Domenica 24 Giugno 2018 - 1:47

Strage di Toronto, è italo-americana la prima vittima

TORONTO. Sorride felice sull'altalena. L'ultima immagine di copertina della sua pagina Facebook ci descrive una ragazza solare e piena di vita. Così era l'americana Anne Marie D'Amico che, come suggerisce il cognome, aveva origini italiane. Mai avrebbe immaginato di finire sui giornali di tutto il mondo come la prima vittima identificata della strage di Toronto. È morta ieri con altre 9 persone, falciate da un furgoneche li ha colpiti con precisione chirurgica, raccontano i testimoni, "ad uno a uno" sulla Yonge Street vicino alla Finch Avenue insieme ad altri 15 rimasti feriti. Alla guida c'era un 25enne Alek Minassian. Poco si sa della giovane che, dopo gli studi alla locale università statale Ryerson, aveva trovato lavoro alla società di investimenti Invesco Canada, dove si occupava anche di progetti umanitari per la costruzione di case e scuole in Paesi in via di sviluppo.

Alfie, rinviato stop a macchinari

Un ritardo nell'esecuzione del piano per spegnere le macchine che tengono in vita il piccolo Alfie Evans. E, per questo, potrebbe rendersi necessario un nuovo intervento del giudice prima che venga staccato il respiratore che tiene in vita il bimbo di 23 mesi, gravemente malato. E' l'ultimo sviluppo di cui si dà notizia sulla pagina Facebook Alfies Army Official, aggiornata dai sostenitori della battaglia dei genitori per tenere in vita il piccolo.

"Poiché l'ospedale non ha rispettato l'ordine del piano di cura di estubare" Alfie Evans "alle 12" ora inglese, "ora sono ufficialmente in violazione e devono tornare davanti al giudice Hayden", si legge sul social network. I tempi dunque si allungherebbero. Lo stesso papà, sempre sulla pagina Facebook, aveva annunciato di aver ottenuto mezz'ora in più per l'avvio della procedura, che era stata fissata appunto alle 12 (ora inglese). Mezz'ora che, nelle intenzioni dei genitori di Alfie, potrebbe far inceppare la procedura, visto che non è stato rispettato l'orario stabilito dal giudice.

IL 'NO' DELLA CORTE EUROPEA - Questa mattina i giudici della Corte europea per i diritti dell'uomo hanno rifiutato di intervenire sul caso. A riportarlo la notizia, i principali media britannici, fra cui la BBC.

La battaglia dei genitori per continuare a tenerlo in vita è giunta così al termine: i medici dell'ospedale Alder Hey's di Liverpool, dove è ricoverato il bimbo, erano stati autorizzati a staccare le macchine, una decisione contro la quale Tom Evans e Kate James, il papà e la mamma di Alfie, si erano appellati a diverse autorità giudiziarie senza successo. Dopo il no della Suprema Corte britannica, la coppia non si è arresa e si è rivolta alla Corte di Strasburgo, che però non ha accolto la richiesta di intervenire.

PROTESTE - Dopo la decisione dei giudici Ue, circa 200 persone si sono radunate fuori dall'Alder Hey's di Liverpool per protestare. Decine, racconta la BBC, si sono dirette verso le porte di ingresso dell'ospedale nel tentativo di entrare, ma sono state respinte dalla polizia che ha poi formato un cordone e allontanato i manifestanti. I dimostranti hanno poi bloccato la strada d'ingresso della struttura dove il piccolo era ricoverato per circa 15 minuti.

VATICANO - "Due cose risaltano all'evidenza: che c'è una precisa volontà giuridica che prescinde da qualsiasi appello, anche il più alto, anche quello del Papa, nonché dalla stessa volontà dei genitori, che si impone anche prescindendo dalle ragioni scientifiche; e che c'è una visione basata su un principio economicistico della vita che rifiuta l'assistenza a chi si può trovare in punto di morte, visto che può rivelarsi costosa". Così il cardinale Elio Sgreccia - teologo e presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita - commenta all'AdnKronos il 'no' espresso sul caso Alfie dai giudici della Corte Europea dei diritti dell'uomo.

