Mercoledì 23 Gennaio 2019 - 2:23

Taranto, esplosione in un palazzo: 6 feriti e un disperso

TARANTO. Una palazzina è crollata dopo un'esplosione in via Pupino a Taranto. Sono in tutto sei i feriti, dei quali due gravi. Si cerca con certezza una persona adulta dispersa. Sulla eventuale presenza di un bambino tra le persone non vi è alcuna certezza. Alcune fonti tendono a escluderla. I vigili del fuoco stanno lavorando con precauzione perché si temono altri crolli. Quattro delle persone rimaste ferite sono di origine cingalese e due italiane. Uno dei feriti è ricoverato in gravi condizioni, a causa delle ustioni riportate, all'ospedale 'Perrino' di Brindisi. Poi c'è un altra persona con ustioni più lievi. Quattro invece sono stati colpiti dai calcinacci durante il crollo e sono tutti ricoverati a Taranto.

Foggia, abbandonata dalla madre a sei mesi

FOGGIA. Una bambina di circa sei mesi è stata abbandonata dalla madre sabato all'ospedale ''Masselli Mascia'' di San Severo, in provincia di Foggia, ed è ora curata e coccolata dal personale della Pediatria e di tutto il nosocomio. La piccola è stata lasciata in un passeggino durante l'orario pomeridiano delle visite tanto che inizialmente non ha dato nell'occhio, finché poi il personale si è reso conto che questa bambina era stata lasciata. Pur avendo un suo nome, è stata chiamata Elisabetta in onore della santa che si festeggiava sabato scorso. Non le manca niente, all'ospedale hanno portato per lei tutto il vestiario occorrente ed è stata ''adottata'' dall'intera struttura ospedaliera e non solo, anche se si spera fortemente di rintracciare presto la madre.
Le indagini sono condotte dai carabinieri e dalla polizia locale. Il sindaco di San Severo, Francesco Miglio, si è presentato stamane al nosocomio insieme agli assistenti sociali per far visita alla bimba presso la Pediatria. Ha quindi rivolto un appello alla madre che ha abbandonato la piccola. ''Se l'abbandono è dovuto a motivi di sostentamento economico - ha detto - l'amministrazione si metterà a disposizione per fare il possibile al fine di assicurare la crescita della bambina con la propria mamma''.
''La piccola Elisabetta - ha assicurato il sindaco di San Severo Francesco Miglio - sta bene. Tutto il personale medico se ne sta amorevolmente prendendo cura e anche la città si è stretta in una morsa di solidarietà facendo pervenire alla piccola un carrozzino, scarpine, tutine, ghettine, pannolini, giochini e bavette''. Il primo cittadino ha ringraziato tutti ''per il senso di responsabilità e di solidarietà dimostrato'' nonché il locale corpo di polizia locale per ''aver assicurato la sorveglianza della piccola nelle prime ore del ritrovamento e nelle ore notturne''.

Preso Gaspare Como, cognato di Messina Denaro

TRAPANI. La Sezione Operativa della Dia di Trapani ha dato esecuzione all’Ordinanza di Custodia Cautelare degli arresti domiciliari, con contestuale apposizione di dispositivi elettronici, nei confronti di Gaspare Como, 45enne, commerciante di Castelvetrano, già sorvegliato speciale e cognato boss latitante Matteo Messina Denaro. Nell'operazione sono stati sequestrati un’azienda commerciale di vendita al dettaglio di abbigliamento ed un immobile ad uso abitativo, ubicato nella contrada Triscina del Comune di Castelvetrano.

Terrorismo islamico, un arresto a Pisa

PISA. La Polizia di Pisa, diretta dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Firenze, ha compiuto un arresto a Pisa nell'ambito di un’operazione di contrasto al terrorismo internazionale. Si tratta di un soggetto di origine marocchina ritenuto responsabile di reati specifici di propaganda e istigazione alla jihad. Il giovane cittadino marocchino risiede nel comune di Ponsacco (Pisa). La task force messa in campo dalla Polizia di Stato è costituita, oltre che da operatori Digos specializzati nelle attività di contrasto al terrorismo, da unità artificieri, da operatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni, dalla Polizia Scientifica e dal Nucleo Prevenzione Crimine della Polizia di Stato.

Morta la tabaccaia accoltellata nel suo negozio

ASTI. Non ce l'ha fatta la tabaccaia di 54 anni accoltellata questa mattina nel suo negozio ad Asti. La donna è morta in ospedale per le gravi ferite riportate e non ha mai ripreso conoscenza. Proseguono a tutto campo le indagini dei carabinieri per individuare l'aggressore della donna. A trovarla, poco prima delle 8 in un lago di sangue, dietro il bancone del negozio di corso Volta, è stato un cliente, che ha chiamato i soccorsi.

La donna, raggiunta da diverse coltellate, è stata portata in gravi condizioni all’ospedale di Asti. Si pensa che l’aggressore l’abbia sorpresa poco dopo l’apertura della tabaccheria, che avviene alle 7. Sull'episodio indagano i carabinieri che al momento non scartano alcuna pista. A quanto si apprende la donna è stata vista aprire il negozio intorno le 7.20 e ha servito alcuni clienti, sentiti dai militari. Per questo si suppone che l'aggressione sia avvenuta tra le 7.35 e le 7.45, quando un altro cliente ha trovato la donna in un lago di sangue dentro la tabaccheria.

I carabinieri stanno sentendo testimoni e hanno anche acquisito le immagini delle telecamere della zona. Sembra che dal negozio non manchi nulla, se non una busta con poche centinaia di euro che la donna teneva per cambiare i soldi. Resta l'ipotesi del tentativo di rapina finito male, anche se non si scartano altre piste. A far pensare gli investigatori anche la violenza dell’aggressione: la 54enne sarebbe stata colpita con oltre 12 coltellate.

Neonato morto a Ragusa, «la vaccinazione non c'entra»

RAGUSA.  La morte del bimbo di due mesi a Ragusa non è correlata alla vaccinazione. A quanto apprende l'Adnkronos Salute lo specifica in una segnalazione inserita sul portale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) il direttore del servizio vaccinazioni dell'Asp di Ragusa. La segnalazione segue a una richiesta dell'Aifa relativa al caso specifico. Nella segnalazione si sottolinea la non correlazione del decesso del bimbo con la somministrazione della vaccinazione, per una questione temporale.

 

Ieri la direzione aziendale dell'Asp di Ragusa precisava che il piccolo era giunto nel presidio ospedaliero Maria Paternò Arezzo il 26 giugno scorso, alle ore 23.30, in «condizioni gravi, con diagnosi precedente di malformazione cardiaca congenita. Approntate immediatamente le cure del caso, il bambino» è stato trasferito nella divisione di neonatologia e Utin - Unità terapia intensiva neonatale - ma nonostante le cure il bimbo è morto alle 6.45.

 

In Belgio eutanasia per depressione
di una 24enne

BRUXELLES. Una depressione avvertita fin da quando era solo una bambina e il desiderio di mettere fine alla propria vita che l'ha accompagnata per anni. Nessuna malattia, nessuna diagnosi di una patologia terminale. Solo la chiara sensazione di doverla fare finita. Così potente che, in Belgio, i medici hanno deciso che può accedere all'eutanasia.

È la dolorosa storia di una ragazza di 24 anni, chiamata semplicemente Laura, che al giornale belga De Morgen ha raccontato: «La vita non fa per me».

Secondo quanto riporta il quotidiano britannico Independent, Laura - che è entrata in una struttura psichiatrica a 21 anni - non vive la morte come una "decisione": «Morire non mi sembra una scelta. Se l'avessi avuta, avrei scelto una vita sopportabile. Ma ho fatto di tutto - ha raccontato - e tutto è stato vano».

Nella sua toccante intervista, ha raccontato di quando a sei anni prese inconsapevolmente una pistola carica: «Se lo avessi saputo a quel tempo, avrei premuto il grilletto». La data della "dolce morte" di Laura non è ancora stata decisa. In Belgio, l'eutanasia è diventata legale nel 2002 e, da allora, si sono avuti circa 1.400 casi all'anno.

Tenta di uccidere il gemello con una mannaia

BARI. Ha tentato di uccidere il fratello gemello con una mannaia: è accaduto a Torre a Mare, frazione a sud di Bari. La Polizia di Stato ha arrestato P. R., 26 anni, rumeno, con precedenti di polizia, con le accuse di tentata estorsione e tentato omicidio. Gli uomini della sezione Volanti sono intervenuti nei pressi di una villetta dove era stata segnalata una lite violenta. Lì hanno trovato un cittadino rumeno molto agitato che ha riferito di essere stato aggredito poco prima dal fratello gemello con una mannaia.

L'uomo, inoltre, ha detto che il fratello gli aveva chiesto dei soldi per comprare degli alcoolici e che, all'ennesimo rifiuto ricevuto, gli si è scagliato contro impugnando l'arma. Solo per circostanze fortunose era riuscito a sottrarsi, fuggendo all'esterno della villetta. La mannaia è stata poi trovata nel giardino di pertinenza dell'abitazione, dove era stata nascosta. Inoltre, dalle indagini, è emerso che comportamenti violenti simili erano stati messi in atto dal 26enne alcuni giorni fa anche nei confronti della madre, alla quale aveva tentato di estorcere denaro.

"Ansia" da lavavetri: chiesto risarcimento al Comune

ROMA. Tra gli stati d'animo che possono causare i lavavetri ai semafori ci sono «danni esistenziali», «ansia» e «disagio»: questo è quanto un automobilista irascibile ha vissuto sulla propria pelle, decidendo di chiedere un risarcimento al Comune di Udine.

 
Secondo quanto stabilito dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, nella sentenza 13568/2015 depositata ieri, sarà il giudice amministrativo a decidere. Infatti - si legge sul sito Enti locali & Pa del Sole24Ore - se venisse riconosciuta all'ente la responsabilità di prendere provvedimenti "contingibili ed urgenti" per tutelare la "sicurezza urbana", dovrà essere il Comune a occuparsi del risarcimento.

Stupro a Roma, confermato l'arresto per il militare

ROMA. Arresto convalidato e detenzione in carcere a Rebibbia per il militare Giuseppe Franco, accusato di aver violentato la notte del 29 giugno scorso una minorenne nei pressi di piazzale Clodio. La decisione è del gip Giacomo Ebner che ha accolto la richiesta del pm Eugenio Albamonte, disponendo il provvedimento. Ebner accusa Franco, come richiesto dal pubblico ministero, di violenza sessuale e di sostituzione di persona.

Quest'ultima imputazione si riferisce al fatto che Giuseppe Franco, avvicinando la ragazzina, si sarebbe spacciato per agente di polizia. Un'accusa che Franco respinge, dicendo di aver mostrato alla ragazza soltanto il suo tesserino militare.

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