Giovedì 14 Dicembre 2017 - 6:53

Dall'Istat nuovo allarme povertà in Italia

ROMA. Allarme povertà in Italia. Nel 2014 un milione e 470mila famiglie (5,7% di quelle residenti) era in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102mila persone. Sono le stime diffuse nel report sulla povertà in Italia che provengono dall'indagine sulle spese delle famiglie che ha sostituito la precedente indagine sui consumi.

Il fenomeno, per quanto allarmante, non sembra però in crescita. Dopo due anni di aumento, l’incidenza della povertà assoluta in Italia si mantiene infatti sostanzialmente stabile. Anche sul territorio, si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all’8,6% nel Mezzogiorno.

Nonostante il calo dal 12,1 al 9,2%, la povertà assoluta rimane quasi doppia nei piccoli comuni del Mezzogiorno rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane della stessa ripartizione (5,8%). Il contrario accade al Nord, dove la povertà assoluta è più elevata nelle aree metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i piccoli).

Tra le famiglie con stranieri la povertà assoluta è più diffusa che nelle famiglie composte solamente da italiani - prosegue l'Istat nel report - dal 4,3% di queste ultime, in leggero miglioramento rispetto al 5,1% del 2013, al 12,9% per le famiglie miste fino al 23,4% per quelle composte da soli stranieri. Al Nord e al Centro la povertà tra le famiglie di stranieri è di oltre 6 volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno è circa tripla.

Dall'indagine dell'istituto di statistica emerge inoltre che l’incidenza di povertà assoluta scende all’aumentare del titolo di studio: se la persona di riferimento è almeno diplomata, l’incidenza (3,2%) è quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare (8,4%). Inoltre, la povertà assoluta riguarda in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza è inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%).

Come quella assoluta, la povertà relativa risulta stabile e coinvolge, nel 2014, il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815mila persone.

Anche per la povertà relativa si conferma la stabilità, rispetto all’anno precedente, rilevata per la povertà assoluta nelle ripartizioni geografiche e il miglioramento della condizione delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (l’incidenza della povertà relativa passa dal 32,3% al 23,9%) o residenti nei piccoli comuni del Mezzogiorno (dal 25,8% al 23,7%); in quest’ultimo caso il miglioramento si contrappone al leggero peggioramento registrato nei grandi comuni rispetto all’anno precedente (dal 16,3% al 19,8%).

Fisco, Contribuenti.it: violato lo statuto 2 volte su 3

ROMA. "In 15 anni lo Statuto dei diritti del Contribuente è stato violato 2 volte su 3 da parte dell'amministrazione finanziaria ed ha compromesso la lealtà tra i cittadini e la pubblica amministrazione". Questa è la sintesi del forte richiamo al rispetto dello Statuto del Contribuente effettuato stamane a Roma da Vittorio Carlomagno Presidente di
Contribuenti.it Associazione Contribuenti Italiani nell'illustrare la ricerca "La tutela del contribuente nelle liti fiscali internazionali" effettuata dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche Antonella di Benedetto di Krls Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it.
I dati della ricerca parlano chiari: in 15 anni, le violazioni allo Statuto del contribuente sono state 14.117, con punte record nel 2015 con 1.553 violazioni effettuate nel solo primo semestre.
Tra le principali violazioni è emerso che in 2 casi su 3 gli organi verificatori per "vincoli di bilancio" negano lo svolgimento della verifica fiscale presso lo Studio del difensore specializzato in diritto tributario, mentre 1 volta su 2 i verificatori fanno accesso presso le aziende senza effettuare alcuna attività di natura istruttoria, violando l'art. 12 della
Legge 212/00.
"In 15 anni con Lo Sportello del Contribuente abbiamo cercato di garantire i diritti previsti dalla L. 212/00 - ha affermato Vittorio Carlomagno - È importante invocare il rispetto dei diritti del contribuente ricordando ai verificatori che tutti gli Enti o Organi tributari devono adeguare il loro operato alle norme previste dallo Statuto".
 

