Giovedì 19 Aprile 2018 - 21:20

Universiadi, Latella: «Ad agosto capiremo se si fanno»

NAPOLI. «Il punto di rottura per decidere se le Universiadi di Napoli 2019 si faranno o no me lo sono programmato per l'estate di quest'anno, per luglio-agosto. Ma anche la federazione internazionale ha un punto di rottura e a un certo punto decideranno se si possono o non si possono fare perché non ci sono determinate condizioni». Così il prefetto Luisa Latella, commissario straordinario per le Universiadi Napoli 2019. Latella, parlando alla commissione Universiadi del Comune di Napoli, ha poi spiegato: «Nel caso in cui non si facessero - ha detto - non ci sono penali da pagare, ma io non voglio parlare di questo, perché il nostro obiettivo non e' di non farle ma di farle. Anche se sappiamo che dobbiamo ridimensionale. Ora si rende necessario un ridimensionamento e su questo stiamo lavorando».

Immediate le reazioni. «Le dichiarazioni del commissario per le Universiadi sono una “doccia fredda" perché non s'era mai parlato della possibilità di non organizzare le Olimpiadi degli universitari» commenta il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli. «Queste parole sono una novità assoluta perché, anche nell'ultimo incontro che ho avuto, pochi giorni prima di Pasqua, - continua Borrelli - non aveva mai messo in dubbio l'organizzazione, anzi, era molto soddisfatta di come procedeva l'organizzazione e fortemente proiettata sull'arrivo delle delegazioni internazionali delle federazioni sportive in visita in Campania tra fine aprile e maggio». «Latella deve chiarire le sue parole, anche perché, se davvero le Universiadi non si faranno, non si potrà far finta di niente e bisognerà individuare i responsabili di un fallimento inaccettabile» ha aggiunto Borrelli per il quale «sembra quasi che si voglia cominciare a “mettere le mani avanti" in vista di un probabile insuccesso, il che è inaccettabile. Ai campani bisogna dire la verità da subito». 

Consultazioni, fischio d'inizio

ROMA. Con l'arrivo della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, inizia la partita al Quirinale per arrivare alla formazione del nuovo governo. Una giornata che si preannuncia cruciale, durante la quale il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercherà di risolvere il rebus del nuovo Esecutivo considerando le posizioni, spesso radicalmente contrapposte, delle varie forze politiche in campo. Da un lato il leader del M5S disposto ad un'alleanza con la Lega ed il Pd guidato da Maurizio Martina, dall'altro il centrodestra che rivendica l'importanza di rimanere unito ed il Partito Democratico che ribadisce la volontà di andare all'opposizione.

Infatti, mentre l'aspirante premier pentastellato ha lanciato l'idea di un contratto di governo 'alla tedesca' da sottoscrivere con il Carroccio o con i dem a patto, però, che Forza Italia resti fuori dai giochi, alcuni esponenti del centrodestra hanno escluso l'ipotesi di un'eventuale rottura tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. A partire dalla presidente dal Senato Elisabetta Alberti Casellati, secondo cui "lo strappo tra Berlusconi e Salvini" è "un'ipotesi che non è nelle cose" in quanto tra Lega e FI "la collaborazione e l'intesa non sono mai mancate, a riprova che c'è un comune sentire su come affrontare e risolvere i problemi del Paese".

Sulla stessa linea il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani, che definisce l'idea di scorporare la Lega dal centrodestra per farla diventare subalterna al M5s "un sogno non realizzabile". "Dividerci è impossibile, i nostri parlamentari sono stati eletti dalla coalizione, è impossibile separare il centrodestra - ha spiegato Tajani a 'Radio Anch'io' - Noi siamo sempre pronti a discutere con chiunque, abbiamo votato un presidente della Camera del M5s. Ma se poi i voti di Forza Italia servono solo a eleggere il presidente della Camera e non altro, le richieste vanno rispedite al mittente".

No ad una collaborazione di governo con il M5S anche da parte del capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci, che ha rinnovato il 'niet' di fronte alle nuove 'avances' di Luigi Di Maio "coerentemente con le decisioni assunte in Direzione". La trincea costruita dai renziani attorno alla linea di opposizione, almeno per adesso, sembra quindi reggere. La delegazione dem (Maurizio Martina, Matteo Orfini e i capigruppo Marcucci e Graziano Delrio) "ha un mandato chiaro", sempre per usare le parole del presidente dei dem a palazzo Madama. Ma il Pd resta un partito in ebollizione, dove ogni minima discussione rischia di sfociare in polemica.

Dunque, sono tanti i nodi che Mattarella dovrà sciogliere per giungere alla formazione di un nuovo governo. Intanto, oggi sono partiti i colloqui del Capo dello Stato con la presidente del Senato Casellati, il presidente della Camera, Roberto Fico ed il Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nel pomeriggio, invece, allo studio alla Vetrata sono attese le delegazioni del Gruppo Autonomie del Senato (16), dei Gruppi Misti dei due rami del Parlamento (16.45 e 17.30), di Fratelli d'Italia (18.30). Domani primo snodo importante, quando Mattarella vedrà il Pd alle 10, Forza Italia alle 11, Lega alle 12 e nel pomeriggio, alle 16.30, M5S.

Di Maio apre a Lega e Pd

Un'apertura nei confronti di Lega Partito democratico, a patto che Forza Italia resti fuori dai giochi per la formazione del prossimo governo.

E' la proposta lanciata da Luigi Di Maio, leader del M5S, durante la registrazione della puntata di 'DiMartedì' in onda su La7, alla vigilia delle consultazioni che saranno avviate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

PD - Immediata la risposta dei dem, che fanno muro. Il capogruppo a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, fa sapere che "il Pd, coerentemente con le decisioni assunte in direzione, dirà al presidente Mattarella che non siamo disponibili ad alcun governo che abbia Di Maio o Salvini come premier. La proposta del leader 5 Stelle è ovviamente irricevibile".

«Cedere il San Paolo? Con l'offerta giusta farei un referendum»

NAPOLI. «Sono contrario ad una cessione dello stadio San Paolo, tanto che abbiamo escluso questa ipotesi in Bilancio. Ma se arrivasse un'offerta valida la prenderemmo in considerazione e probabilmente farei un referendum consultivo in città: se la maggioranza dei napoletani dovesse essere favorevole alla cessione ad un prezzo dignitoso potrei anche pensarci». Lo ha detto il sindaco di Napoli Luigi de Magistris nel corso di un'intervista rilasciata a Mattina 9, in onda sull'emittente Canale 9 - 7 Gold. «Personalmente credo che lo stadio vada riqualificato e ristrutturato così come già stiamo facendo e che una struttura come il San Paolo non valga meno di 50 milioni di euro. Se dovesse venire De Laurentiis o qualcun altro con una cifra congrua non la riterremmo una follia, non è certo il Maschio Angioino o Castel dell'Ovo per i quali direi certamente di no. Resto contrario perché vogliamo sia lo stadio della città - ha concluso il sindaco - ma non è impensabile». 

Salvini: «Ruspa pronta per gli zingari»

"Questi zingari 'lavorano' anche a Pasqua... Ho pronta una democratica e pacifica ruspa". Lo scrive su Twitter il segretario della Lega Matteo Salvini, commentando il caso dei poliziotti aggrediti e presi a sassate a Roma, nel campo rom di via dei Gordiani al Prenestino, nella serata di Pasqua.

In quattro hanno rubato in un appartamento, sono fuggiti alla vista della volante e sono stati inseguiti all'interno del campo nomadi: qui, per aiutarli a fuggire, altri connazionali hanno ostacolato la polizia che è riuscita comunque a bloccare uno dei fuggitivi. Ma, durante l'accompagnamento del fermato nell'auto di servizio, alcuni dei presenti, per evitare venisse arrestato, hanno lanciato oggetti sia contro i poliziotti che contro le auto di servizio.

Consultazioni al buio

Mancano ormai meno di 24 ore all'inizio delle consultazioni per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Si inizierà infatti domani alle 10,30 con la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, per concludere giovedì alle 16.30 con il Movimento 5 stelle.

Intanto oggi pomeriggio il M5S riunirà i suoi parlamentari alle 17.30 all'auletta dei gruppi di Montecitorio: all'odg, "consultazioni Quirinale". Per il leader dei 5 Stelle, Luigi Di Maio, l'obiettivo è quello di "formare un governo rispettando la volontà popolare", come ha scritto in un post su Facebook.

