Sabato 16 Febbraio 2019 - 13:17

Migranti, de Magistris firma direttiva per l'iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo

NAPOLI. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha firmato una direttiva dando disposizione agli uffici dell'anagrafe comunale di procedere con l'inserimento anagrafico dei cittadini migranti presenti sul territorio cittadino ed in possesso del permesso di soggiorno temporaneo per richiedenti asilo. «Nonostante l'attuale legge 132/2018 all'articolo 13 primo comma formalmente impedisca l'iscrizione anagrafica dei migranti in possesso di tali requisiti posti per vari motivi al di fuori dei circuiti dell'accoglienza, riteniamo che un simile provvedimento sia lesivo da un lato della dignità e dei diritti delle persone e rischioso dall'altro per gli enti locali che si propongono di mettere in campo tutte le procedure necessarie per promuovere politiche di inclusione sociale e di contrasto alla povertà estrema» affermano in una nota l'Assessore ai diritti di cittadinanza Laura Marmorale e l'Assessore all'anagrafe Monica Buonanno.

«Nel corso degli ultimi anni, difatti, in particolar modo da quando si è radicata la costituzione dei Cas (centri di accoglienza straordinaria) sui territori, abbiamo potuto notare l'inefficienza di tale sistema di accoglienza, che ha prodotto un numero altissimo di fuoriusciti da tali circuiti che spesso, quando non riuscivano ad essere assorbiti nei percorsi Sprar, finivano con “l'abitare" le strade delle città (quelle più grandi in particolare), andando ad ingrossare ulteriormente le fila delle persone senza dimora la cui cura e presa in carico ricade prevalentemente sugli enti locali - continuano - La possibilità di una iscrizione anagrafica consentiva, di conseguenza, la possibilità di inserire questi migranti nei circuiti di accoglienza anche a bassa soglia e di orientarli correttamente ai servizi di base, compresi quelli sanitari, per cui risulta necessaria la residenza, soprattutto per cure mediche specialistiche o per ricoveri dedicati. L'attuale ridimensionamento delle strutture Sprar (che di fatto ne mortifica e riduce drasticamente le potenzialità e le capacità di accoglienza) e l'impossibilità di iscrivere i richiedenti asilo ai circuiti anagrafici produrrà intere sacche di persone abbandonate, escluse, emarginate, aumentando, di fatto, anche la possibilità di conflitto sociale con la popolazione locale e, in ultimo, renderà praticamente impossibile, per le Commissioni territoriali, rintracciare i richiedenti asilo sui territori per comunicare le date delle audizioni o i loro esiti».

«Pur consapevoli dell'impossibilità di non applicare una legge dello stato e in attesa che gli organi competenti ne valutino il carattere di incostituzionalità - concludono - il Comune di Napoli, anche al fine di valutare e tarare le proprie politiche di contrasto alla povertà estrema, attraverso la direttiva del sindaco de Magistris, dà mandato all'Ufficio Anagrafe di non privare i cittadini stranieri richiedenti asilo posti al di fuori dei circuiti di accoglienza della possibilità di essere inseriti nell'elenco della popolazione temporanea previsto dall'art. 32 del d.p.r. 223/1989, quale minima misura di tutela dei diritti fondamentali ad essi facenti capo, indicando anche, come indirizzo di prossimità, la sede del Servizio comunale centrale di Contrasto alle Nuove Povertà per poter consentire di ricevere e inviare comunicazioni alle commissioni territoriali».

IL VIDEO

Il presidente della Camera Roberto Fico allo spettacolo di Beppe Grillo

NAPOLI. «Stasera non parlo di temi politici, sto assistendo allo spettacolo di un amico». Nessun commento dal presidente della Camera, Roberto Fico (nella foto Agn di Stefano Renna), su Tav, reddito di cittadinanza e sulla tenuta del governo gialloverde. Avvicinato dai giornalisti all'esterno del teatro Diana di Napoli, dove si svolge “Insomnia”, lo spettacolo di Beppe Grillo, Fico dice di essere «contento» della presenza del comico genovese a Napoli: «Era parecchio che non l'ascoltavo, lui è un mio amico, è nella mia città, quella che amo e per cui Beppe si è speso molto negli ultimi 14 anni». Quella di stasera è la seconda serata dello show del comico genovese nella sala vomerese. Beppe Grillo è entrato nel teatro senza fermarsi a parlare con i giornalisti.

Fondi a Radio Padania, è polemica

E' polemica sui fondi a Radio Padania, dopo l'articolo pubblicato oggi dal quotidiano 'la Repubblica' secondo il quale il ministero dello Sviluppo Economico guidato da Luigi Di Maio avrebbe stanziato 70mila euro per l'emittente diventata digitale dal 2016. Fondi, scrive il quotidiano, "che potrebbero aumentare se il ministero dell'Economia assegnerà al fondo per il pluralismo dell'informazione la quota di extragettito del canone Rai".

Tra i primi a commentare la notizia, l'ex presidente della Camera Laura Boldrini: "Non solo dopo aver gridato 'onestà, onestà!' si sono alleati con chi ha illecitamente sottratto 49 milioni di euro ai cittadini. Ma ora Di Maio fa i tagli all'editoria tranne che alla radio leghista a cui il Mise regala 70.000 euro di soldi pubblici scrive su Twitter la deputata di Leu accompagnando il post con gli hashtag #DoppiaMorale e #RadioPadania.

"Il bello - le fa eco il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci - è che dicevano di perseguire il modello BBC. Tagliano progressivamente fondi editoria, dimezzano risorse per convenzione con Radio Radicale, però poi Di Maio stanzia 70mila euro per Radio Padania".

A stretto giro, la replica di Di Maio: "Oggi 'Repubblica' e la Boldrini mi attaccano sul finanziamento a Radio Padania. Bene! Così posso chiarire la questione - dice il vicepremier in una diretta Facebook -. Prima di tutto ancora non abbiamo assegnato un solo euro a nessuna emittente radiofonica, perché ho predisposto un supplemento di istruttoria sulle radio politiche che otterranno questi finanziamenti grazie al bando del governo Gentiloni. Infatti criteri per cui risultano assegnati questi fondi sono di un bando fatto nel 2017".

"Praticamente - aggiunge Di Maio - i soldi a Radio Padania glieli ha dati il Pd. Che geni! Ma mi duole informare la sedicente sinistra che nell’elenco c'è anche Radio Popolare, emittente cara a Laura Boldrini, leader di quella sinistra ipocrita ma col portafoglio sempre pieno di soldi pubblici, a cui spetterebbero solo questo anno più di 370mila euro (a Radio Padania 70.000)".

"Sono tante le norme che dobbiamo rivedere sui finanziamenti pubblici e ci stiamo già lavorando. Una cosa è certa: per il prossimo bando - conclude Di Maio - la musica cambia. Come è cambiata per i finanziamenti ai giornali, per i vitalizi e per le pensioni d'oro".

 

Salvini: mai legalizzazione cannabis

ROMA. "Non passerà mai e non è nel contratto di governo". Così il vice premier Matteo Salvini a margine dell'inaugurazione di una nuova sede dell'Ugl, a Milano, rispondendo a una domanda relativa alla proposta di legge sulla cannabis, dei Cinquestelle. "Se dobbiamo sconfiggere davvero la criminalità togliamo dalle strade la prostituzione a cielo aperto, come fanno in altri Paesi" aggiunge poi in diretta Facebook da Milano. "Pensiamo a questo piuttosto che pensare a legalizzare le canne", sottolinea Salvini. "Qualche parlamentare di preoccupa di legalizzare le canne, non c'è nel contratto e non penso sia priorità di questo Paese", aggiunge il ministro dell'Interno.Uno stop mal digerito da Matteo Mantero, senatore M5S e firmatario del ddl sulla legalizzazione della cannabis. "Esiste il contratto di governo - dice all'AdnKronos Mantero - ma anche la Costituzione, che dà al Parlamento la centralità del potere legislativo". "Su questi temi - insiste il senatore ligure - il Governo dovrebbe farsi da parte senza mettere in forse l'equilibrio della maggioranza e lasciare che il Parlamento faccia il suo percorso, con maggioranze anche trasversali. Magari con possibili contributi anche da parte della Lega, perché non credo che tutti i leghisti si oppongano al ddl in maniera pregiudiziale. Quelli che si informano non hanno una opinione in contrasto con la legalizzazione". "Peraltro dal ministro dell'Interno mi aspetterei un po' di attenzione, visto che la Direzione distrettuale antimafia da anni dice che il contrasto alle droghe leggere è inefficace e che la legalizzazione infliggerebbe un enorme colpo alla criminalità organizzata", osserva ancora Mantero.

