Martedì 21 Novembre 2017 - 14:35

Bondi e Repetti lasciano Forza Italia

ROMA. Scoppia il caso Repetti-Bondi dentro Forza Italia. E Silvio Berlusconi perde un pezzo di storia del suo partito. L’ex ministro e la sua compagna, entrambi senatori, hanno detto ufficialmente addio al partito, aderendo al gruppo misto di Palazzo Madama. Le loro dimissioni erano state annunciate anche ai primi di marzo, ma solo l’intervento dell’ex Cav con un incontro chiarificatore ad Arcore aveva scongiurato lo strappo. Il 3 marzo scorso Repetti, infatti, con una lettera al Corsera aveva annunciato di voler lasciare il movimento azzurro, «esaurita dalla vera e propria guerra interna per la successione politica a Berlusconi». Poi, dopo il colloquio a Villa San Martino, le dimissioni erano state congelate. Ma da allora, evidentemente, nulla è cambiato. 

Renzi blinda l'Italicum,
minoranza Pd promette battaglia

ROMA. «Ci metto il carico: la legge elettorale è uno strumento decisivo per l'azione del governo e per la legislatura». Matteo Renzi l'aveva chiarito subito che quella di oggi sarebbe stata "l'ultima Direzione" del Pd sull'Italicum. «A maggio dobbiamo mettere la parola fine» sulla nuova legge elettorale, era stata l'indicazione del leader dem. Ed è andata così, con la Direzione che ha votato all'unanimità (120 sì) la relazione del segretario. Ma la minoranza interna, dopo una raffica di interventi di fuoco, ha deciso di non partecipare al voto. Il premier-segretario, nel suo intervento, mettendo quella che aveva definito una "fiducia tra di noi", aveva lasciato pochi margini all'immaginazione: "Dico subito che sono contro all'esigenza di ritocco" e anche "ricatto", poste dalle diverse aree interne al partito. Il "ritocco", cioè l'ipotesi di modificare l'Italicum, "sarebbe un clamoroso errore, un azzardo". E se il "ritocco" era riconducibile per Renzi alla parte più dialogante delle minoranze, il "ricatto" il premier lo ha intestato ad Alfredo D'Attorre: "Il Pd non è il partito in cui quando non sei d'accordo ti mando sotto con il voto segreto, ma quello in cui quando non sei d'accordo si discute. E' un ricatto, e al ricatto non si risponde". Ma non è tutto, perchè il vero "carico" Renzi lo ha messo accennando all'ipotesi di fiducia alla Camera: "Ne parliamo a livello parlamentare".Con sfumature diverse, quindi, le minoranze interne hanno deciso di non votare in Direzione. Nelle intenzioni di Roberto Speranza, per proseguire con la mediazione". "Prendiamoci ogni margine possibile. Io continuerò a lavorare in queste ore, metto a disposizioni le mie funzioni per trovare una intesa", ha detto il capogruppo.Un appello per una estrema mediazione ha lanciato anche Gianni Cuperlo ("Matteo, fidati del tuo partito e dei tuoi parlamentari"). Toni certamente diversi da parte di Stefano Fassina ("evitiamo un tasso di conformismo paragonabile al Partito comunista nordcoreano"), che ha preannunciato il suo no in aula, e da Alfredo D'Attorre: "Matteo, non ti è consentito dire che io ho fatto un ricatto. Io faccio una battaglia a viso aperto. Quella che fai tu, sulla fiducia, sarebbe invece un ricatto nel confronti del Parlamento". Tutto finito? Difficile. Renzi ha confermato la sua determinazione ("nessun aut aut", ma "non può essere come il gioco dell'oca"), convinto che alla fine l'ostracismo più dura cadrà. L'opposizione interna però fa già i conti: in prima commissione alla Camera, dove domani inizia l'iter dell'Italicum, ha il peso maggiore nel Pd (12 membri su 23 tra cui Bersani, Bindi, Cuperlo e D'Attorre) e il governo di conseguenza i margini più stretti. E' un 'deja vu', perchè al Senato l'Italicum andò in aula senza voto sul relatore, ma da qui alla "parola fine" promessa per maggio da Renzi alla Camera (e alla dead line dell'approdo in aula del 27 aprile) saranno di certo scintille.

Mattarella: «Terra dei Fuochi, l'emblema del degrado»

ROMA. «Quanto accaduto in Campania, nella cosiddetta Terra dei Fuochi è «l'emblema del degrado, la rappresentazione di una drammatica situazione di uno sfruttamento cinico e senza futuro». Lo ha detto il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Con tutta la prudenza necessaria, si può dire che l'Italia si appresta ad uscire dalla crisi. La crisi -  ha poi sottolineato Mattarella - ha profondamente segnato l'Italia, con una disoccupazione molto diffusa specie tra i giovani e nel Mezzogiorno. Ha gravemente alterato il tessuto sociale del Paese e il suo apparato produttivo. Certi indicatori ci portano a credere che si inizia a vedere l'uscita dal tunnel. Tra gli operatori la fiducia ritorna". Ora, però, «è altrettanto importante che l'Unione europea attui le politiche di ripresa contenute nel piano Juncker».

Mattarella, che lunedi' sarà a Parigi per incontrare Hollande, sottolinea che "Francia, Germania e Italia hanno il dovere di essere alla guida del rilancio per la crescita", in un momento in cui «l'Europa si confronta con sfide difficili, la lotta contro il terrorismo, la globalizzazione dell'economia». Quindi, il rilancio urgente del progetto di integrazione «è l'unica risposta positiva per fare ripartire la crescita». Per questo, dopo aver incontrato Angela Merkel, Mattarella vedrà il presidente francese, con il quale si ribadirà «l'intenzione di rendere i nostri rapporti ancora piu' intensi», e si sottolineerà la responsabilità di Francia, Germania e Italia «di risvegliare lo spirito dei padri fondatori, di Schumann, Adenauer, De Gasperi, che hanno saputo costruire con un grande senso della storia un progetto lungimirante. Bisogna rilanciare oggi con urgenza questo progetto di integrazione».

Grillo choc: Renzi schianterà l'Italia

ROMA. Post choc di Beppe Grillo, che prende in prestito la tragedia del volo Germanwings per attaccare il premier Matteo Renzi. "Ci sono inquietanti analogie tra Andrea Lubitz, il copilota dell'Airbus A320 della Germanwings che si è schiantato sulle Alpi francesi, e Matteo Renzie che sta schiantando l'Italia. Si tratta in entrambi casi di uomini soli al comando", scrive il leader M5S che accompagna il suo messaggio con un fotomotaggio: Renzi nei panni di Lubitz alla guida di un boing Germanwings.
Grillo segnala delle analogie. "Entrambi - scrive - si sono chiusi dentro eliminando ogni interferenza esterna. Dall'interno della cabina di pilotaggio Lubitz ha azionato il cockpit door, Renzie ha eliminato il Senato e ogni opposizione interna e ridotto il Parlamento a un ratificatore di decreti legge. I passeggeri dell'Airbus hanno capito solo all'ultimo che il copilota li stava portando al disastro, dopo otto lunghi minuti. L'Italia lo capirà anch'essa all'ultimo, quando non ci sarà più niente da fare". E attacca ancora: "Un uomo solo al comando lo si è già visto in passato e non è stato un bello spettacolo. In Francia si è notata la commozione della Merkel abbracciata a Hollande, due personaggi che piangeranno in futuro lacrime di coccodrillo se l'Italia andrà in default per pagare gli interessi sui titoli pubblici comprati dai loro Paesi. L'Airbus Italia ha un copilota chiuso in cabina, non soffre di depressione, ma la fa venire agli italiani, ha un ego ipertrofico. Si è chiuso dentro e ogni due minuti spara cazzate attraverso l'interfono per rassicurare i passeggeri che cominciano ad avere dei dubbi più si avvicina il massiccio".

 

Popolari,
sì al decreto
con la fiducia

ROMA. Grazie ad un nuovo voto di fiducia il decreto che riforma le banche Popolari è legge. L'ultimo via libera, quello definitivo, lo ha dato il Senato, che con 155 voti a favore e 92 no ha votato la fiducia che il Governo aveva messo stamattina sul provvedimento. Il decreto rivoluziona il sistema delle Popolari, portando le maggiori di esse verso la trasformazione in società per azioni. Resta la soglia degli 8 miliardi, per l'obbligo di trasformare in spa le vecchie Bp. Mentre il governo ha accolto le richieste del parlamento, di introdurre misure per evitare eventuali scalate. Viene limitato il diritto di voto, dando la possibilità agli istituti di inserire nel proprio statuto il tetto del 5%. Modifiche sostanziali, invece, sono state introdotte al capitolo sulla portabilità dei conti correnti. Il nuovo articolo 2 diventa più dettagliato sulle regole che dovranno essere rispettate dal sistema creditizio, stabilendo che il prestatore di servizi di pagamento dovrà eseguire il trasferimento entro 12 giorni lavorativi, altrimenti potranno essere inflitte delle sanzioni che vanno da 5.160 euro e arrivano fino a 64.555 euro.

