Sabato 21 Ottobre 2017 - 1:33

La Corea del Nord: spazzeremo via gli Usa. Trump: pronti a colpire

WASHINGTON. Sale ancora la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord. In una dichiarazione il regime comunista di Pyongyang afferma che "il presidente Trump ci sta portando sull'orlo di una guerra nucleare". "Vi spazzeremo via - si legge nel testo diffuso dai media Usa - vi cancelleremo dalla faccia della terra. Il comportamento isterico e imprudente di Trump potrebbe ridurre gli Usa in cenere ogni momento". Secca la risposta di Trump, che in un tweet scrive: "Le misure militari sono state allestite completamente e pronte a colpire se la Corea del Nord dovesse agire incautamente. Speriamo che Kim Jong-un trovi un'altra strada". Sulla vicenda interviene anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel, affermando che "non c'è una soluzione militare nella crisi con la Corea del Nord" e che la retorica dell'escalation "è la risposta sbagliata".

La Corea del Nord: 4 missili pronti per l'attacco a Guam

PYONGYANG. La Corea del Nord torna a minacciare il lancio in tempi brevi di quattro missili Hwasong-12 a 30-40 chilometri dall'isola di Guam, dove gli Stati Uniti mantengono una base militare, come "avvertimento", perché "con una persona priva di ragione come Donald Trump sembra che non sia possibile il dialogo, ma che solo la forza assoluta possa funzionare". Il Presidente americano "ha espresso opinioni prive di senso, senza cogliere la grave situazione in corso", ha affermato il generale Kim Rak Gyomm, comandante delle forze strategiche nordocoreane, secondo quanto rende noto l'agenzia ufficiale di Pyongyang Kcna. "L'azione militare che il comando sta adottando sarà un rimedio effettivo per contenere le mosse agitate degli Stati Uniti in Corea del Sud e nelle sue vicinanze", ha aggiunto il militare precisando che il piano sarà completato entro metà mese e in seguito i militari rimarranno in attesa dell'ordine del comandante in capo delle forze nucleari della Corea del Nord.

Il Pentagono a Kim: «Stop a minacce o il regime finirà»

WASWHINGTON. "La Corea del Nord deve cessare di prendere in considerazione azioni che porterebbero alla fine del suo regime e alla distruzione del suo popolo ". Lo ha dichiarato il segretario alla Difesa, James Mattis, in una dichiarazione con cui replica alle minacce che arrivano da Pyongyang. "La Corea del Nord deve scegliere di mettere fine al suo isolamento e interrompere la sua corsa alle armi nucleari", si legge ancora nella dichiarazione diffusa dal Pentagono in cui si rivolge ai nordcoreani un chiaro monito. "Gli Stati Uniti e i nostri alleati hanno dimostrato la capacità e l'indiscussa determinazione a difenderci da ogni attacco", ha detto infatti Mattis. "Mentre il dipartimento di Stato sta facendo ogni sforzo per risolvere questa minaccia globale attraverso mezzi diplomatici - ha poi aggiunto - deve essere notato che gli eserciti alleati possiedono le capacità offensive e difensive più precise, robuste e provate del Pianeta".
TRUMP SU ATOMICA - Il nostro arsenale nucleare "è più forte e potente che mai". Senza citare la Corea del Nord, contro la quale ha minacciato ieri "furia e fiamme", il presidente americano magnifica oggi su Twitter la potenza nucleare americana.

 

"Il mio primo ordine da presidente è stato di rinnovare e modernizzare il nostro arsenale nucleare. Ora è più forte e potente che mai", ha twittato Trump. "Speriamo di non dover mai usare questo potere, ma non ci sarà mai un momento in cui non saremo la nazione più potente del mondo", ha poi aggiunto in un secondo tweet.

 

Russiagate, l'Fbi perquisisce casa dell'ex capo della campagna di Trump

NEW YORK. Con un blitz all'alba, agenti dell'Fbi hanno perquisito la casa di Paul Manafort, l'ex manager della campagna di Donald Trump al centro del Russiagate. La perquisizione è avvenuta il 26 luglio scorso, all'indomani quindi della sua deposizione, a porte chiuse, di fronte alla commissione intelligence del Senato, ma è stata rivelata solo oggi dal Washington Post. Dall'abitazione sarebbero stati portati via numerosi documenti.

Parigi, auto contro soldati: un arresto

PARIGI. Un uomo è stato arrestato sull'autostrada A16 in seguito all'attacco di questa mattina nella periferia di Parigi. Lo riferisce l'emittente BfmTv, aggiungendo che l'uomo è stato ferito con colpi d'arma da fuoco. Sono in corso verifiche per stabilire se l'arrestato è l'uomo che ha deliberatamente investito i militari.

"Tutti i mezzi sono stati messi in atto per neutralizzare" l'autore o gli autori dell'aggressione ai militari francesi feriti questa mattina a Levallois-Perret, nell'Hauts-de-Seine, alle porte di Parigi, dove un'auto si è lanciata contro il gruppo di soldati, colpendone sei. A dichiararlo è stato il portavoce del governo Christophe Castaner, sottolineando come la situazione sia seguita fin da questa mattina dal presidente Emmanuel Macron e dal premier Edouard Philippe.

Giunto sul luogo in cui è avvenuta l'aggressione, Patrick Balkany, sindaco di Levallois-Perret ha denunciato nuovamente quello che ha definito un "attacco vergognoso. Senza dubbio, è proprio un attacco".

"Non si entra qui facilmente, bisogna conoscere il posto, averlo reperito", ha aggiunto il sindaco. La strada in cui l'auto ha investito i militari è un vicolo cieco e l'auto l'avrebbe percorso contromano, ha aggiunto.

Secondo la prefettura di polizia di Parigi, l'incidente si è prodotto al momento del cambio tra militari: ad essere feriti sono stati sei militari del 35mo reggimento di fanteria di Belfort. I soldati erano a piedi, e stavano raggiungendo i veicolo Place de Verdun, non lontano dalla sede del municipio. Si trovavano presso la base in cui alloggiano nel quadro dell'operazione anti terrorismo 'Sentinelle'.

"Notizie rassicuranti" sulle condizioni dei militari, feriti alle porte di Parigi, sono state fornite dal ministro dell'Interno francese Gérard Collomb, che assieme alla collega Florence Parly, titolare della Difesa, si è recato in visita negli ospedali in cui i soldati dell'operazione 'Sentinelle' sono stati ricoverati. I quattro feriti leggeri sono stati ricoverati nell'ospedale militare Bégin a Saint-Mandé, dove si sono recati i due ministri, gli altri due sono stati trasportati all'ospedale militare Percy de Clamart. Anche su questi ultimi le notizie fornite dal ministro dell'Interno sono state rassicuranti: "Credevamo questa mattina che fossero rimasti feriti in modo grave. Non è così e ce ne rallegriamo", ha affermato. "I tre che abbiamo incontrato ora sono rimasti feriti in modo molto lieve", ha detto il ministro della Difesa - parlando di escoriazioni e shock muscolari al braccio.

Per il ministro dell'Interno Gérard Collomb si è trattato di "un atto deliberato". "L'auto, che era nel quartiere, si è avvicinata lentamente al dispositivo Sentinelle, e a cinque metri dai militari ha accelerato", ha aggiunto intervenendo dall'ospedale militare di Bégin a Saint-Mandé.

Intanto, la sezione antiterrorismo della procura di Parigi ha aperto un'inchiesta per "tentativo di assassinio contro persone depositarie dell'autorità pubblica connessa ad impresa terroristica criminale".

In un comunicato, il ministro della Difesa, Florence Parly ha condannato "con la massima fermezza" quello che ha definito un "atto vile" esprimendo "tutto il proprio sostegno ai feriti e alle famiglie.

Trump a Kim: «Fuoco e furia se provocati»

WASHINGTON. La Corea del Nord "sarà accolta con fuoco e furia" se minaccia gli Stati Uniti. È l'ultimo avvertimento lanciato dal presidente americano Donald Trump, dopo la notizia secondo la quale Pyongyang è riuscita a miniaturizzare una testata nucleare che può essere caricata su uno dei suoi missili intercontinentali.

Parlando dal suo golf club di Bedminster, in New Jersey, il leader della Casa Bianca ha dichiarato: "Se la Corea del Nord continuerà con l'escalation della minaccia nucleare la risposta americana sarà fuoco e furia, come il mondo non ha mai visto".

"È stato molto minaccioso, molto al di là di una dichiarazione normale", ha detto Trump riferendosi a Kim Jong-un. "Come ho detto - ha concluso - saranno ripagati con fuoco, furia e un potere che francamente questo mondo non ha mai visto prima".

Bruxelles, spari contro auto sospetta: falso allarme bomba

BRUXELLES. La polizia belga ha aperto il fuoco contro un'auto sospetta nel quartiere Molenbeck di Bruxelles . Il conducente è stato fermato e la zona vicino a Chaussee de Ninove isolata, secondo rende noto la procura della città, citata dall'agenzia Belga. L'uomo ha dichiarato alla polizia di "avere esplosivo" nell'auto che però non è stato trovato.Il conducente del veicolo sospetto bloccato a Molenbeek è stato identificato. Si tratta di un cittadino ruandese nato nel 1981, residente in Belgio fino al 2009 e successivamente in Germania. L'uomo è sconosciuto alla giustizia belga e secondo la procura di Bruxelles, parla incoerentemente e ha un comportamento squilibrato. Dopo gli accertamenti, gli artificieri intervenuti sul posto non hanno trovato esplosivo o altro di pericoloso all'interno del veicolo.

Il dittatore comunista minaccia l'Onu: «La pagherete cara»

WASHINGTON. Pyongyang promette vendetta contro gli Stati Uniti e si dice pronta a far pagare a "caro prezzo" le nuove sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. "Siamo pronti a rispondere con azioni molto più forti affinché gli Usa paghino a caro prezzo il loro violento crimine contro il nostro Paese e il nostro popolo", si legge in una dichiarazione del regime nordcoreano diffusa dalla Korean Central News Agency.

Sottolineando che non verrà scosso dalle nuove sanzioni, il Governo di Pyongyang ha avvertito che insisterà con il suo programma nucleare: "Se i nemici credono che la Corea del Nord possa essere frenata dalle sanzioni, non è altro che un'illusione. Fintanto che gli Stati Uniti continueranno con la loro politica ostile e il ricatto nucleare, non sposteremo un piede dal nostro cammino verso il rafforzamento della nostra forza nucleare".

A margine del forum dell'Asean a Manila il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha lanciato un monito: Pyongyang fermi i suoi lanci missilistici come segnale della volontà di riprendere i negoziati sulla denuclearizzazione. Sarebbe questo "il miglior segnale che la Corea del Nord possa inviare" per mostrare la volontà di dialogo, ha sostenuto.

Tillerson ha sottolineato che la decisione dell'Onu di inasprire le sanzioni contro la Corea del Nord è la prova che la comunità internazionale è unita contro la minaccia balistica di Pyongyang e nel suo obiettivo di denuclearizzare la penisola coreana.

Tillerson ha avuto ieri un faccia a faccia con i suoi omologhi cinese e russo, Wang Yi e Serguei Lavrov, i quali - a suo dire - sono entrambi per la linea dura da adottare rispetto alla minaccia nucleare nordcoreana.

Ieri c'è stato un colloquio telefonico tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la presidente sudcoreana Moon Jae In. Secondo quanto ha comunicato la Casa Bianca, i due leader hanno discusso le ultime sanzioni delle Nazioni Unite contro la Corea del Nord e hanno convenuto che la questione nucleare della penisola coreana è una "grave e crescente minaccia diretta agli Stati Uniti, alla Corea del Sud e al Giappone, come alla maggior parte dei Paesi del mondo".

"Appena terminata la telefonata con il presidente Moon. Molto felice e impressionato del voto delle Nazioni Unite 15-0 sulle sanzioni della Corea del Nord", ha scritto Trump su Twitter.

A richiedere il colloquio, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca, è stata la presidente sudcoreana.

Pyongyang ha di fatto rifiutato l'offerta di Seul per una soluzione pacifica alle tensioni nella penisola coreana, avvenuta in un breve incontro tra i due ministri degli Esteri, a margine del forum Asean. Lo ha riferito l'agenzia sudcoreana Yonhap, citando un responsabile del ministero degli Esteri di Seul.

Secondo Yonhap, il ministro nordcoreano Ri Hong-Yo avrebbe rifiutato le proposte del suo omologo Kang Kyung-Wha non ritenendole sincere. "Data la situazione attuale - ha dichiarato - e vista la collaborazione tra Seul e gli Stati Uniti per accentuare la pressione su Pyongyang, questa proposta non è sincera".

Caos Venezuela, ira del Papa contro Maduro

La Santa Sede esprime nuovamente la sua "profonda preoccupazione per la radicalizzazione e l'aggravamento della crisi in Venezuela con l'aumento dei morti, dei feriti e dei detenuti" e attraverso una nota diramata dalla sala stampa si schiera apertamente contro l'Assemblea Costituente. Il Pontefice, direttamente e tramite la Segreteria di Stato, "segue da vicino tale situazione e i suoi risvolti umanitari, sociali, politici, economici ed anche spirituali e assicura la sua costante preghiera per il Paese e tutti i venezuelani, mentre invita i fedeli di tutto il mondo a pregare intensamente per questa intenzione". Il Vaticano chiede poi "a tutti gli attori politici, ed in particolare al Governo, che venga assicurato il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, nonché della vigente Costituzione; si evitino o si sospendano le iniziative in corso come la nuova Costituente".  Iniziative che secondo la Santa Sede "anziché favorire la riconciliazione e la pace, fomentano un clima di tensione e di scontro e ipotecano il futuro". L'appello del Papa è che "si creino le condizioni per una soluzione negoziata in linea con le indicazioni espresse nella lettera della Segreteria di Stato del 1° dicembre 2016, tenendo presenti le gravi sofferenze del popolo per le difficoltà a procurarsi il cibo e le medicine, e per la mancanza di sicurezza". Il Vaticano rivolge, infine, "un accorato appello all'intera società affinché venga scongiurata ogni forma di violenza, invitando, in particolare, le Forze di sicurezza ad astenersi dall'uso eccessivo e sproporzionato della forza".

Scozia, ragazza italiana trovata morta

Una 25enne italiana è stata trovata morta nell'appartamento, dove viveva a Glasgow in Scozia. Si tratta di Debora Rastelli, una ragazza originaria di Cossato, in provincia di Biella, che era arrivata circa un anno fa per lavorare come operatrice sanitaria. A trovare il corpo senza vita della giovane, ieri mattina, una delle sue coinquiline, che ha poi chiamato le forze dell'ordine. Informati nel pomeriggio di ieri i genitori, raggiunti dai carabinieri del comando provinciale di Biella a cui era arrivata la comunicazione dalle autorità britanniche.

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