Lunedì 17 Dicembre 2018 - 9:34

Moody's declassa l'Italia

Moody's declassa l'Italia, tagliando il rating da Baa2 a Baa3 con outlook stabile su debito elevato. La decisione del downgrade dell'agenzia, che conclude la revisione avviata il 25 maggio, è appena un gradino sopra il livello dei titoli cosiddetti 'spazzatura'. Due i fattori chiave: la manovra di governo, che punta a decifit di bilancio più elevati nei prossimi anni e il rapporto debito pubblico/pil che secondo i tecnici dell'agenzia probabilmente si stabilizzerà sempre nei prossimi anni attorno al 130%, contrariamente alle ipotesi previste di riduzione. Ma non solo: con l'andamento del debito pubblico soggetto a prospettive di crescita deboli, il rapporto debito/pil potrebbe ulteriormente aumentare.

La crescita a medio termine inoltre potrebbe risentire dello stallo dei piani di riforme economiche e fiscali strutturali. L'agenzia ritiene che dopo un temporaneo aumento della crescita dovuto alla politica fiscale espansiva, si torni poi al tasso tendenziale dell'1% e in ogni caso l'agenzia ritiene che anche nel breve periodo lo stimolo fiscale fornirà un impatto più limitato rispetto a quanto ipotizzato dal governo. Insomma a parere di Moody's, i piani di politica fiscale ed economica del governo non comprendono un'agenda coerente di riforme. Quanto all'outlook stabile, secondo Moody's riflette i punti di forza del Paese: dal'economia ampia e diversificata agli ingenti avanzi delle partite correnti, agli investimenti internazionali nel Paese, all'alto livello di ricchezza delle famiglie italiane potenziale cuscinetto e fonte di possibile finanziamento per il governo.

SALVINI - "Il governo andrà avanti nonostante le agenzie di rating e i commissari europei e qualche incomprensione interna, faccio esercizio di yoga per superarla e la supereremo". Questo il commento del vicepremier Matteo Salvini a margine del Forum Coldiretti a Cernobbio. "Siamo qui per rispondere ai problemi degli italiani - ha detto - non per far saltare i governi né per impaurirci dai giudizi delle agenzie di rating che in passato hanno clamorosamente dimostrato di fallire i loro giudizi come falliranno questa volta. E' una buona manovra e andremo fino in fondo".

DI MAIO - "Siamo impegnati a spiegare le nostre ragioni all'Ue di una manovra del popolo che cambierà davvero l'Italia. Siamo impegnati a rispondere a Moody's" dopo il taglio del rating al nostro Paese "con un grande sorriso perché ce lo aspettavamo, ma allo stesso tempo siamo contenti che nel loro giudizio ci sia un outlook stabile". Così Luigi Di Maio, parlando con i cronisti nel piazzale antistante Palazzo Chigi.

"Soprattutto - prosegue il vicepremier - in quella che è la spiegazione che da Moody's si parla di un'Italia solida dal punto di vista del risparmio, stabile dal punto di vista dei conti economici e anche dell'avanzo di bilancio. Questo ci rende un Paese molto forte. Smentisco, e in questo penso di parlare a nome di tutto il governo, qualsiasi tipo di ripensamento sul 2.,4%" del rapporto deficit/Pil "perché scendere al di sotto vuol dire non fare quota 100 per superare la legge Fornero, non fare il reddito di cittadinanza, non rimborsare i truffati delle banche e noi questo non lo possiamo accettare".

Enti locali, Moretta: “Commercialisti strategici nei sistemi di controllo”

NAPOLI – “I nuovi sistemi di controllo sono fondamentali per la crescita e la sopravvivenza di tanti enti che vivono oggi una condizione di gravissima difficoltà economica. Il ruolo del dottore commercialista è strategico perché, con l’ausilio dei dirigenti e degli amministratori dei vari enti, può risolvere problemi anche gravi, come quelli che negli anni scorsi hanno causato dissesti importanti. Un ruolo che è insieme quello di commercialista, di revisore e amministratore, una specializzazione particolare di cui non si può fare a meno”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, numero uno dei commercialisti napoletani presentando il forum “Il sistema di controllo negli enti locali”, presso l’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli.

