Giovedì 27 Aprile 2017 - 12:49

Russia, ucciso
uno dei leader anti-Putin

MOSCA. Ucciso uno dei leader dell'opposizione in Russia Boris Nemtsov. Ieri sera, l'esponente liberale è stato avvicinato da un'auto mentre passeggiava e freddato con quattro colpi di pistola in strada, nel centro di Mosca. L'ex addetto stampa e amico Alexander Kotyusov ha riferito all'agenzia di stampa Itar Tass che verrà sepolto a Mosca. Nemtsov era considerato tra i politici più carismatici della Russia. Negli ultimi tempi il 55enne, vicepremier ai tempi di Eltsin, si era creato dei nemici in particolare per le sue critiche alla politica del leader del Cremlino Vladimir Putin nell'ambito della crisi ucraina. Domani, avrebbe partecipato a una manifestazione degli oppositori del governo contro il conflitto nell'est dell'Ucraina. Recentemente, aveva rivelato in un'intervista che sua madre temeva per la sua vita. Nato il 9 ottobre del 1959 a Sochi, padre di quattro figli, dal 2013 era legislatore nel Parlamento della città russa di Yaroslavl. L'anno scorso, prima dei Giochi olimpici invernali di Sochi, aveva accusato il presidente russo di corruzione.

Non solo. Nemtsov stava lavorando ad un rapporto sul coinvolgimento della Russia nel conflitto in Ucraina. Lo ha reso noto l'ex presidente della Georgia Mikheil Saakashvili, intervistato dalla Cnn, precisando che Nemtsov voleva far sapere al «pubblico russo cosa stava succedendo in Ucraina». Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha ricordato il suo «amico» Boris Nemtsov come «un ponte tra Ucraina e Russia». Anche il partito dell'ex premier ucraina Yulia Tymoshenko, Patria, non è rimasto in silenzio è ha condannato «il brutale assassinio» di «uno dei pochi democratici e politici ragionevoli in Russia», che «non aveva paura di criticare il regime di Vladimir Putin». Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto al Governo russo un'«indagine rapida, imparziale e trasparente» sul «brutale assassinio». In un comunicato diffuso dalla Casa Bianca, Obama ha affermato che Mosca deve assicurare che vengano giudicati «i responsabili».

Travolto da un bus: muore
a 20 anni

ROMA. Un ragazzo di 20 anni è morto dopo essere stato investito da un autobus la scorsa notte a piazza Venezia, a Roma. L'incidente è avvenuto intorno alle 3.30. Il giovane è deceduto all'ospedale San Giovanni. L'autista dell'autobus, che ha proseguito la sua corsa senza fermarsi, è stato intercettato da una volante della questura in via Nomentana ma avrebbe riferito di non essersi accorto di aver investito il ragazzo. Sul posto per i rilievi è intervenuta la polizia municipale.

Omicidio Moro, sarà ascoltato il suo confessore

ROMA. «C’è un nuovo clima, l’audizione di don Antonello Mennini (nella foto) può permettere un contributo importante per sapere cosa è successo durante il rapimento di Aldo Moro». Giuseppe Fioroni, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rapimento e sulla morte di  Moro, a proposito della prossima audizione a San Macuto, lunedì 9 marzo, che vedrà presente il Nunzio apostolico vaticano in Gran Bretagna, ex confessore del presidente Dc, ucciso 37 anni fa. Secondo Francesco Cossiga, nel 1978 ministro dell’Interno, don Mennini entrò nel covo Br e lo confessò durante i 55 giorni. «Ho sempre creduto che raccolse la sua confessione prima della condanna a morte, anche se Moro non aveva certo bisogno. Mi sentii giocato. Seguendolo avremmo potuto trovare Moro. Ma ancora oggi il Vaticano è riuscito a fare in modo che il prete non potesse essere interrogato mai dacarabinieri e polizia. Avevamo messo sotto controllo telefonico e sotto pedinamento tutta la famiglia e tutti i collaboratori. Ci scappò don Mennini. Credo che le Br gli permisero di recarsi nel covo.

Omicidio Biagi, il prefetto Procaccini "inguaia" De Gennaro

BOLOGNA. Nell’inchiesta sulla negata scorta a Marco Biagi, in cui sono indagati per concorso in omicidio colposo Claudio Scajola e Gianni De Gennaro, «la Procura di Bologna - ha detto il procuratore aggiunto Valter Giovannini - ha fatto tutto quanto era possibile». Nella richiesta al tribunale dei ministri la Procura chiede di interrogare gli allora ministro dell’Interno e capo della polizia per sapere se rinunceranno alla prescrizione.
Dagli appunti di Luciano Zocchi, che era il segretario di Scajola è stata riaperta l’inchiesta bolognese. Così il prefetto Giuseppe Procaccini, nel 2002 vicecapo della Polizia: «Presi il block notes intestato al vicecapo della polizia e scrissi a De Gennaro (oggi presidente di Finmeccanica) delle preoccupazioni che Zocchi mi aveva espresso telefonicamente con particolare intensità, con affanno, per la protezione del professor Biagi. Pensavo che, tramite Zocchi, Scajola sarebbe intervenuto». Fondamentale per indagare ministro e capo della polizia la testimonianzadell’ex brigatista Cinzia Banelli: «Uccidemmo Biagi quando scoprimmo che girava nelle varie zone del territorio da solo e senza protezione».

Cosima in aula tra le lacrime: «Se vogliono condannarci come Gesù...»

 

TARANTO. "Dopo la scomparsa di Sarah ho pensato avesse avuto un incidente". A raccontarlo, in lacrime, è la zia di Sarah Scazzi, Cosima Serrano, rendendo dichiarazioni spontanee durante il processo d'appello per l'omicidio della ragazzina. "Quel giorno - ricorda - sono andata a lavorare la mattina, sono tornata non prima delle 13.30 e a casa non c'era nessuno". Poi si corregge: "Michele era a casa, ma non sapevo dove esattamente". "Meno di 24 ore dopo la scomparsa di Sarah ho pensato: o l'hanno presa per farle violenza o qualcuno di San Pancrazio Salentino vuole vendicarsi per il padre", aggiunge Cosima, condannata in primo grado all'ergastolo insieme alla figlia Sabrina Misseri. "Michele ha tentato due volte di aggredirmi" - "Mio marito - dice poi - ha tentato di aggredirmi due volte. La prima con un'accetta, la seconda volta in campagna con una pietra". Mentre parla Cosima ha un foglio in mano che non ha mai letto, e sta parlando a braccio da più di un'ora. "Concetta sa che non c'entriamo nulla" - "Capisco mia sorella (Concetta Serrano), forse al suo posto avrei detto di peggio, ma in cuor suo sa che non c'entriamo nulla", dice rilasciando dichiarazioni spontanee al processo d'Appello a Taranto. "Non c'erano gelosie o rancori tra di noi" - "Si è parlato tanto di invidia, gelosia - aggiunge - ma non ho mai sentito che tipo di gelosia, invidia, di quale rancore? Ci siamo sempre aiutati l'un l'altro tra genitori e sorelle, quando Concetta ha avuto bisogno di me sono stata sempre presente, sempre a disposizione, non me lo facevo ripetere due volte". "Il fioraio racconta un sogno" - "Il fioraio - prosegue - racconta un sogno, è assurdo che Sarah si trovasse lì in strada e Anna Pisanò ha amplificato un sogno. Quel giorno Sarah non l'ho vista proprio, l'ho vista la sera prima". "Anche la ragazzina, Alessandra Spagnoletti, -continua Cosima - ha raccontato le cose come una poesia, era impossibile che potessi essere vestita come dice lei". "Tutti sapevano che a Sabrina piaceva Ivano" - E ancora: "Tutti sapevano che a mia figlia piaceva quel ragazzo (Ivano Russo, ndr). Si appartavano? Meglio così. Ivano non era sposato, cosa c'e' di male? Non mi importa della vergogna che dice la gente. Mia figlia e' una persona con la testa sulle spalle". "Se vogliono condannarci come Gesù..." - "Sono passati 2015 anni e Gesù Cristo venne condannato dal popolo. Se allora tutti vogliono che siamo condannate... Oggi tutti i giorni vengono condannati degli innocenti". E infine Cosima conclude le sue dichiarazioni spontanee con le parole "noi abbiamo fatto sempre del bene".

A Londra i Brit Awards, Madonna cade dal palco durante l'esibizione

LONDRA. Attimi di apprensione per i fans di Madonna in serata a Londra ai Brit Awards per la caduta all'indietro della rockstar dal palcoscenico. La 56enne regina del pop stava per terminare la sua esibizione proponendo il successo ''Living For Love" con un gruppo di ballerini ed era subito sembrata in difficoltà con il largo mantello indossato. L'abito sembrava tirare Madonna all'indietro e l'artista è caduta di schiena per tre gradini. Il brano include un verso sul cadere che prosegue recitando ''Andrò avanti", cosa che Madonna ha trasferito dalla musica alla sua performance, proseguita senza problemi. In un post su Instagram dopo l'esibizione Madonna ha scritto che tutto andava per il meglio: «Il vestito era troppo stretto ma nulla può fermarmi e amo rialzarmi».

Il Governo mette all'asta altre 33 auto blu

ROMA. Nuova asta di auto blu sul negozio eBay del Governo, con 33 vetture del Ministero della Difesa, fa sapere l'esecutivo. Finora il governo ha messo all'asta 118 vetture, 82 quelle vendute. Ad oggi l'incasso è di 701.987 euro, con una plusvalenza data dai rilanci di 104.402 euro. Gli introiti andranno in un fondo per il calo del deficit. Il resoconto sull'andamento delle aste è stato pubblicato sul sito del Governo, che riguardo alle "nuova partita" spiega: «Da giovedì 26 febbraio vengono messe in vendita 33 vetture del ministero della Difesa. La vendita sarà scaglionata in tre lotti, ogni asta avrà la durata di 7 giorni, le prime 10 auto possono essere acquistate fino a giovedì 5 marzo, le rimanenti 23 auto a seguire nelle prossime settimane. Si tratta di auto di diverse case produttrici (Alfa, Bmw, Fiat, Lancia), con anno di immatricolazione tra il 2002 e il 2012». Quanto alle 82 auto già piazzate, 35 erano Bmw, 21 Lancia, 15 Alfa Romeo, 6 Audi (4 delle quali blindate), 3 Subaru, 2 Jaguar.

Identificato il boia britannico dell'Isis

LONDRA.  Identificato "Jihadi John", il boia dello Stato Islamico apparso in alcuni video che mostravano le decapitazioni di ostaggi occidentali. Lo rivela la Bbc, secondo cui si tratterebbe di Mohammed Emwazi, un cittadino britannico che risiedeva nella zona occidentale di Londra e che era già noto ai servizi di intelligence. Emwazi - ribattezzato "Jihadi John" per via del suo accento britannico - aveva fatto la sua comparsa per la prima volta nell'agosto scorso, nel video in cui l'Isis mostrava la decapitazione del giornalista americano James Foley.

Scorta a Biagi, Scajola e De Gennaro indagati

ROMA. Svolta nell'inchiesta che punta a far luce sulla revoca della scorta a Marco Biagi, il professore ammazzato dalle Brigate rosse il 19 marzo del 2002 a Bologna: ad essere indagati per presunto concorso in omicidio colposo sono l'allora ministro dell'Interno, Claudio Scajola, e l'ex capo della polizia, Gianni De Gennaro

Annuncio choc: entro due anni il trapianto di corpo

ROMA. Il primo trapianto completo di corpo al mondo - in cui la testa di una persona verrebbe trapiantata sul corpo di un donatore - potrebbe avvenire nel giro di soli due anni. Lo annuncia il controverso chirurgo italiano, Sergio Canavero, direttore del Gruppo avanzato di neuromodulazione di Torino. Secondo l'esperto, la tecnica potrebbe salvare la vita di persone colpite dal cancro o da malattie nervose e muscolari che ne hanno bloccato la mobilità. Canavero - si legge sulla rivista 'New Scientist' - ne parlerà alla Conferenza annuale dell'American Academy of Neurological and Orthopaedic Surgeons, in programma ad Annapolis (Maryland, Usa) a giugno. Il neurochirurgo è convinto che i principali ostacoli che impedivano l'esecuzione del trapianto di testa, come la fusione della spina dorsale e il possibile rigetto, sono ora superabili grazie agli avanzamenti della medicina. Il progetto potrebbe dunque essere portato a termine nel 2017.

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