Giovedì 19 Ottobre 2017 - 20:24

Terrorismo,
con l'Isis 25mila combattenti stranieri

NEW YORK. Sono 25mila i combattenti stranieri che si sono uniti ai jihadisti dello Stato Islamico e di Al Qaeda in Iraq, Siria, Libia e Pakistan, il numero più alto mai registrato finora. L'allarme arriva dall'Onu, in un rapporto in cui si precisa che gli aspiranti combattenti partiti per il fronte provengono da 100 diversi Paesi. Nel documento, riferisce la Bbc, si sottolinea come questo ponga una minaccia immediata alla sicurezza globale: solo tra la metà del 2014 e il mese di marzo 2015 il numero dei foreign fighters è salito del 71 per cento. In Iraq e Siria se ne contano 22mila, mentre si ritiene che siano circa 6.500 quelli che combattono in Afghanistan. In Yemen, Libia e Pakistan se ne conterebbero a centinaia.

Molti di questi combattenti provengono da Tunisia, Marocco, Francia e Russia ma cresce anche il numero di quanti arrivano dalle Maldive, dalla Finlandia, da Trinidad e Tobago. Il rapporto esorta la comunità internazionale a rafforzare la collaborazione tra i servizi di intelligence e lo scambio di informazioni per arrivare all'identificazione dei foreign fighters e mette in guardia contro il rischio legato alla dispersione di questi combattenti nei vari paesi del mondo una volta che lo Stato islamico sarà stato sconfitto in Iraq e Siria.

Il rapporto messo a punto dagli esperti incaricati del monitoraggio sulle sanzioni contro Al Qaeda definisce quindi l'Iraq e la Siria «una vera e propria scuola di perfezionamento per gli estremisti» e avverte delle conseguenze di un rientro nei paesi di provenienza dei foreign fighters: se i governi si concentrano attualmente sui rischi legati alla sicurezza, il rapporto sottolinea che non bisognerà ignorare il fatto che parte di loro potrà aver bisogno di assistenza psicologica per superare i traumi subiti al fronte e che altri potrebbero essere reclutati dai gruppi criminali.

Francia, Sarkozy interrogato dalla Finanza: sospetti finanziamenti illeciti. Tre arresti

PARIGI.  L'ex presidente francese, Nicolas Sarkozy, è questa mattina sotto interrogatorio degli uomini della Finanza per i sospetti di finanziamento illecito della sua campagna elettorale del 2012. Nel quadro dell'inchiesta sulle false fatture nota come Bygmalion, sono stati posti in stato di fermo Guillaume Lambert, direttore della campagna elettorale di Nicolas Sarkozy nel 2012, Philippe Briand, che era tesoriere, e l'avvocato dell'UMP, il partito presieduto da Sarkozy, Philippe Blanchetier. Durante quella campagna elettorale, che poi aveva visto François Hollande vincitore, Sarko aveva superato abbondantemente il livello massimo previsto dalla legge per ogni candidato (22,5 milioni). Lo aveva stabilito la Corte dei conti. L’Ump, il partito conservatore, erede della tradizione neogollista, aveva dovuto sobbarcarsi tutto quel fardello, ritrovandosi con un debito di oltre 70 milioni di euro e scivolando sui bordi della bancarotta. I simpatizzanti avevano dovuto mettere mano al portafogli. Era stata realizzata una colletta, conclusa con successo, definita ironicamente il “Sarkothon”. All’ex presidente era stato imposto, per il superamento della soglia delle spese elettorali, anche il pagamento di penalità (circa 400mila euro) : aveva scaricato anche quelle sul partito. È proprio su questo che stanno indagando ora i giudici.

 

Lubitz depresso, la Lufthansa sapeva

BERLINO. Altro colpo di scena. Lufthansa sapeva: la compagnia aerea tedesca, holding di Germanwings, era a conoscenza di almeno un «grave episodio depressivo poi rientrato» patito da Andreas Lubitz nel 2009. Il copilota 27enne che ha fatto schiantare il volo 4U9525 uccidendo 149 persone, circa sei anni fa aveva informato via mail la scuola di volo Lufthansa delle sue difficoltà di natura psicologica. Ed è la stessa compagnia a rendere nota la circostanza, confermando le notizie emerse nei giorni scorsi. Lubitz aveva interrotto «per diversi mesi» la sua formazione di pilota per motivi di salute. E al termine di quella sospensione era stata «confermata l’abilitazione medica necessaria al volo», si legge in una nota. 

Sparatoria davanti alla sede dell'Nsa,
almeno un morto e due feriti

NEW YORK. Una persona è rimasta uccisa e almeno due ferite in una sparatoria di fronte a uno degli ingressi del quartier generale della National Security Agency americana a Fort Meade, nel Maryland. Secondo una prima ricostruzione, due uomini a bordo di un'auto hanno cercato di forzare l'ingeresso oltre i controlli prima di essere bloccati dai colpi di un agente dell'Nsa: uno è morto e l'altro è rimasto gravemente ferito. Le riprese aree diffuse dalle emittenti locali mostrano due auto, una delle quali della polizia, ferme di fronte all'ingresso, con danni evidenti. "Stiamo lavorando con l'ufficio del procuratore generale del Maryland per determinare se saranno spiccate accuse federali", si è limitata a dichiarare l'Fbi. Nella sparatoria, sarebbe stato ferito anche un agente. Il bilancio delle vittime così come una spiegazione di quanto accaduto, tuttavia, non ha ricevuto alcuna conferma dalla NSA. "Non riteniamo che questo sia legato al terrorismo", ha dichiarato la portavoce dell'Fbi di Baltimora Amy Thoreson, citata dalla Bbc. La National Security Agency (Nsa) è l'agenzia dell'intelligence americana che monitora le comunicazioni. Sono circa 40mila le persone che lavorano all'interno della sede della Nsa in Maryland. Alcuni giorni fa l'Fbi ha arrestato un uomo che aveva esploso dei colpi di arma da fuoco contro l'edificio sparando da una vicina autostrada.

L'Europa sfila a Tunisi tra la gente
per la marcia contro il terrorismo

TUNISI. Grande marcia a Tunisi per dire no al terrorismo dopo l’attacco al Museo del Bardo che, 11 giorni fa ha provocato 22 morti, di cui 4 italiani. Decine e decine di migliaia di persone sono scese in strada accogliendo l’invito del presidente tunisino a prendere parte alla marcia. “Tunisia libera, terrorismo fuori”, “Il nostro paese è più forte di voi”, gridavano i manifestanti, molti dei quali sventolavano la bandiera tunisina, sfilando lungo l’Avenue du 20 mars a Tunisi.

Con la gente hanno sfilato anche il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, il premier italiano Matteo Renzi, la presidente della Camera Laura Boldrini, il capo di Stato francese Francois Hollande, il presidente polacco e quello palestinese, Bronislaw Komorowski e Mahmoud Abbas, e il capo del governo algerino Abdelmalek Sellal.
«La Tunisia non è sola in questa battaglia contro il terrorismo, quanto accaduto al museo Bardo è terribile per la Tunisia, per l’Europa tutta», ha detto il presidente del Consiglio, ricordando che anche l’Italia ha avuto le sue vittime. «È una ferita terribile che squarcia la storia anche di alcune famiglie italiane - aggiunge - La Tunisia non è sola siamo insieme nella battaglia difficile per la democrazia. Non la daremo vinta ai terroristi, non lasceremo il futuro in mano agli estremisti».
Per Hollande «era necessario partecipare a questa marcia, i tunisini auspicavano la presenza della Francia e la Francia voleva essere al fianco dei tunisini che sono stati all’origine delle primavere arabe e sono stati vittima, con cittadini di molte nazionalità, di un atto terroristico odioso».
«Un grande saluto al popolo tunisino che ha dimostrato che non intende cedere al terrorismo. Grazie a tutti e dico al popolo tunisino: “Avanti, non sei solo”, ha dichiarato l’88enne Essebsi, presidente della Tunisia.
Il presidente della Camera Boldrini ha ricordato che quella di Tunisi è «una marcia per dire no alla violenza che ha aggredito la giovane democrazia tunisina. Per dire no alla violenza in nome di Dio, per dimostrare che questo Paese non indietreggerà di un passo di fronte alla minaccia terroristica. Che in tanti siano scesi in strada - ha aggiunto - è un segnale prezioso, perché la sconfitta del terrorismo a matrice religiosa può venire solo dal rifiuto e dalla ribellione degli stessi musulmani. A questo segnale l’Europa deve saper rispondere. Per questo eravamo qui oggi, per dirgli che siamo al loro fianco. Perché globale è la minaccia e globale dev’essere la risposta».
La manifestazione si è conclusa davanti al Museo del Bardo per esprimere la solidarietà del mondo alle vittime dell’attacco terroristico del 18 marzo, rivendicato dall’autoproclamato Stato islamico.

E a poche ore dallo svolgimento della marcia, nove terroristi islamisti sono stati uccisi da unità speciali tunisine a Kafsa, nella parte meridionale della capitale. Lo riferisce il ministero dell’Interno tunisino, precisando che tra i morti figura un leader di spicco del movimento jihadista che opera nel paese.

Maxi-blackout
ad Amsterdam: tutti i voli bloccati

AMSTERDAM. Forti disagi in Olanda a causa di un mega-black out che ha colpito Amsterdam e le zone circostanti. Lo riporta il sito internet di Sky News aggiungendo che ospedali, treni, tram e metro stanno subendo gravissime ripercussioni. L'operatore di energia elettrica, Tennet, ha fatto sapere che l'interruzione è stata provocata da un "sovraccarico" della rete in una centrale elettrica del sobborgo di Diemen.

 

Il blackout ha riguardato tutta la provincia di Noord-Holland e secondo la stampa locale un milione di persone è rimasta senza luce. Nella capitale si sono formati ingorghi stradali a causa dello spegnimento dei semafori, molte linee ferroviarie hanno smesso di operare e molta gente è rimasta bloccata negli ascensori, nei tram e nelle metropolitane. L'aeroporto Schiphol, il principale scalo olandese, ha subito un blackout temporaneo ed è passato al generatore d'emergenza, ha riferito un portavoce: i voli sono stati o cancellati o deviati su aeroporti regionali. Anche gli ospedali sono dovuti ricorrere all'uso dei generatori.

 

Tsipras si gioca l'ultima carta
con la Merkel

ATENE. Il premier greco, Alexis Tsipras, ha avvertito la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che sarà «impossibile» per Atene rimborsare il debito dovuto nelle prossime settimane se l'Unione Europea non riuscirà a dare qualsiasi tipo di assistenza finanziaria a breve termine per il Paese. Il monito è stato lanciato da Tsipras in una lettera inviata alla Merkel, e ottenuta dal Financial Times, datata 15 marzo, prima, quindi, che la cancelliera tedesca accettasse di incontrare il premier greco giovedì al mini summit di Bruxelles e di invitarlo per un faccia a faccia oggi a Berlino.

 

Il Governo greco, spiega Tsipras nella lettera, sarà costretto a scegliere se saldare i debiti, dovuti principalmente al Fondo monetario internazionale, o continuare con la spesa sociale. «Dato che la Grecia - scrive Tsipras - non ha accesso ai mercati finanziari, e visti i "picchi" nei nostri obblighi di rimborso del debito in primavera e in estate... deve essere chiaro che le restrizioni speciali della Bce combinate con un ritardo nell'erogazione degli aiuti renderanno impossibile per qualsiasi governo onorare i suoi debiti». Onorare i debiti, sostiene il premier greco, condurrebbe a un «forte deterioramento dell'economia sociale greca già depressa. Una prospettiva che io non approverò».

 

Libia, Governo
di unità nazionale più vicino

BRUXELLES. Progressi nella formazione di un governo di unità nazionale in Libia potrebbero arrivare questa settimana. Come affermato dall'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Bernardino Leon, prima dell'incontro di 34 sindaci e leader locali libici nell'ambito del dialogo politico guidato dall'Onu, ospitato oggi e domani a Bruxelles. «C'è una possibilità di fare progressi e trovare i primi nomi per un governo di unità nazionale questa settimana», ma «non vogliamo farci aspettative». «Ho detto diverse volte che non stiamo preparando un intervento militare», gli interventi militari «non sono la soluzione». E' quanto ha ribadito intanto l'Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini. Oltre a ricordare l'importanza di «un Governo di unità» nazionale, Mogherini ha precisato che quello di cui c'è bisogno è un processo guidato dalla Libia, dove è necessario che smettano di combattere tra loro, per iniziare «a combattere insieme Daesh».

DIPLOMAZIE AL LAVORO. Si terrà sabato 28 e domenica 29 a Sharm el-Sheikh il 26esimo summit della Lega Araba, il primo in Egitto dalla deposizione del regime di Hosni Mubarak. Lo annuncia il portavoce del ministero degli Esteri Badr Abdel Atti, spiegando che il vertice sarà presieduto per la prima volta dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Durante il summit si discuterà, tra gli altri temi, di questioni di sicurezza nazionale, compresa la crescente minaccia posta dallo Stato Islamico (Isis), della guerra in Siria, delle crisi in Libia e nello Yemen, e che conflitto israelo-palestinese. Intanto da oggi a Sharm el-Sheikh sono in corso vertici preliminari ai quali parteciperanno esponenti del Consiglio economico e sociale della Lega Araba.

Francia, vince
il centrodestra

PARIGI. L'Ump dell'ex presidente francese Nicolas Sarkozy, alleato con i centristi dell'Udi, ha raccolto il 29% dei voti alla tornata elettorale dipartimentale, diventando il primo partito francese. Un successo che frena l'avanzata dell'estrema destra del Front National di Marine Le Pen (25%), mentre i socialisti del presidente Hollande, sono terzi, con il 21,1%. Al primo turno sono stati eletti 220 candidati della destra, 56 candidati della sinistra, 8 del Front National e 6 di altre formazioni politiche. L'astensione ha riguardato il 49,82% degli aventi diritto al voto.

«Un errore morale e politico». Così il premier socialista francese Manuel Valls ha definito la posizione dell'Ump, che esorterà gli elettori a non votare né per il Front national di Marine Le Pen né per i socialisti nel caso di uno scontro diretto fra i due partiti al secondo turno delle elezioni in programma domenica prossima. «Mi rammarico per la posizione di Nicolas Sarkozy e dell'Ump - ha detto il primo ministro, intervistato dalla radio Rtl - E' un errore morale e politico. Quando si è trattato di scegliere tra un candidato repubblicano ed il Fn, non si deve esitare. La sinistra non esita». «Sono convinto che il 2015 sarà l'anno del ritorno alla crescita e dunque all'occupazione».

«Siamo gli unici vincitori del primo turno. Alziamo la nostra voce, ci insediamo localmente», afferma invece la leader del Front national, Marine Le Pen, intervistata da Bfm-Tv, all'indomani delle elezioni dipartimentali francesi.

Dall'Italia il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini, a Radio Padania, plaude al risultato della Le Pen che ha ottenuto «il miglior risultato storico di sempre», malgrado quello locale non sia mai stato storicamente il terreno ideale per il partito della destra nazionalista transalpina. Salvini definisce «imbarazzanti» i resoconti dei giornali italiani, che comunque non riusciranno a «svuotare il mare usando il secchiello».

Israele, vince Netanyahu

GERUSALEMME. Smentendo tutti i pronostici e i risultati dell'exit poll, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu è uscito vincitore dalle elezioni. Il suo partito ha conquistato 30 dei 120 seggi della Knesset, il parlamento israeliano, secondo risultati relativi al 99% del conteggio dei voti. I suoi avversari di centro sinistra, il leader laburista Isaac Herzog e la centrista Tzipi Livni che correvano insieme per l'Unione Sionista, si sono fermati a quota 24. Terzo partito è la Lista Araba Unita, che per la prima volta unisce i tre partiti arabo israeliani, e ha ottenuto 14 seggi. Segue il partito laico centrista Yesh Atid dell'ex ministro delle Finanze Yair Lapid, che ha ottenuto 11 seggi, in netto calo rispetto al 2013 quando fu la sorpresa delle elezioni ottenendo 19 deputati. Ottiene 10 seggi il nuovo partito Kulanu dell'ex ministro delle Comunicazioni Moshe Kahlon, un ex membro del Likud di Netanuahu diventato molto popolare per aver aperto alla concorrenza la telefonia mobile riducendo le tariffe. Sono invece in calo i due alleati nazionalisti di Netanyahu: il partito di Bennett è sceso da 12 a 8 seggi e quello di Lieberman da 13 a 6. I due partiti ultraortodossi hanno ciascuno 7 seggi, mentre il partito di sinistra Meretz ha perso due seggi, fermandosi a 4. Non è riuscito ad entrare alla Knesset il nuovo partito ultraortodosso Yahad.

Galvanizzato dalla vittoria, Netanyahu ha promesso di mettersi subito al lavoro per formare una nuova coalizione, con l'obiettivo di giungere ad un nuovo governo entro «due o tre settimane». Formerò «un Esecutivo forte e stabile» che si occuperà «della sicurezza e le sfide socioeconomiche», ha detto presentandosi alle prime ore di oggi alla folla dei suoi sostenitori che festeggiavano i risultati elettorali. «Abbiamo ottenuto una grande vittoria per il campo nazionalista guidato dal Likud», ha aggiunto Netanyahu, dicendosi "fiero" del popolo israeliano mentre la folla gridava "Bibi, Bibi", chiamandolo con il soprannome.

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