Domenica 25 Febbraio 2018 - 12:45

Dell'Utri, Tribunale si riserva su istanza di scarcerazione

ROMA. I giudici del tribunale di sorveglianza di Roma si sono riservati sulla decisione in merito alla richiesta di sospensione della pena per motivi di salute per Marcello Dell'Utri, condannato a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Sulla nuova istanza il procuratore generale ha espresso parere negativo. La richiesta era già stata respinta il 7 dicembre. Durante l'udienza, tenutasi a porte aperte, l'ex senatore era collegato in videoconferenza dal carcere di Rebibbia.  

L'AVVOCATO. «Anche il garante dei detenuti sostiene che sia il carcere che le strutture protette siano inadeguate per le cure di cui ha bisogno Marcello Dell'Utri», ha affermato Alessandro De Federicis, difensore di Dell'Utri insieme con Simona Filippi, nel corso dell'udienza tenutasi a porte aperte questa mattina davanti ai giudici del tribunale di Sorveglianza. «Oggi - ha proseguito il penalista - ci offrite ancora una ipotesi impraticabile: il ricovero nel Campus Bio-Medico». Una soluzione che, ha sottolineato De Federicis, richiederebbe uno sforzo enorme per il Dap. «L'amministrazione penitenziaria avrebbe difficoltà a garantire 8 agenti al giorno per 3 mesi per piantonare Dell'Utri in una struttura pubblica», ha detto l'avvocato che per il suo assistito ha invece proposto gli arresti domiciliari ospedalieri presso l'istituto Humanitas di Milano. Oltre agli aspetti tecnici relativi a un eventuale piantonamento in ospedale, De Federicis ha ribadito che gli arresti domiciliari ospedalieri consentirebbero all'ex senatore, cardiopatico e malato di tumore, di potersi sottoporre alla radioterapia di cui ha bisogno e, allo stesso tempo, di usufruire di tutti gli spazi della struttura sanitaria in cui verrebbe ospitato. 

IL FIGLIO. «In questi giorni lo stanno salvando lo studio e la lettura. Spero che i giudici prendano una decisione con serenità dopo avere analizzato tutti gli aspetti di questa vicenda». Lo ha detto Marco Dell'Utri, figlio dell'ex senatore Marcello, a margine dell'udienza del tribunale di Sorveglianza di Roma che si è riservato di decidere in merito alla scarcerazione per motivi di salute del padre, detenuto nel carcere di Rebibbia.

Da Modigliani a Balla: sequestrate 20 opere false

Venti opere falsamente attribuite a Modigliani, Balla, Boetti, Boccioni, Shimamoto, De Pisis, Rosai e Ceroli. Sono il frutto del sequestro, effettuato al termine dell'attività investigativa svolta nell'ultimo trimestre dai militari della Sezione Falsificazione e Arte Contemporanea del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Un'operazione che ha portato alla denuncia a piede libero di 6 persone indagate per ricettazione e commercializzazione di opere false che, se vendute come autentiche, avrebbero fruttato più di 11 milioni di euro.

Le indagini, coordinate nei diversi filoni dalle Procure della Repubblica di Roma, Ferrara, Terni e Brescia, nate a seguito di mirate attività info-investigative, hanno consentito di evitare l’immissione sul mercato di opere false e permesso di individuare delle reti di produzione, autenticazioni fasulle e vendita di dipinti falsi, con la precisa ricostruzione dei vari passaggi per il loro smercio: dal falsario all’acquirente finale attraverso una serie di personaggi 'satelliti', sparsi su tutto il territorio nazionale, che ricevevano le opere falsificate e le piazzavano sul mercato clandestino.

Le province maggiormente interessate da questa attività commerciale illecita erano Ferrara, Roma, Bologna Terni, Brescia e Milano. In questo ambito, non solo operavano mercanti ufficiali del settore, ma anche una rete di persone che, tramite canali privilegiati, entravano in contatto direttamente con i collezionisti a cui proponevano e vendevano le tele.

Alcune di queste opere contraffatte sono state individuate all’interno di un magazzino occultato da una parete a scomparsa, altre sono state sequestrate in un museo, dove erano esposte, mentre in un caso, il riconoscimento della falsità del dipinto è avvenuto con la collaborazione della Fondazione Alighiero Boetti.

