Mercoledì 20 Febbraio 2019 - 11:25

Elezioni, de Magistris: se M5S esce da autosufficienza Napoli c'è

NAPOLI. "Dal Sud viene il voto di maggior cambiamento che va in linea con quanto abbiamo fatto a Napoli. Se il Movimento 5 Stelle esce dall'idea dell'autosufficienza e si apre a un ragionamento con quelle forze, quei movimenti che sui territori e nelle amministrazioni hanno dimostrato rottura del sistema e affidabilità di governo, allora si possono prefigurare scenari fino a poco fa difficili da prevedere. Penso anche alla conquista di alcune Regioni, o se si torna a votare a breve". Così il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, leader del movimento Dema che a maggio svolgerà il suo primo congresso, legge i risultati ottenuti dal Movimento 5 Stelle al Sud e in particolare a Napoli dove ha raggiunto anche picchi del 65%. "Se il Nord ha dato un voto importante alla destra e in particolare alla Lega - ha aggiunto de Magistris - il Sud ha dato un segnale di rottura del sistema. E' un segnale importante che a Napoli abbiamo dato già due volte con la mia prima e seconda elezione. Colgo punti di contatto, magari altri no, ma noi guardiamo a cosa può unire delle forze, anziché dividere. Credo si apra una stagione importante dove ognuno deve fare una riflessione, lo stesso Movimento 5 Stelle che è andato forte ma che non ha i numeri per governare. Si può aprire una fase nuova e se si apre questa fase Napoli c'è, pronta a dialogare e a confrontarsi, non solo nell'interesse del Paese e della città ma penso anche alla Regione Campania".

E ora? I possibili scenari

Il boom del M5S, il sorpasso della Lega su Forza Italia, il disastro del Pd. L'esito delle elezioni politiche cambia tutto. Il giorno dopo il voto però un governo non c'è. Nessuna delle forze in campo ha raggiunto la soglia del 40%, ossia la maggioranza assoluta. Uno scenario quello di un'Italia senza governo che preoccupa l'Europa e spaventa Piazza Affari .

Reclamano la vittoria il M5S, che con il 32% si afferma senza rivali come primo partito, e la coalizione del centrodestra con il 37%. Entrambi però non arrivano al 40%, la quota dell'autosufficienza. Un rebus di non facile soluzione. Anche perché sulla carta tutti si dicono contrari agli inciuci.

"Siamo i vincitori assoluti", ha detto oggi il leader del M5S Luigi Di Maio, assicurando: "Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche". "Sentiamo la responsabilità - ha poi aggiunto - di dare un governo all'Italia".

Guardando i numeri, le alleanze possibili sono tra M5S-Pd o tra le due forze antisistema M5S-Lega ma entrambi gli scenari appaiono politicamente difficili da concretizzare. Il Pd, tramortito dalla gigantesca sconfitta, appare defilato nella partita e sembra più orientato a collocarsi all'opposizione. Ettore Rosato, nella notte, commentando i risultati, ha assicurato: "Il Pd andrà all'opposizione", chiarendo anche che il partito "non è interessato a un governo con i 5 Stelle". "Opposizione", del resto è stata l'indicazione di Renzi. Ma se il segretario dovesse fare un passo indietro lo scenario potrebbe cambiare. Un Pd diverso da quello conosciuto fino a ieri potrebbe essere tentato di aprire al dialogo con il M5S.

La Lega, forte del risultato, punta in grande. Il segretario Matteo Salvini , rispondendo oggi a chi gli domandava se è accreditabile l'ipotesi di un governo con M5S, ha detto: "La Lega ha vinto nel centrodestra". Poi sono arrivate parole ancora più nette: "Un governo Di Maio-Salvini onestamente proprio non lo vedo". I 5 stelle ''cambiano idea troppo spesso", ha spiegato, dicendosi sicuro che c'è la possibilità di un governo del centrodestra senza "andare a fare coalizioni strane''. Ma siamo solo all'inizio. In molti sono pronti a scommettere che la porta ai grillini non è chiusa. E tra le fila dell'area moderata azzurra serpeggia proprio il timore che si possano creare convergenze inedite tra il partito di Salvini e M5S.

Fa un'analisi sul dopo voto Massimo Cacciari. Per l'ex sindaco di Venezia l'ipotesi più probabile è che "i Cinque Stelle facciano il governo con la Lega". "Il dato più significativo - dice all'AdnKronos - è la straordinaria affermazione della Lega rispetto a Forza Italia". "I Cinque Stelle è difficile che vogliano allearsi con forze perdenti", sottolinea, ricordando come è chiaro che ora il presidente della Repubblica Sergio Mattarella "dovrà dare l'incarico a Di Maio".

Certo è che il compito del capo dello Stato non sarà facile visti i numeri usciti dalle urne. Le consultazioni dovrebbero iniziare a fine mese. La partita è appena iniziata.

Di Maio: "Noi vincitori assoluti"

"Per il M5S queste politiche sono state un trionfo, siamo i vincitori assoluti. Un grande grazie ai circa 11 milioni di italiani che ci hanno dato la loro fiducia. E un onore ricevere un tale consenso. Un altro grazie a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio che hanno dato il via a questo percorso". Così Luigi Di Maio commentando l'esito delle elezioni al quartiere generale M5S e ricordando che è stato "triplicato il numero di parlamentari, un grande risultato che avevamo annunciato. Ci sono intere regioni dove il M5S è stato votato da oltre 50% cittadini, un italiano su due. In alcune aree siamo addirittura al 75".

"Siamo aperti al confronto con tutte le forze politiche a partire da figure di garanzia da individuare per le presidenze delle Camere", ci tiene poi a precisare aggiungendo: "Oggi inizia la terza Repubblica e sarà la Repubblica dei cittadini italiani". "Sono fiducioso - ha detto ancora - che il Presidente della Repubblica saprà guidare questo momento con autorevolezza e sensibilità".

 

Il giallo delle dimissioni di Renzi

E' giallo sulle dimissioni da segretario del Pd da parte di Matteo Renzi in seguito alla sconfitta elettorale. "A noi non risulta", afferma Marco Agnoletti, portavoce del leader dem.

Per ora, con certezza, si sa solo che "Il segretario del @pdnetwork @matteorenzi parlerà oggi pomeriggio alle 17", scrive su Twitter Agnoletti.

"Caro Matteo, vattene"

Delusione e rabbia. A meno di 12 ore dalla chiusura dei seggi, è catastrofe per il Partito Democratico che adesso si ritrova faccia a faccia con il suo incubo peggiore, il minimo storico dei consensi. Una vera e propria Caporetto per i vertici dem, con il segretario Renzi 'desaparecido' ormai da alcune ore e i fedelissimi costretti ad ammettere tracollo e sonora sconfitta già dai primi exit poll. Un incubo che si è materializzato non solo fra funzionari, deputati e senatori del partito ma anche, e soprattutto, fra gli elettori dem.

Tanta, tantissima, la delusione che si riversa come di consueto sui social. E a dominare fra i sostenitori del partito che hanno deciso di rivolgersi a Renzi sui suoi profili web, è la richiesta di dimissioni. Tra qualche supporter dai toni consolatori e una valanga di avversari cinquestelle arrivati a sfottere il segretario in declino, spuntano infatti i commenti di quegli elettori del partito, increduli e arrabbiati, decisi a puntare il dito contro Renzi e la sua "gestione personalistica e fallimentare" di quello che "non è più un partito, ma il fantasma del partito che tu hai ucciso".

Un partito che, visto dai commentatori, "non serve risanare" perché "è un segnale importante quello elettorale e devi onestamente pensare a fare un passo indietro... la responsabilità della sconfitta - si legge - è soltanto tua". Un'opinione condivisa da tanti altri, che ora si appellano al "buon senso" del segretario: "Dopo il risultato disastroso di stanotte... Caro Matteo - scrive fra gli altri Luca - forse è meglio che ti dimetti per il bene del partito. Hai fatto molte cose giuste, ma dalla caduta del governo - sentenzia - non ne hai azzeccata più una".

"Il 4 Dicembre - colpisce duro Gianluca - avevi fatto finta di non capire, ora dopo il 4 Marzo mi sembra ti sia stato spiegato meglio. Vediamo se ti è rimasta un briciolo di dignità". E se anche per Corrado è "il momento di essere dignitosi. Fai il gesto e poi forse si può ricostruire dalle macerie che hai lasciato", Giorgio mette il dito nella piaga: "Chi è causa dei suoi mali pianga se stesso... capirà ora - si chiede - che l'unica mossa "onorevole" è il dimettersi da segretario?".

Nel mezzo della disfatta, finisce anche Maria Elena Boschi, per molti corresponsabile del tracollo, come ad esempio per Brunetta: "La SINISTRA - scrive in maiuscolo - ti ringrazia per questo flop. È tutto merito tuo e della tua amica di Laterina". A 'ringraziare' è anche Nino: "Grazie di tutto Presidente, per tutte le cose belle che hai fatto in questo paese... adesso fai una cosa, fatti una bella vacanza e poi sparisci dalla vita politica". E Katia lancia l'affondo: "Spero in un tuo ritiro veloce dalla scena politica e che non trovi altre scuse per rimanere a galla".

E se Renzi per Emma diventa il "rottamatore rottamato" che ringrazia "per averci regalato un popolo di fascisti e di far crescere i nostri figli tra razzismo e incapacità", augurando inoltre al segretario di "girare i tacchi e sparire", è Andrea che colpisce dove fa più male, lanciandosi in un paragone che, per chi voleva disfarsi dell'ombra dei 'vecchi' della sinistra di governo, non sarà facile digerire: "Avete smantellato un partito - accusa -. Sei la versione moderna di Occhetto".

M5s in Campania vince tutti i collegi uninominali tranne uno

Si delinea un quasi "cappotto" del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali della Campania. Si colorano di giallo tutti i 22 collegi alla Camera, mentre al Senato vanno ai pentastellati 10 collegi su 11. A impedire l'en plein è il collegio uninominale Campania 2.10, quello di Agropoli (Salerno) dove alla vigilia sembrava delinearsi una sfida tra "mister fritture" Franco Alfieri per il centrosinistra e "l'economista della Merkel" Alessia D'Alessandro per il M5S: a spuntarla sarà invece Marzia Ferraioli, la candidata del centrodestra. Stravince Luigi Di Maio ad Acerra, collegio nel quale ricade il territorio di Pomigliano d'Arco, città di origine del candidato premier del Movimento: qui Di Maio triplica i voti ottenuti da Vittorio Sgarbi, candidato del centrodestra, superando il 60%. Trionfo anche per Roberto Fico nel collegio uninominale Campania 1.08, uno dei 4 collegi uninominali nella città di Napoli e corrispondente all'area ovest (Fuorigrotta, Bagnoli: a Fico, e al Movimento 5 Stelle, sono andati il 57,5% dei voti. 

Rina De Lorenzo, candidata del M5S nel collegio Napoli-Ponticelli (area orientale della città), raggiunge la quota record del 62,09%. Eletto per il Movimento 5 Stelle anche Catello Vitiello, candidato nel collegio uninominale di Castellammare di Stabia, al quale il Movimento ha inibito l'uso del simbolo per la sua appartenenza alla Massoneria.Tra i grandi sconfitti Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, candidato del Pd nel collegio Napoli-San Carlo all'Arena dove ottiene meno della metà dei voti andati a Doriana Sarli, candidata M5S. A Salerno fallisce la sfida dell'uninominale Piero De Luca, figlio del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: con i risultati di 270 sezioni su 311 De Luca jr. è fermo al 22,8%, lontanissimo da Nicola Provenza dei Cinque Stelle che è sopra il 40%. Per Siani e De Luca c'è sempre la possibilità di andare a Montecitorio attraverso la strada del collegio proporzionale. Si sta ancora concludendo lo spoglio delle schede nel collegio uninominale Campania 2.02 di Ariano Irpino (Avellino), dove Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco De Mita, candidato del centrosinistra in quota Civica Popolare, è terzo dietro il candidato M5S Generoso Maraia e il candidato del centrodestra Carmela Grasso.

Flop De Luca a Salerno, perdono il figlio e Alfieri

Flop per il governatore Vincenzo De Luca alle politiche nei collegi dove aveva suoi candidati. Il figlio Piero a Salerno città è stato sconfitto da Nicola Provenza di M5S, mentre Marzia Ferraioli del centrodestra ha superato sia i grillini che il deluchiano Franco Alfieri. 

Salvini: "Al governo con il centrodestra"

"La Lega ha vinto nel centrodestra e rimarrà alla guida del centrodestra". Il segretario della Lega, Matteo Salvini, risponde così a chi gli domanda se è accreditabile l’ipotesi di un governo con M5S.

"La Lega è il movimento politico che è cresciuto più di tutti, anche del Movimento 5 Stelle che è primo, lo riconosco, complimenti. Ma noi siamo passati dal 4 al 18%", ha sottolineato poi Salvini quando ormai mancano circa 3mila sezioni da scrutinare alla Camera e 2mila al Senato.

"Gli alleati li sentirò nelle prossime ore", ha continuato ribadendo: "Rimaniamo attaccati all'accordo che era che chi avesse preso un voto in più, si prendeva onore e onere di guidare il Paese. La nostra squadra è pronta" assicura, sottolineando che resta "escluso un governo di scopo, a tempo, tecnico e istituzionale. La squadra è quella con cui abbiamo giocato la partita".

"Comincia un bellissimo percorso - ha continuato Salvini - E' la coalizione che ha vinto e può governare. Aspettiamo gli ultimi collegi. Non commento le debacle altrui. Ma l'arroganza di Renzi e dei suoi è stata punita". "Non vedo l'ora di cominciare. Ieri gli italiani ci hanno dato un mandato" ha aggiunto, sottolineando "sono e rimango orgogliosamente populista".

Chi ce la fa e chi no

Dati parziali, parzialissimi. Un pugno di sezioni scrutinate in alcuni casi, ma nei collegi uninominali 'caldi' ci sono percentuali che non fanno dubitare sicuri successi. Tra i big spicca l'exploit di Luigi Di Maio ad Acerra: 63,8% in 10 sezioni scrutinate su 251. Ottima performance anche per Roberto Fico a Napoli Fuorigrotta con 58,9 in 32 su 205 sezioni.

Per quanto riguarda il Pd, a Firenze Matteo Renzi al 44% con ampio distacco sul candidato del centrodestra Alberto Bagnai al 25,3 (151 sezioni su 461). Su una sola sezione su 143 Maria Elena Boschi 'conquista' Bolzano: 66,3. Tante invece le sfide sul filo, anche nelle regioni rosse tra Emilia e Toscana, per molti candidati dem nell'uninominale, almeno dai primi dati reali. E' il caso di Pier Carlo Padoan che al momento (13 sezioni su 293) è al 30,1 dietro a Claudio Borghi al 38,4.

In bilico anche Marco Minniti a Pesaro: a 26 sezioni su 268 il ministro dell'Interno è piazzato terzo in classifica ma sul podio tra centrodestra, Pd e 5 Stelle la vittoria si gioca sul filo. Avanti Anna Maria Bezziccheri del centrodestra con il 32,4, a seguire il grillino Andrea Cecconi con 31,4 e quindi Minniti al 30. Potrebbe invece aver vinto la sfida di Bologna Pier Ferdinando Casini al 33,7% a 171 sezioni su 742 seguito da Elisabetta Brunelli (centrodestra) al 27,8. Quarto Vasco Errani di Leu all'8,7. Bene anche Beatrice Lorenzin a Modena al 39,2 (4 sezioni su 274).

Non ce l'ha fatta Massimo D'Alema fermo nel collegio senatoriale di Nardò nel Salento al 3,9 (251 su 564 sezioni), quarto in classifica. In testa la grillina Barbara Lezzi con 39,6%, seguita da Luciano Cariddi del centrodestra al 35,4 e Maria Teresa Bellanova del Pd al 17%. Non ancora iniziati gli scrutini sull'uninominale in diverse città e tra queste Roma dove corre il premier Paolo Gentiloni.

Napoli: M5S sopra il 60% nelle periferie, secondo partito Fi, il Pd tiene a Chiaia e Vomero

NAPOLI. Trionfo Movimento 5 Stelle a Napoli. Nella terza città d'Italia per estensione e popolazione, e nella principale città del Mezzogiorno, il Movimento 5 Stelle ha ottenuto alla Camera il 52,4% vincendo tutti i collegi uninominali e risultando primo partito in ogni quartiere, spesso con percentuali "bulgare" sopra il 60% nelle periferie: è il caso del quartiere Barra, dove il Movimento ha ottenuto il 65,3%, ma anche Scampia (65,2%), Pianura (61%) e Secondigliano (60,3%). Secondo partito della città è Forza Italia, che alla Camera ha raccolto il 16,4%. Negativo il risultato del Partito democratico che si è fermato al 14,6%. Il Pd ha retto solo nei quartieri della cosiddetta Napoli "bene": il miglior risultato lo ha ottenuto nel quartiere Chiaia, un 27,1%, poi al Vomero (25,5%), a Posillipo (24,4%) e all'Arenella (21,5%). Superato lo scoglio del 20% anche nel quartiere San Giuseppe, nel centro storico cittadino (20,7%). In ognuno di questi casi il Pd è comunque dietro al Movimento 5 Stelle. 

I PARLAMENTARI M5S. Alla Camera, Fico la spunta a Naopoli-Fuorigrotta con il 57,7%, superando la candidata espressione di Fratelli d'Italia, Marta Schifone, ferma al 20,16%. A Napoli est vince Rina Di Lorenzo, con un risultato bulgaro, il 62,09 %, e batte Luciano Schifone (21,39%), consigliere regionale di Fratelli d'Italia. A San Carlo all'Arena, Doriana Sarli con il 48,01%, ferma il candidato del Pd, Paolo Siani, che raggiunge quota 21,56%. Caterina Miraglia (Forza Italia) ex assessore alla Cultura della Regione Campania, viene sconfitta a San Lorenzo da Raffaele Bruno (M5S) che prende il 43% delle preferenze. Al Senato, l'uscente pentastellata Paola Nugnes si attesta al 49,09%, vincendo sulla candidata forzista Angela Russo, ferma al 24,27%. Il collegio uninominale di NapoIi San Carlo All'Arena viene assegnato a Franco Ortolani (M5S), che con il 53,16% dei voti batte Salvatore Guangi (FI) che si attesta al 22,61%.

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