Lunedì 21 Maggio 2018 - 10:18

In cucina con grembiule del Duce: è bufera

SAN GIOVANNI ROTONDO. È polemica nel foggiano per la foto, rimbalzata su Fb, della vicesindaca di San Giovanni Rotondo, Nunzia Canistro (nella foto), mentre ai fornelli in cucina indossa un grembiule con l’immagine di Mussolini. L’Anpi di San Giovanni Rotondo sezione “Giuseppe Limosani” ha condannato l’episodio. Sul social network si è difesa anche la vicesindaca prendendo «decisamente le distanze dalle polemiche, spesso strumentali, che riguardano una mia foto postata da un’amica, senza il mio consenso, che mi ritrae in un contesto privato, mentre partecipavo a una festa per il compleanno di un amico, indossando un grembiule che ritrae il dittatore Benito Mussolini. La situazione, amichevole e priva di ogni ufficialità, mi ha portato dietro i fornelli per una estemporanea interpretazione del ruolo di cuoca, ruolo che non mi appartiene spesso per impegni vari». La vicesindaca si è detta «convinta democratica e antifascista» parlando di «una goliardata, senza implicazioni politiche né esternazioni favorevoli al fascismo». 

Muore dopo aver tentato di sedare una rissa

VARESE. È morto per sedare una lite tra due amici Manuel Cantisano, 28 anni, trovato in fin di vita vicino a una discoteca e poi morto in ospedale a Gallarate. Secondo i carabinieri del comando provinciale di Varese, il 28enne potrebbe aver picchiato la testa dopo essere stato spinto da uno dei suoi amici coinvolti nel litigio, iniziato fuori da una discoteca di Castelletto Ticino e poi proseguito - dopo un trasferimento in auto - per strada a Vergiate. 

Lasciano il figlio solo in auto: denunciati

CROTONE. Hanno lasciato il bambino chiuso in auto a dormire. È accaduto a Crotone la notte scorsa e sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. Alcuni passanti, hanno notato che un bambino era chiuso all’interno di un’auto parcheggiata. I vigili intervenuti hanno aperto la macchina: il bambino, in buone condizioni, è stato soccorso dal 118 per accertamenti. I genitori sono stati denunciati

Uccide la sorella con l'acido

Uccide la sorella malata da tempo e poi tenta il suicidio. E' accaduto nel pomeriggio ieri quando il carabinieri della stazione di San Salvatore Monferrato unitamente a quelli di Valenza e del Nucleo Operativo e Radiomobile di Alessandria, sono intervenuti in frazione Frescondino di San Salvatore Monferrato, dove era stato segnalato il ritrovamento di un uomo, probabilmente vittima di avvelenamento.

Giunti sul posto, i militari e il personale del 118, allertati da un conoscente, hanno trovato un pensionato 67enne di Valenza, riverso sul pavimento della propria abitazione, ancora sofferente, con accanto una bottiglia di acido muriatico, il cui contenuto era stato in parte ingerito. Contemporaneamente, i militari hanno trovato in un'altra stanza una donna, sorella dell'uomo riverso a terra, da tempo costretta a letto ed in stato di incoscienza a causa delle gravi condizioni di salute, accanto alla quale c'era una bottiglia dello stesso liquido.

Il 67enne, in cura presso il centro di salute mentale di Casale Monferrato, avrebbe acquistato l’acido muriatico per porre fine alle sofferenze sue e della sorella, la quale è poi deceduta nel corso della nottata all’ospedale di Alessandria. Il fratello 67enne resta ricoverato nello stesso ospedale in gravi condizioni: l'uomo è stato dichiarato in arresto per omicidio.

Bus fuori strada sull'A4: 20 feriti

Un bus della linea Flixbus è uscito di strada questa notte poco prima delle 4,00 in A4 fra Latisana e San Giorgio di Nogaro (Udine) in direzione Trieste. A bordo 40 persone, di cui una ventina sono rimaste ferite. Immediati i soccorsi sanitari e meccanici che hanno richiesto la chiusura dell’autostrada fra Latisana e San Giorgio: complesse e lunghe le operazioni di spostamento del mezzo. Lo comunica Autovie venete.

Roma, stuprata sotto il cavalcavia

ROMA. La polizia di Tivoli e la squadra mobile di Roma stanno indagando sullo stupro di gruppo di una donna di 43 anni, italiana di origine straniera, avvenuto venerdì notte a bordo di una Panda, sotto un cavalcavia nella zona di Settecamini.

La donna, secondo quanto raccontato agli investigatori, verso l'una di notte stava aspettando l'autobus alla fermato metro di Rebibbia quando le si sarebbe avvicinata una macchina. A bordo due uomini, forse bengalesi, che avrebbero iniziato a scambiare qualche battuta con lei. Ad un certo punto, i due, palesemente ubriachi, avrebbero iniziato ad assumere un atteggiamento aggressivo, costringendola a salire con la forza in macchina. Dopo aver percorso la Tiburtina sono arrivati dalle parti di Settecamini, fermandosi sotto un cavalcavia dove ad attenderli c'erano altri due uomini, anche loro bengalesi. Sotto la minaccia di un coltello, in due l'avrebbero violentata mentre gli altri la tenevano ferma.

Dopo aver chiamato la polizia, la donna è stata portata dagli agenti in un centro antiviolenza. Gli investigatori stanno al momento cercando riscontri al racconto della 43enne per potere risalire agli autori della violenza di gruppo.

Muore bimba di un anno lasciata in auto dal padre

Una bambina di un anno è morta in auto dopo che il padre l'aveva lasciata nel parcheggio dello stabilimento dove lavora, a San Piero a Grado, comune limitrofo a Pisa. L'allarme è stato dato intorno alle 16: quando sono arrivati i soccorsi del 118 la piccola era già morta. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, la polizia e i carabinieri.

Aggrediscono prof dopo 4 alla figlia

Un'insegnante è stata aggredita dai genitori di un'alunna alla quale aveva dato 4 in un'interrogazione. E' accaduto mercoledì scorso a una professoressa di storia e filosofia del liceo Giosuè Carducci di Viareggio (Lucca). La notizia è riportata oggi dalla cronaca locale della "Nazione".

A denunciare l'episodio, sui social, è stata la stessa insegnante che si è detta "sconvolta, addolorata, incredula" per essere stata "brutalmente aggreditadal genitore di un alunno/a a cui ho dato, secondo scienza e coscienza, un'insufficienza".

Secondo una prima ricostruzione del fatto, l'aggressione sarebbe stata prima verbale da parte di entrambi i genitori, e in un secondo momento la madre dell'alunna avrebbe strattonato l'insegnante per un braccio. La professoressa non ha riportato traumi fisici, anche se per lo choc si è rivolta alle cure del pronto soccorso.

Ilva, muore operaio travolto da fune

Questa mattina, durante le attività di manutenzione nella sala argani della gru DM6 al IV sporgente, si è verificato un incidente che ha coinvolto Angelo Fuggiano, 28 anni, dipendente della ditta appaltatrice Ferplastil quale è deceduto a seguito di un impatto con una fune. Lo rende noto l'Ilva in un comunicato, precisando che l'area è attualmente non operativa e occupata solamente dalla ditta esterna che ha in corso la manutenzione dell'area stessa.

La gru DM6 era ferma da due giorni per attività di manutenzione. Sul posto sono interventi immediatamente i Vigili del Fuoco, il personale sanitario interno e i medici del 118 per cercare di rianimare il dipendente subito accasciatosi dopo l’accaduto. Sono in corso da parte dell’azienda tutte le indagini per poter risalire alle cause dell’evento. L’azienda esprime profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia di Angelo Fuggiano e a tutti i suoi cari.

"Profondo dolore per la morte di Angelo Fuggiano. Non doveva accadere. Di lavoro non si può e non si deve morire. A Taranto come dovunque. Mi auguro che siano accertate immediatamente la dinamica di questo incidente mortale e che siano perseguiti i responsabili. Alla famiglia il mio abbraccio". Questo il commento del viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, dopo aver appreso la notizia della morte.

In tutti gli stabilimenti del gruppo Ilva si stanno organizzando 8 ore di sciopero tra oggi e domani. Si proclamano, inoltre, almeno 2 ore di sciopero in tutte le aziende dell’intero settore siderurgico e si chiede di promuovere l’istituzione di una raccolta fondi a favore delle vittime sul lavoro attraverso la donazione di un’ora di lavoro". Ad annunciarlo in una nota congiunta sono Fim, Fiom e Uilm dopo l'incidente mortale avvenuto oggi a Taranto. "Nei prossimi giorni Fim Fiom Uilm promuoveranno una iniziativa nazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro per il pieno coinvolgimento di tutti i lavoratori", sottolineano i sindacati.

Le organizzazioni territoriali di Taranto hanno già proclamato unitariamente lo sciopero immediato dei dipendenti diretti e dell'appalto dalle 11 di oggi 17 maggio fino a tutto il primo turno di domani.

I sindacati evidenziano come continui "la lunga scia di incidenti e morti sui luoghi di lavoro. Ancora una volta nello stabilimento di Ilva Taranto ed ancora una volta un lavoratore di una ditta di subappalto è rimasto vittima di un grave incidente: Angelo Fuggiano. E’ chiaro che andranno accertate le responsabilità e le cause del tragico evento, ma questo non basta. Bisogna fermare questa sequenza di tragici eventi".

Gli incidenti mortali sul lavoro, rilevano i sindacati, "sono ormai una 'drammatica realtà' a cui bisogna dare una immediata soluzione, con particolare attenzione al sistema delle ditte di subappalto. Rinnoviamo ancora una volta il nostro appello affinché tutti i soggetti interessati si adoperino per fermare questa strage continua individuando efficaci strumenti, mezzi ed iniziative per la risoluzione di questa emergenza. Sulla 'sicurezza' sui luoghi di lavoro occorre il massimo dell’impegno da parte delle aziende ma occorrono più controlli da parte degli enti interessati. Le organizzazioni sindacali ed i lavoratori esprimono la vicinanza alla famiglia di Angelo".

Cucchi, carabiniere in aula: «Mi dissero che era stato massacrato dai colleghi»

"'E' successo un casino, i ragazzi hanno massacrato di botte un arrestato'. Il maresciallo Roberto Mandolini me lo disse portandosi la mano sulla fronte e precipitandosi a parlare con il comandante Enrico Mastronardi della stazione di Tor Vergata. Seppi da quella che è poi diventata la mia compagna, Maria Rosati, e che assistette al colloquio perché faceva da autista di Mastronardi, che stavano cercando di scaricare le responsabilità dei carabinieri sulla polizia penitenziaria. Lei capì il nome Cucchi ma all'epoca non era ancora una vicenda nota perché non era morto". E’ iniziata così la testimonianza oggi in prima corte d’Assise dell’appuntato dei carabinieri Riccardo Casamassima, l'uomo che denunciando i suoi colleghi militari ha fatto riaprire il caso Cucchi, il geometra di 31 anni deceduto all'ospedale Pertini il 22 ottobre del 2009, sei giorni dopo essere stato arrestato per detenzione di stupefacenti.

Nel processo bis sono imputati cinque carabinieri accusati a vario titolo di omicidio preterintenzionale, falso e calunnia. "Qualche giorno dopo incontrai il figlio di Mastronardi, Sabatino con il quale ebbi uno scambio confidenziale - ha continuato, rispondendo alle domande del pm Giovanni Musarò, Casamassima, che all'epoca dei fatti prestava servizio alla stazione di Tor Vergata e ora è in servizio all’Ottavo Reggimento - Anche lui si portò la mano sulla testa e parlando della morte di Cucchi disse che non aveva mai visto una persona così messa male. Lo aveva visto la notte dell'arresto quando il ragazzo venne portato a Tor Sapienza".

Casamassima ha detto di aver deciso di parlare dopo quattro anni e mezzo, "perché all'inizio la vicenda Cucchi non mi aveva visto coinvolto in prima persona, ma troppe cose fatte dai miei superiori non mi erano piaciute, come l'abitudine di falsificare i verbali, e, provando vergogna per ciò che sentivo e vedevo, ho deciso di rendere testimonianza, temendo ritorsioni che poi si sono verificate. Quando è uscito il mio nome sui giornali, i superiori hanno cominciato ad avviare contro di me procedimenti disciplinari, tutti pretestuosi. Con Mandolini (accusato di falso e calunnia, ndr) mi sono incrociato una mattina nell'ottobre del 2016: gli dissi solo di andare a parlare col pm e a dire quello che sapeva. Gli dissi che la Procura stava andando avanti e che aveva in mano una serie di elementi importanti. Lui mi rispose dicendomi che il pm ce l'aveva a morte con lui", ha concluso Casamassima.

ILARIA CUCCHI - "E' inaccettabile che qualcuno abbia fin dall’inizio cercato di coprire quanto accaduto" ha detto Ilaria Cucchi a margine del processo. "Tanti, troppi anni fa, vidi Roberto Mandolini, nel primo processo per la morte di Stefano, il processo sbagliato. Raccontò che la sera dell’arresto di Stefano era stata piacevole e Stefano era stato simpatico. Oggi ascolto tutta un’altra storia, dopo che per anni io e la mia famiglia abbiamo rincorso verità" ha aggiunto.

"Io ritengo Mandolini il principale responsabile morale di questi anni di attesa della verità. Sono provata - ha concluso Ilaria Cucchi- ho la pelle d’oca, ma finalmente ho la speranza che emerga quella verità che noi sapevano anche se lui diceva che era stata una serata piacevole".

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