Domenica 17 Dicembre 2017 - 10:51

Trump: Las Vegas, il killer una persona malata

WASHINGTON. Nessun terrorismo, l'Isis non c'entra: il killer di Las Vegas «era una persona malata». Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha esckudo così qualsiasi legame con il terrorismo islamico.

Catalogna, l'Onu chiede inchiesta sulle violenze

L'Onu chiede alle autorità spagnole di aprire un'inchiesta indipendente sulle violenze che si sono consumate in Catalogna e che hanno causato centinaia di feriti negli scontri con la polizia. "Sono rimasto molto turbato dalle violenze di domenica in Catalogna", ha detto l'Allto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, aggiungendo che "la risposta della polizia deve essere in ogni momento proporzionata e necessaria". Per Al Hussein, la crisi va risolta attraverso il dialogo e nel rispetto dei diritti democratici.

Strage a Las Vegas, 58 morti. L’Isis rivendica

Strage a Las Vegas. Durante il 'Route 91 Harvest Festival' dedicato alla musica country, una persona ha iniziato a sparare dalla finestra di un hotel sul pubblico presente alla manifestazione, vicino al Mandalay Bay Casinò, provocando almeno 58 morti e 500 feriti, ha reso noto la polizia. L'Is ha rivendicato l'attacco.

"Tra le vittime ci sono anche degli agenti", ha detto lo sceriffo di Las Vegas, Joseph Lombardo. L'assalitore - il 64enne Stephen Paddock residente a Mesquite, in Nevada - è morto, ha aggiunto. Paddock si è infatti suicidato prima dell'irruzione della polizia nella stanza d'albergo posta al 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel dalla quale ha aperto il fuoco, spiega ancora la polizia di Las Vegas, affermando che quando gli agenti delle squadre Swat sono entrate "nella stanza il sospetto era morto". "Il sospetto - ha confermato Lombardo - si è suicidato nella stanza d'albergo dove aveva dieci fucili".

LUPO SOLITARIO? - La polizia non considera per ora la sparatoria come un atto terroristico, ma non sono ancora chiari i motivi dell'assalto: "Al momento pensiamo che sia stato un unico attentatore, un attentatore della categoria 'lupo solitario'", ha spiegato Lombardo. Quando gli è stato chiesto perché non si considera questo massacro come terrorismo interno, Lombardo ha risposto: "Dobbiamo stabilire prima quale fosse il movente, ci sono dei moventi legati al terrorismo diversi dall'azione di una persona disturbata che vuole fare un massacro".

Paddock era arrivato in hotel il 28 settembre scorso. Al momento gli inquirenti "non sanno se l'uomo ha impedito al personale di entrare nella stanza" dove nascondeva l'arsenale.

ISIS RIVENDICA - Il sedicente Stato Islamico (Is) ha intanto rivendicato la responsabilità dell'attacco. A riportarlo l'emittente al-Jazeera. Secondo quanto riporta l'agenzia di propaganda Amaq citando una fonte di sicurezza dell'Is, inoltre, ''l'esecutore è un soldato dello Stato islamico'' che ha agito ''rispondendo alla richiesta di colpire i Paesi della coalizione''. Il riferimento è alla coalizione militare internazionale a guida Usa impegnata a combattere il gruppo jihadista. In un secondo comunicato l'Is sostiene che l'assalitore si era ''convertito all'Islam diversi mesi fa''.

LA COMPAGNA - Le autorità hanno poi reso noto in un tweet di "non ritenere che ci siano altri assalitori". Ma la polizia ha rintracciato la compagna dell'uomo: una donna asiatica che si chiama Marilou Danley, ha detto il capo della polizia di Las Vegas, confermando anche l'identità dell'uomo. La donna avrebbe passaporto australiano. A dirlo, due giornali australiani, The Australian e The Courier-Mail, che spiegano che la 62enne viveva sulla Gold Coast nel Queensland fino a quando si è trasferita una ventina di anni fa negli Stati Uniti. "Non posso rilasciare nessuna dichiarazione al momento", ha dichiarato una delle sorelle della donna alla stampa locale mentre dal governo australiano non arriva nessun commento.

La polizia "al momento" ritiene che Danley non sia coinvolta nel massacro: "Le abbiamo parlato e crediamo, allo stato attuale, che non sia coinvolta. Ma ovviamente l'inchiesta va avanti", ha spiegato Lombardo. "Non era con Paddock al momento in cui ha preso la stanza in albergo", ha poi aggiunto, sottolineando che l'uomo stava utilizzando documenti della donna.

Catalogna, gli elettori occupano i seggi

BARCELLONA. Gruppi di genitori catalani, studenti e attivisti indipendentisti hanno iniziato oggi ad occupare le scuole dove verranno allestiti domenica i seggi per il referendum secessionista che Madrid ha dichiarato illegale. L'associazione Escoles Obertes, sostenuta dai genitori degli studenti, ha organizzato insieme ad altri comitati attività, feste e anche pigiama party da svolgere da questa sera in poi all'interno delle scuole per garantire che rimarranno aperte domenica per il voto.

In questo modo si intende sfidare l'ordine dei giudici di chiudere le scuole per impedire che vengano usate come seggi elettorali. Intanto, il capo dei Mossos, la polizia catalana, Josep Llus Trapero, ha dovuto, suo malgrado, rispettare le indicazioni arrivate dalla magistratura ordinando che domenica mattina alla sei si chiudano i centri di votazione - quindi anche le scuole occupate - e si sequestrino le urne, ma senza ricorrere alla forza.

Nell'ordine più volte si ribadisce il divieto di usare la forza, soprattutto di fronte a manifestazioni di 'disobbedienza passiva', e si esortano gli agenti a cercare di favorire "la mediazione per contribuire al mantenimento della pace sociale e della convivenza". La polizia catalana potrà chiedere l'appoggio alla Guardia Civil - che è quella che ha condotto nei giorni scorsi gli arresti dei funzionari catalani e le perquisizioni - e alla Policia Nacional.

I partiti e le organizzazioni indipendentiste catalane chiudono oggi la campagna per il referendum di domenica con una grande manifestazione e successivo concerto a Barcellona. Sul palco, di fronte a decine di migliaia di persone, i rappresentanti della Generalitat, il governo catalano, il presidente Carles Puigdemont, e il vice presidente Oriol Junqueras, insieme agli esponenti di tutte le altre formazioni che appoggiano il referendum.

BARCELLONA: REFERENDUM SI FARA' - Il referendum sulla secessione della Catalogna si farà, sono pronti 2.315 seggi per il voto di domenica, ha dichiarato oggi il governo autonomo catalano in una conferenza stampa a Barcellona, in aperta sfida al governo centrale di Madrid.

L'esecutivo catalano - rappresentato dal portavoce Jordi Turull, il ministro degli Esteri Raul Romeva e il vice presidente della Generalitat Oriol Junqueras - ha garantito che il referendum si terrà domenica dalle nove alle venti malgrado i "tentativi di chiudere i seggi". Alle urne, hanno detto, sono chiamati 5,3 milioni di catalani.

IL NO DI MADRID - "Non ci sarà nessun referendum" in Catalogna, la dura risposta di Madrid alla Catalogna. Al termine del Consiglio dei ministri, il portavoce del governo spagnolo, Inigo Mendez de Vigo, ha avvertito che "i responsabili di questa situazione risponderanno davanti ai Tribunali in forma personale e patrimoniale", riferisce il quotidiano catalano La Vanguardia.

Mendez de Vigo ha avvertito il presidente della Generalitat Carles Puigdemont e il suo vice Oriol Junqueras che il loro comportamento manifesta "reiterata disobbedienza e grave slealtà".

Il primo ottobre, ha affermato il portavoce, "non vi sarà alcun referendum" in Catalogna. "Questo è un processo illegale fin dal suo inizio e il governo impedirà che possa realizzarsi", ha detto Mendez de Vigo, sottolineando come la consultazione si svolga fuori dalla legalità e sia priva di garanzie.

Il governo spagnolo ha escluso che i vertici della Generalitat catalana possano essere degli interlocutori per il primo ministro Mariano Rajoy all'indomani del referendum. E' quanto sottolinea El Pais. Fonti governative, scrive il quotidiano, sono state ancora più esplicite nello spiegare che nessun membro del governo catalano né il partito separatista antisistema Cup che lo sostiene potranno aprire alcun tipo di dialogo con il governo di Madrid dopo lo svolgimento del referendum.

PUIGDEMONT: SERVE SOLUZIONE POLITICA- "Il popolo della Catalogna vuole decidere il suo futuro democratico e l'unico metodo possibile è il referendum" ha detto, intervistato dal Tg5, Carles Puigdemont. "A Rajoy dico che la questione non si risolve con giudici, guerra sociale, ma che la soluzione deve essere politica, serve un dialogo che sono disposto a portare avanti dalla notte dell'1 ottobre, dopo il referendum". "L'Europa - ha concluso - deve intervenire sul rispetto di diritti civili che sono calpestati in Catalogna".

SPAZIO AEREO - Intanto le autorità spagnole hanno chiuso lo spazio aereo a elicotteri e ultraleggeri per impedire che siano prese foto dall'alto di eventuali manifestazioni che dovessero tenersi nelle prossime ore a Barcellona, in coincidenza con il referendum. L'aviazione civile spagnola, secondo quanto riferito da El Mundo, ha disposto questa restrizione fino a lunedì 2 ottobre.

