Mercoledì 19 Dicembre 2018 - 16:38

Rai, ecco i direttori

Nuovi direttori in Rai. "Il consiglio di amministrazione, presieduto da Marcello Foa e alla presenza dell'amministratore delegato Fabrizio Salini", comunica l'azienda in una nota, "si è riunito nel pomeriggio". "Su proposta di Salini il Consiglio ha espresso parere favorevole alle nomine di Teresa De Santis a direttore di Rai1 e di Carlo Freccero a Rai 2. Il Cda ha inoltre approvato le indicazioni di nomina di Auro Bulbarelli alla guida di Raisport e di Antonio Preziosi alla direzione di Rai Parlamento".

Il Cda "ha espresso apprezzamento per i nomi proposti ed ha ringraziato i direttori uscenti di rete e di testata Angelo Teodoli, Andrea Fabiano, Bruno Gentili e Nicoletta Manzione per il prezioso lavoro svolto". Le proposte dell'amministratore delegato, si evidenzia, "sono state approvate ad ampia maggioranza". "Si tratta ancora una volta di scelte tese alla valorizzazione di eccellenti professionisti con una lunga storia aziendale con le quali rafforzare la leadership televisiva del Servizio pubblico e renderla ancor più autorevole ed universale", ha commentato Fabrizio Salini.

"Operaio è del Pd", spunta bufala su caso Di Maio

"Quanto ci vuole per finire nella macchina del fango dei moralisti da tastiera? Giusto il tempo di fare una grafica con informazioni false!" E' quanto denuncia via social Leonardo Marras, capogruppo Pd in Regione Toscana, vittima di una 'fake news' lanciata in rete da varie pagine Facebook in cui viene "scambiato" per l'operaio protagonista del servizio de "Le Iene" che ha detto di aver lavorato in nero per il padre del ministro Di Maio "solo per aizzare il 'popolo del web'". Un post costruito, lamenta Marras, "prendendo un'immagine di febbraio 2018 e scrivendo falsità che "in poche ore" ha raccolto "un numero impressionante di condivisioni e di commenti offensivi".

Nel post con la fotografia oggetto del 'montaggio' si legge: "Le Iene questo non lo hanno detto. L'operaio che ha accusato il padre di Di Maio era candidato nel 2014 col Pd". Ma nella foto non c'è l'operaio che ha accusato il padre del vicepremier M5S bensì Marras insieme ad altri tre esponenti del Pd toscano in occasione della campagna elettorale del 4 marzo scorso.

La vicenda è stata commentata anche dal consigliere regionale toscano Antonio Mazzeo (Pd). "La vergogna della macchina del fango a 5 stelle non conosce limiti. Stamani hanno attaccato Leonardo Marras con una clamorosa bugia per provare a nascondere lo scandalo del ministro del lavoro in nero Luigi Di Maio. Dobbiamo dire basta agli spargitori d'odio seriale - ha scritto su Facebook Mazzeo - Basta ai produttori di fake news. Basta a chi fa politica con la menzogna, la falsità, le offese. Facciamolo sapere a tutti e smascheriamo questo schifo senza fine".

Di Maio: «Reddito e quota 100 non slittano»

"Reddito di cittadinanza, quota 100, la flat tax per le partite Iva e l'Ires agevolata per le imprese: i capisaldi della manovra rimangono tutti lì". Lo dice all'Adnkronos il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, confermando che i saldi della legge di bilancio "restano invariati, quindi stiamo cercando semplicemente di migliorare la quota investimenti e questo aiuta molto la manovra".

"Vi confermo che il reddito di cittadinanza parte a marzo, come ci siamo sempre detti, quota 100 prima", quindi a febbraio. "Per quota 100 ci sarà il divieto di cumulo, il che significa che liberiamo veramente posti di lavoro. Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, la platea non cambia. Quindi vedrete anche dalle relazioni tecniche come le misure non cambieranno". "Ho visto questa narrazione per cui si sta dicendo che spostiamo avanti il reddito di cittadinanza - prosegue Di Maio - No, assolutamente. Qui si tratta solo di fotografare la situazione e ottimizzare le spese".

Il vicepresidente del Consiglio è ottimista a proposito del dialogo tra il governo italiano e i vertici della Commissione europea sulla legge di bilancio. "Adesso vedrete il frutto della contrattazione che stiamo portando avanti - dice il vicepremier - C'è il presidente Conte, che ha avviato un dialogo, e noi stiamo col presidente Conte". "I saldi restano invariati - conferma - quindi stiamo cercando semplicemente di migliorare la quota investimenti e questo aiuta molto la manovra". A chi domanda se basterà ad evitare il 'cartellino rosso' dell'Europa, "questo lo dovete chiedere a Juncker, non a noi. Io mi fido del fatto che il presidente Conte sta portando avanti una linea di dialogo che può essere efficiente", ribatte Di Maio.

Oggi, spiega il vicepremier, "ho incontrato il ministro dell'Economia tedesco Scholz. Ci siamo confrontati. L'importante è che non si tradiscano i cittadini e che non si riduca la quota delle persone che sta aspettando il reddito, quota 100, la flat tax per le partite Iva e l'Ires agevolata per le imprese. I capisaldi della manovra rimangono tutti lì".

Riguardo al servizio de 'Le Iene' sul caso di Salvatore Pizzo, l'operaio che lavorò in nero per la ditta edile del padre a Pomigliano d'Arco, Di Maio dice: "Io sono a disposizione per dare tutte le informazioni che servono, ovviamente riguardano un periodo in cui non ero né socio né gestore di quella azienda, come non sono gestore dell'attuale".

"Salvini appeso", nuove minacce al vicepremier

«Ancora una volta via Accademia Albertina si è svegliata deturpata da minacce di morte rivolte a Matteo Salvini, scritte sui muri con le bombolette». Nuove frasi contro il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini sui muri di una città. A denunciare in una nota quanto accaduto stamane a Torino, il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Fabrizio Ricca. «"Salvini appeso" e “Legalo stretto" con tanto di volto di Salvini con cappio al collo - scrive ancora Ricca - sono solo alcune delle minacce lasciate sui muri». «Un clima minaccioso che non ci spaventa - prosegue il consigliere leghista -, noi andiamo avanti con le battaglie in cui chiediamo sicurezza per i cittadini e chiediamo l’intervento del Comune per rimuovere le scritte».

Stop funicolari, de Magistris: linea dura con chi fa il furbo

NAPOLI. «La mia indicazione è di una linea durissima: non ci sarà alcuna tolleranza con chi fa il furbo, o peggio». Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris commentando lo stop delle Funicolari causato dall'assenza per malattia di tre capiservizio. «Guarda caso - aggiunge de Magistris - succedono queste cose proprio adesso che Anm sta uscendo fuori dal tunnel e ci sono risorse economiche per partire con il servizio serale dal prossimo weekend per funicolari e metropolitane. Alle malattie non ci crede nessuno». Secondo de Magistris «in una capitale del mondo come Napoli è impensabile che non si realizzi un servizio serale e notturno tutti i giorni serale e notturno. Finora c'è stata difficoltà per un'azienda che stava per fallire, i napoletani hanno avuto una grande pazienza e anche i lavoratori che hanno lavorato in situazioni difficili e che sono i primi da essere lesionati dal comportamento di alcuni». 

Berlusconi, Strasburgo chiude il caso

La Grand Chamber della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha deciso, a maggioranza, di archiviare, tecnicamente di cancellare dal ruolo, il ricorso presentato nel settembre del 2013 dall'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi secondo il quale l'applicazione nei suoi confronti della legge Severino, che ne aveva provocato la decadenza dalla carica di senatore in conseguenza della condanna inflittagli per frode fiscale, avrebbe violato alcuni articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Tenendo conto del fatto che Berlusconi è stato riabilitato l'11 maggio scorso e del suo desiderio di ritirare il ricorso, la Corte ha concluso che non sussiste "alcuna circostanza speciale connessa al rispetto dei diritti umani" tale da richiedere di continuare l'esame del ricorso, con riferimento all'articolo 37.1 della Convenzione.

"Una condanna dell'Italia avrebbe altresì comportato ulteriori tensioni nella già più che complessa vita del paese, circostanza che il Presidente Berlusconi ha inteso assolutamente evitare", , scrivono in una nota gli avvocati di Silvio Berlusconi, Franco Coppi, Bruno Nascimbene, Andrea Saccucci e Niccolò Ghedini, prima di ripercorrere le principali tappe della vicenda. "Il presidente Berlusconi - spiegano i legali - a seguito di una ingiusta sentenza di condanna, era stato privato, con indebita applicazione retroattiva dalla cosiddetta legge Severino, dei suoi diritti politici con conseguente decadenza dal Senato. Nell'aprile di quest'anno l'intervenuta riabilitazione ha anticipatamente cancellato gli effetti della predetta legge. La Corte EDU - proseguono i legali - a distanza di quasi 5 anni dalla proposizione del ricorso, a quella data, non aveva ancora provveduto. Ovviamente, così come riconosciuto quest'oggi dalla stessa Corte, non vi era più necessità di proseguire nel ricorso essendo ritornato il presidente Berlusconi nella pienezza dei propri diritti politici". "Non vi era dunque più alcun interesse dopo oltre 5 anni - sottolineano gli avvocati del presidente di Fi - di ottenere una decisione che riteniamo sarebbe stata favorevole alle ragioni del Presidente Berlusconi ma che non avrebbe avuto alcun effetto concreto o utile, essendo addirittura già terminata la passata legislatura".

LA NORMATIVA - L'articolo 37 comma 1 della Convenzione prevede che "in ogni momento della procedura, la Corte può̀ decidere di cancellare un ricorso dal ruolo quando le circostanze permettono di concludere: che il ricorrente non intende più̀ mantenerlo; oppure che la controversia è stata risolta; oppure che per ogni altro motivo di cui la Corte accerta l'esistenza, la prosecuzione dell'esame del ricorso non sia più̀ giustificata". "Tuttavia la Corte - si legge ancora - prosegue l'esame del ricorso qualora il rispetto dei diritti dell'uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi Protocolli lo imponga". Nel caso di Silvio Berlusconi, secondo i giudici di Strasburgo, che hanno deciso a maggioranza, non sussistono motivi tali da ritenere che il ricorso debba essere ulteriormente esaminato.

IL RICORSO DI BERLUSCONI - Il ricorso di Berlusconi alla Corte verteva, nel dettaglio, su diversi punti: anzitutto, basandosi sull'articolo 7 (nessuna punizione senza legge), Berlusconi aveva sostenuto che l'applicazione della legge Severino, che gli aveva impedito di candidarsi e ne aveva provocato la decadenza dalla carica di senatore, avesse violato i principi di legalità, prevedibilità, proporzionalità e applicazione non retroattiva della pena. Inoltre, in base all'articolo 3 del protocollo 1 della Convenzione (diritto a libere elezioni), per il leader di Forza Italia l'incandidabilità prevista dalla legge Severino non rispetterebbe inoltre i principi della legalità e di proporzionalità rispetto al fine previsto, violando in tal modo il suo diritto a portare a termine il mandato elettorale e ledendo l'aspettativa legittima degli elettori che egli sarebbe stato senatore.

Ai sensi dell'articolo 13 della Convenzione (diritto a un rimedio effettivo), poi, il ricorrente aveva lamentato la mancanza di un rimedio accessibile ed efficace nell'ordinamento italiano attraverso il quale contestare la compatibilità del decreto legislativo in questione con la Convenzione e contestare la decisione del Senato del 27 novembre 2013, che ne aveva provocato la decadenza da senatore. Invocando infine l'articolo 3 del protocollo 1, unitamente all'articolo 14 (divieto di discriminazione), Berlusconi lamentava che gli era stato vietato di candidarsi per sei anni, come sarebbe successo a una persona cui fosse stata inflitta una pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici più severa della sua. Su questa base, il leader di Fi sosteneva che gli articoli in questione erano stati violati.

Silvio Berlusconi ha successivamente ritirato il ricorso il 27 luglio 2018, alla luce della riabilitazioneconcessa dal Tribunale di Sorveglianza di Milano, chiedendo che il ricorso fosse cancellato dal ruolo, cosa che oggi la Corte ha fatto.

«Aspettiamo aiuti dal Governo, ma ci salviamo anche da soli»

di Dario De Martino

NAPOLI. Sbloccata la casse dalla sentenza delle sezioni riunite della Corte dei Conti e approvata in Giunta la manovra per la ridefinizione del piano di riequilibrio, che consentirà secondo l’amministrazione di sbloccare fino a 700 milioni per i servizi, a Palazzo San Giacomo non si toglie il piede dall’acceleratore per salvare il Comune dal baratro. Le prossime tappe sono l’approvazione della manovra in Consiglio comunale e l’eliminazione della sanzione da 86 milioni nelle trattative con il Governo. Ma non solo. Il Comune si aspetta anche altri aiuti dall’esecutivo. E poi il piano che sblocca 700 milioni bisogna farlo passare dalla carta alla realtà. A questo è impegnato il vicesindaco con delega al Bilancio Enrico Panini (nella foto). 

Vicesindaco, quanti fondi contate di liberare con la manovra che andrà mercoledì in Consiglio?
«La manovra mette in campo in totale 700 milioni. Il primo blocco di entrate arriverà dal miglioramento della riscossione dei tributi. In particolare saranno recuperati soldi da un ritardo nell’invio degli accertamenti ai contribuenti; dal maggiore gettito dell’imposta di soggiorno, Imu e la tassa sull’occupazione di suolo pubblico; migliori risultati dalla riscossione delle sanzioni. Il secondo blocco è fatto dalla vendita degli immobili. Abbiamo ristrutturato il piano di alienazione, tenendo nel piano solo quegli immobili per i quali c’è un atto certo di impegno a comprare. In più sono stati aperti capitoli che il tempo non aveva consentito di aprire, come la task-force sui passi carrabili da cui contiamo di recuperare 10 milioni. E poi siamo già pronti ad approfondire alcuni dossier aperti, tra cui una delibera importante sullo snellimento dei condoni. Tutti punti che contiamo di esaurire entro l’approvazione del bilancio preventivo del 2019 (va approvato entro fine febbraio, ndr)». 

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Manovra, il Governo verso la retromarcia del popolo

ROMA. La manovra del popolo innesta la retromarcia. Il rinvio, possibile fino a giugno, del reddito di cittadinanza e il restringimento della platea di "quota 100" sono le due principali modifiche cui il Governo sta lavorando per raggiungere un'intesa con l'Ue. In ballo ci sono 3-4 miliardi circa da spostare dalla spesa corrente a quella per gli investimenti. La linea emerge al termine di un vertice di governo a Palazzo Chigi. Alla fine Giuseppe Conte, Luigi Di Maio e Matteo Salvini firmano una nota congiunta per dire che "non è una questione di decimali". Ma la manovra che "non si cambia" cambierà eccome. Si restringerà la platea di chi potrà amndare in pensione con "quota 100" - M5S parla di 2 miliardi di risparmi solo su questo fronte - mentre il reddito di cittadinanza entrerà in vigore più tardi. Nel Governo però ancora non c'è accordo su tempi e soldi da togliere a ciascuna delle due misure bandiera di M5S e Lega. Anche perché di mezzo ci sono le elezioni Europee...

Fondi Lega, confermata confisca. Un anno e 10 mesi per Bossi

Un anno e 10 mesi per l'ex leader della Lega Umberto Bossi, 3 anni e 9 mesi all'ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito. Sono le condanne emesse dalla Corte d'Appello di Genova nel processo di secondo grado sulla maxi truffa ai danni dello Stato per i 49 milioni di euro di rimborsi elettorali, ottenuti tra il 2008 e il 2010. Insieme a Bossi e Belsito per i tre ex revisori contabili le condanne sono state rispettivamente a 4 mesi per Stefano Aldovisi e a 8 mesi per Antonio Turci e Diego Sanavio. Confermata la confisca dei 49 milioni di euro. Il sostituto procuratore generale Enrico Zucca aveva chiesto 1 anno e 10 mesi per Bossi e Belsito, 2 anni per i revisori contabili Sanavio e Turci e 1 anno e 3 mesi per Aldovisi.

E dialogo fu

"Contatti" tra la Commissione Europea e le autorità italiane "sono in corso a tutti i livelli" in merito alla manovra economica, dopo la cena di sabato sera tra il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, insieme a Giovanni Tria, Pierre Moscovici e Valdis Dombrovskis, cena che "fa parte del dialogo continuo e permanente con le autorità italiane". Così il portavoce capo della Commissione Europea Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. "Ora i documenti" relativi all'opinione negativa che l'esecutivo Ue ha diffuso sulla manovra "vengono discussi nella filiera del Consiglio", ha spiegato. Il prossimo passaggio è l'opinione del Comitato Economico e Finanziario del Consiglio sul rapporto ex articolo 126.3 del Tfue sul debito redatto dalla Commissione.

Il giorno dopo l'apertura del vicepremier Matteo Salvini le dichiarazioni da parte del governo continuano ad essere tutte all'insegna della distensione e del dialogo con Bruxelles. "Non parlo di decimali - ha affermato il premier Conte - è importante adesso avere le relazioni tecniche per valutare esattamente l'impatto economico delle riforme programmate e, come ho già detto quando ero a Bruxelles, avremo a quel punto l'esatto impatto economico di queste misure, precise all’euro. E quindi potremo poi valutare, ritornare a Bruxelles e continuare il negoziato e l'interlocuzione". Conte ha spiegato che la forchetta fra il rapporto deficit/Pil di 2,4% e di 2,2% oggetto del braccio di ferro fra Commissione Ue e governo "significa parlare di tre miliardi di euro". "Un dialogo sereno e costruttivo con l’Europa - ha aggiunto - sicuramente ci aiuterà a rassicurare i mercati finanziari e avere la fiducia degli investitori".

Anche Salvini oggi è tornato sulla manovra. "Non sono per litigare con nessuno tanto meno coi commissari europei, chiediamo rispetto" ha detto il ministro dell'Interno, ribadendo che "non ci impicchiamo agli zero virgola". E pure Luigi Di Maio, pur riaffermando che "l'importante è che questa manovra abbia dentro gli obiettivi che ci siamo dati con il contratto di governo", "misure dalle quali non possiamo prescindere", ha specificato che "se all'interno della contrattazione deve diminuire un po' di deficit per noi non è importante, il tema non è lo scontro con l'Ue sul 2,4%, l'importante è che non si abbatta di una sola persona la platea che riceve quelle misure".

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