Lunedì 11 Dicembre 2017 - 21:37

La Corea del Nord testa un missile sottomarino

PYOMGYANG. La Corea del Nord ha affermato di aver realizzato con successo il test di un missile balistico sottomarino. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa ufficiale Kcna, il leader Kim Jong Un ha assistito al lancio che è avvenuto da un sottomarino che navigava al largo dalla costa, ha riportato ancora l'agenzia senza fornire altre precisazioni.

Kim ha definito il lancio un «risultato miracoloso», affermando che il nuovo missile è «un'arma strategica di livello mondiale» che permetterà di distruggere ogni mezzo navale nemico che possa violare la sovranità territoriale nordcoreana. Non ci sono ancora riscontri del test, che se confermato costituirebbe una svolta nel programma missilistico di Pyongyang perché l'eventuale capacità di lanciare missili sottomarini porterebbe la minaccia nucleare nordcoreana ad un nuovo livello.

Taglia da 20 milioni di dollari su 4 leader dell'Isis

WASHINGTON. Gli Stati Uniti hanno offerto una ricompensa complessiva di 20 milioni di dollari a chiunque fornirà informazioni su altri quattro uomini considerati figure di primo piano dello Stato islamico. Lo ha riferito il dipartimento di Stato americano. In particolare una taglia di 7 milioni è stata messa su Abd al-Rahman Mustafa al-Qaduli, considerato un importante esponente dell'Isis e in precedenza vice del leader di al Qaeda in Iraq Abu Musab al-Zarqawi, ucciso nel 2006. Sono invece cinque i milioni offerti per il portavoce ufficiale dell'Isis Abu Mohammed al-Adnani e altrettanti per Tarkhan Tayumurazovich Batirashvili, responsabile delle operazioni nel nord della Siria e supervisore di una prigione ad al-Tabqa dove si ritiene siano stati rinchiusi ostaggi stranieri. Infine le informazioni su Tariq Bin-al-Tahar Bin al Falih al-'Awni al-Harzi, considerato il responsabile dei kamikaze dello Stato islamico, sono valutate 3 milioni di dollari.

I quattro entrano così a far parte di una lista di sospetti terroristi del Rewards for justice program, il sistema di ricompense gestito dal dipartimento di Stato che in testa, con una taglia di 25 milioni di dollari, vede Ayman al-Zawahiri, nominato capo di al-Qaeda nel giugno 2011, poco dopo la morte di Osama Bin Laden. Segue, con una taglia di dieci milioni, il leader dell'Isis, il "califfo" Abu Bakr al-Baghdadi.

Le Pen ripudia la figlia Marine

PARIGI. Jean-Marie Le Pen ripudia Marine: l'ex presidente del Front National non ci sta ed alza i toni del conflitto con la figlia, dopo l'annuncio della sospensione decisa ieri dall'esecutivo del partito nei suoi confronti. Il cofondatore del movimento di estrema destra francese definisce ai microfoni di Europe 1 la scelta del FN una "fellonia" e disconosce di fatto la figlia dicendo di vergognarsi del fatto che Marine porti il suo nome ed auspicando che lo cambi al più presto.

"Mi vergogno che porti il mio nome", afferma. E insiste: "Mi vergogno del fatto che la presidente del Front National porti il mio nome e auspicherei d'altra parte che lo perda al più presto. Può farlo sia sposando il suo concubino, sia forse il signor Philippot o qualcun altro. Io non desidero che la presidente del Front National si chiami Le Pen".

"Tratta suo padre e il presidente fondatore del Front National in modo assolutamente scandaloso", aggiunge per poi rispondere, alla domanda "Lei ripudia sua figlia?", con un deciso "Assolutamente". Quanto alla possibilità di tagliare completamente i ponti con lei, appare meno categorico: "E' la morte che taglia i ponti".

All'ultimo durissimo attacco di Jean-Marie Le Pen, la figlia Marine risponde che gli "eccessi" del padre dimostrano che non c'erano altre soluzioni. Una reazione "violenta" commenta Marine, che parla anche di "deriva", eccessi che confermano che il partito ha fatto la cosa giusta. Quanto a sapere se si aspettasse una simile violenza nella reazione del padre risponde: "Credo che nessuno potesse aspettarsi questo".

Cade dal tapis roulant e batte la testa: morto top manager

ROMA. Stava correndo sul tapis roulant, quando ha perso l'equilibrio ed è caduto sbattendo la testa: è morto così David Goldberg, 47enne manager della Silicon Valley, noto anche per essere il marito della direttrice operativa di Facebook, Sheryl Sandberg. La notizia era stata data sabato scorso, ma non le circostanze della sua morte. L'incidente è avvenuto venerdì in una palestra del Four Seasons Resort di Punta Mita, in Messico. Secondo quanto riferito da un portavoce della procura di Nayarit, l'ad di SurveyMonkey si era andato ad allenare, da solo, in una delle palestre dell'hotel intorno alle 16. Non vedendolo tornare, qualche ora più tardi i familiari sono andati a cercarlo. A trovarlo, intorno alle 20, è stato il fratello Robert. Dava ancora segni di vita, quindi è stato portato in ospedale, dove però è morto a seguito di un grave trauma cranico e di una massiccia emorragia.

 
«È con shock e tristezza incredibile che sto informando i nostri amici e parenti che il mio meraviglioso fratello, Dave Goldberg, amato marito di Sheryl Sandberg, padre di due splendidi bambini, e figlio di Paula Goldberg, è scomparso improvvisamente ieri sera», aveva scritto sabato sera in un posto Robert Goldberg. David era nato il 2 ottobre 1967 a Minneapolis. Si era laureato presso l'Università di Harvard nel 1989. Aveva iniziato la carriera come analista nella Silicon Valley ed era approdato a multinazionali come Yahoo, fino ad arrivare a SurveyMonkey nel 2009. «David Goldberg era una persona straordinaria e sono felice di averlo conosciuto. I miei pensieri e le mie preghiere sono con Sheryl e la sua famiglia», ha scritto sulla sua pagina Facebook Mark Zuckerberg.

Rintracciati tutti gli italiani
in Nepal

ROMA. L'unità di crisi della Farnesina è riuscita ad individuare in queste ore anche gli ultimi italiani segnalati e non ancora rintracciati dopo il terremoto in Nepal. Lo rende noto un comunicato del ministero degli Esteri, sottolineando che il monitoraggio costante della situazione da parte dell’Unità di Crisi, dell’ambasciata a New Delhi e del Consolato generale a Calcutta continua comunque, per far fronte a ogni evenienza. Le salme di Oskar Piazza e di Gigliola Mancinelli sono giunte in Italia ieri sera, mentre continuano le ricerche dei corpi di Marco Pojer e Renzo Benedetti. Personale dell’unità di crisi e della Protezione civile sono partiti ieri notte al fine di seguire l’attività di ricerca e recupero dei corpi dei due connazionali. Intanto le squadre straniere di ricerca e soccorso hanno iniziato a lasciare il Nepal a dieci giorni dal sisma, mentre il bilancio delle vittime sale a oltre 7500 morti, fra cui 57 stranieri. Abbiamo chiesto loro di partire ieri sera e «molte squadre se ne sono già andate» - ha detto il portavoce del ministero degli Interni nepalese, Laxmi Dhakal - «se sono in grado di rimuovere le macerie possono rimanere. Altrimenti c'è poca speranza di trovare altri sopravvissuti».

Lo sforzo si concentra ora nel portare cibo e tende nelle zone più remote dove gli aiuti non sono arrivati. «Speriamo di ricevere 100mila tende», afferma il portavoce. Sono 34 i paesi che avevano inviato squadre di ricerca e soccorso in Nepal dopo il sisma di magnitudo 7.8. Altre squadre, fra cui quelle con gli elicotteri, rimarranno nel Paese per portare aiuto ai sopravvissuti. Alcuni villaggi nella regione di Sindhupalchowk, la più colpita, non hanno ricevuto ancora niente. «Nella nostra area c'erano 800 case, ne sono rimaste in piedi quattro. Abbiamo un disperato bisogno di tende», afferma Jit Bahadur Tamang un abitante del villaggio di from Karthali. Secondo i dati ufficiali, sono ancora 112 gli stranieri di cui non si ha più notizia. Ma altre fonti parlano di centinaia di persone. «Secondo i nostri registri fra il 15 e il 25 aprile vi erano 558 turisti nella regione di Langtang. Alcuni sono stati soccorsi, ma stiamo ancora verificando i numeri», afferma Ramesh Adhikari, capo del Nepal Tourism Board.

L'Isis riapre hotel a 5 stelle in Iraq

MOSUL. Lo Stato islamico (Isis) a Mosul scommette sul turismo. Con una grande cerimonia d'inaugurazione, l'organizzazione che controlla vaste aree in Siria e in Iraq ha riaperto venerdì l'hotel a cinque stelle "Nineveh Oberoi", il più elegante albergo di Mosul nonché di tutto l'Iraq, dopo oltre 10 mesi di chiusura. È quanto si legge sul giornale londinese al-Quds al-Arabi, secondo cui i miliziani integralisti hanno cambiato il nome alla struttura, che ora si chiama "Hotel Warithin", che in arabo significa "I successori" (del profeta Maometto). Ma stando al giornale, l'Isis avrebbe effettuato anche i lavori di «ristrutturazione necessari ad accogliere gli ospiti» e per festeggiare l'evento ha «invitato" le famiglie di Mosul a partecipare all'inaugurazione.

 

Sui social network vicini all'organizzazione circolano le fotografie di bambini che giocano attorno alle fontane e nei giardini antistanti all'hotel durante la cerimonia, alla quale hanno partecipato decine di abitanti di Mosul ma anche i miliziani e i leader dell'Isis.

 

Sulla destinazione e sull'utilizzo che l'Is intende fare dell'hotel gli internauti sollevano tuttavia una serie di dubbi. Qualcuno resta incredulo di fronte alla notizia, chiedendosi semplicemente: "Ma cosa significa?!", mentre altri commentano: «Ora l'Isis ha un hotel a cinque stelle, ma ha distrutto tutti i siti archeologici della città». Il "Nineveh Oberoi" fu costruito nel 1986 ed è un edificio di 11 piani. Nel 2003, durante la guerra americana in Iraq, fu saccheggiato e danneggiato, poi le forze americane vi stabilirono la loro sede temporanea, prima di essere ripristinato al suo utilizzo originario. Dopo l'occupazione di Mosul da parte dell'Isis il 10 giugno scorso, la struttura è stata chiusa fino alla nuova inaugurazione.

 

 

Processo al contabile delle SS: «Vidi i forni crematori»

Luneburg. «Sapevo delle camere a gas, ho visto tutto, i forni crematori, il processo di selezione... ero lì e chiedo perdono». L’ex ufficiale delle Ss, Oskar Groening (nella foto), conosciuto come il “contabile” di Auschwitz, ha riconosciuto nel corso del processo a suo carico che si è aperto a Luneburg, vicino ad Amburgo, di essere «colpevole moralmente» per lo sterminio nei lager nazisti. Groening, 93 anni, è accusato di complicità nello assassinio di circa 300mila ebrei ungheresi. Al processo partecipano 55 parti civili, tra sopravvissuti e familiari delle vittime. Groening sarà uno degli ultimi nazisti ad essere giudicati in Germania per il suo ruolo nel lager polacco dove prestò servizio dal maggio al luglio del 1944. Durante questo periodo vennero deportate circa 425mila persone. L’imputato era incaricato di contabilizzare il denaro ritrovato nelle valigie dei prigionieri e di trasferirlo alle autorità naziste a Berlino, ccumulando denaro in diverse valute da tutta Europ. Il naziata intende parlare poco dopo l’apertura del processo che dovrebbe celebrarsi fino al 29 luglio.

Allarme in Messico, rubata sostanza radioattiva

CITTA' DEL MESSICO. Il Governo messicano ha emanato un'allerta in cinque stati dopo che una sostanza radioattiva molto pericolosa, l'Iridio 192, è stato rubato nella città di Cardenas, nello stato meridionale di Tabasco. L'allarme è stato dato dal ministero dell'Interno, che in una dichiarazione ha detto che l'avviso riguarda anche gli Stati di Campeche, Chiapas, Oaxaca e Veracruz, così come le agenzie di sicurezza federali della Protezione Civile, della difesa nazionale, della marina e della polizia. «Se viene rimosso dal suo contenitore, il materiale è molto pericoloso. Potrebbe causare danni permanenti alla persona che senza una adeguata protezione entra in contatto con la sorgente anche per un breve periodo di tempo», afferma la nota del ministero che avverte: «Essere vicini a questa quantità di materiale radioattivo non protetto per ore o giorni potrebbe essere fatale».

 

La sostanza, impiegata abitualmente per le macchine a raggi x industriali, è stata rubata martedì notte da un camioncino. A denunciarne il furto la società Garantia radiografica e Ingenieria. Non è la prima volta che del materiale radioattivo viene rubato in Messico. Nel 2014, un altro carico di Iridio 192, che può essere anche usato per costruire una "bomba sporca", è stato abbandonato in un camioncino in un sobborgo di Città del Messico. Nel 2013, un gruppo di ladri è invece stato ricoverato dopo essere entrato in contatto con un carico di Cobalto 60 contenuto in un furgone rubato.

 

A tre anni spara
e uccide bimbo
di un anno

CLEVELAND. Tragedia a Cleveland, nell'Ohio, dove un bambino di un anno è morto per un colpo di arma da fuoco al volto. Come riferiscono i media americani, secondo le indagini a sparare sarebbe stato un altro bambino di tre anni dopo avere trovato una pistola in casa. «È un giorno triste per Cleveland», ha commentato il capo della polizia Calvin Williams con i giornalisti davanti alla casa dove è avvenuto l'incidente. Gli agenti stanno cercando di capire come il piccolo abbia potuto prendere l'arma, che, ha precisato Williams, sarebbe stata «incustodita». Al momento della tragedia, in casa ci sarebbe stato almeno un adulto.

Jean-Marie
Le Pen rinuncia
alla candidatura

PARIGI. Jean-Marie Le Pen non sarà candidato alle elezioni regionali nel prossimo mese di dicembre nella regione Paca (Provenza, Alpi, Costa Azzurra). Il presidente e fondatore del Front National ha dato la notizia rispondendo ad una domanda di Figaro Magazine: «No», ha affermato, «anche se penso che ero il miglior candidato per il Front National». Per Jean-Marie Le Pen il 33% ottenuto alle ultime europee e il titolo di presidente del gruppo nel Consiglio regionale «da due mandati» lo destinavano di fatto alla candidatura, ma la crisi interna al partito con la figlia Marine, leader del Fn, ha cambiato le cose: «Non sarò io a provocare un danno» al movimento, ha sottolineato. Ad una domanda su chi vedrebbe volentieri prendere il suo posto alle regionali, il fondatore del Fn ha prima risposto che "non c'è una grande scelta», poi ha definito «eccellente» una scelta che cadesse sulla nipote Marion Maréchal-Le Pen, «sicuramente la migliore».

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