Lunedì 21 Maggio 2018 - 14:59

«Iphone a rischio, cambiate password»

Un dispositivo in grado di 'craccare' qualsiasi tipo di iPhone, inventato per facilitare il lavoro di polizia e investigatori, potrebbe mettere a rischio la sicurezza degli smartphone Apple. Questo l'allarme lanciato da Thomas Reed, direttore della Malwarebytes, che dalle pagine del blog della compagnia ha invitato i possessori del telefonino a cambiare password, possibilmente evitando codici brevi. Al centro delle preoccupazioni degli esperti c'è infatti il GrayKey, device prodotto dalla compagnia Grayshift - azienda dai contorni piuttosto misteriosi e fondata, sembra, da ex collaboratori dell'intelligence Usa e da un ex ingegnere della sicurezza Apple - e in grado di eludere la sicurezza di iOS anche nelle sue versioni più aggiornate, identificando il pin nell'arco di qualche minuto (in caso di codice di 4 caratteri) o giorno (per password da 6 o più caratteri).

Un dispositivo studiato per le forze dell'ordine che tuttavia potrebbe - come si crede stia già accadendo - finire nelle mani sbagliate, con conseguenze gravi per la privacy. Una volta individuato il codice d'accesso e sbloccato il dispositivo, spiega infatti Reed, il contenuto completo dei file presenti sul dispositivo viene scaricato su GrayKey. Da quel momento, è possibile accedervi tramite un'interfaccia web e analizzarli. I contenuti completi e non criptati diventano inoltre disponibili per il download. Una potenziale miniera, insomma, per il 'mercato nero' dei dati personali.

Come proteggersi allora? Finora non si conosce ancora la falla presente in iOS che consente a GrayKey di 'bucare' i dispositivi Apple, ma in attesa che il colosso di Cupertino corra ai ripari, agli utenti viene dato il consiglio forse più banale ma al momento più sicuro: cambiare password, possibilmente utilizzando un codice di 6-10 o più caratteri. E come cautela aggiuntiva, aggiunge il Mail Online che riprende l'allarme di Reed, l'attivazione dell'impostazione per eliminare tutti i dati dal telefono dopo 10 tentativi di ingresso falliti.

Come spiega la stessa Grayshift in una breve frase presente in apertura del sito (al quale è possibile accedere solo dopo aver compilato un form dettagliato), il dispositivo non è certo alla portata di tutti: 15mila dollari il prezzo per una versione online utilizzabile limitatamente (300 volte) e 30mila per quella illimitata e utilizzabile offline. Un costo proibitivo, forse, ma certo non per le organizzazioni criminali che potrebbero potenzialmente metterci le mani.

«Ti squaglio nell'acido», altra prof minacciata

"Ma chi sei tu per dirmi di stare zitto? Vuoi proprio andare all'ospedale?", dice all'insegnante aggiungendo: "Ti faccio squagliare nell'acido. Un nuovo episodio di bullismo contro un docente, dopo quello di Lucca, è stato immortalato con un video.

Il fatto è accaduto a Velletri. Anche in questo caso i compagni di classe hanno ripreso il ragazzino mentre risponde alla professoressa. La conversazione tra i due è un crescendo di botta e riposta, con lo studente che minaccia più volte la sua insegnante: "Vuoi vede' che te faccio caca' sotto? Me stai a provoca'".

Di fronte alla minaccia di chiamare la madre e anche il preside, il ragazzino non si scompone. Anzi, la tensione sale e tra parolacce e bestemmie si alza e va alla cattedra minacciandola. A quel punto la docente esce, presumibilmente per andare a chiamare il dirigente.

Duro colpo al clan di Messina Denaro

Nuovo duro colpo al clan del boss latitante Matteo Messina Denaro. Dalle prime ore dell'alba è in corso una imponente operazione di carabinieri, polizia e Dia, che stanno eseguendo nel trapanese un provvedimento di fermo nei confronti di 21 persone emesso dalla Dda di Palermo. Sono ritenute affiliate alle famiglie mafiose di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna. Sono indagati per associazione mafiosa, estorsione, danneggiamento, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni.

Tra le persone fermate ci sono anche due cognati di Matteo Messina Denaro. Si tratta di Gaspare Como e Rosario Allegra, i mariti di Bice e Giovanna Messina Denaro. Secondo gli inquirenti sarebbero stati proprio loro a organizzare la latitanza della primula rossa ricercata dal 1993.

Perquisizioni a tappeto sono state effettuate nella notte nelle abitazioni di persone ritenute vicine al boss. Decine di persone sono state controllate tra Castelvetrano e Campobello di Mazara.

Le indagini, "oltre ad accertare il capillare controllo del territorio esercitato da Cosa nostra ed il sistematico ricorso all'intimidazione per infiltrare il tessuto economico locale", hanno "consentito di individuare la rete relazionale funzionale allo smistamento dei "pizzini" con i quali il latitante impartiva le disposizioni ai suoi sodali". Ne sono convinti gli inquirenti che hanno condotto l'indagine 'Anno zero'.

L'operazione "ha confermato il perdurante ruolo apicale di Matteo Messina Denaro della provincia mafiosa trapanese e quello di reggente del mandamento di Castelvetrano assunto da un cognato, in conseguenza dell'arresto di altri membri del circuito familiare". E' quanto dicono gli investigatori che hanno coordinato l'inchiesta.

Scioccanti sono le intercettazioni emerse nel corso delle indagini. "Ha fatto bene!" a sciogliere il piccolo Giuseppe Di Matteo nell'acido, dice, senza sapere di essere intercettato, uno degli uomini ritenuti vicini a Matteo Messina Denaro, arrestato oggi. "Se la stirpe è quella... suo padre perché ha cantato?", chiede l'uomo al suo interlocutore parlando del pentito Santino Di Matteo, padre del bimbo sciolto nell'acido.

"Ha rovinato mezza Palermo quello, allora perfetto", continua accanendosi contro l'ex mafioso. "Il bambino è giusto che non si tocca, però 700 giorni sono due anni ... tu perché non ritrattavi tutte cose? Se tenevi a tuo figlio, allora sei tu che non ci tenevi", dice ancora la voce intercettata.

Si tratta di "un dato grave e inquietante", secondo il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi, perché dalla conversazione emerge che i due "non solo condividono ma supportano l'uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, ritenendo che fosse una decisione corretta".

Lancia dal settimo piano il cane del figlio

“Tutte ste pagliacciate…è solo un cane!". Queste le parole che un 44enne romano ha rivolto agli agenti della polizia che stavano confortando il figlio a cui aveva appena ucciso, lanciandola dal 7° piano, la sua cagnolina. La chiamata, giunta al 112 NUE nel pomeriggio di ieri, parlava di un uomo che aveva lanciato un cane dal 7° piano; i poliziotti intervenuti hanno subito individuato l’abitazione e sotto di essa, in un parco, hanno trovato un adolescente in lacrime che stringeva al petto la femmina di Jack Russell che il padre aveva di fatto ucciso.

Quando ormai si era formato un capannello di gente è arrivato S.P., queste le iniziali dell'arrestato, che, già da lontano, ha iniziato ad insultare gli agenti, poi ha colpito con calci e pugni i due poliziotti che cercavano di fermarlo; la furia dell’uomo è stata vinta, senza ulteriori conseguenze per nessuno, usando lo spray “al peperoncino” in dotazione alla polizia.

S.P. ha continuato però a colpire le auto della polizia e, dentro gli uffici del commissariato Esposizione, ha cercato di auto-lesionarsi. Gli agenti del Reparto Volanti e del commissariato Tor Carbone hanno accertato che nell’appartamento c’era un altro cagnolino della stessa razza. I motivi del gesto sono ora al vaglio degli investigatori.

Prof bullizzato, spuntano caschi e spazzatura

Cartoni della spazzatura svuotati sulla cattedra, insulti, parolacce: spunta un nuovo video di bullismo nei confronti del professore dell'istituto tecnico 'Carrara' di Lucca. Lo stesso prof protagonista di un altro video balzato alle cronache, dove si vede uno studente urlare al docente di italiano e storia di "mettergli 6 e non farlo incazzare".

In questo nuovo video, si vede uno studente che si mette in testa un casco e va verso il professore minacciandolo, più volte. A nulla serve che il docente lo inviti a smettere: lui continua e gli urla anche contro, tra le risate di tutta la classe. Un altro alunno prova a mettere in testa al docente una giacca mentre un altro sbatte sulla cattedra il contenitore per la raccolta della carte. Di sottofondo offese e bestemmie di altri studenti che riprendono con il cellulare quanto sta avvenendo.

Per quanto accaduto ci sono 4 studenti minorenni di 15 anni indagati. E' stato proprio il video diffuso in rete a far scattare d'ufficio le indagini della polizia postale e della Digos e la Procura dei minorenni ieri ha aperto un fascicolo d'inchiesta. Anche il preside dell'istituto superiore, Cesare Lazzari, ha presentato denuncia in questura dopo che quel video aveva fatto il giro di chat, social e web, promettendo "provvedimenti" e dicendo che ci sono "già 2-3 procedimenti disciplinari in corso". "E' un fatto gravissimo - ha detto Lazzari - Ed è grave anche che non sono venuto a saperlo dall'interno della classe, ma da persone esterne. Questo silenzio, se non addirittura complicità della classe, è altrettanto grave rispetto al fatto in sé".

Tre studenti sono indagati per il reato di violenza privata, minacce e offese mentre il quarto è indagato per un'offesa che si sente nel video, anche se non si comprende a chi sia rivolta.

Da quanto si apprende, il professore finito nel mirino dei bulli, un insegnante di italiano e storia, non aveva fatto sapere alla dirigenza scolastica ciò che era accaduto.

Anche le nuove immagini diffuse vengono passate al setaccio dagli investigatori. Non tutti gli alunni della classe sarebbero stati accondiscendenti nei confronti dei compagni che insultavano il professore, sembra emergere dall'inchiesta. Nei video, in sottofondo, si sentirebbero, infatti, reazioni di sdegno da parte di qualcuno degli studenti. Domani, intanto, si riunirà il consiglio di classe che dovrebbe adottare le prime azioni disciplinari nei confronti degli alunni coinvolti.

Facebook, arriva il riconoscimento facciale

NAPOLI. Parte dall’Europa il nuovo corso di Facebook in tema di protezione della privacy. Dopo aver acquistato pagine su diversi giornali del Vecchio continente per presentare la nuova normativa Ue sulla protezione dei dati, la General Data Protection Regulation, la società di Menlo Park ha diffuso sul proprio sito una nota per illustrare le novità che riguarderanno tutti gli iscritti al servizio, ma la cui implementazione inizierà in settimana proprio da questa parte dell’Atlantico. «Non appena la Gdpr è stata finalizzata, abbiamo realizzato che era un’opportunità per investire ancora più pesantemente in privacy», scrivono Erin Egan e Ashlie Beringer, «non solo vogliamo uniformarci alla legge, ma vogliamo andare anche oltre i nostri obblighi». Dal punto di vista pratico, chiunque abbia un account sul social network dovrà rivedere sulla base di nuove opzioni alcuni parametri in base ai quali viene erogato il servizio, a partire dall’autorizzazione all’utilizzo di dati provenienti dai partner, tipicamente le aziende o le app alle quali gli utenti mettono i loro “mi piace”, che Facebook fa per mostrare ai potenziali clienti annunci commerciali maggiormenti in linea con i loro interessi. Ma non solo: a ciascuno sarà chiesto di specificare quali sono le informazioni che vuole continuare a condividere e se vorrà abilitare sulla piattaforma la funzione di riconoscimento facciale. Uno strumento, quest’ultimo, che Facebook ha implementato con lo scopo dichiarato di prevenire l’utilizzo non autorizzato delle foto degli utenti, ma che negli Stati Uniti potrebbe essere oggetto di una class action, secondo quando stabilito ieri da un giudice federale. Un capitolo importante, infine, è quello legato alle restrizioni che verranno imposte sulla base dell’età di chi utilizza il servizio. Lo stesso riconoscimento facciale, ha annunciato oggi l’azienda, non sarà attivato per chi ha meno di 18 anni. In più, in considerazione del fatto che sulla base della nuova normativa Ue per i giovani tra i 13 e i 15 anni è richiesta in alcuni Paesi l’autorizzazione da parte di un adulto per accedere ad alcune funzioni, «questi adolescenti vedranno una versione meno personalizzata di Facebook con possibilità di condivisione limitate e annunci meno rilevanti finché non avranno il permesso fa parte di un genitore o di un tutore di utilizzare tutti gli aspetti» della piattaforma.
Intanto, è fuga dal social network. In Italia nell’ultimo mese circa 22mila persone hanno cercato “come eliminare l’account Facebook”, quasi 40mila persone hanno chiesto a Google “come cancellarsi da Facebook”, mentre la richiesta “cancellare Facebook” insieme con le richieste relative è stata fatta più di 68mila volte. 

Il papà di Alfie dal Papa: mi ha detto che vuole vederlo

Thomas Evans, papa' del piccolo Alfie ha incontrato stamane Papa Francesco prima dell'udienza in Piazza San Pietro. Sul profilo social del giovane papa', un paio di scatti, che documentano l'incontro, confermato anche al 'Sir'. E un commento: "Alfie faremo qualsiasi cosa per te. Tu non stai morendo e percio' non permetteremo che ti tolgano la vita. Santita', salvi il nostro figlio". Il papa' scrive ancora di "non aver dormito, non aver mangiato e non essersi messo la cravatta ne' preparato" e di essere "saltato ieri sera su un aereo per venire a Roma e incontrare il Papa". Dopo l'incontro privato, Thomas Evans ha assistito all'udienza in Piazza San Pietro.

«Basta cellulare» e la figlia si taglia il polso

Una lite tra padre e figlia degenera e la ragazzina, di 12 anni, si taglia un polso procurandosi una lieve ferita. Nel corso della discussione, per la dipendenza della figlia dallo smartphone, vola anche uno schiaffo. È accaduto la settimana scorsa a Lecce, secondo quanto riporta il Nuovo Quotidiano di Puglia.

I genitori già da tempo, riferisce il quotidiano, avevano manifestato disapprovazione perché la ragazzina viveva in simbiosi con il cellulare collegato alla rete.

Una delle insegnanti si è accorta della medicazione al polso della 12enne, chiedendole spiegazioni, e lei ha raccontato quanto accaduto. Dalla professoressa è partita la segnalazione al Tribunale per i minorenni. L'autorità giudiziaria ha disposto l'allontanamento della minore dalla famiglia con l’affidamento a un istituto di suore. Il padre è indagato per maltrattamenti in famiglia.

Migranti, gip dissequestra Open Arms

Dissequestrata la nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, ormeggiata al porto di Pozzallo dal 18 marzo scorso dopo il salvataggio di 218 migranti, al centro di una contesa con le autorità libiche. A confermarlo uno degli avvocati, Alessandro Gamberini. Il sequestro era stato disposto dalla procura di Catania che contestava il reato di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il Gip etneo aveva però fatto decadere il reato associativo, rinviando la competenza al collega di Ragusa.

Papa a bimbo: «Tuo papà ateo, era buono: è in cielo»

"Il tuo papà non aveva il dono fede ma ha fatto battezzare i figli, aveva il cuore buono. Sicuramente a Dio questo è piaciuto tanto. Pensate che possa averlo lasciato lontano da lui?". Papa Francesco, incontrando i bambini che frequentano il catechismo nella parrocchia di San paolo della Croce a Corviale, quartiere della periferia di Roma, rassicura così il bimbo, che, nel momento di rivolgergli la sua domanda, scoppia a piangere e, invitato da Francesco ad avvicinarsi e parlargli all'orecchio, gli chiede se suo padre, ateo ma che aveva fatto battezzare i suoi figli, sia andato in cielo.

"Magari potessimo piangere come Emanuele quando abbiamo un dolore nel cuore. Piange per il suo papà che è venuto a mancare e ha avuto il coraggio di farlo davanti a noi perché c'è amore nel suo cuore - ha detto Bergoglio - il papà era ateo ma ha fatto battezzare i 4 figli, era un uomo bravo. E' bello che un figlio dica del suo papà 'era bravo'. Se quell'uomo è stato capace di fare figli così era un uomo bravo. Dio è fiero del tuo papà, e tu prega tanto per il tuo papà".

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