Domenica 21 Ottobre 2018 - 15:10

Napoli, Consiglio metropolitano approva bilancio consolidato: utile 7 milioni

NAPOLI. Il Consiglio metropolitano di Napoli ha approvato all'unanimità il bilancio consolidato relativo all'esercizio finanziario 2017 nel corso della seduta di oggi che si è tenuta nell'aula di Santa Maria la Nova. Il bilancio consolidato espone la situazione economico-patrimoniale e finanziaria della Città metropolitana e delle società ad essa afferenti direttamente (Ctp, Sapna e Armena) e indirettamente (Servizi Trasporti Integrati, Na-Met e Servizi per l'Impresa e lo Sviluppo). Il documento approvato dall'Assemblea attesta che l'anno 2017 si è chiuso, complessivamente, con un utile di 7 milioni e 100mila euro. «Il bilancio consolidato approvato oggi - ha dichiarato il sindaco della Città metropolitana Luigi de Magistris - fotografa la situazione di un ente in salute, nonostante i tagli di risorse inferti alle amministrazioni locali e i contributi sempre maggiori che lo Stato ci chiede. Con l'apporto fattivo di tutte le forze politiche presenti in Consiglio, che stanno dimostrando grande senso di responsabilità istituzionale, sono sicuro che riusciremo ad affrontare e risolvere tutte le questioni che abbiamo sul tappeto, nell'interesse dei cittadini e dei territori». L'assemblea ha inoltre approvato la delibera di ratifica della variazione di bilancio con la quale si finanziano le verifiche della vulnerabilità sismica degli edifici scolastici di competenza della Città metropolitana per un importo di 3,5 milioni di euro, oltre a quella per la ricostruzione dei parapetti murari e per l'adeguamento sismico sulla strada provinciale 505 a Casamicciola per 800mila euro. Via libera dell'Assise anche alla presa d'atto del Piano trategico del Grande progetto Pompei per lo sviluppo delle aree comprese nel Piano di gestione del sito Unesco "Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata". In chiusura di seduta il Consiglio ha riconosciuto la legittimità di diversi debiti fuori bilancio. 

Corteo anti-Salvini a Milano

"Lo studente paura non ne ha". È questo il grido di battaglia degli oltre 3mila studenti che questa mattina hanno preso parte a Milano al corteo contro il decreto 'Scuole sicure' e il decreto sicurezza del primo ministro Matteo Salvini. Quasi tutti liceali, provenienti da più città della Lombardia: Milano, Bergamo e Brescia soprattutto. Gridano a una sola voce 'No al governo delle paure di Salvini'.

"Ci opponiamo al decreto 'Scuole sicure' che ci impone di avere poliziotti antidroga praticamente tutto l'anno fuori dai nostri istituti scolastici - spiega uno studente del liceo statale Gaetana Agnesi sulle scienze umani -. Questo non farebbe altro che aumentare situazioni di marginalità. La proposta di Salvini è proprio quella di allontanare dalle scuole i ragazzi "problematici". Sarebbe un errore".

La loro soluzione è un'altra: "I soldi invece dovrebbero essere investiti nel welfare scolastico Nei libri gratuiti, nel mettere a norma tutti gli edifici scolatici", ripetono un po' tutti gli studenti delle prime file del corteo prima di iniziare a cantare 'Bella Ciao' e a correre a ritmo di musica. "Basti pensare che al sud ci sono scuole che non hanno le scale antincendio - lamentano - Per non parlare degli insegnanti, che sono costretti a cambiare sede di lavoro ogni anno".

Non solo scuola. Si grida no anche al decreto sicurezza, firmato ieri dal presidente Mattarella: "Non abbiamo paura dell'uomo nero. Siamo a favore di una accoglienza - ripetono gli studenti -. Salvini utilizza il tema immigrazione per creare consenso. Possiamo dire con certezza che gran parte della nostra generazione è contro questo governo dell'odio".

