Lunedì 22 Ottobre 2018 - 7:16

Scossa 4.8 nel Catanese

Momenti di paura, la notte scorsa, nel Catanese, dove si è registrata una scossa di terremoto con magnitudo 4.8 che ha avuto come epicentro il paese di Santa Maria di Licodia e che ha provocato il lieve ferimento di alcune persone. La scossa si è registrata alle 2.34 e ha provocato il crollo di parti di cornicioni in una chiesa. Prima di quella altre due scosse si sono registrate a Bronte. Poi un'altra di magnitudo 2.5 a Biancavilla. Paura soprattutto ad Adrano e Biancavilla ma il terremoto è stato avvertito anche nel capoluogo etneo.

L'Ingv sulle scosse registratesi stanotte con un ipocentro a 9 chilometri di profondità ha detto: "Il terremoto è avvenuto in una zona ad alta pericolosità sismica, interessata sia dalla sismicità legata all'attività del vulcano Etna sia da eventi di origine tettonica che possono raggiungere magnitudo elevata, come nel caso del 1818 quando si ebbe un evento di magnitudo pari a 6.3".

"La scossa di terremoto avvertita attorno alle 2.30 ha toccato tutti noi - scrive su Facebook Antonio Bonanno, sindaco di Biancavilla -. Non facciamoci prendere dal panico: a chi si trova fuori di casa, diciamo di evitare di restare in prossimità di balconi e, dunque, di abitazioni. Evitate soprattutto di girare per strada con le automobili". "Assieme a carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia, Protezione civile, Polizia municipale e volontari, siamo per le strade di Biancavilla a monitorare la situazione", riferisce il sindaco che, in un post successivo, indica il numero da chiamare per eventuali segnalazioni di danni: "095.7711322".

"Ci sono alcuni feriti lievi - conferma poi -. Stiamo facendo dei sopralluoghi agli edifici e abbiamo constatato parecchi danni su alcune scuole, sulle chiese ed arrivano anche decine e decine di segnalazioni per quanto riguarda gli edifici privati". "E' un momento di forte preoccupazione - aggiunge -, ci riteniamo comunque fortunati. Abbiamo in loco i vertici della protezione civile regionale e stiamo seguendo passo passo tutte le problematiche cercando di dare soluzioni nel più breve tempo possibile".

Il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci ha riferito: "Sto seguendo costantemente, attraverso la Protezione civile regionale che si è subito attivata, il lavoro di ricognizione che si svolge nell'area etnea a seguito della scossa di terremoto della scorsa notte. Dai primi accertamenti non risultano danni alle persone, tranne pochi contusi, ma soltanto ad alcuni fabbricati nella zona fra Biancavilla e Santa Maria di Licodia". "E' stata disposta la momentanea chiusura di due edifici sacri, in attesa di ulteriori e approfondite verifiche - ha aggiunto il governatore -. In mattinata, il capo della Protezione civile regionale Calogero Foti sarà a Biancavilla per un incontro operativo con i sindaci della zona".

Verona, passa mozione antiaborto. Sì anche da Pd

Il Consiglio comunale di Verona ha approvato, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, la mozione a firma del consigliere della Lega Alberto Zelger che, in occasione del 40° anniversario dell’entrata in vigore della legge 194 del 1978, impegna il sindaco e la giunta a sostenere iniziative per la prevenzione dell’aborto con "l’inserimento nel prossimo assestamento di bilancio di un congruo finanziamento ad associazioni e progetti che operano nel territorio del Comune di Verona; la promozione del progetto regionale ‘culla segreta’, stampando e diffondendo i suoi manifesti pubblicitari nelle Circoscrizioni e in tutti gli spazi comunali; a proclamare ufficialmente Verona ‘città a favore della vita’". "Alcuni punti della legge - sottolinea il consigliere Zelger - sono stati in gran parte disattesi, nonostante le numerose iniziative pubbliche dell’assessorato alla Sanità del Veneto per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite. Per questo, si ritiene che anche il Comune debba adoperarsi per la diffusione di una cultura di accoglienza della vita".

Tra i 21 voti a favore della mozione, sottoscritta anche dal sindaco Federico Sboarina, c'è stato anche quello della capogruppo del Pd Carla Padovani. Una scelta criticata decisamente dal segretario veneto Dem, Alessandro Bisato: "La destra a Verona ci riporta al Medioevo, con una mozione in consiglio comunale che dichiara la città a favore della vita e implicitamente contro le donne". Bisato si dice "allibito dall’iniziativa della Lega e della maggioranza a Verona la cui enfasi a favore della maternità si esprime auspicando azioni che puntano esclusivamente a limitare la libertà e il diritto di autodeterminazione delle donne" .

"Si tratta di un attacco esplicito alla legge 194 - rimarca Bisato - e, mentre in tutto il Veneto i consultori sono sotto dotati in termini di risorse umane e finanziarie, la maggioranza a Verona suggerisce azioni che prevedono il congruo finanziamento a soggetti antiabortisti: limitazione all'uso di anticoncezionali, ostacolo all'accesso alla procreazione assistita e spinta all'obiezione di coscienza, quando è dimostrato che (specie in Veneto) il numero di obiettori impedisce di fatto l'accesso all'aborto". "Questa - conclude il segretario regionale - è la posizione ufficiale del Partito Democratico Veneto sulla vicenda al di là di qualsiasi presa di posizione personale".

Divampa la polemica. "Con chiarezza: la legge 194 a difesa delle donne e della maternità consapevole non si tocca - scandisce il segretario dem Maurizio Martina - Chi vuole ricacciare il Paese nel passato degli aborti clandestini deve sapere che tutto il Pd si è battuto e si batterà sempre per difendere questa conquista di civiltà a tutela della libertà e della salute delle donne. Non può esserci nessuna ambiguità su questo punto tanto più oggi di fronte alle provocazioni di alcuni esponenti della maggioranza di governo che immaginano per l'Italia un ritorno al Medioevo".

"Credo che gli organismi di garanzia debbano avviare le procedure per espellere la capogruppo al consiglio comunale di Verona. Il suo voto è contro i valori del nostro partito e contro decenni di lotte delle donne" scrive su Twitter Andrea Orlando.

Critico il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Così non va - afferma in una nota - Non si procede con colpi di mano ideologici su temi così delicati. Non si rispetta la vita se non si rispettano le scelte delle donne, soprattutto quando sono difficili come lo è quella di interrompere una gravidanza. L’Italia ha una legge seria, la 194, che va applicata”.

"Speriamo che nel frattempo sostengano altrettanto, finanziariamente, le associazioni che promuovono idee e culture diverse" commenta all'Adnkronos Emma Bonino. "C'è sempre stato nel nostro Paese un filone anti aborto. Hanno l'assoluta libertà, purché non sparino menzogne, di divulgare le loro tesi - osserva - ma anche le associazioni che hanno idee diverse ricevano lo stesso sostegno".

Def, Capone (Ugl): «Documento onesto, siamo protagonisti in Europa»

«È un documento onesto e propositivo volto a rafforzare la crescita socioeconomica del Paese, ridefinendo e riequilibrando tra i Paesi membri dell’Unione i livelli di occupazione e reddito. Il Governo sta giocando un ruolo da protagonista e non più da succube dell’Europa: per la prima volta si sente parlare delle esigenze dell’Italia e dei nostri cittadini. - Lo ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale dell’Ugl - Infatti, nei disegni del Governo si prevede lo stanziamento di 9 miliardi di euro per il reddito e le pensioni di cittadinanza, e un miliardo per il riordino dei Centri per l’Impiego. Punto cruciale la revisione della ‘Legge Fornero’ che, da inizio 2019, con quota 100 consentirà di andare in pensione a 62 anni e 38 anni di contributi, per cui sono stati stanziati altri 7 miliardi di euro. Insomma, si permetterà a circa 400mila cittadini di andare in pensione e di far spazio ai giovani. Alla luce dei fatti, siamo in presenza di un piano volto a scardinare quelle regole stantie che hanno solo contribuito a danneggiare il nostro Paese rendendolo povero e invivibile. Avanti tutta».

 

Nobel per la pace a Nadia Murad e Denis Mukwege

Il premio Nobel per la pace è stato assegnato al ginecologo congolese Denis Mukwege e a Nadia Murad, vittima yazida dei crimini commessi dall'Is in Iraq. Nominato molte volte in passato, Mukwege ha trascorso due decenni aiutando le donne a riprendersi dalle violenze e dai traumi degli stupri nella Repubblica Democratica del Congo orientale devastata dalla guerra, mentre Murad è diventata un'attivista dopo essere stata rapita dai militanti del gruppo dello Stato Islamico e tenuta come una schiava del sesso.

Murad e Mukwege sono stati premiati per "i loro sforzi volti a mettere fine all'uso della violenza sessuale come arma da guerra e di conflitto armato" ha spiegato il Comitato norvegese per il Nobel, sottolineando come Murad abbia dimostrato "un coraggio fuori del comune nel raccontare le proprie sofferenze" di vittima di stupro e altri abusi per mano dello Stato Islamico. Mukwege "è di gran lunga il simbolo più unificante, a livello nazionale e internazionale, della lotta per mettere fine alla violenza sessuale nelle guerre e nei conflitti armati". Entrambi sono stati scelti all'interno di una lista di 216 individui e 115 organizzazioni.

Maltempo a Lamezia, morti mamma e bimbo

Due vittime per la violenta ondata di maltempo che sta colpendo la Calabria. La donna dispersa da giovedì sera insieme ai suoi due figli nella zona di Lamezia Terme, colpita dal maltempo, è stata trovata morta insieme a uno dei due bimbi. I corpi delle due vittime sono state trovate dai Vigili del Fuoco in un torrente tra i comuni di San Pietro a Maida e San Pietro Lametino. Ancora disperso l'altro figlio.

La situazione continua a rimanere critica, in particolare nella zona jonica, nel Vibonese e nel Lametino, e "nelle prossime ore avanzeremo la richiesta dello stato di emergenza" dichiara il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio. Dopo la notizia della morte della giovane madre e del bambino, "siamo nel pieno del dolore e della tragedia".

A causa delle piogge incessanti, che spesso sono diventate vere e proprie bombe d'acqua accompagnate da venti impetuosi e dal mare forte, c'è assoluta emergenza dal Reggino al Crotonese, dalle Serre al Catanzarese, dal Cosentino al lametino e in tutta la zona dello Jonio e del Tirreno. "Molti torrenti sono esondati provocando allagamenti e danni alla viabilità. Diverse persone sono state costrette addirittura a salire sui tetti per trovare un riparo sicuro" ha detto il sindaco.

ZONE COLPITE - Sono almeno 200 le unità dei Vigili del Fuoco in campo da tutte le province della regione: le zone più colpite tra le province di Catanzaro e Vibo Valentia sono Serre comprese tra San Vito sullo Ionio, Filadelfia, Polia, San Nicola da Crissa, Monterosso Calabro, Cortale, Maida, Chiaravalle Centrale, San Pietro a Maida, Simbario. Inoltre è stata colpita anche la piana di Gioia Tauro e Siderno nella provincia di Reggio Calabria.

ESONDAZIONI - La pioggia ha interessato anche il Crotonese, soprattutto le zone tra i comuni di Strongoli e Ciro' Marina. E ancora sulla zona tirrenica catanzarese, la città più colpita è stata Lamezia Terme dove il torrente Cantagalli è esondato. Come ha straripato anche il torrente Scorsone, nel comune San Vito sullo Jonio nel catanzarese. Sulla strada provinciale Oppido-Ferrandino, nel Reggino, sono state soccorse dai vigili del fuoco alcune persone che erano rimaste intrappolate nelle auto invase dall'acqua interno. Tratte in salvo, sono state fatte salire sui mezzi di soccorso.

SICILIA - Maltempo anche in Sicilia. A Catania si fa la conta dei danni all'indomani del violento nubifragio che, dopo che già mercoledì la città era stato investita da un forte temporale, ha di nuovo trasformato alcune arterie della città, come la centralissima via Etnea, in un fiume in piena, con auto posteggiate quasi coperte dall'acqua. Tutte le scuole di ordine e grado sono rimaste chiuse. La violenta bomba d'acqua ha persino 'colpito' la sede distaccata del Tribunale: in alcune zone all'interno dell'ex Pretura di via Crispi pioveva a dirotto. Pezzi di asfalto e pietre per strade, commercianti che ancora puliscono negozi allagati, un rione interamente isolato, alberi caduti che vengono rimossi. Oltre un centinaio gli interventi dei vigili del fuoco.

Maturità, si cambia: 2 le prove scritte

ROMA. Due prove scritte invece di tre, più l’orale. Più attenzione al percorso svolto dai ragazzi nell’ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico. Griglie di valutazione nazionali per la correzione delle prove scritte. Sono alcune delle novità dell’Esame di Stato conclusivo della scuola secondaria di II grado, riferisce una nota del Miur, che entrano in vigore da quest’anno scolastico, illustrate nella circolare che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato oggi alle scuole, per dare un quadro chiaro a docenti e studenti.

Quest’anno non saranno requisito di accesso né la partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alla prova Nazionale Invalsi, né lo svolgimento delle ore di Alternanza Scuola-Lavoro, come previsto dal decreto cosiddetto Milleproroghe, recentemente approvato in Parlamento. Per poter essere ammessi alle prove bisognerà aver frequentato almeno i tre quarti del monte ore previsto, avere il 6 in ciascuna disciplina, avere la sufficienza nel comportamento. Il Consiglio di classe potrà deliberare l’ammissione anche con una insufficienza in una disciplina o gruppo di discipline valutate con un unico voto, ma dovrà motivare la propria scelta.

 Il voto finale continuerà ad essere espresso in centesimi. Ma da quest’anno si darà più peso al percorso di studi: il credito maturato nell’ultimo triennio varrà fino a 40 punti su 100, invece degli attuali 25. Per chi fa l’Esame quest’anno ci sarà un’apposita comunicazione, entro gli scrutini intermedi, sul credito già maturato per il terzo e quarto anno, che sarà convertito in base alle nuove tabelle.

Omicidio Noemi, 18 anni al fidanzato

LECCE. Il gup del tribunale dei Minorenni di Lecce ha condannato L.M., 18 anni, a 18 anni e 8 mesi per l'omicidio della sedicenne Noemi Durini, di Specchia, avvenuto il 3 settembre dell'anno scorso. Il giovane, all'epoca 17enne, fidanzato della vittima, aveva confessato il delitto e fatto ritrovare il cadavere della ragazza 10 giorni dopo il delitto. Il processo si è svolto con rito abbreviato. La richiesta dell'accusa era di 18 anni per l'omicidio volontario premeditato aggravato da motivi futili e abietti, una pena ridotta di un terzo proprio per la scelta del giudizio abbreviato. A questo si era aggiunta la richiesta di circa 1 anno e mezzo di reclusione per altri reati (lesioni, danneggiamento, furto).

Il cadavere venne fatto trovare dall'imputato dieci giorni dopo il delitto in un uliveto di Castrignano del Capo. In aula oggi oltre al padre di Noemi, Umberto, assistito dall'avvocato Francesco Zacheo, anche la madre Imma Rizzo e la sorella di Noemi. Ieri l'avvocato della difesa Luigi Rella aveva chiesto una nuova perizia psichiatrica, il riconoscimento delle attenuanti generiche e l'esclusione della premeditazione.

Raid Macerata, Traini condannato a 12 anni

Dodici anni di reclusione con l'aggravante dell'odio razziale e del porto abusivo d'armi. E' la condanna stabilita dalla Corte di Assise di Macerata per Luca Traini, il 29enne autore, lo scorso 3 febbraio, della sparatoria a Macerata contro diversi migranti in cui rimasero ferite sei persone. La Corte ha così accolto la richiesta della Procura nel processo con rito abbreviato che si è svolto a porte chiuse.

LE SCUSE - "In carcere ho capito di aver sbagliato e che non esistono differenze tra neri e bianchi", aveva detto in Aula Traini leggendo da un foglio. "Non provo nessun odio razziale", spiegava, dicendo di aver voluto "fare giustizia contro i pusher per il bombardamento di notizie sullo spaccio diffuso anche a causa dell'immigrazione: anche la mia ex fidanzata - aveva affermato - assumeva sostanze", come Pamela Mastropietro, la ragazza romana fatta a pezzi e chiusa in due trolley abbandonati nella campagna di Macerata. Infine Traini ha chiarito di aver avuto "un'infanzia difficile" ma non sono né "matto" né "borderline", ha detto.

"Ha chiesto scusa per il gesto compiuto, in un momento in cui era 'fuori di testa', questo sono le parole che ha utilizzato. Ha chiesto scusa alle sei persone colpite e poi ha detto altre cose che riguardano il suo vissuto, il suo passato", aveva poi spiegato l'avvocato Giancarlo Giulianelli, riferendo delle dichiarazioni spontanee rese oggi in aula da Traini.

Pentito? "Sì, decisamente sì - ha detto il difensore di Traini ai cronisti -, ma questo già era emerso nel corso della perizia del prof. Picozzi e lo stesso Picozzi lo aveva detto che già in carcere, nei primi momenti, Luca stava maturando una revisione critica del proprio gesto. Questo anche grazie all'aiuto degli psichiatri, degli psicologi e del sostegno dei familiari che gli sono stati vicini in questo momento".

Raid Macerata, chiesti 12 anni per Traini

"Scusate, ho sbagliato". Lo ha detto Luca Traini, il ragazzo che il 3 febbraio scorso sparò a diversi migranti in un raid a Macerata in cui rimasero ferite sei persone, oggi in aula davanti alla Corte di Assise di Macerata, dove si svolge il processo con rito abbreviato a suo carico. Dopo le dichiarazioni spontanee di Traini in aula, questa mattina, la procura ha chiesto 12 anni di carcere per i reati di strage aggravata dall'odio razziale e porto abusivo d'arma. Il processo si svolge a porte chiuse.

"In carcere ho capito di aver sbagliato e che non esistono differenze tra neri e bianchi", ha detto ancora Traini leggendo da un foglio. "Non provo nessun odio razziale", ha continuato. "Volevo fare giustizia contro i pusher per il bombardamento di notizie sullo spaccio diffuso anche a causa dell'immigrazione: anche la mia ex fidanzata assumeva sostanze", come Pamela Mastropietro, la ragazza romana fatta a pezzi e chiusa in due trolley abbandonati nella campagna di Macerata. Infine Traini ha chiarito di aver avuto "un'infanzia difficile" ma non sono né "matto" né "borderline", ha detto.

Fondazione Banco di Napoli: arriva la "Giornata Nazionale del Dono"

NAPOLI. Anche quest’anno la Giornata nazionale del dono fa tappa in Fondazione Banco di Napoli grazie all’impegno di Meridonare con “Well - Fare, facciamo bene  doniamo futuro”. Domani alle ore 17.30 si apriranno i lavori di un focus di approfondimento legato al concetto di “Dono” per le realtà del terzo settore. A sviscerare presente e futuro della disciplina il Presidente di Meridonare Marco Musella, il Commissario della Fondazione Banco Napoli Giovanni Mottura, Mario Sica Segretario Generale Fondazione di Comunità Centro Storico Napoli e Giusy Sica di ReGeneration (Y)outh.  Per valorizzare l'Italia del bene l'Istituto Italiano della Donazione (IID), che ha fortemente voluto istituire con legge il “Giorno del Dono”, che si celebra tutti gli anni il 4 ottobre. Si è giunti alla quarta edizione con il #DonoDay2018, un giorno dedicato a chi fa del dono una pratica quotidiana. Scuole, comuni, associazioni, imprese e cittadini insieme per costruire la mappa dell'Italia che dona, un Paese capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del dono in tutti i suoi aspetti e di portare avanti la riflessione sull'importanza della buona donazione.

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