Domenica 17 Febbraio 2019 - 11:16

Lino Banfi nella commissione italiana Unesco

"Come governo abbiamo nominato il maestro Banfi, andrà a rappresentare l'Italia nella commissione italiana per l'Unesco. Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell'Unesco". Così Luigi Di Maio durante la convention M5S sul reddito di cittadinanza, chiamando sul palco accanto a sé Lino Banfi.

"Questa carica è bellissima perché le commissioni finora erano fatte con persone plurilaureate. Io voglio solo portare un sorriso ovunque", dice Banfi, sul palco della kermesse M5S insieme a Di Maio. Parlando del suo rapporto con il vicepremier, Banfi racconta: "Questo ragazzo già prima delle elezioni mi volle conoscere. Il giorno del mio compleanno a luglio si è presentato con un mazzo di fiori... quando parla da solo ha 32 anni, quando parla con Salvini e Conte ne ha 55... come diavolo fa. Questo signore mi disse non mi frega niente per chi voti, io ti adoro, fai ridere da tre generazioni. Noi nonni siamo 15 milioni... Se non continuiamo a fare figli, i nonni spariranno".

LA NOTA - Di Maio ha indicato Banfi come componente nell'Assemblea della Commissione Nazionale Italiana per l'Unesco (CNIU), in sostituzione di Folco Quilici, che ricopriva il ruolo di referente per la comunicazione e venuto a mancare lo scorso 24 febbraio 2018. Il ruolo di Lino Banfi, precisa il ministero dello Sviluppo, non sarà dunque quello di Rappresentante dell'Unesco ma di membro della Commissione nominato dallo stesso Mise. E' stato invece confermato come membro del Consiglio direttivo e membro dell'Assemblea, il professor Francesco Buranelli.
La Commissione, istituita nel 1950 presso il ministero degli Esteri, ha lo scopo di favorire la promozione, il collegamento, l'informazione, la consultazione e l'esecuzione dei programmi Unesco in Italia. Si compone di un Consiglio direttivo che ha carattere operativo e un'assemblea dei rappresentanti indicati dalle varie amministrazioni. Ovvero, presidenza del Consiglio dei ministri, ministero degli Esteri, dell'Economia, dell'Istruzione, dello Sviluppo economico, per i Beni e le Attività Culturali, dell'Ambiente; e ancora Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Conferenza dei presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, associazione Rappresentativa Ong Italiane.

 

Battisti: «Umiliato al mio arrivo in Italia»

Parla per la prima volta Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Pac catturato in Bolivia dopo una latitanza prima in Francia e poi in Brasile. Affida le sue parole agli esponenti dei Radicali Maurizio Turco e Irene Testa, che, insieme agli avvocati Annamaria Uras e Rosaria Manconi dell'Unione Camere penali, lo hanno incontrato per pochi minuti nel consueto giro che i Radicali fanno nei penitenziari italiani. Nello stigmatizzare l'assenza di un garante dei detenuti in Sardegna, ancora non nominato nella seconda consiliatura regionale consecutiva, i Radicali hanno ispezionato il penitenziario di Oristano e alla fine hanno incontrato in cella d'isolamento Battisti.

"Lo abbiamo trovato abbastanza bene, tranquillo - dicono Testa e Turco all'Adnkronos - Ci ha detto che alcuni parenti hanno fatto istanza per venirlo a trovare e ci ha parlato dei suoi tre figli, di cui due in Francia e uno in Brasile. Ci ha ribadito che gli agenti della polizia penitenziaria di Oristano lo stanno trattando bene, cosa peraltro confermata da altri detenuti che non hanno denunciato alcuna anomalia, e, entrando più nello specifico, ci ha detto di essere rimasto male per come è stato trattato al suo arrivo in Italia, ci ha spiegato di essersi sentito umiliato e di non riconoscersi nella descrizione fatta della sua persona, perché ci ha detto testualmente di non essere più quella persona che era 40 anni fa, che non ci si può accanire così e non si può scontare una condanna due volte".

Battisti, continuano i radicali, ha detto di non voler commentare il video di Bonafede, aggiungendo che in questi giorni, proprio per le tante inesattezze e cattiverie raccontate, ha preferito spegnere la tv e non leggere alcun giornale. In compenso, "ci ha detto che sta scrivendo un libro e che ne ha appena cominciato uno da leggere, 'Se questo è un uomo', di Primo Levi". "Non è voluto entrare nel merito delle accuse - concludono - Solo un pensiero ai figli, che ovviamente gli mancano moltissimo".

 

Buste con proiettili a Torino, indaga la Digos

Quattro buste contenenti proiettili che avrebbero dovuto essere recapitate al prefetto di Torino, Claudio Palomba, all’ex senatore Stefano Esposito e alle agenzie di stampa Ansa e La Presse sono state intercettate lunedì pomeriggio al centro di smistamento delle Poste di Torino durante normali controlli. A quanto apprende l’AdnKronos, nelle buste, tutte con analogo contenuto, oltre ai proiettili era presente una foto dell’ex senatore Esposito con un mirino disegnato sul volto e la scritta: "Il prossimo te lo cacciamo in testa".
La procura torinese aprirà un fascicolo a carico di ignoti: l'ipotesi di reato è minacce gravi e aggravate. A quanto si apprende, il riferimento delle minacce sarebbe riconducibile alla Tav, opera sulla quale l’ex senatore Esposito si è sempre espresso a favore e per questo già in passato è stato oggetto di insulti e minacce. Sull’episodio indaga la Digos che sta compiendo accertamenti per risalire al mittente delle missive.
 

Italiani rapiti in Libia, condannati vertici Bonatti

Condannati a Roma in rito abbreviato i vertici della Bonatti, la società per la quale lavoravano i 4 tecnici italiani rapiti in Libia nel luglio 2015 a cui seguì la morte di due di loro, Salvatore Failla e Fausto Piano, il 2 marzo dell’anno successivo, nel corso di un conflitto a fuoco. 
In particolare il gup Maria Paola Tomaselli ha condannato a un anno e 10 mesi, con sospensione della pena, il presidente della Bonatti, Paolo Ghirelli, i due membri del cda, Dino Martinazzoli e Paolo Cardano, e l’ex responsabile Bonatti per la Libia, Dennis Morson. E’ stato invece rinviato a giudizio Giovanni Di Vincenzo, altro membro del cda. Tutti erano accusati di "cooperazione colposa nel delitto doloso". Disposta per la società anche una sanzione di 150mila euro.
L'AZIENDA - "Con riferimento alla decisione di condanna emessa dal gup di Roma", fa sapere la Bonatti in una nota, "la società e i suoi amministratori, prendendo doverosamente atto della decisione, si indicano fiduciosi che nel giudizio di appello, che sarà prontamente proposto, emergerà la mancanza di qualsiasi loro responsabilità, considerato anche che la prospettazione giuridica dei fatti sottoposta all'esame del gup della Procura della Repubblica di Roma deve ritenersi nuova ed è meritevole sicuramente di ulteriori riflessioni da parte degli interpreti".

ISIS - Per il sequestro dei quattro operai, lo scorso marzo in Libia sono stati arrestati tre cittadini libici, tutti appartenenti all'Isis, i quali hanno ammesso le loro responsabilità. I tre, che si trovavano già in carcere per altri reati, sono accusati di sequestro di persona con finalità di terrorismo aggravato dalla morte di due ostaggi: si tratta di Youssef Aldauody, l'autista che guidava il mezzo sui cui erano a bordo i due italiani al momento del rapimento, e di Ahmed Dhawadi e Ahmad Elsharo. Nella confessione i tre hanno raccontato che il piano di rapimento era stato organizzato per chiedere un riscatto e ottenere soldi per finanziare l'organizzazione terroristica.

Cucchi, carabiniere a collega: «Bisogna avere spirito di corpo»

“Mi raccomando dovete avere spirito di corpo... se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare…". Questo è quanto avrebbe detto, secondo quanto riferito da un carabiniere intercettato al telefono mentre parla con un collega, il comandante del gruppo carabinieri Napoli. La conversazione è riportata in una nota della Squadra Mobile di Roma depositata agli atti del processo sulla morte di Stefano Cucchi.

Caso Moro, la figlia: «Faccio causa allo Stato»

"Insieme a mio figlio Luca ho dato mandato al nostro legale, avvocato Valerio Vartolo, di intraprendere una serie di azioni legali nei confronti dello Stato italiano per i danni innumerevoli ed ingiustificati, morali e materiali riguardanti il caso Moro. Mentre ex brigatisti facevano i vacanzieri in giro per il mondo noi vivevamo una solitaria agonia ad oggi lunga quarantuno anni". È quanto dichiara Maria Fida Moro, figlia primogenita di Aldo Moro in un video diffuso su Youtube.

"Lo Stato italiano deve essere chiamato pesantemente in causa a rispondere delle proprie 'inadempienze' - aggiunge Maria Fida Moro - Le vittime sembrano proprio non interessare allo Stato tranne che per qualche applauso nelle ricorrenze di rito. Lo Stato non si è limitato a voltarci le spalle, ma ci ha trattato, nel migliore dei casi, con indifferente sufficienza. È dunque giunta l'ora che questo Paese, che era anche il nostro, faccia la figura orribile che si merita agli occhi di tutto il mondo".

Getta a terra figlia neonata e la uccide

Tragedia familiare ieri sera a Bolzano Vicentino. Una mamma di 42 anni in un raptus di follia ha scaraventato violentemente a terra la sua bambina di tre giorni. Subito dopo la donna si sarebbe ferita al collo con un coltello. Sul posto sono intervenuti i sanitari del Suem 118 e i Carabinieri di Thiene.

I sanitari hanno portato urgentemente la neonata e la madre all'ospedale 'San Bortolo' di Vicenza. La neonata è stata ricoverata in terapia intensiva pediatrica, mentre la donna è stata curata per la ferita al collo. Purtroppo, qualsiasi tentativo di salvare la piccola è stato vano: è morta in ospedale. La donna è attualmente ricoverata nel reparto di psichiatria dell'ospedale e piantonata dai carabinieri.

Strage di migranti: «Sul gommone eravamo 120»

A bordo del gommone naufragato ieri nel Mediterraneo, sulla rotta Libia-Italia, "c'erano 120 persone". A dirlo all'Oim sono i tre superstiti, due sudanesi e un gambiano, ora a Lampedusa, portati lì dalla Marina Militare. "Ci hanno raccontato che su quel gommone, partito dalla Libia la notte di giovedì 17, c'erano circa 120 persone. Dopo 10-11 ore di navigazione il gommone ha cominciato a sgonfiarsi e affondare. Le persone sono cadute in mare e sono affogate", dice all'Adnkronos Flavio Di Giacomo, il portavoce Oim in Italia.

"I superstiti sono rimasti a galla intorno alle 3 ore, così hanno indicato anche se la percezione del tempo in quelle situazioni è sempre molto vaga", aggiunge Di Giacomo. "A bordo - spiega - c'erano soprattutto migranti dell'Africa occidentale subsahariana. Dieci donne tra cui una ragazza incinta e due bambini di cui uno di soli due mesi".

Bimba scomparsa a Cagliari, genitori fermati per omicidio

I genitori della piccola Esmeralda, bimba rom di 20 mesi di cui non si hanno notizie dal 23 dicembre scorso, sono stati fermati nel corso della notte dalla Polizia di Cagliari con l’accusa di omicidio. I due sono stati rintracciati dagli agenti della Sezione Omicidi nel campo rom di Carbonia. Non si conoscono al momento i dettagli del fermo di polizia giudiziaria. La notte del 23 dicembre scorso un furgone andò a fuoco vicino al villaggio pescatori, in località Giorgino, a Cagliari. I genitori e altri 4 figli non erano nel mezzo che andò distrutto, ma i due 28enni raccontarono alla polizia che all’interno c’era la piccola Esmeralda. Gli immediati rilievi della polizia scientifica esclusero la presenza di resti umani carbonizzati all’interno del furgone. I due sostennero poi che la piccola era stata rapita da un altro gruppo di stranieri per debiti. Ipotesi che non hanno trovato riscontri tra gli inquirenti. Nel corso della notte la svolta, con l’arresto dei due.

DOV'E' IL CORPO DI ESMERALDA? - Arrestati quindi Slavko Seferovic e Dragana Ahmetovic entrambi 28enni e genitori di altri 4 figli, che denunciarono la morte della piccola all’interno del loro furgone Iveco Daily andato in fiamme a Giorgino, alla periferia di Cagliari. Ma dov’è il corpo della piccola? Per ora non c'è traccia. I due avevano raccontato alla polizia che mentre erano a fare una passeggiata lungo il molo del villaggio pescatori, intorno alle 19.30, il mezzo si era incendiato. Avevano dapprima sostenuto che l’incendio poteva essersi innescato per un corto circuito di una lampadina o di un televisore collegati alla batteria del mezzo, all’interno del quale c’era Esmeralda, lasciata lì dentro perché influenzata. Ipotesi subito smentita dai rilievi tecnici della Polizia scientifica del gabinetto regionale della Sardegna e dei Vigili del Fuoco che non trovarono alcun resto umano tra le ceneri del furgone. Spuntò fuori allora un’altra ipotesi, e cioè che la bimba potesse essere stata rapita da altre famiglie rom di nazionalità romena, per un debito di droga non saldato da parte dei genitori. Ipotesi che comunque non ha mai convinto gli investigatori, nonostante l’intervento della Dda cagliaritana, competente per questo tipi di reati. Allora il furgone come è andato a fuoco, e perché? Probabilmente per simulare il reato, è la risposta che si sono dati gli investigatori.

I due insieme agli altri 4 figli si trasferirono dopo l’episodio nel campo rom di Carbonia, dove nel corso della notte sono stati prelevati dagli agenti della Questura di Cagliari con l’accusa di omicidio. Ma gli agenti hanno accertato che dal novembre scorso la piccola non era stata più vista con i genitori e che, in diverse occasioni, il padre aveva sostenuto di averla affidata a un imprecisato istituto. Circostanza su cui gli inquirenti hanno ottenuto riscontri negativi.

Dalle intercettazioni ambientali è dunque emerso che gli stessi genitori avessero la responsabilità diretta della morte della figlia e che avessero inscenato l’incendio e successivamente il rapimento per sviare le indagini della Polizia. A prova di ciò, nell’ambito degli elementi probatori raccolti dai poliziotti è emerso, dalle immagini di videosorveglianza poste sul percorso seguito dal furgone e la testimonianza di un benzinaio, dove Saferovic ha rifornito il mezzo, che il 28enne nel pomeriggio del 23 dicembre aveva acquistato 2 euro di benzina versate all’interno di una bottiglia.

Sono state serrate le indagini che hanno portato all’arresto dei due rom per omicidio aggravato, occultamento di cadavere, simulazione di reato e incendi doloso. I due sono rinchiusi nel carcere di Cagliari-Uta. La polizia prosegue gli interrogatori per scoprire dove sia stata occultato il cadavere della bambina.

 

Maxifurto di mail e password

Si chiama Collection #1 il primo maxi furto di informazioni di questo 2019. Si parla di oltre 773 milioni di indirizzi mail e circa 22 milioni di password rubati. A darne notizia è stato Troy Hunt, ricercatore informatico conosciuto per aver creato il sito 'Have I Been Pwned' ('Sono stato bucato') che permette di controllare se la propria mail è associata a un account compromesso.

Collection # 1 è un file enorme che è stato recentemente caricato sul servizio di archiviazione cloud Mega: si tratta di un database di 87 GB di dati con all’interno più di 12.000 file separati. Varie le fonti. Cancellato, è tornato disponibile nei vari circuiti di hacking presenti in rete.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno