Martedì 13 Novembre 2018 - 16:47

Mamma acido torna in cella, il figlio in comunità

MILANO. Martina Levato tornerà a San Vittore. La conferma arriva dal suo legale, Stefano De Cesare. Il legale spiega che, secondo quanto indicato nel provvedimento del Tribunale dei minori, il bimbo sarà portato dai servizi sociali in una comunità per soli bimbi. Mamma, papà e nonni potranno vederlo secondo modalità protette, regolate dai servizi sociali, i quali dovranno condurre un'indagine e redigere una relazione che dovrà essere presentata entro il 30 settembre. Il figlio della donna condannata a 14 anni di reclusione insieme ad Alexander Boettcher, per l'aggressione con l'acido a Pietro Barbini, è stato dimesso in mattinata dall'ospedale, secondo quanto si apprende da fonti della Clinica Mangiagalli.

Sempre questa mattina il legale della donna aveva presentato al Tribunale dei minori di Milano istanza per chiedere che la studentessa fosse trasferita insieme a suo figlio all'Icam, una struttura per madri detenute con figli piccoli. Nel documento, composto da 14 pagine, la struttura veniva indicata come soluzione più idonea ed era richiesto inoltre l'allargamento del tempo di visita fino a 4 ore e che la ragazza potesse allattare il bambino in modo diretto, al seno, e non più con il metodo di aspirazione. In alternativa, il legale chiedeva la possibilità per il bambino di essere trasferito insieme alla madre in uno dei centri della comunità di don Mazzi  o, ancora, che fosse affidato ai nonni. Il pm del Tribunale dei Minori Annamaria Fiorillo, subito dopo la nascita del piccolo, il 15 agosto, aveva depositato un ricorso per l'avvio delle procedure di adottabilità.

Funerale-show Casamonica, Bindi: «La mafia a Roma c'è»

ROMA. I funerali del boss Casamonica? «Indubbiamente sono scene molto preoccupanti, una risposta a quanti in questi mesi hanno parlato di esagerazioni o hanno addirittura negato la presenza della mafia nella capitale». Per la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi, intervistata dal Gr1, «è una ferita grave per l'Italia. Lo è in qualunque parte del Paese si verifichi. Quando però tutto questo accade nella capitale certo anche i riflettori del mondo sono più attenti».

«Io credo che le istituzioni - prosegue Bindi - in questi anni abbiamo assicurato alla giustizia molti mafiosi ed abbiano affermato la forza della legge, ma c'è da fare ancora molto se siamo a questo punto. La parte principale la dobbiamo fare tutti insieme. C'è ancora troppo negazionismo. Pensare che questo sia un problema che riguarda altri. Purtroppo riguarda tutti, riguarda casa nostra, riguarda la capitale d'Italia».

Intanto, via Twitter, l'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, a proposito della foto della famosa cena del 2010 che lo immortala con Salvatore Buzzi, Luciano Casamonica e l'attuale ministro del Lavoro Giuliano Poletti - e che da ieri sta rimbalzando sui social network - scrive: «Il funerale di Casamonica serve per strumentalizzare ancora una mia foto casuale con uno di loro».

Cerca di dividere i litiganti e viene accoltellato

LECCE. Ha cercato di dividere due persone che si stavano affrontando nel bar gestito da sua moglie a Galatone, in provincia di Lecce, ma è stato accoltellato da uno dei due. Il barista - ferito ieri al basso ventre e ricoverato all'ospedale di Galatina - se la caverà con 10 giorni di prognosi. I carabinieri hanno arrestato il 38enne C. P. con l'accusa di lesioni personali aggravate e porto abusivo di coltello. L'uomo, giovedì pomeriggio, è entrato in un bar della città dove ha incontrato alcuni conoscenti. Uno di questi si sarebbe avvicinato contestandogli alcuni apprezzamenti che, nei giorni precedenti, avrebbe rivolto a sua moglie.

 
La discussione, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe subito degenerata e dalle parole i due sarebbero passati alle mani, iniziando a picchiarsi fino a quando il 38enne avrebbe tirato fuori dalla tasca un coltello a serramanico. In quel frangente la proprietaria del bar, terrorizzata, avrebbe chiamato il marito - intervenuto dal retro del locale - interponendosi tra i due litiganti per cercare di separarli. In quel momento, però, C. P. con un fendente avrebbe colpito il barista al basso ventre provocandogli un'emorragia e fuggendo subito a bordo della sua auto.

I carabinieri di Galatone hanno avviato le ricerche rintracciandolo poco dopo nella sua abitazione e lo hanno sottoposto agli arresti domiciliari, su disposizione del pubblico ministero della Procura della Repubblica di Lecce.

Al funerale dei Casamonica carrozza, banda e Rolls Royce

ROMA. Il sagrato di piazza San Giovanni Bosco, nel quartiere Tuscolano, sembrava un set cinematografico. Il feretro di Vittorio Casamonica, morto a 65 anni, è arrivato nella piazza romana su un'antica carrozza trainata da sei cavalli neri mentre una banda musicale intonava le note del film di Francis Ford Coppola 'Il Padrino'. «Hai conquistato Roma, ora conquisterai il paradiso» si leggeva su un manifesto all’entrata della chiesa con la dedica di alcuni parenti per lo sfarzoso funerale dell'esponente della nota famiglia romana, vestito di bianco, con la scritta 'Re di Roma'. Fra lacrime e grida di disperazione di familiari e amici, il feretro è stato trasportato per le vie di Roma, mentre un elicottero lanciava dall'alto petali di rose. Al termine della funzione la bara è stata poi caricata e portata via su una Rolls-Royce. Il funerale ha scatenato polemiche e imbarazzo. Il Campidoglio «non era al corrente di nulla» assicurano all'Adnkronos, fonti del Comune di Roma, che fanno sapere che l'amministrazione sta cercando di approfondire, anche con la polizia municipale, «come siano andate le cose». «Ho chiamato il Prefetto perché siano accertati i fatti - spiega in serata su Twitter il sindaco di Roma, Ignazio Marino - È intollerabile che i funerali siano strumenti dei vivi per inviare messaggi mafiosi».

«Di questa vicenda la Prefettura non aveva alcuna contezza. Ne chiederemo conto per cercare di capire, al di là dei clamori, eventuali responsabilità", dichiara all'Adnkronos è il prefetto di Roma Franco Gabrielli. Per Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, «quanto avvenuto oggi a Roma non è francamente accettabile». «È allarmante che il funerale di un esponente del clan Casamonica, coinvolto in numerose inchieste sulla criminalità romana e su Mafia Capitale, si sia trasformato in una ostentazione di potere mafioso».

Una scena che non «può lasciare indifferenti». Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, mette l'accento sulla gravità della «strumentalizzazione di un rito religioso per rafforzare prestigio e posizioni di potere».

C'è invece imbarazzo in Vicariato, per i funerali del boss Vittorio Casamonica. In attesa di approfondire dalla diretta voce del parroco, il salesiano don Giancarlo Manieri, come si sia sviluppata l'intera vicenda e quali valutazioni abbia fatto, non si nasconde un certo turbamento. Tra l'altro, si tratta della stessa chiesa che nel 2006 rifiutò di celebrare i funerali a Piergiorgio Welby, anche se l'attuale parroco regge Don Bosco solo da tre anni. «All'interno della chiesa, la celebrazione funebre si è svolta regolarmente, senza alcun elemento di disturbo del clima religioso, come era stato sicuramente richiesto dal parroco», fanno osservare fonti del Vicariato di Roma all'AdnKronos. «Purtroppo, è vero che il dopo-cerimonia all'esterno della chiesa ha avuto ben altro svolgimento, di cui il parroco non era al corrente e che non è comunque riuscito a impedire».

Intanto, via Twitter, il presidente del Pd Matteo Orfini ha commentato i funerali con un «mai più».

Mamma acido: «Portatemi da don Mazzi»

MILANO. Martina Levato, la studentessa condannata a 14 anni per aver sfiguratyo con l'acido il suo ex fidanzato, Pietro Barbini, insieme al compagno Alexander Boettcher, chiede di essere trasferita insieme al figlio avuto da Boettcher nella comunità di don Antonio Mazzi. Secondo quanto si apprende, nelle prossime ore il suo legale presenterà un'istanza al Tribunale dei minori. In alternativa, la bocconiana avrebbe indicato l'Icam, la struttura per madri detenute. Intanto il Tribunale di Milano, in sessione feriale, ha respinto la richiesta di Boettcher di vedere il figlio. Il broker aveva presentato la richiesta ieri, tramite il suo legale Alessandra Silvestri. Martina Levato potrebbe essere dimessa domani. A sostenerlo, fonti interne alla clinica Mangiagalli dove la donna è attualmente ricoverata insieme a suo figlio, nato nella notte tra il 14 e il 15 agosto scorsi. «Mamma e bambino stanno benissimo - dicono i sanitari - e, in condizioni normali, sarebbero potuti uscire già ieri».

