Martedì 22 Gennaio 2019 - 2:59

Francia convoca ambasciatrice italiana

L'ambasciatrice d'Italia a Parigi, Teresa Castaldo, è stata convocata al ministero degli Esteri francese dopo le parole del vicepremier Luigi Di Maio sulla 'moneta coloniale'. E' quanto apprende l'Adnkronos. Fonti del gabinetto del ministro per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, hanno definito le dichiarazioni del vicepremier "inaccettabili e senza motivo". "Il capo di gabinetto del ministro per gli Affari europei - fanno sapere le fonti citate da Europe 1 - hanno convocato l'ambasciatrice d'Italia in seguito alle frasi inaccettabili e senza motivo pronunciate ieri dalle autorità italiane".

Ieri, affrontando il tema migranti a una manifestazione del M5S ad Avezzano, il vicepremier ha tirato in ballo la Francia, "che in Africa continua ad avere delle colonie di fatto, con la moneta, che è il franco, che continua a imporre nelle sue ex colonie". Si tratta di soldi, ha tuonato Di Maio, che Parigi "usa per finanziare il suo debito pubblico e che indeboliscono le economie di quei Paesi da dove, poi, partono i migranti". E in serata, ospite a 'Che tempo che fa', Alessandro Di Battista si è presentato da Fazio con in mano il fac simile di una banconota da 10mila franchi Cfa che poi ha strappato in diretta.

"La verità è che finché non lasceremo in pace quella gente in Africa continuerà a partire e il mio dovere è fare in modo che l'Unione europea si occupi di questo tema e inizi una decolonizzazione vera dell'Africa" dice oggi Di Maio, a margine di un incontro con gli assessori regionali al ministero dello Sviluppo economico.

Sulle tensioni diplomatiche con la Francia interviene all'Adnkronos la senatrice M5S Elena Fattori. "Sulle cause profonde del fenomeno migratorio bisognerebbe fare un'analisi profonda e poi proporre soluzioni. La continua ed estenuante ricerca del nemico esaspera solo gli animi - afferma Fattori - Senza assolvere la Francia ma neanche tutti gli altri Paesi europei incluso il nostro". "Come ha detto giustamente Gino Strada - insiste la parlamentare 'ribelle' - i popoli africani non si fabbricano le armi da soli per le guerre che poi li spingono da noi e in questo ambito l'Italia non è innocente. Magari cominciamo anche da lì?". Sposa invece la linea del vicepremier grillino la deputata 5 Stelle Yana Ehm. "Sono assolutamente in linea con le dichiarazioni di Di Maio. E' un bene che la tematica del colonialismo sia venuta fuori ma doveva uscire molto prima", afferma all'Adnkronos.

Per il Pd, invece, "le dissennate dichiarazioni di Di Maio rischiano di aprire una guerra diplomatica con un Paese storicamente alleato e nostro vicino. Domani alla conferenza dei capigruppo, il Pd chiederà l'immediata convocazione in aula del ministro degli Esteri Moavero, del tutto scomparso in questa fase. Qualcuno deve far capire a Di Maio che non è più un ragazzo che sta sui tetti di Montecitorio, ma il vicepresidente del Consiglio" affermano in una nota il capogruppo Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci e il capogruppo dem in Commissione Esteri Alessandro Alfieri.

In Francia, però, c'è chi non considera il franco Cfa espressione del neocolonialismo francese. E' il caso di Nicolas Bay, eurodeputato del rassemblement National di Marine Le Pen. Il Cfa "fa parte della storia, dobbiamo rispettare le scelte economiche e monetarie dei Paesi africani", afferma Bay rispondendo a una domanda dell'Adnkronos sulle accuse dell'M5S contro la moneta "coloniale" che frenerebbe lo sviluppo dell'Africa favorendo l'emigrazione verso l'Europa. Se i Paesi africani considerano il Cfa "un elemento di stabilità devono essere liberi di mantenerlo", così come se lo desiderano devono essere liberi di cambiare "e avere un sistema monetario che conviene loro di più", prosegue l'eurodeputato. A suo avviso, nella cooperazione con l'Africa, bisogna "privilegiare le infrastrutture, come strade e telecomunicazioni" e dare sostegno "all'economia reale" evitando che i finanziamenti vadano "a multinazionali" o a "intermediari" che, a causa della corruzione, non fanno arrivare gli aiuti a chi ne ha bisogno.

