Giovedì 22 Febbraio 2018 - 8:04

Pd, è scontro sulle candidature

Tensione nel Pd tra il segretario Matteo Renzi e la minoranza sulle liste elettorali in vista del voto del 4 marzo nel giorno della Direzione, slittata alle 20. Non è servito a sciogliere i nodi, in particolare proprio quello dello spazio in lista per le minoranze interne, l’incontro tra Matteo Renzi e Andrea Orlando. «Renzi ci ha provocato», fanno sapere dall’area del ministro della Giustizia.

Il segretario avrebbe offerto a Orlando 21 posti: «Ma i nomi li scelgo io», sarebbe stato il senso del discorso di Renzi. Fuori, quindi, l'ex ministro Cesare Damiano, il coordinatore Dems Andrea Martella, il capo dei Retedem Sergio Lo Giudice, il leader dei Socialdem Marco Di Lello: in pratica tutti i colonnelli orlandiani.

«Vogliono depotenziare la corrente in vista di un possibile showdown il 5 marzo», sottolineano gli orlandiani. Orlando, diviso tra la spinta dei «salvi» e la lealtà verso chi lo ha sostenuto (LaburDem, Retedem e Socialdem sono le associazioni fondatrici della corrente) ha convocato per le 13 i suoi membri della Direzione per decidere ma appare molto probabile un voto contrario in Direzione. Finanche il giovane portavoce di Orlando, Marco Sarracino, sarebbe tra gli esclusi.

Ma anche sui renziani calerà di certo la scure, come dimostra il caso Goram Gutgeld, il padre degli 80 euro e consigliere economico di palazzo Chigi che non sarà ricandidato. Al Nazareno bisogna fare i conti con la realtà: lo schema su cui li lavora è quello di circa 200 parlamentari eletti nella prossima legislatura a fronte degli oltre 370 attuali. Un taglio notevole, cui va aggiunto anche il problema dello spazio da trovare ai nomi della società civile che saranno il lista, i posti da riservare agli alleati, i Big (da Fassino ai ministri Martina e Delrio) da portare in Parlamento. «Un sacrificio sarà chiesto a tutti», spiegano dal Nazareno.

Alla sede del Pd da stamattina è un via vai di volti noti, dirigenti, parlamentari, aspiranti candidati. A sorpresa è arrivata oggi anche la mossa di Roberto Giachetti che ha annunciato: «Rinuncio al plurinominale. Rinuncio al paracadute». «Lo so: a guardare i risultati delle precedenti elezioni - scrive in una lettera a Renzi - non ho molte chances. Il collegio 10 è di quelli persi. Ma io ci credo. Io amo la politica. È la mia vita».

Candidati spariti dal blog, cambiano liste M5S

Sono cambiate, anche se non c'è stata alcuna comunicazione ufficiale. Come verificato dall'Adnkronos, ci sono state decine di modifiche nelle liste uscite dalle parlamentarie grilline, rese note domenica scorsa al termine del Villaggio Rousseau di Pescara. La lista dei candidati di Camera e Senato, reperibile sul blog delle stelle -in formato Pdf- è cambiata, e non è escluso che altre modifiche avvengano nelle prossime ore, mentre vanno avanti le verifiche dei vertici grillini sulle candidature.

Alcuni candidati sono “spariti" dalle liste, altri hanno semplicemente cambiato collocazione. Non figura più nell'elenco, ad esempio, Gedorem Andreatta, candidato per la Camera in Veneto. Una corsa, la sua, finita nelle polemiche perché gestore di un hotel nel vicentino, dove vengono ospitati i profughi. In Calabria non è più in lista al Senato Maria Pompilio, sostituita da Silvana Abate. Alla Pompilio, stando ai rumors locali, sarebbe stata contestata la candidatura di facciata: il marito, attivissimo a Palmi (in provincia di Reggio Calabria), in passato è stato candidato nell'Udc di Pier Ferdinando Casini.

In Lombardia 1, collegio 03 Camera, salta il nome di Raffaella Loforte, seconda in lista al termine delle parlamentarie. «So che ci sono stati problemi con la residenza», spiega Manlio Di Stefano, deputato uscente. Dietro di lui ora, al posto di Loforte, figura Valentina Centonze, attivista della prima ora, spostata dal collegio 02 a quello dove è in corsa Di Stefano.

Alla Camera c'è addirittura uno scambio di collegi: i candidati che ricadevano nell'area Cuneo-Alessandria hanno preso il posto di quelli del collegio di Torino. «Nessun mistero - dice all'Adnkronos Fabiana Dadone, capolista nel collegio Piemonte 2-01 - si tratta di una rettifica: nella prima stesura c'è stato un errore, ora è stato corretto. Io risultavo capolista nel torinese, ora lo sono a Cuneo, come è giusto sia". Il lavoro dello staff va avanti, sulla scia delle segnalazioni ricevute o delle verifiche fatte finora. «Se sono stati fatti errori nelle parlamentarie, recupereremo», aveva assicurato Beppe Grillo venerdì scorso, al Viminale per depositare il nuovo simbolo dei 5 Stelle. Ma di errori «non ce ne sono», aveva corretto il tiro Luigi Di Maio, candidato premier e capo politico del Movimento, riferendosi tuttavia ai tanti che, da tutta Italia, lamentavano di essere rimasti fuori dalle liste, al grido di #annullatetutto. Tornando alle modifiche apportate, il senatore uscente Maurizio Santangelo, ex capogruppo a Palazzo Madama, non risulta più capolista in Sicilia 1, al suo posto Antonella Campagna. Santangelo paga lo scotto dell'alternanza di genere previsto dal Rosatellum. Dallo staff intanto spiegano: «Le liste definitive sono quelle che verranno presentate ufficialmente, fino ad allora sono provvisorie e soggette a cambiamenti. Stiamo ricevendo segnalazioni e richieste di persone che si ritirano».

Sono quattorci i nomi che ad oggi risultano “spariti" dal Pdf con le candidature 5 Stelle. A questi si aggiungono le modifiche rintracciabili negli elenchi. Dai vertici ricordano che, nel nuovo regolamento reso noto il 30 dicembre scorso, al capo politico viene riconosciuto parere vincolante, parere che può essere espresso fino al momento del deposito delle liste elettorali. Di Maio ha ancora qualche giorno per apportare cambiamenti.

Parisi candidato governatore del centrodestra nel Lazio

"Oggi ho ricevuto l'invito dai leader del Centrodestra a candidarmi come Governatore della Regione Lazio". Lo scrive su Facebook il leader di Epi, Stefano Parisi, accettando la candidatura. "Si è trattato di una scelta difficile - ammette - E' una scelta difficile perché tanti di voi hanno lavorato per costruire le liste e la nostra presenza alle elezioni per Camera e Senato, divenuta ora incompatibile con la mia candidatura alla guida della coalizione nella Regione della Capitale". "Abbiamo tuttavia deciso di accettare - sostiene - perché siamo un partito nuovo, costruito in solo un anno di lavoro e dobbiamo innanzitutto consolidare la nostra presenza in tutta Italia, nelle comunità, nei territori".

Gentiloni: «Berlusconi non è populista, sua coalizione sì»

“No" all'ipotesi di una coalizione di governo con il centrodestra di Forza Italia e Lega. Così Paolo Gentiloni risponde, da Davos, a una domanda nel corso di un'intervista a Cnbc. «Per rispondere alla sua domanda in modo diretto - ha dichiarato il presidente del Consiglio - no, non sarei interessato» a dar vita a una coalizione di governo con il blocco di centrodestra.

Quanto al rischio di un Parlamento “in sospeso" in conseguenza del voto, «speriamo - ha detto Gentiloni - che questo non sia il caso e che il centrosinistra che rappresento abbia la maggioranza».

«In ogni caso credo che saremo il pilastro di una possibile coalizione e abbiamo una certa “expertise" in materia di flessibilità nel mio Paese». «Ma - ha proseguito - credo che la posizione populista antieuropeista non prevarrà e l'Italia manterrà la propria stabilità».

«Non chiamerei Berlusconi un populista, ma prendo atto del fatto che ha una coalizione dove i populisti e i no euro sono non solo rilevanti ma predominanti» ha poi detto Gentiloni in un'intervista a Bloomberg Tv dal Wef di Davos.

«Non siamo sicuri del fatto che questa coalizione abbia idee uguali o simili su 10 o 20 questioni, ed è abbastanza strano per una coalizione non avere le stesse idee», ha aggiunto il premier ribadendo che «la coalizione con il centrodestra non è nei nostri piani. Ora siamo in campagna elettorale, e la campagna elettorale sta dimostrando che l'unico modo per continuare le riforme è rafforzare chi queste riforme le ha fatte».

TRUMP E PROTEZIONISMO. Nell'intervista a Cnbc Gentiloni ha risposto, tra l'altro, alle domande sulla linea seguita dall'amministrazione Trump, con il varo di dazi su importazioni, a cominciare da lavatrici e pannelli solari. «Rispetto totalmente il fatto che» Trump «sia stato eletto con l'idea di mettere l'“America first" e che stia cercando di andare in quella direzione. Ma, come europei e italiani, dobbiamo evidenziare il fatto che rispettare e proteggere gli interessi dei cittadini statunitensi, che è corretto, non può significare che noi mettiamo in discussione l'intelaiatura delle nostre relazioni commerciali - ad esempio - che si sono rivelate estremamente utili per la crescita». Il dibattito è aperto, afferma il presidente del Consiglio, ma «la base della discussione dovrebbe continuare ad essere il sostegno all'apertura, al libero commercio, agli accordi e non al protezionismo».

Verso il voto, il rebus liste

Rush finale per la definizione delle liste per le elezioni del 4 marzo, lunedì alle 20 si chiude. La domanda che tutti si fanno è: dove verrò candidato? Ai tempi del Rosatellum, nessuno può dormire sonni tranquilli. I leader sono tutti al lavoro per comporre gli elenchi, diventati un vero e proprio rebus: dal centrodestra al centrosinistra - Pd, Forza Italia, M5S, Lega, Leu - ogni partito sta valutando con attenzione le ultime mosse prima della scadenza.

PD. Programma pronto, liste no: questa, al momento, la situazione nel Partito democratico. «Ora si parla solo di liste ma credo che ai cittadini interessi poco. Quando lunedì alle 20 saranno depositate tutte, finalmente potremo parlare di idee» ha detto Matteo Renzi. Prosegue comunque senza sosta il lavoro del team del Nazareno, riunito in modalità permanente fino alla Direzione che, salvo novità, dovrebbe slittare a venerdì: comporre il puzzle delle candidature non è semplice per il segretario dem. Ieri Renzi, tra le altre cose, ha avuto un incontro con Riccardo Nencini e Giulio Santagata sul tema della visibilità da dare a Insieme. Giornata di Incontri anche con i leader delle aree interne, Andrea Orlando e Michele Emiliano (che in Puglia premerebbe per tre posti sicuri). Tra i nodi da sciogliere resta sempre la questione delle scelte degli esponenti di governo: per molti (Gentiloni a Roma1, Padoan a Siena, Franceschini Ferrara, Delrio Reggio Emilia, Madia Roma nord ovest, Lotti Empoli, Pinotti Genova, De Vincenti Campania, Martina Milano) la pratica è quasi chiusa, ma restano da individuare i seggi nel proporzionale. Intanto il “tormentone" Marco Minniti si è chiuso: correrà nelle Marche. Per lui è arrivato il via libera del partito locale per l'uninominale a Pesaro-Urbino (come la richiesta di avere Gentiloni nel proporzionale). Il titolare del Viminale non dovrebbe correre in Calabria, dove non dovrebbe esserci nemmeno Maria Elena Boschi (ipotesi circolata nei giorni scorsi per Reggio Calabria o Crotone): la sottosegretaria potrebbe essere uno dei pochi Big a correre solo nel proporzionale, in diverse Regioni, come Toscana e in Trentino forse. Alcuni territori sono però in subbuglio per le scelte del Nazareno, in nome della richiesta di avere parlamentari locali. A Bologna, per esempio, i dem locali hanno ingoiato con malumori la candidatura di Pier Ferdinando Casini all'uninominale del Senato (che resterebbe in campo), mentre al proporzionale in città potrebbe esserci Teresa Bellanova o Carla Cantone. Tutti nomi di “esterni", insomma. In Toscana, dove la fila dei candidati per un posto sicuro è lunghissima, il partito di Prato è in fermento per l'ipotesi di candidare Beatrice Lorenzin (ma circolava anche il nome di Emma Bonino). Resta sempre un mosaico difficile da mettere insieme, quello in Campania. Nel totonomi è finita anche, come anti-Di Maio nel collegio di Pomigliano, la giovane ricercatrice Annalisa Allocca, 32 anni di Marigliano, che con l'Infn di Pisa ha contribuito alla lavoro sull'osservazione delle onde gravitazionali premiato con il Nobel per la Fisica 2017. Inoltre, è “count down" al Pd anche per le liste estere, che come le altre dovranno essere presentare nel weekend. In ballo ci sono 12 deputati e 6 senatori da eleggere nelle ripartizioni Europa e Africa del nord, America settentrionale e centrale, Asia, Oceania e Antartide e America meridionale.

 

FORZA ITALIA. Ufficialmente tutti i parlamentari forzisti uscenti dovrebbero essere riconfermati. Ma Silvio Berlusconi, raccontano fonti azzurre, vuole valutare attentamente ogni candidatura, nome per nome. Per non ritrovarsi poi in Parlamento voltagabbana pronti a cambiare casacca. Il Cav sta quindi studiando ad Arcore la composizione delle liste e il risiko dei collegi - maggioritari (da ripartire con gli alleati Lega e Fdi e la 'quarta gamba') e plurinominali - assieme ai suoi fedelissimi. Intanto, in dirittura d'arrivo, ci sono le liste per i seggi all'estero del centrodestra: si eleggono, con le preferenze, 6 senatori e 12 deputati.

LEGA. «Non ho ancora guardato i nomi, le liste si depositano domenica. La Lega non è mai stata così forte, candiderò chiunque si riconosce nel motto della Lega “prima gli italiani"» ha fatto sapere Matteo Salvini.

CENTRODESTRA. Anche la “quarta gamba" del centrodestra sta lavorando alle liste ed è pronta a schierare tutti i suoi leader come capolista nel proporzionale. Il segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, dovrebbe correre nel Lazio, dove sfiderebbe il premier Paolo Gentiloni. Maurizio Lupi, invece, si presenterebbe in Lombardia, mentre Flavio Tosi in Veneto. Raffaele Fitto, uno dei fondatori di “Noi con l'Italia", a quanto si apprende, ancora non avrebbe deciso se candidarsi o meno: scioglierà la riserva oggi, quando Nci e l'Udc dovranno definire la griglia dei nomi nei collegi plurinominali e maggioritari. Renzo Tondo, raccontano fonti parlamentari, scenderà in campo - sempre nel listino bloccato - in Friuli e Michele Iorio in Molise. Saverio Romano, leader di 'Cantiere popolare', correrà nella sua Sicilia. Per l'ex ministro degli Affari regionali, Enrico Costa, sarebbe pronto un seggio di fascia alta in Piemonte.

M5S. Liste in chiusura anche per il Movimento 5 Stelle. «Stiamo chiudendo le liste per gli uninominali - ha annunciato ieri il candidato premier pentastellato, Luigi Di Maio -: ci saranno molte sorprese, molti nomi noti che faranno tremare i polsi agli altri partiti che credono di aver già vinto». «Molte persone stanno addirittura ricevendo telefonate dai leader di altri partiti che gli dicono “ti prego non ti candidare con M5S, ti rovini". Allora chiamano me e mi dicono: “guarda ho deciso di candidarmi con voi"» ha aggiunto Di Maio. «Tra qualche giorno li presenterò tutti insieme e conoscerete il dream team» ha poi detto, spiegando che tra i candidati ci saranno persone provenienti dal mondo delle forze armate, dell'imprenditoria e dell'università.

LIBERI E UGUALI. In queste ore si attende l'ok di Pietro Grasso, che sta seguendo in prima persona la definizione delle candidature. Al momento ci sono alcuni punti fermi ma le cose potrebbero cambiare anche all'ultimo. Tensioni in Sicilia e in Sardegna, dove è scoppiata la grana 'paracadutati' che potrebbe costare il posto a Michele Piras; ma anche in Calabria, dove l'ipotesi che Nico Stumpo (plenipotenziario sulle liste di Leu) corra come capolista nelle due circoscrizioni calabresi Nord e Sud sta provocando un terremoto locale. Al momento Grasso è candidato capolista a Roma e Palermo, Laura Boldrini a Milano, anche se si parla di una possibile sfida con Marco Minniti nell'uninominale a Pesaro. Roberto Speranza è candidato nell'uninominale in Basilicata e nel proporzionale a Roma e in Toscana, Nicola Fratoianni a Pisa sia nell'uninominale che nel proporzionale e anche in Piemonte, Pippo Civati in Lombardia. Per quanto riguarda i big: Massimo D'Alema è al Senato in Salento, Pier Luigi Bersani nel proporzionale Camera in Emilia e in Veneto, Vasco Errani a Bologna nell'uninominale e capolista proporzionale in Senato in Emilia. E ancora, Sergio Cofferati in Liguria e Gugliemo Epifani in Campania. Ma non è ancora del tutto certo. Tra gli uscenti riconfermati Federico Fornaro, Giorgio Airaudo e Nerina Dirindin in Piemonte, Giovanna Paglia e Cecilia Guerra in Emilia; sarà capolista in Veneto al Senato Davide Zoggia, Arturo Scotto a Napoli, Paolo Fontanelli al Senato in Toscana, Stefano Fassina a Roma e Alfredo D'Attore nel Lazio. Tra i nuovi l'ex presidente Legambiente Rossella Muroni - che sebbene toscana potrebbe essere dirottata in Puglia - e la 'pasionaria' del 'No al referendum' Anna Falcone. Anche la ex direttrice di YouDem Chiara Geloni potrebbe avere un posto: uninonimale a Carrara.

Elezioni, via libera a 75 simboli su 103

Il ministero dell'Interno, esaminati i 103 contrassegni depositati per le elezioni politiche del 4 marzo, ne ha ammessi 75. Lo fa sapere una nota del Viminale. «In 19 casi - ragguaglia la nota - il ministero ha invitato i depositanti, in base alla normativa vigente, alla sostituzione del contrassegno e/o all’integrazione della dichiarazione di trasparenza entro 48 ore dalla notifica. Per carenza documentale a 9 contrassegni non è consentita la presentazione di liste». Il Viminale fa sapere ancora che, «adempiendo all’obbligo introdotto dalla nuova legge elettorale (art. 4 L. n. 165/2017), entro 10 giorni (31 gennaio p.v.) dalla scadenza del termine per il deposito dei contrassegni, sulla sezione “Elezioni trasparenti" del sito del ministero dell’Interno saranno pubblicati per ciascun partito, movimento e gruppo politico organizzato che ha presentato le liste: il contrassegno depositato, con l’indicazione del soggetto che ha conferito il mandato per il deposito; lo statuto ovvero la dichiarazione di trasparenza depositati; il programma elettorale con il nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica depositati». Nella stessa sezione, «entro 10 giorni (8 febbraio p.v.) dalla scadenza del termine di presentazione delle liste dei candidati, saranno pubblicate per ciascun partito, movimento e gruppo politico organizzato, le liste di candidati presentate per ciascun collegio».

Blog di Grillo via da M5S

È online il nuovo blog di Beppe Grillo, un blog che segna un cambio di passo decisivo e la fine del sodalizio con la Casaleggio associati. La veste grafica è completamente diversa, il rosso e il bianco prendono il posto del nero e del giallo che contraddistinguevano il vecchio blog. La pagina è ricca di interviste e articoli, e apre con un lungo video di Beppe Grillo che dà il la a questa nuova avventura. Al M5S e al blog delle stelle un piccolo, quasi invisibile rimando, in alto, tra la data e i contatti.

«Inizia adesso un’avventura straordinaria di visioni - esordisce il garante del M5S - Io andrò in cerca di folli, di artisti, mi piace avere dei punti di vista, ma di idee, perché io sono stufo delle opinioni, sono stufo delle opinioni. Sì d’accordo ognuno ha diritto alla propria opinione, ma ha diritto ai fatti. Io voglio sognare voglio avere qualcosa che mi spinga sempre in avanti. E con voi voglio farlo tornando al blog come era, nel senso che facciamo interviste", dice Grillo ricordando i tanti contributi ospitati dal blog: "Mohamed Yonus, Stiglitz, Fo, c’erano premi Nobel che ci scrivevano e adesso abbiamo un sacco di interviste, se vedete qui in basso ci sono le interviste di persone che lavorano nei robot, di qua ci sono persone nel hyper-loop, nell’alta velocità, smart city».

Il garante del M5S si sofferma lungamente sui temi che verranno trattati dal nuovo blog, «sto inseguendo un po’ questo futuro - spiega - che ogni volta che arrivo lui non c’è, va avanti, va avanti. È l’utopia che ti porta ad andare avanti».

Nel video con cui apre la sua nuova avventura editoriale, Grillo sembra dare anche una risposta a Silvio Berlusconi, pur non nominando mai il leader di Fi o altri esponenti politici: «Mi han dato del pauperista. Ora io posso essere tutto tranne un pauperista. Poi confondono il pauperismo, depauperismo con l'effetto, la causa, la causa con l'effetto. Il pauperismo sono sacche di povertà determinate da brutte economie, brutti governi. Questa gente è stata al governo, ha causato una sacca di povertà, quindi un depauperamento nel limitare di 10 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà e poi danno del depauperista a me che non sono altro che stupito da questa, da questa ignoranza cosmica, veramente».

Grillo risponde anche a un'altra accusa che gli viene mossa: «Ecco competenza, incompetenza. Quando io vengo definito un incompetente, io voglio la definizione di cos'è la competenza. Perché non essere competente, cioè essere incompetente in un mondo che se ne sta andando, in un mondo di disgregazione come questo, per me è una nota di vanto, e allora questi si attrezzano, si equipaggiano con tutti i sistemi possibili per portare avanti un mondo che si sta decomponendo».

CASALEGGIO. «In bocca a lupo a Grillo, sono con lui. Con mio padre hanno fatto la storia, ora avanti con l'entusiasmo di sempre» commenta Davide Casaleggio all'Adnkronos.

 
  

 

 

I vescovi: «Pensavamo sepolti discorsi su razza»

«Bisogna reagire a una cultura della paura che, seppur in taluni casi comprensibile, non può mai tramutarsi in xenofobia o addirittura evocare discorsi sulla razza che pensavamo fossero sepolti definitivamente». È l'esortazione in tema di migranti del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, contenuta nella prolusione del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale italiana.

«Non è chiudendo che si migliora la situazione del Paese - avverte Bassetti - Avere dubbi e timori non è un peccato, come ha affermato Papa Francesco nella Giornata del migrante. Tuttavia, ha aggiunto che il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte». In particolare, poi, il presidente della Cei ricorda che «quest’anno ci ricorda una pagina buia della storia del nostro Paese: le leggi razziali del 1938. In quell’occasione, in un clima di pavida indifferenza collettiva, Pio XI ebbe il coraggio di affermare che l’antisemitismo è inammissibile».

Tornando al tema delle migrazioni internazionali, che definisce «complesso e cruciale», Bassetti lamenta che «la discussione pubblica è troppo spesso influenzata da equivoci, incomprensioni e contese politiche. Per fugare ogni dubbio e per amore alla verità, mi sembra opportuno richiamare un aspetto per noi decisivo: i poveri, tutti i poveri, anche quelli forestieri di cui non sappiamo nulla, appartengono alla Chiesa per “diritto evangelico" e in virtù di questo diritto, non certo in nome di una rivendicazione sociale, ogni cristiano è chiamato ad andare verso di loro con un atteggiamento di comprensione e compassione».

Mara Carfagna: «Cinquemila euro a famiglie rom schiaffo ai cittadini»

“Una discriminazione bella e buona, frutto di incapacità amministrativa, di improvvisazione, che dimostra una totale assenza di visione strategica. Come si può chiamare altrimenti la decisione dell’amministrazione comunale di Napoli che offre 5mila euro per famiglia ai rom che accettino di spostarsi dai luoghi dove lo stesso Comune aveva sistemato provvisoriamente nell'Auditorium di Scampia? Perché utilizzare 50mila euro dei cittadini napoletani per invitare nuclei familiari ad abbandonare spazi che occupano senza titoli? Ancora una volta l’amministrazione di Luigi De Magistris finisce per finanziare abusi e abusivi, favorire chi non rispetta la legge rispetto agli altri cittadini”.  Così Mara Carfagna, deputato e consigliere a Napoli di Forza Italia sulla vicenda denunciata dalla stampa. “Questo errore è solo l’ultimo di una lunghissima serie. Eppure l'amministrazione aveva a disposizione 7 milioni di fondi europei  per regolarizzare i rom del campo di Cupa Perillo, risorse che sono andate perse per ritardi e inefficienze.
La delicata situazione dei rom nell'area nord va risolta una volta per tutte senza inseguire le emergenze così come va superato lo stallo sul trasferimento dei rom nella caserma Boscariello: la priorità è infatti trasformarla nella Cittadella dello Sport, come abbiamo indicato quando nel 2011 - io da ministro delle Pari Opportunità con i ministri della Gioventù e della Difesa -  firmammo un protocollo intitolato "Sport e legalità" che destinava proprio una parte della caserma alla realizzazione di una struttura per i ragazzi della zona" conclude Carfagna.

Gentiloni lancia la sfida: «Il M5S non ci spaventa»

ROMA. "Il Movimento 5 Stelle non ci deve spaventare. Anche con un risultato significativo non avrebbe i numeri per governare". In un’intervista esclusiva a tutto campo pubblicata domani sul Foglio, concessa al direttore Claudio Cerasa, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni spiega perché il Movimento 5 Stelle non deve fare paura.

"Sinceramente, io non sono affatto spaventato. Penso che il rispetto agli elettori del Cinque stelle sia dovuto - afferma -. Ma penso che la possibilità che il Movimento 5 stelle arrivi a guidare il governo non ci sia. Perché è una forza che se anche avesse risultati significativi, risultati che attualmente gli vengono attribuiti da sondaggi non so quanto generosi, non avrebbe i numeri per governare. Quindi rispetto assoluto per l'elettorato del Movimento 5 Stelle. Ma registro che fuori dall'Italia nessuno mi ha mai mostrato preoccupazione per la possibilità, a cui nessuno crede, che il M5S possa arrivare al governo dell'Italia".

 

E per quanto riguarda l'accordo fra Berlusconi e Salvini? Per il premier. nella coalizione di centrodestra non è credibile che la Lega possa essere frenata come nel passato: "L'idea di addomesticare la Lega - risponde - non può funzionare. Lo dicono i numeri". "Berlusconi - aggiunge - naturalmente fa leva sulla memoria storica degli italiani, ricordando che i suoi governi hanno sempre arginato i populismi".

"C'è però un dettaglio che segnalo e sul quale vorrei far riflettere - afferma -. L'ultima volta che il centrodestra andò al governo le cifre furono queste: Berlusconi 37,2 per cento, Lega nord 8 per cento. In quel contesto l'idea di addomesticare la Lega poteva funzionare. Oggi le proporzioni sono incomparabili. Sono praticamente paritarie. Lo dicono i sondaggi ma lo dice anche il criterio con cui il fronte sovranista si è diviso con il fronte berlusconiano i collegi".

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