Il senatore Vincenzo Presutto, componente della commissione Bilancio di Palazzo Madama e presidente della Commissione di studio Oiv dell’Odcec Napoli, ha evidenziato: “Nel controllo interno della Pubblica amministrazione è fondamentale la performance. Parliamo di organismi indipendenti di valutazione che sono molto importanti e vanno nella direzione di migliorare la risultanza delle attività a tutti i livelli dello Stato. Dunque una performance che deve essere ottimale laddove ci sono controlli sempre più stringenti vista la delicatezza del momento economico-finanziario dei Comuni italiani, in particolare del Sud”.

Per Mario Michelino, consigliere delegato dell’Odcec di Napoli, “i commercialisti devono controllare il regolare svolgimento delle azioni degli enti locali ed essere anche in grado di fornire gli alert, un richiamo preventivo pre-dissesto. Per fare questo, occorre una specializzazione di altissimo profilo”. Mentre Salvatore Varriale, presidente della Commissione Enti Locali, ha rimarcato: “Il sistema di controllo degli enti locali è eccessivamente articolato, complesso e costoso. Mi auguro che il legislatore voglia semplificare questo settore”.

Immacolata Vasaturo, consigliere delegato della Commissione Oiv,  ha spiegato: “Oiv è l’organismo indipendente di valutazione, un organo che ha il compito di verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Dunque una sorte di controllo di gestione aziendale nell’ambito degli enti pubblici, una funzione importante e delicata per migliorare la produttività del lavoro nel settore pubblico”.

“I professionisti hanno l’obbligo di impostare nuove metodologie di controllo che siano sempre più finalizzate ai settori strategici dell’Amministrazione. Al revisore, sia costituito in forma monocratica o collegiale - ha sostenuto  Fortuna Zinno, consigliere delegato dei commercialisti partenopei - viene in primo luogo richiesto di collaborare con il Consiglio, esercitando la vigilanza sulla regolarità contabile e finanziaria e attestando la corrispondenza del rendiconto alle risultanze della gestione. Le funzioni di collaborazione con il Consiglio Comunale non devono ovviamente sfociare in una attività di consulenza e soprattutto è necessario ribadire la netta separazione tra potere di controllo e potere di gestione. La netta separazione dei ruoli e delle responsabilità è infatti alla base delle rispettive funzioni dell’apparato tecnico, politico e di controllo”.

All’incontro hanno partecipato Paolo Longoni,  consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e revisore legale negli enti locali; Carmine Cossiga, dirigente finanziario del Comune di Pozzuoli; Gianpaolo delle Donne, componente della Commissioni Enti locali e Organismi indipendenti di valutazione e Gabriele de Gennaro, partner Kpmg.

Flat tax un “miraggio” non sempre conveniente

DI LUIGI PASSANTE* E GUIDO SPINIELLO*

La flat tax, per definizione, identifica un sistema fiscale non progressivo, basato su una aliquota fissa, al netto di eventuali deduzioni fiscali o detrazioni. Di contro, è opportuno sottolineare, che la Costituzione italiana (art. 53) prevede che il sistema tributario sia informato a criteri di progressività della tassazione con la capacità contributiva del cittadino.

Tali premesse sono necessarie per il prosieguo del nostro ragionamento sulla “flat tax”, o meglio su quanto riportato nel DEF. Precisamente nella nota di aggiornamento del documento di Economia e Finanaza 2018, nel paragrafo IV.3 “LE PRINCIPALI LINEE DI INTERVENTO - Tassazione e contrasto alla evasione“, viene sottolineata l’intenzione da parte del Governo di “iniziare un percorso di riduzione graduale della pressione fiscale su famiglie e imprese, sostenendo nella prima fase le attività di minori dimensioni svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi. La graduale introduzione di una flat tax sui redditi dal 2019 avrà un ruolo centrale nella creazione di un clima più favorevole alla crescita e all’occupazione, tramite la riduzione del cuneo fiscale sul lavoro” ( http://www.mef.gov.it/inevidenza/documenti/NADEF_2018.pdf ).

