Giovedì 22 Febbraio 2018 - 8:05

Fontana insiste: «Anche la Costituzione parla di razze»

«Ammetto di aver usato un'espressione... Apro una parentesi: dovremmo cambiare anche la Costituzione, che è la prima a dire che esistono delle razze». Lo ha detto il candidato del centrodestra alla Regione Lombardia Attilio Fontana, a TgCom24. A proposito di quanto detto ieri sulla razza bianca a rischio, ha aggiunto: «È stata una frase inopportuna ma il principio rimane, il problema bisogna affrontarlo, se si vuole in futuro risolvere questa situazione che rischia di esplodere e di creare problemi di carattere sociale».

Caso Moro, post choc dell'ex brigatista

Di sicuro una frase infelice. Perché scrivere su Facebook, riferendosi alla pagina più buia della Repubblica, quella dei 55 giorni che vanno dalla strage di via Fani all'omicidio Moro, «chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?», come ha fatto Barbara Balzerani (nella foto), ex primula rossa delle Br ha scatenato una bufera. Lasciando esterrefatti i tanti che hanno letto in quel post della ex brigatista, in azione a via Fani il 16 marzo del 1978, una provocazione che riapre ferite mai chiuse tra i tanti che pagarono il prezzo più alto negli anni di piombo, i parenti delle vittime del terrorismo.

A parlare con l'AdnKronos di una «frase inopportuna» è Giovanni Ricci, figlio dell'appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, ucciso a 42 anni dal fuoco brigatista, l'uomo che a via Fani guidava la 130 dove viaggiava Moro. «Il vero problema sono stati i post che esprimevano solidarietà alla Balzerani», sottolinea Ricci. Post che hanno spinto poi la stessa ex terrorista a rimuovere il suo testo: «Deve aver capito, a quel punto, che la sua era una frase quanto meno strumentalizzabile».

Per Ricci, in ogni caso, tutto quello che sta avvenendo dimostra che «siamo ancora lontani dal pieno riconoscimento dei propri errori, dalla capacità di finirla con la mitizzazione di quegli anni», perché «bisognerebbe fare il mea culpa, finalmente, per arrivare a un riconoscimento tra le parti, mentre ironizzare come fa lei significa che non siamo pronti», conclude Ricci.

Per Gero Grassi, deputato dem e membro della Commissione Moro, la vicenda va letta all'interno di uno scontro tra ex terroristi. «Se vedete - dice all'AdnKronos - quello che scrive Etro in un post di replica a quello della Balzerani si capisce che c'è uno scontro tra chi, a tutti i costi cerca di difendere una verità in cui la purezza dei brigatisti venga salvaguardata, leggi Balzerani, in questo caso, e chi, come Etro, anche lui presente in via Fani, le chiede almeno di tacere».

«Io - ricorda Grassi - sono stato insultato dai commenti arrivati al post della Balzerani, in cui, di fatto, mi si accusa di voler andare oltre la verità raccontata dai brigatisti». «Invece di chiedere scusa e di dire la verità, assistiamo a un atto deplorevole, che manca di rispetto per le vittime di via Fani», conclude l'esponente dem.

Da parte sua la Balzerani ha provato a correggere il tiro, spiegando in un post successivo il suo pensiero, sottolineando come il suo obiettivo fossero «le verità di comodo, mistificazioni e vere e proprie menzogne su quegli avvenimenti, i comportamenti e le responsabilità di ciascuno». «Personalmente, se potessi, mi sottrarrei a questo cialtronesco spettacolo mediatico che, questo sì, a mio parere, offende i sentimenti e l'intelligenza dei più».

«Razza bianca a rischio», bufera su Fontana

MILANO. "Qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, qui è questione di essere logici e razionali. Non possiamo" accogliere tutti i migranti che cercano di arrivare in Italia "perché tutti non ci stiamo e dobbiamo quindi fare delle scelte. Dobbiamo decidere se la nostra etnia, se la nostra razza bianca, se la nostra società deve continuare a esistere o se la nostra società deve essere cancellata". Lo ha detto Attilio Fontana, leghista e candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia, in collegamento ieri mattina su Radio Padania parlando di immigrazione.

Per Fontana "fare il discorso demagogico" che "bisogna accettarli tutti" è "assolutamente inaccettabile", è "un discorso di fronte al quale bisogna reagire, bisogna ribellarsi. Noi non possiamo accettarli tutti, perché se dovessimo accettarli tutti vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale, come realtà etnica, perché loro sono molti più di noi, sono più determinati nell'occupare questo territorio di noi".

 

Per Fontana "uno Stato serio dovrebbe progettare e programmare" l'ingresso dei flussi migratori e consultare i cittadini. "Dovrebbe dire riteniamo giusto che possano essere accolti mille, 100mila, un milione, 10 milioni, 100 milioni, quanti immigrati vogliamo far entrare e come li vogliamo assistere e che lavori vogliamo trovare loro, che case e scuole vogliamo dare loro. A quel punto, quando un governo fa un progetto del genere, lo sottopone ai propri cittadini".

Il candidato del centrodestra alla Regione Lombardia ha spiegato che "è una scelta, se la maggioranza degli italiani dovesse dire 'noi vogliamo autoeliminarci', vorrà dire che noi ce ne andremo da un'altra parte".

LE REAZIONI - "Al governo normeremo ogni presenza islamica nel Paese - dice il segretario della Lega e candidato premier Matteo Salvini, commentando le dichiarazioni del candidato di centrodestra in Lombardia - Esattamente come in tempi non sospetti ha sostenuto Oriana Fallaci, siamo sotto attacco, sono a rischio la nostra cultura, società, tradizioni, modo di vivere. E' in corso un'invasione, a gennaio sono ripresi anche gli sbarchi. Il colore della pelle non c'entra niente e c'è un pericolo molto reale: secoli di storia che rischiano di sparire se prende il sopravvento l'islamizzazione finora sottovalutata". E su Twitter rincara: "Record di sbarchi di clandestini in gennaio: già 841 da inizio anno (+15% rispetto all’anno scorso). E negli alberghi ne stiamo mantenendo 183.681. Non vedo l’ora che mi diate la possibilità di fermare questa invasione, organizzata e finanziata per cancellare la nostra cultura".

Ma è bufera sulle parole di Fontana. "La Lombardia è la più grande regione del Paese: la sua economia traina tutta l'Italia ed è punto di riferimento per l'Europa. Ci aspettavamo un dibattito alto, bello, nobile, sui contenuti. E invece il candidato della destra, leghista, parla di 'razza bianca' e di invasioni" scrive Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook. "Noi insieme a Giorgio Gori parliamo di innovazione e capitale umano. Siamo una squadra che sceglie il futuro, non la paura - prosegue il leader Pd - Altro che farneticanti dichiarazioni sulla 'razza bianca': il derby tra rancore e speranza è la vera sfida che caratterizzerà il 4 marzo, in Lombardia come nel resto del Paese. Andiamo avanti, insieme".

"Un candidato presidente che si lancia in dichiarazioni così deliranti intervistato da Radio Padania dimostra drammaticamente di non essere all’altezza della più importante regione del Paese - commenta il vicesegretario del Partito democratico e ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina - E tutto questo è triste e pericoloso per la Lombardia e i lombardi prima di tutto".

"Dopo la frase che ha detto il candidato presidente del centrodestra in Lombardia Fontana" chiede Luigi Di Maio, candidato premier del M5S, "siamo sicuri che sono loro i moderati? Perché se loro sono moderati, io sono Gandhi rispetto a come si stanno comportando". "Ci dica Berlusconi - dice Di Maio - quello rimane il loro candidato? Uno che parla di razza bianca nel 2018? Nemmeno Salvini era mai arrivato a tanto".

”Quella di Fontana, preoccupato della purezza della razza, non è la mia #Lombardia - scrive su Twitter il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, promotore di +Europa con Emma Bonino - La mia regione non è chiusa e sconfittista come vuole la Lega. Ma forte, ricca, innovativa perché aperta, accogliente, tollerante. Una Lombardia più europea, alternativa al razzismo, protesa al futuro. #iostoconGori”.

“Il candidato presidente leghista alla regione Lombardia parla di 'razza bianca' proprio come il governatore dell'Alabama sessanta anni fa - osserva Riccardo Nencini, segretario del Psi e promotore della lista 'Insieme' - Lo dico subito: una cosa è difendere i valori fondamentali del cittadino, dalla parità di genere alle libertà individuali, valori conquistati nelle piazze e in Parlamento dalle nostre nonne e dai nostri bisnonni, altro inneggiare alla superiorità del colore della pelle. Non vorrà mica Fontana istituire un assessorato alla razza?”.

LA RETTIFICA - "È stato solo un qui pro quo". Dopo la bufera sollevata dalle parole del candidato del centrodestra, Fontana ha ribadito al suo staff che quanto detto a Radio Padania ieri è stato solo un lapsus.

Grasso: «M5S ondivago, sull'intesa valuteremo»

ROMA. Laura Boldrini chiude a qualsiasi alleanza con M5S? "Comprendo", "però poi decide qualcun altro". Lo ha detto il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, a 'L'intervista' su SkyTg24, aggiungendo "certo" alla domanda di Maria Latella se sarà lui a decidere.

A proposito di eventuali accordi con il Movimento il presidente del Senato ha aggiunto: "Dopo il voto valuteremo la situazione: il M5S è però così ondivago che non riusciamo a capire le sue politiche: un giorno è per l'euro, un giorno apre alle alleanze, un giorno è per l'Europa, un giorno no. Quando riuscirà a dare l'esatta valutazione alle sue politiche forse anche noi potremo fare delle valutazioni".

LOMBARDIA - Odio di Leu verso il Pd? Quella di Gori "è una visione distorta - ha affermato - Non ci sono né rancori né odii. Noi parliamo di politiche di sinistra e dalle sue parti le promesse non sono state mantenute".

LAZIO - Invece "nel Lazio la situazione, rispetto alla Lombardia, è diversa. Ho convocato anche per il Lazio un'assemblea dei delegati regionali che mi hanno dato un mandato per trattare con il presidente Zingaretti, che ricordo è in carica, per portare avanti politiche di sinistra". Da Zingaretti, ha aggiunto, possono arrivare "segnali di discontinuità".

ELEZIONI - "Il voto a Leu è il voto che rappresenta quelli che sono i valori e i principi della sinistra - ha rimarcato il presidente del Senato - I voti li ha levati forse Renzi quando ha cambiato la sua politica spostandola verso destra. Noi cerchiamo di recuperare i voti che ha perso Renzi, che era partito dal 40% e ora è al 20%".

Quanto a un governo con Forza Italia "non è che lo escludo io, ma le loro politiche che non potranno mai essere compatibili con le nostre. Per noi la componente essenziale per ogni alleanza è una svolta a sinistra, giustizia sociale, rivoluzione dell'uguaglianza, il diritto di avere diritti".

"NON SONO UOMO SOLO AL COMANDO" - "Non sono un uomo solo al comando - ha detto Grasso - non mi sento un 'leader', sono convinto che la politica non possa essere fatta così. Io sono a capo di un gruppo dove c'è pluralismo. Ed ho ottimi rapporti con tutti e pure con D'Alema".

BANCHE - Poi il capitolo banche. "Penso che se fossi presidente del Consiglio starei molto attento alle cose che dico, soprattutto a un finanziere" ha affermato. Alla domanda se lui facesse colazione con i 'poteri forti', il presidente del Senato ha replicato: "La mattina faccio colazione con mia moglie". Quanto alla commissione banche, "se la relazione non ci soddisfa, dovremmo riprenderla nella prossima legislatura".

Renzi al Lingotto:
«La sfida è tra noi e i 5 Stelle»

ROMA. "La sfida non è tra noi e il centrodestra, ma tra noi e i 5 Stelle". Così Matteo Renzi al Lingotto di Torino, facendo riferimento alle prossime elezioni politiche. "Lo dico ai moderati che hanno paura dei 5 Stelle - ha aggiunto - l'alternativa non è il centrodestra, ma il Pd. Perché o arriviamo prima noi o arrivano prima i 5 Stelle". "L'incompetenza è il nostro avversario da battere alla prossime elezioni politiche del 2018", ha spiegato l'ex premier, aggiungendo che "noi siamo gli unici a poter mettere in sicurezza il Paese". In merito al centrodestra, invece, ha commentato: "Il centrodestra si presenta come un'alleanza solida ma è l'alleanza dello spread".

ROMA - "A me di spelacchio non interessa granché - ha spiegato Renzi - Il punto non è se è bello o brutto, ogni spelacchio è bello a mamma sua. Il punto non è se è bello o brutto ma che se costa il doppio di altri alberi è un problema di incompetenza".

PD - "Non è importante il nome di chi andrà a Palazzo Chigi - ha aggiunto l'ex premier - l'importante è che sia del Pd. Noi siamo una squadra". "Siamo la forza e il coraggio di questo Paese - ha proseguito - quindi andiamo a vincere queste elezioni, andiamo a giocare questi 50 giorni all’attacco e non sulla difensiva". "Possiamo fare un appello al voto utile alla sinistra, così come possiamo farlo sui moderati - ha spiegato Renzi - i moderati lo vedono il bicchiere mezzo pieno e lo sanno che quelli che oggi tornano come fosse niente e promettono miracoli sono gli stessi che hanno governato per decenni senza risolvere nessuno dei problemi. Noi siamo quelli che possono mettere in sicurezza i loro figli. Ma non possiamo fare la campagna elettorale solo sul voto utile".

Forza Italia, spunta la candidatura di Lotito a Salerno

Per ora è solo un'indiscrezione, che però circola con insistenza nei corridoi di Montecitorio: Claudio Lotito potrebbe scendere in campo con Forza Italia alle prossime politiche. Il patron della Lazio, raccontano fonti parlamentari azzurre, avrebbe contattato Silvio Berlusconi e per lui si prospetterebbe un seggio sicuro nel listino proporzionale nel Lazio, o più probabilmente in Campania, collegio di Salerno, considerato che Lotito è anche presidente della Salernitana. Ancora non si sa se alla Camera o al Senato. Il diretto interessato, però, smentisce. «Mi lusinga che possa esserci un interessamento di Silvio Berlusconi per la mia persona, ma al momento non ho ricevuto proposte in tal senso. Quando avrò delle proposte concrete, valuterò e mi metterò a disposizione. Al momento non ci sono né proposte né accettazioni» spiega.

Regionali, Bersani apre alle intese

ROMA. "Proviamo a trovare un'intesa. Ci stiamo lavorando". Lo dice Pier Luigi Bersaniparlando con i cronisti alla Camera a proposito delle regionali in Lombardia e nel Lazio. Con Nicola Zingaretti, ammette Bersani, la strada di un accordo è meno complicata di quella con Giorgio Gori. Comunque, avverte, "non ha senso fare ammucchiate contro la destra, operazioni di ceto politico. Serve una proposta chiara di sinistra di governo, alternativa alla destra. Altrimenti i cittadini non ce li portiamo a votare. Vediamo che succede nelle prossime ore".

"Ci stiamo lavorando, non abbiamo bisogno di appelli, lo sappiamo anche noi che l’unità sia meglio delle divisioni, è come dire 'Viva la mamma'”, aggiunge Bersani a Radio Popolare. “Il centrosinistra nel Lazio, sia per il profilo di chi lo rappresenta che per i contenuti è più nettamente alternativo alla destra, in Lombardia questo tema è più complicato, più sfumato”, continua Bersani, che a proposito del passo indietro di Maroni e di una maggiore chance per il centrosinistra dice “certo, il passo indietro di Maroni ha creato una novità, ma non facciamo una questione di persone, non illudiamoci, la destra è radicata, per unire il popolo di centrosinistra e combattere la destra bisogna andare a fondo sui temi, quando vincemmo in Lombardia, vincemmo dappertutto perché ci presentammo con un profilo di sinistra di governo. Recuperare non è semplice, non pensiamo che ci aiuti troppo il fatto che ci sia Fontana e non Maroni”.

Meglio Pier Ferdinando Casini oppure Sandra Zampa come competitor? "Vedremo dove andrò, per me va bene tutto, il mio test è girare per strada e fin qui mi trattano con benevolenza", ha detto.

Siani sceglie Renzi: mi candido con il Pd

NAPOLI. Paolo Siani (nella foto) ha sciolto la riserva e ha deciso di candidarsi con il Pd di Matteo Renzi. Il fratello del giornalista Giancarlo ucciso dalla camorra nel 1985 ha annunciato così la sua scelta: "Ho accettato l’invito di Matteo Renzi a candidarmi nelle liste del Pd come indipendente. Indipendente come lo sono stati illustri  parlamentari prima di me. Ho chiesto di potermi occupare di quello che so fare, sanità e infanzia. Ho accettato, chiedendo di poter scendere in campo non solo in un collegio proporzionale plurinominale ma anche in uno uninominale nella mia città. Sarà il Pd a dirmi in quale collegio mi presenterò. A me piacerebbe cimentarmi nel posto dove vivo e  lavoro. Ma si vedrà. Dopo un anno, se sarò eletto, farò il primo resoconto. Se la mia presenza nel Palazzo della politica non sarà costruttiva e utile per  la mia comunità, tornerò a fare il dottore in ospedale".

Salvini a Fi: sulla legge Fornero basta indecisoni

ROMA. "Mi preoccupa l'indecisione di Forza Italia sulla legge Fornero...non c'è niente da discutere, è una legge ormai riconosciuta sbagliata dall'Universo. A parte il fatto che nella bozza dell'accordo c'era scritto 'azzeramento', vogliamo fare uno sforzo ulteriore? Berlusconi dice 'ne cancelleremo gli aspetti negativi'? Fatto salvo che io la legge me la sono letta e ce l'ho sulla pelle, io gli aspetti positivi ancora non li ho trovati, ma neanche uno. Quindi, volendo raggiungere un accordo e dialogare, mi aspetto che Berlusconi mi dica un solo aspetto positivo di questa legge. Se c'è un aspetto positivo io sono contento e sono pronto a cambiare idea". Così il segretario della Lega Matteo Salvini, ospite di "Circo Massimo" su Radio Capital. Su Berlusconi che ritiene di non dover abbassare l'età pensionabile, Salvini afferma: "E' evidente che Berlusconi dica che lui a 81 anni lavora ancora 12 ore al giorno. Non obbligo nessuno a lasciare il lavoro ma tu, se dopo 41 anni decidi di averne abbastanza, hai maturato il sacrosanto diritti di riavere indietro i soldi che tu hai versato". E a chi dice che non ci sono le coperture per poter cancellare la legge Fornero, Salvini risponde: "Quelli sono soldi degli italiani, prestati dai lavoratori" e "quegli ipotetici 20 miliardi di costo per mandare in pensione chi vuole andare in pensione significano consumi, acquisti, spese, iva e tasse...e questi sono soldi che i pensionati spendono. La legge Fornero è sbagliata e va cancellata. Punto. Su questo con Berlusconi ci metteremo d'accordo. Assolutamente". Salvini torna poi sulla questione vaccini dopo il botta e risposta di ieri con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: "Sono favore dei vaccini ma di una scelta responsabile. I vaccini sono utili, servono, ma siamo l'unico paese al mondo che ne ha adottati dieci obbligatoriamente. L'Italia, fino all'anno scorso, non mi sembra fosse in preda alle pestilenze. Il Veneto, ad esempio, che non aveva alcun obbligo vaccinale, era una delle regioni italiane con la copertura più completa". "Ripeto, sono utili, ma c'è un dibattito scientifico aperto perché ci sono anche delle contro indicazioni, se almeno lo Stato mi passasse gratuitamente delle analisi pre vaccinale, lo dico da genitore, sarei più rassicurato. Insomma passare da 4 a 10 vaccini e nemmeno in modo graduale. Anche bere un bicchiere di vino fa bene, ma se di vino te ne bevi due fiaschi, voglio vedere come ti senti, è un bel problema". "C'è un dibattito aperto, ben al di sopra di Salvini e Renzi. Il mondo scientifico e medico non è unanimemente d'accordo e dice 'non così tanti e non così in fretta'. Che facciamo? Ci affidiamo a quel venditore di pentole di Renzi?", ha domandato in conclusione. Sulla corsa alla Regione Lombardia, Salvini parla poi del candidato scelto dal centrodestra: "Attilio Fontana è il candidato unitario della coalizione e viene presentato oggi ufficialmente a Milano. Non c'è alcun dubbio. Non sottovaluto nessun avversario ma siamo 10 punti avanti. Noi con Fontana in Lombardia vinciamo tranquillamente". E sulla coalizione afferma: "Berlusconi dice che Fi sarà il primo partito del centrodestra? Cosa deve dire? Se lo chiedete a Renzi, anche lui dirà che il Pd vincerà le elezioni. Un conto sono i desideri un conto è la realtà. Io invece sono convinto che vinceremo noi e che la Lega sarà il primo partito".

Di Maio: «Dopo il voto colloqui con altri partiti»

ROMA. «Il 4 sapremo quanti parlamentari prende Grasso, Salvini e gli altri» ma adesso «è prematuro dire con chi ci potremmo alleare», mentre il «nostro obiettivo è vincere con il 40%». Lo ha detto Luigi Di Maio, candidato premier dei Cinque Stelle, a “Porta a Porta" in onda questa sera. «Non credo - spiega - che non sarà possibile, se non avremo la maggioranza assoluta, convergere poi con chi dice di volere il reddito di cittadinanza e le altre proposte che adesso fanno tutti. Ci rivolgeremo agli altri gruppi parlamentari e chi risponderà quella sera, il 4 marzo, sarà interlocutore nei giorni successivi».

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