Martedì 28 Marzo 2017 - 0:26

Parigi, giovane pestato e violentato dalla polizia

PARIGI. Non si placano le proteste ad Aulnay-sous-Bois, nella periferia Parigi, a pochi passi dall'aeroporto Roissy Charles De Gaulle, dove in centinaia sono scesi in strada da giorni per protestare contro l'aggressione di cui è stato vittima Théo, un ragazzo di 22 anni, pestato e violentato dalla polizia la settimana scorsa. Secondo quando ricostruito dalla vittima in un documento audio consegnato dal suo avvocato a 'BfmTv', Théo si sarebbe ritrovato coinvolto per caso in un'operazione della polizia nel quartiere 'Rose des Vents'.

Secondo la ricostruzione del ragazzo, dopo la richiesta dei documenti d'identità, la polizia l'avrebbe scaraventato a terra e riempito di manganellate. A immortalare la scena sono state delle telecamere di sorveglianza installate di fronte al luogo dell'aggressione. Una volta diffuso dai media, il video ha provocato un'ondata di proteste nella periferia parigina.

Nella testimonianza fatta dal letto d'ospedale, Théo ha rievocato i colpi, gli insulti e le vessazioni che ha subito da parte della polizia, raccontando in particolare di un agente che l'avrebbe violentato con il manganello, procurandogli una profonda ferita nel retto. "Non ho cercato di fuggire, mi hanno aggredito in tre - ha spiegato Théo - Agli agenti ho chiesto 'perché mi state facendo questo?', ma loro non hanno risposto, mi hanno ricoperto di ingiurie".

Il giovane si è quindi soffermato sull'agente che l'ha ferito "volontariamente" nell'ano con il manganello. Una ferita profonda, che l'ha costretto a una operazione d'urgenza. "Mi hanno messo dei gas lacrimogeni in testa, nella bocca, mi hanno preso la testa a manganellate - continua il 22enne - Ma avevo talmente male alle natiche che quel dolore, in confronto, mi sembrava effimero (...) non riuscivo a camminare, credevo che sarei morto".

Davanti al Louvre con il machete aggredisce militari: ferito

Quattro militari sono stati aggrediti a colpi di machete vicino al Carrousel del Louvre, il centro commerciale sotterraneo situato vicino all'ingresso del museo, nel primo arrondissement di Parigi. Due di questi sarebbero rimasti leggermente feriti. Un soldato ha risposto aprendo il fuoco con cinque colpi di arma da fuoco e ha gravemente ferito all'addome l'aggressore che, con due zainetti, ha urlato 'Allah Akbar', riferisce sul sito 'RTL', precisando che gli artificieri intervenuti sul luogo dopo l'aggressione non hanno trovato tracce di esplosivo. Una "seconda persona dal comportamento sospetto sarebbe stata fermata" dopo l'attacco contro i militari impegnati in un pattugliamento nel quadro dell'operazione 'Sentinelle'. A renderlo noto è stato il portavoce del ministero dell'Interno, Pierre-Henri Brandet. Sull'account Twitter, il ministero dell'Interno francese ha diffuso una nota in cui esorta a lasciare la "priorità all'intervento delle forze di sicurezza e soccorso" a seguito di "un evento grave di pubblica sicurezza". Un'aggressione selvaggia. Così François Hollande ha descritto l'attacco avvenuto oggi al Louvre, in un comunicato diffuso dall'Eliseo: "Davanti all'aggressione selvaggia compiuta questa mattina al Carrousel du Louvre, la cui natura ha portato la sezione antiterrorismo della procura ad aprire un'inchiesta per tentato omicidio, il Presidente della Repubblica saluta il coraggio e la determinazione di cui hanno dato prova i militari per neutralizzare l'aggressore".

