Sabato 16 Dicembre 2017 - 8:20

Giochi, l’Italia sarà invasa da mini-casinò con le videolottery

ROMA - Agcai definisce l’accordo siglato dal governo nella Conferenza Unificata un provvedimento “rovina famiglia” e “rovina imprese” italiane e ne ritiene responsabili tutti quelli che lo hanno fortemente voluto: dal Presidente della Conferenza Stato-Regioni, Stefano Bonaccini, ai sindaci De Caro e Gori, i quali hanno reso noto che che nei prossimi tre anni verranno dimezzate le sale da gioco.

Ma questa notizia non corrisponde alla verità: l’obiettivo del Governo e delle multimazionali è stato raggiunto, infatti, apriranno 4.400 nuovi mini-casinò con la presenza delle pericolosissime  vlt, tutte dotate di certificazione “A” e dell’art. 88, così come previsto dal bando relativo alla Legge di Stabilità 2016 che indica 18mila sale da gioco.  Se la matematica non è un’opinione, oggi le sale in Italia sono 13.600 (2.800 sale dedicate con Vlt, 200 sale bingo con Vlt, 5.000 sale giochi tradizionali senza Vlt e 5.600 sale scommesse con Vlt).

Purtroppo sulle Vlt  sindaci e governatori non hanno ancora percepito che il problema del riciclaggio di denaro sporco rimane. Infatti la riduzione a 100 euro per l’introduzione delle banconote è del tutto insufficiente: basta introdurre 5 banconote da 100 euro per totalizzare ticket vincenti da 500 euro eludendo i controlli, perché non sono previste la tessera sanitaria e la tessera dell’esercente.
A questo punto Agcai lancia un nuovo appello a sindaci e governatori:blocchiamo il nuovo accordo  perché aumenterà l’azzardo e di conseguenza la ludopatia e distruggerà il gioco d’intrattenimento, mettendo in ginocchio le oltre cinquemila imprese che saranno costrette a licenziare i 300.000 dipendenti.

Istat: economia italiana in forte crescita

In un quadro internazionale caratterizzato dalla crescita dell’economia statunitense e dell’area euro, l’economia italiana accelera sostenuta da una crescita diffusa tra i settori produttivi e dall’aumento dell’occupazione. L’indicatore anticipatore mantiene un’intonazione positiva segnando un rafforzamento delle prospettive di crescita. Lo indica l'Istat nella nota mensile sull'andamento dell'economia italiana.

Ad agosto l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha registrato un forte aumento alimentato dal miglioramento di tutte le componenti e dalla diminuzione delle aspettative sulla disoccupazione. L’indice composito del clima di fiducia delle imprese ha evidenziato un aumento anche se i segnali sono eterogenei tra i diversi settori economici.

Il clima di fiducia delle imprese, rileva l'Istat, è aumentato nella manifattura (con un peggioramento dei giudizi sugli ordini, ma un miglioramento delle attese sulla produzione) e nei servizi; nelle costruzioni e nel commercio al dettaglio ha evidenziato un peggioramento. L’indicatore anticipatore mantiene una intonazione positiva segnalando un rafforzamento delle prospettive di crescita.

Napoli, Giglio (Confapi): incentivi alle assunzioni vera misura di contrasto alla povertà

“Non vorrei che la misura di Reddito di inclusione varata dal Governo, a poco meno di sei mesi dalle elezioni, si iscriva nella tradizione dell'assistenzialismo di stato, che al porre le condizioni per lo sviluppo preferisce sostenere in maniera infruttuosa le aree meno sviluppate, soprattutto del Meridione”.

Lo ha detto Antonella Giglio, vicepresidente Confapi Napoli, commentando il via libera definitivo, dopo il secondo esame in consiglio dei ministri, alla misura di contrasto alla povertà, in vigore dal 1 gennaio 2018.

“Il Sud Italia e la Campania patiscono la povertà a causa di mancanza di infrastrutture, ma anche di difficoltà burocratiche. Troppo spesso le difficoltà che incontrano gli imprenditori e le piccole e medie imprese non sono soltanto di accesso al credito, ma anche di una giustizia giusta in tempi ragionevoli. Contrastare la povertà significa innanzitutto combattere la disoccupazione incentivando le assunzioni. Sono prioritari per l'Italia e il Sud in particolare, sgravi sugli oneri contributivi. Non è possibile pensare che l'imprenditore non solo produca in queste condizioni di drammaticità operativa, ma che si faccia carico anche del peso schiacciante fiscale e contributivo per i suoi collaboratori. L'attuale situazione limita pesantemente le nuove assunzioni, con quanto ne consegue in termini di economia nazionale. La misura del Reddito di inclusione è sicuramente una misura giusta per le fasce realmente indigenti della popolazione, ma non può tradursi in una misura tampone nei confronti dell'occupazione e della capacità di reddito delle famiglie. Bisogna creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile ed evitare misure assistenzialistiche condannate, nel medio lungo periodo, a riproporre gli stessi problemi che intendevano inizialmente risolvere”.

Tre milioni di posti a rischio, tutta colpa dei robot

Oltre 3 milioni di posti di lavoro a rischio in Italia nei prossimi 15 anni. Per “colpa" dei robot. È lo scenario che delinea la ricerca “Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento", elaborata dall'Ambrosetti Club sulla base dell'articolo scientifico “The Future of Employment: How susceptible are jobs to computerisation?'" di C.B. Frey e M.A. Osborne, professori di Oxford, presentata oggi al Forum Ambrosetti in corso a Cernobbio.

«Con automazione si intendono tutte quelle tecnologie capaci di gestire sistemi meccanici e processi fisici o logici a complessità variabile, riducendo la necessità dell’intervento umano. Il continuo sviluppo della tecnologia genera un crescente timore verso l’effetto sostituzione uomo-macchina e le ricadute che questo fenomeno potrebbe avere su Paesi, imprese e persone», si legge.

La ricerca, utilizzando dati forniti dall'Istat, ha consentito di effettuare analisi su 129 categorie professionali e di calcolare il numero di posti di lavoro che potrebbero essere persi nei prossimi 15 anni: «I risultati delle elaborazioni effettuate indicano che il 14,9% del totale degli occupati, pari a 3,2 milioni, potrebbe perdere il posto di lavoro nell’orizzonte temporale di riferimento». Quali categorie sono più al sicuro? «La non ripetitività del lavoro svolto, le capacità creative e innovative richieste per lo svolgimento delle mansioni, la complessità intellettuale e operativa delle attività svolte e le capacità relazionali e sociali sembrerebbero ridurre il rischio di automazione degli occupati».

Pensioni, piano per i giovani: assegno di 650 euro

Pensioni, governo e sindacati al lavoro. Sul tavolo c'è l'ipotesi di una riduzione della soglia del trattamento pensionistico minimo maturato per i giovani. E' quanto emerge dall'incontro durato circa 3 ore al ministero del Lavoro. Ovvero, si sta pensando di garantire un assegno di circa 650 euro nel caso in cui i contributi versati non abbiano raggiunto un livello tale da garantire la cifra. E questo attraverso un meccanismo di garanzia che consenta la percezione di un trattamento minimo, ottenuto sommando alla pensione contributiva una quota dell'assegno sociale.

"Abbiamo registrato una disponibilità del governo ad affrontare i temi legati alla prospettiva previdenziale per i giovani e alla previdenza complementare", sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. In particolare è stato evidenziato come "la base di una pensione adeguata non possa essere 1,5 volte l'assegno sociale (pari a 448,07 euro per tredici mensilità, ndr) ma che appunto la soglia vada rivista al ribasso", soprattutto per chi ha una carriera discontinua o carente a livello delle retribuzioni. Si parla di 1,2 volte l'assegno sociale; quindi, circa 540 euro.

MECCANISMO DI GARANZIA - E dal governo, rileva anche il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, "ci è stato prospettato un intervento volto ad aumentare le possibilità di pensionamento dei lavoratori più giovani con pensioni esclusivamente contributive riducendo la soglia del trattamento pensionistico minimo maturato (da 1,5 a 1,2 volte l'assegno sociale) necessario per l'accesso alla pensione con 66 anni e 7 mesi e proponendo anche un meccanismo di garanzia che consenta la percezione di un trattamento minimo ottenuto sommando alla pensione contributiva una quota dell'assegno sociale".

