Domenica 17 Dicembre 2017 - 10:50

Catalogna commissariata, migliaia in piazza a Barcellona

"Il dialogo è nella legge e tutto quello che è stato fatto finora non è dialogo: il dialogo non è voler imporre ai governanti di violare la legge". E' quanto ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy dopo il Consiglio dei ministri che ha dato il via libera all'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione per la sospensione dell'autonomia della Catalogna. Sospensione vista come un "golpe" dal Pdecat, il partito di Carles Puigdemont.

Sulla base dell'articolo, Rajoy proporrà al Senato di destituire il presidente della Generalitat e gli altri consiglieri del governo regionale e di convocare elezioni nella regione entro sei mesi. "Non si sospende l'autonomia né l'autogoverno ma si destituiscono le persone che si sono messe fuori dalla legge e dallo Statuto".

Rajoy ha poi denunciato "il processo totalmente unilaterale, contrario alla legge e che ha cercato lo scontro" messo in moto dalle autorità catalane, "iniziato con l'intenzione di obbligare il governo ad accettare un referendum che tutti sapevano non potevamo accettare".

QUATTRO OBIETTIVI - Sono quattro gli obiettivi che il governo spagnolo si pone attraverso il ricorso all'articolo 155 della Costituzione per il 'commissariamento' della Catalogna: "Ripristinare la legalità, tornare alla normalità, continuare il rilancio dell'economia e celebrare nuove elezioni".

Il governo spagnolo ha quindi deciso di adottare i suoi 'poteri speciali': l'obiettivo dell'applicazione dell'articolo 155, si spiega un documento diffuso dal governo poco prima dell'annuncio di Rajoy, è quello di "ripristinare la legalità costituzionale e statutaria, assicurare la neutralità istituzionale, mantenere il benessere sociale e la crescita economica e assicurare i diritti e le libertà di tutti i catalani".

L'ECONOMIA - "Le pretese secessioniste stanno già causando un serio peggioramento del benessere sociale ed economico" in Catalogna, denuncia ancora il documento di Madrid, che ricorda poi come il governo di Puigdemont ha rifiutato di rispondere una prima volta lunedì scorso ed una seconda volta due giorni fa alla richiesta di chiarire se avesse proclamato o meno l'indipedenza.

Ricorrere all'applicazione dell'articolo 155 della Costituzione "non era nostro desiderio, né è mai stata la nostra intenzione, ma nessun governo può accettare che si violi la legge, che si cambi la legge e che si faccia tutto questo per imporre i propri interessi sugli altri" ha aggiunto Rajoy dopo il Consiglio dei ministri.

VOTO IN SENATO IL 27 - Il Senato spagnolo ha confermato che si riunirà in seduta plenaria venerdì 27 per approvare il ricorso all'articolo 155 della Costituzione in Catalogna, richiesto oggi dal governo.

A quanto riferiscono i media spagnoli, alle 13 di martedì 24 si riunirà una commissione ad hoc del Senato. Creata appositamente, sarà composta da 27 membri, espressione dei diversi gruppi parlamentari, che già siedono nella commissione delle Autonomie o in quella Costituzionale. Il presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, potrà andare di persona ad esporre le sue ragioni in commissione, mandare un suo rappresentante o scrivere una lettera.

La commissione formulerà la sua proposta entro giovedì alle 12, per poi votarla alle 17. Venerdì è convocata la seduta plenaria per il dibattito e il voto. I lavori cominceranno alle 10 e dovrebbero terminare entro le 15. Il voto favorevole è scontato, grazie alla maggioranza assoluta di cui gode il Partito Popolare del primo ministro Mariano Rajoy.

BARCELLONA REPLICA - L'applicazione dell'articolo 155 - con la proposta di scioglimento del Parlament, di destituzione del presidente della Generalitat e di elezioni anticipate - rappresenta "un colpo di Stato in Catalogna" ha denunciato il Pdecat, il partito di Puigdemont.

"Tutto questo puzza di franchismo, siamo tornati al 1975 - ha detto il portavoce del partito nella Camera alta del Parlament di Barcellona, Josep Lluis Cleries - Hanno usurpato il potere del governo della Catalogna, coprendosi falsamente con l'articolo 155". Cleries ha anticipato che il governo non resterà "con le braccia incrociate" ma non ha precisato se Puigdemont proclamerà unilateralmente l'indipendenza. Il presidente della Generalitat si esprimerà alle 21, ha reso noto un portavoce del governo regionale di Barcellona.

MIGLIAIA IN PIAZZA A BARCELLONA - Puigdemont è nelle prime file della manifestazione indipendentista che sta sfilando per le vie di Barcellona. Con lui ci sono il vicepresidente della Generalitat, Oriol Junqueras, il portavoce del governo Jordi Turrul, il ministro degli 'Esteri' Raul Romeva, la presidente del parlamento catalano Carme Forcadell e l'ex presidente della Generalitat, Artur Mas, oltre a molti deputati dei partiti secessionisti. Presente alla marcia anche la sindaca di Barcellona, Ada Colau. Migliaia le persone che si sono radunate radunando al paseo de Gracia.

La dimostrazione era stata organizzata per chiedere la liberazione di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, leader delle associazioni secessioniste Assemblea Nazionale Catalana (Anc) e Omnium Cultural, in carcere con l'accusa di sedizione. Ora assume un valore più forte dopo che il governo spagnolo ha chiesto al Senato l'attivazione dell'articolo 155.

HACKER CONTRO IL SITO DELLA CORTE COSTITUZIONALE - Hacker in azione contro la Corte costituzionale. Il sito web del tribunale è stato bloccato da un attacco informatico dopo le minacce arrivate dagli attivisti di Anonymous. L'attacco, di cui ha dato notizia un portavoce della Corte, è avvenuto mentre il governo di Madrid annunciava la sospensione dell'autonomia della Catalogna sulla base dell'articolo 155 della Costituzione.

Strage di poliziotti al Cairo: muoiono in 52

Sarebbero almeno 52 gli uomini delle forze di sicurezza egiziane rimasti uccisi nella sparatoria con presunti terroristi scoppiata ieri durante un blitz della polizia in un presunto covo di militanti a sudovest del Cairo. Lo hanno riferito le tv satellitari arabe riportando un nuovo bilancio non ufficiale degli scontri.

Lo scontro a fuoco è avvenuto nel distretto di al-Wahat al-Bahariya, tra il Cairo e l'oasi di Bahariya, nel governatorato di Giza. Il ministero dell'Interno del Cairo non ha ancora fornito un bilancio ufficiale, ma ha fatto sapere che "diversi terroristi sono stati uccisi".

La tv di Stato egiziana riferisce intanto di una vasta operazione delle forze di sicurezza nella zona. Secondo il giornale al-Masry al-Youm l'obiettivo dell'operazione era un presunto covo del gruppo Hasm, che in passato ha rivendicato diversi attacchi contro le forze di sicurezza egiziane e che le autorità del Cairo considerato legato al movimento dei Fratelli Musulmani.

Monaco, attacca passanti con un coltello: fermato

MONACO. È stato arrestato l'uomo sospettato di essere l'autore degli attacchi con coltello avvenuti questa mattina a Monaco. Lo riferisce la polizia tedesca. Quattro persone sono state leggermente ferite nelle aggressioni compiute da un 40enne che poi era fuggito con una bicicletta nera. L'uomo aveva colpito stamane nei pressi della stazione di Rosenheimer Platz.

Gli eventi si sono verificati nel distretto di Haidhausen, situato nell'est della città tedesca. Secondo le informazioni fornite dalle autorità, il sospetto ha attaccato sei persone in sei diversi luoghi, cinque uomini e una donna. Di questi, solo quattro sono stati feriti, ma non sono in pericolo di vita.

Brexit, Ue gela May: «Divorzio costa di più»

Theresa May esce sconfitta dal vertice europeo di Bruxelles, nel quale sperava di poter sbloccare il negoziato sulla Brexit. Il Financial Times riporta che i leader Ue hanno chiesto alla premier britannica di assumere un "impegno fermo e concreto" per aumentare il valore del cosiddetto "divorce bill", il prezzo che Londra deve pagare a Bruxelles per chiudere tutte le pendenze e gli impegni finanziari. Senza accordo sul divorce bill, hanno detto i leader europei alla May, non si potrà procedere a discutere di un futuro accordo commerciale tra Regno Unito e Ue.

Le speranze della May di poter dare una svolta al negoziato sono andate frustrate e ora la premier si trova ad affrontare settimane di braccio di ferro sulla questione finanziaria prima del decisivo vertice Ue di dicembre. All'atteggiamento intransigente tenuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron durante il vertice, si è comunque accompagnato il sostegno dei due leader per la premier britannica che all'interno dei Tories deve fronteggiare la fronda dell'ala più euroscettica del partito.

Nel corso di una conferenza stampa, May ha confermato che il Regno Unito esaminerà le richieste di Bruxelles per un accordo finanziario di 'divorzio' di 60 miliardi di euro. Le richieste della Ue, ha detto la premier, verranno valutate "riga per riga". Fino ad ora, il Regno Unito ha offerto per il divorzio una somma non superiore ai 20 miliardi di euro.

"Isis prepara un nuovo 11/9", l'allarme degli 007 americani

WASHINGTON. La segretaria per la Sicurezza interna Usa facente funzione, Elaine Duke, denuncia, in un intervento all'ambasciata americana a Londra di cui dà notizia il MailOnline, che secondo i servizi di intelligence americani l'Isis e altre organizzazioni terroristiche stanno pianificando un attentato con una "potente esplosione" per provocare il massimo numero possibile di vittime, nuovi attentati con aerei contro civili sul modello dell'11/9.

Gli attentati di questi ultimi mesi con auto e coltelli servono solo a mantenere l'interesse dei sostenitori in tutto il mondo, "per mantenere il flusso di denaro", ha affermato.

Madrid ha deciso, sabato stop all'autonomia della Catalogna

MADRID. Tempo scaduto per la Catalogna, Madrid sabato sospenderà l'autonomia della regione. Alla scadenza del secondo ultimatum che il premier Mariano Rajoy ha rivolto al presidente della Generalitat Carles Puigdemont, il governo spagnolo, insoddisfatto della risposta della Catalogna che chiede ancora il dialogo minacciando in caso contrario la dichiarazione d'indipendenza, annuncia l'attivazione sabato dell'articolo 155 e la sospensione dell'autonomia della Catalogna.

"Il governo della Spagna - si legge in un comunicato pubblicato dai media spagnoli - ha constatato alle 10 di questa mattina, ultima scadenza stabilita, il rifiuto del presidente della Generalitat della Catalogna di rispondere alla richiesta che gli era stata presentata lo scorso 11 ottobre in cui si chiedeva di dire in forma chiara e precisa se l'autorità della Catalogna avesse proceduto a dichiarare l'indipendenza di questa comunità autonoma e lo si sollecitava a ripristinare l'ordine costituzionale alterato".

"In conseguenza di ciò, il governo della Spagna - si legge - porterà avanti le procedure previste nell'articolo 155 della Costituzione per ripristinare la legalità nell'autogoverno di Catalogna. Il prossimo sabato il Consiglio dei ministri, riunito in forma straordinaria, approverà le misure che indirizzerà al Senato al fine di proteggere l'interesse generale degli spagnoli, tra cui i cittadini della Catalogna, e ripristinare l'ordine costituzionale della comunità autonoma".

Il governo - prosegue - è grato per l'appoggio delle distinte formazioni politiche con le quali sta concordando in questi momenti una risposta maggioritaria e consensuale alla sfida secessionista. Peraltro, denuncia l'atteggiamento tenuto dai responsabili della Generalitat che cercano, in modo deliberato e sistematicamente, lo scontro istituzionale a dispetto del grave danno che sta causando alla convivenza e struttura economica della Catalogna". "Il governo utilizzerà tutti i mezzi in suo potere per ripristinare quanto prima la legalità e l'ordine costituzionale, recuperare la convivenza pacifica tra cittadini e frenare il deterioramento economico che l'insicurezza giuridica sta causando in Catalogna".

Puigdemont nella lettera a Rajoy chiede invece ancora l'avvio di un dialogo. "Se il governo dello stato spagnolo persiste ad impedire il dialogo e continuare la repressione, il Parlamento della Catalogna potrà procedere, se lo considererà opportuno, a votare la dichiarazione formale di indipendenza che non votò il 10 ottobre", scrive nella lettera.

A questo proposito, Puigdemont ribadisce che "è ancora vigente" la "sospensione" della ratifica dei risultati del referendum del primo ottobre. "Lo abbiamo fatto per favorire il dialogo che le istituzioni e i leader politici di tutta Europa e di tutto il mondo continuano a chiedere a me e a Lei", afferma ancora il leader catalano ricordando che per questo nella prima lettera inviata lunedì aveva proposto a Rajoy "un incontro che però non si è svolto".

Invece dell'apertura al dialogo, da Madrid è arrivato un rafforzamento della repressione, argomenta il presidente della Generalitat, che denuncia l'arresto dei presidenti dell'Assemblea Nacional Catalana e Omnium Cultural, associazioni "conosciute per l'azione civile, pacifica e democratica". "Se nonostante questi sforzi e la nostra volontà di dialogo, che l'unica risposta sia la sospensione dell'autonomia indica che non si ha coscienza del problema e che non si desidera dialogare", conclude Puigdemont riferendosi alla decisione di Madrid di avviare l'applicazione dell'articolo 155 per sospendere l'autonomia della Catalogna.

Invalidata legge referendum Catalogna

La Corte Costituzionale spagnola ha invalidato - dichiarandola nulla e incostituzionale - la legge del referendum approvata dal parlamento catalano per convocare la consultazione elettorale dello scorso primo ottobre. Secondo i giudici, la legge invade competenze statali e lede "tra gli altri principi costituzionali, la supremazia della Costituzione, la sovranità nazionale e l'indissolubile unità della nazione spagnola", si legge in un comunicato.

Il 'Parlament' di Barcellona aveva approvato la legge il 6 settembre nel corso di una turbolenta sessione durante la quale i deputati contrari al governo indipendentista avevano abbandonato l'aula in segno di protesta. Il governo centrale di Mariano Rajoy aveva immediatamente presentato ricorso contro la legge, sospesa il giorno successivo dalla Corte costituzionale in via cautelare, così come la convocazione del referendum firmata dal capo dell'esecutivo catalano, Carles Puigdemont.

Liberata Raqqa, cade l'ultima roccaforte Isis in Siria

Le Forze siriane democratiche hanno annunciato di aver preso il controllo totale della città di Raqqa, liberandola dal sedicente Stato Islamico (Is). Lo riferisce l'emittente al-Jazeera. L'alleanza curdo araba stava combattendo da giugno per la liberazione di Raqqa, con il sostegno della Coalizione militare internazionale a guida Usa.

In precedenza l'Osservatorio siriano per i diritti umani aveva anticipato la liberazione completa di Raqqa, che l'Is aveva eletto a capitale del suo autoproclamato Califfato. La battaglia per liberare Raqqa è iniziata a giugno. La città era controllata dall'Is dal 2014 e si ritiene che da qui i miliziani pianificassero gli attacchi all'estero.

Il portavoce delle Forze siriane democratiche, Talal Silo, ha detto alla Dpa che le operazioni militari a Raqqa sono terminate. L'alleanza curdo araba, ha aggiunto, sta perlustrando la città per individuare eventuali cellule dormienti dell'Is.

Inoltre sono in corso le operazioni per mettere in sicurezza lo stadio di Raqqa, ripulendolo dalle mine disseminate dai jihadisti, come spiega Rojda Felat, comandante delle operazioni delle Forze siriane democratiche a Raqqa. Intanto sullo stadio di Raqqa è stata issata la bandiera dell'Ypg, le Unità di protezione del popolo curdo, la più potente delle fazioni che compongono l'alleanza curdo araba.

«Tutti sapevano», parla lo sceneggiatore di Weinstein

Il comportamento di Harvey Weinstein? "Tutti ne erano a conoscenza". Lo sostiene Scott Rosenberg, sceneggiatore molto vicino a Weinstein, che con un lunghissimo post su Facebook ha deciso di dire la sua riguardo lo scandalo sessuale che ha travolto il produttore. Il post, una specie di 'poesia' di più di 1.500 parole, è stato poi cancellato da Facebook ma secondo quanto riporta la stampa statunitense, con esso il regista ha voluto specificare che né lui né altri sapevano delle accuse di stupro rivolte a Weinstein, ma che ad essere noto era piuttosto il "comportamento eccessivamente aggressivo" del produttore.

"Sapevamo della sua fame. Non c'era niente di segreto nella sua voracità" e nel sostenerlo, Rosenberg non nega le sue responsabilità. Partendo da un personale racconto delle sue relazioni con Weinstein, lo sceneggiatore parla dei vantaggi che lui e i suoi colleghi potevano trarre dal 'chiudere un occhio' su certe cose. Ma, e lo ripete per 4 volte, "direttori, agenti, attori, giornalisti e politici. Tutti sapevano. Come faccio ad esserne sicuro? Perché ero lì. E vi ho visti. Tutti voi". "Tutti conoscevamo qualcuno che aveva ricevuto le sue avances. Ma ridevamo della sua arroganza, la vedevamo come una grottesca esibizione di potere. Per noi era molto più semplice credere questo, perché Harvey ci ha fatto vivere i momenti migliori e la gallina dalle uova d'oro non capita molte volte nella vita".

Rosenberg, quindi, confessa quella orribile verità che si cela dietro quest'incubo: tutti, compreso lui, si sono aggrappati a delle scuse pur di non pugnalare uno degli uomini più potenti di Hollywood. Ma che avremmo dovuto fare? A chi avremmo dovuto dirlo? Harvey aveva la stampa in pugno. Avremmo dovuto chiamare la polizia? Per dire cosa? Le vittime hanno scelto di non parlare, ma se lo avessero fatto con i loro agenti, questi ultimi gli avrebbero consigliato di tacere". Le persone che sapevano erano infatti anche quelle che grazie a Weinstein stavano "troppo bene, facevano un lavoro straordinario e lavoravano a film meravigliosi".

"Il comportamento di Harvey è la cosa più riprovevole, ma altrettanto scandaloso è l'atteggiamento di chi ora nega e condanna fingendo di non sapere nulla". Nel suo post, Rosenberg dice qualcosa che in molti, tra chi lavora nel suo stesso settore, non ha avuto il coraggio di dire: "Mi dispiace per le donne che hanno dovuto subire tutto questo. Il loro coraggio ha acceso la luce sulla mia vergogna: alla fine dei giochi, anche io sono stato un complice".

Malta, autobomba uccide giornalista: indagava su Panama Papers

La giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia è rimasta uccisa questo pomeriggio nell'esplosione della sua auto a Bidnija, nella parte centro-settentrionale di Malta. Lo riferisce il Times of Malta, citando fonti a conoscenza dell'accaduto. La giornalista aveva indagato sul coinvolgimento di personalità maltesi nei cosiddetti Panama Papers.

La polizia, riporta il sito del quotidiano, è stata avvertita dell'incidente poco dopo le 15. Non è ancora chiaro cosa abbia provocato la potente esplosione, che ha disseminato i rottami dell'auto della giornalista, una Peugeot 108, nell'area circostante.

La polizia non ha ancora identificato ufficialmente il cadavere carbonizzato ritrovato all'interno dell'auto. L'emittente Tvm riferisce che la giornalista 15 giorni fa aveva denunciato alla polizia di essere stata minacciata.

Galizia viveva a Bidnija, a poca distanza dal luogo dell'esplosione. Secondo fonti citate dal Times of Malta, uno dei figli avrebbe udito l'esplosione e sarebbe corso fuori casa per vedere cosa era accaduto. Sulla scena sono presenti la polizia scientifica, i vigili del fuoco ed esperti di esplosivi, oltre a numerosi investigatori della polizia maltese. Il premier maltese Joseph Muscat, oggetto delle inchieste della giornalista, ha condannato il "barbaro attacco", del quale si è detto scioccato. In una nota la presidente maltese Marie-Louise Coleiro Preca ha espresso solidarietà al marito e ai figli della giornalista uccisa.

La Caruana Galizia era nota per le sue inchieste e per il suo blog 'Running Commentary'. Aveva iniziato la sua carriera nel 1987 per l'edizione domenicale del Times of Malta, per poi diventare condirettore del Malta Independent, nel quale era successivamente passata al ruolo di editorialista. Aveva anche diretto la rivista Taste&Flair. E' stato però il suo blog a proiettarla al centro dell'attenzione del pubblico.

La giornalista maltese fu la prima a dare la notizia del coinvolgimento di Konrad Mizzi e Keith Schembri’, rispettivamente capo dello staff di Muscat e ministro dell'Energia e della Salute, nei Panama Papers. Quest'anno, la giornalista attraverso il suo blog aveva sostenuto che la società panamense Egrant era di proprietà di Michelle Muscat, moglie del primo ministro maltese. Lo scandalo aveva portato alle elezioni anticipate di giugno, vinte nuovamente dai Laburisti di Muscat.

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