Fonti Lega: «Crisi di governo dietro l'angolo»

"Una crisi di governo è possibile e potrebbe anche essere prima delle Europee". E' quanto sostengono con l'AdnKronos autorevoli fonti della Lega, convinte che, per quanto pubblicamente lo stesso Matteo Salvini smentisca questa ipotesi, la crisi sia ineludibile: "Come si fa ad andare avanti così? Tav sì, tav no, migranti sì, migranti no, Pedemontana sì, Pedemontana no. Non può durare una situazione così comica". Le fonti, certe di un nuovo successo della Lega, indicano le regionali del 9 e 10 febbraio in Abruzzo come il momento di un possibile 'redde rationem' con gli alleati del M5S; al massimo subito dopo le elezioni europee del 26 maggio.

Decreto sicurezza, Daniele: reazione del centrosinistra inadeguata

NAPOLI. "Il decreto sicurezza fa schifo. Non risponde alle esigenze di sicurezza del paese e, soprattutto, non investe nel comparto, almeno nel Mezzogiorno, dove il contrasto alla criminalità necessiterebbe di forti investimenti nel settore". A dichiararlo il consigliere regionale Gianluca Daniele che prosegue: "Invece di avviare una grande lotta unitaria di tutte le forze di centrosinistra, partendo dai Presidenti di Regione e dai Sindaci, assistiamo al solito spettacolo di divisioni tra chi è più di sinistra, nella totale assenza di un’iniziativa politica da parte del principale partito di opposizione, il Partito Democratico, sia a livello nazionale che a livello locale. Entrando nel merito del decreto va sottolineato che l’introduzione del taser, esteso ai vigili urbani nei comuni al di sopra dei 100mila abitanti partirà in fase sperimentale e senza molte indicazioni sull’utilizzo, invece, all’estero viene indicato, per esempio, per quali motivi può o non può essere usato. Rispetto alla pratica delle regolarizzazioni c’è il rischio concreto che questa crei ancora più clandestini senza possibilità di rimpatrio con i problemi che ne deriverebbero per i comuni ospitanti. Per quanto riguarda le forze di polizia saranno stanziati 38 milioni per gli straordinari e le indennità accessorie. Una cifra ridicola nemmeno sicura! A mio avviso per lavorare serenamente servirebbero almeno 500 milioni per l’assunzione di circa 8000 poliziotti che andrebbero a sanare, in parte, i danni causati dal blocco del turnover con la perdita di ben 10 mila unità e tagli di circa 7 miliardi avvenuti negli ultimi dieci anni. Secondo me - prosegue Daniele - bisogna affrontare la questione dal punto di vista politico per quanto concerne una grande forza riformista e di sinistra. Infatti, va messa in atto una grande mobilitazione nel Paese delle forze politiche e sociali per denunciare le carenze normativi del decreto e la scarsità di risorse che sono destinate al comparto sicurezza. Sono fermamente convinto - conclude il consigliere - che la strada intrapresa con il decreto sicurezza sia sbagliata perché contrasta con i valori di solidarietà, accoglienza e uguaglianza. Sicurezza e sviluppo si creano attraverso la difesa di questi valori e della libertà degli esseri umani di potersi spostare e circolare e di essere tutelati e salvati".

Baglioni e migranti, è bagarre

E' polemica sulle dichiarazioni di Claudio Baglioni sui migranti. Parlando durante la presentazione del festival, il direttore artistico di Sanremo ha attaccato il governo sul caso 'Sea Watch'. Un attacco che avrebbe provocato imbarazzo tra i vertici di Rai 1. Secondo quanto scrive il quotidiano 'La Stampa', sulla base di quanto riferito da persone vicine alla direttrice della rete ammiraglia Teresa De Santis, l'uscita dell'artista avrebbe fatto naufragare l'ipotesi di un Baglioni Ter per il Festival della canzone italiana.

"Non voglio commentare, però sappiate che sono al lavoro" ha fatto sapere il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, replicando ai deputati Pd Michele Anzaldi, segretario della Vigilanza Rai, e Alessia Morani della presidenza del gruppo dem alla Camera, che sollecitavano un suo intervento su quella che loro definiscono "minaccia a mezzo stampa" da parte del direttore di Rai1 al conduttore del Festival. 

IL PD - "Il direttore di Rai1 minaccia a mezzo stampa il conduttore della principale trasmissione di Rai1 e della Rai, Sanremo, ma dalla commissione di Vigilanza arriva solo un silenzio tombale" hanno detto Anzaldi e Morani. "Mai si era assistito - aggiungono gli esponenti dem - ad un caso del genere, con l'annuncio di epurazione del direttore artistico del Festival prima ancora che il Festival abbia inizio, peraltro per una semplice dichiarazione perfettamente in linea con la storia e l'attività di tanti anni di Baglioni sull'accoglienza. Con la Vigilanza di Zavoli, di Gentiloni, di Storace, la direttrice Teresa De Santis sarebbe già stata convocata per chiarire".

SINDACO MARTELLO - Sul caso interviene anche il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello. "Ho conosciuto Claudio Baglioni" e "lo stimo non solo per le sue grandi qualità artistiche: è un uomo che merita rispetto. A proposto delle sue parole pronunciate di recente, andrebbero lette tutte, non bisogna fermarsi ai titoli". 

"È vero, il tema della migrazione comprende aspetti dei quali si parla troppo poco e credo che la preoccupazione di Baglioni sul clima che si vive in Italia sia un atto d’amore per il nostro Paese. Purtroppo però - prosegue Martello - come spesso accade, tutto viene appiattito sul piano delle polemiche quando invece bisognerebbe dedicare attenzione al merito delle cose".

ASSOCIAZIONE - Per l'associazione 'Lampedus'Amore', che ogni anno organizza il Premio internazionale di giornalismo dedicato a Cristiana Matano a Lampedusa, dove la giornalista riposa, "Baglioni ha espresso un’opinione sulla vicenda dei migranti". L'associazione "non può esimersi dal constatare che le reazioni contro l’artista sono state estremamente pesanti e vanno stigmatizzate con forza". E ancora: "Traduzione: Claudio Baglioni è uno di noi. Ha partecipato al nostro convegno durante la prima edizione, conosce profondamente Lampedusa, conosce la disperazione della gente che arriva, conosce la forza dell’amore. A lui, noi di 'Lampedus'Amore' diciamo solo una cosa: Claudio, canta e non fartela passare mai!".

Quota 100 e reddito, Cdm slitta ancora

Slitta ancora il Consiglio dei ministri su reddito di cittadinanza e quota 100. Avrebbe dovuto tenersi oggi, poi domani ma, salvo cambi di programma dell'ultimo minuto, si terrà la settimana prossima. A rallentare la “corsa" del provvedimento, gli scontri tra i due alleati di governo sulla disabilità. Ora con ogni probabilità il Cdm si svolgerà venerdì 18 gennaio. Lunedì, infatti, a quanto apprende l'Adnkronos il vicepremier Luigi Di Maio dovrebbe partire alla volta degli States, per fare rientro in Italia giovedì 17.

Intanto oggi a Palazzo Chigi un Consiglio dei ministri si terrà, ma su misure in scadenza. E in odg non dovrebbe esserci nemmeno il nodo della presidenza Consob, nonostante Di Maio abbia ieri ufficializzato il nome di Marcello Minenna.

Ieri il nodo della disabilità è stato affrontato durante il vertice in tarda serata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i due vicepremier. Di Maio avrebbe ribadito che il reddito di cittadinanza è una misura a contrasto della povertà, dunque destinata ad aiutare anche quei 260mila disabili che vivono sotto la soglia di povertà assoluta e che, per tutti loro, il reddito sarà svincolato dall'accesso al mondo del lavoro e dalla trafila dei centri d'impiego.

I soldi per fare di più - il ragionamento emerso durante il vertice tra i tre - al momento non ci sono. Ma i prossimi giorni saranno decisivi per chiudere questo nuovo fronte. Dalle file del M5S sottolineano - come fatto ieri lo stesso Di Maio - che il reddito di cittadinanza 'viaggia' insieme a quota 100, dunque rallentare il via libera alla misura vorrebbe dire frenare anche il restyling della legge Fornero.

 

 

Forza Italia, Caldoro nominato responsabile del Dipartimento Autonomie

NAPOLI. Stefano Caldoro è il responsabile del nuovo Dipartimento di Forza Italia “Autonomie". L'ex governatore campano e parlamentare Pdl “ritorna" in azzurro con un incarico affidatogli dal presidente del partito Silvio Berlusconi, su proposta del senatore Adriano Galliani, coordinatore nazionale dei Dipartimenti azzurri. Ad annunciare la nomina una nota di Fi. «Ringrazio il presidente Berlusconi, il senatore Galliani ed i vertici di Forza Italia per la responsabilità ricevuta, ruolo che svolgerò con il massimo impegno e partecipazione». Il commento di Caldoro sui social. 

«Amici delle banche», gogna social contro i 5S

«Ah ora le banche si possono salvare?». All'indomani del via libera del governo gialloverde al decreto per Carige, la Rete si scatena prendendo di mira in particolare il M5S. Fioccano su Twitter foto ritoccate e vecchi video in cui Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista si scagliavano contro i salvataggi delle banche da parte del Pd. L'accusa è quella di essere incoerenti. C'è chi nota come «il salvataggio di Carige deciso dal governo del cambiamento» non sia diverso da «quelli messi a punto per altre banche da Renzi e Gentiloni». E si chiede: «Anche i 5 Stelle amici delle banche?».

Qualcuno lancia l'hashtag: «#Carige is the new Etruria», per poi aggiungere ironicamente: «Non è un Salva-Banche, ma un Tutela-Risparmiatori». Ricordando la lista delle cose fatte stilata da Di Maio, un utente scrive: «Salvare una banca con soldi pubblici: fatto». In un altro tweet si legge: «Quale neologismo inventerà il governo per definire il salvataggio di Carige? Pace bancaria?». Qualcuno, citando una famosa intercettazione di Piero Fassino, ironizza: «Abbiamo una banca». Mentre un altro scrive: «Mi aspetto una dichiarazione di Di Maio che spiega che era impossibile non intervenire perché era già stato deciso dal governo precedente».

C'è chi scomoda anche il Garante del Movimento: «Ironia della sorte sarebbe che alla fine Grillo abbia un conto là». E chi tira in ballo il caso della nave Sea Watch. «Si sono confusi: dovevano salvare 49 disperati e invece hanno salvato la Carige», si legge in un tweet. «Potevano chiedere a Malta di salvare Carige», ironizza un altro. E ancora: «Salviamo solo le banche donne e le banche bambine». In molti fanno notare che «il governo del cambiamento» si è limitato a «cambiare banca». Tirando le somme qualcuno sentenzia: «Dopo Carige possiamo tranquillamente affermare che moriremo democristiani».

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