Corea, terremoto nella zona del test nucleare

PYONGYANG. Un terremoto di magnitudo 3.4 della scala Richter è stato registrato in Corea del Nord. Lo hanno riferito i media cinesi. L'epicentro sarebbe stato rilevato nella stessa zona in cui il 3 settembre scorso è stato condotto un test nucleare. Secondo quanto reso noto dall'agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, che cita l'agenzia meteorologica nazionale, il sisma sarebbe stato un "terremoto naturale". La notizia è arrivata dai sismologi cinesi, che avevano lasciato intendere che fosse stato conseguenza di un'esplosione, dal momento che si è verificato nella stessa area del test de 3 settembre.

Nuova minaccia di Kim: pronta la bomba H

Il ministro degli Esteri della Corea del Nord, Ri Yong Ho, precisa che fra le possibili "contromisure al più alto livello di durezza" anticipate dal leader del paese Kim Jong-un in risposta al discorso di Donald Trump di fronte all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, "ci potrà essere l'esplosione più potente di una bomba all'idrogeno nel Pacifico". Ma di fatto, ha detto Ri, "non abbiamo idea di quali azioni potranno essere prese, saranno ordinate da Kim Jong-un".

E' dura, a parole, la reazione di Pyongyang alle nuove sanzioni varate ieri dal presidente americano, con misure contro banche e compagnie straniere che fanno affari con la Corea del Nord. Il leader nordcoreano ha definito il discorso di Trump di fronte all'Assemblea generale dell'Onu come "privo di senso in modo inaudito". Il comportamento da "squilibrato" di Trump e la sua minaccia di "distruggere totalmente" la Corea del Nord "mi hanno convinto che il percorso che ho scelto è quello giusto, ed è quello che devo seguire fino all'ultimo".

Trump "pagherà care" le sue parole e dopo la sua "feroce dichiarazione" di guerra, la Corea del Nord considererà "contromisure al più alto livello di durezza e corrispondenti" è stata la dichiarazione di Kim.

Catalogna, alta tensione: 12 arresti per impedire referendum

Dodici persone sono state arrestate questa mattina in Catalogna dalla Guardia civil spagnola. A quanto scrive El Mundo, l'operazione di polizia ha come obiettivo di smantellare completamente la rete logistica e organizzativa del referendum per l'indipendenza catalana fissato per il primo ottobre, che Madrid ritiene illegale.

Oltre a segretario generale per l'Economia, Josep Maria Jové, numero due del vicepresidente della Generalitat di Catalogna, Oriol Junqueras, sono stati arrestati funzionari dei dicasteri catalani dell'Economia, gli Esteri, e gli Affari Sociali, del Centro Tecnologia della'Informazione (CTTI) e dell'Agenzia tributaria della Catalogna. Arrestati anche i responsabili di due imprese private nelle cui sedi è stato rinvenuto materiale elettorale e propagandistico. Oltre agli arresti sono state eseguite nove perquisizioni. Fonti di polizia citate dal giornale parlano del rinvenimento di un quantitativo di schede per il referendum.

 

Sale intanto la tensione a Barcellona, dove migliaia di persone stanno scendendo in piazza contro gli arresti. Alcuni manifestanti hanno polemicamente deposto di fronte agli agenti della polizia spagnola un'urna elettorale.

Un gruppo di manifestanti ha anche circondato un'auto della Guardia Civil urlando "fuori le forze di occupazione". "Convochiamo una mobilitazione in Catalogna perché siamo in un momento grave di attacco alle libertà", ha dichiarato Xavier Domènech, portavoce al Parlamento di En Comu Podem, il partito della sindaca Ada Colau, che insieme ad altri deputati catalani ha lasciato l'aula dopo la notizia degli arresti. "Alcuni di noi stanno andando in Catalogna, altri rimarranno a Madrid per coordinare le cose", ha aggiunto, sottolineando la necessità di una "reazione unitaria e serena".

Anche il portavoce di PdeCat, il partito democratico catalano europeo, Carles Campuzano ha denunciato "un tentativo di umiliazione della società catalana ed un attacco sistematico al governo catalano".

Ecatombe in Messico: si temono 1.000 morti

CITTÀ DEL MESSICO. Sono almeno 216 le persone rimaste uccise nel potente sisma di magnitudo 7,1 che ieri ha colpito il centro del Messico, provocando il crollo di diversi edifici nella capitale. Questo l'ultimo aggiornamento, purtroppo destinato a salire, diffuso in un tweet dalla Protezione civile messicana. Secondo una stima dell'US Geological Survey, l'istituto geologico Usa, potrebbe arrivare a mille morti il bilancio del terremoto. E provocare perdite economiche tra uno e 10 miliardi di dollari. L'istituto ha infatti classificato come "arancione", cioè significativo, l'impatto del sisma per quanto riguarda le vittime. Mentre parla di "allarme rosso" per l'impatto economico.

In un primo momento la Protezione Civile aveva parlato di 248 morti. La riduzione è dovuta anche al fatto, come ha spiegato il governatore di Città del Messico Miguel Angel Mancera, che il bilancio, provvisorio, delle vittime della capitale è di 87 morti e non di 117 come era stato detto per errore. Mancera ha confermato, in un'intervista televisiva, che sono 45 gli edifici crollati, alcuni completamente. In molti sono stati estratti vivi dalle macerie e si continua a scavare nella speranza di mettere in salvo altri sopravvissuti, ha poi aggiunto.

Il terremoto, avvenuto a meno di due settimane di distanza dal sisma di magnitudo 8.1 che aveva colpito il sud del Paese, ha lasciato circa 3,8 milioni di messicani senza elettricità.

STRAGE DI BAMBINI - Si fa di ora in ora più drammatico il bilancio del crollo di una scuola a Città del Messico. Secondo l'emittente Televisa, che cita le squadre di soccorso, almeno 32 bambini e cinque adulti sono morti nel crollo, mentre 11 persone sono state recuperate in vita.

I soccorritori sperano tuttavia di riuscire a salvare ancora delle persone sotto le macerie: Televisa indica in 14 il numero dei dispersi e cita un responsabile dei soccorsi secondo cui sono in contatto con una maestra che si trova insieme ad un bambino sotto l'edificio crollato.

Nell'istituto privato Enrique Rebsamen studiavano 400 alunni, divisi in due edifici tra l'asilo, la scuola primaria e la secondaria.

PENA NIETO - Il presidente Enrique Pena Nieto ha ordinato l'installazione di generatori per assistere il lavoro delle squadre di soccorso che sono andate avanti tutta notte. "Forse possiamo ancora trovare persone vive sotto le macerie", ha detto il presidente messicano.

"La priorità in questo momento è continuare a cercare chi è rimasto sotto le macerie e curare i feriti", ha continuato il presidente nel messaggio trasmesso dalla televisione in cui si esorta la popolazione alla calma. Nel suo discorso, il presidente ha poi affermato che il 40% di Città del Messico e il 60% dello stato di Morelos sono rimasti senza elettricità dopo il sisma.

"Abbiamo di fronte una nuova emergenza nazionale", ha concluso il, mentre molti civili, compresi studenti, si sono unite alle migliaia di militari e operatori delle squadre di soccorso che stanno scavando sotto le macerie.

FARNESINA - L'Unità di crisi della Farnesina "è al lavoro per le verifiche" sull'eventuale coinvolgimento degli italiani nel terremoto. E' quanto si legge in un tweet, nel quale l'Unità di crisi "invita ad attenersi alle indicazioni delle autorità locali".

Messico, fortissimo terremoto. Oltre sessanta i morti

CITTA’ DEL MESSICO. Un terremoto di magnitudo 7,1 della scala Richter ha colpito il Messico, solo poche ore dopo le celebrazioni per ricordare il terribile sisma del 1985, che fece oltre 10mila vittime, e 12 giorni dopo la scossa di magnitudo 8,2 nel Chiapas, che ha fatto 98 morti. Secondo il Servizio sismologico nazionale, l’epicentro del sisma è stato localizzato a 12 chilometri a sudest di Axochiapan, nello stato di Morelos, circa 160 chilometri dalla capitale messicana, dove gli edifici hanno ondeggiato e migliaia di persone in preda al panico si sono riversate per le strade. Alcuni edifici della capitale sono stati seriamente danneggiati dal sisma: le immagini delle tv mostrano facciate crollate a seguito della scossa e strade ingombre le macerie. Alcune persone sarebbero rimaste sepolte sotto le macerie di alcuni degli edifici crollati. Un primissimo bilancio è di almeno sessanta morti. Oltre alla capitale, il sisma ha fatto danni a Chipalcingo, Oaxaca, Morelia, Colima e Guadalajara. Nello Stato centrale di Puebla si segnala la caduta delle torri della chiesa di Cholula. 

Parigi, grida "Allah" e aggredisce militare con coltello

A Parigi, un militare dell'operazione 'Sentinelle' è stato aggredito da uomo armato di coltello, ma non è rimasto ferito. Lo riferisce la polizia, spiegando che l'aggressione è avvenuta nella stazione Chatelet, intorno alle 6.30 di questa mattina. Secondo i primi elementi dell'inchiesta, l'assalitore, avrebbe fatto riferimento ad Allah, ha precisato una fonte di polizia.

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