Sabato 16 Febbraio 2019 - 12:30

De Magistris invia manuali diritto navigazione a Di Maio, Salvini e Toninelli

NAPOLI. «Di buonora mi sono recato in via Mezzocannone a Napoli, strada dove ha sede l'università laica più antica del mondo, la Federico II, e ho comprato un breve piccolo compendio sul diritto della navigazione, marittima, interna e aerea, in tre copie, di cui ho voluto far omaggio, sempre con spirito di confronto e non solo di propaganda politica, ai ministri Di Maio, Salvini e Toninelli», dice in un video il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha aquistato stamane in una libreria cittadina tre manuali di diritto della navigazione. «Hashtag #napoliporto aperto, con la speranza che quando si affermano postulati giuridici essi siano fondati sul diritto. La politica è una cosa, il diritto un altro.- continua de Magistris - Per ora fino a prova contraria i porti sono aperti, e soprattutto nei trattati di diritto internazionale, nelle convenzioni internazionali e nelle costituzioni del mondo sta scritto che se delle persone si trovano in mezzo al mare vanno salvate. A maggior ragione se sono vittime e se sono bambini, donne e persone fragili». 

Reddito anche per chi avvia attività

Un aiuto per chi avvia un'attività, rinunciando al reddito di cittadinanza per mettersi in gioco nell'attività di impresa. È quanto prevede l'ultima bozza della relazione che accompagnerà il dl sull'introduzione del reddito di cittadinanza. "Ai beneficiari del RdC che avviano un'attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro i primi 12 mesi di fruizione del RdC - si legge infatti nella bozza - è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità di RdC, nei limiti di 780 euro mensili".

Incentivi all'imprenditorialità anche per beneficiari del reddito di cittadinanza che fanno parte di un nucleo familiare, dunque percepiscono sussidi più elevati. Per chi avvia un'attività di impresa o di lavoro autonomo, sono previste nell'ultima bozza due mensilità di reddito di cittadinanza anticipate per il nucleo familiare a titolo di incentivo. Ma l'avvio dell'attività va comunicata entro 30 giorni all'Inps, pena esclusione dal reddito di cittadinanza.

Di Maio e i gilet gialli, polemica in Ue

Non si placa la polemica sull'appoggio di Luigi Di Maio ai gilet gialli. Dopo aver incitato il movimento di lotta francese a "non mollare", il capo politico del M5S replica alla ministra per gli Affari europei Nathalie Loiseau, che ieri ha criticato la lettera del leader pentastellato, invitandolo, insieme a Salvini "a fare pulizia" in casa propria. Mentre l'Ue ribadisce il sostegno al presidente francese Emmanuel Macron.

IL POST DI DI MAIO - "La ministra per gli Affari europei Nathalie Loiseau, dopo la mia lettera di ieri mattina ai Gilet Gialli, ha dichiarato: 'La Francia si guarda bene dal dare lezioni all'Italia. Salvini e Di Maio imparino a fare pulizia in casa loro' - scrive Di Maio su Facebook -. Forse si dimentica di quando il suo presidente, Macron, parlando del nostro governo ci aveva paragonato alla lebbra, 'Li vedete crescere come una lebbra, un po' ovunque in Europa, in Paesi in cui credevamo fosse impossibile vederli riapparire'. Quanta ipocrisia".

"Il popolo francese - sottolinea ancora Di Maio - chiede il cambiamento e un maggiore ascolto delle loro esigenze. Non posso non condividere questi desideri, né penso di dire nulla di offensivo verso i cittadini francesi. E' chiaro che qualcosa deve cambiare. Come ad esempio è ora di smettere di impoverire l’Africa con politiche colonialiste, che causano ondate migratorie verso l’Europa e che l'Italia si è trovata più volte a dover affrontare da sola", conclude.

LA REPLICA DELLA MINISTRA - Parole alle quali replica la ministra francese: "Ho già reagito ieri: ho sentito molte volte il governo italiano chiedere rispetto per il modo in cui governa l'Italia - afferma Loiseau a margine del Consiglio Affari Generali a Bruxelles -. Credo che questo rispetto sia dovuto a qualsiasi Paese, soprattutto a un Paese vicino, alleato e amico". "Ogni governo - sottolinea ancora Loiseau - ha la priorità di occuparsi del benessere e dell'avvenire dei suoi compatrioti. Penso che la priorità del governo italiano sia occuparsi del benessere del popolo italiano: non penso che occuparsi dei gilet gialli abbia qualcosa a che fare con il benessere del popolo italiano". Quindi aggiunge: con il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi "parliamo spesso e di molte cose. E dunque, evidentemente, parleremo anche" delle parole di Di Maio, "sicuramente".

UE - Sulla polemica interviene anche la Commissione europea: "Prima di tutto non commentiamo i commenti, in particolare quando arrivano da commentatori professionisti- afferma il portavoce capo della Commissione Europea Margaritis Schinas-. Il presidente Macron e le autorità francesi hanno tutta la nostra fiducia per la messa in atto del programma per il quale il presidente è stato eletto dal popolo francese".

 

 

Dl sicurezza, si allarga fronte per ricorso alla Consulta

Dopo la protesta di alcuni sindaci anche alcune regioni guidate dal centrosinistra si muovono contro il decreto sicurezza e annunciano ricorso alla Consulta. Altre fanno sapere di stare valutando il ricorso.

UMBRIA - Oggi è stata la giunta regionale dell'Umbria a deliberare di ricorrere alla Corte Costituzionale. La stessa Regione Umbria fa sapere in una nota che la giunta ha inoltre "deliberato di avviare un percorso per l'approvazione di un disegno di legge 'salva-regolari' che mantenga inalterati, a garanzia di tutta la comunità regionale e in attesa del giudizio della Corte, i diritti sociali ed umani garantiti nel nostro territorio regionale a quegli stranieri entrati regolarmente in Italia e che ora sono stati privati delle proprie legittime aspettative dal decreto sicurezza". "La giunta - si legge - sosterrà anche le azioni legali intraprese dai sindaci, mediante gli opportuni strumenti giuridici a disposizione". "Le misure intraprese oggi dalla giunta regionale sono in continuità con la tradizione millenaria di civiltà del popolo umbro - afferma la presidente dell'Umbria Catiuscia Marini - improntata ai principi di convivenza pacifica e solidarietà, sempre vicina a chi ne ha bisogno: nessuno di coloro che vive in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio". "Questa è la terra di San Francesco e San Benedetto, è la terra della spiritualità che si è fatta accoglienza, è la terra dell'impegno laico, civile, solidarista e pacifista - conclude - Ai nostri valori ispirati alla Carta Costituzionale e alle convenzioni internazionali di salvaguardia dei diritti dell'uomo non rinunciamo".

TOSCANA - "Noi come Regioni non facciamo disobbedienza civile, ma esercitiamo una competenza per chiarire l'articolo 13" del decreto sicurezza "che ostacola il funzionamento dei servizi sociali e della sanità che ci compete" spiega il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, intervendo a Omnibus su La7, a proposito del ricorso che la giunta regionale delibererà oggi per impugnare il decreto Salvini davanti alla Corte Costituzionale. "Il decreto sicurezza accresce il numero degli irregolari", aggiunge Rossi. "Se i bambini non sono iscritti alla anagrafe è più difficile fare le vaccinazioni. Pertanto noi come Regioni esercitiamo una prerogativa, quella di chiedere un chiarimento sulle nostre competenze regionali di assistenza sociale", afferma il governatore secondo il quale con il decreto sicurezza si rischia "una situazione di non controllo e di creare ulteriori tensioni. Se il premier Giuseppe Conte ci chiamasse basterebbe una modifica dell'articolo del decreto e noi continueremmo a fare il nostro mestiere di gestione del territorio".

PIEMONTE - Anche la Regione Piemonte presenterà ricorso davanti alla Corte Costituzionale sulla parte del decreto sicurezza che tocca competenze regionali. A confermarlo il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, a SkyTg24. "Ci rivolgeremo alla Corte: proprio stamattina ho avuto conferma dalla nostra avvocatura, che su questo si sta anche confrontando con i colleghi della Regione Toscana, che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso alla Consulta, visto che il decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali, di nostra competenza, che la Regione ha finora erogato ai migranti interessati". "Noi - aggiunge Chiamparino - continueremo a fornire le cure necessarie, in base al principio universale che quando una persona sta male deve essere curata, ma sono evidenti le gravi conseguenze che il decreto avrà sul territorio regionale, creando di colpo una massa di ‘invisibili’ di cui in qualche modo la Regione e i Comuni dovranno comunque occuparsi, nel campo della sanità e delle politiche sociali, con evidenti e paradossali ripercussioni negative proprio sul terreno della sicurezza e della convivenza civile", conclude il presidente del Piemonte.

LAZIO - In campo contro il dl sicurezza anche Nicola Zingaretti. "Stiamo valutando il ricorso" alla Consulta, "ricorso che deve essere cogente e preparato nel migliore dei modi - sottolinea il presidente della Regione Lazio - Dobbiamo fare in modo che due pilastri della vita democratica come la civiltà e la sicurezza non vengano messi in discussione". Zingaretti ha inoltre comunicato che la Regione Lazio ha accantonato 1,5 milioni "per attenuare o annullare se possibile gli effetti devastanti del decreto sicurezza. Con questi fondi garantiremo agli Sprar di non chiudere". "Faremo presto un bando - aggiunge - che permetterà ai comuni di partecipare e di tenere in vita dei capisaldi dell'integrazione che il dl mette in discussione. Le Asl del Lazio hanno ricevuto la disposizione di non interrompere, in nessun caso, l'assistenza sanitaria per le persone che ne hanno diritto. Nelle prossime ore incontrerò i sindaci per cercare di stabilire come evitare gli effetti negativi del provvedimento del decreto Salvini".

BASILICATA - Anche la Regione Basilicata valuta se ricorrere contro il decreto sicurezza. "Oggi pomeriggio abbiamo una riunione di giunta con all'ordine del giorno il decreto sicurezza - afferma all'Adnkronos la vicepresidente della Regione Flavia Franconi - Iniziamo una discussione per capire cosa fare. Valuteremo, sentendo anche i nostri avvocati, per capire che speranza c'è nel fare ricorso". "Il decreto è complesso - conclude Franconi - vogliamo prendere una decisione ragionata".

 

 

Polemica sull'uso della divisa, scontro Saviano-Salvini

Scoppia il caso sull'utilizzo di divise delle forze dell'ordine da parte del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Se l'Usb ne denuncia "l'uso improprio", altri sindacati come il Conapo ringraziano il titolare del Viminale per la vicinanza che dimostra indossandole. Nella polemica si inserisce lo scrittore Roberto Saviano che, a Circo Massimo su Radio Capital, definisce "un abuso gravissimo" l'abitudine del ministro. "Sembra un atto di solidarietà o di vicinanza e non lo è per nulla - dice lo scrittore - . Ci sono dei sindacati di polizia - aggiunge - che tutto questo lo avallano credendo di poter ottenere un vantaggio, più soldi e più rispetto per le forze dell'ordine".

Replica immediata via Facebook del ministro Salvini: "Per me ricevere in dono e indossare giacche e distintivi delle Forze dell'Ordine è un orgoglio". "Mi spiace per Saviano che non può dire e fare altrettanto", scrive il titolare del Viminale. "Sono orgoglioso - sottolinea il vicepremier - di aver ricevuto in dono in questi mesi giacche, magliette, cappellini e distintivi dei Vigili del Fuoco e di tutte le Forze dell’Ordine, doni che ripago con il mio lavoro quotidiano, con il rispetto e con provvedimenti concreti, come il piano di assunzioni straordinarie di 8.000 uomini e donne in divisa nei prossimi mesi". "Indosso con orgoglio questi regali - aggiunge -, per dimostrare la gratitudine mia e di tutti gli Italiani per il lavoro quotidiano delle Forze dell’Ordine, e continuerò a farlo", conclude il ministro dell'Interno.

A criticare la scelta di Salvini di indossare giacche e magliette delle forze dell'ordine è il coordinatore Nazionale del sindacato Usb dei Vigili del Fuoco Costantino Saporito che, in un post su Facebook, citando l’articolo 498 del Codice Penale, parla di "divisa abusiva" e scrive: "Ci chiediamo: 'Perché tanta voglia di indossare divise se poi non le si onorano con atti tangibili?'. È sotto gli occhi di tutti - sottolinea - che soprattutto noi vigili del fuoco, amati da tutti, usciamo dall’ultima Finanziaria senza l’ombra di un soldino". "Insomma - conclude -, immagine per loro tanta, sostanza per noi zero".

Altri sindacati invece difendono il ministro. "Posso dire solo grazie al ministro Salvini" che utilizzando la divisa delle forze dell'ordine nelle sue uscite "dimostra di sentirsi vicino a noi", dice all'Adnkronos Antonio Brizzi, segretario generale del Conapo, sindacato autonomo dei vigili del fuoco. "Non ho nulla da recriminare a Salvini perché indossa la divisa, anzi lo ringrazio - rimarca il sindacalista - però - aggiunge - vorrei che desse anche a noi le stesse risorse date alle altre forze di polizia".

Sea Watch, tensione nel Governo. Salvini: io non cambio idea

Tensione nel governo sulla vicenda delle navi Sea Watch 3 e Sea Eye che si trovano a poche centinaia di metri dalla costa maltese. Da fonti di Palazzo Chigi si apprende che c'è stata una telefonata tra il vicepremier Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per contattare Malta e far sbarcare mamme e bambini a bordo delle due navi, segnalando la disponibilità dell'Italia ad accoglierli. Una posizione diversa è stata espressa invece su Facebook dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Possiamo inviare a bordo medicine, cibo e vestiti, ma basta ricatti. Meno partenze, meno morti. Io non cambio idea", ha scritto il vicepremier leghista.

"Una nave tedesca e una nave olandese, in acque maltesi. Ma ad accogliere - ha sottolineato Salvini - dovrebbe essere ancora una volta l'Italia. La nostra Italia che ha già accolto quasi un milione di persone negli ultimi anni, la nostra Italia dove più di un milione di bambini vive in condizioni di povertà assoluta". "Il traffico di esseri umani - ha aggiunto - va fermato: chi scappa dalla guerra arriva in Italia in aereo, come già fanno in tanti, non con i barconi".

Di Maio invece, sempre su Facebook, ha scritto riassumendo la situazione: "Due navi ai confini dell'Europa. Ancora una volta solo l'Italia viene chiamata in causa. Malta non fa attraccare le imbarcazioni nonostante siano nelle loro acque territoriali a un miglio dalla costa. Tutta l'Europa se ne frega. Non possiamo continuare a cedere a questo ricatto - ha osservato - Ma per me nessun bambino con la sua mamma può continuare a stare in mare ostaggio dell'egoismo di tutti gli Stati europei". "Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia - si legge nel post - Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera". "Poi ci mettiamo al telefono con ognuno dei capi di stato europei e li costringiamo a rispettare le quote previste per ogni Paese. Questa Europa così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un'Europa che si gira dall'altra parte per non vedere", ha concluso il vicepremier.

Di Maio: «Malta sbarchi donne e bambini, li accogliamo»

Si apre uno spiraglio nella vicenda delle navi delle Sea Watch 3 e Sea Eye che si trovano a poche centinaia di metri dalla costa maltese. «Due navi ai confini dell'Europa. Ancora una volta solo l'Italia viene chiamata in causa. Malta non fa attraccare le imbarcazioni nonostante siano nelle loro acque territoriali a un miglio dalla costa. Tutta l'Europa se ne frega. Non possiamo continuare a cedere a questo ricatto - scrive Luigi Di Maio su Fb - Ma per me nessun bambino con la sua mamma può continuare a stare in mare ostaggio dell'egoismo di tutti gli Stati europei». «Malta faccia sbarcare subito donne e bambini da quelle imbarcazioni e li mandi in Italia - si legge nel post - Li accoglieremo. Siamo pronti ancora una volta a dare, come sempre, una lezione di umanità all’Europa intera». «Poi ci mettiamo al telefono con ognuno dei capi di stato europei e li costringiamo a rispettare le quote previste per ogni Paese. Questa Europa così non va, la cambieremo con le prossime elezioni europee. Ma i bambini non possono pagare il prezzo di un'Europa che si gira dall'altra parte per non vedere», conclude il vicepremier.

SEA WATCH CHIEDE AIUTO- Oggi Philip Hahn, capo missione di Sea Watch 3, attraverso un messaggio diffuso dall'Adnkronos ha lanciato l'allarme e ha fatto appello alla Ue affinché riesca a "dare a queste persone un posto sicuro in cui stare". La situazione a bordo "sta peggiorando sempre più". Le 32 persone sulla nave, in cerca di un porto da ormai due settimane, "stanno aspettando di poter sbarcare a terra. Lo spazio in cui si trovano a convivere - sottolinea Hahn - è molto ristretto perché le condizioni climatiche non sono favorevoli e quindi devono raggrupparsi in piccoli ambienti. Devono dormire per terra, senza alcun materasso, ci sono problemi igienici. Abbiamo scorte di cibo solo per un tempo molto ristretto. Attendiamo disperatamente che l'Unione europea riesca a pianificare il loro ricollocamento in diversi Paesi europei e a dare a queste persone un posto sicuro in cui stare".

Fonti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riferiscono che "le navi Sea-Watch3 e Professor Albrecht Penck si trovano a poche centinaia di metri dalla costa maltese, in acque territoriali (non Sar) de La Valletta" e che "tutti i migranti stanno ricevendo viveri e ogni forma di assistenza, trovandosi a pochissima distanza proprio dal porto de La Valletta".

MIGRANTE SI GETTA IN MARE - Sea Watch oggi ha reso noto in un tweet che "uno dei 32 naufraghi a bordo di #SeaWatch si è gettato in acqua cercando di raggiungere Malta". "Per giorni hanno guardato la costa europea senza poterla raggiungere. In mare da 2 settimane e con alle spalle mesi di detenzione nelle prigioni libiche - denuncia la Ong - Hanno bisogno di un porto, ora".

In un briefing a Bruxelles, la portavoce dell'esecutivo Ue, Mina Andreeva, ha detto che "la Commissione europea continua i suoi intensi contatti con alcuni Paesi membri che sono disposti a trovare una soluzione" per permettere che siano sbarcati "rapidamente" i migranti a bordo della Sea Watch 3 e della Sea Eye, le due navi cui è stato concesso due giorni fa di entrare nelle acque territoriali di Malta. Andreeva ha ricordato che il commissario per le Migrazioni, Dimitri Avramopoulos, "ha telefonato ad alcuni Paesi membri per dare sostegno e per contribuire a questo sforzo per lo sbarco al più presto e in sicurezza" delle 49 persone a bordo delle due imbarcazioni. "Ci sono alcuni Paesi - ha sottolineato ancora la portavoce - che hanno espresso disponibilità a contribuire a questo sforzo congiunto e a sostenere Malta, ma contatti sono in corso e in questa fase non ci sarà alcun annuncio fino a che non lo faranno i Paesi membri". Nei giorni scorsi hanno dato la loro disponibilità ad accogliere alcuni dei migranti Germania, Francia e Olanda.

 

 

Autonomia, De Luca scrive a Conte: «Unità nazionale a rischio»

NAPOLI. Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha inviato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte la richiesta formale di un incontro nell'ambito del procedimento instaurato dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna, finalizzato a forme e condizioni particolari di autonomia. «La richiesta specifica delle Regioni settentrionali di finanziare, a regime, le funzioni aggiuntive con una altissima percentuale del gettito riscosso sul proprio territorio (addirittura, fino al 90 per cento, secondo la richiesta della Regione Veneto) delle imposte erariali, autorizzando il trattenimento spropositato del gettito da reddito a livello locale - scrive De Luca - minerebbe in questo momento le ragioni redistributive, solidaristiche e sociali, previste dalla Carta Costituzionale e renderebbe ancora più profondo il divario tra aree ricche e aree povere dello Stato, ledendo l'unità nazionale e in contrasto con i veri obiettivi costituzionali». Di qui la richiesta di essere ascoltato «formalmente dal Governo prima che si concretizzi ogni intesa». 

Di Maio richiama all'ordine: «M5S è pro decreto sicurezza»

M5S si divide sull'applicazione del decreto sicurezza dopo le forti polemiche sollevate da alcuni sindaci. Ma Luigi Di Maio subito interviene per ricordare e ribadire qual è la linea del Movimento. Matteo Mantero, parlamentare vicino al presidente della Camera, Roberto Fico, lancia un vero e proprio affondo via Facebook nei confronti del provvedimento fortemente voluto dalla Lega: ''Ecco quello che si ottiene emanando un decreto incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico, che auspicabilmente sarà smontato dalla Consulta: creare illegalità dove non c’era, ridurre l’integrazione peggiorando le condizioni di vita di italiani e stranieri, far fare bella figura ai sindaci del Pd che hanno contribuito a creare il falso problema dell’immigrazione e ora passano per i paladini dell’integrazione. Filotto insomma...". "La prossima volta - avverte Mantero nel post - proviamo ad ascoltare i nostri sindaci, come quelli di Roma e Torino ad esempio, che avevano esposto in maniera chiara e non strumentale come stanno facendo Orlando & C. le problematiche che avrebbe causato questo decreto".

Ma il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, da Alleghe avverte: "Se c'è qualche membro della maggioranza a disagio" sul decreto sicurezza "si deve ricordare che fa parte di una maggioranza che quel decreto lo ha votato, di un governo che lo sta applicando, che lo sosteniamo e che chi prende parte in questo momento a questa boutade prende parte a una boutade politica per far sentire un po' di sinistra chi con la sinistra non ha più nulla a che fare". Di Maio si rivolge anche ai sindaci "che dicono 'apriamo i porti'". "Non hanno nessuna autorità per legge di aprire o chiudere un porto - sottolinea il vicepremier - Questo dimostra che tutte queste dichiarazioni fanno parte di una grande occasione per fare un po' di campagna elettorale e chiedere un po' di voti".

Poi, a chi gli chiede se Matteo Salvini fosse contrario all'incontro con l'Anci su cui si è detto disponibile il premier Giuseppe Conte, Di Maio replica di non avere notizie "che alcun componente governo si stia opponendo a incontro". "Conte incontrerà l'Anci che tiene dentro comuni che sono a favore del dl sicurezza, tra cui i sindaci M5S, e anche alcuni sindaci, che sono quelli che state contando in questi giorni, che non vogliono applicare il dl sicurezza. L'Anci - sottolinea - rappresenta una stragrande maggioranza di sindaci che sono a favore del decreto".

Matteo Salvini torna sulle polemiche e dice che "molti sindaci non hanno letto il decreto sicurezza". "C'è qualche sindaco incapace che si inventa polemiche che non esistono, si preoccupano di presunti diritti di finti profughi. Io faccio l'interesse di italiani e profughi veri" scandisce parlando in piazza a Chieti. E a chi gli chiede se ci sono dissidi con il premier Conte, dopo lo scontro con i sindaci che si sono schierati contro il decreto sicurezza, il vicepremier risponde: "Conte? Vado d'amore e d'accordo con lui".

Intanto a Palermo centinaia di persone stanno partecipando al presidio contro il dl sicurezza davanti a Palazzo delle Aquile, sede del Comune. Presenti rappresentanti di associazioni, come Libera e ARCI, di sindacati, di Legambiente. C’è anche il segretario regionale del Pd Davide Faraone con alcuni esponenti del partito, ma senza bandiere di partito. "Lo abbiamo deciso per rispetto di chi ha voluto organizzare questo sito in", spiega Faraone. Il sindaco Leoluca Orlando, che è andato a salutare i cittadini, è stato accolto al grido di "Luca, Luca".

 

 

 

Quando Salvini invitava i sindaci a disobbedire

Oggi invoca il pugno di ferro contro i sindaci disobbedienti di fronte al decreto sicurezza. Nel 2016, però, Matteo Salvini non la pensava così. A ricordarlo sono i social network, Facebook in particolare, dove su molti account di esponenti dell'opposizione, Pd in testa, da qualche ora circola l'appello che l'allora segretario della Lega fece ai sindaci del Carroccio una volta approvata la legge sulle Unioni civili: "Disobbedite, è una legge sbagliata, anticamera delle adozione gay".

A lanciare per primo il guanto di sfida al ministro dell'Interno è stato ieri il primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando, che oggi ha ripostato l'invito a disobbedire di Salvini: "Come si cambia, per un... like! La differenza fra dire e fare, la differenza fra rispettare la Legge tramite la legge e fare vuoti proclami, è che io stesso - commenta Orlando - mi rivolgerò al Giudice Civile per sollevare la questione della incostituzionalità di una parte del Decreto Sicurezza".

"Non è questione di diritti dei migranti o di porte aperte a tutti, è una questione di diritti umani e civili per tutti, è questione di rispetto della Legge costituzionale che è garanzia per tutti i cittadini, italiani e non - dice ancora Orlando -. Oggi si comincia coi migranti e domani si prosegue con gli altri. I regimi, tutti i regimi della storia hanno sempre avuto inizio con una legge razziale disumana spacciata per legge sulla sicurezza".

 

 

 

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