importanti con l'obiettivo di costruire un'Europa dei popoli, dei diritti e delle uguaglianze. Un'Europa che dia forza soprattutto a chi non ce l'ha».

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