In relazione a tale obiettivo, per altro da collegare all’obbligo costituzionale di avere un sistema fiscale progressivo, il governo ha deciso di estendere il regime c.d. Forfetario con aliquota al 15% da applicare ad una base imponibile forfetizzata in base a dei coefficienti di redditività differenziati per tipologie di attività. Il limite di fatturato posto, stando alle ultime dichiarazioni, pare essere quello dei 65 mila euro.

Ciò che è opportuno chiarire, fin da subito, che non parliamo di una vera flat tax, o di un tanto sperato cambiamento. Infatti, nonostante l’auto proclamazione di essere il governo del cambiamento, tale misura non è altro che una estensione di una norma già in vigore.

Entrando nel merito della questione, è opportuno poi chiedersi se davvero tale estensione risulti essere conveniente per i numerosi contribuenti che possono essere coinvolti. Per farlo, non avendo ancora il testo ufficiale, ci limiteremo a considerare validi tutti i limiti e i requisiti ad oggi necessari in relazione al c.d. regime forfetario. In particolare, proveremo ad analizzare per punti vantaggi e svantaggi di tale estensione. In particolare:

SEMPLIFICAZIONE ED ADEMPIMENTI

In termini di semplificazione di adempimenti è innegabile il vantaggio per il contribuente. I contribuenti aderenti al regime fiscale in questione, infatti, non sono soggetti agli studi di settore (ed anche ai futuri ISA), oltre ad essere esclusi dal campo di applicazione dell’IVA e non essere considerati sostituti di imposta. Inoltre, per i forfetari non è previsto l’obbligo di adeguarsi alla fattura elettronica (per il solo ciclo attivo), oltre all’esonero dell’invio dello “spesometro” (comunicazione dati fatture). Naturalmente, tali vantaggi, si traducono in un risparmio concreto di costi (dal costo del consulente a quello relativo alla fatturazione elettronica). E’ opportuno ricordare che, invece, nulla cambia per la fatturazione elettronica passiva, ovvero tali soggetti saranno comunque obbligati alla ricezione ed alla conservazione delle fatture elettroniche di acquisto, nonostante tali fatture non siano “fiscalmente” rilevanti.

LAVORATORI DIPENDENTI

Altro punto focale, ad avviso di chi scrive, è legato al costo del personale dipendente. Infatti, nell’attuale regime, una delle cause di non adesione o di esclusione è l’impiego di lavoratori dipendenti che abbiano comportato una spesa superiore 5.000 € lordi annui. Tale limite, legato all’innalzamento del fatturato, risulta essere un problema serio ed attuale che potrebbe comportare l’utilizzo in “nero” dei dipendenti (spesso l’unico) dipendente, pur di rientrare in tale regime. Poniamo il caso, ad esempio, di una piccola attività commerciale con un dipendente, ad esempio commesso. Se il titolare di tale attività, generasse un fatturato congruo per applicare il regime forfetario, risulterebbe quasi impossibile mantenere alle sue dipendenze il suo dipendente con gli attuali limiti. A fronte del presunto risparmio di imposte, per cogliere l’occasione della “riduzione graduale della pressione fiscale”, il titolare potrebbe essere invogliato a licenziare il dipendente oppure a proseguire il suo rapporto in maniera fraudolenta.

PRESSIONE FISCALE

Stando invece alla pressione fiscale non è possibile definire in maniera univoca la convenienza di tale regime. Infatti, analizzando in maniera assoluta le aliquote e in considerazione della mancata applicazione dell’IVA, sembrerebbe immediatamente conveniente tale regime fiscale. E’ opportuno chiarire che tale convenienza non è per necessità di cose automatica ed è legata alla singola posizione del singolo contribuente. Infatti, a seconda dell’attività svolta, può non essere necessariamente conveniente tale regimo. Poniamoci, per esempio, nel caso in cui il contribuente abbia costi “reali” superiori a quelli riconosciuti tramite la percentuale di redditività stabilita e che tali costi risultino per la maggior parte soggetti ad IVA (locazione immobile soggetto ad IVA, ad esempio), la scelta non risulterebbe affatto ovvia. In tale circostanza infatti, l’utile dichiarato ai fini fiscali nel regime forfetario, risulterebbe molto alto rispetto a quello fiscalmente rilevante in un regime fiscale semplificato e l’IVA (per altro partita di giro, quindi da non considerare alla stregua di un costo) risulterebbe comunque abbattuta dall’imposta a credito maturata sui relativi costi. Lo stesso reddito fiscalmente più alto generato nel regime forfetario, inoltre, risulterebbe la base imponibile per il calcolo della contribuzione (sia trattasi di cassa professionale, sia di Gestione separata sia di Gestione Commercianti ed Artigiani). Inoltre, ulteriore fattispecie da valutare attentamente, è legata alla questione Rimanenze. Infatti, nonostante per i contribuenti semplificati, il valore delle rimanenze (sia iniziali che finali) non ha più valore fiscale, gli stessi contribuenti hanno dovuto indicare tale valore (precisamente quello delle rimanenze finali) sia negli studi di settore 2018, sia nelle proprie dichiarazioni REDDITI 2018. In tale circostanza, il passaggio da un regime semplificato a quello forfetario, comporterebbe l’obbligo in capo all’imprenditore di versare l’IVA, precedentemente detratta, sulle rimanenze. In ultimo sono da considerare tutte le detrazioni di imposta previste per il regime semplificato e non utilizzabili nel regime forfetario.

In altre parole, bisognerà compiere una valutazione specifica su ogni singola fattispecie prima di decidere quale regime fiscale adottare.

DISGREGAZIONE

Ulteriore considerazione da fare è quella relativa al “messaggio” lanciato a seguito di tale estensione del regime forfetario. La tendenza sembrerebbe essere quella di favorire la disgregazione, piuttosto che una aggregazione. Tale fattispecie, legata al nostro mondo professionale, inoltre, cozzerebbe con le intenzioni dei vertici della nostra categoria di favorire le specializzazioni. Immaginando ad esempio più professionisti specializzati in aree differenti, difficilmente questi ultimi, per ragioni fiscali, tenderebbero all’agreggazione in uno studio professionale associato. In tal senso, era auspicabile una norma fiscale che favorisse la creazione di società tra professionisti, così da favorire lo sviluppo di poli di qualità, costituiti dall’unione di più professionisti.

In conclusione, aspettando ancora ulteriori e definitivi chiarimenti, ciò che è da chiarire è che non possiamo parlare di una vera e propria flat tax e che è sempre necessario valutare caso per caso il reale vantaggio fiscale nello scegliere tale regime.

Purtroppo sembrerebbe che tali misure pensate dall’attuale governo servano a soddisfare più le esigenze populiste di una nazione stanca piuttosto che mirare ad una crescita vera, attraverso un aiuto concreto alle piccole/medie imprese ed ai professionisti, che rappresentano il tessuto economico più importante della nostra economia.  

*Unione Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Napoli

Moretta, ecco il nuovo sistema di controllo negli enti locali

NAPOLI - “L’evoluzione normativa del sistema dei controlli interni negli enti locali ha subito, nel corso della legislatura, una profonda innovazione, sfociata nel valore della valutazione attribuita ai  nuovi soggetti, gli ‘Organismi indipendenti di valutazione’, i quali si sostituiscono, in tale attività, ai servizi di controllo interno”. Lo ha detto Vincenzo Moretta, numero uno dei commercialisti napoletani presentando il forum “Il sistema di controllo negli enti locali” che si terrà oggi alle ore 9,00 presso la sede dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli (piazza dei Martiri, 30).

“Di notevole importanza la rilevazione delle performance organizzative, della dirigenza e di tutto il personale amministrativo. Occorre sottolineare anche il controllo sugli equilibri finanziari dell’ente - ha aggiunto Moretta - , che è strumentale alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica determinati dal Patto di stabilità interno , mediante il coordinamento e la vigilanza del responsabile del servizio finanziario, nonché dei responsabili dei servizi”.

Interverrà ai lavori il senatore Vincenzo Presutto, componente della commissione Bilancio di Palazzo Madama e presidente della Commissione di studio Oiv dell’Odcec Napoli che parlerà degli

effetti positivi che l'applicazione del piano della performance ha, e potrà avere, sulla gestione della finanza pubblica, locale e nazionale, nonché sull'erogazione dei servizi pubblici essenziali al territorio.

Secondo Mario Michelino, consigliere delegato dell’Odcec di Napoli “si rende sempre più necessario il controllo sulle società partecipate dagli enti locali, il quale dovrà essere periodico e prevedere l’analisi degli scostamenti rispetto agli obiettivi assegnati, anche con riferimento ai possibili squilibri economico finanziari rilevati per il bilancio dell’ente locale.

Ricordiamo che questi enti fanno parte del bilancio consolidato dell’ente e pertanto soggette al di regolarità amministrativa e contabile oltre i consueto che aspetti tipici del controllo di gestione e del controllo strategico.

L’introduzione del controllo sulle società partecipate rappresenta uno degli elementi più innovativi della riforma del sistema dei controlli, quale momento indispensabile alla governance dell’ente locale”.

Oggi, dopo circa vent’anni, il tasso medio di conoscenza della materia pubblica è profondamente cresciuto e i professionisti, in molti casi, sono riusciti ad apportare all’ente locale un valore aggiunto, con proposte e rilievi che hanno migliorato il grado di efficienza, efficacia ed economicità della gestione dell’ente”, ha evidenziato Fortuna Zinno, consigliere delegato dei commercialisti partenopei.

“I professionisti hanno l’obbligo di impostare nuove metodologie di controllo che siano sempre più finalizzate ai settori strategici dell’Amministrazione. Al revisore, sia costituito in forma monocratica o collegiale - ha aggiunto la consigliera Zinno -, viene in primo luogo richiesto di collaborare con il Consiglio, esercitando la vigilanza sulla regolarità contabile e finanziaria e attestando la corrispondenza del rendiconto alle risultanze della gestione.

Le funzioni di collaborazione con il Consiglio Comunale non devono ovviamente sfociare in una attività di consulenza e soprattutto è necessario ribadire la netta separazione tra potere di controllo e potere di gestione. La netta separazione dei ruoli e delle responsabilità è infatti alla base delle rispettive funzioni dell’apparato tecnico, politico e di controllo”.

Salvatore Varriale, presidente della Commissione Enti Locali, ha sottolineato che il sistema dei controlli interni negli enti locali ha subito nell’ultimo decennio una profonda evoluzione importanti sia i controlli preventivi di legittimità e di merito sugli atti svolti da organi esterni, sia il regime in cui predominano i controlli interni, in particolare quelli sull’attività gestionale.

Fondamentale il principio cardine della distinzione dei poteri di indirizzo e di controllo politico- amministrativo, spettanti agli organi di governo, dai poteri di gestione amministrativa, finanziaria e tecnica nonché di attuazione degli obiettivi, attribuiti ai dirigenti.

Infatti, proprio la distinzione di poteri e compiti tra organi di governo e classe dirigente crea i presupposti, per questi ultimi, di un maggiore grado di autonomia nella gestione; a sua volta, la maggiore autonomia gestionale riservata ai dirigenti ne determina l’accresciuta responsabilità diretta ed esclusiva, in relazione agli obiettivi dell’ente, alla correttezza amministrativa, all’efficienza ed ai risultati della gestione”.

All’incontro interverranno anche Immacolata Vasaturo, consigliere delegato della Commissione  Oiv; Paolo Longoni,  consigliere d’amministrazione della Cassa di previdenza dei ragionieri e revisore legale negli enti locali; Carmine Cossiga, dirigente finanziario del Comune di Pozzuoli; Gianpaolo delle Donne, componente della Commissioni Enti locali e Organismi indipendenti di valutazione e Gabriele de Gennaro, partner Kpmg.

L’Ue contraria alla manovra, lo spread vola a 326 punti

MILANO. Da Bruxelles l'invito a rivedere la manovra fiscale e l'annuncio che l'Italia non riceverà flessibilità, anzi: la lettera di richiamo è pronta. Le voci che arrivano dalla Commissione europea inguaiano ancora di più la Borsa di Milano. Piazza Affari affonda a fine seduta dopo che lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha superato la soglia dei 320 punti e si attesta a circa 326 punti. Il Ftse Mib termina gli scambi in calo dell'1,89% a 19.087 punti. Dopo aver aperto a 311 punti, nel corso della giornata lo spread ha continuato costantemente a salire. Secondo il grafico storico del differenziale tra Btp e Bund tedeschi, lo spread in area 320 punti si è registrato l'ultima volta a maggio scorso e nel marzo del 2013, cinque anni fa. Il rendimento superiore al 3,6% riporta invece ai livelli di gennaio 2014.

Conte: "La manovra è bella"

Nessun dubbio nel governo sulla manovra. "Siamo convinti di quello che abbiamo fatto", afferma, a margine dei lavori del Consiglio Europeo, a Bruxelles, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che sottolinea: "Più passa il tempo più mi convinco che la manovra è molto bella". A proposito dell'accoglienza critica che ha avuto il documento programmatico di bilancio in seno all'esecutivo Ue, Conte dice: "Mi rendo perfettamente conto che non è questa la manovra che si aspettavano alla Commissione Europea: è comprensibile che ci siano queste prime reazioni". "Mi aspetto - continua Conte - delle osservazioni critiche: valuteremo e inizieremo a sederci ai tavoli. Da oggi - ricorda - il commissario Pierre Moscovici dovrebbe essere a Roma a parlare con il ministro Giovanni Tria". "Noi ovviamente - assicura -risponderemo alle osservazioni critiche".

In merito al decreto legge in materia fiscale, il cui testo secondo quanto affermato dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio sarebbe stato "manipolato" da qualche manina, Conte afferma: "Venerdì sarò a Roma: lo controllerò come si fa sempre, articolo per articolo. Verrà mandato al Quirinale un testo conforme alla volontà deliberata nel corso del Consiglio dei ministri". Tra Lega e M5S, continua Conte non c'è "nessuna frattura. Controlleremo il testo dell'articolo e sarà inviato".

«Andare in pensione con quota 100 potrebbe costare a un lavoratore pubblico anche 500 euro al mese»

Andare in pensione con quota 100 potrebbe costare a un lavoratore pubblico anche 500 euro al mese. E' il presidente dell'Inps, Tito Boeri, a fare i conti in tasca ai dipendenti pubblici che usufruiranno del pensionamento anticipato messo a punto dal governo lega-M5S. Nel corso dell'audizione alla commissione Lavoro della Camera, Boeri ha spiegato che un lavoratore pubblico che va in pensione con 62 anni e 38 di contributi rispetto a una pensione a 67 anni, "potrebbe perdere 500 euro al mese".

A lasciare il lavoro anticipatamente, inoltre, stima ancora Boeri, saranno "poco meno di 400mila lavoratori". Un numero, ragiona ancora, limitato dalla norma che prevede il divieto di cumulo reddito-pensioni e che costituisce "un deterrente", almeno per alcuni, al pensionamento. Ma i costi che lo stato dovrebbe sostenere per controllare il rispetto del divieto sarebbero così alti e la platea di 'evasori' così incerta che, si chiede ancora Boeri "se ne valga la pena".

Lo stop al cumulo, dice Boeri, "è tutt'altro che ovvio e costituisce un'operazione gestionale complessa sopratutto per la parte relativa alle ispezioni necessarie alla verifica del rispetto del divieto che significa impiegare risorse importanti per controllare se le persone in pensione lavorano o meno. Mi chiedo se vale la pena spendere tutte queste risorse per controllare se in pochi dovessero lavorare dopo la pensione", osserva.

Per il presidente dell'Inps il pacchetto complessivo sul fronte pensioni (da quota 100 a opzione donna, dall'Ape social al blocco delle aspettative di vita) si tradurrà in un incremento della spesa previdenziale nei prossimi 10 anni di 140 mld.

Quanto alle risorse che potrebbero essere risparmiate con il taglio delle pensioni d'oro - che il governo intende inserire nella legge di stabilità - secondo le stime elaborate dall'Inps dalla 'sforbiciata' che si attesta sui 90mila euro lordi annui (4.500 euro netti al mese) si potrebbero ottenere risparmi pari a 150 mln di euro l'anno che potrebbero arrivare a 300 milioni solo abbassando la soglia a 78 mila euro lordi all'anno pari a circa 3.800 euro lordi al mese.

Cifre dunque lontane da quelle stimate dall'esecutivo, che conta di racimolare dall'intervento equitativo 1 miliardo di euro. Altro modo di superare i 150 mln di risparmio, spiega ancora Boeri, è quello di stimolare quanto più possibile il prepensionamento per poi riservarsi di intervenire tagliando queste pensioni o, ancora, "cambiare il provvedimento e disegnare un intervento perequativo" sulla falsa riga di quello già effettuato dal governo Letta. Una eventualità possibile, per Boeri, considerato che lo stop alla perequazione per gli assegni pari a 6 volte il minimo, sopra i 2.500 euro netti al mese, esaurirà i suoi effetti proprio nel 2019.

Nel corso dell'audizione, Boeri affronta poi il tema del condono contributivo. Per il presidente dell'Istituto di previdenza, questa misura "avrebbe un effetto devastante sui conti dell'Inps". "Non abbiamo elementi sufficienti per capire l'impatto di un intervento in questo senso ma sicuramente il condono contributivo al contrario di quello fiscale indurrebbe anche un comportamento opportunistico da parte degli evasori sul fatto che prima o poi potrebbe arrivare un altro condono", spiega Boeri, ribadendo come gli effetti si siano già fatti sentire al "solo parlare di condono contributivo: la nostra riscossione è già inferiore a quella attesa", conclude.

Juncker all'Italia: «Non possiamo accettare tutto»

"Non abbiamo ancora messo in questione il bilancio dell'Italia. Abbiamo lanciato degli avvertimenti, forse prematuri. Se accettassimo tutto quello che il governo italiano propone, avremmo delle controreazioni virulente in altri Paesi della zona euro". Lo dice il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker, in un'intervista concessa a Bruxelles a media audiovisivi italiani, tra cui l'Adnkronos (VIDEO).

Affermare "che io sarei contro l'Italia è un'idiozia (une foutaise, ndr). E' una menzogna" sottolinea il presidente della Commissione Europea. "Ho presieduto la conferenza intergovernativa nel 1991 che ci ha condotti verso il trattato di Maastricht e verso l'Unione economica e monetaria - afferma Juncker - ho fatto di tutto, quando c'erano delle resistenze molto forti in certi Stati membri, ad avere l'Italia come membro della zona euro fin dall'inizio".

"Ero ministro delle Finanze allora: ho ricevuto i primi ministri e i ministri delle Finanze di almeno otto Paesi europei che non volevano l'Italia. E io ho sempre detto che non volevo l'euro, se l'Italia non era sulla linea di partenza", conclude Juncker .

Turrà, gli incentivi alle nuove imprese possono favorire l’economia e l’occupazione

NAPOLI – “L’importanza per l’economia del mezzogiorno di favorire ed incentivare la creazione di nuove imprese che possano contribuire alla crescita dell’economia reale sta favorendo la ripresa strutturale, in un momento di incertezza come quello che stiamo attraversando”. Lo ha detto Maurizio Turrà, presidente della Federazione Dottori Commercialisti intervenendo al forum “Avvio d’impresa incentivi e agevolazioni” organizzato presso la sede del Centro direzionale dell’Odcec di Napoli per illustrare gli incentivi alle nuove imprese e agli studi professionali.

La giornata di studi si è svolta in due sessioni una mattutina introdotta dal ed una pomeridiana aperta dal segretario nazionale dei commercialisti italiani, Achille Coppola.

In apertura dei lavori il numero uno dei commercialisti partenopei, Vincenzo Moretta ha sottolineato il ruolo fondamentale della categoria per lo sviluppo delle imprese che, se assistite con professionalità e competenza, possono affrontare la sfida del mercato economico globale.

I lavori mattutini si sono articolati con le relazioni di Maria Cristina Gagliardi che ha illustrato la  misura “Resto al Sud”, Marco Paoluzi, responsabile dell’area credito dell’Ente Nazionale Microcredito che ha descritto le ipotesi a cui è possibile accedere ed Erminia Mazzoni che ha parlato di “Selfiemployment” collegata al Pon Garanzia Giovani.

La sessione pomeridiana si è aperta con l’intervento del segretario nazionale dei commercialisti italiani, Achille Coppola che ha annunciato l’iniziativa del consiglio nazionale “Rete del Valore-Studi Professionali” al servizio dei professionisti e delle imprese. Con tale finalità è stato costituito uno strumento consortile, con l’obiettivo di mettere in collegamento gli studi professionali dei propri iscritti mediante realizzazione di una rete (modello hub & spoke) al fine di promuoverne la crescita dimensionale, rafforzando le attività tradizionali e ampliando i servizi offerti alla propria clientela pubblica e privata.

Proseguendo i lavori, hanno approfondito il tema, Monica Palumbo soffermandosi sulla misura Nuove imprese a tasso zero, Fabrizio Monticelli su Start Up innovative e Roberto Coppola che si è soffermato sulle imprese della cultura e sulla misura agevolativa Cultura Crea.

Carmen Padula, consigliere delegato della commissione sviluppo attività produttive, ricerca e Innovazione, ha evidenziato che l’innovazione in azienda è la caratteristica che può fare la differenza in una impresa di successo, capace di svilupparsi, competere e contribuire allo sviluppo dell’economia.

La chiusura dei lavori è stata affidata a Maurizio Turrà che ha ringraziato tutti i partecipanti per il proficuo confronto, ribadendo il concetto che “le capacità imprenditoriali, professionali e di innovazione presenti nel nostro territorio possono, se seguite da professionisti esperti e supportate adeguatamente, fornire un importante contributo allo sviluppo economico-sociale ed ha invitato le istituzioni a mettere in campo istrumenti concreti ed efficaci per favorire ed incentivare nuove iniziative economiche, anche con contributi e agevolazioni per inserimenti lavorative nelle imprese neocostituite. Si creerebbe così un circuito virtuoso che contemporaneamente farebbe bene all’economia e all’occupazione”.

Pensioni, verso il blocco degli aumenti

Ci siamo. Entro mezzanotte l'esecutivo dovrà inviare a Bruxelles la prima manovra targata giallo-verde, tuttavia sono ancora tanti i nodi da sciogliere tra cui quello spinoso delle coperture finanziarie. Sebbene siano stati stanziati 37 miliardi, infatti, sembra che le risorse a disposizione non siano sufficienti a coprire tutte le misure in cantiere. Ecco perché anche il governo guidato da Lega e M5S, come quelli precedenti, potrebbe puntare ad un blocco della rivalutazione delle pensioni per ottenere rapidamente dei risparmi. Introdotto dal governo Monti nel 2011, il blocco degli assegni pensionistici è stato poi confermato nel 2013 dall'esecutivo guidato da Enrico Letta, che ha fissato un sistema basato su 5 scaglioni di reddito con relative percentuali di rivalutazione valido per una fase transitoria con scadenza nel 2016, poi prorogata fino al 2018.

In assenza di novità legislative, quindi, dal 1° gennaio 2019 tornerebbe in vigore il meccanismo della perequazione, lo strumento con cui gli importi delle pensioni vengono adeguati all'aumento del costo della vita rilevato dall'Istat. In particolare, a partire dal prossimo anno sarebbero reintrodotte le percentuali previste dalla legge 388/2000, secondo cui l'adeguamento sarà pari al 100% degli indici Istat per gli importi fino a 3 volte il minimo, del 90% tra 3 e 5 volte il minimo Inps ed del 75% per gli importi oltre le 5 volte. In questo modo le pensioni, in caso di aumento dell'inflazione, sarebbero più alte, comportando quindi una spesa più onerosa per le casse dello Stato. Da qui l'ipotesi che il governo intervenga, ancora una volta, per 'bloccare' gli assegni pensionistici impedendone l'adeguamento in base all'inflazione.

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