Domenica 25 Giugno 2017 - 8:57

Il principe Filippo si ritira

LONDRA. In autunno il principe Filippo, marito della regina Elisabetta, si ritirerà dalla vita pubblica. Lo ha annunciato Buckingham Palace , secondo cui la decisione è stata presa dallo stesso Duca di Edimburgo, che il mese prossimo compirà 96 anni, ed è stata condivisa dalla regina.

La notizia smentisce così le preoccupazioni scattate stamani in seguito all'annuncio di una riunione di emergenza di tutto il personale che lavora nelle diverse residenze reali al servizio della monarca britannica. L'incontro, convocato all'ultimo minuto, era stato definito dal 'Daily Mail' altamente 'inusuale' ed era rimasto il mistero sulle motivazioni di questa riunione improvvisa, che aveva scatenato l'allarme in merito alle condizioni di salute dei reali.

Anche perché il 'Sun' aveva pubblicato brevemente sul suo sito - e poi rimosso - un articolo sulla morte del duca di Edimburgo intitolato: "Il principe Filippo è morto a 95 anni".

Brexit, Londra gela l'Ue: non pagheremo

Il Regno Unito non ha alcuna intenzione di staccare un assegno da 100 miliardi di euro per il divorzio dall'Unione europea. Così il ministro per la Brexit, David Davis, replica alle indiscrezioni pubblicate dal Financial Times, che indica appunto in 100 miliardi di euro la cifra che Bruxelles pretenderebbe da Londra. Il Regno Unito, ha detto Davis in un'intervista mattutina a Itv, pagherà ciò che è legalmente dovuto e "non quello che vuole la Ue".

Di fronte alle cifre che sono circolate in questi giorni riguardo all'entità delle somme dovute dalla Gran Bretagna per chiudere i suoi obblighi finanziari verso l'Europa, Davis ha replicato: "Non pagheremo 100 miliardi di euro".

Aerei Usa sulla Corea, Pyongyang avverte: ad un passo da guerra nucleare

Pyongyang ha accusato gli Stati Uniti di spingere la penisola coreana sull'orlo della guerra nucleare dopo che bombardieri strategici B-1B hanno condotto voli di addestramento nella zona assieme alle forze aeree giapponesi e sudcoreane. Il sorvolo da parte dei bombardieri strategici americani è arrivato dopo l'apertura di Donald Trump, che si è detto disponibile a un incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-unnelle circostanze opportune. Il portavoce del ministero della Difesa di Seul ha intanto spiegato che le esercitazioni congiunte sono state condotte a scopo di deterrenza nei confronti delle provocazioni di cui si è resa protagonista la Corea del nord e per mettere alla prova la prontezza di risposta ad un eventuale nuovo test nucleare. Anche il sistema antimissile americano Thaad dispiegato in Corea del Sud per rispondere alle minacce nordcoreane è "operativo". Lo ha reso noto il portavoce delle forze americane in Corea, colonnello Rob Manning, secondo cui il sistema "ha la capacità di intercettare i missili nordcoreani e di difendere la Repubblica di Corea".

L'installazione del Thaad, Terminal High Altitude Area Defence, era iniziata la settimana scorsa ed il sistema è stato dispiegato in un ex campo di golf a Seongju, nella provincia di Gyeongsang, tra le proteste di molti sudcoreani, che temono possa diventare obiettivo di un attacco.

Intanto, sale anche la temperatura sull'asse Pyongyang-Tokyo. La Corea del Nord accusa il Giappone di tentare di strumentalizzare la crisi nella penisola per "accelerare una modifica costituzionale" per rendere possibile l'invio di truppe all'estero. E' quanto si legge in un editoriale di Rodong Sinmun, organo ufficiale nordcoreano, in cui si sottolinea che il governo giapponese avrebbe diffuso le notizie sulla crisi, subito dopo il raid degli Stati Uniti in Siria, con l'obiettivo di usarle "come pretesto".

"Un altro obiettivo è stimolare la sua economia in difficoltà con i rifornimenti di guerra per gli Stati Uniti", aggiunge l'articolo in cui si sottolinea come il Giappone, visto che sarebbe il primo ad essere colpito dagli eventuali effetti di una guerra nucleare nella penisola coreana "dovrebbe invece fare tutti gli sforzi per arrivare ad una soluzione pacifica. Come primo Paese del mondo che ha sofferto il disastro atomico - conclude - il Giappone sa meglio di ogni altro quanto sia terribile".

Trump cambia strategia: pronto a incontrare Kim

WASHINGTON. Donald Trump si dice pronto a incontrare il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un se ci fossero "le giuste circostanze". In un'intervista a Bloomberg News, il presidente degli Stati Uniti assicura che sarebbe "onorato" di farlo.

"Se per me fosse appropriato incontrarlo, lo farei assolutamente, sarei onorato di farlo", spiega Trump. "La maggior parte dei politici non lo direbbe mai, ma io lo dico: nelle giuste condizioni lo incontrerei", ribadisce.

Papa Francesco al Cairo: carità sia unico estremismo

IL CAIRO. "Quante volte l'uomo si auto-paralizza, rifiutando di superare la propria idea di Dio, di un dio creato a immagine e somiglianza dell’uomo! Quante volte si dispera, rifiutando di credere che l’onnipotenza di Dio non è onnipotenza di forza, di autorità, ma è soltanto onnipotenza di amore, di perdono e di vita!". Così Papa Francesco nell'omelia della messa all'Air Defense Stadium al Cairo davanti a circa 30.000 persone riferendosi al passo evangelico, nella III Domenica di Pasqua, che parla dell’itinerario dei due discepoli di Emmaus che lasciarono Gerusalemme: "un Vangelo che si può riassumere in tre parole: morte, risurrezione e vita".

"I discepoli riconobbero Gesù 'nello spezzare il pane', nell’Eucaristia. Se noi non ci lasciamo spezzare il velo che offusca i nostri occhi, se non ci lasciamo spezzare l’indurimento del nostro cuore e dei nostri pregiudizi, non potremo mai riconoscere il volto di Dio", dice il Pontefice che ha esordito salutando in lingua araba: 'Al Salamò Alaikum' ('la pace sia con voi').

Pyongyang lancia missile balistico: fallito il test. Ira di Trump

WASHINGTON. È fallito il lancio di un missile balistico condotto dalla Corea del Nord, annunciato da tempo ed avvenuto in coincidenza con i cento giorni alla Casa Bianca di Donald Trump. Lo hanno reso noto i media sudcoreani, secondo cui il 'regno eremita' ha lanciato un missile da una zona a nord di Pyongyang, che è esploso in volo pochi secondo dopo. Si tratta del 75° test missilistico da quando Kim Jong-un è leader.

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Yonhap, che cita una nota degli Stati maggiori sudcoreani, "la Corea del Nord ha lanciato questa mattina un missile non identificato da un sito nei pressi di Pukchang, nella provincia del Pyongan meridionale".

Dal canto suo, il comandante Dave Benham, portavoce del comando americano del Pacifico, ha precisato che il missile non ha lasciato lo spazio aereo nordcoreano e non ha rappresentato una minaccia per gli Stati Uniti.

Il lancio del missile rappresenta "una mancanza di rispetto" nei confronti della Cina. Lo ha scritto su Twitter il presidente degli Stati Uniti, commentando l'ultima provocazione di Pyongyang. "La Corea del Nord non ha rispettato gli auspici della Cina e del suo molto rispettato presidente quando ha lanciato, anche se senza successo, un missile oggi", ha affermato. "Questo è un male", ha aggiunto sempre su twitter Trump, che era stato avvertito immediatamente del test missilistico, secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca in una nota diffusa nella notte.

Negli ultimi giorni, Pechino ha intensificato le pressioni sul regime nordcoreano: secondo quanto affermato ieri dal segretario di Stato americano Rex Tillerson, la Cina sarebbe pronta a sanzioni contro Pyongyang.

SUMMIT ASEAN - Le tensioni nella penisola coreana e quelle nel mar della Cina meridionale sono al centro del summit dei leader dei Paesi del sudest asiatico che si tiene oggi a Manila, tra imponenti misure di sicurezza. Oltre 40mila tra agenti e soldati sono stati dispiegati nella capitale delle Filippine, dove i leader dell'Asean, secondo la bozza di dichiarazione, inviteranno la Corea del Nord "a cessare immediatamente tutte le azioni che violano i suoi obblighi internazionali e le risoluzioni del Consiglio di sicurezza".

"Le azioni nordcoreane - prosegue la bozza di comunicato - hanno avuto come conseguenza un'escalation delle tensioni che possono avere un impatto sulla pace e la stabilità dell'intera regione".

Quanto alle tensioni nel mar della Cina meridionale, si chiede ai Paesi coinvolti (oltre alla Cina, Vietnam, Filippine, Malaysia) di evitare azioni "come la rivendicazione di terre e la militarizzazione, che potrebbe complicare ulteriormente la situazione". I Paesi dell'Asean sono: Filippine, Vietnam, Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Myanmar, Cambogia e Laos.

Papa Francesco è in Egitto

"L'Egitto è chiamato a condannare e a sconfiggere ogni violenza e ogni terrorismo". E' l'esortazione di Papa Francesco, contenuta nel discorso ufficiale tenuto al Cairo alla presenza del Presidente della Repubblica egiziano al-Sisi in uno degli appuntamenti della prima giornata del viaggio apostolico.

"L'Egitto è chiamato a donare il grano della pace a tutti i cuori affamati di convivenza pacifica, di lavoro dignitoso, di educazione umana. L’Egitto, che nello stesso tempo costruisce la pace e combatte il terrorismo, è chiamato a dare prova che, come recita il motto della Rivoluzione del 1952, la fede è per Dio, la Patria è per tutti, dimostrando che si può credere e vivere in armonia con gli altri, condividendo con loro i valori umani fondamentali e rispettando la libertà e la fede di tutti", ha detto Francesco.

"Pace per l'Egitto! Pace per tutta la regione del Medio Oriente! In particolare per Palestina e Israele, per la Siria, per la Libia, per lo Yemen, per l’Iraq, per il Sud Sudan! Pace a tutti gli uomini di buona volontà!", ha detto il Pontefice.

"Questo viaggio ha un'aspettativa speciale, perché è un viaggio fatto per l’invito del Presidente della Repubblica, di Tawadros II patriarca di Alessandria dei Copti, del patriarca dei Copti cattolici e del Grande Imam di Al-Azhar: tutti e quattro mi hanno invitato a fare questo viaggio, che è un viaggio di unità e di fratellanza", le parole del Santo Padre durante il volo.

Il Pontefice si è trasferito in auto dall'aeroporto internazionale del Cairo al Palazzo presidenziale di Heliopolis per la cerimonia di benvenuto: ad accoglierlo, il presidente al-Sisi.

Un forte e prolungato abbraccio tra Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar ha segnato invece il termine del discorso della massima autorità musulmana sunnita Ahmad Muhammad al-Tayyeb alla Conferenza internazionale sulla Pace aperta al Cairo. L'abbraccio tra il Papa e il Grande Imam è stato sottolineato dagli applausi convinti di tutti i partecipanti, che si sono alzati in piedi in senso di condivisione, prima che Papa Francesco prendesse la parola per il suo intervento alla Conferenza internazionale sulla Pace.

"Al Salamò Alaikum! (la pace sia con voi), ha esordito il Papa. "È un grande dono essere qui e iniziare in questo luogo la mia visita in Egitto, rivolgendomi a voi nell’ambito di questa Conferenza Internazionale per la Pace. Ringrazio il Grande Imam per averla ideata e organizzata e per avermi cortesemente invitato. Vorrei offrirvi alcuni pensieri, traendoli dalla gloriosa storia di questa terra, che nei secoli è apparsa al mondo come terra di civiltà e terra di alleanze", ha aggiunto.

"In questa sfida di civiltà tanto urgente e appassionante siamo chiamati, cristiani e musulmani, e tutti i credenti, a dare il nostro contributo: 'viviamo sotto il sole di un unico Dio misericordioso'", ha detto in un altro passaggio del discorso. "Oggi specialmente -ha sottolineato- la religione non è un problema ma è parte della soluzione".

I "populismi demagogici non aiutano a consolidare la pace e la stabilità", ha affermato ancora. "A a poco o nulla serve infatti alzare la voce e correre a riarmarsi per proteggersi: oggi c’è bisogno di costruttori di pace, non di provocatori di conflitti; di pompieri e non di incendiari; di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione". "Nessun incitamento violento garantirà la pace, ed ogni azione unilaterale che non avvii processi costruttivi e condivisi è in realtà un regalo ai fautori dei radicalismi e della violenza", un altro passaggio dell'intervento.

La giornata si concluderà con l'incontro del Pontefice con il patriarca dei copti ortodossi Tawadros II, prima del rientro in Nunziatura.

Domani, alle 10 la celebrazione della messa, in cui Papa Francesco pronuncerà l'omelia. Dopo il pranzo con i vescovi egiziani, l'incontro con il clero cattolico e l'ultimo discorso del Pontefice in Egitto. Per le 17 è fissata la partenza dal Cairo, destinazione l'aeroporto romano di Ciampino, dove atterrerà alle 20.30 per fare rientro in Vaticano.

Ovunque nelle strade del Cairo sono stati affissi manifesti con l'immagine del Santo Padre e il logo scelto per l'evento, ossia 'Il papa della pace nell'Egitto della pace', mentre - secondo il sito di notizie egiziano 'Arabi 21' - ci sarebbero "misure di sicurezza raddoppiate" in vista della visita e questo "in collaborazione con il ministero della Difesa, quello dell'Interno e la Chiesa cattolica egiziana".

Sarà in particolare il quartiere di Zamalek, dove si trova la nunziatura apostolica che ospiterà il Papa, ad essere 'blindato', tant'è che il ministero dell'Interno ha lanciato una "vasta campagna di controlli e pattugliamenti per le strade, arrestando anche alcuni sospetti", spiega 'Arabi 21'.

Grande mobilitazione anche dei giovani cristiani egiziani, che ieri sera hanno organizzato veglie di preghiera nelle chiese cattoliche della capitale che si protrarranno anche nella giornata di oggi, in vista della partecipazione alla grande messa che Francesco celebrerà sabato presso lo Stadio del 30 giugno, lo stesso dove nel 2015 morirono oltre 20 tifosi in scontri con la polizia durante una partita tra due squadre del Cairo.

Come ha rivelato il presidente del comitato organizzativo della visita, Anba Emanuel Iyyad, alla messa è prevista la partecipazione di 25mila copti di tutti i riti cattolici, mentre il segretario generale del governatorato del Cairo, Muhammad al-Sheykh, ha fatto sapere che per l'occasione è stato dichiarato lo stato d'emergenza per le strade della capitale.

Trump sfida Kim, inviato sottomarino nucleare in Corea

WASHINGTON. Un sottomarino nucleare, l'USS Michigan, è arrivato in Corea del Sud per quella che, a quanto riporta la Cnn, un funzionario della Difesa Usa descrive come una "dimostrazione di forza nelle tensioni tra Stati Uniti e Corea del Nord". Tra l'altro, il sottomarino sbarca nella città portuale di Busan proprio nel giorno in cui la Nordcorea celebra il 85° anniversario della fondazione dell'Esercito Popolare.

La Naval Forces Corea ha smorzato i toni definendo l'arrivo del Michigan come una visita "di routine" utile a sottolineare l'alleanza tra Stati Uniti e la Marina della Corea del Sud. Ma la presenza del sottomarino nella regione, anche se non se ne prevede la partecipazione a esercitazioni, è destinata a mandare un messaggio forte a Pyongyang, in special modo dopo le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che annunciavano l'invio di una potente "armada" con tanto di sottomarini nucleari.

L'intero Senato americano sarà domani alla Casa Bianca per un briefing con il segretario di Stato Rex Tillerson e quello alla difesa James Mattis sulla crisi con la Corea del Nord. L'inusuale riunione si terrà nell'auditorium dell'Eisenhower Executive Office Building, ha reso noto il portavoce del Consiglio di sicurezza Michael Anton precisando che, anche se il Senato ha i suoi spazi, "il presidente ha offerto al leader della maggioranza repubblicana Mirch McConnell lo spazio come gesto di cortesia".

Ieri il presidente Donald Trump ha incontrato gli ambasciatori dei paesi del Consiglio di sicurezza dell'Onu per sottolineare l'intenzione americana di porre fine agli sforzi di riarmo nucleare e missilistico di Pyongyang. "Lo status quo della Corea del Nord è inaccettabile e il consiglio deve essere pronto a imporre ulteriori e più forti sanzioni contro i programmi missilistico e nucleare. La Corea del Nord è un grande problema per tutto il mondo ed è un problema che dobbiamo infine risolvere", ha affermato Trump.

Venerdì il segretario di Stato Rex Tillerson presiederà una riunione del Consiglio di sicurezza a livello di ministri degli Esteri per "discutere del modo di massimizzare l'impatto delle misure del Consiglio già in atto e per dimostrare la sua determinazione a rispondere a ulteriori provocazioni con nuove misure appropriate", ha spiegato il portavoce del dipartimento di Stato Mark Toner.

Del Grande libero, il blogger è in Italia

ROMA. "Gabriele Del Grande è libero" e "ho avuto la gioia di avvisare i suoi familiari". Così il ministro degli Esteri Angelino Alfano ha annunciato su Twitter la liberazione del regista e blogger italiano arrestato in Turchia e atterrato poco prima delle 11 a Bologna. "Missione compiuta" ha poi detto il titolare della Farnesina all'aeroporto Marconi per accogliere il giornalista 34enne. "Sono felice per il buon esito della vicenda - ha aggiunto - abbiamo constatato che sta bene ed è la migliore vigilia della nostra festa della liberazione". Il ministro ha poi ringraziato il collega turco Mehmet Cauvosglu, con cui "ho whatsappato, ci sono state telefonate, ovviamente nel silenzio della mia comunicazione pubblica, perché non potevo dire tutto quello che si stava facendo". "Ringrazio il collega turco e il governo, perché anche nei momenti di massima tensione non abbiamo mai perso il contatto", ha sottolineato Alfano. LE PRIME PAROLE - "Oggi io sono libero ma mando un pensiero caro a tutti i detenuti e tutti i giornalisti che sono ancora in carcere, in condizioni molto peggiori della mia, anche in Turchia e in altri Paesi del mondo" ha detto Del Grande, che ha voluto "ringraziare non soltanto le istituzioni italiane, la stampa italiana, la società civile, la mia famiglia; ringrazio anche chi a livello di istituzioni turche si è mosso, dall'ambasciatore al ministro degli esteri, agli avvocati turchi che hanno preso in carico il mio caso". Ma ancora "non ho capito perché sono stato fermato, non mi è stato rilasciato nessun provvedimento". "Sto bene - ha rassicurato -. La più grande difficoltà è stata la detenzione, la privazione della libertà; anche se nessuno mi ha mai mancato di rispetto o mi ha mostrato violenza. E' una violenza istituzionale quella di cui sono stato vittima, considero illegale quello che mi è successo". "Sono stato fermato da agenti in borghese'' ha aggiunto. ''Mi hanno fatto domande relative al mio lavoro. Ho saputo della liberazione stanotte quando sono venuti a prendermi e mi hanno portato via dal posto in cui ero detenuto'', ha proseguito. Raccontando del suo caso, Del Grande ha parlato di "un giornalista che viene privato della libertà per 14 giorni mentre sta svolgendo il proprio lavoro in un Paese amico".

Parigi, panico in stazione: aggredisce agenti con un coltello

PARIGI. Panico alla Gare du Nord di Parigi, dopo che un uomo è entrato nella stazione con un coltello in mano e, quando i gendarmi lo hanno visto e avvicinato, ha puntato l'arma contro di loro, scatenando il panico tra la gente che assisteva alla scena. Ma quando i militari, armi in pugno, lo hanno prima tenuto a distanza e poi immobilizzato, l'uomo non ha opposto resistenza ed è stato arrestato. Una fonte della polizia ha riferito a BFMTV, che si sarebbe giustificato affermando di avere con sé il coltello perché "temeva per la propria vita", e comunque di non essersi mai mostrato "minaccioso".

Secondo la polizia, la vicenda ha scatenato il panico tra i passeggeri che, in molti, nella concitazione hanno abbandonato i loro bagagli per fuggire. E ciò ha comportato successivamente un aggravio di lavoro per le squadre di artificieri e le unità cinofile che hanno dovuto ispezionare tutto il materiale abbandonato. E' stata circoscritta una zona di sicurezza per precauzione.

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