Giovedì 19 Aprile 2018 - 21:22

Salvini: con no e veti si torna al voto

ROMA. "Se tutti continuano a dire no, no, no, a mettere veti, a dire quello non mi piace, quello mi sta antipatico, non se ne esce". Lo ha detto Matteo Salvini a 'Agorà, RaiTre.
"Io sarei orgoglioso di fare il premier ma se ci fosse una situazione diversa che permette all’Italia di andare avanti, io non dico o Salvini o nessuno, se tutti usassero lo stesso buonsenso ne usciremmo, se tutti rimangono fermi sulle loro posizioni e non c’è un governo, si vota”, ha aggiunto il leader della Lega.

Salvini tra centrodestra e dialogo a 5 Stelle

«Vorrei, finalmente, un governo scelto dai cittadini. Se il voto degli italiani conta, è giusto che la coalizione che ha preso più voti abbia la responsabilità di governare». Lo scrive su Facebook il leader della Lega Matteo Salvini (nella foto). «Cancellare la legge Fornero, tagliare sprechi e burocrazia, difendere l’Italia dalle disastrose politiche europee, ridurre le tasse a famiglie, lavoratori e imprenditori, garantire il diritto alla legittima difesa, valorizzare comunità e autonomie, controllare i confini ed espellere i clandestini. Si parte da qui, di altro si può discutere. In settimana continuerò a dialogare con altri (a cominciare da Di Maio): l’unica cosa che escludo è di fare un governo insieme al Pd, che ha fatto disastri negli ultimi sei anni». «Se ci saranno i numeri per governare sarò orgoglioso di farlo, altrimenti meglio tornare ad ascoltare gli italiani - aggiunge -. Spero che nessuno voglia perdere tempo o tirare a campare senza fare nulla. Io non vedo l’ora di passare dalle parole ai fatti e di mantenere gli impegni presi con voi! Buona serata amici, vi voglio bene».

DI MAIO. "Di Maio lo incontro" afferma poi da Treviso il leader della Lega che assicura: «Non mollo, farò tutto quello che democraticamente è possibile per dare agli italiani il governo che hanno scelto. Dovere di chi vince è ascoltare e io incontrerò tutti, l'unica cosa che escludo è un governo in cui accanto a Salvini ci sono Renzi e la Boschi». Però, assicura, «vado al governo se ho i numeri e la capacità» di fare quello che ho promesso. «Se invece mi vogliono tirare dentro un governo che dura solo qualche mese allora dico non grazie e scelgo di tornare a votare».

Centrodestra andrà unito al Colle

"Alle prossime consultazioni al Colle il centrodestra si presenterà unito con Matteo Salvini, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni''. Lo scrive in una nota, a nome di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Una scelta che arriva dopo che, in mattinata, il segretario della Lega Matteo Salvini - ai microfoni del Tg1 - aveva detto di voler chiedere al Cav e alla Meloni di "andare al Quirinale insieme per avere un'unica voce, per partire dal nostro programma, dal voto degli elettori. Non vedo l'ora di dar vita a un governo per cancellare la legge Fornero, ridurre le tasse e bloccare gli sbarchi che stanno riprendendo". Proposta che era stata accolta con soddisfazione da Fratelli d'Italia. Tanto più, osservava chi ha parlato con Giorgia Meloni, che quella di Salvini è la risposta alla proposta originariamente espressa dalla Meloni stessa davanti alle telecamere all'uscita dallo studio alla Vetrata dopo il colloquio con Sergio Mattarella.

Nulla di fatto

I big dei partiti sono saliti al Quirinale per incontrare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel giorno delle consultazioni. Dopo il Pd e Forza Italia è stata la delegazione della Lega a recarsi al Colle, l'incontro con il Movimento Cinque Stelle, guidato da Luigi Di Maio.

MATTARELLA - "Farò trascorrere qualche giorno di riflessione, anche sulla base dell'esigenza di maggior tempo che mi è stata prospettata durante i colloqui da molte parti politiche" ha detto il presidente della Repubblica. "Sarà utile anche a me per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni che mi hanno presentato i partiti, sarà naturalmente utile a loro perché possano valutare responsabilmente la situazione, le convergenze programmatiche, le possibili soluzioni per dar vita ad un governo".

DI MAIO - "Noi non proponiamo un'alleanza di governo ma un contratto di governo per il cambiamento dell'Italia" dice Di Maio al termine delle consultazioni. "E' un contratto sul modello tedesco e che noi proporremo perché vogliamo che le forze politiche si impegnino di fronte agli italiani sui punti da realizzare"."Il vantaggio che abbiamo di essere un movimento né di destra né di sinistra è quello di poter interloquire con coloro che vogliono fare le cose e vogliono migliorare la qualità della vita degli italiani", aggiunge . "Un contratto sul modello tedesco ci permette di individuare, sottoscrivendolo, non solo i temi ma anche i tempi e le procedure. Dopo il lavoro di interlocuzione con tutti i gruppi crediamo che un contratto per assicurare un governo il M5s lo può sottoscrivere o con la Lega o con il Pd, questi sono i nostri due interlocutori e sono alternativi, ci tengo a precisarlo", sottolinea.

SALVINI: "NO GOVERNI A TEMPO" - Il leader della Lega, Matteo Salvini ha ribadito il suo no "a governi a tempo o improvvisati" assicurando che "faremo di tutto per dare un governo che duri cinque anni". "Ovviamente partendo dal centrodestra che ha vinto le elezioni e, numeri alla mano, se vogliamo un governo che duri, coinvolgendo i Cinquestelle - ha osservato -. Non occorre uno scienziato per capire che altre soluzioni sarebbero temporanee e improvvisate".

Parlando delle consultazioni con Mattarella, il leader del Carroccio le ha definite "un incontro positivo, dove abbiamo espresso chiaramente una linea costruttiva". "Al Presidente della Repubblica abbiamo offerto dei sì - ha spiegato Salvini - non pensiamo a governi a tempo, improvvisati, raccogliticci. Lavoriamo e lavoreremo ad un governo che duri almeno cinque anni".

Salvini ha quindi sottolineato il suo no "a governi a tempo o improvvisati". "Se ciascuno rimane sulle sue impuntature, sui suoi personalismi e sui suoi ragionamenti personali o di partito il governo non nasce, e l'unica soluzione, che ovviamente noi non ci auguriamo, ma che non escludiamo, è quella delle elezioni" ha affermato, prima di lasciare il Quirinale a piedi, insieme ai capigruppo di Camera e Senato Giancarlo Giorgetti e Gianmarco Centinaio.

LA LINEA DI FORZA ITALIA - Dal canto suo, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha lasciato intendere che il nuovo governo dovrà essere guidato da Matteo Salvini, candidato premier della coalizione di centrodestra. "Questo esecutivo - ha detto - non potrà non partire dalla coalizione che ha vinto le elezioni, ovvero il centrodestra, e dal leader della forza politica più votata della coalizione, la Lega''.

Accompagnato dai capigruppo Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, dopo l'incontro con Mattarella, il leader di Forza Italia ha auspicato "un governo per le urgenze", ribadendo il suo no a nuove elezioni. "Serve un governo per le urgenze - ha detto - dal lavoro alla disoccupazione giovanile, dal divario Nord-Sud del Paese, alla spesa pubblica. Tutte urgenze che "richiedono" un esecutivo ''fondato su un programma coerente e soprattutto in grado di lavorare per un arco temporale adeguato''.

"Siamo disponibili a partecipare con una presenza di alto profilo a soluzioni serie basate su accordi chiari e su cose concrete, fattibili e credibili, in sede europea" ha sottolineato Berlusconi. Quell'Europa verso la quale "è certamente necessario avere un atteggiamento fermo e autorevole per tutelare gli interessi italiani meglio di come non sia stato fatto fino ad ora", che "non perdonerebbe certo populismi, dilettantismi e improvvisazioni. Queste sono le nostre condizioni. Su questo, non sulle poltrone, siamo disposti a dialogare per trovare una maggioranza capace di far uscire il Paese dalla crisi''.

LA POSIZIONE DEL PD - Prima di Forza Italia e Lega, a incontrare Mattarella è stata la delegazione del Pd, guidata dal reggente del partito, Maurizio Martina che ha rimarcato la posizione del Nazareno. "L'esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino", ha detto Martina. Perciò il Pd " con coerenza, responsabilità e serietà" eserciterà l'"attività istituzionale di minoranza parlamentare".

"Si tratta di capire", ha aggiunto Martina, se le forze politiche che hanno vinto le elezioni "coerentemente siano in grado di avanzare ipotesi di governo praticabili. Lo dicano chiaramente, si facciano carico fino in fondo di una responsabilità". "Ancora in queste ore avvertiamo come gli atteggiamenti che queste forze hanno - ha osservato - sono più figli di un secondo tempo della campagna elettorale che non invece di una responsabilità nuova, che opo il 4 marzo si è manifestata. Vorremmo dire chiaramente da qui che il tempo della campagna elettorale è finito".

Bagnoli, cabina di regia in Prefettura con De Vincenzi FOTO-VIDEO

NAPOLI. Si è riunita la cabina di regia sulla bonifica di Bagnoli in Prefettura. Al tavolo, con il ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, ci sono anche il commissario di Bagnoli, Salvatore Nastasi; il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris; il vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola; l'amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri; e il prefetto Carmela Pagano. Assente il governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

DE VINCENTI. Esprime «soddisfazione» il ministro della Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti «per la collaborazione molto forte che si è instaurata a livello istituzionale tra Governo, Regione Campania e Comune di Napoli» sulla questione Bagnoli. «Il lavoro del commissario e del soggetto attuatore - ha detto De Vincenti - è stato molto importante e va portato avanti. Il mio auspicio è che si continui su questa strada perché questa ha rimesso in moto una speranza per Bagnoli dopo 23 anni di immobilismo». Secondo De Vincenti «è la strada giusta e credo che coloro che hanno senso di responsabilità verso Napoli e Bagnoli vorranno continuare su questa strada. Questo è il mio auspicio», conclude. 

DE MAGISTRIS. «Oggi c'è l'ennesima riunione di un accordo istituzionale che ha funzionato bene. Siamo quasi all'epilogo finale di una vicenda che nacque malissimo e che oggi grazie al confronto leale, corretto e anche a volte franco, si è raggiunto un accordo per il quale esprimiamo soddisfazione piena perché l'istanze sono state completamente accolte». Lo dice il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a margine della cabina di regia per Bagnoli. «È un impianto che non conferma solo, con l'approvazione di oggi del Praru, la bonifica integrale ma anche il progetto di rigenerazione urbana che vedrà i contorni definitivi attraverso un concorso di idee - afferma il primo cittadino di Napoli - resta solo una richiesta della Regione Campania di un approfondimento degli aspetti esterni all'area Sin per quanto riguarda le infrastrutture. L'urgenza è quella di tenere legato tutto». «Ci sarà un aggiornamento entro il mese di aprile - conclude de Magistris - c'è soddisfazione perché non si va a pezzi staccati di un puzzle ma si mette insieme tutto».

Universiadi, appello della Carfagna. De Luca: piena collaborazione istituzionale

NAPOLI. "Sulle Universiadi siamo pienamente impegnati nel dare il nostro contributo". Lo dichiara il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. "La struttura commissariale - spiega De Luca - serviva e serve per accelerare le procedure avviate. Tempi e procedure restano le priorità. Saremo vicini al commissario e, come abbiamo sempre fatto, manteniamo ogni forma di collaborazione utile per concludere il percorso che porterà Napoli e la Campania alle Universiadi", conclude il governatore campano.

APPELLO DELLA CARFAGNA. "Rivolgo un appello al senso di responsabilità di De Luca e de Magistris che, anziché litigare, dovrebbero mettere da parte le rivalità elettorali per evitare alla Campania l'ennesima figuraccia e che i cittadini campani perdano un'occasione​"​. ​Lo dichiara Mara Carfagna, vicepresidente della Camera dei Deputati e consigliere comunale di Forza Italia a Napoli, intervenendo sulla questione Universiadi. ​​"E' ancora vivo il ricordo del Forum delle culture che, nelle intenzioni dell'​Amministrazione comunale, avrebbe dovuto cambiare il volto di Napoli e invece ha ​'​sfigurato​'​ la reputazione della città diventando poco più di una festa di paese"​, conclude Carfagna.​ 

Salvini: "No governi a tempo"

"No a governi a tempo o improvvisati", ma per l'esecutivo "serve coinvolgere il Movimento Cinque Stelle". E' questa la linea ribadita da Matteo Salvini, dopo le consultazioni al Quirinale. "Faremo di tutto per dare un governo che duri cinque anni - ha sottolineato - ovviamente partendo dal centrodestra che ha vinto le elezioni e, numeri alla mano, se vogliamo un governo che duri, coinvolgendo i Cinquestelle. Non occorre uno scienziato per capire che altre soluzioni sarebbero temporanee e improvvisate".

Parlando delle consultazioni con Mattarella, il leader del Carroccio le ha definite "un incontro positivo, dove abbiamo espresso chiaramente una linea costruttiva". "Al Presidente della Repubblica abbiamo offerto dei sì - ha rimarcato Salvini - non pensiamo a governi a tempo, improvvisati, raccogliticci. Lavoriamo e lavoreremo ad un governo che duri almeno cinque anni".

Il leader del Carroccio ha quindi rimarcato il suo no "a governi a tempo o improvvisati". "Se ciascuno rimane sulle sue impuntature, sui suoi personalismi e sui suoi ragionamenti personali o di partito il governo non nasce, e l'unica soluzione, che ovviamente noi non ci auguriamo, ma che non escludiamo, è quella delle elezioni" ha affermato, prima di lasciare il Quirinale a piedi, insieme ai capigruppo di Camera e Senato Giancarlo Giorgetti e Gianmarco Centinaio.

LA LINEA DI FORZA ITALIA - Dal canto suo, il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha invece lasciato intendere che il nuovo governo dovrà essere guidato da Matteo Salvini, candidato premier della coalizione di centrodestra. "Questo esecutivo - ha detto - non potrà non partire dalla coalizione che ha vinto le elezioni, ovvero il centrodestra, e dal leader della forza politica più votata della coalizione, la Lega''.

Accompagnato dai capigruppo Anna Maria Bernini e Maria Stella Gelmini, dopo l'incontro con Mattarella, il leader di Forza Italia ha auspicato "un governo per le urgenze", ribadendo il suo no a nuove elezioni. "Serve un governo per le urgenze - ha detto - dal lavoro alla disoccupazione giovanile, dal divario Nord-Sud del Paese, alla spesa pubblica. Tutte urgenze che "richiedono" un esecutivo ''fondato su un programma coerente e sopratutto in gradi di lavorare per un arco temporale adeguato''.

"Siamo disponibili a partecipare con una presenza di alto profilo a soluzioni serie basate su accordi chiari e su cose concrete, fattibili e credibili, in sede europea" ha sottolineato Berlusconi. Quell'Europa verso la quale "è certamente necessario avere un atteggiamento fermo e autorevole per tutelare gli interessi italiani meglio di come non sia stato fatto fino ad ora", che "non perdonerebbe certo populismi, dilettantismi e improvvisazioni. Queste sono le nostre condizioni. Su questo, non sulle poltrone, siamo disposti a dialogare per trovare una maggioranza capace di far uscire il Paese dalla crisi''.

LA POSIZIONE DEL PD - Prima di Forza Italia e Lega, a incontrare Mattarella è stata la delegazione del Pd, guidata dal reggente del partito, Maurizio Martina che ha rimarcato la posizione del Nazareno. "L'esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino", ha detto Martina. Perciò il Pd " con coerenza, responsabilità e serietà" eserciterà l'"attività istituzionale di minoranza parlamentare".

"Si tratta di capire", ha aggiunto Martina, se le forze politiche che hanno vinto le elezioni "coerentemente siano in grado di avanzare ipotesi di governo praticabili. Lo dicano chiaramente, si facciano carico fino in fondo di una responsabilità". "Ancora in queste ore avvertiamo come gli atteggiamenti che queste forze hanno - ha osservato - sono più figli di un secondo tempo della campagna elettorale che non invece di una responsabilità nuova, che opo il 4 marzo si è manifestata. Vorremmo dire chiaramente da qui che il tempo della campagna elettorale è finito".

Nel pomeriggio sarà la volta di Luigi Di Maio e dei capigruppo parlamentari del M5S. A quel punto, in base agli elementi raccolti, il Capo dello Stato deciderà come procedere, probabilmente con un nuovo giro di incontri, per cercare di trovare una soluzione alla crisi.

Lega: «Non tradiremo Berlusconi»

"Salvini lo ha ribadito più volte: la Lega manterrà in modo coerente e leale l'alleanza, non avrebbe senso un tradimento". Così il capogruppo della Lega alla Camera, Giancarlo Giorgetti, a 'Porta a Porta'. "Ieri Di Maio ha detto una cosa interessante - sottolinea - un contratto alla tedesca. Ma poi ha detto al Pd di tradire Renzi e a noi di tradire Berlusconi. Non si fa così, questo non è tanto alla tedesca...".

"I 5 milioni di elettori di Berlusconi non possono essere trattati come infetti", aggiunge Giorgetti, ribadendo che la Lega non tradirà Fi: "Noi potevamo tradire Berlusconi ed eleggere i presidenti di Camera e Senato con i 5 Selle e invece non lo abbiamo fatto" osserva. "Berlusconi - prosegue - chiede dignità per sé e per i 5 milioni di italiani che l'hanno votato mi pare ragionevole". Ma come superare i veti dei 5 Stelle? Magari se Berlusconi accettasse una legge sul conflitto d'interessi?, viene chiesto a Giorgetti. Il capogruppo leghista risponde: "Sarebbe la mossa del cavallo".

"Fin quando i 5 Stelle non riconoscono che il centrodestra è un'alleanza, non si può fare nulla - rimarca il capogruppo della Lega alla Camera -. Noi pensiamo che se questa politica dei veti dei 5 Stelle va avanti, l'unica soluzione è tornare al voto ma intanto magari i problemi dell'Italia peggiorano". La posizione del Carroccio è chiara: "Se c'è una cosa che vede la Lega contraria è un governo che non è stato eletto" aggiunge Giorgetti.

Sull'ipotesi di un governo del presidente, Giorgetti non usa mezzi termini: "Ma per fare cosa?" commenta. Quanto all'incontro di domani con il presidente Mattarella, afferma: "Le nostre idee e le nostre proposte sono quelle che hanno avuto maggior consenso e chiediamo si parta da lì. Questo diremo al presidente Mattarella".

Consultazioni, primo round al Colle

Primo giorno di consultazioni al Quirinale. I colloqui del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per arrivare alla formazione del nuovo governo hanno preso il via questa mattina.

Prima ad essere ascoltata dal capo dello Stato è stata la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che, dopo l'incontro durato 40 minuti, non ha rilasciato dichiarazioni. Quindi è stato il turno del presidente della Camera Roberto Fico, che, dopo il colloquio, ha scritto su Facebook di aver avuto "un incontro particolarmente cordiale" con il presidente della Repubblica. A fine mattinata è stato ricevuto al Colle anche il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano.

Le consultazioni sono quindi riprese nel pomeriggio con il Gruppo Autonomie del Senato. La capogruppo Juliane Unterberger, al termine del colloquio con Mattarella, ha detto che il Gruppo ritiene "molto importante" avere "un governo che condivida i valori europei" per "tutelare le minoranze linguistiche e gli istituti di autonomia".

E' arrivato quindi il turno dei Gruppi Misti dei due rami del Parlamento. Se il Movimento 5 Stelle affrontasse i temi ritenuti "essenziali" da Liberi e uguali, "non può che avere il nostro sostegno", ha dichiarato Pietro Grasso dopo l'incontro. Liberi e uguali "ha manifestato disponibilità ad aprire dialoghi con quelle forze che - ha spiegato - in via prioritaria possano avere nel loro programma i temi che sono per noi essenziali", quindi con "le forze riformiste e progressiste, mentre è assolutamente escluso con il centrodestra".

Emma Bonino, di 'più Europa', al termine delle consultazioni al Quirinale, ha sottolineato: "Ai vincitori o covincitori delle elezioni" spetta "l'onere di governare". L'ex commissario Europeo ha poi sottolineato la necessità dell'"aggancio senza tentennamenti con l'Unione europea".

Il segretario del Psi Riccardo Nencini ha detto che al Presidente della Repubblica i socialisti hanno espresso "in maniera non retorica" la preoccupazione "per il manifestarsi di atti di antiparlamentarismo", riferendosi all'elezione degli Uffici di presidenza di Senato e Camera. Quanto agli assetti di governo, "il nostro posto è all'opposizione", ha spiegato il leader socialista.

Maurizio Lupi, di Noi con l'Italia, ha invece sottolineato: "Nessuno di noi può porre veti non avendo la maggioranza assoluta in Parlamento. La coalizione di centrodestra ha la maggioranza relativa, il compito è allargare la maggioranza, crediamo che porre veti sia la soluzione peggiore".

Alle 18:30 è arrivata al Quirinale la delegazione di Fratelli d'Italia. "Abbiamo chiesto l'incarico per Matteo Salvini, se non dovesse riuscire immagineremmo una seconda ipotesi", ha detto Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia.

Domani si partirà alle 10 con il Pd: la delegazione sarà composta dai capigruppo di Camera e Senato, Graziano Delrio e Andrea Marcucci accompagnati da Maurizio Martina, segretario reggente dem, e Matteo Orfini, presidente Pd. Alle 11 sarà la volta di Forza Italia con i capigruppo di Camera e Senato, Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini, accompagnate da Silvio Berlusconi, presidente Fi.

Alle 12 la Lega con i capigruppo di Camera e Senato, Giancarlo Giorgetti e Gian Marco Centinaio accompagnati da Matteo Salvini, segretario del Carroccio. Infine, nel pomeriggio alle 16:30, si chiuderà il primo giro di consultazioni con i 5 Stelle: ci saranno i capigruppo di Camera e Senato, Giulia Grillo e Danilo Toninelli, con Luigi Di Maio.

Di Maio: «No a inciuci»

Niente alleanze, inciuci o accordi tra le forze politiche ma una soluzione per mettere i temi al centro e uscire dal vicolo cieco. Il leader pentastellato Luigi Di Maio torna a ribadire la posizione del M5S in un post sul Blog delle Stelle alla vigilia delle consultazioni al Colle del Movimento. "Nessuna forza politica - spiega - ha la maggioranza per poter governare da sola. I numeri per farlo non ci sono ed è chiaro che bisogna trovare una soluzione per uscire dal vicolo cieco in cui ci ha messo questa pessima legge elettorale. Lo dobbiamo fare - sottolinea -per il Paese e per i cittadini che attendono da troppo tempo un governo capace di dare risposte ai loro problemi".

"La soluzione - rimarca il capo politico M5S - non è fare alleanze, inciuci, accordi tra le forze politiche. Ne abbiamo visti tanti in questi decenni e sappiamo dove ci hanno portato: ci si mette insieme solo per rimanere in vita e per spartirsi poltrone, fregandosene dei cittadini. Noi - sottolinea - vogliamo cambiare completamente metodo, proponendo un approccio differente, concreto. Vogliamo mettere al centro i temi, cioè le soluzioni per risolvere i problemi del Paese".

"Proponiamo un contratto di governo ribadisce - come quello che viene sottoscritto dalle principali forze politiche in Germania dal 1961. E' un contratto in cui scriviamo nero su bianco, punto per punto, quello che vogliamo fare, dove si spiega per filo e per segno come si vogliono fare le cose e in quanto tempo. Dentro si inseriscono tutti i dettagli delle cose che si devono fare, si firma davanti agli italiani e poi si realizza. Quello che c'è scritto è ciò che il governo si impegna a fare".

"Non è un accordo, né un'alleanza - precisa il leader del M5S -, è un impegno che forze politiche alternative, e anche distanti, assumono davanti ai cittadini, prendendosi la responsabilità di lavorare insieme per il bene degli italiani. Proponiamo di scrivere insieme questo contratto di governo alla Lega o al Partito democratico".

Di Maio dice di augurarsi di "poter incontrare il prima possibile" Lega e Pd "per capire quali siano le loro proposte, e per capire con chi si possa iniziare a scrivere questo contratto. Poi - continua - mettiamolo in pratica. Vogliamo metterci subito al lavoro per far partire la Terza Repubblica che deve essere e sarà la Repubblica dei cittadini, una Repubblica che sarà realizzata da un governo che per la prima volta lavora solo ed esclusivamente nell'interesse della gente, per trovare risposte ai loro bisogni".

Parlando della Lega, il candidato premier del M5S osserva: "E' la forza politica che ha preso più voti all'interno di una coalizione di centrodestra che di fatto non esiste, e che alle elezioni si è presentata con tre programmi e tre candidati premier differenti". "La Lega - sottolinea - deve decidere da che parte stare: se contribuire al cambiamento che il M5S vuole realizzare per il Paese o se invece rimanere ancorata al passato e a Silvio Berlusconi, un uomo che ha già avuto la possibilità di cambiare l'Italia e che non lo ha fatto. La scelta è tra cambiare o lasciare tutto com'è, tra spostare le lancette dell'orologio avanti oppure indietro come farebbe inevitabilmente Berlusconi".

"Anche il Pd è chiamato a scegliere - continua Di Maio -. Scegliere se seguire la linea di Renzi, che per fare un dispetto al MoVimento 5 Stelle vuole lavarsene le mani dei problemi del Paese, o la linea di chi invece vuole contribuire a lavorare per i cittadini". "Il Pd - insiste il leader del M5S - ha l'opportunità di non ignorare il messaggio arrivato dagli elettori, che hanno chiaramente bocciato le loro politiche e la legge elettorale che porta la loro firma".

"Noi abbiamo avuto un mandato chiaro dagli elettori. Un terzo degli italiani ci ha chiesto di cambiare questo Paese e ha detto basta a forzature e presidenti del Consiglio non eletti. Noi siamo prontissimi a rispettare questa volontà popolare, vediamo - conclude - se anche gli altri saranno pronti a farlo".

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