Mercoledì 20 Settembre 2017 - 6:06

Francia, Macron è il nuovo presidente

PARIGI. Emmanuel Macron rispetta i pronostici della vigilia e sale all’Eliseo. Eloquente il primo exit poll diffuso subito dopo la chiusura delle urne che lo accredita del 65 per cento contro il  34,9 della sfidante Marine Le Pen. che ammette la sconfitta: «Ho telefonato a Macron per congratularmi con lui e per augurargli ogni successo. I francesi hanno votato per la continuità». Dal canto proprio, il neo-eletto è chiaro: «Si apre un nuovo capitolo nella nostra lunga storia. Vorrei che fosse di speranza e di rinnovata fiducia. È una grande responsabilità l’elezione all’Eliseo, ringrazio dal profondo del cuore tutti quelli che mi hanno votato, non li dimenticherò». 

Pd, Renzi proclamato segretario. Ecco tutti i campani nella direzione

ROMA. Matteo Renzi debutta ufficialmente da segretario. E invita il partito all’unità: «Ci sono due parole, unità e Mezzogiorno, da seguire. L’avversario è dall’altra parte. Basta sparare sul quartier generale». il suo vice sarà il ministro Maurizio Martina, metre Matteo Orfini viene eletto presidente e avrà come vice Barbara Pollastrini e Domenico De Santis. Eletta anche la direzione. I campani che entrano sono, per la mozione Renzi, Teresa Armato (area Dem); Mario Casillo e Raffaele Topo (area Lotti-Guerini); Andrea Cozzolino (area Orfini); Pina Picierno e Luigi Famiglietti; il sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto; e di diritto Assunta Tartaglione, segretario regionale del partito, e il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Per la mozione di Andrea Orlando dentro Marco Sarracino e Camilla Sgambato. Per Michele Emiliano entra Simone Valiante. Renzi premette che no nc’è alcuna intenzione di sfiduciare il Governo («sono contento del lavoro che fa») ma sulla legittima difesa conferma tutti i suoi dubbi: «O accetti che la legittima difesa è un valore o non la spieghi. Noi lavoreremo per avere più poliziotti e carabinieri e contemporaneamente più centri di aggregazione». 

Legittima difesa, sparare ai ladri non sarà più reato. Ma solo di notte

ROMA. Con 225 voti a favore, 166 no e 11 astenuti, la Camera ha approvato le nuove norme in materia di legittima difesa, che modificano gli articoli 52 e 59 del codice penale. A favore il centrosinistra, ad eccezione dei deputati di Democrazia solidale che si sono astenuti, contro le opposizioni. Il testo passa ora al Senato.

LIMITI LEGITTIMA DIFESA - Viene specificato che si considera legittima difesa la reazione a un'aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all’introduzione con violenza, minaccia o inganno. Resta comunque ferma la necessità che vi sia proporzione tra difesa e offesa e l’attualità del pericolo. Già oggi si presume che vi sia proporzione se la difesa anche con armi riguarda un’aggressione domiciliare che mette in pericolo la propria o l’altrui incolumità oppure, ma in questo caso solo quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione, se si difende il proprio patrimonio.

TURBAMENTO ESCLUDE COLPA - Nella legittima difesa domiciliare è sempre esclusa la colpa di chi spara se l’errore, in situazioni di pericolo per la vita e la libertà personale o sessuale, è conseguenza di un grave turbamento psichico causato dall’aggressore.

ASSISTENZA LEGALE A CARICO STATO - Nel caso in cui sia dichiarata la non punibilità per legittima difesa, tutte le spese processuali e i compensi degli avvocati saranno a carico dello Stato. Un onere per l’erario stimato in 295.200 euro a decorrere dal 2017.

"Le norme sulla legittima difesa sono scritte con i piedi. Il Pd ha dimostrato ancora una volta come i compromessi con Alfano creano pasticci normativi. Pressato per motivi elettorali ha partorito nella miglior ipotesi il nulla e nella peggiore l'incertezza". Lo affermano i deputati M5S in commissione Giustizia alla Camera, annunciando il voto contrario del gruppo al ddl in discussione in Aula. ''Il dibattito sulla legittima difesa - aggiungono i 5Stelle - è stato puramente basato sulla propaganda elettorale dimenticando la realtà, per questo motivo abbiamo votato contro. La sicurezza e la giustizia devono essere in primis assicurati dallo Stato".

"Legittima difesa, ancora una volta la sinistra e il governo si sono dimostrati incapaci di rispondere alle reali esigenze della popolazione. Esigenze di sicurezza, tranquillità, di difendere i propri beni, la propria vita, le proprie attività dai delinquenti durante le rapine. Per questo voteremo 'no' a questa legge ipocrita, imbrogliona, che dice tutto e il contrario di tutto, scritta male", ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera.

La proposta di legge voluta dalla maggioranza sulla legittima difesa "è l'ennesimo affronto di un governo clandestino, che arma i ladri e disarma i cittadini. In Italia si può rubare, scippare, rapinare e violentare di giorno perché ti puoi difendere solo, forse, di notte. Siamo al delirio, speriamo vadano a casa il prima possibile. Questo governo è scafismo di Stato e difesa dei delinquenti", ha commentato il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, che insieme ad altri parlamentari del Carroccio, indossando una maglia con la scritta "La difesa è sempre legittima", ha preso parte a un sit in di protesta in piazza Montecitorio.

Primarie Pd, a Napoli Renzi al 70%. Ecco tutti i voti nei quartieri e in provincia

ROMA. Renzi stravince le primarie Pd. A 392.163 schede scrutinate si attesta al 71,1%, Andrea Orlando al 21,1 e Michele Emiliano al 7,8. "Grazie e ora avanti insieme " ha scritto Renzi con un bigliettino condiviso sui social. "Oggi non è una rivincita", perché "con il Congresso si apre una pagina nuova, un nuovo inizio, non il secondo tempo della stessa partita". "Oggi ha vinto tutto il Pd, quello che non si è vergognato delle cose che abbiamo fatto sino a ora". 

A parlare di una partecipazione importante era stato, subito dopo la chiusura dei seggi, lo stesso Matteo Richetti, portavoce della mozione Renzi che parlava di una percentuale per l'ex premier "intorno tra il 65% e il 70%" e un dato finale "tra 1,8 e 2 milioni di votanti". Alle 17 avevano espresso la propria preferenza quasi 1,5 milioni di persone. Nel 2013 i votanti erano stati 2,8 milioni.

 

Emiliano si congratula con Renzi - "Ho telefonato poco fa a Renzi per fargli le congratulazioni, ma il nostro risultato è stato straordinario. Prima la nostra mozione, Fronte Democratico, non aveva strutture organizzate di alcun tipo". E' quanto ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. "I dati sono diversi da quelli che vengono diffusi in questo momento: abbiamo la ragionevole aspettativa - ha aggiunto - di superare il 10%, di superare il 12%, 12,5%".

Gentiloni chiama Renzi - Durante l'attesa dei risultati al Nazareno, mentre era ancora in corso lo spoglio, Renzi si è sentito telefonicamente con il premier Paolo Gentiloni in viaggio per la visita in Kuwait.

 

IL VOTO A NAPOLI E IN CAMPANIA. Anche a Napoli l'ex premier si afferma nettamente con il 70,1%, mentre Orlando si ferma al 19% ed Emiliano otteine il 10,7%. Circa 50mila i votanti a Napoli e provincia. A Salerno, "regno" del governatore Vincenzo De Luca, l'ex premier conquista un isulato bulgaro: l'88,8%. Il dato peggiore per Renzi è quello di Caserta, dove si attesta al 40%, con Orlando oltre il 30% ed Emiliano al 28%.A Benevento Renzi prende quasi l'81%, Orlando il 10% ed Emiliano il 9%. Ad Avellino l-ex premier si attesta al 78%, confermando il dato del voto tra gli iscritti che vedeva l'ex premier oltre l'80%. 

 

Ecco i dati di Napoli e provincia ancora provvisori:

Castellammare
Emiliano 459 voti
Renzi 800
Orlando 100

Ercolano

Renzi 83%
Orlando 14%

Emiliano 3%

San Carlo all'Arena 
Renzi 109 voti
Orlando 33 
Emiliano 24 
Nulle 2 
Bianca 1                       

Pianura
Renzi 84
Emiliano 20
Orlando 9          
             
Soccavo
Renzi 317
Emiliano 52
Orlando 46                        

Arenella 
Renzi 378
Emiliano 107
Orlando 102                        

Vomero 
Renzi 754
Orlando 196
Emiliano 191

Fuorigrotta Piazzale Tecchio 
Renzi 288
Emiliano 72
Orlando 56

Fuorigrotta Via Cumana 
Renzi 416
Orlando 90
Emiliano 88

San Giorgio 
Renzi 796
Orlando 276
Emiliano 193
 

Casalnuovo
Emiliano 166 voti
Renzi 111
Orlando 30                   

Quarto 
Emiliano 219
Renzi 162 
Orlando 29 
416 votanti, 1 nulla, 5 contestate e messe a verbale 

Vicaria
Orlando 8 voti
Emiliano 229
Renzi 69
Schede nulle 1
 

Secondigliano

Matteo Renzi 98

Michele Emiliano 58

Andrea Orlando 12

 

Colli Aminei

Renzi 282

Orlando 55

Emiliano 61

Nulle 4

SALERNO. "A scrutinio quasi ultimato, il risultato dei 16 seggi di Salerno città assegna alla mozione Renzi il 90% delle preferenze". Lo rende noto il Comitato per Renzi di Salerno. Mancano ancora i dati ufficiali dello scrutinio a Salerno.

Primarie Pd, Renzi gioca la carta-Bagnoli

NAPOLI. «Oggi molti di noi hanno la mente rivolta alle primarie del Pd che si svolgeranno domani dalle 8 alle 20 in migliaia di gazebo. E anche io ovviamente sto facendo come tutti le ultime telefonate. Ma un amico mi ha mandato queste foto, oggi. E la voglio condividere con voi: è l'Arenile Nord di Bagnoli, finalmente restituito ai napoletani. Ricordate?». Lo scrive su Facebook Matteo Renzi, postando una foto dell'arenile di Bagnoli bonificato. E oggi si vota per eleggere il nuovo segretario: in lizza, oltre a Renzi, anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e il governatore pugliese Michele Emiliano. A Napoli voti controllato: da Roma arriverà Ernesto Carbone.

Primarie Pd, scintille Renzi-Emiliano sugli 80 euro

ROMA. Affluenza alle primarie, Alitalia, legge elettorale. Poi 80 euro, migranti, euro, tassa patrimoniale. Si snoda tra questi temi, su Sky Tg24, il confronto tra i candidati alla segreteria del Pd. "Tutto ciò che sta sopra il milione va bene", dice Matteo Renzi riferendosi all'affluenza per l'appuntamento del 30 aprile. "Io mi sono candidato per salvare il Pd, va bene qualunque cosa", l'apertura di Michele Emiliano. "Fisso l'asticella a quello che disse Matteo Renzi l'ultima volta: 2 milioni di persone, per me va bene il 51%", dice Andrea Orlando.

ALITALIA - "Non più soldi pubblici ma una proposta del Pd al governo entro 15 giorni dall'elezione della segreteria, quindi entro il 15 maggio", la proposta di Renzi. "Alitalia è stata una saga, un festival degli errori. E' assurdo che il Paese come il nostro butti vita questa occasione", aggiunge. "A forza di dire che il sindacato non serve a niente diventa difficile gestire questi passaggi -osserva Orlando-. La liquidazione non è una strada che possiamo seguire. La politica faccia tutto quello che possibile perché dietro ogni posto lavoro c'è una famiglia e la dignità di un persona". "Nessuno nei governi che di recente sono stati in carica ha osservato quello che succedeva nella compagnia, tutti sono stati presi in contropiede", dice Emiliano.

LEGGE ELETTORALE - "Vorrei che facessimo tutti insieme una legge con il maggioritario", dice Renzi. Un governo con Berlusconi lo hanno già fatto. Comunque, lo deciderà il parlamento", aggiunge, chiarendo che per votare "c'è tempo fino a maggio 2018, secondo la Costituzione". "Prima di tutto occorre fare la legge elettorale altrimenti occorrerà fare alleanze dopo il voto ma eviterei le larghe intese. Hanno fatto male a noi e alla destra", se nessuno vince meglio "un governo di programma 10 punti condivisi", afferma Emiliano.

JOBS ACT - "A me dispiace molto dirlo perchè anche io speravo che il Jobs Act potesse dare risultati più forti" ma non è stato così e "occorre tornare su licenziamenti collettivi e disciplinari", dice Orlando. Renzi ricorda i risultati ottenuti (oltre 700.000 posti di lavoro creati): "Se qualcuno pensa di far meglio, si accomodi". "Bisogna ripristinare il diritto del lavoratore a reintegro", dice Emiliano facendo riferimento all'articolo 18.

80 EURO - La temperatura sale quando si parla del bonus degli 80 euro. "Lui -attacca Emiliano riferendosi a Renzi- pensa di risolvere i problemi con i bonus, è una fissazione che abbiamo provato a toglierli dalla testa ma Matteo è testardissimo a insistere negli errori". Ribatte Renzi: "Non so cosa c'entra quanto sono cambiato io. Non capire che 80 euro non sono un bonus vuol dire non conoscere la busta paga" di tanti cittadini "non sono un bonus ma un tentativo serio di dare una mano a chi non arriva a fine mese. Abbiamo dato 10 miliardi di euro a 10 milioni di italiani in 3 anni, la più grande opera di redistribuzione degli ultimi 30 anni". "Renzi -chiosa- ha guidato un governo sensibilissimo nei confronti dei potenti e per niente attento a chi non ha nulla".

BIOTESTAMENTO - "Quando entro in chiesa mi tolgo il cappello ma non la testa e faccio politica da laico. In questa legislatura sono stati fatti passi avanti nei diritti. Sul testamento biologico va bene quello che ha deciso il Parlamento", dice Renzi. "Si può dire 'finché sei lucido, puoi decidere cosa fare'", dice Orlando. "Se sono ancora nel pieno delle mie facoltà vorrei poter chiedere che un trattamento sanitario non mi sia somministrato", le parole di Emiliano.

PATRIMONIALE - "La patrimoniale non è una soluzione, la soluzione è superare il fiscal compact, poi ci vuole uno shock con il patrimonio immobiliare e la gestione finanziaria", sostiene Renzi, differenziandosi rispetto ai due rivali. Emiliano si dice favorevole, Orlando accende i riflettori su "quell'1% di popolazione che detiene il 25% della ricchezza del Paese".

MIGRANTI - "L'Italia nel corso di questi anni, senza alcun aiuto dall'Europa, ha salvato migliaia di vite umane e se fossi il vicepresidente della Camera" Luigi Di Maio che ha "strumentalizzato vicenda Ong, mi vergognerei profondamente", dice Orlando. "Il vice presidente della Camera ha attaccato le Ong, ma il problema sono gli scafisti non le Ong. Ma diciamo che qualcosa non funziona, l'ha capito per primo il ministro dell'Interno Minniti che lavora con straordinaria determinazione e tenacia", la posizione di Renzi.

EURO - "Io sono per gli Stati Uniti d'Europa. L'uscita dall'euro mi pare una follia, sono assolutamente contrario", dice Emiliano. "Follia e tabù", dice Orlando, per il quale "l'Italia fuori dall'euro è niente". "Follia parlare di Italia fuori dall'euro", dice Renzi. "Europa sì ma non così. L'Europa così com'è non risponde alle necessità delle persone", afferma. "Una volta ho tolto la bandiera dell'Ue: ci hanno chiesto" una correzione dello 0,2 "mentre scavavamo per le vittime del terremoto". Le considerazioni su burocrazia e tecnocrazia contribuiscono ad alzare la temperatura tra Renzi e Orlando: "Andrea -dice l'ex premier- a volte mi sembra che tu sia stato su Marte... Sei in Parlamento dal 2006, sei stato l'unico tra di noi a votare il fiscal compact, hai fatto parte di certe esperienze politiche, perchè fai finta di non esserci stato? Siamo seri, tu c'eri a votare quelle cose, io no. Io al governo votato con la fiducia da Berlusconi non sono mai andato, tu sì. E il fiscal compact l'hai votato con Berlusconi: non ti vergognare, ogni tanti capita di fare cose che non vanno bene". Parole che fanno il paio con quelle pronunciate in un altro passaggio del confronto: "Se in questi anni abbiamo ottenuto dei risultati è perchè siamo una squadra. A cominciare da Orlando che in consiglio dei ministri ha votato tutto insieme a me. Tutto".

CULTURA - Altro tema, altre stoccate. "Va bene dire le cose che dobbiamo fare, ma ricordiamo quello che voi avete fatto", dice Renzi 'pizzicando' gli altri due candidati. "Intervengo per dare ragione sia a Emiliano che a Orlando -spiega Renzi-. Emiliano ha chiesto una legge per aiutare i privati a investire: l'abbiamo fatta, l'Art bonus, l'ha fatta Franceschini. Orlando ha detto di non perdere fondi europei: il suo governo, che era anche il mio, ha recuperato tutti i fondi dal 2007 al 2013 che rischiavano di essere persi".

A 15 ANNI.... - Candidati divisi sul tema del poster in cameretta. "A 15 anni avevo in camera Gigi Riva che calciava in porta il terzo gol con la Germania. Oggi metterei il poster di Jury Chechi: si è rotto un tendine come me, io ho saltato solo campagna elettorale, lui le Olimpiadi", dice Emiliano. "Io avevo Berlinguer e anche una foto di Allende. Oggi aggiungerei Mandela", racconta Orlando. Renzi chiude il cerchio: "Dipende se erano 15 o 16 anni, perchè proprio allora Baggio veniva venduto dalla Fiorentina. Poi avevo i Duran Duran e Bob Kennedy. Oggi direi Barack Obama".

DOMANDE INCROCIATE - "Come hai fatto a resistere al governo con lui?", chiede Emiliano a Orlando, tra le risate della platea. "Abbiamo discusso più di quello che racconta Matteo. Forse non abbiamo discusso abbastanza anche perchè -la risposta- c'è stata una fase in cui discutere nel Pd è stato piuttosto complicato". "Escludi le ipotesi di alleanze con Forza Italia?", domanda Orlando a Renzi. "Non si possono escludere larghe intese se ci sarà il proporzionale", dice l'ex presidente del Consiglio, che chiede ad Emiliano lo stop al braccio di ferro dopo il voto. "Sei disposto a sostenere chi vince?", chiede Renzi. "Se continui a fare come hai fatto nei 1000 giorni di governo, continuerò a fare opposizione costruttiva", la replica.

