Domenica 17 Febbraio 2019 - 10:52

«Sanità, chiarezza sul bando dell'Asl di Caserta»

NAPOLI. «Basta con incarichi dirigenziali conferiti a personale che non ha i requisiti ma soprattutto è il momento di bandire i concorsi». Lo dichiara il consigliere regionale campano del Partito democratico Stefano Graziano, presidente della Commissione Sanità del Consiglio regionale della Campania, a margine dell'audizione convocata per fare luce sul bando emanato lo scorso mese di settembre dall'Asl Caserta per selezionare i direttori dei presidi ospedalieri «e di cui - sottolinea - al momento non si conoscono gli esiti». 

Minorenne ridotta in schiavitù: due arresti

CASERTA. Una minorenne nigeriana era stata ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi sulla strade del Casertano da connazionali immigrati. La giovane donna - secondo quanto emerso dalle indagini della Squadra Mobile di Caserta, che ha arrestato due persone - era stata sottoposta, prima di partire per l'Italia, a riti voodoo. Su ordine della Dda di Napoli, i poliziotti hanno arrestato la 44 enne maitresse Beverlyn Oduware, detta "Juliete", ed il 51enne Kurtis Omobude, noto come "Brother". La donna teneva in schiavitù la vittima e la minacciava costantemente affinché si prostituisse e pagasse 25 mila euro necessari per riacquistare la libertà, ricordandole la sottoposizione al rito voodoo. 

Videosorveglianza, dal Viminale in arrivo 4,5 milioni di euro per la Campania

Videosorveglianza, in arrivo 4.450.736,58 euro per i Comuni della Campania. Si tratta dei fondi dell’ultimo bando. È solo un primo passo, perché il governo ha già stanziato altri 90 milioni previsti dal decreto Sicurezza. Uno sforzo finanziario aggiuntivo che intende aumentare il numero di Comuni coinvolti in tutta Italia. L’obiettivo è migliorare il controllo del territorio, con una particolare attenzione ai centri più piccoli. Al momento nella provincia di Avellino arriveranno 160.532,53 euro, in quella di Caserta 3.650.569,75 euro e in quella di Napoli 639.634,30 euro. «Avevamo promesso attenzione e maggiore sicurezza alle comunità locali. Il finanziamento agli impianti di videosorveglianza va in questa direzione e si aggiunge al fondo sicurezza urbana per i grandi centri. In questo modo confermo la nostra determinazione per contrastare tutti i fenomeni di illegalità, dalla microcriminalità alle grandi piazze di spaccio - commenta il ministro dell'Interno Matteo Salvini -. E ora, in vista della bella stagione, stiamo rinnovando l'operazione Spiagge Sicure per combattere l'abusivismo commerciale e la contraffazione in più di cento Comuni turistici. Siamo attenti anche alla crescita economica del territorio: abbiamo assegnato 400 milioni di euro per i Comuni sotto i 20mila abitanti, erogato fondi alle Province delle regioni a statuto ordinario per la manutenzione di scuole e strade. Tutte decisioni arrivate dopo anni di tagli indiscriminati. Dalle parole ai fatti». 

Stop all'interdizione per don Vitaliano, prete no global torna nella sua parrocchia

AVELLINO. Nel 2002 tuonò come una scomunica. ''Don Vitaliano cacciato dalla chiesa''. Anche se scomunica non era, ma solo una sospensione dalla sua parrocchia di Capocastello, a Mercogliano. Ma per don Vitaliano Della Sala, prete barricadero, fu un duro colpo. Monsignor Tarcisio Nazzaro, abate - vescovo di Montevergine sospese a divinis don Vitaliano Della Sala dalla sua storica parrocchia di Sant'Angelo a Scala, proprio negli anni del movimento No Global di cui il prete barricadero era diventato un punto di riferimento territoriale e nazionale. Contro quella decisione si scagliò l'intera comunità santangiolese: memorabile fu l'impresa di anziani e bambini di bloccare l'ingresso stesso della Chiesa per impedire l'arrivo del nuovo prete. Il pretesto erano i suoi ''contatti con movimenti che non sono in armonia con il Tuo stato sacerdotale''; la partecipazione ''ad ogni manifestazione di dissenso, l'accusa di disobbedire al vescovo'', così si leggeva nella nota di interdizione. In realtà probabilmente pesavano soprattutto pressioni vaticane su monsignor Nazzaro, legate all'esigenza di punire don Vitaliano soprattutto per la partecipazione al ''World Gay Pride'' del 2000, durante il quale aveva accusato dal palco l'allora Segretario di Stato cardinale Angelo Sodano per il ruolo svolto in Cile durante gli anni della dittatura di Pinochet. Don Vitaliano fu poi successivamente ''perdonato'' da monsignor Francesco Marino, allora vescovo di Avellino. Don Vitaliano però non fu pienamente reintegrato nelle sue funzioni dal vescovo Marino: non gli venne infatti restituita la parrocchia da cui era stato rimosso, quella di San Giacomo apostolo a Sant'Angelo a Scala. Fu fatto invece nel 2009 amministratore parrocchiale (che nel diritto canonico è una figura facente funzioni di parroco, senza però avere la titolarità della parrocchia) della chiesa di San Pietro e Paolo a Mercogliano, dove don Vitaliano era a tal punto amato dalla comunità che dopo la sua rimozione la popolazione aveva deciso in massa di non partecipare più alle funzioni religiose nella chiesa del paese, per poi cominciare a recarsi a Mercogliano, dopo che Vitaliano vi si era insediato. Nel corso degli anni, quindi, è caduto anche l'''interdetto'' a celebrare a Sant'Angelo a Scala che non il vescovo, ma uno dei parroci che era succeduto a don Vitaliano aveva stabilito e che gli impediva di fatto di celebrare nel paese dove era stato prete per oltre dieci anni. Ora con l'arrivo del nuovo vescovo di Avellino, Monsignor Arturo Aiello, Don Vitaliano diventa anche vice direttore della Caritas di Avellino. 

Maltempo, dalle 14 allerta per vento e mare

NAPOLI. La Protezione civile della Campania ha emanato un avviso di allerta meteo per vento e mare valevole dalle 14 di oggi alle 20 di domani sull'intero territorio regionale. Sono previsti venti localmente forti nord-orientali con possibili rinforzi, mare agitato soprattutto al largo e lungo le coste esposte. La Protezione civile della Campania raccomanda alle autorità competenti di porre in essere tutte le misure atte a prevenire e contrastare il possibile impatto al suolo dei fenomeni attesi e, in particolare, di controllare le strutture esposte alle sollecitazioni del vento e del mare. Non vi sono, invece, condizioni di rischio idrogeologico da precipitazioni piovose: il livello di allerta, per quanto riguarda piogge e temporali è verde, ossia nullo. 

Bosco: costretti a rivolgerci al clan per affissione manifesti

CASERTA. I candidati al Consiglio regionale della Campania erano costretti a rivolgersi al clan camorristico Belforte, e in particolare a una società di servizi intestata alla moglie di un esponente di vertice, per l'affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta. È un particolare emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e culminate questa mattina nell'esecuzione di 19 misure cautelari. Quanto emerso dalle indagini è stato confermato agli investigatori da Luigi Bosco, attuale consigliere regionale campano eletto con la lista "Campania Libera", movimento del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: Bosco, che non risulta indagato e non è tra i destinatari dell'ordinanza emessa dal gip di Napoli, ha confermato che a Caserta «vi sono state alcune anomalie» in quanto, per avere visibilità, era necessario rivolgersi a un determinato gruppo di persone. A conferma di ciò, Bosco ha raccontato agli inquirenti che un suo collaboratore, durante l'affissione dei manifesti nel comune di Caserta, era stato aggredito da alcune persone che gli avevano intimato di allontanarsi, in quanto a Caserta nessuno poteva affiggere senza il loro consenso. Dopo tale episodio, inoltre, un esponente del clan si era presentato nel suo comitato elettorale «con fare spavaldo», garantendo che affidando a loro l'affissione dei manifesti avrebbe avuto «la giusta visibilità», viceversa avrebbe avuto dei problemi. 

LE INDAGINI. Le indagini hanno permesso di accertare che Giovanni Capone, esponente di vertice del clan all'epoca detenuto, utilizzando dei "pizzini" aveva dato precise disposizioni al fratello Agostino Capone affinché si occupasse dell'affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta. Quest'ultimo, avvalendosi della collaborazione materiale di Vincenzo Rea, Antimo Italiano, Antonio Merola e Antonio Zarrillo, ha imposto ai candidati di fare riferimento alla società di servizi "Clean Service", a lui riconducibile in quanto intestata alla moglie, Maria Grazia Semonella.  Tale imposizione avveniva sia con intimidazioni esplicite, come captato nel corso delle intercettazioni, sia attraverso minacce rivolte ai singoli soggetti sorpresi ad affiggere i manifesti a tarda notte, sia coprendo i manifesti affissi senza ricorrere alla loro società, facendo poi arrivare il messaggio che tale inconveniente non si sarebbe verificato se si fossero rivolti alla società Clean Service. Come emerge dalle conversazioni captate tra gli indagati, i proventi di tale attività ammontavano a circa 17mila euro, dei quali una parte erano destinati a rimpinguare le casse della fazione del clan riferibile a Giovanni Capone, con particolare riferimento al mantenimento degli affiliati all'epoca detenuti in carcere. Capone, Rea, Italiano, Merola e Zarrillo sono destinatari della misura cautelare della custodia in carcere, mentre Maria Grazia Semonella è stata posta agli arresti domiciliari. 

Caserta, mani del clan sulle elezioni regionali: 19 arresti

CASERTA. I Carabinieri della compagnia di Caserta hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 19 persone indagate a vario titolo per i reati di scambio elettorale politico mafioso, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, commessi con l'aggravante del metodo mafioso. Le indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli si sono concentrate sull'intervento del clan camorristico Belforte sulla città di Caserta durante le consultazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale della Campania svolte il 31 maggio 2015 e in particolare sull'intervento di Agostino Capone e del clan da lui retto, imponendo ai candidati di avvalersi, per il servizio di affissione dei manifesti elettorali nella città di Caserta, di una società intestata alla moglie, e intervenendo per condizionare il voto e orientarlo in favore di candidati disposti a versare al clan somme di denaro, buoni pasto e buoni carburante. Le misure cautelari disposte dall'ordinanza emessa dal gip di Napoli sono di custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e divieto di dimora nelle province di Caserta e Napoli. 

DUE NCD AI DOMICILIARI. Sono stati posti agli arresti domiciliari Pasquale Corvino e Pasquale Carbone, entrambi candidati con il Nuovo Centrodestra alle elezioni regionali in Campania nel 2015. Secondo quanto emerso dalle indagini della Dda di Napoli culminate nell'esecuzione di 19 misure cautelari, Corvino e Carbone avrebbero chiesto agli esponenti del clan camorristico Belforte di procurare loro i voti di soggetti legati al clan in cambio di somme di denaro e altre utilità.  In particolare, Pasquale Corvino avrebbe chiesto l'appoggio elettorale nel territorio di Caserta promettendo ad alcuni esponenti del clan la somma di 3mila euro ciascuno, buoni spesa e buoni carburante. Anche Pasquale Carbone, attraverso un intermediario, si sarebbe rivolto a un affiliato al clan Belforte per ottenere i voti del clan e, come corrispettivo, aveva versato la somma di 7mila euro, in cambio di 100 voti nel comune di Caserta. Carbone ha però ottenuto meno voti di quelli promessi, 87 anziché 100, motivo per cui avrebbe chiesto la parziale restituzione della somma versata per il procacciamento di voti.  Pasquale Corvino e Pasquale Carbone hanno ottenuto rispettivamente 5.733 e 2.539 preferenze alle elezioni regionali campane del 2015 nella circoscrizione di Caserta, non risultando eletti. 

ANZIANI ACCOMPAGNATI AI SEGGI E SCHEDE CORRETTE. Minacce ai procacciatori di voti, anziani accompagnati fin dentro la cabina elettorale e schede controllate prima di essere imbucate. Così il clan camorristico Belforte allungava la sua mano sulle elezioni regionali campane del 2015 a Caserta, secondo quanto emerso dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli culminate nell'esecuzione di 19 misure cautelari. Tra i destinatari dell'ordinanza anche due candidati per il Nuovo Centrodestra alle regionali del 2015, Pasquale Carbone e Pasquale Corvino, che secondo gli investigatori si sarebbero rivolti al clan per ottenere voti.  Nell'ordinanza spuntano alcune conversazioni intercettate tra gli indagati e che mostrano in che modo il clan influenzava il voto. In una delle intercettazioni Agostino Capone, ritenuto dagli investigatori reggente del clan Belforte, minacciava delle persone al fine di assicurarsi i voti: "Se non escono i voti devi vedere! Ti togliamo la macchina da sotto!", a dimostrazione della forza intimidatrice utilizzata per ottenere i voti per Pasquale Corvino. Ulteriormente "rilevanti" vengono ritenute le esternazioni sulle modalità con le quali sarebbe stato controllato il rispetto dei patti, cioè che i voti promessi a Corvino sarebbero effettivamente stati dati dagli elettori che avevano ricevuto i buoi spesa o carburante: "Li vado a prendere... li porto a votare fino a dentro! Con il telefono in mano faccio la foto, devo vedere sul telefono se no non hanno niente!".  A conferma della  spregiudicatezza degli indagati, è stato accertato come Agostino Capone, in persona, si fosse occupato di accompagnare con la sua auto alcune persone anziane al seggio, facendole entrare nella cabina elettorale insieme alla moglie, per controllare se avessero votato bene. Lo stesso Capone, in una conversazione ambientale, raccontava alla moglie di aver "controllato le schede" prima di farle imbucare e di aver corretto con la matita il nome del candidato in Corvino, arrivando persino ad intimidire il presidente del seggio: "Non mi ha detto proprio niente perché io lo stavo menando a quello la dentro!".

Ritardi cronici e cancellazioni, vita dura per i pendolari su ferro

Ritardi cronici e cancellazioni funestano la vita quotidiana di chi va al lavoro scegliendo il trasporto su rotaia, con il 39% dei treni in ritardo a Milano, Roma e NapoliLo rileva un’indagine di Altroconsumo dalla quale emerge che più di 250 treni in dieci giorni sono arrivati in ritardo anche di 20, 30, 40, 50, fino a 100 minuti. Quadro peggiorato rispetto alla precedente inchiesta di Altroconsumo del 2015: i treni non puntuali sono aumentati del 6%. Poi ci sono le cancellazioni che riguardano il 2% dei treni (46 corse) sugli oltre 2.500 presi in considerazione.

La fotografia che emerge dall’indagine di Altroconsumo sui treni locali in nove stazioni di Milano, Roma e Napoli segnala un semaforo rosso costante e brutte notizie per chi deve rispettare la puntualità sul posto di lavoro. Per dieci giorni monitorati 2.576 treni al binario di arrivo: documentato per il 39% dei treni un ritardo di più di 5 minuti, per il 19% oltre 10 minuti e per il 10% oltre 15 minuti.

I risultati generali danno la cifra di una situazione pessima per i pendolari, senza miglioramenti. “Ho perso 14.400 ore di vita in 15 anni di ritardi di Trenord", calcola una pendolare sulla linea Carnate-Milano. Milano e Napoli hanno le performance peggiori: i ritardi dai dieci minuti in su sono rispettivamente il 25% e il 24%. Mentre a Roma si scende all'8%.

Napoli registra gli stessi ritardi, con un peggioramento del quadro più macro in Campania: taglio del 15% dei treni tra 2010 e 2017 e riduzione dei pendolari (ora 279mila) del 40% rispetto al 2011. Nel Lazio la situazione è di stallo, con 540mila pendolari, invariati negli anni. L'indagine non promuove neanche la Lombardia, anche se è aumentato nella regione il numero di pendolari (da 650mila al giorno nel 2011 a 735mila nel 2017, +13%) e, tra 2010 e 2017, non sono state ridotte le tratte.

Il caso Trenord è esemplificativo nella carenza cronica di puntualità di servizio. Alcuni treni hanno fatto l'en plein: sono sette, tutti per Milano, sempre in ritardo ben oltre i 10 minuti. C’è poi il 'treno fantasma': il Luino-Milano Garibaldi, non è mai arrivato sei giorni su dieci. Forse sostituito da un bus ma il piano di efficientamento di Trenord non era ancora in vigore durante le rilevazioni.

Il piano applicato dallo scorso dicembre prevede la riduzione di alcune linee serali e festive e la sostituzione di treni in orari non di punta con bus: 139 corse che trasporterebbero meno di 50 passeggeri. Altroconsumo ha incontrato Trenord e Regione Lombardia per segnalare le criticità del piano: capillarità del servizio, tempi di percorrenza più lunghi, rischi di minore puntualità. Nei prossimi mesi l’organizzazione di consumatori, che ha già vinto una class action contro Trenord per i disservizi emergenziali cronici del dicembre 2012, seguirà il monitoraggio sull'efficienza del servizio chiedendo garanzie per gli utenti coinvolti.

 

Picchia la compagna tanto da rimuoverle la protesi in gesso, in manette

MONDRAGONE. Nella giornata odierna, i Carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall'ufficio Gip. del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in seguito alle indagini dirette dalla Procura della Repubblica, nei confronti di: V. V., 47enne napoletano. È ritenuto responsabile di maltrattamenti reiterati e continuati in famiglia, avendo causato lesioni gravi alla compagna convivente, una 46enne polacca. In particolare, l'indagato, avvezzo all'abuso smodato di alcool, costringeva la vittima in uno stato di continua vessazione, con frequenti episodi di percosse e soprusi, provocando alla vittima lesioni tanto gravi da costringerla a letto con una gamba fratturata ed ingessata. Inoltre, si è accertato che proprio in quell'occasione l'indagato rimuoveva con violenza la protesi in gesso della compagna, costringendola a tornare di nuovo in ospedale per ottenerne una nuova. Le indagini erano scaturite dalla denuncia della vittima, presentata il 13 settembre 2018, nei confronti del compagno, il quale, dopo le indagini svolte dai Carabinieri di Mondragone, era già stato destinatario, in data 13 novembre 2018, da una precedente ordinanza di custodia cautelare in carcere per le sue condotte. Gli elementi raccolti successivamente all'emissione della prima ordinanza hanno consentito di contestare all'indagato le ulteriori aggravanti: di aver commesso il fatto approfittando delle condizioni di minorata difesa della vittima, nonché di aver agito con crudeltà verso la stessa e di aver cagionato una malattia grave. I nuovi elementi probatori hanno consentito dunque di rinnovare il quadro probatorio, aggravare la misura già precedentemente emessa, con applicazione di una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'indagato, provvedimento eseguito quest'oggi.

Migranti travolti e uccisi, fermato il pirata della strada

CASERTA. È stato fermato dai carabinieri l'uomo che ieri mattina ha investito e ucciso due migranti che erano in bicicletta sulla statale 7 bis a Teverola, in provincia di Caserta, ed è poi fuggito senza prestare soccorso. Si tratta di A.C., 42 anni, che è stato rintracciato a Caserta. Nei suoi confronti è stato eseguito un fermo di indiziato di delitto per omicidio stradale, emesso dalla Procura di Napoli Nord. I carabinieri della stazione di Teverola e della compagnia di Aversa, in collaborazione con la polizia, hanno raccolto gravi e concreti indizi di colpevolezza a carico del 42enne. Secondo quanto ricostruito, ieri mattina A. C., alla guida di una Bmv X3, ha travolto e ucciso due extracomunitari regolari, un 20enne della Guinea e un 19enne del Senegal, che erano in bicicletta. L'uomo è poi fuggito senza prestare soccorso. I carabinieri della stazione di Teverola sono poi intervenuti su segnalazione di un passante e hanno trovato sul ciglio della strada due biciclette distrutte e i corpi senza vita dei due cittadini stranieri. L'auto, rinvenuta in una carrozzeria di Caserta, è stata sottoposta a sequestro e a rilievi tecnici. Il 42enne è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Il provvedimento di fermo è stato emesso dal sostituto procuratore di turno della Procura della Repubblica di Napoli Nord, Paolo Martinelli. 

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