Giovedì 19 Aprile 2018 - 21:20

L'ambasciatore australiano a Palazzo San Giacomo

NAPOLI. Gregory Alan French, l’Ambasciatore australiano in Italia, è stato ricevuto oggi a palazzo San Giacomo dal Sindaco di Napoli Luigi de Magistris con il quale si è intrattenuto in un cordiale colloquio. Molti sono stati i temi trattati con l’alto diplomatico ed in particolare le iniziative per favorire l’incremento del flusso turistico in città dei cittadini australiani. Al termine c’è stato  il tradizionale scambio dei doni con il primo cittadino che ha donato a French il crest ufficiale della Città che è stato molto gradito dall’ospite d’Australia.

Galleria Laziale cambia nome, via alla consultazione popolare

NAPOLI. La Commissione toponomastica, presieduta dal sindaco Luigi de Magistris e dall’assessore delegato Alessandra Clemente, ha oggi deciso l’attribuzione di alcuni nuovi toponimi cittadini. A Nanni Loi, il regista del film Le quattro giornate di Napoli sarà intitolata un’area di circolazione da individuare mentre a Nunzio Gallo, popolare artista napoletano, sarà intitolata, su proposta del Consiglio della Seconda Municipalità, una strada nella Pignasecca.

Alla famiglia di Aurelio Grossi, che subì dure persecuzioni dal regime fascista, sarà assegnato un nuovo toponimo ma la novità che è emersa dalla riunione della Commissione riguarda la Galleria Laziale. Su proposta dell’Assessore Alessandra Clemente sarà avviata, per la prima volta, una consultazione popolare per deciderne il nuovo nome. Le ipotesi al vaglio della Città saranno: galleria napoletana, galleria partenopea o galleria flegrea.

«Consiglieri Pd in Città metropolitana rifiutino le deleghe»

NAPOLI. "Il Pd prenda atto della fine dell'accordo istituzionale in Città ​m​etropolitana e i consiglieri Pd rifiutino le deleghe​". Lo dichiara ​Valeria Valente​, ​senatrice e consigliere comunale ​di Napoli ​del Pd. "Sono stata fin dall'inizio contraria, come tanti altri, al patto siglato in consiglio metropolitano con ​d​e Magistris e Forza Italia. Un patto sbagliato ​- spiega Valente - ​per il carattere consociativo che andava assumendo sin dalle prime battute e che ha visto offrire da parte del Pd un supporto al malgoverno di de Magistris alla ex Provincia, ma se allora l'accordo poteva essere coperto dalla parvenza di un'intesa istituzionale perché vi partecipava gran parte dei consiglieri metropolitani, dopo la rinuncia di forze politiche significative, oggi non trova più alcuna possibile giustificazione​"​. Secondo Valente "si profila infatti una maggioranza Dema-Pd che rappresenterebbe, a tutti gli effetti, un accordo politico. Un accordo che, a quanto è dato capire, non si fonda su alcun elemento di programma ma esclusivamente su un deleterio patto di spartizione di qualche posizione, non di potere dato che è il sindaco metropolitano a decidere tutto, ma di bassa gestione. E quindi, a prescindere dalle ragioni di merito​,​ che esistono e sono corpose​,​ per dissentire da un tale accordo appare indispensabile che su di esso si esprimano gli organi dirigenti del partito essendo mutato completamente lo scenario politico. Anzi, continuo ad essere convinta della necessità che su un tema di tale importanza sia utile e giusto far esprimere tutti gli iscritti al Pd metropolitano anche mediante referendum​". Valente fa quindi "appello ai consiglieri metropolitani del mio partito, affinché rifiutino di assumere le deleghe assegnate dal sindaco metropolitano, così da consentire al Pd di svolgere un'adeguata discussione e assumere le decisioni del caso​".​ 

Il “miracolo" della senatrice M5S

In malattia per un anno "e poi guarita subito dopo la sua candidatura". La senatrice sarda M5S Vittoria Bogo Deledda finisce al centro delle polemiche dopo essere stata protagonista di un servizio di Filippo Roma a 'Le Iene'. Qualche giorno fa, un testimone che è voluto rimanere anonimo, ha raccontato alla trasmissione di Italia 1 che la neosenatrice, dirigente dei servizi sociali del comune di Budoni (in provincia di Sassari), per circa un anno non si è presentata in Comune mostrando un certificato di malattia per 'stress da lavoro'.

"Poi, dopo un anno, si candida al Senato nelle file del M5S - racconta il testimone - e dopo la candidatura, questa malattia è misteriosamente svanita". Una volta guarita, spiega ancora il testimone, Bogo Deledda "si prende un periodo di ferie e fa la sua campagna elettorale, gira per la Sardegna, facendo dei comizi con Luigi Di Maio".

Dai documenti del Comune ottenuti da 'Le Iene' risulta che la senatrice sarebbe stata in malattia fino al 2 febbraio, per 243 giorni consecutivi. Le liste con la sua candidatura con il M5S erano state presentate il 29 gennaio. Sulla vicenda, il leader pentastellato Luigi Di Maio ha detto: "Verifichiamo e poi come sempre accertiamo tutto".

Dal canto suo, la senatrice spiega che si è trattato di 'burnout', una malattia connessa all'attività professionale. "Ma stiamo scherzando? - ha detto a Filippo Roma -. Chiedete agli specialisti che cosa significa entrare nel tunnel del burnout. C'è bisogno di medici, specialisti, non è bastata una candidatura, c'è stato bisogno di un anno intero in cui ho dovuto ricostruire il mio io".

Consultazioni, nuovo giro da giovedì

Inizierà giovedì prossimo il nuovo ciclo di consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo.

Al termine del primo giro di consultazioni, terminato con una fumata nera, Matterella aveva deciso di "far trascorrere qualche giorno di riflessione", utile sia al presidente stesso "per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni che mi hanno presentato i partiti" sia "a loro perché possano valutare responsabilmente la situazione, le convergenze programmatiche", oltre alle "possibili soluzioni per dar vita a un governo".

Il Pd, in vista di questo nuovo round di incontri, ha in programma al Nazareno alle 18:30 l'assemblea congiunta dei gruppi parlamentari.

Scontro tra Salvini e Di Maio

Si alza il livello dello scontro tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio in vista di un ipotetico accordo per formare un nuovo governo. «C'è lo 0% di possibilità che il Movimento 5 Stelle vada al governo con Berlusconi», ha twittato il leader pentastellato, ribadendo il suo secco rifiuto ad un accordo «con l'ammucchiata di centrodestra».

«A Di Maio chiedo se vogliamo fare qualcosa oppure no senza fermarci a veti o simpatie - ha ribattuto il segretario leghista a margine di una manifestazione elettorale per le regionali in Friuli Venezia Giulia - se la risposta sarà no, i numeri dicono che si torna al voto».

«È ovvio che per dialogare con uno, questo deve aver voglia di ascoltare e rispondere. Se questo mi dice “il presidente del Consiglio lo faccio io, la squadra è mia, il programma è mio, comando io, quello là non mi piace, parlo con chi ho voglia", capite che non è esattamente il modo migliore per dialogare», ha aggiunto Salvini, annunciando l'intenzione di chiedere un incontro a Di Maio «per valutare la sua disponibilità a venirci incontro».

Città Metropolitana, Lebro: patto istituzionale fallito, non accetto la delega

«Ho appena appreso da un comunicato stampa della Città Metropolitana che il sindaco de Magistris ha rivisto e redistribuito le deleghe ai consiglieri. Così come ho appena appreso che il sindaco ha deciso di rimuovermi la delega alla Pianificazione territoriale ed Urbanistica e di offrirmene un’altra in cambio. Ormai è un dato di fatto: il patto istituzionale che vedeva uniti tutti i gruppi presenti in Consiglio, con l’astensione del Movimento 5 stelle, non c’è più. Si sta solo mettendo in campo un tentativo maldestro e disperato di creare una maggioranza di governo chiedendo al Pd di accettare le deleghe sottratte a Forza Italia ed al sottoscritto, che significa, nei fatti, passare dal patto istituzionale ad un maggioranza organica tra de Magistris e il Pd. Tra l’altro si tratta di uno scenario che offende i presupposti di quel documento da cui partì lo stesso patto istituzionale. Non sono attaccato ad alcun discorso che mi veda per forza in possesso di una delega, ecco perché non ho alcuna intenzione di accettarla». Così David Lebro, Capogruppo de “La Città” al Consiglio comunale e Consigliere della Città Metropolitana di Napoli, già Delegato alla Pianificazione Territoriale e Urbanistica.

«Ho lavorato in questi mesi - spiega Lebro- al servizio della Città Metropolitana prima come Vicesindaco e poi come Consigliere Delegato all’Urbanistica per non lasciare non governati alcuni processi che, di fatto, sono la premessa per la creazione di una vera Città Metropolitana. Come ho ampiamente dimostrato, ho fatto di tutto per avviare il Piano Strategico, strumento fondamentale per l’Ente per delineare le zone omogenee e stabilire le direttrici di sviluppo dell’area metropolitana e che giace da quasi un anno in qualche cassetto di piazza Matteotti. O ancora, arrivare alla definizione di un Piano territoriale di Coordinamento partecipato e condiviso, che consentisse di dare delle linee guida ai Comuni in tema di pianificazione territoriale. Forse ho lavorato troppo? Effettivamente, in questi anni, nonostante gli evidenti problemi politici, ho sempre cercato di fare del mio meglio per svolgere l’incarico che mi è stato assegnato, principalmente seguendo le linee previsionali e programmatiche approvate in Consiglio metropolitano dal patto istituzionale. E gli atti che, in sinergia con gli uffici, ho prodotto parlano da sé. Penso alla riqualificazione della Reggia di Portici, alla Dichiarazione comune di Intenti tra l’Agenzia del Demanio e la Città Metropolitana, all’Accordo di Programma per la valorizzazione del compendio immobiliare “EX S.M.O.M.” di Pozzuoli, alla Delibera di Indirizzi e Linee guida per le Amministrazioni comunali in materia di edilizia residenziale sociale approvata anche dal Consiglio Metropolitano, alla Proposta di Delibera di Indirizzi per l'avvio del Piano Strategico Metropolitano, alla Delibera di Indirizzi e Linee guida per le Amministrazioni comunali ricadenti in Zona Rossa ad alto rischio vulcanico, alla pubblicazione del Piano Territoriale di Coordinamento e alle relative osservazioni pervenute, alla Proposta di Perimetrazioni dei “Distretti Turistici” del territorio della Città Metropolitana».

«Credo che la scelta di togliermi la delega - continua ancora Lebro - sia il frutto dell’isolamento in cui il sindaco ha scelto di essere. Anche perché tutto ciò, casualmente, avviene all’indomani di un importante convegno fatto al Suor Orsola Benincasa con il mondo universitario e gran parte della classe dirigente locale. Un convegno importante che ha fotografato ancora una volta l’imbarazzante ritardo dell’Ente sul piano strategico e dove, a differenza del sottoscritto, il sindaco non ha avuto nemmeno il coraggio di presentarsi. Nelle scorse settimane, lo stesso de Magistris mi aveva anticipato che la mia scelta di stare all’opposizione nel Comune di Napoli, di stare all’opposizione nelle Municipalità e non sostenere il governo scellerato di Dema, poteva comportare il non mantenimento della delega all’urbanistica. Ancora una volta non assistiamo alla creazione delle premesse per lo sviluppo di una vera Città Metropolitana, ancora una volta non assistiamo alla nascita di un grande piano strategico per il rilancio dei nostri territori, ancora una volta vediamo che il sindaco utilizza l’ente di piazza Matteotti come sistema di compensazione dell’Ente di Palazzo San Giacomo». 

«Con la fine del patto istituzionale -conclude Lebro- l’unica scelta possibile è quella di non accettare alcuna delega da questo sindaco, un sindaco che non solo ha portato allo sfascio il bilancio del Comune di Napoli e delle sue società partecipate, ma sta conducendo alla rovina anche l’Ente di piazza Matteotti. Sicuramente il lavoro di opposizione che sto portando avanti al Comune di Napoli lo porterò avanti anche in Città Metropolitana, dove continuerò ad esercitare il ruolo di Consigliere metropolitano che mi è stato attribuito dagli oltre 4.000 voti a mio sostegno. Mi auguro che i colleghi consiglieri del PD ed il partito del PD provinciale valutino attentamente cosa fare e considerino che il problema non è il cambio di deleghe, ma l’accordo organico con Dema in Città Metropolitana, a differenza della nostra posizione nettamente all’opposizione al Comune di Napoli». 

Città Metropolitana, ridistribuite le deleghe

NAPOLI. «Abbiamo appreso con rammarico – ha dichiarato de Magistris -  che i consiglieri del gruppo di Forza Italia alla Città Metropolitana non sono al momento disponibili a proseguire l'intesa istituzionale che in questi mesi ci ha visto raggiungere ottimi risultati nell'interesse del territorio con enormi investimenti soprattutto per strade, scuole, coste e della tutela ambientale. Intesa istituzionale che, come imposto dalla legge di riforma delle Città Metropolitane, è l’unica soluzione che consente ai nuovi Enti di lavorare». «È nostra intenzione proseguire comunque in quella direzione e soprattutto migliorare la nostra azione strategica per lo sviluppo e la crescita del territorio». «Per queste ragioni – ha proseguito il Sindaco Metropolitano - abbiamo predisposto una nuova organizzazione delle deleghe. Siamo sicuri che la collaborazione istituzionale potrà proseguire anche in futuro e per ora ripartiamo da chi ha deciso di continuare il lavoro avviato in questi mesi».

Confermata la nomina a Vice Sindaco metropolitano del Consigliere Salvatore Pace; Cacciapuoti Raffaele, Strade; Capasso Elpidio, Controllo e Razionalizzazione delle Società Partecipate; Cirillo Giuseppe, Trasporti; Coccia Elena, Attuazione dello Statuto, Regolamenti, Relazioni con la Conferenza dei Sindaci, Rete dei Siti Unesco, Cura del patrimonio culturale, Promozione dello sviluppo economico attraverso la cultura ed il turismo; Iovino Francesco Personale, Valorizzazione e Promozione del marchio della città, smart city; Jossa Giuseppe, Urbanistica; Lebro David, Patrimonio; Lettieri Raffaele, Stazione Unica Appaltante; Maddaloni Michele, Valorizzazione dei Teatri, Grande Progetto Pompei, Parco nazionale del Vesuvio; Marrazzo Domenico, Scuola; Pirozzi Nicola, Piano Triennale Lavori Pubblici, Sicurezza sui luoghi di lavoro; Ragosta Rosario, Informatizzazione ed Agenda Digitale, valorizzazione lago Patria; Sgambati Carmine, Polizia Metropolitana, Beni confiscati; Tito Giuseppe, Sicurezza delle Coste e Risorsa mare; Tozzi Paolo, Ambiente.

Salvini: «Chiederò incontro a Di Maio»

A Luigi Di Maio "chiederò un incontro per valutare la sua disponibilità a venirci incontro". Lo ha detto Matteo Salvini a margine di una manifestazione elettorale per le regionali in Friuli Venezia Giulia. "Gli italiani - ha aggiunto - vogliono persone capaci di fare, e io a Di Maio chiedo se vogliamo fare qualcosa oppure no, senza fermarci a veti o simpatie. Se la risposta sarà no, i numeri dicono che si torna al voto". Poi, rispondendo alle domande dei cronisti, su eventuali altri vertici della coalizione di centrodestra dopo quello di ieri ad Arcore, ha detto: "Non ci sono vertici, esiste il telefono".

Salvini ha poi ribadito: "Escludo di unirmi al Pd di Renzi, Boschi e Serracchiani. Il dialogo possibile è con i 5 stelle". Il leader della Lega, continuando a chiedere a tutti di abbandonare i veti, ha sottolineato: "Ci proverò fino all'ultimo, se non sarà possibile la parola torna agli italiani".

"A questo punto - ha proseguito - è Di Maio che deve dire agli italiani se continuare a dire no a tutto - o io premier o non gioco più - o se vuole parlare di temi. Io son pronto a governare anche domani, la Lega ha fatto più di un passo indietro per eleggere i presidenti delle Camere, mi piacerebbe che anche gli altri usassero lo stesso buon senso. Se tutti restano sulle stesse posizioni -o io o nessuno- l'unica via che resta è quella del voto".

A chi gli domanda se si vada verso la strada di un presidente del Consiglio terzo, Salvini ha risposto: "Terzo, quarto, quinto, dodicesimo, ma chi lo vota? I voti in Parlamento da dove arrivano? Dal centrodestra e io immagino dai 5 stelle, se vogliono ragionare seriamente". "Vogliamo che il voto degli italiani conti - ha dichiarato - e cosa hanno votato gli italiani? La coalizione di centrodestra e, secondo, il M5S. Escludo qualsiasi accordo con il Pd, che ha malgovernato in questi anni - ha poi ribadito - si parte dalla coalizione di centrodestra" e dal tentativo di "dialogare sui temi con i 5 stelle".

Lettera a Renzi, ira social sul Molleggiato

"Quando interviene Celentano ci offre una guida, nel senso che per far bene bisogna fare il contrario di quello che dice". Malumore per la lettera del Molleggiato a Matteo Renzi. E i social si scatenano, attaccando il cantante al grido di "canta che ti passa". Battute, frecciatine, ma anche qualche insulto invadono Twitter: a Celentano proprio non si perdona "l'ingerenza in stile Vaticano" nei recenti fatti della politica italiana.

A colpire duro non sono solo i sostenitori del segretario Pd. L'ira è trasversale, con i 'renziani' a ribadire l'ormai famoso "senza di me" e gli elettori Cinquestelle inferociti col cantante, reo di spingere per una soluzione per nulla condivisa nel popolo M5S. Renzi, insomma, non lo vogliono, e Celentano "che dispensa lezioni di politica se ne faccia una ragione: mai alleati con il capo dei Pidioti".

"Celentano è stato tutto, democristiano, comunista, renziano, ora grillista...affidabilissimo", sentenziano gli utenti contro il cantante che "vive nel lusso, fuori dal mondo e vuole pure farci la morale", "un personaggio da sempre imbarazzante", sostengono, un "convertito" insieme a "Mannoia, Buy, Parietti sulla strada del M5S",la cui "rozzezza del ragionamento è degna della superficialità di queste giornate politiche e dei loro protagonisti".

Celentano che "è sempre stato famoso per i suoi silenzi" e che "quando parla (o scrive) si capisce facilmente il perché", uno insomma fra i tanti nuovi "opinionisti al capezzale del moribondo movimento che vorrebbe cambiare il mondo", che parla di "religiosa umiltà senza sapere dove sia di casa", "che chiede di guarire l'Italia con le solite trite parole vuote e banali", che "parla di politica come mia nonna parla di smartphone, cioè senza capirci un cazzo". "Avanti il prossimo, chi manca ancora? Masha e Orso hanno parlato?", si chiedono, mentre c'è chi lancia un contrappello sulla falsa riga del cantante: "Faccio mio l'appello di Celentano: ora Renzi rappresenta se stesso, quello che conta - dice Leonilde - è la volontà degli elettori del Pd. Prendiamo la bicicletta e andiamo noi da Di Maio a dirgli chiaro e tondo #senzadime".

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