Il problema è che «in una situazione come questa, dove non è ancora certo il luogo in cui saranno trasferiti, abbiamo preferito trattenerla un paio di giorni in più». Quasi certamente domani, quindi, l'ospedale dichiarerà 'dimissibili' mamma e bambino. «Verosimilmente - confermano dalla Mangiagalli - a meno di complicanze, la dichiarazione verrà comunicata entro la giornata di domani al tribunale e agli altri attori competenti. A quel punto, starà a loro trovare la soluzione più idonea per loro».

A Padova primo trapianto di mini-cuore bionico nel mondo

PADOVA. Pesa solo 200 grammi, sostituisce in toto le funzioni dell'organo naturale, è ricaricabile dal paziente ed è stato disegnato su misura per trovare spazio anche nel torace di giovani e donne. Sbarca in Italia il mini-cuore bionico made in Usa 'CardioWest 50 cc': il dispositivo, un cuore artificiale totale, è stato impiantato per la prima volta a Padova in un giovane 26enne che 12 anni fa era già stato sottoposto a un trapianto tradizionale, ma che a causa delle terapie anti-rigetto si è ammalato di un grave linfoma.

Le terapie anti-cancro avevano danneggiato in modo irreversibile l'organo ricevuto da adolescente, che ora è stato sostituito con il nuovo device restituendo una nuova vita al ragazzo. «È in buone condizioni di salute, è stato dimesso ed è completamente guarito dal linfoma», esultano i medici.

L'intervento, il numero 1 nel nostro Paese e il primo al mondo in un giovane già trapiantato, porta la firma di Gino Gerosa, direttore di Cardiochirurgia dell'Azienda ospedaliera-università di Padova, e dei colleghi Cosimo Guglielmi e Vincenzo Tarzia. Coadiuvati dall'équipe di anestesisti e infermieri di sala operatoria, hanno compiuto l'impresa in 11 ore.

Nigeria: nuovo massacro degli estremisti di Boko Haram, almeno 150 morti

ROMA.  Almeno 150 persone sono state uccise o sono morte annegate in un fiume a nordest della Nigeria mentre tentavano di fuggire alle violenze degli estremisti islamici di Boko Haram. Lo riferisce PressTv. Il massacro è avvenuto il 13 agosto scorso, ma la notizia è stata diffusa solo oggi dopo il racconto dei testimoni. L'attacco, hanno raccontato, è avvenuto nel remoto villaggio di Kukuwa-Gari, nello stato nord-orientale di Yobe, martoriato dalle violenze. Gli integralisti islamici hanno assalito il villaggio a bordo di moto e di un'auto, costringendo gli abitanti a fuggire. A quel punto hanno aperto il fuoco: molte persone sono cadute nel fiume nel tentativo di fuggire ai colpi e sono morti annegati. I testimoni hanno riferito che i corpi di diverse persone sono stati recuperati a diversi chilometri di distanza. La notizia del massacro è stata diffusa solo oggi in quanto i terroristi hanno distrutto le antenne per la telecomunicazione intorno al villaggio. 

Malore mentre nuota,
donna muore a Baia Domizia

AFRAGOLA. Un malore improvviso mentre era a mare a nuotare. È morta ieri appena giunta a riva, tra la disperazione dei familiari che non hanno potuto fare nulla per salvarla, Raffaella Salzano, 63enne di Afragola. La donna, mamma di tre figli, era con i familiari a Baia Domizia nei pressi del complesso Marina, sul litorale casertano, per trascorrere alcuni giorni di vacanza. Secondo la prima ricostruzione dell’accaduto, la donna sarebbe entrata in acqua nei pressi della spiaggia libera e all’uscita avrebbe avvertito un malore. Inutile il soccorso degli assistenti bagnanti e quello di un’ambulanza del 118, giunta poco dopo. Il magistrato di turno preso atto della relazione dei sanitari intervenuti sul posto non ha disposto l'esame autoptico ed ha lasciato la salma ai familiari per i funerali.

Martina Levato col figlio: «È stato emozionante»

ROMA. Martina Levato, la 23enne condannata in primo grado insieme ad Alexander Boettcher a 14 anni per aver aggredito usando dell'acido, ha incontrato oggi per la seconda volta alla clinica Mangiagalli di Milano, dove è ricoverata, il figlio che ha partorito a Ferragosto, come consentito con un provvedimento d'urgenza dal Tribunale dei Minori. L'incontro, riferisce Stefano De Cesare, avvocato della giovane, «è andato bene. L'ho sentita, mi ha detto che era felice e che è stato molto emozionante». L'incontro è avvenuto nella stanza in cui la Levato è ricoverata, dove il neonato è stato portato coperto, in modo da nasconderne le fattezze a terzi.

La donna «lo ha tenuto in braccio», continua il legale, ma non ha potuto allattarlo, come deciso dal Tribunale, e l'incontro ha avuto un «tempo contenuto», come disposto dal provvedimento. Levato non dovrebbe essere dimessa oggi, ma forse domani o dopodomani, conclude il legale.

BOETTCHER. «L'istanza per il riconoscimento del figlio è stata presentata immediatamente, alla nascita del bambino ed è stata autorizzata dal tribunale dei minori che ha già rilasciato il nulla osta. Il problema principale, però, è acquisire lo status giuridico di padre che consentirebbe ad Alex Boettcher di esercitare i suoi diritti sul figlio avuto da Martina». A parlare è Alessandra Silvestri, legale di Boettcher, che all'Adnkronos chiarisce i dettagli dell'istanza con la quale il giovane intende procedere al riconoscimento del figlio.

Silvestri spiega che si tratta di «un problema di ordine pratico, nel senso che sembrerebbe che la procedura non preveda l'ingresso in cella del messo comunale che dovrebbe raccogliere la dichiarazione di Alex. Noi - continua - eravamo convinti di poterlo fare perché eravamo a conoscenza di casi simili risolti in questo modo, ma c i è stato detto invece che il padre del bambino deve recarsi all'ufficio anagrafe di via Larga congiuntamente alla madre, la quale deve dare contestualmente il suo 'placet' per poter presentare la richiesta di riconoscimento».

Ora quindi «stiamo cercando di superare i formalismi, perché il mancato riconoscimento della paternità preclude l'esercizio di qualunque diritto da parte di Alex», sottolinea il legale. «Il garante per i diritti civili dei detenuti - aggiunge - si sta muovendo con me. So che ha coinvolto anche il sindaco Giuliano Pisapia. Stiamo cercando di velocizzare tutto, e credo che la soluzione più probabile sia quella di incaricare un notaio per poter raccogliere in cella la richiesta di Alex». Circa la possibilità che il bambino possa essere dato in adozione, Silvestri spiega che «siamo convinti che la procedura sarà gestita nelle forme e nei modi più garantisti possibili, nell'ottica del bene del bambino. Nessuno - dice - pensa di fare azioni clamorose o sceneggiate di alcun genere e siamo pronti ad accettare e rispettare le decisioni del tribunale, qualunque esse siano». Ciò, prosegue, «non vuol dire che rinunceremo a far presente le nostre esigenze. Sia Alex che sua madre, cioè, sono nell'ottica di mantenere i contatti con il bambino, verso il quale c'è un grandissimo interesse». Tuttavia «ci si rende conto che la tempistica dei processi non consente di fare programmi. In questo momento, è tutto da costruire».

Il legale conclude con un messaggio rivolto a Don Antonio Mazzi che in occasione di alcune trasmissioni televisive ha commentato la vicenda: «Per quanto Don Mazzi mi sia sempre stato simpatico - dice Silvestri - ho assistito ad alcuni talk show dove si è pronunciato dando per scontato che Martina sia stata plagiata da Alex». E specifica: «Dagli atti e dalla perizia psichiatrica emessa dopo 40 ore di audizione è stata esclusa categoricamente qualunque ipotesi di plagio, evidenziando l'assoluta autonomia tra i due». Don Mazzi, continua, «può avere le sue idee, ma non mi risulta che conosca né Alex, né Martina. Quindi prima di parlare, forse dovrebbe informarsi adeguatamente». Quindi conclude: «È giusto che chi ha commesso dei reati paghi per le proprie colpe, ma bisogna anche rispettare gli atti processuali che finora sono stati acquisiti».

Mattarella: «Dal terrorismo i germi della terza guerra mondiale»

ROMA. «Dalla capacità di dialogo, di comprensione reciproca, di collaborazione tra le religioni monoteiste dipenderà la pace nel mondo. Di questo dobbiamo essere consapevoli. Il terrorismo, alimentato anche da fanatiche distorsioni della fede in Dio, sta cercando di introdurre nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa i germi di una terza guerra mondiale. Sta alla nostra responsabilità fermarla». Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al meeting di Cl a Rimini. «La democrazia si esporta con la cultura e con l'esempio», rimarca il Capo dello Stato, che si sofferma anche sul dramma dei migranti.

«L'umanità che mostreremo nell'accogliere i profughi disperati, l'intelligenza con cui affronteremo i fenomeni migratori, la fermezza con cui combatteremo i trafficanti di essere umani saranno il modo con il quale mostreremo al mondo la qualità della vita democratica», afferma Mattarella. «L'Europa -prosegue il Capo dello Stato - ha un compito di grande rilievo perché il dialogo tra le religioni monoteiste può svilupparsi già all'interno delle nostre società, divenute plurali e multietniche».

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