PARIGI-ROMA, UN ANNO AD ALTA TENSIONE - Sull'asse Roma-Parigi le tensioni delle ultime ore costituiscono il nuovo capitolo di un rapporto che, dallo scorso anno, è stato condizionato da un confronto spesso aspro sul tema dell'immigrazione. A marzo è esploso il primo caso Bardonecchia, legato agli sconfinamenti contestati agli agenti francesi che si sono ripetuti anche in autunno. "A seguito di quanto accaduto a Bardonecchia nella serata di venerdì 30 marzo, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha immediatamente chiesto spiegazioni alle autorità francesi, sia tramite l'Ambasciata di Francia a Roma, sia tramite la nostra Ambasciata a Parigi", spiegava un anno fa la Farnesina. "Non avendo ricevuto alcuna giustificazione per il grave atto (considerato del tutto al di fuori della cornice della collaborazione tra Stati frontalieri), si è deciso di convocare oggi pomeriggio, alla Farnesina, l'ambasciatore di Francia in Italia, Christian Masset", aggiungeva il ministero degli Esteri. All'epoca, "il Direttore Generale per l'Unione Europea, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha rappresentato all'ambasciatore la ferma protesta del Governo italiano per la condotta degli agenti doganali francesi, ritenuta inaccettabile e ha manifestato, al contempo, disappunto per l’assenza di risposte alle nostre richieste di spiegazioni".

A giugno, invece, i toni si sono alzati in relazione alla vicenda che ha coinvolto la Aquarius. La nave, dopo la chiusura dei porti italiani, ha attraccato a Valencia. La posizione del governo italiano è stata criticata in Francia ai più alti livelli. Il 13 giugno, quindi, il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha convocato alla Farnesina l'ambasciatore francese Christian Masset e, data la sua assenza da Roma, ha ricevuto l’Incaricata d’Affari, Claire Anne Raulin. Moavero, come ha spiegato la Farnesina, nella circostanza "ha comunicato che il governo italiano considera inaccettabili le parole usate nelle dichiarazioni pubbliche rese" il 12 giugno "a Parigi, anche a livello governativo, sulla vicenda della nave Aquarius. Il ministro Moavero ha chiarito che simili dichiarazioni stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia". Nella nota, venivano stigmatizzati i toni "ingiustificabili, tenuto conto che da molti mesi ormai il nostro Paese ha pubblicamente denunciato l’insostenibilità dell’attuale situazione di latitanza di un approccio coordinato e coeso a livello europeo circa la gestione dei flussi migratori, rispetto ai quali l’Italia non si è mai tirata indietro".

Corsa contro il tempo per Julen

Continua senza sosta il lavoro dei soccorritori per salvare il piccolo Julien, il bimbo di due anni caduto la scorsa domenica in un pozzo di 23 centimetri di diametro e 110 metri di profondità nei pressi di Totalán (Malaga), in Spagna.

Sul posto è giunta anche la Stockholm Precision Tools AB, la compagnia svedese che riuscì a localizzare 33 minatori cileni bloccati 69 giorni sotto terra dopo una frana. Le operazioni però sono lunghe e difficili, anche perché, cadendo, il bambino ha trascinato con sé un mucchio di pietre e terra che ostruisce il condotto a 71 metri di profondità.

Inizialmente è stato fatto un tentativo di risucchiare il tappo di terra, senza successo. Successivamente, è stata scavata una galleria orizzontale per arrivare perpendicolarmente alla base dove si crede che il bambino sia, ma il terreno instabile e duro ha impedito di avanzare in sicurezza. Ora le autorità hanno deciso di scavare un tunnel verticale per poi arrivare direttamente a Julen, che si pensa sia a circa 80 metri di profondità, attraverso piccole gallerie orizzontali. Un'operazione che potrebbe richiedere anche quattro giorni, secondo il responsabile dei soccorsi, l'ingegnere Juan Lopez Escobar.

 

Mattarella: «Ue non è comitato d'affari»

L'Unione europea "non è un comitato d'affari che abbia soltanto un'importante dimensione economica, ma è una comunità di valori sui quali si costruisce sempre di più l'integrazione e la convivenza dei popoli europei". Lo ha ribadito il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine dell'incontro a Berlino con l'omologo tedesco Frank-Walter Steinmeier.

"Ho trovato di grande importanza l'invito che il presidente Steinmeier ha fatto nel suo messaggio di Natale a dialogare e a confrontarsi con le persone che la pensano diversamente da noi stessi. Questo invito costituisce la chiave della convivenza nell'Unione europea: confrontarsi, dialogare, per cercare insieme soluzioni condivise" ha aggiunto il capo dello Stato.

Mattarella ha poi sottolineato che "Germania e Italia, come ha detto il presidente Steinmeier, hanno un rapporto bilaterale eccellente, ma hanno anche una responsabilità particolare come Paesi fondatori dell'Unione". "Ho invitato il presidente Steinmeier - ha annunciato - a venire in Italia quest'anno in visita di Stato e sarà un'occasione anche quella per registrare l'amicizia dei nostri Paesi, la sintonia che vi è sulle questioni più importanti di carattere bilaterale, europeo e della scena mondiale e anche l'occasione per ribadire come il ruolo di Germania e Italia sia importante nell'Europa e per l'avvenire dei nostri popoli".

Il presidente della Repubblica ha parlato anche della Brexit. "La decisione dell'uscita dall'Unione del Regno Unito è motivo di rammarico per tutti - ha detto Mattarella - Noi rispettiamo le decisioni assunte, quelle in corso, quelle che saranno prese, ma sottolineiamo il valore dell'unione e dell'integrazione". Alla Gran Bretagna "chiediamo soltanto la chiarezza delle posizioni".

Quanto all'utilizzo dell'austerity, "la dichiarazione fatta dal presidente Juncker qualche giorno addietro sull'austerità ha stimolato alcune riflessioni che con grande senso di responsabilità è giusto fare. Tutto questo richiama i Paesi fondatori e tutti quelli dell'Unione ad una riflessione accurata nell'avvicinarsi all'elezioni europee".

Brexit, Merkel a May: «Aspettiamo proposte»

Non ci saranno pressioni esterne da parte di Bruxelles ma sta a Londra dire come si deve procedere. Angela Merkel esorta il governo britannico a farsi avanti dopo il "no" del parlamento all'accordo con Bruxelles. La cancelliera lamenta l'esito del voto e sottolinea: "Crediamo che ora spetti alla parte britannica ... dirci cosa accadrà". Il capo del governo di Berlino non ha mancato di fare presente come l'obiettivo sia quello di "minimizzare il danno causato dal ritiro britannico dall'Ue". "Pertanto - ha assicurato - cercheremo ancora di trovare una soluzione ordinata, pur essendo pronti a un'uscita disordinata. Abbiamo ancora tempo per negoziare ma ora stiamo aspettando quello che il primo ministro britannico propone". La cancelliera tedesca è stata chiara: non possono esserci nuovi negoziati sull'accordo per la Brexit, riferiscono fonti citate dalla Dpa.

Dal canto suo, Theresa May ha ribadito alla Camera dei Comuni che il suo governo non intende revocare l'Articolo 50. L'affermazione della premier è giunta in risposta alla richiesta del leader laburista Jeremy Corbyn di escludere la possibilità di una 'no deal Brexit', una Brexit senza accordo con la Ue. Per farlo, ha detto la premier, ci sono due modi: "Approvare un accordo o revocare l'Articolo 50, una cosa che il nostro governo non intende fare".

Intanto, mentre ai Comuni è in corso il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata ieri sera da Corbyn, dopo la pesante bocciatura dell'accordo per la Brexit, il dibattito sul futuro della Gran Bretagna resta acceso. Due progetti di legge per permettere un secondo referendum sulla Brexit sono stati depositati oggi in parlamento dal deputato conservatore Dominic Grieve, un europeista che ieri ha votato contro l'accordo con Bruxelles. Al momento i due progetti di legge non hanno possibilità di passare senza il sostegno del governo, nota la Bbc. Ma intanto anche 71 deputati laburisti hanno firmato una lettera chiedendo un secondo referendum.

Da Strasburgo, il capo negoziatore dell'Ue per la Brexit Michel Barnier ha sottolineato che una Brexit "ordinata resterà la nostra priorità assoluta", ma "nessuno scenario" può essere escluso. "Siamo appena a dieci settimane da fine marzo, cioè dal momento scelto dal governo britannico per diventare un Paese terzo. E mai il rischio 'no deal' è parso così elevato come oggi".

Oltre alla eventuale richiesta di far slittare l'uscita dall'Ue c'è persino la possibilità che il governo britannico revochi la richiesta di attuare l'Articolo 50 dei Trattati Ue (quello che regola l'uscita dall'Unione) nei giudizi degli analisti. In una nota David Lafferty, analista di Natixis Investment Managers, osserva come infatti "il risultato più probabile è che la May rimandi o revochi l'articolo 50, spingendo con forza sui freni un momento prima che il convoglio finisca fuori dai binari". Il risultato, però, ammette, è che "le imprese e i consumatori britannici dovrebbero aspettarsi di restare per un periodo ancora più lungo in una continua incertezza".

 

Brexit, che succede se non passa l'accordo

Come è chiaro da giorni, a meno che le prossime ore non regalino a Theresa May una clamorosa e inaspettata sorpresa, la premier uscirà sconfitta dal voto di stasera alla Camera dei Comuni. Con la bocciatura dell'accordo faticosamente negoziato con Bruxelles, verranno messi in discussione non solo il futuro politico della leader conservatrice, ma lo stesso percorso della Brexit.

Uno degli scenari possibili, se la sconfitta sarà pesante, potrebbe portare già nelle prossime ore alle dimissioni della premier, come anticipano fonti di governo. Sono circa 112, secondo i calcoli, i deputati conservatori contrari all'accordo, ai quali si aggiungono i 10 deputati nordirlandesi del Democratic Unionist Party (Dup), decisi anche loro a bocciare l'intesa con Bruxelles.

Anche Theresa May, come il suo predecessore David Cameron, cadrebbe quindi di fronte all'impossibilità di conciliare le due anime dei Tories, quella dei Brexiteer e quella più europeista. In questo caso, si attiverebbe il processo di selezione del nuovo leader conservatore e del nuovo premier, mentre l'orologio di una Brexit senza accordo continuerebbe inesorabilmente a segnare il tempo, verso la fatidica data del 29 marzo.

Se invece, pur di fronte a una pesante sconfitta la premier decidesse di rimanere al suo posto, un'altra opzione plausibile potrebbe essere quella di un nuovo tentativo con la Ue per ottenere significativi cambiamenti al testo già concordato. In base alle regole vigenti, di fronte a una bocciatura il governo deve tornare ai Comuni entro tre giorni, per informare il Parlamento su come intende procedere.

In questo caso, è probabile che la premier, accettando la volontà del Paramento, torni a Bruxelles per ottenere ulteriori concessioni sulla questione del 'backstop', la clausola di salvaguardia che dovrebbe entrare in vigore per mantenere aperto il confine tra le due Irlande, duramente contestata dai ribelli Tories e dal Dup. Difficile prevedere che, al di là della lettera di chiarimenti che è stata inviata lunedì da Donald Tusk e Jean -Claude Juncker, la May possa strappare alla Ue qualcosa di più.

E tuttavia, non è escluso che già nel prossimo fine settimana possa essere convocato un vertice Ue di emergenza per tentare di uscire dallo stallo. Questo scenario potrebbe anche consentire alla May di guadagnare tempo per recuperare dalla sua parte alcuni dei contestatori all'interno della maggioranza e assicurarsi l'appoggio di quei deputati laburisti che preferirebbero una Brexit risolta col paracadute dell'accordo con Bruxelles, a una 'no deal Brexit'.

Altro scenario possibile, di fronte alla bocciatura della premier, è quello di un voto di sfiducia chiesto dal Partito laburista. Il leader Jeremy Corbyn sta da tempo accarezzando l'idea di forzare la strada verso elezioni anticipate, mentre si è più volte detto contrario all'idea di un secondo referendum per la Brexit. L'esito di questa mossa non è però scontato. Pur contrari all'accordo con Bruxelles, i ribelli conservatori e il Dup hanno già annunciato che non appoggeranno una mozione di sfiducia nei confronti della premier.

Un nuovo, inedito scenario si sta materializzando in queste ore. Un gruppo bipartisan di deputati ha annunciato lunedì un piano per fermare la Brexit senza accordo, costringendo la May ad estendere o revocare l'Articolo 50, nel caso il Parlamento non trovi un accordo sulle modalità di uscita dall'Unione europea. Lo strumento sarà un emendamento all'accordo con Bruxelles che, se approvato, fermerà l'uscita automatica del Regno Unito dalla Ue, fissata per il 29 marzo.

L'emendamento obbligherebbe la premier a chiedere a Bruxelles una proroga dell'Articolo 50. In caso di rifiuto da parte della Ue, la premier avrebbe l'obbligo di legge di ritirare unilateralmente la procedura dell'Articolo 50. Un diritto sancito recentemente anche dalla Corte europea di giustizia. Inoltre, l'emendamento assegnerebbe al Parlamento il potere di individuare un nuovo piano per la Brexit, con l'obbligo per il governo di adottarlo. I costituzionalisti sottolineano le profonde implicazioni di una simile mossa, che finirebbe per modificare il rapporto tra Parlamento e governo. Secondo una consuetudine ultra centenaria, i deputati possono solamente respingere o approvare le leggi proposte dall'esecutivo, che ha l'esclusiva dell'iniziativa legislativa.

Un'altra possibilità che potrebbe scaturire dalla bocciatura dell'accordo è che la stessa May chieda elezioni anticipate. Pur essendo poco probabile, non è escluso che la premier reagisca alla sconfitta parlamentare convocando un voto anticipato, per chiedere agli elettori un chiaro mandato per implementare l'accordo da lei negoziato con Bruxelles. E' uno scenario che comporterebbe una definitiva frattura all'interno dei Conservatori e che non riserverebbe alla premier molte chance di successo, poiché, stando ai sondaggi, l'accordo non gode di grande popolarità tra gli elettori.

Un ultimo scenario mette il destino della Brexit nelle mani del Labour. Se il leader Jeremy Corbyn cambiasse strategia e abbracciasse l'idea di un secondo referendum, potrebbe trovare nella Camera dei Comuni la maggioranza necessaria per scavalcare il governo e indire una nuova consultazione popolare.

Tuttavia, alcuni deputati laburisti eletti in collegi nei quali nel referendum del 2016 prevalse il voto per la Brexit, potrebbero opporsi al piano di Corbyn. In questo caso, sarebbero determinanti i voti dei deputati conservatori pro Ue.

 

Assalto in hotel a Nairobi: 3 morti e diversi ostaggi

Attacco a colpi di arma da fuoco attorno all'hotel di lusso Dusit a Nairobi, nel quartiere residenziale di Westland. Nell'attacco tre persone sono morte, mentre all'interno dell'hotel vi sarebbero vari ostaggi. Forze di polizia sono state dispiegate sul posto e testimoni hanno riferito alla Bbc di un commando armato di quattro persone arrivato in auto all'hotel. L'attacco è stato rivendicato dai jihadisti somali. In una telefonata alla Bbc, un portavoce degli al Shabaab somali ha rivendicato la responsabilità "dell'operazione in corso a Nairobi", a nome del gruppo terrorista islamico.

"Siamo stati informati di una sparatoria attorno al Dusit Hotel. Abbiamo inviato sul posto l'Unità antiterrorismo", ha detto il portavoce della polizia nazionale, Charles Owino, citato dal quotidiano keniota Star, che riporta sul sito immagini di tre auto in fiamme e di una alta colonna di fumo nero. Testimoni sul posto riferiscono di uno o due esplosioni, seguite da colpi d'arma da fuoco.

Secondo quanto riportano i media locali, tutti gli edifici attorno al Dusit Hotel di Nairobi sono stati evacuati. L'operazione si è svolta sotto la direzione della polizia e la sorveglianza di un elicottero. "La polizia conferma che c'è stato un attacco al numero 14 di Riverside drive. L'area è stata isolata e gli automobilisti devono usare altre strade", si legge in un tweet della polizia.

 

 

Naufragio nell'Egeo, muore bimba di 4 anni

Naufragio di migranti nel Mar Egeo. Il corpo di una bambina di quattro anni è stato recuperato dalla Guardia Costiera turca intervenuta per soccorrere un gruppo a bordo di un gommone che imbarcava acqua al largo della costa turca. Fonti della sicurezza, citate dall'agenzia di stampa ufficiale turca 'Anadolu', precisano che durante l'operazione la Guardia costiera ha tratto in salvo 46 migranti all'altezza del distretto di Kusadasi, nella provincia sudoccidentale di Aydin.

Non è chiaro quante persone fossero a bordo del gommone e, riferiscono i media turchi, continuano le operazioni della Guardia Costiera. I migranti sarebbero iracheni e tra i superstiti ci sono donne e bambini.

Morto sindaco di Danzica accoltellato

È morto Pawel Adamowicz, il sindaco di Danzica accoltellato ieri sera sul palco di un concerto di beneficenza di fronte a migliaia di persone. Lo rendono noto fonti mediche citate dall'agenzia Pap. Colpito da un fendente vicino al cuore, era stato sottoposto a un intervento chirurgico di cinque ore per quella che veniva descritta come una "grave ferita al cuore". I medici avevano sottolineano la necessità di molte trasfusioni: così a Danzica erano stati organizzati punti per la raccolta di sangue per il sindaco. 
Esponente di punta dell'opposizione al governo della destra populista, guidato dal partito 'Diritto e Giustizia', dal 1998 era alla guida della città che diede i natali a Solidarnosc. Adamowicz, esponente di 'Piattaforma civica (Po)', era molto noto in Polonia e all'estero come un forte sostenitore dei diritti della comunità Lgbt e dei migranti e rifugiati, in controtendenza con il crescere dei sentimenti anti-immigrati nel Paese. "Io sono un europeo e quindi per natura sono aperto", aveva detto in un'intervista al 'Guardian' aggiungendo: "Danzica è un porto e deve sempre essere un rifugio per chi arriva dal mare".

May tenta il tutto per tutto

"Niente accordo o il rischio di non avere affatto una Brexit. Entrambe le alternative rimangono in gioco se l'intesa" con l'Ue "viene bocciata. Le conseguenze sarebbero gravi". La premier britannica Theresa May, nel discorso pronunciato in uno stabilimento industriale di Stoke-on-Trent, si esprime così alla vigilia del voto del Parlamento, chiamato ad esprimersi sull'accordo sulla Brexit raggiunto tra governo e Ue. "Abbiamo il dovere di implementare il risultato del referendum. Dopo aver osservato gli eventi negli ultimi 7 giorni, il risultato più probabile sembra una paralisi in Parlamento, che rischia di produrre l'assenza di Brexit", afferma May. "Nelle ultime settimane, a Westminster alcuni sperano di ritardare o persino fermare le Brexit. Chiedo a loro di considerare le conseguenze delle loro azioni", anche "sulla fiducia del popolo nella nostra democrazia", aggiunge la premier britannica in quello che suona come un ultimo appello.

In una lettera indirizzata a Theresa May alla vigilia del voto parlamentare sull'accordo per la Brexit, i presidenti del Consiglio Europeo Donald Tusk e quello della Commissione Jean-Claude Juncker rassicurano la premier sul backstop, la clausola di salvaguardia che dovrebbe entrare in vigore per mantenere aperto il confine tra le due Irlande. "Lamentiamo ma rispettiamo la decisione del Regno Unito di lasciare l'Unione Europea - scrivono - Consideriamo inoltre la Brexit fonte di incertezza e in questi tempi di sfida condividiamo con Lei la determinazione a creare nella misura del possibile certezza e chiarezza per singoli e società in una situazione in cui uno stato membro lascia l'Ue dopo oltre quattro decenni di intensa cooperazione ed integrazione economica". Nella missiva i due presidenti rassicurano May, ricordando le misure addizionali decise il 13 dicembre dal Consiglio Europeo, in particolare relative all'impegno a lavorare ad un accordo ulteriore che configuri intese alternative per il 31 dicembre 2020, in modo da evitare il ricorso al backstop. E ricordano che il Consiglio Europeo ha sottolineato come - nel caso vi si dovesse fare ricorso - il backstop rimarrebbe in vigore solo temporaneamente.

"Il backstop non è una minaccia o una trappola - dice May nel discorso pronunciato nello stabilimento di Stoke-on-Trent - Non è stato possibile ottenere un limite temporale per il backstop ma abbiamo ottenuto nuovi chiarimenti e rassicurazioni. Ora abbiamo un impegno per costruire il più presto possibile un nuovo rapporto" tra Londra e Bruxelles che "non avrà bisogno di replicare il backstop".

 

 

 

«Governo “codardo"», Bolivia si spacca su Battisti

"Un atto ingiusto, codardo, reazionario". La Bolivia si spacca dopo l'arresto di Cesare Battisti a Santa Cruz de la Sierra e la consegna dell'ex terrorista all'Italia. Il governo di La Paz, sostengono politici, giornalisti e intellettuali, avrebbe dovuto agire in maniera diversa. "Oggi, per la prima volta, questo processo di cambiamento si sviluppa in maniera controrivoluzionaria, gli interessi dello stato hanno sovrastato la morale rivoluzionaria", ha scritto Raul Garcia Linera, fratello del vicepresidente boliviano Alvaro Garcia Linera, su Facebook. "Per la prima volta mi vergogno e sono deluso dall'azione del governo, contraria alla morale rivoluzionaria. E con tutta la mia anima grido che questa azione è ingiusta, codarda e reazionaria", ha aggiunto.

Hugo Moldiz, avvocato ed ex sottosegretario alla presidenza, ha puntato il dito contro la Commissione nazionale dei rifugiati (Conare), colpevole di non aver fornito una risposta ufficiale alla richiesta d'asilo presentata da Battisti. "La Conare viola i diritti di Cesare Battisti consegnandolo al Brasile o all'Italia, il costo politico per il governo boliviano sarà alto", ha twittato.

"Il presidente Evo Morales ha discusso il tema Battisti nel suo viaggio per l'insediamento del 'fratello' Bolsonaro? La consegna in 24 ore sembra un metodo usato nell'Operazione Condor, non la decisione di un governo del popolo. Ancor di più se è vero che" Battisti "aveva chiesto asilo", ha scritto il giornalista Pablo Stefanoni soffermandosi sui rapporti tra il presidente Morales e l'omologo brasiliano Jair Bolsonaro. "La rete dell'estrema destra mondiale oggi riceve un regalo", ha sentenziato Susana Bejarano, politologa e volto noto della tv: "Dov'è finita la nostra sovranità? E la solidarietà? E l'ideologia?''.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici