Mercoledì 19 Dicembre 2018 - 17:29

I 5S e quell'emendamento rivendicato da Forza Italia

"Noi condividiamo una buona proposta con tutti gli altri, mentre loro, i Cinque Stelle, lasciano credere che una proposta di altri sia loro e di nessun altro...". L'azzurro Simone Baldelli non ci sta a farsi 'scippare' la paternità dell'emendamento bipartisan alla manovra, approvato all'unanimità dalla commissione Bilancio, che stanzia 85 milioni di risparmi della Camera per la ricostruzione delle zone del Centro Italia colpite dal sisma nel 2016. L'esponente di Forza Italia è il primo firmatario e in un'intervista all'Adnkronos difende a spada tratta il suo lavoro: ''Questo emendamento l'ho ideato e presentato io. E' una battaglia che faccio da tre anni e su cui c'è sempre stato un totale e completo accordo di tutti, senza mai polemiche. Nel 2016 -ricorda - era previsto lo stanziamento di 47 milioni, nel 2017 di 80 milioni e nel 2018 vengono devoluti 85 milioni. L'anno scorso, lo feci firmare a Di Maio Giachetti, Sereni...".

"Si tratta dei risparmi di tutti, semplicemente è mia l'idea di destinarli alle popolazioni colpite dal terremoto. Un'idea - insiste - sempre condivisa che, con correttezza, ho sempre riproposto e condiviso con tutti, perché questo è il mio modo di fare. L'emendamento, poi approvato all'unanimità, l'ho fatto firmare a tutti i gruppi, mettendo per seconda Terzoni del Movimento Cinque Stelle, seguendo un criterio di grandezza dei gruppi''. Eppure, subito dopo l'approvazione della proposta emendativa, ieri si è scatenato un polverone, perché i grillini, a cominciare proprio da Patrizia Terzoni, hanno esultato, parlando di ''una vittoria storica del Movimento''.

In particolare, la vicepresidente della commissione Ambiente ha fatto una nota dove viene definita "prima firmataria" del testo. "Ecco, questo - avverte Baldelli - è un modo scorretto di fare comunicazione politica che fa cadere le braccia a chi si spende per condividere delle iniziative positive. Mi auguro che i vertici politici del Movimento Cinque Stelle si rendano conto dell'errore che hanno commesso. E' certamente più dignitoso chiedere scusa che perseverare... Dopo di che, la cosa più importante è che questi soldi siano spesi presto e bene''.

''Sono tre anni - rimarca Baldelli - che ripresento questo emendamento. E come ogni anno, anche stavolta, dopo aver avuto l'idea, sono andato a fare il giro di tutti i gruppi parlamentari per raccogliere le firme di quelli che si sono occupati di terremoto o materialmente di risparmi della Camera". Dopo l'approvazione dell'emendamento sul terremoto, a rivendicarne il merito è stato anche Luigi Di Maio su Fb: ''Questa è giustizia sociale e continueremo ad applicarla ovunque sarà possibile''. Pure Vito Crimi ha espresso con una nota la sua soddisfazione parlando di Terzoni prima firmataria, ma poi, ''da galantuomo qual è, informato dell'errore", spiega Baldelli, ha corretto il tiro e attraverso un secondo comunicato ha ringraziato il deputato forzista.

''Penso - dice l'ex vicepresidente della Camera - che quello della Terzoni, nella migliore delle ipotesi, sia stato un errore, perché, lo sanno tutti, l'emendamento è stato una mia idea". Questo caso, fanno notare fonti azzurre, ha già un 'precedente': a luglio, infatti, con la stessa procedura Baldelli aveva raccolto firme di un odg e i grillini avevano provato a metterci il cappello sopra presentando successivamente un ordine del giorno identico.

"E' legittimo - spiega Baldelli - che ognuno rivendichi di aver fatto la propria battaglia per i risparmi della Camera, che peraltro, in questa occasione, sono in gran parte ascrivibili al vecchio Ufficio di presidenza, ed è anche legittimo che ciascuno rivendichi di aver partecipato e di aver sostenuto questa scelta. Però, noi abbiamo raccontato una nostra iniziativa sostenuta da tutti, mentre loro l'hanno raccontata come non è, ovvero un'iniziativa fatta solo per merito loro. Ora mi auguro, lo ripeto, che questi 85 milioni di euro vengano spesi presto e bene. Vanno nella contabilità speciale del Commissario per la ricostruzione e saranno utilizzati dal 2019", conclude.

Di Maio: «Trattare con Ue senza tradire gli italiani»

"Nella trattativa se non si chiede al governo di tradire gli italiani, perché noi non tradiremo gli italiani, possiamo portare avanti tutti i punti di caduta e i compromessi che vogliamo". A sottolinearlo, parlando della manovra e del confronto in corso con l'Europa, è il vicepremier Luigi Di Maio, a margine della visita alla Contarina di Treviso. Mentre il premier Giuseppe Conte, a margine del G20, spiega che la fiducia sulla manovra "al momento non è scontata, è l'estrema ratio per qualsiasi provvedimento. In Parlamento stanno lavorando alacremente e la fiducia si decide solo all'ultimo e quando necessario".

Sull'ipotesi di abbassamento del rapporto fra deficit e Pil al 2%, Di Maio ribadisce che "non dobbiamo aggrapparci a questi numerini: oggi il tema principale è che se l'economia rischia di fermarsi dobbiamo fare una manovra che mette soldi nell'economia. Con questa manovra mettiamo 37 miliardi in investimenti per il rischio idrogeologico, nei pensionamenti di chi non poteva andare in pensione con la legge Fornero, nel reddito di cittadinanza, nell'abbassamento delle tasse alle imprese" e "questo dev'essere chiaro alla Ue e ai cittadini italiani".

L'aria di disgelo tra l'Europa e l'Italia è stata confermata ieri dalle parole del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. A una domanda sul dialogo con il governo italiano riguardo alla manovra e sul possibile avvio di una procedura, Juncker ha risposto che "questa questione non va drammatizzata: noi siamo con l'Italia, se l'Italia è con noi". "L'atmosfera è buona, stiamo facendo progressi", ha detto il presidente della Commissione Europea, sottolineando: "Non siamo in guerra con l'Italia: voglio che l'Italia sia l'Italia che è sempre stata, un'Italia che ispira l'Europa, non che le volta le spalle".

«Azzeramento fondi editoria, a rischio l'esistenza di 48 testate»

ROMA. «Con un semplice emendamento al bilancio del pentastellato Adriano Varrica si vorrebbe cancellare il 90 per cento del finanziamento pubblico ai giornali di idee o gestiti da cooperative mettendo a rischio l'esistenza di 48 testate. Siamo a un bivio decisivo, questione di ore. Non si può decidere in questo modo la sorte di un settore vitale per pluralismo, occupazione, copertura dei territori,  pensiero non allineato. - così in una nota l'Associazione Stampa Romana -  È per questo che Stampa Romana insieme ai cdr e fiduciari, direttori editoriali e amministrativi delle testate direttamente interessate e alla Federazione italiana liberi editori chiede a tutte le forze politiche e al governo di fermarsi e di attendere gli esiti della legge di riforma del settore, approvata due anni fa e che entrerà in vigore il prossimo primo gennaio». «Non si può prescindere da questo contesto nè da un confronto con il sindacato dei giornalisti e le parti sociali in gioco. In particolare vanno ridefinite le fonti di finanziamento, tenendo conto anche delle novità del sistema editoriale senza escludere le risorse che si dovrebbero ricavare dagli over the top, come Google, Facebook, Amazon, autentici detentori delle chiavi di accesso economiche al nostro sistema. - prosegue la nota - Sono considerazioni emerse nel corso del confronto organizzato dall'Associazione Stampa Romana tra le realtà interessate e le forze politiche, nel corso del quale si è avuta la conferma che all'interno della stessa maggioranza di governo vi sono posizioni diverse. Il parlamentare della Lega, Alessandro Morelli, ha infatti ribadito la contrarietà del suo partito all'azzeramento del fondo per l'editoria». «Stampa Romana fa appello a tutta la comunità dei giornalisti perché la posta in gioco investe l'intero sistema, il diritto all'informazione e il finanziamento pubblico non è un elemento distorsivo del mercato ma un correttivo fondamentale a tutela del pluralismo. I colleghi delle testate minacciate dai tagli, considerati i tempi ristretti del dibattito parlamentare, sollecitano un incontro urgente con i presidenti di Camera e Senato e con il presidente della Repubblica» conclude la nota.

Manovra, trattativa serrata

"Lavoriamo per evitare la procedura di infrazione". Al G20 il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ribadisce l'impegno del governo sulla manovra per scongiurare il 'cartellino rosso' da parte dell'Europa e ribatte anche a Pierre Moscovici sulla necessità di una riduzione del deficit concepita in modo credibile da parte dell'Italia. "Le nostre azioni sono credibili - replica il premier - Stiamo lavorando in queste ore per trovare un compromesso".

L'aria di disgelo tra l'Europa e l'Italia viene confermata dalle parole del presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker. A una domanda sul dialogo con il governo italiano riguardo alla manovra e sul possibile avvio di una procedura, Juncker risponde che "questa questione non va drammatizzata: noi siamo con l'Italia, se l'Italia è con noi". "L'atmosfera è buona, stiamo facendo progressi", dice il presidente della Commissione Europea, che inoltre sottolinea: "Non siamo in guerra con l'Italia: voglio che l'Italia sia l'Italia che è sempre stata, un'Italia che ispira l'Europa, non che le volta le spalle".

Insomma sul tavolo c'è "una trattativa serrata con l'Ue" come spiega il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, "una discussione nell’ambito della quale si cerca una soluzione che può comportare dei cambiamenti nei numeri anche se non si deve fare unicamente riferimento ai numeri perché si rischia di perdere di vista quello che è l’elemento centrale che sono le misure concrete".

Intanto fonti della presidenza del Consiglio smentiscono l'ipotesi di una rimodulazione della manovra di 4,5-5 miliardi di euro con l'obiettivo di abbassare l'asticella del rapporto deficit-Pil al 2,1%. Dalle stesse fonti viene smentito anche lo scenario di un rinvio di quota 100 e reddito di cittadinanza a giugno.

L’approdo della manovra in Aula alla Camera è slittato a mercoledì. "E' probabile che si metta la fiducia" ha confermato ieri all'Adnkronos il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per i Rapporti con il Parlamento, Guido Guidesi.

Caso Di Maio, De Luca: padre già penalizzato da natura per discendenza

NAPOLI. «Mi auguro che anche alcune vicende personali aiutino questi valorosissimi dirigenti delle Cinque stelle a tornare con i piedi per terra». Così il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a Lira tv. Si riferisce alla vicenda del papà di Di Maio, chiede l'intervistatore. «No, io mi riferisco a Di Maio - dice De Luca -, non al papà, che è un sant'uomo già è stato penalizzato dalla natura per aver ottenuto quella discendenza». 

Dl sicurezza, Fico: «Mia assenza è presa di distanza»

Roberto Fico non ha presieduto volutamente la seduta che ha approvato il decreto sicurezza per prendere le distanze dal provvedimento. L'assenza, ha puntualizzato a margine di un convegno che si è tenuto all'Accademia dei Lincei, "è stata interpretata bene. E' una presa di distanza. Io da presidente della Camera rispetto il mio ruolo fino in fondo, rispetto i diritti della maggioranza e dell'opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in Aula con la collaborazione dei capigruppo. Ripeto: rimango fedele al mio ruolo istituzionale ma se poi parliamo del merito del decreto, dopo che è passato, allora - ha detto Fico - quello è un altro discorso"

"Che Roberto non fosse d’accordo con il decreto sicurezza lo sapevo e lo sapevamo. Da presidente della Camera - ha sottolineato il vicepremier Luigi Di Maio - apprezzo molto il fatto che abbia aspettato l’approvazione definitiva per poi dichiarare la sua contrarietà pubblicamente. Così fa un presidente della Camera che non è d’accordo ma rispetta la volontà del Parlamento e del lavoro parlamentare". Su SkyTg24 il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, a Maria Latella che gli chiedeva un commento sull'assenza di Fico in Aula durante l'approvazione del provvedimento, ha risposto: "Non ho capito se hanno letto il decreto, né dove sta il problema, visto che aumenta la lotta a mafia e al racket".

A margine del convegno all'Accademia dei Lincei i giornalisti hanno anche chiesto al presidente della Camera se l'Italia deve firmare il Global Compact, il patto globale contro il quale si è schierata la Lega. "Assolutamente sì - ha replicato Fico - Prima di parlare del Global Compact bisognerebbe leggere bene il testo, approfondirlo... Se si legge bene il testo si capirà che stiamo parlando della gestione globale, fatta insieme agli altri Paesi, l'affermazione del multilateralismo sul problema delle migrazioni. Quindi serve all'Italia per non restare sola". Sulla calendarizzazione delle attese comunicazioni del governo, prima che si svolga la conferenza di Marrakech il 10 e 11 dicembre, Fico si è limitato a ricordare che "è la conferenza dei capigruppo che deve decidere, quindi staremo a vedere".

Di Maio: «Ecco i documenti sull'azienda di mio padre»

"Oggi, come promesso, pubblico i documenti che dimostrano l’assunzione nell’azienda di mio padre e le relative buste paga per il periodo di lavoro". Così il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, sul portale del Movimento 5 Stelle dove fa il punto sulla vicenda dell'azienda di famiglia tirata fuori da Le Iene. "Pubblico nuovamente, viste le menzogne che circolano - scrive Di Maio - le mie dichiarazioni patrimoniali e di reddito da quando sono parlamentare e da quando sono ministro. Per visionarle sarebbe sufficiente accedere al sito della Camera, ma per comodità le carico su un file a parte scaricabile" sul blog delle Stelle.

"Pubblico subito questi documenti perché sono immediatamente reperibili. Pubblicherò anche gli altri richiesti - promette il capo politico M5S - non appena saranno state ultimate tutte le verifiche necessarie. Massima trasparenza, sempre", assicura il vicepremier.

"Potrete vedere - scrive su Facebook - come la mia quota di partecipazione senza funzioni di amministratore o sindaco nella società Ardima sia sempre stata regolarmente dichiarata a partire dal 2014. A dimostrazione ulteriore che i fatti denunciati non riguardano il periodo in cui sono socio dell’azienda".

Belsito: «Ecco come investivo i soldi della Lega»

"Sicuramente la mia vita di oggi questo procedimento l'ha segnata parecchio perché è un lavoro che facevo da tanti anni, abbandonato per un incidente di percorso, perché qualcuno ha creato questo incidente. Spero che gli italiani se ne rendano conto perché quello che è successo all'epoca è un fatto che sicuramente leggeremo nei libri di storia". Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega, si racconta all'Adnkronos e spiega come investiva i soldi del partito all'estero. Lo fa a due giorni di distanza dalla sentenza di condanna della corte d'Appello di Genova nel processo per truffa ai danni dello Stato per i 49 milioni di euro di rimborsi, e a poche ore di distanza dalla querela arrivata dall'attuale leader del Carroccio e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, per appropriazione indebita, atto arrivato in extremis (il termine era la fine del mese di novembre) e indispensabile per avviare il procedimento a Milano nei confronti dell'ex tesoriere genovese.

"Non è stato casuale quello che è accaduto a me, si è voluto togliere Umberto Bossi dalla guida di un partito politico accusandolo di aver aiutato la propria famiglia ma la Lega è tutta una famiglia" dice Belsito che nello studio del suo avvocato, Rinaldo Romanelli, ripercorre i passaggi del processo finito con la conferma in secondo grado della condanna già emessa dal Tribunale nel processo in cui è imputato insieme ad Umberto Bossi. A partire dal fatto che, come sottolinea il suo legale, "nessuno ha mai contestato a Bossi e Belsito di essersi appropriati dei 49 milioni". "Spero che venga fatta chiarezza, di certo non li hanno presi Francesco Belsito e Umberto Bossi perché li abbiamo lasciati nelle casse", sottolinea l'ex tesoriere che racconta invece degli investimenti fatti per conto del partito.

"La legge è cambiata nel 2012, durante il mio mandato si potevano eseguire in qualunque parte del mondo - sottolinea - La prassi era che si facevano dei rendiconti e si portavano all'attenzione del consiglio federale sia per l'approvazione bilanci sia per la situazione contabile". Tesoriere come 'mero esecutore' come ha ricordato il suo successore, Stefano Stefani? "Come ho detto - risponde Belsito - lo dice anche il tesoriere che ha preso il mio posto, il segretario amministrativo informa, può comunicare, può dire questa spesa per me è troppo elevata. Ma poi chi decide è l'organo politico. Non è il segretario amministrativo il proprietario di un partito ma chi gestisce è un segretario politico o il quadro dirigenziale che può essere elevato a più persone".

La reazione però non è stata di stupore quando ieri è arrivata notizia della querela (solo nei suoi confronti) che rende procedibile l'accusa di appropriazione indebita. "Non sono affatto sorpreso - ribadisce - Com'è successo per Genova non c'è nessuna sorpresa e penso che questo sia, dal punto di vista politico, un atteggiamento per dissociarsi da quello che era l'ex segretario amministrativo che non è poi quello che comanda un partito. Sulla scelta di dissociarsi e fare la querela solo su di me, sono contento per Bossi perché essendo padre fondatore il fatto di ricevere una querela dai suoi colleghi gli avrebbe fatto male. Ma non sono affatto sorpreso del fatto che la Lega abbia scelto di colpire ancora una volta il tesoriere come terminale finale di questa vicenda, e quindi tutte le colpe sono del segretario amministrativo".

Su Genova la conferma di condanna era nelle possibilità, anche se la tesi difensiva mirava a smontare l'accusa di truffa sui rimborsi elettorali. Per dirla con le parole dell'avvocato Romanelli: "Non è configurabile perché il finanziamento non è erogato in funzione delle spese che il partito ha sostenuto e può documentare ma esclusivamente in relazione al numero di voti che il partito ha preso, e fino al 2012 queste somme non avevano un vincolo di destinazione pubblicistico".

"Pensavo che la Corte d'Appello sulle nostre difese avesse analizzato bene - riprende Belsito - e mi soffermo sul particolare investimento su Tanzania e Cipro: io pensavo che avendo dato elementi importanti, dimostrando alla Corte che in quel periodo avevo fatto moltissimi investimenti, si parla di 12-13 milioni di euro, non solo quei due, avessero capito il meccanismo comprovato da un estratto conto che dimostrava la buona fede. Non capisco perché l'investimento fatto sulle Corone norvegesi da 1 milione, sempre nello stesso mese di dicembre, piuttosto che il dollaro australiano o americano, non sono configurabili come appropriazioni indebite".

L'investimento su Tanzania e Cipro nel mirino è tornato nelle casse del Carroccio. "Il consiglio federale dopo alcuni articoli di stampa - prosegue l'ex tesoriere - ha deciso di far rientrare ma per gli aspetti della Tanzania la banca aveva trattenuto in attesa di documentazione aggiuntiva perché riguardavano un partito politico, alla fin fine non si può neanche considerare un investimento. Sono tornati indietro per una richiesta interna nostra per evitare problematiche mediatiche".

