Lunedì 17 Dicembre 2018 - 9:07

Cuchel, professionisti pronti a class action e protesta in piazza

PISA - ““Chiediamo attenzione particolare sulla fatturazione elettronica: il paese deve essere messo in sicurezza sul trattamento dei dati. Non possiamo mettere a repentaglio l'intero sistema economico e le risposte del ministro Tria e del governo non ci soddisfano. Se il governo non accoglierà le istanze dei professionisti siamo pronti a tornare in piazza e a lanciare una class action”. Lo ha detto Marco Cuchel, presidente dell'Associazione nazionale Commercialisti (Anc) aprendo il forum “Obiettivo Futuro: Professioni, Politica e Istituzioni a confronto per la tutela del cittadino che si è svolto a Pisa.

Pronta la risposta del governo con il sottosegretario alla Giustizia Jacopo Morrone: “Ci impegniamo ad ascoltare le istanze dei professionisti e degli Ordini professionali: già il 27 novembre sarà convocato un tavolo con gli ordini per parlare di equo compenso per valorizzare gli studi. L'impegno è anche per una nuova legge per tutti gli ordini professionali, che è certamente gravoso e ambizioso, ma credo ci siano le condizioni per un ottimo risultato”.
Luigi Pagliuca, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, ha sottolineato “come ancora una volta sotto elezioni qualcuno inizia ad ipotizzare una fusione tra Cassa dottori e Cassa ragionieri: da parte nostra non c'è nessun interesse, ognuno pensi alla propria sostenibilità. Ritengo buona invece l'ipotesi di costituire una rete di salvataggio che coinvolga tutti gli enti di previdenza privatizzati”.
“Coinvolgere i professionisti per un confronto costruttivo è fondamentale: portano un contributo di idee e di proposte, in quanto persone che vivono sul campo”, ha evidenziato Cosimo Maria Ferri, componente della Commissione Giustizia della Camera. “D'altra parte, quando fai le leggi devi tener conto degli effetti e il professionista è vicino al cittadino, con lui c'è un rapporto di fiducia, di conseguenza è necessario siano coinvolti per la bontà del provvedimento. Poi magari non ti trovi sempre su posizioni simili ma il confronto è importante”.
In conclusione, per l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, “l'architettura della legge di bilancio è fragile, non credo arriveremo all'1,5% previsto come tasso di sviluppo e penso che sfonderemo il rapporto del 2,4% tra deficit e pil. Le risorse messe per pensioni e reddito cittadinanza sono insufficienti per gli obiettivi che il governo vorrebbe raggiungere”.

Spread, l'allarme di Bankitalia

I rialzi dello spread rischiano di "vanificare" l'impatto sulla crescita della manovra di Bilancio: l'andamento del differenziale è già costato alle famiglie italiane circa 145 miliardi di euro e, se non cala, nel 2019 potrebbe pesare nelle tasche dei contribuenti per oltre 5 miliardi in più di spesa per gli interessi. E' il quadro a tinte fosche tratteggiato dalla Banca d'Italia nell'ultimo rapporto sulla Stabilità finanziaria.

Il rialzo dei tassi registrato da maggio "rischia di vanificare l’impulso espansivo atteso dalla politica di bilancio", avverte Via Nazionale, additando tra le cause dell'impennata del differenziale tra Bund tedesco e Btp a 10 anni "l’incertezza sull’orientamento delle politiche economiche e di bilancio" del governo giallo-verde, oltre ai "timori degli investitori" di un'ipotetica uscita dell'Italia dall'euro, con la quota estera che nel secondo trimestre dell’anno si è ridotta di circa tre punti percentuali, al 24%, la variazione negativa più alta dal secondo trimestre del 2012.

Lo scenario di base gioca tutto a sfavore. "I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’evoluzione dell’economia mondiale sono in aumento. Il protrarsi dei contrasti commerciali può avere conseguenze negative sulla crescita e le condizioni finanziarie a livello globale sono divenute meno espansive", spiega Bankitalia, sottolineando che "in Italia i maggiori rischi per la stabilità finanziaria derivano dalla bassa crescita e dall’alto debito pubblico". Dalla traiettoria del debito ai risparmi delle famiglie, passando per i bilanci di banche e assicurazioni, secondo il documento, uno spread a livelli elevati in modo persistente colpisce ogni aspetto dell'economia.

I rialzi "ostacolano il calo del rapporto debito-pil, riducono il valore della ricchezza delle famiglie, frenano e rendono più oneroso il credito al settore privato, peggiorano le condizioni di liquidità e la patrimonializzazione di banche e assicurazioni" sottolinea Palazzo Koch.

Le analisi dell'istituto centrale tirano le prime somme. Cifre alla mano i rialzi dello spread ad oggi hanno eroso la ricchezza delle famiglie italiane di circa il 3,5%, pari a una cifra intorno a 145 miliardi: si tratta infatti di un calo lievemente inferiore al 2% (poco meno di 85 miliardi) a fine giugno, più il peggioramento degli ultimi mesi dei corsi azionari e obbligazionari che "sarebbe riflesso in un’ulteriore perdita di valore di circa l’1,5%", intorno ai 60 miliardi. Sul fronte della spesa per interessi, si registra un aggravio pari a 1,5 mld negli ultimi sei mesi e il costo sarebbe di oltre 5 miliardi in più nel 2019 e circa 9 miliardi in più nel 2020 se i tassi dovessero restare coerenti con le attuali aspettative dei mercati.

A risentirne negativamente anche il processo di rafforzamento dei bilanci delle banche con relativo "peggioramento degli indicatori di liquidità e di patrimonializzazione ed un aumento dei rischi di mercato", avverte Via Nazionale. Rischi infine anche per le assicurazioni con effetti rilevanti sulla loro posizione di solvibilità.

Giochi, l'intrattenimento per contrastare l'azzardo

ROMA - Proposte a Regioni e Parlamento per porre fine all’azzardo ormai diffuso come in nessuna parte del mondo. E’ inammissibile che in un paese come l’Italia i governi si poggino sul gioco d’azzardo per far quadrare i bilanci statali. E’ arrivato il momento di dire basta a questa invasione capillare di mini casinò con all’interno le pericolosissime videolottery”. Lo afferma Benedetto Palese, presidente dell’Agcai (Associazione nazionale gestori e costruttori apparecchi da intrattenimento), che annuncia una conferenza stampa alla Camera dei Deputati per martedì 27 novembre alle ore 17.

“Non vi è città italiana dove passeggiando non si inciampi nei mini casinò. Bene ha fatto l’Emilia Romagna -  aggiunge il numero uno dell’Agcai - ad iniziare a chiudere nei 500 metri tutte le sale dedicate con videolottery (art.88). Bisogna poi anche, successivamente, oltre a razionalizzare tutti i punti vendita di lotterie istantanee e regolarizzare l’online, sostituire in tutti i locali pubblici anche le attuali slot con un apparecchio di solo intrattenimento e abilità, molto meno pericoloso”.

“Il risultato sarà che scompariranno i malati di gioco d’azzardo patologico e non ci sarà più bisogno di centri di cura, né di stanziare fondi per la cura dei malati di gap. Nel contratto di governo Lega-5 Stelle è prevista la fuoriuscita di slot e vlt in quanto apparecchi con puntate ripetute. Questo governo - conclude Palese - lo farà o sarà anche lui al servizio delle multinazionali e delle lobby dell’azzardo?”.

 

 

 

Cassa ragionieri investe nella gestione della sicurezza sul lavoro

ROMA - La Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri, presieduta da Luigi Pagliuca, investe nella sicurezza sul lavoro con l’implementazione del sistema di gestione secondo il “British Standard OHSAS 18001:2007”.

"L’obiettivo è quello di fornire uno strumento gestionale per il continuo monitoraggio e miglioramento delle performance aziendali connesse alla sicurezza nei luoghi di lavoro", ha sottolineato Fedele Santomauro, consigliere d'amministrazione dell'ente previdenziale, evidenziato il ruolo svolto dall’ingegnere Antonino Triscari, responsabile del sistema di gestione della sicurezza e dal dottor Stefano Verza, psicologo del lavoro e delle organizzazioni.

"E’ necessario prevenire e diminuire gli infortuni e le malattie professionali; coinvolgere tutto il personale operante, anche se esterno, nell’adozione di procedure di sicurezza; migliorare l’immagine aziendale complessiva ed aumentare il consenso degli stakeholders; ridurre i contenziosi con le autorità di controllo; razionalizzare i costi e gli investimenti per la prevenzione e la protezione dei lavoratori", ha concluso Santomauro.

Rallenta il Pil

Rallentamento del Pil e previsioni di crescita riviste al ribasso per quest'anno. E' quanto emerge dalle Prospettive per l'economia italiana nel 2018-2019 diffuse oggi dall'Istat. Nel 2018 il prodotto interno lordo è previsto crescere dell’1,1% in termini reali, in rallentamento rispetto all’anno precedente (+1,6%). La crescita del Pil risulterebbe in lieve accelerazione nel 2019 (+1,3%).

Nell'anno corrente, la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 1,3 punti percentuali; l'apporto della domanda estera netta risulterebbe negativo (-0,2 punti percentuali) e quello della variazione delle scorte nullo. Nel 2019, il contributo della domanda interna si attesterebbe a 1,3 punti percentuali mentre quello della domanda estera netta e delle scorte sarebbe nullo.

Nell'anno in corso, il processo di ricostituzione dello stock di capitale è atteso proseguire a ritmi sostenuti influenzato sia dal proseguimento del ciclo espansivo dei mezzi di trasporto sia dalle condizioni favorevoli sul mercato del credito. Gli investimenti fissi lordi sono previsti crescere del 3,9% nel 2018 per poi decelerare nel 2019 (+3,2). L'attuale scenario di previsione è caratterizzato da alcuni rischi al ribasso rappresentati da una più moderata evoluzione del commercio internazionale, da un aumento del livello di incertezza degli operatori e dalle decisioni di politica monetaria della Banca Centrale Europea.

L'utilizzo dei nuovi dati e il mutamento dello scenario internazionale e nazionale, spiega l'Istat, hanno portato a una revisione al ribasso del tasso di crescita del Pil per il 2018 (-0,3 punti percentuali). La revisione è dovuta prevalentemente al rallentamento del commercio mondiale (0,6 punti percentuali la stima al ribasso per l'anno corrente) con conseguenti effetti sulla stima di importazioni e esportazioni (-2,1 e -2,7 punti percentuali rispettivamente).

Il contributo della domanda estera netta è comunque risultato invariato e pari a zero. Di segno negativo la revisione del contributo della domanda interna al netto delle scorte (da +1,5 di maggio a +1,3) determinata dalla diminuzione della spesa delle famiglie e degli investimenti (rispettivamente -0,3 e -0,1 punti percentuali). Il contributo delle scorte è stato invece rivisto al rialzo di un decimo di punto.

Nel 2019, il tasso di crescita del Pil è previsto pari all'1,3%, in lieve accelerazione rispetto al 2018, sostenuto ancora dal contributo positivo della domanda interna, che risentirebbe positivamente di alcune delle misure di politica fiscale contenute nella Legge di Bilancio come quelle di contrasto alla povertà e l'impulso agli investimenti pubblici. La domanda estera netta fornirebbe un contributo nullo alla crescita.

CONSUMI - Dal rapporto Istat emerge che nel 2018, la spesa delle famiglie e delle istituzioni sociali private in termini reali è stimata in deciso rallentamento rispetto agli anni precedenti +0,9%, con un recupero nel 2019 (+1,2%), quando beneficerebbe degli effetti positivi delle politiche fiscali indicate nella Legge di Bilancio.

LAVORO - Per quanto riguarda il lavoro il proseguimento della dinamica positiva del mercato determinerebbe un aumento dell'occupazione nell'anno corrente (+0,9% in termini di unità di lavoro), contribuendo a una progressiva diminuzione del tasso di disoccupazione (10,5%). Nel 2019, la crescita delle unità di lavoro è attesa proseguire allo stesso ritmo (+0,9%), accompagnata da un'ulteriore riduzione della disoccupazione (10,2%).

L'Europa boccia la manovra

Il verdetto è arrivato: l'Ue boccia la manovra. L'analisi condotta "indica che il criterio del debito - comunica la Commissione Europea - dovrebbe essere considerato come non rispettato" dall'Italia "e che una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è giustificata". Il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis a Bruxelles spiega che l'iter della procedura per deficit eccessivo basata sul debito "prevede tempo per uno Stato per correggere il suo percorso di bilancio, prima che entrino in funzione rigidi meccanismi di enforcement".

"Con quello che il governo italiano ha messo sul tavolo vediamo il rischio che il Paese cammini come un sonnambulo nell'instabilità", ha aggiunto Dombrovskis in conferenza stampa. "Spero - ha continuato - che questo rischio venga evitato, perché, in fin dei conti, quello che è in gioco sono il benessere e la prosperità futura del popolo italiano. Il nostro lavoro è di segnalare i rischi prima che sia troppo tardi. E' quello che la Commissione ha fatto nelle ultime settimane ed è quello che stiamo facendo oggi".

"Non riesco a capire - ha detto ancora il vicepresidente della Commissione Europea - come perpetuare la vulnerabilità" costituita dall'elevato debito pubblico italiano "possa aumentare la sovranità economica. Invece, credo che potrebbe avere come conseguenza una maggiore austerità, più avanti". "Negli anni scorsi - continua Dombrovskis - l'Italia ha fatto progressi nella stabilizzazione della sua economia, tornando alla crescita e a creare posti di lavoro. La crescente incertezza di oggi rischia di minare questi progressi: elevati livelli di debito mantengono l'economia vulnerabile agli choc. E il debito italiano è previsto rimanere a circa il 131% nei prossimi due anni. Si tratta di un indebitamento medio di 37mila euro e di mille euro di interessi per abitante, ogni anno".

Per il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari Pierre Moscovici la manovra "comporta rischi per l'economia italiana, per le imprese, per i risparmiatori e per i contribuenti. La Commissione - fa notare - si sta assumendo le sue responsabilità giuridiche e politiche, nell'interesse dei cittadini italiani". "Il dialogo - sottolinea - non dev'essere un pretesto, ma una realtà, perché molto dipende dalla qualità del nostro dialogo con le autorità italiane. Il dialogo non è un'opzione, ma un imperativo assoluto". La decisione della Commissione Europea di confermare l'opinione negativa sulla manovra italiana rivista "è - osserva - la logica ed inevitabile conseguenza della decisione dell'Italia di non modificare gli obiettivi di bilancio" per il 2019.

Per Moscovici, "servono come non mai dialogo e sangue freddo. E ovviamente siamo determinati" ad avere il primo e a mantenere il secondo. "La nostra porta resta aperta per il dialogo con l'Italia: ora che ci avviciniamo all'apertura di una procedura, è ancora più essenziale che le autorità italiane si impegnino in modo costruttivo", sottolinea il commissario, che aggiunge come con la conclusione cui è giunto il rapporto ex articolo 126.3, "non siamo ancora all'apertura di una procedura per deficit eccessivo. Sta ora agli Stati membri dare la loro opinione circa il nostro rapporto (nel Comitato Economico e Finanziario del Consiglio, passaggio previsto dall'articolo 126.4 del Trattato sul funzionamento dell'Ue, ndr) entro due settimane".

La Commissione Europea, ha continuato, non ha ricevuto "alcuna risposta" dal governo italiano alle "domande" che ha formulato e ai "dubbi" che ha sollevato. "L'impegno della Commissione Europea per il dialogo con l'Italia - continua Moscovici - è stato autentico. E lo sarà sempre. Io e Valdis Dombrovskis abbiamo incontrato Giovanni Tria più volte; io stesso ho passato due giorni a Roma, il mese scorso. Tuttavia, le nostre domande e i nostri dubbi sulla crescita" prevista, "sul deficit, sulle previsioni riguardanti il debito persistono. E non abbiamo avuto alcuna risposta. Da dove arriverà questa crescita extra? Se guardate alle nostre previsioni, i nostri dubbi sono chiari. Chi pagherà il conto per questa spesa aggiuntiva?", conclude Moscovici.

LA REAZIONE DEL GOVERNO ITALIANO - Dopo l'arrivo del verdetto, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha confermato che il governo è pronto ad un "confronto costruttivo" con l'Ue sulla manovra. La bocciatura è "sul debito 2017, del precedente governo", sottolinea. "Ci confronteremo con il presidente Juncker sabato sera - annuncia -. Sarà un confronto confido costruttivo, esporremo le rispettive posizioni e valuteremo come procedere. Noi siamo sempre convinti della nostra manovra, che abbiamo ben meditato e impostato. Siamo convinti della solidità del nostro impianto di politica economica e quindi sarò ben disponibile a valutare con lui i passaggi successivi. Siamo tutti concentrati a realizzare le riforme che vanno bene al nostro Paese e confido di poter convincere anche i nostri interlocutori europei che questa è la strada migliore per noi e anche per l'Europa".

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, risponde invece alle osservazioni dei commissari in una nota: "Con rammarico prendiamo atto che la Commissione non ha ritenuto di condividere le ragioni del bilancio programmatico italiano. Restiamo convinti - sottolinea il ministro - che esso assicuri il totale controllo dei nostri conti pubblici nei limiti della moderata politica espansiva resa necessaria dal rallentamento dell’economia europea ed italiana che noi vogliamo contrastare''.

''Ritengo che la drammatizzazione del dissenso tra Italia e Commissione europea danneggi l'economia italiana e di conseguenza l'economia europea'', ha affermato quindi il ministro.

Apprendendo la notizia, Matteo Salvini ha commentato con sarcasmo: "E' arrivata la lettera di Bruxelles? Va bene, aspettiamo quella di Babbo Natale". "C'era qualche indicazione... avevamo quasi sospettato...", aggiunge poi scherzando con i cronisti alla Camera. "Risponderemo - prosegue il ministro dell'Interno -. C'è questo scambio epistolare ormai fitto, spiegheremo più nel dettaglio le riforme strutturali, il codice degli appalti, la sburocratizzazione, le spese per gli investimenti. Loro si occupano molto di spesa corrente, di legge Fornero, però c'è anche una spesa per investimenti assolutamente notevole e quindi contiamo sul fatto che ci lascino lavorare serenamente". Dopo le europee "sicuramente cambieranno gli equilibri sia in Parlamento che in Commissione", nota Salvini.

Il ministro dell'Interno smentisce che il verdetto della commissione Ue sulla manovra possa condizionarne il contenuto e imporre dei correttivi. "No assolutamente - sottolinea -, io non temo alcun condizionamento da parte della Ue, tanto più che a maggio si vota... Noi abbiamo la fiducia degli italiani".

Riguardo all'ipotesi di sanzioni Ue per la manovra, Salvini sottolinea: "Mi sembrerebbe veramente irrispettoso nei confronti del popolo italiano, che è un contribuente netto a suon di decine di miliardi di euro. Sanzionare chi ti paga decine di miliardi per una manovra economica di crescita mi sembrerebbe strano". "Siamo convinti dei numeri che abbiamo messo in manovra e li portiamo avanti. Fra un anno ne riparliamo". Sempre con questa maggioranza? "Ovvio", risponde il segretario leghista.

Anche il vicepremier Luigi Di Maio tiene il punto su Facebook: "Sia noi che l’Europa vogliamo la stessa cosa: ridurre il debito. E l'Unione europea si convincerà che, per raggiungere l’obiettivo, abbiamo scelto l’unica strada che funziona: aiutare le famiglie e le imprese, creare nuove opportunità di lavoro per i giovani. E’ così che l’Italia finalmente può crescere".

Alitalia, via libera a offerta Fs

Disco verde all'offerta vincolante presentata dalle Fs spa per l'acquisizione di Alitalia. Secondo quanto s'apprende da fonti vicine al dossier, la holding di Villa Patrizi ha ricevuto la comunicazione che l'offerta "è stata positivamente valutata dai commissari sentito il ministero vigilante", cioè il dicastero dello Sviluppo economico.

"Noi siamo convinti della bontà a livello trasportistico del progetto. Ci crediamo", aveva detto l'amministratore delegato di Fs Gianfranco Battisti a margine della presentazione degli orari invernali 2018-19 a Milano facendo sapere di aver fatto l'offerta e di essere in attesa di una risposta da parte del Mise. "Abbiamo l'ambizione e soprattutto la maturità industriale di poter garantire la leadership su un progetto integrato di mobilità del paese" ha assicurato Battisti. "Quindi - aveva poi ribadito - aspettiamo che ci vengano ufficializzate le condizioni dopo di che partiamo con il lavoro e vediamo i risultati nei tempi giusti". A chi gli domandava se l'uscita di scena di Luigi Gubitosi cambierà qualcosa nelle interlocuzioni, Battisti ha evidenziato che "dal momento in cui ci viene ufficializzato il ruolo saremo noi a gestire la partita delle negoziazioni. Non vedo un ruolo dei commissari se non quello della gestione del prestito ponte. Saremo noi - aveva chiosato - a gestire i tempi e i processi di negoziazione".

Battisti ha inoltre fatto sapere che "stiamo interloquendo con molto operatori e tra questi c'è Easyjet, ma non solo". "Presto potremmo essere in grado di annunciare qualcosa di definito. Stiamo registrando molto interesse intorno alla capacità progettuale di Fs e alla sua leadership nel gestire questo processo" aveva concluso.

Fondi europei, Moretta: “Un tavolo tecnico tra Bruxelles e Napoli per lo sviluppo del Sud”

NAPOLI – “Un tavolo tecnico permanente tra Bruxelles e Napoli per l’utilizzo sostenibile dei fondi comunitari diretti per lo sviluppo del Sud. L’obiettivo è condividere le esigenze dell’imprenditoria del Mezzogiorno con gli strumenti di crescita europei, anche in vista della nuova programmazione 2021-2027”. La proposta arriva da Vincenzo Moretta, numero uno dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili partenopei ed è stata accolta favorevolmente da Andrea Cozzolino, vicepresidente Commissione per lo sviluppo regionale al Parlamento europeo, nel corso del forum “I finanziamenti europei diretti e indiretti” promosso dall'Odcec di Napoli.

“I commercialisti traducono le norme agli imprenditori, consentendogli di usufruire di agevolazioni finanziarie per avanzare progetti di sviluppo, industrializzazione e startup. Operiamo in un Paese - ha aggiunto Moretta - che è il terzo per soldi erogati all’Europa e il penultimo per fondi spesi: c’è un sistema da migliorare e perfezionare soprattutto al Sud, dove le esigenze creditizie delle imprese sono ben evidenti”.

"E’ importante individuare quali contributi europei siano direttamente utilizzabili per chi fa consulenza e promuove lo sviluppo delle Pmi. L’Italia è un importante fruitore degli aiuti diretti dell’Ue - ha evidenziato Cozzolino -, tuttavia il Mezzogiorno propone ritardi e buchi molto seri: soltanto l’11 per cento delle risorse dirette è utilizzato da imprese del Sud. Occorre dunque lavorare con gli Ordini professionali e le competenze presenti sul territorio per cercare di costruire più legami con gli aiuti diretti”.

https://youtu.be/TbMJcjFzph0

 

Per Liliana Speranza, consigliere delegato Commissione Ricerca e Programmi Comunitari – Mediterraneo Odcec Napoli, “è fondamentale lavorare in sinergia. Qualcosa sta cambiando, c’è la consapevolezza da parte di tutti che non si può perdere l’ennesimo treno”.

Concetta Riccio, consigliere delegato Commissione Agevolazioni finanziarie Odcec Napoli, ha rimarcato come “l’Ordine dei commercialisti continui la propria politica di essere presente ai tavoli tecnici delle istituzioni, perché soltanto in questo modo si può evitare che le risorse siano spese male”.

“Oggi occorre mettere mano a una ristrutturazione del sistema del credito - ha spiegato Mario Mustilli, presidente di Sviluppo Campania -, aiutando le piccole imprese ad avere un rapporto più equilibrato con il sistema bancario”.Francesca Ottier, responsabile fondo imprese Sud di Invitalia Ventures, ha detto: “Siamo di recente partiti con un fondo di private equity  da 150 milioni dedicato alle Pmi del Mezzogiorno. L’obiettivo è investire nel capitale di sviluppo delle imprese del Sud”.

Commercialisti, a Napoli focus sui finanziamenti europei diretti e indiretti

NAPOLI – “Occorre  invertire la rotta che vede oggi l’Italia fanalino di coda nell’utilizzo dei Fondi europei” E’ necessario  il corretto  utilizzo dei fondi europei, diretti e indiretti, un’importante opportunità di crescita per la nostra economia, che spesso evidenzia delle inefficienze del sistema-Paese. Quelli indiretti, gestiti dalle regioni e dai ministeri descrivono un’articolata fotografia dell’efficienza e dei limiti delle pubbliche amministrazioni.  L’insufficiente utilizzo dei fondi comunitari  sono attribuibili alla farraginosità della burocrazia, all’incapacità di elaborare i progetti, alla  corruzione”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presentando il forum “I finanziamenti europei diretti e indiretti” che si terrà lunedì 17 novembre 2018 alle ore 9,00 nella sala conferenze dell’Odcec di Napoli (Piazza dei Martiri, 30)

“Per i Fondi Ue 2014-2020, la Campania ha il 4,7% nella quota di spesa effettuata per il programma operativo regionale. Le cifre arrivano dall’ultimo rapporto della Banca d’Italia sulle economie regionali, elaborate su dati della Commissione europea”, sottolinea Liliana Speranza, consigliere delegato dell’Ordine partenopeo. “Per la Campania, attestano una dotazione di oltre 4,9 miliardi di euro, tra fondi Fesr, Fse e cofinanziamento nazionale. Le risorse dei fondi Por sono certificate al 30 settembre 2018 . Su tale ammontare, è di 72,4 milioni il costo dei progetti già avviati, o in fase di avvio. Invece, è del 4,7% il rapporto tra spesa effettuata e dotazione. Per trovare una performance inferiore, tra le regioni più arretrate, bisogna guardare alla Sicilia (0,8%). Decisamente meglio Puglia (9,7%), Calabria (9,2%) e Basilicata (8,7%). In Italia, la più virtuosa è l’Emilia Romagna (25,7%). La media nazionale - ha aggiunto il consigliere Speranza - è del 9,6% per il Por e dell’8,7% per il Pon. Insomma, i numeri della Campania sono tutt’altro che esaltanti”.

Secondo Concetta Riccio, consigliere delegato dell’Odcec Napoli “il sistema dei finanziamenti è stato pensato per sopperire, almeno in apparenza, al peccato originale che lacera l’Unione, la mancanza di un governo federale capace di predisporre un meccanismo di trasferimenti interni tra gli Stati. In realtà il risultato è stato che l’inadeguatezza del sistema di bilancio europeo e l’inidoneità a risolvere problematiche di asimmetrie strutturali tra le varie regioni europee da parte del sistema dei finanziamenti comunitari, sono state traslate a valle e attribuite”.

Il parlamentare europeo Andrea Cozzolino, Vicepresidente della Commissione per lo sviluppo regionale a Strasburgo ha evidenziato che “secondo la Camera di commercio Belgo-Italiana il nostro paese è ai primi posti per numero di enti e imprese che beneficiano dei finanziamenti europei diretti. Nel 2016, i soggetti italiani sono stati 3.771 contro 3.797 inglesi, 3.726 tedeschi, 3.678 spagnoli e 3.293 francesi”.

“Se i dati nel loro insieme sono positivi - ha evidenziato Cozzolino - , un’analisi più approfondita fa emergere forti differenze tra le aree geografiche con una frattura marcata tra centronord e Mezzogiorno. Il 58,24 per cento delle imprese italiane che si sono aggiudicate un progetto o un appalto europeo ha la propria sede nel Nord Italia, il 30,02 per cento nel Centro e il 11,74 per cento nel Sud”.

“Ci sono enormi opportunità offerte dai fondi a gestione diretta, per la prima volta ad esempio i professionisti sono equiparati alle Pmi e possono quindi partecipare ai bandi diretti di cui ci sono parti riservate a loro, persistono problematiche relative alla formazione di personale specializzato. Per rendere queste opportunità concrete è necessario coltivare nuove figure professionali specializzate in europrogettazione, capaci di affrontare la complessità di un processo fatto di programmazione, progettazione, esecuzione e rendicontazione”.

Monica Palumbo, presidente della commissione di studio agevolazioni finanziarie nazionali e regionali ha reso noto che “le attività imprenditoriali possono beneficiare di finanziamenti pubblici usufruendo di risorse europee, di cofinanziamenti nazionali o di cofinanziamenti regionali. Le opportunità che vengono dall’Europa si suddividono in fondi diretti e fondi indiretti: i fondi diretti relativi a contributi erogati e gestiti direttamente dalla Commissione Europea attraverso le sue diverse Direzioni Generali (DG) (ricerca, trasporti, istruzione, ambiente, ecc.), o da Agenzie esecutive da essa delegate; i fondi indiretti, erogati dalla Commissione Europea ma gestiti dalle Autorità Nazionali o Regionali le quali distribuiscono i finanziamenti attraverso i bandi. Pertanto, le risorse vengono trasferite dalla Commissione agli Stati membri ed in particolare alle Regioni le quali, sulla base di una programmazione approvata dalla Commissione stessa, ne dispongono l’utilizzazione. Rientrano in tale categoria i Fondi strutturali (i. e. FESR, FSE, FEASR, FEAMP) e il Fondo di coesione”.

Francesca Ottier, responsabile del Fondo Italia Venture Ii (Fondo Imprese Sud), nel corso dell’incontro, illustrerà le caratteristiche del nuovo strumento di private equity lanciato recentemente da Invitalia e gestito da Invitalia Ventures SGR. Il Fondo, con una dotazione di 150 mln, ha l’obiettivo di supportare la crescita dimensionale delle Pmi del Mezzogiorno anche attraverso acquisizioni e/o aggregazioni. Oltre al capitale per lo sviluppo, il Fondo potrà apportare agli imprenditori le proprie competenze in tema di governance, finanza straordinaria, M&A, gestione del passaggio generazionale, contribuendo alla trasformazione più opportuna a supporto del percorso di crescita. Il Fondo, operando in co-investimento con operatori privati indipendenti, rappresenterà un volano per accrescere l’interesse dei Fondi di private equity sulle aziende eccellenti del Sud, dove la Campania rappresenta una delle Regioni a più elevata densità di potenziali aziende target.

L’Italia è il secondo beneficiario dei Fondi strutturali UE, con uno stanziamento di oltre 40 miliardi a valere sul ciclo 2014/2020”, ha evidenziato Raffaele Lupacchini, presidente della commissione di studio ricerca e programmi comunitari e mediterraneo dell’Odcec Napoli. “A tali risorse si aggiungono i finanziamenti diretti, con programmi settoriali gestiti dalla Commissione Europea, che, rispetto ai primi, presentano sostanziali differenze. L’approccio ideale è rappresentato da un utilizzo sinergico dei fondi strutturali e di quelli settoriali: con questi ultimi è, infatti, possibile finanziare la definizione di nuove politiche, programmi e progetti, la cui concreta implementazione può trovare copertura attraverso i fondi strutturali. Un esempio è quello del Comune di Salerno che attraverso il programma Horizon dell’UE sta implementando modelli di riuso del patrimonio culturale i cui progetti saranno candidabili a successivo finanziamento pubblico e/o privato attraverso il PPP”.

“Nel 2016 il governo ha varato il Piano Industria 4.0, poi “Impresa 4.0” – ha detto Patrizio Carbone, membro del coordinamento scientifico della commissione di studio agevolazioni finanziarie nazionali e regionali -, confermato dall’attuale governo Conte per supportare la quarta rivoluzione industriale che porterà le aziende italiane a digitalizzare i processi produttivi. La Legge di Bilancio 2019 introduce modifiche al Piano Industria 4.0 che, in qualche modo, imprimono un cambiamento di rotta rispetto agli anni precedenti. Innanzitutto sparisce del tutto il superammortamento per l’acquisto di macchinari nuovi e si riduce l’iperammortamento. D’altro canto – ha aggiunto Carbone - rimangono invariate una pluralità di misure integrate e tra loro complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività. All’interno del Piano sono previste misure che ogni azienda può realizzare in modo automatico senza dover fare ricorso a strumenti lunghi e complicati (bandi o sportelli). L’Italia è un nitido esempio della disfunzionalità del sistema. Nonostante essa sia un Paese con una precaria situazione di bilancia dei pagamenti, rimane infatti un contributore netto al bilancio dell’Ue (dona molto più di quanto non le ritorni indietro sotto forma di fondi). Basti pensare che, nel settennio 2005-2011, il saldo netto negativo ammontava per l’Italia a 39,3 miliardi di euro. Cifre astronomiche andate letteralmente in fumo. Nell’Eurozona, l’Italia, (pur essendo al 12°-13° posto per PIL procapite) è il terzo maggior contribuente netto europeo, e contribuisce alla formazione del bilancio comunitario in misura pari a circa il 12% del totale (circa l’1% del proprio PIL). Morale della favola: l’Italia, in difficoltà economica, finisce per erogare fiumi di denaro che andranno a finanziare lo sviluppo di altri Paesi, mentre la propria situazione continuerà ad aggravarsi ulteriormente. Siamo a livelli parossistici di illogicità economica”.

All’incontro, moderato Giuseppe Tambone, vicepresidente della Commissione Ricerca e Programmi Comunitari – Mediterraneo dell’Odcec Napoli, interverranno anche  Dante Amati, responsabile area grandi Investimenti Invitalia e Mario Mustilli, presidente di Sviluppo Campania S.p.A.

Moretta, la norma sugli amministratori giudiziari danneggia le procedure

NAPOLI - “Il nuovo codice antimafia impone un limite molto ristretto di tre incarichi per collega: pensiamo ad una mozione da presentare agli organi incaricati, è un grosso problema che va risolto perché danneggia quelle procedure che hanno invece bisogno di specialisti e persone competenze. È una norma che non favorisce il normale prosieguo della giustizia”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, nel corso del forum “Nomina amministratore giudiziario: incompatibilità e limiti agli incarichi”.

Secondo Giovanna Ceppaluni, presidente Sezione Gip del Tribunale di Napoli, “ci sono troppe lacune: le nuove norme dovevano essere una panacea, eliminare la percezione dei favoritismi e delle zone grigie. Invece non sono riuscite a risolvere questo problema e noi magistrati stiamo cercando faticosamente di dare una interpretazione coerente e unitaria”.

Per Arcangelo Sessa, consigliere Odcec Napoli, “il limite di incarichi riduce le possibilità di specializzazione dei professionisti. Vedremo i tribunali come si comporteranno di fronte a queste norme, sperando di uscirne in maniera unitaria oppure con dei correttivi da parte del governo”.

Anche per Claudia Ferrari, pm della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, “la normativa è troppo rigida e dovrà essere interpretata per sgombrare il campo da possibili abusi e poca trasparenza”.

In conclusione, per PierLuca Bevilacqua, presidente della Commissione di Studio di Diritto Penale dell’economia, “si tratta di un problema che va affrontato, tenendo in considerazione i magistrati e i commercialisti impegnati in queste procedure”.

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