Domenica 26 Febbraio 2017 - 6:38

Quale futuro per i giovani del Sud? La Chiesa scende in campo

NAPOLI. “Quale futuro per i giovani del Sud?”. La Chiesa scende in campo in una due giorni che si svolge a Napoli - oggi e domani - e che riunisce i rappresentanti delle Conferenze Episcopali del meridione (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna). L'arcidiocesi di Napoli spiega il senso dell'iniziativa: «Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani».

«Abbiamo privilegiato la speculazione - denuncia ancora l'arcidiocesi retta da Crescenzio Sepe - invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società. Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro, ma li discriminiamo e li 'condanniamo' a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse.

Nella due giorni, la Chiesa farà sentire forte la voce per dire che «se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale». È proprio di questi giorni la notizia di un 30enne di origini friulane che ha deciso di togliersi la vita e che in una lettera, resa nota dai genitori, ha messo sotto accusa il precariato. 

Differenziata, si vedono i primi frutti: nelle discariche si è scesi dall’80 al 26% dei rifiuti in 20 anni

In vent'anni il modello italiano di gestione dei rifiuti ha fatto passi da gigante: nel 1997 veniva smaltito in discarica l'80% dei rifiuti urbani (21,3 milioni di tonnellate) con una raccolta differenziata che era al di sotto del 9%; nel 2015, nonostante i rifiuti urbani prodotti siano aumentati di quasi 3 milioni di tonnellate, quelli smaltiti in discarica sono scesi al 26% (7,8 Mton), la raccolta differenziata è arrivata al 47,6% e il riciclo/recupero di materia dei rifiuti speciali è aumentato da 13 Mton a 83,4 Mton. Sono i dati (Ispra) diffusi dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile diffusi in occasione del ventesimo anniversario della riforma dei rifiuti, il D.Lgs 22/97, cosiddetto "Decreto Ronchi", che ha cambiato radicalmente i modelli di gestione dei rifiuti e ha attuato una riforma organica e sistemica recependo e coordinando, tre direttive europee sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi. A vent'anni di distanza da quel provvedimento rivoluzionario, gli italiani hanno ormai assunto un approccio decisamente più responsabile sul tema, con il 91% che fa abitualmente la raccolta differenziata, il 93% che la considera una utile necessità e il 91% che la mette al primo posto tra i comportamenti anti-spreco e tra le buone abitudini ambientali, come dimostra un'indagine Ipsos promossa da Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) dal titolo "1997-2017 | 20 anni dal Decreto Ronchi: gli italiani e la raccolta differenziata". "Con quella riforma - ricorda Edo Ronchi - scegliemmo di anticipare, non senza difficoltà, gli indirizzi europei sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti, assegnando una netta priorità al riciclo rispetto al largamente prevalente smaltimento in discarica e anche rispetto alle proposte che assegnavano priorità all'incenerimento di massa. Quella riforma ha consentito di far decollare l'industria verde del riciclo dei rifiuti. Quel sistema potrebbe consentire di raggiungere anche i nuovi e più impegnativi target europei di riciclo, a condizione che venga applicata in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale recuperando i ritardi che ancora persistono in alcune grandi città (come Roma e Napoli) e in 5 regioni del Sud: Basilicata (31% RD), Puglia (30%), Molise e Calabria (25%), Sicilia (13%). Il recupero di questi ritardi sarà essenziale per raggiungere i nuovi obiettivi europei: il 60% di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e 65% entro il 2030. Molto importante sarà anche aggiornare i decreti sul recupero dei rifiuti speciali per avere una più estesa ed efficiente diffusione del riciclo con il regime di end of waste". Per ricordare l'anniversario del decreto Ronchi e fare un bilancio a 20 anni da quella riforma, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha realizzato una pubblicazione: "La riforma dei rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 e alla vigilia del nuove Direttive rifiuti-circular economy".

Omicidio Varani, il pm chiede 30 anni per Foffo

ROMA. La condanna a 30 anni di reclusione per Manuel Foffo, che ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato, e il rinvio a giudizio per Marco Prato, che ha scelto il rito ordinario: sono le richieste di condanna e di giudizio del pubblico ministero Francesco Scavo per l'omicidio di Luca Varani. Le richieste sono state fatte dal pm nel corso dell'udienza davanti al gup Nicola Di Grazia.

Il Governo approva
il decreto terremoto

ROMA. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Decreto terremoto, 'disposizioni urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017'. Il governo, il ministro dell'Economia Padoan, ''intende stanziare una cifra superiore a un miliardo di euro, per affrontare le conseguenze dell'ultima scossa di terremoto e in generale dell'attività sismica di questi tragici mesi, per sostenere le popolazioni vittime del sisma e per far fronte all'emergenza".

 "L'Italia - ha commentato il premier Paolo Gentiloni al termine del Cdm - non dimenticherà questo colpo inferto a una parte così rilevante del nostro territorio. Ma oltre a non dimenticare, l'Italia deve reagire con decisione con un obiettivo molto semplice: mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare il percorso sia di emergenza che di ricostruzione".

Il decreto approvato dal Cdm sulle aree colpite dal terremoto si occupa di "evitare il crearsi di strozzature burocratiche, prevenirle", ha sottolineato ancora il premier.

Il Dl sul terremoto approvato dal Cdm contiene una serie di norme "per cittadini delle zone colpite", ha continuato Gentiloni, che ha parlato di "proroga cassa integrazione, busta paga pesante, introduzione anticipata rispetto alla legge delega in discussione al Senato delle norme sulla povertà, meccanismi di sospensione del pagamento dei tributi e agevolazioni fiscali".

"Non abbiamo il conto esatto dell'ammontare delle risorse coinvolte, sono risorse molto, molto consistenti, diverse centinaia di milioni", ha aggiunto il premier. "Abbiamo risorse nelle legge di bilancio, ne stiamo mettendo in campo ulteriori".

Per le zone terremotate, spiega ancora il premier, "abbiamo anticipato nella lettera a Bruxelles della necessità di ulteriori risorse. Intanto, però, non possiamo aspettare chissà quali superiori determinazioni: noi decidiamo e ci prendiamo le nostre responsabilità".

Migranti, Tusk: «Chiudere la rotta Libia-Italia»

BRUXELLES. Il flusso di migranti dalla Libia all'Europa "non è sostenibile. Domani a Malta proporremo misure operative per rafforzare il nostro lavoro e gestire meglio le rotte migratorie. L'Europa ha dimostrato di essere in grado di chiudere le rotte di migrazione illegale, come ha fatto nel Mediterraneo Orientale. Abbiamo discusso di questo esempio: ora è tempo di chiudere la rotta dalla Libia all'Italia. Ne ho parlato a lungo con il primo ministro italiano Paolo Gentiloni ed è alla nostra portata. Quello di cui abbiamo bisogno è la piena determinazione a farlo". Lo dice il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, dopo aver incontrato il primo ministro libico Fayez al-Sarraj a Bruxelles. 

Viareggio, i familiari delle vittime: Moretti si dimetta

VIAREGGIO. "Noi chiediamo le dimissioni di chi ancora oggi è dentro le aziende di stato. Con la sentenza di primo grado moralmente è inaccettabile per noi familiari che loro siano ancora a guidare questo Paese in aziende di Stato molto importanti". Così i familiari delle vittime della strage ferroviaria del 29 giugno 2009 a Viareggio all'indomani della sentenza del Tribunale di Lucca che ha condannato, tra i 33 imputati, gli ex amministratori delegati di Rfi, Mario Moretti a sette anni di reclusione, e Mario Michele Elia a sette anni e sei mesi.
"Chiediamo - hanno detto i familiari delle vittime in conferenza stampa -che rinuncino alla prescrizione se veramente vogliono la verità e se veramente si sentono così non colpevoli. Vedremo se qualcuno nei prossimi giorni rinuncerà alla prescrizione".

Capitale della Cultura, Ercolano ancora sconfitta

È Palermo la capitale italiana della cultura per il 2018. Lo ha annunciato il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini oggi al Mibact. Palermo ha superato la concorrenza di Trento, Aquileia, Settimo Torinese, Montebelluna, Recanati Comacchio, Ercolano, Alghero e dei comuni elimo-ericini.

Strage Viareggio, condanna per ex vertici Ferrovie

Il Tribunale di Lucca, presieduto da Gerardo Boragine, ha condannato l'ex amministratore di Ferrovie, Mauro Moretti, a 7 anni di reclusione a conclusione del processo per la strage ferroviaria di Viareggio, che il 29 giugno 2009 causò 32 vittime. Michele Mario Elia, ex amministratore delegato di Rfi, è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione. La Procura di Lucca aveva chiesto 16 anni per Moretti e 15 anni per Elia.

Dopo sette anni e sette mesi, il processo è quindi arrivato a conclusione dopo quasi 150 udienze: sul banco degli imputati 33 persone e 9 società, accusate a vario titolo di disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali. 

Intanto un corteo, promosso dall'associazione dei familiari delle vittime della strage, si era mosso dal piazzale del polo fieristico fino all'aula allestita nei padiglioni della fiera per le udienze del processo. Gli striscioni esposti dai manifestati chiedevano 'Giustizia per Viareggio'. Esposte anche le foto delle vittime della strage causata dalla fuoruscita del gpl dal convoglio ferroviario.

Al corteo sono sfilati con il gonfalone della Regione Toscana, tra gli altri, i sindaci di Lucca Alessandro Tambellini, di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e il presidente della Provincia di Lucca, Luca Menesini. In rappresentanza della Giunta regionale e del Consiglio regionale il consigliere Stefano Baccelli, presidente della Provincia di Lucca quando si verificò la strage. Presenti numerosi amministratori locali e rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

Ladri nella maison Fragiacomo, danno da 100mila euro

Furto di lusso nel cuore di Milano. Alle 5 del mattino sono stati rubati articoli, tra calzature e pelletteria, per un valore complessivo di circa 100mila euro. Lo rende noto la casa di moda Fragiacomo, precisando che tra gli oggetti rubati si contano pezzi preziosi delle collezioni autunno inverno e primavera estate, realizzati con pelletterie pregiate, tra cui borse di coccodrillo e struzzo.

Si può licenziare un dipendente malato? Sì, ma solo in due casi

Il dipendente malato non può essere licenziato. A stabilirlo è la legge, che prevede solo due casi nei quali è possibile attuare il licenziamento in caso di malattia: quando l'assenza supera la durata massima prevista dal contratto collettivo o se, benché l'assenza sia inferiore a tale limite, essa comporti un grave pregiudizio per l'organizzazione dell'azienda. La prima causa, ricorda il portale 'laleggepertutti.it', è detta 'superamento del comporto' e trova nella legge una previsione espressa; la seconda, invece, è frutto della recente interpretazione dei giudici.

Il codice civile prevede che l'azienda debba conservare il posto di lavoro del dipendente in malattia, nei limiti del 'comporto', un periodo stabilito dalla legge, dai contratti collettivi o, in mancanza, dagli usi. Fondamentalmente, non si può licenziare il lavoratore malato a causa della sua malattia e dell'assenza protratta. Si può però licenziare il dipendente malato, anche durante il periodo in cui è a casa, per altre ragioni non legate alla malattia come ad esempio una crisi aziendale o la ristrutturazione interna (il cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo) o ancora, una grave colpa da questi commessa (cosiddetto licenziamento disciplinare). Come nel caso del dipendente in malattia che non si fa puntualmente trovare a casa al momento delle visite fiscali del medico Inps.

L'assenza per malattia può protrarsi per un periodo massimo che di norma è stabilito dai contratti collettivi. Superato tale termine è possibile il licenziamento. L'unico caso in cui al dipendente viene consentito di superare il periodo di comporto è quando la malattia si è verificata a causa del datore di lavoro, per non aver questi garantito un ambiente salubre e privo di rischi (infortunio sul lavoro, mancata predisposizione delle misure di sicurezza, ma anche uno scivolone dalle scale, un infarto a causa di una condotta mobbizzante, ecc.).

Per calcolare il 'comporto', ossia l'arco temporale superato il quale l'azienda può licenziare il dipendente, occorre fare riferimento all'anno di calendario o l'anno solare, in base a quanto previsto dai contratti collettivi. Per 'anno di calendario' si deve intendere il periodo di tempo compreso tra l'1 gennaio e il 31 dicembre di ogni anno, mentre per 'anno solare' si deve intendere un periodo di 365 giorni decorrenti dal primo episodio morboso, dall'inizio della malattia (se continuativa) o a ritroso dalla data di licenziamento.

La durata del comporto per gli impiegati è fissata dalla legge ed è di 3 mesi quando l'anzianità di servizio non supera i dieci anni, e di 6 mesi quando l'anzianità di servizio supera i dieci anni. Per gli operai, invece, la durata del periodo di comporto è stabilita dalla contrattazione collettiva. Il periodo di comporto può essere interrotto per effetto della richiesta del lavoratore di godere delle ferie maturate. La richiesta deve essere scritta, indicare il momento dal quale si intende convertire l'assenza per malattia in assenza per ferie ed essere tempestivamente presentata al datore di lavoro, prima che il periodo di comporto sia definitivamente scaduto e il datore di lavoro abbia diritto di recedere dal rapporto.

Scaduto il comporto, il datore può licenziare il dipendente senza provare l'esistenza di una giusta causa o un giustificato motivo. Tuttavia, è vietato licenziare il dipendente per superamento del comporto se la sua malattia è stata provocata o aggravata dalla nocività insita nelle modalità di esercizio delle mansioni o comunque esistente nell'ambiente di lavoro. Recente giurisprudenza sta sostenendo la possibilità per l'azienda di licenziare il dipendente assente per malattia ancor prima del superamento del comporto, quando detta assenza provoca un grave danno all'organizzazione del lavoro.

È quello che si definisce 'licenziamento per scarso rendimento'. Esistono già diversi precedenti in tal senso. In pratica, secondo la più recente giurisprudenza, tutte le volte in cui la presenza sporadica del lavoratore finisce per danneggiare i meccanismi produttivi e le catene di montaggio, costringendo l'azienda a bloccarsi o, per evitare ciò, ad assumere un sostituto, è possibile il licenziamento di chi non ha ancora esaurito tutti i giorni del comporto.

Ma attenzione, il licenziamento del malato cronico, di chi, cioè, presta servizio a singhiozzo, fra lunghe assenze e brevi ritorni, è lecito solo quando questi rende un'attività esigua per quantità e qualità e dunque non utilizzabile dall'azienda. In tal caso il licenziamento è legittimo. Quando le reiterate assenze per malattia determinano uno scarso rendimento viene violato l'obbligo della diligente collaborazione a cui il lavoratore si obbliga.

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