Martedì 28 Marzo 2017 - 0:26

Aereo precipita in Colombia, a bordo squadra di calcio brasiliana: 5 sopravvissuti

Un aereo charter noleggiato dalla squadra di calcio brasiliana Chapecoense, con 81 persone a bordo è precipitato in Colombia dopo essere scomparso dai radar. Nell'incidente sono morte 76 persone. I sopravvissuti sono cinque, tra cui una hostess e il terzino della squadra Alan Ruschel, portati in un ospedale del comune di La Ceja, e i portieri Danilo e Jackson Follmann, ricoverati nella città di La Union, a circa 25 chilometri dal luogo dello schianto. Il direttore dell'aeronautica civile della Colombia, Alfredo Bocanegra, ha confermato che il velivolo della società boliviana Lamia, decollato dall'aeroporto Viru Virtu di Santa Cruz, in Bolivia, alle 23:18 italiane di ieri verso la città colombiana di Medellin, è scomparso mentre volava vicino alla città di La Union, nel dipartimento di Antioquia. Stando a quanto riportano i dati di Flightradar24, l'aereo -un BA Avro RJ85 - aveva appena cominciato le manovre per l'atterraggio quando si è schiantato sulla montagna del Cerro Gordo, nella municipalità di El Ceja, distante 18 chilometri dallo scalo Jose Maria Cordova di Medellin. La squadra era diretta a Medellín per la partita con l'Atlético Nacional, incontro di andata per la finale della Coppa Sudamericana, in programma questo mercoledì. L'aereo ha avuto problemi con il sistema elettrico prima dello schianto. Lo hanno riferito su Twitter le autorità aeroportuali di Medellin. A bordo del velivolo, oltre alla squadra brasiliana composta da 42 persone tra giocatori e membri del club, c'erano altri 30 altri passeggeri tra giornalisti e appassionati che accompagnavano la squadra, e nove membri dell'equipaggio.

Cuba, è morto il compagno Fidel

L'AVANA. Fidel Castro è morto. L'ex presidente cubano è deceduto all'età di 90 anni. A darne notizia nella notte la televisione di Stato. Il suo corpo sarà cremato, come nei suoi desideri, ha fatto sapere il fratello Raul.
"Caro popolo di Cuba: è con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della nostra America e del mondo, che oggi 25 novembre del 2016, alle 10.29, ore della notte, è deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz". Con queste parole il presidente cubano Raul Castro è apparso intorno alla mezzanotte di ieri alla tv di Stato, visibilmente commosso, per leggere un messaggio in cui annunciava la morte del fratello Fidel. Messaggio concluso con lo slogan: "Hasta la victoria siempre!". Raul Castro, ha inoltre reso noto che la salma del 'lider maximo' sarà cremata, "secondo espressa volontà del compagno Fidel", ha detto.

Le autorità cubane hanno decretato 9 giorni di lutto nazionale, come ha reso noto il Consiglio di Stato in una breve nota, precisando che il lutto sarà osservato "da oggi fino a domenica 4 dicembre" e che "saranno sospese tutte le attività e gli spettacoli pubblici". I funerali si terranno domenica 4 nel Cimitero di Santa Ifigenia a Santiago di Cuba.

Castro, che aveva compiuto 90 anni ad agosto, è stato l'ultimo grande leader rivoluzionario del XX secolo. La sua figura ha subito un enorme polemica storica segnata dal divario drammatico tra il punto di vista di coloro che lo venerano senza limiti e quelli che lo odiavano fino a desiderare la sua eliminazione fisica.

