Mercoledì 19 Dicembre 2018 - 17:41

Presunto caso di lavoro nero nell'azienda del padre, rivolta contro Di Maio

"Come ci si sente ora, ministro?". La domanda, una delle tante, spunta nei commenti all'ultimo post di Luigi Di Maio. Reduce ieri sera dalla puntata delle Iene - che hanno denunciato un presunto caso di lavoro nero nell'azienda del padre -, il vicepremier ha voluto infatti commentare il servizio del programma su Facebook, prendendo le distanze da eventuali comportamenti scorretti del genitore che, sostiene, "ha fatto degli errori nella sua vita". Uno sfogo più che un commento politico, sotto il quale il leader pentastellato ha potuto contare su decine e decine di commenti di incoraggiamento. Ma, a fianco delle parole di sostegno dei tanti, ecco spuntare anche quelle - durissime - dei delusi, che al ministro non intendono perdonare la presunta scivolata paterna, e quelle dei detrattori che citano il "caso Tiziano Renzi" parlando di "due pesi e due misure" del M5S.

"Luigi, perdonami ma stavolta mi cascano le braccia", scrivono, spiegando come "prima la casa condonata, ora questo" inizi ad essere "troppo.....va bene tutto ma così è abbastanza. Per il bene del MoVimento ti prego dimettiti". "Credevo in te, ora non so cosa pensare", aggiungono, parlando di "delusione incredibile", di "shock", di "imperdonabili piccoli errori che minano la credibilità del M5S". Delusione nelle parole degli elettori cinquestelle, sì, ma anche tanta rabbia e per qualcuno la speranza che dall'altra parte del mondo tornino presto 'i rinforzi': "Ormai sei finito - puntano il dito senza troppi giri di parole -. Non possiamo più crederti... Speriamo che Alessandro torni dall'America presto!". E proprio Di Battista viene invocato più e più volte nei commenti sparsi per i social. Espressione del lato 'duro e puro' dei Cinquestelle, l'ex deputato è infatti visto come "unico successore possibile", ma anche "unico in grado di riparare al danno" d'immagine che "te e paparino" avrebbero arrecato al M5S. "Dibba - del resto - è l'onestà in persona", e per alcuni "quello che ci vuole dopo queste continue bugie e figure di me...". "Spero che questa storia non sia vera!!!! senno non vi crederò più!!!", un'altra riflessione comune.

Alla delusione e rabbia degli elettori pentastellati, si aggiungono poi quanti - già lontani dalle posizioni del Movimento - colgono l'occasione per ricordare l'atteggiamento di Di Maio e del M5S nei confronti di Tiziano Renzi e il caso Consip. Gli attacchi sono durissimi. Al ministro viene dato del "vigliacco" che "rinnega addirittura suo padre" che parla "solo ora che ti hanno sgamato" mentre "sul padre di Renzi (innocente) avete fatto campagna elettorale diffamatoria e Renzi non ha mai preso distanze dal padre per recuperare punti percentuali". Di Maio sarebbe quindi "un cinico", che insieme ai Cinquestelle ha "intinto la penna nell'odio e nella diffamazione continua", uno che dovrebbe chiedere "scusa per quel tiro al massacro che avete fatto".

"In un Paese serio un Ministro del Lavoro il cui padre teneva lavoratori in nero si sarebbe dimesso", rincarano la dose, mentre parlando di "campagna di fango che esponenti del Suo movimento portarono avanti" contro papà Renzi. "Bravo ministro - continuano -, ha ragione quando dice che Suo padre e la sua azienda non c'entrano con Lei. Purtroppo mi deve essere sfuggito il Suo post di scuse e solidarietà a Matteo Renzi...".

"La responsabilità dei padri non ricada sui figli", dicono ancora, per poi chiedere: "Ma perché sta cosa non valeva anche per la Boschi?". E ancora: "Come ci si sente ad essere messi alla gogna per colpe di altri? Devi dimetterti, SUBITO!", intimano, sottolineando come "se fosse venuto fuori sul padre di Renzi quanto avresti sbraitato, accusato, infangato..... Ti sta bene". D'altra parte, commentano, con Tiziano Renzi "hai rotto gli zebedei ed era pure innocente. Come al solito due pesi e due misure". I commentatori sono impietosi: "State ricevendo ciò che per anni avete fatto contro gli avversari slealmente: calunniare su mezze verità proliferando bugie. Ora non faccia la vittima ministro, che è sempre stato dall'altra parte".

"Paraculo!", gridano ancora, mettendo nel calderone anche l'ultimo caso che ha smosso il M5S, quello del candidato sindaco - poi arrivato secondo - di Corleone: le stesse distanze prese da Di Maio dal padre, spiegano infatti, "sono state prese dalle famiglie dei mafiosi qui a Corleone... non vedo la differenza! Come ritiene di esser estraneo a determinate situazioni, lo sono anche le famiglie di Corleone! La aspettiamo qui per un confronto. Si fa presto a dire mafia, ma tutto ciò che non è lecito fa parte di quel sistema! Rifletta. Ha condannato - accusano - un paese!".

Salvini: «Malta abbandona migranti, ci risiamo»

"Ci risiamo. Un pattugliatore maltese ha invertito la rotta, abbandonando un gommone con 150/200 immigrati in mezzo al Mediterraneo e in direzione dell’Italia". Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Salvini. "La Valletta - sottolinea Salvini - aveva preso il coordinamento delle operazioni di soccorso, ma come al solito sta cercando di rifilare gli immigrati al nostro Paese. È l’ennesima vergogna, degna di questa Unione europea incapace e dannosa. A Bruxelles sono troppo impegnati a scrivere letterine contro l’Italia per occuparsi di questi problemi".

Missione Bruxelles

Per l'Italia, le porte dell'Europa sono aperte. Lo ha ricordato ieri il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici, sottolineato come il dialogo con Roma sia un imperativo. E stasera il premier Giuseppe Conte lo terrà a mente quando siederà al tavolo con Jean Claude Juncker per la cena di lavoro organizzata a Bruxelles, a palazzo Berlaymont. I due sono d'accordo per vedersi alle 19.30, subito dopo il faccia a faccia del presidente della Commissione europea con la premier britannica Theresa May, in vista del Consiglio europeo sulla Brexit che si terrà domani.

Stasera Conte sarà accompagnato dal ministro dell'Economia Giovanni Tria, mentre con Juncker dovrebbero esserci Moscovici e il vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis. Portata principale, neanche a dirlo, la procedura d'infrazione dopo la bocciatura della manovra. La missione sarà arrivare a un negoziato con l'Ue chiedendo "tempi molto distesi" per la manovra, si parla di sei mesi, prima di attuare la procedura di infrazione per deficit eccessivo. La scommessa è che nel frattempo l'economia riprenderà a girare, favorita dalle misure per gli investimenti previste in manovra. Il governo non intende rinunciare alle riforme, pur aprendo a eventuali rimodulazioni.

Conte ha spiegato che stasera all'Ue ribadirà la convinzione nella manovra, evidenziando che con Juncker "negozieremo a oltranza nella misura in cui siamo disponibili a un dialogo costruttivo. Negozieremo e avremo vari argomenti su cui discutere". Quindi ha aggiunto: "Quando uso le parole non le uso a vanvera. Noi siamo convinti che nell'interesse dell'Italia e dell'Ue questa negoziazione, questo dialogo debba mantenersi aperto".

Anche a Bruxelles, del resto, sono pronti al dialogo. Sulla manovra, la Commissione vuole essere certa "che ci sia un dialogo positivo e appropriato" con Roma, come ha rimarcato giorni fa anche il vicepresidente della Commissione Europea Jyrki Katainen. La soluzione, sembra evidente, non può che arrivare tramite il confronto.

E sul fatto che il dialogo sia la via irrinunciabile è d'accordo anche il vicepremier Luigi Di Maio che ha ribadito di voler "provare un dialogo a oltranza con tutti i commissari europei e con la Commissione europea", sicuro che alla fine, "quando si vedranno le misure, tutti capiranno". Mentre il suo omologo Matteo Salvini ha ribadito che la manovra "non è un pacchetto chiuso ma non ci possono chiedere di togliere soldi agli italiani, e per quanto mi riguarda di non smantellare la legge Fornero". "Non credo che Bruxelles si occuperà di "0,' - ha osservato il vicepremier - all'Europa interessa una Italia che cresce. Sanzioni e ricatti non servono né all'Italia né all'Unione europea". Poi ha ironizzato: "Speriamo che oggi non sia un black saturday".

Bufera su candidato Corleone, Di Maio annulla comizio

E' bufera sul candidato sindaco di Corleone del Movimento 5 Stelle, Maurizio Pascucci, per le dichiarazioni in cui afferma di voler "riaprire il dialogo con i parenti dei mafiosi" e una foto con un nipote di Provenzano postata sui social. Il vicepremier Luigi Di Maio, atteso in serata a Corleone per un comizio di chiusura della campagna elettorale, ha deciso di annullare l'incontro. "Volevo avvisare tutti voi che non andrò a Corleone come inizialmente previsto. Ho aperto il cellulare e tra le news c'era questa notizia data dal nostro candidato sindaco M5S" il quale ha detto che "voleva aprire al dialogo con i parenti dei mafiosi. E questa dichiarazione fa il paio con una foto sua in un bar, con il nipote di Provenzano" dice Di Maio in un video su Facebook.

"Sono sicuro che quella dichiarazione sia stata fatta in buona fede ma quel concetto è pericolosissimo. I voti di quelli non li vogliamo e ci fanno schifo", rimarca Di Maio, che spiega: "Non posso correre il rischio che stasera lo Stato vada lì dopo che c'è stato un appello al dialogo con le famiglie dei mafiosi. Quindi mi dispiace". Il vicepremier aggiunge: "Andremo avanti con la lotta alla criminalità organizzata. Faremo piazza pulita di corrotti e mafiosi molto presto". "Le famiglie che meritano attenzione e vicinanza sono quelle delle vittime di mafia. Quelle che hanno subito un lutto perché qualche mafioso gli ha ammazzato il padre, il figlio, il nipote. Quelle sono le famiglie a cui noi vogliamo bene e a cui vogliamo dare una grande mano", ribadisce Di Maio.

Pascucci ha chiesto scusa. "Chiedo scusa a Di Maio ma quella foto con il nipote di Provenzano è stata concordata con lo staff e il deputato di riferimento di Corleone (Giuseppe Chiazzese ndr) - dice - E' stata frutto di una scelta precisa, perché volevamo dare un segnale e non per chiedere i voti dei mafiosi, anzi per evidenziare la presa di distanza del nipote di Provenzano dalla mafia". "Mi dispiace per quanto accaduto, chiedo scusa a tutti", aggiunge Pascucci che sta valutando il ritiro della candidatura.

"Io non li voglio i voti dei mafiosi e lo dirò al comizio stasera - sottolinea parlando con i giornalisti - Sono a Corleone da 14 anni e combatto contro la mafia e i mafiosi, quindi mai e poi mai posso pensare di arrivare a un compromesso con loro". "Il fatto è molto semplice - spiega- ci sono dei parenti di mafiosi condannati che prendono le distanze dai loro congiunti e non è giusto che questi parenti siano esclusi per tutta la loro vita dalla comunità. Solo a questa condizione, se loro prendono le distanze dai loro congiunti che hanno commesso dei reati gravissimi penso che si possa aprire con loro un dialogo per farli uscire da una dinamica che li colpevolizza in quanto i parenti dei mafiosi non hanno commesso dei reati". Alla domanda se rompe con il M5S, risponde: "No, nessuna rottura. Io mi scuso con Di Maio e con i cittadini che hanno pensato che io volessi i voti dei mafiosi".

"Se sono pentito di quella foto con il nipote di Provenzano? L'argomento deve essere sviscerato fino in fondo - dice Pascucci - Penso che se c'è un parente di un boss che ha il coraggio di dire che non vuole più un rapporto di quel tipo debba essere aiutato a trovare un percorso. Queste persone gestiscono un bar e non hanno precedenti penali".

Intanto Pascucci non sarà più l'assistente parlamentare del senatore 5 Stelle Mario Michele Giarrusso. "Al momento - dice Giarrusso all'Adnkronos - non esistono le condizioni per proseguire la collaborazione". Pascucci, rimarca il parlamentare siciliano, "si dovrebbe ritirare dalla corsa. Le dichiarazioni che ha fatto non appartengono alla mia storia, non le condivido. Noi siamo dalla parte delle vittime della mafia, con loro vogliamo dialogare". Giarrusso si dice "stupefatto": "Non ho mai avuto idea di queste follie. Condivido parola per parola Di Maio", che ha deciso di disertare il comizio inizialmente in programma questa sera a Corleone. "Con Luigi - prosegue - ci siamo sentiti via Whatsapp: è rimasto stupefatto come me. Stavo andando a Corleone, ma ho girato la macchina e sono tornato a casa anche io...".

In Campania 40 giornalisti minacciati, ma Conte ne incontra solo tre. Forza Italia contro il premier

NAPOLI. «Perché il premier Conte, che ha messo al centro della sua passerella in Campania il tema della legalità, non ha organizzato un incontro vero, serio, con tutti i giornalisti a vario titolo minacciati dalla camorra? Perché non ha incontrato anche Paolo Siani, Marilena Natale, Giuseppe Crimaldi, Simone Di Meo, Fabio Postiglione, Luciana Esposito, Salvatore Sparavigna, Nino Pannella o Stefano Andreone, per fare qualche esempio?». Così il senatore Domenico De Siano, coordinatore di Forza Italia in Campania, commentando l'incontro - previsto nel pomeriggio - del premier Giuseppe Conte con alcuni giornalisti minacciati dalla camorra. «In Campania - ricorda De Siano - sono circa una quarantina i giornalisti minacciati e diversi di loro sono sotto protezione o sotto scorta. Il tema è insomma delicato e attiene al valore che si vuole attribuire alla libertà di stampa: affrontarlo superficialmente generando le solite categorie di giornalisti di serie A e di serie B non è un bel segnale», conclude De Siano. Dello stesso avviso Antonio Pentangelo, deputato e coordinatore di Forza Italia della provincia di Napoli. «Comprendiamo l'imbarazzo di chi guida un governo che prima definisce i giornalisti pennivendoli e prostitute e poi in qualche modo è costretto a doverli celebrare, ma limitare l'incontro di oggi a tre soli giornalisti minacciati dalla camorra ci è sembrato davvero di cattivo gusto» spiega Pentangelo. «Non so come si possano sentire le diverse decine di cronisti campani minacciati ed esclusi da questo momento istituzionale ma è certo che la libertà di stampa, vero fulcro della democrazia richiederebbe ben altra attenzione, ben altra sensibilità istituzionale che non sia quella dei figli e figliastri, dei tagli all'editoria» conclude. 

Dl Sicurezza, la resa dei 18 deputati M5S

Alla fine si sono arresi. I 18 deputati pentastellati che avevano inviato una mail al capogruppo Francesco D'Uva per rivendicare la possibilità di apportare modifiche al testo del dl Sicurezza targato Salvini, oggi hanno infatti inserito la retromarcia e ritirato i 5 emendamenti presentati nei giorni scorsi. A riferirlo, la capogruppo M5S in Commissione, Anna Macina. Ora l'Aula dovrà votare entro le 19 gli oltre 600 emendamenti presentati dai cari gruppi al decreto sicurezza e immigrazione.

Ed è rivolta nell'opposizione. "Hanno trovato un punto di accordo. La Lega ha dato il via libera all'anticorruzione che non voleva e il M5S ha blindato il dissenso interno sul dl sicurezza. Le opposizioni - spiega Stefano Ceccanti del Pd - stanno intervenendo per dire che ci hanno convocato per fare una sceneggiata... Hanno deciso che si approva il testo senza modifiche", aggiunge il costituzionalista.

Proteste anche dal deputato di +Europa Riccardo Magi: "L'ufficio di presidenza della commissione Affari Costituzionali ieri ha deciso che l'esame e il voto degli emendamenti (oltre 600) sul cosiddetto decreto Sicurezza, terminerà in ogni caso oggi alle 19. È stato chiesto alle opposizioni di diminuire il numero degli emendamenti e i tempi di intervento. Abbiamo allora chiesto al presidente e relatore Brescia e alla maggioranza se ci fosse la disponibilità a modificare il provvedimento che tutti i soggetti auditi hanno giudicato pessimo. Nessuna risposta".

"Lunedì mattina inizierà l'esame in aula e sicuramente verrà messa la fiducia sulla conversione del decreto, com'è avvenuto anche al Senato. Di fatto - lamenta Magi - è stato completamente impedito l'esame e la discussione di questo schifo di legge sia in commissione che in aula".

"Si sono impiegati giorni - continua il deputato radicale - per approvare un'altra legge pessima, cosiddetta 'anticorruzione', che stava a cuore al M5S che voleva incassarla prima di garantire alla Lega - di cui non si fida - l'approvazione di quest'altro capolavoro di incostituzionalità e malgoverno che è il dl Sicurezza-Immigrazione. Ora anche la Lega può andare all'incasso, ai danni di tutti e con l'accondiscendenza del M5S", conclude.

De Magistris: se si vota mi candido premier, sono io l'anti-Salvini

NAPOLI. Se si votasse l'anno prossimo Luigi de Magistris potrebbe candidarsi per fare il premier? “Se si vota l'anno prossimo bisogna mettere in campo un'alternativa politica ed in quel caso potrei esserci, con un fronte democratico nazionale, una coalizione civica nazionale. Se si va a votare l'anno prossimo e noi dal 1° dicembre in poi riusciamo a far crescere questo fronte popolare democratico credo che noi ci saremo”. Così a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, che oggi è stato ospite della trasmissione condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Che premier sarebbe Luigi de Magistris? Potrebbe essere uno alla Conte? “Sarei come mi vedete, il contrario di questi qua. Le alternative più convincenti vengono dal basso: da chi amministra sui territori, da chi li difende con associazioni, comitati e reti civiche, persone che hanno dimostrato in modo credibile di non tradire i valori costituzionali. Mettendo insieme queste alternative dal basso si può governare”. Lei vorrebbe essere l'anti Salvini? “Sì, perché lui costruisce il suo consenso sul rancore e l'odio verso gli altri mentre bisogna lavorare sulla coesione, la solidarietà e l'amore, non l'odio”. Il Ministro Salvini ha parlato di emergenza mondiale per i rifiuti. “L'emergenza mondiale semmai è Salvini...” Il voto per le politiche ci dovrebbe essere tra diversi anni, nel 2023. “Io credo che si andrà al voto prima. Se si va a votare alle politiche dopo le europee, - ha detto a Un Giorno da Pecora il sindaco - bisogna mettere in campo un'alternativa politica a quest'onda nera che avanza”. A breve però ci saranno le elezioni europee: è possibile una sua candidatura? “Io ho il mandato da sindaco fino al 2021, è molto difficile che possa candidarmi. Stiamo valutando la possibilità di fare una lista per le europee, in quel caso potrei candidarmi e poi lasciare il posto. Ma in questo momento è più no che si”. E per le regionali? “Si voterà nel 2020 – ha detto De Magistris a Rai Radio1 - pochi mesi prima della fine del mio mandato. Un po' ci sto pensando”. Non le va bene il governo di De Luca? “Di De Luca va bene solo il fatto che ce la sta mettendo tutta per farmi candidare a Presidente della Regione...” Tra queste ultime tre opzioni qual è la più probabile? “La cosa più probabile è che arrivi alla fine del mio mandato da sindaco, la seconda opzione è la regione. La terza, le europee, è molto difficile”.

Editoria, Casellati: «No a misure restrittive sui contributi». Fnsi: «Con l'azzeramento del fondo si perdono mille posti»

ROMA. «La necessaria attività di razionalizzazione della spesa pubblica non può, a mio parere, prevedere misure restrittive dei contributi all'editoria che finirebbero per pregiudicare l'esercizio della professione giornalistica. Gravi sarebbero le conseguenze non solo sull'occupazione, e in particolare nel segmento delle testate dell'informazione locale e di nicchia, ma soprattutto su quel pluralismo della stampa e dell'editoria che è principio cardine della nostra democrazia». È quanto afferma il presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, nel messaggio inviato all'Unione Periodici Italiani (Uisp), in occasione della conferenza stampa che si è svolta oggi a Palazzo Madama, in Sala Caduti di Nassirya. 

«SCOMPARSA DI MILLE POSTI DI LAVORO». Da Bari interviene Raffaele Lorusso, segretario della Federazione nazionale della Stampa Fnsi. «A poche ore di distanza dall'ennesimo appello del Presidente della Repubblica a tutela della libertà di stampa, il parlamentare del Movimento 5 Stelle Adriano Varrica ha presentato un emendamento che ha già ottenuto il via libera dal Governo, con cui chiede una riduzione progressiva del Fondo per l'Editoria che di fatto porta all'azzeramento del fondo stesso come i 5 stelle hanno da sempre dichiarato: lo considero particolarmente grave perché si sta cercando di portare a compimento un disegno di sostanziale indebolimento dell'informazione in Italia». Così a margine di un evento sulla libertà di informazione. Secondo Lorusso l'azzeramento del Fondo per l'Editoria «produrrà la scomparsa di mille posti di lavoro e se a questo aggiungiamo l'indotto si capisce bene quali danni si stanno facendo non solo in termini di libertà e pluralismo di informazione con le voci che vengono cancellate ma anche in termini di posti di lavoro».

