Lunedì 21 Agosto 2017 - 10:22

Attacco a Gerusalemme, morti due agenti: uccisi gli assalitori

Attacco armato nella città vecchia di Gerusalemme. Due agenti di sicurezza israeliani sono morti e uno è rimasto ferito nei pressi della Porta dei Leoni. Gli assalitori, anch'essi in tre, sono stati uccisi dalle forze di polizia. Lo notizia del decesso dei due agenti arriva su Twitter dal portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, citando i loro nomi: Hail Stawi, 30 anni, e Kaamil Snaan, 22. Secondo i media israeliani, appartenevano alla minoranza drusa.

Secondo quanto riferiscono i media israeliani, i tre terroristi sono arrivati al Monte del tempio armati con due fucili Carl Gustav e una pistola: mentre si avvicinavano alla Porta dei Leoni, hanno aperto il fuoco alla vista degli agenti israeliani. Sono quindi fuggiti verso le moschee nel complesso del Monte del Tempio, inseguiti dalla polizia, che li ha successivamente neutralizzati.

I due agenti feriti in modo grave - due 25enni - erano stati portati all'Hadassah University Medical Center; l'altro, 30 anni, ferito leggermente da alcune schegge, allo Shaare Zedek Medical Center.

CHIUSA SPIANATA MOSCHEE - A seguito dell'attacco le porte della Spianata delle Moschee, nella città vecchia di Gerusalemme, sono state chiuse dalla polizia e tutto il complesso è stato evacuato. Cancellata anche - è la prima volta da molti anni a questa parte - la preghiera del venerdì. Un video diffuso sui media israeliani mostra uno degli aggressori a terra al centro della Spianata, circondato da poliziotti: l'uomo si alza di scatto e cerca di fuggire ma viene abbattuto dagli agenti. Secondo i media, i tre aggressori erano cittadini israeliani della città araba di Umm al Fahm. L'attacco, avvenuto attorno alle 7 del mattino (ora locale), coinvolge l'area più sensibile della città santa, chiamata dai musulmani Spianata delle Moschee e dagli ebrei Monte del Tempio. Secondo luogo più santo dell'Islam, vi sorgono la Moschea di al Aqsa e la Cupola delle rocce. Ma in quello stesso luogo sorgeva in passato il tempio biblico degli ebrei, di cui rimane ora solo il muro del pianto alla base dell'altura. Intanto le forze israeliane "hanno arrestato il mufti di Gerusalemme, Sheikh Mohammad Husein". Lo riferisce l'agenzia di stampa palestinese Wafa. Secondo i media palestinesi, le forze israeliane lo hanno arrestato al termine del sermone del venerdì tenuto eccezionalmente davanti alla 'Porta delle Tribù', fuori dalla Spianata delle Moschee, chiusa dopo l'attacco. Il mufti aveva chiesto a Israele di consentire ai musulmani di pregare sulla Spianata delle Moschee. "Non ne accettiamo la chiusura", aveva detto Husein.

«Non c'è cura per Charlie», l'ospedale risponde sulle condizioni del piccolo

Una storia troppo triste e difficile per non farsi delle domande. Ma a chi chiedere notizie sul piccolo Charlie Gard? In tanti, almeno in Inghilterra, hanno deciso di prendere in mano il telefono e domandare direttamente alla fonte, il Great Ormond Street Hospital che ha in cura il bimbo malato terminale e che per primo ha preso la dolorosa decisione di staccare i macchinari che lo tengono in vita. Ed è così che in centinaia hanno contattato il reparto dove Charlie è ancora ricoverato: una manifestazione di affetto e vicinanza al bimbo e alla sua famiglia che tuttavia si è trasformata in breve tempo in una quantità di chiamate e mail eccessiva per poter essere gestita dal personale del nosocomio.

Per questo, nel tentativo di spiegare a più persone possibili i dettagli del caso che sta facendo il giro del mondo, l'ospedale ha deciso di compilare un elenco di domande frequenti e relative risposte e di pubblicarlo sul suo sito internet. Delle vere e proprie FAQ studiate per non violare la privacy del piccolo e della sua famiglia, basate su informazioni già di pubblico dominio e il più possibile precise e inerenti ai fatti.

Who is Charlie Gard? Chi è Charlie, la prima domanda. L'ospedale riassume in alcune righe la terribile patologia del piccolo, spiegando a chi legge tutte le difficoltà della condizione in cui si trova: «Il cervello, i muscoli e la capacità di respirare sono tutti severamente compromessi. In più, Charlie soffre di una sordità congenita e di un grave disturbo epilettico. Anche il suo cuore, i reni e il fegato sono malati. Il bimbo soffre inoltre di un indebolimento muscolare progressivo - si legge ancora - e non può muovere le braccia o le gambe né respirare autonomamente. Charlie non riesce a tenere aperte le palpebre mentre gli occhi puntano in diverse direzioni a causa dell'indebolimento muscolare».

Un quadro tremendo, che tuttavia non finisce qui: «La retina di Charlie - si legge ancora - stenta a svilupparsi e le sue onde cerebrali suggeriscono che non sarà mai in grado di stabilire normali schemi visivi che dovrebbero invece essere appresi in età precoce».

There is no cure for Charlie's condition. Non c'è cura per la malattia di Charlie, che è in fase terminale. L'ospedale spiega quindi i passi fatti nel tentativo di salvare la vita al piccolo, le diverse terapie al quale è stato sottoposto e sottolinea come il trattamento sperimentale negli Usa che i genitori del bimbo avrebbero voluto provare come ultima spiaggia «non è una cura e non avrebbe migliorato la qualità della vita di Charlie».

Come si è arrivati alla decisione di spegnere le macchine? La domanda più difficile alla quale rispondere per il GOSH, che spiega come ogni tipo di trattamento non avrebbe migliorato la condizione del bimbo in alcun modo a causa del danno cerebrale a livello cellulare irreversibile, e che - nel solo interesse del bambino, così come ribadito dalla Corte europea nell'ultimo verdetto - lo staff di esperti dell'ospedale ha ritenuto opportuno non continuare oltre sospendendo la ventilazione assistita al piccolo e preferendo cure palliative a trattamenti sperimentali, purtroppo inutili.

Charlie, Londra dice no al Bambino Gesù

Il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson "ha espresso gratitudine ed apprezzamento per l'offerta italiana" di trasferire il piccolo Charlie Gard, ma ha spiegato che ragioni legali impediscono alla Gran Bretagna di accoglierla. È quanto si legge in una nota della Farnesina, diffusa dopo un colloquio telefonico tra Johnson ed il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che al collega ha ribadito l'offerta dell'ospedale romano.

Anche la premier britannica Theresa May è intervenuta sulla vicenda. Durante il Question time alla Camera dei Comuni, rispondendo a una domanda sul caso di Charlie, May si è detta "fiduciosa" che il Great Ormond Street Hospital "abbia considerato e continuerà a considerare tutte le offerte o le nuove informazioni che sono state avanzate, in considerazione del benessere di un bambino disperatamente malato", come si legge sulla Bbc online.

Boston, taxi sulla folla: almeno nove feriti

«Diversi pedoni hanno riportato ferite» di «diversa gravità» vicino all'aeroporto della città di Boston, dove un'auto ha investito la folla. Lo riferisce la polizia del Massachusetts su Twitter. Secondo il Boston Globe ci sarebbero almeno 9 feriti. Due delle persone travolte sarebbero in gravi condizioni. L'auto, apparentemente un taxi, ha colpito i pedoni vicino alla fila dei taxi dell'aeroporto. Un membro delle forze dell'ordine, come si legge sull'edizione online del Globe, avrebbe escluso ogni ipotesi legata al terrorismo. L'incidente sarebbe legato ad un errore del conducente, un 56enne che non si è allontanato e che è a disposizione della polizia.

Migranti, aiuti a Italia domani in Commissione Ue

La Commissione europea a Strasburgo, nella riunione del collegio dei commissari, domani discuterà e presenterà «una serie di misure in sostegno dell'Italia, per ridurre i flussi migratori nel Mediterraneo Centrale, che formeranno la base per la discussione nel prossimo Consiglio Affari Interni informale che si terrà a Tallinn giovedì»

Le misure «fanno seguito ad un incontro che il commissario» alle Migrazioni e Affari Interni, Dimitris «Avramopoulos, ha avuto ieri a Parigi» con i ministri degli Interni di Italia, Francia e Germania. Lo annuncia il viceportavoce capo della Commissione Europea Alexander Winterstein, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. 

«Non ci saranno nuove proposte legislative, in questa fase», ha chiarito ieri la portavoce della Commissione per le Migrazioni Natasha Bertaud, ma si presenterà piuttosto «un piano d'azione», con delle «misure concrete» attuabili in tempo breve, per affrontare la situazione. 

«Quello che sarà nuovo sarà il bisogno di fare delle cose immediatamente - ha continuato - ma sappiamo che il problema non è nuovo e che le soluzioni che si possono trovare non sono nuove». Si tratta, prosegue la Bertaud, di «un'accelerazione in quello che stiamo facendo tutti, le istituzioni europee, gli altri Stati membri e l'Italia, per mettere meglio in opera la nostra politica in materia d'asilo», ha aggiunto.

Sugli sbarchi dei migranti, «l'argomento è stato discusso dai ministri e dal commissario domenica sera a Parigi. Quello che i partecipanti hanno convenuto è che l'Italia scriverà un codice di condotta per le Ong che operano nel Mediterraneo».

L'appello straziante dei genitori del piccolo Charlie

LONDRA. "Per mesi ci siamo detti che se le cose fossero andate così sarebbe l'avremmo portato a casa. E ogni giorno abbiamo promesso al nostro bambino che lo avremmo fatto, perché questa era la promessa che avremmo dovuto mantenere". Sono parole strazianti quelle pronunciate in questo video da Chris Gard e Connie Yates, i genitori del piccolo Charlie Gard, il bambino di dieci mesi affetto da una rara sindrome, al quale oggi starà staccata la spina del macchinario che lo tiene in vita.
"Vogliamo fargli il bagno, sederci sul divano con lui, dormire insieme nel letto - dice il papà del piccolo - metterlo nella culla, dove non ha mai dormito. Tutto questo ora ci viene negato. Ieri c'è stato un incontro per discutere di tutte le opzioni, abbiamo detto che ci sarebbe piaciuto portarlo a casa, e se non fosse stato possibile, in una struttura per i malati terminali. Non ci hanno detto che sarebbe dovuto morire il giorno seguente in quel centro".

Germania, sì del Parlamento a nozze gay. Merkel vota no

BERLINO. Il Bundestag tedesco ha approvato i matrimoni tra persone dello stesso sesso. La legge è passata con 393 voti favorevoli, 226 contrari e 4 astenuti. Il voto di oggi in Germania è stato reso possibile dalla svolta annunciata da Angela Merkel lunedì in un'intervista alla rivista femminile Brigitte in cui ha reso nota la rinuncia alla sua opposizione di principio e quindi la concessione ai deputati del suo partito della libertà di coscienza sulla questione. La cancelliera, che si aspettava comunque che il voto fosse fissato dopo le elezioni di settembre a cui si presenta per un quarto mandato ed è stata presa in contropiede dalla velocità con cui l'Spd lo ha messo in calendario, ha comunque votato contro in aula questa mattina.
Il testo approvato oggi sancisce che "il matrimonio è concluso per tutta la vita da due persone di sesso diverso o dello stesso sesso" e il diritto all'adozione per entrambe.

Hanno votato a favore deputati dell'Spd, Verdi e Die Linke, a cui si sono aggiunti numerosi parlamentari conservatori. Il testo dovrà ora essere discusso, ma non votato, al Bundesrat, la Camera alta del Parlamento, e dovrebbe entrare in vigore entro fine anno.
MERKEL - "Ho votato no" alla legge sulle nozze omosessuali perché "per me il matrimonio è fra un uomo e una donna". Questo il commento della cancelliera tedesca Angela Merkel. Parlando della votazione appena conclusa, Merkel ha spiegato che quello sulla legge è stato un dibattito "intenso e personalmente emotivamente toccante"

«Ultime ore con il nostro piccolo Charlie», l'ospedale stacca la spina

LONDRA. I medici staccheranno domani la spina del macchinario che tiene in vita Charlie Gard, il bambino di dieci mesi affetto da una rara sindrome, la cui storia ha diviso la Gran Bretagna. Ad annunciarlo su Facebook sono stati i genitori Connie e Chris che si sono battuti in ogni sede legale per impedire questa decisione.

"Abbiamo il cuore completamente spezzato. Trascorriamo le ultime ore con il nostro bambino" hanno scritto sulla loro pagina Facebook, postando alcune loro foto al capezzale del piccolo. "Non ci è permesso di scegliere se nostro figlio vivrà e non ci è permesso di scegliere quando e dove Charlie morirà".

"Charlie - concludono - morirà domani sapendo che è stato amato da migliaia di persone, grazie per il vostro sostegno".

Al bambino è stata diagnosticata poco dopo la nascita dalla sindrome da deplezione del Dna mitocondriale, una patologia che causa un progressivo e inesorabile indebolimento muscolare, di cui si conoscono solo 16 casi al mondo. I medici dell'ospedale pediatrico Great Ormond Street Hospital, dove il piccolo è ora ricoverato in terapia intensiva, avevano avvertito i genitori che il figlio non aveva speranze di sopravvivere e hanno deciso di staccare il suo supporto vitale.

Il cardinale Pell incriminato per pedofilia

ROMA. Papa Francesco, informato del rinvio a giudizio in Australia del cardinale George Pell, "gli ha concesso un periodo di congedo per potersi difendere". Lo fa sapere il Vaticano, aggiungendo di avere "appreso con rincrescimento la notizia del rinvio a giudizio in Australia del Card. George Pell per imputazioni riferibili a fatti accaduti alcuni decenni orsono".
Il Cardinale Pell, informa la Santa Sede, "nel pieno rispetto delle leggi civili e riconoscendo l'importanza della propria partecipazione affinché il processo possa svolgersi in modo giusto e favorire così la ricerca della verità, ha deciso di far ritorno nel suo Paese per affrontare le accuse che gli sono state mosse".
Quanto al ruolo del Cardinale Pell in Vaticano, "durante l'assenza del Prefetto, la Segreteria per l'Economia continuerà a svolgere i propri compiti istituzionali. I Segretari rimarranno in carica per il disbrigo degli affari ordinari, donec aliter provideatur". "Il Santo Padre - afferma la Santa Sede - che ha potuto apprezzare l'onestà del Cardinale Pell durante i tre anni di lavoro nella Curia Romana, gli è grato per la collaborazione e, in particolare, per l'energico impegno a favore delle riforme nel settore economico e amministrativo e l'attiva partecipazione nel Consiglio dei Cardinali (C9)".

Migranti, spunta ipotesi stop sbarchi nei porti italiani

Il governo italiano ha dato mandato al Rappresentante presso l'Ue, l'ambasciatore Maurizio Massari, di porre formalmente la questione degli sbarchi in Italia al commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos. Lo si apprende da fonti di governo. Per l'Italia, dopo l'ultima ondata degli sbarchi l'Europa non può più fare finta di niente.

CHIUSURA PORTI. Per l'Italia, alla luce degli ultimi sviluppi sulla rotta del Mediterraneo Centrale, potrebbe essere difficile consentire ulteriori sbarchi di migranti nei suoi porti. E' il messaggio che, si apprende da fonti diplomatiche, Massari ha trasmesso durante un incontro a Bruxelles ad Avramopoulos. 

In questi giorni gli sbarchi di migranti sulle nostre coste si sono intensificati, con numeri molto alti, che vengono considerati al limite delle capacità del Paese: solo nelle ultime 48 ore sono stati salvati in mare circa 12mila migranti, che sono sbarcati o sono in procinto di sbarcare nei porti italiani da 22 navi, molte delle quali appartenenti ad organizzazioni non governative.  

Massari ha quindi trasmesso ad Avramopoulos un messaggio fermo: la situazione per l'Italia è al limite della sostenibilità, anche perché gli arrivi hanno un impatto elevato sulla vita del Paese, sia in termini sociali che economici. E l'estate, il periodo più favorevole per tentare la traversata dalla Libia, è appena agli inizi. Nel breve termine, quindi, ci si aspetta che i partner europei e le istituzioni Ue aiutino l'Italia a fare fronte agli arrivi, anche sul fronte dell'accoglienza. 

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