Martedì 21 Novembre 2017 - 14:57

Rosatellum, ok alla prima fiducia

ROMA. Il Governo ha ottenuto dalla Camera la prima delle tre fiducie poste sulla legge elettorale, in particolare sull'articolo 1 del testo. I sì sono stati 307, i no 90, gli astenuti 9. Ora alle 17.30 prenderanno il via le dichiarazioni di voto per la seconda fiducia, alle 19.30 l'inizio dell'appello nominale.

Per protesta M5S e sinistra hanno deciso di scendere in piazza Montecitorio e al Pantheon. A protestare contro la "forzatura indecente" della tripla fiducia militanti del Prc, Sinistra Italiana, Possibile, Mdp-Articolo 1 e Campo Progressista.

Dalle 12, a Montecitorio, una riunione del gruppo di Fi alla Camera per fare il punto della situazione e aprire un confronto sulle 'modalità' della partecipazione al voto sulla questione di fiducia.

"Oggi ci stanno derubando dell'ennesima fetta di sovranità popolare, ecco perché bisogna andare tutti in piazza. La fiducia dimostra che è il Pd che ha ancora paura dei propri franchi tiratori. E' la prova che sono stati loro ad affondare il tedeschellum. La democrazia oggi è a rischio. Il Parlamento è composto da rappresentanti del popolo. Con questa legge sarà composto da rappresentanti dei partiti". Questa fiducia è ''un atto eversivo, solo Mussolini aveva fatto cose simili'', ha detto Alessandro Di Battista, ospite di 'Circo Massimo' su Radio Capital.

"Stamattina alle 13 torniamo in piazza, e mi auguro - ha sottolineato - che ci sia tanta gente. La pressione che può fare l'opionone pubblica sulle istituzioni dipende da quante persone vanno in piazza. Non cederemo alle provocazioni, ci comporteremo come hanno fatto i catalani. La non violenza è l'atteggiamento che ci permette di ottenere i migliori risultati".

"Mi auguro che ora Mattarella ci pensi mille volte prima di firmare", ha continuato il deputato M5S lanciando un appello al capo dello Stato a non firmare il testo di riforma che prende il nome del capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato. Mattarella è inadeguato? "Non lo so, voglio giudicare il suo comportamento nelle prossime settimane", ha tagliato corto.

Rosatellum, M5S di nuovo in piazza: atto eversivo

ROMA. Riprenderà oggi alle 13.45 in Aula, alla Camera, la discussione generale con le due votazioni sul Rosatellum bis dopo la fiducia posta dal governo. Alle 13, in piazza Montecitorio, i cinque stelle continueranno la protesta contro la riforma elettorale.

Alle 12, a Montecitorio, si terrà una riunione del gruppo di Fi alla Camera per fare il punto della situazione e aprire un confronto sulle 'modalità' della partecipazione al voto sulla questione di fiducia. Alle 17, in piazza del Pantheon ci sarà una manifestazione di Sinistra italiana contro il Rosatellum 2.0.

"Oggi ci stanno derubando dell'ennesima fetta di sovranità popolare, ecco perché bisogna andare tutti in piazza. La fiducia dimostra che è il Pd che ha ancora paura dei propri franchi tiratori. E' la prova che sono stati loro ad affondare il tedeschellum. La democrazia oggi è a rischio. Il Parlamento è composto da rappresentanti del popolo. Con questa legge sarà composto da rappresentanti dei partiti". Questa fiducia è ''un atto eversivo, solo Mussolini aveva fatto cose simili'', ha detto Alessandro Di Battista, ospite di 'Circo Massimo' su Radio Capital.

"Stamattina alle 13 torniamo in piazza, e mi auguro - ha sottolineato - che ci sia tanta gente. La pressione che può fare l'opionone pubblica sulle istituzioni dipende da quante persone vanno in piazza. Non cederemo alle provocazioni, ci comporteremo come hanno fatto i catalani. La non violenza è l'atteggiamento che ci permette di ottenere i migliori risultati".

"Mi auguro che ora Mattarella ci pensi mille volte prima di firmare", ha continuato il deputato M5S lanciando un appello al capo dello Stato a non firmare il testo di riforma che prende il nome del capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato.

Sindacati, Ronghi (Filp): urge legge per la rappresentatività

ROMA.  "Nasce il Fronte Italiano per il Lavoro e la Partecipazione, un Movimento che intende superare l'attuale modello del 'sindacato dei sindacalisti' per dar vita al sindacato che, oltre alla difesa dei lavoratori e dei pensionati, si preoccupa dei disoccupati e dei precari, per favorire la piena occupazione e la qualità del lavoro anche attraverso la "partecipazione" dei lavoratori all'impresa". È quanto ha annunciato il coordinatore nazionale, Salvatore Ronghi, nella conferenza stampa che si è tenuta oggi alla Camera dei Deputati, insieme con il portavoce Francesco Catuogno e i segretari generali dei numerosi sindacati autonomi di categoria che hanno costituito il coordinamento Filp.  Sono intervenuti alla conferenza stampa il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, la vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, Renata Polverini, il segretario nazionale del Movimento nazionale per la sovranità, Gianni Alemanno."Il sindacato deve rinnovarsi e recuperare credibilità a cominciare da una maggiore trasparenza -ha sottolineato Ronghi- occorre attuare l'articolo 39 della Costituzione con la registrazione e il riconoscimento della personalità giuridica dei sindacati, sancire l'obbligo della trasparenza dei loro bilanci, approvare una legge sulla rappresentatività dei sindacati, ma anche delle associazioni datoriali, per accertarne la reale forza rappresentativa".  Per il coordinatore nazionale del Filp "il sindacato deve ritrovare il proprio ruolo a cominciare dalla battaglia contro la legge Fornero e contro il Jobs Act, due leggi che hanno impoverito e paralizzato il Paese. In particolare la riforma del lavoro di Renzi è servita a privare i lavoratori dei loro diritti e a licenziare un lavoratore che percepisce 1200 euro al mese per assumere due precari da 600 euro, consentendo a questo Governo di falsare i dati sull'occupazione reale nel Paese". 

Scuola de Curtis, Donadio: appello a Sindaco Metropolitano e a direttore USR

«Ho scritto al sindaco della Città metropolitana, Luigi de Magistris, e al direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Luisa Franzese, per segnalare il caso della scuola “de Curtis”. C'è qualcosa che non torna in questa vicenda, e i continui ripensamenti di Varone sulla sicurezza della struttura invece di tranquillizzarci ci preoccupano ulteriormente».

A dirlo è l'ex consigliera comunale di Sant'Antonio Abate e leader del gruppo «Oltre», Donatella Donadio.

«Sei mesi fa, il sito era da demolire perché pericoloso; oggi invece – aggiunge – quello stesso sito è aperto alla platea scolastica. I nostri figli frequentano l'edificio, ci sono dipendenti che vi operano. Qual è la verità? Perché l'Amministrazione ha cambiato idea così radicalmente su un tema cruciale come la sicurezza statica di una struttura pubblica?».

«Ho chiesto al sindaco de Magistris e al direttore Franzese di attivare tutti i percorsi amministrativi che l'attuale normativa mette a disposizione al fine di informare la cittadinanza sulla l'agibilità effettiva della struttura – conclude la Donadio – e rassicurare così i genitori e i cittadini abatesi».

Rosatellum, il Governo autorizza la fiducia. Ira M5S

ROMA. Il Consiglio dei ministri, si apprende da fonti di governo, ha autorizzato la fiducia sulla legge elettorale. Il Rosatellum bis. approderà nel primo pomeriggio di oggi alla Camera, dando così il via all'iter nell'aula di Montecitorio. La fiducia serve per blindare il testo contro ogni rischio di tenuta dell'intesa tra Pd, Ap, Fi, Lega sul sistema misto che prende il nome dal capogruppo dem a Montecitorio, Ettore Rosato.

Ed è proprio Rosato a chiedere a nome della maggioranza l'opportunità del voto di fiducia: "Ho chiamato Gentiloni per dirgli che in una valutazione che abbiamo fatto con i gruppi di maggioranza è emersa la necessità e l'opportunità che si proceda con il voto di fiducia. Su questo ci siamo confrontati anche con la Lega e Fi. Il testo va preso così com'è, non si può prenderlo a pezzettini. Il rischio che ci siano dei cambiamenti nei voti segreti era un rischio che avrebbe affondato la legge elettorale", ha detto ai cronisti in Transatlantico.

Ed è subito rivolta tra le file della sinistra e, soprattutto, fra i Cinquestelle. "La fiducia che si dice il governo porrà sul Rosatellum è una vergogna, un atto indegno. Per la seconda volta nella legislatura un governo vuole blindare una legge elettorale, vietando il dibattito in Parlamento", dice il leader di 'Possibile' Pippo Civati, seguito da quello di Mdp Speranza - "Mettere la fiducia sulla legge elettorale a pochi giorni dallo scioglimento delle Camere è oltre i limiti della democrazia" - e dal Cinquestelle Toninelli, che su Twitter parla di "atto eversivo e incostituzionale fatto da chi ha paura dei suoi" mentre invita gli italiani a scendere in piazza per protestare.

"Tutto questo fa vomitare. Io l'ho chiamato un 'colpo di stato istituzionale' fatto a 'norma di legge' da dei fuorilegge! Ci opporremo in ogni modo. Spero che, al di là delle proprie appartenenze politiche, il Popolo italiano sappia reagire", rincara la dose il compagno di Movimento Alessandro Di Battista. E il candidato premier Di Maio promette: "Convocheremo il popolo in piazza". "Chiameremo i cittadini in piazza domani pomeriggio. Sarà un momento importante, protesteremo contro questo scempio", ha poi confermato all'AdnKronos il capogruppo M5S a Montecitorio, Simone Valente.

QUIRINALE - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, pur non esprimendo, ovviamente, valutazioni nel merito del testo in esame in Parlamento o di scelte diverse in materia e neppure sull’ipotesi di voto di fiducia che attiene al rapporto Parlamento-governo, continua a considerare positivo l’impegno in Parlamento per giungere a una nuova legge elettorale, auspicando che questo avvenga con ampio consenso. E' quanto si apprende in ambienti del Quirinale

EMENDAMENTI - Circa 200 gli emendamenti che saranno sottoposti all'esame dell'aula, tutti o quasi dei partiti che si oppongono al provvedimento: cinquantacinque solo quelli presentati dal M5S, 28 di Mdp, 18 di Sinistra Italiana. 7 quelli presentati da Forza Italia, che lo sostiene. E, per votarli, si chiederà con ogni probabilità il voto segreto.

LA LEGGE - Cinque i punti essenziali della legge elettorale sottoposta al giudizio dei deputati: la scheda unica (nella quale il nome del candidato nel collegio è affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono); i collegi (con il 36% dei seggi assegnato con un sistema maggioritario basato su collegi uninominali, e il 64% assegnato con criteri proporzionali); la soglia di sbarramento (al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni a livello nazionale sia alla Camera che al Senato); le pluricandidature, che salgono a 5; le firme da raccogliere per la candidatura (circa 750, dimezzate rispetto al testo originario della legge).

Minniti si butta a sinistra: approvare subito lo Ius soli

ROMA. Va approvata "entro questa legislatura, anche senza correzioni" la legge su Ius soli e Ius culturae. Lo afferma il ministro dell'Interno, Marco Minniti, rispondendo alle domande di 'Avvenire' in un forum in redazione. "Lo dico con nettezza: credo che si debba fare di tutto per approvarla, anche così com’è, in questa legislatura. Più difficile sarebbe correggerla - ribadisce Minniti - perché si accorcerebbero i tempi parlamentari per approvarla".

Il ministro auspica che su questa questione "la maggioranza resti unita. Tuttavia, una questione di principio così rilevante, su cui io mi sento personalmente impegnato, interpella il Parlamento e la coscienza di ogni singolo parlamentare. La Costituzione, proprio per lasciare libertà su temi alti come questo, non prevede il vincolo di mandato. E io ritengo che su questo disegno di legge ognuno, come gruppo politico e individualmente, debba assumersi le proprie responsabilità. In più, aggiungo, lo ius soli ha a che fare col tema dell’integrazione". Perché, sottolinea Minniti, "chi si integra bene, difficilmente aderirà ai proclami dei terroristi".

E sui centri d'accoglienza dice: "Il mio obiettivo è andare verso il superamento dei grandi centri d’accoglienza, superare Isola Capo Rizzuto, superare Mineo, per passare a strutture piccole e meglio gestibili".

Via libera della Commissione al Rosatellum bis

ROMA. Primo step della legge elettorale. La commissione Affari costituzionali della Camera ha dato via libera al Rosatellum bis, nominando relatore di maggioranza Emanuele Fiano (Pd).

Pd, Lega Nord, Forza Italia, Ap, Direzione Italia, Scelta civica, Civici e innovatori si sono espressi a favore. Contrari M5S, Fdi-An, Sinistra italiana, Mdp e Alternativa libera. Il testo verrà discusso in aula da martedì prossimo alle 15.

Per non ostacolare l'arrivo delle legge in aula, Forza Italia ha deciso di ritirare l'emendamento che avrebbe potuto - secondo alcuni - spianare la strada a un ritorno di Silvio Berlusconi. Tuttavia, ha spiegato il deputato di Fi Paolo Francesco Sisto, nel corso della seduta della commissione Affari costituzionali, Forza Italia si riserva di riproporre la modifica in aula.

"Nell'emendamento 1.173 - ha spiegato Sisto - chiediamo che il capo della coalizione sia il capo della forza politica che ottiene il maggior numero di voti, in sostanza rimettiamo al giudizio dell'elettorato l'individuazione del capo della coalizione. Non capisco perché questa modifica venga ritenuta truffaldina. Ma poiché abbiamo a cuore la possibilità di raggiungere l'obiettivo di votare il testo della legge elettorale, ritiriamo l'emendamento e ci riserviamo di riproporlo in aula".

Non è passata, in commissione Affari costituzionali alla Camera, la norma che impedisce la presentazione di una lista elettorale guidata da un capo incandidabile, in base all'applicazione delle norme della legge Severino. La norma, ribattezzata anti-Berlusconi, è stata presentata con un emendamento dal M5S che la commissione ha respinto.

Scontro sul Def, il viceministro Bubbico si dimette

ROMA. Il viceministro dell'Interno Filippo Bubbico, di Mdp, si apprende da fonti di governo, dopo la linea decisa dai bersaniani sul Def, ha comunicato al premier Paolo Gentiloni le sue dimissioni dal governo.

SCINTILLE GOVERNO-MDP - "Noi ci sentiamo vincolati alla responsabilità verso l'Italia e quindi al fatto di evitare l'arrivo della troika". Senza metafore, alla fine è stato Pier Luigi Bersani a mettere il punto sul 'tormentone' Def. Al Senato, dove domani si voteranno i saldi dei conti pubblici e la nota di aggiornamento al Def, Mdp farà la sua parte e il governo avrà i numeri che gli servono.

"I gruppi di Camera e Senato all'unanimità hanno deciso di non votare la relazione" al Def, mentre "per senso di responsabilità hanno deciso di votare a favore dei saldi dei conti pubblici", è stato l'annuncio di Roberto Speranza al termine della riunione dei gruppi Mdp. Una sfumatura non da poco, perché solo sui saldi è richiesta la maggioranza assoluta di 161. L'annuncio non ha colto di sorpresa il governo, che già da ieri aveva dato una stretta decisiva alla pratica 'pallottoliere' a palazzo Madama anche in forza di una serie di contatti con Mdp e, soprattutto, con Giuliano Pisapia.

In mattinata, parlando al Senato, Pier Carlo Padoan aveva fatto riferimento al lavoro da fare con Articolo 1 sul Bilancio. Intanto, era Anna Finocchiaro a lavorare sulla verifica dei numeri: "Mi pare che ci sia un buon clima", era stata la valutazione della ministra a metà giornata. Da palazzo Chigi l'evolversi della situazione veniva seguita con attenzione ma senza ansie. Il premier Gentiloni oggi non ha avuto incontri sul Def e si è concentrato sul discorso da tenere domani alla Basilica di Assisi per la festa di san Francesco.

SPERANZA: NON MI SENTO PIÙ DENTRO QUESTA MAGGIORANZA- Alla messa in sicurezza del voto del Senato si è arrivati, però, dopo una giornata di tensione tra dem e Articolo 1. "La relazione di Padoan oggi è stata insufficiente", ha spiegato sempre Speranza sentenziando: "Io non mi sento più dentro questa maggioranza". Per tutto il giorno Mdp ha marcato la distanza dalla maggioranza, votando no ai pareri sul Def nelle commissioni di Camera e Senato e 'incrociando' le lame con il Pd sulla legge elettorale.