Conateco, Nappi: «Non è chiudendo che riparte il Sud»

NAPOLI. «La vicenda della Conateco e dei suoi lavoratori non si può affrontare con logiche burocratiche» Lo afferma in una nota Severino Nappi, della direzione nazionale dell'Ncd. «Indipendentemente da ogni accertamento e verifica gestionale - prosegue Nappi - legittimo e sempre doveroso, ritengo che revocare la concessione alla società che movimenta oltre il 90% dei container del porto di Napoli - e quindi muove un pezzo significativo dell'economia regionale - sia pericoloso, specie in assenza di un piano di interventi strutturato e organizzato. La Regione dovrebbe immediatamente intervenire per ospitare un tavolo finalizzato, nel tempo occorrente a individuare soluzioni di sistema, a garantire la prosecuzione dell'attività d'impresa e con essa la salvaguardia dei circa 500 lavoratori che, tra diretti e indiretti, vi operano. Bisognerebbe insediare un organismo informale misto - composto da Autorità portuale, società, parti sociali e Prefettura di Napoli, col coordinamento della Regione - che, nel monitorare il rientro dell'esposizione debitoria e la normalizzazione della situazione,  consenta la normale prosecuzione delle attività e lanci un segnale di serenità anche al sistema armatoriale sul funzionamento del nostro porto, così come abbiamo sempre fatto in questi anni per vicende simili che ci hanno consentito di salvare tante realtà fondamentali per l'economia del nostro territorio. Non è tagliando e chiudendo stabilimenti che si fa ripartire la Campania e tutto il Sud.”

Borse in rialzo per l'ok sulla Grecia, ma Milano resta la peggiore

MILANO. Aprono in territorio positivo le piazze finanziarie europee sull'annuncio dell'accordo raggiunto a Bruxelles per la Grecia dopo 70 ore di maratona. Una notizia che arriva proprio qualche minuto prima dell'avvio delle negoziazioni. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi cala a 115,21 punti base con un rendimento del 2,11%. Le piazze del vecchio Continente sono in rialzo con Parigi che avanza dell'1,46%, Francoforte +1,02%, Amsterdam +0,97%, Bruxelles +1,01%, Londra +0,7%, Lisobna +0,08%, Madrid +1,35%. Inverte alle 9,15 Milano che azzera il guadagno iniziale per poi recuperare e segnare un progresso dello 0,5% (Ftse Mib) alle 9,24.

 
Pesante Mps dopo i primi scambi quando cede il 2,26% a 1,68 euro. Ben presto però recupera e alle 9,24 segna un leggero calo (-0,17%). La peggiore del listino milanese è StMicroelectronics (-1,11%). In calo Prysmian (-0,6%). Vola Salvatore Ferragamo che guadagna il 3,59%. Al rialzo Unicredit (+1,96%), Banco Popolare (+1,87%), Tod's (+1,52%), Fca (+1,32%), intesa Sanpaolo (+1,25%).

L'Inps avverte: a rischio povertà ora sono i 40enni

ROMA. La lunga e durissima crisi economica italiana ha modificato anche il profilo dei soggetti a rischio povertà: non più minori e anziani come per lungo tempo è stato ma persone comprese nella fascia di età intermedia tra i 40 e i 59 anni con incrementi percentuali di oltre il 70% nella fascia 50-59 anni. È l'Inps a certificare così, nel suo Rapporto annuale 2014, l'impatto sociale della recessione. «La crisi ha cambiato il profilo di rischio della povertà per età mentre le persone già fuori dal mercato del lavoro, tipicamente le persone con più di 70 anni, sono quelle che hanno sofferto meno gli effetti della crisi», si legge ancora. Non solo.

 
La contrazione della crescita dal 2008 al 2013 ha lasciato esposti anche quei nuclei familiari tradizionalmente ritenuti a basso rischio: in bilico ora ci sono le famiglie monoparentali under 60 che hanno registrato il 57% in più di poveri; le famiglie numerose di soli adulti, «tra i quali i poveri sono aumentati dell'80%»; le coppie senza figli under 60 (50% in più di poveri).

Anche i figli, più di 2, espongono ad un rischio povertà maggiore dato che, aggiunge l'Inps, «si registra una crescita dei tassi di povertà al crescere del numero di figli». Nessuna sorpresa, invece, nell'analisi dei rischi povertà su base territoriale: resta una forte distanza tra i tassi Nord e Sud che tra il 2008 ed il 2013 è nettamente aumentata. Prima del 2008 infatti il gap tra i tassi povertà Nord-Sud era di 24 punti percentuali (11% al Nord e 35% al Sud).

Negli ultimi 5 anni la forbice si è ulteriormente allargata toccando i 30 punti percentuali (14% al Nord e 43% al Sud). Tuttavia, osserva l'Inps, «è soprattutto il Nord-Est l’area del paese che ha fatto registrare gli incrementi proporzionalmente maggiori del numero di poveri (+61 per cento), seguita dal Centro (+50 per cento) e dal Nord-Ovest (+33 cento)».

Prevedibile, infine per l'Inps, un rischio povertà maggiore tra i disoccupati.Tuttavia, dice ancora l'Inps, tra questi, la classe di età che ha subito l’aumento relativamente maggiore del numero dei poveri sono i disoccupati con più di 50 anni, il cui numero è più che triplicato nell’arco di 6 anni.

L'estate premia i part time stagionali: 80mila posti in più

ROMA. L'estate 2015 premia il lavoro stagionale nel settore del turismo. Quest'anno infatti saranno impiegati ben 79.766 dipendenti in più, con un incremento del 3,1% rispetto al periodo luglio/settembre 2014 nei settori della ristorazione, dell'intrattenimento e negli stabilimenti balneari.

A segnalare il dato è la Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi di Confcommercio sottolineando due aspetti, la presenza delle donne e del personale italiano. Il tricolore domina con ben il 73,4% degli addetti di nazionalità italiana rispetto al 26,6% di stranieri e tantissime sono le donne impiegate nel settore che hanno praticamente raggiunto gli uomini con il 49,9%.

Nel lavoro estivo prevalgono i contratti part time (59,2%) rispetto ai full time (41,8%). Le professioni più gettonate sono: camerieri (64%), chef (18%), barman (13%), bagnini (5%). Le retribuzioni sono in media 1.200 euro mensili.

8xmille, l'80% alla Chiesa Cattolica

ROMA. L'80% dell'8xmille va alla Chiesa Cattolica. Sia in termini di scelte che di importo, pari a oltre 1 miliardo di euro. È quanto emerge dai dati comunicati dal Mef. Per quanto riguarda i redditi 2011 ripartiti nel 2015, spetta alla Chiesa cattolica il 79,945 degli importi e l'80,2% delle scelte; allo Stato va il 15,7% degli importi (195,6 milioni) e il 15,35% delle scelte. Tra le altre confessioni che si spartiscono il residuo la quota maggiore spetta alla Chiesa Evangelica Valdese, che incassa il 3,2% del totale, pari a 40,2 milioni.

 
Quanto al 2xmille, arrivano ai partiti solo 325mila euro. Primo risulta il Pd, con 199.069 euro. Segue la Lega cui andranno 28.140 euro, poi Forza Italia con 24.712. Sel riceverà 23.287 euro; alla Svp vanno 16.600 euro. A seguire, Fratelli d'Italia con 9.326 euro, Scelta Civica 7.102 euro. Chiude la lista Partito Autonomista Trentino Tirolese con appena 656 euro.

Tornano a salire i prezzi dei carburanti,

ROMA. Tornano a salire i prezzi della benzina. Con i mercati internazionali dei prodotti petroliferi ancora in salita, i prezzi raccomandati sulla rete carburanti italiana, dopo i ritocchi in saliscendi di ieri, prendono oggi un orientamento più definito, con Eni a rialzare la benzina di 2 cent/litro.

 
Sul territorio, in base all'elaborazione di Quotidiano Energia dei dati alle 8 di ieri comunicati dai gestori all'Osservaprezzi carburanti del Mise, il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della verde va, a seconda dei diversi marchi, da 1,624 a 1,648 euro/litro (no-logo 1,601). Per il diesel si rilevano prezzi medi self che passano da 1,440 a 1,468 euro/litro (no-logo a 1,426).

Quanto al servito, per la benzina i prezzi medi nazionali praticati sugli impianti colorati vanno da 1,694 a 1,798 euro/litro (no-logo a 1,627), il diesel da 1,516 a 1,616 euro/litro (no-logo a 1,454) e il Gpl da 0,589 a 0,620 euro/litro (no-logo a 0,582).

Lavoro, a maggio 185mila contratti in più

ROMA. A maggio il numero di attivazioni di nuovi contratti di lavoro in tutti i settori di attività economica è stato pari a 934.258. Se confrontato al numero di cessazioni di rapporti di lavoro, pari a 749.551, si tratta di 184.707 contratti in più. È quanto emerge dai dati sulla dinamica dei contratti di lavoro diffusi oggi dal ministero del lavoro. A maggio sono stati attivati 179.643 nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato (133.885 a maggio 2014) mentre sono cessati 179.372 contratti di lavoro a tempo indeterminato (151.539 a maggio 2014).

 
A maggio il numero di attivazioni di nuovi contratti di lavoro in tutti i settori di attività economica è stato pari a 934.258: il 3,8% rispetto ai 899.796 di maggio 2014 . Di queste 934.258 attivazioni, 179.643 (circa il 19%), sono contratti a tempo indeterminato, 643.032 sono contratti a tempo determinato, 19.728 sono contratti di apprendistato, 36.376 sono collaborazioni e 55.479 sono le forme di lavoro classificate nella voce 'Altro'.

A maggio sono state 30.325 le trasformazioni di rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato rilevate su tutti i settori di attività. Rispetto allo stesso periodo del 2014 crescono dell’43,2% (erano 21.184 a maggio 2014).

Il numero di cessazioni di rapporti di lavoro per tutti i settori è stato pari a maggio a 749.551, in crescita del 4,3% rispetto alle 718.633 cessazioni di maggio 2014. Di queste circa 750mila cessazioni, 179.372 (circa il 24%) sono relative a contratti a tempo indeterminato, 458.220 a contratti a tempo determinato, 13.230 sono contratti di apprendistato, 46.570 sono collaborazioni e 52.159 sono le forme di lavoro classificate nella voce 'Altro'.

Ocse, in Italia il 42,3% dei giovani
è senza lavoro

ROMA. Il tasso di disoccupazione giovanile «è inquietante» in paesi come Spagna (51,8%), Grecia (50,1%) e Italia (42,3%) nel 2014. Lo afferma l'Ocse nel rapporto sull'Occupazione, aggiungendo che «in questi paesi - si aggiunge - sembra che la disoccupazione giovanile abbia raggiunto l'apice» e di recente sono stati registrati alcuni cali. «La disoccupazione giovanile è rimasta a livelli molto elevati in alcuni paesi dell'Ocse, da qui il timore che le prospettive lavorative di molti giovani usciti da poco dal sistema scolastico siano compromesse in modo permanente», osserva l'Ocse, osservando che paesi come Spagna, Grecia e Italia hanno anche registrato «un forte aumento» dei Neet, giovani che non lavorano e non studiano. L'Italia risulta al terzo posto della graduatoria Ocse in termini di percentuale di Neet, oltre il 25%, superata solo da Grecia e Turchia (che però ha visto il livello di Neet scendere dal 40% pre-crisi al 29% nel 2014.

 

In generale il tasso dei senza lavoro nel Belpaese si è attestato al 13% nel 2014 e dovrebbe scendere al 12,4% nel 2015 e all'11,9% nel 2016. Quanto alla zona euro la disoccupazione è stata all'11,4% nel 2014 e dovrebbe declinare al 10,8% nel 2015 e al 10,3% nel 2016. Nell'area Ocse in generale i senza lavoro nell'area sono poco più di 43 milioni, 11 milioni in più rispetto a prima che iniziasse la crisi, in termini percentuali al 7,1%, 1,6 punti percentuali in più rispetto al livello pre-crisi.

 

Nell'area Ocse «la disoccupazione - afferma l'ocse nel rapporto - si manterrà a livelli elevati da qui a fine 2016. Il deficit di occupazione si manifesta essenzialmente in una disoccupazione maggiore più che nell'inattività». In salita la disoccupazione di lunga durata, aumentata del 77,2% rispetto al quarto trimestre del 2007 con il timore che «molti di questi siano usciti dal mercato del lavoro, il che renderà più difficile il calo della disoccupazione», conclude l'Ocse.

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