Mercoledì 19 Dicembre 2018 - 16:22

Ribelli 5S, scatta la resa dei conti

Resta la linea dura ma nel mirino dei vertici M5S oltre al capitano di fregata, Gregorio De Falco, entra la senatrice Elena Fattori: entrambi veleggiano spediti verso la cacciata dal gruppo 5 Stelle di Palazzo Madama. Mentre Paola Nugnes, altra senatrice grillina ribelle, sarà 'graziata' dal ricevere un cartellino rosso e se la caverà con un giallo: la parlamentare napoletana, considerata molto vicina al presidente della Camera Roberto Fico, sarà 'soltanto' sollevata dal ruolo di capogruppo 5 Stelle nelle commissioni Ambiente ed Ecomafie, riferiscono i vertici M5S all'Adnkronos: "non ha mai votato contro né paragonato il M5S al Pd di Renzi", cosa, quest'ultima, che invece viene addebitata a Fattori.

Per De Falco la sanzione più dura. Ovvero l'espulsione. Per Fattori, 'rea' secondo i piani alti del Movimento di aver rilasciato dichiarazioni considerate "pesantissime", dovrebbe arrivare la sospensione, che comporta comunque l'allontamento dal gruppo di Palazzo Madama. Si tratta di sanzioni che possono essere commutate direttamente dal capogruppo in Senato Stefano Patuanelli, senza dover attendere la pronuncia del collegio dei probiviri che comunque arriverà, ma più avanti.

Sembrerebbe uscire di scena, dunque, l'ipotesi di far prevalere la linea morbida. Rumors che stavano prendendo vigore nelle ultime ore anche alla luce delle dichiarazioni di Fico, che, interpellato a Napoli sul futuro dei dissidenti, si era mostrato pacifico: "non succederà niente...". Salvo poi precisare di non essere a conoscenza degli sviluppi dell'affaire ribelli.

Sviluppi che, invece, sembrano portare a una resa dei conti, dopo l'incidente in commissione Ambiente sul dl Genova, lunedì scorso. E con le polemiche nei giorni a seguire, che hanno visto in prima linea la stessa Fattori che aveva pubblicamente ringraziato De Falco e Nugnes per aver mandato sotto il governo sul condono per Ischia, parlando di un clima di 'terrorismo psicologico lontano da ogni forma di democrazia e condivisione' all'interno del gruppo. Parole, le sue, che le comporteranno l'allontamento dal gruppo, esattamente come De Falco. E il conseguente passaggio al gruppo misto.

Salvini: "Di Battista? Lo invidio, sta in spiaggia"

Ancora scaramucce tra Lega e Movimento 5 Stelle. Ultima in ordine di tempo quella di Matteo Salvini che ironizza su Alessandro Di Battista, che in un’intervista gli aveva suggerito di essere leale al contratto: "Sto seguendo riga per riga quello che è l’impegno che ho preso con gli italiani, e invidio profondamente Alessandro Di Battista che mi redarguisce dalle spiagge del Guatemala". Il vicepremier, a chi gli chiedeva se ormai fossero troppo "stretti" i margini del contratto di Governo con il M5S, ha risposto: "Sono contento di quello che abbiamo fatto negli ultimi cinque mesi e sono convinto che andremo avanti altrettanto bene per i prossimi cinque anni".

Poi, a proposito del suo incontro con il leader del centrodestra Silvio Berlusconi ha precisato: "Berlusconi a Roma abita a 30 metri da casa mia per cui ogni tanto si beve un caffè e ci si saluta". A chi gli chiedeva se gli avesse proposto una maggioranza alternativa, "con Berlusconi abbiamo bevuto un caffè, io zuccherato", si è limitato a dire Salvini.

Governo spaccato sugli inceneritori, Di Maio: Salvini crea tensioni

Luigi Di Maio replica ancora a distanza a Matteo Salvini sulla polemica in merito agli inceneritori. "A me dispiace - dice - che Salvini abbia deciso di lanciarsi in questa polemica e di creare tensioni nel governo. Sono veramente dispiaciuto di questa polemica - aggiunge - che, tra l'altro, si fonda sul tema degli inceneritori che, non essendo nel contratto di governo, non si pone".

