Domenica 25 Febbraio 2018 - 12:44

Milano, 19enne uccisa a coltellate: fermato un tranviere

Omicidio a Milano. Una ragazza di 19 anni, Jessica Valentina Faoro, è stata uccisa questa mattina a coltellate in un appartamento dello stabile di via Brioschi 93. Sul posto le volanti della Questura. Nell'abitazione è stato trattenuto dalla polizia il proprietario, Alessandro Garlaschi, 39enne e conducente Atm, sospettato di aver ucciso la ragazza. L'uomo, a quanto emerge da ambienti giudiziari, è stato fermato per omicidio volontario. Il tranviere starebbe fornendo "parziali ammissioni" alla polizia e alla pm Cristiana Roveda che lo stanno interrogando.

Tanti i dettagli che mancano per ricostruire quanto accaduto nell'appartamento al secondo piano di un grande palazzo di dipendenti Atm, a partire dal perché la giovane fosse in quell'abitazione. L'ipotesi più accreditata è che l'uomo abbia atteso che la moglie uscisse di casa per tentare un approccio con la ragazza.

Di fronte al rifiuto, il 39enne avrebbe afferrato un coltello da cucina e avrebbe colpito la 19enne più volte. Secondo alcune indiscrezioni, non confermate, avrebbe tentato di disfarsi del corpo dandogli fuoco, prima di “arrendersi". «L'ho fatta grossa», le parole che il tranviere avrebbe rivolto al portinaio prima che la polizia lo fermasse.

Condono, nel 2016 ancora oltre 5 milioni di pratiche inevase

Sono oltre 5 milioni le pratiche di condono edilizio ancora da evadere su un totale di quasi 15 milioni e mezzo di domande di condono presentate a partire dalla legge 47 del 1985 varata dal Governo presieduto da Bettino Craxi. È questa la cifra, aggiornata all'aprile 2016, fornita dal Centro Studi Sogeea, che, in quella data, aveva presentato il proprio Rapporto sul condono edilizio. Un dossier, spiega Sogeea, redatto reperendo i dati di tutti i capoluoghi di provincia, di tutti i Comuni con una popolazione superiore ai 20.000 abitanti e di un campione ponderato e rappresentativo del 10% di quelli con popolazione inferiore a tale cifra. Entrando nel dettaglio delle singole realtà territoriali, Roma era nettamente in testa alla graduatoria sia delle istanze presentate sia delle pratiche ancora da terminare. Per ciò che riguarda il totale delle domande, la Capitale ne contava 599.793 e precedeva Milano (138.550), Firenze (92.465), Venezia (89.000), Napoli (85.495), Torino (84.926), Bologna (62.393), Palermo (60.485), Genova (48.677) e Livorno (45.344). Sul fronte del numero delle istanze ancora da evadere, invece, Roma ne aveva 213.185, vale a dire quasi quattro volte Palermo (55.459). Sul gradino più basso del podio c'era Napoli (45.763), che si attestava davanti a Bologna (42.184). Più staccate Milano (25.384), Livorno (23.368), Arezzo (22.781), Pescara (20.984), Catania (20.249) e Fiumicino (20.055), unico Comune non capoluogo di provincia ad entrare nelle prime dieci posizioni. Solo lo 0,9% dei Comuni del nostro Paese non risultava interessato dalle richieste di sanatoria in materia di abusi edilizi. Il totale dei mancati introiti per le casse pubbliche era stimabile in 21,7 miliardi di euro, così suddivisi: 10,3 miliardi di oblazioni (cifra da ripartire a metà fra Stato e Comuni e a cui vanno aggiunti 160 milioni alle Regioni in base alla Legge 326/03); 6,7 miliardi di oneri concessori; 1,5 miliardi di diritti di segreteria; 2,1 miliardi di diritti di istruttoria; 1,1 miliardi di risarcimenti per danno ambientale. Anche in questo caso, a livello di Comuni la graduatoria era nettamente capeggiata da Roma: la Capitale vantava circa 800 milioni di euro di mancate riscossioni. 

Pamela, svolta nelle indagini

«Pamela ha avuto una crisi, è andata in overdose. Non sapevo cosa fare, sono scappato». È quanto avrebbe sostenuto, secondo quanto si apprende da fonti della Procura di Macerata, Innocent Oseghale, il nigeriano finito in carcere per la morte di Pamela Mastropietro, la ragazza romana fatta a pezzi e chiusa in due trolley abbandonati nella campagna di Macerata.

Il 28enne nigeriano resta in carcere ma solo per le accuse di occultamento e vilipendio di cadavere. Il gip di Macerata Giovanni Maria Manzoni ha convalidato il fermo per Oseghale ma non ha ritenuto esserci gravi elementi indiziari rispetto all'accusa di omicidio, per cui comunque resta indagato.

Si attendono, intanto, gli esiti degli esami tossicologici visto che al momento i primi responsi arrivati dall'autopsia non hanno dato un'indicazione chiara e univoca sulla morte della 18enne romana. Sull'omicidio della ragazza, intanto, ci sarebbe un altro indagato.

«Ho parlato con la mamma di Pamela, la signora Alessandra, per esprimerle la mia vicinanza - ha scritto su Facebook la presidente della Camera ed esponente di Liberi e Uguali, Laura Boldrini - Da madre, non riesco neanche a immaginare il dolore che sta provando in questi giorni terribili. Una donna forte che con grande senso di responsabilità chiede giustizia, non vendetta. Una donna che sta dando a tutti noi una lezione di civiltà».

Dell'Utri resta in carcere

ROMA. Il tribunale di Sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione per motivi di salute avanzata dai difensori dell'ex senatore Marcello Dell'Utri, condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Dell'Utri, cardiopatico e malato di tumore, si trova in carcere a Rebibbia.

Lo scorso 2 febbraio i difensori dell'ex senatore, Alessandro De Federicis e Simona Filippi, durante un'udienza straordinaria a porte aperte, avevano sottolineato che «anche il garante dei detenuti sostiene che sia il carcere che le strutture protette sono inadeguate per le cure di cui ha bisogno Dell'Utri».

I legali avevano chiesto gli arresti domiciliari all'Humanitas di Milano. Una richiesta di scarcerazione era stata già respinta il 7 dicembre.

«Cercasi commessa single», l'annuncio choc

Deve avere massimo 30 anni e non essere sposata né convivente. È il profilo richiesto per un lavoro da commessa in un annuncio postato in rete da un'azienda che ha un negozio in un centro commerciale di Ragusa. A trovare l'annuncio choc è stato Ragusanews. Il post dell'offerta di lavoro non lascia spazio a domande sulle ragioni delle caratteristiche richieste per quel posto, si chiude infatti, come si legge sul sito di informazione, con un perentorio invito: «Astenersi perditempo o domande superflue».

«Fa la dj a New York», nuova vita per Nicole Minetti

Da consigliera regionale in Lombardia a deejay a New York. È questa la parabola di Nicole Minetti, imputata insieme a Emilio Fede nel processo d'appello bis che si è aperto oggi a Milano, con la lettura della relazione introduttiva. «La Minetti sta lavorando a New York come deejay, torna in Italia per trovare la sua famiglia ed è fiduciosa di poter risolvere la sua situazione, vuole che sia fatta giustizia», spiega l'avvocato Paolo Righi che la difende insieme al collega Pasquale Pantano. «Minetti non ha più ambizioni politiche, per lei la politica è un capitolo chiuso», sottolinea il legale. 

Il processo d'appello deve essere ricelebrato dopo che la Cassazione ha riconosciuto un «vuoto motivazionale grave» rispetto alla prima sentenza d'appello con cui Fede è stato condannato a quattro anni e dieci mesi e la Minetti a tre anni per il caso Ruby. Le motivazioni d'appello - scrive la Cassazione - presentano motivi di illogicità manifesta perché mancano i necessari riferimenti alle condotte con le quali si sarebbe dovuta accertare la responsabilità specifica, concreta, degli imputati. Inoltre, sempre secondo la Cassazione, non si possono trarre elementi di certezza dalle dichiarazioni delle ragazze presenti alla serate di Arcore perché «riferiscono solo del sistema in voga ad Arcore al quale esse avrebbero assistito».

Il sostituto procuratore Daniela Meliota, che parlerà nella prossima udienza fissata il 5 marzo, con il suo intervento dovrà colmare i vuoti motivazionali della precedente sentenza. Dopo di lei prenderanno la parola i difensori, quindi i legali delle parti civili Ambra Battilana, Fadil Imam e Chiara Danese. Per ora i giudici hanno fissato una sola data. «Siamo rimasti sorpresi - chiosa Righi, difensore della Minetti - che sia stata fissata una sola udienza per spiegare le gravi carenze motivazionali, vogliono fare in fretta». 

«Volevo vendicare Pamela»

L'intenzione iniziale di Luca Traini, nelle dichiarazioni spontanee rese agli investigatori dopo il fermo, era quella di andare in tribunale ad uccidere Innocent Oseghale, il nigeriano in carcere per la morte di Pamela Mastropietro, fatta a pezzi e chiusa in due trolley trovati a Pollenza. «Questo è quello che lui ha detto, il suo intendimento era questo» ha spiegato il procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio.

Il 28enne italiano fermato per il raid xenofobo di sabato scorso ha poi cambiato idea e dato vita al raid per le strade di Macerata. Ma la morte di Pamela è la causa scatenante. «Ha detto che, dopo aver sentito alla radio come era stata trattata, ha deciso di doverla vendicare», ha aggiunto il procuratore.

All'avvocato Gianluca Giulianelli non risulta che Traini avesse intenzione di uccidere il nigeriano. «Non mi risulta che volesse uccidere in tribunale il nigeriano Oseghale» ha detto all'AdnKronos il legale che ha incontrato il suo assistito nel carcere di Montacuto (Ancona). «L'ho trovato tranquillo - ha riferito - Non si è ben reso conto di quello che ha fatto. Non ha percepito l'eclatanza e la follia del suo gesto. Sono stato io a sottolineargli che l'accusa è quella di strage con l'aggravante del razzismo».

Riguardo all'unica ragazza tra i sei migranti feriti a colpi di pistola nel raid razzista, «non voleva colpire la donna, non era un suo bersaglio» ha detto l'avvocato. «Voleva sapere il numero preciso dei feriti, visto che in carcere girava la voce che erano tra gli 8 e gli 11. Gli ho risposto che i feriti erano sei, cinque uomini e una donna. “Una donna?" Mi ha detto sorpreso. “Non volevo colpire una donna"».

Il legale ha confermato che intende chiedere la perizia psichiatrica per il 28enne.

Intanto, attraverso le parole del procuratore di Macerata, emerge che Traini avrebbe sparato colpi anche contro altri migranti riusciti a salvarsi. «Ha esploso altri colpi in danno di almeno tre persone, riuscite a sottrarsi ai colpi» ha riferito Giovanni Giorgio.

Nelle dichiarazioni spontanee rese agli investigatori, l'uomo avrebbe fatto riferimento alla politica e all'immigrazione. «Ha detto che il suo gesto - ha continuato il procuratore - era finalizzato a condannare una politica che favorisce una così cospicua presenza di immigrati sul nostro territorio».

Domani si terrà l'udienza di convalida del fermo.

Malata Sla stacca spina e si lascia morire

Per quattro volte ha ribadito “sì" ai medici che hanno accettato la sua rinuncia alla ventilazione meccanica e alla sedazione palliativa profonda. Se n'è andata così Patrizia Cocco, 49 anni, di Nuoro, dopo aver combattuto con la Sla (sclerosi laterale amiotrofica). A riportare la notizia è “L'Unione Sarda", spiegando che la donna era affetta dalla malattia dal 2012. A dicembre, scrive il quotidiano, quando è stata approvata la legge sul Biotestamento, ha potuto scegliere. Ieri i funerali nella chiesa di san Domenico Savio, nella sua città.

Spari e coltellate, il bar diventa un saloon

MILANO. È di tre feriti e due persone arrestate a seguito di una rapina il bilancio della sparatoria che si è consumata ieri sera in un bar a Segrate, alle porte di Milano, in un locale adiacente a un distributore di benzina. Ferito da un colpo di arma da fuoco al gluteo uno dei due proprietari del "Sushi Fuel", un cinese di 35 anni, che è stato accompagnato dai sanitari del 118 all'ospedale San Raffaele. Per impedire che i malviventi rapinassero la cassa, i due cinesi hanno ingaggiato una colluttazione armati di coltelli e hanno ferito entrambi i rapinatori. Questi ultimi sono stati arrestati, il primo al San Raffaele dove spontaneamente si era recato per farsi medicare, e l'altro nel suo appartamento, dove si era rifugiato dopo la rapina. 

Choc a Macerata, spara dall'auto contro gli immigrati: 6 feriti

MACERATA. Rientrata la situazione di pericolo, l'uomo che girava armato in città è stato arrestato. L'annuncio, tranquillizzante per i cittadini, è stato dato via Twitter dal Comune di Macerata, dove stamani è avvenuta una sparatoria per le vie del centro. Il bilancio provvisorio è di sei persone ferite, quattro apparentemente in gravi condizioni. Secondo quanto finora ricostruito, da un'auto Alfa Romeo 147 sono stati sparati diversi colpi di pistola verso immigrati di colore in via Velini, via Spalato e Corso Cairoli, nel pieno del centro della città. La sparatoria ha provocato danni a negozi ed edifici. Il sindaco di Macerata Romano Carancini aveva a caldo diffuso un appello ai cittadini attraverso i social: "Restate tutti in casa fino a nuova comunicazione. C'è un uomo armato in auto che sta sparando in Città. Abbiamo fermato il trasporto pubblico. Abbiamo chiesto alle scuole di tenere i bambini all'interno fino a nuova comunicazione. Si consiglia di non muoversi per andare a prenderli fino a nuova comunicazione".

Anche la Polizia, sempre attraverso i social, aveva esortato a "evitare luoghi all'aperto". Un allarme cessato con la notizia dell'arresto. Macerata torna al centro della cronaca nera dopo la drammatica vicenda di Pamela Mastropietro, la ragazza romana di 18 anni uccisa tre giorni fa e il cui corpo è stato rinvenuto smembrato in due trolley abbandonati nelle campagne. Il presunto colpevole del delitto della ragazza fatta a pezzi, un nigeriano, abitava nella stessa zona in cui è avvenuta la sparatoria, una nota area di spaccio. Nessun collegamento diretto tra le due vicende è però finora emerso.

L'uomo arrestato è un 28enne italiano, Luca Traini di 28 anni. Quando è stato fermato dai carabinieri era avvolto nella bandiera italiana.

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