Lunedì 11 Dicembre 2017 - 21:35

Omicidio benzinaio: «L'ho ucciso io, il pieno era troppo caro»

PALERMO. Svolta inattesa nelle indagini sull'omicidio del benzinaio Nicola Lombardo di 44 anni, ucciso sabato pomeriggio in piazza Lolli a Palermo. Nella notte un ex muratore, oggi pensionato, di 63 anni, Mario Di Fiore avrebbe confessato il delitto, spiegando agli investigatori di avere ucciso la vittima perché «il pieno era troppo caro». Per Di Fiore è scattato subito il fermo disposto dal Procuratore Franco Lo Voi e dal pm Ennio Petrigni, che hanno coordinato l'inchiesta.

Già ieri mattina, il Procuratore aggiunto Leonardo Agueci aveva anticipato all'Adnkronos che la pista mafiosa «era esclusa» e che le indagini erano indirizzate verso altre ipotesi. E così è stato. In tarda serata, il pensionato è crollato, quasi in lacrime, ammettendo al nuovo dirigente della Squadra mobile Rodolfo Ruperti e al pm Ennio Petrigni di avere ucciso il benzinaio colpendolo con diversi proiettili sparati con la sua arma, una pistola calibro 7.65. All'indagato, in carcere per omicidio, vengono contestati anche i futili motivi.

Arezzo, va a fuoco la casa: muore una 21enne

AREZZO. Una ventunenne morta e il fratello in salvo per essersi gettato dalla finestra. È il bilancio del rogo divampato questa mattina a Gragnano di Sansepolcro, in provincia di Arezzo. L'incendio è divampato stamani verso le 7 in una vecchia abitazione davanti alla chiesa e sarebbe scoppiato nelle camere da letto della casa. Veronica Sestini, 21 anni, è morta nel suo letto nella camera invasa dal fuoco e dal fumo. Il fratello di 15 anni è riuscito a mettersi in salvo gettandosi dalla finestra; nella caduta si è fratturato un polso ed è stato trasferito con un'ambulanza del 118 all'ospedale San Donato di Arezzo. In salvo altre quattro persone, tra cui il padre dei due figli. Il padre della giovane, che si è salvato dal rogo, è sotto choc. La madre al momento dell'incendio non era a casa perchè aveva già raggiunto il luogo del lavoro.

Maturità, mezzo milione alla prova del "quizzone"

ROMA. Dopo le prime due prove, oggi ultima prova scritta degli esami di maturità prima degli orali. Circa 500mila studenti sono alle prese con il "quizzone": si tratta di un test multidisciplinare preparato dalle singole commissioni d'esame, sulla base delle materie studiate nel corso dell'anno scolastico. Le materie testate non saranno più di 5 e i ragazzi dovranno svolgere un elaborato sintetico o rispondere a quesiti a risposta singola o multipla. Il regolamento vuole che le materie scelte siano svelate solo al momento dell'inizio della prova, che avrà come durata circa tre ore.

È morta l'attrice Laura Antonelli

E' morta a 74 anni, a Ladispoli, in provincia di Roma, l'attrice Laura Antonelli. L'artista, arrivata al successo negli anni Settanta e Ottanta, è stata rinvenuta priva di vita nel suo appartamento di Ladispoli.

È morta l'attrice Laura Antonelli

E' morta a 74 anni, a Ladispoli, in provincia di Roma, l'attrice Laura Antonelli. L'artista, arrivata al successo negli anni Settanta e Ottanta, è stata rinvenuta priva di vita nel suo appartamento di Ladispoli.

Uno su 10 rinuncia alle cure, colpa di costi
e attese

ROMA. Assistenza sanitaria a rischio, in molte regioni (soprattutto al Sud). Le carenze dei servizi a disposizione dei cittadini, sommati ai costi, costringono un paziente su 10 a rinunciare alle cure, con una quota doppia nel Mezzogiorno rispetto al Nord. È la radiografia del sistema sanitario nazionale, contenuta nell'ultimo rapporto dell'Istat. Nel capitolo dedicato agli approfondimenti si sottolinea che il processo di rientro dal debito, cui hanno dovuto far fronte numerose regioni, associato alla difficile congiuntura economica, «ha avuto come conseguenza una riduzione dell’equità nell’accesso alle cure cui si ispira il nostro Ssn».

 

Il confronto tra Nord e Sud, nella distribuzione del finanziamento, e la molto più variegata geografia della salute «mette in luce lo squilibrio tra i bisogni potenziali di assistenza sanitaria e i criteri allocativi delle risorse adottati», osserva l'Istat. Nelle regioni del Mezzogiorno la quota pro capite di finanziamento non raggiunge i 1.900 euro, con il minimo di 1.755 in Campania, mentre in altre aree del Paese supera i duemila euro.

 

I valori massimi, superiori ai 2.300 euro, si rilevano in Valle d’Aosta, Bolzano e Trento, dove sono anche più elevate le dotazioni medie di personale sanitario a fronte di prevalenze nettamente più basse di popolazione in cattive condizioni di salute. La situazione è ''critica'' nelle Regioni che devono far fronte a piani di rientro, che hanno bassi livelli di dotazione di personale sanitario e ricevono un finanziamento inferiore a quello correlato al bisogno (1.810 euro per abitante in Puglia, 1.890 nelle Marche e 1.915 in Sardegna).

La consistenza del personale sanitario e l’ammontare dei finanziamenti pubblici rappresentano elementi importanti di valutazione ma, «in un quadro così complesso e articolato», secondo l'Istat è essenziale misurare l’offerta di servizi sanitari anche in termini di qualità percepita dai cittadini e di accessibilità dell’assistenza. La maggioranza della popolazione adulta (60,8 per cento) ha valutato positivamente il servizio sanitario pubblico, con l’attribuzione di punteggi che variano tra 6 e 10, valutazione stabile rispetto al 2005.

Tuttavia, il giudizio complessivo nasconde diseguaglianze territoriali, che si sono accentuate rispetto a 10 anni fa. Nel Nord aumenta la quota dei cittadini che ritiene molto soddisfacente l’attività del servizio sanitario pubblico: quasi il 30 per cento si dichiara molto soddisfatto (con punteggi da 8 a 10). Al Sud la quota non raggiunge il dieci per cento. Nel tempo i giudizi si sono polarizzati, con l’aumento complessivo dei molto sod- disfatti al Nord e dei molto insoddisfatti, soprattutto nel Sud, dove quasi una persona su tre esprime un giudizio negativo (con punteggi da 1 a 4).

Nel Lazio, una delle regioni con un piano di rientro particolarmente oneroso, si registra un netto incremento della quota di insoddisfatti, pari a 8 punti percentuali. A parità di caratteristiche sociali e demografiche e delle principali determinanti socio-economiche, si confermano i forti squilibri nella geografia della soddisfazione. L’opportunità di avere un elevato livello di soddisfazione rispetto alla Toscana (presa a riferimento perché simile alla media nazionale) è oltre quattro volte superiore a Bolzano e a Trento e tre volte in Valle d’Aosta; si dimezza in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno e nel Lazio.

L’analisi per Azienda sanitaria locale (Asl) consente di valutare nel dettaglio l’elevata eterogeneità territoriale. In alcune Asl, ad esempio quelle di Bolzano e Trento, la quota dei molto soddisfatti rappresenta la maggioranza della popolazione adulta (rispettivamente 54,2 e 51,6 per cento), mentre le più basse percentuali si rilevano in alcune Asl della Campania (2,3 per cento) o della Calabria (circa tre per cento). Le regioni con la maggiore eterogeneità interna sono il Piemonte, dove la quota dei molto soddisfatti varia nelle 13 Asl dal 14,7 al 43,6 per cento, e la Toscana, dove varia dall’8,7 al 32,3 per cento.

Il livello di soddisfazione migliora sensibilmente quando la valutazione riguarda prestazioni sanitarie cui si è fatto ricorso nell’ambito del Ssn. Il 71,5 per cento di chi ha fruito di una visita o un accertamento di tipo specialistico ha espresso un giudizio di eccellenza sulla qualità complessiva dell’ultima prestazione, con punteggi tra 8 e 10. La stima fa riferimento a un consistente gruppo di popolazione: le persone che hanno fatto ricorso, nel 2013, a visite mediche specialistiche (escluse quelle odontoiatriche) o accertamenti diagnostici specialistici a carico del Ssn sono circa 25 milioni, il 41,2 per cento della popolazione.

Le differenze territoriali del livello di soddisfazione sono meno pronunciate rispetto a quelle per il giudizio complessivo sul Ssn, soprattutto per effetto di valori più alti nel Mezzogiorno. Infatti, anche nelle regioni che si collocano nella parte più bassa della graduatoria (Molise, Campania, Calabria), la maggioranza di coloro che si sono sottoposti a una visita o un accertamento specialistico a carico del servizio sanitario pubblico assegna un punteggio che varia da 8 a 10. Nonostante ciò, resta evidente la distanza del Nord dalle regioni del Mezzogiorno e da alcune del Centro.

Si è più spesso molto soddisfatti delle visite o degli accertamenti specialistici a Trento (con un rischio relativo quasi doppio rispetto alla Sardegna presa come riferimento), a Bolzano, in Emilia-Romagna e Lombardia, mentre livelli più bassi si osservano nelle regioni del Mezzogiorno ma anche in gran parte del Centro. Il fenomeno della rinuncia a prestazioni sanitarie è un importante indicatore di qualità dell’offerta: il 9,5 per cento della popolazione non ha potuto fruire di prestazioni che dovrebbero essere garantite dal servizio sanitario per motivi economici o per carenze delle strutture di offerta (tempi di attesa troppo lunghi, difficoltà a raggiungere la struttura oppure orari scomodi).

Le fragilità si concentrano, ancora una volta, su alcuni soggetti e su specifiche aree. Nel Nord-ovest si registra la quota più bassa (6,2 per cento) di rinuncia per motivi economici o carenza dell’offerta, mentre nel Mezzogiorno la quota è più che doppia (13,2 per cento). Tuttavia lo svantaggio per chi ha una condizione economica meno favorevole è maggiore nel Nord. Osservando le differenze regionali, sommate ai fattori che hanno un impatto sul fenomeno, emerge una netta separazione tra Centro-nord e Mezzogiorno a svantaggio di quest’ultimo. Fa eccezione il Lazio, che presenta un rischio del 60 per cento superiore alla regione di riferimento. Il rischio più basso di rinuncia si rileva nelle Province autonome di Trento e Bolzano, in Valle d’Aosta e in Lombardia.

Tra le Asl ci sono forti distanze: si passa dal 21,7 per cento di rinunce in una Asl della Sardegna al 2,6 per cento nella Asl di Trento e in una della Lombardia. Nel Nord si osserva la maggiore concentrazione di Asl che hanno quote non superiori al 5,5 per cento di persone che rinunciano a prestazioni erogabili dal Ssn per motivi legati all’offerta. Merita comunque particolare attenzione l’eterogeneità intra-regionale, che presenta un valore massimo in Emilia-Romagna (dal 2,9 al 13,7 per cento, tra le 11 Asl), elevato in Piemonte, Toscana, Lazio, Sicilia, Puglia e Sardegna, mentre in Veneto, la regione con il maggior numero di Asl, la rinuncia a prestazioni essenziali oscilla tra il 4,0 e l’11,5 per cento.

Gli squilibri allocativi, la contrazione della spesa e le conseguenti difficoltà a garantire i livelli essenziali di assistenza riferiti possono tradursi in un aumento della spesa a carico delle famiglie, osserva l'Istat. Infatti, gli strumenti principali che le Regioni attuano per il contenimento della spesa, e il rientro del debito, sono l’introduzione dei ticket e di quote di compartecipazione alla spesa a carico dei cittadini. Gli aggravi di spesa per le famiglie, avverte l'Istituto, «potrebbero aumentare la rinuncia a prestazioni sanitarie, dovuta spesso a motivi economici. Ciò comporta un rischio di sottoconsumo sanitario, pericoloso per le condizioni di salute della popolazione».

Grande folla
al Family day: «Siamo un milione»

ROMA. Grande folla in piazza a Roma per il Family day. Una manifestazione per la famiglia e contro il ddl Cirinnà che secondo gli organizzatori ha mobilitato un milione di persone. "Difendiamo i nostri figli", è lo slogan della manifestazione nazionale in piazza San Giovanni, «per riaffermare il diritto di mamma e papà a educare i figli e fermare la colonizzazione ideologica della teoria gender nelle scuole e nel Parlamento e bloccare sul nascere il ddl Cirinnà che consentirebbe in prospettiva adozione e utero in affitto per le coppie dello stesso sesso», spiegano i promotori del Comitato "Difendiamo i nostri figli".

Il Gay Center risponde via Twitter al Family Day di oggi a Roma. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center lancia sui social l'hastag #FamilyGay. «Per noi ogni giorno è #FamilyGay. Twitta anche tu il tuo amore per i tuoi diritti e per la tua famiglia», si legge nel tweet.

