Sabato 16 Febbraio 2019 - 12:06

Salvini ai sindaci “ribelli": «Dimettetevi»

Si inasprisce lo scontro tra i sindaci che contrastano il decreto sicurezza nella parte relativa ai migranti e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Il titolare del Viminale oggi torna sulla questione nel corso di una diretta Facebook e ribadisce che chi non rispetta il decreto ne risponderà. Non solo. Il vicepremier chiede anche le dimissioni dei 'ribelli'. "Chi non rispetta il Decreto Sicurezza e aiuta i clandestini, tradisce l’Italia e gli italiani e ne risponderà davanti alla legge e alla storia. Io comunque non mollo!!!" scrive il leader della Lega, lanciando la diretta streaming dalle nevi di Bormio. "Ci sono sindaci che dicono 'non applicherò il decreto', per cercare un po' pubblicità. Io dico non si molla di un millimetro, non retrocedo" scandisce il ministro dell'Interno che, riferendosi a quanti promettono disobbedienza al decreto, chiede di fare "i conti con i vostri cittadini, con i milioni di italiani che sono in difficoltà". "Troppo facile applaudire Mattarella e due giorni dopo sbattersene - sottolinea - Se c'è legge approvata dal Parlamento e firmata dal presidente della Repubblica si rispetta". E "se c'è qualche sindaco che non è d'accordo si dimetta. Dimettiti Orlando, e anche tu de Magistris. Dimettetevi, siamo in democrazia e governano gli italiani, fatevene una ragione, non governano professoroni, giornalisti o cantanti".

Ma per il sindaco di Napoli è Salvini che "si dovrebbe dimettere". "Oltre ad aver commesso una condotta apertamente violatrice della Costituzione, sulla quale ha giurato e traditore è lui semmai e lui si dovrebbe dimettere, sta avendo, insieme al governo, un comportamento disumano" dice a chiare lettere de Magistris a SkyTg24.

Intanto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ieri ha annunciato la sospensione dell'applicazione del decreto sicurezza nella parte che riguarda i migranti, oggi ha reso noto all'Adnkronos di aver dato "incarico al capo ufficio legale del Comune di Palermo di adire davanti al giudice civile".

Sul decreto sicurezza, da lui ribattezzato "decreto insicurezza", torna anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella. "Un ministro dell'Interno si dovrebbe occupare di questo, non di inquisire i sindaci ma di ascoltarli" rimarca, e spiega che "a Firenze non violeremo alcuna legge: io non darò istruzioni in questo senso. Ma apriremo un tavolo con tutto il mondo del volontariato, del terzo settore, del lavoro e delle istituzioni locali per azzerare gli effetti nefandi e negativi di questo decreto in attesa che si apra una vertenza vera a livello nazionale non per sospendere la legge ma per riscriverla in molte sue parti". "Stiamo valutando insieme ai nostri avvocati e con alcuni costituzionalisti anche una strada" perché sul decreto sicurezza "si possa arrivare alla Corte costituzionale".

Dura la presa di posizione dell'assessore alle Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino. "Le forme di disobbedienza e opposizione alla Legge Salvini dovranno essere molte", scrive Majorino su Facebook. "Certamente in tante città cresceranno varie forme di mobilitazione" e a Milano "ci vedremo in piazza il 2 marzo". Su Twitter l'assessore comunale sottolinea che "Milano non toglierà l'iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo che l'hanno fatta. E in questi giorni accogliamo senzatetto a prescindere dallo status. Nei prossimi mesi massima vigilanza contro effetti perversi" del decreto sicurezza.

Il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, auspica che "il ministro dell'Interno, contribuendo ad abbassare i toni della polemica, voglia convocarci per discutere delle modalità operative e dei necessari correttivi alla norma. Se poi il ministro ritiene che il mestiere di sindaco sia una pacchia, come ha dichiarato anche in queste ore, siamo pronti a restituirgli, insieme alla fascia tricolore, tutti i problemi che quotidianamente siamo chiamati ad affrontare". "Da sindaco e da presidente dell’Anci, non ho alcun interesse ad alimentare una polemica con il ministro dell’Interno - afferma Decaro - Non credo sia il caso di polarizzare uno scontro tra posizioni politiche differenti. Faccio solo notare che le nuove norme mettono noi sindaci in una oggettiva difficoltà".

 

 

 

Migranti, è scontro tra Salvini e de Magistris

«I porti italiani sono chiusi, abbiamo accolto già troppi finti profughi, abbiamo arricchito già troppi scafisti! I sindaci di sinistra pensino ai loro cittadini in difficoltà, non ai clandestini». Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini, commentando le parole del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, in merito al caso della nave Sea Watch, da giorni nelle acque del Mediterraneo con decine di migranti. «Mi auguro che la Sea Watch si avvicini al porto di Napoli, perché, contrariamente a quello che dice il Governo, noi metteremo in campo un'azione di salvataggio e la faremo entrare nel porto - ha commentato De Magistris a Radio Crc - Sarò il primo a guidare le operazioni di salvataggio».

«Iscriverei un richiedente asilo a Napoli all'anagrafe? Assolutamente sì, di fronte a persone che hanno dei diritti che devono essere riconosciuti il Comune di Napoli risponderà alla Costituzione, non a Salvini», ha poi aggiunto il primo cittadino di Napoli, ribadendo la sua posizione in merito al decreto sicurezza, finito ieri nel mirino di alcuni sindaci che hanno manifestato qualche dubbio sulla costituzionalità del provvedimento.

Secondo De Magistris quello di Salvini «è un linguaggio indegno di un ministro dell'Interno e lo dico con rispetto delle istituzioni repubblicane alle quali ho giurato. Questo signore - ha aggiunto il sindaco di Napoli - sta rafforzando i temi critici dell'immigrazione nel nostro paese: non fa nulla per l'integrazione, scarica tutto sui sindaci, alimenta l'odio sociale e le tensioni che possono portare a focolai pericolosissimi, e aumenta le bombe sociali che lui dice essere i mali nostro Paese».

Poi l'affondo: «Io non faccio parte di un partito che ha sottratto decine di milioni agli italiani - ha sostenuto De Magistris, facendo riferimento ai 49 milioni di euro di rimborsi elettorali dovuti dal Carroccio - non vado ad abbracciare criminali durante le partite di calcio e non pavento nemmeno lontanamente l'idea, pur escludendolo, di usare esercito, carabinieri e poliziotti contro i sindaci. Se solo ci prova a pensarlo - ha assicurato il sindaco di Napoli - avrà una risposta politica e democratica talmente adeguata che se la ricorderà per tutta la vita».

IL VIDEO

 

La sfida dei sindaci a Salvini: stop decreto sicurezza

Il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, lancia il guanto di sfida al ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Con una direttiva impartita agli uffici comunali, infatti, ha disposto la sospensione dell'applicazione del decreto Sicurezza nella parte che riguarda i migranti. Il primo cittadino sceglie lo scontro con il capo del Viminale e chiede al responsabile dell'Anagrafe di "approfondire tutti i profili giuridici anagrafici" che deriveranno dall'applicazione della norma.

In attesa di questo approfondimento, però, scrive il sindaco, «impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica». Il sindaco di Palermo fa propri alcuni dei dubbi espressi nelle ultime settimane circa la costituzionalità del provvedimento, in particolare lì dove la mancata iscrizione anagrafica dei cittadini con permesso di soggiorno determinerebbe l'impossibilità di accesso a servizi fondamentali e garantiti quali ad esempio «la libertà di movimento, il diritto alla salute e alle cure tramite il Servizio sanitario e l'inviolabilità del domicilio».

Salvini risponde così su Facebook all'iniziativa del primo cittadino: «Con tutti i problemi che ci sono a Palermo - scrive in un post -, il sindaco sinistro pensa a fare 'disobbedienza' sugli immigrati...». E poco dopo rincara: «Sarò presto a Palermo per consegnare ai cittadini una villa vista mare confiscata a un mafioso. Spero che nel frattempo il sindaco trovi il tempo di occuparsi dei tanti problemi della sua città, invece di disobbedire alle leggi sull’immigrazione approvate dal Parlamento». Il titolare del Viminale torna sulla questione anche nel corso di una diretta Facebook: «Incoerenza classica degli amici di sinistra: hanno applaudito il discorso di Sergio Mattarella per la fine dell'anno, che a me è peraltro molto piaciuto, e contestano un decreto firmato e promulgato dallo stesso Presidente della Repubblica».

Orlando oggi ha convocato una conferenza stampa per illustrare la direttiva. «Samo davanti a una palese violazione dei diritti umani e a un provvedimento disumano e criminogeno, che - spiega - eliminando la protezione umanitaria trasforma i legali in illegali». Il sindaco mette in chiaro che non si tratta di un «atto di disobbedienza civile né di obiezione di coscienza ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro Paese». «Su alcuni temi, e tra questi il rispetto dei diritti umani, io ho una visione e una cultura diversa da quella del ministro dell'Interno - sottolinea - ma qui siamo di fronte a un problema non solo ideologico ma giuridico. Non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per 'sicurezza' un intervento che puzza molto di 'razziale'».

LE REAZIONI. Da sempre in prima linea sul fronte dei migranti e dell'accoglienza, il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, commenta così all'Adnkronos la posizione del primo cittadino di Palermo: 1Ho grande stima per Leoluca Orlando che è un ottimo sindaco oltre che un amico, ma credo che questo atteggiamento non aiuti a rasserenare gli animi. Lo scontro tra le istituzioni non serve. Viviamo un brutto clima, è necessario dialogare e abbassare i toni».

«D'accordo» con Leoluca Orlando, riguardo alla direttiva impartita agli uffici comunali per la sospensiva dell’applicazione del 'decreto sicurezza' nella parte sui migranti, è il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano, secondo il quale «bisogna disobbedire perché è un decreto contro i diritti umani e la dignità degli esseri umani - dice all'Adnkronos - Non è una novità: io l'ho già fatto e mi trovo in queste condizioni» conclude riferendosi all'inchiesta che lo coinvolge.

Netta la posizione anche del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. «Dall'inizio abbiamo sempre detto che non si tratta di una questione nominativa di sospendere una legge che, in quanto tale non si può sospendere. Noi a Napoli abbiamo sempre dato una direttiva: le leggi si applicano solo in maniera conforme alla Costituzione. Più che un atto di disobbedienza civile è un atto di obbedienza costituzionale» afferma all'Adnkronos, ricordando la posizione presa dalla sua amministrazione sulla parte del decreto sicurezza relativa ai migranti. «Una legge in contrasto alla Costituzione a Napoli non sarà applicata, la nostra amministrazione si è sempre orientata in questo modo. Non abbiamo bisogno di nessun atto - sottolinea de Magistris - Io sono orgoglioso di un'amministrazione dove non c'è bisogno di una direttiva autoritaria politica, ma dove la direzione è condivisa. La parte della legge sicurezza in contrasto con la Costituzione, con i diritti come l'uguaglianza, l'asilo, il fatto di avere tutti gli stessi diritti e doveri, non verrà assolutamente applicata».

A parlare all'Adnkronos è anche il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti. «Dal punto di vista prettamente politico - afferma - non posso che condividere la volontà di affrontare un problema che il decreto sicurezza crea ossia non poter dare determinati certificati e riconoscimenti anagrafici a persone richiedenti asilo e straniere. Il modo in cui il problema si affronta è da capire». «Dalle dichiarazioni di Orlando non è chiaro come l'Anagrafe applicherà o non applicherà il decreto: io dubito che con una semplice richiesta del sindaco l'Anagrafe non applichi un provvedimento di legge», osserva Pizzarotti spiegando che in merito sono necessari approfondimenti tecnici. «Sicuramente il problema va affrontato perché il decreto provoca problemi alle città - continua il sindaco di Parma - Va capito il modo più corretto per affrontarlo». Secondo Pizzarotti i sindaci insieme dovranno discuterne. «Come Anci bisogna fare una riflessione - conclude - I problemi esposti sono di tutti, dei sindaci di centrosinistra, di centrodestra, dei 5 Stelle" poi magari "ci sono sindaci della Lega che non vogliono parlare del problema, ma la ricaduta nei Comuni ce l'hanno tutti i sindaci».

