Giovedì 21 Giugno 2018 - 6:14

Mosca: 600 jihadisti dalla Siria verso l'Europa

MOSCA. I raid aerei russi in Siria contro le postazioni dello Stato islamico avrebbero creato »il panico» tra i militanti, 600 dei quali sarebbero ora diretti verso l'Europa. È l'allarme lanciato dal colonnello russo Andrei Kartapolov, alto ufficiale dello Stato maggiore, che in una nota ha detto: «La nostra intelligence indica che i militanti stanno lasciando le aree sotto il loro controllo. Panico e diserzioni sono iniziati nelle loro fila. Circa 600 mercenari hanno abbandonato le loro postazioni e stanno cercando di arrivare in Europa».

L'Aeronautica russa ha effettuato più di 60 raid in Siria nelle ultime 72 ore, riducendo in modo significativo il potenziale militare dei terroristi dello Stato Islamico. Lo ha detto alle agenzie di stampa russe Kartapolov, aggiungendo che negli attacchi sono stati colpiti più di 50 obiettivi dell'Is.

«I raid sono stati effettuati dalla base aerea Hmeymim lungo tutta la profondità del territorio della Siria», ha detto Kartapolov, secondo l'agenzia di stampa Ria. Il Cremlino, prima di iniziare i bombardamenti, aveva inoltre avvertito gli Stati Uniti, raccomandandogli di fermare i propri voli nelle zone in cui le forze aeree russe stavano operando. «Gli americani ci hanno detto che nessuno a parte i terroristi si trovavano in quella regione», ha poi dichiarato Kartapolov, annunciando che Mosca intende aumentare i suoi attacchi nei prossimi giorni.

Bombe Usa su ospedale di Medici senza frontiere:
«16 morti e 37 feriti»

KABUL. Colpita una clinica di Medici senza frontiere durante i bombardamenti a Kunduz nel nord dell'Afghanistan. Sedici i morti, tra cui 9 operatori dell'associazione e 7 pazienti, che erano ricoverati in terapia intensiva. Trentasette i feriti, calcola Meinie Nicolai, presidente Msf Belgio, di cui «19 colleghi e 18 pazienti!». Secondo quanto denunciato dalla Nicolai, il bombardamento è durato oltre 30 minuti, «con una serie di attacchi ripetuti, che hanno distrutto le parti principali dell'ospedale», specializzato nella cura dei traumi e di terapia intensiva». La presidente di Msf Belgio, in un riferimento alle notizie secondo cui nella struttura erano nascosti Talebani, ha poi tenuto a precisare che l'organizzazione «ha fatto entrare solo pazienti, gente che li assisteva e staff».

Nel condannare «nel modo più assoluto il terribile bombardamento», Msf chiarisce che «tutte le parti in conflitto, comprese Kabul e Washington, erano perfettamente informate della posizione esatta delle strutture Msf - ospedale, foresteria, uffici e unità di stabilizzazione medica a Chardara (a nord-ovest di Kunduz). Come in tutti i contesti di guerra, Msf ha comunicato le coordinate Gps a tutte le parti del conflitto in diverse occasioni negli ultimi mesi, la più recente il 29 settembre».

Il bombardamento sull'ospedale di Medici senza frontiere «è continuato per più di 30 minuti da quando gli ufficiali militari americani e afghani, a Kabul e Washington, ne sono stati informati» riferisce ancora l'organizzazione. «Msf - si legge ancora - chiede urgentemente chiarezza per capire esattamente cosa sia successo e come sia potuto accadere un evento di questa gravità».

Secondo il governo afghano, all'interno dell'ospedale c'erano 10 o 15 terroristi. «I terroristi sono stati tutti uccisi - ha detto Sediq Sediqi, portavoce del ministero degli Interni di Kabul, in una conferenza stampa - ma anche alcuni medici hanno perso la vita».

I Talebani afghani hanno però negato che all'interno dell'ospedale si nascondessero loro militanti. In un comunicato rilanciato dalla Bbc, i Talebani hanno descritto il raid come un attacco «deliberato» eseguito dalle «forze armate barbare dell'America».

Anche il portavoce dei Talebani, Zabiullah Mujahid, parlando con la tv satellitare al-Jazeera, ha affermato che nell'ospedale non erano presenti militanti del gruppo. «I nostri mujaheddin - ha affermato - non si facevano curare al centro di Msf, a causa di condizioni militari avverse».

«Questi attacchi delle forze Usa - ha proseguito il portavoce - vanno avanti da anni. Quest'ultimo attacco ha ancora una volta rivelato il volto spietato degli invasori dell'Afghanistan". "Condanniamo - ha concluso Mujahid - il bombardamento dell'ospedale. Si è trattato di un attacco eseguito contro gente innocente».

«Siamo profondamente scioccati dall'attacco, che ha ucciso nostri colleghi e pazienti, e compromette gravemente la situazione sanitaria a Kunduz» ha detto Bart Janssens, direttore delle operazioni di Msf. Da quando lunedì sono scoppiati i combattimenti, Msf ha curato 394 feriti. Al momento del bombardamento di stamattina nell'ospedale c'erano 105 pazienti, le persone che li accudiscono e oltre 80 operatori nazionali e internazionali di Msf. La struttura è l'unica nel suo genere in tutto l'Afghanistan nord-orientale e fornisce trattamenti per salvare arti e vite. I medici di Msf trattano tutte le persone secondo i loro bisogni medici e non fanno distinzioni in base a etnia, credo religioso o affiliazione politica. L'organizzazione ha iniziato a lavorare in Afghanistan nel 1980. A Kunduz, come nel resto del Paese, operatori nazionali e internazionali lavorano insieme per garantire la migliore qualità dei trattamenti.

Emergency condanna attacco: inaccettabile bombardare ospedale. Bombardare un ospedale «dove si curano i feriti è un atto di violenza inaccettabile. Un ospedale è un luogo di cura che come tale va tutelato e ciò è possibile solo se gli ospedali vengono rispettati da tutte le parti in conflitto, come previsto dalle convenzioni di Ginevra». Con queste parole, rilanciate su Twitter e Facebook, Emergency ha espresso «tutta la solidarietà a Medici Senza Frontiere», condannando «fermamente l'attacco da parte delle forze Nato all'ospedale a Kunduz, in ‪#‎Afghanistan».

L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Raad al-Hussein dichiara che il bombardamento potrebbe essere trattato come «un crimine di guerra». Quanto successo la notte scorsa, dichiara, è un atto «assolutamente tragico, ingiustificabile e possibilmente anche criminale».

Voleva un "lato B" più rotondo, modella non può più avere figli

BUENOS AIRES. Silvina Luna, modella e attrice argentina, voleva un 'lato B' più rotondo e sodo. Così ha deciso di rivolgersi a un chirurgo plastico che le ha iniettato perle sintetiche nel fondoschiena. Da quel momento - si legge sul 'Mail online' - la 35enne non solo soffre costantemente ma non può più avere figli. Perché l'operazione le ha provocato danni renali, a causa dei quali per il resto della vita deve assumere un farmaco, usato anche come abortivo, che l'ha fatta diventare sterile.

 
Silvina Luna ha subito l'intervento chirurgico in una clinica di Buenos Aries nel 2011 e ha pagato 10mila pesos argentini (945 euro). La controversa procedura prevede l'iniezione di piccole perle sintetiche sospese in un fluido biologico che comprende grasso prelevato da altre parti del corpo. Procedura che è stata autorizzata in molti Paesi, anche se alcuni chirurghi hanno riscontrato reazioni avverse. Inoltre queste perle sono quasi impossibili da rimuovere in quanto diffuse in tutto il tessuto molle.

La modella racconta di aver provato un dolore incredibile già dopo la prima fase dell'operazione e di non riuscire a fare le scale senza appoggiarsi a qualcuno. Ma lei pensava fosse un normale effetto collaterale, così si è sottoposta anche alla seconda fase del trattamento. A quel punto però le cose sono addirittura peggiorate. Ora come ora, sostiene la donna, i suoi reni funzionano male e poco. Prende 7 pillole al giorno, beve tre litri di acqua al giorno, non può mangiare carne né bere alcool. Soffre di un dolore costante alle articolazioni e soprattutto non può più diventare madre. Ecco perché ha deciso di denunciare quel medico.

Strage al college in Oregon: sono 10 i morti

ROSEBURG. Dieci morti e sette feriti, è il bilancio «più accurato al momento» delle vittime della sparatoria avvenuta ieri durante una lezione sul parlare in pubblico in uno degli edifici della facoltà di scienze umane dell'Umpqua Community College, lo Snyder building, a Roseburg, nell'Oregon. È stato lo sceriffo della contea di Douglas, John Hanlin, a confermare il numero delle vittime in una conferenza stampa ieri pomeriggio (ora locale), dopo ore di notizie altalenanti, ma solo come «l'informazione migliore e più accurata che è possibile dare ora».

Nell'aula 15 dell'edificio dove ci sono stati i primi spari si trovavano circa venti persone. L'autore della strage, un 26enne identificato come Chris Haper Mercer, è stato ucciso da agenti di polizia intervenuti dopo l'inizio degli spari. Harper, residente nella zona di Roseburg, aveva con se tre armi, fra cui un fucile.

«È apparso come un giovane arrabbiato, pieno di odio», ha testimoniato un agente, dopo aver raccolto le prime testimonianze, fra cui quelle secondo cui Mercer avrebbe chiesto alle sue vittime la religione di appartenenza. I feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche, sono stati ricoverati al Mercy Medical Center di Roseburg. Ieri era il quarto giorno di lezione dalla ripresa dell'anno accademico.

Siria, nuovi raid aerei della Russia

ROMA. Secondo giorno di raid russi in Siria. La televisione libanese al-Mayadeen riporta che sarebbero state colpite le postazioni dell'Esercito della conquista nel nordovest del Paese. Secondo quanto riferito, i raid hanno colpito alcune aree nei pressi della città strategica di Jisr al-Shughour, e zone di Hama e della provincia di Idlib. Quest'ultima era stata conquistata nei mesi scorsi dall'Esercito della conquista, un'alleanza che include il Fronte al-Nusra, affiliato di al Qaeda in Siria, e Ahrar al-Sham, oltre a vari gruppi islamisti.  I raid russi sono iniziati ieri e, a detta di Mosca, hanno colpito le postazioni dello Stato islamico a Homs, ma gli Stati Uniti sostengono che invece a finire sotto attacco sia stata l'opposizione al regime del presidente Bashar al Assad. I dubbi sui bersagli dei primi raid russi in Siria che non avrebbero preso di mira le postazioni dell'Esercito Islamico sono infondati, assicura il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in un comunicato. "Le voci che indicano che l'obiettivo di questi raid non era l'Is non hanno nulla di fondato", ha affermato dopo un incontro con l'omologo americano John Kerry a New York. Il ministro ha aggiunto di non disporre di "alcuna informazione" circa eventuali vittime tra i civili.

Dubbi su farmaco, condanna a morte sospesa all'ultimo minuto

WASHINGTON. È stata sospesa all'ultimo minuto a causa dei dubbi su uno dei farmaci che dovevano essere utilizzati per l'iniezione letale, l'esecuzione di Richard Glossip, condannato a morte in Oklahoma. Lo ha annunciato il governatore dello stato Mary Fallin, spiegando di aver chiesto più tempo per verificare se le droghe inserite nel protocollo, in particolare l'acetato di potassio, sono conformi alle norme statali. Secondo i media americani i funzionari dell'Oklahoma State Penitentiary a McAlester, avevano ricevuto acetato di potassio per l'iniezione letale, come uno dei tre medicinali da utilizzare, ma le linee guida statali includono nella lista solo cloruro di potassio. La nuova data dell'esecuzione è stata fissata per il 6 novembre. Per lo stesso motivo, in Virginia, un giudice federale ha ordinato il rinvio a tempo indeterminato dell'esecuzione di Alfredo Pietro, serial killer con disturbi mentali che si trova nel braccio della morte per aver ucciso diverse persone.

 
Glossip, che si è sempre dichiarato innocente, è stato condannato per aver ordinare nel 1997 l'omicidio del suo datore di lavoro, proprietario di un motel di Oklahoma. Ad incastrarlo la testimonianza di un ex collega, esecutore materiale dell'omicidio, che ha patteggiato per l'ergastolo al posto dell'iniezione letale.

Per fermare l'esecuzione era intervenuto anche Papa Francesco che aveva fatto consegnare una lettera al governatore dell'Oklahoma. La stessa richiesta era stata fatta per Kelly Gissendaner, la cui condanna capitale è stata invece eseguita due giorni fa in Georgia.

Il caso di Glossip si inserisce nell'acceso dibattito in corso negli Usa sull'uso delle iniezioni letali dopo che l'anno scorso, sempre in Oklahoma un condannato morì dopo tre quarti d'ora di agonia e dolori atroci.

A finire sotto accusa l'uso di midazolam, un farmaco destinato a causare incoscienza, ma che secondo i ricorrenti non ha un effetto immediato e agisce in ritardo, provocando dolori inutili per i condannati violando così l'ottavo emendamento della Costituzione americana che vieta punizioni crudeli o dolorose. Pochi giorni fa, tuttavia, la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva dato il via libera all'uso della droga.

Italiano ucciso
a Londra

LONDRA. È un italiano l'uomo ritrovato morto, legato ad un carrello della spesa, nel Regent's Canal, a Londra, il 24 settembre scorso. A quanto si apprende si tratta di Sebastiano Magnanini, nato a Venezia nel 1969, residente da qualche mese nella capitale britannica, dopo aver viaggiato tra Cambogia, Colombia e Thailandia. La polizia londinese ha pochi dubbi che si tratti di omicidio, l'autopsia dovrà adesso stabilire le cause della morte. Due giorni dopo il ritrovamento del corpo nel canale londinese, avvenuto giovedì mattina, la polizia aveva rivolto un appello chiedendo aiuto per riuscire ad identificare l'uomo di cui veniva fornita una descrizione, e in particolare dei diversi tatuaggi che aveva sul corpo, riferisce la stampa britannica. «Abbiamo bisogno di identificare questo uomo in modo che possiamo metterci in contatto con la sua famiglia e cominciare a capire che cosa sia successo - avevano detto dalla polizia - Chiunque riconosca la descrizione fornita o abbia visto quest'uomo nell'area di Muriel Street e Regent Canal per favore si metta in contatto con noi».

Evade per fare sesso con la moglie e si vanta su Fb: preso

LONDRA. Due notti di solo sesso con la moglie in uno hotel extralusso. Cenette al lume di candela nella suite esclusiva a base di pesce e frutti afrodisiaci. E poi champagne a fiumi. E' stato proprio l'atteggiamento disinibito del 26enne Douglas insieme al look non troppo sobrio della consorte Eileen a insospettire i proprietari dell'albergo lussuosissimo di Clay Hall a Spalding in Inghilterra. «La signora aveva un décolleté che non passava inosservato, il seno era rifatto e si vedeva anche troppo. Non solo, ma si era fatta talmente tante lampade da sembrare arancione» ha detto il portiere al MailOnLine. «Lui era invece tutto muscoli, una coppia inusuale in un ambiente raffinato come il nostro. Abbiamo pensato di dare un'occhiata al suo profilo Facebook e scoperto che dichiarava di essere 'residente nel penitenziario di North Sea Camp».

A tradirlo è stata la vanità. Sul suo profilo Facebook si è vantato delle proprie performance amorose e di non aver saldato la prima notte in hotel con un inganno. Douglas ha fatto finta di essersi lussato la caviglia, cadendo da una sedia in camera. La direzione si era sentita quindi in dovere di non fargli pagare il soggiorno. Una volta scoperto la truffa, gli albergatori hanno chiamato la polizia e scoperto che il 26enne era evaso qualche giorno prima dal carcere, dove avrebbe dovuto scontare altri cinque anni per aggressione a mano armata. Si era preso, diciamo così, un weekend libero per passare una, anzi due notti 'da leone' con la cara e sempre amata mogliettina.

Cooperante italiano assassinato
a Dacca, l'Isis rivendica

ROMA. Un cittadino italiano, Cesare Tavella di 50 anni, è stato ucciso a Dacca in Bangladesh. La Farnesina ha confermato la notizia. Secondo la stampa locale, alcuni giovani in moto avrebbero sparato all’uomo nella zona di Gulshan, dove si trovano ristoranti, scuole, centri commerciali e diverse sedi diplomatiche. Alcuni residenti avrebbero trasportato il cooperante italiano in ospedale, ma era già privo di vita. Ancora non è chiaro il movente dell’omicidio, ma l’Isis ha rivendicato l’uccisione, come ha reso noto Rita Katz, direttore del gruppo di analisi di intelligence Site. Il ministro degli Esteri Gentiloni ha espresso il cordoglio suo e del Governo per l’omicidio di Tavella.

Obama: «Non possiamo risolvere i problemi da soli»

NEW YORK. Al via la 70esima sessione dell'Assemblea Generale dell'Onu. Dopo l'intervento del segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon che ha sottolineato che «non c'è soluzione militare al conflitto in Siria» e che auspicato «compromessi» tra le parti, è intervenuto il presidente degli Usa, Barack Obama. Nel suo intervento Obama ha sottolineato che «l'Iraq ci ha insegnato che non possiamo risolvere problemi da soli» e che «lavoreremo con Russia e Iran per risolvere il conflitto» in Siria ma ha ribadito il suo «no ad Assad». In Libia ha ammesso il presidente Usa «avremmo dovuto fare di più per evitare un vuoto di potere».

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