Napoli "Comune 3.0", sì a delibera su blockchain e criptovalute

NAPOLI. La Giunta comunale di Napoli ha approvato una delibera quadro con la quale apre all'utilizzo della tecnologia basata sulle blockchain nei propri processi amministrativi e favorisce l'uso delle criptovalute. Dalla delibera quadro, con atti successivi, «verrà garantita ulteriore trasparenza nei suoi processi amministrativi e forte semplificazione nel rapporto cittadino-istituzione, grazie alle conclusioni di una fase di studio avviata ad aprile 2018 in materia di trasparenza amministrativa, utilizzo di valute virtuali e supporto all'impiego di eventuali nuove monete complementari, token e criptovalute», spiega il Comune di Napoli. L'obiettivo è la costruzione di “un Comune 3.0". La delibera quadro proposta dal sindaco, Luigi de Magistris, e dall'assessore al Bilancio, Enrico Panini, «rende inoltre la città di Napoli accogliente alla diffusione delle criptovalute, promuovendo la conoscenza e la diffusione della cultura legata all'utilizzo e all'accettazione di forme di pagamento complementari alla moneta ufficiale».

GATEWAY DI CONVERSIONE. «In questo modo - prosegue la nota - il territorio comunale si trasforma, fin da ora, in luogo accogliente per la promozione all'utilizzo di sistemi di pagamento in criptovalute (Pos fisici, virtuali) presso le attività commerciali, per l'utilizzo di gateway di conversione tra e verso valute come l'euro, dollaro, yen eccetera, per l'utilizzo in città di sportelli Atm utili per la diffusione delle criptovalute». Napoli «si appresta così ad accogliere un turismo molto innovativo, composto da chi ormai utilizza quotidianamente le criptovalute, e si prepara a ricevere al meglio, anche sul versante dei consumi innovativi, le decine di migliaia di persone che arriveranno con le Universiadi». Inoltre, prosegue la nota, «sono in fase di studio avanzato azioni mirate a favorire l'uso delle criptovalute o token anche per l'accesso a servizi comunali. Sul fronte innovazione la città di Napoli potrà nei prossimi mesi introdurre la possibilità di generare, distribuire ed utilizzare una “valuta virtuale digitale" o “token" legata alla sua economia». Infine «è stato attivato un nuovo form per proporre idee e soluzioni nell'apposita area dedicata al progetto» sul sito del Comune di Napoli: «Nelle prossime settimane sono già in calendario incontri con associazioni e rappresentanze del settore del commercio e dell'artigianato, della cultura e dello spettacolo, ordini professionali per informare e sostenere questo salto di qualità che fa girare ogni giorno decine di miliardi di dollari, così come verranno calendarizzati incontri divulgativi che consentano ad ognuno di poter entrare in questo mondo nuovo» conclude la nota. 

IL COMMENTO DI DE MAGISTRIS

Tutti i numeri della manovra

Il governo scopre le carte. Dopo giorni di attesa, la Nota di aggiornamento al Def arriva alle Camere, dove la settimana prossima inizierà la discussione. 138 pagine, inviate al Parlamento nella notte, che fissano il deficit del 2019 al 2,4% del Pil, al 2,1% nel 2020 e all'1,8% nel 2021. Anche per il Pil è prevista la crescita del 1,5% nel 2019 poi dell'1,6% e dell'1,4%, come ha anticipato ieri sera il ministro dell'Economia Giovanni Tria nella lettera inviata all'Unione Europea, nella quale ha auspicato un dialogo "aperto e costruttivo" con Bruxelles.

La manovra di bilancio, ha assicurato Tria nella missiva ''è coraggiosa e responsabile, puntando alla crescita e al benessere dei cittadini". Nella relazione inviata al Parlamento si specifica che "il pareggio di bilancio in termini strutturali, sarà raggiunto gradualmente negli anni a seguire". Inoltre, si legge nel documento, "il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato di competenza potrà aumentare fino a 68,5 miliardi di euro nel 2019, 56,5 miliardi nel 2020 e 45,5 miliardi nel 2021. Il corrispondente saldo netto da finanziare di cassa potrà aumentare fino a 147 miliardi di euro nel 2019, 110,5 miliardi nel 2020 e 96 miliardi nel 2021".

REDDITO CITTADINANZA - La spesa per finanziare il reddito di cittadinanza, misura chiave del governo gialloverde, e delle pensioni di cittadinanza sarà di 9 miliardi (+ 1 destinato al potenziamento dei centri per l'impiego). "L'introduzione del Reddito di Cittadinanza ha un duplice scopo - si legge nella Nota al Def - i) sostenere il reddito di chi si trova al di sotto della soglia di povertà relativa (pari a 780 euro mensili); ii) fornire un incentivo a rientrare nel mercato del lavoro, attraverso la previsione di un percorso formativo vincolante, e dell’obbligo di accettare almeno una delle prime tre proposte di lavoro eque e non lontane dal luogo di residenza del lavoratore". Quanto alla 'pensione di cittadinanza' "sarà prevista per le persone che vivono al di sotto della soglia minima di povertà e verrà modulata tenendo conto della situazione complessiva dei nuclei familiari, anche con riferimento alla presenza al loro interno di persone con disabilità o non autosufficienti".

PENSIONI - Capitolo pensioni, per l'introduzione di 'quota 100', sono previsti 7 miliardi di spesa nel 2019. La revisione del sistema pensionistico, si legge nella Nota al Def, mira a "garantire il superamento degli squilibri dell’attuale sistema previdenziale per agevolare il ricambio generazionale e consentire ai giovani di poter avere accesso al mercato del lavoro". 'Quota 100' prevede la somma dell’età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni) quale requisito per accedere alle misure previdenziali.

FLAT TAX - Tra i punti essenziali del programma di politica economica e finanziaria c'è poi la 'flat tax', che partirà il prossimo anno e che prevede l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato d’imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani. Misura che costerà 2 miliardi. "La riduzione della pressione fiscale - si legge nella Nota al Def - proseguirà anche per effetto del taglio dell’imposta sugli utili d’impresa per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi". Dal lato delle entrate, si prevede poi l’abrogazione dell’Imposta sul Reddito Imprenditoriale (IRI), che doveva entrare in vigore nel 2019 con aliquota al 24 per cento e che è ora superata dalla flat tax.

IVA - Scongiurato inoltre l'aumento dell'Iva. "Gli aumenti delle imposte indirette previste dalle clausole di salvaguardia verranno completamente sterilizzati nel 2019 e parzialmente nel 2020 e 2021" si legge ancora nella Nota al Def.

TASK FORCE - Il governo attiverà poi, entro la fine di quest’anno "una task force sugli investimenti pubblici". "Riprendendo le esperienze di altri Paesi, che hanno affrontato con successo problematiche di investimenti pubblici e di gap infrastrutturali simili a quelli italiani - riporta la Nadef - il governo creerà inoltre un centro di competenze dedicato".

ALTRO - Tra le altre voci di spesa, sono previsti inoltre fondi per le assunzioni straordinarie per le forze dell'ordine e per i risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie.

Tria scrive all'Ue: «Pil all'1,5% nel 2019»

ROMA. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria scrive alla Commissione europea indicando alcuni dei nuovi obiettivi di finanza pubblica. A partire dalle misure contenute nella manovra, che ''porterà un aumento della crescita all'1,5% nel 2019, per arrivare all'1,6% e l'1,4% negli anni successivi''.

La manovra di bilancio che questo governo si appresta a varare, sottolinea il ministro nella lettera che accompagna la Nota di aggiornamento al Def, ''è coraggiosa e responsabile, punta alla crescita e al benessere dei cittadini, assicurando in seguito un profilo di riduzione del deficit, che passerà dal 2,4% del 2019 al 2,1% del 2020 per chiudere all’1,8% del 2021”.

L'impatto delle singole misure sull'economia del Paese, spiega il ministro, ''deve essere valutato nel quadro dell’intera manovra. Maggiori risorse per gli investimenti pubblici e privati, minore pressione fiscale sulle piccole e medie imprese e sui lavoratori autonomi, spinta al ricambio generazionale sul mercato del lavoro e sostegno ai soggetti più vulnerabili''.

Il raggiungimento di questi obiettivi, sottolinea il titolare di via XX Settembre, ''verrà ottenuto anche grazie a un attento disegno degli interventi sia sul versante degli investimenti, sia su quello delle misure di sostegno attivo per il lavoro e la coesione sociale che garantiscano la stabilità complessiva del sistema''.

Tria auspica poi un dialogo "aperto e costruttivo con Bruxelles, "tenendo conto delle reali esigenze di cittadini e imprese e del ruolo che svolgono le Istituzioni". "In questo dialogo - rimarca il ministro - il governo si presenta compatto e fiducioso". Ora, osserva Tria, come è avvenuto all'interno del governo, "si apre la fase di confronto con la Commissione Europea, che potrà valutare le fondate ragioni della strategia di crescita del governo delineata dalla manovra".

Accordo sul deficit

Nuova frenata sul deficit, dopo le critiche dell'Europa e dopo l'ennesima giornata di pressione sui mercati. Il rapporto deficit Pil sarà del 2,4% per il 2019, per poi scendere al 2,1% l'anno successivo e all'1,8% nel 2021. E' l'intesa raggiunta dal governo, a quanto apprende l'Adnkronos, nel corso del vertice a palazzo Chigi che ha confermato anche la clausola di salvaguardia per garantire il raggiungimento degli obiettivi dei conti pubblici. ''Creiamo tutte le premesse per poter essere orgogliosi di essere italiani. Stiamo rispettando l'impegno - dice il premier Giuseppe Conte -, abbiamo detto che sarebbe stata una manovra seria e coraggiosa e mostriamo coraggio soprattutto per il 2019". Ci sarà "una forte crescita", aggiunge, "che poggia su piano di investimenti molto significativi". Le misure volute dal governo 'giallo verde', attacca il vicepremier e ministro del Lavoro Di Maio sono "il cuore di una legge di bilancio che, invece di far pagare i cittadini, ripaga i cittadini delle ruberie e degli sprechi del passato". Tra queste il reddito di cittadinanza e il fondo dei truffati dalle banche che "verranno finanziate nel 2019, 2020 e 2021". La riduzione del rapporto deficit/Pil nel triennio verrà realizzato "senza sacrificare le misure fondamentali", volute dal governo M5S-Lega.

Il rapporto debito/Pil scenderà al 126,5% nel 2021. L'obiettivo dovrà essere raggiunto alla fine del prossimo triennio e sarà messo nero su bianco nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza. ''Voglio far notare che nel profilo di deficit previsto nel primo anno ci sono 0,2 punti di investimenti addizionali - dice il ministro dell'Economia Giovanni Tria -, nel secondo anno ci sono 0,3 punti di investimenti addizionali, nel terzo anno 0,4 punti di investimenti addizionali''. ''Questo descrive la qualità della manovra e il fatto che puntiamo ad avere investimenti pubblici come strumento principale per lavorare sulla crescita'' spiega il titolare del dicastero di via XX Settembre.

LAVORO - Il tasso di disoccupazione, annuncia Conte, ''tenderà ancora a scendere, attestandosi ragionevolmente tra l'8% e il 7%'' entro il 2021. "Una cosa importante è che ci sarà l'abbassamento dell'Ires per le aziende che assumono" sottolinea il vicepremier Di Maio.

STOP FORNERO E FLAT TAX- Slitta la riforma della legge Fornero sulle pensioni voluta dal governo giallo verde. La quota 100, a quanto apprende l'Adnkronos, partirà da aprile 2019, portando le risorse necessarie per realizzare la misura -e fissate la settimana scorsa a 8 miliardi- a 6 miliardi di euro. Ci sono, precisa il vicepremier Matteo Salvini, "tre impegni che mettiamo in pratica: il superamento della Fornero, con la possibilità, non l'obbligo, di andare in pensione, con alcuni anni di anticipo senza penalizzazione, poi la flat tax fissa al 15% per le partite Iva, e poi un piano di assunzione straordinario per 10mila donne e uomini delle forze dell'ordine".

TRASMISSIONE TELEMATICA SCONTRINI - Come misura anti-evasione ci sarà la trasmissione telematica degli scontrini fiscali. La novità, a quanto apprende l'Adnkronos, punta a recuperare parte delle risorse necessarie per realizzare le misure del governo gialloverde.

NIENTE TAGLIA A SANITA' - "Non ci saranno, per la prima volta tagli alla sanità, aumenteremo il fondo sanitario nazionale di oltre un miliardo" ha detto la ministra della Sanità, Giulia Grillo, uscendo da palazzo Chigi, dove è in corso un vertice sulla manovra economica. "Stiamo lavorando alla per rimodulare la spesa per le risorse alla sanità". Questo governo ha deciso che la sanità è una delle priorità su cui investire", conclude Grillo.

Salvini dannunziano rilancia il “Me ne frego"

Matteo Salvini si riscopre sempre più 'dannunziano'. Anche oggi è tornato a difendere a spada tratta la manovra economica contro le accuse del Commissario Ue, Jean Claude Juncker (''Sarà seria e coraggiosa e poi dal prossimo anno il debito scenderà'') citando per la seconda volta in meno di una settimana il motto del Vate 'Me ne frego'. Nell'era del governo giallo verde, dopo il tabù violato dell'affaccio sul balcone di palazzo Chigi di Luigi Di Maio e i ministri M5S, è il leader della Lega, sempre a proposito del Def, a sdoganare un'espressione originariamente appartenente agli Arditi durante la Prima guerra mondiale e resa famosa da Gabriele D'Annunzio, ma poi entrata nella fraseologia fascista con i discorsi di Benito Mussolini. Ospite stamane di “Mattino Cinque", su Canale 5, il ministro dell'Interno ha assicurato: ''Abbiamo sempre detto che avremmo fatto una manovra coraggiosa anche se in Europa ci avessero bacchettato", ma il "presidente della Commissione Ue ci paragona alla Grecia, la Francia ci minaccia, il tedesco ci minaccia... Queste minacce -rivendica il 'Capitano'- non ci sfiorano e come D'Annunzio dico 'me ne frego', perchè noi rispondiamo solo agli italiani''. Anche sabato scorso, Salvini aveva tirato in ballo D'Annunzio, proferendo un secco 'me ne frego', nel corso di un intervento alla Giornata mondiale del sordo, a Roma: "Abbiamo fatto una manovra che investe soldi per chi di soldi non ne vede da molti anni: giovani, pensionati, le pensioni di invalidità. E se a Bruxelles mi dicono che non lo posso fare me ne frego e lo faccio lo stesso". Oggi il bis.

Altri leader in passato hanno usato il 'Me ne frego' di memoria mussoliniana. Tra questi Silvio Berlusconi, che se ne servì nel 2018 per replicare a chi gli domandava se fosse in ambasce per la decisione di Strasburgo sul suo ricorso (poi ritirato). Non è la prima volta che l'attuale ministro dell'Interno sceglie il linguaggio politicamente 'scorretto', ma lo fa a meno di 48 ore dallo show dal balcone di palazzo Chigi dei suoi colleghi M5S, che ha provocato un'ondata di commenti sui social e sulla carta stampata, con l'inevitabile richiamo ai discorsi del Duce. C'è però anche un precedente 'comunitario', e riguarda la frase del presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che in polemica con l'allora premier Matteo Renzi usò le parole "je m’en fous". La traduzione che andò per la maggiore fu "me ne frego", con inevitabile coda di polemiche, anche se in francese il senso è tra "non m'importa" e il triviale "me ne fotto". Benché attribuito a D'Annunzio (che lo definì un motto 'crudo) e poi diventato lo storico slogan squadrista, il 'Me ne frego' (tratto dal dialetto romanesco) probabilmente era diffuso già tra gli Arditi durante la prima guerra mondiale e la successiva Impresa di Fiume. Apparve per la prima volta sui manifesti lanciati dagli aviatori del Carnaro su Trieste. Ed era ricamato in oro al centro del gagliardetto azzurro dei legionari fiumani. Qualcuno dice che traeva origine dalla scritta che un soldato ferito si fece apporre sulle bende, come segno di abnegazione totale alla Patria. Secondo gli ultimi studi, sembra che il motto nacque in occasione della Battaglia del Solstizio (15 giugno 1918), così battezzata da D’Annunzio per la coincidenza con il solstizio estivo e per il significato strategico che assunse nel prosieguo della Grande Guerra, quando il colonnello degli arditi rispose così al suo superiore, che gli aveva ordinato di lanciarsi con i suoi uomini in una missione suicida per la Patria: "Me ne frego, si fa ciò che si deve fare per il Re e per la Patria". Gli Incursori di oggi del nono Reggimento d'assalto paracadutisti, considerato il reparto diretto erede degli Ardiri della Prima Guerra Mondiale, continuano ad usare l’espressione "me ne frego del dolore, me ne frego della fatica, me ne frego dei sacrifici, me ne frego della mia ideologia politica o del mio credo religioso perché faccio quello che l’autorità militare mi ordina di fare".

Di Maio: «Deficit al 2,4% nel 2019, poi si vedrà»

"Il 2,4% resta per il 2019 sicuramente", poi si vedrà. Il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce la linea dell'esecutivo anche se, "per il 2020 e il 2021, stiamo vedendo di accelerare l'abbassametno del rapporto debito-Pil con un intervento massiccio di tagli agli sprechi, di previsione della crescita più alta e di valorizzazione degli investimenti". Stessi numeri previsti anche dal vicepremier Matteo Salvini. "Il 2,4% nel 2019? Certo che è acquisito, non si discute, altrimenti i soldi per Fornero e altro... Quello è l'unica certezza, l'unico punto fermo". Sul Def, assicura Salvini, "conto di chiudere oggi, se ci vediamo è per quello". Ma, ribadisce, i soldi per "reddito di cittadinanza, Fornero, avvio della flat tax" ci sono ed è "tutto coperto".

Cercheremo di portare il rapporto debito-Pil più in basso - aggiunge il vicepremier 5 Stelle - investendo di più nelle norme di semplificazione del codice degli appalti, del codice di procedura civile e prevedendo una crescita che ci consentirà di non dover fare tutto questo deficit. Ma deve essere chiara una cosa: per il M5S o è la manovra del popolo o non ne vale la pena" rimarca Di Maio, per il quale nella manovra deve esserci "tutto quello che abbiamo sempre promesso agli italiani: altrimenti non ha senso andare avanti. Chi si illude, come alcuni centri studi in queste ore, tra cui quello di Confindustria, che il governo torna indietro sulle misure del contratto di governo, si sta facendo una cattiva idea dell'atteggiamento" di questo esecutivo.

REDDITO - E ancora: "Non è che non ci accontentiamo di meno di 10 miliardi... è che 10 miliardi, 9 più 1 per far partire i centri per l'impiego, è la manovra minima per far funzionare il reddito di cittadinanza" dice Di Maio, aggiungendo che "sarà erogato su una carta. Questo permette la tracciabilità, non permette evasione o spese immorali con quei soldi. E quindi permette di utilizzare questi soldi per la funzione per cui esiste: assicurare la sopravvivenza minima dell'individuo. E' chiaro che se vado con quella carta a comprare un 'gratta e vinci' o sigarette o a comprare dei beni non di prima necessità, la carta non funziona".

SPESE - Inoltre, "non taglieremo nulla alle spese sociali, questo deve essere chiaro. E soprattutto, il 2,4% nasce proprio dall'esigenza di tenere i conti in ordine su questi obiettivi" sottolinea il vicepremier a Montecitorio. "La trattativa in Europa sulla legge di bilancio è molto lunga. Dobbiamo spiegare bene quali sono i nostri obiettivi. Però dev'esser chiaro che se le dichiarazioni contro l'Italia sono alimentate da pregiudizi e non da discussioni sul merito della manovra, allora ci dicano se vale la pena andarne a discutere a Bruxelles".

VERTICE - Mentre i tecnici sono al lavoro sulle tabelle che accompagneranno la Nota di aggiornamento del Def, slitta il vertice economico che -dopo ieri sera- doveva aggiornarsi oggi attorno all'ora di pranzo. La riunione dovrebbe tenersi nel pomeriggio, e vedere nuovamente riuniti attorno al tavolo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell'Economia Giovanni Tria e il ministro degli Affari esteri Enzo Moavero Milanesi. Intanto nel tardo pomeriggio, alle 18, dovrebbe tenersi una riunione del pre consiglio dei ministri. E a chi gli chiede quando la nota di aggiornamento al Def arriverà in Parlamento, Di Maio risponde: "Le ultime riunioni che dobbiamo fare sono di rifinitura, ma deve essere mandato alle Camere".

Salvini: «Juncker? Parlo solo con persone sobrie»

"Io parlo con persone sobrie, che non fanno paragoni che non stanno né in cielo, né in terra...''. Oggi a Napoli Matteo Salvini risponde così ai microfoni di 'Tagadà' su La7, quando gli viene chiesto di commentare le parole del presidente della Commissione Ue, Jean Claude Junker, che ha paragonato l'Italia alla Grecia. 

"In una grande famiglia non ci sono figli di serie A e serie B... Se qualcuno a Bruxelles straparla perché rimpiange un'Italia precaria e impaurita, magari per poter comprare sottocosto le aziende rimaste in questo Paese usando lo spread e i mercati per intimorire, ha trovato il ministro e il governo sbagliati..." avverte Salvini.

MANOVRA SOTTO LENTE UE - La manovra dell'Italia è sotto la lente dell'Unione europea: per la Commissione, ha spiegato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, "il problema ora è che non il documento programmatico di bilancio, che non è stato presentato alla Commissione, ma le discussioni sul documento programmatico di bilancio sembrano avviarsi in una direzione che va al di là della flessibilità" prevista per l'applicazione del patto di stabilità, "e in modo sostanziale".

"Juncker ha detto che dobbiamo essere rigorosi, ma equi. E dobbiamo applicare equamente le regole: come Commissione Europea, abbiamo introdotto una comunicazione sul migliore uso della flessibilità all'interno del patto di stabilità. E l'Italia è stata il Paese che più ha beneficiato di questa flessibilità. Quello che il presidente Juncker ha sottolineato è che noi dobbiamo applicare le regole, dobbiamo applicare il patto di stabilità ed è quello che la Commissione è pronta a fare", ha concluso Dombrovskis.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Loeger, che ha la presidenza di turno dell'Ecofin, a margine della riunione a Lussemburgo. Nell'Eurozona "abbiamo delle regole: abbiamo l'Ue, l'Eurogruppo e regole comuni. Quello che mi aspetto è che il ministro Giovanni Tria, dopo i bilaterali che abbiamo avuto con lui, sia pronto a rafforzare le discussioni anche a livello italiano" ha affermato. "Decideremo quale forma avrà la nostra reazione quando il bilancio verrà presentato formalmente". Agli investitori "direi di tenere a mente che il 14-15 ottobre sarà il momento giusto per decidere in quale forma reagiremo".

"Quando sentiamo dire che le regole verranno violate, ci aspettiamo che la Commissione Europea dia una risposta chiara. E' quello che ho sentito dagli Stati membri nelle discussioni degli ultimi due giorni. Quindi penso che la maggioranza degli Stati membri chiederà chiaramente che queste regole vengano rispettate" ha sottolineato ancora il ministro austriaco, chiarendo che gli Stati membri dell'Eurozona sostengono la Commissione nel chiedere all'Italia il rispetto delle regole di bilancio.

"Naturalmente - ha continuato Loeger - c'è anche una discussione tra gli Stati membri, sul fatto che c'è la necessità di chiarire che l'Eurogruppo è un'unione monetaria, in cui noi stiamo insieme in questa famiglia e dobbiamo risolvere la situazione insieme". Pertanto, "da parte nostra abbiamo" fatto presente al ministro dell'Economia "Giovanni Tria, nelle discussioni che avrà in Italia", la necessità che "chiarisca" a Roma "che la nostra aspettativa è tuttora che, se abbiamo regole a livello europeo, vengano rispettate. Questa - ha concluso - è la nostra aspettativa".

Conte: «Euro è irrinunciabile»

"L'euro è irrinunciabile". Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lo ribadisce in un post su Facebook in cui fa inoltre il punto sulle misure messe in campo dal governo. "L'Italia è un Paese fondatore dell'Unione Europea e dell'Unione Monetaria e ci tengo a ribadirlo: l'euro è la nostra moneta ed è per noi irrinunciabile - scrive il premier - Qualsiasi altra dichiarazione che prospetti una diversa valutazione è da considerarsi come una libera e arbitraria opinione che non ha nulla a che vedere con la politica del governo che presiedo, perché non contemplata nel contratto posto a fondamento di questa esperienza di governo". Stamattina il presidente della commissione Bilancio, Claudio Borghi (Lega), a 'Radio Anch'io' si era detto "straconvinto che l’Italia, con una propria moneta, risolverebbe gran parte dei propri problemi", salvo poi precisare che "la cosa non è nel contratto di governo".

MANOVRA - "Stiamo ultimando i dettagli di una manovra seria e coraggiosa, volta a sostenere la crescita nel segno dello sviluppo sostenibile e dell'equità sociale" rimarca il presidente del Consiglio nel post su Facebook. "Il pacchetto di misure che stiamo mettendo a punto - spiega Conte - intende coniugare equità ed efficienza, perché all'introduzione di uno strumento fondamentale contro la povertà come il reddito di cittadinanza si accompagnano profonde riforme strutturali del mercato del lavoro, come la riforma dei centri per l'impiego, e misure fondamentali per dare impulso agli investimenti come la semplificazione del codice degli appalti, la deburocratizzazione della P.A. e la riforma del codice civile e del processo civile. Inoltre, riformiamo il sistema fiscale alleggerendo la pressione per i professionisti e per le imprese che investono ed assumono, aiutandole a progettare e a costruire il proprio futuro".

"Abbiamo poi predisposto il più grande piano di investimenti della storia italiana - sottolinea - ampliando di 15 miliardi nei prossimi tre anni lo stanziamento di 38 miliardi già previsto per i prossimi quindici anni. Vogliamo dare al Paese infrastrutture moderne e sicure, rendendolo un laboratorio permanente di innovazione e sviluppo. "Tutto il governo, compatto, è al lavoro con questo obiettivo", evidenzia il premier.

Quanto ai rapporti con l'Europa, "noi rispettiamo le nostre prerogative sovrane e rispettiamo altresì le Istituzioni dell'Unione Europea che abbiamo contribuito a fondare e che rimane la nostra casa comune - afferma Conte - Ci avviamo a dialogare con le Istituzioni europee con serenità e rispetto dei ruoli, fiduciosi di poter dimostrare, carte alla mano, la bontà del lavoro sin qui fatto".

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