"Il Pd vuole spaccare la maggioranza", è stata l'accusa di Alfredo D'Attorre. "Per Mdp ogni occasione è buona per dar contro a Renzi e al Pd", ha replicato Andrea Marcucci. I dem, platealmente, alla Camera hanno organizzato una serie di incontri con i partiti che sostengono il Rosatellum (FI, Ap, Lega) tenendo fuori Mdp: "Abbiamo persino provato a discutere con M5S, ma con loro è impossibile", era il ritornello ripetuto in Transatlantico dai dirigenti Pd.

Ma il punto chiave era la voce messa in circolazione tra i dem dal pomeriggio: sul voto in Senato c'era stata una frattura tra Mdp e Pisapia. Articolo 1 ha subito smentito, ma in serata è stato Dario Stefano, senatore vicino all'ex sindaco di Milano, a confermare: "Sono in disaccordo con le scelte di Mdp. Io sono orientato a votare a favore della nota e con me ci sono altri 7 o 8 senatori che la pensano allo stesso modo". Con soddisfazione, governo e Pd in serata sminavano il cammino della legge di Bilancio: "Quello di domani al Senato, tra l'altro, è l'ultimo voto della legislatura con la maggioranza assoluta", faceva notare un big dem in Transatlantico.

Il sottosegretario Rossi rimette deleghe: «Ma dalle "Iene" accuse infondate»

ROMA. Il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi rimette le deleghe a seguito delle accuse che gli sono state rivolte dalla trasmissione 'Le Iene". Ne dà notizia lo stesso Rossi in una nota. “Sono accuse infondate e lesive della mia persona quelle che mi sono state rivolte nel servizio della trasmissione televisiva 'Le Iene'. Insinuazioni che infangano, ancora una volta, la mia reputazione - denuncia - Mio figlio ha un regolare contratto di assistente parlamentare con un deputato della Camera. Il documento, consultabile, conferma l’assenza di un rapporto di dipendenza dal mio ufficio contrariamente a quanto riportato nel servizio. Un incarico di natura fiduciaria che non prevede vincoli di orario lavorativo e anche per questo con una minima retribuzione".

"Con questa iniziativa voglio fare chiarezza per evitare che queste informazioni siano strumentalizzate - spiega il sottosegretario - le spese relative ai collaboratori sono rendicontate, e questo basta per dimostrare da chi realmente dipende l’impiegato e viene retribuito. Ho dato mandato a uno studio legale al fine di tutelare l’immagine mia e di mio figlio ed esaminare la possibilità di contestare le accuse che mi sono state rivolte nelle opportune sedi legali".

"In ogni caso, al fine di non coinvolgere l’Amministrazione che rappresento e per svolgere ogni azione in piena libertà e con maggiore serenità - conclude Rossi - ho deciso di rimettere le deleghe conferitemi dal ministro della Difesa".

Pensioni, Corte dei Conti: non toccare legge Fornero

ROMA. ''Ogni arretramento'' rispetto ai parametri sottostanti al disegno di riforma completato con la legge Fornero, esporrebbe la finanza pubblica ''a rischi di sostenibilità''. Lo afferma il presidente della Corte dei conti, Arturo Martucci di Scarfizzi, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell'esame della nota di aggiornamento al Def.

"Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro" è invece l'altolà ad ogni ipotesi di ulteriori interventi sulle età pensionabile che arriva da Luigi Federico Signorini, vice direttore generale di Bankitalia.

"L’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto precedentemente prospettato", spiega ricordando come la stessa Nota di aggiornamento segnali che queste ultime "comporterebbero un peggioramento degli indicatori di sostenibilità delle finanze pubbliche calcolati dalla Commissione europea".

Secondo il Rapporto sulle tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sociosanitario, pubblicato lo scorso agosto dalla Ragioneria Generale dello Stato, dice ancora Signorini, "l’incidenza sul PIL della spesa per pensioni, oggi pari a circa il 15,5 per cento, raggiungerebbe valori di poco superiori al 18 per cento tra il 2040 e il 2045, imboccando successivamente un sentiero di costante e significativa discesa". Rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, dunque, "la spesa risulta sensibilmente maggiore in ciascun anno del periodo considerato. Il peggioramento riflette la revisione al ribasso effettuata da Eurostat delle prospettive di crescita italiane, a sua volta riconducibile a una più deludente dinamica della produttività totale dei fattori e a minori flussi migratori netti". E' per questo, conclude, Bankitalia, che "le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro".

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