Giovedì 19 Luglio 2018 - 14:04

Appell di Grillo ai militanti: votate per il Non Statuto

ROMA. "Manca pochissimo, solo fino alle 21 di oggi, alla chiusura per la votazione sull'aggiornamento del Non Statuto. Se non l'hai ancora fatto vota subito". Così Beppe Grillo sul suo blog in un post intitolato "Vota sul Non Statuto per l'eternità del MoVimento". "Vi prego di andare e di votare - continua Grillo - Anche se perdete dieci minuti, sono dieci minuti del vostro tempo per un grande passo per l'umanità. L'aveva detto qualcun altro 'piccolo passo, grande passo'. Per noi è un piccolo momento per dare l'eternità al MoVimento 5 Stelle. Vi abbraccio tutti e andate a votare per l'aggiornamento del Non Statuto".

Stipendi parlamentari, rinviata in Commissione la proposta dei grillini

L'aula della Camera, con 109 voti di scarto, ha approvato la richiesta di rinvio in commissione della proposta di legge del M5S sul dimezzamento degli stipendi dei parlamentari.

Falsa partenza a Montecitorio, dunque, per la seduta sulla proposta grillina. Prima del rinvio non c'era in aula il rappresentante del governo, secondo quanto notato dal presidente di turno Luigi Di Maio, che ha quindi sospeso la seduta pochi minuti dopo il suo inizio.

Su proposta della deputata del Pd Cinzia Fontana, la Camera aveva deciso di invertire l'ordine dei lavori per esaminare subito la proposta di legge del M5S per il taglio degli stipendi. Beppe Grillo - secondo il quale il "Pd voterà la proposta M5S e anche il Papa sarà contento" - era arrivato in tribuna a Montecitorio per seguire in prima persona i lavori dell'aula.

'Vergogna, vergogna': così la piazza M5S ha accolto la notizia del rinvio in commissione del provvedimento. Alessandro Di Battista è uscito da Montecitorio per incontrare i manifestanti: "Siamo indignati da questa gentaglia pronta a intervenire sulla carne viva dei cittadini ma non si taglia nemmeno un euro quando riguarda i loro stipendi".

GRILLO - "Il Pd ha votato per affossare la nostra proposta di dimezzamento degli stipendi dei parlamentari! #renzinonnasconderti" scrive su Twitter Beppe Grillo.

CAMERA dei DEPUTATI - Intanto, sugli stipendi dei parlamentari, "l'Italia non guida la classifica Ue". E' la Camera a precisare che i dati "inizialmente pubblicati (e poi corretti) non corrispondevano a quelli riportati dal sito della Camera, aggiornati per effetto delle decisioni assunte dall'Ufficio di presidenza nell'ultimo decennio".

In un comunicato vengono riassunte le voci che compongono il trattamento economico dei deputati: Indennità parlamentare lorda 10.435 euro, netta 5.246,54 mentre la netta media (per effetto diversa incidenza tasse locali) è 5.007. La diaria ammonta a 3.503,11; spese per i collaboratori 3.690 e, infine, sono 1.200 gli euro per le spese telefoniche. Riguardo alla "comparazione fra il trattamento economico dei parlamentari italiani e quello dei parlamentari di altri Paesi europei, non è affatto vero - si legge nel comunicato della Camera - che l'Italia sia 'in testa'. Innanzi tutto per un motivo di metodo".

Nel rapporto della commissione di studio istituita dal Governo e presieduta dal prof. Enrico Giovannini, presentato a fine dicembre 2011, si legge che "nonostante l'intenso lavoro svolto nei mesi scorsi i vincoli posti dalla legge, l'eterogeneità delle situazioni riscontrate negli altri paesi e le difficoltà incontrate nella raccolta dei dati non hanno consentito alla Commissione di produrre i risultati attesi'', ritenendo dunque ''impossibile confrontare in maniera attendibile gli stipendi dei nostri onorevoli con quelli dei colleghi dei Paesi stranieri più rappresentativi".

Manovra, Renzi: «Ue può scrivere lettere ma la sostanza non cambia»

ROMA. Della manovra italiana e dei presunti dubbi di Bruxelles "non ne abbiamo parlato" al Consiglio Ue, "ma potranno fare una lettera chiedendo maggiori spiegazioni, come fanno spesso e con diversi paesi, ma la sostanza non cambia". Lo dice il premier Matteo Renzi ai microfoni di Rtl 102.5, rivendicando i "2 mld in più sulla sanità", le misure "su Equitalia" e "sulle imprese".

 

"La legge di bilancio c'è e non si cambia - assicura il premier - se l'Europa avrà le sue considerazioni da fare le ascolteremo con attenzione, ma ricordiamo che questa manovra ha il deficit più basso degli ultimi 10 anni. Noi gli sforzi li stiamo facendo, ma la priorità è rispondere ai cittadini non alle tecnocrazie di Bruxelles".

 

Commentando la controversa risoluzione dell'Unesco su Israle, Renzi sottolinea: "Trovo la decisione dell'Unesco incomprensibile e sbagliata. Non si può continuare con queste mozioni, una volta all'Onu una volta all'Unesco, finalizzate ad attaccare Israele. Credo sia davvero allucinante e ho chiesto di smetterla con queste posizioni, e se c'è da rompere su questo l'Unità europea, che si rompa pure. Ho espressamente chiesto ai diplomatici che si occupano di queste cose di uscire da queste cose".

"E' una vicenda che mi sembra allucinante - ribadisce a più riprese il presidente del Consiglio - ho chiesto al ministro Esteri di vederci subito al mio ritorno a Roma".

Quanto alla sentenza del Tar sul quesito referendario, Renzi afferma: "I grandi professori del No hanno fatto ricorso anche al Tar del Lazio e anche al Tar del Lazio hanno perso. Adesso andiamo avanti e parliamo del merito".

Sul referendum abbiamo "il blocco del no, la coalizione del no, con D'Alema, Berlusconi, Fini, Cirino Pomicino, Lamberto Dini, Beppe Grillo", continua, Renzi. Dopo aver snocciolato alcuni nomi, cade il collegamento telefonico. Una volta ripristinato, il presidente del Consiglio ironizza: "Non li ridico, se no cade la linea. Dico solo che c'è un blocco di persone che dice sempre no, no, no. Ma se poi li chiudi tutti insieme in una stanza non hanno un'idea alternativa a quella messa in piedi da noi".

Poi, rispondendo a chi gli chiede se non ci sia una connessione, in relazione agli scioperi di oggi, tra la posizione sulla manovra economica e quella sul referendum, il premier sottolinea: "Io rispetto l'autonomia sindacale", ma "se però ci sono alcuni sindacati che in nome del 'no' contestano la legge di stabilità alla fine penso sarà un boomerang per loro".

"Ovviamente noi abbiamo cercato in questa legge di stabilità di dare un segnale anche a chi è in difficoltà - rivendica il presidente del Consiglio - e non solo nel mondo del lavoro privato. Abbiamo anche messo una misura sul personale pubblico che da anni ha gli stipendi bloccati. Molte cose le abbiamo fatte. Non credo che i sindacati quest'anno contestino la stabilità".

Referendum, respinto il ricorso

Il Tar del Lazio ha dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione il ricorso sul quesito referendario presentato da M5s e Sinistra italiana.

"Il Tar del Lazio - si legge nel comunicato dei giudici amministrativi - con sentenza n. 10445 del 20 ottobre, ha deciso il ricorso presentato dai promotori del referendum costituzionale Loredana De Petris e Rocco Crimi e dagli Avv. Giuseppe Bozzi e Vincenzo Palumbo, con il quale è stata contestata la formulazione del quesito referendario da sottoporre al voto degli elettori il 4 dicembre 2016".

"Considerata l’urgenza di dare una risposta definitiva alla questione, il Tar non si è limitato alla richiesta cautelare e ha definito il merito della controversia, dichiarando l’inammissibilità del ricorso per difetto assoluto di giurisdizione. Secondo i giudici amministrativi, l’individuazione del quesito contestato è riconducibile alle ordinanze adottate dall’Ufficio Centrale per il Referendum istituito presso la Corte di Cassazione ed è stato successivamente recepito dal Presidente della Repubblica nel decreto impugnato", si legge ancora.

Per il Tar, "la sentenza ritiene che sia le ordinanze dell’Ufficio Centrale per il Referendum sia il decreto presidenziale – nella parte in cui recepisce il quesito – sono espressione di un ruolo di garanzia, nella prospettiva della tutela generale dell’ordinamento, e si caratterizzano per la loro assoluta neutralità, che li sottrae al sindacato giurisdizionale".

"Eventuali questioni di costituzionalità della legge sul referendum (la n. 352 del 1970), relative alla predeterminazione per legge del quesito e alla sua formulazione - conclude il testo - sono di competenza dell’Ufficio centrale per il referendum, che può rivolgersi alla Corte costituzionale".

La passione che inFiamma: in mostra i 70 anni del Msi

di Vincenzo Nardiello

ROMA. Più vai avanti, più ti pare di toccarla. Più ti scorrono dinanzi agli occhi quelle immagini - i manifesti del Msi, gli striscioni, i cortei, i giornali, i comizi di Almirante - più ti pare di vederla. Eh sì, perché quando la Sichozell era pronta te ne accorgevi subito: nel secchio rosso - l’unica cosa di quel colore che potevi concedere - l’acqua diventava un impasto melmoso. La colla perfetta. Voleva dire che era tutto pronto per una nuova uscita. Le “uscite”, come si chiamavano all’epoca, ti lasciavano addosso l’adrenalina di una missione dietro le linee nemiche. Perché quella era la guerra dei manifesti. E violare un muro, coprire un simbolo del nemico (“avversario” era un inutile eufemismo), attaccare la Fiamma sulla falce e martello o lo scudo crociato beh, era un po’ come conquistare un avamposto ostile. Battaglie notturne fatte di colla e carta, quando l’attività politica era concepita come lotta. Le “uscite” bisognava farle in gruppo, perché il nemico poteva capitare d’incontrarlo davvero. In carne e ossa. E allora potevano essere guai.
Ecco, è anche ai tanti protagonisti anonimi di quelle “uscite”, soldati disinteressati dell’idea, che 70 anni dopo la nascita del Msi la Fondazione An ha voluto fare l’omaggio di raccontare e ricordare il cammino di un popolo. È “Nostalgia dell’avvenire”, la mostra - ideata da Marcello Veneziani e curata da Giuseppe Parlato - che ricorda i 70 anni di vita del Msi e vede la destra tornare nella storica sede di via della Scrofa. Documenti, fotografie, riviste, video e musiche raccontano il mondo degli “esuli in Patria” che si ritrovarono quel 26 dicembre 1946 per dar vita a una vicenda che, comunque si giudichi, ha segnato la storia d’Italia. La fiaccola - quella della memoria, almeno - non si è mai spenta né sembra intenzionata a farlo, se è vero che alla mostra che si aprirà domani alle 16 a Roma, in via della Scrofa 43, dicono che siano attesi anche tanti giovani.
Agli ex ragazzi del Msi è dedicata una particolare sezione dell’evento. Giovane Italia, Fronte della gioventù e Fuan sono altrettanti miti della destra. Luoghi, prima ancora che organizzazioni, dove sono transitati centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che lì hanno formato spesso la loro personalità, lì sono passati dall’adolescenza all’età adulta, lì magari hanno anche trovato l’amore. E la morte. Sì, perché nella lunga traversata della destra il nero del lutto ha pesato tanto quanto il significato politico che quel colore rappresentava. Sono le vite spezzate dei giovani missini caduti nella più sporca delle guerre che l’Italia abbia combattuto: quella civile. Finita ufficialmente nel 1945, si protrasse a bassa intensità fino agli anni ’80.
Un partito, il Msi, autenticamente popolare e interclassista; radicato nella società e nei suoi corpi intermedi in maniera talmente forte da riuscire a resistere ai tanti scossoni, tentativi di sradicamento e persecuzioni giudiziarie che pure dovette fronteggiare. Nato sotto il segno dei vinti - un’impronta che avrebbe marchiato nel profondo tanti militanti, che pagarono con l’ostracismo sociale e professionale la loro difficile scelta - il Msi non si tirò mai indietro.
L’aspetto fondamentale che la mostra evidenzia è proprio questo: la storia del Msi è un pezzo della storia d’Italia. Ne fa parte. Gli è indissolubilmente legato. Lo testimoniano i tanti passaggi decisivi immortalati in manifesti, foto, documenti, in larga parte provenienti dalla Fondazione Ugo Spirito-Renzo De Felice e dall’archivio del Secolo d’Italia: Trieste, Genova, gli anni di piombo, Reggio Calabria, tangentopoli, fino alla fondazione di An e alla nascita del centrodestra che rese possibile la democrazia dell’alternanza. «Un’epoca storica che ha visto il partito dei vinti della seconda guerra mondiale, delegittimato dalla politica, imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica con le armi del consenso democratico», recita il catalogo della mostra.
Soprattutto emerge chiaro il profilo di un partito che era molto più di quell’associazione di reduci e con la testa perennemente rivolta al passato che tante ricostruzioni interessate hanno voluto accreditare. Mentre erano ancora vive l’epurazione e le vendette cielleniste, nella Fiamma tricolore arrivarono sì combattenti della Rsi e reduci dai campi di prigionia, ma soprattutto accorsero giovani e giovanissimi che la guerra non l’avevano fatta.
Chi ha visto le sezioni missine ricorderà che alle “nostalgie” dei vecchi si guardava con rispetto, ma si coltivavano soprattutto visioni del futuro e analisi del presente che nulla avevano da invidiare ai partiti del cosiddetto arco costituzionale. La Nuova Repubblica, il progetto presidenzialista, fu solo la punta più avanzata di un’elaborazione culturale di tutto rispetto. Un dibattito che resta all’ordine del giorno ancora oggi. Ma ci fu molto altro. La partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle aziende resta al tempo stesso la proposta più rivoluzionaria e innovativa, ma anche quella che gettava un ponte ideale tra passato e presente, legando il nuovo partito all’idea di collaborazione tra capitale e lavoro. E poi ancora: la battaglia per l’Esercito volontario e professionale, divenuto realtà a distanza di decenni; la giustizia sociale; la convinzione che senza cultura la politica si sarebbe ridotta a mero esercizio di potere; l’ostinata volontà di tenere «accesa la passione per l’Italia anche quando era spenta, svilita, negata», per dirla con le parole di Veneziani; la lotta per la pacificazione nazionale che accompagnò il Msi fin dal suo primo respiro (l’“Appello agli italiani”), mentre il sangue versato nella guerra civile era ancora caldo e il fuoco della vendetta bruciava obnubilando anche le menti più aperte e gli spiriti più miti. Battaglie che hanno contribuito a migliorare l’Italia e a sottrarla alla sbornia del marxismo.
E poi i grandi condottieri del Msi. Su tutti Almirante e poi Tatarella, l’uomo che con “Destra in movimento” e un’interminabile serie di iniziative editorali (fu lui a riportare il Roma nelle edicole) aprì la strada che avrebbe portato ad An e alla destra di governo. La gigantesca occasione perduta da leader troppo piccoli per reggere una storia così grande.
Chi c’era e chi no, troverà in questa mostra l’intera vicenda del Msi. Dalle origini, con la prima segreteria Almirante, a De Marsanich, Michelini, la seconda segreteria Almirante, per giungere a Fini e Rauti. Video e convegni aiuteranno a spiegare come un partito nato da una sconfitta acquisì grande consenso in molte aree della Nazione (soprattutto al Sud), rivaleggiò col Pci tra i giovani e il proletariato urbano, fino ad arrivare alla grande sfida maggioritaria dei sindaci nel ’93 e, infine, al governo.
Ne ha fatto di cammino quel popolo. È ora che l’Italia lo riconosca.

Vulcanicamente, coordinamento cittadino Forza Italia: "Che amarezza l'esclusione di startup dal bando per irregolarità Durc comunale"

Il coordinamento cittadino di Forza Italia in una nota esprime di aver appreso "con amarezza, la esclusione di 35 mini-imprese, al bando star up della quarta edizione di Vulcanicamente, finanziato da sviluppo Campania. La cosa più grave è quella che la esclusione e' dovuta alla mancata regolarità del Durc, documento che prova la regolarità nei pagamenti previdenziali dei dipendenti. Ma è' mai possibile che il comune di Napoli sia irregolare nei pagamenti contributivi per 117.000 euro? Noi ci chiediamo, ma il bilancio Comunale cosa nasconde? Grazie Sindaco De Magistris che ogni giorno rendi sempre più visibile la gestione di una amministrazione inadatta e fallimentare".

Renzi alla Casa Bianca, Obama: referendum può aiutare l'Italia

Matteo Renzi "guarda alle speranze della gente non alle paure, l'Italia sta cambiando lo status quo con le riforme". E' quanto ha detto il presidente americano Barack Obamaaccogliendo il presidente del Consiglio alla Casa Bianca con un saluto in italiano: "Buongiorno" e "benvenuti", ha detto il presidente degli Stati Uniti, citando il detto italiano "patti chiari, amicizia lunga" per descrivere gli stretti rapporti fra i due Paesi. Successivamente, in conferenza stampa, Obama si è soffermato sul referendum del 4 dicembre: credo "possa aiutare ad accelerare il percorso dell'Italia verso un'economia più vibrante ed un sistema politico più efficace".

"Oggi - ha dichiarato Obama ricevendo Renzi - è una giornata piacevole per me e Michelle perché sancisce l'ultima cena di stato della mia presidenza. Ma va bene - ha aggiunto - ci siamo riservati il meglio per la fine". Da parte di Michelle, mia e degli americani, ha aggiunto "è un grande onore dare il benvenuto al primo ministro Matteo Renzi e alla signora Agnese Landini", ha aggiunto, sottolineando come "i padri americani abbiano preso ispirazione dai grandi del passato italiani". 

"I legami tra nostri Paesi non sono mai stati così forti, sulla lotta al terrorismo, la sicurezza, la creazione di opportunità per tutti", ha detto Renzi. "Crediamo nel futuro e il futuro è educazione, sostenibilità, costruire ponti non muri. Gli italiani amano la storia e noi pensiamo che la storia sarà generosa con lei, con la sua leadership con cui giorno dopo giorno ha costruito il cambiamento è lavorato per la pace", ha aggiunto il premier rivolgendosi a Obama. "Grazie per la calda accoglienza, Obama ha organizzato tutto, anche il sole, incredibile. E' un incredibile regalo", ha aggiunto il presidente del Consiglio invitando gli Obama a venire presto in Italia "a vedere tutte le città, a partire da Firenze...".

"Sono grato per la partnership con l'amico Matteo: è giovane, un bell'uomo, ha una grande visione del progresso, guarda più alle speranze gente che alle paure. L'Italia sta cambiando status quo con le riforme", ha detto Obama, aggiungendo di avere poi in comune con Renzi "la fortuna di aver sposato donne fantastiche che hanno dedicato la loro vita a dare buona educazione ai nostri figli".

 

"Mi è stato detto che c'è un modo di dire italiano: patti chiari e amicizia lunga - ha proseguito Obama - quando si tratta di Italia e America le condizioni non potrebbero essere più chiare, noi siamo uniti dai nostri interessi ma anche dai nostri valori come la libertà, l'impegno per la dignità delle persone. Ecco perché l'Italia è uno dei nostri più grandi alleati e amici. L'Italia del primo ministro Renzi è un partner con cui condividiamo una visione comune per creare opportunità e posti di lavoro, per ridurre ingiustizie e disuguaglianze, per un mondo in pace"

Siamo insieme "nella Nato - ha detto ancora il presidente americano - siamo alleati nella difesa, nella lotta al terrorismo, c'è una affinità comune per i migranti e i rifugiati, siamo partner nelle energia rinnovabili per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici".

Obama non ha dimenticato il passato da boy scout di Renzi e ha voluto ricordare il motto del fondatore dello scoutismo: "Lasciate questo mondo migliore di come l'avete trovato". Gli americani, ha concluso, sono "orgogliosi" di chiamare gli italiani "alleati e amici".

Roma, Raggi: «Valutazioni sbagliate su alcune persone»

ROMA. "Grazie per essere venuti fino a qui in questo luogo sperduto ma neanche tanto". Ha esordito così, la sindaca di Roma Virginia Raggi, incontrando e scambiando qualche battuta con i giornalisti nel cortile dell'agriturismo sulla Braccianese dove ha riunito gli assessori e i consiglieri della sua maggioranza nel weekend per una due giorni di discussioni tematiche e 'team building'.

Apparsa sorridente, Raggi ha lasciato per alcuni minuti la sala interna dell'agriturismo 'Casali Santa Brigida', immerso nel verde delle campagne a pochi passi da Anguillara, per rispondere ad alcune domande della stampa.

"Ci siamo riuniti e stiamo lavorando molto sui temi - ha detto Raggi - Tra l'altro stiamo iniziando anche a far lavorare su determinati temi persone che non siedono nelle commissioni dedicate e quindi non se ne occupano in maniera specifica. Questo è un modo per aumentare anche il numero di idee. Stiamo facendo brainstorming. Abbiamo molte novità da proporvi. Insomma siamo molto concentrati. Stiamo andando bene".

A chi le chiedeva un'anticipazione sulle novità annunciate, Raggi ha risposto: "Sono cose delle quali si parlerà nelle commissioni e su cui lavoreranno anche gli assessori. Stiamo esaminando materiale per futuri lavori da condividere anche con gli altri commissari di opposizione".

"Se ripeteremo l'esperimento? È possibile, perché devo dire che riuscire a trovare un luogo dove lavorare tutti insieme ci consente di esprimere quella che è la cosiddetta intelligenza collettiva. Quindi è un modo di far lavorare tutti, anche i non addetti ai lavori, e tirar fuori cose e soluzioni che talvolta sono inimmaginate" ha spiegato la sindaca di Roma. "Direi che questa è una cosa che faremo periodicamente e che mi auguro che possa far del bene alla città", ha aggiunto Raggi.

"Io non parlerei di debutto complicato - ha detto Raggi - Ci sono state delle valutazioni evidentemente sbagliate su alcune persone. Adesso abbiamo nuove persone che stanno lavorando con noi da tempo".

Manovra da 26,5 miliardi, ecco tutte le novità

ROMA. "Abbiamo approvato due testi" ossia "la legge di bilancio piena di difficoltà, ma anche di buone notizie per l'Italia e gli italiani" e "il decreto legge che elimina Equitalia". E' quanto ha detto il premier Matteo Renzi al termine del Consiglio dei Ministri, aggiungendo che la manovra è di 26,5 miliardi. "Una chance a chi ci prova, una mano a chi non ce la fa. Questa è la filosofia della manovra" ha detto il premier, precisando che anche se "l'Italia va meglio di come andava due anni fa", "noi non siamo contenti perché abbiamo fame di risultati positivi".

 
Equitalia - "Dalla chiusura di Equitalia arriveranno 4 miliardi, ma questo non porterà la rottamazione delle cartelle, perché chi deve pagare deve pagare, ma a non pagare gli smisurati interessi e more che erano previsti". "Chiudere Equitalia significa chiudere con quel modello e aprire un meccanismo per cui quando non paghi una tassa ti arriva un sms: se mi scordo. È un meccanismo che ha un senso, lo avevo promesso dai tempi della Leopolda", ha aggiunto il premier. Renzi ha chiarito che ci sarà un periodo di "almeno 6 mesi" per definire la chiusura con "l'ingresso nella Agenzia delle entrate" di Equitalia. Poi ha ribadito: "Questa è una chiusura con il passato: le multe si pagano ma senza gli interessi vessatori di questi anni. E' un meccanismo di buon senso". "Capisco che alcuni abbiano criticato ma ora ci sarà un fisco compagno di strada e non avversario dei cittadini e a chi dice che così si favorisce l'evasione rispondo che questo è il governo che ha raggiunto i migliori risultati nella lotta all'evasione".

Sanità - "Un abbraccio affettuoso a chi dice che avremmo tagliato il fondo Sanità: ci sono 2 miliardi in più" ha detto Renzi, spiegando che il fondo sanitario sarà finanziato con 113 miliardi. "Ho letto che c'era una stretta, ma abbiamo un concetto diverso di stretta perché questa è una larga. Sulla Sanità questo governo non ha mai tagliato e non inizia a farlo adesso".

Pensioni - Per Ape e pensioni minime il governo mette in campo "7 miliardi sul triennio".

Pubblico impiego - La manovra destina 1,9 miliardi di euro al pubblico impiego per il rinnovo dei contratti, per il comparto delle Forze armate, dei corpi di polizia e per le nuove assunzioni.

Terremoto - Sono 4,5 miliardi gli stanziamenti della manovra per il piano Casa Italia per la ricostruzione post sisma in Italia Centrale.

Investimenti pubblici - Dodici miliardi in tre anni per gli investimenti pubblici.

Canone Rai - "Il canone Rai era a 113, è passato a 100 e passa a 90 il prossimo anno" ha detto Renzi. "E' un ulteriore cammino di discesa di tutto ciò che lo Stato chiede a cittadini".

Pil - "I nostri dati dicono l'1,1-1,2% di crescita" ha detto Renzi. "Lasciamo l'1% in modo signorile onde evitare polemiche e tensioni, convinti che la crescita sarà superiore all'1%, dando per scontato che con il deficit al 2,3 e le misure decise è decisamente probabile che l'aumento della crescita sarà più corposo".

Famiglia - Nella manovra ci sono "600 milioni per la famiglia, un piccolo segnale di attenzione verso un grande investimento sulla famiglia che dovremmo fare nel 2018 con la modifica dell'Irpef".

Migranti - All'immigrazione il governo destinerà risorse pari allo 0,2% del deficit-Pil fuori dal Patto. "I sindaci che dal 15 ottobre accolgono i migranti avranno riconosciuto un contributo specifico per migrante che permetterà di dimostrare che lo Stato è riconoscente a quelle comunità di 500 euro a migrante una tantum" ha aggiunto Renzi.

Voluntary disclosure - Dalla voluntary disclosure, ha detto Renzi a proposito dell'intervento per il rientro dei capitali detenuti illegalmente all'estero, arriveranno alle casse dello Stato "2 miliardi". Si tratta di un'operazione che "non ha alcun elemento di condono".

Bpm-Banco - "Esprimiamo soddisfazione per Bpm-Banco, la prima grande fusione approvata qualche ora fa, ma pensando che ci sono voluti 18 mesi la dice lunga..." ha detto il premier Matteo Renzi.

Referendum - "Se continuiamo il nostro lavoro, come spero e credo, il percorso sarà completato. Di fatto ci manca solo l'Irpef, che avevamo immaginato nel 2018" ha detto il premier, chiudendo con una battuta la parentesi aperta in conferenza stampa sul referendum: "Cosa accadrà lo scopriremo solo vivendo".

Imprenditoria - ''L'Iri è un'opportunità per i 'piccoli''' imprenditori, che oggi sono soggetti a tassazione Irpef'' afferma il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, illustrando l'Imposta sul reddito imprenditoriale, che nasce con la legge di bilancio 2017. ''Cosa significa? Significa che se oggi sei al massimo, paghi il 43%'' dell'imposta sulle persone fisiche. ''Con l'Iri puoi pagare il 24%'', cioè l'aliquota Ires. ''E' molto importante per i piccoli'', ribadisce il premier.

Manovra, stretta sulla sanità ma assunzioni per medici e infermieri

ROMA. Il Governo è al lavoro per dare gli ultimi ritocchi alla manovra economica in vista del Cdm convocato per le 15 a palazzo Chigi. La conferma arriva dal ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina. "Andiamo a vedere come si conclude questo lavoro, sono ore in cui le cose si devono perfezionare, vedrete stasera come si concluderà questo passo" ha detto il ministro a margine del XV Forum dell'Agricoltura.
"In ogni caso siamo di fronte a interventi positivi che segnano una discontinuità netta rispetto al passato - ha spiegato - tanto per le fasce più deboli, in particolare per alcune, come i pensionati, che da tempo avevano bisogno di sostegno e non solo. E' molto rilevante che si possa lavorare a questi interventi sulla flessibilità in uscita dal lavoro e verso la pensione". Inoltre, ha aggiunto Martina, "ci sono proposte interessantissime sul versante dei giovani". "Credo che queste ore siano quelle giuste per tirare le fila, poi si vedrà il complesso della manovra che verrà presentata stasera".
Matteo Colaninno, deputato del Pd, ha commentato "le ultime novità sul fronte della legge di bilancio, come la stabilizzazione di 3mila medici e 4mila infermieri precari", che per Colaninno "mettono in evidenza l'impegno del governo e del premier Renzi per offrire al Paese e agli italiani risposte sempre più adeguate ai loro bisogni".

A fronte della stabilizzazione, però, si va verso una riduzione o mancato incremento per un miliardo dello stanziamento per il Fondo sanitario nazionale.
A fronte della stabilizzazione, però, si va verso una riduzione o mancato incremento per un miliardo dello stanziamento per il Fondo sanitario nazionale.

Due giorni fa era stato il premier Matteo Renzi, da Bari, ad anticipare alcune misure della manovra, parlando della possibilità di "tornare a fare i concorsi, almeno tra forze ordine e infermieri e se ci riusciamo anche i medici, per 10mila unità perché possano essere immediatamente banditi i posti''.

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