 

Vacanze low cost, oltre 4 milioni partono a giugno

ROMA. Gli italiani puntano su un'estate low cost. Sono 4,2 milioni di nostri concittadini che hanno infatti scelto di partire in vacanza nel mese di giugno per approfittare delle offerte più convenienti e della quiete nonostante il tempo incerto. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ in occasione del week end di inizio dell’estate, dalla quale si evidenzia che il 14 per cento dei 30 milioni di italiani che andranno in vacanza quest’anno ha scelto di anticipare il relax a giugno, soprattutto dopo la fine delle scuole. «Andare in vacanza prima dell’arrivo dell’alta stagione consente risparmi che quest’anno - sottolinea la Coldiretti - possono superare il 25 per cento e che risultano particolarmente appetibili in tempi di crisi». «I listini per l’alloggio, il vitto ma anche per le attività ricreative subiscono infatti - precisa la Coldiretti - una impennata a partire dal mese di luglio per toccare i valori massimi nella prima metà di agosto».

«Le partenze 'fuori stagione' - precisa la Coldiretti - sono particolarmente apprezzate anche da chi ama la tranquillità e vuole stare lontano dalle folle senza rinunciare però a visitare le principali mete turistiche. Ottime occasioni si possono trovare nelle offerte last minute. Rispetto allo scorso anno - sottolinea ancora- c’è ben un 16 per cento degli italiani che dichiara di spendere di meno contro appena un 3 per cento che ha deciso di aumentare il budget». «Particolarmente gettonate quest’anno sono -riferisce la confederazione degli imprenditori agricoli- le vacanze brevi con l’11 per cento degli italiani che prevede una durata inferiore ai tre giorni, il 17 per cento da 4 giorni ad una settimana, il 16 per cento da una a due settimane, l’8 per cento da due a tre settimane, il 4 per cento da tre a quattro settimane e il 3 per cento oltre un mese, tra quelli che hanno già deciso. Rispetto allo scorso anno l’8 per cento ha scelto destinazioni piu’ vicine mentre il 6 per cento le ha allungate».

In ogni caso l’82 per cento dei vacanzieri resterà in Italia con il mare a fare la parte del leone per 7 italiani su 10 seguito dalla montagna con il 18 per cento, ma non mancano scelte alternative con l’aumento delle presenze in campagna che è scelta dal 5 per cento dei vacanzieri. «Meno di uno italiano in vacanza su tre (31 per cento) - precisa la Coldiretti - ha scelto di alloggiare in alberghi o pensioni con il 36 per cento che si è orientato verso case o appartamenti di proprietà, di parenti e amici mentre un ulteriore 15 per cento le affitta». «Si risparmia dunque sull’alloggio piuttosto che sulla spesa per il cibo alla quale - conclude la Coldiretti - viene destinato circa 1/3 del budget delle vacanze».

Ecco come cambierà il clima nei prossimi
85 anni

WASHINGTON. Nei prossimi 85 anni ci dovremo aspettare cambiamenti climatici sempre più repentini, con un aumento, anche in termini di intensità, di catastrofi naturali come inondazioni e siccità. Lo dice la Nasa, che ha pubblicato l'analisi delle condizioni meteorologiche con previsioni fino al 2100.

In molte aree della Terra, scrive l'agenzia spaziale degli Stati Uniti, la temperatura tenderà ad aumentare e crescerà la concentrazione di anidrite carbonica presente nell'aria, con un dato che si stabilizzerà intorno alle 900 parti per milione (ppm), valore di circa il doppio della media di oggi.

 

Minacciano di morte capotreno e picchiano passeggero

BERGAMO. Hanno minacciato di morte il capotreno, picchiato un passeggero e sono fuggiti indisturbati fermando il treno con il freno a mano. È successo ieri sera in prossimità della stazione di Treviglio, in provincia di Bergamo sul treno che partito da Milano era diretto a Cremona. Protagonisti due nordafricani armati di cacciavite e ubriachi.

«Il capotreno - denuncia - Adriano Coscia, Segretario Regionale dell'Orsa Lombardia ha immediatamente avvertito la Polfer e i carabinieri, ma dopo 50 minuti ha ricevuto notizie che le forze dell’ordine non sarebbero arrivate per mancanze di auto».

Il viaggiatore che si è opposto ai nord africani è stato preso a pugni e calci, tanto da essere ricoverato in ospedale. '«In tutto questo tempo le forze dell'ordine - sottolinea il sindacalista - non sono venute». Il treno è stato soppresso nella stazione di Treviglio.

'«Tutto questo - dice Coscia - è accaduto a solo una settimana dalla vile aggressione con il machete alla periferia di Milano, «periodo in cui i giornali e la stampa hanno dato ampio spazio al problema. Occorre una cabina di regia dedicata alle emergenze sui treni per «garantire il pronto intervento». «Le iniziative messe in campo con l’azienda compreso l’accordo di ieri non sono sufficienti», conclude.

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