Domenica 24 Giugno 2018 - 1:48

Inferno a Gaza: 16 morti e oltre 500 feriti

E' di 16 morti e 512 feriti il bilancio delle violenze in corso ai confini della Striscia di Gaza, dove migliaia di palestinesi stanno manifestando in concomitanza con l'inaugurazione dell'ambasciata Usa a Gerusalemme, prevista per stasera. E' quanto ha riferito il portavoce del ministero della Sanità del governo di Gaza a guida Hamas, Ashraf al-Qudra.

Nella Striscia è in atto uno sciopero generale, che riguarda le scuole, le università, le banche e i negozi. L'obiettivo è quello di permettere ai palestinesi di partecipare in massa alla marcia ''del milione'' contro l'inaugurazione della nuova ambasciata americana a Gerusalemme e per il Giorno della Nakba, o Catastrofe, come nei Territori viene commemorata la fondazione di Israele.

L'appello a manifestare è stato rivolto da tutte le fazioni palestinesi, compresa Hamas che governa la Striscia di Gaza. I bus e i camion stanno raccogliendo le persone nelle strade principali, nei quartieri e vicino alla moschee per portarli alla manifestazione al confine con Israele, mentre dagli altoparlanti vengono diffusi appelli a scendere in piazza.

A Gerusalemme "sono state rafforzate le misure di sicurezza presso e intorno all'ambasciata americana in vista della sua inaugurazione questa sera", ha dichiarato il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, annunciando che sono stati dispiegati migliaia di agenti. Il portavoce ha aggiunto che "nell'area si trovano unità di polizia e aerostati di sorveglianza" in previsione delle proteste palestinesi contro questo passo.

«Missili iraniani sul Golan»: raid di Israele

Tensione Israele-Iran. Le forze iraniane hanno lanciato almeno 20 razzi contro le postazioni israeliane nelle Alture del Golan, secondo quanto ha riferito l'esercito di Gerusalemme, precisando che un certo numero di razzi è stato intercettato e non sono stati riportati feriti.

Poi i raid di risposta in nottata verso obiettivi militari iraniani in Siria. In un comunicato, si parla di "attacco su ampia scala contro l'establishment iraniano in Siria". I caccia israeliani, ha reso noto ancora l'esercito, sono finiti nel mirino delle forze di difesa aeree siriane.

VITTIME - Sono almeno 23 i combattenti delle forze fedeli al leader siriano Bashar al-Assad rimasti uccisi nei raid israeliani. Lo ha riferito l'Osservatorio siriano per i diritti umani, come riporta l'agenzia di stampa Dpa. Secondo l'Ong con sede in Gran Bretagna, legata agli attivisti delle opposizioni, tra i morti si conterebbero cinque soldati siriani e 18 combattenti stranieri delle forze alleate.

GLI ATTACCHI - L'esercito israeliano ha informato le autorità russe prima dell'attacco, ha dichiarato ai reporter il portavoce Jonathan Conricus. "Gli attacchi sono una risposta ai razzi lanciati dalle forze iraniane in direzione delle postazioni dell'esercito israeliano sulle Alture del Golan".

DAMASCO - E Damasco ha annunciato di aver respinto una "aggressione" al territorio siriano, intercettando "decine di missili" lanciati da Israele. Lo riporta l'agenzia di stampa ufficiale siriana 'Sana', citando una fonte delle forze armate.

Trump: «Mi ritiro da accordo sul nucleare»

Donald Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo nucleare con l'Iran. Lo ha detto lo stesso presidente Usa al presidente francese Emmanuel Macron nel corso di una conversazione telefonica. A riferirlo è il New York Times, che cita come fonte una persona a conoscenza del contenuto della telefonata tra i due presidenti. In precedenza l'Eliseo aveva riferito che Trump e Macron avevano parlato della "pace e stabilità in Medio Oriente".

Accuse di abusi, si dimette procuratore del caso Weinstein

Il procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, si è dimesso poche ore dopo che il New Yorker ha pubblicato le dichiarazioni di alcune donne che lo accusano di abusi e violenze. "Accuse gravi, che io contesto con forza, sono state fatte contro di me - ha dichiarato il procuratore democratico - anche se sono non collegate alla mia attività professionale, queste mi impedirebbero di guidare l'attività di questo ufficio".

Due delle quattro donne intervistate dal magazine newyorkese hanno fornito la loro identità, Michelle Manning Barish e Tanya Selvaratnam, affermando di essere state picchiate da Schneiderman mentre avevano una relazione con lui. Entrambe hanno detto che lui aveva minacciato di ucciderle se l'avessero lasciato.

E Selveratam ha anche detto di sospettare che il procuratore l'abbia fatta seguire e abbia messo i suoi telefoni sotto controllo. Le donne non si sono rivolte alla polizia ma sarebbero andate all'ospedale dopo gli episodi di violenza.

In una prima dichiarazione il procuratore si era difeso affermando che si trattava di "giochi di ruolo nell'ambito di relazioni sessuali consensuali, non ho ha aggredito nessuno, non ho mai avuto relazioni sessuali non consensuali". Ed un suo portavoce ha escluso che il procuratore abbia mai minacciato nessuno.

Ma poi nel giro di poche ore, anche a seguito delle pressioni di alleati politici, tra i quali il governatore democratico Andrew Cuomo, il procuratore ha presentato le sue dimissioni che avranno effetto da oggi.

Senatore dello stato di New York dal 1998 al 2010, Schneiderman era diventato il 65esimo attorney general di New York nel 2011. Rieletto nel 2014, il procuratore, come già da senatore, si era sempre mostrato un paladino delle cause per la difesa delle donne. E lo scorso febbraio aveva avviato una causa contro Hervey Weinstein, l'ex produttore di Hollywood accusato di molestie e violenze sessuali nello scandalo che lo scorso anno ha dato inizio al movimento del #metoo.

Considerato come un possibile successore di Cuomo alla poltrona di governatore di New York, Schneiderman negli ultimi anni si era distinto come un fiero oppositore dell'amministrazione di Donald Trump. Già prima dell'elezione alla Casa Bianca, il suo ufficio aveva avviato una causa collettiva contro la Trump university, assicurando un accordo da 25 milioni di dollari agli studenti "truffati" dalla promessa di diventare degli imprenditori di successo.

Nei mesi scorsi dal suo ufficio poi erano partite diverse cause contro l'amministrazioneTrump, da quelle contro le misure varate per revocare regole ambientaliste a quelle contro il muslim ban.

Subito dopo la notizia delle sue dimissioni, il figlio di Trump, Donald Trump jr. e Kellyanne Conway, consigliere della Casa Bianca, hanno postato tweet in cui trapela soddisfazione per l'accaduto e si accusa Schneiderman di ipocrisia per la posizione presa sul caso Weinstein e gli attacchi rivolti a Trump quando il presidente è stato accusato di molestie da una decina di donne.

Il Nobel perde i pezzi

L'Accademia svedese, l'ente che seleziona il Premio Nobel per la letteratura, ha concesso a quattro suoi membri il permesso di lasciare l'organizzazione, in seguito alla bufera che ha scosso l'istituzione e portato all'annullamento del riconoscimento per il 2018. Le dimissioni arrivano in seguito alle modifiche negli statuti del 1786 approvate la settimana scorsa dal re Carlo XVI Gustaf, patrocinante dell'Accademia, e dall'Accademia stessa, si legge in una dichiarazione.

GLI SCANDALI. I quattro membri che hanno richiesto il congedo sono Lotta Lotass, Klas Ostergen, Sara Stridberg e Kerstin Ekman. I primi tre hanno chiesto di lasciare l'Accademia lo scorso mese quando è emersa una profonda spaccatura su come gestire uno scandalo sessuale e le presunte violazioni delle regole sul conflitto di interessi che hanno coinvolto l'istituzione.

Ekman aveva invece lasciato il suo seggio vacante dal 1989, dopo il rifiuto dell'Accademia di condannare la fatwa emessa dall'allora leader religioso iraniano Ayatollah Khomeini contro l'autore britannico-indiano Salman Rushdie.

18 MEMBRI. Altri quattro dei 18 membri si sono fatti da parte da aprile, ma non è chiaro se chiederanno di andarsene. Non raggiungendo il quorum minimo di 12 membri attivi, la scorsa settimana l'Accademia ha annunciato che il Nobel per la Letteratura 2018 non verrà assegnato nell'anno in corso ma in quello successivo, insieme a quello per il 2019.

"Abbiamo iniziato a discutere sui nuovi nomi" ha detto al quotidiano di Stoccolma 'Svenska Dagbladet', Anders Olsson, segretario ad interim permanente.

Migliaia in piazza contro Macron

Sarebbero circa 40mila le persone che si sono riunite in piazza a Parigi questo pomeriggio per prendere parte alla manifestazione anti-Macron, alla vigilia, lunedì, del primo anniversario del suo insediamento all'Eliseo. La cifra è stata fornita da un gruppo di media tra cui Le Figaro e l'organizzazione Occurence e coincide con quella data dalla prefettura. Secondo La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon i manifestanti sarebbero 160mila.

Prima e durante la manifestazione sono state arrestate quattro persone, anche in occasione di operazioni di controllo sui partecipanti. A renderlo noto è stata la prefettura di Parigi, citata da 'le Figaro', precisando che gli agenti hanno fermato i quattro con le accuse di porto di armi vietate e porto di oggetti atti ad offendere.

Imponente il dispositivo di sicurezza, con duemila tra poliziotti e gendarmi mobilitati, 500 in più rispetto a quelli in servizio il primo maggio.

"Stop Macron" su molti cartelli dei manifestanti presenti alla dimostrazione. La protesta è stata voluta per contestare il presidente visto come "il simbolo della finanza, dei banchieri, di una politica che favorisce i ricchi", come hanno sottolineato gli organizzatori della marcia, il deputato de la France insoumise François Ruffin, l'economista Frédéric Lordon ed ex partecipanti al movimento 'Nuit Debout'.

Con il corteo hanno sfilato quattro carri, tre dei quali con l'effigie del presidente Macron, una volta in veste di Dracula, le altre di Napoleone e Giove, mentre sul quarto il comitato organizzatore ha raccolto lamentele e contestazioni.

Alla manifestazione è intervenuto Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise. "Siamo un raduno gioioso e sorridente ad immagine del mondo che vogliamo fondare", ha dichiarato, per poi prendersela con Macron "che si allinea dietro al signor Trump". Mélenchon ha quindi invitato tutti i presenti a partecipare a un nuovo raduno che si svolgerà in tutte le città della Francia il prossimo 26 maggio. Oltre al corteo di Parigi, manifestazioni si sono svolte anche in altre zone della Francia, Lione, Bordeaux e Tolosa.

Lodi a Emmanuel Macron sono arrivate dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che nel suo videomessaggio del sabato si è espressa a favore di un'Europa più forte ed ha avuto parole di apprezzamento per le iniziative promosse a favore dell'Europa dal presidente francese. "Da quando si è insediato - ha dichiarato Merkel - Macron ha dato un impulso importante all'Europa con molto slancio e molta speranza".

Royal wedding, abito da 100mila sterline per Meghan

L'abito da sposa che Meghan Markl indosserà il 19 maggio al matrimonio con il principe Harry sarà realizzato da Ralph & Russo e costerà 100.000 sterline. L'abito, scrive il Daily Mail, sarà pagato ''privatamente" dal principe e dalla sua famiglia.

La sposa indosserà il prezioso abito, ricamato a mano, per raggiungere l'altare nella cappella di St.George davanti a 600 invitati - e secondo le stime a un miliardo di telespettatori - e nel successivo ricevimento al castello di Windsor.

Il mistero della principessa Latifa

Crescono i timori sulle sorti della principessa Latifa, figlia dell'emiro di Dubai nonché vice presidente e primo ministro degli Emirati, Sheikh Mohammad bin Rashid Al Maktoum. Human Rights Watch (Hrw), organizzazione che si batte per i diritti umani con sede a New York, ha invitato le autorità emiratine a rivelare "immediatamente" dove si trovi, ipotizzando che il suo possa essere un caso di "sparizione forzata".

I fari sulla vicenda della principessa di Dubai si sono accesi a marzo, quando in un video pubblicato su YouTube denunciava di essere tenuta prigioniera dalla sua famiglia e di essere vittima di abusi. Latifa annunciava quindi la sua fuga da Dubai, accusando il padre di maltrattarla.

La causa della principessa, 32 anni, era stata seguita da un gruppo con sede nel Regno Unito, 'Detenuti a Dubai', che sostiene di aiutare le persone che sono state vittime di ingiustizie negli Emirati.

Il gruppo aveva lanciato una campagna mediatica dopo aver denunciato il "fermo" della principessa all'inizio di marzo su una barca al largo della costa indiana a bordo della quale c'erano Latifa e diversi stranieri, tra cui un'amica finlandese, Tiina Jauhiainen e un cittadino franco-americano, Herve Jaubert, con precedenti negli Emirati per "frodi commerciali".

Il 17 aprile, il governo di Dubai ha rotto il silenzio sulla vicenda, tirando in ballo un altro francese, Christian Elombo, accusato di aver aiutato la principessa a fuggire e ora detenuto in Lussemburgo.

Senza entrare nei dettagli, una fonte vicina al governo di Dubai aveva detto che la principessa Latifa era stata "riportata" alla sua famiglia e che stava "bene". Secondo la fonte, il destino della principessa era un "affare privato" e la donna era stata "sfruttata" da una "banda di truffatori".

Hrw, tuttavia, non sembra credere alla versione 'ufficiale'. Le autorità di Dubai "devono permettere (alla principessa, ndr) di mettersi in contatto con il mondo esterno" e chiarire il suo "status legale", ha detto Sarah Leah Whitson, direttrice di Hrw per il Medio Oriente. "Se è tenute prigioniera, deve avere i diritti di tutti i detenuti, incluso quello di essere giudicata da un giudice indipendente", ha affermato in una nota.

Proteste anti-Putin, arrestato Navalny

Aleksei Navalny è stato arrestato a Mosca durante una manifestazione contro Vladimir Putin, che lunedì si insedierà ufficialmente come presidente dopo la rielezione. Navalny, leader del Partito del Progresso e presidente della Coalizione Democratica, ha esortato i suoi sostenitori a scendere in piazza per protestare contro la permanenza di Putin al potere, contro la corruzione e contro la censura sul web.

Secondo gli attivisti, le manifestazioni sarebbero andate in scena in più di 90 città in tutto il Paese. La polizia, nel complesso, avrebbe fermato 200 persone.

Eruzione e terremoto, paura alle Hawaii

La terra trema sulla Grande Isola delle Hawaii dopo l'eruzione del vulcano Kilauea. Dopo la violenta scossa di magnitudo 6.9, altre scosse superiori a 5.0 sono state segnalate dall'US Geological Survey (USGS).

I residenti sono stati avvertiti dei pericoli associati agli alti livelli di anidride solforosa, tra cui possibili piogge acide sulla scia dell'eruzione del vulcano, secondo quanto riferito dai media locali venerdì. Per questo motivo le persone dovrebbero restare in casa se sono in prossimità di anidride solforosa e acquistare maschere di filtro, ha fatto sapere lo specialista di immunologia Jeffrey Kam.

Il diossido di zolfo nell'atmosfera può trasformarsi in pioggia acida, ha avvertito il medico. "È come la candeggina sulla pelle - ha sottolineato l'esperto - quindi nel caso in cui si esca è necessario indossare un cappello, occhiali, camicia a maniche lunghe e pantaloni".

L'USGS ha detto che l'eruzione del vulcano Kilauea è iniziata nel tardo pomeriggio di giovedì e si è conclusa verso le 18:30. Ci sono stati spruzzi di lava e raffiche di gas per circa due ore.

Si stima che 1.700 persone siano state interessate dall'ordine di evacuazione, secondo l'Hawaii News Now. L'ordine è stato emesso quando la lava ha iniziato a strisciare fuori dalle fessure del terreno e scorreva su strade e aree boscose.

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