Martedì 21 Agosto 2018 - 10:06

Casamonica, cronisti minacciati con bastoni

Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine dei giornalisti e Usigrai esprimono "vicinanza e solidarietà ai colleghi di Repubblica e del Tg2 aggrediti questa mattina a Roma dai familiari dei Casamonica dopo gli arresti in cui, per la prima volta, viene contestata al clan l'associazione mafiosa".

"I parenti degli arrestati si sono scagliati con i bastoni contro i giornalisti Floriana Bulfon di Repubblica e Piergiorgio Giacovazzo del Tg2, 'colpevoli' di essersi recati dove sono stati effettuati gli arresti per svolgere il loro lavoro. Una reazione inaccettabile", commentano i rappresentanti dei giornalisti.

"Chiunque colpisca un giornalista - concludono Fnsi, Odg e Usigrai - colpisce il diritto dei cittadini ad essere informati e dunque uno dei pilastri della democrazia. La reazione scomposta dei familiari degli arrestati testimonia quanto il lavoro dei cronisti dia fastidio a chi vorrebbe coltivare nell'oscurità i propri loschi affari".

“L’aggressione nei confronti dei colleghi del Tg2 e di Repubblica rappresenta l’ennesimo, inaccettabile atto di violenza nei confronti di chi esercita il diritto di cronaca, pilastro di una società libera e democratica - commentano la presidente Rai Monica Maggioni e il direttore generale Mario Orfeo - L’Azienda esprime la sua piena solidarietà e vicinanza ai colleghi aggrediti e ribadisce, ancora una volta, che nessuna intimidazione potrà in nessun modo fermare il racconto della realtà che il Servizio pubblico offre ogni giorno a milioni di italiani”.

Assunzioni scuola, ecco i numeri

Sono 57.322 le assunzioni di docenti per l'anno scolastico 2018/2019 richieste dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca al ministero dell’Economia e delle Finanze. Il ministro Marco Bussetti ha firmato l’apposito decreto che è stato inviato al MEF. È prossimo alla formalizzazione, poi, anche il decreto con la richiesta di autorizzazione ad assumere relativa agli ATA (Ausiliari, Tecnici e Amministrativi), per un totale di 9.838 posti.

Per il reclutamento di nuovi dirigenti scolastici partirà lunedì, con la prova preselettiva, anche il concorso da 2.452 posti bandito lo scorso novembre. Nel frattempo, per l’anno scolastico 2018/2019, sarà richiesta l’assunzione di 212 dirigenti dalle graduatorie di precedenti concorsi. Queste le cifre confermate oggi alle Organizzazioni Sindacali, durante un’informativa sugli organici.

Il ministro Bussetti sta per inviare, infine, al ministero per la Pubblica Amministrazione la richiesta a bandire il concorso da 2.004 posti per DSGA, Direttori dei Servizi Generali Amministrativi, atteso da lungo tempo e finalmente sbloccato. Posti che potranno essere incrementati qualora quelli accantonati per mobilità non risultino del tutto utilizzati.

Pittella oggi davanti al Riesame, domani mozione di sfiducia in Consiglio

POTENZA. Nell'inchiesta sulla sanità lucana si è discusso al Tribunale del Riesame a Potenza la richiesta del presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, per l'annullamento della misura cautelare che dal 6 luglio lo tiene agli arresti domiciliari nella sua abitazione a Lauria. L'udienza è durata circa un'ora ed ha preso parte lo stesso governatore lucano insieme ai difensori Nicola Emilio Buccico e Donatello Cimadomo che hanno ribadito l'estraneità del loro assistito alle accuse contestate dalla Procura di Matera. Dopo l'arresto Pittella ha deciso di non dimettersi e di rivolgersi al Tribunale della libertà già prima della decisione del gip di Matera, arrivata proprio oggi, con cui sono stati confermati gli arresti domiciliari. Per il governatore lucano si apre anche il fronte politico. Domani nella seduta del Consiglio regionale convocata alle ore 11 presso il Palazzo della Regione, all'ordine del giorno è iscritta una mozione di sfiducia presentata da sei consiglieri regionali del centrodestra (Nicola Benedetto, Paolo Castelluccio, Michele Napoli, Gianni Rosa) e del Movimento 5 Stelle (Gianni Leggieri, Giovanni Perrino). L'approvazione richiede ''la maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio'', in base all'articolo 53 dello Statuto della Regione Basilicata. Se approvata, comporta ''le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio''. Il Pd, invece, ha espresso solidarietà al governatore lucano nella convinzione che dimostrerà la sua estraneità alle accuse. 

Fondi Lega, Procura chiede 1 anno e 10 mesi per Bossi

"Un caos totale ma non un caos primordiale creativo bensì un caos deliberatamente organizzato così da poter consentire ciò che è successo". Lo ha detto in riferimento alla gestione dei conti della Lega il sostituto procuratore generale Enrico Zucca questa mattina in tribunale a Genova, durante la sua requisitoria nel processo d’appello nei confronti dell'ex leader Umberto Bossi, del tesoriere Francesco Belsito e di 3 ex revisori contabili imputati per la maxitruffa ai danni dello Stato sui 49 milioni di fondi pubblici non dovuti, dal 2008 al 2010, e sui trasferimenti a Cipro, processo da cui nascono i sequestri dei conti del Carroccio.

Zucca nel suo intervento in aula ha analizzato a lungo la gestione complessiva e insistito sulla non tenuta della contabilità. "Ciò che spaventava i protagonisti diretti - ha aggiunto - non era niente, potevano fare ciò che volevano".

Zucca ha chiesto un anno e 10 mesi di reclusione per Umberto Bossi più 1000 euro di multa, 2 anni e 800 euro di multa per i revisori Diego Sanavio e Antonio Turci, 1 anno e 3 mesi e 500 euro di multa per Stefano Aldovisi. Sulla posizione di Belsito il pg si è riservato di concludere in attesa della scadenza dei termini per il partito guidato da Matteo Salvini per la presentazione di querela, come previsto dalla formulazione del reato di appropriazione indebita cioè entro circa i primi di settembre, in assenza della quale il reato viene considerato decaduto.

Più bassa rispetto al primo grado la riformulazione della pena, che tiene conto dell'estinzione del reato di truffa per intervenuta prescrizione per la parte risalente all'anno 2008.

Occhio al ragno violino, boom di morsi

Sono piccoli, come tanti altri che vediamo quotidianamente nelle nostre case, ma a differenza della maggior parte dei ragni che vivono in Italia sono velenosi. Stiamo parlando del ragno violino (Loxosceles rufescens), il cui morso può essere davvero pericoloso.

"Negli ultimi tempi stiamo registrando molti casi di punture da parte di questo piccolo animaletto - spiega all'Adnkronos Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università degli Studi di Milano - questo si spiega con il fatto che è un amante del caldo, quindi in questo periodo è recrudescente".

Normalmente non è aggressivo e morde più che altro se calpestato o disturbato: "E' un ragnetto eremita, che se ne sta in disparte scegliendo posti in cui può nascondersi, come le scarpe - sottolinea l'esperto - è possibile anche trovarlo nei cassetti della biancheria". Può capitare che non ci si accorga del suo morso "che porta prurito, bruciore, formicolio e arrossamento in genere nell'arco dei primi 2-3 giorni dalla puntura". Il problema sorge perché il ragno violino "può veicolare batteri anaerobi che possono provocare danni alla cute, danni muscolari, renali fino a emorragie - spiega Pregliasco -. E' importante recarsi subito al Pronto Soccorso che allerterà il Centro antiveleni. Nel caso in cui sia possibile, l'ideale è conservare l'animaletto e portarlo con sé in ospedale".

Ma come si fa a riconoscerlo? "Abbastanza piccolo, di 7 mm circa (la femmina è più grande del maschio), è di colore giallo-marrone. Le sue zampe sono lunghe, sottili e ricoperte di peli. Ha sei occhi raggruppati in tre coppie, a differenza degli otto occhi presenti nella maggior parte dei ragni. Il nome deriva da una caratteristica macchia che ha sul corpo".

Stupro, quando la sentenza fa discutere

Nessuna aggravante allo stupratore se la sua vittima era già ubriaca al momento della violenza. Questa l'ultima decisione della terza sezione penale della Cassazione, che con sentenza n°32462 ha rinviato a nuovo processo un caso di violenza sessuale di gruppo commesso da due uomini di 50 anni ai danni di una ragazza. Il fatto risale a qualche anno fa, la ragazza prima di essere stuprata si era ubriacata e, secondo i Supremi giudici, pur confermando lo stupro di gruppo, l'aggravante per uso di sostanze alcoliche o stupefacenti non può essere aggiunto, in quanto la vittima ha assunto l'alcol volontariamente. Sentenza che sta facendo discutere, ultima di una lunga serie di decisioni talvolta controverse di Cassazione e Tribunali in tema di violenza sessuale.

CON I JEANS NON PUÒ ESSERE STUPRO - Correva l'anno 1999 e la Cassazione finiva nella bufera con la sentenza n°1636, la famigerata 'sentenza dei jeans'. Ribaltando la sentenza d'Appello che lo aveva condannato a due anni e mezzo di carcere, i giudici assolvevano un 40enne istruttore di guida dall'accusa di stupro ai danni di un'allieva 18enne. La ragazza indossava infatti un paio di jeans, indumento che per la Suprema Corte risulta - per "dato di comune esperienza" - "quasi impossibile sfilare anche in parte" dalle gambe di una persona "senza la sua fattiva collaborazione, poiché trattasi di una operazione che è già assai difficoltosa per chi li indossa". Ma non è tutto. Non essendo inoltre stati riscontrati sulla presunta vittima e sul presunto stupratore "segni di una colluttazione tra i due o comunque di una vigorosa resistenza della ragazza al suo aggressore", se ne deduce che la ragazza non si sia opposta alla violenza. "Ma al riguardo - spiegava la sentenza nelle sue motivazioni - è da osservare che è istintivo, soprattutto per una giovane, opporsi con tutte le sue forze a chi vuole violentarla e che è illogico affermare che una ragazza possa subire supinamente uno stupro, che è una grave violenza alla persona, nel timore di patire altre ipotetiche e non certo più gravi offese alla propria incolumità fisica".

SE NON SI È VERGINI LO STUPRO È MENO GRAVE - "Minore gravità del fatto" perché la giovane 14enne stuprata dal patrigno 40enne tossicodipendente non era già più vergine al momento dell'aggressione. Queste le attenuanti riconosciute allo stupratore dalla sentenza n°6329/2006 della Cassazione. Per la Terza Sezione Penale, la ragazzina - cresciuta in un contesto di degrado - sarebbe quindi effettivamente stata stuprata dal patrigno, ma senza aggravanti poiché "aveva avuto numerosi rapporti sessuali con uomini di ogni età" ed è quindi "lecito ritenere che già al momento dell'incontro con l'imputato la sua personalità, dal punto di vista sessuale, fosse molto più sviluppata di quella di una ragazza della sua età".

STUPRO DI GRUPPO, SCONTO DI PENA SE NON SI FA UBRIACARE LA VITTIMA - In uno stupro di gruppo, il violentatore che non ha partecipato attivamente alla 'preparazione' della violenza sessuale facendo ubriacare di proposito la vittima, ma si è limitato a stuprare, ottiene uno 'sconto di pena' per minore responsabilità. Questo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione nel 2013 con la sentenza n°40565, che nelle motivazioni riporta la distinzione delle "due diverse fasi della violenza di gruppo come ricostruite all'esito del processo" a carico di tre ragazzi, autori di un brutale stupro ai danni di una giovane intenzionalmente fatta ubriacare a bordo di uno yacht sull'isola di Panarea durante una festa. Per gli 'ermellini', il terzo stupratore si sarebbe quindi 'limitato' a stuprare la giovane solo dopo gli altri due imputati, ma "nessuna parte ebbe nella fase, di consistente durata temporale, della preparazione del reato (ossia all'induzione e costrizione all'assunzione di bevande alcooliche della P., posta in essere durante la festa), mentre partecipò attivamente (ma dopo le violenze sessuali poste in essere da Fo. e dal cugino) alla sola seconda parte della fase esecutiva dello stupro". Per questo motivo all'uomo viene ridotta la pena comminata in Appello.

STUPRO DI GRUPPO, NIENTE CARCERE OBBLIGATORIO - Nel 2013 la Corte di Cassazione, fornendo un'interpretazione estensiva di una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale nel 2010, dichiara l'illegittimità costituzionale dell'articolo 275 comma 3 terzo periodo del Codice di procedura penale, stabilendo come - nei procedimenti per stupro di gruppo - il giudice non sarà più obbligato a disporre la custodia in carcere degli indagati, ma potrà applicare anche misure cautelari alternative qualora il caso specifico lo consenta. I "gravi indizi di colpevolezza" non saranno più quindi motivazione automatica per la custodia in carcere.

SE NON URLI NON È STUPRO - Assolto dal Tribunale di Torino perché la presunta vittima non si sarebbe opposta abbastanza allo stupro. Questo quanto stabilito nel 2017 dai giudici torinesi, che hanno assolto "perché il fatto non sussiste" un dipendente della Croce Rossa accusato di stupro nel 2011 da una giovane collega precaria poiché la donna - riporta il Corriere della Sera, che ha pubblicato in esclusiva stralci della sentenza e del dibattimento - non ha gridato, non ha chiesto aiuto e non ha "tradito quella emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona". L'infermiera, in sostanza, si sarebbe 'limitata' a dire più volte "no, basta", ma non lo avrebbe gridato né avrebbe reagito con violenza alla presunta aggressione. La donna, si legge nello stralcio della sentenza pubblicato dal Corsera, "non riferisce di sensazioni o condotte molto spesso riscontrabili in racconti di abuso sessuale, sensazioni di sporco, test di gravidanza, dolori in qualche parte del corpo", avrebbe 'solo' riferito del "disgusto" provato "ma - scrive la presidente di sezione - non sa spiegare in cosa consisteva questo malessere". "Non grida, non urla, non piange - rimarca la corte nella sentenza - pare abbia continuato il turno dopo gli abusi", nota. Assolto il presunto stupratore, la donna deve rispondere di calunnia.

Casamonica, tra le vittime c'è anche Baldini

ROMA. C'erano anche il conduttore radiofonico Marco Baldini, che più volte ha parlato pubblicamente dei suoi problemi economici dovuti alla sua dipendenza dal gioco d'azzardo, e il figlio di Franco Zeffirelli tra le vittime di usura da parte del clan Casamonica colpito oggi dal maxi blitz dei carabinieri del comando provinciale di Roma. E' quanto emerso nel corso della conferenza stampa che si è svolta al comando provinciale. Nel corso delle indagini è stato reso noto che ai Casamonica non serviva quasi mai ricorrere alla violenza: il loro nome bastava ad incutere timore nelle vittime e nei cittadini

Scacco al clan Casamonica, 31 arresti

ROMA. Scacco al clan Casamonica. Dalle primi luce dell’alba, circa 250 militari del Comando Provinciale Carabinieri di Roma, con l’ausilio di unità cinofile, un elicottero dell’Arma e del personale dell’8 Reggimento Lazio, sono stati impegnati fra Roma e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza per eseguire 37 misure cautelari in carcere, emesse dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di soggetti ai quali viene contestato anche l’art. 416 bis, per avere costituito e preso parte all’associazione mafiosa denominata 'clan Casamonica. Il ruolo apicale di promotore è stato attribuito a Giuseppe Casamonica , recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione.

I soggetti sono anche ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, usura, concessione illecita di finanziamenti ed altro, tutti commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Al momento i provvedimenti eseguiti sono 31 con altri 6 soggetti attivamente ricercati. C'era Giuseppe Casamonica all'apice del clan: secondo i militari l'uomo, recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione, continuava a gestire gli affari del clan. In totale sono 13 le donne colpite da ordinanza di custodia cautelare, due delle quali ancora non eseguite. Tra gli arrestati c'è anche Domenico Spada, ex campione di pugilato. Ci sono anche quattro alloggi popolari, riconducibili ad alcuni degli arrestati, tra i beni sequestrati stamattina. Uno è a piazza Gasparri a Ostia, uno a Ciampino, uno a Pietralata e un altro sempre a Roma. Sotto sequestro anche una discoteca a Testaccio, un ristorante al Pantheon, un centro estetico sulla Casilina e una palestra a Marino.

La 'roccaforte' del clan era in vicolo di Porta Furba. Le indagini sono state avviate nell'estate del 2015, ancor prima degli funerali show di 'Zio Vittorio', ed è emersa "l'esistenza di un'associazione mafiosa autoctona strutturata su più gruppi criminali, prevalentemente a connotazione familiare, dotati di una propria autonomia decisionale, operativa ed economica e dediti a vari reati tra i quali lo spaccio di stupefacenti, l'usura, le estorsioni ed altro". Secondo i carabinieri, dalle indagini è emerso come "il clan Casamonica si avvalga tuttora di una forza numerica che, unita alla totale chiusura verso l'esterno, alla disponibilità di armi ed all'utilizzo di una lingua difficilmente decifrabile, conferisce forza al gruppo, permettendo ad ogni singolo appartenente di avere atteggiamenti di prevaricazione e minacciosi nei confronti dell'esterno, avvalendosi anche della forza intimidatrice oramai insita nel nome 'Casamonica'".  

Denuncia choc: «I libici hanno lasciato morire donna e bimbo»

ROMA. La Guardia costiera libica ha lasciato morire una donna e un bambino che si trovavano a bordo di una nave con 158 persone. Lo ha denunciato in un tweet Oscar Camps, fondatore della ong Proactiva Open Arms: "La Guardia costiera libica ha annunciato di aver intercettato un'imbarcazione con 158 persone a bordo e di aver fornito assistenza medica e umanitaria. Quello che non ha detto è che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e di aver affondato l'imbarcazione perché non volevano salire sulle motovedette libiche".

Quindi, in un tweet successivo, Camps - che ha pubblicato sul suo account una foto che mostra il relitto e i corpi della donna e del bambino - ha scritto ancora: "Quando siamo arrivati, abbiamo trovato una delle due donne ancora in vita, ma non abbiamo potuto fare niente per salvare l'altra donna e il bambino che potrebbero essere morti poche ore prima di trovarli. Quanto tempo dovremo lottare contro assassini arruolati dal governo italiano per uccidere?"

Sindone, «parte delle macchie di sangue non può essere vera»

Una parte delle macchie di sangue presenti sulla Sindone non possono essere vere. E' quanto rivela un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Forensic Sciences, basato su un esperimento condotto da Matteo Borrini, dell'università di Liverpool, e Luigi Garlaschelli, del Cicap (Comitato italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze). "Partendo da fotografie in scala reale, quindi in altissima risoluzione, attraverso l'analisi delle tracce ematiche, così come si fa sulla scena di un crimine, abbiamo voluto verificare come potevano essersi formate, in base alle incontrovertibili leggi della fisica", ha spiegato all'Adnkronos Borrini, antropologo forense.

La Sacra Sindone, il lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, che la tradizione cristiana identifica con quello usato per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro, è da sempre al centro di dubbi per la sua autenticità. "Noi non siamo partiti da un pregiudizio - ha aggiunto - abbiamo preso per assunto che quelle macchie appartenevano a una persona crocifissa e da lì siamo partiti".

Borrini e Garlaschelli hanno ricostruito il modo in cui si sono formate le macchie di sangue su polsi, avambracci, quelle dovute alla ferita da lancia sul petto e quelle intorno alla vita (comunemente chiamata 'cintura di sangue'). Garlaschelli, oltre a essere ricercatore, si è prestato per testare su se stesso il modo in cui le macchie potevano essersi formate, a seconda della posizione assunta.

I due esperti hanno cercato di capire la posizione delle braccia, sempre avvalendosi delle tecniche che vengono utilizzate sulle scene del crimine, con sangue vero e sintetico. L'unica ipotesi compatibile vedeva "le braccia molto estese verso l’alto, in una posizione superiore a 45 gradi": "Una posizione plausibile, anche pensando alla 'Crocefissione' del Mantegna", continua Borrini che ha attaccato una sacca di sangue con una cannula per riprodurre il sanguinamento dalle mani fino all'avambraccio.

"I rivoletti di sangue sul polso hanno un orientamento diverso rispetto a quello degli avambracci e su una croce non è possibile - sottolinea lo studioso - c'è chi dice che il sanguinamento possa essere post mortem: abbiamo messo il nostro volontario in tutte le posizioni, ma non siamo riusciti a ottenere un sanguinamento compatibile".

I due studiosi si sono poi occupati del torace, delle tracce lasciate dalla ferita sul costato provocata dalla lancia, utilizzando un bastone che terminava con una spugna: "In questo caso ci siamo serviti di un manichino, che abbiamo messo in verticale - continua Borrini - il sangue goccia verso il basso. E questo è compatibile". Poi è stata la volta della striscia di sangue orizzontale, la cosiddetta cintura, una macchia trasversale che si trova all'altezza dei reni: "Sempre partendo dall'idea che si sia formata post mortem, il sangue nella realtà va verso l'ascella per formare una pozza al livello della scapola. Insomma la macchia che c'è sembra più compatibile con un'esecuzione artificiale".

Insomma, "le incongruenze che abbiamo rilevato sono spiegabili con l'artificiosità delle macchie stesse - conclude Borrini - come si dice in gergo ci sono indizi gravi, precisi e concordanti che puntano verso un unico verdetto possibile, cioè che siamo davanti a un artefatto".

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