Martedì 17 Luglio 2018 - 15:28

Casamonica, tra le vittime c'è anche Baldini

ROMA. C'erano anche il conduttore radiofonico Marco Baldini, che più volte ha parlato pubblicamente dei suoi problemi economici dovuti alla sua dipendenza dal gioco d'azzardo, e il figlio di Franco Zeffirelli tra le vittime di usura da parte del clan Casamonica colpito oggi dal maxi blitz dei carabinieri del comando provinciale di Roma. E' quanto emerso nel corso della conferenza stampa che si è svolta al comando provinciale. Nel corso delle indagini è stato reso noto che ai Casamonica non serviva quasi mai ricorrere alla violenza: il loro nome bastava ad incutere timore nelle vittime e nei cittadini

Scacco al clan Casamonica, 31 arresti

ROMA. Scacco al clan Casamonica. Dalle primi luce dell’alba, circa 250 militari del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, con l’ausilio di unità cinofile, un elicottero dell’Arma e del personale dell’8 Reggimento Lazio, sono stati impegnati fra Roma e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza per eseguire 37 misure cautelari in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di soggetti ai quali viene contestato anche l’art. 416 bis, per avere costituito e preso parte all’associazione mafiosa denominata 'clan Casamonica. Il ruolo apicale di promotore è stato attribuito a Giuseppe Casamonica , recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione.

I soggetti sono anche ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, usura, concessione illecita di finanziamenti ed altro, tutti commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Al momento i provvedimenti eseguiti sono 31 con altri 6 soggetti attivamente ricercati. C'era Giuseppe Casamonica all'apice del clan: secondo i militari l'uomo, recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione, continuava a gestire gli affari del clan. In totale sono 13 le donne colpite da ordinanza di custodia cautelare, due delle quali ancora non eseguite. Tra gli arrestati c'è anche Domenico Spada, ex campione di pugilato. Ci sono anche quattro alloggi popolari, riconducibili ad alcuni degli arrestati, tra i beni sequestrati stamattina. Uno è a piazza Gasparri a Ostia, uno a Ciampino, uno a Pietralata e un altro sempre a Roma. Sotto sequestro anche una discoteca a Testaccio, un ristorante al Pantheon, un centro estetico sulla Casilina e una palestra a Marino.

La 'roccaforte' del clan era in vicolo di Porta Furba. Le indagini sono state avviate nell'estate del 2015, ancor prima degli funerali show di 'Zio Vittorio', ed è emersa "l'esistenza di un'associazione mafiosa autoctona strutturata su più gruppi criminali, prevalentemente a connotazione familiare, dotati di una propria autonomia decisionale, operativa ed economica e dediti a vari reati tra i quali lo spaccio di stupefacenti, l'usura, le estorsioni ed altro". Secondo i carabinieri, dalle indagini è emerso come "il clan Casamonica si avvalga tuttora di una forza numerica che, unita alla totale chiusura verso l'esterno, alla disponibilità di armi ed all'utilizzo di una lingua difficilmente decifrabile, conferisce forza al gruppo, permettendo ad ogni singolo appartenente di avere atteggiamenti di prevaricazione e minacciosi nei confronti dell'esterno, avvalendosi anche della forza intimidatrice oramai insita nel nome 'Casamonica'".  

Denuncia choc: «I libici hanno lasciato morire donna e bimbo»

ROMA. La Guardia costiera libica ha lasciato morire una donna e un bambino che si trovavano a bordo di una nave con 158 persone. Lo ha denunciato in un tweet Oscar Camps, fondatore della ong Proactiva Open Arms: "La Guardia costiera libica ha annunciato di aver intercettato un'imbarcazione con 158 persone a bordo e di aver fornito assistenza medica e umanitaria. Quello che non ha detto è che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e di aver affondato l'imbarcazione perché non volevano salire sulle motovedette libiche".

Quindi, in un tweet successivo, Camps - che ha pubblicato sul suo account una foto che mostra il relitto e i corpi della donna e del bambino - ha scritto ancora: "Quando siamo arrivati, abbiamo trovato una delle due donne ancora in vita, ma non abbiamo potuto fare niente per salvare l'altra donna e il bambino che potrebbero essere morti poche ore prima di trovarli. Quanto tempo dovremo lottare contro assassini arruolati dal governo italiano per uccidere?"

Sindone, «parte delle macchie di sangue non può essere vera»

Una parte delle macchie di sangue presenti sulla Sindone non possono essere vere. E' quanto rivela un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Forensic Sciences, basato su un esperimento condotto da Matteo Borrini, dell'università di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, del Cicap (Comitato italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). "Partendo da fotografie in scala reale, quindi in altissima risoluzione, attraverso l'analisi delle tracce ematiche, così come si fa sulla scena di un crimine, abbiamo voluto verificare come potevano essersi formate, in base alle incontrovertibili leggi della fisica", ha spiegato all'Adnkronos Borrini, antropologo forense.

La Sacra Sindone, il lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, che la tradizione cristiana identifica con quello usato per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro, è da sempre al centro di dubbi per la sua autenticità. "Noi non siamo partiti da un pregiudizio - ha aggiunto - abbiamo preso per assunto che quelle macchie appartenevano a una persona crocifissa e da lì siamo partiti".

Borrini e Garlaschelli hanno ricostruito il modo in cui si sono formate le macchie di sangue su polsi, avambracci, quelle dovute alla ferita da lancia sul petto e quelle intorno alla vita (comunemente chiamata 'cintura di sangue'). Garlaschelli, oltre a essere ricercatore, si è prestato per testare su se stesso il modo in cui le macchie potevano essersi formate, a seconda della posizione assunta.

I due esperti hanno cercato di capire la posizione delle braccia, sempre avvalendosi delle tecniche che vengono utilizzate sulle scene del crimine, con sangue vero e sintetico. L'unica ipotesi compatibile vedeva "le braccia molto estese verso l’alto, in una posizione superiore a 45 gradi": "Una posizione plausibile, anche pensando alla 'Crocefissione' del Mantegna", continua Borrini che ha attaccato una sacca di sangue con una cannula per riprodurre il sanguinamento dalle mani fino all'avambraccio.

"I rivoletti di sangue sul polso hanno un orientamento diverso rispetto a quello degli avambracci e su una croce non è possibile - sottolinea lo studioso - c'è chi dice che il sanguinamento possa essere post mortem: abbiamo messo il nostro volontario in tutte le posizioni, ma non siamo riusciti a ottenere un sanguinamento compatibile".

I due studiosi si sono poi occupati del torace, delle tracce lasciate dalla ferita sul costato provocata dalla lancia, utilizzando un bastone che terminava con una spugna: "In questo caso ci siamo serviti di un manichino, che abbiamo messo in verticale - continua Borrini - il sangue goccia verso il basso. E questo è compatibile". Poi è stata la volta della striscia di sangue orizzontale, la cosiddetta cintura, una macchia trasversale che si trova all'altezza dei reni: "Sempre partendo dall'idea che si sia formata post mortem, il sangue nella realtà va verso l'ascella per formare una pozza al livello della scapola. Insomma la macchia che c'è sembra più compatibile con un'esecuzione artificiale".

Insomma, "le incongruenze che abbiamo rilevato sono spiegabili con l'artificiosità delle macchie stesse - conclude Borrini - come si dice in gergo ci sono indizi gravi, precisi e concordanti che puntano verso un unico verdetto possibile, cioè che siamo davanti a un artefatto".

Fini a processo per riciclaggio

Gianfranco Fini a processo per riciclaggio. Il gup di Roma ha rinviato a giudizio l'ex presidente della Camera, la sua compagna Elisabetta Tulliani, il fratello Giancarlo, attualmente a Dubai, il padre Sergio e il “re delle slot" Francesco Corallo. Il processo è stato fissato per il 30 novembre davanti alla quarta sezione penale.

Estate ko

Una forte perturbazione atlantica nelle prossime ore spazzerà via l'anticiclone africano, portando temporali e piogge intense su molte regioni. Il team del sito www.iLMeteo.it avvisa che dal primo pomeriggio temporali con grandine e locali nubifragi si formeranno sul Piemonte per dirigersi verso Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, in serata su Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Umbria e Lazio. Particolare attenzione alle grandi cittàcome Milano, Bologna, Firenze, Padova, Venezia, ma anche Modena, Cremona, Verona e Genova e in serata e notte anche Roma.

Durante i temporali la temperatura crollerà di 10°C con valori massimi non più alti di 22-24°C. Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito www.iLMeteo.it, comunica che martedì, mentre al Nord tornerà il bel tempo, qualche temporale potrà interessare le regioni adriatiche e poi raggiungerà il Sud, segnatamente gli Appennini, la Basilicata, la Campania fino a Napoli e la Calabria tirrenica. Nei giorni successivi tornerà il sole e le temperature saliranno ancora sopra i 30°C su molte città.

Artista inglese trovato in una pozza di sangue a Palermo

L'artista inglese Orlando Campbell è ricoverato in stato di coma al Policlinico di Palermo dopo essere stato trovato in una pozza di sangue a Palazzo Raffadali a Palermo.

Ad avvertire le forze dell'ordine è stata una ragazza ospite del noto artista inglese. Lei e un'altra ragazza, entrambe straniere, sono state portate alla squadra mobile per essere interrogate dagli inquirenti. Campbell è in gravi condizioni, intubato al Policlinico.

Arrestato Giuseppe Corona, boss della nuova mafia

Sono complessivamente 28 gli arresti eseguiti all'alba dal Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Palermo durante un'operazione antimafia coordinata dalla DDA di Palermo. 24 persone sono finite in carcere e altre quattro, tra cui un noto legale, ai domiciliari. Per 19 indagati è stato disposto il divieto di dimora. In fase di esecuzione anche perquisizioni e sequestri di società e immobili per diversi milioni di euro.

Nell'inchiesta spicca il nome di Giuseppe Corona, ritenuto dagli inquirenti boss emergente, uno degli uomini forti della riorganizzazione mafiosa dopo la morte del boss mafioso Totò Riina. Secondo la Dda di Palermo sarebbe stato lui a stabilire le strategie economiche di Cosa nostra.

Il presunto boss mafioso lo scorso autunno aveva pubblicato sulla pagina Facebook del suo bar, sequestrato oggi, una fotografia con il vicepremier Luigi Di Maio e il deputato siciliano M5S Giancarlo Cancelleri, che erano andati a visitare il locale durante la campagna elettorale per le Regionali. Secondo gli inquirenti il bar, la caffetteria 'Aurora' di Palermo, di cui Corona formalmente risultava cassiere, sarebbe stato di sua proprietà e utilizzato per riciclare il denaro sporco.

Spari contro la casa di un cronista del “Gazzettino"

Colpi di pistola sono stati sparati nella notte contro l'abitazione a Padova del giornalista Ario Gervasutti, cronista del “Gazzettino". Sarebbero cinque i colpi che hanno raggiunto la casa, tre dei quali la camera da letto dei figli del giornalista.

«Vicinanza al collega e giornalista del Gazzettino» ha espresso il ministro dell'Interno, Matteo Salvini. «Lo chiamerò - ha detto il vicepremier - Se qualche cretino pensa di intimidire qualcuno della stampa ha nel ministro dell'Interno il suo nemico numero uno».

«È un episodio gravissimo, che va condannato senza se e senza ma, acuito dal fatto che la minaccia contro un giornalista significa di conseguenza un attacco contro opinioni e idee. La mia piena e completa solidarietà al cronista Ario Gervasutti e naturalmente alla sua famiglia», ha dichiarato il presidente del Veneto, Luca Zaia. «Mi auguro che i responsabili siamo presto identificati e assicurati alla giustizia - ha detto Zaia - Sono intollerabili fatti del genere che purtroppo riportano alla mente anni bui della nostra Repubblica. A Gervasutti e alla sua famiglia la vicinanza mia e delle istituzioni della Regione del Veneto».

Fnsi, sindacato e Ordine giornalisti del Veneto, congiuntamente al CdR del “Gazzettino", hanno espresso «piena solidarietà al collega Ario Gervasutti, che nella notte ha subito un attentato vile e inquietante, dalla gravità inaudita», «un attacco inaccettabile non solo a un giornalista che ha sempre dimostrato di avere la schiena dritta ma anche a tutta la categoria che da tempo è nel mirino di chi vuole impedire la libertà di informazione».

Tutti a terra i 450 migranti

E' terminato lo sbarco al porto di Pozzallo dei 378 migranti dei 450 rimasti a bordo delle due navi della Guardia di Finanza e del dispositivo Frontex. In 377 uomini sono stati accompagnati all'hotspot di Pozzallo, un solo uomo è stato portato in ospedale per una ferita a un piede. Il pattugliatore della Finanza, Monte Sperone, e la Protector di Frontex si trovavano da quasi due giorni in rada in attesa delle comunicazioni. 

Le donne e i bambini erano stato trasbordati già ieri pomeriggio a bordo di piccole motovedette della Guardia costiera, su disposizione del Viminale. Soltanto poco prima di mezzanotte è arrivato, invece, l'ok dal Governo per fare scendere anche gli uomini che da oltre 24 ore stavano sulle due navi al largo di Pozzallo.

I 450 migranti verranno poi smistati nei paesi della Ue che hanno annunciato la loro disponibilità ad accoglierne una parte. Dopo Francia, Malta, Germania, Spagna e Portogallo, oggi anche l'Irlanda ha accettato il ricollocamento di 20 migranti.

Tra i minori non accompagnati sbarcati ieri sera a Pozzallo anche un ragazzino eritreo di 15 anni, arrivato da solo in Sicilia dopo aver perso il padre durante la traversata nel deserto. Magro, triste, taciturno, il minore ha raccontato con fatica la sua odissea al team di Save the children, riferisce la portavoce Giovanna Di Benedetto.

Durante lo sbarco la Squadra mobile di Ragusa ha fermato alcuni uomini con l'accusa di essere gli scafisti della traversata nel mare. Gli uomini sono stati portati in Questura e interrogati. Gli interrogatori "non si esclude che potrebbero sfociare in arresti", ha spiegato il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna.

E' "una vittoria dell'Italia tutta e dell'Europa, ha commentato inoltre il primo cittadino, che per 48 ore ha seguito la vicenda da vicino. "Con questo sbarco la consolidata capacità organizzativa è stata messa a dura prova - sottolinea Ammatuna - Si rende opportuno un celere incontro con il Ministro Salvini per discutere e approntare ogni dettaglio per il futuro - conclude - al fine di evitare possibili errori che potrebbero compromettere un lavoro certosino che viene effettuato da anni avendo cura nei minimi dettagli".

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