L'ex presidente cubano nel 2008 aveva rinunciato a guidare il Paese e tutti i poteri erano passati al fratello Raul. Le ultime immagini rilasciate di Fidel Castro sono dello scorso 15 novembre, quando ha incontrato il presidente vietnamita Tran Quang Dai. La sua ultima apparizione in pubblico risale al 13 agosto durante la celebrazione del suo compleanno al teatro Karl Marx dell'Avana.
Ad aprile, durante il VII Congresso del Partito Comunista di Cuba, aveva fatto il suo ultimo discorso in cui aveva ribadito le idee politiche che hanno plasmato la sua vita. "Forse questa sarà l'ultima volta in cui parlo in questa stanza. Presto compirò 90 anni. Non mi aveva mai sfiorato una tale idea e non è stato il frutto di uno sforzo, è stato il caso. Presto sarò come tutti gli altri, il turno arriva per tutti", aveva rivolgendosi agli oltre mille delegati a chiusura del Congresso. "Il tempo arriva per tutti noi, ma le idee dei comunisti cubani rimarranno come prova che su questo pianeta, se sono attuate con molto lavoro e con dignità possono produrre i beni materiali e culturali di cui gli esseri umani hanno bisogno", aveva aggiunto Fidel, con indosso la casacca di una tuta (Adidas blu elettrico) che ha ormai sostituito la divisa verde militare da 'lider' con cui rovesciò nel 1959 Fulgencio Batista.
Per i suoi accoliti incondizionati, Fidel Castro non è stato solo colui che ha liberato Cuba dalla dittatura sanguinaria di Fulgencio Batista, ma anche conquistato per l'ex colonia spagnola la "seconda indipendenza" e trasformato in una potenza sportiva e nella medicina, facendola diventare uno dei principali paesi del Terzo mondo.
Seguaci e ammiratori lo hanno sempre difeso quando si trattava di sottolineare le conquiste rivoluzionarie come la soppressione delle differenze di classe sociale, la riforma agraria e urbana, e l'attuazione di un sistema di istruzione e la sanità pubblica gratuiti per l'intera popolazione.

Al contrario, per gli acerrimi nemici del 'comandante in capo', soprattutto coloro che sono fuggiti da Cuba per vivere come esuli a Miami, Castro è sempre stato il peggiore dei tiranni, colui che ha tradito gli ideali di libertà e democrazia rivoluzione per attuare una ferrea dittatura comunista che reprime ogni espressione di pensiero politico dissidente, che porta alla galera o di fronte al plotone di esecuzione gli avversari e che ha rovinato l'economia cubana condannando le persone a una dura lotta per la sopravvivenza quotidiana.

Trump rinuncia allo stipendio da presidente

NEW YORK.Donald Trump rinuncia allo stipendio da presidente, 400mila dollari all'anno. Il magnate lo annuncia nell'intervista rilasciata a '60 Minutes' sulla Cbs. "Non ne ho mai parlato, ma la risposta è no - risponde alla giornalista Lesley Stahl, che gli chiede se prenderà lo stipendio - penso di dover prendere per legge un dollaro, prenderò un dollaro all'anno".

Trump, tra l'altro, sostiene di "non sapere neanche" a quanto ammonti l'indennità per il presidente e lo chiede alla giornalista: "Lei sa quant'è lo stipendio?".

Nuova Zelanda, terremoto di magnitudo 7.8 e allarme tsunami

WELLINGTON. Una scossa sismica di magnitudo 7.8 della scala Richter ha colpito la Nuova Zelanda vicino alla zona di Christchurch. La scossa, secondo l'Us Geological Survey, è stata registrata a 95 chilometri circa di distanza dalla città, colpita nel 2011 da un terremoto che fece 185 morti e distrusse il centro della città. "Stiamo cominciando a ricevere notizie di feriti dall'area terremotata, dalle zone di Culverden e Kaikoura, anche se al momento non abbiamo dettagli", ha reso noto un portavoce delle squadre di soccorso. "Stiamo organizzando i soccorsi in elicottero e squadre paramediche aggiuntive qualora si rendessero necessarie".

 
Due le vittime accertate, finora, secondo quanto ha annunciato il premier di Wellington, John Key.

Dopo la scossa, la protezione civile neozelandese ha lanciato l'allarme tsunami invitando i residenti lungo la costa orientale dell'Isola del sud a cercare riparo in zone interne o più alte.

