Domenica 21 Ottobre 2018 - 14:01

I 4 nodi della manovra

Sono alcuni dei punti cardine della politica fiscale dell'esecutivo. E con la manovra alla porte sono diventate le misure con le quali il governo giocherà la sua partita più importante. Parliamo di flat tax, reddito di cittadinanza, pace fiscale e pensioni, quattro nodi che dovranno essere sciogli presto, soprattutto sul fronte delle coperture. Mentre il titolare del Tesoro Giovanni Tria rassicura i mercati, il vicepremier Di Maio lo avverte: "deve trovare le risorse".

FLAT TAX - Tra i nodi da sciogliere c'è la flat tax per cittadini e imprese, cavallo di battaglia dei leghisti. Una misura che prevede due regimi semplificati. La prima aliquota al 15%, - ha spiegato all'AdnKronos il sottosegretario all'Economia, Massimo Bitonci - potrebbe riguardare "chi ha ricavi fino a 65mila euro, senza contabilità e Iva" mentre si pensa "a un 5% in più, quindi flat al 20%, fino al tetto da 100mila euro di redditi". Tra le novità possibili anche una mini flat tax con un'aliquota al 5%, per tre-cinque anni, per le start up di giovani under 35, con ricavi fino a 65mila euro.

Sul tavolo del governo anche l'opzione di un taglio delle accise, la cedolare secca sulla locazione degli immobili commerciali, l'Ires al 15% per le società che reinvestono gli utili e un possibile taglio dell'Irpef, dal 23 all 22%. Ma è possibile comunque che la riduzione slitti al 2020. I Cinquestelle non sono contrari alla misura ma a condizione che non aiuti i ricchi. "Sono d'accordo ad abbassare le tasse e la condizione che abbiamo posto alla Lega è che non deve aiutare i ricchi, ma la classe media, le persone più disagiate che pagano le tasse da una vita e che in tutti questi anni hanno finanziato sprechi e privilegi con le proprie tasse" ha detto Di Maio.

REDDITO CITTADINANZA - Misura portante del programma Cinquestelle, il reddito di cittadinanza è un altro dei nodi da sciogliere. Per finanziare il reddito di cittadinanza, servirebbero almeno 10 miliardi di euro, dei quali 2 mld solo per potenziare i centri per l’impiego. Salvini ha rimarcato che "l'importante è che non sia un reddito per stare a casa sul divano a guardare la televisione". Di Maio ha precisato che "insieme alle infrastrutture" è "la prima misura per il Sud". "Ma non significa dare soldi alle persone per stare sul divano - ha chiarito - perché noi che siamo del Sud ce li ricordiamo i soldi dati alle persone per starsene sul divano in cambio di voti. Per questo vogliamo fare una misura totalmente diversa".

PACE FISCALE - Il governo studia anche diverse declinazioni di pace fiscale: sul fronte leghista si punta a un intervento di più ampio respiro, sul fronte M5S si opta per introdurre uno sconto molto vantaggioso per erodere l'enorme mole di cartelle di difficile riscossione. La pace fiscale "è imprescindibile" ha detto il premier Giuseppe Conte in un'intervista a 'La verità'. Ma guai a parlare di condono fiscale. "Il Movimento 5 Stelle non è disponibile a votare nessun condono - ha sottolineato Di Maio -. Se stiamo parlando di pace fiscale, di saldo e stralcio siamo d'accordo, ma se parliamo di condoni non siamo d'accordo".

PENSIONI - Sul fronte previdenziale, il governo lavora su due fronti: la quota 100 promessa da Salvini e le pensioni di cittadinanza volute dai Cinquestelle. Sul primo versante si stanno valutando i ritocchi alla Fornero riducendo l'età di ritiro dal lavoro con l'introduzione di quota 100. Il vicepremier leghista punta a 62 anni di età e 38 di contributi, mentre al Tesoro si lavora su 64 anni e 36 di contributi. La seconda misura consiste nell'allineamento graduale dell'assegno dei pensionati indigenti (in totale 4,5 milioni) a quota 780 euro mensili, valore che l'Istat considera come soglia di povertà.

Per avviare l'intervento si ragiona sul taglio delle pensioni d'oro, quelle superiori ai 4mila euro non giustificati dai versamenti contributivi, che porterebbero però una cifra esigua, circa qualche centinaio di milioni di euro. Ieri Di Maio ha assicurato: mai più pensioni minime inferiori ai 780 euro. Dal 1 gennaio 2019, ha promesso il vicepremier, scatterà l'aumento. "Avere una pensione per sopravvivere un intero mese è un principio di civiltà", ha ribadito.

Di Maio all'attacco, Tria non molla

L'affondo arriva poco prima di mettere piede sull'aereo che lo porterà in Cina. Per la manovra, spiega il vicepremier Luigi Di Maio, Tria deve trovare le risorse. Quando mancano pochi giorni per avviare l'iter della legge di bilancio, gli azionisti dell'esecutivo M5S-Lega scalpitano per inserire nella manovra i propri cavalli di battaglia, ossia reddito di cittadinanza e flat tax. E il nervosismo è palpabile. Dalla Lega, parla Alberto Bagnai, senatore e presidente della Commissione Finanze di Palazzo Madama. "L'esigenza che il vicepremier solleva è un'esigenza sacrosanta dopo 10 anni di crisi - dice ospite a Porta a Porta -. Bisogna cominciare a dare respiro alle famiglie con reddito più basso". "Il ministro Tria - scandisce Bagnai- sta facendo una mediazione tecnica tra posizioni politiche. Ci sta che a volte queste posizioni siano accese".

Ma più che accesi, durante la giornata i toni sembrano farsi infuocati. A quanto apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti M5S, l'offerta avanzata al vertice sulla manovra dal ministro del Tesoro Giovanni Tria è quella di rifinanziare il reddito di inclusione voluto da Matteo Renzi. Ritoccandolo al rialzo: un miliardo in più. Una proposta, quella del responsabile del Tesoro, che avrebbe mandato su tutte le furie il vicepremier Di Maio, surriscaldando l'incontro a palazzo Chigi.

Dopo il vertice di governo e la riunione notturna con i suoi, il vicepremier è tornato a battere cassa: Tria deve trovare le risorse. Di Maio è deciso a puntare i piedi per portare a casa il reddito di cittadinanza senza apportare modifiche rispetto alla proposta del M5S: 780 euro per i 5 milioni che, stando ai dati Istat, rappresentano la Popolazione in condizioni di povertà assoluta. E in serata, parlando a Dimartedì, su La7, Di Maio assicura: "Manterremo gli impegni, i soldi ci sono. Non sono uno di quei ministri che in campagna elettorale prometteva una cosa e poi al governo ne dice un'altra". La legge di bilancio "manterrà le promesse".

Tra le proposte avanzate durante il vertice a Palazzo Chigi dai 5 Stelle, a quanto apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti pentastellate, c'è quella di tagliare i vitalizi agli ex consiglieri regionali. In caso di mancate 'sforbiciate', le regioni vedrebbero arrivare meno risorse dal governo centrale, con un vero e proprio taglio dei fondi corrisposti. Un nuovo vertice di governo per fare il punto sulla manovra e iniziare a mettere nero su bianco cifre precise per dare sostanza alla legge di bilancio potrebbe tenersi al rientro di Di Maio dalla Cina. Un'occasione per sedare le voci critiche che si alzano dal gruppo parlamentare grillino ma anche dal territorio.

Dal canto suo, Tria non molla. E non commenta le esternazioni del vicepremier Di Maio. Da Milano, per il Bloomberg European Capital Markets Forum, il titolare di via XX Settembre rassicura la platea di analisti, banchieri e imprenditori sui futuri "sforzi per ridurre il debito pubblico" delineando un piano per l'Irpef che "va ben oltre" la flat tax. Sul reddito di cittadinanza l'accenno è quasi di circostanza ("dobbiamo risolvere i problemi sociali alla base di questa necessità"), mentre sulla riduzione delle tasse l'apertura è netta. Ma tra i pilastri della legge di bilancio 2019 non mancherà spazio per investimenti pubblici, che il ministro vorrebbe riportare "almeno al 3% del pil" e per la lotta alla povertà, accentuata negli ultimi anni dall'impatto dell'evoluzione digitale, che "ha distrutto vecchi lavori creandone di nuovi".

E tra le ricette per crescere che sforna Tria vengono annoverati gli investimenti, in infrastrutture e non solo. "Il livello degli investimenti pubblici è sceso del 30 per cento negli ultimi anni - afferma Tria -. Devono tornare almeno al 3% del Pil: il 2% è troppo basso perché l’Italia competa e colmi il gap con il resto del mondo". Gli investimenti pubblici "sostengono lo sviluppo dell’economia nel medio e lungo periodo". In questo caso, "stanziare risorse è necessario, ma non è una condizione sufficiente per realizzarli: quello che vogliamo fare è rafforzare la capacità delle nostre amministrazioni di implementare i progetti".

Fondi Lega, il Carroccio verserà 600mila euro all'anno

Fondi Lega, intesa raggiunta. La procura di Genova ha trovato l'accordo con i legali della Lega Nord sulle modalità di esecuzione del sequestro della cifra di 49 milioni di euro, che il partito di Salvini deve restituire, a seguito della truffa sui rimborsi elettorali, relativi al biennio 2008-2010. Secondo quanto concordato saranno oggetto di sequestro centomila euro a bimestre, per un totale di 600mila euro l'anno, che verranno prelevati da un "conto di garanzia", attivo fino all'estinzione dei gradi di giudizio.

Calenda: «Al Pd serve uno psichiatra»

La cena per ritrovarsi, per accordare una strategia di opposizione, è saltata. E l'organizzatore, Carlo Calenda, non nasconde l'amarezza e, a tratti, la rabbia per come sono andate le cose. Fino a dire, in diretta a Circo Massimo su Radio Capital, che ai dirigenti del Pd "non importerà" di perdere le prossime elezioni europee e regionali: "Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l'unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell'associazione di psichiatria".

"Sono convinto che alle prossime europee il Pd non ci debba essere", dice. Per l'ex ministro "serve un fronte repubblicano, progressista, che recuperi la parte di classe dirigente locale e nazionale capace, ma che spazzi via un partito che ha come unico obiettivo quello di spartirsi una torta sempre più piccola tra dirigenti che sono usurati, che pensano solo a questo dalla mattina alla sera".

"Con Gentiloni e Minniti parlo continuamente. Nel Pd c'è un'entità, che si chiama Renzi - sottolinea -, che non si capisce cosa voglia fare e che va avanti per conto suo. È una roba un po' singolare. È stato un presidente del Consiglio che all'inizio aveva veramente voglia di cambiare l'Italia e che ha fatto cose buone. È un grosso peccato". "L'unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento - analizza l'ex ministro - è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla. Nel frattempo, l'opposizione si fa in ordine sparso".

Nessun pentimento, però, sull'aver preso la tessera del Pd: "È l'unico modo, finché non ci sarà qualcos'altro, per dare un contributo. Mi sono iscritto, ho fatto proposte, e non è servito a nulla. Non sento il segretario del Pd da due mesi, quando è andato a Taranto non ha fatto neanche un colpo di telefono".