Blitz anti-Isis in Germania: 3 arresti

BERLINO. La polizia tedesca ha confermato l'arresto di tre sospetti terroristi ieri a Berlino. La notizia era stata anticipata dalla Bild, secondo cui non ci sono al momento indizi di piani concreti di compiere un attentato in Germania. La procura però - si legge - indaga su presunti preparativi di un atto violento contro il paese. I tre, secondo gli inquirenti citati dal giornale, si stavano preparando per trasferirsi a breve in una zona di guerra ed avrebbero legami stretti con l'Is in Iraq e Siria. Tra le sedi perquisite dalle forze tedesche, precisa il quotidiano, anche la moschea 'Fussilet', a Berlin-Moabit, con cui i tre sarebbero stati in contatto.

Una delle tre persone arrestate, un tunisino di 36 anni, accusato di essere un reclutatore per conto dell'Is, era ricercato in Tunisia per il suo presunto ruolo nell'attacco del 18 marzo del 2015 contro il museo del Bardo di Tunisi, come ha reso noto la procura federale tedesca. In quell'attacco morirono 24 persone, tra cui quattro italiani.

L’Onu contro Trump: un gesto meschino

Le Nazioni Unite all'attacco di Donald Trump. In un tweet, l'Alto commissario per i diritti umani, il giordano Zeid Raad Al Hussein, ha definito l'ordine esecutivo del presidente degli Stati Uniti su rifugiati e musulmani "meschino" e ha qualificato "la discriminazione basata sulla nazionalità contraria ai diritti umani". Non solo, secondo al Hussein, quel bando "manca di generosità" e rappresenta "uno spreco di risorse" che invece potrebbero essere utilizzate "nella lotta contro il terrorismo".

Sulla questione interviene anche l'Ue.L'Unione Europea "non discrimina" le persone sulla base della "nazionalità, della razza o della religione", in nessun campo, e la Commissione Europea sta esaminando la situazione, dopo l'ordinanza esecutiva di Trump, per verificare che non colpisca i cittadini europei che abbiano anche la nazionalità di uno dei Paesi interessati dall'ordinanza. Lo ha detto il portavoce capo della Commissione Europea, Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. 

"In questa fase - ha affermato Schinas - la situazione non è chiara: siamo impegnati nel processo di stabilire se l'ordinanza esecutiva ha delle conseguenze sui cittadini dell'Ue con la doppia nazionalità. Ci arrivano input contrastanti e i nostri legali stanno lavorando. Ci accerteremo che non ci siano discriminazioni nei confronti dei nostri cittadini".

"Questa è l'Unione Europea e nell'Ue noi non discriminiamo sulla base della nazionalità, della razza o della religione. Non solo per quanto riguarda l'asilo, ma in tutte le altre nostre politiche. La Commissione e il presidente Jean-Claude Juncker hanno coerentemente sottolineato il nostro attaccamento a questi principi", ha concluso Schinas. 

Canada, spari in moschea: 6 morti

ROMA. È di 6 morti e 8 feriti il bilancio di una sparatoria all'interno di una moschea - il Centro culturale islamico di Québec - nella città sudorientale canadese: stando alla CBCNews, decine di fedeli erano riuniti all'interno della moschea per la preghiera della sera quando, poco prima delle 20 ora locale, è iniziata la sparatoria. La polizia ha parlato di due arresti e della possibile esistenza di un terzo sospetto: si indaga per terrorismo.
Stando alle ricostruzioni dei fedeli, almeno due uomini armati e con il volto coperto hanno fatto irruzione nel Centro islamico di Québec City ed aperto il fuoco sui fedeli, riuniti per la preghiera della sera, poco prima delle venti di ieri, la scorsa notte in Italia.
"Questa gente va pacificamente a pregare ogni giorno ma ora qualcuno di loro non tornerà mai più a casa dalla preghiera". A parlare in questi termini è Mohamed Yangui, presidente della moschea di Québec City. Yangui ha raccontato di essere stato chiamato all'obitorio per il riconoscimento dei corpi e ha riferito di un grosso dispiegamento di forze dell'ordine attorno al Centro Culturale Islamico. La stessa moschea attaccata oggi era stata presa di mira a giugno, quando davanti all'edificio era stata lasciata una testa di maiale, animale le cui carni sono vietate e considerate impure dall'Islam.

TRUDEAU - Il premier canadese Justin Trudeau ha descritto la sparatoria parlando di "attacco terroristico", riferisce la Bbc. Trudeau ha detto di aver appreso la notizia con "shock tremendo, tristezza e rabbia".
"Condanniamo questo attacco terroristico contro i musulmani in un centro di culto e rifugio", ha affermato con una dichiarazione Trudeau. "Mentre le autorità continuano ad indagare e i dettagli vengono confermati, è straziante assistere a tanta violenza insensata . La diversità è la nostra forza e la tolleranza religiosa è un valore che noi, come canadesi, abbiamo a cuore".

Stop a immigrazione, proteste contro Trump. Lui: «Guardate caos in Europa»

WASHINGTON. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump difende la decisione di chiudere i confini ai cittadini provenienti da sette Paesi musulmani, decisione che sta scatenando proteste in tutto il mondo. "Il nostro Paese - ha scritto su Twitter - ha bisogno di confini forti e di controlli estremi, adesso". "Guardate quello che sta succedendo in tutta Europa - ha denunciato Trump - e in tutto il mondo, un caos orribile".

Il tweet del neopresidente Usa arriva dopo l'ordinanza di sospensione del provvedimento emessa dal tribunale di New York e riguarda coloro che sono già nel presenti, o in transito e hanno un visto regolare. Il Giudice M. Donnelly ha motivato la sua decisione ritenendo che la mancanza di soggiorno sul suolo americano avrebbe potuto creare ''danni sostanziali e irreparabili per i rifugiati''.

''Donald Trump ha subito la sua prima perdita in tribunale'' ha detto Anthony D Romero, direttore della American Civil Liberties Union (ACLU), che ha denunciato il caso.

La cancelliera tedesca Angela Merkel ritiene "non giustificato" il bando imposto dal presidente Trump, fa sapere il suo portavoce, Steffen Seibert. La cancelliera "è convinta che la necessaria lotta risoluta contro il terrorismo non giustifichi un generale sospetto contro persone con un certo retroterra e o una certa fede", ha affermato Seibert a Berlino.

"L'Italia è ancorata ai propri valori. Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione. Sono i pilastri dell'Europa", scrive il premier Paolo Gentiloni su Twitter.

Anche Theresa May ha stigmatizzato l'ordine di Trump. "La politica d'immigrazione negli Stati Uniti è una questione del governo degli Stati Uniti, così come la politica d'immigrazione di questo paese deve essere decisa dal nostro governo. Ma non siamo d'accordo con questo tipo d'approccio e non è quello che prenderemo", ha detto un portavoce di Downing Street. Londra si rivolgerà alle autorità americane, nel caso il bando colpisca cittadini britannici, ha aggiunto il portavoce.

Trump è di parola: primi stop agli immigrati

WASHINGTON. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato la firma di un ordine esecutivo in materia di immigrazione che prevede controlli rafforzati alle frontiere per fermare eventuali "terroristi islamici radicali". In particolare viene sospeso per tre mesi l'ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di sette paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen.

E i primi effetti si sono già fatti sentire: le autorità egiziane hanno impedito a cinque cittadini iracheni e uno yemenita - già in possesso del visto di ingresso per entrare negli Stati Uniti - di imbarcarsi oggi per New York. I sei erano arrivati al Cairo dove avrebbero dovuto prendere un volo delle linee aeree egiziane con destinazione aeroporto JF Kennedy a New York.

In seguito alla firma dell'ordine esecutivo di Trump, l'Austria sta annullando i visti per gli iraniani diretti negli Stati Uniti, compresi i membri delle minoranze non musulmane.

Anche la compagnia aerea olandese Klm ha rifiutato di imbarcare sette passeggeri diretti negli Stati Uniti. "Il vettore avrebbe voluto prendere i passeggeri, ma non ha senso farlo", ha detto un portavoce di Klm all'agenzia di stampa olandese Anp, aggiungendo che i due passeggeri in partenza da Amsterdam e i cinque in partenza da altri terminal non sarebbero potuti rimanere negli Stati Uniti dopo l'atterraggio, pur avendo i visti validi per partire.

Ad applicare il decreto è inoltre la compagnia aerea Swiss. "Non abbiamo altra scelta", ha affermato alla Rts il direttore generale per la Svizzera romanda Lorenzo Stoll. "Abbiamo l'obbligo legale di applicare il decreto", ha dichiarato Stoll precisando tuttavia che il numero di cittadini dei sette paesi coinvolti che viaggiano con Swiss per recarsi negli Usa è molto basso.

Intanto, è stato rilasciato Hameed Khalid Darweesh, uno dei due cittadini iracheni in possesso di visto per entrare negli Stati Uniti, arrestati al loro arrivo a New York in seguito al decreto di Trump. Lo scrive la Cnn online. L'uomo, che ha lavorato come interprete per conto del governo Usa in Iraq per 10 anni, ha avviato insieme all'altro iracheno fermato un'azione legale contro il presidente americano, poiché in possesso di visti validi.

"Vogliamo essere sicuri - ha detto Trump, ieri durante la cerimonia al Pentagono di investitura del segretario alla Difesa James Mattis - di non avere nel nostro Paese le stesse minacce che hanno i nostri soldati all'estero", e ha ammonito: "Non dimenticheremo mai la lezione dell'11 settembre".

Nel motivare il suo ordine esecutivo in cui viene sospeso, "fino a ulteriore determinazione" l'ingresso dei rifugiati provenienti dalla Siria, il presidente americano Donald Trump ha affermato che "l'ingresso di cittadini e rifugiati siriani" è "dannoso per gli interessi del Paese".

L'annuncio di Trump: inizia la costruzione del muro con il Messico

WASHINGTON. "Grande giorno per la sicurezza nazionale. Tra le tante cose, costruiremo il muro!". E' quanto ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annunciando per oggi la firma di un ordine esecutivo che aprirà la strada alla edificazione di una barriera al confine meridionale. Nella stessa occasione, scrive il Washington Post, Trump firmerà ordini per dare il via a un giro di vite sulle "città santuario", dove gli amministratori locali si sono rifiutati di consegnare gli immigrati irregolari per l'espulsione, oltre a una direttiva per bloccare l'arrivo di profughi non solo dalla Siria ma anche da altri Paesi a maggioranza musulmana considerati "esposti al terrorismo".

Brexit, la Corte Suprema boccia il Governo: serve il voto del Parlamento

LONDRA. Il Governo britannico ha perso l'appello presentato davanti alla Corte Suprema del Regno Unito riguardo al diritto di attivare l'Articolo 50 del Trattato di Lisbona senza consultare il Parlamento. Gli 11 giudici della Corte, ha riferito il presidente della Corte Lord Neuberger nel leggere il verdetto, hanno confermato con una maggioranza di 8 a 3 la precedente sentenza dell'Alta Corte, che ha stabilito la necessità di un passaggio parlamentare prima dell'attivazione dell'Articolo 50, che darà ufficialmente inizio al processo di uscita dall'Unione europea.
"Il governo non può attivare l'Articolo 50 senza un atto del Parlamento", ha affermato Lord Neuberger. L'uscita dalla Ue, ha spiegato il presidente della Corte Suprema, comporterebbe un cambiamento fondamentale nel Regno Unito, recidendo la fonte del diritto Ue, incidendo così sui diritti dei cittadini britannici. La Corte ha anche stabilito che il governo non deve invece consultare preventivamente le amministrazioni delle regioni autonome che compongono il Regno Unito: Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Trump replica alla marcia delle donne: «Le proteste? Perché non hanno votato?»

WASHINGTON. "Ho visto le proteste di ieri, ma ho come l'impressione che si sia appena svolta una elezione. Perché questa gente non è andata a votare" lo scorso 8 novembre? È la domanda che si pone ironicamente Donald Trump, riferendosi a chi ha partecipato alle manifestazioni contro di lui.

 

"Le celebrità fanno davvero male alla causa", ha scritto in un tweet in cui punta il dito contro le star che si sono esibite ieri (e che avevano sostenuto la rivale Hillary Clinton).

 

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