Come riferisce la Bbc, due ore dopo il sisma sono state registrate le prime onde alte 2,5 metri a Kaikoura, a 181 km a nord di Christchurch. Secondo il sito Weatherwatch.co.nz, onde meno imponenti si sono infrante sulla costa all'altezza di Wellington. Le autorità non escludono che onde di 5 metri possano colpire la zona tra Malborough e la penisola di Banks, a Sud di Christchurch.

Aleppo, una strage infinita. Si mobilitano i sacerdoti

“Voi ci mandate le bombe, noi vi restituiamo i fiori”. Piovono missili ininterrottamente da cinque anni in Siria, centrale nello scacchiere internazionale e vera polveriera del Medio Oriente. Cadono ovunque “regali di morte” come li definisce padre Ibrahim Alsabagh, Vicario generale e Parroco della comunità latina di Aleppo. Intatta la cupola di San Francesco, bersaglio di una bomba inesplosa ritrovata sul tetto. Un vero miracolo. Quasi a testimoniare l’instancabile presenza e impegno dei cristiani in una terra insanguinata, soltanto apparentemente abbandonata da Dio. Vicenda drammatica e complessa: il processo di pace stenta ad avviarsi. Occorre capire, sperare, agire. E’ quanto si prova a fare nel convegno organizzato da don Doriano Vincenzo De Luca nella Chiesa dell’Immacolata Concezione a Capodichino. “Terrore, paura, tristezza, amarezza” i sentimenti descritti dal giovane francescano, nato a Damasco, autore del libro “Un istante prima dell’alba”, chiamato a svolgere il suo ministero sacerdotale in una città divisa in due. Zona occidentale sotto la protezione del governo Assad, ad est operano indisturbate le milizie.  “Condizioni difficili. Da tre anni senza elettricità, oltre l’80% di disoccupazione e il 90% delle famiglie sotto la soglia di povertà. La gente si lascia andare all’incontro con la morte. Cerchiamo di aiutare senza limiti l’uomo derubato della sua dignità”. Emergenza sanitaria e idrica, via Crucis continua: non mancano però i segnali di vita e le risposte al male. Da Ginevra il collegamento telefonico con Staffan De Mistura, inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria. “I civili soffrono tanto e da tanto tempo. Qui non c’è un vincitore, gli unici vinti sinora la popolazione”. Si prova a ricostruire le case danneggiate. “Un aiuto concreto attraverso il progetto della Culla della Carità a vantaggio dei bambini e di quelli, che non potendo emigrare, desiderano una vita normale” dichiara don De Luca. “Evidente la debolezza dell’Europa, che non ha la forza per intervenire. Non c’è soluzione militare. Spetta alla diplomazia trovare una via per evitare sofferenze più grandi ” spiega Enzo Amendola, sottosegretario Ministero degli Affari Esteri.  

Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti d'America

NEW YORK. Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti d'America. Dopo aver conquistato gli stati-chiave, il candidato repubblicano ha avuto la meglio su Hillary Clinton, grande sconfitta data per vincente da tutti i sondaggi della vigilia. "Questa è una notte storica. Il popolo americano ha parlato ed ha eletto il suo presidente", ha dichiarato Mike Pence, nuovo vicepresidente americano eletto. Clinton ha intanto chiamato Trump per concedere la vittoria.

IL DISCORSO - "Mi impegno ad essere il presidente di tutti gli americani", ha esordito Trump nel suo discorso d'insediamento, che ha poi promesso: "I dimenticati di questo Paese non lo saranno più". "Dobbiamo riprendere il destino del nostro Paese, abbiamo tanti sogni e li rivogliamo indietro". "Raddoppieremo la crescita economica", ha poi assicurato il neo presidente. "Terremo sempre al primo posto gli americani - ha continuato il presidente Trump parlando di rapporti internazionali-, ma andremo d'accordo con tutti. Cercheremo il dialogo, non lo scontro". Trump ha poi ringraziato uno per uno i membri della famiglia e dello staff per il supporto: "Vi prometto - ha continuato rivolto alla folla entusiasta - che faremo un eccellente lavoro, inizieremo subito a lavorare. Sarete fieri del vostro presidente".

CAMERA - I repubblicani mantengono, come del resto era previsto, il controllo della Camera, secondo le proiezioni delle tv. I repubblicani hanno al momento un'ampia maggioranza di 247 deputati contro i 188 dei democratici. Invece rimane ancora in bilico il Senato.

SENATO - Con la vittoria di Pat Toomey in Pennsylvania sulla democratica Katie McGinty, il Partito repubblicano mantiene il controllo del Senato. Sono gli stessi repubblicani a congratularsi su Twitter per il successo ottenuto, che consente loro di mantenere il controllo di entrambi i rami del Congresso.

FERRIGNO. Il tempo dell'annuncio ufficiale e Marco Ferrigno ha subito realizzato la statuina di Trump, in vendita già nella sua bottega a San Gregorio Armeno.,

Clinton o Trump: gli Usa scelgono il loro futuro

L'America decide. Gli elettori chiamati alle urne per il dopo Obama dovranno scegliere tra la candidata democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump. I contendenti hanno chiuso la campagna presidenziale, la più velenosa e divisiva degli ultimi decenni, con due visioni diametralmente opposte del futuro dell'America. "Sarò la presidente di tutti", ha detto la democratica di fronte a 33.000 persone riunite all'Independence mall di Philadelphia. Mentre il repubblicano ha chiesto la fine dell'"establishment corrotto" di Washington e ha promesso che farà dell'America una "priorità".

"Voglio essere la presidente di tutti, non solo di coloro che hanno votato per me. Il compito che ho davanti è quello di riunire il Paese", ha detto la Clinton, accusando il suo rivale di aver "aggravato" le "fratture e le divisioni" tra gli americani. "Mia madre mi ha sempre detto, la rabbia non è un programma", ha affermato la democratica, che ha visto nel suo comizio finale la partecipazione di due stelle della musica come John Bon Jovi e Bruce Springsteen.

Presenti anche il presidente Barack Obama, la moglie Michelle, l'ex presidente Bill Clinton e la figlia Chelsea. "Scommetto su di voi come voi avete scommesso su di me. Scommetto che l'America respingerà la politica del risentimento, e che invece della paura sceglierà la speranza", ha detto Obama introducendo Hillary e denunciando l'incompetenza del suo avversario.

Da parte sua Trump, nel corso di un comizio in Florida, ha assicurato che la sua vittoria "sancirà la fine dell’establishment corrotto di Washington", lo stesso "sistema distorto dal quale è protetta Hillary Clinton". "Il mio contratto con l’elettore americano - ha detto il tycoon newyorkese - comincia con un programma per mettere fine alla corruzione del governo. Ripuliremo il pantano!".

Nel frattempo gli ultimi sondaggi e proiezioni pubblicati negli Stati Uniti danno in leggero vantaggio Hillary Clinton, anche grazie al rimbalzo delle ultime ore dovuto alla decisione dell'Fbi di chiudere definitivamente l'inchiesta sull'emailgate. Secondo la media degli ultimi sondaggi stabilita da RealClearPolitics, a livello nazionale Clinton è in vantaggio di 3,2 punti, al 45,4% contro il 42,2% di Trump.

COME FUNZIONA IL SISTEMA ELETTORALE - Ecco tutti i 'come' e 'se' del sistema elettorale degli Stati Uniti.

- COLLEGIO ELETTORALE: Inserito nella Costituzione americana dai 'Founding fathers' come un elemento teso a tenere lontana dalle elezioni ''le passioni popolari'', il sistema del Collegio elettorale si basa sull'idea che l'elettore esprimendo il proprio voto in realtà non vota il candidato ma una serie di grandi elettori, a lui collegati, che eleggeranno effettivamente il presidente in un secondo momento. L'elezione del presidente degli Stati Uniti è quindi indiretta.

Eletti nei singoli stati in numero proporzionale alla popolazione - che corrisponde alla somma dei deputati e senatori che rappresentano lo stato al Congresso - i grandi elettori sono 538: ad un candidato sono necessari quindi 270 voti per aggiudicarsi la Casa Bianca.

WINNER TAKES ALL: I voti elettorali vengono aggiudicati all'interno di ciascuno stato con un sistema maggioritario secco, che viene definito il 'winner takes all'. Fanno eccezione Nebraska e Maine, gli unici due stati che hanno scelto di assegnare i loro voti elettorali, rispettivamente cinque e quattro, con il sistema proporzionale. In tutti gli altri stati il vincitore prende quindi tutto anche se per uno scarto minimo di voti, come hanno dimostrato sempre le elezioni del 2000, quando George W. Bush si è aggiudicato, con un vantaggio di poche centinaia di voti, tutti i 27 voti elettorali della Florida che gli hanno consegnato la Casa Bianca.

Incidenti di percorso si sono verificati anche nel 1888 ai danni del presidente in carica Grover Cleveland - il quale, comunque, per la cronaca quattro anni dopo fu rieletto, diventando l'unico presidente a tornare alla Casa Bianca dopo una sconfitta - e nel 1876, quando le elezioni furono perse dal democratico Samuel Tilden che aveva vinto il voto popolare.

- ELECTION DAY: Il Congresso ha stabilito nel 1845 che si votasse sempre il primo martedì del mese di novembre quattro anni dopo l'ultima elezione del presidente. Una scelta del mese legata alle radici fortemente agricole del paese - a novembre si era concluso il raccolto e le strade non erano ancora bloccate dalla neve - e una scelta del giorno legata al fatto che, calcolando che la domenica era dedicata alla chiesa, molti degli elettori che vivevano nelle zone più remote non sarebbero riusciti a raggiungere i centri dove si votava in tempo il lunedì'.

Secondo la Costituzione i requisiti per diventare presidente sono tre: un'età superiore ai 35 anni, essere nati negli Stati Uniti e risiedervi da almeno 14 anni.

- COSA SUCCEDE SE NESSUNO OTTIENE MAGGIORANZA VOTI ELETTORALI: In caso di parità tra i due candidati all'interno del Collegio elettorale, la decisione viene demandata alla Camera dei rappresentanti che sceglie il presidente fra i tre candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti elettorali. La delegazione di ciascuno stato alla Camera deve esprimere un solo voto, e se non riesce ad avere una maggioranza al suo interno, il suo voto non verrà conteggiato. Diventa presidente chi ottiene la maggioranza dei voti degli stati, che è 26.

Le elezioni presidenziali sono state decise due volte dalla Camera: nel 1800, quando Thomas Jefferson e Aaron Burr ottennero ciascuno 73 voti del Collegio Elettorale e Jefferson vinse solo al 36esimo ballottaggio. E nel 1824 Andrew Jackson ottenne 99 voti elettorali, John Quincy Admas (che aveva in effetti avuto più voti popolari) 84, William Crawford 41 e Henry Clay 37, dal momento che nessuno aveva raggiunto la maggioranza, decise la Camera e vinse Jackson al primo ballottaggio.

- TRADIMENTI DEI GRANDI ELETTORI. Tra gli scenari più foschi che erano stati prospettati durante il lunghissimo stallo elettorale del 2000 tra Bush e il democratico Al Gore, era spuntato anche quello - che non si è poi verificato - di un possibile tradimento del suo candidato da parte di un grande elettore al momento della riunione del Collegio elettorale, che avviene, secondo la legge, il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre. Nella storia americana, anche più recente, non sono mancati questi ''tradimenti''.

Nel 1988, per esempio, Margaret Leach, elettrice del candidato democratico Michael Dukakis - che fu nettamente sconfitto da Ronald Reagan - votò invece per il candidato alla vice presidenza, il senatore Lloyd Bentsen. Mentre nel 1976 fu un grande elettore repubblicano dello stato di Washington che invece di votare per lo sconfitto Gerald Ford votò, anticipando i tempi, per Reagan. Anche nel 2000 ci fu una sorpresa, ininfluente ai fini dei risultati: in segno di protesta per il modo in cui era stata condotta l'elezione un grande elettore di Al Gore votò scheda bianca.

I GRANDI ELETTORI STATO PER STATO - Presidente e vice presidente degli Stati Uniti vengono scelti dal Collegio elettorale, composto dai grandi elettori. In totale sono 538 e per essere eletti bisogna avere 270 voti elettorali. Il numero degli elettori in ogni Stato è uguale a quello dei membri del Congresso che rappresentano ciascuno Stato.

Ecco il numero dei grandi elettori di tutti e 50 gli Stati più il distretto di Columbia:

- California 55

- Texas 38

- Florida e New York 29

- Illinois e Pennsylvania 20

- Ohio 18

- Georgia e Michigan 16

- North Carolina 15

- New Jersey 14

- Virginia 13

- Washington 12

- Arizona, Indiana, Massachusetts e Tennessee 11

- Maryland, Minnesota, Missouri e Wisconsin 10

- Alabama, Colorado e South Carolina 9

- Kentucky e Louisiana 8

- Connecticut, Oklahoma e Oregon 7

- Arkansas, Iowa, Kansas, Mississippi, Nevada e Utah 6

- Nebraska, New Mexico e West Virginia 5

- Hawaii, Idaho, Maine, New Hampshire e Rhode Island 4

- Alaska, Delaware, District of Columbia, Montana, North Dakota, South Dakota, Vermont e Wyoming 3.

Brexit, Alta Corte: «Governo dovrà avere l'ok del Parlamento»

LONDRA. Il Parlamento dovrà approvare se il Regno Unito può iniziare il processo di uscita dall'Unione europea. È quanto ha stabilito l'Alta Corte britannica con una sentenza che significa che il governo non potrà attivare l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che sancisce l'avvio dei negoziati per l'uscita, senza avere l'ok del Parlamento.

Il governo britannico ricorrerà in appello contro la sentenza: "Il governo è deluso dal giudizio della Corte - si legge in una dichiarazione dell'esecutivo di Theresa May - il Paese ha votato per uscire dall'Unione Europea in un referendum approvato da un atto del Parlamento. E il governo è determinato a rispettare il risultato del referendum". La Corte Suprema dovrebbe esaminare l'appello ai primi di dicembre. Nella sentenza dell'Alta Corte, letta dal presidente dell'Alta Corte, Lord Thomas of Cwmgiedd, si afferma che "la norma fondamentale della Costituzione del Regno Unito è che il Parlamento è sovrano".

"La Corte non accetta l'argomento presentato dal governo - si legge nella sentenza - e non c'è nulla nell'European Communities del 1972 che lo sostenga".

"Il governo non ha il potere, in base alla prerogativa della Corona, di annunciare l'avvio dell'articolo 50 per il ritiro del Regno Unito dalla Ue", ha concluso il lord chief justice. Il giudizio è quindi una dura sconfitta per la premier May e, se non verrà ribaltata in appello, minaccia di far saltare i piani del governo di avviare i negoziati, come annunciato, il prossimo marzo, dando al Parlamento il pieno controllo del processo.

Intanto, nuova gaffe per il ministro degli Esteri della Gran Bretagna Boris Johnson che ieri sera, nel corso dello Spectator Parliamentarian of the Year, ha affermato che la Brexit sarà un "successo titanico".

Già famoso per i suoi eccessi, le sue dichiarazioni pesanti e i suoi capelli biondo platino arruffati, l'ex sindaco di Londra, accettando il premio 'Comeback of the Year e parlando della sua speranza di durare più a lungo di Michael Heseltine, ha parlato di come vede l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea. "Brexit significa Brexit, e il governo ne farà un successo titanico", ha detto Johnson.

