Martedì 28 Marzo 2017 - 0:26

Francia, molotov contro auto della polizia: 2 agenti ustionati, uno è grave

PARIGI. Una folla di una quarantina di persone ha attaccato due auto della polizia con bombe molotov a Sud di Parigi. Due agenti sono rimasti ustionati alle braccia, uno dei quali gravemente, riferisce il sito di Le Parisien. I fatti sono avvenuti a Viry-Chatillon, nella regione dell'Essonne, una ventina di chilometri a sud della capitale francese. Gli agenti erano stati messi a guardia di una telecamera di sorveglianza che era stata più volte bersaglio di attacchi con automobili che avevano tentato di travolgerla.

Germania, blindata Chemnitz: «Caccia a siriano, preparava attentato in aeroporto»

BERLINO. Allarme in Sassonia, dove la città di Chemnitz - 200mila abitanti - è in stato di massima allerta. A quanto riferiscono i media tedeschi, l'uomo ricercato a Chemnitz è un cittadino siriano e si teme stesse preparando un attentato dinamitardo in un aeroporto della Germania. La polizia della Sassonia ha diffuso l'identità e la foto del siriano ricercato, chiedendo al pubblico ogni informazione utile alla cattura. Si tratta di Jaber Albakr, nato 22 anni fa a Damasco. L'immagine sgranata mostra un giovane bruno con un accenno di barba che indossa una felpa scura.

Trump ne fa un'altra: «Se sei una star con le donne puoi fare ciò che vuoi»

WASHINGTON. Donald Trump si scusa per le frasi volgari e sessiste contenute in un video diffuso dal Washington Post e dalla Nbc e promette di essere "un uomo migliore". Dopo la bufera scatenata dalle parole pesantissime pronunciate nei confronti delle donne, il candidato repubblicano con un video postato sul suo account Facebook dice: "Ho sbagliato, mi scuso. La gente sa quello che non sono io".

Usa, sondaggio Cnn/Orc: Clinton in vantaggio su Trump di 5 punti

WASHINGTON.Hillary Clinton in vantaggio su Donald Trump di cinque punti grazie al dibattito di lunedì scorso tra i due candidati alla Casa Bianca. E' quanto emerge da un sondaggio Cnn/Orc, secondo cui per la democratica voterebbe il 47% degli elettori contro il 42% che preferirebbe il magnate. E, secondo il sondaggio, Clinton avrebbe aumentato i suoi sostenitori tra gli uomini (ha ridotto il distacco con Trump dal 22 al 5%) e gli indipendenti (44% per lei contro il 37% per il repubblicano).
Per il libertario Gary Johnson voterebbe il 7% degli interpellati, mentre per la candidata dei Verdi Jill Stein il 2%.

Sei intervistati su dieci hanno poi sostenuto che la candidata democratica abbia fatto bene durante il dibattito, contro solo il 24% che ha detto la stessa cosa di Trump. Inoltre, secondo il sondaggio - condotto prima della rivelazione fatta sabato dal 'New York Times' secondo cui il magnate potrebbe non aver pagato le tasse per 18 anni - il 57% degli intervistati ha detto che il suo rifiuto di pubblicare la dichiarazione dei redditi potrebbe nascondere qualcosa.

Kim Kardashian rapinata in albergo: bottino di 9 milioni

Kim Kardashian è stata vittima di una rapina a mano armata a Parigi. Lo rende noto la portavoce della regina dei reality show americani, Ina Treciokas, precisando che Kardashian è "molto scossa, ma è rimasta illesa" e che la rapina è stata compiuta da "due uomini armati che indossavano uniformi da poliziotti e avevano il volto coperto".

Il marito, il rapper Kanye West, ha interrotto un concerto che stava tenendo al Meadows Festival a New York non appena ha appreso la notizia della rapina. E ai suoi fan ha detto di doversi allontanare a causa di "un'emergenza familiare", secondo quanto riporta la Cnn. Kardashian si trova nella capitale francese per partecipare alla Paris Fashion Week insieme alla madre, Kris Jenner, e la sorella, Kendall Jenner.

Il bottino della rapina è di 9 milioni di euro. Secondo quanto detto da fonti giudiziarie alla Dpa, la stima iniziale dei beni rubati include un anello del valore di 4 milioni di euro e un cofanetto con gioielli per un valore di 5 milioni.

Se la portavoce della showgirl ha detto che gli assalitori erano due, media francesi parlando di cinque rapinatori. La rapina è avvenuta in una residenza di lusso affittata da Kardashian per la sua permanenza a Parigi e dove era già stata in occasione di altri viaggi nella capitale francese. Non è ancora chiaro se i due figli, North di 3 anni e Saint di 10 mesi, si trovassero nella stanza al momento della rapina. Secondo la ricostruzione della polizia, i rapinatori hanno chiuso Kardashian in bagno e durante la rapina non hanno sparato un colpo.

Siria, barili bomba sull'ospedale di Aleppo

DAMASCO. Un ospedale della martoriata città siriana di Aleppo è stato colpito in un attacco con barili bomba. Lo denuncia su Twitter la Syria Civil Defense, i volontari noti come 'caschi bianchi' o 'elmetti bianchi'.

 
Secondo la tv satellitare al-Jazeera, l'ospedale colpito è il più grande della parte orientale della città, quella sotto il controllo dei ribelli. La struttura, riporta l'emittente, è stata colpita da almeno due barili bomba.

L'ospedale colpito è l'M10, che era già finito nel mirino di un bombardamento tre giorni fa. Quell'attacco, che aveva danneggiato anche l'ospedale M2, aveva reso inutilizzabile una parte della struttura. Adesso, secondo al-Jazeera, l'M10 è "completamente fuori uso".

Il bombardamento odierno è stato denunciato anche dalla Syrian American Medical Society e alcune fonti parlano dell'uso nell'attacco delle micidiali cluster bomb, le bombe a grappolo. Non è chiaro se ci siano vittime.

Addio a Peres, fu Nobel per la pace

Israele dice addio a Shimon Peres. L'ex presidente si è spento all'età di 93 anni. Lo ha riportato oggi Radio Israele. Le condizioni dell'ex presidente israeliano, colpito da un ictus lo scorso 13 settembre, erano drammaticamente peggiorate negli ultimi due giorni.

A renderlo noto erano stati i medici del Sheba Medical Center Tel HaShomer, vicino Tel Aviv, dove Peres era ricoverato sotto la supervisione del genero, nonché suo medico personale, Rafi Walden.

Con Shimon Peres, se ne va uno degli ultimi protagonisti della nascita d'Israele. Nato in Polonia nell'agosto 1923, Peres era giovanissimo nel 1948 quando Yitzhak Ben Gurion lo nominò capo della marina durante la guerra d'indipendenza che seguì alla proclamazione dello Stato d'Israele. Da allora è stato leader laburista, primo ministro, ministro degli Esteri, della Difesa, dei Trasporti e delle Finanze. Premio Nobel per la Pace, Peres fu il nono presidente d'Israele e fino all'ultimo, grazie al suo prestigio internazionale, ha svolto un ruolo di ambasciatore ufficioso del suo Paese.

Nato con il nome di Shimon Perski, nel 1934 Peres emigrò con la famiglia nella Palestina sotto mandato britannico. Fra i fondatori del kibbutz Alumot, entrato nel 1947 nell'esercito della Haganah, il giovane Peres divenne un protetto del fondatore d'Israele, Ben Gurion. Dopo aver guidato la marina nel 1948, diventò direttore generale del ministero della Difesa con l'incarico di acquistare armi per l'esercito del nuovo Stato. Fu lui ad avviare il programma nucleare bellico, la cui esistenza Israele non ha mai confermato o negato.

Partito come falco, Peres è sempre stato un politico pragmatico che si è progressivamente spostato su posizioni a favore del negoziato con i palestinesi, senza però mai arretrare sulla sicurezza d'Israele.

Fra i fondatori del partito laburista nel 1967, ne assunse la guida nel 1977 e in questa veste fu sconfitto per due volte alle elezioni. E' diventato primo ministro nel 1984 in un governo di unità nazionale con il Likud, nel quale si alternò alla guida dell'esecutivo con il conservatore Yitzhak Shamir. Nel 1992 fu sconfitto nelle primarie interne laburiste da Yitzhak Rabin. Quando questi diventò primo ministro lo stesso anno, Peres assunse la guida degli Esteri. Fu quello il governo degli accordi di pace di Oslo con i palestinesi, grazie ai quali Rabin, Peres e il leader palestinese Yasser Arafat ottennero il Nobel per la pace nel 1994.

Peres divenne primo ministro dopo l'assassinio di Rabin nel 1995 da parte di un estremista di destra israeliano. Ma fu poi sconfitto di misura alle elezioni del 1996 dal leader del Likud Benyamin Netanyahu. Tornò al governo nel'esecutivo di unità nazionale guidato da Ariel Sharon, del Likud, con incarichi di ministro degli Esteri (2001-2002) e vice primo ministro (2002-2005). Nel 2005 lasciò i laburisti per partecipare al partito centrista Kadima di Sharon, che aveva come obiettivo la ripresa del negoziato di pace con i palestinesi.

Nel 2007 Peres fu eletto capo dello Stato, mandato che ha esercito fino al luglio 2014 cercando di favorire il più possibile il dialogo con il mondo arabo e i palestinesi. Una delle sue ultime missioni fu la preghiera in Vaticano assieme al leader palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), su invito di Papa Francesco.

Malgrado l'età avanzata - è stato uno dei capi di Stato più anziani del mondo - Peres si è mantenuto attivo fino all'ultimo come ambasciatore ufficioso d'Israele, curando il suo Peres Center for Peace fondato nel 1996. Appassionato di nuove tecnologie, è intervenuto spesso sui social.

Nel 2014 ha pubblicato su Facebook la sue foto, con barba e baffi finti, di quando si travestiva per recarsi in Giordania a negoziare la pace con Re Hussein alla metà degli anni settanta. "Auguri! La vita comincia a 90 anni", ha poi detto alla regina Elisabetta, complimentandosi con lei in video per il fatidico compleanno, quando lui ne aveva già 92.

Protagonista della vita dello stato d'Israele fin dalla sua fondazione, statista rispettato in tutto il mondo, Peres è sempre stato discreto nella vita privata. Nel 1945 sposò la compagna di liceo Sonya Gelman, che gli è stata accanto fino alla morte nel 2011 ed è raramente apparsa in pubblico. Assieme hanno avuto una figlia e due figli. Peres era anche cugino di primo grado dell'attrice americana Lauren Bacall.

Come ultimo atto di generosità verso gli altri, Peres ha donato le sue cornee. Ad annunciarlo il suo medico personale, nonché genero, Rafi Walden, spiegando che il premio Nobel era in buona salute fino al giorno del suo ictus.

"La sua vita si è conclusa bruscamente mentre stava ancora lavorando alla sua grande passione, il rafforzamento dello Stato e la lotta per la pace. La sua eredità resterà con tutti noi", ha detto Walden aggiungendo che l'ex presidente israeliano è morto senza soffrire.

IL CORDOGLIO - Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e la moglie hanno espresso "un profondo, personale cordoglio per la morte di un diletto della nazione". Netanyahu ha convocato per questa mattina un riunione straordinaria del governo per ricordare Peres.

Anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama ha voluto ricordare il suo "amico Shimon" in una dichiarazione rilasciata dopo l'annuncio della morte dell'ex presidente israeliano: "Una luce si è spenta - ha detto Obama - ma la speranza che ci ha dato brillerà per sempre".

"Ci sono poche persone che vivono con noi nel mondo che hanno cambiato il corso della storia umana - ha sottolineato il presidente statunitense - non solo con il loro ruolo negli eventi umani, ma perché hanno allargato i confini della nostra immaginazione morale e ci hanno spinto a chiedere di più da noi. Il mio amico Shimon era una di queste persone".

I media riportano che il presidente americano parteciperà ai funerali di Peres che si svolgeranno venerdì. L'ex presidente israeliano verrà sepolto alle 11 ora locale sul Monte Herzl, a Gerusalemme. L'annuncio ufficiale è stato dato dal ministero degli Esteri israeliano. Secondo quanto riporta la televisione Channel 1,inoltre, domani sarà allestita la camera ardente nella Knesset. Assiema a Obama sono attesi in Israele leader politici di tutto il mondo. Tra loro, hanno anticipato i media locali, ci sarà Papa Francesco, ma sarà presente - tra molti altri - anche il Principe Carlo d'Inghilterra.

A esprimere il proprio cordoglio è stato anche il premier italiano Matteo Renzi: "Un uomo che aveva visto la guerra e per questo costruiva la pace - ha detto Renzi a 'Rtl 102.5' - un grandissimo amico dell'Italia, ma soprattutto un grande amico della pace. Ogni tanto la storia ci regala queste personalità che valgono doppio".

