Mercoledì 18 Ottobre 2017 - 0:08

Cala l'occupazione, non convince il Jobs Act

ROMA. Non convince il Jobs Act. A poco meno di due mesi dall'entrata in vigore il contratto non fa registrare alcun innalzamento dell'occupazione nonostante il |Governo sbandieri che nel solo mese di marzo ci sono state 92mila nuovi assunti. L'Istat smentisce. Il Jobs Act, che di fatto cancella le prerogative e le tutele dell'articolo 18, non ha fatto da traino alla ripresa. Anzi, proprio a marzo i senza lavoro sono tornati a crescere di 0,2 punti percentuali fino a toccare quota 13%. 

A preoccupare è soprattutto il calo degli occupati. A marzo infatti  i lavoratori sono ancora diminuiti dello 0,3%, con 59mila unità in meno rispetto a febbraio. E sempre l'Istat comunica, seppure nei dati provvisori, che l'occupazione ad aprile è ancora in calo con 70 mila unità in meno. Il tasso di occupazione scende al 55,5%. Negativo anche il dato della disoccupazione giovanile che risale al 43%. A marzo le persone in cerca di occupazione sono 3,302 milioni, in aumento dell'1,6% da febbraio. Nello stesso mese gli occupati sono 22,195 milioni, in calo dello 0,3% su base mensile, stabile a 25,497 milioni la forza lavoro.

Controtendenza di Eurozona dove si  ferma il calo del tasso di disoccupazione. Secondo Eurostat a marzo è dell'11,3%, lo stesso dato di febbraio, mentre un anno fa era all'11,7%. I tassi di disoccupazione più bassi sono quelli di Germania (4,7%), Gran Bretagna (5,5% a gennaio 2015) e Austria (5,6%), mentre i più elevati sono in Grecia (25,7% a gennaio 2015), Spagna (23%) e Ungheria (18,2%).

Allarme Imu e Tasi: quest'anno aumenteranno

ROMA. Nel 2015 «l'Imu e la Tasi sono destinate ad aumentare». A comunicarlo è la Cgia in un dossier pubblicato oggi. «Se dal 2016 non verrà applicata la local tax, l’aliquota Tasi sulla prima casa rischia di salire al 6 per mille» afferma il segretario dell'associazione, Giuseppe Bortolussi. Il quadro mostrato dall'associazione emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia che ha preso in esame le delibere di approvazione delle aliquote Imu e Tasi per il 2015 dei Comuni capoluogo di provincia pubblicate sino a questo momento nel sito del Dipartimento delle Finanze. «Con l’approssimarsi del termine del 31 maggio, entro il quale i Comuni dovranno approvare il bilancio di previsione 2015, il numero delle delibere relative alle aliquote Imu e Tasi da applicare nel 2015 è destinato ad aumentare» evidenzia la Cgia. «Il campione analizzato è ancora molto ristretto. Tuttavia, - sottolinea - la tendenza appare abbastanza chiara: i Comuni, anche per l’anno in corso, hanno deciso di aumentare il peso fiscale dell’Imu e della Tasi». Fino ad ora, segnalano dalla Cgia, «sono poco più di una dozzina le amministrazioni comunali capoluogo di provincia che hanno deliberato le aliquote-detrazioni dell’Imu e della Tasi per il 2015». Ebbene, avverte l'associazione, «oltre la metà dei sindaci che hanno già deliberato - come quello di Arezzo, di Bologna, di Livorno, di Modena, di Potenza, di Rimini e di Treviso - ha deciso di aumentare il peso delle tasse sugli immobili».

Fine settimana con la benzina più cara

ROMA.  Week-end "ponte" del 25 aprile nel segno dei rincari per benzina e diesel, sull’onda del balzo dei mercati internazionali dei prodotti e dei greggi. In pratica, fare un pieno costerà in media quasi un euro in più: il costo di un caffé al bar. Prezzi raccomandati in salita su tutta la rete carburanti nazionale, con Eni che dà il via al consueto giro di movimenti aumentando sia la 'verde' che il diesel di 1,5 cent euro/litro. Q8 dal canto suo rincara solo la benzina di 1 cent. I prezzi praticati sul territorio intanto sono anch’essi in salita (no logo comprese) a valle dei rincari odierni sui listini. Tutte le compagnie tornano sopra 1,7 euro nella media nazionale. In base al monitoraggio in un campione di impianti che rappresenta la situazione nazionale per il nuovo servizio di checkupprezzinews.it , il prezzo medio praticato in modalità "servito" della benzina va oggi dall’ 1,701 cent euro/litro di Eni all’ 1,729 di Shell (no – logo su a 1,558). Il diesel passa dall’1,584 di Eni all’1, 609 di Q8 (no – logo 1,432). Per il Gpl infine si oscilla tra lo 0,602 di Eni e 0,616 di Shell (no -logo 0,574).

 
Punte massime sul "servito" (no – logo escluse) osservate per tutti e tre i prodotti nel Sud Italia che vanno dall’1,806 euro/litro per la benzina all’1,663 per il diesel allo 0,647 per il Gpl. Punte minime (no-logo escluse) osservate tutte al nord del Paese che vanno dall’1,623 per la benzina all’1,516 del diesel fino al 0,556 per il Gpl.

Porto di Napoli, 100mila contenitori persi: si analizzano i costi

NAPOLI. L’importanza della rivisitazione dei costi del porto, su cui gravano anche voci come tempi di verifica doganale delle merci, la viabilità, i tempi di trasporto, è stata sottolineata nel corso del Comitato portuale da tutti i rappresentanti delle categorie portuali. In particolare è stata richiamata l’attenzione sulla perdita nell’ultimo anno di 100mila contenitori pieni e sull’urgenza di trovare soluzioni che consentano, attraverso una riduzione complessiva dei costi, di recuperare il traffico perso. Nel rispetto dell’obbligo, ovviamente, del pareggio di bilancio.

“La seduta - ha commentato il Commissario Straordinario, Francesco Karrer - è servita per inquadrare la questione che è complessa e che non si presta ad una semplice comparazione con altri porti. I costi, infatti, di un porto, siano essi i canoni o le tariffe sui servizi tecnico-nautici variano da porto a porto in base a diversi fattori ( dalla tipologia delle banchine, agli spazi) per cui è indispensabile definire quali sono le voci comparabili e in base a quali criteri, per poi decidere su quali elementi intervenire.”

L'altro tema scottante affrontato durante l'assemblea del comitato portuale, è stata la proposta del segretario generale, Emilio Squillante, di riunire i soggetti pubblici e la società “Porto Fiorito” per verificare i contenuti dell’accordo di programma siglato nel 2000 e i margini per la sua attuazione. Da tempo il progetto per la realizzazione di un porto turistico a Vigliena è fermo e non tutti i lavoratori ( 17 persone) hanno trovato occupazioni alternative.

 

Centri storici,
i piccoli negozi muoiono di tasse

ROMA. È il fisco il principale concorrente di negozi, bar e ristoranti dei centri storici. Per 8 imprenditori su 10, l’incremento delle imposte è stato uno dei problemi principali della propria attività negli ultimi 5 anni: una quota di segnalazioni più alta di quella raccolta dallo spostamento della clientela verso i centri commerciali e dagli abusivi del commercio, indicate rispettivamente dal 54% e dal 22% delle imprese. Ad incidere positivamente, invece, è stato il turismo: un’impresa su 10 dichiara che le vendite ai turisti costituiscono ormai oltre un quarto del totale. È quanto emerge da un sondaggio Confesercenti Swg sulle imprese commerciali e turistiche dei centri storici.
Il sondaggio è stato commissionato in occasione dell’avvio oggi a Ferrara della XIII edizione delle Giornate Europee del Commercio e del Turismo urbano, organizzate da Confesercenti e Vitrines d’Europe, con la collaborazione del Comune e della Camera di Commercio di Ferrara e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna.
Sulle imprese hanno pesato molto anche le problematiche connesse alla burocrazia (43%), al caro affitti (38%) e ai problemi di trasporti, sosta ed accessibilità dei centri storici (26%). In generale, gli imprenditori vorrebbero vedere più interventi da parte di amministrazioni centrali e locali per rilanciare la vitalità dei centri urbani e fermare il processo di desertificazione dovuto alle chiusure di attività commerciali e turistiche: quanto fatto finora appare insufficiente al 74% .
Dall’indagine, spiega Stefano Bollettinari, presidente di Vetrines d’Europe, «emerge in modo chiaro l’esigenza di ridurre la pressione fiscale sulle imprese e di riprendere i processi di semplificazione burocratica, come la Confesercenti, anche attraverso la propria Associazione Nazionale dei Centri Storici Ancestor, rimarca da tempo. C’è necessità anche di intervenire contro caro affitti e abusivismo».
La combinazione tra l’aumento del peso del fisco e dello spostamento della clientela verso la Gdo, effetto delle nuove aperture di centri commerciali e delle liberalizzazioni degli orari di apertura, rileva Mauro Bussoni, segretario Generale Confesercenti, «ha accelerato le chiusure delle imprese dei centri storici. Ci sono oggi in Italia migliaia di locali sfitti a causa della cessazione dei negozi, bar e ristoranti che li occupavano. Non possiamo lasciare che la desertificazione proceda ulteriormente».
Attività commerciali e turistiche, aggiunge Bussoni, «non sono solo una barriera al degrado cittadino, ma anche un volano per l’industria turistica ed il principale veicolo attraverso il quale la spesa dei visitatori ricade sul territorio. Le serrande abbassate non sono la cartolina che vogliamo inviare. Intervenire si può, ad esempio potenziando ed estendendo a livello nazionale le defiscalizzazioni ed i canoni calmierati che favoriscono l’uso di locali chiusi, come fatto da alcune Regioni per valorizzare e rilanciare i centri storici e i centri storici commerciali».

 

Indesit a Carinaro, Terracciano (Fim Cisl): No alla chiusura

NAPOLI. "Inaccettabile la deindustrializzazione di Caserta", l'allarme per la Indesit di Carinaro è lanciato da Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim Cisl Campania, e Nicodemo Lanzetta, segretario generale Fim Cisl Caserta. "L’annuncio fatto al Ministero a Roma da Whirlpool, recentemente oggetto di fusione con Indesit, ha praticamente sancito la chiusura dello stabilimento casertano, che comporterà 830 licenziamenti nonché lo smantellamento dell’ indotto - spiegano i due sindacalisti - Come Fim Campania riteniamo immotivato e ingiustificato un tale comportamento, che non trova riscontro né sul piano della competitività né su quello della produttività e dell’affidabilità a seguito dell’accordo faticosamente raggiunto a dicembre 2013. Un accordo brillante che ridefiniva gli assetti degli stabilimenti italiani del marchio, individuando produzioni, carichi di lavoro e addetti anche grazie alle potenzialità professionali e produttive dei lavoratori e del sindacato che non si è sottratto a contribuire per reggere alla competitività globale. In particolare l’Azienda si impegnava a saturare lo stabilimento Casertano trasferendo produzioni da altri stabilimenti e specializzando il sito per la produzione del piano cottura a gas A distanza di poco più di un anno, quello che sembrava un accordo di sistemazione di lungo termine è messo in discussione dalle fondamenta cancellando centinaia di posti di lavoro, in particolare in un tessuto industriale già di per se in forte sofferenza. Come Fim Campania, al fine di far ritornare Whirlpool e Indesit indietro e abbandonare il progetto di chiusura, ci batteremo per contrastare tale scellerato disegno e metteremo in piedi, insieme alla altre OO.SS. disponibili, tutte le iniziative di lotta, con manifestazioni e coinvolgimento della politica, delle istituzioni e della Regione Campania quest’ultima tra l’altro protagonista del progetto 2013. La Campania non può permettersi tale desertificazione industriale, il Governo deve intervenire per cambiare rotta e puntare sullo sviluppo industriale ed investire in manifatturiere nella nostra regione".

A marzo 571 nuovi posti di lavoro nelle Pmi

ROMA. A marzo 2015 le Pmi hanno realizzato 3.245 nuove assunzioni a fronte di 2.674 cessazioni, con un saldo netto positivo di 571 nuovi posti di lavoro. Lo ha registrato l’Osservatorio del lavoro della Cna, realizzato dal Centro Studi che, mensilmente, monitora un campione di oltre 20.500 imprese che occupano circa 127mila persone. Un aumento degli occupati nelle piccole imprese dello 0,5% su base mensile che, se fosse confermato per tutto il 2015, potrebbe contribuire in misura considerevole alla ripresa dell’occupazione nel Paese. Marzo 2014 aveva visto invece 2.988 nuovi contratti e 2.809 cessazioni: un saldo di 179 unità, molto inferiore all’attuale. «Sono segnali positivi: forse le piccole imprese iniziano ad agganciare la tiepida ripresa e fanno ripartire l’occupazione. L’ottimismo comincia a fare capolino», afferma la Cna. A marzo c'è stato un aumento dell’8,6% sullo stesso mese del 2014: 3.245 assunzioni, 1.337 delle quali a tempo indeterminato. E’ l’effetto combinato del Jobs Act e della decontribuzione inserita nella Legge di Stabilità. La crescita è sostenuta dai contratti a tempo indeterminato, aumentati del 54,6%, che rappresentano ormai il 41,2% delle modalità di assunzione, contro il 28,9% di un anno fa, sottolinea la Cna. All’interno del tempo indeterminato, crescono soprattutto le assunzioni a tempo pieno, quasi raddoppiate in un anno: +86%. Sono diminuite le assunzioni con altre tipologie contrattuali: - 8,3% il tempo determinato, - 18,5% l’apprendistato. L’Osservatorio del lavoro della Cna sottolinea che, «mentre fino ad un anno fa, per un contratto a tempo indeterminato se ne siglavano due a termine, oggi la tendenza vede in parità le due tipologie contrattuali».

 

La Borsa chiude con un +1,17, Milano "brinda" ad arrivo Poste

MILANO. Chiusura di seduta in rialzo a Piazza Affari. L'indice Ftse Mib ha fatto segnare nel finale un +1,17% a quota 24.030 punti, mentre l'Ftse Italia All Share guadagna l'1,10% a 25.683 punti. Milano, la migliore in Europa, sfrutta il forte rialzo del prezzo del petrolio e le parole del governatore della Bce, Mario Draghi, («il Qe sta funzionando»). Intanto lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 117 punti, con il rendimento del decennale all'1,27%. Fra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi con il segno verde Cnh Industrial che guadagna 6,4 punti, seguito da Saipem, Tenaris, Banco Popolare e Intesa Sanpaolo. Tra i segni meno, invece, in rosso Mediaset che cede 3,7 punti, ma in ribasso anche Yoox, Exor, A2a e Moncler. Bene Anima, il titolo della società di gestione del risparmio, che ha segnato un rialzo del 3,23% a 8 euro, ben al di sopra dei 6,96 euro pagati da Poste Italiane per ciascuna delle azioni che compongono il pacchetto del 10,3% rilevato da Mps (+0,82% a 0,61 euro). Brilla Cnh: il titolo dell'ex Fiat Industrial ha chiuso con un guadagno del 6,4% a 8,22 euro, nel giorno dell'assemblea degli azionisti (il presidente Sergio Marchionne ha detto di «guardare ad opportunità» nel settore delle macchine agricole). Sotto tono invece Exor (-0,62%), che ha offerto 130 dollari per azione per rilevare la compagnia di riassicurazioni Usa PartnerRe (+0,22% a 129,54 dollari a Wall Street). Poco mossa Fca (+0,52% a 15,42 euro).

Contestazione alla “dittatura” della Bce

Contestazione clamorosa alla Bce. Una manifestante interrompe la conferenza stampa di Draghi, irrompendo nella sala e salendo sul tavolo della presidenza, proprio di fronte al numero uno dell'Eurotower, inveendo contro la "dittatura della Bce" e lanciando coriandoli. Immediato l'intervento della sicurezza e lo stop all'intervento di Draghi, visibilmente spaventato. Dopo pochi minuti il numero dell'Eurotower riprende la parola. Con il suo consueto aplomb: "Continuiamo da dove ho interrotto". (FOTO)

Draghi torna subito ai contenuti. Per rivendicare, innanzitutto, che "l'attuazione del Quantitative Easing procede regolarmente con volumi in linea con le nostre previsioni di 60 miliardi al mese e ci sono evidenti prove" dei suoi benefici.

Soprattutto, Draghi contesta le valutazioni negative rispetto all'efficacia della mossa che ha fortemente voluto. "Ci sono valutazioni un po' esagerate su eventuali problemi di scarsità di titoli" di Stato che la Bce potrebbe comprare nel corso del Qe: "il nostro programma è abbastanza flessibile da adattarsi se le condizioni dovessero cambiare".

"E' evidente", insiste Draghi, che "le misure che abbiamo messo in atto funzionano le condizioni del mercato finanziario e i costi del finanziamento al settore privato si sono allentati notevolmente negli ultimi mesi e le condizioni per i prestiti a imprese e famiglie sono significativamente migliorate, con un balzo della domanda di credito".

"Guardando avanti - spiega ancora Draghi - il nostro focus sarà la piena attuazione delle misure di politica monetaria. Attraverso queste misure contribuiremo ad un ulteriore miglioramento delle prospettive di crescita e una ripresa della crescita del credito e della liquidità". Insieme "questi sviluppi porteranno ad un sostenuto ritorno dell'inflazione ai livelli inferiori ma vicini al 2% nel medio termine e assicureranno l'ancoraggio delle aspettative nel medio termine".

Questo, in uno scenario che sta lentamente cambiando. "Gli ultimi indicatori suggeriscono che la crescita sta guadagnando slancio e che si ampiera' e si rafforzera' gradualmente", assicura Draghi. E passi in avanti sono attesi anche sul fronte inflazione. Dopo aver toccato il -0,1% a marzo, l'inflazione nell'Eurozona "grazie alle nostre misure di politica monetaria dovrebbe risalire durante il 2015 e crescere ancora nel 2016 e nel 2017". Due in questo quadro, le direttrici da seguire per i governi. Le politiche fiscali devono "supportare la ripresa economica, pur rimanendo all'interno del Patto di stabilità e crescita". E devono andare avanti le riforme del mercato del lavoro. "Per aumentare gli investimenti, alimentare la creazione di posti di lavoro e aumentare la produttività, le riforme del mercato del lavoro e azioni per migliorare l'ambiente in cui si muovono le imprese devono guadagnare slancio in diversi Paesi", spiega il numero uno dell'Eurotower.

Alla fine della conferenza, ultimate tutte le risposte alle domande dei giornalisti, la sala ha concesso un lungo applauso al presidente della Bce. Immediata la reazione di Draghi: "mi conforta molto il vostro applauso", dice all'indirizzo dei giornalisti.

Fisco: Cgia, con modello 730 rimborsi per 8,2 miliardi a italiani

VENEZIA. I 20 milioni di contribuenti italiani che quest'anno presenteranno il Modello 730 recupereranno dal fisco e dall'Inps almeno 8,2 miliardi di euro. Lo indica la Cgia di Mestre secondo la quale il rimborso medio ottenuto da ciascun lavoratore dipendente sarà attorno ai 700 euro, mentre tra i pensionati l'importo medio si aggirerà tra i 500 e i 600 euro. Nel 2014, poco più di un lavoratore dipendente/pensionato su 2 ha presentato il 730: le Regioni più "interessate" dall'utilizzo di questo Modello sono state la Puglia (62,9 per cento), la Basilicata (62,3 per cento) e il Molise (62,2 per cento). Tra le meno "coinvolte" segnaliamo la Provincia autonoma di Bolzano (47,9 per cento), la Sardegna (47,5 per cento) e la Campania (46,4 per cento). La media nazionale si è attestata al 55,5 per cento. In vista del d-day previsto per domani la Cgia ha scattato la fotografia sulla dimensione economica del Modello 730 dell'anno in corso sulle base dei dati storici in questo momento disponibili. Il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, afferma: "da qualche anno il Modello 730 è diventato lo strumento fiscale più amato dai contribuenti italiani per recuperare detrazioni, deduzioni e oneri ai fini Irpef. I fattori di successo vanno ricercati nel costo abbastanza contenuto per chi si rivolge ad un Caf o a un professionista e nella relativa semplicità di compilazione per coloro che decidono di redigere in proprio il 730". Una semplicità, per chi decide di compilarselo da solo, che richiede comunque un minimo di conoscenza della legislazione fiscale: questa, tuttavia, va periodicamente aggiornata, visto che il quadro normativo subisce ogni anno delle modifiche importanti.

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