Una dichiarazione che ha sollevato l'ilarità del pubblico presente che, pensando allo sfortunato viaggio inaugurale del Titanic nel 1912, ha urlato: "E' affondato!".

Anche il primo ministro Theresa May, riferiscono i giornali inglesi, si sarebbe messa "letteralmente la testa tra le mani" ascoltando la frase. Dopo che gli è stato fatto notare di aver usato un termine poco opportuno, Johnson ha cercato immediatamente di correggersi, ricordando che "la mostra sul Titanic in Irlanda del Nord è stata l'attrazione turistica più popolare della provincia. Noi ci accingiamo a fare della Brexit un 'colossale' successo".

Malta, precipita aereo: 5 morti

Sono cinque i morti dell'incidente aereo avvenuto oggi a Malta. Il velivolo militare è precipitato vicino alla pista di atterraggio poco dopo il decollo alle 7.10 circa ed è stato subito avvolto dalle fiamme.

Secondo i media locali l'aereo, noleggiato in Lussemburgo e diretto in Libia, doveva essere utilizzato dai funzionari di Frontex. La notizia è stata poi smentita su Twitter dall'agenzia europea della guardia frontiera e costiera. "Nessun membro del nostro staff è rimasto coinvolto nell'incidente aereo che si è verificato a Malta", ha precisato Frontex su Twitter.

Anche il Servizio Europeo per l'Azione Esterna ha chiarito che il velivolo precipitato "non era collegato ad alcuna delle attività dell'Ue". "Le nostre più profonde condoglianze vanno alle famiglie e agli amici di coloro che hanno perso la vita nell'incidente", ha affermato il portavoce del Seae. L'Alto Rappresentante dell'Ue per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, è ora in contatto con le autorità maltesi e seguirà da vicino gli sviluppi.

ExoMars, Schiaparelli si è schiantato a 300 km/orari

Il lander Schiaparelli della missione europea ExoMars si sarebbe schiantato su Marte a 300 chilometri l'ora e a riprendere il punto di impatto è stato il satellite della Nasa Mro. La fotocamera dell'orbiter della Mars Reconnaissance Orbiter, ha annunciato la Nasa, ha ripreso "due spots sulla superficie del pianeta rosso che sembrano riconducibili a un punto di impatto su Marte il 19 ottobre del lander europeo Schiaparelli della missione ExoMars". La fotocamera Ctx a bassa risoluzione a bordo della sonda Mro ha scattato immagini del sito di atterraggio previsto dal modulo europeo, il Meridiani Planum. 

L'immagine rilasciata ha una risoluzione di 6 metri per pixel e mostra "due nuovi dispositivi sulla superficie rispetto a un'immagine scattata nel maggio di quest'anno" riporta l'Agenzia Spaziale Europea sul suo sito. Nelle immagini Nasa si notano due caratteristiche, una appare più luminosa "e può essere associata con il diametro del paracadute di 12 metri utilizzato nella seconda fase della discesa di Schiaparelli" afferma l'Agenzia Spaziale Europea. "L'altra novità - prosegue l'Esa - è una macchia scura sfumata di circa 15 x 40 metri di dimensione situata a circa 1 km a nord del paracadute. Questo può essere interpretato come derivante dall'impatto al suolo del modulo Schiaparelli, il che dimostrerebbe una caduta assai più lunga del previsto, dopo che i propulsori sono stati spenti prematuramente".

Le stime, riferisce ancora l'Esa, sono che Schiaparelli sia caduto "da un'altezza tra i 2 e i 4 chilometri, quindi un impatto a notevole velocità, superiore a 300 km/h. E' anche possibile che il lander sia esploso al momento dell'impatto. Queste interpretazioni preliminari saranno perfezionate a seguito di ulteriori analisi. Uno sguardo più da vicino sarà possibile la prossima settimana con HiRise, la fotocamera a più alta risoluzione a bordo Mro.

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