Particolare è la circostanza che ha riguardato un ex imprenditore del bresciano facoltoso collezionista oggi deceduto, a cui sono state vendute nel corso del tempo anche opere false; la famiglia, nello stimare il valore veniale del lascito ereditario, si è rivolta, per tentarne la vendita, ad alcuni intermediari di settore. Tuttavia, i mirati accertamenti degli investigatori, su questi ultimi, hanno portato alla scoperta della falsità di almeno due opere appartenenti alla collezione.

Trovati grossi coltelli a casa del nigeriano

Coltelli di grosse dimensioni sono stati sequestrati dai carabinieri del Ris nell'appartamento di Innocent Oseghale, il 29enne nigeriano in stato di fermo per omicidio e occultamento di cadavere in relazione alla morte di Pamela Mastropietro, la 18enne che si era allontanata da una comunità di recupero e che è stata poi fatta a pezzi e ritrovata cadavere in due trolley a Pollenza.

Tra le ipotesi di reato a carico del 29enne nigeriano c'è anche l'accusa di vilipendio di cadavere. Il Pm ha richiesto la convalida del fermo e ora si attende che il Gip fissi la data dell'udienza. Il 29enne ieri ha negato ogni addebito.

Intanto si aspettano anche i risultati degli esami effettuati fino alla tarda serata di ieri, anche grazie alla collaborazione con il Ris di Roma, nell'abitazione di Oseghale dove oggi non sarebbero previsti altri sopralluoghi da parte dei carabinieri. Si continua ad indagare per ricostruire esattamente le ultime ore di vita di Pamela e restano ancora da accertare le cause esatte della morte, se sia stata uccisa o se sia morta per overdose prima di essere fatta a pezzi.

Foto profilo Facebook, è reato mettere quella di un altro

Chi utilizza la foto di un altro come immagine del proprio profilo su Facebook commette reato di sostituzione di persona.

La Corte di Cassazione - V sezione penale - nella sentenza n. 4413/2018 ha confermato a una 29enne di Pordenone la pena concordata di 15 giorni di reclusione - convertita in una multa da 3.750 euro (da corrispondere in 30 rate mensili di pari importo - per il reato contestatole ai sensi dell'articolo 494 del Codice Penale, «per avere utilizzato, per il proprio profilo Facebook, la foto di un'altra persona» si legge nella sentenza.

Il ricorso della donna (che, attraverso il suo legale, chiedeva «la nullità dell'accordo stipulato fra il pubblico ministero e l'imputata in quanto erroneamente il giudice non aveva consentito di revocarlo a seguito della possibilità sopravvenuta, ad esito della pronuncia della Corte Costituzionale n. 201/2016 di richiedere, con l'atto di opposizione al decreto penale, la sospensione del procedimento per la messa alla prova») è stato considerato infondato e rigettato dalla V sezione penale della Suprema Corte.

COSA DICE L'ART. 494. «Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno».

Ema, Giordano: Milano è pronta e i ricorsi sono giusti

«Penso che l'Agenzia europea del farmaco andasse riconosciuta a Milano, che si era fatta trovare pronta in termini di servizi e di accoglienza rispetto ad Amsterdam»: parola di scienziato negli Usa. A intervenire sul “caso Ema" è Antonio Giordano, cervello tricolore operativo tra Italia e Stati Uniti, direttore e fondatore della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia. «Apprezzo - dichiara all'AdnKronos Salute - i ricorsi depositati dall'Italia alla Corte di giustizia Ue e dal Comune di Milano al Tribunale Ue, entrambi volti alla richiesta di annullamento» dell'assegnazione ad Amsterdam della nuova sede Ema nell'era post-Brexit, «così come apprezzo la scelta di coesione della nostra politica contro questa incongrua scelta». «Tuttavia - riflette Giordano - per il futuro auspico un'attività italiana di lobbying più tempestiva e intensa, che sappia far contare al momento giusto il valore del nostro Paese in Europa».

«Offerte misere», parroco le getta

Offeso dei pochi spiccioli, sembrerebbe anche in centesimi, lasciati nel cestino delle offerte ed avrebbe gettato in strada le monete durante una cerimonia. È quanto accaduto durante le esequie di una anziana a Modica, nel ragusano. Il prete avrebbe chiesto in precedenza ai fedeli una maggiore generosità per sostenere un progetto di solidarietà.

Il sacerdote adesso è nella bufera, criticato dai parrocchiani e ripreso dal suo vescovo, monsignor Antonio Staglianò che sottolineando l'errore ed il brutto gesto del parroco confermato di aver parlato sia col lui che «con i familiari della defunta che si sono ritenuti offesi dal gesto del prete».

Il vescovo ha però tenuto a precisare che il parroco non deve «passare come un prete attaccato al denaro perché non è vero» poiché alla base c'era il suo invito ad «essere generosi per i bambini di Betlemme. Lui parroco fortemente impegnato verso la carità».

Spunta la parola “razza" nel referto medico

Non solo nome, cognome, età e sesso, compare anche il termine “razza" tra i dati inseriti in un referto medico della Asl 10 di Firenze. «Si parla di “razza" anche nelle ricevute del sistema sanitario toscano», ha denunciato in consiglio regionale il leghista Jacopo Alberti, accennando alle recenti dichiarazioni del candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha parlato di «razza bianca a rischio» sollevando un polverone di polemiche.

Ma la presenza del termine nel referto toscano, utilizzato per indicare l'origine "caucasica" del paziente, sembra trovare un fondamento nel linguaggio scientifico. «Nei test sulla funzionalità respiratoria, in particolare gli esami spirometrici - spiegano gli specialisti pneumologi - occorre inserire obbligatoriamente dei valori di riferimento come l'età, il sesso e l'altezza. Anche la conformazione morfologica del paziente è indispensabile ai fini della validità dell'esame perché quest'ultima - spiegano ancora i medici - determina all'origine una diversa capacità respiratoria. Essa è codificata nei referti con il termine razza, senza ovviamente implicazioni culturali, sociali, né tantomeno politiche, ma solo a scopo medico e scientifico, per determinare la variabile morfologica dei volumi polmonari».

Da qui il riferimento alla “razza" che però, garantiscono i medici toscani, verrà ben presto eliminato. Stamattina infatti il direttore sanitario dell'Azienda USL Tc ha stabilito che sarà subito tolta la parola “razza" dai referti e sostituita con “etnia" specificando, però, che «il dato relativo alla morfologia del paziente dovrà continuare ad essere assolutamente rilevato e riportato sul referto anche per una verifica della diagnosi clinica».

Ragazza fatta a pezzi: fermato un 29enne

Un nigeriano di 29 anni è stato fermato dai carabinieri in relazione all'omicidio di Pamela Mastropietro, la 18enne che si era allontanata lunedì scorso dalla comunità di recupero “Pars" di Corridonia, presso la quale era ospitata da ottobre scorso, e che è stata poi uccisa e fatta a pezzi.

Secondo quanto fanno sapere i militari dell'Arma, l'uomo - che era in possesso di permesso di soggiorno scaduto e aveva “precedenti di polizia per stupefacenti" - è stato visto da un testimone nella serata del 30 gennaio con le valigie in cui poi la vittima è stata ritrovata.

Il cadavere della giovane, smembrato e chiuso in due trolley, è stato trovato ieri mattina in via dell'Industria a Pollenza (in provincia di Macerata) dai carabinieri, intervenuti su segnalazione della polizia municipale insospettita dalla presenza delle valigie sul ciglio della strada.

TESTIMONI. Mentre continuano i rilievi nell'abitazione, «dove - come spiegano i militari - con tutta probabilità la ragazza sarebbe stata uccisa e sezionata», è stata anche «acquisita una ulteriore testimonianza, resa volontariamente dapprima presso la Questura di Macerata e poi nuovamente presso il comando» dei carabinieri «da uno straniero, estraneo ai fatti, che ha riconosciuto» il nigeriano fermato «come la persona da lui vista, nella tarda serata del 30 gennaio, in possesso delle valigie contenenti i resti della povera diciottenne» e in prossimità del posto in cui i trolley sono stati rinvenuti.

LE INDAGINI. Risalire al nigeriano è stato possibile anche grazie alle immagini delle telecamere della zona, visionate dai carabinieri del comando provinciale di Macerata e del Ros.

I FILMATI. Dalle immagini si è potuto riscontrare che Pamela era ancora in vita nelle giornate del 29 e del 30 mattina. Mano a mano si è ricostruita la sequenza temporale degli spostamenti della giovane le cui tracce, nella tarda mattinata del 30 gennaio, si perdevano in via Spalato, a Macerata.

I VESTITI. Da indagini dei militari, testimonianze e immagini video, è emerso che il 29enne nigeriano è stato l'ultimo ad avere avuto contatti con la 18enne. Rintracciato dai carabinieri, è stato perquisito anche dal personale specializzato del Ris di Roma che nella sua abitazione, fanno sapere i carabinieri, «ha ritrovato i vestiti della vittima, sporchi di sangue, e altre tracce ematiche, nonché uno scontrino di una farmacia, poco distante da lì dove la vittima aveva precedentemente acquistato una siringa».

LA MAMMA. «Spero e prego che giustizia sia fatta. Quello che le hanno fatto è indescrivibile e così crudele che spero di vederli soffrire lentamente fino alla morte». Sono parole di dolore e rabbia quelle che Alessandra Verni, la madre di Pamela affida a Facebook. Quando si sono perse le tracce di Pamela, la famiglia non ha esitato a rivolgersi a “Chi l'ha visto?". Ieri sera sua madre ha raccontato alla trasmissione Rai di avere appreso la notizia dalla stampa. «Come è possibile che io sappia dai giornali e dalla rete che mia figlia è stata trovata in una valigia se gli inquirenti mi hanno convocato domani per l'eventuale riconoscimento?», ha fatto sapere la donna, raccontando che l'ultima volta che ha visto sua figlia risale a qualche giorno fa.

Esami di Maturità, scelte le materie

Il ministero dell'Istruzione ha comunicato le materie della seconda prova della maturità 2018. Con un video sul suo profilo social, il Miur ha reso noto che le materie saranno Greco per il Liceo classico (confermata la regola dell'alternanza: nel 2017 fu Latino), Matematica per lo Scientifico, Scienze umane per il Liceo delle Scienze umane, Economia aziendale per l'indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing degli Istituti tecnici, Scienza e cultura dell'alimentazione per l'indirizzo Servizi enogastronomia e ospitalità alberghiera degli Istituti professionali. Il post di annuncio delle materie segna anche il ritorno di #nopanic, l'iniziativa social del Miur lanciata lo scorso anno per accompagnare con materiali informativi, consigli di esperti e video esplicativi i mesi che precedono la maturità. "Alle ragazze e ai ragazzi che affronteranno le prove a giugno faccio un grande in bocca al lupo. So che questo momento era molto atteso, come ogni anno. Si tratta del primo rito ufficiale che apre il percorso che nei prossimi mesi vi condurrà verso l'Esame. Anche quest'anno la macchina della maturità si è messa in moto per garantire che tutto si svolga nel migliore dei modi: c'è un grande lavoro dietro le prove che svolgerete", dice il ministro Valeria Fedeli: "Le materie della seconda prova sono state individuate anche quest'anno scegliendo tra quelle che caratterizzano maggiormente il corso di studi. Ringrazio fin da ora le docenti e i docenti per l'impegno che metteranno nell'accompagnarvi verso l'Esame. Continuate, ogni giorno, a consolidare la vostra preparazione, ad arricchire le vostre conoscenze e competenze. Non solo in vista della maturità, ma come bagaglio da portare con voi lungo tutto l'arco della vita". La maturità 2018 avrà inizio il prossimo 20 giugno con la prova di Italiano. Il 21 giugno sarà la volta della seconda prova scritta, nella materia caratterizzante ciascun indirizzo. L'elenco completo delle materie scelte per la seconda prova è disponibile da oggi nella sezione dedicata all'Esame di Stato del II ciclo sul sito del Miur.

Ritrovamento choc, scheletro di donna in un parco

Macabro ritrovamento in un parco. «Gli operai del comune, incaricati della manutenzione del verde pubblico, hanno trovato resti umani, nascosti dall'erba e dalle sterpaglie» dice all'Adnkronos il commissario capo Niccolò Toresini della questura di Gorizia. «Di fianco c'era una borsetta e una patente di guida, intestata a una donna, nata nel 1951, originaria di Trieste e scomparsa circa due anni fa a Monfalcone». Possibile, quindi, che lo scheletro ritrovato al parco di Valletta del Corno sia proprio della signora ma, precisano dalla questura di Gorizia, «per ora non ne abbiamo la certezza». Ancora non ci sono elementi, inoltre, conclude il commissario, «per dire se si sia trattata di una morte violenta o naturale».

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