ASPETTATIVA DI VITA - È però necessario, sostiene ancora il sindacalista, "rimuovere anche il vincolo che lega la possibilità di pensionamento nel contributivo a 63 anni e 7 mesi al raggiungimento di una soglia di importo minimo della pensione pari a 2,8 volte il valore del l'assegno sociale ed eliminare l'aggancio dei requisiti pensionistici all'aspettativa di vita, perché nel sistema contributivo i lavoratori vengono doppiamente penalizzati dato che l'aspettativa di vita incide sia sull'aumento dei requisiti pensionistici, sia sul calcolo della pensione attraverso la riduzione periodica dei coefficienti di trasformazione".

ASSEGNO SOCIALE - "Siamo parzialmente soddisfatti" dall'incontro con il Governo, sottolinea anche il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo. "C'è stato questo sforzo da parte del ministero di individuare la possibilità di un nuovo meccanismo che riguarda i coefficienti portandolo da 1,5 a 1,2 volte il valore dell'assegno sociale e eventualmente anche quello del 2,8 ma riteniamo che sia necessario arrivare ad una soluzione entro il mese di settembre anche perché ad ottobre sarà presentata la finanziaria al Parlamento", aggiunge Barbagallo.

METODO CONTRIBUTIVO - Oggi, rileva ancora Petriccioli, "sono arrivate alcune ipotesi di soluzione da parte del Governo per migliorare l'accesso alla pensione dei giovani che avranno pensioni interamente calcolate col metodo contributivo ed alcune aperture per il rilancio della adesioni alla previdenza complementare e per la parificazione della tassazione delle prestazioni dei lavoratori pubblici al livello di quella dei privati. Sono ipotesi positive ma ancora non sufficienti per tenere insieme, secondo lo spirito dell'intesa del 28 settembre 2016, il necessario ripristino delle condizioni di flessibilità nell'accesso al pensionamento con il tema dell'adeguatezza dei trattamenti pensionistici".

POLETTI - L'incontro al ministero si è svolto "in un clima positivo. E' stato un lavoro utile e c'è un impegno a continuare il confronto" ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, evidenziando come gli incontri continueranno la settimana prossima. Sono già in agenda incontri il 5 sulle tematiche del lavoro, il 7 e il 13 settembre prossimo sui temi pensionistici.

ALTRI INCONTRI - La discussione di oggi, rileva Poletti, "si è sviluppata sui temi previsti dalla fase 2 del confronto tra governo e sindacati. Sono state affrontate le problematiche legate ai giovani e in particolare alle carriere discontinue e al tema della previdenza complementare. E' stata sviluppata una proposta e la discussione continuerà nei prossimi giorni".

CARRIERE DISCONTINUE - Una proposta, spiega, "che punta ad arrivare a costruire un percorso per i giovani che hanno carriere discontinue. Ci sono alcune opzioni in campo del tipo assistenziale e previdenziale per far fronte a questa situazione. Il tema è ancora aperto a discussione". I sindacati, rileva Poletti, "hanno sottolineato la volontà di affrontare la questione dell'aspettativa di vita e noi abbiamo confermato la posizione del Governo su questo tema: il tema potrà essere discusso dal momento in cui l'Istat darà il quadro della situazione".

Cassa ragionieri, sussidi straordinari agli iscritti colpiti dal terremoto di Casamicciola

ROMA - "Il prossimo Consiglio di amministrazione della Cassa di previdenza dei Ragionieri vaglierà interventi straordinari a favore degli iscritti che hanno subito danni a causa del terremoto che ha colpito comune di Casamicciola Terme sull'isola di Ischia". Lo ha reso noto Luigi Pagliuca, presidente dell'ente previdenziale della Cnpr.

"Gli interventi previsti riguarderanno la sospensione dei pagamenti dei contributi previdenziali e l'erogazione di sussidi straordinari, così come previsto dal regolamento dell'Istituto.

Si tratta di un piccolo gesto - ha aggiunto Pagliuca - che rappresenta un segnale concreto per i colleghi che vivono e lavorano sull'isola Verde e si trovano a dover far fronte ai disagi di questi giorni".

"Il CdA della Cassa Ragionieri - ha concluso il numero uno dell'ente pensionistico - esprime solidarietà e vicinanza alle famiglie delle vittime e a chi è stato colpito dal sisma, confermando la disponibilità degli uffici e dei delegati presenti sul territorio".

L'Italia cresce, in un anno Pil a +1,5%

ROMA. Nel secondo trimestre del 2017 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% nei confronti del secondo trimestre del 2016. Lo rileva l'Istat

Il secondo trimestre del 2017 ha avuto tre giornate lavorative in meno del trimestre precedente e due giornate lavorative in meno rispetto al secondo trimestre del 2016.

La variazione congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nei comparti dell'industria e dei servizi e di una diminuzione nel settore dell'agricoltura. Dal lato della domanda, si registra un apporto positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un limitato contributo negativo della componente estera netta, rileva l'Istat nei dati preliminari sul Pil.

Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% negli Stati Uniti, dello 0,5% in Francia e dello 0,3% nel Regno Unito. In termini tendenziali, conclude l'Istat, si è registrato un aumento del 2,1% negli Stati Uniti, dell'1,8% in Francia e dell'1,7% nel Regno Unito. La variazione acquisita per il 2017 è pari a +1,2%.

GENTILONI - "Crescita 2017 prevista a +1,5%. Meglio delle previsioni. Una buona base per rilanciare economia e posti di lavoro" scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

BOSCHI - "Con i governi di prima il Pil era -2%. Oggi il Pil cresce più del previsto. #avanti, insieme. #MilleGiorni" scrive su Twitter la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Maria Elena Boschi.

EUROSTAT - Il Pil cresce anche in Europa. Aumento dello 0,6% sia nell'area dell'euro (Ue 19) che nella Ue a 28, mentre cresce del +2,2% e +2,3% rispettivamente rispetto al secondo trimestre del 2016. Lo indica la stima flash per il secondo trimestre del 2017 di Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Unione europea.

Nel primo trimestre del 2017 il Pil è cresciuto dello 0,5% in entrambe le zone. Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil è aumentato del 2,2% nell'area dell'euro e del 2,3% nell'Ue28 nel secondo trimestre del 2017, dopo +1,9% e +2,1% rispettivamente nel trimestre precedente.

Nel secondo trimestre del 2017, il Pil negli Stati Uniti è aumentato dello 0,6% rispetto al trimestre precedente (dopo + 0,3% nel primo trimestre del 2017). Rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il Pil è cresciuto del 2,1% (dopo + 2,0% nel trimestre precedente).

«L'inefficienza della Pa fa più danni dell'evasione fiscale»

ROMA. Il malfunzionamento della Pubblica amministrazione (Pa) italiana continua ad avere un impatto molto negativo sull’economia del nostro Paese, frenandone la ripresa. E sebbene la comparazione presenti tutta una serie di limiti, possiamo in linea di massima affermare che l'incapacità, gli sprechi e la cattiva gestione della macchina dello Stato hanno una dimensione economica superiore al mancato gettito riconducibile all’evasione fiscale presente in Italia.

A denunciarlo è l'Ufficio studi della Cgia di Mestre che ha raccolto ed elencato le principali inefficienze della nostra macchina pubblica e i conseguenti effetti economici che queste criticità producono sul sistema economico italiano.

In sintesi la Cgia puntualizza che: il deficit logistico-infrastrutturale penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi di euro l’anno; i debiti della Pa nei confronti dei fornitori ammontano a 64 miliardi di euro: di cui 34 ascrivibili ai ritardi nei pagamenti; il peso della burocrazia grava sulle Piccole e medie imprese (Pmi) per un importo di 31 miliardi di euro l’anno; gli sprechi, le inefficienze e la corruzione presenti nella sanità ci costano 23,6 miliardi di euro l’anno; la lentezza della nostra giustizia civile costa al sistema Paese 16 miliardi di euro l’anno.

Mediobanca, cambia governance: fuori dal Cda Benetton e Ben Ammar

ROMA. Mediobanca si prepara al cambio nella governance che prevede un presidente non esecutivo, il taglio da cinque a tre manager nel board, l'ingresso da uno a due rappresentanti della lista minoranza e la diminuzione delle poltrone: saranno 15 quelle del prossimo consiglio di amministrazione, il primo con il nuovo statuto. Una riduzione - attualmente sono 17 i consiglieri dopo le recenti dimissioni di Marina Natale - che vedrà l'uscita, tra gli altri, di Gilberto Benetton e Tarak Ben Ammar. È quanto apprende l'Adnkronos.

Per il primo, trevigiano classe 1941, consigliere di Piazzetta Cuccia dall'ottobre 2002, lo stop sembra d'obbligo: "Non può essere eletto consigliere chi abbia compiuto il settantacinquesimo anno di età", recita l'articolo 15 dello statuto. I francesi, invece, potrebbero privarsi dell'imprenditore franco-tunisino: scendono a due i rappresentanti del gruppo Bolloré nel board e appaiono scontate le conferme di Vanessa Labérenne e Marie Bolloré. La 29enne figlia del finanziere bretone, con altri nove incarichi in Francia, non sarebbe idonea a sedere nel cda, secondo i nuovi vincoli della Bce in termini di onorabilità e professionalità.

Restano al loro posto il presidente Renato Pagliaro, l'amministratore delegato Alberto Nagel e il direttore generale Francesco Saverio Vinci. Confermati i vicepresidenti: Marco Tronchetti Provera e Maurizia Angelo Comneno, rappresentante di Unicredit insieme a Elisabetta Magistretti. Con le dimissioni della Natale, la rinuncia a una poltrona per l'istituto guidato da Mustier è già realtà. Verso l'addio Mauro Bini, indicato da Assogestioni, Gian Luca Sichel e Alexandra Young. Un'uscita, quest'ultima, che imporrebbe una nomina femminile: da statuto le donne devono essere "almeno un terzo" dei componenti del board. Le liste dei candidati per il prossimo cda, in carica per tre anni, verranno rese note dopo la riunione del patto di sindacato in agenda il 19 settembre prossimo.

Poste italiane, il Cda approva i risultati del primo semestre

ROMA. Il Consiglio di Amministrazione di Poste Italiane S.p.A. (“Poste Italiane”), presieduto da Maria Bianca Farina, ha esaminato e approvato in data odierna la relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2017, redatta in conformità ai criteri di rilevazione, misurazione e classificazione stabiliti dai principi contabili internazionali (IAS/IFRS). Questi i dati: ricavi totali consolidati: € 18 miliardi, +2,0% (€ 17,7 miliardi al 30.6.2016); risultato operativo consolidato: € 847 milioni, +0,5% (€ 843 milioni al 30.6.2016); utile netto consolidato: € 510 milioni, -9,7% (€ 565 milioni al 30.6.2016); masse gestite/amministrate: € 500 miliardi, +1% (€ 493 miliardi al 31.12.2016); posizione finanziaria netta industriale: avanzo di € 54 milioni (avanzo di € 893 milioni al 31.12.2016).Matteo Del Fante, Amministratore Delegato e Direttore Generale, ha così commentato: “I risultati approvati oggi si presentano in crescita sia in termini di ricavi che di risultato operativo, mostrando un’accelerazione rispetto a quanto comunicato nel primo trimestre dell’anno. In particolare, nel secondo trimestre, il Gruppo ha registrato un’importante crescita di fatturato, +7%, che compensa ampiamente il calo registrato nel trimestre antecedente. Il risultato a livello operativo si mostra sostanzialmente in linea con quello del primo semestre 2016; bisogna tuttavia ricordare che, il primo semestre dello scorso anno, aveva beneficiato di una plusvalenza positiva dovuta all’effetto non ricorrente della cessione della quota in Visa Europe. Inoltre, vale la pena osservare, che nel primo semestre il Gruppo ha messo a bilancio alcuni accantonamenti; al netto di queste partite straordinarie l’utile operativo sarebbe stato pari a 912 milioni di €, mostrando una crescita del 26%, se confrontato con il medesimo perido dello scorso anno. Va inoltre evidenziato il traguardo raggiunto dalle masse gestite/amministrate che a fine semestre ha superato la ragguardevole cifra di 500 miliardi di €. Dall’inizio del mio mandato ho lavorato a due principali obiettivi: il completamento del team di management e l’individuazione e implementazione di linee strategiche per consegnare valore ai nostri stakeholders. Posso affermare che la squadra è ora al completo e sta lavorando al nuovo piano strategico che verrà presentato al mercato agli inizi del 2018. I nuovi obiettivi contribuiranno a rafforzare la generazione di cassa del gruppo e a supportare la nostra politica di dividendi, che per il 2017 confermiamo essere in linea con gli ultimi due anni”.

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