La polemica è scoppiata dopo che il leader leghista, ieri a Napoli, ha sostenuto come sia necessaria la presenza di un termovalorizzatore per ogni provincia della Campania. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione del capo politico 5S che ha sottolineato, tra l'altro, come gli inceneritori non c'entrino "una beneamata ceppa" con la Terra dei fuochi. Salvini però oggi rilancia: "Non c'è nel contratto? Vallo a spiegare ai bambini che si respirano la merda".

La guerra dei rifiuti, Fico: non si farà nessun inceneritore in più

E' un vero e proprio scontro tra Lega e M5S sui rifiuti. Il giorno dopo l'acceso e a dir poco colorito confronto tra i due vicepremier, interviene il presidente della Camera Roberto Fico che, come Luigi Di Maio, stronca ogni ipotesi di un termovalorizzatore in Campania, a favore del quale si è invece schierato Matteo Salvini, spingendosi anche oltre. "Se trovano la localizzazione bene, altrimenti ci pensiamo noi" ha detto ieri a Napoli il ministro dell'Interno scatenando la dura reazione del collega di governo. E oggi un chiaro segnale al titolare del Viminale arriva dalla terza carica dello Stato che non le manda a dire. Ma Salvini ribadisce la sua posizione.

"In questa regione - scandisce Fico - vi assicuro, non si farà neanche un inceneritore in più, ma molti più impianti di compostaggio, raccolta differenziata e impianti di trattamento meccanico manuale". Secondo il presidente della Camera, "è uno schiaffo forte ai cittadini di questa città e di questa regione venire qui e dire che ci vuole un inceneritore per provincia, dopo le lotte fatte, dopo l'avanzamento delle nuove tecnologie''. ''In questa regione abbiamo bisogno di impianti di compostaggio, di trattamento meccanico manuale, di raccolta differenziata porta a porta, di riuso, riciclo e di riduzione a monte dei rifiuti. Se dopo tanti anni lo dobbiamo ridire, lo diremo ancora più forte e siamo pronti a lottare per questo", avverte Fico. Che commenta anche quanto dichiarato ieri da Salvini dopo il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica: "Non mi piace che si arrivi qui e si dica al sindaco di Napoli di mangiarsi i rifiuti. Nessuno parla così al sindaco di Napoli, che comunque è il sindaco della Capitale del Sud Italia, e capitale fondamentale del Mediterraneo. Da questo punto di vista nessuno passa".

Scontro Salvini-Di Maio, l'affaire dei rifiuti a Napoli spacca il governo

Un nuovo scontro. L'ennesimo. Stavolta la mina sul percorso del governo gialloverde è l'affaire rifiuti a Napoli, tema molto caro ai 5 Stelle e a Luigi Di Maio. "Bisogna capire che serve un termovalorizzatore per ogni provincia", osserva Matteo Salvini arrivando nel capoluogo campano. "Non dovrei doverli imporre, so che sono decisioni che coinvolgono i sindaci, ma se c'è di mezzo la salute dei bimbi e c'è incoscienza da parte delle istituzioni locali, si può anche imporli. Se si trovano le localizzazioni bene, altrimenti le troviamo noi", dice il ministro dell'Interno e vicepremier facendosi portavoce del governo di Roma.

Ma Di Maio non apprezza e non fa nulla per dissimulare la tensione. "Quando si viene in Campania e si parla di Terra dei Fuochi si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo - replica a stretto giro su Facebook - La Terra dei Fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c'entrano una beneamata ceppa e tra l'altro non sono nel contratto di governo". La questione irrompe nella giornata come un fulmine a ciel sereno. Qualcuno ci legge l'intenzione di alzare la posta per ottenere di più su altri tavoli caldi. Leggi, manovra economica. Ma la polemica si allarga a macchia d'olio.

I parlamentari M5S scendono subito in campo contro gli inceneritori, compatti al fianco di Di Maio su un tema che è un vero e proprio mantra in casa 5 Stelle. Il contratto di governo parla chiaro, tuonano, ricordando che a pagina 11 del documento pilastro del governo giallo verde è prevista "la chiusura degli inceneritori e non di farne di nuovi".

Per Salvini, però, quel contratto dice altro. Inoltre, insiste il ministro dell'Interno, non va sottovalutato il rischio di infiltrazioni camorriste. "Con i 'no' non si va da nessuna parte - afferma rispolverando un'accusa mossa spesso e volentieri ai 5 Stelle - questo vale soprattutto per gli enti locali: vale per i sindaci e la Regione che hanno detto no, no e no, e i rifiuti cosa facciamo? Li facciamo gestire dalla camorra? Non penso".

Nessuna telefonata chiarificatrice tra i due, almeno all'apparenza. Solo un botta e risposta piccato che segna un crescendo di tensione. "La camorra ha investito sul business degli inceneritori. Questo è il passato che non vogliamo più - risponde infatti a stretto giro di posta Di Maio - Il futuro che vogliamo in tutta Europa è senza inceneritori e senza camorra".

Sulla vicenda si leva anche la voce di Roberto Fico, a conferma che il tema rifiuti rischia di essere un nervo scoperto per il Movimento. Il presidente della Camera va già duro. "Già' la parola 'inceneritore' non dovrebbe essere più utilizzata. Rappresenta una tecnologia osboleta e dannosa, protagonista in un passato che va superato. Parlare addirittura di cinque inceneritori in Campania, uno per provincia, significa essere nostalgici dei fallimenti del passato. Ma significa anche non conoscere un territorio, la sua storia, le sue sofferenze e le battaglie portate avanti per preservare ambiente e salute delle persone", scrive su Facebook quasi a voler rimarcare la differenza di vedute e tradizione culturale con la Lega.

"Sui rifiuti occorre fare passi in avanti, non indietro, con pratiche e sistemi nuovi - va avanti Fico - Oggi un'emergenza c'è in Campania: quella degli incendi negli impianti ed è lì che il Viminale ha una responsabilità importante che sono certo saprà fronteggiare molto meglio di come ha fatto finora".

Anche il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, fa quadrato: "Quando arriva l'inceneritore, o termovalorizzatore, il ciclo dei rifiuti è fallito. Stiamo lavorando ogni giorno per portare l'Italia, e non solo la Terra dei Fuochi, fuori dall'ormai cronico ritardo nella gestione del ciclo dei rifiuti. Riduzione, riuso, recupero, riciclo, sono le quattro R che devono diventare un mantra per tutti. Chi non è in sintonia con queste direttrici vive in un'epoca passata".

Infine il neo presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, eletto ieri anche coi voti della Lega. L'organismo che presiede, in collegamento con la commissione rifiuti, spenderà il massimo impegno sul business illegale della costruzione dei termovalorizzatori e delle discariche, assicura Morra in una nota, ricordando - non a caso - come la camorra abbia da diversi anni fiutato il guadagno facile con questo tipo di attività.

Rifiuti, Salvini: Campania a rischio, termovalorizzatori in ogni provincia. Di Maio: inceneritori non c'entrano

NAPOLI. "Tra qualche mese in Campania si rischia un'emergenza sanitaria e sociale a livello mondiale". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, a Napoli per un Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico, affrontando la questione della Terra dei fuochi. "Non so cosa abbiano fatto gli amministratori locali e regionali negli ultimi decenni - ha aggiunto Salvini - ma dal 2008 la situazione non è cambiata, anzi è peggiorata. Non c'è programmazione, c'è incapacità e dico incapacità perché voglio essere ottimista. Se si volesse pensar male si potrebbe supporre che non si è fatto niente come termovalorizzatori e sistema di smaltimento perché qualcuno ha interesse che non si faccia niente". Salvini ha ribadito che "c'è sui rifiuti un giro di milioni di euro a cui gli amministratori regionali e locali non hanno evidentemente saputo dare risposte". Salvini ha concluso spiegando che chiederà "il commissariamento di tutti gli Ato e serve il coraggio di dire che il termovalorizzatore serve". "In Campania serve un termovalorizzatore per ogni provincia". Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini. "Se trovano la localizzazione bene, altrimenti ci pensiamo noi", ha aggiunto Salvini secondo cui "in Campania la salute dei cittadini è a rischio come in nessun'altra regione italiana. A metà gennaio va in manutenzione l'unico termovalorizzatore di tutta la regione, che andrà a un terzo del regime. Su questo problema c'è un'incapacità folle che risale a tempi andati, dall'emergenza del 2008 non è cambiato niente in meglio".

"IL SINDACO SI OPPONE? SI MANGI I RIFIUTI". l sindaco si oppone ai termovalorizzatori? "Se li mangi i rifiuti". Cosi' Matteo Salvini, ministro dell'Interno, a Napoli per il Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza. "Non vorrei doverli imporre - ha affermato - abbiamo sentito tutto. Se c'e' di mezzo la salute dei bimbi e c'è incoscienza da parte di pubblici amministratori allora si può anche imporre". "Stiamo parlando della salute di milioni di persone - ha aggiunto - A meno che de Magistris non sia disposto a fare un unicum mondiale e anche la Regione". "Se trovano una localizzazione bene - ha concluso -altrimenti ci pensiamo noi".

LA STOCCATA DI DI MAIO. "Quando si viene in Campania e si parla di terra dei fuochi si dovrebbero tener presenti la storia e le difficoltà di questo popolo. La terra dei fuochi è un disastro legato ai rifiuti industriali (provenienti da tutta Italia) non a quelli domestici. Quindi gli inceneritori non c'entrano una beneamata ceppa e tra l'altro non sono nel contratto di Governo". Così il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio in un post su Facebook riferendosi, senza citarlo, alle dichiarazioni del ministro dell'Interno Matteo Salvini a Napoli.

BOTTA E RISPOSTA A DISTANZA. "Io sono per costruire e non per i no, perché con i no non si va da nessuna parte. Questo vale soprattutto per gli enti locali, penso a tutti quei sindaci e alla stessa regione Campania che ha sempre detto no, no, no e i rifiuti cosa facciamo? Li facciamo gestire alla camorra?". Lo ha detto il ministro degli interni Matteo Salvini rispondendo a Napoli ai cronisti che gli chiedevano della replica di Luigi Di Maio alla sua proposta di un termovalorizzatore in ogni provincia in Campania.

DE MAGISTRIS: TERMOVALORIZZATORE NON è LA RISPOSTA. "Mi ha fatto piacere che si sia parlato del tema dei rifiuti che sto ponendo da un anno in modo forte al Comitato provinciale, ma il termovalorizzatore non è la risposta". Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris commenta quanto dichiarato dal ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini al termine del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica che si è tenuto questa mattina in Prefettura a Napoli. "Salvini - spiega de Magistris - ha utilizzato una frase sgradevole, ha detto: 'Il sindaco si mangi i rifiuti se non vuole il termovalorizzatore'. Io gli ricordo che lui sosteneva il Governo che è stato tra i principali responsabili della crisi dei rifiuti quando andava a braccetto con Berlusconi, con il quale continua ad andare a braccetto nelle regioni del Centro-Nord. Non vorrei mai che le scelte sull'ambiente siano dettate da chi incendia i siti di stoccaggio, da chi mette in atto azioni perché le gare vadano deserte. Cerchiamo di lavorare tutti insieme per accelerare l'impiantistica alternativa, per far funzionare bene gli Stir", conclude.

Il decreto Genova è legge, bagarre in Aula

Tre mesi dopo il crollo del ponte Morandi, il Senato ha approvato in via definitiva il decreto Genova, che ha incassato 167 voti a favore, 49 no e 53 astensioni. In Aula il clima si è subito acceso durante le dichiarazioni di voto con le opposizioni che hanno accusato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, di non prestare attenzione ai vari interventi, tanto da chiedere l'intervento della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. "La pregherei di ascoltare perché dicono che sta sempre al telefono", ha affermato la seconda carica dello Stato rivolgendosi all'esponente dell'esecutivo.

Le contestazioni sono poi proseguite durante la dichiarazione del senatore M5S Agostino Santillo, tanto che Casellati è stata costretta a sospendere per alcuni minuti la seduta. "Mi dicono che abbia gesticolato in maniera non troppo commendevole per un ministro - ha osservato ancora Casellati, rivolgendosi a Toninelli -. Devo riprendere alcuni atteggiamenti che non sono commendevoli, che non possono essere riprodotti in quest'Aula, per il rispetto delle Istituzioni e la dignità di quest'Aula". "Avrei immaginato un'Aula diversa al di là delle posizioni che possono essere differenti - ha infine rimarcato la presidente del Senato, che al termine della seduta ha invitato l'Aula a osservare un minuto di silenzio -. I 43 morti pesano su tutte le coscienze nostre".

