Sabato 20 Ottobre 2018 - 10:12

Fuochi d'artificio fuori Rebibbia per il compleanno della parente detenuta

ROMA. Volevano festeggiare il 50esimo compleanno di una loro parente detenuta a Rebibbia esplodendo fuochi d’artificio all’esterno delle mura carcerarie ma sono stati bloccati e denunciati a Roma dalla polizia di stato. I cinque, due sorelle e la figlia della donna (in carcere per una condanna inerente violazioni in materia di armi), e altre due persone (una donna e un uomo), sono stati notati dagli agenti mentre erano a bordo di un’autovettura in via Giovanni Battista Manzella, nelle vicinanze del muro perimetrale dell’Istituto di detenzione. Dopo averli identificati, gli agenti hanno ispezionato l’auto, trovando la scatola di fuochi d'artificio. A quel punto le donne hanno riferito ai poliziotti che era il compleanno della loro parente detenuta a Rebibbia, e di volerla festeggiare. Al temine degli accertamenti gli artifizi pirotecnici sono stati sequestrati, mentre per le 5 persone identificate è scattata la denuncia per la detenzione illegale di materiale esplodente.

Funerali Casamonica, Marino attacca Renzi e Alfano

ROMA. «In una città in cui lo Stato non è stato nelle condizioni di garantire la sicurezza dello spazio aereo, con l'intrusione di oggetti volanti non identificati, credo sia giusta la decisione di responsabilizzare prefetto e Governo». Lo ha detto il sindaco Marino Ignazio Marino a margine di un appuntamento pubblico, facendo riferimento ai funerali show di Vittorio Casamonica e all'elicottero che la nciato petali sulla chiesa. «La responsabilità della sicurezza di spazi aerei e terrestri, tanto più ai tempi del primo Giubileo nell'era dell'Isis, spetta al Governo e al Viminale», ha rincarato la dose Marino, spiegando che «è giusto avere la piena consapevolezza di questi gravi errori da parte dello Stato e quindi responsabilizzare prefetto e Governo».

Tempesta di grandine a Napoli, ferito un bambino. Il sindaco di Pozzuoli chiede lo stato di calamità

NAPOLI. Una tempesta di grandine ha colpito l'intera provincia di Napoli. Molte le segnalazioni di chicchi di grosse dimensioni che hanno provocato danni alle auto. Forti piogge si segnalano non solo in Campania, ma anche a Roma, dove oggi la protezione civile prevede criticità rossa. Intanto non si placano le polemiche sull'acquazzone violento di ieri,  che ha causato allagamenti e gravi disagi al traffico, in special modo sulla Cristoforo Colombo, oltre al ferimento, anche se in modo lieve, di una donna colpita da un albero caduto nel quartiere Prati. Centinaia le chiamate ai vigili del fuoco e situazione complicata anche sul litorale, in particolare tra Fregene e Maccarese, dove si è abbattuta una tromba d'aria. Un violento nubifragio si sta abbattendo, dalle prime ore della mattina, sul capoluogo lombardo. Numerosi gli interventi dei vigili del fuoco, soprattutto per allagamenti, anche se non si segnala alcuna criticità al momento. 'Crescono' anche i fiumi. Il Seveso ha già raggiunto il livello 1 di allerta. ma è presto per parlare di criticità. Secondo le previsioni meteorologiche la situazione dovrebbe migliorare dal pomeriggio con il ritorno del cielo sereno in serata.

Numerose le auto che hanno avuto sfondati il parabrezza e o il lunotto posteriore dalle pesanti palle di ghiaccio delle dimensioni di un'arancia. molti automobilisti nella zona della montagna spaccata si sono dovuti addirittura fermare e trovare un riparo per evitare danni alla carrozzeria. Sfondati i parabrezza e rovinato i tetti di numerose auto. Danni anche ai vetri degli infissi esterni delle abitazioni e alle colture, in specie all'uva già pronta in molti casi per la raccolta. In ginocchio tutta l'area flegrea. Tra Pozzuoli e Quarto un bimbo di quattro anni, che si trovava in auto coi genitori, è stato ferito al volto da una palla di ghiacchio che ha sfondato il parabrezza. Il piccolo è stato soccorso all'ospedale di Pozzuoli. Il sindaco della cittadina flegrea, Vincenzo Figliolia ha scritto al governatore De Luca per chiedere lo stato di calamità naturale.

In arrivo super Luna con eclissi, mai così grande e vicina

ROMA. Sarà una straordinaria eclissi di Luna quella attesa per l'alba di lunedì 28 settembre, il nostro satellite sarà infatti vicinissimo a noi e ci apparirà per questo più grande del solito. È un «appuntamento da non perdere perchè questa volta la Luna sarà al perigeo, cioè molto più vicina a noi, ad 'appena' 357mila chilometri dal nostro pianeta, rispetto alla distanza media, cioè quando si trova all'apogeo ed è lontana 384mila chilometri» spiega all'Adnkronos l'astrofisico dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Marco Galliani.

In questa eclissi di settembre, la Terra, anticipa Galliani, «si troverà perfettamente allineata tra il Sole e il nostro satellite naturale, dando vita una eclissi totale che sarà interamente visibile, nuvole permettendo, anche dal nostro Paese». L'orario non è però dei più comodi. Il disco lunare inizierà ad entrare nel cono di penombra della Terra alle 2:11 del mattino, ora italiana, alle 3 e 7 minuti il disco comincerà ad attraversare la zona d’ombra e la fase di totalità inizierà a partire dalle 4 e 11 del mattino. «Il massimo dell'eclissi -riferisce l'astrofisico dell'Inaf- si verificherà alle 4 e 47 del mattino. Poi, alle 5 e 23 si concluderà la fase di totalità, poco più di un'ora dopo la Luna uscirà dal cono d’ombra e infine, alle 7 e 23, l'eclissi si concluderà con l'uscita della Luna dalla penombra».

Paura a Torino, minaccia di farsi saltare in aria al concerto degli U2

TORINO. Momenti di tensione a Torino davanti ai cancelli del PalaAlpitour che ospiterà stasera la prima delle due tappe italiane dell''Innocence + Experience Tour' degli U2: intorno alle 13 un uomo dai tratti asiatici, apparentemente di non più di 30 anni, si è affiancato al gruppone di fan, circa 600 persone, che attendeva di poter entrare nella struttura, ha lanciato a terra il suo zaino e ha gridato minacciando, riferisce un testimone oculare all'Adnkronos, di farsi esplodere. Immediato il 'fuggi fuggi' generale così come l'intervento degli addetti alla sicurezza del concerto che hanno isolato l'uomo, sono subito sopraggiunte anche le forze dell'ordine che lo hanno bloccato mentre cercava di buttarsi in una fontana e lo hanno arrestato.

ALLARME RIENTRATO. Dopo circa un'ora, la situazione davanti al Pala Alpitour è tornata alla normalità. Gli agenti di polizia in servizio di ordine pubblico nell'area che lo hanno fermato mentre dava in escandescenze lo stanno portando in ospedale per accertamenti

Non sempre chi tampona ha torto, lo conferma la Cassazione

ROMA. In genere chi tampona ha torto, ma con delle eccezioni. Se l'urto avviene per cause imprevedibili, il mezzo 'urtante' non ha alcuna colpa. Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 17206/2015 che - come si legge su 'Studiocataldi.it' - è stata depositata ieri. Il conducente di un autocarro ha trascinato in giudizio le proprietarie di un rimorchio e la compagnia assicurativa, in seguito ad un sinistro causato dal rimorchio che, staccatosi dalla motrice, si è arrestato sulla corsia di marcia. L'uomo ha perso in primo grado ma ha vinto in appello.

 
L'assicurazione ha impugnato la sentenza in Cassazione ritenendo che l'incidente dovesse essere considerato come tamponamento (art. 149 del Cds) e non come uno scontro tra l’autocarro guidato dal danneggiato e il rimorchio fermo. Secondo la Cassazione l'evento non era prevedibile dal veicolo che sopraggiungeva mentre, per l'assicurazione, anche l’arresto improvviso di un veicolo costituisce un fenomeno della circolazione. Il conducente sopraggiungente - specifica l'assicurazione - avrebbe dovuto essere in grado di garantire l’arresto tempestivo del mezzo mantenendo la distanza di sicurezza.

Alla fine, la Corte ha sancito che l'art. 149 del Cds non è applicabile nel caso di veicolo fermo sulla carreggiata per cause diverse dalla circolazione e che il suddetto articolo fa riferimento ai veicolo «durante la marcia». Il danneggiato, dunque, non potendo prevedere l'ostacolo non ha la responsabilità del sinistro.

Immigrati, Pentagono: «Una crisi da gestire per 20 anni»

WASHINGTON. Il flusso di immigrati che da Siria e Nordafrica partono per l'Europa è «un problema enorme». Ad affermarlo è il generale americano Martin Dempsey, capo degli Stati Maggiori Riuniti, riconoscendo che tra i leader militari Usa e della Nato c'è una crescente consapevolezza che si tratti di «una vera crisi». Il flusso dei migranti verso l'Europa, ha aggiunto Dempsey in un'intervista esclusiva con 'Abc News', è stata «la questione più preminente» discussa dai capi militari di Nato e Usa in occasione delle riunioni periodiche degli ultimi mesi. Dempsey ha quindi sottolineato la necessità di affrontare - «unilateralmente» e insieme ai partner - la questione «come un problema generazionale», «organizzarci» e trovare le risorse per gestirlo «per 20 anni». Riguardo la fotografia del bimbo di tre anni morto in un naufragio al largo della Turchia, il generale ha affermato che l'immagine potrebbe avere un effetto simile a quella del 1995 dell'attacco mortale alla piazza del mercato di Sarajevo: «Mi ricordo che il mondo si è fermato e ha guardato Sarajevo».

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, a Cernobbio, prima di partire per Lussemburgo per partecipare al vertice dei ministri degli Esteri europei, ha sottolineato la necessità di «ridiscutere le regole della Convenzione di Dublino, a partire da uno dei suoi pilastri, cioè che si entra non in Europa ma nel Paese di primo arrivo». Un tentativo «di andare meno in ordine sparso» sulla gestione dell'immigrazione, ha aggiunto. «Se non ridiscutiamo delle regole di Dublino, finiremo per discutere di Schengen - ha proseguito il ministro - e ridiscutendo di Schengen finiremo per ridiscutere della libertà di circolazione e di movimento delle persone nell'Ue. Una cosa che sarebbe una condanna all'incapacità per le classi dirigenti europee: il governo italiano farà di tutto per impedire che questo accada». Approderà intanto questa mattina al porto di Trapani la nave con a bordo 409 migranti soccorsi ieri nel Canale di Sicilia. L'arrivo era previsto in un primo momento per le 8 ma, secondo quanto riferisce la Guardia costiera di Trapani, approderà dopo le 11.

E sono in tutto 838 i migranti, a bordo del pattugliatore Cp 940 'Dattilo' della Guardia Costiera, arrivati ieri nel porto di Messina dopo essere stati salvati al largo della Libia, in tre diversi interventi. Sulla nave sono stati segnalati 27 bambini con le famiglie ma resta invece da stabilire ancora il numero complessivo dei minori. Una parte dei migranti lascerà Messina destinata ad altri centri in Toscana, Lombardia, Veneto ed altre regioni.

Sul tema migranti, il governo libico di Tripoli, che al contrario di quello di Tobruk non gode del riconoscimento della comunità internazionale, ha invitato i Paesi arabi ed europei a organizzare una conferenza regionale entro settembre per far fronte all'emergenza di coloro che si imbarcano sulle coste libiche.

«Chiediamo - ha detto ai giornalisti Mustafa Laqlaib, ministro della Giustizia di Tripoli - una conferenza regionale alla fine di settembre, per mettere fine a questa tragedia». La Libia, ha aggiunto, «non può far fronte da sola a questo flusso di migranti. Noi siamo solo un Paese di transito».

Scivola con la moto e un furgone lo schiaccia

OLBIA. Incidente mortale sulla Sp 59 tra Olbia e Porto Cervo. Un barista siciliano 33enne della provincia di Enna - di cui non è stato reso noto il nome in attesa che siano avvisati i familiari - è morto investito da un furgone Ford Transit condotto da un marocchino 52enne, H. M., residente a Sant’Antonio di Gallura. Il barista percorreva alle 6:20 circa la strada in direzione Olbia Porto Cervo quando con la sua Yamaha R6 è caduto sull’asfalto.

Contemporaneamente dalla parte opposta è sopraggiunto il furgone che lo ha travolto: il 33enne è morto sul colpo. Immediato i soccorsi del personale del 118 che non ha potuto far altro che constatare il decesso. Sul posto per i rilievi i carabinieri del Reparto Territoriale di Olbia.

Marino al sit-in del Pd tra fischi e applausi

ROMA. Al via a Don Bosco la manifestazione antimafia, lanciata dal Pd nella stessa piazza dove ad agosto si è tenuto il funerale show di Vittorio Casamonica. "Antimafia capitale. Per la legalità e contro le mafie. Diritti, solidarietà e democrazia", è la scritta che campeggia sul palco, allestito proprio di fronte alla parrocchia e sul quale si stanno alterando gli interventi. Nessun politico a prendere la parola ma solo la società civile. Un sit-in «per svegliare le coscienze», ha detto il commissario del Pd romano Matteo Orfini. «Anche dopo mafia capitale si sentiva dire che la mafia non c'è invece la mafia c'è e va sconfitta. bisogna prendere consapevolezza e il fatto che oggi tutta la città sia qui a dire Antimafiacapitale serve a svegliare le coscienze».

Fischi e applausi per Marino. In una piazza, blindatissima dalle forze dell'ordine e assediata da giornalisti e fotografi, anche il sindaco Ignazio Marino, rientrato oggi a Roma dopo 18 giorni di vacanza negli Stati Uniti che tante polemiche hanno scatenato. Appena Marino è sceso dalla vettura, sono partiti fischi, insulti e urla da parte di un gruppo di persone che gli chiedeva di «andarsene a casa». Di tutta risposta i sostenitori del sindaco lo hanno invece accolto con applausi e una signora gli ha anche portato un mazzo di fiori. Quando Marino si è avvicinato al corridoio di ingresso per sedersi in platea, gli animi di un gruppetto di manifestanti si sono scaldati e c'è stato qualche momento di tensione con le forze dell'ordine che li hanno subito dopo allontanati. «Roma è una città antifascista, antirazzista e antimafiosa. Ha cacciato il fascismo e il nazismo e da questa città verrà cacciata anche la mafia», ha detto Marino.

Prima di Don Bosco, la Giunta al Campidoglio. Rientrato nel primo pomeriggio, Marino è arrivato in Campidoglio dribblando i cronisti. Poi ha presieduto la prima Giunta di settembre. Attorno al tavolo, scambio di battute tra l'assessore alla Legalità Alfonso Sabella e quello ai Trasporti Stefano Esposito, al centro di una bufera mediatica per il coro antiromanista intonato, da juventino, ieri alla radio: «Non fare quella faccia solo perché siete a zero punti» ha detto Sabella a Esposito, che stava con la testa appoggiata al braccio sul tavolo. Esposito ha risposto «No, è che ho mal di testa». E qui è scoppiata una sonora risata.

Rinasce al computer l’antico Villaggio di Punta Alaca sull’Isola di Vivara

PROCIDA. Era il lontano 1975 quando l’archeologo Massimiliano Marazzi, oggi alla guida del Centro Euromediterraneo per i Beni Culturali dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, aveva iniziato ad avviare i primi scavi sull’isola di Vivara, nei pressi della più nota isola Procida, con l’obiettivo di riportare alla luce uno dei siti preistorici più interessanti del bacino del Mediterraneo, anche per studiare i fenomeni di scambi commerciali tra i popoli del Mediterraneo risalenti ad epoche preistoriche.Un’impresa per nulla facile visto che per dei fenomeni di subsidenza dell’isola molti degli insediamenti del passato si trovano oggi a 14 metri sotto il livello del mare.

Ma per fortuna esattamente a 40 anni di distanza grazie all’utilizzo delle più moderne tecniche di rilevazione subacquea tridimensionale, che caratterizzano i percorsi di studio di archeologia subacquea nati per la prima volta in Italia proprio a Napoli all’Università Suor Orsola Benincasa, è stato possibile oggi completare questo lungo lavoro di scavo e ricerca e addirittura ricostruire al computer con immagini in 3D l’intero insediamento capannicolo che occupava all'origine tutta la superficie dell'isola e digradava in terrazzamenti articolati in scale, viottoli e grandi abitazioni a pianta rettangolare, giù fino al mare sulle tre punte che caratterizzano l'isola: la punta mezzogiorno verso Capri, quella del capitello verso Procida e la punta dell'Alaca verso Ischia, proprio di fronte al castello aragonese.

“Ed è proprio su un pianoro naturale che domina la punta dell’Alaca - racconta Massimiliano Marazzi - che sono venute alla luce le tracce più interessanti dell'abitato risalente al XVII secolo A.C. rappresentate dai resti di due grandi capanne (di circa 4 metri di larghezza e più di 8 metri di lunghezza) che hanno restituito gli arredi che accompagnavano la vita degli antichi vivaresi: decine di ciotole e grandi vasi per la conservazione di alimenti, le piastre fittili sulle quali venivano cotte le vivande, punte di freccia, lame e ceselli in pietra per la caccia e la lavorazione delle pelli, gli attrezzi per la filatura della lana”.

Ma l'importanza delle nuove scoperte non è costituita soltanto dai reperti che illustrano la vita quotidiana e l'alimentazione dei suoi antichi abitanti, perché, insieme ai manufatti locali, gli archeologi dell’Università Suor Orsola Benincasa hanno ritrovato anche le tracce degli scambi commerciali che rendevano Vivara (all'epoca ancora un promontorio collegato a Procida) uno dei porti più importanti dei commerci transmarini dell'epoca.

Un lavoro certosino portato avanti negli anni dall’equipe di ricerca guidata da Massimiliano Marazzi e composta dagli archeologi Germana Pecoraro, Loredana De Simone e Daniela Signoretti, dal pool di esperti di rilevazioni tecnologiche ed elaborazione dati coordinato da Leopoldo Repola con la collaborazione di Alfredo Cerrato e Nicola Scotto Di Carlo, e con l’ausilio degli studenti dei corsi di laurea del settore archeologico del Suor Orsola, impegnati già nel corso degli studi nei cantieri di scavo ed in continue esperienze di formazione on the job.

“Per quanto riguarda lo studio dell’economia dell’epoca - spiega Massimiliano Marazzi - abbiano scoperto decine di frammenti di vasi torniti, riccamente decorati provenienti dalla Grecia micenea del XVII secolo A.C., l’epoca di quelle tombe a pozzo, ricche di ori e di armi, che furono scoperte alla fine dell'ottocento dall'archeologo dilettante tedesco Heinrich Schliemann. Questo ci fa desumere che a Vivara giungeva in quel tempo dalle coste tirreniche centrali e forse anche dalla Sardegna quel minerale di rame che, assieme allo stagno, rappresentava il bene più importante per le grandi civiltà dell'epoca, elemento essenziale per la produzione di armi e strumenti in bronzo”.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli