Sabato 20 Gennaio 2018 - 18:24

La Bce inizia
a comprare Btp

FRANCOFORTE. Al via il piano Quantitative Easing della Bce. Oggi inizia ufficialmente l'acquisto dei titoli di Stato, annunciato dal presidente Mario Draghi, per un ammontare mensile pari a 60 miliardi di euro e un totale di 1.140 miliardi. Il programma si dovrebbe concludere nel settembre del 2016. Le scadenze dei titoli saranno fra 2 e 30 anni. Le banche centrali dei paesi interessati garantiranno per una quota pari all’80% del totale, dunque solo il 20% sarà il rischio condiviso tra banche nazionali e Bce. L'Eurotower potrà acquistare per un importo massimo che non superi il 33% del debito di ciascun Paese e per ogni emissione non potrà acquistare più del 25% dei titoli. Nel giorrno in cui il bazooka della Bce inizia a sparare, i mercati sono gelati dalla crisi greca: oggi si riunisce l'Eurogruppo, dopo che ioeri le proposte di Atene sono state bocciate. La Borsa di Atene è quella che perde di più: oltre tre punti percentuali, mentre il rendimento dei titoli decennali si avvicina pericolosamente al 10%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è stabile attorno ai 93 punti con i titoli italiani che rendono meno dell'1,3%. A Milano, Piazza Affari apre in rosso poi torna in positivo dello 0,2%. Deboli gli altri mercati del Vecchio continente: Londra e Parigi cedono lo 0,7%, Francoforte cede lo 0,3%.

Napoli, compravendite tornano
a crescere

ROMA. Il mercato immobiliare nel 2014 torna crescere dell'1,8%, dopo sette anni di risultati negativi. Nell'ultimo trimestre del 2014 le transazioni sono cresciute del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2013, chiudendo l'intero anno con un totale di 920.849 unità compravendute, contro 904.960 del 2013. I dati sono contenuti nell'Osservatorio del mercato immobiliare dell'Agenzia delle Entrate, secondo cui i prezzi continuano comunque a scendere. Nell'ultimo trimestre dell'anno è Roma a guidare la classifica delle compravendite, con quasi il 20% di transazioni in più. Seguono Bologna +18%, Napoli e Torino +17,6%, Firenze +10,2%, Milano +3,2% e Palermo +1,5%.  Nel 2014 il migliore risultato nel volume degli scambi è del settore commerciale (+5,7%), seguito dai settori residenziale e produttivo (+3,6%), mentre resta negativo il terziario (-4,6%). Tra le grandi città, il mercato delle abitazioni, registrano una buona performance Bologna (+18,5%) e Genova (+15%).Quanto invece ai prezzi, nel corso del 2014 continuano a scendere. E anche nei primi mesi del 2015 non si prevede una svolta significativa. In particolare nel secondo semestre del 2014 i prezzi delle abitazioni sono scesi dello 0,8% rispetto al primo semestre quando erano scesi del 2,3%.Tornando ai volumi scambiati nel confronto tra l'ultimo trimestre 2014 e lo stesso periodo del 2013, l'incremento tendenziale del mercato delle abitazioni è pari al +7,1%, quello dei negozi segna una variazione del +14,1% e il produttivo registra un +3,1%. Pressoché stabili le compravendite del terziario (+0,3%). Per il mercato delle abitazioni, crescita a doppia cifra nel 2014 per le città di Bologna +18,5%, Genova +15%, Roma +13,9% e Firenze +13,3%. Seguono Milano e Torino, che registrano rispettivamente +5% e +5,4%, e Palermo +4%. Unica negativa tra le grandi città è Napoli, che nel 2014 perde il 3,7%, un dato però influenzato dal confronto con l'anno, il 2013, in cui è avvenuta la dismissione del patrimonio residenziale del Comune a favore degli inquilini.

A gennaio scende ancora il tasso di disoccupazione. Renzi: «Non basta»

 ECONOMIA

Disoccupazione, a gennaio scende al 12,6%. Renzi twitta: "Bene, ma non basta"

A gennaio scende ancora il tasso di disoccupazione,

ROMA. Tweet di Renzi. Il premier commenta su Twitter i dati, scrivendo "più 130 Mila posti di lavoro nel 2014, bene ma non basta"

A gennaio scende ancora il tasso di disoccupazione, che si attesta al 12,6%. Lo comunica l'Istat segnalando come dopo il calo già registrato a dicembre, la disoccupazione sia diminuita ancora di 0,1 punti percentuali sul mese precedente, tornando sullo stesso livello di dodici mesi prima. Nel 2014 il tasso di disoccupazione ha però toccato il 12,7% dal 12,1% del 2013, il dato più alto mai registrato dal 1977.
Quanto al numero di disoccupati, pari a 3 milioni 221 mila, diminuisce a gennaio dello 0,6% rispetto al mese precedente (-21 mila) mentre aumenta dello 0,2% su base annua (+7 mila).
Occupati - Assieme al nuovo calo del tasso di disoccupazione migliora anche il dato degli occupati che a gennaio risultano 22 milioni 320 mila. L'Istat evidenzia come si tratti di un numero sostanzialmente invariato rispetto a dicembre (+11 mila) ma in aumento dello 0,6% su base annua (+131 mila). Il tasso di occupazione, pari al 55,8%, aumenta pertanto di 0,1 punti si dicembre 2014 e di 0,3 punti rispetto a dodici mesi prima.

Disoccupazione giovanile - A gennaio il tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia di età fra i 15 e i 24 anni, risulta pari al 41,2%, con un calo di di 0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,0 punti nei dodici mesi. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi. Quanto al tasso di occupazione giovanile, pari al 15,2%, diminuisce di 0,1 punti percentuali sia rispetto al mese precedente sia rispetto a dodici mesi prima. Il numero di giovani disoccupati, pari a 636 mila, diminuisce dell’1,0% nell’ultimo mese (-7 mila) e del 9,1% rispetto a dodici mesi prima (-64 mila). L’incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età - aggiunge l'Istat - è pari al 10,7% (cioè poco più di un giovane su 10 è disoccupato). Tale incidenza risulta in diminuzione di 0,1 punti percentuali nell’ultimo mese e di 1,0 punti rispetto allo scorso anno. Il numero di giovani inattivi è pari a 4 milioni 415 mila, in aumento dello 0,2% nel confronto congiunturale (+7 mila) e dell’1,1% su base annua (+47 mila). Il tasso di inattività dei giovani tra 15 e 24 anni, pari al 74,1%, cresce di 0,2 punti percentuali nell’ultimo mese e di 1,2 punti nei dodici mesi.

 

Tfr, fallisce l'idea di Renzi

ROMA. Gli italiani non sono fessi. Da marzo sarà possibile richiedere il trattamento di fine rapporto in busta paga, ma l’adesione è ancora scarsa. Lo segnala Confesercenti che, in base a un sondaggio condotto con Swg, rileva come ad oggi ne abbiano fatto richiesta appena 6 dipendenti su 100, e solo un altro 11% vorrebbe farlo entro la fine del 2015. La stragrande maggioranza dei dipendenti (l’83%) lascerà invece accumulare il trattamento di fine rapporto nell’impresa in cui lavora, come avvenuto finora oggi. Le imprese confermano le risposte dei dipendenti: l’82% non ha ricevuto o pensa di non ricevere richieste di TFR in busta paga da parte dei propri dipendenti. I lavoratori che hanno scelto di avere il TFR su base mensile, secondo i dati di Confesercenti, utilizzeranno la liquidità aggiuntiva soprattutto per saldare debiti pregressi, destinazione indicata dal 24% del campione. Il 20% lo destinerà alla previdenza integrativa, mentre solo il 19% lo impiegherà per acquisti di vario genere. Il 35%, invece, non ha ancora un programma.

Consumatori
e imprese, cresce
la fiducia

ROMA. A febbraio l'Istat registra un balzo in avanti della fiducia dei consumatori e delle imprese italiane. Infatti per i consumatori l'indice aumenta in misura significativa, passando a 110,9 da 104,4, mentre quello del clima di fiducia delle imprese italiane mostra un deciso miglioramento, salendo a 94,9 da 91,6 di gennaio 2015. Per il clima di fiducia dei consumatori - spiega l'Istat - aumenta in misura più consistente la componente economica, che passa a 130,9 da 111,1, rispetto a quella personale, che sale solo lievemente, passando a 103,7 da 102,2. Il dato sul clima di fiducia corrente e futuro registra un aumento più significativo per quello futuro (a 116,6 da 107,4), rispetto a quello corrente (a 106,7 da 102,5).

La "bionda" tira all'estero

 ROMA. La birra italiana conquista anche agli inglesi: il mix di cereali, acqua, lieviti e luppolo nel 2014 ha fatto segnare il valore più alle vendite all'estero con un aumento del «13% in quantità nel 2014 rispetto all'anno precedente, con oltre la metà della spedizioni dirette nel Regno unito dove nei pub si diffonde la presenza delle produzioni artigianali nostrane». Lo rileva un'analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi i primi dieci mesi del 2014. A sostenere le esportazioni, sottolinea la Coldiretti, è anche il boom nella produzione artigianale di Birra Made in italy con oltre 600 microbirrifici nel 2014 rispetto alla trentina censiti dieci anni fa, in netta controtendenza alla crisi. ''La produzione di 30 milioni di birra artigianale italiana, destinata per il 10% all'esportazione, rappresenta anche - prosegue la Coldiretti - una forte spinta all'occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore. Una offerta variegata in grado di soddisfare gli oltre 30 milioni di appassionati consumatori di birra presenti in Italia dove tuttavia il consumo procapite e di 29 litri, molto poco rispetto a Paesi come la Repubblica Ceca con 144 litri pro capite, l'Austria 107,8, la Germania 105, l'Irlanda 85,6, il Lussemburgo 85 o la Spagna 82».

Settore orafo da nicchia ad esempio di "made in Italy" nel mondo

È stata costituita  a Napoli l’associazione nazionale "Oroitaly" che raggruppa diverse piccole e medie imprese italiane impegnate nella produzione orafa di altissima qualità e che si prefigge lo scopo di rafforzare la coesione nazionale nella alta oreficeria. Presidente è stato eletto Generoso de Sieno , maestro orafo fornitore della Reale casa Borbonica , mentre segretario generale è il prof. Gianni Lepre, docente alla Jean Monnet, fiscalista di livello nazionale.

L’associazione ha come scopo precipuo quello di promuovere il made in Italy  della tradizione orafa , che consta di grandi esempi qualitativi , e proiettarlo in una dimensione di internazionalizzazione , agendo nel contempo per interloquire con il governo centrale sulle grandi questioni fiscali e infrastrutturali .

In Italia esistono circa novemila aziende che impiegano quasi trentamila persone – ha detto il prof. Lepre- con una contrazione del mercato europeo cui fa da contraltare la capacita di esportazione nei paesi asiatici ed arabi.

Nella filiera nazionale- ha aggiunto Lepre- la tradizione orafa del Sud ha una sua peculiarità poiché la sua derivazione antropologica è di natura monarchica e ciò ha comportato ( come nel caso dello stesso de Sieno ) la possibilità di acquisire commesse di grande rilevanza, ma è nell’insieme ( si pensi al Veneto, al Piemonte o alla Toscana ) che l’Italia ha dimostrato di essere all’avanguardia nel settore.

La grande filiera italiana – ha detto Generoso de Sieno- ha bisogno di una valorizzazione che le consenta di aumentare l’esportazione e di affermare con maggiora forza, nel mondo, il segno della sua classe.

L'esportazioni – ha proseguito de Sieno- crescono progressivamente del 7% , ma l’obiettivo può essere quello di superare annualmente il 10 e di migliorare il mercato interno .

Le aziende in start up che iniziano a confrontarsi con il mercato- ha aggiunto Lepre- devono sopportare una tassazione complessiva che risulta difficile da sostenere e per la quale è necessaria una defiscalizzazione, cosi come è opportuno agire con facilitazioni connesse all’abbattimento dei costi per le imprese che internazionalizzano e che acquisiscono nuova manodopera .

L’apprendistato di qualità- ha aggiunto Generoso de Sieno- dovrebbe essere finanziato dallo Stato come patrimonio di conoscenza e di impresa tramandabile ,con una premialità che riguardi gli stessi maestri artigiani  

La nostra associazione- ha detto ancora Lepre- vuole fungere da stimolo per le istituzioni locali e nazionali, per promuovere un brand che ha già dato prova di crescita attraverso l’esperienza del Tarì e che può trasformare una nicchia in un contenitore di ricchezze occupazionali, legando tutte le esperienze nazionali in una aggregazione di contenuti e di qualità

La scelta di Generoso de Sieno come Presidente di Oroitaly assume un significato simbolico , sia per la qualità della sua produzione , sia per la necessità di rendere protagonisti direttamente gli artigiani del settore in un’azione di consociazione finalizzata alla crescita collettiva .

 

Moda a Napoli è etica ed estetica

NAPOLI.  “Etica ed Estetica” è il tema scelto per l'inaugurazione dell'anno accademico 2014/15 dei corsi universitari dell'Accademia della Moda di Napoli. L'incontro si terrà  sabato 21 febbraio, dalle 10.00 alle 13.00,  in Corso Lucci 156, all'interno del Metro Park, sede dell'Istituto. Saluteranno i presenti: Giuseppina Auricchio, direttore Accademia della Moda;  Caterina Miraglia, assessore  comunale  alla Cultura; Susanna Moccia, presidente dei Giovani Industriali di Napoli e Salvatore Visone, presidente dell'Ordine degli Architetti di Napoli. Interverranno al convegno, moderato da Franco Di Mare,  giornalista e conduttore Rai: Michele Lettieri, presidente dell'Accademia Della Moda;  il Maestro Ernesto Tatafiore; Antonio Passa, già direttore dell'Accademia Belle Arti di Roma; Marina Lebro, antropologa; Luigi Guadagni, docente Gestione Aziendale; Virgilio D'Antonio, presidente del Consiglio Didattico Scienze della Comunicazione UNISA; Alfonso Paolella,  semiologo ed Edoardo Vitale, direttore de L’Alfiere.
I temi trattati saranno: aspetto storiografico, dall’artigianato all’arte e risorse del territorio; relazione  del lavoro svolto dall’Accademia della Moda e sui distretti tessili della Moda campana; panoramica sulle eccellenze campane relativamente al settore del Design;  etica del mercato e specificità del prodotto campano, oggi e nella storia; la natura di Napoli, Napoli e la sua forza creativa;  tutela e valorizzazione del prodotto Made in Campania; importanza della formazione intesa come educazione al fare nell'Accademia. Per l'occasione, saranno esposti nella sede i progetti dei lavori di moda, architettura e grafica degli studenti e proiettato un video sui distretti della moda in Campania.
 
 

Disoccupazione giovanile, nuovo record

ROMA. Italiani sempre più sfiduciati. Su 3 milioni che nel 2013 non hanno cercato lavoro, ma avrebbero voluto lavorare, quasi la metà, il 46,4%, è scoraggiato: un "esercito" di 1,5 milioni di persone una occupazione neanche la cercano più, convinti che non riuscirebbero a trovarla. A scattare la fotografia di quella parte di Paese deluso dal mercato del lavoro, sono i dati Istat contenuti nel rapporto "Noi Italia 2015" che annota come siano d'altra parte «persistenti meccanismi di scoraggiamento che deprimono l’ingresso nel mercato del lavoro di ampie fasce di popolazione». A preoccupare è soprattutto la disoccupazione giovanile. Nel 2013 infatti il tasso di disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto il livello più elevato dal 1977 ad oggi, pari al 40%, in aumento di 4,7 punti rispetto al 2012 e di 16,5 punti rispetto al 2004.

Crisi, l'Italia è una bomba a orologeria

WASHINGTON. «L'Italia è la bomba ad orologeria d'Europa». Così il Washington Post in un articolo, nel quale si sottolinea che da quando è stato creato l'euro, 16 anni fa, l'Italia «è cresciuta solo del 4%», facendo «peggio della Grecia». Dunque, insiste il giornale, nell'eurozona «il vero problema è l'Italia, Grecia e Portogallo hanno entrambi molti debiti ed entrambi sono stati salvati, ma almeno hanno cominciato a riprendersi e sono piccoli abbastanza da consentire all'Europa di rimandare quello che devono a un domani da definire». «Ma l'Italia - chiosa il giornale - non si sta riprendendo affatto ed il suo debito è troppo grande per essere ignorato. Per cui, deve iniziare a crescere più dello 0,25% all'anno. La domanda è se gli italiani lasceranno che questo avvenga all'interno dell'euro».

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