Dice ancora Belsito: "Io posso confermare come segretario amministrativo, senza entrare nel merito di nomi, che molti soggetti sono stati aiutati dalla Lega. Però la colpa è ricaduta solo sulla parte legata a Umberto Bossi e non mi sembra corretto soprattutto per soggetti che lo conoscevano già prima di me, continuano ad essere nella Lega e non so con quale coraggio a volte riescono a guardarlo negli occhi".

"Oggi, dopo due gradi di giudizio, mi sento di dire che spero nel terzo grado venga veramente fatta chiarezza. Ad oggi secondo me c'è stata molta confusione riguardo a questi soldi che abbiamo lasciato nelle casse del partito, che non sono solo i 41 milioni. Ci sono altri 19 milioni di euro - afferma - relativi ai contributi delle politiche del 2008 arrivati dopo le mie dimissioni che hanno arricchito sicuramente il partito".

Migranti, Italia non firmerà il Global Compact

Il governo italiano non sottoscriverà il 'Global Compact for Migration' finché non sarà il Parlamento a esprimersi. Ad annunciarlo alla Camera bruciando sul tempo il premier Conte - intervenuto in seguito con una nota ufficiale -, il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il 'Global Compact for Migration', lanciato dall'Onu nel settembre 2016, è il patto che mira a definire impegni condivisi dalla comunità internazionale sui temi dell'emergenza immigrazione.

"La sinistra - ha detto il titolare del Viminale in aula - si lamenta da ore che il governo tolga spazio di espressione, di discussione, di confronto, di partecipazione e di dialogo al Parlamento. Cosa farà il governo sul Global Compact? Farà come la Svizzera, che ha fatto una scelta di democrazia e cambiamento: ha detto fermi tutti. Il governo italiano non andrà a Marrakech, non firmerà nulla. Il dibattito è così importante che non può essere questa solo una scelta del governo. Deve essere il Parlamento a discutere del Global Compact".
"E' una scelta, noi - ha aggiunto - avremmo potuto fare le scelte che hanno fatto altri governi prima del nostro. A differenza di qualcun altro che ha messo decine e decine di fiducie senza far parlare nessuno, su questo lascerà che sia il Parlamento a pronunciarsi. Se poi a voi non interessa è un vostro problema: Lega, Fdi, M5S e Fi ne discuteranno. Se voi siete ostili a questo approccio il problema è solo del Pd", ha concluso Salvini.

Poco dopo l'intervento di Salvini, ecco arrivare la nota del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "Il Global Migration Compact - si legge - è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentiti anche dai cittadini: riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all'esito di tale discussione, come pure è stato deciso dalla Svizzera. A Marrakech, quindi, il Governo non parteciperà, riservandosi di aderire o meno al documento solo quando il Parlamento si sarà pronunciato".

Di Maio: «Uragano 5S in Europa»

Un uragano sta per abbattersi sull'Europa, quello del Movimento Cinquestelle. A prometterlo è Luigi Di Maio, ministro e leader pentastellato oggi a l'Aquila per il Restitution Day dei consiglieri regionali abruzzesi.
"Alle elezioni europee - ha spiegato - noi faremo un gruppo Parlamentare con tante forze politiche emergenti, simili a noi. Non staremo né con le destre emergenti, né con le forze tradizionali filo europeiste come il Pd o Fi. Come è successo il 4 marzo, noi saremo l'ago della bilancia degli equilibri in Europa. Il tema del lavoro, della lotta alla burocrazia, dei diritti sociali non sono argomenti italiani ma sempre più temi europei"
E per Di Maio, come "il 4 marzo c'è stato un uragano" nel mondo politico italiano, "lo stesso uragano - promette - si scatenerà in Europa il prossimo maggio, alle elezioni europee".

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