Per l'esponente del Vaticano, "ci troviamo di fronte a un curioso caso di 'statalismo' che, mentre viene riconosciuto quando agita le bandiere che si possono ricondurre all'ideologia economica marxista, viene invece disconosciuto quando si tratta di una entità statale che decide con il suo imperio di chiudere l'accesso all'alimentazione e alla cura del dolore e alle terapie palliative di un malato, in nome del risparmio economico".

Per il cardinale Sgreccia, "non si capisce perché si diventi così crudeli e così succubi di una dittatura del pensiero che travolge tutto, non solo la fede o la scienza ma persino la laica libertà dei genitori sulla vita del loro figlio. Dobbiamo educare a poter dire anche dei 'no' a questo pensiero che appare dominante. Ma temo che abbiamo oltrepassato una frontiera che - avverte - rischia di essere oramai senza ritorno".

LA PROPOSTA DI ALFANO E MINNITI - I ministri Alfano e Minniti hanno concesso la cittadinanza italiana al piccolo Alfie. In questo modo governo italiano auspica "che l’essere cittadino italiano permetta, al bambino, l’immediato trasferimento in Italia".

BAMBINO GESU' - "Sento tutta la mia impotenza. Sono qui e sono a disposizione qualsiasi cosa mi chiedano. L'ospedale sa che sono qui ma mi hanno detto che non mi vogliono ricevere". Lo ha detto la presidente dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Mariella Enoc, che stamane si è recata all'ospedale di Liverpool dove è ricoverato il piccolo Alfie, in un’intervista al Tg 2000.

"Il Bambino Gesù - ha aggiunto la Enoc - è un anno e mezzo che segue questa vicenda, cercando sempre di non fare rumore. Il papà di Alfie mi ha chiesto in modo molto convincente di venire e portare loro la nostra solidarietà. Speravo di poter parlare con qualcuno ma questo non è stato possibile. Sono venuta qui con una piccola speranza ma credo che non si possa far niente. È la seconda volta in poco tempo che mi trovo a gestire questi casi. È molto faticoso e doloroso perché alla fine non si riesce a fare nulla".

"Non dobbiamo vivere il singolo caso - ha concluso la Enoc - ma fare delle riflessioni più culturali e meno ideologiche cercando di far sì che in tutto il mondo si rispetti la scelta. È una situazione davvero difficile. Vivo in una realtà in cui i casi come Alfie sono tantissimi e le mamme dell’ospedale mi hanno chiesto di fare qualcosa. Mi hanno anche detto 'voi qui i nostri figli li lasciate vivere'. Nessuno di noi vuole fare accanimento terapeutico ma un accompagnamento più sereno potrebbe essere fatto".

«È un maschietto»: nato il terzo figlio di William e Kate

Tre kg e 800. E' nato alle 11:01 il terzo figlio di Kate Middleton e del principe William. A darne notizia un tweet dell'account ufficiale di Kensington Palace, secondo cui la duchessa di Cambridge ha dato alla luce un maschietto. Mamma e bimbo stanno bene.

La Duchessa di Cambridge è stata ricoverata in mattinata nella Lindo Wing del St Mary's Hospital, Paddington, nel centro di Londra, dopo essere arrivata in auto accompagnata dal marito William.

"Il duca di Cambridge era presente al momento della nascita: la regina, il duca di Edimburgo, il principe di Galles, la duchessa di Cornovaglia, il principe Harry e i membri di entrambe le famiglie sono stati informati e si rallegrano della notizia", si legge nel post.

Il bambino sarà il quinto in linea di successione al trono, il sesto pronipote della regina e del duca di Edimburgo e il fratello più giovane del principe George e della principessa Charlotte. Il bimbo avrà il titolo di Sua Altezza Reale principe di Cambridge.

Kim: "Stop ai test nucleari"

La Corea del Nord dice stop ai test nucleari e missilistici. Kim Jong-un parla alla nazione e conferma la linea della distensione con gli Usa: "Non abbiamo più bisogno di test nucleari e missilistici", ha detto.

Il leader nordcoreano ha quindi aggiunto: "Ci uniremo agli sforzi internazionali per fermare insieme i test atomici". A rilanciare le dichiarazioni è l'agenzia di Stato Kcna.

Una svolta, salutata con entusiasmo dal presidente degli Stati Uniti: "È una buona notizia per il mondo, un grande progresso. Ora attendo il nostro summit", ha scritto su Twitter Donald Trump.

SEUL - La Corea del Sud accoglie positivamente la decisione di Pyongyang. Si tratta di "un progresso significativo per la denuclearizzazione della penisola coreana", recita la dichiarazione diffusa dal palazzo presidenziale citata dall'agenzia Yonhap, un progresso auspicato dal mondo. Il congelamento "creerà una atmosfera molto positiva per il successo del prossimo evento inter coreano (il vertice fra i due presidenti la prossima settimana, ndr) e del vertice fra Usa e Nord corea".

PECHINO - La Cina assicura alla Corea del Nord il suo sostegno "attraverso il dialogo e le consultazioni" bilaterali "per risolvere "i loro timori e migliorare le relazioni bilaterali", come ha affermato il portavoce del ministero degli esteri Lu Kang esprimendo il suo auspicio che "tutte le parti interessate andranno avanti nella stessa direzione e adotteranno azioni concrete per fare i dovuti sforzi per arrivare a una pace duratura e allo sviluppo duraturo della regione".

TOKYO - "Accogliamo favorevolmente l'annuncio della Corea del Nord come un passo in avanti ma continueremo a valutare se tale passo potrà portare all'eliminazione, verificabile e irreversibile, degli arsenali nucleari e delle armi di distruzione di massa", ha dichiarato il ministro della difesa giapponese Itsunori Onodera, da Washington, dove si trova in visita, a commento della decisione di Pyongyang. L'annuncio viene tuttavia giudicato da Tokio come "non soddisfacente" e "insufficiente" perché Pyongyang non fa riferimento allo stop ai test di missili a medio raggio che comunque possono raggiungere Giappone e Corea del Sud.

«Chi indossa svastica entra gratis a teatro»

Chi indossa una fascia con una svastica in bella mostra può entrare gratis nel teatro e assistere alla rappresentazione del Mein Kampf. E' l'iniziativa varata dal teatro municipale di Costanza, nel sud della Germania. Il 20 aprile, nell'anniversario della nascita di Adolf Hitler, è in programma l'evento che è finito anche sotto i riflettori della magistratura. Sulla vicenda non è stata avviata nessuna indagine penale perché l'iniziativa rientra nella sfera della libertà artistica. La comunità ebraica della regione ha fatto sentire la propria voce definendo l'evento ''di pessimo gusto''.

Il teatro, in realtà, con l'iniziativa vorrebbe dimostrare quanto sia facile corrompere e 'comprare' un individuo: pur di avere un biglietto gratis, è la posizione del teatro espressa da una portavoce, si è disposti ad indossare una svastica. Chi, invece, accetta di pagare per entrare, potrà esibire una stella di Davide per esprimere solidarietà alle vittime del nazismo. La rappresentazione è firmata dal regista George Tabori, il cui obiettivo sarebbe offrire una versione caricaturale dell'opera hitleriana.

Pulitzer al caso Weinstein

Il premio Pulitzer 2018 va ai giornalisti che hanno fatto emergere gli scandali dell'anno: il caso Weinstein e il Russiagate. Gli autorevoli riconoscimenti americani per il giornalismo, la musica e la letteratura sono stati assegnati ieri dalla Columbia University, che nella categoria del giornalismo 'Public service', servizio pubblico, ha voluto premiare il New York Times e il New Yorker per aver portato a galla il caso dei predatori sessuali a Hollywood, come Harvey Weinstein, il mogul caduto in disgrazia dopo le numerose accuse di molestie sessuali. Per le loro inchieste sono stati premiati Megan Twohey, Jodi Kantor e Ronan Farrow.

Al New York Times e al Washington Post è invece stato assegnato il premio per 'National Reporting', la cronaca nazionale, in particolare per aver raccontato e indagato sul 'Russiagate', le interferenze russe nella campagna elettorale statunitense, nell'amministrazione Trump e nel suo staff elettorale. Per il giornalismo di 'Breaking news' è stata premiata la redazione del Press Democrat, un giornale californiano locale che ha coperto con servizi e articoli gli incendi che l'anno scorso hanno devastato Santa Rosa e Sonoma County.

