Mercoledì 13 Dicembre 2017 - 23:17

Siria, l'Iran chiude la porta al negoziato

TEHERAN. La Repubblica islamica ha negoziato con gli Usa sul suo programma nucleare, ma non intende farlo su altre questioni. Lo ha sottolineato la Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, all'indomani dell'apertura del presidente Hassan Rohani in merito a un eventuale dialogo con gli Stati Uniti, con l'Arabia Saudita e con altri Paesi influenti per trovare una soluzione alla crisi siriana.

 
L'Iran «non ha avuto né avrà colloqui con gli Usa su questioni diverse dal negoziato sul nucleare», ha dichiarato l'ayatollah in un incontro pubblico nella moschea Imam Khomeini nel centro di Teheran. «Abbiamo accettato di discutere con gli americani solo sulla questione nucleare e per ragioni particolari e, grazie a Dio, i nostri negoziatori hanno fatto un buon lavoro», ha spiegato Khamenei, a cui spetta l'ultima parola in materia di politica estera. Su altri temi, ha ribadito, "non ho autorizzato i negoziati e non avremo colloqui con loro». Nel suo discorso Khamenei è tornato ad attaccare gli Usa, dicendo che, malgrado l'accordo del 14 luglio a Vienna, non hanno perso la loro «ostilità» nei confronti della Repubblica islamica. «Mentre un (governante americano, ndr) ti sorride, l'altro prepara una legge contro l'Iran», ha dichiarato il religioso, secondo il quale Washington ha voluto negoziare con Teheran perché considera il negoziato un mezzo per influenzare il Paese e imporre le sue richieste.

Ricordando poi come già il fondatore della Repubblica islamica, l'imam Ruhollah Khomeini, avesse definito gli Stati Uniti il "Grande Satana", Khamenei ha evidenziato che «alcune persone insistono nel rappresentare questo Grande Satana come l'angelo salvatore. La Nazione iraniana ha espulso questo Satana (dal paese, ndr) - ha proseguito - Non dobbiamo permettere che, una volta espulso dalla porta, possa rientrare dalla finestra e guadagnare influenza». Riferendosi infine ai commenti di alcuni analisti, secondo i quali, dopo la firma dell'accordo sul nucleare, Israele non si dovrà preoccupare dell'Iran per i prossimi 25 anni, Khamenei ha sottolineato che lo Stato ebraico «non sopravviverà» per così tanto tempo, aggiungendo che «il regime sionista non esisterà tra 25 anni».

Juncker: «Migranti e rifugiati prima priorità dell'Europa»

BRUXELLES. «La prima priorità dell'Unione europea sono i migranti e i rifugiati. Non è il momento di spaventarsi, ma è il tempo di essere coraggiosi, determinati e di concertare azioni per i rifugiati». Lo ha detto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nel suo discorso sullo Stato dell'Unione al Parlamento europeo a Strasburgo. «Non dobbiamo mai dimenticare che l'Europa è un continente di rifugiati», ha aggiunto. «La situazione non è buona. C'è mancanza di Europa in questa Unione europea e mancanza di unione in questa Unione europea. Questo deve cambiare, ora, e dobbiamo lavorare insieme», ha detto ancora Juncker.

 

«Dovere accogliere in Ue chi fugge da Isis». «L'Unione europea deve accogliere sul proprio territorio la gente che fugge dallo Stato islamico», ha sottolineato il presidente della Commissione europea aggiungendo: «Fino a che ci saranno problemi in Libia e la guerra in Siria questi problemi non spariranno. Ma nessun muro o barriera o mare fermerà chi fugge dall'Isis».

 

Intanto, la Commissione europea propone di redistribuire 160mila richiedenti asilo da Italia, Grecia e Ungheria, 120mila in più rispetto ai 40mila proposti a maggio. «Italia, Grecia e Ungheria - ha detto Juncker - non possono essere lasciate sole nell'affrontare questa sfida enorme».

Il presidente della Commissione Ue si è detto «fortemente favorevole a far lavorare i rifugiati ospitati nei Paesi europei e permettere loro di guadagnarsi da vivere. Il lavoro è dignità», ha spiegato. Poi l'affondo: «Non possiamo permettere di selezionare i rifugiati per la loro religione o le loro convinzioni. Non c'è religione o filosofia quando si tratta di aiuto umanitario». Riguardo alla crisi economica Juncker ha sottolineato che in Europa «non è ancora finita. Lo sarà quando avremo raggiunto la piena occupazione». «Fino a quando ci saranno 23 milioni di disoccupati, non potremo dire che la crisi sarà finita. Mi chiedo come un continente così ricco non possa avere questo obiettivo, che considero raggiungibile solo se lo vorremo», ha spiegato.

Immigrati, Orban: «Accelerare
la costruzione
del muro»

BUDAPEST. Il premier ungherese Viktor Orban vuole accelerare la costruzione del muro al confine con la Serbia per fermare il continuo afflusso di immigrati. Lo scrive il giornale filogovernativo Magyar Idok, secondo cui il primo ministro si sarebbe convinto della necessità di velocizzare i lavori e di mandare più operai dopo un'ispezione fatta ieri dal capo del suo staff Janos Lazar. Alta quattro metri e lunga 174 chilometri, la barriera doveva inizialmente essere terminata entro la fine di novembre, ma Orban aveva poi anticipato la conclusione al 31 agosto scorso, ma quella scadenza non è stata rispettata. E sarebbe questa la motivazione alla base delle dimissioni del ministro della Difesa Csaba Hende.

La polizia greca sull'isola di Lesbo si è scontrata nella notte con migliaia di immigrati che cercavano di salire su un traghetto diretto al porto del Pireo. Circa 6mila persone, in fuga dalla guerra siriana e da giorni fermi sull'isola dopo avere attraversato il confine dalla Turchia, hanno tentato di salire sul traghetto che aveva posto solo per 2.500 persone. Per ristabilire l'ordine, hanno raccontato alcuni testimoni, la polizia ha utilizzato i manganelli.

Governo greco e l'agenzia Onu per i rifugiati hanno fatto arrivare altro personale e navi per risolvere il problema. Ieri, dal ministero per l'immigrazione ellenico, avevano detto che Lesbo è «sul punto di esplodere».

L'Ue: oltre metà dei profughi tra Germania, Francia e Spagna

BRUXELLES. Germania, Francia e Spagna accoglieranno il 59% dei 120mila richiedenti asilo che si trovano in Italia, Grecia e Ungheria. È quanto prevede il nuovo schema di distribuzione della Commissione europea, anticipato da fonti di stampa e confermato da una fonte europea. La Germania, secondo il nuovo schema, potrebbe accogliere 31.433 persone, la Francia 24.031 e la Spagna 14.931. Fra le nuove misura che l'esecutivo Ue presenterà mercoledì prossimo c'è anche un inasprimento delle misure per il rimpatrio dei migranti. In particolare, saranno 39.600 i richiedenti asilo che dall'Italia saranno redistribuiti verso gli altri Paesi dell'Unione. Secondo le nuove proposte della Commissione, riferiscono fonti europee, dall'Italia saranno ricollocati altri 15.600 rifugiati, da sommare ai 24 mila già previsti dalla precedente proposta dell'esecutivo Ue. In totale saranno trasferite 160mila persone, di cui 66.400 dalla Grecia e 54 mila dall'Ungheria.

 
Fino a 10.000 immigrati dovrebbero arrivare oggi a Monaco di Baviera attraverso l'affollato precorso ferroviario dell'Ungheria e dell'Austria. Lo ha riferito dalla stazione ferroviaria principale di Monaco Christoph Hillenbrand, governatore dell'Alta Baviera, spiegando che il numero comprende tre treni speciali che arrivano da Vienna con 2.100 persone a bordo. Poiché Berlino si sta dando molto da fare per trovare tende e altri alloggi di emergenza ai rifugiati, Hillenbrand ha detto di sperare alcuni dei treni in arrivo siano state destinate ad altri Stati tedeschi. «Qui siamo al limite», ha detto, dopo un fine settimana in cui quasi 20.000 persone hanno presentato domanda di asilo politico. Di questi circa i due terzi sono stati sistemati all'interno del Land bavarese, lo Stato più grande della Germania.

Si sveglia Hollande: «Da domani raid contro l'Isis»

PARIGI. «Ho chiesto al ministro della Difesa che domani siano organizzati voli di ricognizione sulla Siria per permettere raid contro l'Isis». Lo ha annunciato il presidente francese Francois Hollande in una conferenza stampa a Parigi. Hollande ha anche insistito sul fatto che il presidente siriano Bashar al-Assad «deve andarsene, la soluzione non passa attraverso di lui». Per il presidente francese, il leader siriano si faccia da parte, se si vuole mettere fine, dopo oltre quattro anni e 240mila morti, alla crisi siriana. «È lui il responsabile della situazione in Siria, è lui che bombarda il suo popolo - ha ricordato Hollande - che bombarda i civili, che ha utilizzato le armi chimiche. Noi l'abbiamo sempre detto, non è possibile che Assad resti». E questa posizione, ha detto ancora Hollande, «la vogliamo condividere con la Russia e l'Iran», perché «la soluzione non passa attraverso Bashar al-Assad, deve andarsene». «Quando sento qualcuno dire che 'è il meno peggio'...è sempre la stessa storia con i dittatori: come volete che un siriano che ha visto la sua famiglia massacrata possa tornare al tavolo del negoziato con Assad?», ha proseguito Hollande nella sua accusa contro i crimini del regime di Damasco. Quindi, parlando della posizione di Mosca, il presidente francese ha ricordato che, certo, «la Russia è un alleato del regime siriano, ma questo non vuol dire che sia un alleato incrollabile di Assad, anche la Russia vuole trovare una soluzione».

A Monaco attesi altri 10mila profughi

BERLINO. Fino a 10.000 profughi dovrebbero arrivare oggi a Monaco di Baviera attraverso l'affollato precorso ferroviario dell'Ungheria e dell'Austria. Lo ha riferito dalla stazione ferroviaria principale di Monaco Christoph Hillenbrand, governatore dell'Alta Baviera, spiegando che il numero comprende tre treni speciali che arrivano da Vienna con 2.100 persone a bordo. Poiché Berlino si sta dando molto da fare per trovare tende e altri alloggi di emergenza ai rifugiati, Hillenbrand ha detto di sperare che alcuni dei treni in arrivo siano stati destinati ad altri Stati tedeschi. «Qui siamo al limite», ha detto, dopo un fine settimana in cui quasi 20.000 persone hanno presentato domanda di asilo politico. Di questi circa i due terzi sono stati sistemati all'interno del Land bavarese, lo Stato più grande della Germania. Intanto la coalizione di governo tedesca guidata dalla cancelliera Angela Merkel ha deciso di destinare 6 miliardi di euro alla gestione della crisi dei profughi cui il paese sta facendo fronte.

Immigrati, Austria e Germania aprono le frontiere

BUDAPEST. Migliaia di profughi stanno oltrepassando il confine austriaco per dirigersi verso la Germania dopo la mossa a sorpresa dell'Ungheria di fornire pullman ai migranti, da giorni bloccati alla stazione keleti di Budapest. La polizia austriaca ha fatto sapere di aspettarsi per oggi 10mila arrivi dall'Ungheria. Da parte sua, Hans Peter Doskozil, della polizia regionale, in mattinata ha riferito che 4mila migranti hanno già attraversato il confine.

Oltre mille rifugiati sono arrivati in pullman e con un treno speciale alla stazione di Vienna Westbahnhof, dopo essere partiti dall'Ungheria, mentre un altro convoglio con 450 persone a bordo è arrivato a Salisburgo. Lo hanno riferito le autorità austriache, precisando che molti volontari hanno accolto con applausi i rifugiati arrivati nella capitale austriaca, ai quali è stato offerto da mangiare e da bere, oltre che delle coperte. Attraverso gli altoparlanti, la società ferroviaria ha comunicato in arabo i collegamenti verso la Germania, dove vuole andare la maggior parte dei migranti.

Ci sono numerosi treni, ha spiegato all'agenzia di stampa Dpa Sonja Horner, portavoce della società austriaca Obb, per proseguire il viaggio verso Francoforte e Monaco di Baviera. Solo oggi, ha aggiunto Horner, sono previsti sei collegamenti da Westbahnhof a Monaco di Baviera e quattro a Francoforte via Passavia. Si tratta di treni regolari, ma che sono stati fatti deviare parzialmente per passare da questa stazione.

Austria e Germania hanno annunciato nella notte l'apertura dei loro confini per le migliaia di migranti che stavano attraversando a piedi l'Ungheria. Ed è arrivato anche l'annuncio della decisione del governo ungherese di fornire pullman ai migranti. Oltre alla stazione della capitale ungherese, è stato stabilito che i pullman trasportassero anche le tante di persone che ieri hanno deciso di iniziare una vera e propria marcia a piedi fino all'Austria.

GERMANIA PREVEDE ARRIVO DI 5-7MILA RIFUGIATI. La Germania si aspetta che tra i 5mila ed i 7mila rifugiati provenienti dall'Ungheria arrivino oggi in Baviera, nel sud del Paese. Lo ha detto all'agenzia di stampa dpa un portavoce della polizia, sottolineando che «è tre volte superiore ai giorni precedenti e stiamo lentamente raggiungendo i limiti della nostra capacità». La polizia tedesca ha già dispiegato centinaia di agenti per registrare i migranti in arrivo dall'Austria.

Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, stanno allestendo delle carrozze aggiuntive per i treni in programma per oggi, per fare fronte all'ondata di migranti provenienti dall'Ungheria. «Deutsche Bahn sta facendo tutto il possibile per garantire che i profughi in arrivo raggiungano i centri di accoglienza il più velocemente possibile», ha riferito un portavoce dell'azienda, aggiungendo che numerosi addetti sono stati richiamati oggi in servizio per gestire l'afflusso extra di passeggeri.

BUDAPEST: NON CI SARANNO ALTRI TRASPORTI SPECIALI IN AUSTRIA. Il portavoce del governo Zoltan Kovacs, citato dall'agenzia di notizie ungherese Mti, ha fatto sapere che l'Ungheria non organizzerà altri pullman 'speciali' per trasportare i migranti al confine con l'Austria adesso che la situazione di emergenza è finita. Il servizio di pullman, ha spiegato Kovacs, è stato una misura eccezionale a causa dei timori per la sicurezza dei migranti.

Nella notte hanno viaggiato fino a Hegyeshalom 90 pullman con 4.500 rifugiati. Altri 200 migranti, invece, che si trovavano nel campo di accoglienza ungherese di Vamosszabadi, vicino la città di Gyor, si sono messi in cammino per l'Austria.

AL CONFINE RIFUGIATI LASCIATI A PIEDI DALL'UNGHERIA - Hans Peter Doskovzil, direttore della polizia regionale austriaca, all'agenzia di stampa Apa, ha riferito che i funzionari ungheresi hanno rifiutato di consentire ai pullman con i rifugiati di entrare in Austria, costringendo le persone ad attraversare la frontiera a piedi. "Le richieste di consentire ai pullman in arrivo di guidare in Austria sono state respinte con forza", ha sottolineato Doskovzil sottolineando come i funzionari ungheresi al confine con l'Austria potrebbero essere più collaborativi nel cercare di aiutare le migliaia di migranti ad attraversare il confine.

MERKEL: «NON C'E' LIMITE A RICHIESTE ASILO». La cancelliera tedesca, Angela Merkel, in un'intervista al consorzio di giornali 'Funke', ha chiarito che non c'è un limite legale al numero di richiedenti asilo che può ricevere la Germania. «Il diritto all'asilo politico - ha detto Merkel - non ha limiti sul numero di richiedenti asilo» e «in quanto Paese forte, economicamente sano abbiamo la forza di fare ciò che è necessario». La cancelliera ha comunque ribadito la posizione del suo governo, sottolineando che i migranti che non hanno una concreta possibilità di ricevere il permesso per rimanere devono tornare nei loro Paesi.

STEINMEIER: «CONVOCARE VERTICE UE STRAORDINARIO». Un vertice straordinario dei capi di Stato e di governo della Ue dedicato alla crisi migratoria. E' quanto ha chiesto il ministro degli Esteri della Germania, Frank-Walter Steinmeier, al termine della riunione del Consiglio informale Ue degli Affari esteri a Lussemburgo. Il Consiglio europeo potrebbe tenersi all'inizio di ottobre. «Sono convinto che avremo bisogno di un nuovo vertice prima di quello di metà ottobre», ha detto. Lunedì 14 settembre è già previsto un Consiglio Ue straordinario dei ministri degli Interni, mentre il 15 e 16 ottobre si riuniscono i leader europei per il tradizionale vertice di ottobre.

La cancelliera ha poi affermato che il governo federale potrà affrontare l'arrivo dei migranti senza bisogno di alzare le tasse. «Non aumenteremo le tasse», ha assicurato. Allo stesso tempo Merkel ha ribadito che sulla questione dei rifugiati la responsabilità deve essere più equa tra i 28 Paesi membri dell'Ue: «Non può essere che quattro o cinque Paesi sopportare il peso» e «l'intero sistema deve essere riprogettato». Inoltre, la cancelliera ha anche sottolineato la necessità di salvaguardare la disciplina di bilancio, nonostante i costi del crescente afflusso di rifugiati.

MINISTRO AUSTRIA: «SITUAZIONE DRAMMATICA». «I fatti della scorsa notte devono farci aprire gli occhi sulla drammaticità della situazione. Bisogna trovare una soluzione, una risposta veramente europea, pochi Paesi non possono affrontare il problema da soli», ha detto il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, arrivando alla seconda giornata del Consiglio informale Ue degli Affari esteri a Lussemburgo. «Non si possono lasciare soli i Paesi, vale per l'Ungheria e la Grecia, nei controlli alle frontiere», ha aggiunto.

ALLARME FOREIGN FIGHTERS. Il ministro degli Esteri austriaco mette in guardia sulla possibile presenza di foreign fighters, i combattenti europei di ritorno da Siria e Iraq, fra le migliaia di migranti che ogni giorno entrano in Macedonia diretti verso l'Unione europea.

«Il mio collega macedone mi ha appena avvertito che nei flussi di migranti in entrata nel suo Paese c'è il pericolo che siano presenti anche dei foreign fighters di ritorno dal Medio Oriente. C'è anche un grande tema di sicurezza» nella crisi dell'immigrazione, ha detto Kurz. Se la rotta via mare verso l'Italia è destinata ad esaurirsi con l'arrivo dell'inverno, ha continuato, quella via terra dei Balcani «continuerà a essere percorsa».

MINISTRO UNGHERIA: «POLITICA UE FALLITA». Per il ministro ungherese degli Esteri, Peter Szijjarto, il forte afflusso di migranti degli ultimi giorni in Ungheria è la conseguenza «del fallimento della politica europea sulle migrazioni e delle dichiarazioni irresponsabili di alcuni leader europei». Il ministro ha sottolineato che l'Ungheria «cerca di rispettare le regole di Schengen e di Dublino, come concordato», e che «le critiche sono inammissibili».

GENTILONI: «ITALIA PRETENDE CHE IMPEGNO SIA COMUNE». Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, lasciando la riunione del Consiglio informale Ue degli Affari esteri a Lussemburgo, ha ricordato come negli ultimi anni l'Italia «non si è tirata indietro nel soccorre, aiutare e accogliere» i migranti arrivati nel Paese. «Ora pretendiamo che l'impegno sia comune».

Immigrati, in migliaia passano il confine austriaco

BUDAPEST. Migliaia di profughi stanno oltrepassando il confine austriaco dopo la mossa a sorpresa dell'Ungheria di fornire pullman ai migranti, da giorni alla stazione Keleti di Budapest. La polizia austriaca ha fatto sapere di aspettarsi per oggi 10mila arrivi dall'Ungheria. Da parte sua, Hans Peter Doskozil, della polizia regionale, ha precisato che 4mila migranti hanno già attraversato il confine. E mentre l'Austria sta continuando a ricevere i migranti in arrivo dall'Ungheria, un treno è già partito da Nickelsdorf per Salisburgo, vicino al confine con la Germania. Lo ha riferito, all'agenzia di stampa Dpa, una portavoce della polizia austriaca, Sonja Horner. I migranti, soprattutto rifugiati siriani, che cercano rifugio in Germania, riceveranno una prima assistenza a Salisburgo.Nella notte Austria e Germania hanno annunciato l'apertura dei loro confini per le migliaia di migranti che stavano attraversando a piedi l'Ungheria.

 
Ed è arrivato anche l'annuncio della decisione del governo ungherese di fornire pullman ai migranti. Oltre alla stazione della capitale ungherese, è stato stabilito che i pullman trasportassero anche le tante di persone che ieri hanno deciso di iniziare una vera e propria marcia a piedi fino all'Austria.

BUDAPEST: NON CI SARANNO ALTRI TRASPORTI SPECIALI IN AUSTRIA. Il portavoce del governo Zoltan Kovacs, citato dall'agenzia di notizie ungherese Mti, ha fatto sapere che l'Ungheria non organizzerà altri pullman 'speciali' per trasportare i migranti al confine con l'Austria adesso che la situazione di emergenza è finita. Il servizio di pullman, ha spiegato Kovacs, è stato una misura eccezionale a causa dei timori per la sicurezza dei migranti.

AL CONFINE RIFUGIATI LASCIATI A PIEDI DALL'UNGHERIA. Hans Peter Doskovzil, direttore della polizia regionale austriaca, all'agenzia di stampa Apa, ha riferito che i funzionari ungheresi hanno rifiutato di consentire ai pullman con i rifugiati di entrare in Austria, costringendo le persone ad attraversare la frontiera a piedi. "Le richieste di consentire ai pullman in arrivo di guidare in Austria sono state respinte con forza", ha sottolineato Doskovzil sottolineando come i funzionari ungheresi al confine con l'Austria potrebbero essere più collaborativi nel cercare di aiutare le migliaia di migranti ad attraversare il confine.

MERKEL: «NON C'È LIMITE A RICHIESTE ASILO». La cancelliera tedesca, Angela Merkel, in un'intervista al consorzio di giornali 'Funke', ha chiarito che non c'è un limite legale al numero di richiedenti asilo che può ricevere la Germania. «Il diritto all'asilo politico - ha detto Merkel - non ha limiti sul numero di richiedenti asilo» e «in quanto Paese forte, economicamente sano abbiamo la forza di fare ciò che è necessario». La cancelliera ha comunque ribadito la posizione del suo governo, sottolineando che i migranti che non hanno una concreta possibilità di ricevere il permesso per rimanere devono tornare nei loro Paesi.

MINISTRO AUSTRIA: «SITUAZIONE DRAMMATIC». «I fatti della scorsa notte devono farci aprire gli occhi sulla drammaticità della situazione. Bisogna trovare una soluzione, una risposta veramente europea, pochi Paesi non possono affrontare il problema da soli", ha detto il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, arrivando alla seconda giornata del Consiglio informale Ue degli Affari esteri a Lussemburgo. "Non si possono lasciare soli i Paesi, vale per l'Ungheria e la Grecia, nei controlli alle frontiere», ha aggiunto.

ALLARME FOREIGN FIGHTERS. Il ministro degli Esteri austriaco mette in guardia sulla possibile presenza di foreign fighters, i combattenti europei di ritorno da Siria e Iraq, fra le migliaia di migranti che ogni giorno entrano in Macedonia diretti verso l'Unione europea. «Il mio collega macedone mi ha appena avvertito che nei flussi di migranti in entrata nel suo Paese c'è il pericolo che siano presenti anche dei foreign fighters di ritorno dal Medio Oriente. C'è anche un grande tema di sicurezza" nella crisi dell'immigrazione, ha detto Kurz. Se la rotta via mare verso l'Italia è destinata ad esaurirsi con l'arrivo dell'inverno, ha continuato, quella via terra dei Balcani "continuerà a essere percorsa».

MINISTRO UNGHERIA: «POLITICA UE FALLITA». Per il ministro ungherese degli Esteri, Peter Szijjarto, il forte afflusso di migranti degli ultimi giorni in Ungheria è la conseguenza «del fallimento della politica europea sulle migrazioni e delle dichiarazioni irresponsabili di alcuni leader europei». Il ministro ha sottolineato che l'Ungheria «cerca di rispettare le regole di Schengen e di Dublino, come concordato», e che «le critiche sono inammissibili».

Ungheria, immigrati a piedi verso l'Austria

BUDAPEST. In marcia verso l'Austria. Centinaia di migranti, frustrati dalle ore di attesa alla stazione Keleti di Budapest, hanno iniziato una vera e propria maratona fino al confine austriaco, 160 chilometri a ovest. Il gruppo si è separato dagli altri circa 3mila che si trovano nella stazione della capitale magiara da martedì scorso, in attesa di salire su un treno che li porti in Austria e in altri Paesi come la Germania. La polizia, che ha fermato due treni partiti ieri con a bordo centinaia di rifugiati prima che raggiungessero il confine, non ha bloccato il gruppo.

SERBIA. Diversa la reazione delle autorità alla fuga di centinaia di persone da un campo di prima accoglienza vicino al confine con la Serbia. Secondo le stime della polizia «300 migranti illegali hanno attraversato la recinzione del centro di Röszke alle 1130, in due momenti, e hanno corso verso l'autostrada M5». In un comunicato, la polizia ha anche fatto sapere che sono già «state adottate delle misure» per fermarli.

UN DECESSO. Un uomo di 50 anni è morto nella stazione di Bickse, a circa 45 chilometri dalla capitale, dove i passeggeri di un treno carico di migranti diretti verso l'Austria e fermato dalla polizia si sono rifiutati da ieri di scendere per essere trasferiti in un campo di accoglienza per rifugiati. Alcuni gruppi di persone hanno provato ad allontanarsi oggi lungo i binari. Un uomo - 50 anni - si sarebbe accasciato al suolo sulle rotaie e i tentativi delle squadre di soccorso di rianimarlo sarebbero stati vani.

Ieri le autorità ungheresi hanno consentito che i rifugiati salissero a Budapest su un treno diretto a Sopron, al confine con l'Austria. Il convoglio, tuttavia, è stato fermato a 37 chilometri dalla capitale. A quel punto la polizia ha chiesto alle persone di scendere per trasportarle in autobus ad un centro rifugiati. Solo una decina di loro sono state portate al centro, mentre gli altri passeggeri sono rimasti a bordo con la speranza di potere proseguire il loro viaggio verso l'Europa occidentale.

BUDAPEST: «IN LINEA CON REGOLE UE». Secondo quanto affermato dal ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto, la gestione dei flussi migratori da parte dell'Ungheria è in linea con le regole europee e ogni critica è «inaccettabile». «Abbiamo istituito delle zone di transito in cui i migranti possono presentare la domanda di asilo e la decisione viene presa in un paio di giorni, periodo in cui i migranti devono rimanere nelle zone di transito», ha spiegato. Per il ministro «ora abbiamo una situazione drammatica a Budapest, perché ci sono migranti che rifiutano di cooperare con le autorità ungheresi sulle impronte digitali e sull'identificazione».

Secondo Szijjarto, i politici europei sarebbero intenti a «giocare ad accusare il prossimo. È inaccettabile che riceviamo queste critiche, molto dure, quando noi stiamo rispettando le regole europee. È molto ingiusto».

NUOVE MISURE. Alle parole hanno fatto seguito i fatti: il parlamento ungherese ha adottato con procedura d'urgenza una serie di provvedimenti che rafforzano le misure anti-migranti, facendo dell'ingresso illegale nel paese un reato, provvedimento che sarà in vigore a partire dal 15 settembre. I trafficanti di esseri umani saranno punibili con pene fino a 20 anni di reclusione.

L'Isis colpisce ancora l'arte a Palmira

DAMASCO. I jihadisti del sedicente Stato Islamico hanno fatto esplodere «tre tombe a torre» nel sito archeologico di Palmira. Lo ha denunciato in dichiarazioni all'agenzia di stampa Xinhua il direttore delle Antichità siriane, Mammoun Abdelkarim. «La notizia è stata confermata da testimonianze ricevute nell'ultima settimana e dalle immagiin riprese dal satellite e diffuse dall'Università di Boston», ha detto Abdelkarim. Il sito archeologico di Palmira (Tadmor) è finito nelle mani dell'Is lo scorso 20 maggio. Secondo gli esperti, le «tombe a torre» fatte esplodere dai jihadisti - quelle di Giambilico, Elahbel e Kithot, erette tra il 44 e il 104 d.C. - erano tra le più belle e tra le meglio conservate. Nel sito i jihadisti hanno distrutto anche il tempio dedicato a Bel, consacrato tra il 32 e il 38 d.C., e il tempio di Baalshamin. Secondo il direttore delle Antichità siriane, l'Is ha fatto esplodere le tre «tombe a torre» una decina di giorni fa, prima di distruggere il tempio di Bel.

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