Il problema è quale governo sul quale pesano i veti incrociati. Con il Pd, ha ripetuto il segretario e candidato premier della Lega Salvini, "non vogliamo avere nulla a che fare", mentre per quanto riguarda il M5S l'atteggiamento è differente: "Vediamo se i 5stelle rimangono arroccati sul loro io. Se Di Maio continua a dire 'decido io, comando io, il premier lo faccio io...', allora non si va da nessuna parte".

Anche perché, sulla possibilità che Forza Italia possa appoggiare un governo a guida Di Maio, Renato Schifani precisa: "Quasi impossibile, perché il centrodestra ha vinto le elezioni, quindi non vedo per quale motivo Di Maio ritenga di aver vinto le elezioni. Noi proporremo Salvini e si discuterà". Per Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ''si apre una settimana decisiva per le sorti del Paese e gli interessi dell'Italia sono sempre al primo posto. Si parte dal centrodestra per dare un governo al Paese, senza forzature, senza veti ma nel rispetto del ruolo di ciascuna forza e del mandato ricevuto dagli elettori". Le fa eco su twitter Anna Maria Bernini, capogruppo Fi al Senato: "Con Forza Italia e il nostro leader Silvio Berlusconi ci confronteremo sui programmi senza preclusioni ma senza accettare né veti né soluzioni confuse e costose per il Paese, che ci ha accordato grande fiducia".

Poi c'è il dilaniato Pd, pronto a ripartire ma in stallo su come stare all'opposizione. "Il Pd seguirà passo passo le consultazioni che inizieranno domani e svilupperà fino in fondo la linea stabilita dalla direzione. Ma, soprattutto, dovrà iniziare a uscire dalle proprie sedi e provare a ricostruire un rapporto con il Paese. Più riusciremo a rafforzare il rapporto con i cittadini - ha detto il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina - più si rafforzerà la nostra funzione in Parlamento". Ma la tentazione di un dialogo con i 5 Stelle non sembra essere per tutti i dem escluso. Ed è esattamente quello che temono i renziani, parlandone fuori taccuino: il saldarsi di un asse 'governista' anti Aventino capace di arrivare anche al premier Paolo Gentiloni. Uno schieramento da cui, intanto, si è sfilato Carlo Calenda: quelli del M5s "per ora si sono misurati solo con poltrone, selfie e blog. Ma #senzadime perché accettare risultato elettorale è un dovere, essere complici di irresponsabilità sarebbe delitto", ha scritto su Twitter il ministro dello Sviluppo.

Il reggente Martina, sempre impegnato in un lavoro di mediazione, ha già stoppato la discussione: "Stiamo attenti a un dibattito sterile tra isolamento e apertura. La Direzione nazionale ha stabilito unitariamente come dobbiamo muoverci", ha scritto qualche giorno fa su Facebook aggiungendo: "Ricordiamoci sempre che il nostro primo vero tema è il ricongiungimento dell'impegno dei democratici con gli italiani. Penso che faremmo bene a spendere tutte le energie che abbiamo a partire da qui".

De Magistris su Fb: bilancio approvato, un lavoro durissimo

NAPOLI. "Sabato alle 22.30, vigilia di Pasqua, abbiamo approvato in Giunta il bilancio di previsione 2018 del Comune. E' stato un lavoro durissimo, quasi impossibile" Così il sindaco Luigi de Magistris su Facebook. 

I CONTI. "Sui conti del nostro Comune, già falcidiati da tagli per oltre un miliardo di euro, bloccati da gabbie normative e vincoli finanziari, hanno scagliato contro come meteoriti istituzionali due debiti dello Stato a gestione commissariale: uno di circa 100 milioni per un debito post-terremoto 1980 vantato dal consorzio CR8 ed uno di circa 50 milioni per il debito UTA derivante dall'emergenza rifiuti. Quest'ultimo beffardo se si pensa che la nostra amministrazione è quella che ha eliminato subito l'emergenza rifiuti distruggendo anche il sistema fondato sui rapporti tra camorra, affari e politica.La Città già paga la tassa sui rifiuti al massimo per gli anni dell'emergenza rifiuti, ora ci fanno pagare anche il debito del commissariamento. - continua il sindaco - Il debito del terremoto è ancora più clamoroso. Lo Stato non paga il debito per i lavori post-terremoto del 1980, il creditore pignora le casse del Comune e non quelle del Governo, le nostre casse vengono bloccate per un anno, siamo costretti a pagare gli interessi per non morire, la Corte dei Conti applica una sanzione, in maniera infondata ed illogica, pari al valore del debito - circa 100 milioni - non allo Stato, ma al Comune! Le vittime dell'usura di Stato vengono anche condannate, a pagare due volte + interessi. Ma non è finita qui. Ad appena 48 ore dalla scadenza del termine perentorio per approvare il bilancio in Giunta - pena lo scioglimento del Consiglio Comunale, la decadenza del Sindaco e l'arrivo di un altro Commissario - la Corte dei Conti ci notifica le motivazioni della Sentenza. Ancora una volta con un contenuto senza precedenti. Sempre a Napoli. Non entro ora nel tecnico per non appesantire la lettura, ma già fare un bilancio era impresa assai ardua, dopo la notifica delle motivazioni appare impossibile, o quasi. I vertici amministrativi del Comune, unitamente al mio Capo di Gabinetto, il Colonnello Auricchio, vengono nel mio Ufficio e mi prospettano quattro scenari, uno più drammatico dell'altro. il primo: gli effetti della sentenza sono quelli di provocare lo scioglimento del Consiglio Comunale, il bilancio non si riesce a chiudere, o comunque ci proveremo, mi dicono, ma il prezzo sarà altissimo. Il secondo: dichiarare il dissesto. Si congelano le procedure esecutive dei creditori, ma gli effetti sono devastanti: blocco di tutto, arretramento dello sviluppo della Città. Il terzo: per provare a fare il bilancio dobbiamo tagliare spese fondamentali e vendere gioielli della Città. Tra i tagli, nel foglio lacrime e sangue che mi sottopone il bravissimo Ragioniere del Comune, trovo l'eliminazione della refezione scolastica da settembre, il dimezzamento delle spese per il welfare, la contrazione del salario ai lavoratori, altra sequela di macelleria sociale.Oltre la vendita di beni monumentali ed anche lo stadio San Paolo. Il quarto: per evitare la macelleria sociale l'alternativa è la messa in liquidazione dell'azienda del trasporto pubblico ANM in quanto la funzione spetta alla Regione Campania e data la situazione drammatica non possiamo più sostenere il peso economico del nostro enorme contributo. Il quadro è drammatico. Non si deve perdere lucidità, nè lasciarsi andare alla depressione o alla rabbia, mi assumo, quindi, la responsabilità, da comandante della nave in tempesta forza 10, di far predisporre il bilancio in quanto grida vendetta andare in dissesto per un debito del 1981; di non praticare la macelleria sociale in quanto la Città, il popolo napoletano e, soprattutto, i più deboli non possono subire questa ingiustizia per colpa dello Stato. La soluzione che sembra prefigurarsi, nelle prime ore del countdown, è quella di far espletare alla Regione la funzione del trasporto che per legge le compete. Napoli è l'unica Città italiana che paga un contributo sul trasporto pubblico pari a quello della Regione, quando in Lombardia, Piemonte e Lazio - con capoluoghi ben più ricchi - grava il peso economico soprattutto sulle Regioni. Ma non mi voglio rassegnare, fa rabbia rinunciare alla nostra azienda che stiamo provando, tra mille difficoltà, a rilanciare. Siamo tutti al lavoro, senza un attimo di sosta ed alle 3 del mattino - nella notte tra venerdì e sabato - il miracolo laico. Grazie alla grande squadra che si è formata in questi anni al Comune riusciamo a realizzare il miglior bilancio possibile in condizioni proibitive. Un bilancio per l'anno 2018 senza tagli, senza mettere in liquidazione ANM, senza cedere i gioielli della Città, anche se costretti a mettere a garanzia per l'usura di Stato alcuni immobili che faremo di tutto per non vendere se si creeranno determinate condizioni amministrative, giuridiche e normative alle quali dobbiamo lavorare".

ATTACCHI ALLA CITTà. "E' ormai evidente che la Città in questi anni è stata attaccata più volte da settori della politica e delle Istituzioni. La politica che il voto popolare ha cacciato dal'amministrazione della Città, dandomi l'onore e l'onere di guidare Napoli che amo senza limiti, non ha mai accettato di non poter più mangiare e fare affari. Ci vogliono fare fuori da sette anni. Fanno ancor più male, però, alcuni proiettili istituzionali, taluni dei quali anche perfidi, particolarmente ingiusti ed inaccettabili. Abbiamo superato il limite della sopportazione istituzionale. L'ingiustizia e la cattiveria con cui si sta attaccando la Città, il suo popolo - in quanto sugli abitanti ricadono gli effetti delle ingiustizie - e chi ha il diritto di amministrarla senza essere costantemente bersaglio di armi non convenzionali, devono trovare immediata riparazione. A chi ci vuol far morire con violenza politica e/o istituzionale senza precedenti in Italia - nessun Comune si tenta di far cadere usando un debito di cento milioni dello Stato del 1980 - risponderemo non con la loro violenza istituzionale e con la loro ingiustizia, ma con l'amore per la nostra Città e con la ribellione democratica alle ingiustizie. La legalità formale del potere costituito intriso di ingiustizia è solo un avvelenamento lento, ma mortale, della democrazia. Con gli arnesi delle officine di un potere formale senza Giustizia e contro Costituzione si è arrivati ad un passo da far crollare istituzionalmente, socialmente ed economicamente la terza Città d'Italia, dopo quello che Napoli - senza soldi - sta facendo per il Paese: dalla lotta alla corruzione e alla mafia, dalla cultura al turismo, dai giovani alla sua economia. La lotta si arresterà appena sarà eliminata questa vergogna senza fine del debito storico che non appartiene a questa Città e che non è stato contratto dal suo Popolo o dai suoi rappresentanti, non appena avremo la certezza che la sanzione non sarà applicata oppure che verranno eliminati tutti gli effetti, solo quando Napoli potrà godere di quelle condizioni di giustizia, parità ed imparzialità di cui finora non ha beneficiato. La pazienza è finita, ora metteremo in campo tutte le azioni necessarie - nessuna esclusa - perchè in queste ore ho visto davanti ai miei occhi sfilare le vittime della macelleria sociale ed economica a cui volevano condannarci per colpe di altri e per distruggere una Città che, finalmente, si sta riscattando con onestà, orgoglio, passione, umanità e forza. Con i suoi errori, ma con le mani pulite. Questa battaglia si vincerà soprattutto grazie all'unità del Popolo napoletano. Sono certo che uniti vinceremo. Abbiamo fatto un lavoro immane in queste ore, siamo stremati, ma sono fiero della nostra squadra. Adesso, tutti insieme, nessuno escluso, per combattere la battaglia democratica per conquistare - presso il Parlamento, il Governo e la Regione - i nostri diritti".

Blitz francese a Bardonecchia, l'Italia non ci sta

È polemica dopo l'irruzione di agenti della dogana francesi in un presidio per migranti a Bardonecchia, al confine tra Italia e Francia. I poliziotti francesi, nella tarda serata di venerdì, secondo quanto denunciato dall'associazione Rainbow4Africa, sono entrati armati nella sala della stazione, costringendo un migrante a sottoporsi al test delle urine.

Blitz per il quale sono state chieste "spiegazioni al governo francese e all'ambasciata di Francia a Roma: attendiamo a breve risposte chiare prima di intraprendere qualsiasi eventuale azione" hanno fatto sapere fonti della Farnesina.

Lo staff Rainbow4Africa ha espresso "rabbia e amarezza" per quanto è accaduto. Ma "adesso è il momento di tornare a fare il nostro lavoro di medici, infermieri, mediatori, avvocati", scrive la Ong su Facebook. "Abbiamo la massima fiducia nel Prefetto e nelle nostre istituzioni: lasciamo a loro i prossimi passi", aggiunge l'organizzazione che ringrazia "per la solidarietà ricevuta".

“Altro che espellere i diplomatici russi, qui bisogna allontanare i diplomatici francesi! - dice il segretario della Lega Matteo Salvini - Con noi al governo l'Italia rialzerà la testa in Europa, da Macron e Merkel non abbiamo lezioni da prendere, e i nostri confini ce li controlleremo noi”.

"Non assisteremo pure alla beffa di essere usati come la loro toilette” tuona la deputata di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli. "I campioni delle urine li prendano nei bagni francesi - continua - o ne segnalino la necessità alle nostre forze dell’ordine".

"L’Italia chiami Macron - sottolinea - e gli ricordi che qui nessun agente straniero può venire a far valere la propria autorità. Siamo una Nazione sovrana, non una provincia della Francia".

L'europarlamentare del Pd Daniele Viotti sottolinea come quanto successo sia "grave sul piano del rispetto dei diritti umani" e "inaccettabile dal punto di vista politico". L'esponente dem ritiene che il blitz "è una intimidazione vera e propria e una provocazione".

Per Giuseppe Civati di 'Possibile', il governo in carica per il disbrigo degli affari correnti dovrebbe protestare contro il blitz: "Si tratta di un'azione molto grave nei confronti di un Paese confinante. Ma soprattutto - sottolinea - è un'intollerabile intimidazione verso chi offre assistenza ai migranti".

«Ecco perché ho la terza media», il post del tesoriere M5S

"Vi voglio raccontare una breve storia". Comincia così il post di Sergio Battelli, classe 1982, che ha lavorato dieci anni come commesso in un negozio di animali e cinque in Parlamento come portavoce dei cittadini M5S. Oggi è il tesoriere del Movimento Cinque Stelle, gestirà oltre 13 milioni di fondi pubblici e il fatto che abbia solo la terza media ha fatto storcere il naso a qualcuno. Per questo ha deciso di spiegare perché ha lasciato la scuola. "In terza superiore ITIS mi ammalo - scrive -, per un gravissimo caso di malasanità, rimango appeso nella mia malattia per un anno intero, solo dopo mille mila giri tra ospedali, cure e dottori finalmente un bravissimo pneumologo di Genova trova il mio problema". "Quella mattina pioveva - racconta -, ero con mia madre in un piccolo ambulatorio di Villa Scassi, mentre mi dicevano, a neanche 17 anni, che avevo un tumore ai polmoni in una posizione 'strana' da operare subito, non me lo dimenticherò mai. Passano ancora un paio di mesi e finalmente vengo operato a Padova, nel frattempo avevo 'perso' quasi due anni della mia vita per risolvere il mio problema". "Ho iniziato a lavorare per altri problemi", precisa, ma è stato allora che "ho iniziato a suonare, ho vissuto la vita e fin da prima che il Movimento nascesse eravamo già a parlare di acqua pubblica, trasporti, innovazione, web, futuro, anche grazie alla passione per la tecnologia che mi ha trasmesso mio padre". "Oggi le chiacchiere stanno a zero, io non mi fermo, guarderete i fatti, e vedrete come un gruppo di giovani 'folli' sta cambiando e cambierà il Paese finalmente nella direzione giusta. Stay foolish, stay hungry (scrive, citando Steve Jobs)" conclude, aggiungendo "ai posteri l'ardua sentenza".

Regione, De Luca: «Entro aprile la bozza del piano lavoro per la Campania»

NAPOLI. «In merito alla nostra proposta sull'occupazione in Campania sono state fatte pertinenti osservazioni da parte di diversi commentatori, che sono presenti alla nostra attenzione, consapevoli che occorre muoversi in un contesto legislativo condiviso. L'idea da cui partiamo è quella di promuovere una formazione professionale mirata, nell'ambito delle competenze e delle responsabilità della Regione. La possibilità è quella di mettere in campo un fondo di garanzia triennale per formare le figure professionali necessarie alle pubbliche amministrazioni per coprire i posti necessari sulla base dei vuoti nelle piante organiche riscontrati dalla ricognizione effettuata, offrendo tempi congrui per prendere definitivamente in carico il nuovo personale. Ogni azione sarà di evidenza pubblica, ispirata al massimo rigore e trasparenza. Metteremo a punto questa ipotesi entro il mese di aprile. È una sfida concreta, ed è solo un capitolo che riguarderà la platea di non occupati scolarizzati e laureati ma non sarà chiuso alle fasce non scolarizzate. Rimane fermo nel nostro convincimento che aree di povertà estrema richiedono altri interventi di carattere nazionale e sociale. Ma non possiamo rimanere a contemplare nell'impotenza della politica il fiume di giovani costretti ad andare via dalla Campania per trovare lavoro. Siamo pronti quindi a entrare nel merito della proposta, definendone nel merito i contenuti. Andremo avanti con decisione e concretezza su tutti i fronti del lavoro, che resta la priorità della nostra amministrazione. Come nella Sanità. A metà della prossima settimana firmeremo gli accordi con il comparto della sanità privata. Con cliniche e centri di riabilitazione finalmente ci saranno intese biennali proposti dalle singole Asl». È quanto si legge in una nota del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

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