EX POPOLARI. Le ex popolari che diventano spa potranno inserire nello statuto un tetto del 5% al diritto di voto. Rispetto alla normativa vigente, che già consente limitazioni di questo tipo, cambiano le regole per approvare le variazioni all'interno dello statuto: basterà la maggioranza semplificata.

INDENNIZZO C/C. Gli istituti di credito dovranno trasferire i conti correnti dei clienti entro 12 giorni lavorativi. In caso di inosservanza delle norme i dipendenti e dirigenti potranno essere sanzionati, con multe che vanno da 5.160 euro a 64.555 euro.

EXPORT. Cambia l'articolo 3 del decreto che attribuiva a Sace la competenza a svolgere attività creditizia per favorire l'internazionalizzazione dell'economia italiana. Con le modifiche introdotte sarà Cassa depositi e prestiti a erogare il credito tramite Sace e attraverso una diversa società controllata. Viene quindi autorizzato l’utilizzo dei fondi provenienti dalla gestione separata di Cdp per tutte le operazioni volte a sostenere l'internazionalizzazione delle imprese.

PMI INNOVATIVE. Diverse le novità che riguardano questo capitolo: anche le società di capitale e le coop potranno rientrare nella categoria della piccola e media impresa innovativa. Inoltre non è più richiesta l'assenza di possesso di azioni quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione, previsto nella versione originale, ma che le proprie azioni non siano quotate su un mercato regolamentato. Dalle spese per ricerca e sviluppo, necessarie per poter ottenere le agevolazioni, sono escluse le spese per la locazione di beni immobili. Tra le informazioni necessarie per poter ottenere il bollino di pmi "innovativa" si chiedono anche la ragione sociale e il codice fiscale, nonché il numero dei dipendenti, l’indicazione dei titoli di studio e delle esperienze professionali dei socie e del personale. Le aziende saranno esonerate dal versamento di alcuni diritti di bollo e di segreteria. Gli incentivi fiscali, per chi investe nel capitale sociale delle Pmi innovative, saranno riconosciuti saranno riconosciuti imprese che operano sul mercato da meno di sette anni dalla loro prima vendita commerciale. Per le attività che hanno superato i 7 anni gli incentivi saranno riconosciuti in seguito alla presentazione di un piano di sviluppo dei prodotti, servizi o processi nuovi nel settore interessato. Viene infine istituita una modalità alternativa, rispetto all’ordinaria disciplina civilistica e finanziaria, per la sottoscrizione e la circolazione di quote di start up innovative e Pmi innovative costituite in forma di società a responsabilità limitata.

PATENT BOX. Diventa rinnovabile l’opzione per il regime di tassazione dei redditi derivanti da beni immateriali.

SOCIETA' RISTRUTTURAZIONE IMPRESE. Gli enti previdenziali potranno entrare nel capitale della Società di servizio per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese. L'intervento della società per la patrimonializzazione e la ristrutturazione potrà riguardare anche altre imprese, oltre a quelle industriali. Si precisa inoltre che la struttura dovrà favorire, in particolare, processi di consolidamento non solo industriale, ma anche occupazionale.

C/C TRANSFRONTALIERI. Diventa più facile aprire un conto transfrontaliero per i consumatori. Con l'introduzione dell'articolo 2-bis viene recepita la direttiva Ue sulla comparabilità delle spese dei conti correnti e sui trasferimenti. In particolare l'istituto di credito che riceve la richiesta di trasferimento verso un istituto bancario di uno Stato membro comunitario, dovrà fornire una specifica assistenza.

IIT. Fondazione Istituto italiano si potrà costituire o partecipare a startup innovative e altre società anche con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri, anche rivolte alla realizzazione di progetti in settori tecnologici strategici.

FONDO GARANZIA PMI. L’operatività del Fondo viene estesa alle imprese di assicurazione per le attività di finanziamento, diverse dal rilascio di garanzia, verso soggetti diversi dalle persone fisiche e dalle microimprese. Dovranno essere rispettati i limiti stabiliti dal codice delle assicurazioni private e dagli organismi di investimento collettivo del risparmio.

FONDO CENTRALE GARANZIA. Con una delibera del Cipe dovranno essere emanate specifiche direttive, per assicurare il più ampio accesso delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno agli interventi del Fondo di garanzia, anche tramite l'individuazione di eventuali priorità di accesso alla garanzia tenuto conto dei soggetti beneficiari e delle operazioni finanziarie ammissibili. Il diritto alla restituzione nei confronti del beneficiario finale e dei terzi prestatori di garanzie delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia, costituisce credito privilegiato e prevale su ogni altro diritto di prelazione.

ILVA. Viene riconosciuta priorità di istruttoria e delibera, alle richieste di accesso al Fondo centrale di garanzia, per le Pmi legate all'Ilva. Per semplificare ulteriormente l’accesso al Fondo per le predette imprese, si specifica che il Consiglio di gestione del Fondo deve pronunciarsi entro 30 giorni dalle richiesta e che decorso tale termine la richiesta si intende accolta.

Pirati della strada, si rischia fino a 12 anni

ROMA. È in commissione Senato e introduce reato omicidio stradale, «Chiunque ponendosi alla guida di un autoveicolo o di un motoveicolo o di altro mezzo meccanico in stato di ebbrezza alcoolica o di alterazione psico-fisica conseguente all'assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope cagiona per colpa la morte di una persona, è punito con la reclusione da 8 a 12 anni». È quanto prevede il testo unificato che introduce il reato di omicidio stradale presentato oggi in commissione Giustizia di Palazzo Madama dal senatore del Pd Giuseppe Cucca. Nella norma che introduce il reato di omicidio stradale (589 bis) si prevede anche una condanna da 6 a 9 anni per chi, «procedendo ad una velocità pari al doppio di quella consentita», determini un incidente mortale. E stessa pena rischia il pirata che, dopo aver ucciso qualcuno, si dia alla fuga. Nel caso in cui le vittime siano più d'una la condanna potrà essere aumentata sino al triplo, ma non potrà superare i 18 anni. Dopo aver modificato varie norme del codice penale, il testo unificato messo a punto da Giuseppe Cucca (Pd) introduce anche il delitto di "lesioni personali stradali". Il caso è del guidatore che, sotto effetto di alcool o di sostanze stupefacenti, cagioni alla vittima non la morte, ma una lesione personale dalla quale derivi una malattia. La condanna in questo caso andrà da uno a 4 anni. Se la colpa, invece, è dell'alta velocità, la reclusione sarà da sei mesi a due anni. Stessa sorte toccherà al conducente che si dia alla fuga, rendendosi irreperibile, dopo aver provocato un sinistro «dal quale sia derivata una lesione personale che abbia causato una malattia ad una persona». Nel caso in cui le vittime con lesioni siano più d'una «si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse, aumentate sino al triplo», ma senza che si superi il tetto massimo dei 7 anni. Se le lesioni sono "gravi", la pena aumenterà da un terzo alla metà, se sono "gravissime" dalla metà a due terzi. Il delitto sarà punibile a querela della persona offesa, se la malattia non durerà più di 20 giorni. In più non si potrà tener conto delle attenuanti a meno che non si tratti di quelle della minore età e della speciale tenuità del fatto.

Milano, Salvini pronto
a candidarsi

MILANO. «Dipende da ciò che scelgono i cittadini, io sono a disposizione. I sondaggi dicono che i progetti della Lega piacciono. A Milano c'è voglia di ripartire dopo quattro anni di Pisapia. Se i milanesi volessero, sarei a disposizione». Lo ha detto il segretario della Lega, Matteo Salvini, in una intervista al Gr1, spiegando di essere pronto ad una eventuale candidatura a sindaco di Milano. Inoltre, il leader della Lega ha anche annunciato che «entro la settimana» incontrerà Silvio Berlusconi, «perché ci sono parecchie verifiche da fare soprattutto sui lavori parlamentari: sull'immigrazione, sulle tasse, sulle pensioni, sull'Imu e sulle Regioni perché non mi accontento di vincere in Veneto ma voglia dar fastidio a Renzi nelle regioni rosse di casa sua».

«Noi - aggiunge Salvini riferendosi alle elezioni regionali - siamo aperti a tutti dialoghiamo con tutti non escludiamo nessuno tranne chi è al governo con Renzi come Alfano. E quindi le nostre porte non sono aperte ma spalancate». Quanto al voto in Francia, secondo Salvini l'esito elettorale «mi dice che la sinistra filo-immigrati e filo-Bruxelles è allo sbando e ai minimi storici. Che Marine Le Pen ha raddoppiato i suoi consensi nell'arco di 4 anni. E che le idee chiare e coraggiose, determinate senza inciuciare vengono premiate. Quindi -conclude Salvini- io vorrei solo copiare dal modello di Marine Le Pen».

Infrastrutture, Renzi un'ora
da Mattarella

ROMA. Appuntamento alle 10 per Matteo Renzi al Quirinale, dal presidente Sergio Mattarella. Al centro del colloquio tra premier e capo dello Stato il nodo del ministero delle Infrastrutture, dopo le dimissioni di Maurizio Lupi. L'incontro tra premier e Presidente è durato circa un'ora. Da qualche minuto al Colle sono giunti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Lupi in aula:
mi dimetto

ROMA. «Lascio il Governo a testa alta guardandovi negli occhi. Non ho commesso nulla di illecito. Sento il dovere di assumermi responsabilità politica ma anche di spiegare in Parlamento». Non si «può cancellare in 3 giorni» il «lavoro» fatto e «rivendico di aver fatto» in «22 mesi» al ministero. Lo ha detto Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture, alla Camera. «Le accuse che mi sono state mosse sono immotivate e strumentali». Così il ministro Maurizio Lupi, in aula alla Camera. «So che il tempo sarà galantuomo, spero che lo sarà anche con chi ha speculato sul nulla», assicura Lupi. «In questi giorni, in un confronto leale, franco, serio, il presidente del Consiglio Matteo Renzi "non mi ha mai chiesto di dimettermi, ma ha affidato, come è giusto che fosse, alla mia scelta personale questa decisione». «Sono qui per rivendicare il ruolo decisivo della politica nella guida del nostro Paese - ha esordito Lupi nella sua informativa nell'aula di Montecitorio - Non sono qui per difendermi da accuse che non mi sono state rivolte, non invoco garantismo nei miei confronti, perché non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. Ciò che mi chiama qui non è una responsabilità giudiziaria ma giustamente una responsabilità politica».

Ad Ercole Incalza «non è stato affidato alcun ruolo di consulenza - ha riferito ancora Lupi - Occupava il suo ruolo di capo della struttura tecnica di missione a seguito di procedura selettiva pubblica e con scadenza il 31 dicembre 2015 e ho potuto verificare che nei vari procedimenti penali che lo hanno interessato non ha subito alcuna decisione di condanna, nè per i casi in cui questi si sono conclusi per prescrizione del reato, alcun procedimento disciplinare sotto la responsabilità dei ministri che mi avevano preceduto. Incalza ha poi rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico con nota del 17 dicembre 2014», un anno prima della scadenza del suo incarico.

Regionali, Caldoro a Salvini: «Io difendo il Sud»

NAPOLI.«Lega Nord, @matteosalvini ma quale schifo, rispetto per tutti. Tu però difendi il Nord, noi il Sud». Su Twitter il presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, replica così ad alcune affermazioni del leader della Lega Nord, Matteo Salvini che aveva detto: «C'è il signor Caldoro che in Campania schifa la Lega». Il tutto mentre il sindaco di Verona, Flavio Tosi, sottolinea che «al di là dei tira e molla, dell'alzare la posta e mettere in mezzo la Campania, e altre alleanze in altre regioni, credo che sia nell'ordine delle cose che Berlusconi si allei con la Lega e con Salvini. È sempre stato così», sottolinea. Del resto, ricorda, «sono 4 anni che non vedo e non sento il Cavaliere» che «sicuramente sente e vede di più Matteo Salvini». Nonostante questo, Tosi ha incontrato Mariarosaria Rossi, senatrice di Forza Italia, molto vicina a Silvio Berlusconi: «Una chiacchierata che non vuol dire nulla - assicura Tosi - se non per capire qual è la situazione in Veneto, probabilmente». 

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