Martedì 21 Novembre 2017 - 8:15

Migranti, Gentiloni: «Italia unico Paese europeo con politica decente»

L'Africa per l'Italia si trova "in una posizione strategica e, diciamolo l'Italia è l'unico Paese che ha una politica sui temi migratori decente nell'Europa di oggi". Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parlando al meeting del Cuamm, 'Medici per l'Africa'. «Quando - aggiunge - Juncker dice che l'Italia ha salvato l'onore dell'Europa sul tema noi siamo orgogliosi. Noi - continua - non alziamo i muri, non chiudiamo i porti, e lavoriamo per sottrarre i flussi ai criminali».

In meno di anno, l'ultimo progetto sulle mamme e sui bambini del Cuamm Medici con l'Africa ha permesso di assistere in sette Paesi africani oltre 55.200 parti, 2.410 bambini malnutriti gravi e 17.167 malnutriti cronici. Per fare il punto sull'esperienza del primo anno di 'Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni', la prima Ong italiana in campo sanitario ha chiamato a raccolta 1.800 persone, tra società civile e ospiti istituzionali. "Grazie, semplicemente, per quello che fate: il vostro esempio fa bene all'Italia", ha detto il presidente del Consiglio, alla platea di cittadini impegnati, tra medici rientrati, associati di ong, gruppi d'appoggio a livello locale, donatori, volontari e semplici sostenitori. L'appuntamento al Teatro della Luna è stato una sorta di assemblea collettiva per fare il bilancio del progetto lanciato lo scorso anno, il 5 novembre, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L'obiettivo del programma, da 15 milioni di euro, è quello di raddoppiare i parti assistiti all'anno nei prossimo cinque anni. Partito da quattro paesi, si è esteso a dieci ospedali e a sette stati africani: i fondi raccolti permetteranno di garantire a 320mila mamme il diritto al parto assistito e l'assistenza nutrizionale per i loro figli nei primi due anni di vita in Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda. I medici impegnati in Africa hanno raccontato di persona l'emergenza fame in Sud Sudan o, ad esempio, la lenta 'ripartenza' della Sierra Leone dopo l'epidemia di Ebola. "Bisogna fare di più e meglio con l'Africa, con più coraggio e più determinazione", ha esortato il direttore del Cuamm, don Dante Carraro. La percezione di molti, infatti, è che la situazione nel Continente sia in molti casi peggiorata o, per dirla con le parole di Gentiloni, che l'Africa "sia di nuovo in bilico". 

Roberto Spada: «Sono stato provocato»

ROMA. “Sono stato provocato”. Così Roberto Spada nel corso dell’interrogatorio davanti al gip che si è svolto questa mattina nel carcere di Regina Coeli. Spada, accusato di lesioni e violenza privata aggravate dal metodo mafioso e dai futili motivi per l’aggressione alla troupe della trasmissione ‘Nemo’, ha risposto alle domande del gip ammettendo i fatti.

Il gip Anna Maria Fattori si è riservata di decidere sulla convalida del fermo e sull’eventuale emissione di una misura cautelare. Il gip ha ora 48 per decidere, I pm della Dda, Giovanni Musarò e Ilaria Calò, presenti all’atto istruttorio, hanno lasciato fa il carcere di Regina Coeli.

 

A Spada, fermato giovedi’ pomeriggio dai carabinieri, vengono contestate le accuse di lesioni e violenza privata aggravate dal metodo mafioso e dai futili motivi.

Morto per uno scambio di provette: quattro medici a giudizio a Belluno

BELLUNO. Una morte incredibile quella del bellunese Alberto Giacobbi, 76 anni, deceduto per uno scambio di provette per un caso di omonimia. Ora sul banco degli imputati, nel processo in corso a Belluno, ci sono 4 medici dell’ospedale di Pieve del Cadore, accusati di omicidio colposo. Il caso avvenne il 9 maggio 2014 nel reparto di Medicina. Giacobbi morì quasi un mese dopo il ricovero per una lombosciatalgia. Le condizioni del paziente si aggravarono, perché, come riferito dalla figlia di Giacobbi, "per un'omonimia, la terapia anticoagulante era troppo leggera perché era stata calibrata su una persona che aveva un problema più lieve". Dichiarazioni che troverebbero conferma da parte del dirigente medico dell'Usl 1, Raffaele Zanella, il quale in aula ha riferito che un medico gli disse "che c'era stato uno scambio di prelievi" e che per questo aveva "ritenuto di procedere alla segnalazione all'autorità giudiziaria, chiamando i carabinieri".

Tari sbagliata, pronta una pioggia di ricorsi

ROMA. Sono attesi per la settimana prossima i chiarimenti del Tesoro sulle modalità per il corretto calcolo della Tari. "Non siamo ancora in grado di dire se il caso Tari sia generalizzato", dice all'Adnkronos il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta.

Intanto si preannunciano valanghe di ricorsi da parte dei contribuenti vittime del pluriennale gonfiamento (fino al doppio) della tassa sui rifiuti fatto da alcuni Comuni, con il rischio di mandare in default gli enti locali 'rei' dell'errore di conteggio.

 

"Il dipartimento finanze del ministero dell'Economia emanerà in tempi molto brevi un documento di chiarimento sulle modalità di corretta applicazione della Tari" fanno sapere fonti Mef, sottolineando che "sono già previste modalità per chiedere i rimborsi qualora un Comune non applichi la tassa in maniera corretta".

"La prossima settimana faremo una risoluzione, uno schema interpretativo", annuncia Baretta. "Non siamo ancora in grado di dire se il caso Tari sia generalizzato - dice - forse no, è possibile che non sia così esteso come si paventa" ma "al momento non abbiamo idea della dimensione della questione". "Spetta ai Comuni, laddove vengono verificati gli errori, intervenire, noi offriamo uno schema interpretativo con i criteri da applicare", prosegue il sottosegretario, osservando che amministrativamente i "comuni sono perfettamente in grado di gestire la questione".

Quanto a rischi per i bilanci in caso di valanghe di richieste di rimborso, infine Baretta osserva, "dipenderà dalla dimensione del problema, la cui entità è tutta da vedere, sarà responsabilità dei Comuni verificare, ma potrebbe non essere così esteso come sembra".

La questione è quella dell'errore commesso dalle amministrazioni comunali derivante dal conteggio sbagliato della quota variabile del tributo e che ha comportato prelievi decisamente superiori al dovuto, anche il doppio in alcuni casi.

Le associazioni dei consumatori dal canto loro prevedono già raffiche di cause risarcitorie che potrebbero mandare in rosso i conti, già di per sé non brillanti, di molte amministrazioni locali. Già da lunedì il Codacons si farà promotore di una azione risarcitoria collettiva contro i comuni che hanno riscosso somme illecite. "Una valanga di cause patrocinate dal Codacons sta per abbattersi sui comuni, che saranno chiamati non solo a restituire il maltolto, ma anche a pagare gli interessi di legge e le spese nei confronti dei cittadini che agiranno attraverso la nostra associazione - spiega il presidente Carlo Rienzi - Intanto presenteremo un esposto alle Procure della Repubblica affinché indaghino per il reato di truffa e appropriazione indebita, chiedendo al tempo stesso il sequestro cautelare delle somme incamerate dai Comuni negli ultimi 5 anni attraverso la Tari".

Da lunedì inoltre un forum telefono messo a disposizione dal Codacons fornirà info e istruzioni agli utenti su come verificare eventuali errori sulle bolletta Tari e avviare le pratiche per la restituzione.

A portare alla luce il caos della Tari è stata l'interrogazione parlamentare di un deputato di M5S a seguito della quale il sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta ha risposto confermando che c'è stata un'errata comprensione della legge di primo livello, secondo la quale la Tari, per la parte variabile, va applicata soltanto all'abitazione e non anche alle pertinenze, cosa che molti comuni non hanno fatto.

Intanto la Lega ha presentato un emendamento alla Legge di Bilancio per calcolo corretto Tari. Ad annunciarlo sono i senatori della Lega Paolo Arrigoni e Silvana Comaroli, firmatari dell'emendamento. "I cittadini italiani sono già pesantemente tartassati da imposte di ogni genere e vorremmo che almeno i calcoli fossero eseguiti nella giusta maniera", dicono. "L'emendamento presentato -spiegano i parlamentari della Lega- è volto proprio ad eliminare ogni possibile errore per un'applicazione corretta della tassa sui rifiuti e impone che il calcolo della quota variabile sia applicato solo una volta per le abitazioni con pertinenze. Non più volte come invece è accaduto in molti comuni superficiali. Ci auguriamo che il governo, almeno questa volta, non faccia orecchia da mercante e prenda in considerazione la nostra proposta. Non è accettabile che i cittadini siano sempre penalizzati da errori amministrativi e mala gestione".

Roma capitale anche della povertà

ROMA. "Se l’Italia, soprattutto l’universo giovanile, ha accusato perduranti ferite a causa della lunga crisi, Roma è anche in questo 'capitale'. La sua ricchezza collettiva appare in caduta progressiva". È quanto si osserva nel rapporto della Caritas di Roma 'La povertà a Roma: un punto di vista.

Un volume di 240 pagine che affronta attraverso dati e testimonianze alcune tra le maggiori emergenze sociali della Capitale approfondendo diverse dimensioni: 'Povertà socio-economica', 'Integrazione', 'Salute, dipendenze, disabilità' ed 'Educazione e cittadinanza'.

Dallo studio emerge "un malessere della città sempre più palpabile. La mappa del disagio sociale nei vari Municipi mostra concretamente come il disagio dalle periferie si sia esteso anche al Centro della città - rileva la Caritas - Si rileva che, accanto alla povertà più tradizionale e visibile, in particolare quella dei senza dimora, emerge una classe di nuovi poveri che pagano un affitto, che lavorano o hanno lavorato e che però non hanno di che vivere". "La povertà può assumere anche sembianze imprevedibili - si sottolinea nel rapporto - forme di vero e proprio barbonismo domestico, cioè persone che si riducono in abbandono totale pur essendo proprietari di una casa".

Dal rapporto emerge inoltre che oltre il 45% degli utenti dei centri di ascolto Caritas sono italiani. A Roma quasi il 22% della popolazione è composto da anziani, in alcuni municipi questi superano il 43%. Un terzo degli ultrasessantacinquenni di Roma è a rischio povertà. In base al rapporto crescono i comportamenti della disperazione e con essi gli esercizi commerciali legati al gioco d'azzardo e ai ''compro oro''.

Le persone senza dimora censite sono 7.500, ma stime attendibili parlano di 14-16mila. In 10 anni, si osserva nel rapporto della Caritas di Roma, il tasso di disoccupazione a Roma è passato da 7,2 % al 9, 8%. La disoccupazione giovanile è al 40,2 % (15-24 anni). Nell'edilizia la crisi ha cancellato 35.000 posti di lavoro. Si stimano 308mila lavoratori irregolari nel terziario. I Neet, giovani che non studiano né lavorano, a Roma sono il 22,5% nella fascia 15-29 anni.

Nella Capitale sono oltre 130.000 gli alloggi sfitti. L'emergenza casa, si osserva nel rapporto, coinvolge più di 30mila famiglie, tra queste 5mila persone vivono in case occupate abusivamente. Manca un'offerta abitativa in affitto a prezzi accessibili. La quota degli alloggi in affitto sociale è il 4,3 % a fronte di media europea del 13,7%. A Roma vi è stato uno sfratto per morosità ogni 279 abitanti (media nazionale uno ogni 419 abitanti). Nel 2016 sono state sfrattate con l'intervento della forza pubblica 3.215 famiglie.

Lo studio è stato presentato questa mattina nel corso dell'assemblea di inizio anno dei volontari della Caritas di Roma e delle parrocchie con l'arcivescovo Angelo De Donatis, vicario di Papa Francesco per la Diocesi di Roma, che si è svolta presso la Pontificia Università Lateranense.

Omicidio Cutuli, pm chiede 30 anni per i due afghani

ROMA. La condanna a 30 anni di carcere è stata chiesta dalla Procura di Roma per i due afghani imputati nel processo davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma per l’omicidio della giornalista Maria Grazia Cutuli, l'inviata del Corriere della Sera assassinata il 19 novembre 2001 in Afghanistan assieme ad altri tre reporter. Gli imputati sono Mamur e Zar Jan. Entrambi, gia’ condannati in Afghanistan a 16 e 18 anni di carcere, sono attualmente detenuti.

“Siamo arrivati - ha detto il pm Nadia Plastina nella requisitoria - a ridosso del sedicesimo anniversario dalla morte della nostra connazionale Maria Grazia Cutuli. C’e’ stata sin dall’inizio una volontà chiara dello Stato italiano di procedere all’individuazione degli autori di un fatto cosi’ grave, c’e’ un desiderio di giustizia della famiglia e dello Stato per questa valorosa giornalista. Al di la’ di ogni ragionevole dubbio - ha detto il pm riferendosi agli imputati - sono da considerare i responsabili di un fatto compiuto con ferocia, violenza e barbarie”.

Il Papa vieta la vendita di sigarette in Vaticano: «Fanno male»

CITTA' DEL VATICANO. Papa Francesco "ha deciso che il Vaticano terminera' la vendita di sigarette ai propri dipendenti a partire dal 2018. Il motivo e' molto semplice: la Santa Sede non puo' contribuire ad un esercizio che danneggia chiaramente la salute delle persone". Lo riferisce il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke.«Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' - ricorda Greg Burke - ogni anno il fumo e' la causa di oltre sette milioni di morti in tutto il mondo. Nonostante le sigarette vendute ai dipendenti e pensionati del Vaticano ad un prezzo scontato siano fonte di reddito per la Santa Sede, nessun profitto puo' essere legittimo - sottolinea il direttore della sala stampa vaticana riportando la volonta' del Papa - se mette a rischio la vita delle persone».

Aggressione a cronista, fermato Spada

ROMA,. Roberto Spada e' stato fermato nel pomeriggio dai carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Ostia su disposizione della procura di Roma in relazione all'aggressione del giornalista Rai. 

Spada è stato posto in stato di fermo poco prima delle 17 con l’accusa di violenza privata, aggravata dal metodo mafioso in seguito all’aggressione di martedì contro la troupe della Rai. I carabinieri si sono recati a casa sua nel quartiere Nuova Ostia e lo hanno portato in caserma. Non è contestata al momento l’accusa di lesioni, il reato per il quale è stato inizialmente aperto il fascicolo di indagine affidato ai pm della Direzione distrettuale antimafia della procura, Ilaria Calò e Giovanni Musarò

Consob attacca Bankitalia: è scontro sulle banche venete

ROMA. Si infiamma il caso banche: la Commissione d'inchiesta si trasforma in 'ring'. Da una parte la Banca d'Italia, dall'altra la Consob. Entrambe tornano infatti in Commissione dopo gli interventi della scorsa settimana per fornire maggiori chiarimenti su alcuni punti, prima singolarmente e poi uno contro l'altro in una sorta di confronto all'americana.

A sferrare il primo colpo è la Consob. Nel corso dell'audizione, il direttore generale Angelo Apponi ha rivelato che "nel 2013, in prossimità dell'aumento di capitale di Veneto Banca, la Banca d'Italia inviò una lettera alla Consob in cui si segnalava che l'operazione sarebbe stata 'strumentale al perseguimento degli obiettivi del piano' dell'Istituto di credito e 'non escludeva eventuali acquisizioni che avessero avuto determinate caratteristiche'".

Secondo la Consob, Bankitalia, che si dovrebbe occupare della stabilità delle banche, non segnalò alcun "problema di sofferenza''. E anzi - ha sottolineato Apponi - indicò che l'operazione era "strumentale a obiettivi previsti dal piano per effettuare eventuali acquisizioni coerenti con il modello strategico della banca salvaguardando liquidità e solidità".

BPVI - Il direttore generale della Consob affronta poi l''affaire' Banca Popolare di Vicenza. E anche in questo il colpo è diretto: a seguito dell'ispezione effettuata da Bankitalia nel 2007, "la Consob - ha riferito - non ha ricevuto alcuna informazione sul prezzo delle azioni". Al termine dell'ispezione, spiega, "ci è stata trasmessa unicamente la parte che riguardava l'operatività in derivati otc e discuteva delle condizioni in cui veniva fatta operatività dei derivati nei confronti di alcuni operatori professionali''.

Inoltre, afferma il direttore generale Consob, i dati forniti dalle banche venete ''erano falsi''. Il sistema della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, ha spiegato Apponi, ''è basato su analisi di tipo statistico''. Di conseguenza ''mi sembra chiaro che se elaboriamo dati forniti dagli intermediari, la vigilanza può trovare un ostacolo nel momento in cui vengono comunicati dei dati fasulli''. E ha precisato: ''Chi diffonde dati falsi risponderà delle proprie azioni''.

La replica di Bankitalia - "Non abbiamo mandato le informazioni alla Consob perché ipotizzavamo che i problemi fossero procedurali, risolvibili e affrontabili da parte nostra", ha detto il capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, sul caso della Banca popolare di Vicenza, aggiungendo: "Pensavamo che i problemi fossero non solo di nostra competenza ma alla nostra portata".

Inoltre a metà 2014 Bankitalia ha trasmesso a Consob informazioni "sulla rischiosità patrimoniale" e sulle criticità di governance di Veneto Banca, puntualizza Barbagallo aggiungendo che in quella comunicazione "si fa riferimento di nuovo alla lettera del novembre del 2013 che comprende anche il tema del prezzo". In sostanza, ribadisce, su Veneto Banca sono state trasmesse "le informazioni che avevamo e anche un richiamo al prezzo nel 2014".

In ogni caso, "se Consob riteneva di non avere i mezzi per fare la verifica poteva chiedere a noi e non lo ha fatto", ha sottolineato Barbagallo, sul caso della determinazione del prezzo per l'aumento di capitale di Veneto Banca. Anche "in ambito comitato tecnico poteva chiedere queste valutazioni - continua - se non avesse avuto mezzi poteva dirci che non li aveva e avremmo ispezionato noi". Dal nostro punto di vista, sottolinea ancora il responsabile di Palazzo Koch, "i contenuti del documento ispettivo del 2013 era più che sufficiente a fare scattare un warning, poi se l'Autorità non agisce... magari in ambito comitati tecnici c'è stato uno scambio ma io non siedo nei comitati tecnici".

De Raho nuovo procuratore nazionale antimafia

ROMA. È Federico Cafiero de Raho il nuovo procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Il plenum del Csm lo ha nominato all’unanimità. Cafiero, fino ad oggi capo della Procura di Reggio Calabria, passerà alla guida della Direzione nazionale antimafia quando Franco Roberti, il 16 novembre, lascerà l’incarico per andare in pensione. Quello di Cafiero era l’unico nome proposto al plenum per questo direttivo, dopo la decisione del pg di Palermo, Roberto Scarpinato, di ritirare la sua candidatura, proprio per permettere una «larga legittimazione» del nuovo procuratore con il voto in plenum.
Nato a Napoli, 65 anni, Cafiero de Raho è magistrato da 39 anni: nel corso della sua carriera ha svolto sempre funzioni requirenti, prima come pm a Milano (dal 1979 al 1984), poi a Napoli, dove nel 2006 è stato promosso procuratore aggiunto, per poi passare, nell’aprile 2013, a capo della Procura di Reggio Calabria, incarico ricoperto fino a oggi. Lo scorso luglio è stato in corsa per la poltrona più alta della Procura di Napoli, incarico per cui gli venne preferito dal Csm Giovanni Melillo, fino a qualche mese prima capo di gabinetto del Guardasigilli Orlando. Negli anni trascorsi in servizio a Milano, Cafiero de Raho si è occupato di inchieste sul traffico di droga, contrabbando e bancarotta fraudolenta. Passato poi alla Procura partenopea, il magistrato ha fatto parte della Direzione distrettuale antimafia fin dalla sua istituzione, rimanendovi per 8 anni e dedicandosi in particolare alle indagini sul clan dei Casalesi: sua la requisitoria al processo “Spartacus”, considerata, in un parere del 2007 del Consiglio giudiziario di Napoli, «uno dei momenti più importanti della lotta dello Stato alla camorra». Anche a Reggio Calabria, si legge nella delibera approvata dal plenum, de Raho ha ottenuto successi nel contrasto alla ’ndrangheta: in particolare, si ricorda che «nel 2015 sono stati acquisiti 13 collaboratori di giustizia e 2 testimoni per i quali sono state avanzate proposte di misure di protezione, il che rappresenta una grande evoluzione in un territorio governato dall’omertà». 
I COMMENTI. Cafiero de Raho, ha sottolineato in plenum il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini dopo la nomina, è «un magistrato di assoluta competenza e straordinaria esperienza. Egli ha dimostrato straordinarie doti investigative insieme con una non comune capacità organizzativa dimostrata sul campo, prima nel contrasto alle organizzazioni camorristiche campane quale Procuratore Aggiunto di Napoli e, poi, negli ultimi anni, quale Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Con questa nomina - ha proseguito Legnini - il Consiglio superiore dimostra di saper individuare il magistrato più adatto e meritevole, in tempi congrui e con capacità di svolgere un’istruttoria accurata ed efficace». Il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio e il procuratore generale Pasquale Ciccolo  hanno voluto sottolineare il lavoro svolto in questi anni da Franco Roberti. «Roberti - ha detto Canzio - ha onorato la sua funzione e un augurio va ora a un grande magistrato come Federico Cafiero de Raho». Del ruolo «significativo» che il nuovo procuratore avrà anche nell’ambito Ue ha parlato il togato di Unicost Francesco Cananzi, «soprattutto rispetto alla creazione della Procura europea». Commosso il togato di Area Antonello Ardituro, che per anni ha lavorato fianco a fianco con de Raho alla Procura di Napoli: «l’impegno di magistrati come lui non sta nelle carte o nei numeri - ha detto - ma nelle storie e nelle persone. La scelta del Csm è una scelta che premia il merito, l’impegno anche sociale, di Cafiero. Il fatto che sia stato scelto il capo della Procura di Reggio è anche un segnale chiaro di impegno per combattere la ’ndrangheta, che oggi è la mafia più pericolosa». I risultati ottenuti da Cafiero contro la ’ndrangheta «sono stati importantissimi», ha rilevato anche il togato di Unicost, Luca Palamara. La Dna, con de Raho, «è in buone mani», ha dichiarato il togato Piergiorgio Morosini (Area), che in Commissione aveva votato per Scarpinato. La presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi, ha elogiato e ringraziato Roberti per il suo grande lavoro svolto e rivolto gli auguri della Commissione al neo procuratore Antimafia. A De Raho i complimenti e gli auguri anche del sindaco di Napoli de Magistris: «È un magistrato coraggioso, un uomo corretto ed onesto con una grandissima competenza e professionalità ed un altissimo senso del dovere e di abnegazione verso la missione di magistrato».

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