Martedì 18 Dicembre 2018 - 21:57

Paladino festeggia 70 anni: «Napoli nelle feste di Natale è una città vivissima, divertente»

NAPOLI. «Gli artisti si devono divertire», lo dice e sorride Mimmo Paladino, alle prese con gli ultimi ritocchi a “Storyboard", la mostra con cui da domani festeggia i suoi 70 anni, di fatto frammenti di quanto coagulerà nel suo prossimo, e secondo, film, che spera di portare a termine entro il 2019. «Mi festeggio con una mostra, per me ormai è una tradizione, come è tradizione farla a Napoli che durante le feste di Natale è una città vivissima, divertente. Gli artisti si devono divertire», dice all'Adnkronos il pittore, scultore, incisore e regista, napoletano nella percezione comune ma nato nel beneventano, a Paduli, il 18 dicembre del 1948. La sovrapposta napoletanità si colloca comunque in un più ampio riferimento identitario per Paladino: «L'importante per gli artisti è la radice creativa, nel mio caso la mediterraneità che io conservo con forza nel mio “cassettone" di memorie artistiche e popolari, elementi che fanno parte del crogiolo, che riemergono quando si realizza un'opera». Il “cassettone" di Paladino contiene anche, con pari rilevanza, le sue esperienze americane, nel nord e nel sud del “nuovo" continente: nella prima parte degli anni '80 l'artista si reca più volte negli States e in Sudamerica: «All'epoca il palcoscenico mondiale dell'arte era quello di New York, e per me rimane New York, il luogo dove è nata l'avanguardia, l'informale, l'action painting... Negli anni '80 in America c'era grande attenzione per quel piccolo gruppo di artisti italiani che formava la Transavanguardia (con Paladino protagonisti fin dalla fase iniziale Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Nicola De Maria, ndr). Io ero un giovane pittore e tutto questo mi gratificava. In Sudamerica poi, dove si incrociavano influenze europee, locali e nordamericane, trovai e feci tesoro delle mescolanze, quelle che oggi si chiamano contaminazioni». 

TRANSAVANGUARDIA. Il concetto di Transavanguardia, e la parola stessa, portatori di riconoscibilità e successo internazionali per Paladino e i suoi “colleghi", ha nel critico d'arte Achille Bonito Oliva il suo creatore: «Achille è un piè veloce - dice con affettuosa ironia Paladino - veloce in questo caso a capire che in quel momento in Italia c'era qualcosa di nuovo; veloce a formalizzare quella dimensione, comunque rimasta diversa da quella di altre “correnti" o “movimenti", senza un manifesto ideologico, senza un condiviso quotidiano». Pari o forse ancora maggior peso di quello di Bonito Oliva, nella “carriera" di Paladino l'ha avuto Lucio Amelio (Napoli1931 - Napoli 1994) uno dei protagonisti del mercato dell'arte contemporanea dalla metà degli anni sessanta alla metà degli anni novanta. Amelio era titolare della galleria in Piazza dei Martiri a Napoli che portava il suo nome, aperta nel 1969 e dove hanno esposto, fra gli altri Robert Rauschenberg, Mario Merz, Jannis Kounellis, Keith Haring, Cy Twombly, Antonio Del Donno, Dieter Hacker. Il gallerista fu anche artefice del sodalizio che portò alla mostra “Beuys by Warhol". Oggi quegli stessi spazi, in Palazzo Partanna, ospitano la galleria CasaMadre e non a caso è proprio lì che Paladino inaugura domani sera “Mimmo Paladino Storyboard": «Sono esattamente nello stesso luogo dove venivo da ragazzo ad ammirare quanto di più avanzato si potesse vedere allora a Napoli nel campo dell'arte. Napoli era alla periferia di quel mondo e Amelio portava a Napoli quello che contava, che cambiava. Io andavo a vedere le mostre e facevo vedere ad Amelio i miei lavori, lui li guardava e mi diceva 'torna, portane altri', finché un giorno decise di espormi. Vendere era importante ma erano anni disinvolti e disinteressati: se si vendeva un disegnino era festa grande, sia per l'artista sia per il gallerista. Gli artisti sopravvivevano, c'era un'enorme passione in tutti». 

LA NON MOSTRA. Dal passato al futuro, «“Storyboard" nasce come una non mostra, visto che non esibisco la mia ultima serie di quadri, le mie opere, ma frammenti, appunti, del mio progetto cinematografico, che perseguo da una dozzina d'anni, da quando feci il mio primo lungometraggio, “Quijote", che ebbe una bella accoglienza a Venezia. È da allora che desidero continuare a raccontare per immagini», spiega Paladino. «Ho già girato qualcosa, coinvolgendo amici come Alessandro Haber che si è sempre prestato, e nell'allestimento porto dei frammenti di questo lavoro in atto, che in quanto frammenti ciascuno per ora può ricomporre come vuole. Nella sala c'è una figura arcaica, alle sue spalle uno schermo che offre un frammento del film e poi una parte di miei appunti, di vero e proprio storyboard con pagine presentate come opere compiute». Una passione per il percorso che può pregiudicare la volontà di compierlo? «No! Assolutamente no! - scandisce Paladino - Il film voglio finirlo davvero, anzi una parte è già girata, tutto ruota intono ai numeri, declinati nella matematica, nella cabalistica, in modo immaginifico, come mezzo per creare arte, la musica ad esempio. Una parte delle idee sono già compiute, le altre arriveranno ad esserlo. Produzione permettendo, spero di riuscire a realizzarlo entro il prossimo anno».

Coro di Voci Bianche del San Carlo a Poggiomarino

POGGIOMARINO. Il Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo di Napoli si esibisce questa sera a Poggiomarino, alle 20 pressola chiesa di San Antonio di Padova in piazza de Marinis, ingresso libero. Ieri si è esibito a Palazzo Zavallos, in via Roma a Napoli (vedi foto e video) . I prossimi concerti  si terranno il 22 dicembre alle ore 10,00 presso il Liceo Vico a Napoli. Sempre il prossimo 22 dicembre si esibisce a Quarto, a Napoli, alle ore 20  nella Chiesa Gesù Divin Maestro; domenica 23 dicembre al Teatro dei Rinnovati, alle ore 20 a  Portici; giovedi  27 dicembre presso il Museo di Archeologia di Eboli.  Il coro sarà poi impegnato con gli spettacoli in programma al Teatro San Carlo. Si comincia con il doppio spettacolo (alle 17,00 e alle 21,00) dello Schiaccianoci -Cajkovskij il prossimo 29 dicembre.  Il coro è nato nel marzo del 2004 ed ha tra i suoi obiettivi quello di sviluppare il ruolo di referente culturale del Teatro nei confronti del tessuto cittadino attraverso un coinvolgimento diretto dei giovani, ai quali offrire l’opportunità di trasformarsi da fruitori di spettacoli, in veri e propri protagonisti. Non solo i coristi ma anche le loro famiglie, hanno modo di avvicinarsi ad un'istituzione, il Teatro lirico, talvolta, sconosciuta. Crescere con la musica è dunque per i cantori del Coro delle Voci Bianche del teatro di San Carlo una realtà quotidiana: nel corso di questi anni, centinaia di ragazze e ragazzi di varie età, hanno avuto l’opportunità di approfondire le proprie competenze musicali, di scoprire in se il talento, di vivere l’esperienza di montare un allestimento lirico-sinfonico, di esibirsi al fianco di famosi interpreti, suscitando l’interesse della città, della critica e del pubblico. Il coro partecipa attivamente non solo alla Stagione Operistica, a quella Sinfonica e a quella giovanile ma ha anche ad una propria intensa attività concertistica legata alle attività sociali, di promozione e beneficenza, organizzate dal teatro nonché una funzione di talent scout che consente ai giovani promettenti di trovare un percorso di studio e di lavoro vicini alla propria sensibilità artistica. La direzione del Coro e del Laboratorio é affidato sin dalla sua fondazione a Stefania Rinaldi.

"Totò con i quattro"

Mercoledì 19 dicembre, alle ore 18,00, alla Libreria Raffaello (in via Kerbaker 35 a Napoli), sarà presentato il libro scritto da Ciro Borrelli e Domenico LivigniTotò con i quattro” (Apeiron edizioni Serie Oro). 

Prenderanno parte alla presentazione, con gli autori, la Professoressa di Letteratura Teatrale Italiana, Università Federico II e Presidente dell’Osservatorio Cinematografico Vesuviano (OCV) Giuseppina Scognamiglio, l’attore Lucio Allocca e l’attore Giulio Adinolfi; il tutto tra le letture e la recitazione dell’attore e regista Umberto Del Prete e dello scrittore e giornalista Andrea Jelardi.

Con le introduzioni di Borrelli, Mauro Macario, Andrea Jelardi e Ennio Bìspuri, il libro, corredato di foto inedite appartenenti alla collezione privata di Livigni, ci racconta il personaggio Totò in un modo nuovo e trasversalmente “diretto”.

Totò protagonista. Totò spalla. Totò interprete e comparsa. L’istrionica capacità di una delle maschere più note e nobili del teatro e del cinema, partenopeo prima e italiano poi, riesce, infatti, nel libro di Ciro Borrelli e Domenico Livigni, ad essere al contempo soggetto diretto e indiretto di una meta-biografia che, come nella vita di tutti i più grandi artisti, è tanto forte della propria identità quanto della precipua capacità di nobilitare e di mettere in risalto chi ha condiviso parti importanti della sua “arte” pubblica e privata.

Stavolta Totò fa da collante, un collante nobile e di primissimo ordine all'intera narrazione del testo - commenta Livigniintorno a cui ruota la vita artistica e privata di altri primatisti delle scene teatrali e cinematografiche: Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Nino Taranto ed Erminio Macario. Queste quattro "primedonne" sono state esaminate, ricostruite, narrate e avvolte strettamente con un Totò catalizzatore di sentimenti e di emozioni, al fine di allontanare qualsiasi etichetta impropria attribuita alla loro carriera artistica, come quella di “spalla o di ruolo “secondario". 

In questo volume, insolito per struttura, frutto di uno studio accurato e di una ricerca meticolosa, il tutto condito con una bella manciata di fantasia, abbiamo cercato di delineare la figura del Principe de Curtis attraverso il ricordo di quattro amici e colleghi, Peppino De Filippo, Erminio Macario, Nino Taranto ed Aldo Fabrizi, anch’essi meravigliosi interpreti - aggiunge a Livigni, Borrelli A guidarci, soprattutto la voce del cuore, ossia la sconfinata ammirazione che proviamo per questi immensi artisti…”.

In “Totò con i quattro” gli autori, entrambi napoletani per origine e per passione, parafrasando il celebre film diretto da Steno nel 1963 “Totò contro i quattro” e interpretato oltre che da Totò proprio da Peppino De FilippoNino Taranto, Aldo Fabrizi e Erminio Macario, fanno emergere, con un “libera” mossa letteraria, la figura e la vita, soprattutto privata, di Totò dai ricordi dei suoi quattro suoi amici e colleghi.

E così, mentre Borrelli la racconta attraverso un’intervista a Peppino De Filippo, rilasciata a conclusione di uno spettacolo teatrale e mediante un colloquio tra Nino Taranto e un bambino ambientato nello scenario del Bosco di Capodimonte a Napoli, Livigni la cala in una commossa rievocazione del principe ad opera di Macario, colto nel momento in cui riceve la notizia della scomparsa dell’amico e attraverso le parole di Aldo Fabrizi, i cui emozionati ricordi riaffiorano in occasione di una passeggiata romana.

Un racconto, dunque, che solleva il “consueto” sipario del palcoscenico e della “finzione artistica”, per posare le parole nel più intimo e nascosto copione della vita personale di chi, troppo spesso, è ricordato e riconosciuto solo per il ruolo scenico che ha interpretato e non per “l’uomo” che in fondo realmente è stato.

Ma “Totò con i quattro” reca in sé anche un ulteriore pregio sotto il profilo della valorizzazione del territorio campano e del rilancio del suo patrimonio socio - culturale. È, infatti, il primo volume della collana dedicata al Cinema, e secondo (il precedente ha per titolo: “È accaduto a Twin Peaks” di Antonio Tedesco, per Kairòs Edizioni) della “speciale” e “dedicata” linea Serie Oro ideata e diretta dalla giornalista Anita Curci.

Questa pubblicazione - commenta Anita Curcisi inserisce nel programma di valorizzazione di memoria e tradizioni campane della Serie Oro, una linea editoriale che ho inaugurato nel 2015 con il libro su Annibale Ruccello di Andrea Jelardi e con “Lacarmen” di Enzo Moscato. La Serie Oro è una linea particolare, non si può definire una casa editrice, ma si fa accogliere dagli editori interessati ai progetti editoriali che propongo. Così avviene una sorta di gemellaggio culturale molto proficuo. L’idea è quella di continuare a mettere in risalto la memoria della nostra terra, dando anche spazio alle giovani generazioni di autori che ad essa si ispirano per rinnovarla. Finora la linea ha pubblicato una quindicina di libri di successo e auspico collaborazioni importanti con nuovi editori e scrittori”.

Totò con i quattro” è, quindi, una duplice occasione, non solo per scoprire il volto autentico di una delle più celebri “maschere” napoletane, ma per trovare, ai piedi di un campano arcobaleno, la pentola d’“Oro” ricca della storia, dalla cultura e dalle tradizioni della nostra terra, che troppo spesso per distrazione, dimenticanza, ignoranza o, finanche, con ingiustificato autolesionismo tralasciamo, in una perdita così di coscienza collettiva che non fa altro che svilire, a danno di tutti, il nostro immenso e millenario patrimonio culturale. 
Marco Sica

 

 

 

 

Egitto, scoperta tomba di 4.400 anni fa

L'Egitto annuncia la scoperta di una tomba "straordinariamente ben conservata", appartenente a un sacerdote del periodo della V dinastia, risalente quindi a a oltre 4.400 anni fa. La tomba è stata scoperta nella necropoli di Saqqara, a ovest del Cairo, come ha confermato il ministro egiziano per le Antichità, Khaled El-Enany. Citato dal portale del giornale governativo Al Ahram, il ministro ha spiegato che la tomba apparteneva a un sacerdote chiamato "Wahtye", vissuto all'epoca del faraone Neferirkare Kakai. Si tratta di un edificio di dieci metri per tre, alto circa tre metri. 

Con la scoperta sono venute alla luce incisioni, antiche pitture che ritraggono la famiglia del proprietario della tomba e decine statue di diverse dimensioni, dipinte e inserite in nicchie. Immagini diffuse dai media ufficiali mostrano incisioni e statue che sembrano intatte.

Centro studi intitolato all'editore Pietro Golia

NAPOLI. Domenica 16 dicembre 2018, alle ore 11, in Via Renovella 11 (nei pressi di Piazza Nicola Amore ) sarà inaugurato il “Centro Studi Pietro Golia", dedicato all'editore napoletano, fondatore della casa editrice Controcorrente e straordinario animatore culturale, scomparso a Napoli due anni fa. Il Centro Studi è un'associazione culturale aperta, formata prevalentemente da liberi professionisti, imprenditori, artigiani, giornalisti, scrittori e persone libere, nata con lo scopo di svolgere attività culturale e fornire strumenti di studio e di analisi al mondo politico, sociale, imprenditoriale ed economico. Il Centro Studi darà grande spazio ai giovani, soprattutto agli universitari, tant'è che all'interno della sede vi sarà uno “Spazio Giovani" per organizzare serate a tema per pubblici dibattiti, musica e cabaret per far crescere i tantissimi giovani artisti meridionali. Una corposa e qualificata libreria farà da cornice ai circa duecento metri quadri della prestigiosa sede.
Tra le prime iniziative previste per gennaio 2019 la presentazione del nuovo libro, postumo, del giornalista Emiddio Novi in uscita per i tipi di Controcorrente, e il Premio “Pietro Golia", a febbraio 2019 , riservato a dieci personalità meridionali del mondo della cultura, della medicina, della scienza, della ricerca, dell'economia, dell'impresa, dello spettacolo, del giornalismo, della letteratura e dello sport. «Organizzeremo un evento di caratura nazionale ogni mese - annunciano motivati i soci fondatori del Centro Studi - per far decollare dal Centro Storico di Napoli progetti di spessore e qualità, soprattutto in ambito culturale».
Nella settimana successiva all'inaugurazione si insedierà un Comitato scientifico, oltre ad una giuria qualificata che si occuperà del Premio “Pietro Golia".
 

Start per i bambini del Santobono evento al Teatro Posillipo

Start Srl per i bambini del Santobono. L’azienda napoletana leader in Italia nella commercializzazione del settore energia e telecomunicazioni, per il  Natale 2018 decide di sostenere con un grande evento al Teatro Posillipo i piccoli pazienti del nel nosocomio partenopeo. La Cena spettacolo organizzata dall’azienda napoletana, rientra nelle tante attività messe in campo a sostegno della città. Il Presidente Andrea Diffido e Simona Amoroso – Assistant President, da sempre si sono fatti portavoce di iniziative in favore del sociale. Dopo l’evento della scorsa estate per Carla Caiazzo, la giovane data alle fiamme dal suo ex la cui storia ha sconvolto l’Italia, e per la sua associazione “Io Rido Ancora”, Start decide, per fine anno di devolvere il ricavato di un evento esclusivo in favore dell’Ospedale Pediatrico più importante del Sud Italia attraverso la Fondazione Santobono Pausillipon Onlus.

Starnone è la Ferrante: il professor Galella ha scoperto il caso

di Luigi Galella

Nel tempo in cui ogni esistenza sembra farsi trasparente, esposta all’occhio vorace e invasivo di una telecamera, il corpo di una scrittrice schiva, tanto riservata da voler scomparire ancor prima di apparire, è un seducente enigma che ci chiama ad attribuirgli una voce e un tono, una cadenza, un'espressione. 
Elena Ferrante è un caso letterario, ma anche qualcosa di più. È la creazione di un autore che conferisce al “sé” un valore di intangibilità - così dichiara - ponendosi in antitesi con la rumorosità del mondo contemporaneo, la cialtroneria dell’apparire, il narcisismo che si appaga di una facile e fugace popolarità.
Esistono nella storia letteraria casi simili, ma nessuno identico al suo. Nulla a che vedere con la vicenda esemplare dello scrittore americano Jeremy D. Salinger, autore de Il giovane Holden, che dopo lo straordinario successo del suo romanzo si ritirò dal mondo e si nascose alla stampa e alle telecamere. 
La “scomparsa” della Ferrante, invece, precede la sua esistenza. È un sottrarsi preventivo all’abbraccio e al clamore della fama. Una forma di compiacimento sublime del non esserci. Sembra quasi che osservi il mondo, e i tanti che si affannano a cercarla, con l’occhio divertito di chi, fuggendo, ci invita a starle dietro. Rivelando, così, l’intenzione di sfidarci al gioco dello svelamento. Come se, da quelle labbra che possiamo solo immaginare, ci sussurrasse: provate a prendermi. Un gioco ambivalente al quale, anni fa, non riuscii a sottrarmi.
Era il 2005. Mi muoveva la suggestione che l'autore avesse disseminato sul sentiero di fuga degli indizi, che ne rivelavano senza ombra di dubbio l’identità. Che lo avesse fatto deliberatamente, come in un thriller. Pensai di ritrovare tali indizi in due romanzi: L'amore molesto, con cui nel 1992 esordì, e Via Gemito, di Domenico Starnone, del 2000.
Chiunque legga le due opere, chiunque le legga sul serio, non può non rendersene conto. Sono tanti e tali le coincidenze testuali, al di là della chiara affinità stilistica, da costituire di per sé elementi di prova. Per me, almeno, sufficienti a stabilire l'identità dei due autori. Lo scrissi in un lungo articolo su La Stampa. Starnone smentì, non benevolmente.
Ne L’amore molesto si racconta della morte per annegamento di Amalia. La voce narrante è di sua figlia Delia. Da molti anni il padre e la madre vivevano divisi. Lui era stato un marito geloso e violento. Inseguiva la moglie per casa, la raggiungeva e la colpiva al viso, prima col dorso e poi col palmo della mano. Un’insofferenza e una litigiosità estese anche ai parenti di lei. Per il resto, passava la giornata a dipingere, mentre la moglie pedalava sulla macchina da cucire: “un uomo insoddisfatto… perché la gente non lo stimava come doveva”. Un mitomane, che “si immaginava chissà quale destino”. La moglie “aveva avuto una bella fortuna a sposarlo. Lei, così nera, non si sapeva da quale sangue venisse”.
I particolari scelti, fra molti altri, non sono casuali. Rivelano sovrapposizioni di caratteri, oggetti e descrizioni che ritroviamo nell'autobiografico Via Gemito di Starnone. Dove campeggia il ritratto di Federì, padre amato e odiato, pittore di vocazione ma ferroviere di professione: violento, geloso, perso nelle fantasticherie sulla propria, non riconosciuta grandezza di artista.
Scrive Starnone: “Un giorno trovai nell’armadio della camera da letto, in mezzo a tante altre cianfrusaglie, una scatola. L’aprii, c’erano delle foto… di donne nude… sorridevano mostrando i loro luoghi più segreti senza alcuna timidezza”.
Scrive la Ferrante: “Spesso le pose della zingara erano malamente ricopiate da certe foto di donne che mio padre nascondeva in una scatola dentro l’armadio e che io andavo a sbirciare di nascosto”.
Un romanzo del 1992 (della Ferrante), e uno autobiografico del 2000, di Starnone. Se fossero entrambi racconti di finzione penseremmo alla casualità o al plagio. Ma come si può, narrando la propria vita, aderire perfettamente a una storia di fantasia di otto anni prima? Il tenente Colombo non avrebbe avuto dubbi.
Visto che il mistero tuttavia restava aperto, perché Starnone negava risolutamente, nel 2006 per l'Unità mi rivolsi al team del Prof. Vittorio Loreto della Sapienza di Roma per un'indagine oggettiva, che utilizzava un algoritmo basato sulla teoria dell'informazione. Nell'albero filogenetico ricostruito al computer, che comprendeva vari autori, sussurrati in forma bislacca da qualche vocina interessata: Goffredo Fofi, Erri De Luca, Fabrizia Ramondino, perfino Umberto Eco, gli unici a condividere lo stesso ramo, avvinti come Paolo e Francesca, erano Starnone e Ferrante. 
C'era forse da avere altri dubbi? Non so perché, invece, dopo i miei pezzi, si iniziò a parlare della stravagante ipotesi di Anita Raja, moglie di Starnone. Del tutto incomprensibile. Se fosse la Raja, infatti, come giustificheremmo le affinità fra i  romanzi citati? E come potremmo dar conto della sovrapposizione degli autori? 
Se fosse lei, dovremmo incresciosamente desumere che oltre a scrivere i romanzi a firma Ferrante si diletti a redigere anche quelli a nome di Starnone. Diabolica penna: cadrebbe perfino il mito della scrittura “femminile”, che in questo caso feconderebbe quella maschile. 
Il recente articolo di Claudio Gatti del Sole 24ore, che propone il suo nome sulla base dei compensi a lei elargiti dalle Edizioni e/o negli ultimi anni, ha suscitato clamore internazionale. Ma il sito Dagospia da tempo batteva su quel tasto, sostenendo che a Roma anche i sassi lo sanno. Temo tuttavia che al buon Dago, e di conseguenza allo stesso Gatti, i sassi li abbiano imbeccati ad arte. 
Quando quest'ultimo osserva che Starnone ha acquistato un appartamento del possibile valore di 2 milioni, utilizza il dato come ulteriore prova a conferma della tesi, perché se una coppia vive in regime di separazione dei beni conviene non intestarsi una seconda proprietà. Ma il ragionamento è usato a senso unico. Ciò che vale per Starnone, marito della Raja, non vale per la Raja, moglie di Starnone. Considerato quanto dimostrato finora, logica vorrebbe il contrario.
Ma per chi ancora rifiutasse di credere ciò che a me è apparso da subito evidente, giunsero due nuovi e separati studi stilometrici a confermare la tesi del 2005: uno dell'università di Padova, l'altro dalla svizzera OrphAnalytics. A Padova i libri setacciati sono stati un centinaio. Quelli sovrapponibili? Sempre e solo Starnone e Ferrante, che si confondono l'uno sull'altro. Identico risultato dalla start-up di Martigny. Analisi scientifiche dall'altissimo grado di attendibilità. Di che cos'altro dunque abbiamo bisogno? Che si mobilitino matematici, statistici e informatici dell'intero pianeta? O forse semplicemente che Starnone prenda coraggio? Forse è giunto il momento di celebrare il Pessoa italiano. Non certo un disonore, per lo scrittore di Via Gemito.

Giornalisti, Premio Landolfo 2018: nel segno della memoria consegnati i riconoscimenti

NAPOLI. Con un minuto di silenzio in ricordo di Gianpaolo Necco, consigliere nazionale Fnsi, Unaga e Arga Campania scomparso due mesi fa, si è aperta la settima edizione del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo”, dedicato alla memoria del vicedirettore del “Roma” e segretario dell’Ordine dei giornalisti venuto a mancare 12 anni fa. Gremita la splendida sala di Palazzo Arlotta, sede dell’Istituto di Cultura Meridionale. Ad accogliere gli ospiti il padrone di casa, l’avvocato Gennaro Famiglietti, presidente del’Istituto e console onorario di Bulgaria. Il direttore del Roma, Antonio Sasso, ha poi ricordato la figura di Landolfo e la sua esperienza professionale iniziata nel Roma di Achille Lauro. Pasquale Clemente, direttore responsabile del giornale, ha sottolineato la valenza del premio come momento vitale e di sentimento dedicato a un uomo e un giornalista che ha lasciato un solco in chiunque lo abbia conosciuto. Sul momento difficile che sta attraversando la professione, si è soffermato il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Ottavio Lucarelli. Claudio Silvestri, segretario regionale del Sindacato dei giornalisti (Sugc), ha sottolineato la necessità di avere persone capaci di impegnarsi e schierarsi come faceva Franco Landolfo. E poi tanti i ricordi dei colleghi di un tempo, tra cui Umberto Belpedio, e di quelli di oggi. Gerardo Ausiello, consigliere nazionale della Fnsi, ha incentrato il suo intervento sull’importanza di avere colleghi d’esperienza in grado di parlare ai più giovani. Geppina Landolfo, figlia di Franco e presidente dell’Arga Campania, ha raccontato dell’impegno di Gianpaolo Necco per l’Arga e annunciato che l’esperienza del premio sarà presto raccolta in un sito web. Presente il professor Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che ha posto l’accento sull’importanza di una informazione corretta sui temi ambientali.

Undici i premi assegnati nelle diverse categorie. Carta stampata (ex aequo): “Il fiume Calore è una fogna. Caccia agli scarichi” di Barbara Ciarcia (Il Mattino), “Valentina, dalla Bocconi alle radici” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino); menzione speciale a “Vigne che resistono in mezzo alla città. Un fronte di legalità, sapere e piacere da Posillipo al Vesuvio” di Marta Cattaneo (Terra e vita). Radio-televisione (ex aequo): “La lunga notte dei datterari” di Claudio Ciccarone (TGR Campania/Rainews24), “Economia circolare, la carta vincente di 100% Campania” di Valentina Trifiletti (Ricicla Tv); menzione speciale a “Legambiente, la nuova presidente” di Lorenzo Peluso e Antonella D’Alto (Radio Alfa). Web (ex aequo): “Claudio Miccoli, ucciso in volo dai fascisti” di Ferruccio Fabrizio (Articolo 21), “Resit, la relazione choc sul disastro ambientale” di Antonio Mangione (Internapoli.it); menzione speciale a “Basta droga, babygang e camorra. Questa è la nuova Scampia” di Andrea Ruberto (Il Mattino online) e “Mac: l’europa crede in Pozzuoli” di Valentina Soria (Voce Flegrea, L’Iniziativa). Targa Gianpaolo Necco a Giuseppe Mazzella per la campagna stampa a favore dell’isola d’Ischia dopo il sisma dello scorso anno. Quest’ultimo premio è stato consegnato da Enrico Necco, figlio di Gianpaolo.

Pompei, 800 reperti in mostra agli Scavi svelano “Etruria campana"

POMPEI. Circa 800 reperti provenienti da musei italiani e europei raccontano l'influenza degli Etruschi in Campania e a Pompei. Materiali che svelano la questione della cosiddetta “Etruria Campana", frutto dei rapporti e delle contaminazioni tra le élite campane, etrusche, greche e indigene al cui centro c'era appunto Pompei. Materiali in bronzo, argento, terracotte, ceramiche recuperati da tombe, santuari e da centri abitati che arricchiranno la mostra “Pompei e gli Etruschi", in programma nella Palestra Grande del sito archeologico campano da domani al 2 maggio 2019. L'esposizione promossa dal Parco Archeologico di Pompei, presentata oggi dal direttore generale del sito Massimo Osanna che la cura insieme a Stéphane Verger, directeur d'études à l'École Pratique des Hautes Etudes di Parigi, arriva dopo quella dedicata, nel 2016 all'Egitto e quella riservata alla Grecia nel 2017. Materiali “in arrivo" da tombe, santuari e da abitati che consentono quindi di analizzare e mettere a confronto più elementi per affrontare le controverse dinamiche della presenza etrusca in Campania. Fulcro della mostra sono i ritovamenti venuti alla luce dai recenti scavi nel santuario extraurbano del Fondo Iozzino, tra i principali santuari (oltre a quello di Apollo e di Atena) fondati a Pompei alla fine del VII secolo a.C, che hanno restituito una grande quantità di materiale di epoca arcaica, quali armi e servizi per le libagioni rituali con iscrizioni in lingua etrusca. Questi materiali si affiancano, in mostra, a quelli provenienti dalle altre città etrusche della Campania - Pontecagnano in primis e Capua - dove sono noti luoghi di culto importanti, con caratteristiche simili a quello del Fondo Iozzino. Testimonianze di sfarzose tombe principesche in cui venivano sepolti i membri più importanti di grandi famiglie aristocratiche sono, invece, i corredi funerari dalla tomba Artiaco 104 di Cuma di un principe cosmopolita (i resti del defunto incinerati vennero deposti in un calderone in argento, alla maniera degli eroi descritti nell'Iliade di Omero: 'mangiava e beveva come un greco, ma portava abiti e armi etruschi e si comportava come un re orientale'); quello di una principessa di Montevetrano, vicino a Pontecagnano; e quello della lussuosa tomba di un principe orientalizzante dal Lazio (la tomba Barberini di Palestrina). L'esposizione pompeiana si integra con le manifestazioni promosse dal museo archeologico di Napoli dedicate alla riscoperta della civiltà Etrusca attraverso il gusto antiquario e collezionistico, in programma dal 31 maggio 2019. 

Giornalisti, domani a Napoli il Premio Francesco Landolfo

NAPOLI. Domani, 11 dicembre, alle ore 11 si terrà a Napoli la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo”, presso la sede dell'Istituto di cultura meridionale in via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta). Il Premio, giunto alla settima edizione, ricorda e valorizza l’impegno nella professione e per l'ambiente di Landolfo, segretario dell'Ordine dei giornalisti della Campania, già vicedirettore del quotidiano “Roma”, fondatore e presidente dell'Arga Campania.

Da quest'anno, nell’ambito del premio, sarà assegnata una targa in ricordo di Gianpaolo Necco, consigliere nazionale Fnsi e Unaga, importante punto di riferimento per i colleghi dell’Arga Campania, scomparso due mesi fa.

Di seguito i premi assegnati dalla giuria. Carta stampata (ex aequo): “Il fiume Calore è una fogna. Caccia agli scarichi” di Barbara Ciarcia (Il Mattino), “Valentina, dalla Bocconi alle radici” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino); menzione speciale a “Vigne che resistono in mezzo alla città. Un fronte di legalità, sapere e piacere da Posillipo al Vesuvio” di Marta Cattaneo (Terra e vita). Radio-televisione (ex aequo): “La lunga notte dei datterari” di Claudio Ciccarone (TGR Campania/Rainews24), “Economia circolare, la carta vincente di 100% Campania” di Valentina Trifiletti (Ricicla Tv); menzione speciale a “Legambiente, la nuova presidente” di Lorenzo Peluso e Antonella D’Alto (Radio Alfa). Web (ex aequo): “Claudio Miccoli, ucciso in volo dai fascisti” di Ferruccio Fabrizio (Articolo 21), “Resit, la relazione choc sul disastro ambientale” di Antonio Mangione (Internapoli.it); menzione speciale a “Basta droga, babygang e camorra. Questa è la nuova Scampia” di Andrea Ruberto (Il Mattino online) e “Mac: l’europa crede in Pozzuoli” di Valentina Soria (Voce Flegrea, L’Iniziativa). Targa Gianpaolo Necco a Giuseppe Mazzella per la campagna stampa a favore dell’isola d’Ischia dopo il sisma dello scorso anno.
 
Alla cerimonia parteciperà anche il direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Antonio Limone.

Il premio è indetto dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dal Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, dal quotidiano “Roma” e dall'Arga Campania. La giuria è composta da Ottavio Lucarelli, presidente dell'Ordine dei giornalisti; Claudio Silvestri, segretario del Sugc; Antonio Sasso e Pasquale Clemente, direttori del quotidiano “Roma”; Geppina Landolfo e Antonella Monaco, vertici Arga Campania; Gennaro Famiglietti, presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale; Francesco Fimmanò, docente universitario e vicepresidente del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti.

Pagine


cronaca
sport
politica
spettacoli

Rubriche

I PERSONAGGI
di Mimmo Sica
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano
RICETTE E CURIOSITÀ ATTENTI A QUEI DUE
di Antonio Sorrentino ed Enzo De Angelis
IL FATTARIELLO
di Edo e Gigi (I Fatebenefratelli)
REPORTACI
di Automobile Club Napoli
LA SCIENZA PER TUTTI
di Michele Sanvitale
BIRRA IN CAMPANIA
di Alfonso Del Forno
IL COMMERCIALISTA
di Carmine Damiano