Mercoledì 18 Luglio 2018 - 5:16

L'Ue: piano credibile o Grexit

BRUXELLES. Una Grexit «non può essere esclusa se non viene ricostruita la fiduca e senza un piano di riforme credibile». È il monito che è arrivato dal vicepresidente della Commissione europea con delega all'Euro, Valdis Dombrovskis, entrando all'Eurogruppo. L'uscita della Grecia dall'euro «non è il nostro obiettivo e lavoriamo per un accordo», ma, ha aggiunto, il Paese ha di fronte «sfide immense e immediate. Serve una chiara e credibile strategia per ritornare alla stabilità finanziaria e alla crescita. Molto dipenderà da cosa presenterà il governo greco, abbiamo bisogno di ricostruire la fiducia fra le nostre democrazie».

Anche il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha fatto sentire la sua voce entrando alla riunione dell'Eurogruppo. «Chiunque abbia familiarità con i Trattati europei sa che un taglio del debito cade sotto il divieto di salvataggio» ha detto Schaeuble rispondendo a chi gli chiedeva se fosse possibile una ristrutturazione del debito greco. Il ministro tedesco delle Finanze ha ricordato che il programma di salvataggio della Grecia «è scaduto da una settimana e dopo il referendum aspettiamo le nuove proposte. Il governo greco ha combattuto per non avere un programma, ma senza non possiamo aiutare la Grecia all'interno dell'eurozona».

Attesa per l'Eurogruppo Juncker: «Eviterò Grexit fino alla fine»

BRUXELLES. La Commissione europea «sta lavorando per riaprire i negoziati con la Grecia». Lo afferma il presidente dell'esecutivo Ue, Jean-Claude Juncker, in audizione al Parlamento europeo a Strasburgo dopo la vittoria del 'no' al referendum in Grecia. L'Unione europea «è sempre il luogo del compromesso. E questo è l'obiettivo della Commissione europea», ha aggiunto sottolineando che l'opzione di una Grexit, l'uscita della Grecia dall'area euro, «deve essere evitata. Io sono contrario e cercherò fino alla fine di evitarla». «La Grecia è una grande nazione e buttarla fuori dall'area euro o dalle Ue non è una cosa che vogliamo o dovremmo volere. Ma ora dobbiamo affrontare la situazione», ha aggiunto.

«L'Unione europea e la Commissione sono pronte a fare di tutto per arrivare in un arco di tempo ragionevole a un accordo» con la Grecia, ha affermato inoltre Juncker durante l'audizione. Anche se subito dopo ha però raffreddato le aspettative che si possa arrivare a un'intesa sul piano di riforme di Atene già all'Eurogruppo e all'Eurosummit di oggi. «Dobbiamo trovare una soluzione e oggi cerchiamo di mettere ordine, di ristabilire la fiducia, di riaprire il dialogo e di comprendere le posizioni reciproche». In particolare, ha aggiunto, «la palla ora è nel campo greco. Il governo greco deve spiegare come districarci da questa situazione».

«Rispetto il voto del popolo greco - ha detto ancora Juncker - I cittadini greci hanno votato, ma vorrei capire cosa hanno capito, perché è stato chiesto loro di esprimersi su una cosa inesistente». «Dobbiamo veramente capire il voto del popolo greco, che ha votato 'no' a maggioranza su un testo che non è più sul tavolo», ha aggiunto riferendosi all'ultima proposta dei creditori sul piano di riforme di Atene che però è scaduta il 30 giugno assieme al programma di salvataggio. Per il presidente dell'esecutivo Ue «la domanda del referendum era irrilevante», ma «non è stato un 'no' al'Europa e all'euro e sicuramente non al documento. E allora il governo greco ci deve spiegare il senso di questo voto».

Tutte le 19 democrazie dell'area euro meritano lo stesso rispetto e «nessuna vale più delle altre», ha sottolineato il presidente della Commissione Ue. Occuparsi della situazione greca non deve voler dire «dimenticare le condizioni e la realtà quotidiani dei cittadini degli altri Paesi europei. Anche negli altri Paesi c'è una disoccupazione elevata, salari minimi inferiori a quelli greci e livelli di vita più bassi. Bisogna guardare tutta la realtà e non farsi tentare dalla demagogia e dal populismo». Per questo, ha continuato, «faremo di tutto per aiutare i cittadini greci, di cui molti si trovano in miseria, ma senza dimenticare il resto d'Europa».

In ogni caso per la delegazione greca «è stato un grave errore uscire dai negoziati» in corso con le istituzioni creditrici e dopo la vittoria del 'no' al referendum in Grecia «non troveremo la soluzione in una notte». «Oggi non troveremo una soluzione», ha ribadito Juncker, che ha definito «inaccetabile che la Commissione sia stata definita terroristica dalle autorità greche. Non è questa l'Europa che vogliamo».

Dijsselbloem: «Situazione difficile, speriamo in proposte credibili». La situazione delle trattative dopo la vittoria del 'no' al referendum in Grecia è «molto difficile. Aspettiamo le nuove proposte del governo greco. Speriamo che ci siano, vediamo se sono credibili e se c'è una via d'uscita». Così il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, entrando alla riunione dei ministri delle Finanze. «Faremo tutto quanto sarà necessario per difendere la stabilità dell'area euro» ha detto Dijsselbloem, che ha avuto un incontro bilaterale con il neo ministro greco delle Finanze, Euclid Tsakalotos.

Schaeuble: «Impossibile aiutarla in area euro senza programma». Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha ricordato che il programma di salvataggio della Grecia «è scaduto da una settimana e dopo il referendum aspettiamo le nuove proposte. Il governo greco ha combattuto per non avere un programma, ma senza non possiamo aiutare la Grecia all'interno dell'eurozona».

Secondo il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung, che ha potuto visionare il documento, la nuova proposta greca all'Eurogruppo è sostanzialmente simile al cosiddetto "Piano Juncker", rifiutato dai cittadini nel referendum di domenica. Nella nuova proposta, il governo di Alexis Tsipras manterrebbe gli sgravi fiscali per le isole e lascerebbe l'Iva per i ristoranti al 13%. Inoltre, vi sarebbero dei tagli limitati alle spese per la difesa.

Padoan: «Spirito costruttivo per arrivare ad accordo». L'Italia arriva all'Eurogruppo sulla Grecia, ha spiegato il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, «con spirito costruttivo per cercare di trovare un accordo. Naturalmente molto dipende da come si porrà il governo greco e spero che si ponga con spirito costruttivo. Staremo a sentire le richieste specifiche e gli impegni che la Grecia si vuole prendere», ha aggiunto.

Valls: «Uscita da zona euro sarebbe rischio per economia mondiale». La Francia è «convinta» che non si possa correre «il rischio di un'uscita della Grecia dalla zona euro». Lo ha affermato il primo ministro francese Manuel Valls, intervistato da Rtl, sottolineando come l'eventuale uscita della Grecia avrebbe delle conseguenze sulla «crescita e l'economia mondiale». La Francia, ha assicurato Valls, «fa e farà di tutto perché la Grecia resti nella zona euro». «Le basi di un accordo» per il salvataggio finanziario della Grecia «esistono», ha aggiunto il premier francese, assicurando che per la Francia non ci sono «tabù» sulla ristrutturazione del debito pubblico greco. In merito alla riunione di ieri tra il presidente francese Hollande e la cancelliera tedesca Merkel, Valls ha ricordato le parole dell'incontro: «Solidarietà e responsabilità». I due leader, ha detto il premier, «hanno avuto delle parole forti» e hanno mostrato la loro «solidarietà».

Merkel: «Tsipras faccia proposte precise»

BRUXELLES. In una telefonata con Angela Merkel, il primo ministro greco ha informato la cancelliera tedesca che al vertice dell'Eurogruppo di domani Atene presenterà nuove proposte per superare la crisi del debito. «Aspettiamo le proposte precise del primo ministro greco Alexis Tsipras», ha detto in serata la Merkel, durante le dichiarazioni alla stampa assieme al presidente francese Francois Hollande, alla vigilia del summit dei leader dell'Eurogruppo atteso per domani. Hollande ha chiesto al capo del governo di Atene di tradurre la sua volontà di rimanere nella zona euro «con un insieme di proposte durevoli». Per risolvere la crisi greca servono «solidarietà e responsabilità», hanno poi detto i leader di Germania e Francia. «L'equilibrio fra solidarietà e responsabilità deve essere la nostra linea di condotta per i prossimi giorni», ha detto Francois Hollande. Dal canto suo, Angela Merkel ha detto che si è già fatto prova di molta solidarietà. «Bisogna - ha aggiunto - che ogni paese si assuma le sue responsabilità e faccia prova di solidarietà. Bisogna anche tener conto delle reazioni degli altri 18 paesi della zona euro». Sia Merkel che Hollande hanno sottolineato il loro rispetto dell'esito del voto greco, e dichiarato che la «la porta rimane sempre aperta» per discutere con la Grecia.

Da Bruxelles proprio l'Eurogruppo ha dichiarato di aspettarsi «nuove proposte» dalle autorità greche sul piano delle riforme, comunicando domani alle 13 una riunione in sessione straordinaria dopo Per il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il risultato del referendum è «molto negativo per il futuro di Atene. Per la ripresa dell'economia greca riforme e misure difficili sono inevitabili». «Ora aspettiamo le iniziative delle autorità greche. L'Eurogruppo discuterà la situazione domani», spiega.

Il Fmi, intanto, «ha preso atto» dell'esito del referendum in Grecia. Sta «monitorando la situazione da vicino» ed è «pronto ad aiutare la Grecia se sarà richiesto». È quanto afferma in una nota il direttore generale Christine Lagarde. La Bce, in serata ha fatto sapere che tiene ferma a 89 miliardi, il livello del 26 giugno, la liquidità d'emergenza a favore delle banche greche. La decisione del Consiglio è arrivata al termine di una valutazione della richiesta avanzata dalla banca centrale greca. La liquidità (Ela), ricorda Francoforte, «può essere concessa solo a fronte di collaterale sufficiente». La situazione finanziaria della Grecia, si fa notare, «ha un impatto sulle banche greche» perché «il collaterale che usano per ottenere liquidità» si basa «in misura significativa» sugli asset legati all'azione del governo. In questo scenario, il Consiglio Bce ha deciso di «ridurre il livello» del collaterale accettato in garanzia.

Banche ancora chiuse. Le banche greche rimarranno chiuse fino a mercoledì, riferisce l'agenzia stampa greca Ana. Il ministro dell'Economia greco Giorgos Stathakis, intervistato dalla Bbc, ha detto che le banche greche hanno sufficiente liquidità per «un certo numero di giorni» e ha ribadito che il partito di governo Syriza intende far rimanere il Paese nell'eurozona.

Il Fmi apre alla Grecia

ATENE. Il Fmi «ha preso atto» dell'esito del referendum in Grecia. Sta «monitorando la situazione da vicino» ed è «pronto ad aiutare la Grecia se sarà richiesto». È quanto afferma intanto in una nota il direttore generale Christine Lagarde. Parole che giugono dopo la telefonata con cui il primo ministro greco, Alexis Tsipras, ha informato la cancelliera tedesca Angela Merkel che al vertice dell'Eurogruppo di domani Atene presenterà nuove proposte per superare la crisi del debito.

Varoufakis si dimette, arriva Tsakalotos
Renzi: cantiere Europa non più rinviabile

ATENE. Con un post sul suo blog e su Twitter dal titolo «Minister No More!», Yanis Varoufakis annuncia le sue dimissioni, dopo la vittoria schiacciante dei no al referendum in Grecia, per facilitare l'intesa. «Subito dopo l'annuncio dei risultati del referendum - spiega - sono stato messo al corrente di una certa preferenza di alcuni partecipanti dell'Eurogruppo e 'partner' vari per una mia... 'assenza' dalle loro riunioni. Una soluzione che il primo ministro ha giudicato potenzialmente utile per lui per trovare un accordo. Per questo lascio oggi il ministero delle Finanze». Varoufakis spiega che l'esito del referendum di domenica 5 luglio «resterà nella storia come un momento unico in cui una piccola nazione europea si è ribellata alla stretta del debito». Per questo «considero mio dovere aiutare Alexis Tsipras a sfruttare come ritiene opportuno il capitale che il popolo greco ci ha garantito con il referendum di ieri». Nel primo pomeriggio l'annuncio: Euclides Tsakalotos è il nuovo ministro delle Finanze greco. La conferma, dopo le indiscrezioni successive alle dimissioni di Yanis Varoufakis, giunge dall'emittente greca Skai TV. Il nuovo ministro delle finanze greco Euclide Tsakalotos aveva già preso il posto di Varoufakis come capo negoziatore con le 'istituzioni' creditrici lo scorso aprile.

Intanto sull'esito del referendum in Grecia, Renzi chiosa: ora l'Europa lavori per la crescita di tutti. «Ci sono due cantieri da affrontare rapidamente nelle capitali europee e a Bruxelles. Il primo riguarda la Grecia, un paese che è in una condizione economica e sociale molto difficile. Gli incontri di domani dovranno indicare una via definitiva per risolvere questa emergenza» scrive il presidente del Consiglio su Facebook. "Il secondo - ancora più affascinante e complesso, ma non più rinviabile - è il cantiere dell'Europa. Da mesi - prosegue- stiamo insistendo per discutere non solo di austerity e bilanci, ma di crescita, infrastrutture, politiche comuni sulla migrazione, innovazione, ambiente. In una parola: politica, non solo parametri. Valori, non solo numeri".
"Se restiamo fermi, prigionieri di regolamenti e burocrazie -conclude il premier- l'Europa è finita. Ricostruire una Europa diversa non sarà facile, dopo ciò che è avvenuto negli ultimi anni. Ma questo è il momento giusto per provare a farlo, tutti insieme. L'Italia farà la sua parte".

Grecia, Tsipras a Merkel: domani nuove proposte

ATENE. In una telefonata con Angela Merkel, il primo ministro greco ha informato la cancelliera tedesca che al vertice dell'Eurogruppo di domani Atene presenterà nuove proposte per superare la crisi del debito. Lo hanno riferito fonti del governo ellenico all'agenzia stampa tedesca Dpa. Non sono stati resi noti altri dettagli della conversazione, avvenuta dopo la schiacciante vittoria del 'No' al referendum in Grecia.

L'Eurogruppo stesso ha dichiarato di aspettarsi «nuove proposte» dalle autorità greche sul piano delle riforme, comunicando domani alle 13 una riunione in sessione straordinaria dopo il referendum in Grecia. Per il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, il risultato del referendum greco è «molto negativo per il futuro della Grecia. Per la ripresa dell'economia greca riforme e misure difficili sono inevitabili". "Ora aspettiamo le iniziative delle autorità greche. L'Eurogruppo discuterà la situazione domani», spiega.

Il ministro dell'Economia greco Giorgos Stathakis, intervistato dalla Bbc, ha detto che le banche greche hanno sufficiente liquidità per «un certo numero di giorni» e ha ribadito che il partito di governo Syriza intende far rimanere il Paese nell'eurozona.

Dopo l'esito del voto greco oggi è partito un giro di consultazioni fra il presidente della Commissione europea e i leader dei Paesi dell'area euro. Il presidente dell'esecutivo Ue, Jean-Claude Juncker, «si sta consultando con i leader democraticamente eletti degli altri 18 Stati dell'area euro e con i capi delle istituzioni Ue», si spiega dalla Commissione.

Il presidente greco Prokopis Pavlopoulos, riferiscono fonti del governo greco, , citate dal sito Ekathimerini, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente francese Francois Hollande. La Commissione europea è «pronta a riprendere a lavorare» con le autorità greche, ma «non può negoziare un nuovo programma senza un mandato dell'Eurogruppo», ha detto il vicepresidente della Commissione europea con delega all'Euro, Valdis Dombrovskis. Il programma di salvataggio dell'Efsf è «scaduto» lo scorso 30 giugno e «la nuova richiesta per un programma dell'Esm è stata ricevuta, ma finora l'Eurogruppo non ha dato mandato alla Commissione di iniziare a negoziare». La vittoria del 'no' al referendum greco «sfortunatamente amplia il divario fra la Grecia e gli altri Paesi dell'area euro», ha detto Dombrovskis. «Il 'no' rende le cose più complicate», ha spiegato. Le autorità greche «hanno perso troppo tempo e troppe opportunità».

La Germania è pronta a nuovi colloqui con Atene, ma l'avvio dipende dalle nuove riforme che saranno proposte, ha dichiarato il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, assicurando che «la porta rimane aperta». «La Grecia è un paese della zona euro. Tocca alla Grecia rimanerci», ha sottolineato.

Per il ministro delle finanze finlandese Alexander Stubb, uno dei falchi del rigore nell'eurozona insieme al collega tedesco Wolfgang Schauble, «i negoziati possono riprendere solo nel momento in cui il governo greco accetta di cooperare e di impegnarsi ad adottare misure per stabilizzare l'economia pubblica del paese e attuare le riforme strutturali richieste per la sostenibilità del debito».

Intanto il presidente russo, Vladimir Putin, ha discusso con Tsipras del risultato del referendum di ieri ed «espresso sostegno per i greci che devono superare le difficoltà che il Paese si trova ora davanti», rende noto il Cremlino, precisando che la telefonata è avvenuta «su iniziativa di Atene». Putin e Tsipras hanno anche discusso «di alcune questioni relative all'ulteriore sviluppo della cooperazione fra Russia e Grecia».

Mentre in Grecia il ministero degli Interni greco ha pubblicato i risultati definitivi, relativi allo spoglio di tutte le schede, del referendum di ieri: il 'no' ha vinto con il 61,31 per cento dei voti, al 'sì' il rimanente 38,69 per cento. L'affluenza alle urne è stata del 62,5 per cento degli aventi diritto.

Ecco chi è Varoufakis, il falco anti-austerity

ATENE. Economista e blogger, 53enne, Yanis Varoufakis ha guidato dalla fine di gennaio il dicastero più delicato del governo targato Alexis Tsipras, quello delle Finanze. Un ministero, il suo, chiamato a riportare fiducia in una popolazione stremata da sei anni di recessione economica e dalla 'cura' lacrime e sangue imposta dalla troika, ma soprattutto chiamato a rinegoziare con Ue-Bce e Fmi un alleggerimento degli impegni sul debito. Era stato lui, pochi giorni fa, a definire i creditori della Grecia «terroristi».

 

Tanto è stato deciso il piglio con cui ha guidato il suo dicastero, tanto molto informale l'atteggiamento di Varoufakis, fatto di spostamenti in moto e abbigliamento casual, culminato nella t-shirt indossata nella conferenza stampa post-referendum e nelle dimissioni annunciate via web.

 

Doppio passaporto, greco e australiano, Varoufakis (da subito assurto alle cronache anche come il più avvenente dei ministri greci, complice il fisico atletico e il fascino intramontabile del biker) aveva reso noto via web anche il suo arrivo. L'incarico affidatogli dal premier in pectore era stato rivelato attraverso il suo blog, ore prima dell'annuncio ufficiale. Un annuncio che aveva violato il 'cerimoniale' ma non il suo stile senza fanfare. Varoufakis raccontò di aver accettato dopo l'incontro con un professore di lingue disoccupato che gli aveva chiesto di «fare qualcosa» per la Grecia. E sarebbe stato a lui, aveva promesso Varoufakis, «e non allo spread o ai vecchi accordi» che avrebbe pensato quando sarebbe entrato al Ministero delle Finanze. Forse con la stessa logica stamattina, all'indomani di una vittoria piena al referendum, deve aver pensato che la cosa migliore che potesse fare per Atene era fare un passo indietro nel tentativo di far ripartire un difficile dialogo con la troika.

