Giovedì 19 Aprile 2018 - 21:21

De Magistris: «Domani battaglia, poi chiederò un incontro a Mattarella»

NAPOLI. «Mi auguro che domani tutti scendano in piazza a manifestare contro il debito ingiusto. Si tratta di una battaglia della città e non del sindaco. Per cui invito anche chi è contro di me a partecipare a un evento fondamentale per Napoli. Il debito è dello Stato e se siamo arrivati a un accordo del 77 percento, che ancora non si è formalizzato, è perché noi abbiamo dovuto fare una transazione in questo periodo. Siamo sotto usura di Stato. Ne ho parlato con Gentiloni, che si è mostrato molto disponibile ma intanto il tempo passa. Per cui l'appuntamento di domani è importante». «Dopo la manifestazione costituiremo una delegazione per andare a Roma e il primo che vorrei incontrare è il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sempre attento e sensibile ai bisogni dei cittadini così come alle sofferenze e alle bellezze di Napoli». Così il sindaco Luigi de Magistris in vista della manifestazione di domani.

IL VIDEO

NUOVO STRISCIONE. Intanto, dopo la battaglia di ieri, è spuntato un nuovo striscione, questa volta a Palazzo San Giacomo. «Questa scritta sarà tolta quando ci toglieranno il debito ingiusto» ha detto il sindaco presenziando alle operazioni di allestimento. Il telo, calato dal terzo piano del municipio, farà da sfondo al palco già allestito in piazza. 

Mattarella: «È stallo, serve governo»

"Nessun progresso". Si è concluso con un altro nulla di fatto il secondo giro di consultazioni del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo. Dopo l'arrivo in mattinata del Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, Mattarella ha ricevuto i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati, per poi tenere una breve conferenza stampa per tracciare un bilancio sugli incontri di questi due giorni.

Nonostante la settimana trascorsa, "il confronto tra i partiti politici non ha fatto progressi", ma il Paese ha bisogno "di un governo nella pienezza delle sue funzioni". Per questo "attenderò alcuni giorni, trascorsi i quali valuterò in che modo procedere per uscire dallo stallo che si registra", ha spiegato Mattarella.

"Dall'andamento delle consultazioni di questi giorni - ha affermato ancora il presidente della Repubblica - emerge con evidenza che il confronto tra i partiti politici, per dar vita in Parlamento ad una maggioranza che sostenga un governo, non ha fatto progressi. Ho fatto presente alle varie forze politiche la necessità per il nostro Paese di avere un governo nella pienezza del sue funzioni".

"Le attese dei nostri concittadini - ha poi ricordato il Capo dello Stato -, i contrasti nel commercio internazionale, le scadenze importanti e imminenti nell'Unione europea, l'acuirsi delle tensioni internazionali in aree non lontane dall'Italia, richiedono con urgenza che si sviluppi e si concluda positivamente un confronto tra i partiti, per raggiungere quell'obiettivo: quello di avere un governo nella pienezza delle sue funzioni".

"Attenderò alcuni giorni - ha annunciato in conclusione Mattarella - trascorsi i quali valuterò in che modo procedere per uscire dallo stallo che si registra".

NAPOLITANO - "Parlo per me, ma sono convinto che esprimo un sentimento comune anche ai presidenti di Camera e Senato: siamo tutti accanto al Presidente Mattarella nella ricerca di soluzioni ed è un compito, come potete immaginare, estremamente difficile, complesso e presenta una sua innegabile urgenza. Per il Presidente è un momento delicato e siamo pienamente solidali con lui", ha affermato stamane Giorgio Napolitano dopo aver incontrato Mattarella.

Salvini: «Noi uniti, premier indicato da Lega»

Dobbiamo "formare un governo sulle cose da fare non sui veti e l'arroganza dei singoli. Il centrodestra è pronto a farsi carico della responsabilità" di dar vita a un governo "unitariamente con la partecipazione di tutte le forze del centrodestra: Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia". Matteo Salvini, al termine delle consultazioni del centrodestra al Quirinale, chiarisce la posizione della coalizione dopo che ancora una volta i 5 Stelle hanno ribadito il no a Berlusconi. "un governo di alto profilo e di lunga durata, credibile in Europa e nel mondo, guidato da una personalità indicata dalla Lega". "Un governo di alto profilo e di lunga durata, credibile in Europa e nel mondo, guidato da una personalità indicata dalla Lega", ha aggiunto. E rivolgendosi al M5S: "Se continuasse un gioco di tattiche politiche o veti, mentre gli italiani soffrono e aspettano soluzioni, vorrebbe dire che la richiesta di cambiamento espressa dalle urne sarebbe stata già disattesa".

"Ci attendiamo dalle altre forze politiche, a partire dal M5S, lo stesso senso di responsabilità verso il Paese", ha poi sottolineato il leader del Carroccio mettendo in evidenza il fatto di aver "trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche che stanno animatamente discutendo al loro interno''. "Siamo andati dal capo dello Stato con Berlusconi e Meloni e i nostri capigruppo per esprimere in modo ancora più forte l'unità di intenti e di programma della coalizione che ha vinto le elezioni", ha continuato Salvini. "Per quanto riguarda la crisi in Siria, pur ribadendo l'obbligo di lealtà all'Alleanza atlantica, siamo fermamente contrari a qualsiasi azione unilaterale. La via maestra alla soluzione della crisi sia quello dello spirito di Pratica di Mare", ha concluso.

Alla fine della dichiarazione congiunta del centrodestra letta da Matteo Salvini, Silvio Berlusconi si è avvicinato ai microfoni e, rivolto ai giornalisti, ha detto: "Mi raccomando, fate i bravi: sappiate distinguere chi è un democratico e chi non conosce neppure l'Abc della democrazia. Sarebbe ora di dirlo chiaramente a tutti gli italiani".

Pd: "Basta tatticismi"

"Per noi occorre che le forze che hanno prevalso il 4 marzo smettano il tira e molla visto fin qui, con tattiche, tatticismi e personalismi e con la grande incertezza che stanno generando". Così Maurizio Martina, al termine delle consultazioni al Quirinale con la delegazione Pd. "Il Paese ha bisogno di scelte chiare: chi ha prevalso il 4 marzo ha il dovere di dire cosa intende fare senza continuare con balletti che poi nascondono solide intese di occupazione delle istituzioni", ha aggiunto il reggente del Pd. "Noi consideriamo inaccettabile il rinvio di questo sforzo di responsabilità" ovvero dare un governo al Paese da parte delle forze "che hanno prevalso il 4 marzo" perché "c'è da aspettare le elezioni regionali come se il tema fosse il regolamento di conti tra questo o quel partito. Occorre essere all'altezza delle responsabilità tanto più se si dice di aver vinto le elezioni", ha detto ancora Martina al termine delle consultazioni. "Per quel che ci riguarda noi con coerenza e tenacia continueremo il nostro impegno e il nostro lavoro innanzitutto in Parlamento e continueremo a supportare l'azione del presidente della Repubblica. Noi ci siamo a lavorare e a ragionare sulle priorità del Paese da minoranza parlamentare", ha continuato Martina sottolineando: "Da una parte screzi e polemiche pubbliche a non finire e dall'altra sistematica occupazione di responsabilità parlamentari come accaduto anche in queste per le commissioni speciali. Non c'è stato spazio per un confronto che rendesse possibile una nostra corresponsabilità in questi incarichi importanti". "Quindi finiscano per il bene del Paese tatticismi, personalismi e litigi e le forze che hanno prevalso il 4 marzo ci dicano chiaramente se sono nelle condizioni di formare un governo all'altezza della situazione. Questo è il punto che va sciolto ed è un punto di responsabilità politica", ha sottolinea il reggente dem.

«Usate dai big»: donne contro donne nel Pd

Donne contro donne: nel Partito democratico non c'è pace. 'Towanda dem', come in 'Pomodori verdi fritti'. E' lo slogan dell'appello sottoscritto da 450 donne, impegnate a diversi livelli nel Pd, per denunciare la scarsa rappresentanza femminile nei gruppi usciti dal voto del 4 marzo e tornare ad essere "protagoniste della necessaria fase costituente del Partito democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica".

L'appello è promosso da Francesca Puglisi, già presidente della commissione contro il femminicidio al Senato. "Per la prima volta - si legge - il Partito democratico è sovrastato nella rappresentanza femminile parlamentare dal Movimento 5 Stelle e dalla destra; mentre chi ha vinto le elezioni affida la leadership dei gruppi parlamentari e le cariche istituzionali alle elette, nel Pd un gruppo dirigente sempre più chiuso e muto si trincera in delegazioni e 'trattative' di soli uomini".

ERRORE - "Nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza di genere, eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Abbagliate dal primo governo con il 50 e 50, ci siamo fidate. Abbiamo pensato: è fatta. Un errore politico fatale che non ripeteremo mai più".

"Mai più - prosegue l'appello delle donne Pd - pluricandidature femminili di poche per far eleggere molti uomini. Sono bastate le pluricandidature di 8 donne per escludere 39 candidate e favorire l’elezione di altrettanti uomini. Il cinismo non ha sortito pienamente i propri effetti perché il 'flipper' si è incagliato nella batosta elettorale. Il tutto in violazione palese dello Statuto e nel silenzio degli organismi preposti al controllo".

STATUTO - "Annullata di fatto la Conferenza delle Democratiche prevista dallo Statuto, nel Partito è stato istituito il 'dipartimento mamme' separato dal 'dipartimento pari opportunità' con l’ulteriore paradosso di veder comparire nei 100 punti di programma - mai condivisi con alcuno - temi controversi mutuati dalla destra". Quindi "è arrivato il momento di passare dalle promesse alle azioni".

"Vogliamo essere protagoniste della necessaria fase costituente del Partito democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica. Ferma restando la necessità di rilanciare la Conferenza delle Democratiche, da subito ci mettiamo al lavoro per riannodare fili con la società e ridare credibilità e forza al Partito democratico".

LA REPLICA - "Stupiscono i toni contenuti nell’appello" che "vorrebbe addirittura paragonare il nostro partito a realtà politiche, come M5S e Lega, che sono quanto di più lontano possa esistere oggi in Parlamento non soltanto dalla difesa dei diritti delle donne, ma anche dai principi democratici". Lo affermano in una nota le esponenti dem Silvia Fregolent, Teresa Bellanova, Titti Di Salvo, Chiara Gribaudo, Raffaella Paita, Valentina Paris, Ileana Piazzoni, Flavia Piccoli Nardelli, Alessia Rotta.

"Ancor più sorprendente è il fatto che l’accusa alle liste elettorali arrivi anche da donne candidate proprio in quelle liste e che quelle liste hanno approvato, anche se poi non tutte sono state elette".

POLEMICHE - "Il Pd in Parlamento - ricordano - ha oltre un terzo di presenza femminile: più che un impegno per la parità di genere, ad animare alcune firmatarie sembra un risentimento per essere rimaste fuori un giro. Una polemica che fa male al nostro partito, unico ad aver dimostrato alla prova dei fatti di tenere veramente a diritti e pari opportunità. A cominciare proprio dalle norme antidiscriminatorie che il Pd ha voluto fossero inserite nelle leggi elettorali per parlamento italiano ed europeo".

"Del resto, proprio il governo Renzi - ricordano ancora le esponenti dem - è stato il primo in Italia ad avere metà ministri uomini e metà donne, affidando per la prima volta ad una donna un ministero come quello della Difesa e scegliendo Federica Mogherini per il ruolo di commissaria europea. E’ molto utile al Pd e al Paese la voce forte, autorevole e autonoma delle donne del partito. Ma non la si costruisce con la polemica che guarda all’indietro, a distanza di oltre due mesi dalla presentazione delle liste".

M5S non cambia idea: «Mai con Berlusconi»

"Ribadiamo: mai un governo con Berlusconi e Forza Italia". A dichiararlo i capigruppo M5S di Senato e Camera, Danilo Toninelli e Giulia Grillo, che aggiungono: "Forza Italia potrebbe risolvere l'impasse facendosi di lato e consentendo così un governo Movimento 5 Stelle-Lega".

E' arrivata a stretto giro la replica dei 5 Stelle alla dichiarazione di Mariastella Gelmini che, uscendo da Palazzo Grazioli poco prima dell'inizio del vertice dei leader del centrodestra in vista delle consultazioni al Colle, aveva detto: "Parteciperemo a un governo solo se ci sarà una dichiarazione chiara di riconoscimento di pari dignità di tutto il centrodestra da parte del Movimento 5 stelle". "Se non ci sarà il riconoscimento formale di pari dignità a Fi e Berlusconi la trattativa non può nemmeno iniziare", aveva aggiunto Gelmini.

Insomma se da una parte il Movimento 5 Stelle non cambia idea, dall'altra Silvio Berlusconi tiene il punto e pone le sue condizioni alla Lega e 'di rimando' a M5S: nessuna trattativa per la formazione di un governo può essere intavolata se non verrà garantita la presenza di esponenti forzisti nella futura 'squadra' di palazzo Chigi. Per questo, si sarebbe impuntato l'ex premier, serve un riconoscimento pubblico della mia leadership. Berlusconi lo dirà chiaro e tondo a Matteo Salvini: Di Maio non pensi di fare a meno di noi.

Il leader azzurro, insomma, è pronto a fare un passo di lato, magari accettando ministri d'area, ma anche i cinque stelle dovranno rimangiarsi ogni veto.

Pro e contro de Magistris, battaglia a colpi di striscione sul palazzo del Comune: Pd spaccato

NAPOLI. Da un lato la manifestazione «di tutta la città», dall'altra la contromanifestazione «per la verità e la legalità». È la “partita del debito" che sarà giocata sabato mattina a pochi metri di distanza nel pieno centro di Napoli. In piazza Municipio l'Amministrazione comunale ha promosso una manifestazione di protesta contro «il debito odioso, ingiusto e illegale» determinato dai commissariamenti Cr8 post terremoto dell'80 e dell'emergenza rifiuti del decennio scorso, che hanno provocato prima il blocco della cassa e poi la sanzione comminata dalla Corte dei Conti. Si tratterà di una manifestazione che durerà circa 2 ore, aperta dall'assessore Enrico Panini e chiusa dal sindaco Luigi de Magistris nel corso della quale si susseguiranno interventi di esponenti della politica, dell'associazionismo e della società civile. Sarà una manifestazione «importante per la città e che non è del sindaco o di qualche movimento», garantisce de Magistris che però non convince le forze di opposizione. 

IL VIDEO DEL SINDACO

CONTROMANIFESTAZIONE. In piazza Trieste e Trento, a soli 400 metri di distanza, alla stessa ora si terrà «un presidio di verità e legalità» al quale prenderanno parte esponenti del Partito democratico, di Forza Italia e della Lega, oltre a «più di 40 associazioni e liberi cittadini», annuncia Massimo Costa, segretario metropolitano del Pd Napoli. Le ragioni del presidio, spiega Costa, «sono molteplici: il disavanzo dei conti del Comune di Napoli era pari a circa 800 milioni di euro nel 2011 e oggi si attesta intorno ai 2 miliardi e 400 milioni. Ci si chiede - aggiunge - se occorre una legge speciale per salvare Napoli: la risposta è certamente sì, ma non la può chiedere de Magistris. Dopo 7 anni di cattiva amministrazione oggi chiede una legge speciale per evitare il default. L'attuale sindaco non può gestire altri fondi, non merita altra fiducia». De Magistris ribadisce di non voler fare polemiche ma spiega: «C'è chi pensa di farsi la battaglia per il proprio orticello personale o per dare qualche calcio istituzionale e politico a chi non considera avversario, ma nemico. È la comunità del rancore alla quale non ci iscriveremo mai». 

IL MANIFESTO SPACCA IL PD. Intanto questa mattina, mentre si svolgeva la conferenza stampa di Cittadinanza attiva in vista della contromanifestazione di sabato, il Partito democratico ha esposto dalle sue stanze nel palazzo del consiglio comunale di via Verdi, uno striscione contro il sindaco: “Salviamo Napoli: De Magistris a casa". Ma l'iniziativa spacca il Pd. «Il palazzo delle istituzioni deve rimanere fuori da ogni propaganda politica, è la casa dei cittadini e va rispettata. Ci siamo sempre battuti perché questo principio fosse rispettato. Vale per i nostri avversari politici, vale a maggior ragione per noi che mai abbiamo ceduto ai populismi in questi tempi difficili». Così, in una nota, i consiglieri comunali del Partito Democratico Alessia Quaglietta, Salvatore Madonna e il capogruppo Federico Arienzo.«Ecco perché siamo costretti a comunicare che quello striscione esposto dalle stanze del Pd è figlio di una iniziativa personale contraria a quanto deciso della maggioranza del gruppo», prosegue la nota, facendo riferimento allo striscione. «Le ragioni del dissenso rispetto all'operato del Sindaco si esercitano nei luoghi e nelle forme previste, così come abbiamo sempre fatto», conclude il comunicato. Ma un comunicato di David Lebro, capogruppo de "La Città" al consiglio comunale e consigliere della Città Metropolitana, precisa che «La decisione di esporre uno striscione sul Palazzo di Via Verdi come risposta a quello che il sindaco de Magistris, a sua volta, ha esposto a San Giacomo è stata presa collegialmente e non per iniziativa personale». «Dispiace - continua Lebro - dover correggere le dichiarazioni dei colleghi consiglieri del gruppo Pd», le «polemiche interne  non fanno bene a nessuno». 

MANIFESTO PRO SINDACO. Un altro striscione, questa volta a sostegno del sindaco de Magistris è stato esposto su uno dei balconi del consiglio comunale. Sul telo, rimosso dopo pochi minuti, c'era scritto “Lega Nord e Pd alleati per il fallimento di Napoli! Jatevenne". L'iniziativa è stata adottata probabilmente in riposta all'esposizione dalla mattinata di un altro striscione contro il sindaco. I due fanno seguito ad un terzo striscione che da giorni è esposto sulla facciata di palazzo San Giacomo sede del Municipio con la scritta: "No al debito ingiusto, Napoli libera!". 

LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE. Nel pomeriggio, il presidente del consiglio comunale di Napoli, Alessandro Fucito, insieme ai due vicepresidenti Fulvio Frezza e Salvatore Guangi, ha inviato a tutti i presidenti del gruppi consiliari una nota con la quale viene loro chiesto di adoperarsi per la rimozione ad horas di uno striscione ancora affisso sui balconi assegnati a due consiglieri del gruppo Pd pur essendosi conclusa da ore la conferenza stampa promossa dallo stesso gruppo. Nella nota si sottolinea che la sede del consiglio comunale ospita per definizione sensibilità politiche diverse e talvolta contrapposte, che le facciate del palazzo non possono ospitare striscioni recanti messaggi politici di parte e che, laddove sono state utilizzate per questo tipo di comunicazione, ciò è avvenuto soltanto in occasione di messaggi unanimemente condivisi.

 

Molteni eletto, regge asse Lega-M5S

Il disgelo funziona. Il deputato della Lega Nicola Molteni è stato eletto presidente della Commissione speciale della Camera, dopo l'accordo raggiunto da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il parlamentare comasco avrebbe ricevuto, secondo quanto viene riferito, 27 voti su 40 totali. In commissione siedono 7 deputati di Forza Italia, 2 di Fdi, 8 della Lega, 14 di M5S, 7 del Pd e, rispettivamente, 1 di Leu e 1 del gruppo Misto.

I parlamentari Andrea Mandelli di Forza Italia e Giorgio Trizzino di M5S sono stati eletti vice presidenti della commissione speciale della Camera, che dovrà occuparsi, tra l'altro, del prossimo Def. Paolo Russo di Fi e Vittorio Ferraresi dei pentastellati sono invece stati eletti segretari.

Nessun incarico per il Pd in seno all'ufficio di presidenza. E i dem vanno all'attacco: "L'elezione di Molteni a presidente della commissione speciale a Montecitorio completa la spartizione totale dei posti istituzionali di Camera e Senato operata dal M5S e dal centrodestra", dice Andrea Marcucci. "Sono andati avanti con la ruspa, estromettendo la minoranza ovunque. Questa maggioranza parlamentare è di fatto già politica", aggiunge il capogruppo dem al Senato.

Al termine del primo incontro per la sua elezione, Molteni ha dichiarato: "Sarò equilibrato e imparziale", dobbiamo dimostrare "che il Parlamento lavora". I lavori partono "martedì, ci incontreremo settimanalmente, più volte a settimana, abbiamo tante cose da fare", ha sottolineato Molteni, spiegando che si partirà da 5 schemi di decreto, dalle regole organizzative del ministero dell'Interno, al lavoro marittimo e i diritti in tema di pensione complementare, tra gli altri.

Salvini: pronti a governare da soli

Si infiamma la vigilia delle consultazioni. Da Terni, nel suo discorso di presentazione del candidato sindaco leghista. Matteo Salvinimanda un messaggio inequivocabile: "Io ascolto tutti ma non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno" e, nel caso, "siamo in grado di governare anche da soli". Dunque, "extrema ratio, ci facciamo carico noi di tutti".

Il leader della Lega si rivolge direttamente a Luigi Di Maio e ai Cinquestelle: "Se vuoi costruire, non puoi metterti sul piedistallo e dire a mo' di Alberto Sordi, 'io so' io e voi non siete... siete un pochino di meno...'. Noi che abbiamo vinto non lo facciamo, non siamo noi a pretendere. Io sarei onorato domani mattina di iniziare a fare il presidente del Consiglio di questo Paese perché ho le idee, la squadra, la forza e la libertà per cambiare le cose".

"Io mi metto a disposizione del Paese e della squadra, spero che anche gli altri interlocutori, ovviamente non il Pd, ma i 5 stelle dimostrino che hanno voglia di governare realmente, perché se invece andranno a dire 'no no', a porre veti e fare capricci vuol dire che non hanno voglia di governare questo Paese e quindi noi siamo in grado di farlo anche da soli se del caso" scandisce Salvini.

Quanto alle consultazioni, "noi andremo dal presidente Mattarella e diremo una cosa chiara: il centrodestra è la forza che ha preso più voti dagli italiani, si parte da questo, da una candidatura a premier di centrodestra, da un programma politico di centrodestra, disposti a ragionare con tutti, fatta eccezione per la sinistra che ha distrutto Terni e l'Italia quindi speriamo che anche altri abbiano voglia di costruire e dialogare".

Salvini non teme comunque il ritorno alle urne. "L'ultima delle cose che ci spaventa - dice - è tornare dagli italiani a chiedere il consenso per governare senza scendere a patti con nessuno".

"Il centrodestra deve dialogare coi secondi arrivati sia a Terni che in Italia, se i secondi arrivati ci stanno a ragionare, a mettere giù un programma e a essere responsabili, se ce la fanno a smettere di dire 'no, no, no, io, io, io' bene, si parte. Altrimenti - avverte - escludendo un accordo contro natura Pd-Cinquestelle, le vie sono solo due: o le elezioni, dove sentendo l'aria che tira vinciamo da soli e non abbiamo più il problema di dover ascoltare, incontrare e sottostare a veti e a capricci, oppure, extrema ratio, ci facciamo carico noi di tutti".

"Io adesso torno a Roma a fare il possibile e l'impossibile per dare un governo serio a questo Paese. Conto di tornare a Terni per festeggiare un sindaco in gamba e conto di tornarci da presidente del Consiglio" dice a chiare lettere.

Città Metropolitana, Pd: no a prese di posizione dei singoli

NAPOLI. «La redistribuzione delle deleghe in Città metropolitana da parte di de Magistris e la conseguente posizione del Partito democratico sono questioni che meritano il dovuto approfondimento e non possono essere affrontate ed esaurite con prese di posizione dei singoli. Siamo un partito, una comunità, con delle regole e degli organismi che vanno rispettati. Auspichiamo, dunque, che al più presto si avvi un confronto per assumere le decisioni più opportune nell'interesse dei cittadini e per dare dignità al ruolo che dovrà assumere il Pd in Città metropolitana. Un percorso che è ancora più necessario in virtù della gestione fallimentare del Comune da parte del sindaco di Napoli». È quanto si afferma in una nota della segreteria regionale del Pd Campania. 

Fondazione Cives-Mav di Ercolano, Vicinanza nuovo presidente del Cda

NAPOLI. Luigi Vicinanza è il nuovo presidente del Consiglio d'amministrazione della Fondazione Cives-Mav di Ercolano. Vicinanza è stato designato, come da statuto, dal presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca e la nomina completa il cda del Museo archeologico virtuale di Ercolano, che entra quindi nel pieno delle proprie funzioni. Con il presidente Vicinanza gli altri due consiglieri sono Ciro Cozzolino, designato dal Comune di Ercolano, e Gaetano De Rosa, designato dalla Città metropolitana di Napoli. Vicinanza, giornalista professionista dal 1981, è attualmente direttore responsabile de "Il Tirreno", storico quotidiano di Livorno e della Toscana, e ha diretto precedentemente il settimanale L'Espresso. 

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