«DIFENDERE LA LIBERTà D'INFORMAZIONE». «Se il presidente della Repubblica sente la necessità di ribadire per ben sei volte in un mese il valore della libertà d'informazione, vuol dire che c'è qualche rischio sulle nostre teste, e tutti i giornalisti devono difendere la libertà d'informazione da ogni infamia, da ogni aggressione, parolaccia o minaccia». Lo ha detto Beppe Giulietti presidente della Fnsi la federazione della Stampa Italiana a margine di un'assemblea regionale. «Chi tira una testata contro un cronista sta minando il diritto dei cittadini ad essere informati, - ha detto ancora Giulietti - è giusto criticare i giornalisti, ma quando si dice “facciamo una legge sull'Editoria per chiudere i giornali che non ci piacciono" o “chiudiamo il Fondo per l'Emittenza" buttando centinaia di lavoratori in mezzo a una strada o chiudiamo il Fondo per l'Editoria e buttiamo migliaia di giornalisti a casa, quasi tutti precari, non si fa una critica, si fa una minaccia contro l'articolo 21 della Costituzione».

Anticorruzione, «Ora Lega abbassi i toni»

Trovato l'accordo nella maggioranza, ora è il momento di abbassare i toni. Questa la raccomandazione dei 5 Stelle alla Lega dopo il polverone sollevato dallo scivolone della maggioranza sul ddl anticorruzione. Nel pomeriggio alla Camera, sotto il colonnato antistante all'ingresso dell'emiciclo, c'è stato un fitto colloquio tra il capogruppo grillino Francesco D'Uva ed Edoardo Rixi, viceministro leghista ai Trasporti. "E' il momento di abbassare i toni, perché così non si può andare avanti", è il senso, a quanto apprende l'Adnkronos, del monito del presidente dei deputati 5 Stelle.

I vertici M5S, che in mattinata parlavano di "profonda lacerazione", ora gettano acqua sul fuoco e confidano di portare a casa il risultato: "Sul nodo corruzione è tutto risolto nella maggioranza, il problema sono le opposizioni, ma ce la faremo". Un big grillino sottolinea: "Salvini, paradossalmente, è la nostra garanzia: lui i patti li mantiene, il problema sono i suoi sul territorio che fanno pressing...". Secondo i 5 Stelle non c'è alternativa alla terza lettura come soluzione del nodo anticorruzione.

Per affrontare la questione, si è svolto questa mattina un vertice tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini. "Dovevamo risolvere e trovare una soluzione all'incidente di percorso che c'è stato ieri: proseguiremo nella valutazione degli emendamenti, poi correggeremo al Senato" e quindi il testo tornerà alla Camera per la terza lettura, ha spiegato Conte. "Avevamo previsto l'approvazione per gennaio 2019, la notizia - dice - è che verrà approvato alla Camera in terza lettura per la fine di dicembre".

Salvini nel mirino, spuntano manifesti choc

Salvini nel mirino. Salvini a testa in giù. Salvini minacciato di morte. Così appare il ministro dell'Interno in alcuni manifesti apparsi nel cagliaritano e condivisi via social dallo stesso Salvini. "FATE PENA!", tuona il titolare del Viminale su Facebook, annunciando che nei prossimi giorni tornerà in Sardegna "anche alla faccia di chi ci vuole male. Noi andiamo avanti!". "Chi ha fatto questi volantini è un delinquente", gli fanno eco gli esponenti del Carroccio in Sardegna, Eugenio Zoffilli e Guido De Martini, manifestando l'intenzione di presentare "denuncia alle forze dell'ordine".

Non è la prima volta che il leader della Lega è protagonista di un'immagine di protesta. A giugno a Milano un manifesto, poi rimosso, lo ritraeva nei panni di Adolf Hitler con accanto la scritta 'Hitching a ride'. Lo scorso luglio a Torino, invece, il titolare del Viminale veniva rappresentato con una corda al collo e sotto lo slogan 'Lega stretto' mentre a settembre, sempre a Torino, veniva ritratto in un murales a testa in giù. Anche in quel caso Salvini, postando la foto su Twitter, aveva commentato: "Che squallore Quanto odio. Noi rispondiamo con idee, cuore e coraggio, so che siamo in tantissimi, vero?"

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