Anche la capogruppo di Fi, Anna Maria Bernini ha contestato l'esponente del governo per "aver sollevato il pugno durante la votazione, parlato al telefonino e masticato la gomma americana durante le dichiarazioni di voto. Non le permetteremo più di venire in quest'Aula agitando i pugni", ha concluso l'esponente azzurra, in un clima da bagarre. Di "atti offensivi del ministro Toninelli e della ministra Lezzi", ha parlato anche il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci, chiedendo a Casellati "di chiudere con dignità questa seduta con un minuto di silenzio per i morti di Genova"

Toninelli però si difende: "La gioia e l'esultanza è perché la meravigliosa città di Genova non solo si rialzerà ed è stata in ginocchio per un evento che doveva e poteva essere evitato - ha affermato il ministro -. Magari c'è qualche responsabile in quest'Aula che ha permesso a società autostradali di ingrassare enormemente le proprie finanze. Non replicherò a coloro che mi hanno attaccato personalmente, perché uno è stato già mandato a casa dagli italiani e l'altro in Liguria ha lasciato semplicemente un rinvio a giudizio per spese pazze e peculato".

La leghista anti-rom a capo della commissione Diritti umani

Le sue posizioni fanno discutere. Come quel like messo nel 2017 a un commento di un suo amico su Facebook, che a proposito degli alloggi popolari per stranieri, si concludeva con la frase "un forno gli darei". La presidente neo eletta della commissione Diritti umani del Senato, Stefania Pucciarelli, già consigliera comunale della Lega in Liguria, nata a a Sarzana il 6 marzo 1967, finisce nelle polemiche non solo per aver battuto la candidata sostenuta dal Pd, un nome storico e 'pesante' come quello di Emma Bonino, ma anche per le sue prese di posizione su migranti e rom.

In particolare, ancora l'8 novembre scorso, ha pubblicato sul suo profilo Facebook la foto di una ruspa in azione a Castelnuovo Magra: "Un altro passo avanti per ristabilire la legalità", ha scritto, con tanto di emoticon a forma, appunto, di ruspa. Ma quello per cui viene messa alla 'sbarra' dagli avversari è quel 'mi piace' alla frase "un forno gli darei".

La vicenda non è finita lì, ha avuto un seguito giudiziario conclusosi con l'archiviazione di un'indagine avviata nei suoi confronti, dopo che l'esponente leghista non solo aveva rimosso il like ma anche spiegato di non aver letto bene il post 'incriminato'. La stessa Pucciarelli, l'8 ottobre ha postato un articolo con la notizia dell'archiviazione, aggiungendo: "Finisce una vicenda che aveva del surreale. Violenza e razzismo non mi appartengono. La difesa degli italiani è un'altra cosa che porto avanti con orgoglio e senso del dovere".

Oggi, dopo l'elezione, la neo presidente si è detta "orgogliosa e emozionata" sottolineando che tra i primi dossier sul tavolo c'è quello di Asia Bibi. "Insieme ai colleghi del gruppo Lega-Senato lavoreremo pancia a terra, e affronteremo subito il caso di Asia Bibi" ha spiegato la senatrice su Facebook.

Scure sui ribelli 5S

I 'dissidenti' imbarazzano sempre di più i vertici del Movimento 5 Stelle. E' passata ormai una settimana da quando i 5 senatori - De Falco, Nugnes, Fattori, Mantero, La Mura -, dopo lo 'sgambetto' sul dl sicurezza, sono stati deferiti al collegio dei probiviri, che non ha ancora emesso la sua sentenza. Ieri il bis in Commissione a Palazzo Madama, dove De Falco e Nugnes ancora una volta si sono ribellati alla linea del Movimento sul condono a Ischia inserito nel dl Genova.

Luigi Di Maio è intervenuto spiegando che la posizione dei dissidenti è al vaglio dei probiviri, ma, secondo quanto trapela dai vertici 5 Stelle, almeno per uno di loro arriverà l'espulsione. Si tratta di Gregorio De Falco: per quanto riguarda l'ex capitano di fregata - a quanto apprende l'Adnkronos - i vertici averebbero già deciso per l'estromissione sia dal gruppo parlamentare che dal Movimento. "Lui è sicuramente fuori", viene spiegato da una fonte di primo piano del M5S, senza giri di parole.

Quella riservata a De Falco sarebbe la punizione più 'severa'. A Nugnes, infatti, potrebbe toccare una sospensione (dal gruppo e dal M5S). Si va verso una sospensione temporanea anche per gli altri tre dissidenti (Elena Fattori, Matteo Mantero e Virginia La Mura) che lo scorso 7 novembre hanno scelto di non partecipare al voto di fiducia al governo sul decreto Salvini. Ma una decisione definitiva non è stata ancora presa. In queste ore i vertici pentastellati stanno facendo le loro valutazioni, pallottoliere alla mano.

La maggioranza gialloverde al Senato si regge su una manciata di voti. Per questo motivo, molto probabilmente, non si assisterà a una 'cacciata' di massa dei dissidenti, come invece si è visto nel corso della passata legislatura. In gioco c'è la tenuta del governo e del Movimento 5 Stelle, anche nell'ottica dei rapporti con i partner della Lega, alla quale risulterebbe poi difficile per i grillini giustificare un 'indebolimento' della compagine parlamentare già a pochi mesi dalla nascita dell'esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

Anche perché nelle prossime settimane il dissenso che già serpeggia all'interno dei gruppi pentastellati potrebbe riaffiorare su molti temi sensibili: dalla legittima difesa ai temi economici e ambientali, dalle grandi opere all''eterna' questione dei migranti. Alla Camera diversi parlamentari M5S appartenenti all'area che fa riferimento al presidente Roberto Fico stanno preparando emendamenti al dl Salvini, che dopo l'ok incassato al Senato si prepara ad approdare sui banchi di Montecitorio.

I probiviri prendono tempo per il momento. Tant'è vero che, come viene spiegato da alcuni senatori ribelli, la notifica dell'avvio dell'istruttoria non è stata ancora inviata. "Ufficialmente non mi risulta. Di solito si fa così: prima della sentenza si fa il processo, prima del processo si formula un'accusa", afferma De Falco. Anche Nugnes e Fattori, contattate dall'Adnkronos, negano di aver ricevuto comunicazioni dall'organo che dovrà decidere il loro destino.

La stessa Nugnes, inoltre, replica al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, il quale ieri ha lasciato intendere che dietro il comportamento dei dissidenti potrebbero celarsi motivazioni di natura economica."Ho restituito tutto e sono davvero stanca di discorsi politici che vengono portati a discorsi personali. Questa non è politica è gossip" dice all'Adnkronos la senatrice 'ribelle' che spiega di aver ricevuto nelle ultime ore "tantissimi attestati di stima, non molti dai parlamentari...". Si aspettava maggiore solidarietà da parte dei colleghi? "No - risponde Nugnes -, gli stessi di sempre, c'è chi comprende c'è chi no, chi è ostile e chi ti esprime simpatia...".

In Senato passa il condono per Ischia

Il Senato ha ripristinato la norma originaria sul condono per Ischia contenuto nel dl su Genova. Un'ampia maggioranza ha infatti respinto l'emendamento contro il condono, su cui ieri M5S e Lega erano andati sotto in commissione: in Aula si sono contati 200 no, 75 sì e un astenuto. Fi aveva lasciato libertà di voto su questa proposta di modifica al dl Genova, che ieri, invece, ha innescato il primo mini-terremoto nella maggioranza.

Ed è rientrata la protesta dei sei parlamentari campani di Forza Italia che si erano autosospesi dai rispettivi gruppi di Camera e Senato dopo il 'no' al condono per Ischia nel dl Genova. Il partito azzurro si è ricompattato e, per ora, divisioni e malumori vengono messi da parte. "Visto che il nostro partito non è una caserma, non è militarizzato e che il presidente Bernini ha lasciato libertà di voto sugli emendamenti relativi a Ischia - annunciano con una nota i forzisti Domenico De Siano, Vincenzo Carbone, Luigi Cesaro, Antonio Pentangelo, Paolo Russo e Carlo Sarro - ritiriamo l'autosospensione dai gruppi e riprendiamo appieno la nostra attività politica, ringraziando il capogruppo Bernini per aver saputo cogliere con grande attenzione e sensibilità le nostre aspettative".

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