"In tutta la storia politica ci si incontra, nei partiti, fra persone che la pensano allo stesso modo - incalza Calenda - Renzi per anni ha detto di essere contro ai caminetti, ma con lui c'era un caminettino: lui, Lotti e la Boschi. Uno degli invitati alla cena, Gentiloni, appoggia Zingaretti. Quindi non era una cena contro Zingaretti. Il focus della cena era come fare opposizione, non un congresso". "Il quadro - per l'ex ministro - è drammatico, ed è drammatico perché nessuno parla con nessuno, non ci si fida di nessuno, qualunque iniziativa viene presa come un'aggressione contro altri. Basti pensare che Gentiloni e Renzi non si parlano dal 4 marzo. Ma se rispetto alla situazione generale la reazione del partito di opposizione è questa - si chiede Calenda - come facciamo a stupirci che stiamo al 16%?".

M5S: «Berlusconi non metterà le mani sulla Rai»

All’indomani del vertice ad Arcore tra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, nei vertici M5S “forte è l’irritazione per il fatto che si parli di garanzie a Berlusconi”. Dall’entourage del vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio, spiegano all’Adnkronos che “Berlusconi non potrà mettere le mani sulla Rai in alcun modo. Salini -viene inoltre rimarcato - lo abbiamo individuato noi del M5S proprio per questo: liberare la Rai da queste dinamiche”, è il messaggio che arriva. Dai vertici del M5S sottolineano anche che il 'piano Crimi' va avanti.

La partita appare ancora aperta alla vigilia della vigilanza Rai che dovrebbe dare il via libera alla risoluzione Lega-M5S per la nomina di Marcello Foa alla presidenza. Dall'entourage di Di Maio spiegano infatti all'Adnkronos che ''su Foa il tempo scade questa settimana, non si accettano altre perdite di tempo. Se non si può mettere Foa, ce ne faremo una ragione'', ragionano i vertici pentastellati lasciando intendere di essere pronti anche alla nomina di un altro profilo pur di sbloccare la partita di viale Mazzini.

Pensioni e tasse, le mosse del governo

Governo al lavoro su pensioni e tasse in vista della Legge di Bilancio. Attesa in Cdm per metà ottobre e prima manovra dell'esecutivo giallo-verde, la legge allo studio - nelle parole del presidente del Consiglio Conte - dovrà essere "un piano finanziario che tenga i conti in ordine e che consenta al Paese di perseguire un pieno rilancio sul piano economico-sociale". Una manovra, ha assicurato il premier, "nel segno della crescita nella stabilità". Tra i 'pilastri' della politica fiscale del governo, l'ormai famigerata 'quota 100' sulle pensioni e la flat tax, misure entrambe targate Lega e approvate dalla metà M5S dell'esecutivo.

PENSIONI - Sul fronte previdenziale, il governo è al momento al lavoro su due fronti: la quota 100 promessa da Salvini e le pensioni di cittadinanza volute dai Cinquestelle. 
Sul primo versante si stanno valutando i ritocchi alla Fornero riducendo l'età di ritiro dal lavoro con l'introduzione di quota 100. Il vicepremier leghista punta a 62 anni di età e 38 di contributi, mentre al Tesoro si lavora su 64 anni e 36 di contributi
La seconda misura consiste nell'allineamento graduale dell'assegno dei pensionati indigenti (in totale 4,5 milioni) a quota 780 euro mensili, valore che l'Istat considera come soglia di povertà. Per avviare l'intervento si ragiona sul taglio delle pensioni d'oro, quelle superiori ai 4mila euro non giustificati dai versamenti contributivi, che porterebbero però una cifra esigua, circa qualche centinaio di milioni di euro.

TASSE - Sul fronte delle tasse, saranno invece previsti due regimi semplificati per la flat tax. "La prima aliquota al 15% - ha spiegato all'AdnKronos il sottosegretario all'Economia, Massimo Bitonci - potrebbe riguardare chi ha ricavi fino a 65mila euro, senza contabilità e Iva" mentre si pensa "a un 5% in più, quindi flat al 20%, fino al tetto da 100mila euro di redditi".
Tra le novità possibili anche una mini flat tax con un'aliquota al 5%, per tre-cinque anni, per le start up di giovani under 35, con ricavi fino a 65mila euro.
Sul tavolo del governo anche l'opzione di un taglio delle accise, la cedolare secca sulla locazione degli immobili commerciali, l'Ires al 15% per le società che reinvestono gli utili. Si ragiona anche su un taglio dell'Irpef, dal 23 all 22%. E' possibile comunque che la riduzione slitti al 2020.

