Domenica 24 Giugno 2018 - 1:48

Bruciata viva dall'ex, testimonierà dalla tomba

Due anni di calvario, poi la morte. Judy Malinowski se ne è andata nel giugno scorso, vittima nel 2015 di un crimine atroce: cosparsa di benzina e bruciata viva dall'ex fidanzato nei pressi di una stazione di servizio di Gahanna, un sobborgo della città di Columbus in Ohio. Viva per miracolo, devastata dalle fiamme, Judy ha combattuto fino al 2017 in un letto di ospedale, fra decine di interventi chirurgici e sofferenze. Ora, spiega il New York Post, nonostante non ce l'abbia fatta, la 33enne madre di due bambine sarà in ogni caso testimone nel processo per il suo stesso omicidio.

Davanti al giudice che presiederà il processo contro Michael Slager, ex della vittima, sarà infatti proiettata la video testimonianza di Judy girata cinque mesi prima della sua morte. Si tratta di un caso senza precedenti nella giustizia americana, ma a nulla sono valsi i tentativi della difesa per scongiurare l'ammissione della registrazione. Slager è già stato condannato a 11 anni di carcere nel 2016 per aggressione criminale e incendio doloso aggravato. Dopo la morte di Judy, il Grand Jury lo ha incriminato per omicidio aggravato e, se condannato, rischia la pena di morte.

Il caso di Judy Malinowski ha intanto lasciato il segno nella legislazione dell'Ohio. Dopo la sua feroce aggressione, infatti, lo Stato ha modificato la legge aggiungendo sei anni in più alla pena per chiunque commetta un crimine che lasci la vittima mutilata o sfigurata in modo permanente.

Londra, altri due morti accoltellati

Ancora violenze a Londra, dove in due distinti episodi due persone sono state accoltellate a morte domenica nell'arco di 40 minuti. Un 26enne è morto in ospedale dopo essere stato colpito a Colindale, quartiere nordoccidentale della capitale, mentre una donna trentenne è morta a Brixton, quartiere a sud della città. In un terzo episodio, verificatosi tre ore dopo, un 18enne è rimasto ferito gravemente ed è ora ricoverato in pericolo di vita. La polizia ha effettuato degli arresti in relazione alle violenze.

Sono oltre 35 le persone accoltellate a morte a Londra dall'inizio dell'anno, mentre i casi di omicidio sui quali la polizia sta indagando sono quasi 60.

Nervi tesi tra Trump e Macron

"La missione Usa non è cambiata, il presidente ha chiaro il fatto che vuole le forze Usa a casa il più presto possibile". Così con una dichiarazione dalla portavoce Sarah Sanders, la Casa Bianca ha confermato l'intenzione di un ritiro rapido dalla Siria. Parole che suonano come una secca replica al presidente francese Emmanuel Macron che, in un'intervista trasmessa ieri sera dalla tv francese Bfmtv, ha detto di aver convinto Donald Trump che "dieci giorni fa diceva che gli Stati Uniti dovevano ritirarsi dalla Siria", "che è necessario rimanere".

"Noi siamo determinati a sconfiggere completamente lo Stato Islamico e creare le condizioni che ne impediscano il ritorno - ha aggiunto la portavoce - in aggiunta noi ci aspettiamo che i nostri alleati della regione ed i nostri partner assumano una responsabilità maggiore, sia dal punto di vista militare che finanziario, per mettere in sicurezza la regione".

Nell'intervista alla tv francese, Macron ha detto più di una volta di aver avuto nella preparazione dell'attacco un ruolo nel convincere e persuadere Trump. Non solo quando ha sottolineato che "l'abbiamo convinto a rimanere in Siria per il lungo periodo" - affermazione del resto smentita dalla Casa Bianca - ma anche quando ha affermato che, insieme agli alleati, ha convinto Trump a un piano di attacco più limitato e specifico.

"Lo abbiamo anche convinto che avevamo bisogno di limitare i raid alle armi chimiche dopo che le cose erano state un po' esagerate con i tweet", ha detto Macron, con un chiaro riferimento al tweet con cui Trump aveva avvisato la Russia che sarebbero arrivati i missili in Siria.

Intanto, gli Stati Uniti oggi annunceranno nuove sanzioni contro la Russia come parte della risposta all'attacco chimico condotto in Siria dal regime di Bashar Assad che ha il sostegno di Mosca. Secondo quanto anticipato da Nikki Haley, ambasciatore degli Stati Uniti all'Onu, le nuove sanzioni "andranno a colpire direttamente tutte che compagnie che fanno affari fornendo equipaggiamenti ad Assad e collegate all'uso delle armi chimiche". Haley ha detto che oggi il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, annuncerà oggi le misure.

Sempre oggi, al Palazzo di Vetro arriverà la nuova bozza di risoluzione sulla Siria presentata al Consiglio di Sicurezza da Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna in cui si chiede la fine irreversibile del programma di armi chimiche del regime siriano. E mentre un team investigativo dell'Opac è al lavoro in Siria per indagare sull'attacco chimico, all'Aia è prevista una riunione speciale del consiglio esecutivo dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche.

Alta tensione dopo i raid in Siria

WASHINGTON. Alta tensione dopo l'attacco militare di Usa, Regno Unito e Francia in Siria. Il Pentagono ha assicurato che si è trattato di un'operazione "one time shot" e che, almeno in tempi brevi, non ci saranno altri attacchi. Ma si teme il rischio di una escalation in Siria. Tutti gli occhi sono puntate sulle due superpotenze Usa e Russia e sulle loro prossime mosse.

Il numero uno della Casa Bianca Donald Trump ha esultato così ieri su Twitter: "Missione compiuta!", parlando di "un attacco perfettamente eseguito". Mentre il presidente russo Vladimir Putin ha condannato duramente l'azione definendola "un atto di aggressione contro una nazione sovrana".

Lo scontro ieri si è spostato al Consiglio di sicurezza dell'Onu . Non è passata la risoluzione proposta dalla Russia per condannare i raid scattati all'alba di ieri - a una settimana dal sospetto attacco chimico su Douma - che hanno colpito diversi obiettivi, tra cui un centro di ricerca a Damasco e un deposito di armi chimiche a ovest di Homs.

L'ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha lanciato un duro attacco contro gli Stati Uniti, definendo i raid un'azione aggressiva di Washington e dei suoi alleati. "Gli Usa stanno ulteriormente aggravando una situazione umanitaria già catastrofica", ha detto Nebenzia, che ha accusato Washington di destabilizzare con la sua "escalation" tutto il Medio Oriente.

Gli Stati Uniti hanno replicato duramente alle accuse. Nikky Haley, ambasciatore degli Usa all'Onu, ha detto: "Ho parlato stamane con il presidente. Ha detto che se il regime siriano usa questo gas velenoso ancora una volta, gli Stati Uniti sono pronti ad usare la forza". "Il tempo per le parole è finito", ha aggiunto. L'azione "non è una vendetta, né una punizione, né una simbolica dimostrazione di forza. Abbiamo agito - ha spiegato - per scoraggiare in futuro l'uso di armi chimiche".

La presidenza siriana ieri ha postato sul proprio account Twitter un video che mostra Bashar al Assad arrivare al lavoro, presumibilmente al Palazzo presidenziale, ore dopo i raid, intitolato "La mattina della fermezza". Damasco insomma ostenta sicurezza, ma il messaggio degli Stati Uniti è chiaro. La guerra non è finita.

Attacco alla Siria

Dopo le minacce, Donald Trump è passato ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna.

"Missione compiuta!", ha scritto in un tweet Trump dopo il raid. "Un attacco perfettamente eseguito. Grazie alla Francia e alla Gran Bretagna per la loro saggezza e per la potenza delle loro efficienti forze armate. Non poteva esserci un risultato migliore", si legge ancora. "Sono così orgoglioso delle nostre grandi forze armate che presto, dopo l'approvazione dello stanziamento di miliardi di dollari, saranno le più efficienti che il nostro paese abbia mai avuto. Non ci sarà nulla o nessuno nemmeno paragonabile", ha aggiunto il presidente Usa in un altro tweet.

GLI OBIETTIVI - Tre gli obiettivi colpiti nella notte: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente - ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Mattis ha definito l'operazione come un "one time shot" che, almeno in tempi brevi, non dovrebbe avere un seguito.

Questa mattina, fonti di Damasco avevano parlato di tre feriti tra i civili siriani nel contro Homs ma il responsabile del dipartimento operativo dello Stato maggiore russo, Sergei Rudskoi, ha smentito la notizia: "Sulla base delle prima informazioni - ha detto - non ci sarebbero vittime tra i civili e i soldati siriani".