Già docente universitario, Varoufakis aveva lasciato poche settimane prima di insediarsi nel governo greco la cattedra di economia presso l'Università del Texas di Austin per scendere in campo al fianco di Tsipras durante la campagna elettorale.

Prima c'erano stati gli studi all'università di Essex, poi il titolo di ricercatore a Cambridge. Una carriera accademica in cui Varoufakis non ha mai nascosto l'attitudine a demolire miti e convinzioni delle scienze economiche, spiegando - sul suo blog - come questo lo abbia fatto vivere come «un teologo ateo in un convento medievale».

A fianco della sua attività accademica Varoufakis ha scritto diversi saggi, tra i quali 'The Global Minotaur' sulle origini americane della crisi finanziaria globale, già tradotto in tedesco, greco, italiano, spagnolo e presto in finlandese. Ed era stato annunciato tempo fa anche un nuovo libro in preparazione, il cui titolo era nel pieno solco della sua fama di 'falco' anti-austerity: 'Reverse Alchemy: Europe on the Road to Disintegration'.

Personaggio eclettico (fino a poco tempo fa era anche consulente di una azienda di videogames), amante dell'arte a sfondo sociale, dieci anni fa, nel 2005 ha viaggiato per un anno a fianco dell'artista Danae Stratou, sua attuale compagna, per visitare sette confini caldi: Palestina, Etiopia-Eritrea, Kosovo, Belfast, Cipro, Kashmir e la frontiera Usa-Messico. Un'esperienza dalla quale è nata l'installazione 'Cut' di cui il neo ministro delle Finanze greco ha scritto i testi.

Le conseguenze del referendum: stop aiuti per la Grecia

ATENE. Non ci saranno più aiuti europei e non ci saranno più piani di salvataggio. Almeno nelle forme e nella sostanza conosciute finora. Questo, a meno di un nuovo accordo che, nonostante l'ottimismo di facciata del governo di Atene, sembra difficilissimo da raggiungere in tempi stretti. La vittoria del 'No' al referendum, ormai assodata visti i primi risultati ufficiali, apre uno scenario 'stand alone' per la Grecia, ancora formalmente nell'Euro e nella Ue ma, di fatto, fuori dal sistema di solidarietà e di regole che l'integrazione europea ha prodotto. E spetta in primo luogo alla Bce, da lunedì mattina, rispondere alla richiesta di Atene di aumentare la liquidità d'emergenza e fare fronte alle turbolenze che potrebbero scatenarsi sulle piazze finanziarie europee.

 
Default. L'ipotesi diventa certezza. E anche in tempi rapidi. E' infatti presumibile che le procedure aperte con l''evento di default' denunciato dal Fmi siano portate rapidamente avanti dall'Efsf, il fondo Salva Stati, che vanta la maggior parte del credito verso Atene.

Euro e Ue. E' presumibile che la Grecia resti formalmente nell'area Euro e nell'Unione europea. Questo, soprattutto perché i Trattati non prevedono né procedure di autoesclusione né, tantomeno, procedure di espulsione.

Aiuti e finanziamenti. Con la proposta dei creditori bocciata alle urne del referendum, almeno in teoria, la Grecia sarà esclusa da ogni programma di salvataggio. Nelle parole delle vigilia, i principali leader e anche i vertici delle istituzioni europee hanno prospettato uno scenario in cui non ci sarebbe più spazio per nuovi negoziati. Questo, a meno di una improbabile marcia indietro collettiva degli stati europei.

Bce e banche. La conseguenza più immediata del 'No' è lo stop alle iniezioni di liquidità della Bce che stanno tenendo in vita le banche greche. Anche se la banca centrale greca, già lunedì mattina, chiederà un'estensione della liquidità d'emergenza Ela. E con i rubinetti chiusi gli istituti di credito rischiano di andare rapidamente verso il fallimento. Unica alternativa tecnica è quella di stampare una moneta alternativa all'Euro, opzione smentita dal governo di Atene, e costituire una sorta di doppio binario, per le transazioni interne e per quelle estere, che resterebbero in Euro. Come sostenuto più volte da Draghi nelle ultime settimane, si entra in un terreno 'ignoto', anche dal punto di vista giuridico-legale.

Debito. E' probabile che la prima richiesta ufficiale di Atene, dopo l'aumento delle liquidità, possa essere quella di una sostanziale ristrutturazione del debito.

Depositi e capitali. I depositi che ancora ci sono, quelli sopravvissuti al corsa al prelievo delle ultime settimane, saranno sottoposti a misure di stretto controllo, a partire da tetti molto bassi per i soldi ritirati al bancomat. Anche per il flusso dei capitali, soprattutto per le transazioni con l'estero, arriveranno pesanti restrizioni.

Il pil di Atene. Si calcola una ricaduta nel primo anno sul pil di almeno il 10%. Anche su questo fronte, però, le previsioni non possono che essere approssimative. Non ci sono precedenti in Europa e l'unico riferimento possibile, seppure con un contesto socio-economico profondamente diverso, è l'Argentina del 2001.

La Grecia dice "no" alla troika, Renzi convoca Padoan

ATENE. La Grecia sceglie di dire 'Oki' alle condizioni dell'accordo con i creditori. Con il 51,67% dei seggi scrutinati, il 'no' nel referendum ha ottenuto il 61,22% dei voti, contro il 38,78% dei 'sì'. A piazza Syntagma, sotto il palazzo del Parlamento, esplode la gioia: si balla sirtaki, si canta, si urla "oki, oki". L'affluenza è stata di circa il 65% degli aventi diritto al voto. Sono stati circa 10 milioni i cittadini chiamati alle urne. I seggi si sono aperti alle 7 (le 6 in Italia) e si sono chiusi alle 19 (le 18 da noi). La tv greca ha riferito che il premier Alexis Tsipras, con il delinearsi del risultato del referendum, ha avuto una serie di colloqui telefonici con numerosi leader europei, a cominciare dal presidente francese, Francois Hollande. Secondo alcune indiscrezioni, il premier avrebbe anche contattato il presidente della Bce, Mario Draghi.

«Con questo risultato il primo ministro ha un mandato chiaro dal popolo greco», ha dichiarato il portavoce dell'esecutivo ellenico Gavriil Sakellaridis, invitando i greci all'unità nazionale. La drammatica situazione greca non consente ritardi e «i negoziati che riprenderanno dovranno concludersi molto in fretta, nel giro di 48 ore" ha sottolineato Sakellaridis. «Faremo ogni sforzo per chiudere (un accordo, ndr) in fretta» con le controparti internazionali, ha aggiunto.

I creditori «hanno rifiutato ogni proposta di trattativa», perché «volevano umiliarci, volevano colpirci per la nostra resistenza» ha evidenziato il ministro dell'Economia greco, Yanis Varoufakis. «Da domani l'Europa inizi a curare le nostre ferite - ha detto Varoufakis - La Commissione Ue deve giocare un ruolo positivo. Da domani, con il coraggioso 'no' al referendum, tenderemo una mano per collaborare con i nostri compagni e chiameremo tutti i nostri partner, uno ad uno, per trovare un luogo comune e definire un'intesa positiva per tutti».

Varoufakis ha anche detto esplicitamente che la ristrutturazione del debito «è uno degli obiettivi» del governo di Atene, facendo riferimento alla posizione assunta in questo senso dal Fmi: «Ci proporremo al tavolo per cercare una soluzione di accordo favorevole a entrambe le parti».

La tv Mega ha riferito che la Banca di Grecia è pronta a chiedere ufficialmente alla Bce un aumento di liquidità di emergenza. Il Consiglio direttivo della Bce dovrebbe riunirsi domani mattina per fare il punto della situazione dopo l'esito del referendum greco e decidere sulla liquidità d'emergenza per le banche greche. Lo confermano all'Adnkronos fonti finanziarie.

Il vice ministro delle Finanze, Nadia Valavani, ha affermato alla tv greca che finché le restrizioni sui capitali rimarranno in vigore i greci non potranno ritirare i contanti custoditi nelle cassette di sicurezza delle banche.

«Molti possono ignorare la volontà di un governo ma nessuno può ignorare la volontà di un popolo» aveva dichiarato Tsipras subito dopo aver votato per il referendum nel quartiere Kypseli situato nel centro di Atene. Il premier si era detto "ottimista" per l'esito: «Oggi è un giorno di festa perché la democrazia è in festa. Sono fiducioso che da domani apriamo la strada per tutti i popoli d'Europa».

Il presidente greco, Prokopis Pavlopoulos, ha lanciato un appello per l'unità del Paese di fronte all'esito del voto. «La giornata di oggi appartiene solo ai cittadini, che sono chiamati a decidere del futuro di questo Paese e della nostra gente. Indipendentemente dal risultato del referendum, abbiamo l'obbligo di percorrere la difficile strada del domani con assoluta unità. E' quanto i nostri avi hanno fatto nei momenti cruciali e il nostro dovere oggi. Andremo avanti insieme», ha affermato Pavlopoulos, al suo seggio, alla scuola elementare di Filothei-Psychiko.

Gli elettori erano chiamati a rispondere sì (nai) o no (oki) al seguente quesito: «Si deve accettare la bozza di accordo presentata da Commissione europea, Bce ed Fmi all'Eurogruppo del 25 giugno e che consiste di due parti? Il primo documento è intitolato 'Riforme per il completamento dell'attuale programma e oltre' e il secondo 'Analisi preliminare sulla sostenibilità del debito'». Per il 'no' si è schierata la coalizione della sinistra radicale, Syriza, del premier Alexis Tsipras, e la destra nazionale di Anel, che è al governo, oltre ai neonazisti di Alba Dorata. Per il sì si è schierata tutta l'opposizione, i conservatori di Nuova Democrazia, i socialisti del Pasok, e To Potami, di centrosinistra. La vice leader di Nuova Democrazia, Dora Bakoyannis, ha chiesto al leader del partito ed ex premier Antonis Samaras di dimettersi. Lo riferisce l'agenzia Ana. Bakoyannis ha riferito a Samaras di essere lei stessa disposta a rinunciare alla candidatura per la leadership del partito se questa dovesse risultare un ostacolo alle sue dimissioni.

Intanto, per valutare le conseguenze del referendum in Grecia, il presidente francese Hollande riceverà domani all'Eliseo la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Mentre il premier Matteo Renzi ha convocato a Palazzo Chigi, domani mattina alle 9.30, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. E' quanto si apprende da fonti di governo.

Storione gigante salta in barca
e uccide bambina
di 5 anni

WASHINGTON. Una bambina di 5 anni, Jayln Rippy, è morta mentre era in gita in barca lungo il fiume Suwannee in Florida dopo essere stata colpita da un grosso storione che è saltato dentro la barca. La madre Tanya e il fratellino Trevor di 9 anni, che si trovavano anche loro in barca, sono rimasti gravemente feriti tanto da dover ricorrere a un intervento chirurgico di ricostruzione facciale. La 'Fish and Wildlife Conservation Commission' della Florida, che ha confermato l'incidente, ha riferito che questo è il primo caso mortale ma quest'anno si sono registrati altri quattro incidenti.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
ODISSEA GASTRONOMICA
di Antonio Medici
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis