Domenica 17 Dicembre 2017 - 5:10

Stati Uniti, Obama chiede al Congresso i poteri di guerra: "l'Is sarà indebolito e distrutto"

"La coalizione anti-Is è pronta per l'offensiva, lo Stato Islamico perderà": lo ha detto Barack Obama intervenendo alla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti ha inviato al Congresso una proposta per chiedere l’autorizzazione all’uso della forza militare contro lo Stato Islamico, che rappresenta "una grave minaccia per il popolo e la stabilità dell’Iraq, della Siria, dell’intero Medio Oriente e per la sicurezza nazionale americana. Se non verrà contrastato, porrà questa minaccia non solo nel Medio Oriente ma anche nel nostro territorio nazionale".

Al Congresso, Obama ha chiesto un mandato della durata di tre anni che non prevede limiti geografici e non esclude l’uso di truppe Usa sul campo. "Non sto chiedendo di aprire una nuova guerra come in Afghanistan o in Iraq", rassicura, "il ricorso a soldati sul campo ci sarà solo se assolutamente necessario". Obama ha ricordato come finora siano stati circa 2mila i raid della coalizione contro i militanti jihadisti: "Stiamo distruggendo le loro linee di comando, di controllo e di rifornimento", ha sottolineato il presidente Usa. "La nostra coalizione è forte la nostra causa è giusta e la nostra missione avrà successo. Saranno indeboliti e distrutti", ha aggiunto. 

Il Congresso non vota per dare una formale autorità al presidente per un’operazione militare dal 2002, quando approvò la missione in Iraq voluta da George W. Bush, in base a prove, poi rivelatesi false, sul possesso di armi di distruzione di massa da parte del regime di Saddam Hussein

 

Ucraina, bombe su Donetsk, oggi il vertice a Minsk

Mancano solo poche ore al vertice di Minsk dove Vladimir Putin, Petro Poroshenko, Angela MerkelFrançois Hollande, cercheranno di trovare un accordo per mettere fine al conflitto. Nonostante questo in Ucraina la guerra non solo continua ma aumenta di intensità. Circa 2mila soldati russi stanno effettuando esercitazioni militari nel sud-ovest della Russia mentre altri 600 militari russi della Flotta del Mar Nero si stanno esercitando nella penisola di Crimea, regione che Mosca ha sottratto all'Ucraina nel marzo dell' anno scorso. E intanto, dopo i razzi lanciati ieri contro il quartier generale ucraino a Kramatorsk, un minibus è stato colpito da un ordigno a Donetsk causando la morte di almeno sei persone, tra cui un autista, ed il ferimento di altre otto. A riferirlo sono le autorità dell'autoproclamata Repubblica. Sempre a Donetsk, controllata dai separatisti ucraini filo-russi, 4 civili hanno perso la vita sotto i colpi dell'artiglieria che hanno centrato la stazione degli autobus e una fabbrica vicina. 

Confermata la presenza al vertice nonostante gli scontri. François Hollande e Angela Merkel hanno intanto confermato che nel pomeriggio saranno a Minsk per "tentare di fare di tutto" come minimo per un cessate il fuoco ma anche per tentare di trovare una soluzione duratura. A renderlo noto è l'Eliseo dopo l'ultimo contatto telefonico tra il presidente francese ed il cancelliere tedesco. Questi si vedranno nel pomeriggio con il presidente russo, Vladimir Putin, e l'ucraino Petro Poroshenko. L'incontro è previsto per le 17 locali (le 15 in Italia). Il leader ucraino ha confermato il suo impegno nel summit di Minsk: "Troveremo un compromesso all'interno del Paese, dobbiamo difendere la pace, dobbiamo difendere l'Ucraina", ha dichiarato in una visista a Kramatorsk. "Proprio per questo vado a Minsk, per fermare le ostilità immediatamente e senza condizioni e avviare il diaolo politico, senza interferenze esterne", ha aggiunto. 

La risposta americana. All'interno della Casa Bianca regna un clima di incertezza. Lo stesso segretario di Stato, John Kerry, ha ammesso, parlando ad un incontro a porte chiuse con alcuni congressisti che facevano parte della delegazione Usa alla conferenza sulla Sicurezza a Monaco, che lui è pronto ad accogliere le richieste dell'Ucraina, ma il presidente Obama è ancora molto indeciso, secondo quanto rivela Bloomberg view. Un'indecisione - l'ormai famosa riluttanza, diventata il tratto distintivo dello stile di Obama, verso la scelta militare, in netto contrasto con il frettoloso anticipo delle azioni preventive del suo predecessore - che è stata mostrata a chiare lettere da Obama durante la conferenza stampa dell'altro ieri con Merkel, volata a Washington per ribadire un secco no all'idea di fornire armi a Kiev. "Ho chiesto alla mia squadra di valutare tutte le opzioni e la possibilità dell'invio di armi difensive letali è una di queste", ha affermato il presidente.

Al Qaeda voleva uccidere il Papa a Manila

Un attentato contro Papa Francesco durante la sua visita nelle Filippine. E' quanto aveva progettato il gruppo 'Jemaah Islamiyah', legato ad Al-Qaeda attraverso il terrorista malese noto come Marwan, che voleva far esplodere una bomba durante la visita del Pontefice a Manila lo scorso 18 gennaio.

Secondo quanto riporta il quotidiano 'Inquirer.net', lo ha rivelato il direttore della polizia Getulio Napeñas Jr. durante un'audizione in Senato. "Queste informazioni non sono state né confermate, né smentite o ammesse dalla polizia nazionale filippina, ma resta il fatto che esistono", ha affermato.

Marwan è stato ucciso in un'operazione delle forze di polizia il 25 gennaio scorso a Mamasapano, nella Provincia filippina di Maguindanao. Il terrorista malese, vero nome Zulkilfi bin Hir, era specializzato nella costruzione di bombe ed esplosivi, tra cui i dispositivi innescati attraverso i telefoni cellulari.

Ucraina, da Obama e Merkel pressing su Putin

Gli Stati Uniti "continuano a incoraggiare una soluzione diplomatica" della crisi in Ucraina e ''non hanno ancora preso una decisione" sull'invio di armi all'esercito ucraino per contrastare i separatisti filo russi sostenuti da Mosca. Lo ha detto il presidente Usa Barack Obama nella conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco Angela Merkel dopo il loro incontro alla Casa Bianca. "Non vedo una soluzione militare a questo conflitto", ha sottolineato la cancelliera tedesca Merkel.

Intanto il Consiglio Ue Affari Esteri ha approvato l'allungamento della lista delle misure restrittive della Ue contro i responsabili della crisi in Ucraina, ma l'applicazione delle sanzioni è stata rinviata a lunedì prossimo per verificare l'esito degli incontri di mercoledì a Minsk. Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, a margine del Consiglio Ue Affari esteri, che ha spiegato che "il principio delle sanzioni Ue per gli scontri di Mariupol è mantenuto, ma decideremo della loro applicazione alla luce della situazione sul terreno. Faremo un punto lunedì prossimo, vedremo l'esito e i risultati dell'incontro di Minsk e ne tireremo le conseguenze".

L'Italia, ha ribadito il ministro Paolo Gentiloni, al termine del Consiglio Ue Affari esteri, è contraria a fornire armi all'Ucraina per affrontare l'avanzata dei separatisti delle regioni dell'Est. "Chi ha sostenuto la scommessa di associare una risposta di ferma condanna, che si è espressa attraverso le sanzioni, a una ostinata ricerca del negoziato punta sul fatto che il negoziato produca dei risultati" ha osservato Gentiloni.

"Se il negoziato non producesse risultati, si imporrà una riflessione, ma dentro questa riflessione non c'è dal nostro punto di vista la variabile dell'invio di armi", ha spiegato il ministro. In caso di fallimento dei negoziati con la Russia, ha concluso, "la risposta che scommette su una soluzione militare, noi, assieme e ad altri Paesi non la condividiamo né oggi né domani".

Per il presidente russo, ''la crisi ucraina non è stata causata dalla Federazione russa". Vladimir Putin è convinto che per risolvere la crisi in Ucraina Kiev dovrebbe porre fine urgentemente alla sua operazione militare nel sudest del Paese e trovare una forma di accordo costituzionale che soddisfi tutti gli ucraini. In un'intervista al quotidiano egiziano al-Ahram, ripresa dalle agenzie russe, il leader del Cremlino ha affermato che il suo Paese chiede con forza una soluzione globale ed esclusivamente pacifica della crisi ucraina in base agli accordi di Minsk.

"Lo scorso febbraio - ha aggiunto - gli Usa ed un certo numero di stati dell'Ue hanno sostenuto il colpo di stato a Kiev. Gli ultranazionalisti che hanno preso il potere utilizzando la forza militare hanno messo il Paese ai margini del caos e iniziato la guerra fratricida. Sfortunatamente oggi possiamo vedere come il 'partito della guerra', a Kiev attivamente sostenuto dall'esterno, continua i suoi tentativi di spingere il popolo ucraino sul bordo di una catastrofe. La situazione nel Donbass si è aggravata drammaticamente".

L'Ucraina, ha proseguito Putin, si "sta militarizzando rapidamente. Possiamo giudicare dalle statistiche: nel 2014, il bilancio militare ucraino è aumentato di quasi il 41%. Quest'anno, secondo i dati preliminari, sarà più del triplo e raggiungerà più di 3 miliardi di dollari - circa il 5% del Pil del Paese". "Certamente ci sentiamo preoccupati. Ci auguriamo che prevalga il buon senso", ha concluso il presidente russo, ricordando che "la condizione più importante per la stabilizzazione della situazione è l'immediato cessate il fuoco e la fine di una cosiddetta 'anti-terrorismo', ma in realtà punitiva, operazione nel sud-est dell'Ucraina".

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