Domenica 17 Febbraio 2019 - 11:00

Camorra, Ruotolo: sospesa la revoca della mia scorta

«Anche se non ho ricevuto ancora una comunicazione formale è tutto vero. È stata sospesa la revoca della mia scorta. Dal 15 febbraio non sarei stato più protetto. La scorta resta. Gli organi preposti dovranno quindi rivalutare la mia situazione e decidere di conseguenza». Lo annuncia Sandro Ruotolo in un tweet. La decisione nei giorni scorsi aveva provocato numerose proteste, tra cui quelle della Federazione Nazionale della Stampa Italiana e di diversi esponenti politici e una vera e propria mobilitazione sul web.

SOTTO SCORTA DAL 2015. Il giornalista vive sotto scorta dal 2015 a causa di minacce di morte provenienti dal clan camorristico dei Casalesi. Da una comunicazione telefonica del Viminale aveva saputo che dal 15 febbraio non sarebbe più stato protetto dalle forze dell’ordine. La revoca della protezione affidata ai Carabinieri era stata adottata dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, che gestisce le scorte alle personalità a rischio, in applicazione di nuove regole, annunciate a novembre 2018, che prevedono l’aggiornamento periodico del profilo di rischio e la revoca della protezione a fronte del mutamento della situazione.

FNSI E SUGC. «La decisione di lasciare la scorta a Sandro Ruotolo non può che essere accolta con soddisfazione e con un ringraziamento a chi ha raccolto le preoccupazioni espresse da migliaia e migliaia di associazioni e di cittadini che, in questi anni, hanno avuto modo di conoscere e di apprezzare il coraggio professionale e l'impegno civile di Sandro Ruotolo, sempre dalla parte dello Stato, della Costituzione, della legalità, della libertà di informazione». Lo affermano, in una nota, la Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania. «Ora - proseguono Fnsi e Sugc - Ruotolo potrà proseguire sia nelle sue inchieste, pubblicate anche in questi giorni su Fanpage, sia nell'azione di tutela dei tanti cronisti minacciati in Campania e non solo. La Federazione nazionale della Stampa italiana, il Sindacato dei giornalisti della Campania e l'Unione dei cronisti di Napoli, di cui Sandro Ruotolo è presidente, si recheranno nei prossimi giorni a Caserta per essere scorta mediatica di chi continua a contrastare, ogni giorno, la camorra e la corruzione».

Padre, madre e figlia trovati morti in casa

Tragica scoperta oggi pomeriggio ad Asiago, in un'abitazione in località Pennar. Tre persone sono state trovate morte all'interno di un'abitazione. Secondo le prime informazioni, si tratterebbe di un nucleo familiare, composto da padre, madre e figlia originari di Mirano, nel veneziano. Al momento i Carabinieri stanno indagando in tutte le direzioni, tra le prime ipotesi, la più accreditata sarebbe quella di un duplice omicidio e successivo suicidio, esclusa invece come causa della morte quella del monossido di carbonio. Sul posto oltre ai carabinieri, Suem, e polizia locale.

Dà fuoco all'auto dell'ex, lei è gravissima

Ha dato fuoco all'auto dell'ex fidanzata a Vercelli. La donna, 40 anni, è rimasta gravemente ustionata. Intubata a Vercelli, è stata successivamente trasferita al Cto di Torino dove è ricoverata in prognosi riservata. Ha ustioni sul 45% del corpo. Le ustioni, di cui il 10% è di terzo grado, interessano il volto, il collo, il dorso e le gambe. L'uomo, coetaneo della vittima, secondo le prime informazioni avrebbe prima speronato l'auto dell'ex, costringendola a fermarsi nel parcheggio di un supermercato, e poi avrebbe lanciato contro la vettura liquido infiammabile. Subito dopo l'incendio. Non è chiaro se la donna fosse nell'auto o vicino alla vettura. L'uomo è stato bloccato. Tra i due c'erano da tempo contrasti e l'uomo non si rassegnava alla fine della relazione. Indagano i carabinieri che stanno ascoltando testimoni, al vaglio i filmati delle telecamere.

“Seguo personalmente la vicenda di Vercelli, ennesimo episodio gravissimo e indegno di violenza contro le donne - dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini - Spero che il Parlamento approvi il codice rosso per le denunce delle donne che si sentono minacciate o molestate. Mi auguro che il responsabile paghi severamente e senza sconti con il massimo della pena”.

Poliziotti in divisa firmano per Salvini, è polemica

Un poliziotto in divisa in servizio ieri si è fermato al gazebo di Partinico per il ministro dell'Interno e ha firmato l'appello 'Salvini, non mollare'. Dopo Ascoli, quindi, episodio analogo anche nel piccolo centro del palermitano, dove a immortalare la firma, con una foto pubblicata su Facebook, è stata la militante leghista Katya Caravella. Lo scatto ha subito scatenato le critiche di alcuni cittadini. La questura di Palermo, come apprende l'Adnkronos, ha aperto un'inchiesta amministrativa.

Per l'episodio avvenuto domenica nell'ascolano, la questura ha aperto un procedimento nei confronti dei due agenti in divisa che hanno firmato per Salvini

Un anno fa il raid di Macerata, parla Traini

Pentito, "e non da oggi". A un anno esatto dal raid di Macerata dove sparò a nove persone di colore ferendone sei, Luca Traini parla e si racconta a Repubblica, in una lunga intervista firmata Ezio Mauro. Dagli spari al ravvedimento, il 29enne di Tolentino ripercorre le tappe che lo hanno portato nel febbraio 2018 a impugnare la Glock e sparare contro i migranti sulle strade della città marchigiana in nome di Pamela Mastropietro.

"In quel momento era così - racconta Traini -. Posso provare a spiegare, anche se non è semplice. Per me gli spacciatori avevano ucciso Pamela, e gli spacciatori erano loro, i negri. Li chiamavo così. Oggi li chiamo neri. Poi - spiega ancora -, in questi mesi passati in carcere, ho lentamente capito che gli spacciatori sono bianchi, neri, italiani e stranieri. La pelle non conta. Vede, qui dentro si capiscono molte cose, guardando gli altri e parlando con loro".

Ormai lontani, almeno sembra, i tempi in cui Traini si era "sentito spinto, trascinato da una scelta che era come un dovere. Un miscuglio di sensazioni, stati d’animo, emozioni. Quel giorno - racconta - ero e volevo essere il vendicatore. Il perché, oggi è difficile da rintracciare, in mezzo a quei sentimenti che mi dominavano. È stata come un’esplosione dentro di me". Esplosione che lo ha portato a cercare una mattina di febbraio i suoi bersagli, maschi, africani, neri e giovani come il nigeriano incarcerato per Pamela. "Li avevo identificati così - dice -. A Macerata, per me allora gli spacciatori erano nigeriani. E li ritenevo responsabili dello scempio sul corpo della povera Pamela. Poi, quando in carcere ho visto passare davanti a me uno degli indagati per quell’omicidio, l’ho guardato e ho capito che l’odio era svanito. Restava l’orrore per quella vicenda terribile, ma senza più odio".

E a Mauro che chiede se non avesse mai pensato in quei momenti che i bersagli fossero innocenti, Traini risponde: "No, in quel momento pensavo a quel che dovevo fare, e che volevo fare. Non avevo altri pensieri. Anzi, non percepivo nulla di quel che succedeva intorno a me, fuori, ero isolato nella mia automobile. Quasi non avvertivo sensazioni corporee, non sentivo né il caldo né il freddo. Tanto che sono sceso dalla macchina per consegnarmi ai carabinieri in maniche corte, ed era il 3 di febbraio"

Era odio razziale il suo? "No, era odio e basta. Se fosse stato un bianco a uccidere così Pamela - afferma -, avrei cercato di vendicarmi su di lui nello stesso modo. Poi, certo, c’era quel mio pensiero fisso sui neri nigeriani, lo spaccio e la fine di Pamela". Quanto ha pesato sulla sua azione l’ideologia di estrema destra, la convinzione di fare una 'spedizione contro il male'? "Tutta la mia ideologia politica, Dio, patria, famiglia, onore, ha pesato in quel mix esplosivo. La tragedia di Pamela ha fatto da innesco, e ha incendiato tutto". E ancora: "Per me il saluto romano era un gesto abituale. Un rituale simbolico. Lo facevo ogni mattina al sole nascente. Dunque non era una sceneggiata. Certo, dopo gli incontri e i colloqui in carcere, ho cominciato a rivisitare i miei gesti, e si è fatto strada il pentimento. Ma sono due momenti diversi".

Per Luca Traini il pentimento arriva insieme alle lettere della famiglia, sotto choc, e con le immagini dei feriti alla tv: "Hanno contato molto - dice ancora a Repubblica -, in particolare le cose che mi dicevano i miei famigliari. Ma soprattutto ha contato per me vivere in carcere con detenuti di ogni Paese: mi ha fatto capire che la pelle non conta. Mi sono reso conto che alla fine siamo tutti poveracci".

Tolta la scorta a Sandro Ruotolo

ROMA. La Federazione nazionale della Stampa e il Sindacato unitario giornalisti della Campania, hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per chiedere di rivedere la decisione di togliere la scorta armata al giornalista Sandro Ruotolo (nella foto). “Le segnaliamo l’improvvisa decisione di levare la scorta a Sandro Ruotolo, coraggioso cronista sottoposto a vigilanza dopo le sue inchieste sulla camorra a Caserta e dintorni - scrivono il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, insieme con il segretario del Sugc Claudio Silvestri - Lei medesimo, di recente a Napoli, ha avuto modo di apprezzare il coraggio e l’autorevolezza professionale di Ruotolo e avrà modo di ribadire anche la sua contrarietà a questa decisione. Sandro Ruotolo, ancora oggi, continua ad essere un punto di riferimento per centinaia di giovani che tentano di contrastare la criminalità organizzata. La sue inchieste, pubblicate da Fanpage, hanno contributo ad “illuminare” territori occupati dalle mafie e hanno aiutato lo Stato a contrastarle. Sandro Ruotolo - continua la lettera - ha anche accettato l’incarico di presidente dell’Unione cronisti della Campania e rappresenta una punto di riferimento per tutte le istituzioni della professione e, soprattutto, per i cronisti più giovani, precari ed esposti alle aggressioni della criminalità. Levargli scorta sarebbe una scelta incomprensibile - conclude la lettera - pericolosa e lo metterebbe in condizione di non poter più proseguire nell’impegno di questi anni. Siamo certi che non mancherà di far sentire la sua voce a sostegno di questa battaglia di civiltà e di libertà».
Anche il presidente della commissione antimafia Nicola Morra ha dichiarato: «Inutile dire che ha tutta la mia stima e apprezzamento per il suo lavoro di giornalista impegnato da decenni contro le mafie. Per il suo impegno è stato minacciato, perché sta sul campo e racconta il reale, senza giri di parole. Si devono proteggere i giornalisti esposti. Sandro è uno di questi. Nel rispetto del lavoro delle istituzioni preposte, io sto con Sandro». Anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, dichiara il suo disappunto: «Ho appreso la notizia relativa alla revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo, mi auguro che sia subito smentita e se invece si tratta di una revoca già adottata mi auguro possa arrivare la revoca della revoca. Mi sembra un po’ strano - ha concluso il sindaco - che proprio in un momento di forte impegno professionale di Ruotolo, da parte dei vertici del Viminale venga meno il provvedimento di protezione personale». 

Su Fb al lavoro, da Cassazione l'ok al licenziamento

Attenzione a non esagerare con i social network sul posto di lavoro. La Cassazione ha confermato in via definitiva il verdetto d'appello pronunciato nei confronti della segretaria di uno studio medico, accusata di aver effettuato 6.000 accessi al web di cui 4.500 su Facebook in 18 mesi. "Senza entrare nel merito della sentenza -dice all'Adnkronos il sociologo Paolo De Nardis, ordinario di sociologia all'Università La Sapienza - il problema è che ci troviamo di fronte a una indiscutibile vacuità normativa in tema di social network. Non esiste una legislazione precisa sull'argomento, il lavoro delle corti giudicanti non può basarsi su presupporti e parametri concreti e quindi si finisce per giudicare secondo il senso comune".

"Bisogna affrontare il tema dei social non solo sotto il profilo educativo e comportamentale, ma anche -spiega De Nardis- dal punto di vista della normazione giuridica. In caso contrario è naturale che la valutazione risenta dell'orientamento soggettivo. In assenza di norme, chi può stabilire quando si va al di là del lecito, quando si oltrepassa il limite?'".

Michele Sorice, direttore del Centre for Conflict and Participation Studies dell'università Luiss, osserva: "I social fanno ormai parte integrante della vita quotidiana, bisogna tenere conto che vengono sempre più spesso utilizzati anche come strumento di lavoro. Ecco perché bisogna distinguere caso per caso, a seconda delle mansioni svolte, per valutare compiutamente se si sia o no in presenza di un abuso. Non sempre il numero elevato di accessi è sinonimo di perdita di tempo sul posto di lavoro".

 

 

 

Tav, Salvini: «Prima si fa meglio è»

"Prima si fa meglio è". In visita al cantiere tav di Chiomonte, il ministro Matteo Salvini ha ribadito la sua posizione aggiungendo: "I Cinquestelle hanno ragione perché il progetto è partito probabilmente sovrastimato, si può controllare, si può rivedere, limare, ma ci sono 25 km di tunnel scavati sotto la montagna, ritengo sia più utile spendere i soldi per finirla. "Si stanno facendo tanti tunnel nelle Alpi. Tutti stanno andando avanti, noi saremmo gli unici che si fermano", ha sottolineato Salvini affermando che il suo "auspicio è che i lavori ripartano il prima possibile". "Ci sono in ballo 50mila posti di lavoro fra diretti e indiretti - ha fatto presente Salvini - e in un momento di crisi economica rinunciarvi e mettere a rischio il lavoro delle aziende mi sembra poco sensato. Quindi da domani continueremo a fare quello che abbiamo fatto con testardaggine guardando i numeri, basta che siano numeri oggettivi che non vengono giù dalle montagne".

La Tav "fa bene all'ambiente", ha detto ancora il leader della Lega. il leader leghista aggiungendo che "ci sono 3 milioni di tir sulle strade, se ne togliamo 1 milione, con tonnellate di C02 in meno, respiriamo meglio". "Penso sia meglio avere meno inquinamento, meno macchine in giro e più treni che non il contrario". "Ci sarà un investimento di più di 4 miliardi di euro, ci sono volontà di ridisegnare una parte dell'opera, di tagliare alcune opere sovrastimate, di rivedere la mega stazione di Susa e il miliardo e sette di investimenti previsti sul territorio italiano - ha aggiunto Salvini - Disponibilissimi a rimetterci al tavolo. L'unica cosa che non è immaginabile è che il lavoro degli operai per questi sette km di galleria sia vano e si spendano i soldi degli italiani non per andare fino in fondo ma per tornare indietro". "Se devo spendere 4 miliardi dei contribuenti italiani per finire l'opera sono soldi ben spesi, se lo devo fare per tornare a riempire i buchi scavati in 5 anni di lavoro mi sembra demenziale"

Prima che arrivasse il vicepremier sono stati registrati momenti di tensione tra i manifestanti no Tav e le forze dell'ordine a Chiomonte. Una cinquantina di manifestanti, che si erano dati appuntamento alla centrale di Chiomonte, hanno tentato di forzare un varco del cantiere ma le forze dell'ordine schierate hanno impedito che si avvicinassero. ''Uno può essere favorevole o contrario ma lo fa a volto scoperto e senza lanciare molotov'', ha commentato Salvini aggiungendo: ''Se qualcuno vuole discutere di come ridimensionare e rivedere l'opera si può discutere e i tavoli sono sempre aperti. Se qualcuno va in giro a volto coperto e con i bastoni non è un No Tav ma un cretino''. "Indosso la giacca della Polizia, sperando che nessuno si offenda dalle parti di Saviano e Fazio, perché abbiamo impiegato decine di migliaia di persone delle forze dell'ordine per un costo di 63 milioni di euro  che hanno pagato gli italiani", ha aggiunto il ministro dell'Interno.