Clinton-Trump in tv: la prima sfida all'ex first lady

Uno scontro a tutto campo su politica estera, razzismo, sessismo, lavoro e terrorismo: nel primo dibattito televisivo, Donald Trump e Hillary Clinton non hanno risparmiato toni duri l'uno contro l'altro, con il primo inizialmente più sicuro quando si è parlato di commercio e lotta al crimine, ma poi costretto sulla difensiva quando si è parlato di politica estera (Fotogallery).

"Dovete giudicarci - ha detto la Clinton rivolta agli elettori - Chi può affrontare le immense responsabilità della presidenza?". Una domanda che ha offerto il destro a Trump per dirle che la candidata democratica "non ha la tempra" per farlo.

"Quando avrà viaggiato per 112 paesi e negoziato un accordo di pace, un cessate il fuoco, il rilascio dei dissidenti e passato 11 ore a testimoniare davanti ad una commissione al Congresso, allora mi potrà parlare di energia", ha prontamente replicato la candidata democratica, sottolineando così la sua esperienza come segretario di Stato.

Il duello nella sede della Hofstra University di New York è andato in scena per 90 minuti, durante i quali hanno parlato di temi come l'economia e la sicurezza, fino agli scambi di accuse personali sulla mancata presentazione della dichiarazione dei redditi da parte di Trump e lo scandalo delle mail per la Clinton. "Donald, lei vive in un mondo a parte", ha attaccato l'ex segretario di Stato, accusando il repubblicano di essere pronto a dire "cose folli" pur di essere eletto.

MAILGATE E TASSE - Hillary Clinton ha ribadito di essere convinta che vi sia la Russia dietro i recenti attacchi hacker alla campagna democratica. Ma Donald Trump, che è stato accusato di aver rapporti troppo stretti con Mosca, frena ed afferma che non si può sapere con certezza chi sia stato.

"Nessuno sa se sia stata la Russia a violare il sito dei democratici, potrebbe essere la Russia, ma anche la Cina o qualcuno che pesa 181 chili che passa il suo tempo a letto", ha dichiarato il repubblicano, facendo l'ipotetico ritratto di un hacker. "Questo è un dei metodi preferiti della Russia di cercare di devastare e raccogliere informazioni", ha detto da parte sua Clinton che ha ricordato poi come Trump abbia nei mesi scorsi invitato Mosca a continuare a sostenere l'attività degli hacker.

"Sono rimasta scioccata quando Donald ha pubblicamente invitato Putin a violare con gli hacker i siti americani, questo è inaccettabile", ha affermato la democratica ricordando le "lodi" che si sono scambiati Trump ed il presidente russo.

Clinton ha poi attaccato Trump per non aver ancora pubblicato la sua dichiarazione dei redditi. "Questo è qualcosa che gli americani hanno il diritto di sapere, c'è qualcosa che lui sta nascondendo e noi continuiamo a supporre che cosa sia", ha detto la candidata democratica suggerendo che l'avversario non abbia pagato tutte le tasse dovute. "Questo vuol dire zero per le truppe, zero per i reduci, zero per la scuola e la sanità", ha aggiunto.

"Non si apprende molto dalle dichiarazioni dei redditi", ha affermato Trump difendendo il suo rifiuto di pubblicarle, contravvenendo ad una regola non scritta rispettata da decenni dai candidati presidenziali. E poi ha polemicamente affermato che lui pubblicherà le sue dichiarazioni dei redditi quando Clinton pubblicherà tutte le mail che non sono state diffuse dal dipartimento di Stato relative al famoso 'mailgate'.

Pubblicherò le mie dichiarazioni dei redditi, contro il parere dei miei avvocati, quando lei pubblicherà le sue 33mila mail ancora mancanti", ha detto Trump provocando un nuovo affondo di Clinton.

"Forse non è veramente ricco come dice di essere", ha detto infatti la democratica riprendendo la convinzione di chi, come l'ex candidato alla presidenza repubblicano Mitt Romney, crede che il non voler mostrare uno stato in realtà poco florido del suo business sia la vera ragione del comportamento di Trump.

Il miliardario in effetti non sembra essere molto toccato dall'accusa di non pagare tutte le tasse federali: se facessi così "sarei intelligente", ha detto.

