Mercoledì 22 Novembre 2017 - 2:56

Quirinale, Mattarella a Palermo
con volo di linea

ROMA. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, torna nella sua Sicilia per una visita privata. E lo fa a bordo di un aereo di linea dell’Alitalia e non con l’aereo di Stato. Mattarella, arrivato in auto a Fiumicino, ha sorpreso i molti passeggeri che erano nella hall del terminal 1. Imponente la scorta, composta dalla polizia e da altre forze dell’ordine. Mattarella, dopo il suo arrivo all’aeroporto di Palermo, si è recato a Castellammare del Golfo, per visitare la tomba di famiglia nella quale riposano la moglie ed il fratello Piersanti, ucciso dalla mafia. 

Calcioscandalo, Lotito e Iodice in Tribunale

ROMA. È scontro durissimo tra Claudio Lotito e il dg dell’Ischia, Pino Iodice. «Ho dato mandato ai miei legali di tutelare la mia persona e la mia posizione istituzionale in sede giudiziaria, sia penale che civile, intendendo cosi reagire ad una manovra subdola ed accertare la responsabilità del sig. Iodice e di tutti coloro che a qualsiasi titolo hanno utilizzato, o diffuso, un colloquio telefonico abusivamente registrato», annuncia il patròn della Lazio all’indomani della pubblicazione della telefonata intercorsa con il dirigente del club isolano con il quale Lotito avrebbe esercitato pressioni in vista dell’assemblea della Lega Pro. Il quale, dal canto proprio, ribatte prontamente: «Se Lotito non viene sanzionato per quello che sta emergendo è la prova che nel calcio esiste una cupola mafiosa che va sconfitta». 

Minacce Isis, il ministro Gentiloni: pronti a combattere

ROMA. «L'Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza». Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, a SkyTg24 ha commentato le "notizie allarmanti" sulla presenza dell'Isis a Sirte. «Se non si trova una mediazione» in Libia, ha aggiunto, bisogna pensare «con le Nazioni unite a fare qualcosa in più"». E l'Italia, ha sottolineato il capo della diplomazia italiana, è «pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale».

 

Tragedia in mare, i superstiti del naufragio: «Oltre 300 morti»

LAMPEDUSA. Sale il bilancio dell’ultima tragedia del Canale di Sicilia: i migranti morti nel naufragio di gommoni avvenuto tre giorni fa potrebbero essere oltre trecento. A raccontarlo sono stati nove superstiti raccolti da un mercantile italiano e giunti ieri mattina a Lampedusa con una motovedetta della Guardia Costiera. I migranti si trovavano su alcuni gommoni travolti dalle onde: le imbarcazioni ritrovate sono state tre, ce ne sarebbe una quarta. Le persone partite sarebbero state 420. Su un gommone c’erano anche i 29 profughi poi morti assiderati e i 76 superstiti. Su altri due gommoni ritrovati vuoti c’erano più di 210 persone. Di queste ne sono state tratte in salvo solo nove. A bordo della quarta imbarcazione, secondo la testimonianza, c’erano altri cento immigrati. Si tratta di una delle più grandi tragedie dell’immigrazione nel Canale di Sicilia. Il 3 ottobre 2013, nel naufragio di un peschereccio salpato dalla Libia, morirono 366 persone.

Perizia psichiatrica per Fabrizio Corona

MILANO. Tra due mesi uno psichiatra del “San Paolo” dovrà depositare una relazione sulle condizioni di salute di Fabrizio Corona (nella foto). Lo hanno stabilito i giudici del Tribunale di Sorveglianza di Milano ai quali la difesa dell’ex “re dei paparazzi” aveva presentato un’istanza di detenzione domiciliare. I giudici hanno detto sì alla perizia e fissato un termine di due mesi (fino al 10 aprile) per il suo deposito. In questo periodo lo psichiatra andrà nel carcere di Opera per visitare Corona, detenuto da circa due anni, e valutare le sue condizioni psicologiche e psichiatriche.

La Consulta boccia
la Robin Tax

Per Renzi "buoco" di un miliardo

Concordia, si va verso la sentenza. Schettino piange in Aula

GROSSETO. Il 13 gennaio 2012 «sono in parte morto anche io». Lo ha detto Schettino al tribunale. «Sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti», scelta «che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo», ha aggiunto. Poi ha parlato di «momenti di dolore che ho condiviso coi naufraghi a casa mia», ma si è messo a piangere e si è interrotto. I giudici si sono quindi riuniti in camera di consiglio per la sentenza, attesa per stasera o domani. «La peggiore vittima di questa vicenda è quel signore che io difendo, Francesco Schettino, a cui si vuole infliggere un pena che sembra un ergastolo, perché questo è stato praticamente chiesto per quest'uomo», aveva detto in precedenza il difensore di Schettino, avvocato Domenico Pepe, concludendo le repliche della difesa.

Naufragio Lampedusa, racconto choc dei sopravvissuti: "Almeno 200 morti"

LAMPEDUSA. Con la voce strozzata dal dolore i nove sopravvissuti, raccolti da un mercantile italiano e giunti mercoledì mattina a Lampedusa, spiegano che sui due gommoni, travolti dalle onde del mare in tempesta, erano 212. Il bilancio delle vittime sale quindi a oltre 200.  

I migranti erano 105 e 107 sui due gommoni che sono stati travolti dalle onde. I sopravvissuti, originari del Mali e del Senegal, erano in due su un gommone e in sette sull'altro; uno di loro è un minore. Hanno raccontato di essere partiti sabato scorso dalle coste libiche insieme a un terzo barcone sul quale viaggiavano i 105 profughi soccorsi da due mercantili, 29 dei quali sono morti assiderati mentre venivano trasportati a Lampedusa dalle motovedette della Guardia Costiera. 

Ai mediatori culturali hanno raccontato che il gommone su cui si trovavano si è sgonfiato ed è affondato nel Canale di Sicilia, trascinando in mare 100 profughi. "Abbiamo visto morire tante persone che erano a bordo del nostro gommone", hanno raccontato tra le lacrime. 

La Guardia costiera sta valutando il racconto dei nove superstiti. La zona del naufragio, nonostante le proibitive condizioni meteo, è già stata perlustrata dalle unità intervenute sul posto e da un aereo Atr 42 alla ricerca degli oltre 200 dispersi sulla cui sorte non ci sarebbero molte speranze.

«Crisi economica
e corruzione vanno
di pari passo»

ROMA. La Corte dei Conti tiene alta la guardia sull'illegalità. «Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l'una è causa ed effetto dell'altra» dice il presidente, Raffaele Squitieri, nel discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella. «Il pericolo più serio per la collettività è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi. Non possiamo permettere che questo accada». Squitieri auspica una pubblica amministrazione efficiente e una giustizia dai tempi certi e celeri, per «favorire l'imprenditorialità» e «rimuovere le rendite di posizione e le restrizioni alla concorrenza». Squitieri ha sottolineato «l'esigenza, assoluta, di assicurare trasparenza e regolarità nelle varie gestioni, attraverso procedure pubbliche che garantiscano un'effettiva parità di posizione tra tutti gli operatori». In particolare, «ritengo negativo il fenomeno, diffuso, delle ripetute proroghe e rinnovi nell'importante settore dell'attività negoziale pubblica».

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