Lunedì 11 Dicembre 2017 - 21:43

"Oltre la Trattativa", domani la presentazione al "Silvio Pellico" di Lettere

Verrà presentato domani, martedì 12 dicembre 2017, alle ore 10.00, nell’ambito dell’incontro-dibattito “Il ruolo delle Istituzioni e dell’Avvocatura nella lotta alla mafia” presso l’Aula Magna dell’I.C. Silvio Pellico di Lettere, il libro di  Vincenzo Zurlo “Oltre la trattativa-Le verità nascoste sulla morte di Paolo Borsellino tra depistaggi e bugie”. L’autore, sottoufficiale dei carabinieri, laureato in giurisprudenza con una specializzazione in criminologia forense e un passato nel ROS di Mario Mori,  sarà affiancato dall’Avv. Anna Amendola, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Lettere che modererà l’incontro, al quale prenderanno parte l’On. Vincenzo Amato, Vice-Presidente della Commissione consiliare anticamorra della Regione Campania, il Prof. Pasquale Iezza, Preside dell’Istituto Silvio Pellico, e l’Avv. Gennaro Torrese, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, oltre naturalmente alla platea di giovani studenti. L’incontro sarà un modo per parlare ai ragazzi di legalità -dell’importanza di un concetto troppo spesso svalutato e distorto in Italia- e lasciare affiorare la verità emersa dallo studio di migliaia di atti giudiziari, alla ricerca della verità sull’omicidio di Paolo Borsellino. Un fantomatico accordo tra Stato e mafia, costellato di testimoni inattendibili e documenti dubbi è all’origine del processo che si sta celebrando a Palermo. Ma se c’è una traccia da seguire, per Zurlo, e che è stata colpevolmente abbandonata subito dopo la strage di Via D’Amelio, questa traccia va nella direzione della informativa su mafia e appalti. Uno scenario investigativo a cui lavoravano prima Falcone e poi Borsellino, ma che non è mai stato realmente approfondito e sviluppato per il suo esplosivo potenziale giudiziario. Il blackout della logica che ha portato la pubblica accusa, pur al corrente dei fatti, a ignorare questi importanti e pratici indizi per seguire delle affascinanti chimere sta per scontrarsi con la realtà, con una sentenza prossima a rivelare la fragilità del teorema sulla trattativa.

 

Quando amarsi divenne peccato

Lunedì 4 dicembre alle 17,30, all'Associazione Lucana Giustino Fortunato, nella sede del Sindacato Giornalisti in via Cappella Vecchia 8 b, Valeria Gigante Lanzara  e Francesco Lucrezi  presentano il romanzo di Giovanna Mozzillo "Ritorno in Egitto" (Marlin editore). Introduce Marisa Tortorelli.

Lui ama lui e va tutto bene. Poi arriva lei. All’inizio il triangolo funziona. Ma solo per poco.  Perché come al solito entra in gioco la gelosia che sconvolge l’equilibrio e lo trasforma in tragedia. Sembrerebbe la trama di un feuilleton rivisitato al tempo delle unioni civili, se non fosse che “Ritorno in Egitto” di Giovanna Mozzillo (Marlin) è ambientato nel terzo secolo dell’era cristiana, in quell’autunno dell’Impero Romano, in cui cominciano a venir meno le forze – superiorità bellica, intelligenza politica, apertura culturale – che erano state il segreto di mille anni di potere indiscusso e imbattibile. E così, collocata in un contesto lontano ma reale, la vicenda acquista la forza icastica delle storie senza tempo, quelle nelle quali ciascuno avverte irresistibili risonanze.  Vediamo. Claudio è un romano nobile, ricco, colto e raffinato. È ancora un ragazzo quando il suo tutore gli mette accanto il giovanissimo Ligdo, che ne diventa il concubino e l’amante, ma anche l’amico, il confidente, il compagno di divertimenti, di studi e di vita. Un’intimità di corpi e anime che trova una cornice pertetta nell’atmosfera rarefatta dell’Egitto, dove una natura lussureggiante e generosa è complice della festa dei sensi che i due giovani vivono alla luce del sole, perché lungo le coste del  Mediterraneo greco-romano l’omosessualità è da sempre rispettata e, anzi, tenuta in gran considerazione. Intorno però il mondo sta cambiando: si sentono gli echi delle invasioni barbariche ai confini dell’Impero mentre le città pullulano di delinquenti pronti a uccidere per un nonnulla; il diritto non è più il fondamento dell’azione politica che, piuttosto si fonda sull’arbitrio di Cesare, per cui può capitare a tutti, e ai genitori di Claudio è successo, di vedersi confiscati i beni e di essere condannati a morte solo per un sospetto o per la denuncia di un delatore. Anche la natura pare sconvolta da tempeste, eruzioni e terremoti mai visti prima. Ma soprattutto sta cambiando la testa delle persone: l’inquietudine diffusa, la paura che serpeggia ovunque le inducono a rifugiarsi nelle superstizioni più varie,  mentre aumentano a vista d’occhio quelle che, attratte dalla nuova religione cristiana, ripudiano gli dei che hanno fatto grande Roma per sostituirli col nuovo culto del Nazareno. Ma ritorniamo all’amore di Claudio e Ligdo: per garantire una discendenza alla sua stirpe, Claudio viene indotto dai suoi familiari a sposare la giovane Porzia. Il matrimonio, accettato a malincuore e vissuto come un dovere da Claudio, non cambia nulla del suo desiderio e del suo affetto per Ligdo, tant’è che i loro rapporti continuano ad essere regolari e costanti fino al giorno in cui nasce l’erede. È qui che le acque si confondono: Ligdo si lascia abbattere dalla gelosia, Claudio riceve un incarico dall’imperatore ed è costretto a partire improvvisamente, Porzia trova uno stratagemma per allontanare il giovane amante del marito. Il triangolo si rompe e si ricomporrà solo alla fine, ma in una maniera imprevedibile e decisamente dolorosa. Ma, al di là, dell’originalità della trama, che comunque riesce a tener sempre desta l’attenzione del lettore grazie a numerosi colpi di scena, il romanzo possiede almeno altri due punti di forza: il realismo con cui viene delineata la dimensione storica degli eventi e l’attenzione alla resa espressiva attraverso accurate scelte linguistichePer dimensione storica non s’intende tanto la ricostruzione cronachistica dei fatti, quanto piuttosto la restituzione di quel clima di incertezza latente e di lento disfacimento che dovette caratterizzare gli ultimi anni di vita dell’impero romano.Da un lato c’è un mondo in agonia che non crede più nei valori che ne hanno reso glorioso il passato. Neppure la filosofia riesce più a consolare, come era accaduto all’imperatore Adriano solo un secolo prima, l’anima smarrita che si sente precipitare verso la morte.Dall’altro ci sono i cristiani che si espandono con la forza e il radicalismo dei neofiti: ormai lontani dagli anni delle persecuzioni, adesso interrompono anche con violenza i riti pagani, trasformano i templi in chiese e non esitano a imporre la conversione a intere città. E conversione significa innanzitutto adesione a uno stile di vita che della castità fa un tratto distintivo e che considera le gioie del corpo un ostacolo sul cammino verso la gioia dello spirito. È così che l’eros diventa un peccato. Da punire con la penitenza in questa vita, e con la dannazione eterna dopo la morte. Il ricatto morale e il senso di colpa, privati di ogni supporto razionale, sono gli strumenti di una forma di controllo delle coscienze che ha il suo effetto soprattutto sui temperamenti più fragili e intellettualmente più indifesi. Il dramma intimo di Ligdo, che nella coppia protagonista del romanzo, è la parte più debole, sarà purtroppo vissuto nei secoli da tanti uomini che, oppressi dalla vergogna, non riusciranno ad accettare la propria sessualità e la vivranno (o ne moriranno) tragicamente.

Eppure, benché tra le pagine di “Ritorno in Egitto” soffi l’alito inquietante di una fine inevitabile che incombe su uomini e dei, si avverte il vento di una forza uguale e contraria. Si tratta di un’energia speciale: è la qualità della scrittura di Giovanna Mozzillo. Una prosa morbida e carnale; una lingua sinestetica, che si compiace di restituire alla parola il piacere dello sguardo, dell’udito, del tatto e dell’olfatto; uno stile composito, quasi barocco nel gusto per la sovrabbondanza e la divagazione, ma che sa anche contenere le idee nell’immediatezza di una frase lapidaria e inequivocabile. Sicura, per la padronanza della macchina narrativa, e fresca per il suo contenuto provocatorio, la scrittura si ribella con foga giovanile a ogni forma di gabbia intellettuale e morale, ma a rivendica anche, con maturità dignitosa e determinata, il proprio spazio di libertà. E questa, signori, è letteratura.

 

 

 

 

 

 

 

Napoli celebra Francisco Elías de Tejada nel centenario della nascita

 

NAPOLI. Nell’anno del centenario della nascita di Francisco Elías de Tejada, con la pubblicazione del quinto e ultimo volume, giunge a compimento l’opera dello scrittore ispanico tradotta interamente dalla casa editrice napoletana Controcorrente: “Napoli Spagnola”. Un’opera unica nel suo genere, che abbraccia il periodo che va dal 1442 al 1665 e che corrisponde quasi per intero alla cosiddetta “dominazione spagnola”, scritta per confutare la “leggenda nera” sul periodo ispanico e la pretesa di una Napoli tenuta schiava dallo straniero.

Del quinto volume e di Francisco Elías de Tejada si parlerà in un convegno organizzato dalle associazioni culturali “Controcorrente” e “Sud e Civiltà” sabato 2 dicembre 2017, alle ore 17:30, presso l’Hotel Napolit’Amo in via Toledo 148 a Napoli. “Napoli e le Spagne”, questo il titolo dell’incontro moderato dal giornalista Mauro Finocchito e che vede gli interventi del ricercatore storico Maurizio Di Giovine, del dottore dell’Università di Salamanca Alberto Cucchia, dello storico Gianandrea de Antonellis, dei docenti universitari Gianni Turco e Miguel Ayuso, che è anche presidente della Fondazione Elías de Tejada, e del magistrato e direttore della rivista tradizionalista “L’Alfiere” Edoardo Vitale.

Per scrivere i cinque volumi del Nápoles Hispánico, Francisco Elías de Tejada, professore insigne dell’Università di Salamanca e poi di Siviglia, trascorse diversi anni a Napoli tra il 1957 e il 1964. Il periodo studiato è visto come un itinerario che, partendo dalla “tappa aragonese”, prosegue con le “decadi imperiali”, le “Spagne auree” e l’“Età d’Argento delle Spagne”, per poi concludersi con le “Spagne infrante” (1621-1665). Contrariamente a quanto sostenuto da buona parte della storiografia ufficiale, lo scrittore spagnolo dimostra che Napoli, entrando nella grande confederazione delle Spagne, conservò le proprie particolari istituzioni, le proprie tradizioni, la propria cultura e si inserì con entusiasmo nelle guerre che i re ispanici condussero per difendere la fede cattolica in tutta Europa. Inoltre, i napoletani accolsero con soddisfazione il nascere di un vero e proprio Regno sovrano sulle ceneri di una Monarchia che fino ad allora era stata in balìa dell’arrogante ribellismo dei baroni. Tutta la tematica di questa letteratura porta al conseguimento di un’identità nazionale, rivendicata con orgoglio, che vedrà il suo tramonto solo nel Settecento sotto l’influenza illuministica e centralistica francese per poi esaurirsi definitivamente nell’Ottocento con l’invasione piemontese.

 

Premio Francesco Landolfo, domani la cerimonia a Napoli

Domani (Lunedì 27 novembre 2017) alle ore 11 si terrà a Napoli la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo” (nella foto i vincitori della scorsa edizione), presso la sede dell'Istituto di Cultura Meridionale in via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta). Il Premio, giunto alla sesta edizione, a undici anni dalla scomparsa di Franco Landolfo, ricorda e valorizza l’impegno del giornalista, segretario dell'Ordine dei giornalisti della Campania, già vicedirettore del quotidiano “Roma”, fondatore e presidente dell'Arga Campania.

Di seguito i premi assegnati dalla giuria:

PREMIO (CARTA STAMPATA)

ex aequo

“Eroina? Meglio il provolone ” di Maria Elefante (Famiglia Cristiana)

“Napoli, per lo smog livelli da primato: stop alle auto inutile” di Antonio Folle (Roma)

Menzione speciale

“Porte aperte, ecco il depuratore di Gradelle” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino)

“Sant’Antuono, benvenuto Carnevale” di Claudia Bonasi (Il Mattino)

PREMIO (RADIO-TELEVISIONE)

ex aequo

“Piano di evacuazione, rischio Vesuvio” di Roberto D'Antonio (La7)

“Un bivio per via Krupp” di Daniele Morgera (Rai)

Menzione speciale

“Aira alla Commissione Ecomafie: fermate i demolitori disonesti” di Monica D'Ambrosio (Ricicla Tv)

"Con i carabinieri forestali a cavallo sullo scenario lunare del Vesuvio dopo i roghi" di Nello Fontanella (Il Mattino Tv)

PREMIO (INTERNET E FOTO/VIDEO REPORTAGE)

ex aequo

“Incendi, i rifugiati sentinelle sul Vesuvio” di Carmine Alboretti (Paginevesuviane.it)

“Pozzuoli, veleni e camorra: così muore la Foresta di Cuma” di Gennaro Del Giudice (Cronacaflegrea.it)

Menzione speciale

“Così lo Stato è stato truffato con le ecoballe” di Agata Marianna Giannino (Il Giornale.it)

“Non è soltanto “Pummarola” di Giuseppe De Silva (Kompetere Journal)

"Una notte con “agenti sentinella” nelle discariche abusive di Giugliano" di Maria Rosaria Ferrara (TeleclubItalia.it)

Il premio è indetto dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dal Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, dal quotidiano “Roma” e dall'Arga Campania. La giuria è composta da Ottavio Lucarelli (presidente dell'Odg Campania), Claudio Silvestri (segretario del Sugc), Antonio Sasso e Pasquale Clemente (direttori del “Roma”), Geppina Landolfo, Antonella Monaco e Gianpaolo Necco (vertici Arga Campania) e da Gennaro Famiglietti (presidente dell'Istituto di Cultura Meridionale).

"Baciami prima di andare": quando l'amore diventa giramondo

«Baciami prima di andare» è un romanzo che racconta una serie di amori. Per il mare, per la fotografia, per il surf, per i viaggi. Per la vita. Ma, soprattutto, quello tra Lorenzo e Maya. Filo conduttore di tutti gli altri, viene rivissuto attraverso i ricordi di Francesco, amico da sempre di lui, dal letto d’ospedale dov’è finito con quest’ultimo dopo un incidente d’auto. Quando si è trovato vicino alla morte, invece che la sua vita, ha ripercorso la storia di queste due persone così diverse tra loro, ma che si attraggono fin dal primo sguardo. Lei più grande di 11 anni, presentati da amici comuni, si rendono conto di non poter stare più l'uno senza l'altra. Fino al punto, però, in cui questa attrazione diventa troppo forte da sostenere. E' l'inizio di un rapporto fatto di partenze e ritorni, di odio e amore. Sentimenti che, nel corso degli anni, li respingeranno il più lontano possibile, ma solo per poi tornare ad attrarli sempre. Marocco, Antille, Malta, Brasile, Isole Eolie. Dall'Oceano al Mediterraneo. Posti meravigliosi descritti minuziosamente attraverso quelli che diventano racconti nel racconto. Luoghi in cui fuggire, in moto, su un aereo o in nave, quando la paura di lasciarsi andare del tutto a quel sentimento è troppo grande. O quando proprio lì, lontano da tutto e tutti, si ha la sensazione di poterlo riuscire a vivere per davvero. Sempre tornando a una Napoli che fa da cornice e rifugio a entrambi. Metafora di un punto di partenza in cui ad attenderli c’è quell’amore che sembra proprio non volerne sapere di lasciarli andare. Elastico che, però, in un tira e molla continuo, mai come questa volta, sembra vicino al suo punto di rottura. L'autore, Francesco Monaco, è nato il 26 novembre del 1982 a Napoli. Dopo la maturità scientifica, decide di dedicarsi alla sua grande passione, la scrittura. Diventa giornalista nel 2014 e collabora tutt'oggi con diverse testate. È un grande appassionato di cinema, letteratura e calcio. «Baciami prima di andare» è il suo primo romanzo. Una storia che, come lui stesso riferisce, gli è capitato per caso d’incontrare e che sarebbe stato un vero peccato non raccontare.

Giornalisti, Premio Landolfo: ecco i vincitori della sesta edizione

Lunedì 27 novembre 2017 alle ore 11 si terrà a Napoli la cerimonia di consegna del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo”, presso la sede dell'Istituto di Cultura Meridionale in via Chiatamone 63 (Palazzo Arlotta). Il Premio, giunto alla sesta edizione, a undici anni dalla scomparsa di Franco Landolfo, ricorda e valorizza l’impegno del giornalista, segretario dell'Ordine dei giornalisti della Campania, già vicedirettore del quotidiano “Roma”, fondatore e presidente dell'Arga Campania.

Di seguito i premi assegnati dalla giuria:

PREMIO (CARTA STAMPATA)

ex aequo

“Eroina? Meglio il provolone ” di Maria Elefante (Famiglia Cristiana)

“Napoli, per lo smog livelli da primato: stop alle auto inutile” di Antonio Folle (Roma)

Menzione speciale

“Porte aperte, ecco il depuratore di Gradelle” di Antonino Siniscalchi (Il Mattino)

“Sant’Antuono, benvenuto Carnevale” di Claudia Bonasi (Il Mattino)

PREMIO (RADIO-TELEVISIONE)

ex aequo

“Piano di evacuazione, rischio Vesuvio” di Roberto D'Antonio (La7)

“Un bivio per via Krupp” di Daniele Morgera (Rai)

Menzione speciale

“Aira alla Commissione Ecomafie: fermate i demolitori disonesti” di Monica D'Ambrosio (Ricicla Tv)

"Con i carabinieri forestali a cavallo sullo scenario lunare del Vesuvio dopo i roghi" di Nello Fontanella (Il Mattino Tv)

PREMIO (INTERNET E FOTO/VIDEO REPORTAGE)

ex aequo

“Incendi, i rifugiati sentinelle sul Vesuvio” di Carmine Alboretti (Paginevesuviane.it)

“Pozzuoli, veleni e camorra: così muore la Foresta di Cuma” di Gennaro Del Giudice (Cronacaflegrea.it)

Menzione speciale

“Così lo Stato è stato truffato con le ecoballe” di Agata Marianna Giannino (Il Giornale.it)

“Non è soltanto “Pummarola” di Giuseppe De Silva (Kompetere Journal)

"Una notte con “agenti sentinella” nelle discariche abusive di Giugliano" di Maria Rosaria Ferrara (TeleclubItalia.it)

Il premio è indetto dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dal Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, dal quotidiano “Roma” e dall'Arga Campania. La giuria è composta da Ottavio Lucarelli (presidente dell'Odg Campania), Claudio Silvestri (segretario del Sugc), Antonio Sasso e Pasquale Clemente (direttori del “Roma”), Geppina Landolfo, Antonella Monaco e Gianpaolo Necco (vertici Arga Campania) e da Gennaro Famiglietti (presidente dell'Istituto di Cultura Meridionale).

Se una donna balla il flamenco

di Anita Pepe
Un colpo. Due. Tre. Il battito di un cuore. Lento e poi veloce, più veloce, impazzito: tamburo di guerra, gragnuola di proiettili. Infine, un movimento lento, sinuoso: le onde del mare, l’abbraccio di una notte stellata. “Tutto è possibile se una donna innamorata balla il flamenco”. E tutto è possibile se una donna innamorata delle parole s'innamora di una donna innamorata che balla il flamenco, anche se è vissuta quattrocento anni prima. Armida Parisi, insegnante e giornalista, caporedattrice della pagina culturale del “Roma”, presenta domani alle 11 al “Blu di Prussia” in via Filangieri 42 il suo primo racconto o, per dirla con un termine forse passato di moda ma più confacente, la sua novella dedicata a “Maria la Bailadora alla battaglia di Lepanto” (Edizioni Frame Ars Artes). A parlare di questo libro d’artista illustrato da Daniela Valentino (nelle foto, due disegni) e voluto da Paola Pozzi, che nella prefazione illustra il progetto e tratteggia lo sfondo storico, saranno Francesco Durante e Giovanna Mozzillo, “moderati” da Francesco Di Domenico e accompagnati dalle letture di Antonella Stefanucci e dalle musiche di Romano Lippi.
Chi fosse Maria lo scoprirete pagina dopo pagina, avvolti da una scrittura che, come un gioco seducente, nasconde più di quanto non riveli e che, ondeggiando e picchiando a ritmo di flamenco, dissemina gli elementi essenziali, emotivi più che narrativi, di un componimento “misto di storia e d'invenzione” linguisticamente acceso di accenti spagnoleggianti. 
Tocchi di pennello ora nervosi ora morbidi, come i piedini e le anche della protagonista sotto una gonna che muta in corazza: gitana focosa e pura, antesignana delle tante Carmen in cui s’incarna l’anima di una terra misteriosa e ferina, la Bailadora danza nelle taverne di Napoli. Offerta agli sguardi di tutti, ma in realtà posseduta da uno solo: don Jeronimo de Anguilar, capitano dell’ammiraglia che guida l'immensa flotta della Lega Santa contro l’Impero Ottomano. 7 ottobre 1571: nelle acque di Lepanto si consuma uno scontro epico, più per il dispiegamento di mezzi e l’impatto emotivo sull’immaginario coevo che per la reale portata di una battaglia tutto sommato rapida, apice del conflitto tra due mondi, quello cristiano e quello musulmano. Da un lato la potenza turca, in piena espansione nel Mediterraneo; dall'altro gli stati italiani e la Corona iberica di Filippo II, riunite sotto il vessillo benedetto da papa Pio V e “assistite” dalla Vergine del Rosario (che infatti diventerà il fulcro di una copiosa iconografia celebrativa). 
Maria la Bailadora è lì, accanto al suo hidalgo, travestita da archibugiere. Non sappiamo come sia riuscita a imbarcarsi sulla “Real”, non riusciamo a vederla mentre dà prova del suo valore, persa nel fumo, nel rombo dell’artiglieria, nelle urla e nel sangue. Perché alla fine quella che ci resta nel cuore non è l'eroina di cappa e spada, ma la ragazza che, seduta sul molo, si confida malinconica col suo amico Miguel. Una piccola donna fragile, forte, moderna. 
Sarà per questo che le diciotto tavole di Daniela Valentino hanno scelto di non imitare la tenebrosa pittura dell’epoca, ma di suggerire con la freschezza della china e dell’acquerello il canto di un amore libero e solido, rotondo e senza orpelli, come la fisicità elementare e “materna” che danza da una pagina all’altra. Corpi inebrianti come fiori carnosi e tuttavia leggeri come l’aria, pronti a volare nelle trasparenze di un sogno dalle tinte semplici e vive, in cui tra i pesci e le reti, le bolle e le sartie, sbuca sempre un topolino. Volete sapere di chi è quel musetto? E perché Miguel non è un amico qualsiasi? Prendete il libro. Leggetelo, toccatelo, annusatelo. E se una lacrima inumidirà l'inchiostro, o allargherà il colore, è normale.
Tutto è possibile se una donna innamorata balla il flamenco.

 

Domani il primo convegno tradizionalista di Napoli Capitale

NAPOLI.  “La civiltà del Sud contro le oligarchie dell’usura, dell’alta finanza e della globalizzazione, che attaccano la Tradizione per distruggere il futuro dei popoli e creare un mondo di sottomessi”, questo il tema del Primo Convegno Tradizionalista di Napoli Capitale, organizzato dalla rivista L’Alfiere, dall’associazione culturale “Sud e Civiltà” e dalla casa editrice napoletana Controcorrente. Una giornata di riflessioni e proposte racchiusa nello slogan “Il Sud non può aspettare” e che vedrà impegnati – sabato 28 ottobre 2017, nella splendida cornice di Villa Domi ai Colli Aminei di Napoli – scrittori, giornalisti, docenti e ricercatori universitari, storici, antropologi, sociologi, economisti, magistrati, medici, biologi e nutrizionisti.

«Rilanciando la grande esperienza del Convegno Tradizionalista della Fedelissima Città di Gaeta, avviato nel 1993 da Silvio Vitale, e tenendo ben presente l’esempio di integrità etica, di militanza appassionata e di dinamismo progettuale che ci ha dato Pietro Golia, il fondatore di Controcorrente – spiegano gli organizzatori –  vogliamo che confluiscano in un’avanguardia travolgente tutti gli uomini e le donne cui stanno a cuore i destini della nostra terra, un tempo prospera e proiettata verso il futuro, oggi abbandonata a sé stessa e alle razzie rapaci di oligarchie interne e internazionali senza cuore e senza Dio.

Per questo ripartiamo da Napoli Capitale, con rinnovato entusiasmo e incrollabile determinazione, perché il Sud non può più aspettare. Non c’è tempo né spazio per il vittimismo piagnone e per le faziosità autoreferenziali. Ognuno deve fare la sua parte, senza se e senza ma, partendo dalla difesa delle tradizioni e delle identità e percorrendo la strada della valorizzazione delle nostre risorse culturali, paesaggistiche, economiche, agroalimentari per creare sviluppo ed occupazione ed evitare che i nostri giovani abbandonino la terra dei padri».

Il programma prevede sedici interventi, dalle ore 10 alle ore 13:30 e dalle 16 alle 19:30, intervallati da due momenti musicali: le canzoni della tradizione napoletana interpretate da Mariana Mercurio e il concerto del maestro Enzo Amato. Le relazioni saranno tenute da Gaetano Marabello, Luigi Branchini, Michele Caccese, Massimo Cimmino, Eugenio Bennato, Stefano Arcella, Felicia Di Paola, Marina Simeone, Francesco Palmeri, Francesco Maurizio Di Giovine, Marina Lebro, Enzo Amato, Paolo Borgognone, Giuseppe Montanarella, Guido Belmonte, Edoardo Vitale.

Premio Landolfo 2017, il bando scade il 30 ottobre

Premio Landolfo 2017, via alla sesta edizione. Scade il prossimo 30 ottobre il bando di partecipazione alla sesta edizione del premio di giornalismo “Francesco Landolfo”. Indetto da Ordine dei giornalisti della Campania, Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, quotidiano “Roma” e Arga Campania. Il premio vuole valorizzare le intuizioni e l'impegno di Francesco Landolfo (nella foto) - fondatore dell'Arga Campania, vicedirettore del “Roma” e segretario dell'Ordine dei giornalisti della Campania - nella formazione dei giovani colleghi e premia i migliori servizi giornalistici sui temi di ambiente, agricoltura e ricerca scientifica in Campania. I vincitori delle tre sezioni (carta stampata, radio e televisione, internet e foto/videoreportage) riceveranno un assegno di mille euro e una targa.

BANDO

ART. 1 L’Ordine dei Giornalisti della Campania, il Sindacato Unitario Giornalisti della Campania (Sugc), il quotidiano Roma e l’Arga Campania indicono la sesta edizione del Premio di giornalismo “Francesco Landolfo". Il premio ricorda e valorizza le intuizioni e l’impegno di Francesco Landolfo, fondatore e presidente dell’Arga Campania, vicedirettore del Roma e segretario dell’Ordine dei giornalisti della Campania, nella formazione dei giovani colleghi e premia il miglior lavoro giornalistico su ambiente e natura, agricoltura, territorio e ricerca scientifica in Campania.

ART. 2 Il premio è rivolto ai giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti iscritti all’Ordine dei Giornalisti.

ART. 3 Il premio è diviso in tre sezioni: carta stampata, radio e televisione, internet e foto/video reportage. Il vincitore di ogni sezione sarà premiato con una targa e un assegno di euro 1.000,00 (mille).

ART. 4 I servizi radiotelevisivi e multimediali non dovranno avere una durata superiore ai 15 minuti. Ogni candidato potrà partecipare con un solo lavoro pubblicato nel periodo 2016-2017. Non sono ammessi lavori pubblicati sul sito dell’Arga Campania. La partecipazione è gratuita; gli articoli, foto e cd non saranno restituiti.

ART. 5 I lavori, corredati da abstract, breve curriculum vitae, dati anagrafici e recapiti del/della concorrente, dovranno essere inviati entro e non oltre il 30 ottobre 2017 a mezzo raccomandata con R.R. o portati a mano alla segreteria del premio “Francesco Landolfo”, presso la redazione del quotidiano “Roma”, via Chiatamone 7, 80121 Napoli.

ART. 6 La Giuria del premio è composta dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli; dal segretario del Sindacato Unitario Giornalisti della Campania, Claudio Silvestri; dai direttori del quotidiano “Roma”, Antonio Sasso e Pasquale Clemente; dal presidente dell’Arga Campania, Geppina Landolfo; dal consigliere nazionale Fnsi e Unaga (Unione delle Arga), Gianpaolo Necco; dal presidente dell’Istituto di cultura meridionale, Gennaro Famiglietti. Il giudizio della giuria è insindacabile; la partecipazione al Premio implica l’accettazione di tutte le clausole del presente bando.

ART. 7 I risultati del concorso, le motivazioni ai vincitori e le foto saranno pubblicati e scaricabili dai siti dell’Ordine dei Giornalisti, del Sugc, del quotidiano Roma e dell’Arga Campania. La data e il luogo di premiazione sarà comunicata direttamente agli interessati via email. I premi saranno consegnati esclusivamente ai vincitori presenti alla cerimonia di premiazione. L’invito ufficiale alla Cerimonia di Premiazione non dà diritto al rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno.

“Il populismo e le sue maschere" al Suor Orsola Benincasa

Dal populismo digitale del Movimento 5 Stelle al populismo scientifico delle campagne No-Vax. Sono dedicate a “Il populismo e le sue maschere” le tre giornate (18-20 Ottobre) di conferenze, dibattiti e presentazioni di libri ideate e organizzate dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli nell’ambito della “Settimana della sociologia”, l’appuntamento annuale promosso dalla Conferenza nazionale dei direttori delle strutture didattiche di area sociologica, assieme alle Associazioni scientifiche dei sociologi (AIS e SiSEC).

Che cos’è oggi il populismo? Quali ne sono le cause e le conseguenze sulla vita quotidiana? In quali fenomeni si manifesta e dietro quali maschere, invece, si nasconde? Che cosa ha a che fare il populismo con lo stato di salute della democrazia oggi? Saranno questi gli interrogativi a cui proveranno a rispondere le tre giornate di riflessione promosse dall’Università Suor Orsola Benincasa che raduneranno a Napoli alcuni dei più importanti sociologi italiani provenienti dalle Università di tutto il Paese: dall’Università di Torino all’Università di Catania, dall’Università di Firenze all’Università del Salento, dall’Università degli Studi del Piemonte Orientale all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale.

Il programma delle tre giornate: da mercoledì 18 a venerdì 20 Ottobre

Si parte domani alle 10 nella Sala Villani del Suor Orsola con il convegno dedicato a “La critica della ragion populista” coordinato dal Rettore del Suor Orsola Lucio d’Alessandro, vice presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane. Ai problemi sociali e alle loro connessioni con i populismi della politica è dedicata la sessione pomeridiana di domani che sarà ospitata a partire dalle ore 17 dall’ex Asilo Filangieri e sarà coordinata da Antonello Petrillo, direttore di URiT, l’Unità di Ricerca sulle topografie sociali dell’Università Suor Orsola Benincasa. Spunto di partenza della discussione sarà la presentazione de “Le metamorfosi del paesaggio sociale. Tra territorializzazione, prestazioni e prossimità”, l’ultimo numero monografico di “Cartografie sociali. Rivista di sociologia e scienze umane” diretta da Lucio d’Alessandro e Antonello Petrillo.

Giovedì alle 10.30 nella sede centrale del Suor Orsola (aula D), nell’ambito delle attività didattiche del corso di laurea in scienze della comunicazione, il dibattito dedicato al “Populismo digitale”. A partire dai volumi di Paolo Ceri e Francesca Veltri “Il movimento nella rete. Storia e struttura del Movimento 5 Stelle (Rosenberg & Sellier, 2017) e di Rinaldo Mattera Grillodrome. Dall’Italia videocratica all’impero del clic” (Mimesis, 2017), la riflessione sarà incentrata su crisi della rappresentanza, fine dei partiti tradizionali e demagogia elettronica.

Venerdì alle 17 nella Sala Villani del Suor Orsola l’appuntamento conclusivo su “Il populismo scientifico. No-vax: Tra discorsi e strategie di salute pubblica” con l’intervento, tra gli altri, di Alfredo Guarino, responsabile dell’Area funzionale Malattie infettive pediatriche della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. “Informazione e controinformazione scientifica: con la salute non si scherza” sarà il tema della sua relazione.

“Il populismo oggi è un fenomeno cruciale per capire come si stia trasformando la nostra società e il nostro senso dell’essere in comune – spiega Davide Borrelli, docente di Sociologia dei processi culturali all’Università Suor Orsola Benincasa e coordinatore dell’iniziativa - e la sociologia ha molti strumenti per aiutarci ad andare oltre le manifestazioni più eclatanti del fenomeno del populismo e del carico di inquietudini e di indignazione di cui è espressione. Non ci si può, infatti, limitare a condannarlo come un fenomeno involutivo e deteriore, occorre mettere in campo una “scienza” di quella indignazione nella consapevolezza che il populismo obbliga a pensare allo stato di salute della nostra democrazia per realizzarla meglio”.

Mercoledì 18 Ottobre alle 20.30 all’ex Asilo Filangieri in anteprima nazionale lo spettacolo teatrale “La semimbecille e altre storie”

Accanto alle conferenze e ai dibattiti universitari le tre giornate della settimana della sociologia promosse dall’Università Suor Orsola Benincasa prevedono anche un importante avvenimento teatrale. Domani sera alle 20.30 all’ex Asilo Filangieri l’anteprima nazionale dello spettacolo di Giulia Bocciero “La semimbecille e altre storie” tratto dall’omonimo libro della ricercatrice URiT Stefania Ferraro che raccoglie Biografie di follie e miseria: per una topografia dell'inadeguato” (Meltemi Editore).

La Settimana della Sociologia

È un’iniziativa proposta e organizzata dalla Conferenza nazionale dei direttori e dei responsabili delle strutture didattiche di area sociologica, assieme alle Associazioni scientifiche dei sociologi (AIS e SiSEC). Due gli obiettivi dell’edizione di quest’anno. Il primo è quello di evidenziare la capacità della sociologia di leggere i mutamenti sociali in atto, sia come tendenze macro a livello complessivo, che collocandoli nei concreti contesti sociali e territoriali. Una disciplina dunque in grado di intrecciare la riflessione teorica e il confronto internazionale con le analisi di realtà specifiche in grado di dare concretezza e di supportare le stesse riflessioni teoriche. Con l’intento di evidenziare che i saperi della sociologia sono fondamentali in un momento storico in cui il ‘discorso’ pubblico fondato sulla conoscenza dei dati sembra lasciare spazio a dimensioni più emotive che razionali. Il secondo obiettivo è quello di rimarcare il ruolo ‘pubblico’ dell’Università come istituzione fondamentale non solo nella formazione di competenze in grado di intervenire positivamente sulla realtà, ma anche come sede privilegiata di sviluppo scientifico e culturale, in grado di rapportarsi con le istituzioni e gli attori sociali. Le iniziative si pongono quindi all’interno di quella terza missione che, pur essendo stata formalmente associata alle due funzioni ‘storiche’ dell’Università, Formazione e Ricerca, non sembra essere ancora entrata tra gli obiettivi perseguiti in modo condiviso.

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