Giovedì 19 Luglio 2018 - 14:02

Ucciso trafficante di uomini in Libia. Farnesina smentisce coinvolgimento

TRIPOLI. Sarebbe stato ucciso a Tripoli, in Libia, uno dei boss del traffico di esseri umani a Zuwara. Lo riferisce il giornale online Libya Herald, secondo cui Salah al-Mashkout sarebbe stato ucciso venerdì mattina nella capitale libica insieme a otto suoi miliziani. Al-Maskhout, si legge sul Libya Herald, si trovava a Tripoli «a casa di parenti», nella zona del Tripoli Medical Centre, quando all'uscita dall'abitazione insieme ai suoi miliziani «uomini armati hanno bloccato la strada e li hanno affrontati». Secondo la ricostruzione, è scoppiata una «sparatoria» e sarebbero rimasti tutti uccisi. Il giornale online riporta di ipotesi secondo cui l'obiettivo iniziale degli «assalitori, che non sono stati identificati», era di «catturare» al-Maskhout, ritenuto tra i «principali operatori del traffico di migranti" dalla Libia verso l'Europa. Nessuno degli «uomini armati» sarebbe rimasto ucciso. «Sembravano professionisti», si legge.

 
Farnesina: nessun coinvolgimento di italiani. Con una nota la Farnesina smentisce categoricamente la notizia di qualsiasi coinvolgimento di forze speciali italiane in Libia apparsa su mezzi di informazione in relazione alla vicenda relativa a Salah al-Maskhout.

Nipote di al-Maskhout: mio zio è vivo e non è uno scafista. Salah al-Maskhout «è vivo e non ha nulla a che vedere con il traffico di esseri umani». È quanto si legge sul giornale on line MaltaToday, che attribuisce le dichiarazioni a un uomo che afferma di essere un nipote di al-Maskhout. La fonte sostiene che suo zio, che avrebbe lasciato l'esercito nel 1996 all'epoca del regime di Muammar Gheddafi, non sia collegato a nessuna delle milizie attive in Libia. Interpellate da MaltaToday, persone che affermano di essere amici e parenti di Al-Maskhout smentiscono quindi le notizie circolate in precedenza sull'uccisione dell'uomo e il suo coinvolgimento nel traffico di esseri umani dalla Libia verso l'Europa. Le fonti, stando a quanto si legge, sostengono che Al-Maskhout lavori per una «compagnia energetica a Tripoli».

Volkswagen, l'Ue sapeva da due anni

BRUXELLES. L'Unione Europea era da almeno due anni a conoscenza dei rischi di manipolazione dei test sulle emissioni: a lanciare l'allarme, un rapporto del 2013 del Joint Research Centre della Commissione Europea che aveva evidenziato l'incapacità degli organismi comunitari nel tenere sotto controllo l'industria automobilistica. Lo scrive oggi il Financial Times segnalando come nel documento si ponesse l'attenzione sui problemi posti da dispositivi - peraltro illegali in Europa dal 2007 - in grado di alterare i risultati delle emissioni. Il rapporto del centro di ricerca invitava a testare su strada le auto diesel invece che in laboratorio, dal momento che "i sensori e i componenti elettronici nelle auto moderne sono in grado di 'rilevare' l'inizio di una prova di emissioni in laboratorio». Questi dispositivi, si indicava con estrema precisione, possono «attivare, modulare, ritardare, o disattivare i sistemi di controllo delle emissioni». Al contrario, continuava il rapporto, i test condotti su strada «inequivocabilmente indicano che i veicoli superano i limiti delle normative attuali».

Usa, poliziotto uccide disabile afroamericano

NEW YORK. Rischia di alimentare nuove tensioni l'uccisione di un afroamericano disabile, freddato a colpi di pistola da alcuni agenti di polizia nella città di Wilmington, nello stato del Delaware. Il tutto è stato filmato da un passante che ha poi messo il video su Youtube. Secondo quanto affermato dal capo della polizia locale Bobby Cummings, gli agenti sono intervenuti dopo una segnalazione riguardante una persona che aveva sparato. L'uomo Jeremy McDole, 38enne costretto su una sedia a rotelle, sarebbe stato armato e non avrebbe rispettato le richieste degli ufficiali che hanno aperto il fuoco in quanto temevano per la propria incolumità. Diversa la versione della madre della vittima che sostiene si sia trattato di una vera e propria esecuzione, in quanto il figlio era disarmato. Il Dipartimento dell'Ufficio di diritti civili e la giustizia del Delaware sta studiando il caso per stabilire se gli agenti hanno agito secondo la legge.

Francesco all'Onu: «È l'ora delle decisioni per esclusi e bisognosi»

NEW YORK. Stop a ideologie capaci di «produrre tremende atrocità». Così Papa Francesco, iniziando alle 16.00 ore italiane il suo discorso, si rivolge ai rappresentanti delle Nazioni Uniti e ringrazia «gli sforzi di tutti e di ciascuno per il bene dell'umanità». Il Papa, rivolgendosi all'«onorevole assemblea delle nazioni», esprime riconoscenza al segretario generale, Ban Ki-moon. E' la quinta volta di un Papa all'Onu. È lo stesso Bergoglio a ricordarlo: «Lo hanno fatto i miei predecessori Paolo VI nel 1965, Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995 e il mio immediato predecessore, oggi Papa emerito Benedetto XVI, nel 2008». «Tutti costoro - riconosce Francesco - non hanno risparmiato espressioni di riconoscimento per l’Organizzazione, considerandola la risposta giuridica e politica adeguata al momento storico, caratterizzato dal superamento delle distanze e delle frontiere ad opera della tecnologia e, apparentemente, di qualsiasi limite naturale all'affermazione del potere». «Una risposta imprescindibile - avverte il Papa - dal momento che il potere tecnologico, nelle mani di ideologie nazionalistiche o falsamente universalistiche, è capace di produrre tremende atrocità. Non posso che associarmi all’apprezzamento dei miei predecessori, riaffermando l’importanza che la Chiesa Cattolica riconosce a questa istituzione e le speranze che ripone nelle sue attività».

Aiutare i paesi poveri e riforma dell'Onu - Più equità, limitare qualsiasi abuso o usura nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. «L’esperienza di questi 70 anni - dice il Papa - , al di là di tutto quanto è stato conseguito, dimostra che la riforma e l’adattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso l’obiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e un’incidenza reale ed equa nelle decisioni». «Tale necessità di una maggiore equità vale in special modo per gli organi con effettiva capacità esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche. Questo - osserva il Papa - aiuterà a limitare qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo». Da qui l'appello del Pontefice: «Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare l’asfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertà, esclusione e dipendenza».

Ambiente. «Non sono sufficienti gli impegni assunti solennemente, anche quando costituiscono un passo necessario verso la soluzione dei problemi». Lo denuncia papa Francesco, parlando all'Onu. «Il mondo - dice il Papa - chiede con forza a tutti i governanti una volontà effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate, per preservare e migliorare l’ambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dell’esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato». Il Pontefice esorta ad un risveglio delle coscienze: «È tale l’ordine di grandezza di queste situazioni e il numero di vite innocenti coinvolte, che dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli». Da qui il monito del Papa: «Non bisogna perdere di vista, in nessun momento, che l’azione politica ed economica, è efficace solo quando è concepita come un’attività prudenziale, guidata da un concetto perenne di giustizia e che tiene sempre presente che, prima e aldilà di piani e programmi, ci sono donne e uomini concreti, uguali ai governanti, che vivono, lottano e soffrono, e che molte volte si vedono obbligati a vivere miseramente, privati di qualsiasi diritto». Applausi dell'assemblea.

Misteriosa malattia gli divora la faccia

ROMA. Senza faccia a causa di una misteriosa malattia. Il vietnamita Huynh Van Dat non ha occhi, non ha naso né guance, e riesce a malapena a mangiare. Oggi Dat - riporta il VietNamNet - non può più vedere né parlare però riesce a sentire ed è perfettamente cosciente. Tutto è iniziato 11 anni fa con delle emorragie nasali che si susseguivano a intervalli regolari. I medici ne attribuivano la causa al setto nasale deviato. Ha subito diversi interventi chirurgici che però non portavano alcun miglioramento. La piccola fessura nel naso ha continuato ad espandersi fino a divorare tutta la parte anteriore del viso. La sua malattia non causa sanguinamento ma è molto dolorosa. Dat ha dovuto interrompere le cure perché a corto di fondi. Ma in seguito alla diffusione delle sue foto e di un suo video nel web, dei medici hanno accettato di occuparsi del suo caso.

Dimenticato in auto per 10 ore, muore bimbo di 8 mesi

WASHINGTON. Tragedia in Ohio. Un bambino di 8 mesi è stato trovato morto in un parcheggio di Macedonia. Era stato dimenticato in auto. Per ben dieci ore. Secondo la polizia - riporta il "Daily Mail" - si tratterebbe di un incidente, ma si aspettano i risultati dell'autopsia per escludere l'ipotesi di un delitto intenzionale.

Pellegrinaggio di sangue alla Mecca, oltre 700 morti nella calca

RIAD. Tragedia di dimensioni enormi in Arabia Saudita durante l'Hajj, il pellegrinaggio rituale alla Mecca. L'ultimo bilancio della calca a Mina nel primo giorno di Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio, importante ricorrenza religiosa per i musulmani, parla di almeno 717 morti e 805 feriti. Lo rende noto la Protezione Civile saudita. Al-Arabiya aggiunge che le forze dell'ordine saudite hanno bloccato tutti gli accessi al ponte che porta a Mina. Alcuni dei feriti sono stati trasferiti in quattro ospedali nella zona, altri sono stati trasportati in elicottero in strutture alla Mecca.

L'Iran punta il dito contro la sicurezza saudita. «Per ragioni che ignoriamo» è stata chiusa una strada nei pressi del luogo dove i pellegrini eseguono il rito simbolico della lapidazione di Satana, ha affermato il capo dell'organizzazione iraniana dell'Hajj, Said Ohadi. «Questo ha provocato il tragico incidente», ha aggiunto Ohadi, in una dichiarazione alla tv di Stato di Teheran. Critiche al governo di Riad sono arrivate anche dal vice ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian, secondo il quale i sauditi sono «responsabili del tragico evento di oggi». Per Amir-Abdollahian avrebbero dovuto fornire «aiuti di emergenza ai feriti, gestire la crisi e garantire la sicurezza dei pellegrini». Sono almeno 43 gli iraniani morti e oltre 60 quelli rimasti feriti nella calca a Mina.

Due settimane fa il crolo di una gru sulla Grande mosche della Mecca aveva fatto più di cento morti. L'Hajj, il pellegrinaggio rituale alla Mecca, più volte negli anni si è tragicamente trasformato in un bagno di sangue con migliaia di fedeli rimasti uccisi, perlopiù a causa della ressa.

 

Berlino, blitz contro sospetti islamisti

BERLINO. Retata di un centinaio di agenti della polizia tedesca in diverse zone di Berlino contro presunti collaboratori di islamisti in Siria. La polizia ha precisato che il loro primo sospettato è un 51enne marocchino, accusato di avere incitato altre persone ad unirsi a gruppi jihadisti in Siria. Le autorità hanno anche fatto sapere di essere alla ricerca di un 19enne della Macedonia che avrebbe preso parte alla lotta jihadista in Siria. Non ci sono prove, ha precisato la polizia, che i sospettati stessero pianificando attacchi in Germania. Non ci sarebbero nemmeno legami con l'islamista che la scorsa settimana ha attaccato una poliziotta a Berlino con un coltello ed è poi stato ucciso dalla polizia. A seguito dei blitz sono state registrate numerose proprietà, tra cui l'associazione di una moschea.

Grecia, domani
il nuovo governo Tsipras

ATENE. Alexis Tsipras è di nuovo il capo del Governo in Grecia. Il leader di Syriza ha giurato da premier, a poco più di 24 ore dalla chiusura delle urne per il voto anticipato nel quale ha ottenuto la maggioranza relativa dei seggi, 145,con oltre il 35% dei voti. Il nuovo governo, che giurerà domani, verrà formato con la destra di Anel, come nel primo mandato. Come già a fine gennaio scorso, quando era stato nominato per la prima volta premier, Tsipras ha fatto un giuramento civile e non religioso davanti al presidente Prokopis Pavlopoulos (senza dunque porre le mani sulla Bibbia alla presenza dell'arcivescovo di Atene, ndr), promettendo che «servirà le leggi, la Costituzione e gli interessi del popolo greco». Al Palazzo presidenziale, dove è entrato poco dopo le 19 ora italiana, le 20 in Grecia, il primo ministro è arrivato accompagnato dal suo ex sottosegretario alla presidenza Nikos Pappas e dalla portavoce Olga Gerovasili, entrambi rieletti in Parlamento.

Grecia, exit poll: Syriza in testa

ATENE. Urne chiuse in Grecia. I primi, parziali exit poll realizzati da Mega TV assegnano a Syriza, il partito guidato dall'ex premier Alexis Tsipras, una percentuale di voti oscillante tra il 30% e il 34%. A Nuova Democrazia di Evangelos Meimarakis andrebbe una percentuale tra il 28,5% e il 32,5%. Al terzo posto la formazione di estrema destra Alba Dorata, con una percentuale oscillante tra il 6,5% e l'l'8% dei voti. Anche gli exit poll realizzati da Skai TV assegnano a Syriza la vittoria nelle elezioni, con percentuali che oscillano tra il 31% e il 35%. A seguire Nuova Democrazia che otterrebbe tra il 29% e il 33%, mentre Alba Dorata oscillerebbe tra il 6% e l'8%. In base a un'analisi preliminare degli exit poll sul voto nelle elezioni greche di oggi, l'affluenza alle urne potrebbe rivelarsi molto bassa, con una percentuale di astensionismo tra le più alte nella storia del Paese. È quanto prevede Dimitris Mavros, sondaggista dell'istituto Mrb, che ai microfoni di Star Tv ha affermato: «Ho l'impressione che l'astensione sia più alta di quella dello scorso gennaio e forse la più alta di qualsiasi elezione nazionale». Secondo alcuni osservatori, a disertare le urne sarebbe stato soprattutto l'elettorato più giovane.

I seggi elettorali si sono aperti questa mattina alle 6 in tutta la Grecia per il terzo appuntamento elettorale di quest'anno, dopo le elezioni politiche di gennaio e il referendum di luglio. I greci sono stati chiamati ad eleggere un nuovo governo dopo le dimissioni di Alexis Tsipras alla metà di agosto.

Tsipras ha votato questa mattina nel suo seggio di Kypseli, ad Atene. "I greci non consentiranno ad altri di decidere per loro. Affideranno un mandato per la continuità, per un governo forte per 4 anni, che lotterà in Grecia e all'estero per procedere con le necessarie riforme e spezzare il vecchio regime", ha dichiarato l'ex premier secondo quanto riportano i media greci.

"I greci vogliono liberarsi delle bugie" e chiedono un futuro migliore, ha dichiarato dal canto suo il leader di Nuova Democrazia Evangelos Meimarakis che stamattina ha votato nel suo seggio di Maroussi, alla periferia nordorientale di Atene, secondo quanto riportano i media locali.

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