Mercoledì 14 Novembre 2018 - 18:19

Stop diesel, a rischio 5 milioni di auto

Sono quasi 5 milioni, circa il 12,9% del totale delle auto in circolazione, i veicoli diesel Euro 3 o inferiori a rischio stop. E' quanto emerge dall'analisi realizzata da Facile.it che, rielaborando i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (aggiornati al 31 ottobre 2017), è riuscito a disegnare la mappa delle automobili diesel presenti sul territorio, quasi un terzo (29,89%) delle auto private alimentate a gasolio ancora potenzialmente in circolazione. Parte di questi veicoli però, anche se iscritti nei registri della motorizzazione, potrebbero non essere più in uso.

ANALISI TERRITORIALE - Dall'analisi di Facile.it in particolare è emerso che il peso percentuale delle auto diesel Euro 3 o inferiori varia sensibilmente da regione a regione, con una forbice compresa tra l'8,5% e il 22%. La diffusione di questo tipo di vetture risulta maggiore nelle regioni del Meridione, che occupano le prime otto posizioni della classifica nazionale. In vetta si trovano il Molise e la Basilicata, aree dove più di 1 auto privata su 5 è un diesel Euro 3 o inferiore (rispettivamente il 21,9% e il 21,7%); segue la Calabria con una percentuale pari al 19% e la Puglia, con il 18,5%. Giù dal podio, ma con valori decisamente superiori alla media nazionale anche Sicilia (17,2%), Campania (16,7%) e Abruzzo (15,4%).

Osservando la graduatoria nel senso opposto, invece, è la Valle d'Aosta a risultare prima in quanto solo l'8,5% delle auto private appartiene alla categoria diesel Euro 3 o inferiore. A seguire si trovano Toscana (8,7%), Friuli Venezia Giulia (9,1%) e Liguria (9,4%). Al quinto posto si posiziona la Lombardia (9,5%), che precede solo di poco le altre due regioni che hanno recentemente introdotto lo stop ai diesel Euro 3: l'Emilia Romagna (9,7%) e il Piemonte (10%). Se si analizza la distribuzione delle automobili private diesel Euro 3 o inferiori in termini assoluti, invece, è la Lombardia, con i suoi 587.515 veicoli, a guadagnare il primo posto. Seguono la Campania, con 577.087 auto di questa categoria e la Sicilia (564.591).

IL PARCO VEICOLI - Estendendo l'analisi a tutti i veicoli presenti nell'archivio nazionale della Direzione Generale per la Motorizzazione, sempre stando all'analisi di Facile.it, emerge che in totale i mezzi diesel Euro 3 o inferiori ancora regolarmente immatricolati sono più di 8 milioni (8.268.179), pari al 15,8% del parco mezzi italiano potenzialmente circolante mentre, se si guarda al numero totale di veicoli alimentati a diesel (includendo quindi anche gli Euro 4, 5 e 6), i mezzi sono più di 22,3 milioni (il 42,9% del totale).

COSTO RC AUTO - Chi possiede una vettura di questo tipo, secondo gli analisti di Facile.it, è svantaggiato anche per il costo dell'assicurazione. Prendendo in considerazione due modelli uguali, infatti, emerge che assicurare l'auto più inquinante risulta superiore di oltre il 10% rispetto a quella con emissioni minori (277,81 euro per il diesel Euro 3 contro i 248,88 euro necessari pe il veicolo Euro 6). "Ad incidere sull'Rc auto non è, di per sé, la classe ambientale di appartenenza del veicolo quanto piuttosto la sua anzianità", spiega Diego Palano, responsabile BU assicurazioni di Facile.it. "Le auto diesel Euro 3 o inferiori, ormai da anni fuori produzione, hanno un'età media decisamente più alta rispetto a quella dei nuovi Euro 6 e per questo le compagnie assicurative applicano premi più cari".

Arriva Attila: -12°C

Arriva il freddo barbaro. Da venerdì l’anticiclone migrerà verso la Scandinavia favorendo l’arrivo di aria fredda direttamente dalla Russia con Attila che farà piombare l'Italia in pieno inverno. Il team de iLMeteo.it comunica che il clima sarà ancora piuttosto mite fino a giovedì con bel tempo prevalente e ultime nebbie sulla Pianura padana. Da venerdì, l’irruzione di aria fredda portata da Attila, sensibile diminuzione delle temperature e tempo che peggiorerà sulle regioni adriatiche con qualche pioggia o nevicata a 1200 metri, nubi e precipitazioni anche sulle Alpi piemontesi, mentre in Sicilia un ciclone nordafricano in avvicinamento all’isola provocherà nubifragi sul catanese.

Antonio Sanò, direttore e fondatore del sito iLMeteo.it avverte che nel corso del weekend l’aria fredda di Attila dilagherà su tutta Italia con un crollo termico di 12°C; temperature che di giorno si assesteranno attorno ai 10°C al Nord e fino a 15°C al Centro-Sud, valori sotto i 7°C invece di notte al Centro-Nord. Ma il freddo continuerà ed anzi si accentuerà nella prossima settimana quando la neve potrebbe cadere fino in pianura, almeno al Nord e di giorno non si supereranno i 6°C con gelate notturne fino in pianura.

Attentato a casa inviato Rai

"Se non ci fosse stato il cane m'avrebbero dato fuoco a casa". E' quanto denuncia l'inviato di Report Federico Ruffo, vittima lunedì notte di un tentato attentato incendiario nella sua abitazione di Ostia. "Stavo dormendo e ho sentito un rumore da fuori, ho pensato che fosse il cane - racconta il giornalista in un video postato sul profilo Fb della trasmissione tv - invece mi sono accorto che era con me e ha iniziato ad abbaiare. Sono uscito a piedi nudi e, tempo che ho imboccato le scale per capire se ci fosse qualcuno, sono scivolato perché c'era un lago di benzina".

Ruffo, autore dell'inchiesta sulla morte di un collaboratore della Juventus coinvolto nel bagarinaggio e sui rapporti tra 'ndrangheta, ultras e alcuni dirigenti della società bianconera, è stato sorpreso intorno alle 4 del mattino da ignoti che hanno cosparso di benzina prima l'ingresso dello stabile in cui vive insieme alla famiglia, poi il pianerottolo e la porta d'ingresso del suo appartamento, con l'apparente intento di darlo alle fiamme. Gli attentatori sono poi fuggiti disturbati dal cane, ma prima hanno disegnato con la vernice spray rossa una croce sul muro del pianerottolo.

Sulla vicenda ora indagano i carabinieri della compagnia di Ostia che hanno acquisito anche il materiale relativo ai ripetuti attacchi e alle minacce di morte di cui Ruffo e il conduttore del programma tv Sigfrido Ranucci sono stati vittime attraverso i social network, sia prima che dopo la messa in onda dell'inchiesta "Una signora alleanza". Nelle passate settimane, inoltre, Ruffo è stato oggetto anche di episodi spiacevoli, costretto ad allontanarsi da alcuni locali pubblici a seguito di comportamenti sgradevoli a lui rivolti da alcuni sedicenti tifosi juventini.

"Nel ribadire la nostra vicinanza a Federico e alla sua famiglia - scrive la redazione di Report - riteniamo indispensabile mantenere alta l'attenzione attorno al problema della sicurezza di giornalisti e giornaliste che, lottando in prima linea per l'informazione, sono vittime di un clima di crescente violenza e insofferenza. Attorno a questi colleghi e a eventi così gravi è indispensabile che la categoria intera faccia quadrato".

Sulla vicenda è intervenuta anche la Rai, che ha espresso "massima solidarietà al giornalista Federico Ruffo, a Sigfrido Ranucci e a tutta la redazione di Report, condannando l'inaccettabile tentativo di intimidazione subito, poche ore fa. Un episodio ancora più grave, intollerabile ed inquietante, perché avvenuto nell'abitazione di Ruffo, e del quale ci si augura si possa al più presto risalire agli autori". "Il Servizio Pubblico - si legge in una nota dell'azienda - si schiererà sempre in difesa e a tutela di un giornalismo libero, plurale ed imparziale, elemento fondamentale di ogni maturo sistema democratico".

"Questo video mette i brividi e allo stesso tempo fa arrabbiare", scrive invece su Facebook il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio, condividendo il filmato in cui Ruffo racconta l'attentato subito. "E' inaccettabile che nel 2018 ci siano ancora degli infami che tentano di tappare la bocca a qualcuno con questo genere di minacce - sostiene il vicepremier - Report negli anni ha portato avanti inchieste scomode, senza guardare in faccia a nessuno e noi tuteleremo sempre chi fa questo tipo di lavoro, talvolta rischiando anche la pelle". "Tutta la mia solidarietà a Federico Ruffo, lo Stato è con te - prosegue Di Maio - Ed è bene che lo sappiano anche i vigliacchi che hanno violato casa sua e della sua famiglia. Condivido questo video e vi chiedo di condividerlo il più possibile perché quella gente deve sapere molto bene che Federico non è solo!".

Le mani delle mafie sul gioco online, 68 arresti

Sessantotto arresti e ottanta perquisizioni in tutta Italia, con sequestri per circa un miliardo di euro. E' questo l'esito di un'indagine svolta dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo con Guardia di Finanza, Polizia, Carabinieri e Dia, che ha portato all'arresto di importanti esponenti della criminalità organizzata pugliese, reggina e catanese, nonché di imprenditori e prestanome. I reati contestati sono tutti riconducibili all’associazione mafiosa, al trasferimento fraudolento di valori, al riciclaggio ed autoriciclaggio, all’illecita raccolta di scommesse online ed alla connessa fraudolenta sottrazione ai prelievi fiscali dei relativi guadagni.

Le indagini hanno riguardato i gruppi criminali che si erano spartiti, e controllavano con modalità mafiose, il lucrosissimo mercato della raccolta illecita di scommesse su eventi sportivi e non, per un volume di giocate superiore a 4,5 miliardi di euro su diverse piattaforme online gestite appunto dalle associazioni delittuose.

L'INTERCETTAZIONE - "Io cerco i migliori adepti nelle migliori università mondiali e tu vai ancora alla ricerca di quattro scemi in mezzo alla strada che vanno a fare così: 'Bam Bam'. Io cerco quelli che fanno così invece: 'Pin pin'. Che cliccano. Che cliccano e movimentano. E' tutta una questione di indice, capito?". Questo il contenuto di un'intercettazione tra due persone coinvolte nella maxi operazione.

"Io, gigolò che paga le tasse ma fantasma per lo Stato"

Professione gigolò, col pallino delle tasse. Perché il 30enne romano Aaron, che questa professione ha deciso di farla per scelta, le imposte le vuole pagare regolarmente, ma è purtroppo costretto a farlo sotto mentite spoglie. Il motivo? Facilmente intuibile: il mestiere di gigolo non è riconosciuto dallo Stato e il lavoratore del sesso è a tutti gli effetti un fantasma per il fisco. Ed è così che l'uomo, per poter adempiere al suo dovere di cittadino, è costretto a mentire.

A raccontare come, e a rivendicare il riconoscimento legale per i professionisti del sesso, è lo stesso Aaron: "Emetto fatture alle mie clienti come organizzatore di eventi - spiega il gigolo - per poter pagare le tasse, poiché la mia professione non è legalmente riconosciuta. Sogno di poter scrivere gigolò come lavoro nei documenti ufficiali e non trovare escamotage per poter essere in regola con l'Agenzia delle Entrate".
Per Aaron il mestiere di gigolo si potrebbe addirittura definire "un lavoro socialmente utile in quanto io ascolto le donne, le aiuto ad affrontare paure e insicurezze, le rendo più consapevoli di sé stesse, quasi come uno psicologo. Associare la parola gigolo al mero atto fisico è riduttivo. Il mio lavoro - continua - merita di essere equiparato ad ogni altro mestiere", ed è per questo che Aaron pretende che "lo Stato regoli questo settore e mi permetta di lavorare e pagare le tasse come ogni altro cittadino, apponendo la mia firma sulla mia reale professione".
E, in effetti, chi decide di intraprendere questa vita volontariamente e consapevolmente si trova davvero a dover affrontare un vuoto legislativo: "Come giustificare conti correnti, stili di vita e spese quando in realtà per l'Erario risulti disoccupato? Nessuno - continua il 30enne - che sappia dare risposte certe, oggettive o perlomeno soddisfacenti. Nel nostro Paese, solo a voler considerare gli ultimi tre anni, sono stati quasi una ventina i disegni di legge tesi a regolamentare questo settore, ma senza risultati. L'Italia - spiega ancora - ha solamente adottato nei confronti del fenomeno il modello abolizionista, che consiste nel considerare la prostituzione fatto non penalmente rilevante, condannando sfruttamento, induzione e favoreggiamento, ma senza regolamentarne ulteriori aspetti". Lo Stato, insomma, "gestisce già il monopolio di lotterie, alcool e tabacco, ma manca una specifica disposizione che preveda un regime fiscale per questo tipo di attività. Un mestiere senza tutele, senza sindacati di categoria, senza assicurazioni di sorta. Un mestiere fantasma. O meglio, un mestiere che esiste dall'inizio dei tempi, ma che - conclude amaro Aaron - tutti fanno finta di non vedere. Stato in primis".

Roma, scatta lo sgombero del Baobab

Sgomberato questa mattina il Baobab, il campo che ospitava quasi 200 migranti nei pressi della stazione Tiburtina a Roma. Centoquaranta persone sono state accompagnate in via Patini per l'identificazione: la loro posizione è al vaglio. Le tende e le strutture presenti nell'area del Baobab sono state rimosse anche con l'intervento di una ruspa. "E' entrata in azione la politica salviniana - commentano gli attivisti del Baobab - il Campidoglio ha completamente abdicato". "Ancora una volta - attaccano - le questioni sociali vengono risolte con la polizia e con la ruspa".

LO SGOMBERO - Dando la notizia dello sgombero, gli attivisti scrivono su Fb: "Blindati delle forze dell'ordine si trovano davanti al presidio di piazzale Maslax, nei pressi della stazione Tiburtina, per sgomberare l'area dai migranti". "Fino a ieri solo 65 migranti sono ricollocati dal Comune - spiegano - mentre per un centinaio di loro non è stata trovata ancora una soluzione e non sapranno dove andare stanotte".

LA RABBIA DEGLI ATTIVISTI - "Il Campidoglio a 5 stelle - accusano - non è diverso né dai precedenti, né dalla Lega. Una vergogna infinita per questa città". "Siamo stati sgomberati 22 volte in tre anni - dice l'attivista Andrea Costa - ma Baobab Experience non finisce oggi". "Ricominceremo da qualche altra parte - spiega - lo dobbiamo a queste persone. E assurdo che si continui a soffiare sul fuoco della paura, queste persone non sono criminali". "Gli attivisti stanno provando a salvare il salvabile dalle tende prima che passi la ruspa a rimuoverle - continua Costa - qui vivevano migranti provenienti in gran parte dall'Africa ma anche una famiglia italiana in difficoltà. Oggi - aggiunge - mi sento di ringraziare questa rete a cui hanno contribuito volontari, parrocchie, centri sociali, singoli cittadini. Migrare, lo ribadiamo, non è reato".

IL COMMENTO DI SALVINI - Il ministro dell'Interno Matteo Salvini commenta così lo sgombero: "Zone franche, senza Stato e legalità, non sono più tollerate. Lo avevamo promesso - aggiunge - e lo stiamo facendo e non è finita qui: dalle parole ai fatti".

RESIDENTI SODDISFATTI - I residenti accolgono "con enorme favore lo sgombero di Baobab da parte della Questura'', dichiara il Comitato Cittadini Stazione Tiburtina aggiungendo che "non è il primo sgombero che viene fatto e confidiamo che questa sia la volta buona per fermare definitivamente questa associazione criminale che devasta con le proprie occupazioni interi quartieri". "Li abbiamo subiti in Via Cupa dove a causa loro chiusero il 90% delle attività commerciali e il valore delle case si ridusse del 70% e li abbiamo continuati a subire alla Stazione Tiburtina dove la tendopoli abusiva era diventata la meta e il rifugio di criminali di ogni tipo in fuga da controlli".

"Confidiamo - continua il Comitato - che la Questura non si fermi allo sgombero ma che blocchi una volta per tutte i vertici dell'organizzazione diventati oggi star televisive e che revochi anche tutti gli incarichi che Baobab ha proprio negli uffici immigrazione del ministero degli Interni". "Il nostro timore da residenti è che anche questa volta l'unico effetto dello sgombero sia lo spostamento dell'accampamento ad altro angolo della Stazione. La cosa non ci stupirebbe più di tanto vista la capacità di adattamento di Baobab e le ingenti risorse economiche che pubbliche amministrazioni quali la Regione Lazio mette a disposizione per le loro attività'', conclude il Comitato.

Caso Desirée, cade accusa omicidio per due arrestati

Il Tribunale del Riesame ha fatto cadere l’accusa di omicidio per due degli arrestati per la morte Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina, trovata morta nella notte tra il 18 e il 19 ottobre in un casolare abbandonato nel quartiere di San Lorenzo a Roma.

Si tratta di Chima A., il 47enne nigeriano, e di Brian M., 43 anni senegalese. Per i due, che restano comunque in carcere, cade anche l’accusa di violenza sessuale di gruppo in abuso sessuale su minore mentre resta quella per spaccio. Mercoledì 14 è intanto fissata l'udienza del Riesame per Mamadou G., il terzo africano arrestato a Roma: a questo punto anche per lui potrebbe cadere l’accusa di omicidio.

IL LEGALE - "Sono contenta per il mio assistito nella cui innocenza, alla luce delle indagini svolte, ho sempre creduto - afferma il difensore di Alinno C., l'avvocato Pina Tenga -. Mi dispiace - aggiunge - perché indagini condotte in tal modo rischiano di non rendere giustizia a quella povera ragazza".

«Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà»

ROMA. Suona forte e chiaro l'allarme della Cei sulla manovra: "Se si sbagliano i conti non c’è una banca di riserva che ci salverà" dice il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, nel suo intervento in apertura dell'Assemblea generale. "I danni contribuiscono a far defluire i nostri capitali verso altri Paesi - avverte - e colpiscono ancora una volta e soprattutto le famiglie, i piccoli risparmiatori e chi fa impresa".

I vescovi non risparmiano poi un monito sul tema migranti: "Stiamo attenti a non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive - sottolinea Bassetti - che trovano nel migrante il capro espiatorio e nella chiusura un’improbabile quanto ingiusta scorciatoia"."La risposta a quanto stiamo vivendo - continua il presidente della Cei - passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà". "Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici - osserva ancora - non c’è un’Italia di riserva". Bassetti ribadisce infine la necessità di una legge per 'i nuovi italiani': "Torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza" sottolinea.

"La risposta a quanto stiamo vivendo - continua il presidente della Cei - passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà". "Stiamo attenti, dicevo: se l’Italia rinnega la sua storia e soprattutto i suoi valori civili e democratici - osserva ancora - non c’è un’Italia di riserva". Bassetti ribadisce infine la necessità di una legge per 'i nuovi italiani': "Torniamo a chiedere un ripensamento della legge di cittadinanza" sottolinea.

Quindici anni fa la strage di Nassiriya: l’Italia non dimentica

ROMA. Sono passati 15 anni da Nassiriya, attentato più sanguinoso nella lunga catena di lutti che caratterizzò l'operazione 'Antica Babilonia' in Iraq. Sono le 10.40 (le 8.40 in Italia) del 12 novembre 2003 quando un camion sfonda la recinzione della sede della missione Msu (Multinational Specialized Unit) dei carabinieri a Nassiriya, aprendo un varco ad un'autobomba che esplode subito dopo. Muoiono 12 militari dell'Arma, cinque militari dell'Esercito e due civili, oltre a 9 iracheni. I feriti italiani sono 18. La base Maestrale è ridotta a uno scheletro di cemento. Dove c'era l'autobomba non rimane che un cratere profondo otto metri. Il fumo e il silenzio seguono l’esplosione, poi le urla, le sirene delle ambulanze. In poco tempo si inizia a comprendere l’accaduto: un'auto imbottita di esplosivo si è lanciata contro le palazzine degli italiani, all’ingresso dell’area una sparatoria, il tentativo di fermare la vettura, poi l’esplosione. I funerali di Stato si tennero a Roma il 18 novembre. Vi parteciparono le più alte cariche dello Stato, i familiari delle vittime, e una grandissima folla. In occasione dell'anniversario della strage si celebra la “Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace”.

"Rivolgo il mio deferente omaggio a tutti coloro che hanno sacrificato la vita, al servizio dell'Italia e della comunità internazionale", scrive il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sottolinea: "Quindici anni or sono il barbaro attentato di Nassiriya stroncò la vita a diciannove italiani, unitamente ai colleghi iracheni, nell'attentato più grave subito dai nostri contingenti schierati nelle missioni di pacificazione, condotte in tante aree di crisi e contro il terrorismo transnazionale". "I militari e civili che, a rischio della propria incolumità, fronteggiano molteplici e diversificate minacce in tante travagliate regioni del mondo, sono l'espressione - sottolinea il capo dello Stato nel messaggio inviato al ministro della Difesa, Elisabetta Trenta - di un impegno della comunità internazionale che vede il nostro Paese credere fermamente nella necessità di uno sforzo unitario per la sicurezza e la stabilità, per l'affermazione dei diritti dell'uomo". "Soltanto una intensa collaborazione tra i popoli - conclude Mattarella - può aiutarci a sconfiggere le tenebre della violenza e a offrire un futuro all'umanità. Con questi sentimenti, rinnovo la vicinanza ai familiari di ciascuno e partecipo al loro dolore".

Morte Marianna Pepe, due indagati

Ci sono due persone indagate per la morte di Marianna Pepe, l'ex campionessa italiana di tiro a segno trovata senza vita a Muggia, in provincia di Trieste. Secondo le prime ricostruzioni, la caporalmaggiore dell'Esercito sarebbe stata picchiata dall'ex compagno, con cui aveva recentemente chiuso una difficile relazione. Dopo l'episodio di violenza, la Pepe avrebbe chiesto ospitalità a un amico, insieme al figlio di cinque anni.

Lì la vittima avrebbe assunto un mix di cocaina, farmaci e alcolici che sarebbe risultato letale. L'autopsia, fissata per martedì, farà chiarezza sulle cause del decesso. Marianna Pepe si era anche rivolta a un Gruppo di operatrici antiviolenza per chiedere un aiuto dai comportamenti dell'ex compagno

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici