Martedì 21 Novembre 2017 - 14:34

Codice antimafia, arriva il via libera del Senato

ROMA. Il Senato ha approvato il Codice antimafia con 129 voti a favore, 56 contrari e 30 astenuti. Il provvedimento torna alla Camera.

"Vedremo se i rilievi fatti sono fondati, ci sono opinioni moto diverse sia in dottrina che in magistratura, faremo una ricognizione. Vedremo se le modifiche sono necessarie e se sì, dove introdurle". Lo ha afferma il ministro della Giustizia Andrea Orlando, commentando l'approvazione al Senato del Codice.

Il provvedimento tornerà alla Camera per la terza lettura e il Guardasigilli ha escluso il rischio che possa impantanarsi e non essere approvato definitivamente. "Mi pare che la Camera abbia già dato un voto chiaro sul provvedimento, credo che ci siano tutte le condizioni per portarlo fino in fondo".

Orlando: se il Pd si allea con Berlusconi, serve referendum

ROMA. "Se ci fosse l'alleanza tra Pd e Berlusconi, chiederei agli iscritti cosa ne pensano, attraverso un referendum". Un'intesa del genere sarebbe ''uno scenario inquietante e improponibile''. Così il Guardasigilli, Andrea Orlando a 'L'intervista' su Skytg24.
Poi l'invito a mettere da parte le lacerazioni personali per provare a ricostruire una coalizione che includa anche pezzi di società che in questo momento sono alla finestra o sono disincantati". Mettiamo da parte" le divisioni personali, "altrimenti vince la destra''. "Dove il centrosinistra si è diviso, è stato sconfitto. E questa è una buona ragione per costruire una coalizione'', ha insistito Orlando.
"Non vedo una contrapposizione tra la parole di Renzi e Pisapia, se stiamo ai contenuti - ha detto poi - Se si riesce ad andare oltre le contrapposizioni personali, credo che ci siano le condizioni per ricomporre il centrosinistra attorno ai problemi reali delle persone''.
Mentre pensa a "un sistema di alleanze"di "tutte le forze politiche" per "decidere "un'iniziativa comune per chiedere coralmente all'Europa uno sforzo" per fronteggiare l'emergenza immigrati sulle nostre coste. ''Serve un'iniziativa comune per dire all'Europa 'guardate che così non reggiamo' - ha sottolineato il ministro - Queste persone che fuggono dalla povertà e dalla guerra vengono in Italia, perché è il lembo d'Europa più vicino all'Africa. Questo è un problema che riguarda assolutamente tutti''.

Pisapia e Bersani lanciano la nuova sinistra «Insieme»

ROMA. Battesimo in piazza in Piazza Santi Apostoli a Roma di "Insieme", il nuovo schieramento, voluta da Giuliano Pisapia, e nato dall'unione di 'Campo Progressista' e 'Mdp-Articolo1'. A parlare, oltre lo stesso ex sindaco di Milano, sarà Pier Luigi Bersani, che chiuderà dal palco la kermesse. "È una piazza di Roma importante, perché fa riferimento agli apostoli..." ha detto Massimo D'Alema arrivando alla manifestazione, a chi gli ricorda l'importanza per il centrosinistra del luogo simbolo dell'Ulivo. "Andremo alle elezioni ognuno con la sua piattaforma - ha detto D'Alema, rispondendo a chi gli chiedeva se fosse possibile un centrosinistra senza Pd - . Se noi avremo un grande successo, come io spero, sarà possibile riaprire un discorso col Partito democratico per spingerlo a tornare ad essere una forza che vuole fare il centrosinistra, perché il centrosinistra non è una parola, è una politica. E la politica del Pd di questi anni non è stata una politica di centrosinistra, sennò non saremmo qui".

Il palco a metà della piazza, colori arancione e rosso, lo slogan 'Insieme', fatto di palloncini e tanti volti della stagione del centrosinistra che fu, da Cesare Salvi a Vincenzo Vita e Angelo Bonelli .

Renzi: «Ascolto tutti ma non mi ferma nessuno»

ROMA. Un discorso all'attacco. Non cita nessuno (tranne Veltroni), ma Matteo Renzi ne ha per tutti. Per tutti quelli che lo hanno criticato in questi giorni. Sul centrosinistra, la coalizione, la leadership e pure sul 'brutto' carattere. E la risposta è secca. "Noi siamo pronti a ragionare con tutti, ma sui temi del futuro dell'Italia non ci fermiamo davanti a nessuno". Il Pd, insomma, il 'suo' Pd tira dritto su una linea scelta da due milioni di elettori alle primarie del 30 maggio. Senza "nostalgia del passato" né dei "tavoloni dell'Unione" e nella consapevolezza che senza i dem non c'è possibilità alcuna di vittoria. "Fuori del Pd non c'è la vittoria della sinistra di lotta e di governo, c'è la sconfitta" e "chi immagina di fare il centrosinistra senza il Pd vince il premio Nobel della fantasia ma non raggiunge alcun risultato concreto". Un avvertimento chiaro a quello che si muove alla sinistra del Pd e anche alla piazza di Roma, quella di Giuliano Pisapia e gli altri, che si riunirà nelle prossime ore e che è percorsa da un deciso sentimento anti-renziano. "Il leader -puntualizza Renzi- lo scelgono i voti e non i veti".

NOSTALGIA CONTRO FUTURO - Renzi chiude la due giorni dell'assemblea dei Circoli Pd a Milano e introduce il suo intervento disegnando il terreno di gioco: da una parte 'gli altri' che hanno nostalgia del passato e dall'altra 'noi', il Pd, che guarda al futuro. Su questa impostazione si snoda il discorso del segretario dem alla platea milanese. "Noi siamo in un momento in cui la politica italiana sembra improvvisamente in mano alla nostalgia, ci raccontiamo un passato meraviglioso che non è mai esistito. C'è un sacco di gente che riscrive il passato, noi invece vogliamo scrivere il futuro e vi propongo un percorso che superi la nostalgia".

 

 

LA SINISTRA E IL NOBEL ALLA FANTASIA - Matteo Renzi mette in chiaro che un centrosinistra senza il Pd non esiste. "Fuori dal Pd ci sono i 5 stelle e la Lega, o centrodestra europeo. Ma fuori dal Pd non c'è la vittoria della sinistra di lotta e di governo, c'è la sconfitta di tutta la sinistra. Chi vuole fare un centrosinistra senza Pd vince il premio Nobel per la fantasia, ma non raggiunge alcun risultato concreto". Il segretario dem poi stigmatizza le polemiche interne: "C'è un virus dell'autodistruzione della sinistra. Quando le cose vanno bene, come dopo le primarie, è partita immediatamente la polemica interna. Mi attaccano? Ormai siamo abituati... Uno più, uno meno".

I TAVOLONI DELL'UNIONE - A chi chiede di lavorare a un nuovo centrosinistra e una politica di alleanza, Renzi risponde citando il Lingotto di Walter Veltroni, quello della 'vocazione maggioritaria' tra le altre cose. "Non ho nostalgia dei tavoloni con dodici sigle di alleanze che si chiamavano Unione e pensavano a parlarsi male addosso e c'era chi diceva si' e poi andava in piazza contro il governo. Con quel meccanismo li' l'Italia si e' fermata non e' andata avanti. Ho nostalgia dell'intuizione del Veltroni del Lingotto: stare insieme non contro qualcuno ma per qualcosa".

PRIMARIE, VOTI E VETI - "Il leader lo scelgono i voti e non veti", scandisce Renzi che rivendica la vittoria, appena due mesi, alle primarie del Pd. "Io rispondo alle primarie e non ai caminetti dei capocorrente". Le primarie, osserva il segretario dem, "per qualcuno sono con a scadenza perchè' ogni due mesi le mettono in discussione. Le primarie autunno-inverno, le primarie estive...le primarie settimanali. Due milioni di persone al voto non se le aspettava nessuno: mi hanno stupito, sconvolto".

POSTI E CORRENTI - "Mi dicono di essere più inclusivo. Ma essere inclusivo non significa mettere d'accordo" le correnti "per i posti in lista, non vuol dire che devo decidere le candidature dandone una a te e una all'altro, significa stare in mezzo alla gente", dice Renzi e ai parlamentari che temono per la ricandidatura spiega: "A chi si domanda se avrà la garanzia del posto in Parlamento? Io dico: mettetevi in gioco, lavorate. Mi interessa non la garanzia dei posti in Parlamento ma la garanzia dei posti di lavoro".

AMMINISTRATIVE - Del risultato delle amministrative si discuterà nei prossimi giorni in Direzione. "Basta con il discorso per cui se vince, vince il candidato, sennò è colpa del Pd. No a letture superficiali, c'è molto di cui discutere. Lo faremo nella Direzione" e comunque, sottolinea Renzi, "è impossibile fare una analisi nazionale delle amministrative. A Padova ha vinto Giordani, il Pd è stato bravo ma hanno vinto le donne e gli uomini che tre anni prima avevano perso".

IN TRENO DA SETTEMBRE - Campagna elettorale in treno per le politiche del prossimo anno. "Quando il 24 settembre chiuderà la Festa de L'Unita' nazionale di Imola, noi saliamo su un treno per 5 mesi. Andremo in tutte le province d'Italia. Il treno è preparazione, ci sarà una carrozza per i social e una per gli incontri con la realtà del territorio", annuncia Renzi e avverte: quello in treno sarà "un viaggio capace di andare al cuore delle persone. Chi ha voglia di mettersi in gioco, si metta in cammino. Chi ha voglia di polemizzare, sappia che non lo seguiremo".

Mattarella: «Probabile voto a inizio primavera»

ROMA. “Il termine naturale della legislatura è il prossimo febbraio, quindi la data prevedibile" delle elezioni "è tra febbraio e l'inizio della primavera". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervistato da Bloomberg, come si legge sul sito dell'agenzia.

“Naturalmente - ha aggiunto il capo dello Stato - è sempre possibile in ogni democrazia che vi siano le condizioni per elezioni anticipate. Allo stato, non vi sono segnali del genere, così è verosimile che arriveremo al termine naturale".

Storace a Napoli: unire il centrodestra

NAPOLI. Tra Berlusconi e Salvini "meno punzecchiature sui giornali, più telefonate". È l'invito che lancia Francesco Storace, presidente del Movimento nazionale per la sovranità, intervenuto a Napoli alla conferenza programmatica del movimento alla presenza dei vertici regionali di partiti e movimenti del centrodestra. "Spero che prevalga l'intelligenza - spiega Storace - parliamo di due personalità forti: uno con una grande esperienza, l'altro con un recente successo considerevole. Io credo che un'intesa non sia complicata da trovare".

Legge elettorale, riforma a settembre in Aula alla Camera

La riforma della legge elettorale tornerà all'esame dell'Aula della Camera a settembre. Lo ha deciso la riunione della Conferenza dei capigruppo, che, in base all'andamento dell'iter in commissione, deciderà alla vigilia della pausa estiva se il provvedimento sarà all'ordine del giorno nella prima settimana dei lavori.

Tensione Pd, Prodi contro Renzi: «Vuole che sposti le tende? Lo farò»

«Leggo che il segretario del Partito democratico mi invita a spostare un po' più lontano la tenda. Lo farò senza difficoltà: la mia tenda è molto leggera. Intanto l'ho messa nello zaino». Lo dichiara l'ex premier Romano Prodi.

GUERINI. «Nessuno ha mai neanche lontanamente pensato di attaccare Prodi o di invitarlo ad andarsene. Prodi è e resta un punto di riferimento» dice Lorenzo Guerini, parlando con i cronisti alla Camera. «Noi vogliamo lavorare con tutti e discutere con tutti a partire dai temi che interessano il Paese perché una discussione tutta sulle formule politicistiche, invece di affascinare chi ascolta, rischia di allontanare i cittadini» aggiunge Guerini.

RICHETTI. Anche Matteo Richetti, su Twitter, sottolinea che «nessuno ha mai invitato Romano Prodi ad allontanarsi dal Pd, la nostra volontà è l'esatto contrario».

FRANCESCHINI. Intanto, a due giorni dai ballottaggi, continuano le valutazioni all'interno del Partito democratico. «Bastano questi numeri per capire che qualcosa non ha funzionato? Il Pd è nato per unire il campo del centrosinistra, non per dividerlo» scrive su Twitter il ministro della Cultura Dario Franceschini, pubblicando i grafici dei risultati ottenuti dal Pd a L'Aquila, Genova, Parma e Verona.

Frasi alle quali segue l'invito alla calma di Lorenzo Guerini: «Inviterei tutti alla calma. Il 10 ci sarà una Direzione e lì discuteremo sulla situazione politica. Servono calma e responsabilità per il ruolo che il Pd ha nei confronti degli elettori. Calma e responsabilità rispetto a esasperazioni che non servono».

RENZI. Nel corso del suo intervento al convegno dell'Ispi, a Milano, interviene anche Matteo Renzi: alle discussioni di questi giorni do «una risposta che capisco può suonare polemica, ma è animata dal desiderio di far bene al nostro schieramento e all'Italia: non possiamo inseguire oggi la discussione artificiale su quale sarà la coalizione alle elezioni. Abbiamo circa un anno di tempo, confrontiamoci sui contenuti» afferma Renzi.

«Non continuiamo con il dibattito quotidiano sul partitino x o y, se no riprendiamo la discussione di antica memoria sul cespuglio e sul cespuglietto e sviliamo la possibilità per la politica di affrontare i temi reali», aggiunge il segretario Pd, sottolineando di non cedere alla «pretesa di pochi addetti ai lavori di capire come tornare in Parlamento la volta successiva, cosa cui è poco interessate il popolo italiano».

ORLANDO. A proposito del fatto che non si stia lavorando a una legge elettorale maggioritaria che favorisca le coalizioni, interviene Andrea Orlando: «Il problema fondamentale è evitare una parola che in questo momento» suona come una «bestemmia ovvero la parola coalizione. Perché la parola coalizione mette in discussione il tema della candidatura alla premiership».

Per dire la coalizione non funziona si porta l'esempio delle amministrative e Genova, aggiunge, «ma non può reggere una coalizione in una sola città, in un quadro in cui quella coalizione non esiste a livello nazionale».

Guerini: si parla di unità, poi si fa l'opposto

ROMA.  "Ribadisco il concetto che ho già espresso due giorni fa e che mi pare assolutamente innegabile: il Partito democratico ha già svolto non solo le primarie ma anche un congresso dagli esiti nettissimi". Lo dice Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria del Partito democratico. "Stupisce quindi che si cerchi di rimettere in discussione la volontà espressa pochissimo tempo fa dai nostri elettori ed iscritti. E se si invoca, giustamente, la parola unità, non mi pare molto in linea assumere comportamenti che vanno nella direzione opposta", conclude Guerini.

Addio a Stefano Rodotà

ROMA. È morto Stefano Rodotà. Giurista, politico e intellettuale, aveva 84 anni. "Ricordo Stefano Rodotà grande giurista, intellettuale di rango, straordinario parlamentare. Una vita di battaglie per la libertà", ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. 

Rodotà era nato nel 1933 a Cosenza. Giurista, professore universitario, ex parlamentare, già Garante per la protezione dei dati personali, venne eletto deputato per la prima volta nel 1979 come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano.

Nel 1989 è stato nominato ministro della Giustizia nel governo ombra creato dal Pci di Achille Occhetto e successivamente, dopo il XX Congresso del partito comunista e la svolta della Bolognina, ha aderito al Partito Democratico della Sinistra, del quale sarà il primo presidente del Consiglio nazionale, carica che ricoprirà fino al 1992. Nell'aprile dello stesso anno è tornato alla Camera dei deputati tra le file del Pds ed è stato eletto vicepresidente e ha fatto parte della nuova Commissione Bicamerale.

Dal 1997 al 2005 Rodotà è stato il primo Garante per la protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione europea. Nel 2013 è stato candidato non eletto per l'elezione del Presidente della Repubblica.

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