La visita di Salvini riporta alla ribalta una delle questioni che divide la maggioranza. "Io personalmente non vado a Chiomonte perché ancora non è stato scavato un solo centimetro del tunnel", ha detto il vicepremier Luigi Di Maio, commentando la visita. "Per me il cantiere non è un'incompiuta, è un mai iniziato". Poi ha aggiunto: "La Tav Torino-Lione è una spesa che può benissimo essere dirottata sulla metro di Torino, o sulla autostrada Asti-Cuneo". "Lasciamo i soldi in quel territorio, ma investiamoli per cose importanti e prioritarie", ha concluso. "Salvini non è andato a vedere il cantiere del Tav ma un buco di 5 metri. Di quale opera parla? Non esiste nessuna opera in corso", ha commentato Manlio Di Stefano, sottosegretario M5S agli Affari esteri, per il quale "su questo tema non bisogna fare propaganda elettorale, bisogna dire solamente la verità agli italiani. Noi vogliamo investire i soldi dei cittadini italiani per realizzare opere utili a tutti, opere che servono ai cittadini ogni giorno". Per il capogruppo M5S al Senato, Stefano Patuanelli, la "Tav è una falsa priorità e i numeri lo dimostrano. Il Piemonte e l'Italia hanno bisogno di investimenti per un trasporto ferroviario pendolare di qualità. Chi prende il treno ogni giorno, lo sa!".

''Quando una va nella tana del lupo, è normale che ci sia tensione. Pur non condividendo le azioni violente, la protesta esiste. E' una visita che non serve niente, sono parate pubblicitarie che lasciano il tempo che trovano. Era meglio che restasse a Roma e si confrontasse con il suo collega di governo. Noi, qui, ci aspettiamo delle decisioni in tempi brevi'', ha detto il sindaco di Susa Sandro Plano. Da anni per il no alla Tav Torino-Lione, il sindaco Plano ribadisce che è ''un'opera che non serve'', che ''non porterà quell'aumento del prodotto interno lordo esponenziale di cui favoleggiano'' e che conviene fermarsi ora visto che ancora del ''vero tunnel non è stato scavato neanche un centimetro''.

 

 

«Irregolarità su nave», Sea Watch ancora a Catania

Durante l’attività ispettiva della Guardia Costiera sulla nave Sea-Watch 3 "sono state rilevate una serie di non conformità relative sia alla sicurezza della navigazione che al rispetto della normativa in materia di tutela dell’ambiente marino, che non permettono la partenza dell’unità fino alla loro risoluzione". Ne dà notizia il Comando generale delle Capitanerie di Porto.

Le "non conformità" sulla nave, "certificata quale pleasure yacht", dovranno essere risolte "anche con l’intervento dell’Amministrazione di bandiera, in cooperazione con gli ispettori specializzati della Guardia Costiera e il 6° Reparto – Sicurezza della Navigazione del Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera. Fino alla loro risoluzione -precisa la Guardia Costiera- l’unità non potrà lasciare il porto di Catania".

Nella giornata di ieri, "la nave Sea Watch 3 ha fatto ingresso nel porto di Catania dove ha provveduto allo sbarco dei 47 migranti presenti a bordo. Al termine delle operazioni di sbarco, gli ispettori della Guardia Costiera di Catania, militari specializzati del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera in sicurezza della navigazione, sono saliti a bordo della Sea Watch 3 per eseguire una verifica tecnica sulle condizioni della nave ai sensi della UNCLOS (La Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare)". Dell’attività "è stata informata l’Olanda, quale Amministrazione di bandiera dell’unità".

"La Guardia Costiera ci notifica il blocco per non conformità su sicurezza navigazione e normativa ambientale. Le autorità, sotto chiara pressione politica, sono alla ricerca di ogni pretesto tecnico per fermare l'attività di soccorso in mare", scrive su Twitter la Ong.

 

Sangiuliano: il Tg2 torna a crescere, redazioni a Milano e Napoli

ROMA. «Al Tg2 abbiamo tanti progetti, negli ultimi 10 anni era stato compresso, aveva avuto una stagione d'oro negli anni '80 ma anche una stagione molto proficua negli anni Novanta. Da allora è stato un po' compresso nel senso che gli spazi che aveva originariamente erano stati assottigliati e limitati. Adesso il Tg2 torna a crescere con i suoi spazi». Lo ha detto il direttore del Tg2, Gennaro Sangiuliano, in audizione presso la Commissione di vigilanza Rai. «Abbiamo in prospettiva l'apertura di una redazione a Milano, perché è importante guardare a tutti i baricentri del Paese - ha aggiunto - e perché no, anche nella città di Napoli».

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