Martedì 21 Agosto 2018 - 10:05

Allerta in Versilia, brucia capannone di materiali plastici

Allarme a Pietrasanta, in Versilia, dove questa mattina in località Pontenuovo si è sviluppato un incendio in un capannone di deposito di materiali edili, costituiti principalmente da materiali plastici. Le fiamme, hanno reso noto i vigili del fuoco, intervenuti sul luogo dell'incendio, "sono sotto controllo e le operazioni di spegnimento in corso". Sul posto sono presenti anche anche Arpa Toscana per i rilievi ambientali e Asl, assieme alle forze dell'ordine.

Dal rogo si è alzata una grossa nuvola nera, tanto che con una circolare, la Usl Toscana Nord Ovest ha dato ai comuni di Pietrasanta, Camaiore, Viareggio, Forte dei Marmi, Seravezza e Stazzema l'indicazione di "evitare di sostare in luogo aperto, chiudere porte e finestre e disattivare gli impianti di ricambio d'aria e di non raccogliere frutta e ortaggi vincolando comunque con eventuale consumo all'accurato lavaggio con acqua corrente potabile".

"Il Sindaco Alberto Giovannetti - si legge in una nota pubblicata sulla pagina Facebook del comune di Pietrasanta - insieme agli operatori del Centro Operativo Comunale, è sul posto per seguire e coordinare gli interventi. Sul posto sono già al lavoro i Vigili del Fuoco insieme ad Arpat ed Asl e alle forze dell’ordine".

Presi gli aggressori di Daisy

Sono tre ragazzi italiani ventenni abitanti a Vinovo, La Loggia e Moncalieri, gli autori dell'aggressione avvenuta a Moncalieri nella notte tra il 29 e il 30 luglio nei confronti dell'atleta Daisy Osakue, colpita a un occhio da un uovo, lanciato dagli occupanti di un'auto in corsa. A identificare i giovani che hanno agito a bordo dell'auto intestata al padre di uno di loro sono stati i carabinieri di Moncalieri. I tre ragazzi, che ora dovranno rispondere di lesioni e omissione di soccorso, avrebbero compiuto il gesto per goliardia.

Salvatore è stato operato

Una storia a lieto fine. E' quella di Salvatore Pezzano, il 19enne milanese che ha commosso il web con l'appello lanciato sui social per cercare un chirurgo disposto ad operarlo a seguito delle conseguenze di una grave lussazione alla clavicola che minacciava di bloccargli l'aorta. Un calvario iniziato lo scorso 2 maggio in seguito a un incidente sul campo di calcio e concluso questa mattina, quando il ragazzo si è sottoposto a un'operazione perfettamente riuscita. E' lo stesso Salvatore ad annunciarlo su Instagram, condividendo uno scatto che lo immortala sorridente in un letto d'ospedale.

"Non so che parole usare...un incubo che finisce!", scrive il ragazzo, ringraziando tutti coloro che, condividendo la sua storia in rete, hanno fatto in modo che "il messaggio potesse arrivare alla persona giusta!" Prima di sottoporsi all'intervento, Salvatore ha dovuto affrontare le sue paure: "Stamattina prima di entrare in sala operatoria mi è passata tutta la vita davanti, ho pensato e se tutto va male e non mi risveglio? Non posso abbandonare la mia famiglia e amici...".

Poi il 'miracolo': "Appena sveglio ho fatto il primo respiro e mi sono sentito veramente bene" confessa il 19enne, prima di ringraziare di nuovo tutte le persone che lo hanno aiutato a "diffondere il messaggio" e "soprattutto l'equipe" che lo ha operato e che "per privacy", dice, non può rendere nota. "Mi aspetta una lunga convalescenza di 1 mese", aggiunge, anche se lui si sente già "la persona più felice del mondo!".

Salvatore, infine, lancia un nuovo appello affinché si condivida, ancora una volta, la sua storia. "Desiderio che questo post venga condiviso e possa arrivare a tutti, perché è solo grazie a voi se c'è l'ho fatta - sostiene il ragazzo - desidero arrivi a tutti coloro che stanno combattendo una grave malattia o che stanno male, ricordatevi di non perdere mai la speranza!" "Me ne sono sentite dire tante..che sarei rimasto disabile, che ci sarei rimasto sotto i ferri o che nel caso migliore avrei perso il braccio, ma sapete cosa rispondo io? Che a tutto c'è rimedio - conclude - non bisogna mai arrendersi, mai mollare, mai perdere la speranza".

«Pena di morte inammissibile», Papa cambia catechismo

«La Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che “la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona", e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo». Papa Francesco cambia il catechismo. Il Pontefice ha approvato con un Rescritto la nuova redazione del n.2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica relativo alla pena di morte.

Nel testo, riportato da Vatican News, si legge: «Per molto tempo il ricorso alla pena di morte da parte della legittima autorità, dopo un processo regolare, fu ritenuta una risposta adeguata alla gravità di alcuni delitti e un mezzo accettabile, anche se estremo, per la tutela del bene comune. Oggi è sempre più viva la consapevolezza che la dignità della persona non viene perduta neanche dopo aver commesso crimini gravissimi».

«Inoltre, si è diffusa una nuova comprensione del senso delle sanzioni penali da parte dello Stato. Infine, sono stati messi a punto sistemi di detenzione più efficaci, che garantiscono la doverosa difesa dei cittadini, ma, allo stesso tempo, non tolgono al reo in modo definitivo la possibilità di redimersi. Pertanto la Chiesa insegna, alla luce del Vangelo, che “la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona", e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo.

La citazione è tratta dal discorso di Papa Francesco ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, l’11 ottobre 2017, mentre l’approvazione è avvenuta nel corso dell’udienza al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Luis F. Ladaria, l’11 maggio scorso, e la firma è datata 1° agosto 2018, memoria di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Scoperto comitato d'affari a Messina, politici in manette

Un comitato d'affari che ha coinvolto politici, imprenditori e faccendieri scoperto a Messina. Dalle prime ore del mattino, la Dia del capoluogo siciliano - in sinergia con il centro Operativo di Catania, supportata dai Centri e Sezioni di Reggio Calabria, Palermo, Bari, Roma, Caltanissetta, Catanzaro ed Agrigento - sta dando esecuzione a 13 ordinanze cautelari, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, nei confronti di esponenti di spicco della politica cittadina e della criminalità peloritananonché imprenditori e faccendieri di origine messinese. Contestualmente, sono in atto anche ingenti sequestri che colpiscono diverse imprese e beni immobili, per un valore di numerosi milioni di euro. Tra gli arrestati, anche l'ex Presidente del Consiglio comunale di Messina, candidata sindaco alle recenti amministrative, Emilia Barrile. Secondo l'accusa, Barrile, che è ai domiciliari, con l'aiuto di imprenditori avrebbe messo su un sistema d'affari "per avere appoggio elettorale", come spiega la Dia. Sarebbero state create cooperative fatte "ad arte" con l'assunzione di giovani per svolgere dei lavori per la Pubblica amministrazione, "il tutto - dicono gli investigatori -per avere consensi". "Attraverso i patronati - spiegano ancora - si agevolavano i giovani per poi avere la disoccupazione". Emilia Barrile è accusata associazione a delinquere, abuso d'ufficio, atti contrari a doveri d'ufficio.

In manette anche il direttore generale dell'azienda di trasporti comunale Atm di Messina, Daniele De Almagro e il presidente dell’azienda partecipata che gestisce il servizio idrico, l'Amam, Leonardo Termini, ma anche il costruttore Vincenzo Pergolizzi con le due figlie, Sonia e Stefania. Coinvolti anche l'imprenditore della società di riscossione Sergio Bommarito, e il dirigente del Comune Francesco Clemente.

L'attività d'indagine denominata "Terzo livello" è stata coordinata dalla Procura della Repubblica-DDA di Messina, diretta dal Procuratore Capo Maurizio De Lucia ed ha "evidenziato, in sintesi, una rete di rapporti clientelari/affaristici nella gestione della cosa pubblica".

Due neonate muoiono di pertosse

Due neonate, nate a qualche settimana l'una dall'altra, tra maggio e giugno, sono morte all'Ospedale Papa Giovanni di Bergamo dopo aver contratto la pertosse. La prima bambina, riferisce 'L'Eco di Bergamo', era figlia di un'italiana residente nel Trevigliese. La madre della seconda bambina, invece è una donna romena residente nel Cremasco. Una volta scoperta la malattia, le piccole, in cura ad Alzano e a Treviglio, sono state trasferite al Papa Giovanni, ma per loro non c'è stato nulla da fare. Secondo quanto emerso entrambe le madri non sarebbero vaccinate contro la malattia.

La notizia è stata rilanciata sui social dal virologo Roberto Burioni, da anni schierato a favore dei vaccini. "Alcuni vaccini proteggono per sempre, altri forniscono un'immunità limitata nel tempo - scrive il virologo su Facebook -. Questo è il caso del vaccino contro la pertosse, dove addirittura la malattia stessa non fornisce una protezione permanente". "Fino agli anni 90 - spiega il virolgo - contro la pertosse abbiamo usato un vaccino estremamente efficace che era però gravato di alcuni effetti collaterali rari, ma non trascurabili. Dopo quel momento siamo passati ad un vaccino detto 'acellulare' che è sicurissimo, ma meno potente. Il vaccino acellulare (attualmente contenuto nell'esavalente) è efficace in quasi il 90% dei vaccinati, ma l'immunità tende a svanire con il tempo; quando questo accade si è comunque protetti dalla malattia in forma grave, ma si può ospitare il microrganismo nella propria gola ed essere una fonte di infezione per gli altri".

"A causa di questa minore efficacia del nuovo vaccino, e pure a causa delle mancate vaccinazioni, i casi di pertosse stanno aumentando - avverte Burioni -. Il guaio è notevole in quanto la pertosse è pericolosissima per i bambini molto piccoli; inoltre, siccome l'immunità contro questa infezione è sempre molto debole, le madri non riescono a trasmettere ai loro figli una quantità adeguata di anticorpi durante la gravidanza: alla nascita i neonati saranno quindi estremamente vulnerabili. Possiamo però proteggerli ugualmente: prima di tutto dobbiamo vaccinare la madre in gravidanza, affinché abbia anticorpi da trasmettere; poi dobbiamo vaccinare i bambini tempestivamente e senza ritardi, in modo che quanto prima possano difendersi da soli da questa minaccia".

"Infine - sottolinea Burioni - è opportuno che i fratelli, i parenti, il padre si sottopongano ad un richiamo del vaccino, in modo da rendere impossibile che il batterio della pertosse, dopo averli infettati, arrivi nella gola del neonato. Insomma, dobbiamo creare una "zona di sicurezza" intorno al neonato dove il batterio non possa stabilirsi. Naturalmente questa zona di sicurezza è vanificata se il bimbo frequenta un asilo nido dove gli altri bimbi non sono vaccinati. Per questo è molto importante che tutti vengano vaccinati, in modo da non consentire la circolazione di questo pericoloso batterio".

Virus Nilo, un altro morto

Un altro morto per il West Nile, prima vittima in Veneto. A darne notizia l’assessore alla Sanità regionale, Luca Coletto, che in una nota riporta l'ultimo aggiornamento del bollettino sulla sorveglianza delle arbovirosi, dal quale risulta che alla data di ieri risultano confermati "19 casi, ai quali, purtroppo, si è aggiunto il decesso di un anziano di 79 anni residente in provincia di Verona, colpito dalla forma neuroinvasiva del virus". Di due giorni fa la notizia del decesso di un uomo di 77 anni, che aveva già dei problemi cardiorespiratori, morto al Policlinico di Cona (Ferrara) dopo aver contratto il virus.

"Dall’inizio di giugno - ha riferito Coletto - la direzione regionale prevenzione ha posto un'attenzione particolare alla sorveglianza e al controllo delle malattie trasmesse da vettori attivando tutti i soggetti interessati, in primis le aziende Ulss. Con una nota inviata il 30 luglio dalla stessa direzione l’attenzione al verificarsi di casi di infezione umana da West Nile è stata elevata ai massimi livelli e il Piano regionale vettori 2018 è attuato in ogni sua parte".

"Sono addolorato per la morte di questa persona e rivolgo le condoglianze ai famigliari - ha aggiunto l’assessore alla Sanità regionale - ma corre l’obbligo di ricordare, per non accendere timori ingiustificati, che gli esperti indicano che un evento così grave si verifica nello 0,1% dei casi di infezione".

La nota inviata dalla direzione Prevenzione regionale alle Aziende Ulss - ricorda un comunicato - raccomanda di "rafforzare ulteriormente la vigilanza e la valutazione dell'efficacia degli interventi di disinfestazione effettuati dai Comuni". "Le misure di controllo del vettore sono al massimo - garantisce Coletto - e, al verificarsi di ciascun caso umano, sono prontamente attivati interventi di disinfestazione supplementari come indicato dal Piano Vettori 2018. Ogni Pronto soccorso e ogni ospedale del Veneto - aggiunge l'assessore - tengono la guardia alta e sono in grado di diagnosticare e curare velocemente i casi che dovessero presentarsi".

"Alla gente - è l'appello di Coletto - chiediamo non paura ma attenzione e collaborazione, perché anche semplici comportamenti singoli sono importantissimi, come proteggersi con uno dei tanti efficaci repellenti disponibili ed evitare accumuli d'acqua stagnante nei giardini e nei sottovasi di fiori, dove le zanzare depongono le uova e proliferano".

La nota della Regione alle Aziende Ulss contiene numerosi altri consigli utili: all'aperto, dal crepuscolo in poi, indossare indumenti di colore chiaro che coprano la maggior parte possibile del corpo, come pantaloni lunghi ed abiti a manica lunga; usare repellenti cutanei per uso topico prestando alle indicazioni per l'uso riportate; cercare, nei limiti del possibile, di alloggiare in ambienti climatizzati o comunque dotati di zanzariere alle finestre; in caso di presenza di zanzare all'interno dei locali, utilizzare spray a base di Piretro o altri insetticidi per uso domestico, oppure diffusori di insetticida elettrici, aerando bene i locali prima di soggiornarvi.

È italiano il “Nobel della matematica"

È stata assegnata al matematico Alessio Figalli la medaglia Fields, l'equivalente del Premio Nobel per la matematica. Il giovane scienziato italiano, ex allievo della Scuola Normale Superiore e dal 2016 professore all'ETH di Zurigo, ha ricevuto il riconoscimento più ambito per i matematici, considerato l'equivalente del Premio Nobel, durante la cerimonia di apertura del ventottesimo 'International Congress of Mathematicians', che si tiene in Brasile, a Rio De Janeiro, dal primo al 9 agosto come si legge sul sito della Normale di Pisa. Non accadeva da 44 anni che un italiano ottenesse un simile riconoscimento.

Nato a Roma 34 anni fa, nell'estate del 2002, Figalli ha partecipato al concorso di ammissione alla Normale. Superato il concorso, ha bruciato tutte le tappe della formazione universitaria. E dal 2016 è full professor del prestigioso Politecnico di Zurigo (Eidgenössische Technische Hochschule, ETH). Autore di oltre 140 lavori di ricerca pubblicati sulle maggiori riviste internazionali, ha già ricevuto moltissimi riconoscimenti nel corso della sua carriera.

A congratularsi con Figalli, via Twitter, è stato il premier Giuseppe Conte. "Complimenti ad Alessio Figalli, premio #Fields per la matematica - ha scritto il presidente del Consiglio -. Non accadeva da 44 anni che un italiano ottenesse un riconoscimento così prestigioso, l'equivalente di un premio Nobel. Continuiamo a investire nei nostri giovani e sul sistema d'istruzione e formazione 'Italia'".

La International Medal for Outstanding Discoveries in Mathematics, assegnata dal 1936 ogni quattro anni, è un premio istituito nel 1924 dal matematico canadese Charles J. Fields (Hamilton 1863 - Toronto 1932). È il massimo riconoscimento internazionale per la ricerca matematica, si legge sul sito della Treccani. Viene conferito ogni quattro anni in occasione del congresso dell'Unione matematica a non più di quattro giovani matematici, di età inferiore a 40 anni, che si sono distinti per importanti contributi. La limitazione dell'età, voluta dallo stesso Fields, è stata introdotta con l'intento di premiare non soltanto il lavoro già fatto, ma anche di incoraggiare quello futuro. La medaglia d'oro associata al premio reca l'effigie di Archimede e la scritta Transire suum pectus mundoque potiri ('Trascendere i propri limiti e dominare l’universo').

Reclutavano mercenari: 6 arresti

Maxi operazione dall'alba, con arresti e perquisizioni nell'ambito di un'indagine che ha riguardato un gruppo di soggetti ritenuti responsabili dei reati di reclutamento di mercenari combattimento dietro corrispettivo in un conflitto armato estero. I carabinieri del Ros stanno eseguendo a Milano e nelle province di Avellino e Parma una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Genova, nei confronti di 6 indagati. Sono inoltre in corso perquisizioni che riguardano altri 7 soggetti.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e antiterrorismo della Procura della Repubblica di Genova, partite investigando sull'area skinhead ligure, hanno portato alla scoperta di una struttura organizzata operante sull'asse Italia/Ucraina, dedita al reclutamento ed al finanziamento di mercenari destinati ad integrare le fila delle milizie separatiste filorusse nella regione del Donbass, tuttora teatro di cruenti scontri armati con le truppe regolari del governo di Kiev.

Olimpiadi, Milano si tira fuori: «Disponibile solo per gare»

«Con rammarico constato che nella scelta della candidatura per i Giochi Olimpici e Paralimpici 2026 le ragioni della politica stanno prevalendo su quelle sportive e territoriali». È quanto scrive il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, in una lettera inviata al presidente del Coni, Giovanni Malagò, dopo l'indicazione di una candidatura unitaria di Cortina, Milano e Torino senza una città capofila in vista della decisione finale della giunta e del consiglio nazionale del Coni sui Giochi invernali del 2026.

«Per spirito di servizio al Paese - scrive Sala - Milano conferma la sua disponibilità, ove richiesto, solo come venue di gare o eventi in quanto, stante le attuali condizioni, non ritiene praticabile una sua partecipazione alla governance del 2026». Il sindaco di Milano sottolinea che, «qualora la nostra posizione non sia ritenuta accettabile accoglieremo di buon grado la decisione del Coni e, certamente, faremo il tifo per la candidatura italiana selezionata».

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