Giovedì 23 Marzo 2017 - 17:17

Papa su pedofilia: «Come può un prete causare tanto male?»

"Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male? Come può aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato un 'sacrificio diabolico' che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono". Così Papa Francesco nella prefazione del libro 'La perdono padre' dove Daniel Pittet racconta gli abusi subiti da un sacerdote. "Abbiamo dichiarato che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato - spiega il Papa - Ringrazio Daniel perché le testimonianze come la sua abbattono il muro di silenzio che soffocava gli scandali e le sofferenze, fanno luce su una terribile zona d’ombra nella vita della Chiesa. Aprono la strada a una giusta riparazione e alla grazia della riconciliazione, e aiutano anche i pedofili a prendere coscienza delle terribili conseguenze delle loro azioni". "Prego per Daniel - aggiunge Bergoglio - e per tutti coloro che, come lui, sono stati feriti nella loro innocenza, perché Dio li risollevi e li guarisca, e dia a noi tutti il suo perdono e la sua misericordia".

Roma, sfrattati "assediano" il Campidoglio

ROMA. Occupanti e romani sotto sfratto ‘assediano’ la sindaca di Roma Virginia Raggi. Giovedì 16 febbraio alle ore 15 il coordinamento Casa agli Italiani sarà in piazza del Campidoglio "per chiedere il blocco degli sfratti e una soluzione concreta per l'emergenza abitativa che riguarda migliaia di famiglie romane in stato di grave indigenza".

 
"Da Nuova Ostia a San Basilio, da Primavalle al Trullo, da Pietralata al Nuovo Salario, passando da Tiburtino III, La Rustica, Corviale, Cinecittà e Tor Bella Monaca, sono tanti i comitati di residenti che hanno aderito al Coordinamento e che giovedì si sono dati appuntamento sotto al Campidoglio per far sentire la loro voce", fanno sapere dal Coordinamento, che annuncia l'adesione alla manifestazione, tra gli altri, di alcuni di "Emmanuel Mariani, il papà di Maria Noemi, la bambina di 11 anni invalida al 100% a rischio sfratto dall'appartamento dell'Ater assegnatole dal Comune ormai dieci anni fa; Mirella Scuccato, la 75enne invalida al 100% a causa del parkinson a rischio sfratto dalla casa popolare dell’Ater di Tiburtino III dove vive insieme a uno dei suoi quattro figli dal 2007; i due ragazzi del Trullo presto genitori (lei è minorenne e incinta) che dovevano essere sgomberati per far posto a una famiglia egiziana, il signor Adriano di San Basilio, sgomberato nei mesi scorsi per far posto a una famiglia marocchina, e che ancora dorme in un camper".

”Dal Tiburtino III al Trullo, dalla Magliana a San Basilio, da Ostia fino al centro storico, i problemi delle famiglie romane sono gli stessi – sottolinea il portavoce del coordinamento, Massimo Ruga, sgomberato con la sua famiglia alcuni mesi fa dallo stabile di via del Colosseo 73 dove viveva da sempre pagando un’indennità di occupazione al Comune – Il Campidoglio non può lasciare letteralmente in mezzo a una strada migliaia di famiglie romane indigenti. Per questo chiediamo si apra un tavolo permanente, con l'obiettivo di arrivare al blocco degli sfratti, a una riformulazione delle graduatorie più equa e che non discrimini gli italiani, a una sanatoria per occupanti e morosi degli alloggi popolari, a una proroga per la chiusura dei Caat e al superamento del Buono Casa".

"Anche gli sfratti dalle abitazioni degli enti previdenziali devono essere bloccati per motivi di ordine pubblico – sottolinea Ruga -, mentre il Comune di Roma, se vuole davvero dare fiato alla città e ai suoi abitanti, deve, di concerto con la Regione Lazio, dare vita a un grande piano casa che preveda la costruzione di nuovi alloggi popolari assegnati con la formula del Mutuo Sociale”.

Pedofilia, il Papa: «Come può un prete causare tanto male?»

CITTA' DEL VATICANO. "Come può un prete, al servizio di Cristo e della sua Chiesa, arrivare a causare tanto male? Come può aver consacrato la sua vita per condurre i bambini a Dio, e finire invece per divorarli in quello che ho chiamato un 'sacrificio diabolico' che distrugge sia la vittima sia la vita della Chiesa? Alcune vittime sono arrivate fino al suicidio. Questi morti pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza e su quella di tutta la Chiesa. Alle loro famiglie porgo i miei sentimenti di amore e di dolore e, umilmente, chiedo perdono". Così Papa Francesco nella prefazione del libro 'La perdono padre' dove Daniel Pittet racconta gli abusi subiti da un sacerdote, con cui il quotidiano 'La Repubblica' apre oggi.

"Abbiamo dichiarato che è nostro dovere far prova di severità estrema con i sacerdoti che tradiscono la loro missione, e con la loro gerarchia, vescovi o cardinali, che li proteggesse, come già è successo in passato - spiega il Papa - Ringrazio Daniel perché le testimonianze come la sua abbattono il muro di silenzio che soffocava gli scandali e le sofferenze, fanno luce su una terribile zona d’ombra nella vita della Chiesa. Aprono la strada a una giusta riparazione e alla grazia della riconciliazione, e aiutano anche i pedofili a prendere coscienza delle terribili conseguenze delle loro azioni".

"Prego per Daniel - aggiunge Bergoglio - e per tutti coloro che, come lui, sono stati feriti nella loro innocenza, perché Dio li risollevi e li guarisca, e dia a noi tutti il suo perdono e la sua misericordia".

Bologna, nuovi scontri tra universitari e forze dell'ordine

BOLOGNA. Ancora scontri e cariche in zona universitaria a Bologna . La manifestazione dei collettivi e studenteschi a cui stanno hanno preso parte un migliaio di persone è entrata in 'rotta di collisione' con le forze dell’ordine in via Zamboni. I manifestanti, guidati dal collettivo universitario autonomo di Bologna (Cua) protestano contro la decisione dell’Università di Bologna di installare tornelli all’ingresso nella biblioteca di Discipline umanistiche.

Dopo un lancio di oggetti da parte dei manifestanti, il cordone in assetto antisommossa della polizia, con il compito di non far passare il corteo verso la biblioteca del civico 36, ieri occupata da collettivi, ha caricato.

Tre persone sono state fermate. I manifestanti tentavano di sfondare il cordone davanti al rettorato. Il corteo era partito intorno alle 16 con in cima il cartello "36 libero. Ubertini e Coccia fuori da Bologna"; Ignazio Coccia è il questore di Bologna mentre Francesco Ubertini è il rettore dell'Alma Mater. Lo striscione è stato utilizzato come scudo. I manifestanti hanno esploso anche dei petardi e lanciato bottiglie vuote.

"Da Merola dichiarazioni inaccettabili. Il Pd odia i giovani e la nostra generazione, la vogliono soffocare", hanno risposto i collettivi universitari di fronte alla posizione del sindaco di Bologna che ha condannato la loro protesta. "Da quest'amministrazione - commenta Angelo del Cua (Collettivo universitario autonomo) - non ci aspettavamo nient'altro. Si è già mostrata contraria a qualsiasi pratica di autogestione e forma di dissenso. Abbiamo visto già gli sgomberi di tutte le occupazioni abitative, di spazi come Atlantide e la chiamata del futuro sgombero di Xm24".

Di segno opposto invece la 'Dissociazione dall'operato del Collettivo Universitario Autonomo, Bologna': è una petizione lanciata sulla piattaforma Change.org dagli studenti che "non condividono le azioni del Collettivo, in segno di critica e di protesta, alla luce di quanto accaduto di recente in Via Zamboni 36, per questo ed altri atti vandalici perpetrati dal Cua a danno dell'Università". La petizione - che si riferisce all’azione di protesta dei collettivi contro i tornelli e all’occupazione della biblioteca di Lettere - ha già superato le 4.000 firme in meno di 24 ore.

«Hacker russi hanno attaccato la Farnesina»

ROMA. Le autorità italiane sospettano che vi sia la Russia dietro un attacco informatico la primavera scorsa contro la Farnesina che ha compromesso le comunicazioni via mail ed è durato oltre quattro mesi prima di essere individuato. Lo scrive il Guardian citando persone a conoscenza dei fatti. L'attacco non ha infiltrato il sistema criptato per le comunicazioni riservate, riferisce un funzionario del governo italiano. La vicenda era già a conoscenza delle autorità italiane ed è quanto il governo italiano aveva fatto sapere allo stesso quotidiano britannico, come riferiscono fonti vicine al ministero degli Esteri. Dopo il primo attacco, affermano le fonti, c'è stato subito un primo intervento "di rafforzamento". Sul caso, la Procura della Repubblica di Roma ha aperto da qualche tempo un'indagine procedendo per una serie di reati che vanno dal procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo al sistema informatico aggravato, alla intercettazione illecita di comunicazioni informatiche, nonchè spionaggio politico e militare.

Secondo il Guardian, il primo ministro Paolo Gentiloni, all'epoca dei fatti ministro degli Esteri, non fu colpito dall'attacco informatico alla Farnesina perché evitava di usare le mail. L'attacco informatico ha colpito gli "uffici sul campo", comprese le ambasciate e i rapporti su incontri con funzionari stranieri. Tuttavia la fonte citata dal Guardian sottolinea che non sono state compromesse informazioni sensibili perchè in questo caso sarebbero state criptate.

 

 

"Non ci sono stati attacchi al livello dei messaggi criptati - ha affermato il funzionario del governo -. Così le informazioni, le informazioni delicate e sensibili, che normalmente sono condivise su questa rete, il cui accesso è ristretto da un codice, non sono mai state attaccate o parte di questo attacco". La fonte non conferma la responsabilità di Mosca, ma altre due persone a conoscenza dell'attacco riferiscono che si sospetta della Russia. Sulla vicenda sta indagando la procura di Roma, afferma il giornale. Una volta scoperto l'attacco, il ministero degli Esteri ha modificato la sua 'architettura' online e introdotto nuovi strumenti per rafforzare la sicurezza interna, scrive ancora il giornale citando il funzionario governativo. La fonte non ha detto come è stato scoperto l'attacco.

Le persone che ne hanno parlato con il Guardian, con la garanzia dell'anonimato, ritengono che l'attacco servisse ad aver accesso al processo decisionale in seno al governo italiano. Le notizie dell'attacco informatico, contro un paese considerato meno ostile alla Russia di altri membri dell'Ue, potrebbero "alimentare le preoccupazioni che la Russia possa cercare di influenzare le prossime elezioni italiane", nota il quotidiano britannico.

Il Guardian ha intervistato alla fine dell'anno scorso un diplomatico straniero a Roma che si chiedeva se l'attuale governo "si è preparato per possibili interferenze della Russia". Il giornale ricorda che il Movimento 5 Stelle ha adottato posizioni filorusse su diversi temi: dalla Siria all'Ucraina, sino ad appelli perchè l'Italia riveda le sanzioni verso Mosca e il suo impegno nella Nato.

Sindacato giornalisti Campania presenta esposto contro Di Maio

NAPOLI. Il segretario del Sindacato unitario giornalisti della Campania, Claudio Silvestri, ha presentato un esposto al consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti della Campania, su quanto dichiarato dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (nella foto), giornalista pubblicista, per verificare «se con il suo comportamento l’onorevole Di Maio abbia compromesso la dignità, il decoro e la credibilità della professione, considerato che le sue parole sono in chiaro contrasto con il dovere di tutti i giornalisti, sancito dalla legge professionale, di promuovere la fiducia fra la stampa e i lettori». Silvestri rileva che «la durezza, la veemenza e i toni con i quali l’onorevole Di Maio si è scagliato contro numerosi colleghi, arrivando a redigere una lista di giornalisti “sgraditi” che ricorda le liste di proscrizione, rappresentano non soltanto un tentativo di esporre alla pubblica gogna i giornalisti che si stanno occupando del “caso” Roma, ma anche un modo per compromettere la credibilità di un’intera categoria agli occhi dell’opinione pubblica». Il Sindacato dei giornalisti della Campania verificherà anche se ci sono gli estremi per ricorrere anche in altre sedi.

Crolla palazzo nel trapanese, estratte vive due persone

TRAPANI. Crollo parziale di un edificio a Campobello di Mazara, piccolo centro del trapanese. Estratti vivi dalle macerie e trasportati in ospedale i due operai che stavano eseguendo dei lavori in quello che era un vecchio cinema, ora in ristrutturazione. Non si conoscono ancora le cause che hanno provocato il crollo.

 

Un terzo operaio che non si trovava nei locali ma all'esterno dell'ex Cinema Olimpia di viale del Risorgimento è stato portato in ospedale a Castelvetrano sotto choc. Non ha riportato ferite. Sul posto i Vigili del fuoco con il gruppo cinofilo arrivati da Palermo per verificare se sotto le macerie ci siano ancora delle persone disperse.

 

I due feriti, che non sono in pericolo di vita, stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione quando una parte del muro, circa tre metri, è venuto giù travolgendoli. Immediatamente soccorsi ed estratti dalle macerie sono stati condotti all'ospedale Vittorio Emanuele di Castelvetrano: hanno riportato diverse ferite alla testa.

"Sono profondamente addolorato, fortunatamente l'incidente non ha provocato vittime e gli operai non sono in prognosi riservata. Siamo vicini a loro e ai loro cari" dice all'AdnKronos il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione, appena rientrato dall'ospedale. I lavori di ristrutturazione dell'ex cinema destinato a diventare un centro convegni e una struttura per attività culturali erano stati avviati il primo dicembre. Il costo dei lavori era di un milione e 31mila euro.

Quale futuro per i giovani del Sud? La Chiesa scende in campo

NAPOLI. “Quale futuro per i giovani del Sud?”. La Chiesa scende in campo in una due giorni che si svolge a Napoli - oggi e domani - e che riunisce i rappresentanti delle Conferenze Episcopali del meridione (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna). L'arcidiocesi di Napoli spiega il senso dell'iniziativa: «Abbiamo creato una cultura che, da una parte, idolatra la giovinezza cercando di renderla eterna, ma, paradossalmente, abbiamo condannato i nostri giovani a non avere uno spazio di reale inserimento, perché lentamente li abbiamo emarginati dalla vita pubblica obbligandoli a emigrare o a mendicare occupazioni che non esistono o che non permettono loro di proiettarsi in un domani».

«Abbiamo privilegiato la speculazione - denuncia ancora l'arcidiocesi retta da Crescenzio Sepe - invece di lavori dignitosi e genuini che permettano loro di essere protagonisti attivi nella vita della nostra società. Ci aspettiamo da loro ed esigiamo che siano fermento di futuro, ma li discriminiamo e li 'condanniamo' a bussare a porte che per lo più rimangono chiuse.

Nella due giorni, la Chiesa farà sentire forte la voce per dire che «se vogliamo puntare a un futuro che sia degno di loro, potremo raggiungerlo solo scommettendo su una vera inclusione: quella che dà il lavoro dignitoso, libero, creativo, partecipativo e solidale». È proprio di questi giorni la notizia di un 30enne di origini friulane che ha deciso di togliersi la vita e che in una lettera, resa nota dai genitori, ha messo sotto accusa il precariato. 

Differenziata, si vedono i primi frutti: nelle discariche si è scesi dall’80 al 26% dei rifiuti in 20 anni

In vent'anni il modello italiano di gestione dei rifiuti ha fatto passi da gigante: nel 1997 veniva smaltito in discarica l'80% dei rifiuti urbani (21,3 milioni di tonnellate) con una raccolta differenziata che era al di sotto del 9%; nel 2015, nonostante i rifiuti urbani prodotti siano aumentati di quasi 3 milioni di tonnellate, quelli smaltiti in discarica sono scesi al 26% (7,8 Mton), la raccolta differenziata è arrivata al 47,6% e il riciclo/recupero di materia dei rifiuti speciali è aumentato da 13 Mton a 83,4 Mton. Sono i dati (Ispra) diffusi dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile diffusi in occasione del ventesimo anniversario della riforma dei rifiuti, il D.Lgs 22/97, cosiddetto "Decreto Ronchi", che ha cambiato radicalmente i modelli di gestione dei rifiuti e ha attuato una riforma organica e sistemica recependo e coordinando, tre direttive europee sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi. A vent'anni di distanza da quel provvedimento rivoluzionario, gli italiani hanno ormai assunto un approccio decisamente più responsabile sul tema, con il 91% che fa abitualmente la raccolta differenziata, il 93% che la considera una utile necessità e il 91% che la mette al primo posto tra i comportamenti anti-spreco e tra le buone abitudini ambientali, come dimostra un'indagine Ipsos promossa da Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi) dal titolo "1997-2017 | 20 anni dal Decreto Ronchi: gli italiani e la raccolta differenziata". "Con quella riforma - ricorda Edo Ronchi - scegliemmo di anticipare, non senza difficoltà, gli indirizzi europei sulla gerarchia nella gestione dei rifiuti, assegnando una netta priorità al riciclo rispetto al largamente prevalente smaltimento in discarica e anche rispetto alle proposte che assegnavano priorità all'incenerimento di massa. Quella riforma ha consentito di far decollare l'industria verde del riciclo dei rifiuti. Quel sistema potrebbe consentire di raggiungere anche i nuovi e più impegnativi target europei di riciclo, a condizione che venga applicata in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale recuperando i ritardi che ancora persistono in alcune grandi città (come Roma e Napoli) e in 5 regioni del Sud: Basilicata (31% RD), Puglia (30%), Molise e Calabria (25%), Sicilia (13%). Il recupero di questi ritardi sarà essenziale per raggiungere i nuovi obiettivi europei: il 60% di riciclo dei rifiuti urbani per il 2025 e 65% entro il 2030. Molto importante sarà anche aggiornare i decreti sul recupero dei rifiuti speciali per avere una più estesa ed efficiente diffusione del riciclo con il regime di end of waste". Per ricordare l'anniversario del decreto Ronchi e fare un bilancio a 20 anni da quella riforma, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha realizzato una pubblicazione: "La riforma dei rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 e alla vigilia del nuove Direttive rifiuti-circular economy".

Omicidio Varani, il pm chiede 30 anni per Foffo

ROMA. La condanna a 30 anni di reclusione per Manuel Foffo, che ha chiesto di essere processato con il rito abbreviato, e il rinvio a giudizio per Marco Prato, che ha scelto il rito ordinario: sono le richieste di condanna e di giudizio del pubblico ministero Francesco Scavo per l'omicidio di Luca Varani. Le richieste sono state fatte dal pm nel corso dell'udienza davanti al gup Nicola Di Grazia.

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