"OLTRE 100 MISSILI" - Contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato - ha riferito il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass - una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP - Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo - ha sottolineato - ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione - ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" - è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" - Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE - Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia - ha rimarcato - è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi - ha detto in una nota - Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO - Nella sua prima dichiarazione dopo gli attacchi, il presidente siriano Bashar al Assad ha detto che i raid della scorsa notte riflettono "il fallimento" delle potenze occidentali nel raggiungere i loro obiettivi in Siria dopo la sconfitta dei terroristi e che il Paese non si lascerà intimidire. "L'aggressione - ha scandito Assad, citato dalla Sana - renderà soltanto la Siria ed il popolo siriano più determinati nel continuare a combattere e distruggere il terrorismo in ogni angolo del Paese".

GENTILONI E MERKEL - In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari. Il premier ha definito il raid "una risposta motivata all'uso di armi chimiche a Douma" ribadendo però che l'azione "non può e non deve essere l'inizio di una escalation". Gentiloni ha poi precisato che l'operazione non è partita da basi italiane. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha parlato di attacchi "necessari e appropriati".

CONSIGLIO DI SICUREZZA - E' stata convocata per le 17 ora italiana la riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, su richiesta della Russia. Lo hanno riferito fonti del Palazzo di Vetro.

Pentagono: «Colpo secco contro Assad»

'Un colpo solo. Un messaggio chiaro''. Il Pentagono fa il punto dopo i raid condotti con Francia e Gran Bretagna in Siria contro obiettivi collegati al programma di produzione di armi chimiche. "Il regime di Assad non ha compreso il messaggio lo scorso anno. Questa volta, con i nostri alleati abbiamo colpito in maniera più dura", dice il segretario alla Difesa, James Mattis, definendo l'operazione come un "one time shot" che, almeno in tempi brevi, non dovrebbe avere un seguito.

"Abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad e ai suoi collaboratori malvagi, affinché non compiano un altro attacco chimico", dice riferendosi all'azione condotta una settimana fa contro i civili a Douma. "Voglio sottolineare che questi attacchi sono indirizzati al regime siriano. Abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere", prosegue il numero 1 del Pentagono.

"Abbiamo preso di mira obiettivi specifici in relazione alla minaccia di attacco chimico", utilizzando "più del doppio delle armi impiegate nel raid di un anno fa. Siamo stati precisi e proporzionati, ma allo stesso tempo abbiamo colpito in maniera pesante".

"In questo momento - ribadisce rispondendo ad un'altra domanda - dirò solo che siamo in stretto contatto con i nostri alleati. In questo momento non sono previsti altri attacchi".

Sono ipotizzabili altri raid? "Dipenderà da Assad, se dovesse decidere di usare altre armi chimiche in futuro", dice Mattis. "Sono convinto che il regime siriano abbia condotto un attacco chimico contro persone innocenti la scorsa settimana. Assolutamente convinto: abbiamo le garanzie a livello di intelligence di cui avevamo bisogno per effettuare i raid", afferma ancora, spiegando che nell'attacco contro i civili a Douma "potrebbe essere stato utilizzato più di un agente chimico. Non è ancora chiaro quale sia stato usato, ma sappiamo che ne è stato utilizzato almeno uno. Siamo profondamente convinti che sia stato usato il cloro, in questo momento non possiamo escludere il sarin".

Putin: «Atto di aggressione»

L'azione degli Stati Uniti e dei loro alleati in Siria "non resterà senza conseguenze". L'avvertimento arriva dall'ambasciatore russo a Washington, Anatoly Antonov, dopo i raid condotti dagli americani insieme a britannici e francesi contro obiettivi del regime. "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi - dice in una nota - Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi". Dopo l'intervento dell'ambasciatore, anche il presidente russo Vladimir Putin ha commentato gli attacchi, definendoli "un atto di aggressione contro una nazione sovrana".

"La Russia condanna fortemente l'attacco in Siria, dove i militari siriani stanno aiutando il governo legittimo nella guerra contro il terrorismo - afferma Putin in una nota diffusa dal Cremlino - Con le loro azioni, gli Stati Uniti stanno peggiorando sempre di più la catastrofe umanitaria in Siria, portando sofferenze ai civili". Il presidente russo ha quindi avvertito che le ultime operazioni potrebbero provocare "una nuova ondata di rifugiati da quel Paese e dalla regione intera".

Gli Stati Uniti, accusa ancora Putin, hanno lanciato "un'aggressione contro uno Stato sovrano che è in prima linea nella lotta contro il terrorismo", sottolineando che i raid sono stati condotti "in violazione della carta delle Nazioni Unite e dei principi del diritto internazionale".

Anche l'Iran ha condannato "fortemente" i raid, avvertendo che ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

Usa, Francia e Gb attaccano la Siria

WASHINGTON. Dopo le minacce, Donald Trump passa ai fatti. A una settimana esatta dagli attacchi con gas chimici a Douma, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato di aver ordinato un raid contro il regime siriano condotto assieme a Francia e Gran Bretagna. "Poco fa ho ordinato alle forze armate statunitensi di lanciare attacchi in Siria" ha detto Trump alle 21 ora americana, le 3 in Italia. Il presidente americano ha annunciato "attacchi di precisioni" contro obiettivi in Siria collegati al programma di armi chimiche. In Italia, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni è stato costantemente informato durante la notte degli sviluppi degli attacchi, mantenendosi in contatto con i ministri Esteri e Difesa e con i vertici militari.

GLI OBIETTIVI - Tre gli obiettivi colpiti nella notte e indicati dal capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Joseph Dunford, durante un un briefing al Pentagono: un centro di ricerca a Damasco, un deposito di armi chimiche a ovest di Homs, un altro deposito e un centro di comando sempre nei pressi di Homs. "Questa volta, noi e i nostri alleati abbiamo colpito più duramente - ha affermato il segretario alla Difesa James Mattis, ricordando l'attacco dell'anno scorso alla base aerea siriana di Shayrat -. Evidentemente il regime di Assad non aveva colto il messaggio". Stavolta, ha proseguito Mattis, "abbiamo mandato un messaggio chiaro ad Assad ed ai suoi luogotenenti assassini". Il responsabile del Pentagono ha poi voluto sottolineare che "questi raid sono diretti contro il regime siriano: nel condurlo abbiamo fatto di tutto per evitare vittime civili e straniere".

 

"OLTRE 100 MISSILI" - Il ministero della Difesa russo, citato dalla Tass, ha reso noto che contro gli obiettivi siriani sono stati lanciati oltre 100 missili. "Il sistema di difesa aerea siriana è stato attivato, una parte considerevole dei missili cruise e aria-terra è stata abbattuta prima di raggiungere gli obiettivi". Tuttavia, nessuno dei missili lanciati da Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna è entrato nella zona della difesa area russa dispiegata a Tartus e Hmeymim. La Russia, ha precisato il ministro della difesa russo, "non ha dovuto usare le sue difese per rispondere all'attacco" in Siria.

IL DISCORSO DI TRUMP - Nel suo discorso in tv, Trump ha parlato di una decisione presa in seguito all'attacco "spregevole e malvagio" a Douma e attribuito al regime siriano. "Non è stata l'azione di un uomo - ha sottolineato - ma il crimine di un mostro". "L'obiettivo di questa azione - ha sottolineato Trump, ricordando che "il massacro" di una settimana fa ha rappresentato "un'escalation significativa" nell'utilizzo di armi chimiche da parte "di un regime veramente terribile" - è di creare un forte deterrente contro la produzione, la diffusione e l'uso di armi chimiche".

Quindi si è rivolto direttamente a Russia e Iran, alleati del regime di Damasco, "maggiormente responsabili per il sostegno ed il finanziamento del regime criminale di Assad". A loro, "chiedo: quale tipo di nazione vuole essere associata all'uccisione di massa di uomini, donne e bambini innocenti? Le nazioni del mondo possono essere giudicate dagli amici che hanno. Nessun Paese può nel lungo periodo avere successo, promuovendo stati canaglia, tiranni brutali e dittatori assassini". Poi, indirizzandosi a Mosca Trump ha sottolineato: "la Russia deve decidere se continuare lungo questo sentiero buio".

"SUPERATA LA LINEA ROSSA" - Alle parole di Trump hanno fatto seguito quelle del presidente francese, Emmanuel Macron. Con l'attacco del 7 aprile scorso a Douma, ha rimarcato Macron, "la linea rossa fissata dalla Francia a maggio del 2017 è stata superata". Per questo, ha detto "ho ordinato alle Forze armate francesi di intervenire. In una nota diffusa nella notte, il presidente francese ha fatto sapere che "non si può tollerare la banalizzazione dell'impiego di armi chimiche, un pericolo immediato per il popolo siriano e per la nostra sicurezza collettiva".

Sulla stessa lunghezza d'onda la premier britannica Theresa May. "Non c'erano alternative praticabili all'uso della forza per degradare e dissuadere dal ricorso alle armi chimiche il regime siriano" ha detto May, giustificando la partecipazione ai raid. "Non stiamo intervenendo nella guerra civile, non si tratta del cambio di regime" ha precisato la premier inglese, che ha descritto i raid come "un attacco limitato e mirato". L'azione, ha aggiunto, "manderà un segnale chiaro a chiunque creda di poter usare le armi chimiche impunemente: non possiamo permettere che l'uso di armi chimiche sia normalizzato, in Siria, nelle strade del Regno Unito o dovunque nel mondo".

MOSCA E IRAN MINACCIANO CONSEGUENZE - Immediata la replica del Cremlino. Il presidente Putin ha parlato di "un atto di aggressione contro una nazione sovrana", mentre l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Anatov ha annunciato che l'attacco non resterà senza "conseguenze". "Insultare il presidente della Russia - ha rimarcato - è inaccettabile e inammissibile". "Tutta la responsabilità sta a Washington, Londra e Parigi - ha detto in una nota - Gli Stati Uniti, Paese che ha il più grande arsenale di armi chimiche, non ha il diritto morale di accusare altri Paesi".

Anche l'Iran ha avvertito che dopo i raid, che condanna "fortemente", ci saranno "conseguenze regionali". Secondo quanto si legge sul canale Telegram del portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, "gli Stati Uniti e i loro alleati, senza alcuna prova e prima anche di una presa di posizione dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac), hanno condotto questa operazione militare contro la Siria e sono responsabili delle conseguenze regionali di questa azione avventurista".

LA REAZIONE DI DAMASCO - Le Forze armate siriane hanno confermato che sono stati colpiti obiettivi del regime. In un comunicato letto in tv da un generale dell'esercito delle Forze armate siriane si riferisce che il raid sul centro di ricerca di Barzeh, a nordest di Damasco, ha provocato danni materiali e che la difesa siriana è riuscita ad abbattere molti missili dopo aver risposto all'attacco con "grande efficienza". L'esercito ha inoltre confermato che alcuni missili hanno mancato l'obiettivo, finendo su una base militare nei pressi di Homs e ferendo tre civili.

Damasco ha condannato "nei termini più forti l'aggressione" di Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna contro il territorio siriano. "La Repubblica araba siriana - afferma una fonte del ministero degli Esteri, citata dall'agenzia di stampa Sana - condanna nei termini più forti la brutale aggressione americana, francese e britannica contro la Siria, che rappresenta una palese violazione del diritto internazionale".

Scontri a Gaza, 500 feriti

Ancora scontri alla barriera di confine tra la Striscia di Gaza e Israele, tra i soldati dello Stato ebraico e le migliaia di palestinesi che si sono radunati per il terzo venerdì della 'Grande marcia del ritorno'.

Secondo l'ultimo bilancio, reso noto dal ministero palestinese della Sanità di Gaza, sono 528 i manifestanti palestinesi feriti dai soldati israeliani. Il ministero ha precisato che la maggior parte dei dimostranti è stata ferita da proiettili e gas lacrimogeni. Dodici palestinesi sono in gravi condizioni.

Le proteste, organizzate dal movimento islamico palestinese Hamas, hanno preso il via il 30 marzo e culmineranno il 15 maggio in concomitanza con la Giornata della Naqba, ossia la 'catastrofe', celebrata ogni anno dai palestinesi all'indomani dell'anniversario della nascita dello Stato ebraico.

Il ragazzo in fiamme è la foto dell'anno

'Venezuela Crisis', ossia 'Crisi in Venezuela'. E' questo il titolo della foto vincitrice della 60esima edizione del 'World Press Photo', il concorso di fotogiornalismo più prestigioso al mondo, organizzato dall'omonima fondazione no-profit olandese, che ogni anno premia le immagini che hanno documentato e illustrato gli avvenimenti più importanti del nostro tempo sui giornali di tutto il mondo. A scattare la foto dell'anno 2018 è stato il fotografo venezuelano Ronaldo Schemidt dell'Agence France-Presse, che il 3 maggio 2017 ha immortalato un ragazzo in fiamme che scappava durante una manifestazione di protesta contro il presidente Nicolás Maduro, a Caracas.

Il 28enne ritratto nella foto, José Víctor Salazar Balza, è stato avvolto dal fuoco dopo l'esplosione del serbatoio di una motocicletta. E' sopravvissuto all'accaduto riportando delle ustioni di primo e secondo grado. Per la giuria del concorso lo scatto - che ha vinto anche il primo posto nella categoria Spot News, immagini singole - simboleggia il paese "in fiamme". "Ho visto una palla di fuoco venire verso di me. Non sapevo cosa fosse. L'ho seguita, scattando delle foto senza fermarmi. Poi ho sentito le urla e ho capito cosa fosse successo. Dieci secondi ed era finita", ha raccontato il fotografo sul blog dei corrispondenti di Afp, "per me la foto rappresenta lo stato del paese. È una crisi umanitaria".

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