APPELLO FINALE - "Siamo l'unico partito che non decide su un blog e non seleziona a Arcore. Il mio appello è per il 30 aprile, perché votando rendete questo paese più democratico e più forte", dice Renzi. "Non abbiate paura del Pd, non abbiate paura di Renzi e di legittimarlo. Questa è una grande opportunità, non spaventatevi se Renzi in questi 1000 giorni non è stato perfetto. Non mancate, andate a votare", le parole di Emiliano. "Mi rivolgo ai delusi, agli arrabbiati, ai perplessi, a chi in questi anni non si è sentito riconosciuto: venite e fate del Pd lo strumento per affermare le vostre speranze", dice Orlando.

«Editoria, il Governo uccide la riforma appena nata»

La legge di riforma dell’editoria, entrata in vigore nell’ottobre 2016, è ad un passo dal perfezionamento, con gli attesi decreti attuativi che dovrebbero essere emanati dal Governo entro il prossimo maggio. In queste ore, sulla bozza di decreto delegato, sono chiamate a pronunciarsi con propri pareri le commissioni competenti di Camera e Senato. La File (Federazione italiana liberi editori) ha fatto sentire la sua voce presentando una propria memoria con cui propone alcuni correttivi. Ne parliamo con il presidente, Roberto Paolo, vicedirettore del “Roma” e presidente del Cda della cooperativa editrice del quotidiano napoletano.

Presidente, siamo ad uno snodo di vitale importanza per l’editoria no profit. La riforma è ad un passo dall’essere completata, eppure per la File qualcosa ancora non va. Cosa?

«Mentre con una mano il Governo si appresta a varare i decreti attuativi della riforma, allo stesso tempo con l’altra mano la sta svuotando di significato».

Cosa succede?

«Due sorprese. La prima: nell’ottobre scorso, con la legge di riforma dell’editoria si è creato un Fondo per il pluralismo, dotandolo di proprie risorse economiche. Una rivoluzione per l’editoria no profit, che del pluralismo dell’informazione in Italia è la vera garanzia. Ma con la manovrina che verrà presentata la settimana prossima in Senato, si toglie al Fondo la maggior parte delle sue dotazioni economiche, i 100 milioni di euro derivanti dall’extragettito del canone Rai. Quello che è stato messo ad ottobre, viene tolto ad aprile. Una vera e propria beffa».

E la seconda sorpresa?

«L’altra grande novità della riforma consiste nell’anticipazione del contributo prevista per il mese di maggio, mentre in passato le aziende per vedere qualcosa dovevano aspettare il dicembre dell’anno successivo a quello in cui si erano spesi i soldi. Bene, questo maggio le cooperative aspettavano l’anticipazione promessa dalla legge. E così nessuno è andato cercare credito dalle banche. Invece il Ministero dell’Economia e finanza non ha provveduto a decretare il riparto provvisorio del Fondo, forse anche perché con la manovrina di cui sopra non si ha neanche certezza di quanti soldi ci saranno nel Fondo. Quindi niente anticipazione a maggio, a meno di svolte dell’ultima ora».

C’è di che essere sfiduciati sul futuro della riforma...

«Beh, è una riforma che viene uccisa nella culla. Sorprende che Luca Lotti, da neo ministro dello sport e dell’editoria, si lasci affossare la riforma che proprio lui ha fortemente voluto quando era sottosegretario all’editoria del Governo Renzi».

Però ora stanno per essere varati i decreti attuativi. Quali sono state le vostre proposte in merito?

«Abbiamo presentato un documento articolato per sottolineare la necessità di alcuni possibili miglioramenti al testo del Governo. In particolare vanno chiariti alcuni aspetti lasciati troppo vaghi dalle norme, che potrebbero dar luogo a difficoltà interpretative, ma soprattutto chiediamo paletti più rigidi, in particolare riguardo i contributi all’editoria digitale, per evitare di creare maglie troppo larghe e scarsamente controllabili, che sarebbero terreno fertile per i furbacchioni di turno. Non vorremmo che, dopo tanti anni di giusta severità nell’erogazione dei contributi pubblici, ora con il digitale si ripetessero gli errori di un non lontano passato che tanti scandali hanno generato».

Un esempio riguardo le difficoltà interpretative di cui parlava?

«La legge introduce finalmente il concetto di socio sovventore, limitandolo giustamente a soggetti qualificati a cui questo ruolo è riconosciuto dallo Stato, quindi non privati cittadini. Va benissimo. Occorre però chiarire che a questi soggetti non possono applicarsi le norme che impongono ai soci delle cooperative editrici di non partecipare a più di una cooperativa, altrimenti il socio sovventore potrebbe finanziare una sola cooperativa. Lo stesso si dica per i limiti alle quote sociali che ogni socio può avere. Vanno benissimo, ma non possono valere per i soci sovventori, altrimenti si vanifica lo scopo di apportare appunto capitale».

E quali sarebbero, secondo la File, le maglie larghe del decreto attuativo?

«Per esempio, per quanto riguarda la carta stampata, si introduce un premio per i giornali che fanno con i licei percorsi di formazione scuola-lavoro, pari all’un percento in più del contributo pubblico che spetta loro per ogni progetto attivato. Ma non si pone nessun limite al numero di progetti attivabili da ciascun giornale. Così si rischia di trasformare i giornali in “ginnasi”: se io metto i giornalisti a cercare licei per fare la formazione scuola-lavoro e attivo 50 progetti in un anno, ottengo il 50% in più dei contributi che mi spetterebbero. Si tratta di centinaia di migliaia di euro. Una tentazione per chiunque. Facile che tra qualche anno vedremo degli eccessi. Ma è sui contributi ai siti internet che si rischia di stimolare appetiti di eventuali speculatori».

In che senso?

«La filosofia di questa legge è di incentivare la trasformazione della informazione stampata in informazione digitale. E già su questo ci sarebbe molto da dire, ma non è questa la sede. Nell’applicare questa filosofia, però, si è andati un po’ oltre. Chi ha un sito di informazione ottiene un contributo pari al 75% dei costi sostenuti, anche se in questo settore non ci sono parametri certi per giustificare i propri costi, come invece ci sono per l’acquisto della carta e la stampa dei giornali, che sono matematicamente rapportabili in materia certa alle copie distribuite e a quelle vendute. Cosa succederà? Probabilmente fioriranno siti internet che avranno solo 5 giornalisti part time, con costi del personale molto ridotti, e invece costi per l’innovazione digitale di milioni di euro. Tanto paga lo Stato. E c’è anche una previsione peggiore».

Quale?

«Quel 75% dei costi rimborsabili dallo Stato passa addirittura al 95% nel caso di “costi della gestione di piattaforme e applicativi dedicati all’ampliamento dell’offerta informativa telematica e per l’utilizzo della rete”. Lei ha capito di cosa si tratta?».

Io sinceramente no.

«Neanche io. Ci può entrare qualsiasi cosa. Ma posso pensare che si tratti per esempio di costi per pagare una società terza che crea un software per rendere più performante la navigazione sul nostro sito internet dagli smartphone. O la creazione di una app per cellulari e tablet. Ma potrebbe essere anche l’attività di social media manager. Io pago una società terza e lo Stato mi rimborsa il 95% di quanto pago. Un malintenzionato potrebbe essere fortemente tentato di creare delle sovrafatturazioni, quando non addirittura delle false fatturazioni. Il tutto senza avere alle spalle uno straccio di redazione giornalistica seria. Perché la legge glielo permette».

E che soluzioni proponete voi della File?

«Ripeto: meglio paletti rigidi fin da subito che correre a chiudere i cancelli quando i contributi sono fuggiti e gli scandali sono scoppiati. Quindi, innanzitutto, contenere i contributi entro dei limiti fissati dalla capacità dell’impresa editoriale di creare lavoro. In fondo si tratta di editoria no profit, imprese fatte da cooperative o fondazioni o enti morali. Creare lavoro rientra nelle loro finalità e assicura anche, per il pluralismo, una garanzia di professionalità. Quindi riconosciamo pure il 75% o il 95% dei costi dei siti di informazione, a patto però che siano dotati di vere redazioni giornalistiche. E quindi in una misura che non possa mai superare il 50% dei costi sostenuti per il personale. Non è pensabile che un’impresa editoriale abbia costi per i software di milioni di euro se impiega forza lavoro professionale per poche centinaia di migliaia di euro. Deve esserci un rapporto tra le due cose».

Minzolini, sì del Senato alle dimissioni

ROMA. Il Senato ha votato a favore delle dimissioni di Augusto Minzolini (Fi), con 142 sì, 105 no e 4 astenuti. Il voto, come da regolamento, si è svolto a scrutinio segreto.
"Come mi sento? Bene, sollevato: sembra l'ultimo giorno di scuola. La presenza dentro le istituzioni ha senso se uno può difendere le proprie posizioni, altrimenti non ha senso starci. Io sono contento di aver fatto questa esperienza", ha commentato Minzolini dopo l'ok del Senato.
In precedenza Minzolini, prendendo la parola, aveva ringraziato l'Aula "nella sua interezza" per la decisione del 16 marzo - quando era stato approvato un ordine del giorno presentato da Forza Italia che respingeva la proposta presentata dalla Giunta per le Elezioni di dichiarare decaduto il senatore in applicazione della cosiddetta legge Severino -, rendendo atto anche al Pd di aver lasciato in quell'occasione libertà di coscienza. Un pronunciamento dell'assemblea che "ridà respiro alle istituzioni e all'Italia intera". L'ex direttore ha invitato quindi l'assemblea a "non avere paura".

Orfini: dirigenti napoletani del Pd inadeguati

NAPOLI. "Ieri a Napoli, nello stabilimento della Mecfond a Gianturco, abbiamo chiesto ad un pezzo della città, con umiltà, di dare una mano al Pd a cambiare, a riaprire le porte ai cittadini. Un'iniziativa fuori dal percorso congressuale, dove ho incontrato iscritti, segretari di circolo, amministratori, intellettuali e lavoratori pronti a dare il proprio contributo". A scriverlo su Facebook è Matteo Orfini, presidente del Pd. "Non basta solo l'intervento dei livelli nazionali, credo ci sia anche bisogno di un salto di qualità e di uno scatto d'orgoglio da parte di chi vive il partito in questa città. Un lavoro che dovrebbero svolgere i gruppi dirigenti locali, ma a quanto pare preferiscono la ricerca di accordi consociativi alla politica. Ma non possiamo accettare che la loro inadeguatezza - aggiunge - disperda questa voglia di partecipazione, soprattutto quella di chi ha perso fiducia in noi ma non vuole rassegnarsi al disimpegno. Per questo abbiamo provato e proveremo a mettere a disposizione luoghi veri e aperti di confronto e partecipazione. Oltre le correnti e le filiere", conclude Orfini. 

Orlando a Napoli: se dici che tutto va bene poi la gente si arrabbia

NAPOLI. Quando dici che tutto va bene, che ce l'abbiamo fatta "in una famiglia dove un figlio non trova lavoro e un altro non può andare all'università perchè non può permetterselo, non solo ti sentono distante ma finiscono anche leggermente per incazzarsi...". Lo dice Andrea Orlando a Napoli. Che poi aggiunge: "Il Pd deve uscire dall'isolamento nel quale si è cacciato. E credo che in parte le difficoltà siano dovute alla grave mancanza di chiarezza sulle alleanze e sulle prospettive. Dobbiamo ricostruire un nuovo centrosinistra".

Pagine

Rubriche

LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI DEL "ROMA"
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici