Martedì 28 Marzo 2017 - 0:27

Tsipras si gioca l'ultima carta
con la Merkel

ATENE. Il premier greco, Alexis Tsipras, ha avvertito la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che sarà «impossibile» per Atene rimborsare il debito dovuto nelle prossime settimane se l'Unione Europea non riuscirà a dare qualsiasi tipo di assistenza finanziaria a breve termine per il Paese. Il monito è stato lanciato da Tsipras in una lettera inviata alla Merkel, e ottenuta dal Financial Times, datata 15 marzo, prima, quindi, che la cancelliera tedesca accettasse di incontrare il premier greco giovedì al mini summit di Bruxelles e di invitarlo per un faccia a faccia oggi a Berlino.

 

Il Governo greco, spiega Tsipras nella lettera, sarà costretto a scegliere se saldare i debiti, dovuti principalmente al Fondo monetario internazionale, o continuare con la spesa sociale. «Dato che la Grecia - scrive Tsipras - non ha accesso ai mercati finanziari, e visti i "picchi" nei nostri obblighi di rimborso del debito in primavera e in estate... deve essere chiaro che le restrizioni speciali della Bce combinate con un ritardo nell'erogazione degli aiuti renderanno impossibile per qualsiasi governo onorare i suoi debiti». Onorare i debiti, sostiene il premier greco, condurrebbe a un «forte deterioramento dell'economia sociale greca già depressa. Una prospettiva che io non approverò».

 

Libia, Governo
di unità nazionale più vicino

BRUXELLES. Progressi nella formazione di un governo di unità nazionale in Libia potrebbero arrivare questa settimana. Come affermato dall'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Bernardino Leon, prima dell'incontro di 34 sindaci e leader locali libici nell'ambito del dialogo politico guidato dall'Onu, ospitato oggi e domani a Bruxelles. «C'è una possibilità di fare progressi e trovare i primi nomi per un governo di unità nazionale questa settimana», ma «non vogliamo farci aspettative». «Ho detto diverse volte che non stiamo preparando un intervento militare», gli interventi militari «non sono la soluzione». E' quanto ha ribadito intanto l'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini. Oltre a ricordare l'importanza di «un Governo di unità» nazionale, Mogherini ha precisato che quello di cui c'è bisogno è un processo guidato dalla Libia, dove è necessario che smettano di combattere tra loro, per iniziare «a combattere insieme Daesh».

DIPLOMAZIE AL LAVORO. Si terrà sabato 28 e domenica 29 a Sharm el-Sheikh il 26esimo summit della Lega Araba, il primo in Egitto dalla deposizione del regime di Hosni Mubarak. Lo annuncia il portavoce del ministero degli Esteri Badr Abdel Atti, spiegando che il vertice sarà presieduto per la prima volta dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Durante il summit si discuterà, tra gli altri temi, di questioni di sicurezza nazionale, compresa la crescente minaccia posta dallo Stato Islamico (Isis), della guerra in Siria, delle crisi in Libia e nello Yemen, e che conflitto israelo-palestinese. Intanto da oggi a Sharm el-Sheikh sono in corso vertici preliminari ai quali parteciperanno esponenti del Consiglio economico e sociale della Lega Araba.

Francia, vince
il centrodestra

PARIGI. L'Ump dell'ex presidente francese Nicolas Sarkozy, alleato con i centristi dell'Udi, ha raccolto il 29% dei voti alla tornata elettorale dipartimentale, diventando il primo partito francese. Un successo che frena l'avanzata dell'estrema destra del Front National di Marine Le Pen (25%), mentre i socialisti del presidente Hollande, sono terzi, con il 21,1%. Al primo turno sono stati eletti 220 candidati della destra, 56 candidati della sinistra, 8 del Front National e 6 di altre formazioni politiche. L'astensione ha riguardato il 49,82% degli aventi diritto al voto.

«Un errore morale e politico». Così il premier socialista francese Manuel Valls ha definito la posizione dell'Ump, che esorterà gli elettori a non votare né per il Front national di Marine Le Pen né per i socialisti nel caso di uno scontro diretto fra i due partiti al secondo turno delle elezioni in programma domenica prossima. «Mi rammarico per la posizione di Nicolas Sarkozy e dell'Ump - ha detto il primo ministro, intervistato dalla radio Rtl - E' un errore morale e politico. Quando si è trattato di scegliere tra un candidato repubblicano ed il Fn, non si deve esitare. La sinistra non esita». «Sono convinto che il 2015 sarà l'anno del ritorno alla crescita e dunque all'occupazione».

«Siamo gli unici vincitori del primo turno. Alziamo la nostra voce, ci insediamo localmente», afferma invece la leader del Front national, Marine Le Pen, intervistata da Bfm-Tv, all'indomani delle elezioni dipartimentali francesi.

Dall'Italia il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, a Radio Padania, plaude al risultato della Le Pen che ha ottenuto «il miglior risultato storico di sempre», malgrado quello locale non sia mai stato storicamente il terreno ideale per il partito della destra nazionalista transalpina. Salvini definisce «imbarazzanti» i resoconti dei giornali italiani, che comunque non riusciranno a «svuotare il mare usando il secchiello».

Israele, vince Netanyahu

GERUSALEMME. Smentendo tutti i pronostici e i risultati dell'exit poll, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è uscito vincitore dalle elezioni. Il suo partito ha conquistato 30 dei 120 seggi della Knesset, il parlamento israeliano, secondo risultati relativi al 99% del conteggio dei voti. I suoi avversari di centro sinistra, il leader laburista Isaac Herzog e la centrista Tzipi Livni che correvano insieme per l'Unione Sionista, si sono fermati a quota 24. Terzo partito è la Lista Araba Unita, che per la prima volta unisce i tre partiti arabo israeliani, e ha ottenuto 14 seggi. Segue il partito laico centrista Yesh Atid dell'ex ministro delle Finanze Yair Lapid, che ha ottenuto 11 seggi, in netto calo rispetto al 2013 quando fu la sorpresa delle elezioni ottenendo 19 deputati. Ottiene 10 seggi il nuovo partito Kulanu dell'ex ministro delle Comunicazioni Moshe Kahlon, un ex membro del Likud di Netanuahu diventato molto popolare per aver aperto alla concorrenza la telefonia mobile riducendo le tariffe. Sono invece in calo i due alleati nazionalisti di Netanyahu: il partito di Bennett è sceso da 12 a 8 seggi e quello di Lieberman da 13 a 6. I due partiti ultraortodossi hanno ciascuno 7 seggi, mentre il partito di sinistra Meretz ha perso due seggi, fermandosi a 4. Non è riuscito ad entrare alla Knesset il nuovo partito ultraortodosso Yahad.

Galvanizzato dalla vittoria, Netanyahu ha promesso di mettersi subito al lavoro per formare una nuova coalizione, con l'obiettivo di giungere ad un nuovo governo entro «due o tre settimane». Formerò «un Esecutivo forte e stabile» che si occuperà «della sicurezza e le sfide socioeconomiche», ha detto presentandosi alle prime ore di oggi alla folla dei suoi sostenitori che festeggiavano i risultati elettorali. «Abbiamo ottenuto una grande vittoria per il campo nazionalista guidato dal Likud», ha aggiunto Netanyahu, dicendosi "fiero" del popolo israeliano mentre la folla gridava "Bibi, Bibi", chiamandolo con il soprannome.

Russia, Putin: «Per la Crimea era pronta l'atomica»

MOSCA. La Russia era pronta a mettere in allerta le forze nucleari del suo Paese quando la Crimea decise, un anno fa, di annettersi alla Federazione, se gli Stati Uniti ed i loro alleati fossero intervenuti. «Eravamo pronti a farlo», ha detto Putin ad una domanda in proposito nel documentario “Crimea: the Road to Motherland" trasmesso oggi dalla tv di Mosca, durante il quale ha rivelato di aver avvertito Stati Uniti ed Europa di non immischiarsi, accusandoli di aver orchestrato la destituzione dell'allora presidente ucraino Viktor Yanukovych.

Danni di guerra, Tsipras contro la Germania

ATENE. Il primo ministro greco Alexis Tsipras accusa la Germania di usare trucchi legali per evitare di pagare i danni per l'occupazione nazista della Grecia e promette di sostenere gli sforzi del Parlamento per ottenere i risarcimenti. Le sue affermazioni sono destinate ad accrescere le tensioni con Berlino, mentre il nuovo governo di Atene tenta di convincere i partner dell'eurozona a rinegoziare i termini del prestito di salvataggio. Lo scorso mese la Germania ha respinto nuove richieste della Grecia per il pagamento dei danni di guerra, affermando che la questione sia stata risolta nei colloqui che portarono alla riunificazione nel 1990. Tsipras, però, ha sottolineato che il governo greco ha approvato la riattivazione della commissione parlamentare incaricata dell'argomento.

Protocollo non trasparente, slitta la pena di morte

NEW YORK. L’esecuzione capitale della prima donna condannata in Georgia da 70 anni a questa parte è stata sospesa dalla Corte suprema, che ha riconsiderato all’ultimo momento alcune argomentazioni dei suoi legali. Kelly Renee Gissendaner (nella foto), 46 anni, avrebbe dovuto essere giustiziata con una iniezione di pentobarbital alle 7 di lunedì sera ora locale nella prigione di Stato per aver ucciso nel 1997 il marito, Douglas Gissendaner. La sospensione è stata la risposta dell’alta corte dopo che il tribunale aveva respinto la richiesta di sospensiva presentata dai difensori della donna, motivata con la scarsa trasparenza delle procedure per l'iniezione letale applicate in Georgia». La Gissendaner sarebbe la sedicesima donna americana messa a morte da quando la Corte suprema ha riammesso la pena di morte  nel 1976. Nello stesso periodo gli uomini messi a morte sono stati 1.400.

 

Il tagliatore di teste Jihadi John: «Non sono un estremista»

LONDRA. «Non sono un estremista». Lo dichiarava Jihadi John, il boia dell'Isis identificato come il londinese Mohamed Emwazi, in una registrazione del 2009 fatta dalla associazione britannica Cage per la difesa dei diritti civili. Il terrorista, che era stato espulso dalla Tanzania e interrogato dall'MI5, afferma anche di essere stato minacciato dai servizi segreti britannici che gli avrebbero '«messo le parole in bocca». La registrazione è stata fatta a Londra nel 2009 dal direttore di Cage, Asim Qureishi, che la scorsa settimana aveva tenuto una controversa conferenza stampa accusando i servizi di sua maestà di essere "responsabili" della radicalizzazione di Jihadi John e affermando che, quando lo aveva conosciuto, Emwazi era «una persona estremamente gentile e umile». Il boia dell'Isis ricorda come un certo agente Nick lo abbia sottoposto a un duro interrogatorio, affermando che l'MI5 era convinto che volesse andare in Somalia per addestrarsi coi gruppi jihadisti e che gli occhi dei Servizi erano puntati su di lui già da qualche tempo. A Jihadi John erano state rivolte anche domande sui maggiori attentati di Al Qaeda, dall'11 settembre 2001 negli Usa al sette luglio 2005 a Londra. Emwazi afferma di aver risposto che "persone innocenti" erano morte nella capitale britannica e che l'attacco alle Torri Gemelle era stato "sbagliato".

--------«La vostra guerra virtuale contro di noi provocherà una guerra vera contro di voi». Così lo Stato Islamico minaccia il fondatore di Twitter Jack Dorsey in un post che la scorsa notte è stato condiviso da sostenitori dell'Is che accusano il social media di sospendere gli account collegati al gruppo terroristico. Non è chiaro da dove provenga il post, in cui si minaccia di uccidere dipendenti del social media, che ha anche un fotomontaggio in cui il volto di Dorsey appare al centro di un bersaglio, secondo quanto riporta il sito Buzzfeed.

Twitter, come Youtube, in questi mesi è intervenuto più volte per cancellare post o sospendere account che disseminano video dell'Is con le orribili decapitazioni degli ostaggi. Le regole d'uso del social media infatti vietano di pubblicare «dirette, specifiche minacce di violenza contro altri e l'utilizzo dei tweet per "azioni illegali"».

«Siete stati voi ad iniziare queste guerra - si legge nel post - vi abbiamo detto sin dall'inizio che non è la vostra guerra, ma non avete capito ed avete continuato a chiudere i nostri account, ma noi siamo sempre tornati. Ma quando i nostri leoni arriveranno a togliervi il respiro, non tornerete mai più in vita».

La Grecia presenta le proposte di riforma

La Commissione europea ha annunciato di avere ricevuto la lista di proposte di riforma che la Grecia intende intraprendere per ottenere il prolungamento di 4 mesi degli aiuti. Il pacchetto dovrà essere approvato dai membri dell'Eurogruppo prima della ratifica finale dell'estensione.

Ucraina, accordo
sul cessate il fuoco
dal 15 febbraio

MINSK. Raggiunto l'accordo per il cessate il fuoco in Ucraina a partire dal 15 febbraio: è il risultato dei colloqui a Minsk tra i leader di Russia, Ucraina, Francia e Germania. Il primo ad annunciarlo è stato il presidente russo Vladimir Putin: «Siamo riusciti a raggiungere un accordo sui punti essenziali». Il cessate il fuoco partirà alla mezzanotte di sabato. Il presidente francese Francois Hollande ha confermato: «Accordo globale sul cessate il fuoco e accordo politico globale sulla crisi».
Putin ha detto che tutte le parti, in attesa del cessate il fuoco, dovrebbero mostrare «moderazione ed evitare spargimenti di sangue inutili». Nei negoziati si è raggiunto un accordo per «il ritiro di tutte le truppe straniere dal territorio ucraino», ha annunciato il presidente ucraino Petro Poroshenko. Kiev e i suoi alleati occidentali accusano Mosca di sostenere militarmente i separatisti con armi e combattenti. A Minsk è stato raggiunto anche un accordo per attuare la legge sullo status speciale per l'Ucraina sud-orientale approvata in precedenza, ha annunciato Vladimir Putin.

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