Per le indagini sul candidato al Senato in Alabama del partito democratico Roy Moore, accusato di molestie e aggressioni sessuali contro minorenni, nella sezione 'Investigative Reporting' è stato premiato il Washington Post, mentre per la categoria 'Cronaca internazionale' il riconoscimento è andato a Clare Baldwin, Andrew R.C. Marshall e Manuel Mogato dell'agenzia Reuters per aver raccontato le violenze del governo del presidente delle Filippine Rodrigo Duterte nella lotta senza quartiere al traffico di droga, sia durante la campagna elettorale sia una volta eletto.

Tra gli altri premi assegnati nel campo del giornalismo figurano il premio 'Explanatory Reporting' assegnato all'Arizona Republic e a Usa Today Network, 'Local Reporting' attribuito alla redazione del Cincinnati Enquirer, il 'Feature Writing' andato a Rachel Kaadzi Ghansah per il suo articolo su Dylan Roof, il ragazzo ritenuto responsabile della strage di Charleston del 2015. A John Archibald dell'Alabama Media Group è stato invece assegnato il premio nella categoria 'Commentary', mentre per la categoria 'Criticism' il riconoscimento è andato al critico del New York Magazine, Jerry Saltz.

Nella sezione musica, la giuria ha premiato il rapper Kendrick Lamar e il suo album 'Damn', mentre per la letteratura, nella categoria 'Narrativa' il Pulitzer è stato assegnato allo scrittore Andrew Sean Greer per il romanzo 'Less'.

Missili “fantasma" in Siria

È giallo sulla notizia diffusa nella notte dalla tv di Stato di un attacco con missilistico contro la base aerea di Shayrat, nella provincia di Homs. Fonti militari siriane hanno smentito la notizia, dicendo alla Dpa che il sistema di difesa antiaerea è stato attivato, ma in seguito a quello che si è poi rivelato un falso allarme.

La tensione in Siria resta alta a tre giorni dai raid congiunti condotti da Stati Uniti, Francia e Regno Unito, nonostante i tre Paesi abbiano assicurato che siano da considerarsi conclusi a meno di un nuovo attacco chimico come quello di Douma del 7 aprile attribuito al regime.

L'agenzia di stampa Sana aveva dato nella notte la notizia che la contraerea siriana aveva intercettato alcuni missili, così come la tv di Stato, che ha successivamente annullato il servizio. Ma il quotidiano Al-Masdar citando il War Media Centre, a sua volta ha affermato che il sistema di difesa antiaerea del regime di Bashar al-Assad ha abbattuto tre missili rivolti verso una base aerea vicino a Damasco in Siria.

In ogni caso, l'esercito siriano è ora in massima allerta come riferiscono fonti militari siriane alla Dpa, spiegando che Israele resta il sospettato numero uno per possibili nuovi attacchi. I media di stato siriani avevano infatti in precedenza sostenuto che Israele stava per attaccare in diversi punti alla periferia di Damasco, contro la base militare di a-Dumair, e vicino a Homs. Secondo queste fonti la difesa antiaerea siriana avrebbe intercettato almeno nove missili.

La base aerea indicata è la stessa colpita nei raid americani dell'aprile dello scorso annodopo un attacco con il gas sarin nella città di Khan Sheikhoun, che fece 80 morti.

Macron: «Rischio guerra civile in Europa»

"Una forma di guerra civile europea riappare". Così il presidente francese Emmanuel Macron, intervenendo nella sessione plenaria dell'Europarlamento a Strasburgo, mettendo in guardia dagli "egoismi nazionali".

"Rifiuto quest'idea, che guadagna terreno in Europa, secondo la quale la democrazia sarebbe condannata all'impotenza. Di fronte all'autoritarismo, che ci circonda dappertutto, la risposta non è la democrazia autoritaria, ma l'autorità della democrazia", ha detto Macron.

"Servono risposte chiare e ferme ai nostri cittadini", ha aggiunto il presidente francese, che dimostrino "che li sappiamo proteggere. In questo momento la democrazia europea, lo credo profondamente, è la nostra chance migliore. Il peggiore degli errori sarebbe abbandonare il nostro modello, cioè la nostra identità".

"La nostra identità è la democrazia rispettosa dell'individuo, delle minoranze, dei diritti fondamentali, quella che si chiama, con un nome che rivendico, la democrazia liberale. Non voglio che si radichi questa illusione mortifera che precipiterebbe il nostro continente nel baratro. L'illusione dei poteri forti, dei nazionalismi, dell'abbandono delle libertà", ha continuato.

Oggi "viviamo un contesto di divisioni e a volte di dubbi all'interno dell'Europa. Un contesto in cui la Brexit continua ad essere discussa, e voglio qui salutare il lavoro condotto da mesi da Michel Barnier, ma che è anche quello di un dubbio che c'è in diversi Paesi d'Europa e che ha fatto emergere delle sensibilità che a volte rimettono in discussione quelli che apparivano come dei fondamentali".

"Una forma di guerra civile europea riappare - ha continuato Macron - a volte i nostri egoismi nazionali ci appaiono più importanti di quello che ci unisce, di fronte al resto del mondo. Un contesto in cui la fascinazione illiberale aumenta ogni giorno che passa. Un contesto in cui le minacce geopolitiche di cui l'Europa" si deve occupare "divengono più grandi ogni giorno. Quelle dei grandi conflitti internazionali, ma anche con l'emergere di grandi potenze autoritarie e di una strategia chiaramente elaborata, che mira a rimettere in discussione il quadro multilaterale in cui l'Europa aveva preso il suo posto e che è il quadro in cui ha costruito la sua influenza, ma anche la pace".

"E' un momento di grande trasformazione, legate al digitale e ai cambiamenti climatici, che rimettono in discussione le fondamenta della società industriale che aveva fondato il nostro grande compromesso. Questo ci impone di ripensare la grammatica della nostra azione. Non possiamo pensare che si tratti di una discussione ordinaria" e ci sono diverse cose da fare "in questo tempo che ci separa dalle elezioni europee", ha concluso Macron.

Migranti - La Francia "si felicita della cooperazione" nelle politiche sulle migrazioni "con diversi Stati membri, penso in particolare alla Germania e all'Italia, che voglio salutare. Penso che in particolare con l'Italia noi abbiamo saputo dimostrare in questo ultimo anno la nostra capacità di lavorare insieme", ha detto ancora Macron replicando agli interventi degli europarlamentari nella plenaria a Strasburgo. Serve "anzitutto - ha aggiunto - una politica di solidarietà interna ed esterna in Europa. Ed è la chiave se vogliamo avere un risposta integrata al rischio migratorio. Ma credo profondamente che serva una solidarietà europea alle nostre frontiere per proteggerci, come una solidarietà all'interno delle nostre frontiere, per poter condividere gli oneri". "Propongo di creare un programma europeo che sostenga direttamente, finanziariamente, le collettività locali che accolgono e integrano dei rifugiati", ha proseguito Macron. "Bisogna agire" sapendo "che davanti a questo grande ribollimento del mondo, questa grande trasformazione, serve una sovranità più grande della nostra. Complementare, non sostitutiva. Solo questa permetterà di dare le risposte giuste. E' questa sovranità europea quella in cui credo".

Juncker: "Siamo 27, non solo francesi e tedeschi" - "Conosco l'importanza che attribuite all'amicizia franco-tedesca. Sono geograficamente e storicamente molto a favore dei numerosi avvicinamenti tra questi due Paesi e queste due Nazioni. Ma non dimentichiamo che l'Europa non è solo franco-tedesca. Siamo 28, domani 27: serve anche, perché il motore possa funzionare, l'apporto degli altri. Siamo 27, non solo francesi o tedeschi", ha commentato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, rivolgendosi a Macron, durante la seduta plenaria dell'Europarlamento.

Germania, 13enne scopre il tesoro dei vichinghi

Una scoperta tanto casuale, quanto importante dal punto di vista scientifico è quella realizzata dall'archeologo dilettante René Schoen e da un suo studente, il 13enne Luca Malaschnitschenko. I due, lo scorso gennaio, armati di metal detector erano alla ricerca di 'tesori' sull'isola di Rugen, nel nord della Germania, quando si imbatterono in quello che inizialmente apparve loro come un pezzo di alluminio senza alcun valore. In realtà, ad un esame più accurato, l''alluminio' si rivelò essere un pezzo d'argento.

Da lì, come riportano i media tedeschi, ne è nata un'operazione ufficiale da parte delle autorità archeologiche tedesche, che ha preso il via lo scorso fine settimana. Gli scavi, su un'area di 400 metri quadrati, hanno portato alla luce un tesoro che si ritiene legato al re danese Aroldo I, meglio noto come 'Aroldo Dente Azzurro', che regnò tra il 958 e il 986 su quella che oggi è la Danimarca, sul nord della Germania, sulla Svezia meridionale e su parte della Norvegia.

Si tratta di collane intrecciate, perle, spille, un martello di Thor, anelli e circa 600 monete. Un ritrovamento di "grande significato", l'ha definito l'archeologo a capo dello scavo, Michel Schirren, intervistato dall'agenzia tedesca dpa. Il ritrovamento suggerisce che il tesoro potrebbe essere stato sotterrato verso la fine degli anni '80 del IX secolo, quando Aroldo fuggì in Pomerania, dove poi morì nel 987.

Aroldo Dente Azzurro è considerato il re che unificò la Danimarca e che, voltando le spalle alla tradizione vichinga, introdusse il cristianesimo nel Paese. Fu poi costretto a fuggire in Pomerania a causa di una rivolta capeggiata dal figlio, Sweyn Barbaforcuta.

Da Aroldo Dente Azzurro, 'Harald Bluetooth' in inglese, deriva il nome dato dalla Ericsson allostandard Bluetooth utilizzato per far comunicare dispositivi elettronici come cellulari, tablet e pc. Gli ingegneri dell'azienda svedese pensarono che la nuova tecnologia ben ricalcava le capacità diplomatiche di Harald Bluetooth, capace di unificare i popoli scandinavi. Anche il logo del Bluetooth è un omaggio a Harald, unendo infatti le rune nordiche che rappresentano le iniziali H. e B.

Israele: «Abbiamo colpito noi base T4 in Siria»

Un alto esponente militare israeliano ha ammesso la responsabilità del suo Paese nell'attacco contro la base T4 in Siria, che ha preceduto il raid Usa-Francia-Gb. "E' la prima volta che colpiamo obiettivi iraniani operativi, sia persone che impianti", ha detto la fonte, citata oggi in un commento di Thomas Friedman sul New York Times, intitolato 'La vera prossima guerra in Siria: Iran contro Israele'.

Secondo l'alto militare, l'incidente di febbraio, quando Israele ha abbattuto un drone iraniano entrato nel suo territorio dalla Siria e ha poi condotto una rappresaglia aerea, ha aperto "una nuova fase". "E' stata la prima volta che l'Iran ha fatto qualcosa contro Israele, senza passare attraverso una forza per procura".

I vertici israeliani hanno ripetuto più volte negli ultimi mesi di voler impedire in ogni modo che forze militari iraniane vengano dispiegate permanentemente a ridosso del loro confine settentrionale. Nel raid della notte fra l'8 e il 9 aprile sono rimasti uccisi sette militari iraniani fra cui il colonnello Mehdi Dehghan, che comandava l'unità di droni della base T4, a est di Homs, nella Siria centrale.

LA REAZIONE DI TEHERAN - Israele "prima o poi" la pagherà per il raid aereo, ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Bahram Qassemi, stando a quanto riferisce l'agenzia di stampa 'Tasnim'.

"Israele prima o poi riceverà le risposte necessarie", ha proseguito il portavoce aggiungendo che lo Stato ebraico "non può fare un'azione del genere e pensare di restare impunito". Il raid contro la base T4, ha proseguito Qassemi, "ha le sue radici nelle politiche ostili di Israele nei confronti dei popoli musulmani della regione". "L'aggressione contro il suolo siriano è stata illegale", ha concluso.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
SCATTI DI BIRRA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)