Martedì 23 Ottobre 2018 - 1:14

I pronto soccorso al collasso:
un accesso
al secondo

ROMA. Pazienti in barella nei corridoi affollati dei pronto soccorso, attese di ore e giorni per un posto letto, medici e operatori sanitari sottoposti a turni massacranti. È la fotografia ricorrente dei dipartimenti di emergenza e urgenza degli ospedali italiani soprattutto nei periodi 'caldi', come il picco dell'influenza invernale. Nel nostro Paese ci sono 844 pronto soccorso, in cui lavorano 12mila medici e 25mila infermieri. Ogni anno gli accessi sono circa 24 mln: 2 mln al mese, 67 mila al giorno, 2.800 l'ora e quasi uno ogni secondo. «Questo sistema è ormai in uno stato di grave difficoltà strutturale che è stato evidente all'inizio del 2015 quando i pronto soccorso hanno affrontato l'epidemia influenzale e il sistema dell'emergenza è andato in crisi - avverte la Societa italiana medicina emergenza-urgenza (Simeu) - Per contrastare il ripetersi di questi episodi serve introdurre un Piano di gestione del sovraffollamento».

La Simeu ha lanciato oggi a Roma, dall'ospedale S.Giovanni, la seconda edizione della settimana nazionale del pronto soccorso dal 16 al 24 maggio. Nelle principali città italiane verranno organizzati incontri con i cittadini e simulazioni di attività cliniche in pubblico per spiegare meglio le dinamiche dell'emergenza sanitaria e ascoltare le esigenze dei pazienti. Quest'anno la Simeu ha trovato un alleato nel Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanza attiva. «Ogni ospedale italiano dispone di un Peimaf (Piano di emergenza interno per massiccio afflusso di feriti), quasi nessuno di un Pgs per il sovraffollamento - afferma Gian Alfonso Cibinel, presidente della Simeu - eppure il massiccio afflusso di feriti è un evento raro e non prevedibile mentre il sovraffollamento dei pronto soccorso si ripete regolarmente tutti gli inverni. Serve un'organizzazione preventiva per ottenere un sistema più efficace ed efficiente. Alcune Regioni come la Lombardia e il Piemonte hanno prodotto delibere e linee guida che vincolano o invitano le aziende a elaborare i Pgs, ma è necessario passare dalle indicazioni alle risposte concrete».

Nave turca bombardata dalla Libia. Un ufficiale morto e alcuni feriti

ANKARA. Una nave cargo turca è stata bombardata ieri mentre si avvicinava al porto di Tobruk e poi attaccata dal cielo mentre cercava di allontanarsi. Lo riferisce oggi il ministero degli Esteri di Ankara, secondo cui la nave "era in acque internazionali". Un ufficiale è morto e altri membri dell'equipaggio sono rimasti feriti.   
La nave "Tuna-1", battente bandiera delle isole Cook, trasportava cartongesso dalla Spagna alla Libia e si trovava a circa 13 miglia dal porto di Tobruk quando è stata attaccata. Seppur danneggiato, il cargo ha proseguito la navigazione e si troverebbe ancora in mare. "Condanniamo fortemente questo spregevole attacco che ha preso di mira una nave civile in acque internazionali e malediciamo quelli che lo hanno condotto", dice nel suo comunicato il ministero degli Esteri di Ankara, che non precisa gli autori del bombardamento. A febbraio il premier riconosciuto della Libia, Abdullah al Thani, aveva deciso di interrompere le relazioni con Ankara a causa del suo presunto sostegno a gruppi ribelli islamisti attraverso l'invio di armi, cacciando dal Paese le aziende turche. La Turchia aveva richiamato il suo ambasciatore in Libia.
Fonti Tobruk: nave turca violava embargo su Derna. "Cargo colpito in acque territoriali vicino a città Isis" - Una "fonte militare" citata da un media libico filo-Tobruk ha sostenuto che il cargo turco è stato colpito dall'aviazione mentre era nelle "acque territoriali libiche nei pressi del porto di Derna", la città-califfato dell'Isis, violando un "embargo" sulla fornitura di armi. Il cargo aveva violato l'embargo imposto dall'esercito su questa regione" situata fra due punti ad est e ovest della città, ha riferito ancora sostenendo inoltre che "l'aviazione ha bombardato il cargo mentre continuava a procedere verso la costa di Derna ed era arrivato a una distanza di 10 miglia". La Turchia sostiene il governo di Tripoli avversando quello di Tobruk (a sua volta sostenuto dall'Egitto). Per "aviazione" il media intende chiaramente la forza aerea fedele a Tobruk.

 

«Falsa la versione del raid che uccise Bin Laden»

WASHINGTON. La versione della Casa Bianca sul raid che uccise Osama Bin laden è «falsa» e alti funzionari militari del Pakistan erano a conoscenza della missione. È quanto sostiene il giornalista premio Pulitzer americano Seymour Hersh, in un articolo pubblicato sull'uccisione del leader di Al Qaeda, nel maggio del 2011. «La storia della Casa Bianca potrebbe essere stata scritta da Lewis Carroll» (l'autrice di "Alice nel paese delle meraviglie", ndr), scrive il giornalista investigativo sul London Review of Books, in merito alla versione ufficiale, secondo cui gli Usa avrebbero rintracciato Osama in un compound in Pakistan seguendo i suoi corrieri.

Del raid, afferma invece il premio Pulitzer che cita un alto funzionario dell'intelligence pakistana in pensione e fonti americane, erano stati informati anticipatamente alti funzionari militari e dell'agenzia di intelligence di Islamabad. In realtà, prosegue Hersh, gli Stati Uniti sono stati informati di dove si trovasse Bin Laden da un altro ex agente dell'intelligence pakistana, che si era presentato all'ambasciata americana e aveva venduto le informazioni per 25milioni di dollari (circa 22 milioni di euro), chiedendo di poter andare a vivere a Washington.

 

Alti funzionari pakistani, si legge ancora, hanno poi assicurato che non venne lanciato nessun allarme nel maggio del 2011 quando i due elicotteri americani con a bordo una ventina di Navy Seals si levarono in volo dal vicino confine con l'Afghanistan verso il compound di Abbottabad per portare a termine la loro missione. Secondo l'articolo di Hersh, infine, bin Laden era in realtà in custodia del Pakistan, nel compound di Abbottabad, dal 2006.

Svezia conferma
il mandato d'arresto
per Assange

ROMA. La Corte Suprema svedese ha respinto l'appello presentato da Julian Asange, fondatore di Wikileaks, che chiedeva di annullare il mandato d'arresto emesso nei suoi confronti nel 2010 per stupro e aggressione sessuale. Accuse che il 43enne, rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra dal giugno 2012, ha sempre respinto. Secondo i giudici del più alto tribunale di Stoccolma "non c'è alcun motivo per revocare il mandato d'arresto", dal momento gli inquirenti hanno già avviato un iter per interrogare Julian Assange a Londra, dopo che lo scorso marzo le autorità giudiziarie svedesi hanno accettato di ascoltare il fondatore di WikiLeaks all'interno dell'ambasciata ecuadoriana. «Deluso e critico per il modo in cui la Corte Suprema ha gestito il caso», ha commentato l'avvocato di Assange, Per Samuelson, per il quale «questa decisione è stata presa senza averci permesso di chiudere le nostre argomentazioni».

 

L'ex hacker e giornalista australiano da circa tre anni vive recluso nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, cui ha presentato domanda di asilo per evitare l'estradizione in Svezia, che lo persegue nell'ambito dell'indagine sulle presunte molestie sessuali ai danni di due donne commesse nell'agosto del 2010. Lui ha sempre negato le accuse, affermando che si tratta di un complotto per estradarlo negli Stati Uniti, dove è accusato di spionaggio in seguito alla pubblicazione di decine di migliaia di documenti diplomatici riservati.

 

Caldo fino
a giovedì, poi
il ciclone Ferox

ROMA. Godiamoci questi giorni estivi perché da venerdì il tempo verrà stravolto dall’arrivo del ciclone "Ferox". L’anticiclone africano dominerà infatti tutta l’Italia fino a giovedì, portando tantissimo sole e temperature oltre la media del periodo, quindi estive, su gran parte delle regioni. I valori massimi potrebbero raggiungere anche i 30 gradi al Nord e su alcune zone del Centro, qualche grado in meno al Sud. Da giovedì prossimo invece, fa sapere iLMeteo.it, assisteremo alle prima avvisaglie del cambiamento del tempo con prime nubi e temporali che interesseranno le Alpi per poi portarsi sulla Pianura padana verso sera e notte. Venerdì arriva il ciclone "Ferox" che porterà un forte peggioramento al Nord, colpito da forti temporali, grandinate e possibili trombe d’aria sulla Pianura padana centrale. E riporterà anche la neve sulle Alpi, con quota in calo fin sopra i 1.300 metri. Il calo termico sarà brusco con 15 gradi in meno rispetto ai giorni precedenti.

Nella giornata di sabato il ciclone "Ferox" si porterà verso il Centro e quindi al Sud con altre piogge e temporali violenti, soprattutto sulle regioni meridionali e su quelle adriatiche centrali e Sardegna. Poi tornerà qualche giorno di bel tempo, in attesa di una nuova sfuriata temporalesca prevista intorno al 20-21 maggio.

 

Ue, si valuta l'accoglienza per 20mila rifugiati l'anno

BRUXELLES. Accogliere fino a 20mila richiedenti asilo l'anno e quote automatiche per la loro distribuzione in tutti i Paesi dell'Unione europea. Sono alcuni degli elementi che la Commissione Ue sta valutando e che faranno parte della nuova agenda sull'immigrazione, in discussione in questi giorni. La nuova strategia Ue per la gestione dei flussi migratori sarà approvata dal collegio dei commissari nella riunione di mercoledì, ma i due temi più controversi, tetto per l'accoglienza e quote, rischiano di essere bocciati dai Paesi europei più restii a cambiare la situazione, in particolare quelli dell'Est Europa. Situazione differente per Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca, chiamatesi fuori dal sistema europeo di asilo.

 
Le quote di distribuzione dei richiedenti asilo, quelli già nei Paesi Ue del Mediterraneo e quelli che saranno accolti in futuro, dovrebbero essere obbligatorie e dovrebbero essere calcolate secondo precisi parametri: popolazione del Paese, crescita economica e tasso di disoccupazione, oltre al numero di rifugiati già accolti.

Inoltre nei Paesi del Sud Europa, in particolare in Italia che ha chiesto un'equa distribuzione dei migranti nel Continente, sarà destinato personale delle agenzie Ue per il controllo delle frontiere per aiutare con le misure di registrazione e di esame delle procedure di richiesta di asilo. Per rafforzare il sistema di accoglienza saranno stanziati altri 60 milioni di euro di fondi di emergenza dal budget della Ue.

Sul tema dell'intervento per distruggere i barconi dei trafficanti di esseri umani oggi l'alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini, informerà il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'Unione Europea vuole il sostegno dell'Onu per un piano di intervento che preveda sia il salvataggio dei migranti in mare che il ricorso ad azioni militari contro le reti di trafficanti.

Carretta libero, vivrà nella casa comprata con l'eredità

BOLOGNA. Il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha accolto la richiesta del legale di Ferdinando Carretta, l'uomo che il 4 agosto 1989 ster­minò la sua famiglia: il padre Giuseppe, contabile, la madre Marta, casalinga, e il fratello Nicola. Il giudice ha dato il suo nulla osta affinché Carretta possa vivere nella sua casa di Forlì, acquistata con i soldi dell'eredità ricevuta dopo l'omicidio plurimo, revocando di fatto la libertà vigilata.

 
Carretta, che confessò gli omicidi durante un'intervista a Giuseppe Rinaldi per la trasmissione "Chi l'ha visto", dieci anni dopo il triplice delitto fu assolto perché inca­pace di intendere e volere al mo­mento del fatto. Carretta ha trascorso gli ultimi nove anni in una comunità di accoglienza dopo un periodo di permanenza nell'Opg di Castiglione delle Stiviere. L'uomo, 52enne, dovrà comunque rispettare alcuni vincoli, anche negli spostamenti da casa, legati al percorso di riabilitazione psicosociale. «Ferdinando Carretta è ancora in libertà vigilata, ci ho parlato oggi e mi ha detto che è in condizione restrittiva, anche se leggera. Mi ha detto di essere consapevole del male che ha fatto e ha ribadito di voler essere dimenticato e di voler vivere tranquillo», sottolinea all'Adnkronos Rinaldi, che da inviato di 'Chi l'ha visto' raccolse la confessione di Carretta.

Rinaldi, ora autore del programma televisivo, convinse Carretta, che si trovava a Londra, a tornare in Italia. Nell'inchiesta di mercoledì prossimo, il programma "Chi l'ha visto" si occuperà dell'omicidio di Flavio Simmi, ucciso il 5 luglio 2011 a Roma con 9 colpi di pistola sotto gli occhi della compagna.

Tassista aggredita e violentata,
ecco l'identikit del “mostro”

ROMA. È caccia all'uomo per trovare l'aggressore che venerdì mattina ha violentato e rapinato una tassista di 43 anni a Roma, dopo averla colpita con un pugno in faccia. Grazie alla testimonianza della vittima, la polizia ha preparato e diffuso l’identikit dell’uomo: si tratta di un giovane di carnagione chiara, italiano con accento romano, fra i 25 e i 30 anni, magro, di altezza compresa tra 1,65 e 1,70, con capelli corti, scuri e mossi e occhi scuri.

Questa mattina intanto gli uomini della Squadra mobile hanno effettuato un nuovo sopralluogo con la vittima nei luoghi in cui si è svolta la vicenda per ricostruire nel dettaglio l'accaduto e trovare elementi che possano aiutarli a rintracciare l'aggressore.

L'uomo, che ha fermato il taxi in via Aurelia all'altezza dell'Ergife, dopo aver colpito la tassista, l'ha violentata e le ha rubato circa 90 euro. Gli investigatori stanno esaminando le immagini delle telecamere presenti in zona che avrebbero potuto riprendere il 30enne. La strada dove è avvenuta la violenza si trova nella Piana del Sole.

"Probabilmente già la prossima settimana ci incontreremo con l'amministrazione comunale e il prefetto. Indubbiamente qualcosa bisogna fare per tutelare le persone che lavorano e che devo poterlo fare senza avere il timore di diventare vittime di violenze", ha detto all'AdnKronos Loreno Bittarelli, presidente della cooperativa Radiotaxi 3570, dove le tassiste in servizio sono circa il 10% degli associati. "Alla tassista aggredita ho mandato il nostro messaggio di solidarietà - racconta - ma in questo momento preferisce non incontrare nessuno e questo è comprensibile dopo quello che ha vissuto".

L'unica soluzione per far fronte al problema sicurezza "è quella di installare telecamere all''interno dei taxi - spiega Bittarelli - collegate con la centrale operativa a sua volta in contatto con le forze dell'ordine. Non ci sono altre soluzioni. Alcuni tassisti hanno installato a bordo questo sistema di videosorveglianza e fortunatamente funziona perché ha un effetto deterrente. C'è però una questione di costi perché un sistema del genere costa un migliaio di euro e molti tassisti che devono fare i conti alla fine del mese non possono permetterselo. Per questo servono misure concrete".

Peppino Impastato, cade a pezzi il casolare dove fu ammazzato

PALERMO. «Quella di Peppino Impastato è stata una vicenda drammatica per la storia della Sicilia e dell'intero Paese e la memoria dei fatti del 9 maggio del '78 non può in alcun modo essere vilipesa.  E' per questo che intendo rivolgere il mio appello al Presidente della Regione Sicilia Crocetta, alle Istituzioni tutte, al Governo se necessario ed alla cittadinanza, affinchè ciascuno, facendo la propria parte, possa dare un contributo perché il casolare di Cinisi dove fu assassinato Peppino Imapastato venga recuperato, sottratto al degrado ed all'incuria in cui versa attualmente e restituito alla collettività. Non è ammissibile che i tantissimi visitatori che arriveranno da ogni luogo per ricordare Peppino trovino il cancello della struttura chiuso». Ad affermarlo nel giorno in cui si ricorda il barbaro assassinio del giornalista da parte della mafia, è la parlamentare campana del Pd, Michela Rostan. «Lavorerò - conclude la deputata - di qui ai prossimi giorni, per formalizzare una mozione in Parlamento affinché Camera e Senato impegnino il Governo a compiere ogni attività utile e finalizzata al recupero del casolare di Cinisi. Lo dobbiamo a Peppino Impastato, alla sua memoria, ed a tutti coloro i quali credono nella possibilità di lottare e sconfiggere la mafia nel nostro Paese».

Studente ucciso alla fermata del bus, imponente corteo

NUORO. Le scuole di Nuoro si sono fermate, tutti gli studenti si sono ritrovati in un grande corteo partito dall’istituto professionale “Alessandro Volta” e ha attraversato la città, fino all’ospedale San Francesco, dov’è la salma di Gianluca Monni, lo studente 19enne ucciso ieri a Orune da due killer che gli hanno esploso contro tre colpi di fucile mentre attendeva l’autobus per andare a scuola. Una manifestazione silenziosa per dire no alla violenza e difendere la vita. Nel pomeriggio il vescovo di Nuoro, monsignor Mosè Marcia, celebrerà il funerale del giovane studente.

 
Intanto proseguono a ritmo serrato le indagini dei carabinieri della compagnia di Bitti e del Nucleo operativo del comando provinciale di Nuoro che non scartano nessuna ipotesi investigativa. Tre al momento sarebbero le piste più seguite dai militari: quella della faida del paese, che in cinquant’anni ha fatto decine di morti, e nel quale compare spesso il cognome dei Monni, quella, debole, di cattive frequentazioni del giovane, e quella invece più concreta e credibile, della lite che Monni avrebbe avuto in paese con alcuni bulli oper difendere la ragazza nel periodo tra dicembre e gennaio scorso.

E’ chiaro che il killer ha avuto comunque molto tempo per ‘allenarsi’ e non compiere una strage: ha centrato Gianluca Monni con tre fucilate mentre attendeva il pullman seduto nei gradini vicino alla pensilina dell’Arst insieme ad altri studenti del paese senza ferirne alcuno. La vicenda comunque è molto complicata, perché sembra che vada ad intrecciarsi con un recentissimo e attuale fatto di cronaca accaduto in un paese della provincia di Nuoro, e che appare legato alla presenza di un giovane che avrebbe partecipato al litigio con Monni per la fidanzata.

Un’auto è stata ritrovata bruciata e gli investigatori stanno verificando se corrisponda a quella usata per l’omicidio di Monni. Intanto la vicenda è seguita personalmente dal procuratore di Nuoro Andrea Garau e dal sostituto Andrea Vacca, che stanno interrogando numerose persone, soprattutto giovani, insieme ai carabinieri della compagnia di Bitti. Non si escludono provvedimenti in giornata.

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