Sabato 16 Febbraio 2019 - 12:19

De Luca: «Baciamano a Salvini? Attento, chi lecca morde anche»

NAPOLI. «Il baciamano a Salvini? C'è un proverbio francese che dice: chi sa leccare sa anche mordere, deve stare attento». Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca al termine di un convegno all'hotel Ramada di Napoli, commentando il baciamano ricevuto da Matteo Salvini ad Afragola da parte di un sostenitore. 

Migranti, Fico attacca Salvini: l'accoglienza è fondamentale

NAPOLI. «Come diceva Pasolini, la tv, la sovraesposizione crea sudditanza», che «va combattuta, perché bisogna capire che tutti i cittadini sono alla pari, nessuno che fa un piacere a un'altra persona». Lo dice il presidente della Camera Roberto Fico a margine della visita al Museo di Capodimonte, commentando il “baciamano" a Matteo Salvini da parte di un sostenitore ad Afragola. «Una brutta immagine a cui nessun politico, a partire da me stesso, deve strizzare l'occhio», rimarca Fico, «anche se in quel caso è capitato...». Fico prende poi le difese di Roberto Saviano, contro il quale si erano scagliati alcuni sostenitori della Lega durante la visita del ministro dell'Interno ad Afragola. «Frasi intollerabili», evidenzia la terza carica dello Stato, pronunciate da persone «che sono in un momento di foga e che si esprimono in modo sbagliato». Fico ha parlato di «un grande lavoro educativo da fare».

LEGA. «Chi sbaglia deve pagare, si devono eseguire le sentenze. Se poi c'è un valore ancora più grande, che prima di alcune sentenze i soldi rubati vanno restituiti, sono d'accordo». Lo afferma Fico sulla vicenda dei 49 milioni della Lega. 

MIGRANTI. «Come terza carica dello Stato vi dico che l'accoglienza è fondamentale. Ogni volta che muore una persona nel Mediterraneo, così come in altre parti, ci dobbiamo sentire coinvolti». «Per me il giorno dei 117 morti, con bambini di 3 mesi, è un giorno di lutto per il nostro Stato». Sulle responsabilità della tragedia Fico osserva: «Se siamo nell'Unione europea, la responsabilità deve essere per forza comune». E sottolinea: «La nostra Repubblica si fonda sul concetto di accoglienza che è un valore sempre, in ogni epoca e in ogni tempo».

DE MAGISTRIS. «Sono belle e apprezzabili le parole del presidente della Camera Roberto Fico, ma sarebbe opportuno, per il ruolo che ha nella maggioranza, nelle istituzioni e nel Movimento 5 Stelle, se ricordasse al ministro Toninelli di non continuare a mentire sulla chiusura dei porti, che invece sono aperti, o se dicesse a Di Maio di non lasciare i migranti in mezzo al mare». Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris nel corso di un'intervista a Mattina 9, in onda sull'emittente Canale 9 - 7 Gold.

Franco delle colonie, scoppia la polemica

C'è chi lo sventola in tv, come Alessandro Di Battista e Giorgia Meloni. E chi, come Luigi Di Maio, lo evoca tra la folla, nonostante siano in pochi a sapere di che si tratta. Il franco CFA (la valuta utilizzata in 14 colonie francesi dell'Africa) è diventata in poche ore la moneta delle polemiche, complici la leader di Fratelli d'Italia e i due esponenti di spicco del Movimento Cinque Stelle che l'hanno chiamata in causa puntando il dito contro il presidente francese Emmanuel Macron.

Il franco CFA (che significava inizialmente 'Franco delle Colonie Francesi d'Africa') è il nome di due valute comuni a diversi paesi africani, create nel 1945 e la cui convertibilità esterna è garantita dal Tesoro francese. Il franco CFA viene utilizzato oggi in sei Paesi dell'Africa centrale (Camerun, Repubblica centrafricana, Congo, Gabon, Guinea equatoriale, Ciad) con banca centrale la BEAC, la Banca Centrale degli Stati Africani. E in otto Paesi dell'Africa occidentale (Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Guina Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo) con banca centrale la BCEAO, la Banca centrale degli Stati dell'Africa occidentale. Il franco CFA aveva parità con il franco francese e ora 655,957 FCFA equivalgono a 1 euro. Da anni la moneta è al centro di controversie, tra chi ne invoca lo stop e chi invece la difende.

Dalla Francia il dibattito si è spostato presto in Italia, coinvolgendo il M5S e Fratelli d'Italia. Come ieri, quando a evocare il franco CFA è stato il vicepremier Luigi Di Maio. Affrontando il tema migranti a una manifestazione del M5S ad Avezzano, il vicepremier ha tirato in ballo la Francia, "che in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie". Si tratta di soldi, ha tuonato Di Maio, che Parigi "usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei paesi da dove, poi, partono i migranti".

Parole che in serata sono rimbalzate in tv. Ospite a 'Che tempo che fa, Alessandro Di Battista si è presentato da Fazio con in mano il fac simile di una banconota da 10mila franchi CFA che poi ha strappato in diretta. "Questa è una banconota da 10mila franchi delle colonie francesi, il franco CFA - ha spiegato l'esponente pentastellato - se non affrontiamo il tema della sovranità monetaria in Africa non se esce più".

"Attualmente, vicino Lione, la Francia stampa questa moneta utilizzata in 14 paesi africani, tutti paesi della zona subsahariana i quali non solo hanno una moneta stampata dalla Francia - ha sottolineato Di Battista - ma per mantenere il tasso fisso con l'euro sono costretti a versare circa il 50 per cento dei loro denari in un contro corrente gestito dal Tesoro francese col quale ci pagano una cifra irrisoria del debito pubblico francese pari circa allo 0,5 per cento". "Ma soprattutto - ha incalzato Di Battista - con questo controllo geopolitico dell'aera, la Francia gestisce la sovranità di questi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria e fiscale". Quindi, strappando la banconota in mille pezzi, ha aggiunto: "Finché non si strapperà questa banconota, che è una manetta, le persone continueranno a scappare, a morire in mare e a trovarsi altre rotte".

Ma la polemica sulla 'moneta delle colonie' non è finita qui. E ieri sera ha travolto anche la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che più volte in passato aveva sollevato la questione. Ospite di Massimo Giletti a 'Non è l'Arena', Meloni ha sventolato un fac simile della stessa banconota mostrata in tv da Alessandro Di Battista: "Questo si chiama franco CFA - ha spiegato Meloni - è la moneta coloniale che la Francia stampa per 14 nazioni africane alle quali applica il signoraggio e in forza delle quali sfrutta le risorse di questa nazione. La soluzione non è prendere gli africani e spostarli in Europa ma liberare l'Africa da certi europei che la sfruttano e consentire a queste persone di vivere di quello che hanno".

De Magistris: «Salvini poliziotto? Indaghi su se stesso»

NAPOLI. «Il ministro Salvini negli ultimi tempi ama indossare felpe, giubbotti, distintivi vari della Polizia di Stato. Non escludo che nel delirio di onnipotenza pensi davvero di essere diventato un poliziotto, allora potrei suggerirgli qualche pista investigativa: indaghi su se stesso quale segretario della Lega per trovare i circa 49 milioni che secondo la magistratura sono stati illecitamente sottratti al popolo italiano». A scriverlo è il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, in un lungo post rivolto al vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini. «Siccome vengono prima gli italiani - aggiunge de Magistris - magari con quei soldi possiamo rafforzare i mezzi in dotazione alle forze di polizia». De Magistris invita inoltre il leader della Lega a «verificare bene le persone che stanno salendo sul suo carro politico, mi riferisco alle terre che ben conosco, quelle del Sud, e scoprirà fatti non certo in linea con la storia della lotta al crimine».

«DANNO ALLA POLIZIA». «Andando in giro con le giubbe della Polizia» il ministro dell'Interno Matteo Salvini «produce un danno di immagine a un'istituzione che non è e non deve mai apparire di parte, che non appartiene a una parte del Governo né al Governo intero, di qualunque colore politico esso sia». Questo un altro dei passaggi del post del sindaco. «È grave - scrive de Magistris - che un ministro, importante esponente politico, segretario di un partito, strumentalizzi, a fini di parte, forse addirittura personali, un'istituzione che è garanzia per tutte e tutti. Le forze di polizia hanno un potere enorme, soprattutto di incidere sulla vita delle persone, nel bene e nel male, sulle libertà individuali e civili, quindi non deve essere consentito a nessuno di strumentalizzarle, anche solo correndo il rischio di trascinarle in una logica di appartenenza, pur nella certezza che le donne e gli uomini della Polizia di Stato non si fanno certo strumentalizzare da nessuno. Ma il messaggio che passa potente nella comunicazione è inaccettabile». 

M5S. Il Movimento 5 Stelle «passerà alla storia per aver catapultato Salvini da braccio destro di Berlusconi a vicepremier del “governo del cambiamento", consentendogli di raddoppiare i consensi e facendolo percepire come il vero dominus politico del governo». Così de Magistris nel lungo post su Facebook nel quale si scaglia contro il vicepremier Matteo Salvini e la sua scelta di utilizzare «nei luoghi più disparati» vestiario e segni distintivi della Polizia di Stato. «Nel 2009 - ricorda de Magistris - indossava una maglietta con la scritta “Padania is not Italy" e oggi indossa un altro titolo: prima gli italiani. Il mio pensiero è che è solo un abilissimo politico con un grande senso dell'opportunismo, se del caso da usare anche, senza scrupoli, sulla pelle dei più deboli, ancor meglio se hanno il colore della pelle nera». 

Sul tavolo di Salvini l'elenco dei terroristi latitanti

Trenta terroristi latitanti, 27 di sinistra e tre di destra: i loro nomi, a quanto si apprende da fonti del Viminale, sono sul tavolo del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini. Si tratta dell’elenco aggiornato che Intelligence e Forze dell’Ordine hanno rielaborato dopo l'arresto di Cesare Battisti. Dei trenta, 14 sono localizzati in Francia. Il governo italiano, su impulso di Salvini, è pronto a passi ufficiali per chiedere collaborazione ai Paesi che stanno ospitando i latitanti. A partire da Parigi. L'obiettivo è assicurare i terroristi alla giustizia italiana, come avvenuto per Cesare Battisti.

«Se serve, sono pronto a partire per Parigi per incontrare Macron, pur di riportare in Italia questi assassini», ha detto il ministro dell'Interno.

Salvini ad Afragola: «Lo Stato c'è ed è più forte di qualche balordo»

AFRAGOLA. Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini è arrivato al Municipio di Afragola. Salvini è stato accolto da un applauso al momento del suo arrivo nella piazza antistante il Municipio, all'interno del quale ha incontrato il sindaco Claudio Grillo. Ad attenderlo in piazza il sottosegretario Pina Castiello. Ad Afragola negli ultimi giorni si sono verificate 8 esplosioni all'esterno di altrettanti esercizi commerciali. Dopo l'incontro in Municipio con il sindaco e con la stampa, Salvini si è recato al Rione Salicelle, noto per l'alta densità criminale, dove ha visitato il Commissariato di Polizia e la Stazione dei Carabinieri. A seguire, accompagnato dal sindaco Grillo, il ministro ha fatto visita al bar tabaccheria in corso Meridionale che ha subito 12 rapine in 3 anni, intrattenendosi con il proprietario.

IL MINISTRO. «Lo Stato c'è ed è più forte di qualche balordo» ha detto il ministro al termine dell'incontro, parlando ai giornalisti. «Se qualcuno ha pensato di fare qui la voce grossa ha sbagliato» ha spiegato. «Un ministro deve rispondere coi fatti, e nel 2019 risponderemo per Napoli e provincia e per l'intera Campania, ci saranno centinaia di divise in più. Sono già arrivati più carabinieri, poliziotti, e altri ne arriveranno - ha aggiunto - abbiamo stanziato decine di milioni di euro per impianti di videosorveglianza, fondamentali per l'accertamento  delle colpe. Altri segnali di legalità, ordine e rispetto delle regole saranno dati nelle prossime settimane». 

RIONE SALICELLE. «Nelle prossime settimane non nei prossimi mesi ci sarà un intervento rigoroso per liberare le case popolari occupate abusivamente da anni». Il caso riguarda il rione Salicelle. «Chi dovesse reagire - aggiunge - se ne assumerà le conseguenze civili e penali». 

 

Video su Battisti, esposto contro Bonafede

La camera penale di Roma sta preparando un esposto dopo il video pubblicato sul profilo Facebook del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, in cui si riprendono le fasi legate all'arrivo in Italia di Cesare Battisti. Appena ultimato l'esposto sarà presentato in procura.

Nelle scorse ore, il video postato dal Guardasigilli ha sollevato un polverone di polemiche ed è stato oggetto di una valanga di commenti negativi e di critiche. A colpire di più la musica, adatta più al filmino di un matrimonio che a un video montato per ricordare i momenti principali dell'arrivo in Italia, all'aeroporto militare di Ciampino, dell'ex terrorista dei Pac Cesare Battisti. La clip si apre con una serie di immagini in bianco e nero, istantanee della vita di Battisti prima dell'arresto. Poi il racconto, circolato su tv e siti, dalla discesa dell'aereo alla saletta dell'aeroporto, con il 'palchetto' allestito per i ministri presenti, il discorso di Bonafede, la folla di telecamere, fotografi e cronisti.

A sollevare critiche sul video è stato anche il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà, Mauro Palma, che ha chiesto a Bonafede la rimozione del filmato. "Il video postato dal ministro della giustizia e pubblicato sulla rivista online ministeriale si aggiunge a quel riferimento al 'marcire' che il ministro dell'Interno ha più volte espresso in suoi video: riferimento che indica una finalità della pena detentiva opposta a quella voluta dalla nostra Costituzione" afferma Palma.

''Come Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà - spiega - ho atteso che calasse il clamore attorno all'operazione che ha riportato Cesare Battisti alla doverosa realtà dell'esecuzione di quella pena che la giustizia gli ha inflitto per quanto commesso. Un punto di arrivo che avrebbe richiesto un atteggiamento sobrio sul piano istituzionale e su quello della comunicazione. Non è stato così.

Il Garante "se da un lato confida - sulla base della più volte affermata volontà del ministro della giustizia del pieno rispetto della dignità di ogni persona - che si provvederà a rimuovere tali video, d'altro canto ritiene suo compito ricordare che epiteti, frasi e immagini che puntano ad acquisire consenso attraverso il ricorso a un linguaggio del tutto estraneo a quello del Costituente, finiscono per consolidare una cultura di disgregazione sociale e di tensione di cui il Paese non ha certamente bisogno''.

Quando Salvini diceva «mai esibire un catturato»

Il palchetto all'aeroporto di Ciampino per la conferenza stampa, il sorriso alla telecamera in divisa della Polizia e le decine di tweet sulla cattura di Cesare Battisti in sole ventiquattro ore. Eppure c'è stato un tempo in cui Matteo Salvini si diceva fermamente contrario alla "spettacolarizzazione" degli arresti. "Non la sopporto", tuonava infatti il ministro nel 2015 dalle pagine di Panorama in un'intervista dal titolo 'Da Yara a Loris: la cronaca nera secondo Matteo (Salvini)', la stessa in cui attaccava Alfano per aver twittato "a indagini in corso". Allora, il ministro dell'Interno sembrava avere le idee piuttosto chiare sul tema: conversando di cronaca nera e delle immagini dell'ingresso in carcere di Veronica Panarello, poi condannata per l'omicidio del figlioletto Loris, il leader del Carroccio giudicava "raccapriccianti, da far vergognare" le riprese con tanto di insulti della folla davanti alla prigione.

La colpa? Per Salvini della "spettacolarizzazione" degli eventi. Problema cui il leghista avrebbe così posto rimedio: "Chiederei agli inquirenti, agli avvocati, ai magistrati, di fare tutto nel massimo riserbo e nel massimo silenzio. Non dovrebbe trapelare - spiegava a Panorama - nessuna notizia, fino al processo non dovrebbe uscire nulla sui giornali. Poi non bisogna mai esibire un catturato. Se devi portare via uno, lo porti via di nascosto, la notte. Vedi Bossetti, per esempio", sosteneva.
Poi la stoccata all'allora ministro Angelino Alfano, 'reo' insieme alla stampa di aver in qualche modo alimentato il 'circo mediatico' intorno al caso Bossetti fra "notizie e indiscrezioni sui giornali che investono la moglie, i parenti, le sorelle. Valanghe di fango per tutti. Una porcheria. Anche la politica - spiegava - ci ha messo del suo in questo caso, il ministro dell’interno Angelino Alfano che un minuto dopo l’arresto twitta abbiamo preso l'assassino". E ancora: "Un ministro dell'Interno che twitta su indagini in corso non merita neppure un commento. Il fatto in sé la dice tutta sul quel personaggio lì". Tre anni dopo, diventato titolare del Viminale, un 'cinguettio' su dei fermi a blitz ancora in corso costerà a Salvini una durissima polemica con la procura di Torino e i vertici del Csm.

Regionalismo differenziato, bagarre in Consiglio regionale

NAPOLI. «Le Cinque Stelle, quando non sono d'accordo con quello che dice un collega, hanno una tecnica molto semplice: impedirgli di parlare. Questo per me si chiama squadrismo». Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, al termine della seduta monotematica del Consiglio regionale della Campania sul regionalismo differenziato, durante la quale ci sono stati momenti di tensione con i consiglieri del Movimento 5 Stelle. «Manca in alcuni di questi esponenti l'abc della cultura democratica. Mi è stato impedito l'esercizio del mio diritto alla parola, come già accaduto ripetute volte, perché ci sono stati consiglieri che non essendo d'accordo con i contenuti del mio intervento hanno ritenuto di mettere in campo una campagna di aggressione personale, tradotta nel togliere la parola al presidente della Regione Campania. Assistiamo alla ripetizione di un'assoluta mancanza dell'abc della cultura democratica», ha concluso. 

SUD A TESTA ALTA. «Dobbiamo contrastare la tendenza a separare le Regioni ricche dal resto del Paese, ma potremo presentarci a discutere di federalismo solo se ci presentiamo con il Sud a testa alta» ha detto De Luca nel suo intervento. «Se ci presentiamo con l'immagine del Sud straccione, inconcludente, clientelare e amministrativamente nullo - ha aggiunto De Luca - credo che non avremo nessuna credibilità. Dobbiamo presentarci come classe dirigente che fa la sua battaglia di civiltà nel Sud, perché c'è un divario di civiltà e di spirito civico tra Nord e Sud di cui dobbiamo prendere atto. Oggi dobbiamo sapere che la realtà più dinamica d'Italia è Milano, dove si ragiona a 20 anni, dove si accetta la sfida della competizione con il resto del mondo, dove si respira un clima di fiducia nel futuro, dove ci sono i grandi flussi finanziari». Anche per questo, ha sottolineato De Luca, «l'8 febbraio inaugureremo la sede di Regione Campania e Unioncamere a Milano proprio per collegarci a quei flussi finanziari». 

LOMBARDIA DA SOLA NON CONTA NULLA POLITICAMENTE. «Oggi la Lombardia è la regione più ricca non d'Europa, ma del mondo. Secondo me Milano è il vertice della ricchezza e della qualità della vita nel mondo. Ma bisogna essere ciechi per non capire che la Lombardia da sola rischia di essere una piccola Olanda, un piccolo Lussemburgo che sul piano politico non conta assolutamente nulla». Lo ha detto il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, intervenendo nel corso seduta monotematica del Consiglio regionale della Campania sul regionalismo differenziato. «Le vicende della storia e i cicli economici sono fatti di alti e bassi - ha aggiunto De Luca - e solo qualche decennio fa esaltavamo il Nordest, che poi è entrato in crisi. Anche la Lombardia e le Regioni ricche hanno interesse a essere parte dinamica di un grande Paese». 

Flop Grillo a Oxford, social all'attacco

La notizia del 'flop' di Beppe Grillo a Oxford rimbalza sui social. E la rete va all'attacco del comico padre nobile e garante del M5S. A fornire un dettagliato resoconto della giornata nera di Grillo, ospite ieri degli studenti del prestigioso ateneo britannico, è stato il Corriere della Sera, presente all'incontro nel quale il pentastellato è stato duramente contestato fra cori di "buu" e qualche "buffone". Ad accendere la miccia, sembra, soprattutto le posizioni di Grillo sui vaccini, ma anche la vaghezza delle risposte del comico a precise domande ripetute più volte e la tendenza dell'ospite al monologo. Un comportamento, quello descritto dal Corsera, che la platea non ha per nulla apprezzato: "Sei patetico!" e "la politica è una cosa seria", alcune delle grida indignate fra i presenti e riportate dal quotidiano.

Il flop a Oxford ha prevedibilmente sollevato un polverone sui social dove molti utenti hanno voluto lasciare un commento, talvolta al vetriolo, sull'esito della trasferta del garante. "Beppe Grillo contestato a Oxford su vaccini e AIDS replica dicendo: "Non siete cortesi". Proprio lui che aveva un "vaffanculo" per tutti", sottolineano, chiedendo poi di trovare "le differenze: Grillo preso a pesci in faccia a Oxford, in Italia ha fondato con una società di marketing un partito che ora governa. Fermiamo la fuga di cervelli, chiediamo ai cervelli all'estero di invaderci". E ancora: "Grillo a Oxford: la prima esperienza di fronte ad un pubblico pensante è stata un vero trauma" oppure "a quanto pare i feedback cambiano quando, anziché dire minchiate in una piazza colma di presuntuosi e presunti saccenti, si "professa" davanti a chi i libri li ha aperti e non solo per colorarli". Ironizzano gli utenti, mentre assicurano che le contestazioni non saranno certo un'esclusiva degli studenti inglesi: "Vorrei solo dire che se venisse in qualsiasi università d'Italia faremmo la stessa identica cosa di Oxford. Io - scrive Carolina - garantisco per i miei colleghi".

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