Esplosione alla Pignasecca, de Magistris annulla impegni a Padova

NAPOLI. Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris «sta seguendo fin dai primi istanti gli avvenimenti che hanno causato la tragica morte della donna ed il ferimento dei due figli nell'esplosione in via Don Minzoni». È quanto si legge in una nota del Comune di Napoli. Sul posto sono giunti il vicesindaco Raffaele Del Giudice e il capo della Polizia municipale di Napoli, Ciro Esposito. De Magistris fa sapere di aver annullato i suoi impegni che lo avrebbero visto in giornata a Padova, dove stasera avrebbe dovuto partecipare con il sindaco Sergio Giordani al convegno “Civismo e governo: città a confronto". De Magistris «ha voluto seguire dai suoi uffici l'evolversi della situazione delle nove famiglie sgomberate e lo stato di salute dei feriti», conclude la nota.

Pd, la cena a 4 si farà

La cena a quattro tra big del Pd a casa Calenda si farà. La conferma arriva, ancora una volta via Twitter, dall'artefice dell'invito il quale conferma che Matteo Renzi, Marco Minniti e Paolo Gentiloni hanno quindi accettato di sedersi a un tavolo tutti insieme per cercare di risolvere la crisi del partito e studiare le prossime mosse. "Ma la data è stata spostata, e per evitare l’ennesimo tormentone sul PD rimane riservata - scrive su Twitter l'ex ministro dello Sviluppo economico - Sono molto contento è un gesto di responsabilità di tutti i partecipanti. Bene così. Ottima notizia".

L'invito di Calenda è arrivato dopo le polemiche degli ultimi giorni e la proposta choc di Matteo Orfini di sciogliere e rifondare il Pd. "Il congresso si farà” ha replicato secco Maurizio Martina annunciando che il prossimo gennaio intanto ci saranno le primarie. "Più che discutere di rinvii del congresso noi dobbiamo lavorare. Altro che scioglimento del Pd, altro che rinvio del congresso, dobbiamo fare tutti insieme un passo in avanti per costruire il nostro futuro nel segno della giustizia sociale e della solidarietà", ha affermato il segretario del Pd da Genova. "Il nostro percorso che è già avviato - ha aggiunto Martina - vedrà nei prossimi passi la manifestazione del 30 settembre in piazza del Popolo a Roma, a fine ottobre il forum per l'Italia a Milano e le primarie il prossimo gennaio".

A pensare che la proposta di Orfini sia folle è il deputato Pd Francesco Boccia il quale in un'intervista a Radio Radicale dice: "Non esiste che il Pd si sciolga e che, a proporlo, sia addirittura un gruppo dirigente scaduto, deligittimato e protagonista di questo fallimento. Siamo tutti responsabili di questa condizione e nessuno di noi può pensare di proporre una soluzione così. Pensare di sciogliere il partito e fondarne un altro è semplicemente folle. Il Pd non ha proprietari, non è una S.p.a.". "Serve un congresso vero, che ci faccia riconnettere alla realtà e apra le porte, poi, a quelle forze civiche e politiche che vogliono ricostruire un grande centrosinistra", ha aggiunto Boccia.

Di Maio avverte: «M5S non voterà condoni»

"Il  Movimento 5 Stelle non è disponibile a votare nessun condono. Se stiamo parlando di pace fiscale, di saldo e stralcio siamo d'accordo, ma se parliamo di condoni non siamo d'accordo". Così il vice premier Luigi Di Maio, a proposito dell'ipotesi di un 'condono fiscale' fino a un milione di euro. "Abbiamo già visto per anni - aggiunge a margine di una visita al Micam - i Governi Renzi fare scudi fiscali che hanno creato solamente deterrenti a comportarsi bene e hanno fatto sempre pensare che in questo Paese una via d'uscita all'evasione ci potesse essere".

LEGGE DI BILANCIO - Per quanto riguarda la legge di bilancio, attualmente sotto la lente del governo, i prossimi giorni saranno "decisivi e importanti", dice il vicepremier, ma "non di scontro", perché "ognuno in questo Governo ha tanta voglia di fare bene". Interpellato sulla possibilità o meno che ci sia il reddito di cittadinanza, invece Di Maio chiarisce: "Qui bisogna mantenere le promesse, altrimenti è inutile che stiamo al governo. Abbiamo priorità, e non solo il reddito di cittadinanza. Ci sono temi importanti che abbiamo portato avanti per una vita e che bisogna affrontare come ad esempio il taglio agli sprechi".

Secondo il ministro, "questa deve essere una legge di bilancio che vede il Governo con in mano un paio di forbici a tagliare tutto quello che non serve. L'ho promesso agli imprenditori e ai cittadini. Non ci dovranno essere più sprechi in questo Paese: non abbiamo interessi loschi in questa legge di bilancio. Sarà la prima legge di bilancio che metterà al centro i cittadini e che lascerà un po' a casa quei personaggi che hanno mangiato sulla pelle degli italiani e sulle loro tasche", aggiunge.

PENSIONI - Sulle pensioni "dev'essere chiaro che vogliamo mantenere ogni promessa", compresa quella sulla pensione di cittadinanza, precisa il ministro del Lavoro. E di Alberto Brambilla, esperto di previdenza vicino alla Lega, che ha bocciato in un'intervista le pensioni minime, dice: "Parla a titolo personale". Secondo Di Maio, "superare la Fornero significa svecchiare la pubblica amministrazione mettendo nuove energie nella macchina della Pa. Quindi la riforma delle Pensioni è al centro", conclude.

PONTE DI GENOVA - In merito al commissario per la ricostruzione del Ponte di Genova, invece, "stiamo lavorando, non stiamo litigando", assicura Di Maio, "ci serve una persona preparata e onesta - continua - perché questa persona agirà in deroga su tante cose quindi per quanto mi riguarda dovremo trovare una persona preparata".

Regeni, Fico in Egitto: «Adesso servono i fatti»

Al Sisi "mi ha assicurato che è una priorità per l'Egitto fare luce" sulla vicenda di Giulio Regeni, "però allo stesso tempo io sono stato molto chiaro nel dire che adesso servono i fatti, serve una soluzione". Lo ha detto al Cairo il presidente della Camera, Roberto Fico, al termine dell'incontro con il presidente egiziano Al Sisi sul ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016.

"C'è stato solo un punto all'ordine del giorno nel mio colloquio con il presidente Al Sisi", ovvero "la questione di Giulio Regeni. Sono venuto qui perché siamo a un punto di stallo", ha spiegato il presidente della Camera. Ad Al Sisi "ho detto che Giulio Regeni è come se fosse morto per la seconda volta perché ci sono stati dei depistaggi", ha aggiunto Fico, augurandosi che vengano trovate soluzioni immediate e che inizi un vero processo". "Ho ricordato al presidente che Giulio Regeni è un ricercatore italiano che è stato sequestrato, torturato e ucciso. Ed è stato torturato per 7 giorni: ho detto al presidente - ha sottolineato Fico - che non è stato certo torturato da cittadini comuni perché c'è stata una sofisticazione nelle torture che non appartiene a cittadini comuni".

"Dopo due anni e mezzo dobbiamo arrivare a un processo - ha ribadito la terza carica dello Stato - senza questo passo in avanti - ha rimarcato - è chiaro che anche i rapporti tra i Parlamenti sono molto complicati. Senza passi avanti seri e sostanziali in un processo in cui si arrivi a una verità definitiva per prendere gli uccisori di Regeni e il sistema che si muoveva dietro gli esecutori materiali, i rapporti sono sempre complicati, poco sereni, tesi".

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