NATO - Trump è poi tornato ad attaccare la Nato, mentre Hillary Clinton ha ribadito quanto le alleanze siano essenziali per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. "Dei 28 Paesi membri della Nato, molti non versano contributi nella giusta misura, e questo mi dà fastidio", ha detto il candidato repubblicano, sostenendo poi che alcuni Paesi alleati degli Stati Uniti, come la Germania e il Giappone, non investano in modo sufficiente nel budget della difesa

"Noi non possiamo essere i poliziotti del mondo", ha affermato ancora Trump che poi ha sostenuto di essere stato contrario alla guerra in Iraq. Ma è stato contraddetto dal moderatore Lester Holt, che gli ha ricordato un'intervista del 2002 in cui il miliardario diceva di sostenere l'attacco all'Iraq ancora prima che iniziasse.

Alla fine del dibattito, il repubblicano si è contraddetto da solo accusando Barack Obama di aver ordinato troppo presto il ritiro dall'Iraq permettendo così l'avanzata dello Stato Islamico e lasciando che "prendessero il petrolio" nei territori occupati in Iraq e Siria. "Ora hanno il petrolio dappertutto", ha aggiunto riferendosi anche ai territori controllati dall'Is in Libia.

TERRORISMO - Donald Trump ha criticato Hillary Clinton per aver pubblicato sul suo sito il piano per combattere lo Stato Islamico, rivelando così la sua strategia al nemico. "Non credo che la cosa sarebbe piaciuta al generale Douglas MacArthur", ha ironizzato il repubblicano riferendosi al comandante delle forze americane durante la Seconda Guerra Mondiale. "Almeno io ho un piano per combattere lo Stato Islamico", è stata la, facile, replica della democratica che ha così suggerito che il famoso piano segreto contro l'Is di Trump sia in effetti inesistente.

"No, tu stai dicendo al nemico tutto quello che intendi fare, non mi stupisco che tu abbia combattuto l'Is tutta la tua vita adulta", ha ribattuto a questo punto Trump che, nella foga del discorso, si è esposto alle critiche dei 'fact checkers', come ha detto, sorridendo, Clinton. Infatti lo Stato Islamico è un'organizzazione terroristica relativamente giovane, quindi è sbagliato affermare che l'ex segretario di Stato lo abbia combattuto per anni.

OBAMA - E a proposito di Obama, per Clinton Donald Trump avrebbe sostenuto "bugie razziste", affermando che il primo presidente afroamericano non è veramente nato negli Stati Uniti: "Trump ha effettivamente iniziato la sua attività politica sulla base della bugia razzista che il nostro primo presidente nero non fosse un cittadino americano. Non vi era nessuna prova, ma lui ha continuato a sostenerlo anno dopo anno", ha detto la democratica che ha inoltre ricordato che negli anni Settanta l'immobiliarista newyorkese è stato accusato di discriminazioni nei confronti degli affittuari afroamericani. "Ha alle spalle una storia di comportamenti razzisti", ha concluso Clinton.

Da parte sua il repubblicano, che recentemente ha ammesso di essersi convinto della veridicità del certificato di nascita di Obama, ha rivendicato di aver fatto "un buon lavoro" sostenendo la campagna dei birther, gli estremisti di destra che per primi misero in dubbio la cittadinanza americana di Obama nel 2008, costringendo così il presidente a provarla.

AFROAMERICANI - Nei quartieri afroamericani ed ispanici nelle città americane "si vive nell'inferno perché sono così pericolosi" e violenti. Lo ha affermato Trump che ha assicurato che con lui alla Casa Bianca ritornerà "law and order" (l'ordine e la legalità), ribadendo che la sua ricetta per contrastare le tensioni tra le comunità afroamericane e la polizia sia quella di rafforzare le misure di controllo, compreso il controverso "stop-and-frisk" che permette agli agenti di fermare e perquisire le persone sulla base di un semplice sospetto, spesso basato sulla razza o etnia del sospetto.

"Il segretario Clinton non vuole usare una coppia di parole che sono legalità ed ordine - ha detto - Abbiamo bisogno di legalità ed ordine nel Paese". A questo punto il moderatore del dibattito, il giornalista afroamericano Leister Holt, ha ricordato come lo "stop and frisk" sia stato considerato incostituzionale perché finiva per prendere di mira appartenenti a minoranze.

"No, si sbaglia", ha replicato Trump accusando il giudice che emise la sentenza di essere contro la polizia e l'amministrazione di New York, che dopo la sentenza ha sospeso il ricorso alla misura, di non aver fatto appello. "La questione è quello che dobbiamo fare per togliere le armi a queste persone, queste persone sono persone cattive", ha concluso Trump.

Completamente diverso l'approccio proposto da Hillary Clinton per sanare le ferite che le proteste di Charlotte per l'uccisione di un afroamericano per mano della polizia hanno per l'ennesima volta portato alla ribalta. Per la democratica il primo passo da fare per "iniziare a sanare" le tensioni razziali è una riforma del sistema di giustizia teso a ricostruire la fiducia tra le comunità e la polizia.

Con un argomento opposto a quello di Trump, Clinton detto poi che bisogna migliorare l'addestramento degli agenti in modo che capiscano che devono ricorrere alla forza letale sono quando è strettamente necessario.

Riguardo poi alle armi, Clinton ha ribadito la necessità di varare misure più severe sul controllo della vendita delle armi, misure contrastate da Trump e dai repubblicani. "Se sei considerato troppo pericoloso per andare in aereo, se anche troppo pericoloso per comprare un'arma", ha detto riferendosi al fatto che persone sospettate di legami con il terrorismo che sono nella 'black list' delle compagnie aeree non sono inserite in nessuna lista per impedire che acquistino armi.

CAMBIAMENTO CLIMATICO - Anche il cambiamento climatico al centro dello scontro tra Donald Trump e Hillary Clinton: "Donald pensa che il cambiamento climatico sia una bufala inventata dai cinesi", ha affondato la candidata democratica. "Non l’ho detto, non l’ho detto", ha replicato il rivale interrompendo Clinton mentre dichiarava: "Io credo sia reale, reale dal punto di vista scientifico e che dobbiamo affrontarlo".

Il riferimento probabilmente è a un tweet del 2012, rimbalzato in rete durante il dibattito grazie agli utenti che lo hanno retwittato e come ricordano anche autorevoli testate americane, in cui il tycoon americano scriveva: "Il concetto di riscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi al fine di rendere la produzione degli Stati Uniti non competitiva".

DIBATTITO - "Credo che Donald - ha sottolineato Hillary - mi abbia appena criticato per essermi preparata in vista del dibattito, e sapete una cosa, l'ho fatto e credo che sia una buona cosa. Sapete cos'altro ho fatto? Mi sono preparata per essere presidente e credo che sia una buona cosa". Così Hillary ha risposto nel corso del primo confronto in diretta ieri sera all'attacco di Trump, che ha rinfacciato alla candidata democratica di essersi tenuta in disparte dalla campagna negli ultimi giorni.

Hillary vincente nel sondaggio Cnn - Clinton ha vinto il primo dei tre dibattiti tv con Donald Trump in vista del voto dell'8 novembre. Secondo un sondaggio condotto dalla Cnn dopo il faccia a faccia, il 62% degli interpellati ha detto che a fare meglio nel dibattito è stata la candidata democratica, mentre solo il 27% ritiene che a vincere sia stato il candidato repubblicano.

E di fronte ai primi sondaggi che descrivono la netta vittoria della Hillary Clinton, Trump cerca giustificazioni dicendo di non aver voluto attaccare l'avversaria sul lato più debole, la vita personale, cioè il Sexgate e Monica Lewinsky. E poi fa la vittima, accusando gli organizzatori del dibattito di avergli dato un microfono che non funzionava bene.

"Suo marito era nella sala insieme alla figlia, che ritengono sia una giovane signora molto simpatica e quindi non ho detto quello che stavo per dire perché sarei andato nel personale", ha affermato, intervistato da Fox, Trump. "Ho deciso di non dirlo per non mancare di rispetto a Chelsea e forse alla famiglia" ha detto ancora il repubblicano la cui figlia Ivanka è amica della figlia dei Clinton, che però ha accusato l'avversaria di "aver detto cose molto cattive contro di me, è una cosa triste". Ed in una successiva intervista alla Cnn, Trump ha fatto capire che al prossimo dibattito non sarà così rispettoso.

Riguardo al microfono, Trump si è più volte lamentato, parlando con il giornalisti dopo il dibattito, del fatto che non funzionasse bene. "Il mio microfono era difettoso, l'avete notato? Mi domando, che l'abbiano fatto apposta?", ha domandato polemico, suggerendo, come ha fatto altre volte in passato, che gli organizzatori dei dibattiti cerchino di sfavorirlo.

Texas, uomo spara in centro commerciale: almeno 7 feriti

HOSTON. Ancora una sparatoria in Usa. Almeno sette persone sono state ferite da un uomo che ha aperto il fuoco contro i veicoli nel parcheggio del centro commerciale Weslayan & Bissonnet di Houston. Lo rende noto il dipartimento di polizia della città texana su Twitter, specificando che l'uomo è stato fermato dagli agenti che l'hanno colpito.

Prima di dare la notizia del suo ferimento, la polizia aveva lanciato l'allarme per la presenza di "un uomo armato attivo". Al momento non si hanno notizie di altre persone armate nella zona. La polizia ha reso noto in un secondo momento che l'aggressore "è stato neutralizzato" anche se ancora non è stata data la conferma ufficiale che sia morto. Riguardo ai feriti, sono sei le persone che sono state ricoverate, alcune in condizioni definite 'serie".

La sparatoria è avvenuta questa mattina presto, le 6.30 ora locale. Il sospetto è stato poi localizzato a bordo della sua auto parcheggiata di fronte ad un condominio poco distante. Una squadra di artificieri è stata chiamata per controllare l'eventuale presenza di esplosivi nell'auto.

Colombia, accordo siglato tra Governo e Farc: guerra finita

"La guerra è finita, lunga vita alla Colombia, lunga vita alla pace". Con queste parole il comandante delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia Ivan Marquez ha annunciato l'approvazione, ieri, all'unanimità dell'accordo di pace con il governo colombiano da parte del Congresso delle Farc.

L'accordo è stato firmato lo scorso 24 agosto all'Avana e mette fine a una guerra civile cominciata nel 1964 che ha causato circa 220mila morti, 45mila dispersi e più di 7 milioni di sfollati. L'intesa, cui ha fatto seguito un cessate il fuoco bilaterale e definitivo in vigore dal 29 agosto, sarà firmato lunedì dal presidente colombiano Juan Manuel Santos e dai leader delle Farc, e sottoposto con un referendum al voto dei colombiani il 2 ottobre.

I combattenti dell’organizzazione guerrigliera più antica e numerosa del Paese si sono impegnati a deporre le armi, a rispettare lo stato di diritto e ad abbandonare la lotta armata. Le Farc potranno trasformarsi in un partito politico e i suoi affiliati ritornare alla vita civile. In particolare, alle Farc verranno assegnati di diritto 10 seggi nel Congresso per due legislature, fino al 2026. Dopo, dovranno dimostrare la propria forza alle urne.

In occasione del bilaterale Usa-Colombia che ha avuto luogo a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, il presidente americano Barack Obama ha definito l'accordo di pace tra le Farc e il governo di Bogotà "un risultato storico" dopo 52 anni di conflitto armato, che "offre alla Colombia l'opportunità di aprire un nuovo capitolo della sua storia". "L'accordo - ha proseguito Obama - porterà benefici all'intera regione e al popolo colombiano. Ci vuole coraggio e impegno da parte di tutti. E noi siamo orgogliosi di aver avuto una piccola parte nel far avanzare il dialogo".

"Quando ho deciso di prendere l'iniziativa - ha ricordato il presidente colombiano Santos - una delle prime persone che ho informato è stato il presidente Obama. Da allora, mi è stato di grande sostegno. Tutti i giorni, tutte le settimane mi ha chiesto come stesse andando e mi ha sostenuto in tutti i modi possibili". Santos, a New York per presentare l'accordo di pace al governo americano e all'Onu, è adesso alla ricerca di fondi per finanziare una delle sfide più complesse del processo di pace, rimuovere le mine antiuomo presenti su più di metà del territorio.

La storica cerimonia per la firma degli accordi di pace si svolgerà lunedì nella città caraibica di Cartagena de Indias. Alla cerimonia saranno presenti, tra gli altri, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, il segretario di Stato americano John Kerry, l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Federica Mogherini, il presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim, la direttrice del Fmi Christine Lagarde, e i tredici capi di Stato della regione (Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador, Costa Rica, Panama, Cuba, Venezuela, Repubblica Dominicana, Ecuador, Perù, Cile e Paraguay).

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