«Mi sento vicino al sindaco Orlando, al suo impegno contro l'odio e capisco la sua fatica per porre rimedio a norme confuse scritte solo per l'ossessione di fare propaganda e che spesso producono caos, più diffidenza e insicurezza per tutti - scrive in una nota il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti - Tutto sulle spalle dei territori e degli amministratori locali. Dall'odio non sono mai nati la sicurezza e il benessere per le persone, ma solo macerie per i furbi e i più forti».

Espulsioni M5S, allarme sui numeri al Senato

Scatta l'allarme numeri al Senato. Con le espulsioni decise dal M5S, infatti, si assottiglia sempre di più la maggioranza gialloverde a palazzo Madama, dove i numeri restano ballerini e a rischio. Pallottoliere alla mano, pesa la 'cacciata' dei senatori Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, che si erano opposti al decreto sicurezza targato Salvini. Allo stato attuale, quindi, al Senato l'alleanza M5S-Lega potrebbe avere solo un margine di 3-4 voti.

Ad alimentare i timori tra le fila pentastellate sulla tenuta dei gruppi anche l'espulsione degli eurodeputati Marco Valli (per la laurea falsa inserita nel curriculum) e Giulia Moi (per la vicenda rimborsopoli), oltre al richiamo nei confronti di Lello Ciampolillo. A peggiorare il quadro, poi, potrebbero arrivare le decisioni riguardanti Elena Fattori e Paola Nugnes, nei confronti delle quali i procedimenti disciplinari sono ancora pendenti.

Vi è poi il campanello d'allarme suonato alla Camera durante il voto finale sulla manovra, quando 10 deputati pentastellati sono risultati assenti e sono stati bacchettati dal direttivo del gruppo di Montecitorio. Un'altra insidia alla tenuta della maggioranza giallo-verde potrebbe essere rappresentata dalla cosiddetta 'operazione scoiattolo', la strategia messa in atto da Silvio Berlusconi per stanare i grillini più delusi e formare un gruppo autonomo in grado di dare la spallata al governo Conte prima delle Europee.

 

 

Orlando sfida Salvini: decreto sicurezza sospeso

Il sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, Leoluca Orlando, lancia il guanto di sfida al ministro dell'Interno Matteo Salvini. Con una direttiva impartita agli uffici comunali, infatti, ha disposto la sospensione dell'applicazione del decreto Sicurezza nella parte che riguarda i migranti. Il primo cittadino sceglie lo scontro con il capo del Viminale e chiede al responsabile dell'Anagrafe di "approfondire tutti i profili giuridici anagrafici" che deriveranno dall'applicazione della norma.

In attesa di questo approfondimento, però, scrive il sindaco "impartisco la disposizione di sospendere, per gli stranieri eventualmente coinvolti dalla controversa applicazione della legge, qualunque procedura che possa intaccare i diritti fondamentali della persona con particolare, ma non esclusivo, riferimento alle procedure di iscrizione della residenza anagrafica".

Salvini risponde così su Facebook all'iniziativa del primo cittadino: "Con tutti i problemi che ci sono a Palermo - scrive in un post -, il sindaco sinistro pensa a fare 'disobbedienza' sugli immigrati...". Orlando, durante una conferenza stampa convocata per illustrare la direttiva, dice: "Io e Salvini giochiamo due partite diverse su due campi diversi, lui gioca a cricket e io a volley. Non ho nessun motivo di replicare a Salvini". "Pensavo di aver fatto il mio dovere di sindaco - spiega -, ma ho visto reazioni scomposte da parte di esponenti del Governo nazionale".

Il sindaco di Palermo è poi andato all'attacco: "Quelle preoccupazioni di un clima di incitazione dell'odio per il diverso hanno trovato conferma, il governo ha buttato la maschera. Siamo davanti a una palese violazione dei diritti umani e a un provvedimento disumano e criminogeno, che, eliminando la protezione umanitaria trasforma i legali in illegali". "Palermo non vuole essere un modello. Io ho agito da sindaco e ho fatto una cosa normale se non sei criminogeno" ha spiegato ancora Orlando. La replica del ministro dell’Interno? "Giochiamo partite diverse, lui non sopporta i diversi".

Da sempre in prima linea sul fronte dei migranti e dell'accoglienza, il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, commentando all'Adnkronos la posizione del primo cittadino di Palermo, dice: "Ho grande stima per Leoluca Orlando che è un ottimo sindaco oltre che un amico, ma credo che questo atteggiamento non aiuti a rasserenare gli animi. Lo scontro tra le istituzioni non serve. Viviamo un brutto clima, è necessario dialogare e abbassare i toni".

 

 

Mattarella: debito pubblico ipoteca il futuro dei giovani

ROMA. "La sicurezza c'è se tutti si sentono rispettati". Nel tradizionale discorso di fine anno, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tocca molti temi dell'attualità politica senza nascondere i problemi, ma lanciando anche un messaggio di ottimismo. "Molte sono le questioni che dobbiamo risolvere", spiega Mattarella, che cita «la mancanza di lavoro che si mantiene a livelli intollerabili. L'alto debito pubblico che penalizza lo Stato e i cittadini e pone una pesante ipoteca sul futuro dei giovani. La capacità competitiva del nostro sistema produttivo che si è ridotta. Le carenze e il deterioramento di infrastrutture. Le ferite del nostro territorio. Dobbiamo aver fiducia in un cammino positivo. Ma non ci sono ricette miracolistiche". Riguardo la manovra, il Capo dello Stato spiega: "Ieri sera ho promulgato la legge di bilancio nei termini utili a evitare l'esercizio provvisorio, pur se approvata in via definitiva dal Parlamento soltanto da poche ore". Mattarella ricorda poi che «avere scongiurato la apertura di una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea per il mancato rispetto di norme liberamente sottoscritte è un elemento che rafforza la fiducia e conferisce stabilità», evidenzia ancora".

Ma al centro del suo discorso, Mattarella pone la questione della sicurezzza coniugata al rispetto. Il Presidente chiede di essere "consapevoli degli elementi che ci uniscono", rifiutando "l'astio, l'insulto, l'intolleranza, che creano ostilità e timore". E poi sottolinea: "So bene che alcuni diranno che questa è retorica dei buoni sentimenti e che bisogna pensare soprattutto alla sicurezza. Ma la sicurezza c'è solo se tutti si sentono rispettati. La vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza".

Nel suo discorso di fine anno, Mattarella affronta anche la questione Ue: "La dimensione europea - spiega Mattarella - è quella in cui l'Italia ha scelto di investire e di giocare il proprio futuro; e al suo interno dobbiamo essere voce autorevole». Le elezioni europee in programma a maggio sono «uno dei più grandi esercizi democratici al mondo: più di 400 milioni di cittadini europei si recheranno alle urne. Mi auguro che la campagna elettorale si svolga con serenità e sia l'occasione di un serio confronto sul futuro dell'Europa".

Tornando ai temi della manovra, Mattarella sottolinea come "la grande compressione dell'esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un'attenta verifica dei contenuti del provvedimento. Mi auguro vivamente - questo l’uspicio del capo dello Stato - che il Parlamento, il Governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto".

Manovra, c'è il via libera. Mattarella firma, l'Ue: vigileremo

Manovra 2019, è fatta. Il provvedimento ha incassato l'ultimo sì della Camera con 313 voti favorevoli e 70 voti contrari, terminando così il suo iter parlamentare. Domenica in serata è stato anche firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ora manca solo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale perché diventi legge.

I COMMENTI - "Sono soddisfattissimo...'' ha commentato a caldo il vicepremier Luigi Di Maio e aggiunge: ''Domani è il 31 giusto? Non parlerò domani, ma dopodomani...''. Il vicepremier precisa che farà un messaggio augurale via social per il 2019 non domani, come previsto in un primo momento, ma il giorno dopo. "Manovra del popolo: FATTO! È la prima legge di bilancio scritta con il cuore e pensando agli italiani. Abbiamo ancora tanto da fare, ma la strada è quella giusta". "Voglio dire grazie a tutti. Grazie a tutti quelli che ci hanno sostenuto in questi mesi. Grazie a tutti i nostri iscritti. Grazie a tutti i nostri attivisti. Grazie a tutti i nostri deputati e senatori che hanno tenuto duro fino alla fine. Grazie a tutti i ministri. Grazie al Presidente Conte. Grazie a tutti gli italiani, grazie alle persone che il 4 marzo hanno creduto in noi e che hanno reso possibile tutto questo. Se l'Italia ha iniziato oggi un percorso di cambiamento è anche merito di ognuno di voi - si legge ancora nel post di Di Maio -. Viva l'Italia e viva il MoVimento 5 Stelle". "Il 2018 finisce bene e il 2019 può iniziare ancora meglio! Adesso qualche giorno di pausa - conclude il vicepremier - Ci vediamo prestissimo!".

Stessa soddisfazione anche dal premier Giuseppe Conte. "Il 2018 si chiude con la prima manovra economica del Governo del Cambiamento - scrive in un post su Facebook -. Una manovra frutto di scelte di politica economico-sociale ben precise orientate a redistribuire ricchezza e a puntare sugli investimenti. Il tutto rispettando appieno la volontà espressa dagli elettori". "Finisce un anno, ma inizia la stagione del riscatto con più diritti, più crescita, più equità sociale e con al centro il lavoro -assicura -. L'Italia è pronta a ripartire. E a tornare grande". ''Adesso ci prendiamo qualche giorno di pausa'' aggiunge. La manovra 2019 è stata approvata, dice il ministro dell'Economia Giovanni Tria,''entro i tempi previsti, che ci hanno evitato da un lato la gestione del bilancio con le mani legate dall'esercizio provvisorio e dall'altro una procedura europea per deficit eccessivo, che di fatto avrebbe commissariato il Paese per 5-7 anni''.''Con grande fatica e altrettanta determinazione oggi abbiamo tagliato il traguardo della finanziaria 2019''. Con il varo della manovra abbiamo "garantito stabilità finanziaria e messo fine alla "corsa dello spread", ''ribadendo la credibilità della scelta e dell'impegno europeo dell'Italia, fugando in concreto qualsiasi ombra di Italexit''. Intanto le voci, secondo cui Tria stava per lasciare il governo sono ''smentite''. La manovra approvata dal Parlamento ''è quella che tutti abbiamo voluto'' ha detto il titolare di via XX settembre. Alla domanda dei giornalisti, se nel 2019 resterà al Mef, risponde: ''Non vedo perché no''.

LA REAZIONE DELL'EUROPA - "L'Italia ha adottato la legge di Bilancio, dopo lunghe discussioni e momenti difficili. Ne seguiremo attentamente l'esecuzione" twitta il commissario europeo agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici, che ha poi "ribadito di nuovo che il dialogo con la Commissione europea si è concentrato unicamente sul rispetto delle regole comuni, mai sulle misure individuali!".

IL LUNGO PERCORSO DELLA MANOVRA - Da questa mattina l'Aula della Camera ha ripreso i lavori per esaminare gli ordini del giorno (oltre duecento) alla legge di bilancio sulla quale il governo giallo verde ieri ha ottenuto la fiducia. ''Non parteciperemo al voto; non vogliamo essere i vostri complici in questo disegno'' aveva detto il deputato del Partito democratico, Emanuele Fiano, intervenendo in aula, spiegando che gli esponenti del Pd sarebbero rimasti in aula ''per il rispetto che portiamo al tempio della democrazia che è il Parlamento'' ma, aveva detto Fiano, senza ''partecipare a questo vostro disegno''.

La giornata di sabato era stata scandita da proteste e scontri, fino al flash mob da parte dei parlamentari di Forza Italia che durante le dichiarazioni di voto hanno indossato un gilet azzurro. Alle proteste dei deputati di Fi, si sono aggiunte poi quelle del Pd che, oltre a scendere in piazza, ha disertato la prima chiama iniziando a votare il no alla fiducia solo dopo il termine della seconda.

Manovra, M5S: «Siamo sotto attacco». Ira opposizioni

"Siamo sotto attacco" ma "non cediamo" al " terrorismo mediatico''. Così si legge in post pubblicato - e poi rimosso - sul blog delle Stelle che ha fatto andare su tutte le furie le opposizioni alla Camera durante l'esame degli odg alla legge di bilancio. Roberto Fico, intervenendo in Aula, ha sottolineato: "Da presidente della Camera dico che la democrazia non è sotto attacco. Tutti si esprimono in modo libero, le opposizioni fanno il loro lavoro: è loro diritto opporsi alla legge di bilancio''. ''Non c'è nessun attacco delle lobby - ha aggiunto -, ognuno fa il suo lavoro e io lo difenderò sempre, qui dento e fuori di qui''.

IL POST - Nel contestato post 'scomparso' dal blog delle Stelle si legge: "Il Governo, la manovra del Popolo. La democrazia è sotto attacco''. ''Non cederemo ai ricatti, andremo avanti a testa alta, con il coraggio e l'ambizione di sempre: cambiare in meglio l'Italia. Sempre dalla parte del popolo'', continua il post, in cui i Cinque stelle parlano della manovra e denunciano: ''I vertici delle banche, assicurazioni, i grandi gruppi editoriali in perenne conflitto di interesse stanno inquinando il dibattito democratico con un vero e proprio terrorismo mediatico e psicologico''.

''E' in corso - si legge ancora nel posto sul blog - una delle più violente offensive nei confronti della volontà popolare perpetrata in 70 anni di storia repubblicana. A sferrarla sono grandi lobby, poteri forti e comitati d'affari. Lottano per sopravvivere, per mantenere i propri privilegi, benefit, prebende, che si sono arbitrariamente assegnati in questi anni sulla pelle degli italiani. Con l'indegna complicità del Pd e di Fi, eterni zerbini dei potenti. E con la longa manus della stragrande maggioranza dei media, ipocrita cassa di risonanza di questi interessi corporativi''.

OPPOSIZIONI INFURIATE - Parole che hanno fatto infuriare le opposizioni. ''La presidenza apprende con disappunto di questa dichiarazione e ritiene improprio paragonare il legittimo lavoro delle opposizioni a un atto di terrorismo'', ha detto la presidente d'Aula di Montecitorio, l'azzurra Mara Carfagna, parlando del post. L'ex ministro forzista si fa sentire quando il caso è ormai scoppiato con Pd e Fi sul piede di guerra contro i grillini che hanno rievocato gli anni bui del terrorismo.

''Chiediamo che il ministro Fraccaro si alzi e dica che il governo è distante da questa terminologia e da queste logiche'', tuona il deputato del Pd, Enrico Borghi nel suo intervento in Aula durante l'esame degli odg alla legge di bilancio. Gli fa eco Francesco Lollobrigida, capogruppo a Montecitorio di Fdi: ''Se M5S accusa di terrorismo i parlamentari, è impossibile continuare questo confronto... Crediamo che sia il presidente Fico che dovrebbe richiamare il M5S rispetto a quanto scritto su questo blog''.

"Con questo post del blog del M5S - dice Giorgio Mulè, deputato di deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato - è stato sparato contro l'Aula di Montecitorio l'equivalente di un colpo di fucile alla libera determinazione di chi in Parlamento sostiene con la faccia, le parole e gli atti le sue ragioni. Siamo in presenza di un'aggressione alle opposizioni e alla libera informazione, che è stata già umiliata nelle forme e nella maniera previste dalla legge di bilancio. Quello del M5S è un atteggiamento vigliacco e offensivo nei confronti di qualsiasi componente della Camera".

Il pentastellato Emilio Carelli difende invece il post: ''Non stiamo parlando di terrorismo come fenomeno degli anni '70-80. Sono cose totalmente diverse, mi sembra del tutto inappropriato e fuori luogo il modo di strumentalizzare le cose''.

 

 

Manovra, Forza Italia coi gilet azzurri: seduta sospesa

Protesta di Forza Italia durante le dichiarazioni di voto alla manovra, che dopo il via libera del Senato è arrivata alla prova della fiducia anche alla Camera. I parlamentari azzurri, appena ha iniziato a parlare la rappresentante del M5S Teresa Manzo, hanno indossato un gilet azzurro con la scritta 'Basta tasse'. Il presidente Fico, dopo aver invitato i commessi a ritirare i gilet ha sospeso la seduta per pochi minuti, mentre la protesta degli azzurri continua fuori dal Parlamento. I deputati, con le pettorine addosso, si sono dati appuntamento davanti Montecitorio per una diretta televisiva, dando vita a un flash mob. E il leader di Fi, Silvio Berlusconi ha annunciato che da gennaio "gli stessi gilet azzurri saranno nelle piazze di tutte le città italiane per continuare la mobilitazione contro il governo giallo-verde a fianco dell'altra Italia seria e lavoratrice che ancora una volta viene ingiustamente penalizzata".

PD ALL'ATTACCO - Alle proteste dei deputati di Fi, si sono aggiunte quelle dei parlamentari di Mdp che voteranno no alla fiducia sulla manovra con la Costituzione in mano, mentre i deputati di +Europa, oltre al no alla fiducia, hanno annunciato che domani non parteciperanno al voto finale. Levata di scudi anche da parte del Pd, che oggi ha manifestato davanti alla Camera in segno di protesta. I dem si sono rivolti contro i 5 Stelle e contro il presidente della Camera, Roberto Fico. A scatenare la bagarre in aula diversi passaggi dell'intervento della grillina Teresa Manzo. La protesta è partita dai banchi del Pd. "Tutti hanno diritto di fare il proprio intervento come voi avete fatto il vostro", ha detto Fico richiamando all'ordine i dem.

"Quando qualcuno ci offende, lei ha il compito di fermarlo - ha incalzato Emanuele Fiano del Pd, rivolgendosi a Fico - Lei permette che il M5S ci insulti senza dire nulla dicendo che siamo dei 'truffatori lei è la terza carica dello Stato, lei così inficia il suo mandato, inficia la sua imparzialità non intervenendo mai a censurare i colleghi del gruppo da cui proviene. Lei non rappresenta più un presidente di garanzia". Immediata la replica di Fico: "Io sono completamente imparziale, conosco benissimo il senso e l'importanza di questo ruolo. Guarderò il resoconto stenografico e valuterò. Non c'è dubbio che se ci sono offese, vanno censurate".

Circa una decina di deputati Pd si sono iscritti a parlare a titolo personale per protestare per non aver censurato la deputata Manzo. Duro anche il capogruppo del Pd, Graziano Delrio: "Avete fatto una legge di bilancio illegittima e incostituzionale -. Pensavamo che i 5 Stelle volessero portare una ventata nuova, un po' di etica maggiore e invece il filo rosso che lega tutti i provvedimenti che avete fatto è che avete premiato i furbi". "Avete fatto il condono edilizio e fiscale. I milioni di cittadini onesti che cosa devono dire di voi? Che avete condonato coloro che hanno evaso le tasse? Questo è quello che volete? Un paese che non rispetta più le regole? I cittadini onesti sono stati umiliati dai vostri provvedimenti".

LA FIDUCIA - Quanto al voto di fiducia, l'esito, dopo la prima chiama, dovrebbe arrivare un paio d'ore dopo. Seguirà l'esame dei 244 ordini del giorno fino a mezzanotte. La seduta riprenderà domani alle 9 quando ci sarà anche il voto finale sul provvedimento. Presenti in aula anche il premier Giuseppe Conte e il suo vice, Luigi Di Maio.

Manovra, si vota la fiducia

Al via le dichiarazioni di voto sulla fiducia, posta dal governo al ddl bilancio, nell'aula della Camera. L'inizio della prima chiama è fissato alle 18.30 e l'esito dovrebbe arrivare un paio d'ore dopo. Seguirà l'esame degli ordini del giorno (244) fino a mezzanotte. La seduta riprenderà domani alle 9 quando ci sarà anche il voto finale sul provvedimento.

Intanto, i deputati di +Europa hanno fatto sapere che voteranno no alla fiducia e domani non parteciperanno al voto finale per protesta contro la manovra e contro la compressione dei tempi che ha impedito l'esame del testo. Ad annunciarlo il deputato Alessandro Fusacchia.

Le votazioni riprendono dopo le dure proteste delle opposizioni che ieri hanno spinto il presidente della Camera Fico a sospendere la seduta per 10 minuti ed a convocare la riunione dei capigruppo per decidere sul prosieguo dei lavori. Tra le critiche più dure il fatto che il presidente della commissione bilancio Claudio Borghi, durante lo svolgimento dei lavori la notte precedente, non abbia consentito la votazione degli emendamenti. Da qui la levata di scudi delle opposizioni, in primis del Pd, che oggi ha manifestato davanti alla Camera in segno di protesta.

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