Domenica 22 Luglio 2018 - 12:42

Turchia, Erdogan rieletto

Recep Tayyip Erdogan ha superato l'ostacolo più difficile dei suoi 15 anni di potere, con una chiara vittoria nelle elezioni di domenica. Dopo l'annuncio fatto dallo stesso Erdogan nella notte, è giunta la conferma della Commissione elettorale. Con circa il 98 per cento dei voti scrutinati, Erdogan ha ottenuto la "maggioranza assoluta dei voti validi", ha dichiarato il responsabile del Consiglio supremo elettorale, Sadi Guven.

Per la prima volta nella storia della Turchia, le elezioni presidenziali si sono svolte contemporaneamente a quelle legislative. Erdogan ha vinto la sua scommessa e il successo elettorale gli consente la definitiva trasformazione del sistema politico del Paese. Le elezioni completano la transizione verso la repubblica presidenziale di stampo autoritario. Il nuovo sistema, che nel 2017 è stato approvato con un margine ristretto in un referendum costituzionale, abolisce la figura del primo ministro, per assegnare al presidente il doppio ruolo di capo di stato e di governo.

"Il nostro popolo mi ha assegnato la presidenza e un ruolo esecutivo. Spero che nessuno tenti di cancellare il risultato delle elezioni per mascherare il proprio fallimento", ha detto Erdogan nel discorso della vittoria a Istanbul, prima che i risultati ufficiali venissero annunciati. Per la prima volta in Turchia, l'opposizione frammentata era riuscita ad unirsi contro Erdogan, minacciandone il potere e sperando di potere almeno arrivare al voto di ballottaggio previsto per l'8 luglio.

«Populisti come lebbra», nuovo scontro Francia-Italia

Emmanuel Macron ancora contro i populisti, anche italiani, che comunque non cita esplicitamente. "Voi li vedete crescere come una lebbra - ha detto il presidente francese in un discorso a Quimper - un po' dappertutto in Europa, nei Paesi in cui non pensavamo fosse possibile vederli tornare. I nostri amici vicini dicono le cose peggiori e ci abituiamo. Fanno le peggiori provocazioni e nessuno si scandalizza".

Macron ha esortato a "combattere e denunciare, senza dividerci" e a stigmatizzare "il nazionalismo che rinasce" o "i confini chiusi che alcuni propongono". "Ho bisogno di queste terre che credono nell'Europa, ho bisogno dei francesi che credono in questo progetto perché conoscono la nostra storia, perché conoscono il prezzo del nazionalismo, perché conoscono il costo della stupidità, perché sanno che possiamo guardare le paure in faccia e cercare di affrontarle in un modo che è sempre più difficile, perché nessuno è mai soddisfatto. Ma chi è più responsabile di chi gioca con le paure?".

Immediata la replica del vicepremier Luigi Di Maio che su Facebook definisce le parole di Macron "offensive e fuori luogo". "La vera lebbra è l'ipocrisia di chi respinge gli immigrati a Ventimiglia - aggiunge - e vuole farci la morale sul diritto sacrosanto di chiedere una equa ripartizione dei migranti. La solidarietà o è europea o non è".

"Gli insulti dei chiacchieroni Macron e Saviano non mi toccano, anzi mi fanno forza. Mentre loro parlano, io oggi sto lavorando per bloccare il traffico di immigrati clandestini nel Mediterraneo e per restituire agli italiani le numerose ville sequestrate ai mafiosi. C'è chi parla, c'è chi fa. Bacioni", scrive dal canto suo il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, su Facebook.

Usa fuori da Consiglio diritti umani Onu

Gli Stati Uniti si sono ritirati dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Lo ha annunciato l'ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite Nikki Haley, accusando l'istituzione di essere "un protettore dei molestatori dei diritti umani e un pozzo nero di pregiudizi politici". Il ritiro è arrivato mentre l'amministrazione Trump è sotto il fuoco di un'intensa critica per la sua politiche di "tolleranza zero" adottata al confine con il Messico, dove nelle ultime settimane le autorità stanno separando i bambini dai genitori che cercano di entrare illegalmente negli Stati Uniti. Intanto la Russia ha avanzato la sua candidatura per il seggio del Consiglio per i diritti umani, perso alle elezioni del 2016 per le proteste innescate dal suo sostegno al regime siriano.

USA - "Voglio chiarire che questo passo non è un ritiro dal nostro impegno sul fronte dei diritti umani - ha detto la Haley -. Assumiamo questa iniziativa perché il nostro impegno su questo fronte non ci consente di continuare a far parte di un'organizzazione ipocrita e egoista che deride i diritti umani". Haley ha ammesso che gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere nessun'altra nazione a sostenere apertamente gli sforzi di Washington per riformare il Consiglio, "un'organizzazione non degna del suo nome". Ma "nessun altro paese ha avuto il coraggio di unirsi alla nostra lotta". "Quando abbiamo chiarito che avremmo fortemente perseguito la riforma del Consiglio paesi come Russia, Cina, Cuba ed Egitto hanno tentato di minare i nostri sforzi", ha tuonato l'ambasciatrice, criticando quei paesi che condividono gli stessi valori degli Stati Uniti, ma "non volevano mettere seriamente in dubbio lo status quo".

"Guarda i membri del consiglio e vedi una spaventosa mancanza di rispetto per i più elementari diritti", ha detto Haley citando Venezuela, Cina, Cuba e Repubblica Democratica del Congo, ammesso come membro malgrado la scoperta di fosse comuni. Questa arena "è eccessivamente focalizzata e infinitamente ostile verso Israele" che, afferma, "è una chiara dimostrazione che il consiglio è guidato da intenzioni politiche e non dai diritti dell'uomo".

ONU - Poco dopo l'annuncio degli Stati Uniti, il segretario generale Antonio Guterres ha espresso il suo rammarico, spiegando che "avrebbe preferito che gli Stati Uniti rimanessero nel Consiglio per i diritti umani". "L'architettura delle Nazioni Unite sui diritti umani svolge un ruolo molto importante nella loro promozione e protezione in tutto il mondo", ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Stephane Dujarric. Anche l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Ra'ad Al Hussein ha definito il ritiro degli Stati Uniti "deludente, se non addirittura sorprendente". "Dato lo stato dei diritti umani nel mondo di oggi, gli Stati Uniti dovrebbero intensificare e non fare un passo indietro", ha scritto Zeid su Twitter.

RUSSIA - Intanto la Russia, dopo l'annuncio degli Stati Uniti, ha avanzato la sua candidatura per il seggio del Consiglio per i diritti umani. La missione di Mosca all'Onu ha accusato gli Stati Uniti di aver cercato di trasformare il Consiglio in uno "strumento per promuovere i loro interessi" e assicurato la sua intenzione di "proseguire il suo lavoro efficace" nel Consiglio. "Per questo ha presentato la sua candidatura in vista delle elezioni per il seggio per il periodo 2021-2023", precisa la missione di Mosca all'Onu. La Russia aveva perso il suo seggio alle elezioni del 2016, per le proteste innescate dal suo sostegno al regime siriano.

HUMAN RIGHTS WATCH - Questa decisione "metterà il paese ai margini delle iniziative globali cruciali per difendere i diritti umani", ha deplorato l'organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, affermando in una dichiarazione che l'Unhcr "ha svolto un ruolo importante in paesi come la Corea del Nord, la Siria, la Birmania e il Sud Sudan". "Ma Donald Trump è interessato solo a difendere Israele", ha detto la Ong.

ISRAELE - Israele ha accolto l'annuncio del ritiro degli Stati Uniti dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, elogiando la mossa come una "decisione coraggiosa contro l'ipocrisia e le bugie" dell'organismo internazionale. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato la mossa di Washington, definendo il consiglio "un'organizzazione parziale, ostile, anti-israeliana che ha tradito la sua missione di proteggere i diritti umani". "Invece che occuparsi dei regimi che sistematicamente violano i diritti umani, quel Consiglio si è ossessivamente fissato con Israele, l'unica vera democrazia del Medio Oriente", si legge in una dichiarazione dell'ufficio del Primo ministro. "La decisione degli Stati Uniti di lasciare questo corpo prevenuto è un'affermazione inequivocabile che è troppo". "Israele ringrazia il presidente Trump, il segretario Pompeo e l'ambasciatore Haley per la loro coraggiosa decisione contro l'ipocrisia e le menzogne ​​del cosiddetto Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani", afferma ancora la nota.

PALESTINESI - Nuove critiche agli Stati Uniti arrivano dall'Autorità nazionale palestinese. "Il ritiro degli Usa dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite mostra il punto fino a cui questa Amministrazione è disposta a spingersi per proteggere Israele dalle sue responsabilità", afferma una nota del ministero degli Esteri rilanciata dall'agenzia di stampa ufficiale palestinese Wafa. Le autorità palestinesi esprimono la speranza che la decisione degli Usa "non influenzi il Consiglio né intacchi la determinazione dei suoi componenti" e insistono "sull'universalità dei diritti umani e sull'obbligo di tutti gli Stati di rispettare i diritti umani".

Per i palestinesi la decisione Usa è "un ulteriore passo contro i diritti dei palestinesi che non farà altro che incoraggiare ulteriormente Israele a persistere nelle sue vergognose violazioni dei diritti umani, consolidando la cultura dell'impunità". "Il fatto che questa Amministrazione consideri il Consiglio un organismo fazioso perché sta tentando di fare il suo lavoro in relazione ai diritti umani palestinesi dimostra ancor di più - si legge - la determinazione di questa Amministrazione a essere parte del conflitto, ponendo il suo peso politico a discapito delle vite e dei diritti dei palestinesi".

Il Canada legalizza la marijuana

Il Parlamento canadese ha approvato la legge che legalizza l'uso della cannabis per scopo ricreativo. Il Cannabis Act è stato approvato dal Senato con 52 voti favorevoli e 29 contrari. Le nuove norme - che regolano le modalità di coltivazione, distribuzione e vendita - entreranno in vigore entro settembre. Dopo l'Uruguay, che approvò l'uso ricreativo della cannabis nel 2013, il Canada è la seconda nazione al mondo a varare un provvedimento simile a livello nazionale. L'uso per scopi medici è legale dal 2001.

Nell'annunciare l'approvazione della legge, il premier canadese Justin Trudeau su Twitter ha scritto che finora "è stato troppo facile per i nostri ragazzi ottenere la marijuana e troppo facile per i criminali ricavarne profitto. Oggi abbiamo cambiato le cose". Secondo i dati statistici, nel 2015 i canadesi hanno speso circa 6 miliardi di dollari (4,5 miliardi di dollari Usa) per l'acquisto di cannabis, più di quanto è stato speso per l'acquisto di vino.

Il pianto dei bimbi migranti strappati ai genitori

Bambini che piangono e urlano dopo essere stati strappati ai genitori. Sta scuotendo l'America l'audio diffuso dalla testata indipendente non-profit ProPublica che sarebbe stato registrato la scorsa settimana all'interno di una struttura per la protezione delle frontiere e doganali degli Stati Uniti. I piccoli, una decina di centroamericani, singhiozzano disperati dopo essere stati separati dalla famiglia.

"Molti di loro - si legge nell'articolo della testata indipendente che accompagna l'audio - sembrano piangere così forte da riuscire a malapena a respirare. Gridano "Mamma" e "Papà"ancora e ancora, come se non conoscessero altre parole". A un certo punto si sente la voce di un agente che dice: "Bene, abbiamo un'orchestra qui". E poi aggiunge: "Quello che manca è un direttore d'orchestra."

La persona che ha fatto la registrazione, chiedendo di rimanere anonima, ha dato l'audio a Jennifer Harbury, avvocato per i diritti civili, che a sua volta lo ha fornito a ProPublica.

La politica di "tolleranza zero" messa in capo dal presidente americano Donald Trump, intesa a scoraggiare gli immigrati clandestini, ha fatto sì che quasi 2000 bambini da aprile a fine maggio siano stati separati dai loro genitori. Contro la linea dura sui migranti voluta da Trump si è schierata ieri anche la first lady. Melania, ha dichiarato alla Cnn la sua portavoce Stephanie Grisham, "crede che dobbiamo essere un paese che segue tutte le leggi, ma anche un paese che governa con cuore".

Le Pen deve restituire 300mila euro a Parlamento Ue

Marine Le Pen dovrà restituire al Parlamento Europeo, del quale è stata membro dal 2009 al 2017, poco meno di 300mila euro (298.497,87 euro), somma "indebitamente" versata dalla fine del 2010 all'inizio del 2016 a un'assistente parlamentare locale: secondo l'Aula di Strasburgo, la politica francese non avrebbe fornito prove dell'esistenza di un'attività dell'assistente che fosse "direttamente" ed "esclusivamente" connessa al suo mandato di europarlamentare, come prevede il regolamento.

Lo ha deciso il Tribunale dell'Ue, cui Marine Le Pen si era rivolta contestando la decisione dell'Europarlamento: i giudici di Lussemburgo oggi hanno respinto "integralmente" le tesi avanzate dalla ex eurodeputata, che oggi siede nell'Assemblea Nazionale francese.

Per il Tribunale, è agli eurodeputati, e non al Parlamento, che spetta provare che gli importi percepiti sono stati utilizzati per coprire le spese effettivamente sostenute e derivanti "integralmente ed esclusivamente" dall’impiego dei loro assistenti. E Marine Le Pen "non ha provato una qualsivoglia attività svolta dall’assistente parlamentare a titolo di assistenza parlamentare, circostanza che lei stessa ha del resto riconosciuto in udienza".

In particolare, Marine Le Pen "non ha fornito alcun elemento tale da dimostrare un’assistenza diretta che le sia stata fornita nei locali del Parlamento dalla propria assistente parlamentare, non essendo sufficiente a tal fine la mera presenza, asserita ma non dimostrata, di quest’ultima nei locali del Parlamento (e il Parlamento ha del resto osservato in udienza che non era possibile che un’assistente parlamentare entrasse nei locali del Parlamento utilizzando il passaggio riservato ai deputati)".

Inoltre, osservano ancora i giudici di Lussemburgo, "sebbene la signora Le Pen sostenga che la propria assistente parlamentare disponeva di un domicilio ufficiale ed effettivo presso uno dei suoi amici a Bruxelles", si limita alla "mera affermazione", senza produrre "alcun elemento tale da corroborare quanto asserito". Infine, secondo il Tribunale, Marine Le Pen "non è stata oggetto di un trattamento discriminatorio e parziale, dato che non ha apportato alcun elemento di prova che consenta di ritenere che solo gli eurodeputati del Front National siano stati oggetto, attualmente o in passato, di simili procedimenti avviati dal Parlamento".

Melania contro Trump

La first lady Melania Trump scende in campo contro la linea dura sui migranti voluta dal marito Donald Trump, che prevede di separare genitori e bambini che entrano illegalmente nel paese. Melania "odia vedere bambini separati dalle loro famiglie e spera che entrambi gli schieramenti possano alla fine unirsi per ottenere una riforma migratoria di successo", ha dichiarato alla Cnn la sua portavoce Stephanie Grisham.

La politica di "tolleranza zero" messa in capo da Trump, intesa a scoraggiare gli immigrati clandestini, ha fatto sì che quasi duemila bambini da aprile a fine maggio siano stati separati dai loro genitori. La first lady "crede che dobbiamo essere un paese che segue tutte le leggi, ma anche un paese che governa con cuore", ha aggiunto la portavoce.

In una rubrica per il Washington Post, anche la moglie dell'ex presidente repubblicano George W. Bush, Laura, ha affermato che la politica è "crudele" e "immorale". "Queste immagini ricordano misteriosamente i campi di internamento americani giapponesi della seconda guerra mondiale, ora considerati uno degli episodi più vergognosi della storia degli Stati Uniti", ha scritto.

Una donna urla «Allah Akbar» e accoltella 2 persone

ROMA.  Paura in Costa Azzurra. Una donna è stata arrestata a Seyne-sur-Mer dopo aver ferito con un'arma da taglio due persone alla cassa di un supermercato, urlando "Allah Akbar!". Lo riportano i media francesi. La donna ha ferito al torace un cliente del supermercato della località situata nel dipartimento del Varo, regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra: l'uomo è ora ricoverato in ospedale assieme ad una cassiera, colpita in modo meno grave.

Stallone indagato per molestie

Sylvester Stallone finisce sotto accusa. L'attore statunitense, 71 anni, è indagato dalla procura di Los Angeles a seguito di una denuncia per presunte molestie sessuali. I fatti risalgono agli anni '90 ma solo lo scorso novembre sono stati denunciati alla polizia di Santa Monica. Lo riferisce la 'Cnn'.

Ad occuparsi della vicenda è una squadra specializzata in crimini sessuali. "L'ufficio del procuratore distrettuale di Los Angeles sta esaminando il caso", ha detto il portavoce della procura, Greg Risling. Mentre l'avvocato di Stallone, Martin Singer, ha fatto sapere alla Cnn che l'attore "nega categoricamente le accuse".

"È oltraggioso che l'ufficio del procuratore distrettuale e la polizia diffondano questa notizia perché fa credere al pubblico che l'accusa sia fondata" ha aggiunto Singer. Il legale di Stallone ha riferito inoltre che la donna che ha presentato la denuncia ha avuto un rapporto consensuale con il suo cliente negli anni '80.

Paura a Parigi, armato prende ostaggi: catturato

Paura a Parigi dove un uomo ha preso due ostaggi in un ufficio del centro di Parigi. E' accaduto intorno alle 16 in rue des Petites-Ecuries, nel decimo arrondissement. L'uomo, che si diceva armato di una bomba, è stato arrestato e le persone sequestrate sono in salvo.

"La presa di ostaggi è terminata. L'uomo è stato arrestato" ha detto la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, annunciando la conclusione dell'operazione condotta dalle forze dell'ordine. "Gli ostaggi sono sani e salvi", ha aggiunto Hidalgo nel messaggio, analogo a quello pubblicato negli stessi minuti dal ministro dell'Interno, Gerard Collomb: "L'individuo è stato arrestato, gli ostaggi sono fuori pericolo".

Per il momento le autorità escludono il movente terrorista. I media francesi parlano di uno "squilibrato". A quanto riferisce France Bleu Paris, l'uomo avrebbe chiesto di essere messo in contatto con l'ambasciata dell'Iran.

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